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Un editore verde

Code di stampa - FIAE

Intervista Green

Copertina e Illustrazioni di Andrea Tarella

Anno 1 N. 18 / SETTEMBRE 2011 - Periodico settimanale - Editore e Proprietario: eBookservice srl C.F./P.I. : 07193470965-REA: MI-1942227. Iscr. Tribunale di Milano n. 324 del 10.6.2011.

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numero

autore

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Brush Up Your Shakespeare!


numero

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COPERTINA E ILLUSTRAZIONI DI ANDREA TARELLA

Illustratore.

Andrea Tarella nasce a Verbania nel 1982 e resta sulle rive del lago fino al suo diciottesimo compleanno. Si trasferisce a Milano portando con se la sua passione per i fumetti, i film e il disegno. Inizia a muovere i primi passi nella cittĂ e a collaborare con diverse associazioni ambientaliste per cui realizza libretti illustrati per le scuole e per i bambini. Collabora con Severgnini e Love Therapy, fino alla collaborazione con Prada per cui realizza le illustrazioni inserite nella campagna “Minimal Baroque Sunglasses Collectionâ€?. Attualmente vive ancora a Milano insieme a 2 cavie peruviane, 3 canarini, 5 cocorite, 1 tortora, 2 diamanti mandarini, 6 pesci rossi, 3 tritoni, 2 rane e 1 salamandra. La notte non dorme... disegna, fuma, guarda film e coltiva Camelie. yeliel82@hotmail.com website: www.andreatarella.com


in copertina

Andrea Tarella

Io Come Autore ringrazia l’artista che ha concesso tutte le illustrazioni presenti su questo numero:ŠAndrea Tarella


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sommario

Emma Pretti |

numero

autori 6

L’energia della mente Filomena Baratto |

Green inspiration

Roerto Baldini |

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Un seme gettato per caso

rubriche Book to movie di Giorgio Ginelli |

Brush Up Your Shakespeare! Intervista a Lidia Ianuario |

Green

Informazione letteraria |

Un editore verde

Informazione letteraria |

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Estratto da Chapter Love |

Roberto Baldini

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Antologia animalista di beneficenza Code di Stampa – Autori FIAE Appuntamenti |

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TOULOUSE-LAUTREC GLI ANNI FOLLI.


editoriale Cos’è per voi la green life? Il lato verde ed ecologico della vita? Fino a che punto siamo green? Fare la raccolta differenziata ci rende soddisfatti? Parlare di green non può ridursi solo a questo; la sfida è molto più grande e come direbbe un noto professore di comunicazione sarebbe disruptive, cioè cambierebbe radicalmente il nostro stile di vita. Luca Mercalli con il suo Prepariamoci tratteggia i confini di un mondo diverso a cui necessariamente bisogna guardare per scegliere consapevolmente che strada prendere. Non si tratta di me o di te, ma di tutti noi; per dirla con le parole di Mercalli: “Bisogna pensare a un futuro differente, prima che il capitalismo si infranga sui limi termodinamici del nostro pianeta”. Credo che questo senso di fragilità descritto in Soldati di Ungaretti, torna d’estrema attualità. Non ci sono conflitti, in questa parte del pianeta,

almeno finché l’economia manterrà le nostre pance piene, ma il senso di smarrimento di questo periodo a tutti livelli descrive bene l’idea di cambiamento che stiamo attraversando, dentro e fuori il nostro paese. Nuove basi, nuovi modelli e nuove strutture. Questa è la sfida della green economy, questa è la sfida contemporanea. L’asse dei rapporti internazionali si sta già spostando, non volerlo vedere ci esporrebbe a forti rischi. Il futuro verde è qui, basta lasciarlo entrare. La difficoltà sta nel necessario ridimensionamento del nostro stile di vita, sempre sopra le righe e con poca attenzione al valore di ciò che abbiamo. Una vita semplice, sobria per voi è sinonimo di noia? Buona Lettura! Marika Baranti

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numero

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Autori

L’energia

della mente

I giorni chiamati nemici Descrive un paesaggio quotidiano non riconoscibile. Italiano per la vivace presenza di alcuni termini dialettali: rurale e post-urbano, con qualche tocco da racconto nero. La voce narrante è un personaggio-io: costantemente tentato di abbandonarsi alla tenerezza verso gli altri e non abbandona la speranza. Ma c’è anche un’aspra resistenza all’‘autoinganno’, per cui le dichiarazioni d’amore si risvoltano spesso nel loro contrario. La dubitosa interrogazione di Dio non teme di usare la parola anti-moda: ‘peccato’. Colpisce e rassicura, nelle poesie più forti di questa raccolta, il lieve aleggiare di una certa crudeltà.

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uando mi va di scherzare, butto lì questa frase: “Non so cosa abbia guadagnato con me la poesia, ma la pubblicità ha senz’altro perso un genio”.

Purtroppo al momento di lanciare i dadi, non avevo studi pubblicitari a portata di mano; fuori dalla finestra di casa c’erano solo risaie e vegetazione a macchia, metà dell’orizzonte sottolineato dalla riga bruna e spumosa del bosco e poi fossi e aironi, cinghiali all’imbrunire; sotto casa gatti, cani e polli e galline quanti puoi volerne e anche di più. Ancora oggi ci metto pochi secondi a capire un animale, le persone sono un tantino più complicate ma non così tanto, dipende solo dal fatto che si camuffano, mentono quasi sempre, prima di tutto a se stesse.

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Una battuta vagamente alla Woody Allen, quelle dove lui sembra essere il primo a non prenderle sul serio, ma alla mia invece un po’ bisogna credere. Perché in realtà se c’era un lavoro che avrei fatto davvero molto volentieri è proprio qualcosa legato alla pubblicità – non chiedetemi perché, non lo so. Mi piaceva l’idea, mi attirava, punto.

