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La rubrica

Piccante Orgasmo d’emozioni

Erotismo letterario Copertina di Pep Marchegiani

Anno 1 N. 13 / luglio 2011 - Periodico settimanale - Editore e Proprietario: eBookservice srl C.F./P.I. : 07193470965-REA: MI-1942227. Iscr. Tribunale di Milano n. 324 del 10.6.2011.

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autore

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Silenzi

in vaticano


numero

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In copertina ‘vatigun’ di pep marchegiani Artista Contemporaneo. Colpisce l’osservatore con la ri-elaborazione originale della composizione cromatica. Sfonda con la irrituale ri-lettura della iconografia ufficiale. La carica di allegria e irriverenza delle “faces” sono energia allo stato puro che indaga da vicino sui personaggi come una handycam e li esalta e li illumina coronandone una inaspettata plasticità, stigmatizzandone una celata debolezza ed esaltandone una effimera futilità. Accostata ora a Gilbert&George ora ad Andy Warhol, ora a Sergio Lombardo ora a Roy Lichtestein la candida ovvietà delle “faces” della pep-art rimanda a tutti e a nessuno: semplicemente coglie l’attimo, quotidiano e ordinario, del guitto come del suo allestitore, di Superman e del signor Rossi, del servo e del suo padrone, rischiando di rivelare con ingenuità lo straordinario che è nei gesti e nelle pose di tutti i giorni e di ognuno di loro (di noi?). info@pepmarchegiani.it www.pepmarchegiani.it www.facebbok.com/pepmarchegiani


in copertina

‘VatiGun’

‘VatiGun’ elaborazione di Pep Marchegiani.


sommario

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numero

autori Francesco Scardone |

Soluzioni tragicomiche

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Germano Bianconi |

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Vincenzo Borriello |

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Orgasmo d’emozioni Silenzi in Vaticano

rubriche Erotismo letterario |

Fantasy erotico

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Intervista a Paola Concilio |

Poeta in erba

Column di Alberto Asero |

Troppi scrittori “che nessuno legge” Appuntamenti |

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La scuola del mondo Il labirinto dell’anima ‘Un mare di lettere’

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editoriale Fino che punto è giusto credere? In cosa? Oggi la parola fedeltà e fede, sono termini che addirittura possono essere utilizzati nel marketing; questo la dice lunga sull’evoluzione dell’immaginario che invece un tempo riportavano alla mente queste parole. Perseguire con la stessa idea, è stoltaggine o coerenza? Ho sentito molti sostenere la propria fede, calcistica, griffata, politica e persino religiosa mettendola al di sopra di tutto e tutti, senza esitazione. “Ho una fede, agisco secondo quei principi, ho ragione” questo sembrano pensare tutti i fidelizzati o i credenti. Così chiudiamo tutti gli occhi, con un amen e nessuno si preoccupa più di chiedersi se la “fede” in nome della quale agisce abbia un effetto positivo o negativo anche sugli altri. Oggi la parola fede, sembra più che altro voler creare un contenitore di “credenze” confezionate da non mettere in discussione. Oggi abbiamo fede in una marca e per esempio non ci chiediamo se una borsa di cotone stampato valga veramente quello che la paghiamo, abbiamo fede nella marca. Credo che la forma sia importante, ma sono altrettanto convinta che senza sostanza, la forma sia priva di significato.

Per un momento, abbandonate le vostre credenze. Per un momento, senza raccoglierla, ascoltiamo la provocazione di questi scrittori. Buona Lettura. Marika Barbanti

Nel prossimo numero www.iocome.it

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erotismo letterario

Fantasy Erotico Fra sogno e sesso si aprono strade segrete, paesaggi sconosciuti, giardini profumati di odori che non hanno nome. L’oscura malinconia dei sensi è un diario di viaggio tenuto da undici esploratori che hanno preso nota di ciò che hanno incontrato ma soprattutto di cosa li ha particolarmente colpiti nei loro viaggi della sensualità e della sessualità in contesti a volte assurdi. Non è un resoconto oggettivo, bensì un affresco dipinto a più mani e con i colori più disparati di emozioni pure quasi drogate. Storie divertenti e inquietanti, commoventi e disturbanti, sorprendenti e stuzzicanti in cui la sessualità è un viaggio in un territorio inesplorato dove l’esperienza di chi ci ha preceduto non ha alcun valore. Leggendo questi racconti intrisi di erotismo sensuale onirico due impressioni emergono preponderanti. La prima è la ricercatezza sperimentale con le quali l’autrice ha voluto esplorare zone di frontiera attraverso le emozioni ricercate di undici esploratori, donne e uomini che sono riusciti a descrivere il sesso e la sessualità come se fossero favole emozionali. L’altra è che si è dato ampio spazio e respiro all’immaginario mondo delle emozioni umane viste con gli occhi di uomini e donne in contesti diversi (come quello metropolitano, o del disgusto o del narcisismo sessuale) ma che hanno come

