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IL FURTO DELLA GIOCONDA (ad insaputa della Gioconda stessa)

Guido Penzo


La notte precedente era stata una notte buia e tempestosa. Il giorno dopo, mentre su New York calavano le prime ombre della sera‌ New York, 56 milioni d'abitanti. 56 milioni di storie da raccontare. Questa è una di quelle.

"Edizione straordinaria! I soliti ignoti rubano la Gioconda di Leonardo. Edizione straordinaria! La polizia brancola nel buio aspettando che sorga il sole! Il Sole 24 Ore, Edizione straordinaria, con videocassetta allegata a sole 3 euro! Tutti i particolari nella terza pagina a pagina 29!".


Non riuscivo a credere alle mie orecchie da mercante. Stavo bevendo a tutta birra tra una salsiccia e l'altra, seduto al Baghdad Caffè del mio amico Mandrake, in compagnia dei colleghi Basettoni e Charlie Chan, quando un giovane strillone ci sommerse con le sue grida. Per un dollaro d'onore acquistai una copia de "Le Figarò", il più bel quotidiano di Parigi. Sulla prima pagina, a titoli cubitali era scritto: on a volé la"Joconde" au Louvre. Quand? Comment? Qui? Quo? Qua?

In terza pagina 29, un articolo, in quattro e quattr'otto, con una logica matematica, raccontava come, tra le 7 e 30 e le 8 e 30, qualcuno aveva tolto la Monna Lisa dalla sua cornice dorata e s'era allontanato senza che nessuno se ne accorgesse, magari fischiettando un motivetto che mi piace tanto e che fa du du du du, du du du du, du du. L'allarme fu dato, solo più tardi, da uno studente giapponese che voleva fotografare di nascosto il celebre dipinto, appeso nel Salon Carre del Louvre. La polizia francese agli ordini dell'Ispettore Clouseau, chiamata col cellulare in viva voce dal Direttore del Museo, aveva isolato l'intero quartiere di Belleville iniziando la "recherche du temps perdu".

L'articolo, firmato da Clark Kent, terminava con una domanda: dov'è Superman?


Baghdad Caffè. Ore 12 e 45. Marte in Cancro con Luna rossa nella decima casa, chiusa. Temperatura esterna:27 gradi. Il sole era sorto alle 6 e 43 e sarebbe tramontato alle 20 e 03.

Nonostante fossi un perditempo, non c'era tempo da perdere. Bisognava passare all'azione. Per prima cosa telefonai a quello al commissario Montalbano a Vigàta. "Chi minchia è?" rispose alluccando. Capii che era molto nirbuso. "Sono Louis, Louis Maigret, della Polizia giudiziaria, il collega di Simenon!" "Ma 'icche? A Catarè, finiscila con 'sta cammurria!". Ci misi un tanticchia di tempo per spiegare a Montalbano la situazione a Parigi, ma alla fine fu autorizzato da Camilleri a partire con un volo da Punta Raisi. Quindi, d'accordo con il commissario Basettoni, che a guardarlo sembrava un fumetto, Pepe Carvalho giunto da Barcellona e il commissario Rex, decidemmo di convocare tutti i Supereroi che non erano impegnati in altre avventure della Marvel, per iniziare la più estesa caccia al ladro che qualunque fiction avesse mai trasmesso. Il furfante aveva le righe contate, sia che si fosse trattato di Diabolik, Gambadilegno, Stanislao Moulinski, Banda Bassotti, Rocambole, Lupin III o Gargamella.


Tour de France, ore 15 e 10. Ascolta si fa sera. L'Euro perde ancora nei confronti del Dollaro. La faccenda si fa seria Tenente Parker.

Il primo Supereroe ad essere convocato doveva essere uno scalatore puro. Siccome Pantani non era disponibile, cercammo Superman. Lo trovammo in un Supermercato mentre lottava con il suo Super-io. Era un ragazzo Superficiale, ma aveva fatto le Superiori e ci poteva aiutare. "Faccio un pieno di Super, prendo la Superstrada e arrivo!". Poi Batman, che aveva già saputo la notizia del furto e che a bordo della sua Batmobile aveva lasciato il suo Bat-nascondiglio per raggiungere il molo. Da dove su un Bat-tiscafo guidato da una Bat-tona, innamorata di Bat-tiato, sarebbe arrivato in un Bat-tibaleno. Quindi Capitan America che sarebbe passato a prendere Capitan Europa e Capitan Africa. Convocammo anche il giovane Ash, sicuri che avrebbe portato con se i suoi Pokemon. Il primo ad arrivare fu però Indiana Jones, poi, in un flash, Gordon. L'unico che si fece negare fu Winnie the Pooh. Aveva già un'altra storia in ballo con l'amico Yoghi. Il solito ballerino!