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Emma Pretti Le persone si camuffano, mentono quasi sempre, prima di tutto a se stesse... E poi la neve, che si stendeva sopra la pianura vasta e feconda. Mentre la neve cadeva, l’acqua dei fossi fumava; il silenzio faceva da cassa armonica ai pensieri. Un luogo ideale per nutrire il proprio ego che più cresceva più si accorgeva di non bastare a se stesso e finiva per desiderare, desiderare di raggiungere l’unico traguardo possibile: diventare un corpo solo capace di vivere innumerevoli vite. La poesia mi accolse, perché è pietosa e comprende la natura profonda del desiderio. La poesia è desiderio. Ma non esiste desiderio tanto nascosto quanto quello poetico. A occhio e croce ci sarà più o meno qualche migliaio di cose che sceglieresti di fare piuttosto che il poeta e ci provi pure, provi caparbiamente, non ti rassegni; esisterà pure qualcosa di adatto a te nel mondo solido, produttivo, utile, tenace, muscolare, dinamico e avanti che te ne vai per terra e per mare a cercarlo. Il desiderio resta e deve restare come un ordigno inesploso ma perennemente innescato. Molti ammettono di non leggere poesia perché non sanno giudicarla.

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Per un critico forse questa potrebbe essere una preoccupazione, ma un semplice lettore può rilassarsi. Il più delle volte infatti capita di trovarsi di fronte a Emily Dickinson o T. S. Eliot e non riuscire a comprenderli alle prime letture e tuttavia sapere esattamente di trovarsi di fronte alla poesia. Che il verso sia come una chiave/che apra mille porte. Così inizia la poesia Arte poética di Vincente Hìdobro. Basta chiedersi: quale scarto di novità, di senso produce: quanta originalità, quanta bellezza di parola; apertura a significati multipli, spiragli a ventaglio; in poche parole: quando alzo gli occhi dalla pagina la mia miccia emotiva si è accesa? Quanta energia ha sprigionato? Il desiderio è il nucleo dell’energia. Ma chi scrive poesie raramente se ne accorge. Solo quando le altre opportunità sono troppo lontane per essere afferrate o col tempo ti sono scivolate via tutte quante come anelli dalle dita, solo allora sei pronto ad ammettere

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che nel bene e nel male, un po’ più o un po’ meno di quanto vorresti, ti appresti a essere un poeta. Nel frattempo diciamo però che non sono rimasta con le mani in mano sdraiata su un prato a fissare il cielo. Ho letto di tutto senza remore o pregiudizi intelletualistici. Dalle favole dell’infanzia ai numeri di Grand’Hotel che sfogliavo a casa di mia nonna. Ricordo ancora i fotoromanzi della parte centrale e le notizie dal carattere scandalistico e vagamente pruriginoso, le copertine disegnate con realismo enfatizzante (quelle di Walter Molino dimostravano una marcia in più). Poi Leopardi e Pascoli, i classici latini e greci del liceo, le riviste di moda, Tommasi di Lampedusa e Pirandello, la scoperta dei poeti della Beat Generation, i grandi della letteratura inglese, i narratori americani Faulkner, S.Fitzgerald. Saroyan, J. Fante, Bukowski, il realismo simbolico dei poeti nord-americani, la stupefacente Emily Dickinson (un discorso a parte) accan-

Emma Pretti

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Autori

non sono rimasta con le mani in mano... a fissare il cielo... to alla spiazzante spregiudicatezza di Anne Sexton. Senza dubbio porto in me qualcosa di tutto questo caotico tuffarmi dentro la scrittura, in qualsiasi genere o forma si presenti. Da cosa sono stata maggiormente influenzata? Non saprei dire, ma Leopardi e la Dickinson sono i poeti a cui torno più spesso, per consolarmi con i loro versi di una profondità vertiginosa e per sentirmi piccola piccola, un moscerino, una formica, un paramecio, di fronte alla loro grandezza costantemente opposta all’erosione del tempo. Emma Pretti

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r u o Y p U h s ! u r e r B a e p s e k a h S Ci sono autori che più di altri sono di attualità in qualsiasi periodo della storia dell’uomo gli si voglia leggere e considerare. Forse nessuno più del bardo di Stratford-On-Avon risponde a questa regola. Che Shakespeare sia esistito o meno - tralasciamo qui la lunga e intricata querelle iniziata da un’affermazione di Alphonse Allais, il quale sospettava che a firmare le opere con questo pseudonimo fosse solo uno sconosciuto che avesse tale nome - poco ci importa. Le opere - le avesse scritte anche il demonio - ci sono e rimarranno. Così come rimarranno le oltre cinquanta pellicole che dal 1900 (il primo: Amleto, regia di Clément Maurice, protagonista Sarah Bernhardt nel ruolo del principe) ad oggi sono state più o meno fedelmente adattate dalle sue opere. Dall’inizio del XX secolo a oggi, molti attori sono stati legati in maniera quasi indissolubile alle opere del Bardo, passando dal palco teatrale (come è stato per Sarah Bernhardt, ma anche per Laurence Olivier) all’obiettivo della telecamera. Per molti Shakespeare è stato una sorta di marchio di fabbrica (come

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book to movie

per John Gielgud, Richard Burton, Vittorio Gassman e la coppia Emma Thompson, Kenneth Branagh), per altri è stato un’interpretazione importante tra le


di Giorgio Ginelli

Il pentametro giambico è il verso classico della poesia inglese, il blank verse di Christopher Marlowe, William Shakespeare, John Donne, ed è figlio dall’endecasillabo di Dante Alighieri e Francesco Petrarca. La denominazione è mutuata dalla metrica classica, il suo nome indica che è formato da cinque piedi giambici, vale a dire ciascuno composto da una sequenza sillaba breve - sillaba lunga. Nella metrica accentativa tale sequenza diviene, per analogia, tra sillaba atona e sillaba accentata. Il pentametro giambico finisce prevalentemente con una parola tronca, talvolta piana, assai raramente sdrucciola. Questa poesia forma gruppi di cinque “giambi” assieme, per un totale di dieci sillabe ogni riga, ponendo l’accento sulla seconda sillaba, e alternativamente su ogni altra dopo quella: debole FORTE debole FORTE debole FORTE debole FORTE debole FORTE. Un “giambo” è una delle unità “debole FORTE” e “Penta” significa che viene ripetuto cinque volte.

altre, e penso a Marlon Brando, Mel Gibson e Leonardo Di Caprio. Alcuni, invece, ci sono arrivati più tardi come ad esempio Al Pacino che nel 1996 trasforma il suo “Riccardo III” in una sorta di dibattito sulla tragedia shakespeariana e sull’attualità della sua messa in scena. Sembra che tutti, prima o poi, debbano trovarsi faccia a faccia con lui, per leggerlo, interpretarlo e rimanerne arricchiti. La storia d’amore tra Shakespeare e il cinema nasce però fin dai primi passi del muto, a dimostrazione che ciò che attrae di queste opere non sono solo i “pentametri giambici” che danno ritmo e armonia ai suoi versi, sia si parli dei famosi sonetti o delle produzioni per il teatro. Shakespeare, chiunque sia mai stato, è riuscito a trasferire la sottigliezza e la sfumatura ricercata, anche nella trama delle sue opere, sempre attuali e significative, in quanto pongono al centro della storia l’uomo. Al punto che non è un’opera impossibile ambientare “Romeo e Giulietta” nell’Upper West Side di New York e dare così modo a Leonard Bernstein di firmare il musical “West Side Story”, portato poi sullo schermo nel 1961 da Jerome Robbins e Robert Wise. Oppure trasferire “La tempesta” dal pianeta Terra ad Altair IV con il film “Il pianeta proibito” del 1956 diretto da Fred McLeod Wilcox.

