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La ricotta uccide Siamo tutti

PAZZI?

La cura Confessioni intime Scopri Monet

Copertina di Andrea Simoncini Gibson

Anno 1 N. 16 / AGOSTO 2011 - Periodico settimanale - Editore e Proprietario: eBookservice srl C.F./P.I. : 07193470965-REA: MI-1942227. Iscr. Tribunale di Milano n. 324 del 10.6.2011.

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autore

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IN COPERTINA ANDREA SIMONCINI GIBSON. Fotografo. Nato a Roma e si laurea in disegno industriale a Londra. Simoncini insegna all’Università del Progetto di Reggio Emilia e all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Il lavoro sul corpo femminile cominciò con le prime sculture di Venere nel 1999 sviluppandosi attraverso i ritratti fotografici digitali. Arrangia il corpo della modella come se plasmasse della creta fino a intervenire sull’immagine graficamente per mettere in risalto le sue qualità. Tenendo fede alla sua ricerca dell’universo femminile Simoncini prende parte a molte mostre personali e collettive, nonché a svariati concorsi che lo vedono vincitore. Risiede e lavora a Milano. info@arte20group.com


in copertina

Diego Passoni

Ritratto Diego Passoni di Radio Deejay del fotografo Andrea Simoncini Gibson


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sommario

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autori Andrea Fiore |

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La ricotta uccide Ciro Comini |

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Vacanze: appunti di viaggio Gianfranco Iovino |

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Napoli: ombelico del mondo

rubriche Erotismo letterario |

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Eroticamente confessioni intime Il Vortex di Giorgio Ginelli |

Siamo tutti pazzi?

Concorso letterario |

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La dieta dell’estate 2011

Racconto di Cristina Bove |

La cura

Appuntamenti |

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Alla scoperta dei sentieri di Monet Ultimi giorni d’estate


editoriale “Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”. Credo che questa famosa frase di Einstein si addica più ai numeri che alle persone. Avere a che fare con l’essere umano invece ci rivela come 2+2 non faccia mai 4! Ognuno è a se. Mia nonna mi diceva: “Cent cò, cent crap!”. In fondo lo sappiamo perfettamente, che ognuno è unico, speciale e irripetibile. Alcuni degli scrittori di questo numero parlano di Napoli e quale migliore città scegliere come simbolo di questo concetto; come dice anche Pino Daniele: “Napule è, mille colure”. Questa città come simbolo dell’eccentricità, della creatività italiana. Le due facce della luna a confronto: eccentricità o follia? A questo proposito viene in nostro soccorso Giorgio Ginelli che con il suo: “Siamo tutti pazzi?” ci spiega cos’è la follia e come spesso è stata ispiratrice di moltissimi romanzi poi diventati film. Un tema non indifferente su cui anche la scrittrice Cristina Bove ha voluto dire la sua attraverso un racconto inedito scritto proprio per i nostri lettori: “La Cura” appunto.

Secondo voi è possibile vivere senza emozioni forti? Buona lettura Marika Baranti

Nel prossimo numero www.iocome.it

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erotismo letterario

Eroticamente confessioni intime

una raccolta di racconti scritti da nove autori, di sessi diversi che fotografano l’immaginario degli scrittori di erotismo nell’era del web. alcuni seguono uno stile diaristico e introspettivo, a volte ricco di metafore e simbolismi. altri si discostano da quella che possiamo considerare una consuetudine della narrativa erotica.

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Donne affamate di un amore divorante, turbate dal trasporto passionale in modo talvolta nevrotico alla ricerca fibrillante di un elemento  maschile, che le tranquillizzi. Non mancano storie in cui trovano sfogo vendette, rivalse e soluzioni che vedono le protagoniste femminili come eroine emancipate artefici del loro destino. L’interesse maschile invece si rivolge per lo più a fantasie di dominazione e feticismo, se pur con una certa leggerezza, o affronta la narrazione delle storie e dei personaggi e l’argomento erotico con un certo distacco ironico. In altri casi si esprime in una prosa ritmica e sincopata dallo stile ricercato. Consiglio da Elisa: Con l’auspicio che questa raccolta possa essere un invito a cogliere la pluralità dell’eros e delle sue molteplici sfumature, è un libro da leggere con una leggerezza fantasiosa.

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o stile erotico è contaminato da approcci feticistici grotteschi. Si conferma una tendenza femminile a considerare un “erotismo dei cuori” e delle passioni come l’anima principale di ossessioni e sogni segreti.

