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“Piccoli suicidi tra amici”

Potterologia

Ettore Bucci PAGINA UNO

L’angolo della poesia La potenza dell’arte

Anno 1 N. 22 / SETTEMBRE 2011 - Periodico settimanale - Editore e Proprietario: eBookservice srl C.F./P.I. : 07193470965-REA: MI-1942227. Iscr. Tribunale di Milano n. 324 del 10.6.2011.

autore numero

100% free

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Copertina di Maria Pia Luly Jones


numero

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IN COPERTINA MARIA PIA LULY JONES

Artista.

Nata ad Dosolo (Mantova) il 24 dicembre 1954 vive e lavora a Bordighera (Imperia - Italia) Frequenta i primi anni di studio al Liceo Artistico di Via Ripetta a Roma e l’ultimo anno a Brera a Milano. Collabora con lo Studio Zagara di Nizza (Francia) dove disegna soggetti floreali per tessuti di arredamento. Realizza la sua personale ricerca pittorica spinta dalla passione per i fiori ed i soggetti naturalistici; affascinata dall’iconografia botanica storica e attenta osservatrice dei soggetti dal vero, dipinge piante e fiori con una cura cromatica ed espressiva del dettaglio unica. Tecnica: acquerello e matita su carta acquerello. Esposizione personale: 2011 “A Passion for Flowers” - Museo Clarence Bicknell Bordighera. Catalogo mostra disponibile. www.mpljones.com info@mpljones.com


in copertina

Maria Pia Luly Jones

Io Come Autore ringrazia l’artista che ha concesso tutte le opere presenti su questo numero:ŠMaria Pia Luly Jones


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sommario

numero

autori Donatella Ariotti |

Il ritmo della vita

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Andrea Mazzacavallo |

Ticket: parole in musica

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rubriche Libri con la D maiuscola |

di Patrizia Bellinelli

Consigli di lettura |

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10

Concorso letterario DEd’A |

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16 La potenza dell’arte | 18 Informazione letteraria | 24 L’angolo della poesia |

Potterologia

Estratto di Andrea Mazzacavallo | Appuntamenti |

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Il circolo dei lettori 3 conferenze sull’Egitto dei Faraoni


editoriale

Marika Barbanti Cos’è la creatività? Una soluzione originale a un problema banale. Aldilà della definizione da dizionario, se proviamo ad approfondire un pochino il concetto; notiamo che spesso la creatività nasce dall’elaborazione o dalla somatizzazione di una situazione difficoltosa e perché no, a volte dolorosa. A volte essere creativi in senso artistico sembra un escamotage ovvero attraverso un altro linguaggio, non quotidiano; troviamo il modo di far uscire da noi una sorta di parte oscura, ma in modo positivo. Per la psicologia, la creatività è una delle funzioni cognitive che permette un migliore adattamento all’ambiente in cui viviamo. Essere creativi significa innanzitutto spostare il punto di vista. Come diceva una famosa canzone: “da che punto guardi il mondo, tutto dipende”.

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Credo che nonostante tutte le difficoltà, il punto di vista da cui guardare dovrebbe sempre contemplare l’ottimismo e la luce del sole. Qualunque cosa capiti, prima o poi passerà; resistiamo con creatività e diamo sfogo alle nostre emozioni proprio come hanno fatto Andrea Mazzacavallo, Donatella Ariotti e Geralda Antonella Quattrone. Poesia, arte e teatro sono una delle migliore vie per sentirsi nuovamente vivi. L’arte è meglio di una medicina e una “terapia” molto più divertente! Buona Lettura! M. B.

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Patrizia Bellinelli Nata a Torino nel 1976, Laureata in Giurisprudenza all’Università di Torino, dopo quasi 10 anni come praticante avvocato in studi legali, grazie ad un uomo speciale, ha deciso di ascoltare il richiamo di alcune sue grandi passioni: la lettura e la scrittura. Ha fondato il blog Open AR.S.-A spasso tra i libri, in cui le emozioni della parola si fondono con quelle della fotografia: perchÊ i libri si leggono, si recensiscono, si ascoltano e si osservano con profondo rispetto. Organizza e cura eventi culturali ed un canale web tematico dedicato a libri e lettori. Approfondimento e recensione sul blog: www.openars.it/?p=1029 sezione Osservato speciale. www.aspassotrailibri.it

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libri con la D maiuscola.

Il segnalibro rosa di Open AR.S.


di Patrizia Bellinelli Kahuna Incipit di Francesca Gallo Il mio segnalibro è inserito in un romanzo per ragazzi, che non lascia certo indifferenti per la sua originalità. Pur avendo oltrepassato quella soglia secondo la quale non rientro più (anagraficamente s’intende!) nella categoria Junior, sono affascinata e incuriosita dalla letteratura per ragazzi. È spulciando tra i vari titoli, noti e meno noti, che ho conosciuto, anche personalmente, la scrittrice Francesca Gallo. Dedita per molto tempo alle fiabe, ha pubblicato nel 2010 il suo primo romanzo, Kahuna. Un viaggio del lettore in compagnia della Kahuna (sciamana) Stella e dei suoi amici attraverso i continenti alla scoperta di terre lontane, di preziose tavolette e delle proprie origini. Un viaggio geografico, archeologico, storico, che intreccia senza lacune la fantasia con la realtà. La fantasia è l’elemento imprescindibile di un romanzo per ragazzi e la realtà deve necessariamente essere di supporto, qualora il romanzo voglia anche insegnare qualcosa (senza pretese di sorta) ai giovani lettori. Ebbene, Kahuna è il risultato di un ottimo lavoro di cesello che consegna alle stampe un’opera che non si fatica a definire verosimile (seppur traboccante della più fresca e fervida fantasia). Alla base di queste pagine in cui amore, amicizia, misteri, intrighi internazionali, uomini e animali con il dono della parola, tessono una trama ricca di spunti storici e ambientazioni più che mai reali, c’è un corposo lavoro di documentazione da parte della scrittrice che si percepisce in tutto il romanzo. A incorniciare un testo degno di nota ci pensa lo studio grafico, che consegna al lettore pagine scritte in Corpo 16 e carattere EasyReading, nonché l’allegato CDmp3 in cui l’intera opera è letta da splendide voci narranti, per fornire adeguati strumenti di lettura anche ai ragazzi dislessici.