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book to movie Opera

FEDELI

MODERNE

INFEDELI

Enrico V

2

Amleto

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1

5

Riccardo III

1

1

2

Otello

2

Machbet

3

1

2

Le allegre comari di Windsor

2

Molto rumore per nulla

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La tempesta

3

2

1

Giulio Cesare

2

La bisbetica domata

7

2

2

Giulietta e Romeo

40

2

3

Sogno di una notte...

7

2

2

Re Lear1

6

Pene d’amor perdute

1

Titus Andronicus

1

Antonio e Cleopatra

4

Cimbelino

1

Come vi piace

6

Coriolano

2

La dodicesima notte

3

Enrico IV

3 1

Il mercante di Venezia

3

Misura per misura

1

Tutto è bene quel che finisce bene

2

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2


di Giorgio Ginelli Sonetto XVIII di William Shakespeare Shall I compare thee to a summer’s day? Thou art more lovely and more temperate. Rough winds do shake the darling buds of May, And summer’s lease hath all too short a date. Sometime too hot the eye of heaven shines, And often is his gold complexion dimm’d; And every fair from fair sometime declines, By chance or nature’s changing course untrimm’d; But thy eternal summer shall not fade Nor lose possession of that fair thou ow’st; Nor shall Death brag thou wander’st in his shade, When in eternal lines to time thou grow’st: So long as men can breathe or eyes can see, So long lives this, and this gives life to thee. Posso paragonarti a un giorno d’Estate? Tu sei più amabile e più tranquilla. Venti forti scuotono i teneri germogli di Maggio. E il corso dell’estate ha fin troppo presto una fine. Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo, E spesso la sua pelle dorata s’oscura; E d’ogni cosa bella la bellezza talora declina, spogliata per caso o per il mutevole corso della natura. Ma la tua eterna estate non dovrà svanire, Nè perder la bellezza che possiedi, Nè dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra, Quando in eterni versi al tempo tu crescerai: Finchè uomini respiraranno o occhi potran vedere, Queste parole vivranno, e ti daranno vita.

In mezzo ci stanno una quantità impressionante di pellicole che vedono l’adattamento di numerose opere di Shakespeare, in versioni fedeli o modernizzate, ma anche pienamente “infedeli” all’originale. Neanche a dirlo: di gran lunga preferito risulta essere la tragedia amorosa dei ragazzi di Verona, seguito mica tanto neanche a ruota dal principe di Danimarca. Tutti gli altri a venire; c’è perfino qualcuno che ha messo in pellicola tragedie come Cimbelino, Misura per misura (nel 1913) e più recentemente (nel 1999) Pene d’amor perdute; quest’ultima da Kenneth Branagh nel suo tentativo di portare l’opera omnia shakespeariana sullo schermo (ben dodici sono i film tratti da tragedie e commedie del Bardo, che l’attore/regista britannico/ irlandese ha portato sullo schermo). Ma non gli basterà una sola vita, per cui soccomberà miseramente (endecasillabo giambico?); l’opera di Shakespeare, anche se è tutta farina del sacco di un solo autore, non potrà mai essere cotta da un’unico fornaio.

...Brush up your Shakespeare, Start quoting him now. Brush up your Shakespeare And the women you will wow… (dal musical di Broadway “Kiss Me Kate”, musica di Cole Porter, 1948)

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numero

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Autori

Green inspiration

Sin da piccola ho mostrato una spiccata propensione per l’arte, in tutte le sue forme. In seconda elementare, sotto la guida di una pittrice, ho prodotto le mie prime tele a olio, sulle quali racchiudevo il mio piccolo mondo. La pittura è stata il mio esercizio quotidiano per tutto il tempo della scuola Primaria. Poi si è aggiunta la scrittura, a cominciare dalle scuole medie, quando scrivevo racconti, ancora oggi racchiusi nelle mie agende scolastiche, per il piacere di leggerli continuamente. I miei scritti erano tutti ricchi di vita, di fantasia e del mio bisogno di raccontare i miei risvolti interiori. Alle superiori, il mio professore di lettere, col suo insegnamento, ha poi acceso in me il desiderio di produrre testi che non si è più spento, ma è diventato un crescendo e,

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Ritorno nei prati di avigliano Avigliano è il luogo della mia infanzia, da cui sono stata portata via in seguito a vicende familiari. È questo il motivo ispiratore di questa raccolta di 75 liriche in cui parlo delle emozioni provate incontrando mio padre, dopo 35 anni di lontananza l’uno dall’altra. È stato un incontro magico e doloroso al contempo, per cui ho avuto il bisogno di rievocare la mia infanzia, l’unico pezzo di vita che avevo in comune con mio padre. Ho avuto l’esigenza di fermare quei momenti unici e ricucire così le ferite del passato.

Isbn 978-88-8966-470-4

S

ono cresciuta in una grande fattoria sulle colline di Vico, vicino Sorrento, dove ho trascorso la mia infanzia circondata da parenti e amici e da un paradiso intorno che mi sorrideva. È lì, forse, che è nata la mia sensibilità artistica. Poi l’idillio è finito, come per incantesimo.

