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amo

l’Egitto racconti

da Londra Sogno amaranto Column

Fond’azione Tu consigli Anno 1 N. 14 / AGOSTO 2011 - Periodico settimanale - Editore e Proprietario: eBookservice srl C.F./P.I. : 07193470965-REA: MI-1942227. Iscr. Tribunale di Milano n. 324 del 10.6.2011.

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sommario

Natale Barca |

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autori 8

Egitto, un salto indietro nel tempo Simone Consorti |

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Londra la città dei parchi e dei pub Cinzia Luigia Cavallaro |

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UK: l’ispirazione vien viaggiando

rubriche 7

Letture estive |

Intervista a Mauro Berruto |

Lo sport è cultura

Column di Alberto Asero |

Fond’azione117

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Estratto di Cinzia Luigia Cavallaro|

Sogno amaranto Appuntamenti |

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San Marino International Arts Festival Lombardia Open Forum


editoriale Ogni volta che prendo il sottopasso leggo “Londra è all’avanguardia, è multiculturale”. Tag su muri di giovani ragazzi che hanno visto in questa città le opportunità del selfmademan occidentale. Visitare da turista una città, non significa conoscerla. Credo che ciascuno di noi vede nella sua città ideale, lo specchio delle sue speranze oppure il palesarsi delle sue più profonde paure. Ognuno di noi può prendere ciò che più ama di una cultura e della sua città simbolo e provare a portarlo nella sua realtà. Credo il meglio di alcune città come Londra sia proprio la sua capacità di accogliere talenti e di saper valorizzare le competenze e il contenuto piuttosto che il nome o la griffe. Come me, anche Cinzia Cavallaro e Simone Consorti apprezzano questa città. In questo numero impareremo a conoscere la British Culture attraverso gli occhi di due italiani che l’anno vissuta da vicino. Conoscere una cultura significa conoscere un diverso schema di pensiero, voi conoscete Londra o l’avete solo vista? Buona Lettura. Marika Barbanti

Nel prossimo numero

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I shouldn’t play myself again, I should just be my own best friend...

Amy Winehouse • Tears Dry On Their Own 4

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ciao Amy


Amy Jade Winehouse (14 September 1983 – 23 July 2011)

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letture estive

Massimo Giulia consiglia... consiglia... “Creature grandi e piccole” di James Herriot. In una società perennemente di fretta e stressata, i libri di Herriot sono una boccata d’aria fresca. Appassionato veterinario nella campagna inglese d’inizio ’900, i suoi romanzi si compongono di brevi racconti delle sue esperienze umane e professionali, perfetti affreschi della vita e degli uomini di allora. Gli scritti - a volte allegri, a volte commoventi - sono pervasi di ironia, ottimismo e dall’amore per il suo lavoro, per gli animali, per gli splendidi paesaggi dello Yorkshire. Impossibile non rimanerne contagiati. http://www.anobii.com/giuliairene

Consiglia i libri estivi! Quale libro ti ha emozionato di più?

redazione@iocome.it

Mi emoziona... Il fantasma di Canterville di Oscar Wilde, nella Collana JUNIOR D EasyReading (con caratteri più leggibili, anche per i dislessici e il Cd per ascoltarlo quando si vuole) di Edizioni Angolo Manzoni. Un racconto material-idealistico, recita il sottotitolo, illustrato da LibellulArt con una copertina che ho scelto per il mio profilo facebook. Perché mi sento un po’ così... fantasmatico ma ironico. http://www.angolomanzoni.it/libri/ leggi/575/il-fantasma-di-canterville-in-easyreading

La storia è divertentissima e per tutte le età. Lord Canterville vende a una famiglia di borghesi  americani la dimora dei suoi avi. Il fantasma, prigioniero di una maledizione da 400 anni, è compreso nella compravendita. Ma gli acquirenti (papà, energica mamma, due discoli gemelli, un ragazzo vanesio e una eterea e dolce fanciulla) non credono ai fantasmi... Lieto fine, sì, alla maniera di Wilde!

