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n. 2/2011

Obbiettivo professione infermieristica Anno XXI - n. 2/2011 - Sped. a.p. DL 353/’03 (con. in L. 27/02/’04DL 353/’04 n. 46) art 1, c. 2 DCB FI

Elezioni Consiglio Direttivo Collegio IPASVI - Firenze Gennaio 2012

Una professione partecipata e condivisa Trimestrale di informazione attualità e cultura

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Nel film «Gli Onorevoli» (1963) Totò interpreta Antonio La Trippa, un candidato alle elezioni che tormenta i condomini suonando la carica e urlando il suo slogan dal balcone usando un imbuto a mo’ di megafono… il famoso «Votantonio, Votantonio, Votantonioooo!». Idealmente noi quell’imbuto/megafono lo vogliamo usare per richiamare tutti i nostri iscritti all’importanza delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo del nostro Collegio che si svolgeranno dopo la prima metà di Gennaio del prossimo anno. L’importanza e la forza del Collegio nasce proprio da qui, da un largo e diffuso uso del più importante strumento democratico: il voto.


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Sommario

Cave canem… G.F Cecinati … dalla rassegna stampa Spazio etico L. Salvadori Libera professione, una scelta di elezione

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Hotel Astoria Firenze via del Giglio 9 N. Scalabrin, F. Bacci

P. Procaccio, L. Settesoldi

14 Radiazioni ionizzanti e salute, il rischio del nucleare

E. Bagnoli, G. Brunetti

R. Baroni

Hanno collaborato a questo numero Federico Bacci Elisabetta Bagnoli Riccardo Baroni Giancarlo Brunetti Sara Felici Giovanni Ferrazzuolo Roberto Galli Silvana Luti M. Cristina Pampaloni Anna Paoli Lara Paoli Silvia Ponzalli Paola Procaccio Lucia Salvadori Niccolò Scalabrin Adamo Vincenzo

Obbiettivo

giovedì 3 novembre 2011

8 Il Dea del Meyer e la gestione leader dell’infermiere nei traumi minori L. Paoli 10 Il ruolo dell’infermiere nel contenimento dei comportamenti aggressivi A. Vincenzo 12 Una revisione bibliografica sulle complicazioni infettive e le modalità di gestione del’exit-site dei CVC G. Ferrazzuolo, R. Galli, S. Luti, M.C. Pampaloni, S. Pettini, A. Poli, S. Ponzalli,

21 L’operatore Socio-Sanitario

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infermiere ASL 10 Firenze - federico.bacci@asf.toscana.it docente Scienze Biologiche - Firenze infermiere ASL 10 Firenze - riccardo.baroni@asf.toscana.it infermiere ASL 10 Firenze - gcbrunetti@gmail.com infermiera ASL 10 Firenze - sara.felici@asf.toscana.it infermiere ASL 10 Firenze - giovanni.ferrazzuolo@asf.toscana.it infermiere ASL 10 Firenze - roberto.galli@asf.toscana.it infermiera ASL 10 Firenze - silviana.luti@asf.toscana.it infermiera ASL 10 Firenze - mariacristina.pampaloni@asf.toscana.it Medico ASL 10 Firenze - anna.paoli@asf.toscana.it infermiera Meyer Firenze - l.paoli@meyer.it infermiera ASL 10 Firenze - silvia.ponzalli@asf.toscana.it infermiera ASL 10 Firenze - paola.procaccio@asf.toscana.it infermiera AUSL 11 Empoli - l.salvadori@usl11.tosc.it infermiere libero professionista - niccoscala@tin.it psicologo - adamo.v@virgilio.it

Riferimenti fotografici L’editore è a disposizione con gli aventi diritto non potuti reperire.

in breve

Dove siamo Il Collegio IPASVI della provincia di Firenze si trova in Via Pier Luigi da Palestrina, 11 a Firenze a 200 metri dalla Stazione Leopolda dove è possibile trovare parcheggio auto e treni da e per Empoli. Per contattarci telefonare al numero 055/359866 oppure inviarci un fax al numero 055/355648 www.ipasvifi.it segreteria@ipasvifi.it La segreteria è composta da: Elisabetta Trallori, Silvia Miniati e Tania Stella L’orario di apertura al pubblico è: Lunedì e Mercoldì 14.00 - 17.00 Venerdì 9.30 - 12.30

Come inviare gli articoli a «Obbiettivo professione Infermieristica» • Gli articoli devono avere una lunghezza massima di 6000 battute spazi compresi oltre l’iconografia • Devono avere un taglio tipicamente positivo, apolitico. • Non devono contenere la bibliografia ma solo l’indirizzo a cui richiederla. • Devono essere inviati via mail all’indirizzo redazione@ipasvifi.it riportando i recapiti dell’autore. • Le pubblicazioni avverranno a discrezione della redazione previo liberatoria compilata e firmata dall’autore da richiedere alla segreteria@ipasvifi.it • Le immagini (di buona qualità) devono riportare l’autore.

Bibliografia La redazione demanda ogni responsabilità relativa a contenuti e bibliografia degli articoli ed elaborati agli Autori. La bibliografia è da richiedere direttamente all’autore.

Corso di aggiornamento ECM 10 crediti per tutte le professioni

Il professionista sanitario pubblico dipendente dopo le manovre economiche Tra gli argomenti – Le nuove norme sulle assenze per malattia – Le nuove norme sulla mobilità. – Le nuove norme sulla festività del patrono – Le sanzioni per il mancato raggiungimento dei crediti ECM. 100 posti disponibili. Iscrizione 60,00 euro. Obbiettivo professione infermieristica Organo Ufficiale del Collegio Infermieri Professionali Assistenti Sanitari Vigilatrici d’Infanzia di Firenze Anno XXI n. 2/2011 Spedizione in a. p. art. 2 comma 20/c legge 662/96- Firenze Direttore responsabile Luca BARTALESI Comitato di redazione Moira BORGIOLI; Anna CIUCCIARELLI; Vania CORTI; Alice LIPPI; Lucia MAGNANI Maristella MENCUCCI; Patrizia MONDINI; Stella PELLICCIA; Monica PELOSI; Luca PIETRINI; Cecilia POLLINI; Domenica SEVERINO; Lucia SETTESOLDI; Nicola TITO; Alessia VANNINI; Paolo ZOPPI. Segreteria di redazione Silvia Miniati, Elisabetta Trallori Tania Stella Direzione e Redazione Collegio IPASVI Via Pier Luigi da Palestrina, 11 50144 Firenze Tel. 055 359866, fax 055 355648 e-mail: redazione@ipasvifi.it Autorizzazione del Tribunale di Firenze n. 4103 del 10/05/91 È consentita la riproduzione totale o parziale degli articoli e del materiale contenuto nella rivista purché vengano citatati l’autore e la fonte («Obbiettivo professione infermieristica» rivista del Collegio IPASVI di Firenze). È gradita comunicazione per conoscenza alla redazione

Chiuso in tipografia il 10 ottobre 2011

Impaginazione e stampa Tip. Coppini Via Senese 56r 50124 Firenze - Tel. 055.2207133


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Editoriale

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Cave canem Gianfranco Cecinati Attento al cane, i latini utilizzavano questo concetto come metafora per sottolineare una persona o una categoria che voleva sminuire un’altra. Il canem in questione è rappresentato da una minoranza di medici che continuano nella polemica di “Assegnare mansioni improprie ai non medici non giova al malato. Grande responsabilità politica nel consentirlo. Occorre rientrare nei ranghi” (Pierantonio Muzzetto). Il canem in questione, con una minoranza del suo branco, azzanna

le professioni sanitarie citandole come “lauree brevi”, “mezzi dottori”, “surrogato del medico”, “abuso della professione medica” e via dicendo. Tranquillizziamo il canem: agli infermieri non interessa fare i mini medici o come dice la nostra presidente nazionale i “medici bonsai”. “Agli infermieri interessa fare gli Infermieri e riuscire a garantire una buona assistenza infermieristica alle persone malate. Anche perché le persone la reclamano. Cosa che spesso non è loro possibile ed a volte compromessa da comportamenti di alcuni medici che si ritengono – dirigenti – di qualunque cosa,

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mentre spesso non sono in grado nemmeno di integrare il proprio lavoro con coloro con cui dovrebbero collaborare” (Elio Drigo). Il canem in questione è la non aggregazione della nostra categoria professionale, la disomogeneità delle strutture formative (leggi università), la discordanza delle direttive delle varie regioni. Gli infermieri italiani devono rendersi consapevoli del fatto che in questa società sono ancora sostanzialmente degli sconosciuti e devono agire per identificarsi e farsi apprezzare. Troppe forze, e sappiamo quali, mirano a distrarre e disorientare. Devono partecipare, gli infermieri, a costruire una nuova valenza e percezione dell’assistenza nella società, devono creare conoscenza, devono creare cultura; una cultura che adesso manca. Questa conoscenza può nascere solo dalla partecipazione, dalle sinergie e dalla condivisione. Il canem in questione è la strana idea e la debolezza strutturale della concezione di professione degli infermieri, la disaffezione e scarsa partecipazione agli organismi di rappresentanza cronica ed abituale. La sensazione è che prevalga quella idea strana, quella sindrome che per essere dei professionisti sia sufficiente che ciascuno di noi faccia bene il proprio lavoro e tutto il resto, dalla formazione al Collegio, non c’entrano nulla o addirittura ininfluenti. In verità noi siamo tutti inseriti in un insieme ordinato che è delineato da più sistemi che si influenzano fra loro. Quindi l’ambito tecnico-professionale ha bisogno di quello accademico e formativo così come il livello organizzativo – gestionale non può trascurare quello più operativo, tutti questi meccanismi richiedono a loro volta di una rappresentanza politico-professionale. Senza


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Editoriale

una concezione sistemica del mondo professionale il pericolo è quello di racchiudersi nella propria nicchia ipotizzando una irrealistica autosufficienza.

Pensieri e parole Dopo 12 anni (quattro legislature) nei quali ho con grande onore rappresentato a tutti i livelli gli iscritti del Collegio di Firenze non ripresenterò la mia candidatura alle prossime elezioni del Collegio. I perché sono molteplici e citati varie volte nel testo. Ma il motivo dominante della decisione è la volontà di dare spazi e ricambi necessari. Ho avuto la fortuna, in questi anni di avere avuto dei collaboratori di alto spessore che mi hanno supportato a livello scientifico, rappresentativo, informatico/editoriale ed organizzativo. Mi hanno aiutato a fare crescere la nostra professione, ma, fare il presidente, scusate il bisticcio, è diventato una professione con un impegno notevole. Riunioni in Collegio, in Regione, in Università, nelle Aziende sanitarie e Ospedaliere, nelle Aziende private (la provincia di Firenze è vasta), sono fra le più ricorrenti attività ma anche incontri bisettimanali con gli iscritti, la partecipazione al coordinamento regionale dei collegi, commissioni interne ed esterne, commissioni d’esame ai corsi di laurea, partecipazioni a convegni e congressi che si svolgono a Firenze e in provincia. Dunque non può stupire questa mia scelta. La decisione presa mi mette in una condizione privilegiata per «giocare» a fare anche il cittadino, sì, proviamo a sorprenderci posizionandoci sull’altalena del duplice ruolo, condizione innegabile che talvolta ha illuminato anche il più ottuso dei politici e promosso cambiamenti impensati.