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Filomena Baratto Scrivere, dipingere e suonare, sono tre espressioni della mia anima artistica. ricordo, pendevo dai suoi discorsi. Parlava della costruzione del testo, della scelta delle parole, della poesia, della prosa, dei modelli classici e il lavoro di “labor limae” finale perché tutto fili. La passione per la scrittura mi ha fatto scegliere, poi all’università, un percorso umanistico. Contemporaneamente allo studio ho scritto tanto, tra romanzi, racconti e poesie, che spero di portare alla luce, ma che ho messo da parte, perché per me era prioritaria la mia formazione e conoscenza prima ancora della produzione. Non mi sono mai avventata sulle cose e penso che ci sia un tempo per seminare e un altro per raccogliere. Oggi è tempo di raccogliere quello che per tanti anni è stato solo studio. Oltre alle capacità e alla passione, ci vogliono anche le persone giuste intorno e trovarle è una fortuna! “Scrivere” è per me, non solo una necessità psicologica con la quale ho esorcizzato, nel tempo, le mie problematiche di bambina prima e di adolescente poi, ma anche un piacere al quale non posso più rinunciare. Mi trasporta in un mondo dove sono libera e questo senso di libertà assoluta,

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che non potrei paragonare a nessun’altra cosa, mi fa sentire in sintonia con me stessa. Accanto alla pittura e alla scrittura ho coltivato anche lo studio del pianoforte, un’altra delle mie passioni. È stato un impegno continuo, dove, unendo disciplina, studio e arte, sono stata piacevolmente imprigionata in una spirale. Scrivere, dipingere e suonare, sono tre espressioni della mia anima artistica. Per scrivere bisogna essere prima ancora dei lettori e io sono sempre stata una lettrice attenta e ben motivata. Già da ragazzina leggevo classici che compravo con i soldi delle mie paghette e ricordo le mie letture fino a tarda notte con una luce fioca per non svegliare gli altri. Nelle mie passeggiate in auto, non sono mai riuscita a guardare fuori dal finestrino, ero sempre intenta a leggere e mi beccavo le sgridate di mia madre. Ho capito poi che la scrittura fine a se stessa non ha senso e mentre prima non avevo alcuna velleità di farmi scoprire come autrice, vista anche la mia natura

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molto riservata, in seguito, un evento molto importante della mia vita mi ha dato la motivazione per averla: quando ho incontrato mio padre dopo aver trascorso più di trent’anni senza mai vederci. In questo caso non mi è bastato scrivere per me, ho avuto il bisogno di condividere emozioni così forti che da sola non avrei potuto sopportare. I risvolti della mia vicenda familiare li ho definiti in un romanzo che spero possa essere pubblicato quanto prima. Scrivere ha forgiato il mio carattere, ha analizzato i miei meandri e mentre prima aveva un ruolo prettamente d’introspezione psicologica, oggi è diventato un bisogno, un mezzo per convogliare questa forza interiore che mi ritrovo, unita a una fervida fantasia.

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Filomena Baratto

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numero

Autori

Oggi è tempo di raccogliere... È una necessità o una presunzione di lasciare ai fogli ogni momento di vita, perché ogni vita è unica. È insomma, non tanto la voglia di eternità tra i posteri, quanto la paura che questo tempo che viviamo non sia perduto, proprio come diceva Proust nella sua opera: Alla ricerca del tempo perduto. Filomena Baratto


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numero

l’intervista 18 Lidia Ianuario: giornalista pubblicista presso Ischia News. Ha studiato presso l’Università di Napoli “Parthenope”. Vive a Napoli e parla francese e inglese.

Quando è nata tua coscienza green? O Meglio da quando hai capito che non era più possibile ignorare i disastri ambientali? Un buon motivo per rispettare l’ambiente? Il primo seme è stato piantato grazie alla formazione a scuola, alle medie inferiori: in particolare, ricordo una campagna promozionale dell’Enel, con la quale venivano presentati vari metodi sul risparmio energetico e consigli pratici (ad es.: accendere la lavatrice di notte e così via). Successivamente, sempre in ambito scolastico, la visita a una centrale idroelettrica. Credo che sia stato sempre qualcosa insito in me, in quanto a contatto con la natura, i suoi

profumi e colori, il mio benessere psico-fisico aumenta notevolmente. Amo profondamente camminare a piedi nudi sull’erba, il contatto fisico con la terra, avendo anche una spiritualità francescana: il silenzio di un panorama, il fruscio del vento, tutto ha un senso, quando ritrovi nella natura la presenza di Dio. Al di là di tale aspetto, ha inciso fortemente l’avere parenti al Nord, dove gli spazi verdi sono maggiori, e constatare che per la qualità della vita è essenziale la presenza degli stessi. Ricordo infatti di aver iniziato a effettuare la raccolta differenziata ancora prima che nel mio Comune fosse attuata, quando era ancora in fase di sperimentazione.


a Lidia Ianuario

Perché hai deciso di coinvolgere anche ciechi e ipovedenti in un progetto green? Perché i ciechi e gli ipovedenti, non avendo la vista, hanno una maggiore sensibilità tattile e olfattiva, un modo di percepire il mondo diverso. Tale progetto si inserisce in un ambito più vasto, il Comitato Organizzatore VOLLA MUSIC FESTIVAL, il cui scopo è la creazione di una società multiculturale, dove il “diverso” è visto come arricchimento reciproco e valore aggiunto, non come elemento di disagio o di cui aver paura. Tra i destinatari di tale comitato, vi sono coloro che hanno abilità diverse, così ho pensato: “Perché non unire le mie conoscenze e competenze professionali, il giornalismo, con la mia propensione verso l’altro?”. Ho fatto una ricerca e ho notato che non esiste un prodotto pensato esclusivamente per loro, quindi mi ha affascinato l’idea di una società che non tenesse conto del business o della potenzialità dei lettori, ma che fosse raggiungibile da tutti. Inoltre, vi sarà un web tg col linguaggio dei segni.

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Avere delle aziende partner, sicuramente aiuta lo sviluppo del progetto, ma non rischia di essere anche un vincolo? In che modo cercate di rimanere un osservatore obiettivo? Assolutamente no. Le nostre aziende partner sono soggetti fortemente selezionati per etica, deontologia professionale, mission. Sono coloro che credono nel comitato, prima ancora che nella rivista e nel tema della New Energy e della Green Economy, quindi non si tratta di pubblicità, bensì di un progetto condiviso. A differenza di altre testate giornalistiche, noi non diamo spazi in cambio di soldi. Stiamo fondando un’associazione di promozione sociale. Tutti coloro che collaborano non sono remunerati, né vi è un capitale iniziale, ci autofinanziamo.

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l’intervista 18

È interessante la sezione della cultura ambientale di Rosa Mauro, secondo voi c’è un mondo culturale ancora inesplorato e quali sono gli aspetti che desiderate mettere in luce? Quella sezione, curata da più di un redattore, sintetizza lo scopo del nostro portale: la creazione di una cultura ecologica condivisa. Vogliamo dimostrare che, tramite l’arte, è possibile mandare dei forti messaggi all’esterno.