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Autori

Egitto,

un salto indietro nel tempo

prima delle piramidi

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Prima delle piramidi si offre come un contributo all’esplorazione di una terra incognita. Il libro si articola in tre parti. La prima è una ricostruzione dei processi che caratterizzarono il popolamento umano del Sahara orientale, con particolare riferimento al Neolitico egiziano. Le successive partizioni illustrano l’evoluzione culturale maturata in Egitto prima delle piramidi. L’esposizione mette in rilievo la spiritualità, l’ideologia della morte, gli usi funerari, ma anche il dominio dei capi, l’emergere della monarchia, nonché il ruolo svolto da Scorpione II nella prima unificazione politica dell’Alto e del Basso Egitto, la disgregazione di quel regno, la ricomposizione politica delle Due Terre, e infine la nascita e il consolidamento dello Stato Faraonico.

Abito il mio Paese da forestiero, come un viandante in cammino, come un acrobata sulla fune, sospeso e in bilico. Una delle cose che ho imparato è che il mestiere di vivere è difficile per tutti: alcuni appaiono più fortunati di altri, ma poi vai a vedere... Un’altra, che ciò che si è perso, purtroppo lo si è perso per sempre (e tuttavia, “Panta rei os potamòs”, “Tutto scorre come un fiume”). Un’altra ancora, che i ricordi sono ingannevoli, perché le persone, i luoghi, i fatti e le situazioni a cui si riferiscono sono cambiati mentre noi stessi cambiavamo. Considero come un uomo fortunato colui che può dire: “I miei amici. Quelli vecchi, che ho ritrovato tutti così diversi da come li avevo lasciati (cambiati loro o cambiato io?), con la com-

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osì come me, i miei fratelli sono andati via, dopo avere compiuto gli studi. Nostra madre, le ossa di nostro padre e i nostri parenti sono rimasti laggiù, oltre lo Stretto. Ci siamo sparpagliati ai tre angoli dell’Italia, e siamo rimasti così, sparsi.

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Natale Barca

plicità che ci legava da ricostruire, ma con l’affetto sincero intatto. Sono quelle amicizie ‘bianche’, nate prima dell’idea consapevole di amicizia, imprescindibili, parte di te come i nei della pelle. E anche un pò di amici nuovi, meno male, che di storie da raccontare e ascoltare non mi sono ancora stancato” (M. Cammisa, 2010). Mi muovo fra un passato che non esiste più, un presente che mi sfugge e un futuro che non riesco a immaginare. Il passato a cui mi riferisco ha preceduto di molto le età (infanzia, adolescenza, gioventù, maturità) che ho vissuto. Mi piace esplorarlo e immaginare com’era.

Da quel comportamento si sarebbe potuto dire che fosse scritto nel mio futuro che avrei fatto il petroliere, lo psicologo o l’archeologo. Non è andata così, e comunque avrei preferito fare l’archeologo.

da sempre avverto il bisogno della ricerca del passato

Ma le passioni ti si avvigghiano, non ti mollano, ti accompagnano per tutta la vita; non sono un bagaglio che ti porti dietro, ma qualcosa che fa parte di te, che è dentro di te (“Noi siamo le nostre passioni”). Una mia passione di sempre è lo studio della storia e della Quand’ero piccolo m’introducevo di civiltà dei popoli antichi. soppiatto in un giardino di limoni nelle ore che lo sapevo deserto, e scavavo In principio divoravo ogni libro che parcon foga una buca. Mah, vai a capire un lasse dell’antica Grecia. Non mi acconbambino! tentavo di leggere, volevo andare a veDa sempre avverto il bisogno della ricerca del passato, il desiderio di riportarlo alla luce, di ricomporre le cose, di restaurarle. Da qui il mio “pallino” per le antichità e per le case dimenticate.

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Autori

Natale Barca

dere. Ho visitato molti musei e siti archeologici in Italia e all’Estero. Sono stato 14 volte nelle Isole greche e 28 volte ad Atene. Quando, a Creta, ho “scoperto” la Civiltà Minoica (strabiliante!) ho iniziato da lì a risalire il fiume del tempo (Se si vuole capire un determinato periodo storico, bisogna chiedersi che cosa è successo prima). Sono stato a Malta e in Sardegna (ah, la Sardegna!). Taccio - per brevità - sui numerosi altri viaggi. E ora l’Egitto (ma ho anche un altro “amore”).

La Civiltà Egizia si è estinta, quella Greca e quella Romana si sono trasformate.