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Il tempo è ciclico e scandito, oltre che dall’orologio, dalle legislature che vedono l’avvicendamento di persone che si battono tenacemente per costruire qualcosa che altri non vogliono a discapito di se stessi: proprio così, capita un po’ come quando gettiamo una carta per terra, senza accorgerci di ciò che stiamo facendo, e qualche ora dopo ascoltando un programma che condanna lo scarso rispetto per l’ambiente assumiamo un atteggiamento di approvazione denigrando ciò che pochi istanti prima abbiamo noi stessi concretizzato. Sul piano politico professionale commettiamo prevalentemente l’errore di innamorarsi perdutamente delle nostre idee, con un coinvolgimento sentimentale che farebbe ingelosire i nostri più cari affetti a tal punto da farci credere che quelle idee siano «la scelta giusta» senza lasciare che la realtà le modifichi e le corregga. Oggi mi sento di ragionare e riflettere su ciò che è stato fatto, sulle battaglie professionali intellettualmente giuste per la professione infermieristica, battaglie che dovrebbero essere il fiero baluardo di esperti in salute e benessere; ma per onestà intellettuale non posso non considerare proprio quella prospettiva che caratterizzerà il nostro futuro quello che sarebbe opportuno fare … o non fare. Rappresentare una disciplina è questione seria e professionalmente impegnativa, non basta tracciare un percorso per essere pionieri, è necessario percorrerlo; non basta percorrerlo per essere eroi è necessario permettere che altri facciano di quel sentiero un accesso riconoscibile e che lo scelgano: allora l’idea diventa cambiamento, il progetto struttura e la salute felicità indipendentemente dai singoli. L’infermiere oggi non può esse-

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re più solo il professionista della salute, è l’esperto olistico di felicità: si aggiunge un elemento che solo semanticamente distoglie requisiti di tecnicismo e di competenze avanzate, non mi fraintendete, non è mia intenzione spingere verso elementi di complementarietà, peraltro sostenibili e di certo valore, ma di ricondurre tutti noi alla persona: se lo facessimo in una dimensione di sovranità autodeterministica lasceremo davvero solo a lei la scelta di chi fa cosa, quando e come … le competenze e le lotte di classe, il potere politico professionale, le prevaricazioni professionali, i «tradimenti», sarebbero inghiottiti in quegli stessi abissi che … neanche tanto magicamente partorirebbero cittadini più felici e professionisti più moderni.

Ritorno al presente Le elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo del nostro Collegio si svolgeranno dopo la metà di Gennaio, saranno necessari circa 640 iscritti che rendano valida la votazione e sentano il dovere di rendere la nostra professione partecipata e condivisa dai suoi membri. Adesso in questa fase di tormentata regressione a tutti i livelli è il momento di dimostrare tutto questo con i fatti e quindi quando verremo chiamati al voto per la rappresentanza professionale dovremo dimostrare con la nostra presenza l’importanza del Collegio. Se non lo faremo ci ritroveremo dopo tre mesi a votare nuovamente con ulteriori spese, con diminuzione del patrimonio collettivo e allora avremo perso un’altra occasione per costruire un insieme di professionisti iscritti e con una casa comune che consente e consentirà sempre di più autorevolezza all’interno delle professioni.


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AttualitĂ /Primo piano

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Spazio etico Un progetto che prende vita all’Agenzia per la Formazione di Empoli Lucia Salvadori Da alcuni mesi in seno al Dipartimento Agenzia per la Formazione dell’Azienda USL 11 di Empoli, ha preso vita un progetto dal nome di “SPAZIO ETICO”. Si tratta di un’Agorà dove professionisti sanitari, studenti e formatori si confrontano, riflettono e condividono esperienze utili a rinforzare la consapevolezza di avere un ruolo e una dignità di pensiero utile e indispensabile in un “mondo della Salute” che, sempre di più, rischia di essere lontano dalla Persona. Nel corso degli ultimi decenni l’Uomo è, sempre di più, proiettato verso una guarigione a tutti i costi, sempre alla ricerca di un “elisir di giovinezza” o, peggio ancora, teso a rimuovere la propria “mortalità”. Una tendenza del genere, spesso enfatizzata dai media, allontana l’attenzione doverosa nei confronti di quei Professionisti che, giorno dopo giorno, si “prendono cura” della Persona Fragile. Oggi abbiamo medici, infermieri, ostetriche, terapisti della riabilitazione, tecnici della prevenzione, oss, ecc., da un lato, dall’altro invece c’è la Persona, con il suo mondo, i suoi valori, le sue priorità e soprattutto i suoi bisogni; in mezzo, un Piano Sanitario Nazionale che fa della personalizzazione dell’assistenza il suo punto saldo. Persone che incontrano Persone!

Considerare la Persona “luogo della Cura”, significa proporsi ad essa in maniera chiara e aperta, ascoltarla, farsi accompagnare nel suo Mondo, essere pronti a dare e ricevere nella consapevolezza che si sta vivendo, insieme, un delicato momento della Vita quale è la malattia. Compito non facile sopratutto quando la malattia non è più “curabile”, quando una Vita finisce! Le difficoltà di questa condivisione sono molteplici, tuttavia, si impongono delle priorità: garantire la Dignità di chi soffre, rispondendo ai suoi bisogni, rispettando le sue volontà con particolare attenzione a quelle relative alla Fine Vita. Alla luce di queste consapevolezze è forte in noi il desiderio di sviluppare non solo competenze cliniche, e quindi il “saper fare”, ma anche etiche, ovvero il “saper essere”. Da questa presa di coscienza origina la necessità di avere a disposizione spazi di confronto in cui ragionare sul significato del “prendersi cura” della Persona, senza dimenticare del “bisogno di cura” di ogni Professionista della Salute che, quotidianamente è esposto in prima persona alle sollecitazioni imposte dalla fragilità, dalla sofferenza, dalla Morte. All’Agenzia per la Formazione di Empoli questo “luogo di pensiero” esiste da oltre un anno, trova ispirazione da una realtà già conso-

lidata che prende il nome di “Espace Éthique” sorta in Francia nel 1995, a Parigi, e diretta dal professor E. Hirsh che lo definisce come “un «espace», un lieu d’échanges, de mise en commun d’expériences et d’expertises et non un comité d’éthique.” Lo Spazio Etico costituitosi all’interno dell’Agenzia per la Formazione dell’Asl 11 di Empoli, infatti, non è un Comitato Etico bensì un laboratorio di discussione che si “autoconvoca e si autopromuove”, occupandosi di volta in volta di tematiche inerenti le esperienze professionali non solo dei singoli partecipanti ma anche di soggetti esterni con l’intenzione di riunire sempre di più tutte le figure professionali coinvolte nel “processo di cura”. Dare voce, quindi, alle riflessioni, ai dubbi, condividere certezze, favorire il confronto fra Professionisti o promuovere iniziative formative come il Corso di Alta Formazione in Etica e Bioetica che, da qualche anno, si tiene all’Agenzia per la Formazione. Tale iniziativa si propone, non solo di colmare dei bisogni formativi, ma anche, e soprattutto, nel perseguimento di quella personalizzazione dell’assistenza promossa dal PSN, che non sempre trova riscontro nell’agire quotidiano delle aziende sanitarie.

L’impegno che ci siamo proposti è quello di portare nell’attività lavorativa che svolgiamo un miglioramento continuo e tangibile, in ottemperanza con quanto previsto dal PSN 08/10. Tra tutti gli ambiti di sviluppo che la medicina presenta oggi, la personalizzazione dell’assistenza è la priorità a cui dobbiamo concedere tutta la nostra attenzione; ciò è realizzabile su due fronti: da un lato, andando a curare con perizia la formazione e l’aggiornamento dei professionisti che lavorano nella sanità, sensibilizzandoli su quelle che sono tematiche cardine del loro lavoro (come la vita, la sofferenza, la malattia e la morte), dall’altro offrendo strumenti e metodologie che vadano a supporto delle attività dei formatori stessi. A corollario di questo Progetto si prevedono eventi quali presentazione di libri e tavole rotonde a cui saranno invitati a partecipare non solo gli “addetti ai lavori” ma anche la cittadinanza. Nella convinzione che si tratti di qualcosa di più di una semplice iniziativa, è cominciato un percorso in cui si incrociano esperienze, orizzonti, testimonianze, ma soprattutto persone che ricoprono sia il ruolo di coloro che si prendono cura degli altri, sia di coloro che invece ne richiedono, in una cornice di collaborazione e attenzione reciproca.


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Libera professione, una scelta di elezione N. Scalabrin - F. Bacci L’Infermiere libero professionista è un lavoratore che avendo una professionalità acquisita mediante percorsi formativi di laurea e post laurea, eroga le proprie competenze professionali agli utenti in regime di lavoro autonomo. Le modifiche, degli ultimi anni, al SSN hanno portato ad una revisione della distribuzione delle risorse finanziare, mirando ad un maggiore contenimento delle spese e ad una ridefinizione dei vari servizi di assistenza, trovando risposta alla domanda di risorse alternative e di integrazioni al SSN nelle organizzazioni di professionisti che erogano servizi fino a prima gestiti in maniera diretta dal sistema Stato. La riorganizzazione mira inoltre a decentrare dall’ospedale tutti quegli interventi assistenziali che non rientrano in branchie ben definite quali le emergenze, gli eventi acuti e le grandi specialistiche, creando sul territorio tra la popolazione una forte domanda di assistenza infermieristica che l’Ente pubblico non riesce a soddisfare totalmente. Questo scenario, abbinato al contingente azzeramento dei bandi di concorso pubblici e privati delle strutture sanitarie, crea un forte incentivo per la nascita e crescita di forme di esercizio in libera professione, che tradizionalmente erano molto poco diffuse tra gli Infermieri. La libera professione infermieristica in Italia si è sviluppata grazie ad alcune norme emanate nello scorso decennio, che hanno di fatto stimolato la crescita professionale e ridefinito, in modo fondamentale, il ruolo dell’Infermiere, quali: – il Decreto Ministeriale n. 739 del 14 Settembre 1994, che ha stabilito il nuovo profilo professionale dell’Infermiere; – la Legge n.42 del 26 Febbraio 1999, con la quale è stata abbandonata l’espressione “professione ausiliaria” abrogando il mansionario; – la Legge n.251 del 10 Agosto 2000,

Oggi la libera professione infermieristica si pone sempre di più come una scelta elettiva e non alternativa al classico rapporto di dipendenza da Enti pubblici o privati. con la quale sono state attribuite funzioni di diretta responsabilità e gestione delle attività di assistenza infermieristica; – il Decreto Ministeriale del 2 Aprile 2001, con il quale sono state determinate le classi di laurea universitaria e specialistica delle professioni sanitarie. Inoltre, l’elaborazione di strumenti operativi da parte della Federazione Nazionale collegio IPASVI, quali: il tariffario nazionale, le norme comportamentali, le pubblicazioni sull’esercizio libero professionale, unitamente alla deducibilità fiscale delle prestazioni infermieristiche, hanno ulteriormente contribuito alla crescita dell’autonomia professionale. Nel 2010 si contano 10.000 Infermieri liberi professionisti su un totale di 325.000 iscritti ai vari collegi IPASVI, distribuiti sul territorio nazionale in maniera disomogenea (56% al Nord, 33% al Sud e solo l’11% al Centro). Il 3% degli Infermieri italiani lavora in regime di libera professione svolta in varie forme, le più comuni sono: – esercizio autonomo individuale; – studio associato; – cooperativa sociale.