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In che modo cercherete di bilanciare l’azione di denuncia con quella di educazione al rispetto del verde? A mio avviso molti giornalisti si nascondono dietro l’esigenza di denunciare una situazione di emergenza ambientale perché “fa notizia”. Avendo svolto varie inchieste a Terzigno, mi sono accorta che in realtà molto spesso non tutta la realtà presentata dai mass media è quella corrispondente al vero. Credo fortemente che, prima


a Lidia Ianuario di scrivere, un esperto della comunicazione debba chiedersi: “Qual è la conseguenza del mio operare?”. Spesso si distruggono intere attività economiche, perché non si è capaci di promuovere adeguatamente il proprio territorio. Basti pensare al forte calo del turismo, e di tutto il suo indotto, in Campania. È indiscutibile che vi siano dei fatti su cui non si può tacere, ma dato che vi sono molti esempi positivi, perché non informare sugli stessi? In tal modo, si dimostra che la preservazione dell’ambiente è non solo possibile, ma necessaria: si possono quindi replicare modelli altrui, magari anche di altri Paesi europei. In sintesi, noi offriamo valide alternative, proponiamo un approccio diverso, che non distrugga, ma crei. Sta ai nostri lettori coglierlo e farlo proprio. Voi in ultima analisi, proponete un modello di eco-sostenibilità ben preciso? Non abbiamo l’ardire di proporre un modello generale per tutti. Piuttosto, ci limitiamo a informare i nostri lettori sulle potenzialità che offre l’ambiente. Vivere pensando che la Terra non ci appartiene, perché siamo solo ospiti della stessa. Questo è il nostro obiettivo principale. Del resto, lo spieghiamo nel nostro editoriale: http://webnewage.jimdo.com/. Dato il successo su Facebook, inoltre, direi che molti condividono tale messaggio: https://www. facebook.com/pages/NeWage-PA-

GINA-UFFICIALE-CaporedattriceLidia-Ianuario/182288918484772, in quanto molti collaborano attivamente al progetto: https://www.facebook. com/groups/236611366363055. Insieme, costruiamo un modello, giorno per giorno, mattone dopo mattone. Una valida dimostrazione di ciò, è data dalla sezione di bioarchitettura. Marika Baranti

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informazione letteraria

Un edito

Trovare una storia, amarla e decidere di pubblicarla per condividerla; ecco il motivo che ci ha spinto a intraprendere questo percorso complesso ma affascinante. Esiste qualcosa di più gratificante? Certo! Ma per capire cosa sia, bisogna tornare indietro di qualche passo… e fare una riflessione. Pubblicare libri non vuol dire solo farsi catturare dalla storia che racconta, e avviare questo processo creativo, discutere con l’autore e trovare insieme il titolo, o la copertina più adatta, significa anche assumersi una preciso obbligo. DEd’A è editore e stampatore, e come tale si deve far onere della responsabilità relativa al consumo e allo spreco di grandi quantità di carta e all’inquinamento derivato dagli scarti di produzione. Come infatti rivelato da Greenpeace, la maggior parte degli editori italiani utilizza carta non riciclata, spesso acquistata dall’Indonesia, che con APP (Asia Pulp and Paper) risulta essere uno dei più grandi produttori a livello mondiale. Il fatto è che, nei soli anni Ottanta, APP ha abbattuto un milione di ettari di foresta nella sola isola di Sumatra, comportando ovvi problemi anche per oranghi, tigri e rinoceronti che in quella foresta abitano. Senza contare che, per ogni tonnellata di cellulosa prodotta (in questo caso i dati si riferiscono al 2007) sono state emesse nell’atmosfera circa trentaquattro tonnellate di anidride carbonica. Con questa consapevolezza e con la certezza di avere alle spalle una forte tradizione che unisce, all’utilizzo delle più avanzate tecnologie una forte esperienza artigianale, DEd’A pubblica libri operando sempre scelte eco-sostenibili, aderendo inoltre al progetto Greenpeace “Editori amici delle foreste”. Gestendo e controllando in casa tutta la filiera è stato infatti possibile decidere, di utilizzare unicamente carta controllata a marchio FSC, proveniente da foreste certificate, e di ricorrere

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Ded’a Edizioni

ore verde a processi di stampa digitali chiusi, realizzando così un perfetto equilibrio tra tutela dell’ecosistema e necessità di soddisfare un mercato che richiede prodotti di qualità sempre più elevata. Da sempre convinti di questa filosofia di produzione verde, abbiamo provato a spingerci un po’ più in là con la fantasia, e pensando a come ridurre al massimo gli inevitabili scarti abbiamo deciso di utilizzarli per creare agende, quaderni e blocchi per appunti, mousepad. Oggetti “buoni” tre volte, perché amici dell’ambiente, utili nella vita di tutti i giorni e riciclabili… e che fanno bene al mondo.


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Autori

Un seme

gettato per caso

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Chapter Love Keith e Venus: un ragazzo e una ragazza come gli altri. Come tanti. O forse no. Non si conoscono. Ma, come nella maggior parte dei casi, si scontrano. Destino. Si scoprono. Si amano. Soffrono in silenzio. E con loro, tutti gli amici che hanno incontrato e che incontreranno. Una storia di tante vite intrecciate nella più classica delle matasse, parla d’amore, d’amicizia, di responsabilità, di sport, di musica, che gravitano attorno ai giovani, che le vedono per la prima volta, o magari le riscoprono con piacere. Parla di errori, scelte, coraggio, volontà, dolcezza. Parla di ciò che vorrei, di come la mia mente attraverso una tastiera abbia cercato di trasmettere prima su carta, e di seguito a Voi, speranze, desideri, sogni.