Sull’Egitto ho letto tanto e scritto altrettanto. L’“altro amore” è la fonte d’ispirazione di un manoscritto che porto avanti da anni, aggiungendo e togliendo, e rivedendo di continuo. Quel “work in progress” è il mio “libro nel cassetto”. Tutte le civiltà non nascono dal nulla e condividono lo stesso destino. Il loro percorso va dalle origini al collasso, che coincide con l’estinzione o introduce una generale trasformazione. è sempre stato così, perché la storia dell’Umanità è scandita da proiezioni in avanti, rovinose cadute, momenti di stasi e lampi di ripresa; la sua rappresentazione grafica non è il ramo ascendente di una parabola, ma una linea spezzata. La Civiltà Egizia si è estinta, quella Greca e quella Romana si sono trasformate. Queste ultime, intrecciate tra loro, sopravvivono grazie a noi, perché sono la base di ciò che siamo. Io sono fortemente attratto da tutte e tre. Due dei miei tre libri sull’antico Egitto sono fra le pochissime pubblicazioni in

Italiano che trattano il tema dell’Egitto delle origini. Si tratta di Sovrani predinastici egizi (Ananke, 2010) e di Prima delle piramidi (Ananke, 2010). Il loro tema principale è lo scorcio della preistoria recente egiziana, cosiddetto Predinastico: un periodo in cui non furono eretti grandi templi nè piramidi, ma furono gettate le basi della Civiltà Egizia. L’argomento è poco conosciuto e merita di essere divulgato, perché interessante e ricco di fascino.

E le sorprese non sono finite... Natale Barca

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Lo sport

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l’intervista

è cultura “Berruto, il ct antropologo” titolavano i quotidiani poco prima della partenza per la Polonia. Colpisce il modo in cui per lei, sport e cultura siano due facce della stessa medaglia. In che modo sono legate? Sport e cultura non sono legati, sono semplicemente la stessa cosa. Lo sport è a pieno titolo uno degli elementi della nostra società come l’arte, la politica, la religione, la musica, l’economia. Non è modello perfetto e non è solo un “passatempo”. è parte della nostra vita, scandisce le nostre giornate, ci emoziona, ci fa arrabbiare. Ha in sé valori, contraddizioni. Qualche volta è esemplare, qualche volta è corrotto. Proprio come l’arte, la politica, la religione, la musica, l’economia... In un’intervista de La Repubblica diceva che “voleva costruire una squadra che potesse essere simbolo dello sport e della cultura”. In che modo lo sta facendo? Cosa cerca di trasmettere ai suoi ragazzi? Sogno di vedere i miei atleti indossare la maglia azzurra non solo con la

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Mauro Berruto, il CT dell’italvolley

che ha guidato la nazionale alla World League, racconta in un’intervista esclusiva, perché lo sport è arte e cultura.


Mauro Berruto “Sport e cultura non sono legati,

sono semplicemente la stessa cosa”.

dedizione e l’atteggiamento di chi è stato scelto nella squadra nazionale per il proprio talento e per le proprie capacità atletiche, ma con la responsabilità di chi sa di rappresentare un intero paese, i suoi valori, la sua storia, la sua cultura. Si può giocare ad altissimo livello a pallavolo anche in un club, essendo professionisti eccellenti. Quando si gioca per la nazionale italiana il professionismo non basta più, serve qualcosa d’altro. Non so come trasmetto questo valore ai miei ragazzi, spero di farlo attraverso l’esempio. Da quando sono stato nominato a questo incarico non credo di essermi risparmiato e ne sono felicemente consapevole. Quello che provo a fare con i miei atleti è non parlare “solo” di pallavolo. Per esempio, grazie alla World League che ci ha permesso di giocare in 8 diverse città italiane dal Friuli alla Sicilia, siamo riusciti anche a trovare degli spazi per “guardarci” intorno, per conoscere ancora di più e in