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di Elisa Visconti

In Buzzi un inganno di profili virtuali si disperde nel grigiore della quotidianità, mentre Marenzana descrive un incontro di pelle attraverso i procedimenti della scrittura. E ancora, Recchioni immagina il suo uomo a rotelle in un rapporto erotico con un altro sé. Per Smocovich l’origine del piacere è una lancinante nostalgia necrofila, per Baraldi un trip onirico in cui ci si confonde con il tutto, per Rosel la dimensione del viaggio e dell’esotismo è un’amante che incarna il ricordo di due uomini, mentre per Babbore la cecità è l’origine del piacere. Caterina Venturini ci parla di corpi, nudi in un letto o immersi nel gelido mare in burrasca e di come nessuno in realtà li possieda realmente. Storie e racconti diversi, a tratti glaciali, altre volte caldi. Ma è sempre l’immaginario a dominare, quel punto onirico in cui le nostre visioni e la realtà si accarezzano, si scontrano, si baciano, si sbranano, cercando di fondersi.

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Dott.ssa Elisa Visconti: laureata in Sociologia, specializzata in Scienze Umanistiche del comportamento e dell'apprendimento. Specializzazione

in devianze e criminalità e dipendenze.

Competenze acquisite in parafilie, relazioni, educazione sessuale. Giornalista e scrittrice. Presidente e fondatrice dell’associazione VIVID. Vittime violenza domestica. Consulente in materia affettiva e relazionale. Coach umanistica. è la fondatrice del movimento di cambiamento l'Alleanza.

Consiglio da Elisa

è un libro gradevole e leggero che fornisce ampio respiro alla fantasia vissuta nei racconti di chi vive la sensualità. Isbn 978-88-9539-641-5

comune denominatore ciò di cui l’uomo non può fare a meno. La sessualità. In ognuno dei diari infatti è l’immaginario il vero protagonista, sempre consapevole e penetrato a fondo, a dimostrare che la sessualità è prima di tutto della mente. Nel diario di Venturini può essere il senso del limite e dell’oltre, Iarrera mette in scena qualcuno che si riveste di un corpo immaginario per giungere alla soddisfazione di una voglia proibita, in Vesnaver l’incontro con l’elemento animale, in Saffi un giocattolo erotico rivestito di tutti i desideri.

Pagine 128 • € 12,00

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numero

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Autori

soluzioni tragicomiche

Tra il pulp e horror

Anime tagliate

Q

Un transessuale sadico che cerca di trovare un senso alla propria esistenza attraverso la sofferenza. “Più dolore proverò, più avrò da vivere. Solo spingendo la soglia di sopportazione dei miei tormenti potrò augurarmi di essere immortale. Se mi rimane ancora qualcosa per cui soffrire, a questo mondo, di sicuro non mi farò annientare da tutto il resto. La vita finisce lì dove finisce il dolore. Fine. Dissolvenza. Non ha senso sperare in altro. Continuare a illudersi. Il dolore è l’unica dimensione possibile. È la sola cosa sensata. Reale. Tra poco il campanello suonerà, l’ennesimo, sprovveduto, errore della natura mi seguirà, inconsapevole, nella mia stanza da letto e la scena si ripeterà. Il dolore si libererà. Di nuovo...”

uando scrivo la cosa che più mi preoccupa e mi preme fare bene, è essere sincero. Credo che la sincerità, la visceralità, debbano essere alla base di ogni processo creativo.

Chi ha letto qualcosa di mio, dirà subito che dai miei scritti emerge una visione del mondo pessimistica, dove non ci sono né speranze né alternative all’angoscia e alla sofferenza dell’esistenza. Be’, questo è vero sicuramente, ma credo che, in ogni mio scritto, ci sia sempre una costante vena di “serena malinconia”, una specie di sorrisetto mogio, affaticato, ma non per questo triste. Ho pubblicato nel 2010 il mio primo romanzo, Necrophylia. Nel 2011, a febbraio, è uscito il mio secondo romanzo, Anime tagliate.