“- Pronto… - Caroline… mi dispiace svegliarti nel cuore della notte, ma ho una brutta notizia da darti: l’elicottero di John non è mai arrivato a Mérida. Le ricerche di soccorso sono già iniziate. Caroline Lunos, la famosa stilista proprietaria della casa di moda C.L., si sveglia di soprassalto, guarda il telefono muto sul suo comodino e si alza, spostando le lenzuola con un gesto di stizza. - È stato un incubo! Infila la lunga vestaglia e raggiunta la cucina si prepara una tisana per calmare i nervi scossi dai ricordi di quella terribile notte di undici anni prima”.

Isbn 978-88-6204-075-4 Pagine 448 • € 24,00

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Autori

Il ritmo

della vita

T

anto tanto tempo fa ha stipulato un patto con i Maestri Esigenti e Compassionevoli dell’Universo: avrebbe occupato un piccolo tempo e un ancor più piccolo spazio sul pianeta Terra, perché è lì che si usano le parole. E attraverso le parole sarebbe nata, cresciuta, fiorita, e attraverso il verbo si sarebbe fatta carne per modulare spazi molto più ampi tramite il suo lieve soffio. Da bambina, prima che le insegnassero a leggere, guardava con sconfinato desiderio i libri... lì, lo capiva, le persone trovavano le chiavi per decifrare i tempi e gli spazi assegnati a ciascuno. Tra le pagine le persone sembravano volare in mondi sempre diversi e sempre esprimibili. Mi chiamo Donatella Ariotti, e non smetto mai di parlare (molti si disperano, sentendo questa minaccia solo apparentemente edulcorata dal fatto di presentarla come dichiarazione d’intenti, o ...dono). Parlo con me stessa, con i miei respiri, con gli alberi, con le gatte che vivono nel mio giardino.

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Alla corte della

noce e altre poesie

Il lettore è chiamato a condividere un percorso che l’autrice riconosce come tipico di ogni essere umano traducendolo a volte come inquieto rifuto, altre in serena condivisione e dono di sé. Il filo conduttore è la natura che, spesso intesa come presenza magica, diviene poi più accessibile in impersonificazioni familiari (la nonna Leonilda che racconta le fiabe). Timori, speranze, rabbia e passione si accendono in fiamme che divampano al cospetto di un giudice che dimora molto più spesso nell’autrice che altrove. Nel nome di una ricerca artistica percorsa quasi a guisa di farfalla che vola tra le righe, l’autrice si arriva ad accettarsi e con lei la folla variegata che l’accompagna.

Isbn 978-88-5673-945-9

Accarezzarti nel cuore con la poesia

Pagine 70 • € 11,50


Donatella Ariotti Quel che cerco è il filo d’erba che nasce tra le crepe dell’asfalto... E, naturalmente, con le persone. Sempre. Soprattutto quando non apro bocca. E in quel parlare o tacere si forma la poesia. A volte ho pensato che la poesia non facesse più parte del mio esistere, che fosse andata altrove, a dare parola e senso a tempi e spazi impiegati più “produttivamente”, che a un bivio avesse lasciato la mia mano per seguire sentieri più chiaramente tracciati di quelli che percorrevo io. - Dolore, questa è la parola giusta -. Sì, perché per me “essere senza poesia” è essere senza ritmo, senza aria, senza natura, senza armonia, senza cibo e senza ossigeno. Senza sangue e senza amore. Sarei morta se avessi veramente creduto di non essere la piccola poesia della mia stessa vita. In qualche angolo della mia fiducia spesso vacillante e dubbiosa su tutto “il resto” c’è una colonna portante dove è nata e vive la mia certezza che la poesia non va e non viene, che non sono io a cercarla o a trovarla chissà dove, chissà in chi o cosa. Semplicemente sarà in me finché avrò fiato per dire, occhi per vedere, cuore per amare. E forse anche dopo. I Maestri Esigenti e Compassionevoli non me l’hanno mai rivelato ma sono

convinta che la vita sia stata pronunciata con un certo ritmo, e che solo così abbia potuto nascere, dai versi insufflati in agglomerati di masse incandescenti che via via si raffreddavano… E così quella bambina riempiva quaderni e fogli, pensieri, occhi, anime e cuori. E via via qualcosa è rimasto, qualcosa anche per voi che ora avete un piccolo spazio e un piccolo attimo che state dedicando a me. Non ho mai pensato di scrivere per essere “premiata” o “riconosciuta come autrice di successo”. Quel che cerco è il filo d’erba che nasce tra le crepe dell’asfalto, è l’emozione che si accende negli occhi di chi è stato accarezzato nel cuore da una mia parola. La strada che porta a voi sta ora passando nel paesaggio delle pubblicazioni, degli articoli, della promozione, delle presentazioni del mio libro. Sono felice di percorrerla e di potere incrociare tanta gente che per i più svariati motivi sta camminando qui su queste pagine, ora, insieme a me. La parola che il mio cuore sta ritmando e vuole donarvi, adesso, è “gratitudine”. Donatella Ariotti