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Altre forme meno diffuse sono: – società tra professionisti; – ambulatorio infermieristico. Quali sono quindi i requisiti per esercitare la libera professione infermieristica? – Essere regolarmente iscritti al Collegio IPASVI della propria provincia; – Avere un percorso formativo delineato attraverso la laurea in Infermieristica e la formazione post-laurea; – Attenersi al tariffario nazionale redatto e verificato dalla Confederazione Nazionale IPASVI; – Iscriversi all’Ente di previdenza dei liberi professionisti, nato come “Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza in favore di IPASVI” e oggi denominato “Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza della Professione Infermieristica, ENPAPI”, che garantisce ai liberi professionisti la tutela previdenziale obbligatoria sancita dall’art. 38 della Costituzione; – Munirsi di appropriata copertura assicurativa legale e professionale. Oggi gli ambiti lavorativi in cui ritroviamo l’Infermiere libero professionista associato o indipendente sono molteplici, dall’assistenza domiciliare ai servizi svolti presso gli ambulatori medici, e di recente anche nelle farmacie, presso le strutture residenziali assistenziali e in settori nuovi come quello dei trasporti assistiti o dei grandi cantieri edili. Nell’ immaginario collettivo l’attività libero professionale di qualsivoglia professionista è vista come un’attività individuale, come l’esercizio di un singolo. Parlando di Infermieristica, è invece altresì frequente il lavoro di gruppo, fondamentale per la pianificazione assistenziale, per la stesura di protocolli e procedure,ma anche per lavori di ricerca. Va sempre ricordato che l’Infermiere è il professionista sanitario responsabile e garante dell’ assistenza infermieristica in qualsiasi ambito lavorativo. Oggi la libera professione infermieristica si pone sempre di più come una scelta elettiva e non alternativa al classico rapporto di dipendenza da Enti pubblici o privati. Professionisti pienamente coscienti del proprio ruolo, con competenze specifiche che non hanno paura di assumersi oneri e doveri di una nuova coscienza professionale.


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Il DEA del Meyer e la gestione leader dell’infermiere nei traumi minori All’ospedale Meyer nasce il “book dell’infermiere” per la messa in opera di apparecchi gessati e presidi di immobilizzazione, competenze e responsabilità condivise. Lara Paoli Facendo riferimento al Codice Deontologico dell’infermiere, Capo II, Art. 7, che orienta la sua azione al bene dell’assistito di cui attiva le risorse, sostenendolo nel raggiungimento della maggiore autonomia possibile, in particolare, quando vi sia disabilità, svantaggio, fragilità, ricordo il movente di ogni nostro agire, in virtù del riconosce il valore della ricerca, della sperimentazione clinica e assistenziale per l’evoluzione delle conoscenze e per i benefici sull’assistito; da qui nasce l’esigenza di istituire una “Raccolta di procedure per confezionare immobilizzatori” utile al miglioramento/guarigione del bambino con trauma minore. Tali linee guida sono ad oggi, un riferimento costante per gli operatori del Pronto Soccorso Meyer, con funzione di mantenere la qualità raggiunta con la formazione, migliorare la comunicazione tra Ortopedici, Pediatri, Infermieri e Oss, evitando così personalizzazioni nei vari passaggi che seguono il confezionamento di un apparecchio gessato o di immobilizzazione. Uno strumento utile a verificare l’efficacia degli interventi effettuati. Garantisce la prescrizione ortopedica nelle situazioni standard e permette di individuare velocemente e con chiarezza indicazioni alternative. Individua responsabilità e competenze dei diversi profili che intervengono nelle fasi assistenziali. Il campo di applicazione a partire dalla sua pubblicazione sarà nell’ambito del Pronto Soccorso dell’AOU Meyer per dare una guida alle prestazioni di tipo ortopedico richieste dal pediatra o dall’ortope-

dico ed erogate autonomamente dal personale infermieristico Meyer. È necessario individuare quali sono le responsabilità. Per semplificazione lo facciamo con la tabella sottostante. Nella pagina accanto seguono in sintesi tavole riassuntive, utili all’individuazione del “problema/trattamento” in relazione al distretto anatomico interessato. Il posizionamento di tutte le immobilizzazioni riportate nelle tavole riassuntive segue uno stesso schema suddiviso in cinque fasi. Prima di procedere con il confezionamento dell’apparecchio ortopedico si provvede alle verifiche iniziali; queste prevedono la valutazione dello stato di salute del bambino, la rimozione di monili e smalti e la medicazione di eventuali ferite. 1) Protezione della cute dell’arto da immobilizzare; questo passaggio si effettua per evitare lesioni o alterazioni della pelle che potrebbe-

ro insorgere durante il periodo d’immobilizzazione. Ad esempio una maglia tubulare troppo larga può formare pieghe che possono procurare lesioni da decubito; una troppa stretta può dare alterazioni vascolari. In una immobilizzazione il contatto cute con cute si previene sempre col posizionamento di maglia o garza per evitare macerazione della pelle. 2) Imbottitura dell’arto da immobilizzare; è la fase in cui si proteggono prominenze ossee, fasci nervosi e il punto di lesione. Si attua anche per prevenire possibili lesioni da decubito causate dall’immobilizzatore e normalmente vi si provvede con il cotone di Germania. 3) Immobilizzazione dell’arto; questo è il momento in cui l’arto viene bloccato nella posizione scelta. In questa fase si verifica la misura del presidio indicato e l’angolazione delle articolazioni coinvolte e si posiziona l’ortesi.


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Arti superiori

Arti inferiori

4) Ancoraggio e fissaggio dell’immobilizzatore; per terminare il confezionamento è necessario ancorare la stecca con la benda di garza e terminare il fissaggio con la ben-

da autoadesiva. Porre la massima attenzione a evitare stringhe, lacci di benda che stringono l’arto, impronte sulle valve gessate e a dare la giusta tensione alle fasce.

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5) Controllo dell’immobilizzatore e informazioni alla famiglia. Il passaggio finale prevede il controllo del lavoro effettuato; si valutano movimento e aspetto delle dita, dolore e conformità del confezionamento. Prima della dimissione del bambino si presenta e si consegna il modulo informativo per la famiglia con la quale vogliamo stimolare coloro che assisteranno il bambino a casa a collaborare al loro piano di assistenza per accelerare la guarigione ed arginare eventuali complicanze. Questo strumento trova nella sua parte centrale, la descrizione di immobilizzazioni possibili (di competenza dell’operatore) rispetto all’area scheletrica danneggiata. Ciò che io ed altri colleghi abbiamo osservato monitorando alcune criticità in campo ortopedico, è la gestione dell’apparecchio gessato o immobilizzatore una volta che il piccolo è dimesso dalla struttura ospedaliera. Per questo motivo sono state create delle schede informative che prevedono percorsi guidati al controllo del bambino e numeri utili da comporre in caso di dubbi o perplessità da parte dei genitori o chi per essi assisterà il piccolo. Ad oggi stiamo proponendo il nostro piccolo ma grande prodotto illustrato all’H. Meyer, proposto anche al “Convegno Nazionale Infermieri in ortopedia e traumatologia” in Roma. L’infermiere che fonda il proprio operato su conoscenze validate e aggiorna saperi e competenze attraverso la formazione permanente, la riflessione critica sull’esperienza e la ricerca, progetta, svolge e partecipa ad attività di formazione, promuove, attiva e collabora alla ricerca e cura la diffusione dei risultati merita attenzione e ammirazione . Mi congedo sperando che seguano a questa, mille altre utili iniziative con il fine unico di crescere insieme e percorrere una strada che ci conduca verso l’ottimizzazione di ogni atto assistenziale. Ringraziamenti: ai colleghi S. Basciano, F. Severi per la stesura, A. Cavina per la collaborazione, Dott. Lazzeri per la supervisione. Sitografia e bibliografia da richiedere all’autore


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Il ruolo dell’infermiere nel contenimento dei comportamenti aggressivi Anche se solitamente la nostra redazione è propensa a pubblicare elaborati prodotti da infermieri, nel caso dell’articolo riportato di seguito, ci siamo convinti a darne diffusione sulle nostre pagine per la peculiaretà dell’argomento trattato dall’autore (psicolgo di professione), che trova frequente riscontro pratico per gli operatori sanitari.