Isbn 978-88-8993-956-7

S

ono nato in un paesino del mantovano una trentina d’anni fa. Spinto da mia madre, gran divoratrice di volumi (la sua biblioteca personale ne annovera 822), già dalla tenera età sono stato catapultato nel meraviglioso mondo della lettura. All’inizio piuttosto riluttante… Poi, si sa, quando la palla di neve comincia a rotolare diventa un’immensa valanga… Forse la fantasia che mi ha accompagnato sin dall’adolescenza fece scoccare in me la scintilla… Decisi di provare a scrivere qualcosa di mio… Senza un tema predefinito, ora scrivevo di fantascienza e la settimana dopo ero passato all’horror e successivamente alle storie d’amore. Ricordo d’aver persino abbozzato il testo di una canzone… Un bel giorno, deluso dal finale dell’ennesima storia d’amore che mi aveva coinvolto, presi carta e penna e iniziai a scrivere un racconto tutto mio… Quel racconto divenne Chapter Love, il mio primo romanzo. Non riesco a esternare la gioia che provai quando mi giunsero le prime copie della tiratura iniziale… Un sogno divenuto realtà… La prima presentazione, poi, non la scorderò mai…

Pagine 488 • € 14,00


Roberto Baldini quando la palla di neve comincia a rotolare diventa un’immensa valanga…

L’Assessore alla Cultura del mio comune mi contattò, di sua iniziativa, chiedendomi se fossi interessato a presentare il mio libro nell’ambito di una rassegna. E sarebbe toccato a me inaugurare il tutto! Accettai colmo d’entusiasmo. Cercai di curare la cosa nel più piccolo particolare. Il buffet, i brani da leggere, la colonna sonora… La presentazione sarebbe cominciata alle 21,00, io ero sul posto alle 19,00! Disposi e riordinai le sedie, disposi i volumi sul tavolo, verificai il funzionamento del microfono… Di solito uno scrittore esordiente riesce a racimolare qualcosa come una quindicina di persone, parenti compresi. Immaginate il mio stupore quando queste poche persone che immaginavo si moltiplicarono! La sala era gremita, la gente mi faceva domande, partecipava! E non esagero affermando che quella sera è stata una delle più belle della mia vita… Da allora sono seguite altre tre presentazioni, tutte emozio-

nanti e uniche, ma il mio battesimo di fuoco sarà per sempre un ricordo particolare, per me. Un ricordo caro… Da allora non mi sono più fermato, non ci ho provato e non voglio nemmeno pensarci… La mia speranza è che, un giorno non lontano, questa mia ardente passione possa diventare il mio lavoro, il mio futuro… Keith. Venus. Un ragazzo e una ragazza come gli altri. Si incontrano, anzi, si scontrano. Si scoprono. Si amano. Questa é una storia di tante vite intrecciate nella più classica delle matasse… Parla d’amore, di amicizia, di responsabilità, di sport, di musica… Parla di ciò che vorrei, di come la mia mente attraverso una tastiera abbia cercato di trasmettere a Voi i miei sogni… Magari anche qualche emozione che non avete mai provato prima o che per troppo tempo é rimasta sopita. Roberto Baldini

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Chapter Love

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Estratto da

Grafica © Editore e Proprietario: eBookservice srl C.F./P.I. : 07193470965-REA: MI-1942227. Iscr. Tribunale di Milano n. 324 del 10.6.2011. Copyright: Tutti i diritti di proprietà intellettuali relativi ai contributi inviati alla Redazione sono soggetti al © dei rispettivi autori e delle Case Editrici che ne detengono i diritti.


di Roberto Baldini

Chapter 1 Il Sogno Comincia La camera era ordinata, o meglio era un po’ meno in disordine del solito. V’era un’atmosfera così tesa che si poteva tagliare col coltello. Lei era seduta sul piumone, con le mani sulle gambe e lo sguardo timido. Lui era in piedi, un blocco unico quasi incollato alla moquette della stanza. Lei cominciò a spogliarsi.. lentamente. Il primo bottone della camicetta di seta azzurra si sfilò dolcemente dall’asola, e così il secondo ed il terzo, il quarto... Il reggiseno di pizzo lasciava intravedere le curve acerbe della ragazza. Keith si avvicinò a lei, aveva un dolore fortissimo al petto... Un momento... ora era la testa a far male... la testa?! “Ahia! Che botta.” Keith era tornato alla realtà, in un modo un po’ brusco forse. L’avanzare del sogno lo aveva fatto avanzare anche nella realtà, solo che invece del morbido corpo di Venus aveva trovato il duro ripiano del comodino. “Cominciamo bene”. L’estate era appena finita, un’estate piena di buoni propositi e di avventure, ma se erano andati male i primi, delle seconde ve n’era soltanto qualche traccia, e per di più

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non proprio da ricordare. Di solito gli studenti sono tristissimi il primo giorno di scuola, ma Keith aveva un motivo per avere quel sorriso in volto: poteva rivedere Venus. In estate l’aveva vista di rado e al limite per qualche gelato con gli amici. “Chissà quante proposte avrà avuto in questi mesi”. Già sapeva di avere poche possibilità, ma se oltretutto pensava d’avere una concorrenza più che agguerrita, quasi quasi gli passava la voglia di sorridere. Era proprio da lui demoralizzarsi ancora prima d’incominciare, ed era altrettanto da lui rialzarsi prima che iniziasse il conteggio del k.o. Accese lo stereo, non gli piaceva proprio stare in silenzio in stanza. O la musica o la tv ma qualcosa doveva andare. Scelse l’L.P. con la mucca in copertina. Il pezzo non era proprio l’ideale per svegliarsi, ma l’increscere della musica di Atom Heart Mother gli infondeva un coraggio che lo faceva stare bene. Aprì l’armadio per sce-

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gliere un vestito adatto per l’occasione. “Jeans e maglietta? No troppo da fighetto estivo. Magari in cravatta? In fondo siamo in terza... no sembra che voglia attirare l’attenzione a tutti i costi”. Alla fine scelse una via di mezzo: jeans neri, mocassini con la fibbia ed una camicia bourdeaux. “Perfetto”. “Oh Keith come sei elegante! E pensare che quest’estate mi perdevo dietro dei mollaccioni sudaticci e maleducati. Ti andrebbe di accompagnarmi a casa dopo le lezioni? E magari ti faccio vedere camera mia...”. Keith riaprì gli occhi. Se avesse avuto un soldo per ogni sogno ad occhi aperti avrebbe potuto accompagnare a casa Venus in Lamborghini, altro che a piedi! La campanella suonava alle 08.10, ma alle 07.30 tutti erano già nel cortile della scuola, chi terrorizzato d’essere già interrogato il primo giorno, e chi se ne fregava e parlava di auto e musica.