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consigli di lettura Isbn 978-88-8372-458-9

Piccoli suicidi tra amici di

Arto Paasilinna

Duri di cuore di Alfredo Colitto Ho trovato che gli elementi per essere un bel libro ci sono tutti, i protagonisti: Carmine bello e tenebroso con un passato misterioso, Laura la ladra con i tacchi e un grande segreto e Vlastar un cattivo vero, un duro che non guarda in faccia a nessuno. Però per quanto sia breve più che un libro è un racconto, tutta la storia non viene approfondita come merita, peccato perché penso che Alfredo Colitto scriva veramente bene e crei storie avvincenti che ti catapultano nel libro … finché non leggi come va a finire. Giorgia Sorrentino

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Pagine 259 • € 14,00

Isbn 978-88-7091-139-8

Pagine 128 • € 9,00

Quando l’importante non è la meta ma il viaggio. Un matrimonio fallito e ripetuti insuccessi spingono Onni Rellonen a metter fine alla propria esistenza. Caricata la pistola con cui infliggersi il colpo mortale, si dirige verso il fienile scelto per l’ultimo atto della sua vita. Non immagina che lo stesso fienile è già occupato dal colonnello Kemppainen, anche egli in procinto di abbandonare questo mondo. Dall’amicizia tra i due nasce l’idea di riunire tanti altri finlandesi nelle stesse condizioni che insieme compiono l’ultimo esilarante tour alla ricerca del miglior crepaccio d’Europa in cui gettarsi. Un viaggio che li riporterà inevitabilmente verso la riscoperta di sé e del valore della vita attraverso una prosa ironica e gioiosa. Silvia Di Muzio http://www.anobii. com/01b12f134e1402d535/books


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Autori

Ticket: parole in musica

Nel 1995 vince il premio dedicato a Demetrio Stratos Cantare la voce. Nel 2000 pubblica il suo primo album omonimo con il quale partecipa a Sanremo con al canzone Nord-Est, classificandosi ultimo. Laureato in storia e filosofia all’università di Bologna con una tesi dal titolo Gioco di simulazione e conoscenza umana. Successivamente pubblica un secondo album intitolato Low-fi. Andrea partecipa al festival della musica uzbeka a Taskent e insegna sperimentazione vocale e pianoforte a Bologna. Contemporaneamente inizia la sua attività di compositore di colonne sonore per teatro, televisione e cinema. Il 2006 lo vede vincitore del Leoncino d’oro alla Biennale teatro di Venezia con la colonna sonora dello spettacolo di Carlo Gozzi Il Corvo. La sua carriera avanza passo dopo passo e nel 2007 tiene un seminario su Mu-

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TICKET Un divertente progetto di Action Writing sul tema del gioco. Undici racconti a cui corrispondono undici brani musicali. È sufficiente la lettura del primo racconto per capire di cosa si tratta... Isbn 978-88-6438-051-3

A

ndrea Mazzacavallo comincia all’età di nove anni i suoi studi musicali, prima di pianoforte e poi di canto.

Pagine 56 • € 15,00


Andrea Mazzacavallo Tiziano Scarpa dice di lui: “Le melodie di Andrea Mazzacavallo, oltre che belle e geniali, son intelligenti perché intrinsicamente ritmiche: il che vuol dire che ascoltano se stesse. sica e vocalità nella Commedia dell’arte presso l’università coreana di Seoul. Lo stesso anno firma la colonna sonora dello spettacolo scritto da Tiziano Scarpa L’ultima casa che vince il premio Chi è di scena alla Biennale di Venezia. Realizza la musica dello spettacolo di circo-teatro Cirk per la regia dell’olandese Ted Keijser e lavora con la poetessa e scrittrice finlandese Stella Parland allo spettacolo teatrale sul dadaismo “Kalla Kalkoon”. Nel 2010 firma la regia di 10 cortometraggi per il Premio Nazionale del Lavoro in onda su Rai 1. Sempre nel 2010 pubblica per la casa editrice Zona la raccolta di racconti con colonna sonora intitolata Ticket a cui è legato l’omonimo spettacolo teatrale.

Andrea Mazzacavallo

Questo, credo, sia il motivo per cui suonano così classiche, così definitive: non dipendono dagli arrangiamenti, non contano soltanto sull’aiuto degli effetti timbrici (anche se li sanno sfuttare sapientemente). Sono scoperte musicali assolute”.