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di Elisa Visconti Dott.ssa Elisa Visconti: Sociologia in scienze umanistiche del comportamento e dell’apprendimento. Specializzata in devianze, criminalità e dipendenze ha competenze in parafilie, relazioni, educazione sessuale. Giornalista e scrittrice è presidente dell’associazione VIVID. Vittime violenza domestica.Consulente in materia educativa e relazionale è cofondatore di You Coach e del movimento italiano Alleanza. Produttrice di formati tv.

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Autori

La ricotta uccide Nuovo genere letterario: semi-serial thriller

L’elettricista suona sempre 220 volt

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ono Andrea Fiore, classe ’63. Laureato in Giurisprudenza. Appassionato di storie e racconti di stampo demenziale, popolo il web con personaggi strambi e improbabili. Nel marzo 2009 ho pubblicato Storia di morte, ricotta e mascarpone, Albatros – Il Filo. Sempre nel 2009, ho vinto il concorso nazionale Giri di Parole - Navarra Editore, con il racconto Lo stretto indispensabile, inserito nella raccolta Parto, vieni via con me. Nel 2011 ho pubblicato il mio secondo semi-serial thriller L’elettricista suona sempre 220 volt, Albatros – Il Filo.

Un pingue ispettore del distretto di Polizia di Gravetown e il suo assistente alle prese con un inquietante assassino con la macabra abitudine di arrostire le sue vittime con un gruppo elettrogeno per poi svanire nel nulla. Il temibile serial killer ha già mietuto sedici vittime e dopo ogni omicidio, lascia dietro di sé ben pochi indizi: un bigliettino con la firma “L’Elettricista” e un numero ogni volta diverso. Da qui prende il via il libro. Una prosa imprevedibile e graffiante, che trascina il lettore in un vorticoso giallo, garantendogli divertimento e colpi di scena fino all’ultima pagina e risata!

Da allora, ho scritto dappertutto e nelle condizioni e circostanze più svariate. Mi folgora un’idea mentre parlo con la gente o sto in fila da qualche parte. Allora mi blocco, estraggo il telefonino e prendo appunti volanti. L’ho fatto anche sui palmi delle mani d’un amico e non gli ho permesso di lavarseli finché non ho trascritto. La mia scrittura è una sfida a oltranza con me stesso. Uso la lingua italiana impropriamente, combino le parole in modo che possa-

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Isbn 978-88-5674-168-1

Credo d’esser nato con la penna in mano (direi in dotazione dalla nascita) e un diario di bordo sotto braccio con annotati i nove mesi di gestazione.

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Andrea Fiore popolo il web con personaggi strambi e improbabili. no offrire il meglio di sé o il peggio. Stresso accezioni, slargo significati, tento di piegare il lessico al volere d’una mente deformata dal demenziale. Il gioco però non è fine a se stesso. È comunque passare emozioni e sensazioni, riportare comunque alla mente i tratti realistici e a volte drammatici della società moderna. Così, col sorriso sulle labbra, narro il grottesco del vivere quotidiano, indugiando sui piccoli tic e le fisime d’ogni giorno, le debolezze umane e le piaghe sociali. Tra zucchero e sale come nei racconti di StrudelOne. L’idea del semi-serial thriller è nata in me come un fungo, con le prime pagine di Storia di morte, ricotta e mascarpone, buttate giù quasi per gioco. È dissacrazione spinta del giallo, unione esplosiva tra logicità e matematica del noir e nonsense del demenziale puro. Arrivare a parlare della morte con lo sberleffo sulle labbra, esorcizzarla e riderci sopra in modo sornione e scanzonato. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma ho voluto tentare comunque! L’idea d’un enorme cannolo alla ricotta, come arma impropria d’un delitto per il mio primo libro, mi faceva sganasciare

dalle risate solo al pensiero. Metterla su carta è stato ancora più divertente. Ed eccomi dopo soli due anni al mio secondo semi-serial thriller: L’elettricista suona sempre 220 volt. Ancora protagonista la strampalata coppia investigativa Haddock & Parrish. Un pingue ispettore del quaratatreesimo distretto di Polizia di Gravetown, cui da bambino una zingara ha previsto una vita più larga che lunga, e il suo assistente, atroce frutto d’un tragico errore di selezione. L’uno, appassionato di cucina, sforna ogni giovedì il suo famigerato pollo alle mandorle, l’altro tenta di sfuggirvi con scarsa fortuna. I poliziotti sono alle prese con un inquietante assassino con la macabra abitudine di arrostire le sue vittime con un gruppo elettrogeno per poi svanire nel nulla. Il temibile serial killer ha già mietuto sedici vittime quando i due si vedono affidare il caso e dopo ogni omicidio, lascia dietro di sé ben pochi indizi: un bigliettino con la firma “L’Elettricista” e un numero ogni volta diverso. Da qui prende il via il libro. Una prosa imprevedibile e graffiante, che trascina il lettore in un vorticoso giallo, garantendogli divertimento e colpi di scena fino all’ultima pagina e risata! Andrea Fiore