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“Chissà dov’é...”. Caso strano Keith stava cercando con lo sguardo Venus. V’erano talmente tanti gruppetti di persone che era impossibile distinguere qualcuno. E invece no! Eccola là con tre sue compagne di classe, a parlare chissà di cosa, frivolezze, cose femminili, o... Fece per avvicinarsi ma le gambe, stranamente, non gli rispondevano. Stranamente per modo di dire, perché quando c’era di mezzo Venus qualsiasi parte del corpo avrebbe potuto dare forfait in qualsiasi momento, e senza che Keith potesse battere ciglio. Dieci metri in un minuto. Se ci fosse stata la gara dei cento metri timidi Keith avrebbe vinto le olimpiadi. Tagliò il traguardo. “Ciao”. Venus si voltò di scatto e i lunghi capelli emanarono un dolce profumo di shampoo alla frutta. I suoi occhi erano bellissimi, scuri e dolci. “Oh ciao Keith. Meno male che anche quest’anno siamo in classe insieme, hai rischiato di farti bocciare l’anno scorso”. Keith era allibito. Cosa voleva dire quel meno male? Che le sarebbe dispiaciuto non essere più in classe insieme con lui? Perché? Anche lei era segretamente innamorata di lui? O forse solo come amico? A Keith venne in mente che l’anno prima Venus si confidava con lui per diverse cose, da che regalo comprare per gli amici a che film andare a vedere o che cd ascoltare.


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“Sarà per questo...” Non sapeva se sentirsi sollevato o deluso. “Beh é quasi ora. Ci vediamo Keith”. E con un sorriso che avrebbe potuto illuminare la notte più buia, Venus si allontanò verso l’ingresso principale. Keith era rimasto lì, immerso nei suoi sogni. “Vecchio maiale!” Un braccio da dietro avvinghiò il collo di Keith. Che brutto risveglio! Era David, il suo migliore amico. “Allora anche quest’anno cotto perso di lei eh? Ma dai la scuola é piena di pollastrelle e tu invece di divertirti perdi tempo dietro una fredda come il ghiaccio... No no non sarai mai un mio discepolo”. David esagerava sempre. È vero, aveva un discreto successo tra le ragazze, anzi a volte ne cambiava due o tre nel giro di una settimana, ma capitava anche che a volte stesse con Keith perché questi suoi modi un po’ bruschi erano snobbati. “Ma con tutti i camion che girano non poteva venirtene addosso qualcuno?” “No adesso stanno più attenti ti tolgono dieci punti se investi un pedone”. Questo era il loro modo di scherzare. Avevano litigato un milione di volte ma non avevano mai litigato. Due fratelli non potevano volersi più bene. “Dai andiamo Keith, altrimenti facciamo già tardi il primo giorno. Come se i prof. non ce l’avessero già abbastanza con noi”. La campanella suonò. “Speriamo non sia un’altra division bell”. La division bell era la campanella che

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chiamava i deputati inglesi al voto, ma per Keith quel voto l’anno prima non era stato certo favorevole, considerando che la maggioranza aveva votato per qualche conversazione platonica o uscite sporadiche con gli amici. Keith era un appassionato dei Pink Floyd e per ogni situazione trovava una loro canzone, o frase o copertina. I lunghi corridoi erano vuoti, ma in un baleno un’onda umana li invase dividendosi nelle varie classi. Dopo pochi minuti ancora il vuoto totale. Keith era due banchi davanti a Venus, e ogni tanto si voltava a guardarla. “Com’é bella”. Quella mattina trascorse normalmente, almeno fino all’intervallo. Venus si avvicinò a Keith e gli sussurrò qualcosa nell’orecchio. Keith rimase impietrito. Cosa mai poteva volere Venus per chiamarlo così di nascosto in giardino? Si avviò di corsa verso il giardino. Il termine corsa, a dire il vero, non era prorpio appropriato perché quando si trattava di Venus il corpo invecchiava improvvisamente di ottanta anni. Finalmente arrivò.

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estratto di Roberto Baldini

Chapter 2 A Song For You La grande quercia copriva con la sua ombra il corpo di Venus abbronzato dal caldo sole estivo. Keith aveva il cuore in gola. Ogni tanto si dimenticava di respirare, ma ci pensava il corpo a ricordarglielo. Finalmente dalla sua bocca uscì un filino di voce. “Che cosa volevi dirmi Venus?” “Ecco... Sono un po’ imbarazzata...” “Imbarazzata? Cosa dovrà mai chiedermi? Mi ama? No ma che dico... però sarebbe bello...” “Sai, fra un mese abbiamo un concerto, io ed il mio gruppo”. Venus cantava in un gruppo di cinque persone, o meglio ragazzi, e Keith era

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discretamente geloso. I musicisti, si sa, hanno il loro fascino. “È vero, é una grossa occasione per voi, magari ci sarà qualche talent-scout e diventerete famosi”. “Pensi davvero che siamo bravi?” “Sì molto, avete delle belle canzoni che danno la carica, tirate su il morale”. “E soprattutto tu hai una voce angelica Venus...” “Davvero lo pensi? Grazie. Ma ormai il nostro repertorio é abbastanza conosciuto, e ci occorrerebbe qualcosa di nuovo, qualcosa che entrasse nel cuore della gente oltre che nella testa”. “Ho capito, ma io non so come aiutarti, non conosco nessun compositore, e quelli famosi costano una pacca di soldi”. “Lo so che non conosci nessuno, ma pensavo che tu...” “Io cosa?”


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“Tu sei bravo con le parole, scommetto che saresti capace di tirare fuori un bel testo, qualcosa adatto a noi”. “Stai scherzando? Io scrivere una canzone? Non l’ho mai fatto... È vero ho scritto qualche storiella in passato ma...” “Scusa non volevo crearti problemi, dimentica quello che ho detto ok?” “No Venus, aspetta...” “Tranquillo, ce la caveremo, tireremo fuori qualcosa”. “Lo farò.” “Davvero?” “Lo farò, se non volevo farlo era perché avevo paura di danneggiarvi con una brutta canzone, ma se é per te lo farò”. Seguirono pochi momenti di silenzio. “Grazie... Keith...” “Ma figurati, anzi dopo in classe c’é l’ora di geografia, ne approfitterò per buttare giù qualcosa, odio la geografia!” E rise.