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profondità il nostro paese. Per stare in mezzo alla gente. Certo il tempo che abbiamo a disposizione non è tanto, ma cerchiamo di sfruttarlo tutto e nel modo migliore possibile. La straordinaria risposta di pubblico che abbiamo avuto è stato il riconoscimento più gratificante ed emozionante del fatto che il nostro voler stare “in mezzo” alla gente sia stato colto. In che modo lo sport può veicolare anche concetti culturali? Riprendendo le sue parole, come si passa dal niente delle risse negli stadi a qualcosa, ovvero una squadra simbolo di cultura? Lo sport, ripeto, non “veicola” concetti culturali. Lo sport è esso stesso cultura. Come altre forme di cultura produce i propri capolavori, capaci di parlare un linguaggio universale. Chi ricorda il “perfect ten” di Nadia Comaneci a Montreal nel 1976, chi era sveglio in quella notte in cui ad Atlanta Yuri Chechi vinse la medaglia d’oro agli anelli con un esercizio perfetto sa bene di essersi trovato di fronte a un’opera d’arte, della stessa dignità di un quadro di Van Gogh, di un libro di Hemingway, di una scultura di Michelangelo. Ovvio, proprio come per le altre espressioni d’arte, lo sport si può fare bene o male. Talvolta nascono fuoriclasse, nello sport come nell’arte, e cambiano le prospettive. Tutti i grandi sportivi del ’900, da Mohamed Alì a Michael Jordan, da Emil Zatopek a Roberto Baggio, da Carl Lewis a John Mc Enroe hanno “rivoluzionato” la società intorno a loro.

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l’intervista Mauro Berruto

il lavoro è la più straordinaria medicina per l’uomo Per lei il lavoro sembra una medicina, dopo i risultati in Polonia, quale strada seguirà? Cambierà ricetta? Il lavoro è la più straordinaria medicina per l’uomo, grazie al lavoro l’umanità è guarita da sciagure, cataclismi, guerre. Sembrerò calvinista ma l’etica del lavoro è un valore da preservare nella nostra società. No, non cambierò ricetta, anche perché ciò che è successo in Polonia è tutt’altro che un fallimento. Quello che è successo nel corso della World League e poi a Danzica ci ha indicato che la strada è quella giusta. Per cui andiamo avanti, testardi e sognatori, come prima... anzi più di prima. I libri e la lettura sono parte quotidiana della sue vita. Le sue sue letture possono essere degli spunti di azione e riflessione anche nel suo lavoro? Assolutamente sì, come capita a tutti coloro che amano leggere. Forse l’uni-

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Andiamo avanti,

testardi e sognatori, come prima... anzi più di prima.


ca cosa che ho un po’ cambiato è il “modo” di leggere. Il fatto di essere spessissimo lontano da casa e dalla mia biblioteca, mi porta a leggere molto usando internet, il computer, gli eBook. Credo che questo sia il futuro (o forse già il presente) a cui occorre approcciarsi con curiosità e non con diffidenza. Leggere aiuta senz’altro la mia professione, mi permette di allargare il mio punto di vista e di guardare alle cose da angolature diverse, spesso mi ispira. Invece lo scrivere è una cosa che mi fa stare bene. Quando passo troppo tempo senza scrivere... c’è qualcosa che non va. Un libro che le ha cambiato la vita? Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway. Un libro che consiglierebbe ai suoi ragazzi? Oceano Mare di Alessandro Baricco. Curioso, cito due libri che parlano di mare, anche se provengo dalla montagna (che amo follemente). La diversità è ricchezza, anche in questo caso.  In una frase, perché lo sport è cultura? Perché parla un linguaggio universale, il linguaggio delle emozioni. Marika Barbanti

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Autori

Londra la città dei parchi e dei pub

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ono nato a Roma quasi 40 anni fa. A quel tempo non sapevo ancora che avrei voluto fare lo scrittore. Nel corso di questi quattro decenni ho bruciato fantasie di me in abiti da tennista, reporter, fotografo, chef, carriere mai partite o di là da venire. Quella letteraria, invece, ha preso il via con la mia prima pubblicazione, un romanzo autobiografico, in prima persona, dal titolo improbabile: L’uomo che scrive sull’acqua ‘aiuto’, vincitore del Premio Linus e pubblicato nel 1999 da Baldini e Castoldi, che avrebbe preferito il titolo alternativo Mi fa male il fisico.