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concorso letterario

Identikit di Ettore B

www.dedaedizi

Bucci Ettore

nezia/ e V / lo o D = o DoVeGoV tuta. t a b a n u è a e non r e h g o V / o c Godias

e scompare

azionale in lt u m a n u Impiegato in ppare (a o ic g a m Pizzetto per magia)

la mia aman e a is L e li g olò, mia mo ta. Mio figlio Nic ira per la tes g i m e h c o ell . Scrivere qu 0 0 6 R B C a te Hond

i spezm n o n a m Mi piego ella strega! d o lp o c il ho e piano che

tiva, a r r a n , h c e T Hi npo’. u o t t ere il u it d , a Bisogna av music

zo... Ma fat

danzante. a ll e t s a n u er generare p è s i d o r t caos den

Ettore Bucci

V B


DEd’A edizioni Bucci – L’ultima corsa. Sentimenti in gara Per votare Ettore

ioni.com/index.php?option=com_content&view=category&id=48&Itemid=130

a t o V i c c u B

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Raccontaci come e perché sei diventato uno scrittore Be’, dovrei essere uno scrittore per poterlo dire e non mi reputo tale visto che sono orgogliosamente un metalmeccanico con la passione di raccontare delle storie. Un “metalnarratore” insomma. Tutto è cominciato probabilmente per noia (quando ancora conoscevo cos’era la noia) una sera di parecchi anni fa, in un altro millennio, meno frenetico e più lento. Quella sera, invece di leggere o accendere la televisione, ho iniziato a scrivere una storia senza sapere dove sarei arrivato. Premevo le lettere sulla tastiera quando, ad un tratto, i pensieri hanno iniziato a correre più veloci delle parole che digitavo e faticavo a stargli dietro, come un fiume in piena le righe si riempivano e finalmente la mia testa si svuotava. Alla fine leggere sullo schermo quello che era compresso nel mio cervello, schiacciato da altre mille idee, è stata una sensazione incredibilmente appagante, mi sono sentito “leggero”, avevo un sorriso cretino stampato sulle labbra e, diavolo, quelle parole una dietro l’altra “suonavano” bene: era un racconto. L’ho fatto leggere alla persona che da allora per prima ha “l’onore” di perdere un po’ del suo tempo con i miei scritti, la mia fidanzata (ora moglie) che non ha mai smesso di consigliarmi, bacchettarmi e farmi le correzioni. Ecco, forse un riconoscimento se lo merita più lei per la pazienza con la quale mi sopporta e ogni volta, anche quando tutto sembra perduto, mi incita e mi spinge per giungere a quella fatidica piccola parola che decreta l’arrivo al traguardo, la parolina magica: fine.

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l’angolo della poesia

AMABILE INDEFINITO

L’infinito definito

L’

indefinito è amabile poiché genera spazi che non hanno limiti di coscienza e potenza. Nell’indefinito, sancito da filosofi come Fichte, sono insite la forza e la ragion d’essere del mondo e dell’universo intero. L’universo è un prodotto dell’“Io Infinito” paradigma dell’Onnipotente. Per questo motivo l’infinito indefinito è amabile, non potrebbe essere altro! L’infinito è un principio spirituale creativo che Fichte chiamò “Io”, Schelling “Assoluto” Hegel “Idea”. Comunque lo si chiami, tuttavia, il principio infinito è unanimemente considerato dai romantici come coscienza e capacità di creazione incessante. Abbiamo tutti all’interno del nostro

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Alla volta dell’indefinibile amabile meta. Come bevuta da calice d’assenzio che scorre nelle vene. Reminiscenza illesa maestra taumaturgica di visioni che furono. Memoria prodiga a dettar sentenze ai poveri giorni attraversati laceri da fiume che decompone gli argini. Lampi improvvisi riflessioni inermi tacite e sicure timide ingombranti riposte miserabili. Saettano al petto crepe essenziali e scindono l’essere servo oramai arreso di un corpo cancelliere.


Geralda Antonella Quattrone animo il marchio dell’infinito, definito circoscritto come il risultato di un’equazione, siamo il frutto dell’“Io Assoluto”, e ciò genera nell’animo umano un processo volto a rivelare i messaggi che l’anima, unica mediatrice tra l’uomo definito e il creatore “Io Assoluto Indefinito”. Essa comunica con noi, attraverso la genesi dei pensieri e delle riflessioni. Identifico il mio pensiero a riguardo con i romantici per ciò che riguarda il sentimento. L’infinito è anche sentimento, Schlegel infatti pensava ad esso come al di fuori e al di sopra della razionalità, come infinità di sentimento. Indi l’infinito in quanto sentimento si rivela meglio nell’arte che nella filosofia, essa è razionalità, l’arte invece è alta espressione del sentimento. Filosofi romantici come Schelling ritenevano che la migliore manifestazione dell’Assoluto si riscontrasse nell’arte quindi ne valeva che l’esperienza artistica fosse per l’uomo il mezzo efficace per avvicinarsi all’Assoluto. La poesia è arte, è ponte intangibile tra “l’Io determinato costituito” e ”l’Io Assoluto Indefinito” il sentimento che lega la prima identità (L’Io determinato costituito) alla seconda (L’Io Assoluto Indefinito) è la passione usata e la capacità di adattare il proprio essere all’ascolto dell’anima. L’esperienza artistica è per l’uomo un mezzo efficace per avvicinarsi all’Assoluto, attraverso la creatività tale esperienza si concretizza. In fondo siamo fatti in parte della stessa sostanza “dell’Io Assoluto Indefinito”, arriviamo alla comprensione e alla co-

Pagine 100 • € 12,50

noscenza non solo attraverso la ragione ma inconsciamente attraverso l’empatia, “la comunione empatica” che lega l’essere determinato e la sostanza eterea (l’anima) di cui è composto, “all’Io Assoluto Indefinito” creatore di tale sostanza. La nostra anima è composta di Assoluto che dobbiamo cercare in noi, come sostanza non sostanza che ci appartiene, essa è insita nel nostro essere, ecco perché L’infinito definito è la silloge attraverso la quale ho cercato disperatamente di definire l’infinito all’interno del mio animo, per cercare di arrivare a toccare, a sfiorare “L’Indefinito Amabile”.