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l'edi c ola on-li n e d'arte e cultur


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il vortex

Siamo tutti pazzi? “Osservate con quanta previdenza la natura, madre è artefice del genere umano, ebbe cura di spargere dappertutto un pizzico di follia…” (da Elogio della follia, Erasmo da Rotterdam, 1509). Il nostro rapporto con la follia ha ragioni profonde e antiche. Nonostante l’evoluzione della nostra specie prosegua inflessibile da centinaia di miglia di anni, abbiamo ancora qualche difficoltà a riconoscerla e ad apprezzarla per quello che è il giusto oppure ridimensionarla per i suoi eccessi. Insomma, non siamo in grado di gestirla nel modo più corretto, in quanto non comprendiamo a fondo i meccanismi che la regolano e non ne intravediamo un uso proficuo. Ha provato Geer Gertz nel XVI secolo a tesserne le lodi e Shakespeare ce l’ha propinata in tutte le salse quasi in ogni opera, proprio a rimarcare che la pazzia è la compagna ideale della razza umana: “La pazzia, signore, se ne va a spasso per il mondo come il sole, e non c’è luogo in cui non risplenda”. (W. Shakespeare, Aforismi).

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E così, da sempre, ci culliamo in questo dubbio dicotomico: curarla o assecondarla? La medicina cinese riconosce almeno due forme psichiche in cui si può riconoscere la pazzia: dian (follia calma) e kuang (follia agitata). Se la prima è una semplice sindrome di tipo yin con una perturbazione dello shen-ming, legate al vuoto di Milza e Cuore, la seconda, conosciuta anche come furore convulsivo (kuang jing) è sicuramente più grave. È questa seconda forma che provoca la fuga dello yang o, come le chiama il Su Wen, la fuga del qì verso tutte le parti yang del corpo; è il fuoco del Fegato e del Cuore per compressione del qì legata ai sette sentimenti. Insomma, una cosa seria da dover gestire, difficile (se non impossibile) da dover curare. Riconoscerne i sintomi, evidentemente, è l’elemento chiave per la cura o la prevenzione da mettere in atto. Se in una persona si riscontrano disturbi quali ad esempio la risalita dello yang del Fegato, oppure il vuoto di sangue e qì, se compaiono le ostruzioni da catarri e vi è una netta insufficienza del jing del Rene, con tutti i sintomi fisiologici che li caratterizzano, si può pensare di essere di fronte a turbe di origine neurologica e agire di conseguenza.


di Giorgio Ginelli Ma si sà, dalle nostre parti (in occidente) non si fanno questi ragionamenti; farsi passare per pazzo basta andare in giro con le mutande a rovescio o dire di venire da un altro pianeta. Un po’ quello che succede al protagonista di K-Pax, romanzo di Gene Brewer del 1995 (tradotto da Dario Fonti e pubblicato da Baldini Castoldi Dalai nel 1996); nel 2001 sono anche riusciti a trasformarlo in film, solo dopo che il regista Iain Softley è riuscito ad attirare l’interesse di Kevin Spacey e Jeff Bridges. È un bel film, con un ottima regia e buone interpretazioni da parte di tutto il cast. Curioso il taccuino di appunti dell’alieno Prott, disponibile on-line per la consultazione: www.k-pax.com/journal/.

mostrare che invece e terrestre quanto tutti gli altri che lui conosce. E alla fine crede anche di riuscirci, e l’alieno Prott diviene il terrestre Robert. È un film del quali pochi hanno capito la bellezza e che non viene nemmeno considerato un film di science-fiction; principalmente perché la storia è intelligente, scritta dal dr. Brewer, che si è occupato di replicazione del DNA e divisione cellulare, prima di diventare uno scrittore. E se la storia è intelligente, cosa c’entra con la fantascienza? In effetti c’entra molto, ma nessuno ci ha fatto caso; tanto per cominciare si tratta di una vera e propria trilogia che ha Prott come protagonista (http://www. genebrewer.com/index.html) ma che in Italia è arrivata zoppa perché nessun editore ufficiale l’ha preso in considerazione. Siamo troppo abituati a cogliere, soprattutto nella finzione filmica, aspetti in cui la science-fiction è urlata. Trame e sceneggiature più “sottili” sono da sempre poco considerate, sia dal grande pubblico che dai critici.