Adamo Vincenzo Nel modello attuale della psichiatria ospedaliera e territoriale, il ruolo dell’infermiere è attivo e specifico nell’ambito dell’équipe terapeutica multi professionale. Dal modello descritto nella tabella1 derivano interventi verbali e non verbali volti a ridurre lo stato di ostilità e di rabbia, indicati come descalation, che consistono in una desensibilizzazione mirata a ridurre progressivamente e a contenere il ciclo naturale dell’aggressività (escalation), attraverso tecniche di estinzione progressiva. La nozione di descalation fa riferimento all’inquadramento situazionale dell’aggressività che considera prioritaria l’interazione del paziente con il contesto nella genesi dei comportamenti aggressivi e violenti. Rientrano nell’ambito della descalation gli interventi verbali di talk down (“abbassare con il dialogo”), finalizzati alla trasformazione dei concetti di violenza e di minaccia che di-

ventano oggetto di progressiva negoziazione all’interno della relazione terapeutica. Le prime due fasi costituiscono insieme la preaggressione: spesso il paziente in questa fase parla da solo o inveisce contro oggetti o altre persone. La preaggressione necessita di una rapida presa d’atto del problema e richiede un’altrettanta rapida valutazione del rischio. È cruciale assumere precocemente la responsabilità sulla situazione contingente e non indulgere in atteggiamenti d’e-

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Obbiettivo

vitamento. Simulare indifferenza rischia di essere un fattore ulteriormente scatenante. In queste fasi risulta particolarmente utile l’applicazione delle tecniche di descalation. L’operatore tende al recupero della relazione con il paziente attraverso la trasformazione dei contenuti di violenza e di minaccia in espressioni dialettiche che possono essere progressivamente negoziate. Utile è la comunicazione diretta, specifica e positiva. Diretta perché rivolta espressamente alla persona che è di fronte (ad esempio ci si può servire del nome del paziente). La comunicazione va accompagnata con lo sguardo, evitando di fissare in modo continuo, che equivarrebbe ad un atteggiamento minaccioso. Occorre non invadere lo spazio circostante, mantenendo una distanza efficace. La comunicazione deve essere specifica e positiva, cioè rappresentare immediatamente gli elementi concreti posti dal paziente alla base della rivendicazione in atto, e farvi riferimento in modo comprensibile

Tab. 1 – Il ciclo dell’aggressione ed interventi terapeutici indicati FASI

COMPORTAMENTI AGGRESSIVI

INTERVENTI TERAPEUTICI

1 - Fattore scatenante (Trigger)

Comportamenti verbali e non verbali minacciosi

Comprensione delle motivazioni del comportamento aggressivo ed allontanamento del paziente dal contesto

2 - Escalation

Progressivo aumento dell’aggressività mimica, verbale e fisica

Approccio verbale mirato al contenimento progressivo del pz tramite il riconoscimento delle sue richieste e l’avvio di una procedura di negoziazione (Talk down)

Punto culminante dell’eccitamento

Attenzione focalizzata sulla Sicurezza del pz e degli operatori

3 - Critica

4 - Recupero Graduale rientro del (possibili nuovi trigger) comportamento aggressivo 5 - Depressione post-critica

Sentimenti di colpa, vergogna e rimorso per il comportamento adottato

Tranquillizzare il paziente, ponendo attenzione alla sua irritabilità Interventi atti a favorire l’elaborazione dei sensi di colpa


Obbiettivo

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Professione nursing

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con frasi brevi e con termini comprensibili, deve trasmettere la possibilità a collaborare per la soluzione del problema. Le dichiarazioni di disponibilità devono essere accompagnate da decisione e sicurezza del tono della voce (comunicazione non verbale). Successivamente, una volta sicuri della trattabilità del paziente e accettate le prime prescrizioni, potranno essere adottate strategie più complesse, quale quella di porre l’altro di fronte a due o più opzioni alternative nella prosecuzione della trattativa. L’invito alla scelta impegna il paziente in una direzione diversa da quella dell’agito aggressivo in corso e rappresenta una forte spinta alla distrazione dal percorso intrapreso. Verificata la neutralizzazione della crisi e l’affermazione della negoziazione, diviene possibile effettuare ulteriori prescrizioni, sempre più stringenti, al fine di ottenere il completo ristabilirsi della condizione di normalità (Tab. 2). Tab. 2 – Interventi in acuto (Maier e Van Rybroek, 1995) – Assumere un atteggiamento positivo – Mantenere una distanza utile – Stabilire un contatto verbale – Usare frasi brevi, dal contenuto semplice – Tono della voce rassicurante – Usare il nome personale del paziente – Mostrarsi d’accordo con le sue affermazioni – Non polemizzare o contrastare – Fare subito le proprie prescrizioni – Porlo di fronte a scelte alternative – Porre crescenti limiti

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Spazio libri

La comunicazione diseguale Ricordi di ospedale e riflessioni linguistiche Sara Felici AUTORE: Lucia Fontanella; Pag: 135; Edit.: Il Pensiero Scientifico; GENERE: Medicina delle narrazioni […] …e allora come può succedere che in un Pronto Soccorso un medico ti dica: “Se non le va, se ne torni a casa”?[…] Lettura consigliata a tutti coloro consapevoli che ogni “particolare” può comunicare qualcosa. Assolutamente da non perdere per quelli che pensano che bravura e competenza non includano gentilezza ed empatia. Un’insieme di esperienze e riflessioni personali registrate e raccontate dall’autrice, un’insegnante dell’Università di Torino di materie filologiche e linguistiche, in seguito ad un ricovero ospedaliero. Frammenti di ricordi che suscitano riflessioni e interrogativi su questioni molto importanti, per tutti coloro che sono deputati ad erogare assistenza e a prendersi cura. Punto focale, come il titolo prelude, è proprio la comunicazione “diseguale” che prende campo in un ambiente, dove il rapporto tra chi eroga assistenza e l’assistito, si svolge su piani diversi riscontrando disuguaglianza nel possesso dello spazio, del tempo e del linguaggio, facendo paradossalmente vittime i pazienti, deboli, passivi e soggetti a pressioni psicologiche. Molti altri sono i temi della comunicazione affrontati: dalla prossemica ovvero la distanza fra gli interlocutori, all’infantilizzazione comunicativa, alla giusta e corretta informazione dell’assistito che vive una triste realtà spesso rimosso dallo scenario della comunicazione, pur rimanendo sempre soggetto interessato e ottimo auditore. La comunicazione e l’informazione, tra chi assiste e l’assistito, devono essere affrontate con la stessa precisione con cui si predispone una terapia o una procedura tecnico-sanitaria; progettate, programmate, proposte e verificate attraverso fondamentali percorsi formativi, poiché la comunicazione è fondamentale per delineare la qualità dell’assistenza erogata e percepita.

Federazione Nazionale Collegi IPASVI

Comunicazione ai Presidenti di Collegio La professionalità del personale infermieristico si fonda pertanto sulla capacità di gestire i comportamenti aggressivi con un atteggiamento terapeutico, che discende da un’adeguata preparazione e da un lungo addestramento che proviene dal lavoro quotidiano di confronto con gli altri operatori dell’équipe e che si può giovare di una supervisione esterna rispetto all’équipe curante.

La Federazione nazionale dei Collegi, comunica che sul sito del MIUR (www.istruzione.it) alla voce università/atti ministeriali, è stato pubblicato il decreto 29-7-2011 prot. 336 sulla determinazione dei settori concorsuali, raggruppati in macrosettori concorsuali, di cui all’art. 15 L. 30 Dic. 2010 n. 24. La FNC, attraverso un intenso impegno sviluppato in sinergia con la Società italiana di Scienze Infermieristiche, ha ottenuto un positivo risultato ossia il mantenimento del “nostro” SSD nell’ambito del macrosettore 06/M Sanità Pubblica (06/M3: Scienze Infermieristiche). Questo importante risultato permette alla compagine professionale di poter contare su una solida base per proseguire nell’impegno per una meta più ambiziosa a cui tutti comunque, tendiamo. Annalisa Silvestro


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Studi e progetti

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Obbiettivo

Una revisione bibliografica sulle complicanze infettive e le modalità di gestione dell’exit-site dei CVC G. Ferrazzuolo - R. Galli S. Luti - M.C. Pampaloni S. Pettini - A. Poli S. Ponzalli - P. Procaccio L. Settesoldi I Cateteri Venosi Centrali costituiscono una delle possibili modalità di accesso vascolare nei pazienti in Emodialisi, qualora per vari motivi non sia possibile utilizzare una Fistola AteroVenosa o una Fistola protesica. Da un censimento effettuato dalla Società italiana di Nefrologia nel 2004 i CVC in Italia costituivano l’11,5 % degli accessi vascolari nei pazienti dializzati. Negli anni seguenti il loro numero è aumentato sia per l’aumento dei pazienti insufficienti renali, sia per l’aumento dei tempi di sopravvivenza e quindi l’invecchiamento e il conseguente deterioramento del letto vascolare. Al fine di affrontare la nuova situazione emergente e uniformare le modalità di gestione i Coordinatori Infermieristici dei sette Servizi di Emodialisi dell’ASF e il Coordinamento aziendale Infezioni Ospedaliere hanno effettuato una revisione bibliografica sulle modalità di medicazione dell’exit-site. Inizialmente sono state messe a confronto due Linee Guida redatte da istituzioni autorevoli: quella del CDC nella versione Drafts del 2009 e quella K/DOQI del 2006 che hanno dato il risultato riportato nella tabella 1.

La revisione che qui presentiamo è stata il punto di partenza di un lavoro condotto dal Coordinamento aziendale Infezioni Ospedaliere e dai Servizi di Emodialisi dell’ASF culminato in uno studio osservazionale condotto dal 31 gennaio 2011 al 30 aprile 2011, i cui risultati saranno resi noti a breve

In seguito, il 29 Ottobre 2010, è stata effettuata una ricerca bibliografica su PubMed utilizzando la seguente stringa di ricerca: cvc[All Fields] AND related[All Fields] AND («infection»[MeSH Terms] OR «infection»[All Fields] OR «infections»[All Fields]) AND («haemodialysis»[All Fields] OR «renal dialysis»[MeSH Terms] OR («renal»[All Fields] AND «dialysis»[All Fields]) OR «renal dialysis»[All Fields] OR «hemodialysis»[All Fields]) AND («patients» [MeSH Terms] OR «patients»[All Fields]). La revisione esplorativa ha permesso di evidenziare sette studi. Tre di questi sono stati esclusi (tabella 2). Tutti gli studi selezionati sono stati pubblicati nel 2010. Una ricerca epidemiologica condotta da Patel PR e Al. (Am J Kidney Dis., 2010) evidenzia che fin dal 1993 le ospedalizzazioni per Blood Stream Infections e altre infezioni correlate a CVC sono drammaticamente aumentate nei pazienti in emodialisi e che l’inserimento e il mantenimento del catetere con modalità evidence based influenza positivamente la riduzione del tasso di infezioni. Grothe C e Al. (Rev Lat Am Enfermagem, 2010) in uno studio d’incidenza delle BSI condotto su 156 pz in dialisi per un periodo di


Obbiettivo

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Studi e progetti

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Tabella 1 attività

CDC 2009 - drafts

K/DOQI 2006

Preparazione della cute Disinfettante utilizzato

Clorexidina 2% Se controindicazione: betadine, alcool 70%

Clorexidina 2% Se controindicazione: betadine, alcool 70%

Tipo di medicazione

Poliuretano trasparente garza sterile

Poliuretano trasparente garza sterile

Frequenza sostituzione medicazione

Ogni 7 giorni se poliuretano trasparente Ogni 2 giorni se garza sterile

Ogni trattamento dialitico

Utilizzo di antimicrobici topici

titolo

Motivi di esclusione

Tabella 2 Autore e anno di pubblicazione Saad TF 2001 Semin Dial.

Central venous dialysis catheters: catheter-associated infection

Troidle L, Finkelstein FO Catheter-related bacteremia 2008 Int J Artif Organs. in hemodialysis patients: the role of the central venous catheter in prevention and therapy. Beathard GA, Urbanes A 2008 Semin Dial.