Prima di allora, mi sono laureato in Letteratura italiana alla Sapienza, con una tesi sui Lapsus freudiani in Pirandello, ho viaggiato (più in treno e in pullman che in aereo) e, soprattutto, ho abitato a Londra, la città dei parchi e dei pub, quella che mi è rimasta nel cuore, dove ho vissuto cent’anni in uno, diventando un altro, e dove torno appena posso, perdendomi tra Regent Park e Little Venice. Dopo quel 1999 della mia prima pubblicazione, anno di grazia, e di gloria, con

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a tempo di sesso Una ragazza scompare senza lasciare tracce. Nel suo salotto soltanto una macchia di sangue e un diario che è un conto aperto. Dell’investigatore che si getta anima e corpo nelle ricerche non sappiamo niente; di Stella, invece, grazie alla lettura del suo diario, conosciamo tutto fin nei minimi dettagli. Che è orfana, per esempio, e circondata da parenti che la odiano. Che ha un rapporto sadico con gli uomini. Che ha sulla coscienza il suicidio del cugino. Un’inchiesta, poliziesca e dell’animo umano, che si svelerà poco a poco, fino a ritrovarsi a un punto ‘morto’.

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Come vivere cent’anni in uno

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Simone Consorti

recensioni e interviste dal Corriere della Sera a Panorama, ho cambiato molti lavori e vinto un concorso a cattedra, che ha fatto di me un professore di Italiano e Storia. I primi anni di insegnamento, e di pendolarismo, sono coincisi con un periodo di blocco creativo, legato alla mancanza di ispirazione e di tempo. In compenso ho conosciuto molti ragazzi, circa cento l’anno, di media, e i loro temi, sostituendo Scott Fitzgerald, Faulkner, Flannery O’ Connor, Sartre, e gli altri miei autori preferiti, sono diventati le mie quotidiane letture serali. Circa quattro anni fa, ho ripreso a pubblicare, mettendo in fila tre romanzi vagamente autobiografici: Sterile come il tuo amore (Besa 2008) che recentemente ho ridotto per il teatro, In fuga dalla

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scuola e verso il mondo (Hacca, 2009) e dulcis in fundo, il mio primo noir, A tempo di sesso (Besa, 2011). La mia grande passione, insieme ai viaggi, alle cattedrali, a Venezia e al teatro, sono, però, le parole in versi e, in particolare, quelle in rima. Trovo grossa ostilità tra i critici proprio a causa di questa mia vena intimistamusicale-crepuscolare. In ogni caso, anche le mie poesie sono state debitamente raccolte e se ne può trovare un campione in Perché ho smesso di scriverti versi (Aletti, 2010). Ovviamente, nel cassetto ho altri progetti in attesa di essere letti. Sto parlando della mia Favola del gatto che non miagola, e di un poemetto alla Prevert, ambientato a Parigi, che mi inimicherà ancora di più i critici. Simone Consorti

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14 Territorio e cultura: Belgirate si veste di eventi

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column


di Alberto Asero IL “MANIFESTO” di fond’azione 117 Vogliamo costruire il nostro percorso offrendo alla Belgirate dei mesi dolci – di svago e di vacanze – la musica delle nostre atmosfere, la lettura che ci viene incontro quasi parlandoci dalle mura di Casa Treves, il teatro e le parole della nostra comune memoria, le immagini e le forme della pittura e della grafica, i sogni della lanterna magica del cinema. Senza fermarci, solo cambiando passo nei mesi di calma, quando le brume sembrano prendere il sopravvento. Trecentosessantacinque volte, giorno dopo giorno, tutto il volgere dell’anno. La cultura coniugata in tutte le sue declinazioni, l’informazione più aperta e corretta che sappia essere – quando necessario – contro‐informazione, lo svago, intellettuale e fisico, più liberatorio, lo sport finalmente privo dal condizionamento del denaro e dalla video-dipendenza. www.iocome.it