SOPRA - Copertine di tre edizioni del libro: l’originale, l’italiana e quella “post movie” Trovano il protagonista nel bel mezzo di New York e subito lo si etichetta come pazzo, in quanto dice appunto di venire da un pianeta della costellazione della Lira cavalcando un’onda di luce. Viene preso sotto l’ala protettrice del dr. Powell, il quale si fa in quattro per di-

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L’alieno Prott utilizza l’ondulazione luminosa per trasportarsi nell’universo; siamo abituati a considerare la materialità e troviamo poco affascinante forse vedere un alieno che non sta in groppa al suo disco volante. Prott usa la luce, è fatto di luce magari. Prott trova nel terreste Robert un forte richiamo; quando capisce che quest’ultimo ha un bisogno estremo decide di sacrificarsi e per un po’ ed entra in lui, salvandolo in

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il vortex qualche modo dalla morte. Per abbandonarlo quando capisce che ha trovato nel dr. Powell qualcuno in grado di accudirlo; e riparte così sull’onda di luce lasciando sulla Terra un simulacro che risponde al nome di Robert. La migliore science-fiction che io conosca è così: sottile, caratterizzata dalla leggerezza, una dote letteraria indispensabile. Siamo nel 1959; a ottobre sulla rivista Galaxy esce un racconto di una struggente bellezza per il messaggio che riesce a trasmettere: A Death in the House di Clifford Simak (edizione italiana in Eternità perduta, Fanucci, 1980). L’idea che Simak ha degli alieni è senz’altro atipica per il tempo e tutta la sua bibliografia ne è la testimonianza; anche Simak, ovviamente, era folle… Il protagonista del racconto trova una mattina una navicella spaziale nel campo dietro casa, con un alieno moribondo che poi gli muore in casa e lo sotterra nel campo; ma la science-fiction non è qui. La sf sta nel “sacrificio” che l’essere alieno, rinato grazie al fatto di essere stato seppellito, decide di attuare prima di ripartire, lasciando al terrestre qualcosa che per lui è preziosissima, ma che per il terrestre potrà essere ancor più importante per sconfiggere la sua solitudine. Un estremo sacrificio fatto in segno di amicizia e affetto. Un po’ come Prott con Robert.

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Roba da pazzi! Come si fa a fare della fantascienza con queste temi? Qualunque psichiatra non esiterebbe un attimo a sbatterci in manicomio. Dove non è difficile finire se sei un alieno in transito, come abbiamo visto. Nel 1967 lo aveva fatto anche John Brunner in Quicksand (Sabbie mobili/La donna venuta dal nulla, traduzione di Roberta Rambelli, collana Slan n.37, ed. Libra, 1978); nelle campagne del Galles viene trovata una ragazza dalle fattezze infantili, totalmente


di Giorgio Ginelli nuda, che non parla nessuna lingua conosciuta e che sembra venga appunto dal nulla. Lentamente il medico che la tiene in osservazione nell’ospedale psichiatrico, riesce a svelare il segreto e fa affiorare la civiltà di Llanraw per metterla in contrapposizione con quella terrestre; è uno dei primi e più sottili esempi di temi sociologici del Brunner che poi abbiamo conosciuto per opere di maggior spessore. A ben guardare girando tra i corridoi dei manicomi letterari della science-fiction, non si trovano solo alieni. Marge Piercy nel romanzo Sul filo del tempo (Woman on the Edge of Time, 1976, tradotto da Andrea Buzzi e pubblicato nel 1990 da Elèuthera) è riuscita a piazzarci in modo de cisamente efficace (dal punto di vista letterario, s’intende) anche una portoricana affetta da una sindrome cronotopica che la fa pendolare continuamente con un futuro proiettato di 16 anni dal suo presente.