Infection associated with tunneled hemodialysis catheters.

Solo cvc tunnellizzati e non inerente alla gestione ma a inserimento e riposizionamento. Focus su antibiotic locks che per adesso noi non prendiamo in considerazione Anche questo studio ha come oggetto esclusivamente i cvc tunnellizzati e prende in considerazione un’ampia varietà di metodiche di gestione

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un anno, hanno evidenziato l’alto numero di casi di infezione e il loro rapido evolvere alla condizione di “infezione severa” con un alto tasso di mortalità. Albalate e Al. (Nefrologia, 2010) in un piccolo studio (32 pazienti) ma condotto per un periodo di tempo di 20 mesi mostravano che una gestione ottimale dei CVC tunnellizzati riduce l’incidenza delle batteriemie a livelli eccellenti e indicano strategie che includono l’applicazione topica di antibiotici, inoltre raccomandano l’utilizzo di un protocollo di prevenzione delle infezioni fondato su precauzioni universali per il mantenimento dell’asepsi. Infine per quanto riguarda la gestione dei CVC una revisione del Cochrane Database Syst. Rev. condotta da McCann M e Moore ZE, ha selezionato 10 studi per un totale di 786 pazienti. Le conclusioni degli autori sono state che l’utilizzo di pomate a base di Mupirocina sull’exit-site riducono il rischio di batteriemie ma ovviamente non la mortalità associata ad esse e la medicazione con poliuretano trasparente Vs quella con garza sterile non riduce il rischio di infezione dell’exit-site o di batteriemia. Conclusioni Dai risultati emersi dal lavoro di revisione emerge che: – L’utilizzo sempre più frequente dei CVC nei Centri di emodialisi impone una gestione evidence based. – Il rischio infettivo è sovrapponibile per incidenza e severità a quello dei pazienti degenti in Unità ad alta intensità di cura. – Di conseguenza la gestione del CVC in questa tipologia di pazienti necessita di strategie identiche a quella dei pazienti ospedalizzati. – A differenza dei CVC utilizzati per terapie infusionali, l’utilizzo di pomate antimicrobiche topiche, sul sito di inserzione dei CVC per Emodialisi, costituisce raccomandazione di Categoria IB.


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Radiazioni ionizzanti e salute, il rischio del nucleare Nonostante l’umanità si illuda di dominare tutto, l’energia dell’atomo ha una potenza fuori da ogni possibilità di controllo da parte dell’uomo, non c’è ancora piena consapevolezza dei danni irreversibili che essa può produrre su tutte le forme viventi in nome di uno sviluppo economico discutibile e contraddittorio. E. Bagnoli - G. Brunetti La conquista dell’energia atomica ha cambiato tutto tranne il nostro modo di pensare… Albert Eistein

Le radiazioni ionizzanti derivano dalla rottura di atomi pesanti come l’uranio, la cui fissione produce molti altri tipi di isotopi radioattivi ed estremamente nocivi per la salute come il cesio che si accumula nei tessuti muscolari e a livello renale, lo iodio che danneggia la tiroide e lo stronzio che compete con il calcio nelle ossa. La radioattività degli atomi diminuisce col tempo, si parla di tempo di dimezzamento che è il tempo necessario perché metà dei nuclei si trasformi in altri elementi. L’isotopo dello iodio si dimezza in pochi giorni, lo stronzio e il cesio in circa 30 anni e l’uranio 235 in 704 milioni di anni, il 238 in 4,5 miliardi di anni, rimanendo quindi pericolosi per sempre. E sono solo i tempi di dimezzamento! Un altro prodotto della fissione delle centrali è il temibile plutonio, assente in natura, ma talmente tossico e radioattivo che un milionesimo di grammo provoca il cancro al polmone. Il passaggio delle radiazioni ionizzanti attraverso un organismo vivente può essere paragonato al passaggio di moltissimi proiettili invi-

sibili, a volte senza massa ma ad altissima energia, di conseguenza se viene colpita e danneggiata una molecola importante come il DNA si può avere un affetto biologico dipendente dal danno, dai componenti cellulari danneggiati e dalla funzione svolta dalla cellula. Il rischio aumenta con la quantità di radiazioni assorbite ma non c’è una soglia, questo significa che anche una minima esposizione radioattiva può determinare un danno al DNA e facilitare il futuro sviluppo di forme tumorali. Gli effetti provocati da radiazioni ionizzanti possono essere somatici, se riguardano l’individuo

colpito e si esauriscono con lui, genetici se riguardano le cellule riproduttive causando alterazioni genetiche nei discendenti dell’individuo irradiato. L’effetto prodotto dall’esposizione a dosi elevate di radiazioni in conseguenza di eventi eccezionali come incidenti o esplosioni nucleari sono tristemente note dopo Hiroshima e Nagasaki. Gli effetti provocati da un’ esposizione continua e permanente di piccole dosi di radiazioni ionizzanti con elevato accumulo delle stesse, come la popolazione europea dopo l’incidente di Chernobyl nelle zone mag-


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giormente contaminate, comportano un accorciamento dell’aspettativa di vita e un’ alta probabilità di ammalarsi di tumori soprattutto del sangue (leucemie) e delle ossa (osteosarcoma) che possono manifestarsi già a due anni dall’esposizione. Statisticamente frequenti sono i tumori alla mammella, alla tiroide, al polmone e alla pelle, che insorgono dopo un periodo di latenza più lungo, superiore ai 5 anni. Si possono avere anche danni cronici localizzati che colpiscono la pelle (radiodermite) o l’occhio (cataratta). In caso di una esposizione del prodotto del concepimento durante la vita intrauterina ne può derivare la morte dell’embrione o del feto, malformazioni e alterazioni della crescita, ritardo mentale, induzione di tumori maligni ed effetti ereditari. Vari studi dimostrano che esiste un aumento delle leucemie e del cancro nei bambini che vivono intorno alle centrali senza che capitino particolari incidenti, si ha un aumento di queste patologie anche quando tutto funziona normalmente. In particolare uno studio epidemiologico sui tumori infantili in prossimità delle centrali nucleari (KiKK), commissionato dal Governo tedesco, ha registrato un aumento del 1,6 volte nei tumori e 2,2 volte nelle leucemie tra i bambini che vivono entro un raggio di 5 Km di tutti i 31 impianti di energia atomica, 27 tedeschi e 4 svizzeri (tabella 1). L’ipotesi è che le radiazioni assor-

bite dalla madre in gravidanza danneggino i tessuti fetali e dei neonati perché questi hanno una maggiore sensibilità alle radiazioni. Fino all’11 Marzo 2011 l’incidente nucleare più grave era stato quello di Chernobyl il 26 Aprile 1986 ma verrà sicuramente superato dall’incidente di Fukushima che per adesso non sembra essere ancora sotto controllo visto che la fusione più o meno grave del nocciolo riguarda ben 3 reattori con sviluppi ancora del tutto imprevedibili. L’incidente in Bielorussia è stata anche una tragica occasione di studio sugli effetti delle radiazioni su più di 8 milioni di persone e sull’ambiente. Secondo l’Aiea, l’agenzia

Tabella 1 Odds ratio KiKK di Leucemie in bambini < 5 anni Distanza dal reattore - Km >5 Da 5 a < 10 Da 10 a < 30 Da 30 a < 50 Da 50 a < 70 > 70

Distanza media - Km 3 8 18 37 57 74

Odds ratio 1,76 1,26 1,10 1,05 1,03 1,02

Fonte: modello di regressione continua utilizzato dal Kaatsch et al, 2008 Fairlie Salute Ambientale 2009 8 : 43 doi: 10.1186/1476-069X-8-43 Open source Nota: Se il valore dell’odds ratio è superiore a 1 significa che la probabilità che si verifichi l’evento considerato (es. una malattia) in un gruppo (es. tra gli esposti) è superiore rispetto a quella di un altro gruppo (es. tra i non esposti).

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internazionale per l’energia atomica, le vittime dirette della catastrofe furono 58 e i morti negli anni successivi sarebbero stati non più di 4000. Ma ogni anno a Kiev si ammalano di tumore e leucemia oltre 900 bambini e moltissimi ricercatori parlano di almeno 400.000 morti con un bilancio che è destinato a salire di anno in anno. Nel 2007 viene pubblicato (solo in russo, poi tradotto in inglese nel 2009) il rapporto «Chernobyl: Consequences of the Catastrophe for People and the Environment», creato da alcuni ricercatori russi. Nel rapporto si parla di 985.000 morti nell’arco temporale che va dal 1986 al 2004. Come si vede c’è il problema della questione del numero di morti dirette e indirette causate dall’incidente di Chernobyl, questo è dovuto fondamentalmente dalla difficoltà di stabilire un rapporto causa-effetto tra le conseguenze dell’incidente e le morti premature nelle aree colpite dal fallout, ricaduta al suolo delle sostanze contaminanti. Un altro grave problema che non trova soluzione è la contaminazione della catena alimentare da parte di isotopi radioattivi. Quando una zona viene contaminata da fallout i danni economici per l’attività umana come l’agricoltura, per la salute e l’ambiente sono enormi, senza considerare i danni psicologici a


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Nursing nel mondo

cui va incontro la popolazione in seguito all’abbandono forzato delle proprie abitazioni, alla preoccupazione per la salute, alla disgregazione della comunità di appartenenza, danni che sono incalcolabili. Oggi a distanza di 25 anni dall’incidente di Chernobyl, un’area di 30 Km2 intorno alla centrale è contaminata e non più abitabile per i secoli a venire. Nel 1987 fu abbattuta la foresta, diventata rossa in seguito all’incidente, una superficie boschiva disseccata nelle vicinanze della centrale pari a 375 ettari con l’asportazione di uno strato di terreno pari a cm15. Entro un anno dall’incidente in un raggio di 30 km tutti i pini morirono. L’industria del legno nella zona andò completamente in crisi. Ancora oggi, la fauna e la flora di diverse regioni europee risulta con-

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taminata o deforme, si trovano ancora tracce preoccupanti di radiazioni in funghi e piante. A circa 25 anni di distanza dal disastro di Chernobyl del 1986, il fallout rimane un problema in alcune regioni della Germania e non solo, dove migliaia di cinghiali uccisi dai cacciatori mostrano livelli di radioattività allarmanti perché si nutrono anche di funghi e tartufi, che accumulano la radioattività. L’anno scorso, Berlino ha speso una somma pari a 425.000 euro per liberarsi dei cinghiali radioattivi, contro i 25.000 euro di 10 anni fa, questo mostra anche quanto possa persistere il fallout radioattivo nell’ambiente. Studi dimostrano che nella zona di esclusione di 30 Km intorno alla centrale, il cervello degli uccelli sia del 5% più piccolo rispetto ad esemplari della stessa specie non esposti a

www.ipasvi.it È stato inaugurato il nuovo portale della federazione che oltre ad offrire nuovi servizi informativi agli infermieri e ai cittadini, mette a disposizione una linea diretta con la Presidente Annalisa Silvestro che risponderà in diretta alle domande che le verranno poste.