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Isbn 978-88-9727-732-3

Scrivo da sempre. Ricordo un tema delle elementari dove dicevo che, da grande, mi sarebbe piaciuto scrivere o fare il portiere di calcio. Be’, per quel che riguarda il portiere, basti pensare che vedo una partita di calcio intera, solo quando ci sono i mondiali!

Pagine 190 • € 13,50 Cartaceo € 6,75 eBook


Francesco Scardone

Alcuni miei racconti sono apparsi in diverse antologie: La paura di essere me in Trifolium 2010, Caravaggio editore; Amori virtuali in 365 racconti horror per un anno, Delos editore; Stalker in Il magazzino dei mondi, Delos editore; La chiamano paura in La paura fa 90, associazione culturale Bravi Autori, e altri... su alcune riviste specializzate. Entrambi i personaggi dei miei due romanzi, sono tratteggiati come figure al limite, che fanno scelte malate, anche crudeli sotto un certo punto di vista. Ma, sotto il velo deformante di quello che fanno e dei modi grotteschi in cui la realtà si accartoccia intorno a loro, sono, più di tutto, due persone che soffrono. In entrambi i romanzi, come in quasi tutto quello che scrivo, la realtà si deforma sotto i colpi di un “realismo grottesco”, una messa in scena dove ogni personaggio, ogni situazione, si estremizza fino a soluzioni che vanno dal comico al tragico, il tutto spruzzato con dosi massicce di splatter e stranezze varie. è un po’ la mia visione della vita: una realtà angosciante, soffocante, che, allo stesso tempo, in virtù della veste buffa con la quale ci si presenta, non può che farci ridere, ridicola e insignificante com’è.

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Le cose non sono mai dove dovrebbero essere. Le persone non sono mai dove vorrebbero essere.

Un’altra componente sempre presente in quello che scrivo, è la “spiritualità” (se così la vogliamo chiamare): la speranza, la fiducia in qualcosa che trascenda gli uomini, li “superi”, un Essere (ma forse più precisamente una Non Essenza) dove l’uomo si possa annullare completamente. Il pulp e l’horror sono i “modi” che preferisco per raccontare la mia interiorità. I miei riferimenti letterari: Dostoevskij (lo reputo l’artista e l’uomo migliore di tutti i tempi), Dennis Cooper, Palahniuk, Kerouac. Amo molto anche il cinema e mi piacerebbe, un giorno, confrontarmi anche con la macchina da presa. I miei registi preferiti sono Lars Von Trier (è l’artista che più sento vicino e simile a me), Bergman, Fellini. La scrittura, in fondo, è l’unico esorcismo della realtà (alla realtà) che conosco”. Francesco Scardone

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l’intervista

Poeta in erba Da quando hai iniziato a scrivere poesie? Puoi raccontarci un episodio particolare? Ho iniziato a scrivere poesie all’età di dieci anni quando ero solamente in quinta elementare. L’ispirazione l’ho avuta in un modo un pò bizzarro: fin da piccola ho sempre amato leggere, sia racconti che poesie, ma la mia maestra ci faceva studiare solo poesie in rima e ammetto che non le amavo molto. Un giorno, verso Natale, in quinta elementare, studiammo una poesia di Carducci, Pianto Antico, che ora è la mi poesia preferita poiché quando la lessi il cuore impazzì, battè all’impazzata e desideravo scrivere così, desideravo scrivere in versi e da allora incominciai vedendo in Carducci un maestro. Che cosa cerchi di esprimere in versi? Qual è il tuo messaggio? Per me prima la poesia era trascrivere i miei pensieri, trascrivere ciò che mi circondava, trascrivere le mie emozioni, ma da tre anni sono impossibilitata a fare una delle cose che amo di più, cioè lo sport e da tre anni la poesia è diventata per me di più: è diventata sfogo, emozioni, gioia, dolore, rabbia.. con la poesia esprimo me stessa, ogni mio stato d’animo, sia felice che triste... ora io e la poesia viviamo in simbiosi, siamo una cosa sola e quindi nei miei versi esprimo me stessa e i miei pensieri.