Insomma, che Erasmo da Rotterdam avesse ragione? Difficile non tessere le lodi della pazzia, visto che senz’altro è uno dei prodotti più interessanti della nostra civiltà, ma non solo: tra i pazzi si possono trovare gli individui più interessanti che ci possano essere. Umani e NON. Giorgio Ginelli

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Autori

Vacanze:

appunti di viaggio

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iro Comini è nato il 27 luglio 1970 a Milano, dove ha vissuto fino all’età di trent’anni, periodo interrotto solo da una breve permanenza a Genova durante i primi anni di vita. Si è in seguito trasferito a Lecco, dove vive tuttora. Ha conseguito il diploma di Perito Elettronico all’inizio degli anni novanta e ha subito intrapreso la carriera di consulente informatico, culminata nell’attuale prestigiosa posizione di responsabilità della propria area, nel dipartimento IT di una grossa azienda petrolifera italiana. Sposato con Assia, d’origine russa, donna colta e di successo, è padre di Eva e Constantin. “Iniziai a scrivere appunti di viaggio che poi rileggevamo con piacere al ritorno dalle prime vacanze con gli amici, non ancora maggiorenne. Più avanti presi l’abitudine di scrivere brevi pensieri, emozioni e pensieri in ordine sparso. Il passaggio successivo fu scrivere veri e propri racconti e confrontarmi con il pubblico. Prima gli amici della cerchia più stretta e man mano allargando lo spettro agli amici degli amici e a tutti quelli che mostravano reale curiosità. Ma il

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Il giardino nascosto di Lilith Una raccolta di racconti e un particolare libro di viaggio fisico, su un treno tra Milano e Napoli. Marco Augusto, nel tornare alla città natale fa due incontri che lo cambieranno: con due ragazze straniere e con un misterioso manoscritto. Tra il rumore del treno che scorre sui binari e i toni delicati di una nuova ed effimera conoscenza, Marco ripercorre i giorni di un uomo che ha fatto un’incredibile scoperta. Un uomo che fa rivivere le sue sensazioni, come in un gioco di specchi, attraverso otto racconti emblematici, dove l’amore, il desiderio e la morte si rincorrono fino a confondersi.” Isbn 978-88-6307-348-5

Scrivere brevi pensieri in ordine sparso

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Ciro Comini vero incentivo a scrivere racconti fu quando li detti “in pasto” a mia moglie, che a sua volta coinvolse i colleghi di lavoro a Mosca. Scrivevo un racconto, lo facevo tradurre, lo passavo al “gruppo di lettura” e aspettavo il commento: “Bellissimo! Quando ci mandi il prossimo?”. La soddisfazione era immensa e decisi di fare il grande passo e cominciare a produrre un lavoro “come si deve”. Ebbi l’intuizione di creare un racconto “contenitore” che naturalmente legava tra loro le storie e mi avvalsi di un aiuto professionale, per altro come favore personale da parte di una cara amica. Scrivere è per me una forma d’espressione del mio io interiore, come dipingere o suonare uno strumento. I racconti brevi hanno la misura perfetta per iniziare a realizzare qualcosa che dia soddisfazione. Se c’è la vena creativa e la capacità stilistica si può facilmente produrre qualcosa di molto piacevole. Nel mio caso, quando scrivevo i racconti che poi raggruppai nel mio primo libro, partivo spesso senza sapere dove sarei giunto. Nasceva un personaggio e subito si costruiva intorno a lui un mondo, una condizione, dei comportamenti, in definitiva una storia che poi sfociava in

un finale che spesso stupiva anche me. Per comprendere se ciò che ho scritto è valido, rileggo molte volte e verifico che il suono delle parole non “strida” ma soprattutto, se rileggo e provo sempre sorpresa ed emozione, so che funzionerà! È un po’ come quelle ricorrenze/ tradizioni che ci si presentano sempre uguali, anno dopo anno, ma ogni volta riescono a darci una rinnovata gioia interiore. Il passaggio da singoli racconti brevi a opera completa è stato per me fondamentale: ho potuto constatare che gli stessi temi, gli stessi concetti ed emozioni erano sempre presenti in ogni storia. Da ciò è nato un percorso comune dei personaggi, secondo strade, situazioni e modalità differenti. Un percorso di consapevolezza poi condiviso dallo stesso Marco, personaggio della storia principale con il ruolo di “Caronte” nel “traghettare” tutti loro verso la conoscenza del proprio destino”. Ciro Comini