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radiazioni. In generale è stato registrato un declino in questa zona di molti animali come i lupi, gli insetti e i ragni. In Giappone l’incidente nucleare a seguito del terremoto-tsunami, ha contaminato non solo la terra e l’aria ma anche l’acqua. Tonnellate di acqua altamente radioattiva sono state riversate in mare inquinando così la catena alimentare in modo pesante, pericoloso e del tutto imprevedibile. Plancton, larve di pesci e di invertebrati sono alla base della grande catena alimentare e quando vengono mangiati, “trasferiscono” la loro radioattività negli organismi dei predatori, da questa catena alimentare del mare attinge anche l’uomo attraverso la pesca. Quando il cesio e altri isotopi entrano nel cibo e nell’acqua per essere ingeriti diventano una sorgente interna di radiazioni che sparano e continueranno a sparare contro le nostre cellule. Un tragico esempio è quello dell’uranio impoverito che diventa molto pericoloso solo se direttamente inalato, ingerito o posto a contatto di ferite in quanto radioattivo e chimicamente tossico. L’uranio impoverito è un prodotto di scarto della produzione dell’uranio per le centrali nucleari, quindi è disponibile in grande quantità ed è un metallo ad alta capacità penetrativa, caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto per le armi. Armi del genere sono state estesamente impiegate sui campi di battaglia dagli eserciti della NATO in Bosnia, Kosovo, Libia e nella Operazione Enduring Freedom. Circa 300 tonnellate di uranio impoverito sono state esplose durante la prima guerra del Golfo. Il pericolo principale di contaminazione è quindi l’inalazione ed il raggiungimento dei siti più profondi del sistema broncopolmonare (alveoli), seguito dal contatto e la diffusione nei capillari sanguigni e dall’assorbimento mediante il ciclo alimentare o attraverso l’acqua. Molti dei militari che hanno partecipato a queste campagne si sono ammalati o sono morti. In Sardegna la Procura di Lanusei


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sta indagando sull’utilizzo di armi all’uranio impoverito nel Poligono Interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra dopo che una ventina di allevatori sono morti fra il 1995 ed il 2010 a causa di tumori al sistema linfo-emopoietico, la nascita di animali malformati e di soldati ammalati di linfoma. Esiste quindi una forte correlazione tra nucleare civile e militare, il plutonio 239, non presente in natura, viene prodotto esclusivamente dai reattori nucleari ed è il prodotto fissile fondamentale per la maggior parte delle armi nucleari, non a caso le nazioni che sono in possesso di arsenale nucleare hanno sviluppato tutte il nucleare civile (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, Pakistan, India). Il plutonio ha un tempo di dimezzamento di 24.200 anni, oltre che radioattivo è una sostanza estremamente tossica. La letteratura infermieristica purtroppo raramente indaga sui danni causati dalla radioattività, nonostante, come visto, studi ed evidenze scientifiche siano già largamente disponibili. Anche le prese di posizione ufficiali da parte delle associazioni infermieristiche non sono frequenti, tra le più importanti è “Towards elimination of weapons of war and conflict”, dell’International Council of Nurses, che condanna duramente l’utilizzo di armi chimiche, nucleari e biologiche. L’ICN chiede alle Associazioni nazionali infermieristiche di impegnarsi per l’eliminazione delle armi nucleari, chimiche e biologiche, una delle strategie da perseguire è quella di collaborare “con i gruppi che si occupano dei diritti dell’uomo, con gli avvocati, le agenzie nazionali incaricate della prevenzione delle catastrofi nazionali, i gruppi che si occupano di questioni legate alla salute, i mass-media ed altri per creare un fronte unito contro la produzione, la distribuzione e l’uso di queste armi”. In un mondo globalizzato che non può fare a meno di condividere problemi e soluzioni, quando lo stato di salute della popolazione è messa a rischio, la partecipazione degli in-

fermieri alle decisioni politiche, in questo caso sulle scelte energetiche del nostro Paese, è necessario. Su questi temi in Italia le associazioni e i collegi professionali non fanno sufficiente azione di “lobby”, forse non ritenendoli pertinenti al mandato professionale, con la conseguenza di rimanere muti di fronte ai gravi incidenti di Chernobyl e Fukushima. C’è da sperare che la debolezza, i limiti culturali, lo scarso peso che ancora oggi la professione infermieristica ha nella società possa essere progressivamente superata come è avvenuto in altri Paesi. In Canada, ad esempio, a pochi giorni dall’incidente nucleare di Fukushima, si è verificata un’avaria alla centrale nucleare di Pickering con fuoriuscita di acqua demineralizzata radioattiva nel Lago di Ontario. La presa di posizione delle infermiere canadesi non si è fatta attendere, Doris Grinspun, presidente della Registered Nurses’ Association of Ontario, ha spiegato: «In quanto cittadine dell’Ontario molte infermiere sono sempre più preoccupate per quel che riguarda la salute, l’ambiente e i costi economici del nucleare, in particolare perché alternative verdi più sicure e più convenienti sono disponibili. La tragedia in Giappone sottolinea il rischio per la salute pubblica». La Grinspun, insieme all’associa-

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zione ambientalista Greenpeace ha sollecitato con forza il governo e le opposizioni a rivedere le politiche energetiche del paese, la presa di posizione non è una sconsiderata invasione di campo nelle politiche di sviluppo economico, Doris Grinspun ha infatti dichiarato: “il principio per un governo deve essere questo: non fare nulla di pericoloso per la salute dei suoi cittadini e prendere delle misure precauzionali in caso non vi siano conferme ufficiali da parte della scienza sui pericoli reali. Pensiamo a quanti rischi avremmo potuto evitare se tale approccio fosse stato usato per esempio sulle sigarette, sul DDT o sul talidomide. A nostro avviso anche le radiazioni devono essere aggiunte a questa lista”. Quello della RNAO è un approccio globale alle politiche di salute che dovrebbe essere preso ad esempio dalle nostre rappresentanze professionali con coraggio e determinazione. Per approfondimento: www.bfs.de www.ehjournal.net www.news.bbc.co.uk/earth www.uranioimpoverito.it http://scenari.blog.rainews24.it/?p=470 http://scenari.blog.rainews24.it/?p=474 http://scenari.blog.rainews24.it/?p=484 Armaroli-Balzani “Energia per l’astronave Terra” Zanichelli http://www.icn.ch http://www.greenpeace.org/canada/


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Collegio

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Obbiettivo

Convegno

giovedì 20 Ottobre 2011

TAKE-CARE

Le cure infermieristiche nello scenario che cambia Informazioni per iscrizioni e programma www.ipasvifi.it oppure presso il Collegio IPASVI di Firenze dal 15 Settembre al 15 ottobre 2011 Tel.055359866-fax 055355648 - Quota iscrizione: 15 euro Sede:

Il Fuligno,

via Faenza 48, Firenze

Federazione Nazionale Collegi IPASVI Ai Presidenti di Collegio Si evidenzia […] un aspetto di particolare importanza e cogenza inserito nella “Finanziaria” […] Legge 14 settembre 2011 n. 148 recante “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo” che così letteralmente dispone: “Gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto per recepire i seguenti principi: […] e) a tutela del cliente, il professionista è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. Il professionista deve rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale. Le condizioni generali delle polizze assicurative di cui al presente comma possono essere negoziate, in convenzione con i

propri iscritti, dai Consigli Nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti”. Preme richiamare in specifico: […] – che la Federazione dei Collegi IPASVI ha già da tempo stipulato una Convenzione assicurativa per tutti i professionisti infermieri operanti sia in regime libero professionale che in regime di dipendenza; – che tale Convenzione assicurativa offre a tutti i professionisti infermieri una polizza con contenuti estremamente positivi e costi oggettivamente concorrenziali rispetto ad altre offerte; – che la Convenzione assicurativa stipulata dalla Federazione dei Collegi IPASVI è già stata utilizzata da oltre 30.000 infermieri. La presidente Annalisa Silvestro

La polizza IPASVI a protezione dei dirigenti infermieristici e dei coordinatori infermieristici A fronte delle necessità insorte seguito della Legge Finanziaria 2008 la Federazione Nazionale Ipasvi ha sviluppato insieme alla Willis Italia SpA una Convenzione assicurativa per coprire la Responsabilità Civile Patrimoniale dei Dirigenti Infermieristici e i Danni Erariali (Responsabilità Amministrativa ed Amministrativo Contabile) da questi causati con colpa grave. Questa copertura assicurativa garantisce dall’azione di rivalsa esercitata da parte dell’Ente per eventuali danni patrimoniali cagionati all’Ente stesse da parte del dipendente. I danni patrimoniali sono i danni economici che non siano conseguenza di danni a persone o danneggiamento di cose. Questa copertura assicurativa è rivolta a chi, con i suoi comportamenti, possa cagionare un pregiudizio economico all’ente di appartenenza che non derivi da un danno cagionato ai pazienti. Le modalità di adesione e la documentazione sono scaricabili dal sito www.ipasvi.it o si possono ottenere contattando il n. verde 800 637709 oppure inviando una mail all’indirizzo it_affinity@willis.com o un fax di richiesta informazioni al n. 011 2443464.