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Paola Concilio Puoi parlarci del progetto che hai realizzato, grazie al quale ti è stato riconosciuto il Cavalierato Giovanile? Sono arrivata tra i finalisti del Premio Cavalierato Giovanile per i Migliori Talenti Under 35 della Provincia di Salerno per la Cultura. Per essere un vero talento una persona deve “nominare” e “selezionare” il talento e io sono stata selezionata: mi arrivò un’email dove mi comunicarono che ero tra i finalisti e ci sono arrivata grazie ai vari successi letterari che ho ricevuto e che sto ricevendo e grazie ai vari articoli online che scrivo. Quando pubblicherai la prima raccolta? Il 10 ottobre, nonché giorno del mio diciasettesimo compleanno, pubblicherò la mia raccolta di poesie con Il Saggio di Eboli, dove ci saranno circa settanta mie poesie. Marika Barbanti


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Autori

orgasmo d’emozioni Avidità e ignoranza come spunti di vita

Le frasi arrivavano sulla carta da sole, un perfetto filo diretto tra pensiero e inchiostro, molto meglio della voce che mi rimane in gola. L’originalità della storia di Elia (protagonista del mio romanzo) non poteva passare inosservata, con lui ho toccato l’anima dei sentimenti, ho volato nei ricordi che ognuno di noi tiene nel cassetto, sono salito in cielo nell’estasi dell’amore per poi cadere, risalire e trovare la pace. Scrivere è inventare storie reali, tutto può accadere nulla è scontato. Scrivere è lasciare un’impronta nella storia,

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Qualche volta non c’è perché Tanti piccoli racconti cominciano per caso, dal nulla del silenzio e come il nulla se ne vanno nel silenzio. I pensieri in cerca di una via d’uscita ricordano il passato. Questa è la storia di un giovane uomo che amava ascoltare e ripercorrendo le vie della vita, trova in se stesso la magia dello spirito che porterà Elia in un viaggio senza ritorno verso l’amata, l’amico e la figlia. La contraddizione di un fatale destino e la scoperta del mistero con una seconda possibilità.

Isbn 978-88-8921-334-6

H

o vissuto la mia vita confondendomi nella timidezza, mi piace ascoltare. Sono sposato e con mia moglie ho una splendida figlia. Odio l’egoismo, l’avidità e l’ignoranza ma allo stesso tempo trovo in esse ottimi spunti di vita. Mi piace contorcere i pensieri e lasciarli proliferare nella mente. Credo che ogni forma artistica sia causa di un disturbo latente e che le idee non si possono sotterrare, così quasi per gioco o forse proprio per mettermi in gioco ho cominciato quattro o cinque anni fa a scrivere.

Pagine 150 • € 8,00


Germano Bianconi scrivere è credere nella storia: scrivere è la storia. Voglio anche dire che scrivere non è solo malinconia, è anche ridere di se stessi,

Una storia deve far ridere e piangere, gioie e dolori perché la vita è questo. Quando raggiungerò la pace del pensiero sarà il momento di domandarsi perché; quando avrò il futuro in tasca, probabilmente non mi servirà ma quando saprò la risposta avrò raggiunto il mio destino. Sono certo che il tempo è solo il metro della vita, l’ordine non è dato dai secondi, tutto dipende dai ricordi e dall’oggi. Il mio tempo sono esclusivamente immagini da collegare.

pensieri limpidi e diretti e trasfonde nel lettore sensazioni aperte e immediate, utilizzando un linguaggio concreto e di buon livello artistico.

Sulla soglia dei 40 sto lavorando al mio secondo romanzo (pubblicazione prevista nel 2012).

è senza alcun dubbio, uno scrittore d’istinto, ma d’idee chiare e d’animo vibrante.

Secondo il mio editore: “Germano Bianconi è uno tra gli autori più valenti della Casa editrice che dirigo come editore e la De Rocco edizioni è fiera di annoverarlo tra le proprie fila. Essenziale nelle descrizioni degli spaccati quotidiani, questo autore esprime

Son certo che la profondità del pensiero della sua opera e le nette capacità di sintesi di questa, non resteranno indifferenti a coloro che avranno la possibilità di scorrerne le belle pagine”.

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Germano Bianconi

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Troppi scrittori “che nessuno legge”

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e c'è qualcosa di interessante nel detto secondo cui l'Italia conta più scrittori che lettori, è che nel giro di otto parole vengono sommariamente liquidati, senza nulla concedere a un anche solo fugace “assaggio” di ciò di cui si sta parlando, anzitutto lo sforzo di tanti (più di quanti si creda) validissimi narratori la cui unica colpa è di non esser mai stati menzionati in questo o quel tabernacolo dell'editoria dei grandi numeri, poi quel diffuso e sentitissimo bisogno di novità di un pubblico accomunato dal desiderio di volti nuovi in tv, di idee nuove in parlamento e perché no, di storie nuove sul comodino. Con buona pace per le migliori intenzioni, questo bisogno di “nuovo” e di “indipendente” finisce per seguire la scia dell'interessato consiglio di più o meno attendibili classifiche di vendita che non solo ci hanno abituato a qualche (tutt'altro che infrequente) scoraggiante delusione, ma che per definizione sono quanto di meno adeguato a favorire la desiderata plurità delle voci, dei punti di vista, degli stili. Così, sarà pur vero che in Italia ci sono più scrittori che lettori, ma i primi, del tutto indipendentemente dal loro reale talento e fino a che non trovano

