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IPASVI Firenze

domanda e delle possibili risposte per una nostra provocatoria interpretazione del comma 566. La prima frase fa già soffermare la nostra attenzione: “Ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia” cosa vuole intendere il legislatore? Sembra scontato il tentativo di alzare una barricata a tutela “dell’atto medico”, senza però specificare esaustivamente definizione e contenuti. Elementi necessari per dare concretezza ad un confine sfumato che lascia margine ad interpretazioni in base a competenze e contesto applicativo. A seguire ci domandiamo cosa s’intende con: “le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali” interessate nella definizione dei “ruoli, le competenze, le relazioni professionali”? Probabile l’intento di sottolineare l’importanza della concertazione nell’attribuire ruoli e competenze. Una novità se vogliamo, in quanto fino ad oggi ruoli e competenze sono stati di esclusiva pertinenza ministeriale e confronto con le rappresentanze ordinistiche. Da oggi anche i sindacati entrano di diritto nella stesura dei profili professionali con la speranza che sia riconosciuta ed introdotta come oggetto di contrattazione sindacale una scala valoriale basata sulle competenze soggettive. Si legge anche “sono definiti […]le responsabilità individuali e di equipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica[…]” …ci sembra arduo? Se vogliamo parlare di autonomia professionale dobbia-

OBBIETTIVO PROFESSIONE INFERMIERISTICA

mo anche definire il livello di responsabilità per quanto infermiere e ostetrica possono svolgere in autonomia, cioè fuori dalla prescrizione medica. Mentre nel lavoro di equipe nessuno degli attori e scevro da responsabilità, le interazioni legano chi prescrive e chi esegue le prescrizioni, ma anche chi organizza il contesto operativo e chi definisce gli obbiettivi. Nel comma 566 si rimarcano i percorsi formativi complementari, possiamo leggerle come “competenze avanzate” ?... quindi oltre i confini delineati dalla L42/99 che poneva come limiti i profili professionali, gli ordinamenti didattici ed i codici deontologici, fermo restando le competenze previste per le professioni mediche. Ridefinire ruoli e competenze inevitabilmente implica ritoccare una normativa vetusta. Oggi le necessità legate all’assistenza al cittadino non sono più quelle del ‘99. Neppure è pensabile continuare a sostenere la necessità di 22 professioni sanitarie. Dobbiamo ripensare, riprogettare questo panorama, razionalizzando e individuando competenze sempre più specialistiche, che diano buone pratiche e risposte efficaci al cittadino ed efficienti alla società. L’impianto della L42/99 sostanzialmente potrebbe rimanere valido cosi come la L.43\2006 entrambe nate per delineare struttura, sviluppo e ruoli delle professioni sanitarie non mediche, senza dimenticare il comma566 della L.190\2014.

ATTUALITÀ E PRIMO PIANO |

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Obbiettivo Professione Infermieristica nr. 2/2015  

Organo Ufficiale del Collegio IPASVI di Firenze

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