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LA DIETA DELL’ESTATE 2011, Una dieta più spirituale che fisica … I

consigli dei finalisti del

C oncorso P agina UNO

Come ogni estate che si rispetti, anche quest’anno non può mancare la dieta consigliata dagli specialisti per farci trovare pronti alla prova costume. Ma visto che, ahimè, è ormai un po’ troppo tardi per ritrovare la forma perfetta non ci resta che curare la sostanza, l’essere più che l’apparire. Così anche noi, al pari di medici e studiosi, proponiamo ai nostri lettori un nuovo regime alimentare, una dieta sì ma per lo spirito! Con le parole dei finalisti del Concorso letterario Pagina UNO riveliamo e svisceriamo le opere letterarie consigliate dai nostri autori finalisti, i classici che li hanno fatti sognare, quelli che sentono più vicini, che hanno maggiormente influenzato e indirizzato la loro creatività. Che poi non si sa mai, magari ne esce qualcosa di gustoso e stuzzicante per l’estate dei nostri lettori. Altro che dieta! Giuseppe Pipino ci consiglia un grande classico: Il Castello di Franz Kafka, il libro onirico per eccellenza che può

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di

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trasportare il lettore in una piacevole condizione irreale. L’autore di AsproMonte ama più in generale tutte le opere che consentono di evadere della realtà, il compito per lui specifico della letteratura! Un’insegnante di inglese, come Mew Notice di Come un batter d’ali non poteva non scegliere gli, odiatissimi dai giovani liceali, Cime tempestose di Emily Brontë e I Sonetti di Shakespeare. Per Katia Carlini (La parentesi della mia stanza) Memorie dal sottosuolo di Fëdor Michailovič Dostoevskij è il migliore tra i classici, principalmente per la sua potente analisi introspettiva. La moglie di Ettore Bucci (Ultima corsa – Sentimenti in gara), sua grande suggeritrice di libri, gli ha ultima-


mente consigliato Ti prendo e ti porto via di Nicolò Ammanniti. Che, anche se non è un classico, propone insieme a Insciallah di Oriana Fallaci. Per Angela Maurizi (Le fiabole di A.) invece non si può partire per le vacanze senza avere nella maxi borsa da spiaggia un capolavoro come I Fiori blu di Raymond Queneau. Lasciarsi trasportare dal Duca d’Auge e Cidrolin sarà un’esperienza

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concorso letterario

confusionale che colpirà i lettori sin dalla prima pagina e non per l’eccessiva esposizione solare. Nessun classico influenza in particolare Su Sessantotto, l’opera di Costantina Frau, che spazia dal tema del villaggio, tanto caro al premio nobel Grazia Deledda, ma anche a molti scrittori russi. Per non parlare poi degli scrittori meridionalisti del Novecento, tra cui Paese d’Ombre di Giuseppe Dessì. E noi? Naturalmente non possiamo che consigliarvi i nostri di grandi classici!


racconto

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chat in love Richiuse la porta alle sue spalle, le ricette ancora in mano, fermo sul pianerottolo davanti allo studio del cardiologo. Mi raccomando, queste le ultime parole del luminare, niente sforzi, niente sale, niente grassi, niente alcool, via le sigarette, lontano da emozioni forti e via di seguito. Il farmaco è ancora in fase sperimentale, sta già dando ottimi risultati. Mi raccomando, però, in caso di malore, come l’ultima volta: di corsa al pronto soccorso. Passano un paio d’anni: farmaco efficace, alimentazione scondita, vita sedentaria, nemmeno potare le rose, nemmeno stare a lungo in piedi per dipingere, figuriamoci scolpire (proprio da dimenticare), che altro? ah, sì niente sesso, sorride, chi se ne frega. Sono decenni che non fa parte delle sue attività. Obbligato a evitare ogni sforzo, trascorre le giornate al pc. Apre un blog, scrive poesie, racconti, qualche recensione. Conosce artisti, giornalisti, lettori. Per la prima volta in continuo contatto col mondo. Poi l’incontro. Evita di pensare che sia amore. Ma qualcosa è, visto che occupa gran parte dei suoi pensieri, lei. È arguta, colta, affascinante. Scrive per una rivista e traduce dal francese. L’ha vista solo in fotografia ma gli è ba-

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sì niente sesso... chi se ne frega. Sono decenni che non fa parte delle sue attività...


di Cristina Bove stato. Di comune accordo, perché non conoscersi meglio? La chat, il dialogo prende una piega erotica. Sa che sarebbe opportuno sottrarsi, riportare tutto nei binari dei discorsi culturali e generici, ma non ci riesce. Inaspettatamente è proprio lei a proporre il gioco: visto che non potranno mai frequentarsi di persona (è chiaro ad entrambi, ciascuno ha la propria vita consolidata) e non è possibile darsi altro, perché non inviarsi almeno le foto? E perché, alla fine è lui a chiederlo, non osare di più?