“Pensiamo che investire sulla cultura sia l’unico modo di costruire una politica e, al contempo, l’unica possibile giustificazione per la politica stessa”, dicono Dario Vermi e Giorgio Susanna, rispettivamente Consigliere Direttivo e Presidente della neonata Fond’azione117, vero e proprio polo culturale testo al rilancio, attraverso un palinsesto di eventi a tutto tondo, l’antica tradizione di accoglienza, vitalità ed eccellenza del bellissimo borgo di Belgirate (VB), sulla sponda occidentale del Lago Maggiore. Se la mission dell’associazione, in un contesto socio-politico sempre meno disposto a riconoscere nella cultura un fattore propulsore di sviluppo territoriale e benessere economico, appare già di per sé in illuminata controtendenza, il programma è quanto mai ambizioso: prevedendo un intenso avvicendarsi di iniziative lungo tutto l’arco dell’anno, esso dispiega infatti un’offerta che spazia dalla pittura al cinema, dallo sport alla musica, dal paesaggio all’informazione, naturalmente eleggendo a tappe di un itinerario di scoperta i luoghi più affascinanti e ricchi di storia del comune. Com’è avvenuto per il concerto corale dello scorso 26 giugno, che ha aperto la stagione di Fond’azione117 nella ineguagliabile cornice della chiesa medievale. Il punto, commentano Susanna e Vermi, è che “la politica è ed esiste in quanto alle sue spalle opera una cultura che

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interpreta la realtà in positivo e con un occhio sensibile al passato che si fa tradizione e, allo stesso tempo, in quanto tenta di intravedere e disegnare le linee di fondo di un futuro in divenire; volerla piegare ad altro, ad un aziendalismo miope e frusto, o piuttosto ed ancor peggio all’utopia comunque colorata, crea solo disastri, mostri, tragedie. Il territorio, la sua tradizione e la sua vocazione sono un referente ineludibile cui tentiamo, con il nostro progetto, di riallacciare un discorso ed un’azione alti”. Nel quadro di questa azione di valorizzazione del territorio i libri, dicono Susanna e Vermi, “saranno i segnavia del nostro percorso”. Oltre alla Mostra sul Libro d’Artista che probabilmente si terrà nella “Casa operaia” del vicino comune di Lesa, il progetto prevede infatti l’avvicendarsi sul Lago di “almeno una decina di presentazioni l’anno di Libri ed altro a Casa Treves, rendendo omaggio al grande editore che qui ebbe casa e che, per mezzo secolo, fece passare tutta la letteratura italiana”. Gli eventi, che non riguarderanno solo narrativa e intrattenimento, ma anche libri a carattere scientifico-divulgativo, saggistica e approfondimento, verranno realizzati in stretta collaborazione con gli editori che di volta in volta vi prenderanno parte e “che troveranno in noi una sponda attenta e collaborativa al di fuori dei circuiti abusati dei best seller e dei VIP per una sera”. Le difficoltà, certo, non mancano: “disattenzione, disaffezione, indifferenza giustificata dalla sottolineatura che proprio la politica e l’amministrazione pubblica sono tra  i maggiori assenti; e naturalmente, il problema del reperimento delle risorse: una falsa e distorta ragione, però, che in Italia incide più che altrove”.

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Alberto Asero

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Alberto Asero è giornalista ed editor. Ha firmato svariati articoli, servizi, interviste e recensioni per testate nazionali come La Stampa, Europa, Libero e Il Giornale del Medico. Titolare di “Asero&Partners. European Literary Agency”, è editor e direttore editoriale di Neuma Edizioni. www.albertoasero.eu www.neumaedizioni.eu


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Autori

UK: l’ispirazione vien viaggiando

Crescere con Valentina; la macchina da scrivere

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l regalo più bello che ho ricevuto nella mia infanzia è stata la mitica macchina da scrivere Valentina dell’eporediese Olivetti. Era rosso fiammante ed è tuttora in bella mostra su un tavolo adeguato nel mio studio. La scrittura ha bisogno di spazio e questo, non è meramente fisico ma soprattutto mentale. Avendo avuto una vita raminga per cinque anni, quando vissi a Londra negli anni ottanta, mi sono abituata già da allora a scrivere ovunque, se ne sento l’esigenza: vi assicuro che dal piano superiore di un rosso bus londinese possono nascere parole uniche. Scritte a mano, ovviamente. Nella mia infanzia invece il gioco preferito era sentire i martelletti della Valentina e le mie parole che si materializzavano sulla carta, sprigionando nell’aria l’odore del nastro inchiostrato, una striscia nera e una rossa, che si riavvolgeva automaticamente.