Geralda A. Quattrone


la potenza dell’arte

Potenza divina di Giorgio Ginelli Nella comunicazione, l’immagine ha avuto da sempre una vita propria, rispetto alla parola, scritta o verbale che la si voglia considerare. Forse perché è nata sicuramente prima, con un gruppo di uomini del paleolitico che pensa di illustrare le pareti di una grotta con immagini di caccia. Il tempo passa, si esce dalle caverne e qualcuno si inventa il modo di dipingere anche le stoffe, che nel frattempo qualcun’altra ha imparato a tessere. Da lì a usare i pigmenti per imbrattare le tele il passo è breve, ma è sempre l’immagine che fa tutto. Il tempo galoppa inesorabile e si trova il modo di fissare ciò che lo sguardo cattura su una lastra e il mondo viene riprodotto fedelmente, prima nei toni di grigio e poi a milioni di colori; poi le immagini iniziano a muoversi e in un attimo abbiamo fatto un balzo di 15.000 anni. Ma la comunicazione fatta con l’immagine è sempre semplice, immediata e potente. Ciò che è diventato sempre più sofisticato è solo il mezzo di riproduzione, che in questo momento non ci interessa. Il secolo passato ha visto l’affermarsi della comunicazione d’immagine su più livelli; il testimone è presto passato dalla pittura

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alla fotografia, ma il concetto di base non è cambiato. L’immagine congela ciò che l’occhio della mente dell’artista cattura e lo propone. E questa immagine colpisce chi la guarda in modo differenziato, andando per ognuno a solleticare corde personali e recondite. Così, la stessa immagine può dare piacere o repulsione, scatenare sconcerto oppure sfrenata ammirazione, a seconda di chi è lo spettatore. Basti pensare al differente atteggiamento che manifestano persone diverse davanti a uno stesso quadro, a una stessa scultura, o a una fotografia. E ciò può essere vero sia parlando di Pablo Picasso, così come alle provocazioni fotografiche di Oliviero Toscani. L’immagine, nella sua semplice essenza, da sempre racchiude la potenza quasi divina di suscitare un’emozione; la positi-


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Umberta Ruffini

Gatto che dorme

http://www.umbertaruffini.com/


la potenza dell’arte vità o la negatività che un’immagine può provocare in noi osservatori è perciò forse poco significativa, perché estremamente soggettiva. Quello che osserviamo è ciò che l’artista si è degnato di svelare alla nostra vista; è solo una parte della visione complessa e articolata che ha catturato la sua attenzione. Esistono artisti che con la loro semplicità a volte sfiorano la complessità, come ad esempio i quadri di Umberta Ruffini, la quale intenzionalmente non fornisce mai una chiave di lettura, proprio in onore del fatto che l’interpretazione di qualsiasi opera deve essere libera, personale e mediata solo dagli occhi dell’anima. Ne esistono altri che invece ci propongono l’arte come la precisa rappresentazione del dato reale: ad esempio Monia Sogni, con la sua forma espressiva conduce chi guarda le sue opere a riflettere un momento sulla realtà congelata: chi guarda si deve porre il problema che ciò che vede non è finzione. Ciò che risulta evidente è la capacità dell’immagine di darci un’informazione immediata, che alcuni chiamano arte, altri visione, altri ancora semplicemente emozione. Se questa non è potenza…!

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di Giorgio Ginelli

Monia Sogni

Destroying beauty http://moniasogni.wordpress.com/


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informazione letteraria

Potterologia

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osa accade se si riunisce in un solo volume un gruppo di esperti potteriani? Si ottiene un lavoro caleidoscopico come quello che avete in mano ora. Dieci colori e sapori diversi, insoliti, innovativi, disposti secondo una formula, quella antologica, ancora inedita per il panorama potterico italiano. Agili ma approfonditi, questi minisaggi gettano luce su aspetti ancora insondati del mondo di Harry Potter e il lettore si troverà dunque a contemplare una girandola di spunti in grado di prolungare ancora un po’ il piacere di essere immerso nel fantastico universo creato da J.K. Rowling. Gli orizzonti si schiudono su un panorama variegato quanto le famose Gelatine Tuttigusti+1: da uno sguardo alle Ombre oscure della vicenda a quello sulle numerose figure materne; dagli eterei segreti alchemici a quelli più prosaici, ma non meno interessanti, di una traduzione ben riuscita; dai trucchi per una perfetta resa cinematografica delle complesse sfaccettature di Voldemort, all’approccio naturalistico ed ecoetologico agli animali della saga; dall’umorismo che permea sottil-

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mente i libri, alla disamina artistica delle illustrazioni che fanno loro da complemento; infine, dall’esame dei modelli familiari che costellano la storia a quello delle solide amicizie di cui è altrettanto ricca. Un modo per omaggiare e salutare, con un filo di dolce-amara nostalgia, i romanzi e i film ormai conclusi e per accendere un piccolo Lumos in punta di bacchetta anche per i bimbi oggetto delle cure della Fondazione Theodora (www.theodora.it), a favore della quale verranno devoluti i proventi dei diritti d’autore di questo libro. Potterologia: dieci saggi rileggono la creazione di J.K. Rowling… Sono ormai molti i volumi in lingua italiana, originali o tradotti, sul variegato mondo di Harry Potter. Un parco autori piuttosto vasto dove, però, ognuno è un'isola a sé. Perché, allora, non fare ciò che, pottericamente, sinora non era mai stato fatto nel nostro Paese? E cioè chiamare a raccolta una decina fra gli esperti della materia, a combinare empaticamente le forze in unico volume dal contenuto eterogeneo, con scelta del tema a discrezione degli interessati?