“Sei davvero un ragazzo speciale, fortunata chi s’innamorerà di te...” Il corpo di Keith si pietrificò. Era contento per il complimento, ma era altrettanto chiaro che voleva dire che lei non era innamorata di lui. “Grazie, ma non sono tutto questo granché... sono solo un po’ gentile... con chi lo merita...” “Beh grazie comunque, sono sicuro che scriverai una splendida canzone”. Venus guardò l’orologio. “Accidenti é ora di andare! Ci vediamo dopo Keith!” “Aspetta!” Venus si bloccò di scatto. “Dopo scuola... posso accompagnarti a casa?” Venus si voltò. “Beh se ti fa piacere... ciao!” E corse via. Keith pensò alla lezione di scienze dell’inverno prima, quando la professoressa disse che il cuore quando subisce emozioni forti accelera i battiti. Ma Keith non pensava che potessero essere così tanti.

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informazione letteraria

Antologia animalista Code di Stampa – Con questi quattordici racconti un gruppo di autori che fa capo al Forum Indipendente Autori Emergenti (F.I.A.E.) ha inteso levare una voce in difesa degli animali, destinando le proprie royalty a favore di chi, ogni giorno, si impegna a proteggere e a ridare dignità agli animali calpestati dalla crudeltà e dall’indifferenza. Queste due assassine spietate mietono ogni anno innumerevoli vittime, la cui colpa è stata solo quella di venire al mondo per gustare un pezzetto di quella felicità cui ogni essere ha diritto. Amati, vezzeggiati, viziati. Ma anche maltrattati, abbandonati, traditi. Nella nostra società c’è, purtroppo, ancora ampio spazio per questa contraddizione. Una dolorosa spaccatura che, nonostante i progressi fatti negli ultimi vent’anni, sia a livello legislativo che di coscienze, non è ancora riuscita a saldarsi. Ancora troppa gente, in Italia, in Europa e nel mondo, non riesce a comprendere che gli animali sono esseri senzienti e provvisti di emozioni profonde e continua a trattarli ignominiosamente alla stregua di oggetti. Ma poiché, accanto al doveroso impegno, nella vita deve trovare spazio anche la levità, ogni racconto presenta un intermezzo ludico che si prefigge di divertire e istruire il lettore sulle specie protagoniste del libro, rendendo così quest’antologia una felice sintesi di momenti dalle sfaccettature diverse, ma dal retroterra comune: l’amore incondizionato per il mondo animale.

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Code di stampa

a di beneficenza – Autori FIAE CODE DI STAMPA. Data di uscita: novembre 2011 Autori F.I.A.E.: Fabio Balboni, Amneris di Cesare, Fabio Galli, Paolo Ferrante, Isabella Giomi, Marina Lenti, Gianfranco Maccaglia, Fabio Musati, Cristiana Pivari, Livia Rocchi, Antonia Romagnoli, Stefano Santarsiere Stefania Squillante, Chiara Valentina Segré llustrazione di copertina e illustrazioni interne: Fabio Balboni

Contenuti ludici a cura di: Amneris di Cesare, Fabio Galli, Isabella Giomi, Marina Lenti, Cristiana Pivari, Livia Rocchi, Antonia Romagnoli, Stefania Squillante, Chiara Valentina Segré

Casa Editrice: La Gru ISBN: 978-88-97092-13-1 Prezzo: 10,00 € Royalty destinate a Save the dogs and other animals (STD) http://www.savethedogs.eu/ http://codedistampa.wordpress.com/

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appuntamenti

TOULOUSELAUTREC e la Parigi della Belle Époque

Una mostra su Henri de ToulouseLautrec in Italia mancava da parecchi anni. È noto come una parte della produzione dell’aristocratico artista si sviluppi sulla scia del “japonisme”; egli traspone tecniche e inquadrature di quel mondo affascinante e misterioso al contesto occidentale dei locali notturni e delle maisons closes che frequenta non solo come artista. I suoi manifesti sono capolavori d’arte e documenti di un’epoca: conquistarono il pubblico d’allora che li amò e li collezionò. Ma sono tutti i suoi personaggi, raccontati con rutilante malinconia, che rivivono nella mostra. L’artista mostra un occhio spietato per le caratteristiche e la gestualità dei soggetti che rappresenta unito all’uso innovativo di ampie stesure di colori piatti, marcate silhouettes e punti di vista inconsueti. La mostra propone una serie di confronti di particolare suggestione: sono accostati i dipinti di figura di Lautrec a quelli di paesaggio degli impressionisti Monet e Renoir, oltre a Cézanne; viene evidenziato il debito nella grafica all’arte giapponese offrendo un confronto speculare fra i manifesti del francese e stampe giapponesi fra ’700 e ’800; infine viene mostrata l’influenza che Picasso riceve da lui in occasione dei primi soggiorni parigini.

10 SETTEMBRE Per informazioni: Fondazione Magnani Rocca - Parma. Dal 10 settembre 2011 all’11 dicembre Telefono: 0521848135 Fonte: http://www.arte.it/calendario-arte/parma/mostra-toulouse-lautrec-e-la-parigi-dellabelle-%C3%A9poque-285

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11 SETTEMBRE

GLI ANNI FOLLI. La Parigi di

Modigliani, Picasso e Dalí. 1918-1933

Il fascino irresistibile della Parigi degli anni ’20 rivivrà quest’autunno a Palazzo dei Diamanti attraverso le creazioni di grandi maestri della modernità all’apice della loro carriera. Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí furono allora i protagonisti di un periodo di eccezionale vitalità artistica che ebbe come palcoscenico Parigi all’indomani della Grande Guerra.

Nu couché - Amedeo Modigliani

In quegli anni, che furono chiamati “folli”, i costumi liberali, il fermento intellettuale, il clima cosmopolita, i teatri, i caffè, il jazz, le gallerie attirano da ogni parte del mondo nella capitale francese musicisti, scrittori, coreografi, cineasti e artisti in cerca di fortuna e celebrità. Attraverso dipinti, ma anche sculture, costumi teatrali, fotografie, ready made, disegni, provenienti dai più importanti musei e collezioni private del mondo, la mostra, organizzata da Ferrara Arte, rievocherà quella stagione irripetibile che ha visto intrecciarsi le principali tendenze artistiche del Novecento, prima che l’ascesa del Terzo Reich in Germania cambiasse in maniera irreversibile il clima europeo.

Per informazioni Palazzo dei Diamanti - Ferrara Dall’ 11 settembre 2011 all’08 gennaio 2012 Telefono: 0532244949 Fonte: http://www.arte.it/calendario-arte/ferrara/mostra-gli-anni-folli-la-parigi-di-modigliani-picasso-e-dal%C3%AD-1918-1933-222

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