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Siamo pane per i vermi e concime per i fiori liquame di dolori e stelle di sorrisi. Isbn 978-88-7606-263-6

Prima di questo c’è stata, ed esiste tuttora, l’umile carta e l’inseparabile penna. Sono stati i versi poetici a manifestarsi per primi, complici forse della musica e della pittura, presenze vive nella mia famiglia che mi hanno accompagnato pressoché quotidianamente già dalla mia fanciullezza. A Londra è avvenuta, senza dubbio alcuno, la presa di coscienza della mia necessità e deter-

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Cinzia Luigia Cavallaro dal piano superiore di un rosso bus londinese possono nascere parole uniche...

minazione di scrivere narrativa, anche perché gli studi universitari della letteratura inglese, volti all’insegnamento e alla traduzione, mi hanno fanno ben comprendere come è strutturato un testo narrativo, eviscerando la sua costruzione e gli elementi dei quali esso è composto. E poi, come dimenticare i poetry-reading e i seminari di scrittura creativa, i quali fanno normalmente parte del piano di studi per gli anglosassoni, e che hanno sancito a chiare lettere in me stessa la precisa volontà letteraria. Non ho mai contato veramente tutte le mie poesie e neppure i quaderni colmi di parole, anche se un po’ ho già fatto ordine in questa giungla narrativa più che ventennale. Ora alterno i miei amatissimi quaderni, di tutte le misure e di ogni colore e fantasia, con il computer che dai tempi della Valentina, quando imparai la digitazione cieca con le dieci dita, mi è di grande aiuto soprattutto per i più lunghi testi di narrativa. Di

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sole parole però, almeno nel mio caso, non si mangia; dunque ho spaziato con lavori di vario tipo e da un certo punto in poi, mi sono occupata principalmente di traduzione. Compagna fedele dei miei giorni è stata la lettura: tanti i libri comprati ma con estrema oculatezza, non solo monetaria ma soprattutto stilistica. Molti di più quelli letti e, in questo senso la mia seconda casa, fin da piccola, si chiama biblioteca tanto che mi ritrovai presidente di una di queste dell’umida provincia lombarda alla beata età di ventuno anni. Da tutto questo percorso di letteratura e vita, va da sé che è ormai irrinunciabile l’esistenza della scrittura nella mia quotidianità: un’estensione di me stessa sulla carta, a prescindere da qualsiasi velleità letteraria di pubblicazione. Per ora ho presentato al mondo i miei primi tre libri: due di poesia e uno di narrativa. E come tutte le scrittrici, acute osservatrici di se stesse e della realtà circostante, e che ambiscono a dare vita alle loro composizioni scritte, sto coltivando più di un progetto letterario gravido di mie parole distintive e nuove, tutte in divenire. I miei libri editi sono intrisi di Amore e Morte in senso ontologico, espressi sia in forma poetica nella silloge Dies Natalis che nel romanzo Sogno amaranto. Cinzia Cavallaro

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estratto

Sogno amaranto Grazie d’avermi condotto mentre mi sentivo nella notte, come Ecate mi hai preso dolcemente per mano e pian piano mi hai fatto scendere le scale fino al fondo dell’oscurità, fino al buio che alberga in me, giù nella profondità dove deboli e spaventati ci perdiamo. Lì ho toccato l’incompiutezza del mio essere, e ho sentito fino in fondo la mia debolezza. Là era il mio corpo che parlava e gridava e solo a tratti cantava una canzone di libertà. Voleva essere libero di esprimersi. Voleva fiorire come una magnolia a primavera.

Tutte le mie membra respiravano e cercavano la melodia giusta per poter cantare con il tuo. E così anche tutti gli altri sensi bussavano alla porta dell’anima. Riconoscere il profumo della tua anima e in punta di dita sfiorare i tuoi pensieri. Con gli occhi spalancati riconoscere la tua luce e il suo colore e, muovendo appena il capo, percepire distintamente la tua ombra. Sempre di corsa era difficile scorgere il tuo vero sguardo, tenebroso e luminoso al contempo. Ti guardavo distrattamente da lontano e non ti sopportavo. Non mi piaceva apparentemente nulla di te. Solo il tuo nome mi era noto e non m’interessava granché di conoscere altro. Volevo chiudere la porta, non sentire la tua voce, non ascoltare i rumori di scena. Ti respingevo anche se tu non camminavi

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verso di me, non conoscevi ancora la mia anima. Solo immerso nel tuo mondo e nel tuo lavoro. Era la mia mente e il mio cuore che cacciavano via il pericolo che tu rappresentavi per la mia vita. Come l’orlo di un precipizio.