J. K. Rowling

… e accendono una fiammella per i bambini ospedalizzati. E ancora, perché non destinare il ricavato di tale sforzo comune a un'associazione di beneficenza a favore dell'infanzia? Dopotutto, anche se apprezzatissimo dagli adulti, Harry Potter nasce come letteratura destinata ai ragazzi. Senza contare che Harry Potter è legato all'infanzia anche per l'impegno in prima persona, da parte della sua creatrice, a favore delle associazioni benefiche Comics Relief e Children's High Level Group (oggi ribattezzato con l'evocativo nome di Lumos), finanziati grazie ai volumetti 'Gli animali fantastici Dove Trovarli'. ' Il Quidditch attraverso i secoli' e ‘Le Fiabe di Beda il Bardo’. Pertanto, i proventi del diritto d’autore di questa antologia saranno devoluti interamente alla Fondazione Theodora (www.theodora.it ) il cui staff, composto dagli allegri Dottor Sogni, si

occupa di supportare i bambini ospedalizzati attraverso la terapia del riso ispirata alla filosofia di Patch Adams. Una potente suggestione che, grazie al suo potere di combattere quelle Creature Oscure rappresentate dalle malattie, ci ricorda tanto la magia dell’incantesimo Riddikulus. Potterologia fa rima anche con ecologia. Per diminuire l’impatto ecologico, il volume sarà inoltre stampato su carta certificata FSC. La stessa scelta era stata operata dall’editore americano Scholastic per la prima stampa di Harry Potter e Il Principe Mezzosangue e di Harry Potter e I Doni della Morte e questo ci è sembrato un ulteriore elemento di continuità con lo spirito della saga che, oltre a prodigarsi in beneficenza, intende rispettare anche le foreste babbane.

Isbn 978-88-9058-780-1

In sostanza, creare specie di puzzle all'inverso, dove in partenza si conoscono solo le singole tessere, ma non si saprà che disegno andranno a comporre finché non si saranno incastrate le une nelle altre... È ciò che ha fatto la casa editrice CameloZampa con il volume ‘Potterologia: dieci as-saggi dell’universo di J.K. Rowling’, in uscita il 3 ottobre 2011, che raccoglie i lavori di Chiara Codecà, Amneris Di Cesare, Francesca Cosi &Alessandra Repossi, Paolo Gulisano, Ilaria Katerinov, Marina Lenti, Valentina Oppezzo, Rita Ricci, Chiara Valentina Segrè, Luisa Vassallo.

Pagine 150 • € 10,00

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Quod non fecerunt barbari

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Estratto da

Grafica Š Editore e Proprietario: eBookservice srl C.F./P.I. : 07193470965-REA: MI-1942227. Iscr. Tribunale di Milano n. 324 del 10.6.2011. Copyright: Tutti i diritti di proprietà intellettuali relativi ai contributi inviati alla Redazione sono soggetti al Š dei rispettivi autori e delle Case Editrici che ne detengono i diritti.


di Andrea Mazzacavallo Accade raramente, ma accade talvolta di incontrare una storia talmente interessante e bizzarra che le giornate ti sembrano ore di luce più lunghe e l’oscurità perde un poco la possibilità del sonno quieto. Tutto assume, dal momento della conoscenza di certe vicende, un’atmosfera elettrica. Ci sono storie resinose, ti si appiccicano addosso e ti fanno sentire come un piccolo insettino giurassico in un gioiello di ambra, testimone di un segreto e di un’informazione fondamentale. Da quel momento in poi diventa indispensabile liberarsi di quella storia così come ci si vorrebbe liberare da una nevrosi parlandone, un po’ come fanno quei soggetti alterati dalle proprie disavventure amorose e che continuamente ti assillano con la cronaca del loro perduto amore e con interpretazioni pindariche sulle reali intenzioni sommerse della loro ex. Parlare di questa storia risponde quindi alla necessità di esorcizzare la sua stessa bellezza, rendere pubblica la vicenda è il percorso obbligato per liberarsi da una conoscenza troppo ingombrante per essere vissuta da soli nel silenzio.

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L’incontro a cui mi riferisco è la lettura di un saggio di Ejzenštejn intitolato “Teoria generale del montaggio”. Il regista russo Sergej Michajlovič Ejzenštejn, oltre ad essere considerato uno dei primi registi moderni, è stato anche un importante teorico del cinema. Si può pensare a lui come ad uno di quegli intellettuali che sanno tutto, una sorta di Borges del cinema, uno di quegli artisti che ti danno la sensazione di avere veramente le risposte giuste, che hanno scritto su tutto e letto ogni cosa oltre che prodotto numerosi film e spettacoli teatrali. Alcuni studiosi hanno infatti calcolato che Ejzenštejn, avendo vissuto solo 50 anni, per realizzare la sua sterminata produzione deve non aver dormito per almeno quindici anni. L’eclettismo di interessi e la poliedricità più parossistica sembrano essere tra le sue caratteristiche maggiormente significative. A ciò si deve aggiungere la sua straordinaria voglia di divulgare la conoscenza, come