La Marsigliese, ore 18 e 10. Come si beve la Tequila Bum Bum? Si pone il bicchiere sul tavolo di legno, si versano gli ingredienti e si copre con una salvietta. Subito dopo si pone la mano sul bicchiere, s'alza e si sbatte violentemente per due volte sul tavolo. Si toglie la salvietta e si tracanna l'emulsione che si è provocata. Con sollievo di tutti i Supereroi seduti attorno al tavolo, al quarto tentativo mi decido a chiedere una salvietta, che non è un particolare da poco. Ma ormai tutti i cartoni erano già bagnati.

Il primo problema da risolvere era come muoversi in città. A piedi nudi sull'erba? In fila indiana? Per due col resto di quattro? Saltellando di palo in frasca? Il secondo problema era come far girare indisturbati tanti Supereroi, ai quali si erano aggiunti Del Piero e Calimero, senza che i passanti li bloccassero chiedendo loro come sarebbero finite le storie in uscita nelle prossime settimane. Il terzo problema riguardava Chi l'ha visto?, l'Interpol, l'Internet, l'F.B.I., la Mondialpol, la D.I.A., la F.H.L.A.M.R.T. e la Signora in Giallo. Anche loro stavano indagando, gli uni ad insaputa degli altri e viceversa. Per tutti questi problemi non avevo la soluzione in tasca, neanche nel cassetto, né sulla scrivania.


All'Ovest niente di nuovo, ore 19 e 15. A bordo di un maggiolino mi dirigo a est di Paperino. Mi sento allegro ma non troppo. Vicino a me Pixie e Dixie continuano a discutere dei fatti loro. Nascosto nel bagagliaio Aladdin continua a fregare la sua lampada, ma il Genio non vuole saperne di farsi fregare.

L'unica speranza di trovare chi ha rubato la Gioconda è nella telefonata anonima che ha ricevuto dieci minuti fa Poirot. Sembra che ci sia una traccia tracciata su una porta di un saloon a Metropolis. Incomincia a fare caldo, saranno circa 451 Fahrenheit. Imboccato il viale del Tramonto, attraversiamo il fiume Kwai. Girato l'angolo ci viene incontro Capitan Miki di tutta Furia. "Venite!". Mi fa vedere una zeta incisa su una porta. Non è quello che cerco. Dentro il bar i sette samurai stanno giocando a tre con il morto mentre Burt Simpsons continua a bere boccali di birra in compagnia di Fred Flinston. Nascosto dietro il pianoforte Buster Keaton si sta crepando di risate. Adesso so chi è la gola profonda che mi ha attirato qui. Mi sembra una storia infinita, da qui all'eternita.


Interno sera. Ore 20.00. Sigla del TG 1 in onda. Poster della Ferrari sul letto, libro nel cassetto, marinai sotto coperta.

Tutte le piste erano state seguite. Mister Magoo con l'Uomo Ragno erano andati a Indianapolis, Tex con i Puffi a Le Mans, Clint Eastwood con Nick Carter e l'incredibile Hulk a Monza. All'Estoril Nero Wolf aveva mandato Archie Goldwin, leggermente indisposto, in compagnia del Dottor Watson. Il mondo era ormai circondato (compresa Gotham City). Non c'era via di scampo, neanche spingendo i maniglioni antipanico. Chiunque avesse sottratto la Gioconda dal Louvre non dormirĂ  tranquillo (soprattutto se Rin Tin Tin non la smette di abbaiare).


Qui, adesso. Qualcuno ha fatto scivolare un biglietto sotto la porta della stanza. Prendo la calibro 45 dal cassetto, il coltellino svizzero dal portagioie e dissotterro l'ascia di guerra. M'avvicino senza dare nell'occhio. Do un calcio al foglietto per vedere se è ancora vivo, poi lo porto sul palmo della mano e lo rigiro su se stesso tra le dita. Qualcuno ha scritto un messaggio con un rossetto. "So che mi state cercando, ma è tutto inutile. Nessuno mi ha rapita, me ne sono andata da sola. Ero stanca di essere osservata senza che qualcuno mi capisse veramente. Resterò un mistero per tutti. Smettetela di cercarmi, non sono alle Hawaii. Monna Lisa, finalmente Gioconda".


Prima di scrivere la parola fine a questa storia, decido di comperare, Last Minute, un biglietto per le Hawaii. Era sicuramente l'ultimo posto dove l'avrebbero cercata, senza il mio consenso. Un bel quadretto ci aspettava, lei Gioconda ed io‌Jo Condor.

FINE


Il furto della Gioconda