- Tesoro, non abbiamo altro che questo per amarci. L’appuntamento è serale, raccontarsi di sensazioni assolutamente dimenticate, proferire parole mai pronunciate prima. Ma è davvero il suo corpo ad essersi svegliato? Alla sua età! Non può crederci. Lei lo fa sentire desiderabile, lui, che non si piace nemmeno un po’ e che per fotografare alcune parti del suo corpo ha cercato la penombra più discreta. Infine, la capitolazione totale: dirsi ogni cosa possibile. “Siamo pazzi” dice lui. “Sì” risponde lei. “Tesoro, la mia età sarà sempre una barriera tra noi”. “Non rinuncerò mai a te, dichiara lei, e nemmeno al piacere che ci diamo”. La prima volta stette male, il cuore su di giri. Bisogna rinunciare, pensa, il rischio è troppo grande.

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Ma non è possibile smettere. Non gliene importa più di morire, preferisce che accada mentre si sente vivo. Non sa davvero da dove scaturisca tutta questa vitalità, non sa cosa stia accadendo al suo corpo, soltanto che sono sensazioni talmente forti che spesso il suo cuore sembra non farcela.

Invece resiste, resiste e resiste. Visita di controllo semestrale. È preoccupato, chissà quale sarà la diagnosi. Forse dovrà rinunciare alla sua storia, alla sua nuova vita. Forse sarà costretto a raccontare tutto, e non vuole. Auscultazione, ecografia, elettrocardiogramma. Attende in anticamera il responso. “Tutto bene, esordisce il medico, siamo stati fortunati, il farmaco ha funzionato al cento per cento, un miracolo, viste le sue passate condizioni. Mi congratulo vivamente, lei è il paziente ideale, “Sì, dottore, riposo, niente eccessi, niente emozioni forti”. ”E seguire le prescrizioni, sempre”.

Cristina Bove

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Napoli: ombelico del mondo

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i chiamo Gianfranco Iovino, sono nato a Roma il 3 settembre del 65, ho vissuto per 26 anni in provincia di Napoli e da 15 risiedo a Verona. L’infanzia e l’adolescenza sono state segnate da quanto regala in maniera naturale e unica Napoli, un mondo racchiuso in una sola città, dove gli spazi, i bisogni e le necessità si battagliano continuamente tra loro, forgiandoti il carattere e il senso dell’apprezzamento per le piccole cose, come quelle grandi. Credo che debba a Napoli l’amore per la scrittura e la necessità di trasportare su un foglio bianco esperienze, colori e sapori che si respirano nel vissuto quotidiano, tra storie di gente comune, che hanno tutti qualcosa da ricordare o far leggere. Dopo gli studi tecnici da Geometra, ho iniziato a lavorare come libero professionista, e nel tempo libero ho dato sfogo alla mia passione per la musica, suonando ai Piano Bar e le cerimonie, incrociando volti diventati famosi come Gigi D’Alessio. A Napoli ho amato moltissimo il teatro, al punto da prendere parte a numerose compagnie amatoriali e dirigerne una come regista, che mi ha regalato grandi

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Cuori nella torment@ A sei anni dal suo debutto, torna in libreria “Cuori Nella Torment@” con una nuova edizione, a cura di LauraCaponeEditore, in versione cartacea ed eBook, oltre ad una traduzione in lingua inglese per il mercato europeo. Cuori nella torment@ racconta l’amore nato in un luogo effimero, quale può essere una stanza virtuale di una chat, che riesce a stravolgere, fino a scrivere nuovi destini per chi, una sera di dicembre del 1997 decide di avvicinarsi a quel mondo sospettoso, lasciandosi rapire da quel primo “ciao” che può cambiare per sempre la vita. Isbn 978-88-6307-348-5

Scrivo per amore di chi soffre

Pagine 222 • € 10,00


Gianfranco Iovino i diritti d’autore in beneficenza, per aiutare con piccoli gesti a sentirsi meno soli... soddisfazioni. A 30 anni mi sono trasferito a Verona per necessità lavorative e pochi mesi dopo mi sono sposato e la famiglia si è allargata con la nascita di Rossella, mia figlia. Nella vita posso dire con orgoglio di aver svolto tanti lavori, dal geometra al consulente, al bidello, il ragioniere, l’operatore in cave di marmo, la guardia giurata e oggi, fortunatamente, il dirigente in un’importante società di sicurezza di Milano. Verona mi ha permesso di realizzarmi professionalmente obbligandomi, però, ad accantonare la musica e il teatro, ma da queste forzate rinunce ho motivato gli stimoli per provare a scrivere storie. Così è nato prima un sito internet “cuorinellatormenta.it”, che raccoglieva stralci, lettere, aforismi e proverbi sull’amore e, pochi anni dopo, è diventato il primo romanzo CuoriNellaTormenta, oggi esaurito, che racconta di un amore nato in chat. La passione per la musica non mi ha mai abbandonato, e una canzone dei Pooh, Buona fortuna e buon viaggio, una sera che avevo una gran voglia di scrivere qualcosa, mi ha ispirato il secondo romanzo Dietro di me, edito da Giraldi di Bologna, che ha avuto un discreto successo. Il tempo di completare le presentazioni per l’Italia, accompagnato dalle Co-