Terreno pericoloso e avventuroso che l’istinto indicava come un tabù. E il mio corpo come calamita si sentiva attrarre dalla tua apparente libertà di essere e dalla conseguente spontaneità. Dopo, solo un po’ dopo, un pomeriggio di maggio avvenne il miracolo. In piedi davanti a me, con la faccia stanca cercavi al bar un po’ di riposo dalla tua giornata di prove così intense ed usuranti. Tra una scena e l’altra qualche sorso d’acqua fresca e un po’ di respiro. Mi sono alzata di scatto, non sapendo che eri così vicino a me. E ci siamo ritrovati lì, l’uno di fronte all’altra. E finalmente ci siamo guardati negli occhi. Il tuo sguardo, altalenante, a volte fuggiva via dal mio.

Isbn 978-88-7536-257-7 Pagine 118 • € 11,50


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di Cinzia Luigia Cavallaro Ho imparato a conoscere il colore delle tue pupille, una tonalità autunnale come la stagione in cui sei nato. Fissandoti, ho letto la pena nei tuoi occhi e ricordo di essermi chiesta: da dove proviene questo dolore? Poi, per ingannare il tempo e l’imbarazzo ho parlato:

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«Stanco, Mr. Buck? Giornata pesante?»«Sì, come al solito» mi dicesti con sguardo stupito. Era normale minimizzare. Avrei imparato dopo che la tua vita, apparentemente pazza e intensa, è stata tutta un gioco al ribasso.

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numero

appuntamenti

San Marino International Arts Festival 5 agosto

Per informazioni San Marino International Arts Festival 1/7 agosto 2011 ore 16,00/02,00 www.smiaf.org Fonte: http://www.sanmarinonotizie.com

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L’edizione 2011 si svolgerà dal 1 al 7 agosto, (dalle ore 16,00 alle ore 02,00). Un evento in collaborazione con “Nott’Arte – La magica notte dell’Arte” – Repubblica di San Marino). 5/7 agosto 2011: 100 eventi di musica, teatro, circo, fotografia, arte, cultura e aperitivi-incontri, 10 punti spettacolo e incontro nelle piazze e vie del centro storico di San Marino Città ed eventi al chiuso presso il Teatro Titano, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torretta del Paese. L’evento dà voce ai Giovani Saperi di artisti, professionisti e creato-


IN CORSO

LOMBARDIA OPEN FORUM Un ciclo di conferenze pubbliche e seminari di ricerca è in corso a Milano fino a ottobre 2011. Oggi assistiamo a un trionfo della scrittura nell’universo del web. In questo quadro di profonda trasformazione nuovi supporti daranno vita a nuovi prodotti editoriali, che a loro volta modificheranno i comportamenti di lettura, ridefiniranno i ruoli di autore, editore, grafico, libraio, bibliotecario, aprendo nuovi scenari per nuove professioni.

ri di San Marino. SMIAF Project è composto da cittadini impegnati a valorizzare e a promuovere un turismo culturale e innovativo. Il Festival è organizzato dalle associazioni, giovani, cittadini e artisti della Repubblica di San Marino. Con il sostegno di enti pubblici e privati è stato strutturato un programma che prevede la partecipazione di 30 tra compagnie, artisti e professionisti sammarinesi, italiani e internazionali provenienti dall’Argentina, Svezia, Spagna, Irlanda, Francia, Inghilterra e Germania.

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Di qui la necessità di gettare un ponte fra tradizione e innovazione, analogico e digitale. L’iniziativa, organizzata dalle tre maggiori fondazioni d’impresa editoriali, porterà a Milano per discutere di questi cambiamenti alcuni tra i più importanti studiosi internazionali. L’iniziativa s’inserisce nell’ambito di LombardiaOpenForum, programma di eventi aperti al pubblico che Regione Lombardia. Per informazioni LombardiaOpenForum Milano - maggio-ottobre 2011 www.openforum.regione.lombardia.it

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