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estratto di Andrea Mazzacavallo

vigilanza e che non sarebbe stato distribuito nelle sale. se ognuno potesse diventare un artista semplicemente esponendosi ai suoi stimoli e approfondendo alcune competenze. La sua generosità intellettuale ha del meraviglioso, la semplicità con cui spiega stratificazioni di significato complesse ha del miracoloso. Viene spesso considerato come il regista della rivoluzione e ciò risponde al vero, ma è altrettanto vero che veniva dal regime considerato un intellettuale e un artista scomodo proprio per le sue capacità interdisciplinari e per il suo essere una figura libera e internazionale. È significativo ricordare gli eventi e il contesto storico-politico del periodo intorno alla II Guerra Mondiale, lasso di tempo in cui il regista era impegnato a realizzare il film in due puntate “Ivan il terribile”. La prima puntata uscì nel 1943 e riscosse un notevole successo di pubblico. Successivamente il regista si dedicò per 5 anni alla produzione della seconda puntata in cui sono presenti allusioni metaforiche alla tirannia vigente. Alla fine della lavorazione e del montaggio andarono con tutta la troupe all’albergo Dobroy Nochi di Mosca per festeggiare quando, durante la cena, giunse una telefonata dal Cremlino in cui chiedevano del signor Ejzenštejn. Andò alla cornetta felice ma gli comunicarono che il film era stato censurato dalla commissione di

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Qualche anno prima scrive il saggio “Teoria generale del montaggio”(1937), in cui spiega alcune opere d’arte che costituiscono esempi di montaggio precinematografico. Tra le altre opere il regista analizza l’imponente baldacchino di Gian Lorenzo Bernini collocato al centro della Basilica di San Pietro a Roma. Si tratta di un altare in cui recita messa solo il Papa e solo in occasione di particolari ricorrenze religiose. L’altare, alto 11 metri e sormontato da quattro colonne tortili, fu progettato e costruito dal Bernini intorno al 1633 su commissione del papa Urbano VIII, Papa della famosa e potente famiglia Barberini. Per costruire tale monumento furono fatte fondere anche alcune statue in bronzo del Pantheon, il tempio degli dei. Da ciò il noto detto romano attribuito al sarto Pasquino “Quello che non fecero i barbari, fecero i Barberini”. Infatti spesso questa famiglia di committenti utilizzava con una certa disinvoltura anche materiali di edifici più antichi per risparmiare sulla costruzione di quelli nuovi. Ma tornando all’altare. Alla base delle quattro colonne sono presenti otto bassorilievi, due per ogni colonna. Queste sculture rappresentano lo stemma araldico della famiglia Barberini raffigurante tre api, simbolo della


Quod non fecerunt barbari

laboriosità della suddetta famiglia. Gli otto bassorilievi sembrano identici e invece sono tutti diversi e tutti legati tra di loro a raccontare una storia che ha dell’incredibile. Un piccolo film precinematografico è stato inciso nel cuore della basilica romana. Ejzenštejn cita a tal proposito numerosi critici d’arte e storici in quanto dal momento in cui questo monumento fu realizzato, ha catalizzato l’interesse degli specialisti di tutto il mondo. Alla base di questi stemmi apparentemente identici c’è infatti la rappresentazione anatomica dell’utero femminile durante le diverse fasi della gravidanza. Tale rappresentazione composta dalle pieghe di un tessuto marmoreo, testimonia l’elevatissimo grado di competenza anatomica del Bernini. Ma non basta. Sopra ad ogni stemma è raffigurato il viso di una donna che inizialmente ha un’espressione rilassata, ma progressivamente questa espressione si fa più dolorante fino alla smorfia dello strazio e dell’orrore. Alla fine, al posto del viso di donna, c’è il volto di un putto, del figlio da lei avuto.

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Ebbene tutti i critici, gli storici e i ginecologi concordano sulla rappresentazione che il Bernini ha compiuto della maternità, ma la storia che ribolle sotto l’altare e dal regista riportata è tanto bizzarra quanto praticamente sconosciuta. Sembra infatti che la sorella minore di un giovane scalpellino che lavorava per il Bernini fosse stata messa incinta da Taddeo Barberini, nipote del Papa Urbano VIII. È bello immaginare che il Bernini fosse un artista superbo e spocchioso, un uomo cinico e insopportabile a cui interessavano solo i suoi progetti architettonici ed artistici. Per nessuno aveva tempo, neppure per il Papa. Bernini era un artista superlativo ma un uomo antipatico, avido e senza scrupoli. Solo per la piccola Maria Pia aveva umanità. Solo per lei, che aveva visto crescere nella sua dolcezza, aveva cuore. In sua presenza l’arroganza e il sarcasmo trovavano sospensione. Quando il fratello di Maria Pia la portava nei cantieri, il rude Bernini la teneva sulle ginocchia come un padre, la faceva giocare e ridere. Ma divenuta più grande Maria si fece abbindolare da quel marpione senza religione di Taddeo. Al Bernini partì un embolo di rabbia che quasi gli occluse la giugulare. L’unica persona in grado di intenerire il suo cuore granitico era finita tra le braccia lussuriose

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di un Taddeo che fingeva di non sapere nulla e si nascondeva tra le pieghe della sua potente coperta familiare. Il Bernini andò da Urbano per intercedere in nome della giovane ragazza. Il Papa, chiaramente, un po’ spiegò e un po’ sfotté. Come poteva un Barberini sposare la sorella di uno scalpellino? Ebbene il grande artista decise in fretta, scolpì, piantò un chiodo profondo e inossidabile proprio nel luogo in cui tutti lo potevano vedere, nel centro, nell’ombelico stesso della Basilica. La Madre Chiesa non aveva nessun appiglio, nessuna possibilità di modificare quella situazione, l’altare era già terminato, il pagamento già effettuato, il nome della famiglia già segnato nell’eternità della pietra. Una burla! Ejzenštejn intanto è in quell’albergo di Mosca a festeggiare la fine della lavorazione, sono tutti contenti, hanno fatto un grande lavoro anche questa volta. Non vede l’ora che il pubblico si faccia travolgere dal ritmo del suo nuovo film. Squilla il telefono. Lo cercano. È il Crem- l i n o , è il compagno Stalin.