ver band dei Pooh, che è diventato romanzo anche Tramed@more, che racconta di un prete con la passione delle rubriche del cuore da condurre in uno studio radiofonico, edito dalla A.Car edizioni. Nel frattanto ho collaborato con molte testate giornalistiche e da novembre 2010 sono un pubblicista iscritto all’ordine di categoria. Infine, a ottobre per la SassoScritto di Firenze, sarà il turno del mio quarto romanzo: Oltre il confine che affronta il delicatissimo tema della depressione distimica, della quale è malata la protagonista della storia, per colpa degli abusi e le violenze sessuali subite in età adolescente dal padre. Un libro intenso e crudo, che si presenta con le migliori intenzioni, per raccontare una storia non vera ma reale, di un male invisibile: la malattia dell’umore. Io scrivo per amore, al punto da destinare i miei diritti d’autore in beneficenza, perché credo che anche con piccoli gesti possiamo aiutare a sentirsi meno soli chi soffre ed ha un destino segnato dalla malattia o la solitudine. Gianfranco Iovino

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Alla scoperta dei sentieri di Monet Una facile passeggiata ogni giovedì pomeriggio di luglio, agosto e settembre 2011, nei luoghi dipinti da Claude Monet a Bordighera, a cura di STL riviera dei Fiori. La ricerca di nuovi motivi ispiratori, la straordinaria bellezza della natura in cui immergersi, tra magnifici giardini e colline ricchi di piante esotiche, estesi boschi di palme e olivi, la vibrante e intensa luce del Mediterraneo ispirarono il Maestro dell’Impressionismo a compiere un viaggio di studio e ricerca “meraviglianti” a Bordighera e dintorni nei primi mesi del 1884.

Per informazioni Ritrovo: ore 16 a Bordighera in Via Vittorio Emanuele, n 172 – Palazzo del Parco); durata: due ore e mezza circa; Costo: quota della visita guidata Euro 7 (compreso ingresso nel Giardino di Villa Pompeo Mariani); i bambini fino a 15 anni gratuito. www.fondazionepompeomariani.com Tel 0184 265556. Fonte: http://www.sanremonews.it

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Itinerario: •Via Romana Alcune ville ottocentesche, tra cui Villa Etelinda, furono dipinte da Claude Monet in diverse tele, circondate da magnifici giardini; •Città Alta: l’antica Bordighera In alcune tele di Claude Monet appare l’antico borgo sullo sfondo di estesi uliveti e agrumeti; •Sentiero del béodo Le palme qui hanno il potere di incantare il visitatore e di trasportarlo in Oriente; •Giardino di Villa Mariani ex Giardino Moreno Il giardino della villa costituisce un lembo sopravvissuto a un esteso giardino.


1 SETTEMBRE

ULTIMI GIORNI D’ESTATE Ultimi giorni d’estate, sagre, eventi e fine settimana di settembre! Tutti gli eventi culturali e non, le sagre gastronomiche e le cose che si possono fare a settembre 2011! Prima di dire addio alle vacanze una volta per tutte possiamo ancora concederci un week end o qualche ultima giornata fuori porta per goderci un altro po’ di vacanza! Per fortuna in Italia abbiamo tantissime occasioni per divertirci o partecipare a eventi culturali che ci concederanno un’ultima e simpatica pausa prima di riprendere a lavorare. Scegliete fra tutte le sagre quelle che vi sembrano più gustose oppure fate un viaggetto fino a Mantova per incontrare i vostri autori preferiti! Festivaletteratura - Dal 7 all’11 settembre 2011 a Mantova con il Festivaletteratura per incontrare gli scrittori più amati! E tanti altri eventi! Per informazioni http://www.pianetadonna.it/moda/nuove-tendenze/sagre-e-eventi-settembre-2011.html

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