Page 14

Marzo • 2015

gistrata. È stato chiesto loro: “l’esperienza di una malattia vissuta da un operatore sanitario può influenzare la propria capacità empatica nel rapporto con la persona assistita? Quali sensazioni ed emozioni ha provato durante il suo percorso terapeutico-assistenziale? Nelle richieste di assistenza, si è rivisto in quelle dei suoi assistiti?” Le interviste sono state trascritte e analizzate secondo il metodo Van Kaam. Dall’analisi, le frasi che avevano delle similitudini, sono state raggruppate in tre “etichette” (A; B; C) che hanno permesso uno studio più mirato. L’etichetta «A» riporta sensazioni ed emozioni provate durante la degenza. Qui si legge un senso di solitudine e smarrimento. Qualcuno ha affermato: “[…] per me è stata una doccia fredda. Ero incredula. Ero io dall’altra parte. Avevo le stesse paure del malato del letto accanto al mio. Ero stata catapultata in un mondo ignoto dove nessuno ti comprende”. (infermiere ADI) “[…] essere paziente significa vedere molte cose che dall’altra parte non si percepiscono. Ho provato disagio ed ero molto ansioso perché pensavo alla mia famiglia che si preoccupava per me. Non mi piace dare pensieri a nessuno. Però non posso negare di essermi sentito solo […]”.(infermiere sala operatoria) L’etichetta «B» registra il bisogno di essere ascoltati: “Nei vari controlli provavo un senso di violazione della mia intimità, […] pensavano che sapessi fare il bravo paziente visto che ero infermiera […] avevo tanto bisogno di parlare, ma nessuno si soffermava ad ascoltare i miei sfoghi. Sentivo di dare fastidio ai miei colleghi […] cercavo di non suonare mai il campanello, anche se avrei voluto che fossero venuti spontaneamente, tanto per chiedermi come stavo”. (Infermiere ADI) “[…] ho visto molte lacune nei miei colleghi che mi facevano arrabbiare. Non avevo tante esigenze, però la mia flebo era sempre finita e non veniva mai nessuno a cambiarla”. (Infermiere ADI) Nell’etichetta «C» si legge una nuova consapevolezza sulla propria professione: “Il mio percorso da paziente mi ha aiutato a migliorare la relazione con la persona malata. […] le faccio capire che so quello che prova, mi adeguo meglio alle sue necessità e mi impegno ad essere efficiente in tutto. Sono più gioviale e il mio lavoro lo faccio con più passione e pazienza”. (infermiere) “[…] ogni volta che inizio un percorso assistenziale, cerco di avere un ruolo di osservatore doppio. Nel senso che cerco sempre di immedesimarmi nel paziente e nell’essere infermiera”. (infermiera sala operatoria) Risultati Il confronto tra la revisione bibliografica e quanto è emerso dalle interviste del presente studio ha portato all’individuazione di alcuni elementi comuni. Il primo è che l’esperienza di malattia ha avuto sugli operatori un impatto tanto forte da cambiarne la visione del mondo. Il secondo è che, durante la degenza, tutti hanno provato disagio a causa del distacco dei colleghi che hanno considerato 14

| STUDI E PROGETTI

come un ingrediente del proprio senso di solitudine e una componente traumatica della malattia. Infine, gli intervistati riportano una rinnovata consapevolezza dell’importanza di essere coinvolti nel processo di cura attraverso una relazione empatica basata su vicinanza e ascolto attivo. Inoltre gli intervistati hanno ravvisato un beneficio nel ripercorrere la loro esperienza attraverso l’intervista semi-strutturata che gli ha consentito una ulteriore rielaborazione del proprio vissuto. Conclusioni L’esperienza di malattia dell’operatore è un patrimonio per tutti coloro che sono implicati nel processo assistenziale. Leggendo le esperienze dei colleghi, gli operatori possono guardare la malattia da una prospettiva più interna accrescendo l’auto-consapevolezza riguardo i bisogni del paziente e lo svolgimento della propria professione. Inoltre è importante rilevare che gli operatori-pazienti sottoposti ad intervista semi-strutturata hanno riferito di aver tratto beneficio nel raccontare la loro esperienza attraverso l’intervista che li ha condotti a riesaminare a un livello più approfondito la propria esperienza di malattia e il proprio percorso assistenziale a conferma dell’importanza della narrazione. Ovviamente questo è un risultato parziale basato su una ricerca condotta solo su un piccolo numero di persone. Per questo si ritiene importante la necessità di non assolutizzare le conclusioni qui riportate e, volendo, di estendere l’indagine.

Bibliografia 1 2 3

4 5 6 7 8

9

Rosanne E. Beuthin, RN, MN. Article, “ Cultivating a Narrative Sensibilty in Nursing”, Journal of Holistic Nursing, Volume XX, Number X. 2014 Charon R., Narrative Medicine. A model for empathy, reflection, profession and trust, JAMA, October 17, 2001, Vol 286, No. 15, p. 1 Zannini L., Medicalhumanities e Medicina Narrativa. Nuove prospettive nella formazione dei professionisti della cura, Raffaello Cortina Editore, 2008. Bowles N., Story telling: a search for meaning within nursing practice, Nurse Education Today (1995) 15, 365-369. UK. SandelowskiM., We are the Stories we Tell:Narrative Knowing in Nursing Practice,J Holist Nurs, March 1994 12: 23-33. The experience of the female nurse who is a patient: powerless or in control?, The Australian Journal of Holistic Nursing,1998 Apr;5(1):32-8. Nurses as patients: the voyage of discovery, International Journal of Nursing Practice,1999 Jun;5(2):64-71. Senior nurses as patients: narratives of special and meagre care, HYPERLINK “http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19117499” \o “Contemporary nurse.”Contempory Nurse. 2008 Dec;31(1):32-43. Quando l’infermiere diventa paziente. Uno studio qualitativo sull’impatto dell’esperienza di malattia, Italian Journal of WOCN,Vol 1 Num, 2 Settembre 2011.

Obbiettivo Professione Infermieristica nr. 2/2015  

Organo Ufficiale del Collegio IPASVI di Firenze

Advertisement