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Gli censurano il film e con parole che non lasciano dubbi gli descrivono i confini di una strada stretta, di un’arteria in cui solo può scorrere il sangue. Sergej Michajlovič ha un infarto improvviso e muore in pochi minuti sul pavimento in ceramica damascata del Dobroy Nochi Hotel di Mosca. Poco dopo la telefonata il dittatore decide di farne una seconda. Il compagno Stalin decide di telefonare ad Urbano VIII, ci si deve sempre aiutare tra colleghi, pensa. Bisogna avvertirlo, il Bernini lo sta infinocchiando. Quando il potere si lascia raggirare non è mai un bene, qualsiasi sia il colore del dominio, esso va tutelato dall’entropia e dalla barbarie sempre in agguato. Prende il telefono. Compone il numero nel tempo ma purtroppo trova occupato. La storia compie così il suo declino.


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IL CIRCOLO DEI LETTORI

Due giorni per chi i libri li fa, li legge, li scrive. L’8 e il 9 ottobre 2011, spazi espositivi, workshop, dibattiti e incontri per conoscere di persona gli addetti ai lavori editoriali e orientarsi nel misterioso mondo dell’editoria in maniera utile e divertente. Insieme a musica, spettacoli, cibi deliziosi e tante storie.

8 OTTOBRE Per informazioni: ARCI FORTEBRACCIO, ARCI FORTE FANFULLA E ARCI ROMA Sabato 8 e domenica 9 ottobre 2011 dalle 11 alle 22. Info: Chiara Di Domenico tel. 338 9350282 – chiaradido@gmail.com http://www.arci.it/associarsi/le_convenzioni_ locali_di_interesse_nazionale/convenzioni_locali_di_interesse_nazionale/index.html

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I PRESUPPOSTI: Come mai dopo 600 anni migliaia di giovani istruiti, talentuosi, meritevoli, s’innamorano ancora perdutamente del mezzo di comunicazione più antico del mondo? Come mai, mentre assistiamo a una crescita inedita e sorprendente delle case editrici in Italia e delle scuole di scrittura ed editoria, i dati di vendita dei libri scendono? Che cosa pensa chi si iscrive oggi a un corso per redattori? E che cosa si aspetta l’editore che dovrebbe assumerlo in un futuro molto prossimo? E ancora: quante cose i lettori sanno degli editori, e quante gli editori dei lettori? Tutte queste domande hanno portato all’ideazione di Mal di Libri: una festa dedicata a chi ha il chiodo fisso dei libri e della lettura, nella speranza di trovare più risposte (e più soluzioni) possibili attraverso l’incontro reale e funzionale con gli addetti ai lavori. Un fine settimana per chiarirci le idee e provare ad affrontare la crisi che minaccia di travolgere anche i libri e la fantasia di ognuno di noi.


DA OTTOBRE

3 CONFERENZE

SULL’EGITTO DEI FARAONI

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KEMET A

TRIESTE

Meraviglie ed enigmi di un capolavoro del Rinascimento egiziano. Dal 1996 la Missione archeologica italiana a Luxor/Tebe, Egitto, è impegnata nello scavo del Complesso di Harwa e Akhimenru. Si tratta di due sepolcri della prima meta del sec VII a.C., periodo che corrisponde alla fase finale del dominio sull’Egitto di sovrani di stirpe nubiana (XXV dinastia). Le ricerche effettuate finora hanno consentito di riportare alla luce decorazioni di fattura e delicatezza mirabili ispirate al passato della Civilta Egizia, che hanno portato a definire “Rinascimento egiziano” l’epoca in cui furono prodotte. La vastita della Tomba di Harwa (4.000 Mq) è una prova dell’importanza di questo personaggio. Nel corso degli scavi e stata trovata una statuina funeraria che lo ritrae, con in mano le insegne della regalita faraonica. L’egittologo Francesco Tiradritti è il direttore della Missione. Ha compiuto scavi in Italia, Sudan e Egitto, dove lavora dal 1988. È stato consulente per 13 anni della collezione egizia delle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano e ha insegnato presso gli Istituti Universitari di Napoli e di Foggia. Ha ottenuto la cattedra di eccellenza in Storia dell’Arte all’Universita di Memphis. Ha organizzato mostre egittologiche in Italia, Egitto, Spagna e Slovenia. Per informazioni Francesco Tiradritti | 7 ottobre 2011 | ore 17.30 Dove: Sala San Nicolo - Palace Suite Trieste, via Dante 6 Tel: + 39 392 9134123 www.percorsidicultura.it - info@percorsidicultura.it ingresso libero, accessibilita fino a esaurimento dei posti

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Rivista dedicata agli autori

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