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Collegio

IPASVI - Firenze

«Punto d’ascolto» Collegio IPASVI Firenze ammalarsi

in terra straniera Cod. 514-16929

Crediti ECM attribuiti n. 6

venerdì 28 ottobre 2011 ore 13.30 Centro Formazione «Il Fuligno» via Faenza, 48 - Firenze

Programma 13.30 Registrazione partecipanti 14.00 Saluti delle autorità: GIANFRANCO CECINATI Presidente IPASVI della provincia di Firenze NICCOLÒ TADDEI, Presidente al corso di Laurea Infermieristica - Firenze LAURA RASERO Presidente al corso di Laurea Specialistica in scienze Infermieristiche ed Ostetriche – Università di Firenze Assessore Diritto alla Salute, Regione Toscana

DANIELA SCARAMUCCIA

Prima Sessione

Moderatore LAURA RASERO

14.30 Immigrazione e Salute ABUKAR AWEIS MOHAMED Consigliere Collegio IPASVI Firenze 14.45 Malattia come… GIANLUCA FAVERO Docente di discipline demoetnoantropolgiche. 15.00 Presa in carico del paziente migrante MARA FADANELLI Agenzia Formazione Empoli (FI) 15.15 Le malattie degli immigrati: esperienze Caritas di Firenze LUISA MARIA SANVITO Responsabile Area AIDS, Caritas di Firenze 15.30 Cura degli invisibili ANDREA BASSETTI Medico MEDU - Firenze 15.45 Le malattie cardiovascolari nella popolazione migrante PIETRO AMADEO MODESTI Docente dipartimento area critica medico chirurgica, Università di Firenze

16.00 Discussione 16.30 Coffee break

Seconda Sessione Moderatore FABIOLA PIATTI 16.45 Metaservizio di accoglienza ospitale per assistere secondo cultura MARCELLA GOSTINELLI Direzione Sanitaria Centro Oncologico Fiorentino, Sesto F.no (FI)

17.00 Bisogni di salute della popolazione Rumena Tatiana CHIRILA Infermiera AOU Careggi (FI) 17.15 Curarsi lontano dalla Cina ROSSANA MARILLI Infermiera AOU Careggi (FI)

17.30 Relazione con paziente Nord Africano RIM EZZEDDINE Infermiera, Istituto Don Gnocchi, Pozzolatico (FI) 17.45 Dibattito 18.15 Somministrazione del test di gradimento e di apprendimento 18.45 Conclusione e consegna attestati di partecipazione

Segreteria Scientifica ed Organizzativa ABUKAR AWEIS MOHAMED, GIUSEPPE CHIARAMONTI RUTH KENFE, CHRISTIAN DUQUE Segreteria Collegio Ipasvi Firenze

Lunedì 12.00-15.00 - Mercoledì 14.00-17.00 Venerdì 9.30-12.30 Tel. 055/359866 - Fax: 055/355648 - e-mail: segreteria@ipasvifi.it

Iscrizioni – Per gli iscritti al Collegio IPASVI di Firenze, studenti in CdL Infermieristica al 3° anno con opportuna certificazione di frequenza: gratuito. – Per gli iscritti ad altri Collegi IPASVI e altri operatori sanitari: contributo di 10,00 euro. L’iscrizione avviene tramite e-mail o prenotazione telefonica. Pagamento con bollettino C/C postale 17570508 intestato a Collegio IPASVI di Firenze – causale “giornata 28.10.2011” La copia della ricevuta deve essere inviata per fax alla segreteria 055/355648. – Prima di effettuare il pagamento è necessario accertarsi della disponibilità dei posti. – Il numero massimo di partecipanti è 100. – Non sarà possibile il rimborso in caso di rinuncia. L’iscrizione alla giornata dà diritto a: – Partecipazione all’evento ECM per infermieri, assistenti sanitari, infermieri pediatrici; – Coffee break; – Attestato di partecipazione; – Attestato ECM.

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Collegio

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AGENZIA PER LA FORMAZIONE AUSL 11 EMPOLI

IPASVI - Firenze

Obbiettivo

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE

OFFERTA MASTER 1° LIVELLO - AREA INFERMIERISTICA ANNO ACCADEMICO 2011/2012 1. Master in Area manageriale a Management per le funzioni di coordinamento nelle aree infermieristica e ostetrica

2. Master in area professionale a Infermieristica in terapia intensiva b Infermieristica in emergenza e urgenza sanitaria c Metodologia e analisi della reponsabilità professionale nell’area infermieristica Informazioni utili e bando: http://formazione.usl11.toscana.it > Formazione Universitaria > Master Area Professionali – 1° livello. www.med.unifi.it > Master > Bandi, ammissione e iscrizione

Casella Posta Elettronica Certificata per gli iscritti al Collegio di Firenze Secondo quanto definito dalla Legge 2/2009, art.16 al comma 71 “I professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato comunicano ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica di cui al comma 6 entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Gli ordini e i collegi pubblicano in un elenco riservato, consultabile in via telematica esclusivamente dalle pubbliche amministrazioni, i dati identificativi degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica certificata”. La scadenza a cui si riferisce era quella del novembre 2009, per cui i professionisti che non abbiano ancora provveduto, risultano di fatto inadempienti all’obbligo di legge. Per offrire un aiuto a quanti non siano ancora riusci-

ti ad ottemperare a quanto previsto, il Collegio IPASVI di Firenze, tramite una convenzione in atto tra la Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI ed un provider di PEC identificato dalla Federazione stessa, mette a disposizione gratuitamente ai propri iscritti la fornitura di una casella di Posta Elettronica Certificata personale. Per ottenere tale casella PEC gli iscritti interessati dovranno far pervenire alla Segreteria del Collegio il modulo apposito (scaricabile anche dal sito www.ipasvifi.it) firmato in originale con allegata la copia di un documento d’identità in corso di validità. Un’opportunità non compresa dagli iscritti, che ad oggi soltanto in 300 circa hanno richiesto l’attivazione PEC nome.cognome@ipasvi.legalmail.it . Il Collegio di Firenze rinnova l’invito a fruttare l’occasione.


Obbiettivo

2/2011

Approfondimenti

IPASVI - Firenze

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L’Operatore Socio-Sanitario Riccardo Baroni Il mondo infermieristico nel corso degli ultimi anni ha vissuto e ancora sta vivendo, una serie di profondi cambiamenti. Alcuni di essi sono stati il risultato di istanze e pressioni esercitate dalla professione stessa, mentre altri sono emersi dai cambiamenti culturali e dalle modifiche organizzative, in certi casi sono fenomeni emersi all’interno od in prossimità della professione. Tra questi merita sicuramente particolare attenzione quello collegato alla istituzione e allo sviluppo delle figure di supporto all’assistenza infermieristica. La professionalizzazione degli infermieri si è accompagnata alla progressiva emancipazione da quei compiti di natura igienico ambientale oppure a bassa complessità ed elevata ripetitività, progressivamente attribuite al cosiddetto personale “ausiliario” che assolveva anche a compiti particolarmente faticosi o ai necessari trasporti tra le diverse unità organizzative in cui la struttura sanitaria era suddivisa (ausiliario socio-sanitario specializzato di cui al D.M. 10/02/1984). Da un lato l’opportuno riconoscimento (anche economico) di tali figure ausiliari e dall’altro il bisogno organizzativo di erogare attività a stretto contatto con la persona malata, hanno suggerito la strutturazione di percorsi formativi specifici. Contestualmente la professione infermieristica è stata coinvolta in una sempre maggiore e più impegnativa attività assistenziale nonché di supporto alle tecniche mediche più tecnologiche e complesse, oltre a ciclici fenomeni di carenza quantitativa; così all’inizio degli anni ’90 venne istituita la figura dell’Operatore Tecnico addetto all’ Assistenza (O.T.A. di cui al DPR 384/90) da cui ha avuto origine quella dell’attuale Operatore Socio sanitario (O.S.S.). L’operatore Socio-Sanitario, sinteticamente OSS, è una figura profes-

La normativa, la formazione, il profilo professionale, le aree di responsabilità e di integrazione con il personale sanitario sionale codificata dall’accordo StatoRegioni del 22 Febbraio 2001. Tale figura professionale integra le precedenti funzioni di terzo livello, sia dell’area sanitaria (OTA) che dell’area sociale (AAB, OSA, ecc.), con una figura intermedia, in termini di ruolo, fra queste e quelle delle professioni sanitarie. L’OSS integra così funzioni, competenze e compiti dell’area sociale e sanitaria in un unico contesto professionale. L’OSS è l’operatore che, a seguito dell’attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione, svolge attività indirizzata a: – soddisfare i bisogni primari della persona, nell’ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario; – favorire il benessere e l’autonomia dell’utente. L’OSS svolge servizi di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario, residenziali o semiresidenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell’utente, in collaborazione con gli altri operatori professionali preposti all’assistenza sanitaria e a quella sociale, secondo il criterio del lavoro multiprofessionale. La formazione Il corso per Operatore Socio Sanitario è volto a fornire una formazione specifica di carattere teorico e tecnico-pratico per un profilo assistenziale polivalente, in grado di intervenire nelle situazioni caratterizzate dalla mancanza di autonomia psico - fisica dell’assistito, con un approccio che privilegia l’atten-

zione alla persona, alle sue esigenze e alle potenzialità residue. Attività di apprendimento (ore complessive) Attività didattica frontale/interattiva: 410 Tirocinio 450 Laboratorio 140 Totale ore 1000

Il progetto formativo comporta l’utilizzo di validati metodi di valutazione. La valutazione degli studenti ha lo scopo di verificare il raggiungimento delle competenze; per questo motivo la scelta dei metodi di valutazione tende a: – ridurre la distanza tra momento formativo e momento dell’esercizio professionale, consentendo l’immediato utilizzo delle competenze acquisite nell’ambito del sistema organizzativo; – fornire un feed-back in itinere sul percorso di apprendimento in atto; ciò risulta utile sia per lo studente che per il docente ed i tutor; questi ultimi potranno così introdurre eventuali tutorati integrativi per guidare il recupero delle competenze; – facilitare i formatori nella progettazione di percorsi formativi tali da implementare le competenze professionali necessarie per affrontare i cambiamenti organizzativi ed incrementare la qualità dell’assistenza. Le competenze dell’OSS L’operatore socio sanitario nell’assolvimento delle sue mansioni agisce come figura di supporto, in base alle proprie competenze ed in applicazio-


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Approfondimenti

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valutazione

valutazione

TUTORING

Certificazione delle Competenze

valutazione

ESAME FINALE ABILITANTE

UFC 3 Assistenza di base e aiuto domestico-alberghiero

ESAME FINALE ABILITANTE

Competenze capitalizzate e capitazzabili

UFC 2 Supporto gestionale organizzativo e formativo

TIROCINIO

Certificazione Competenze in itenere

Certificazione Competenze in itenere

Certificazione Competenze in itenere

Architettura percorso formativo

ne dei piani di lavoro e dei protocolli operativi predisposti da personale sanitario e sociale preposto. Tali piani e protocolli individuano le attività attribuibili alla figura professionale sulla base dei criteri e della bassa discrezionalità richiesta nonché dell’alta riproducibilità della tecnica utilizzata, conformemente ai parametri individuati dalla Conferenza Stato\Regioni.  Attenzione, le mansioni indicate nell’accordo del 22.2.2001 non sono tassative, l’accordo non è un mansionario! L’operatore socio sanitario, come tutti gli altri lavoratori, deve essere adibito alle mansioni proprie della sua categoria di inquadramento e del suo profilo, ma esistono comunque man-

Obbiettivo

– Rispetta i principi generali della sicurezza e della salute del lavoratore; – Gestisce il proprio ruolo nell’organizzazione e le responsabilità correlate; – Collabora alla definizione dei propri bisogni di formazione; – Concorre all’introduzione di innovazioni e cambiamenti nel proprio contesto operativo.

Bilancio delle competenze

UFC 1 Intervento dellʼOss nel contesto socio-sanitario

IPASVI - Firenze

sioni complementari e strumentali non descritte nell’elenco (art. 13 ccnl). Le attività dell’operatore socio sanitario sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita e rientrano nelle seguenti aree tipologiche: a) Assistenza diretta alla persona ed aiuto domestico alberghiero; b) Intervento igienico sanitario e di carattere sociale; c) Attività di supporto gestionale e di integrazione nel contesto organizzativo dei servizi e di collaborazione con il personale sanitario e sociale. Competenze essenziali – Gestisce le proprie attività, secondo priorità, utilizzando in modo appropriato le risorse disponibili; – Riconosce i sistemi organizzativi socio-assistenziali e socio-sanitari e la rete dei servizi;

Competenze tecnico-professionali – Collabora con l’utente e la sua famiglia nel governo dell’ambito di vita; – Effettua l’igiene della persona; – Attua misure per l’espletamento delle funzioni fisiologiche; – Collabora per le attività relative all’alimentazione/idratazione dell’assistito; – Collabora per le attività di movimento/mobilizzazione dell’utente; – Attua misure di primo soccorso e di pronto intervento; – Realizza attività semplici di supporto diagnostico-terapeutico; – Collabora per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso; – Rileva e annota i parametri vitali; – Effettua bendaggi e medicazioni preventive, di copertura e protettive; – Partecipa alla prevenzione delle infezioni ospedaliere; – Collabora alla corretta assunzione dei farmaci per via naturale nella persona cosciente; – Collabora all’accompagnamento della persona ad una morte serena; – Collabora alla composizione della salma. Competenze trasversali – Adotta metodologie di lavoro in team; – Gestisce le relazioni assistenziali verso il cliente, la famiglia e la persona – risorsa, nel rispetto dell’autonomia e della riservatezza della persona; – Partecipa attivamente alle riunioni del gruppo di lavoro; – Contribuisce al sistema informativo per la continuità assistenziale; – Collabora nelle attività di verifica


Obbiettivo

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degli interventi di propria competenza; – Realizza modalità relazionali orientate al confronto e alla collaborazione con il gruppo di lavoro, con altri operatori/servizi. L’Operatore Socio Sanitario con formazione complementare Ulteriore sviluppo della figura dell’OSS, istituito con atto della Conferenza Stato-Regioni del 16/01/2003, è l’OSS con Formazione Complementare, impropriamente chiamato anche OSS Specializzato, che attraverso un modulo formativo di altre 400 ore acquisisce competenze in materia di somministrazione farmacologica, ricalcando di fatto il vecchio mansionario dell’infermiere generico, che ricordo aveva solo 800-900 ore di formazione a fronte delle 1400 dell’OSS con FC. La sua Mission è quella di “assicurare l’assistenza di base in ambito sanitario, collaborando al processo assistenziale definito dall’infermiere/ostetrica anche con prestazioni sanitarie specifiche, assegnate sulla base del profilo, della pianificazione infermieristica/ostetrica e in relazione alla complessità assistenziale”. Ad oggi tale figura professionale non ha ancora avuto pieno riconoscimento giuridico di tipo contrattuale e pertanto non è stata inserita, per le mansioni proprie del profilo, nelle organizzazioni sanitarie; di fatto gli OSS con FC continuano a svolgere i compiti degli altri OSS. Va detto che sono comunque presenti segnali di avanzamento in alcune aziende sanitarie toscane dove, anche tramite accordi sindacali interni, è stato dato un livello economico superiore legato a specifici progetti di miglioramento della qualità assistenziale, in attesa di un adeguato riconoscimento contrattuale nazionale. Integrazione con il personale sanitario Una previsione nel sistema di classificazione consente di inserire l’OSS nell’ambito di un rapporto di gerarchia con il personale ad esso sovraordinato. L’affermazione del principio di gerarchia non contrasta con il carattere mul-

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Approfondimenti

IPASVI - Firenze

tiprofessionale dell’attività in cui l’OSS si deve inserire e con il lavoro di equipe, ma si integra alla natura multifunzionale dell’apporto offerto al paziente. La tipologia delle mansioni dell’OSS: sono attività che si integrano a quelle svolte dagli altri in equipe o che eseguono compiti specifici loro affidati dal personale gerarchicamente sovraordinato. L’apporto dell’OSS ha una autonomia fortemente limitata e circoscritta. Anche su queste pagine si è più volte rimarcato il rischio di un vero e proprio abuso di professione da parte dell’OSS nei riguardi dell’infermiere, vista l’apparente sovrapposizione delle funzioni infermieristiche con le mansioni dell’OSS; a parere dello scrivente

ciò può essere vero solo nelle situazioni dove gli infermieri, anche per cause esterne alla loro volontà, non hanno abbandonato vecchi modelli assistenziali mansionariali, mentre dove viceversa l’infermiere opera su modelli centrati sulla persona non si sono verificati particolari problemi o conflitti, infatti all’infermiere spetta, secondo quanto indicato dalla legge 251/2000, la pianificazione degli obiettivi assistenziali, mentre all’OSS la messa in atto degli interventi utili al loro raggiungimento; quale promemoria si riporta la disposizione di legge: L. 251/2000 art 1 “Gli operatori delle professioni sanitarie dell’area delle scienze infermieristiche e della pro-

Piano di studi UFC 1 – INTERVENTO DELL’OSS NEL CONTESTO SOCIO-SANITARIO 1

Unità didattica

Ore Teoria

1.1 1.2

Legislazione sociale e previdenziale Legislazione sanitaria e aspetti giuridici della professione Bioetica e deontologia Psicologia Sociologia Epidemiologia e igiene Interventi sociali per la persona e la famiglia Interventi sanitari per la persona e la famiglia Totale lezioni Totale Laboratorio e/o seminari Totale Tirocinio Totale

18 17

1.3 1.4 1.5 1.6 1.7 1.8

10 30 20 20 15

Ore Laboratorio e/o seminari 3 10

5

15

Totale ore UD 18 20 20 30 20 25 15 15

145

163 18 60 223

Piano di studi UFC 2 – SUPPORTO GESTIONALE ORGANIZZATIVO E FORMATIVO 2

2.1 2.2 2.3 2.4

Unità didattica

Ore Teoria

Organizzazione e metodologia dei servizi sociali Organizzazione e metodologia dei servizi sanitari Diritto del lavoro e orientamento al lavoro Protezione e sicurezza dei lavoratori Totale lezioni Totale Laboratorio e/o seminari Totale Tirocinio Totale

Ore Laboratorio e/o seminari

18

Totale ore UD 18

15

5

20

10 10 53

4 4

14 14 66

13 90 156


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Approfondimenti

Piano di studi UFC 3- ASSISTENZA DI BASE 3

3.1 3.2 3.3 3.4 3.5 3.6 3.7 3.8

3.9

3.10

3.11

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ED AIUTO DOMESTICO ALBERGHIERO

Unità didattica

Ore Teoria

Anatomia e fisiologia Medicina generale e specialistica Primo Soccorso Dietetica Interventi riabilitativi alla persona (tecniche riabilitative) Igiene e comfort ambientale Assistenza di base alla persona/caregiver a. Interventi sociali a sostegno delle responsabilità familiari e della tutela dei minori b. Interventi sanitari per l’infanzia a. Interventi sociali per la persona anziana b. Interventi sanitari per la persona con disturbi dell’invecchiamento e geriatrici a. Interventi sociali per la persona con disabilità b. Interventi sanitari per la persona con disabilità a. Interventi sociali per la persona con disagio psichico b. Interventi sociali nell’area delle dipendenze c. Interventi sanitari per la persona con disagio psichico Totale lezioni Totale Laboratorio Totale Tirocinio Totale

fessione sanitaria ostetrica svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione, alla cura e salvaguardia della salute individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle norme istitutive dei relativi profili professionali nonchè dagli specifici codici deontologici ed utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza” Quindi in estrema sintesi l’infermiere è responsabile della Pianificazione assistenziale, mentre l’OSS è responsabile della sua attuazione, ovviamente per gli atti di propria competenza. Pillole di dottrina legale Non è esente da responsabilità l’infermiere che abbia confidato, in assenza di pianificazione o di direttive,

Ore Laboratorio e/o seminari

Totale ore UD

28 30 10 10 10

10 8 5 15

28 40 18 15 25

10 20 5

14 40 16

24 60 21

5 10 10

16 15 15

21 35 35

10

4

22

8

4

22

8

7

28

8

7

28

5

7

28

187

321 135 300 621

che l’attività omessa sarebbe stata esercitata dall’OSS: – Attività di controllo dell’infermiere; – A monte  pianificazione e direttive; – A valle  supervisione. Permane la responsabilità dell’infermiere che abbia omesso di esercitare l’attività di controllo (culpa in vigilando). Il rapporto tra Infermiere e OSS – Escluso che il rapporto possa essere configurato in termini di delega. – Principio su cui si basa anche la giurisprudenza penalistica è il principio di affidamento. – Accezione di base del principio di affidamento, dove si confida nell’esecuzione di comportamenti conformi a razionalità.

IPASVI - Firenze

Obbiettivo

– Significato ulteriore: il dipendente deve agire con la diligenza richiesta dalla natura della prestazione e nell’interesse aziendale (art. 2104 c.c.). Permane la responsabilità dell’infermiere che abbia errato nella scelta dell’OSS cui affidare l’incarico se questo è soggettivamente inidoneo (culpa in eligendo). La responsabilità dell’OSS sussiste nell’ambito delle attività assegnategli, laddove esegua l’attività in contrasto con la pianificazione, con le direttive, o con la diligenza richiesta dalla natura della sua prestazione, in altri termini l’OSS risponde se, a fronte di una corretta pianificazione assistenziale, non la attua oppure lo fa in tempi e/o tecniche errate. È tenuto ad esprimere il proprio dissenso laddove la direttiva impartita sia manifestamente inappropriata o contraria ai doveri che su di esso incombono. Conclusioni Il mutamento demografico ed epidemiologico richiede nuovi modelli organizzativi che tengano sempre più conto di un contesto sociale che a sua volta deve essere agito in maniera proattiva e nel quale le professioni di aiuto e della salute si configurano come modelli e strumenti operativi delle politiche sociali e sanitarie. Per le professioni di aiuto la Mission è sostanzialmente la risposta ai bisogni del cittadino, che si manifestano con la compromissione nello svolgimento delle attività di vita. Per gli infermieri contemporanei l’assistenza è tuttora una componente fondamentale, scientifica e metodologica ma il Nursing non è omnicomprensivo di tutto ciò che è definibile come assistenza; l’infermieristica si occupa di problemi reali o potenziali delle persone mediante modelli concettuali e metodi operativi, per questo il Nursing fornisce il retroterra storico e culturale dell’assistenza a cui attingere per contribuire ad una adeguata formazione e successiva appropriata allocazione organizzativa degli operatori socio sanitari.

Obbiettivo - Professione Infermieristica nr. 1/2011  

Organo Ufficiale del Collegio IPASVI di Firenze