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column

il modo di infilarsi in qualche tabernacolo, sono imbavagliati da una domanda che, al contempo, li richiede e li ignora. In altri mercati –per esempio l'alimentare o l'abbigliamento, ma anche in taluni segmenti d'ambito culturale come, in parte, la musica– la diversità è oggi un valore economico concreto, al punto che il consumatore, d'abitudine attento al prezzo e proprio per questo è acquirente sia di prodotti industriali, nei grandi centri di distribuzione, sia di manifatture variamente “tipiche” di cui ha modo di entrare in contatto direttamente con il produttore e con l'ambiente d'origine. Questo senso di relativa vicinanza, con la possibilità che implica di vivere “narrativamente” il prodotto e di entrare a esperire l'angolo di mondo da cui proviene e che esprime, è un'ampia parte del valore aggiunto del prodotto stesso, persino più importante delle specifiche tecniche e merceologiche attinenti la materialità dell'oggetto. È una consolidata nozione del marketing quella secondo cui un prodotto ha sempre un valore d'uso e un valore percepito di relazione (con gli altri). La griffe, nell'abbigliamento extra-sartoriale, non garantisce necessariamente una produzione qualitativamente superiore rispetto a quella di altri contesti industriali meno blasonati (e meno costosi), ma “veste” l'acquirente/portatore di un significato di riconoscibilità sociale che è il principale movente all'acquisto.


di Alberto Asero non solo non significa perdere un'opportunità di riconoscibilità sociale, ma al contrario dà la possibilità di sorprendere l'entourage con qualcosa di singolare, individuale; addirittura significa, nel caso di sapiente associazione, individualizzare la griffe e farla “propria”, essere ben radicati nel mondo senza al contempo esserne assorbiti e dominati o, invertendo l'ordine dei fattori, essere individui senza finire eccentrici.

Se la griffe è una delle cure più a buon mercato al male dell'anonimato, nella produzione manifatturiera, dove per definizione non c'è alcuna griffe e dove il prezzo finale è spesso pari quando non addirittura superiore a quello del nobile surrogato, a puntellare il valore percepito di relazione intervengono fattori oggi talmente importanti da designare una vera e propria “tendenza” parallela dell'anti-griffe (piccola notazione logica: l'anti-griffe è una griffe!): l'assoluta particolarità del prodotto, la sua non agevole reperibilità commerciale, la conoscenza della provenienza delle materie prime, il contatto con il produttore nel suo mondo, la scelta non governata da alcun medium pubblicitario, non sono che un esempio di punti di valore aggiunto percepito. Vestire quel particolare abito, realizzato con quel tessuto, da quel produttore che si è potuto conoscere e “scoprire”, www.iocome.it

In questo scenario di diffuso e condiviso bisogno di de-massificazione, il mercato del libro sembra piuttosto impermeabile al bisogno di cercare, esprimendola, una propria personale via all'essere nel mondo. Laddove presentarsi a una festa con addosso un capo o un accessorio evidentemente manifatturiero può costituire un interessante fattore di socializzazione, intrattenere amici e colleghi su quel meraviglioso libro “non griffato” che si è letto può voler dire esporsi a imbarazzanti silenzi in risposta: il “non lo conosco”, come risposta a quanto si sta dicendo intorno a un libro, segna in genere lo stagnare di una conversazione per mancanza di un terreno comune e condiviso. Le politiche pubbliche ad ampio raggio di “promozione” della lettura poggiano sull'evidenziarne il (maggior) benefit ludico e formativo spesso comparando esplicitamente il libro con altri competitors sul mercato del tempo libero, in primis la televisione. Qui il messaggio implicito non va quasi mai, nella sostanza, oltre una formulazione linguisticamente negativa: se spegni la tv e accendi un libro non sei demodé. Per ravvedere un modello comunicativo positivo bisogna rifarsi a quelle iniziative che, tentando di forza-

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re i confini solipsistici della lettura, fanno fiorire attorno al libro occasioni più o meno elaborate di aggregazione (dal gruppo di lettura “istituzionalizzato” in seno alla biblioteca civica di provincia alla Nave di libri). Quanto alla promozione di singoli titoli, essa elegge spesso l'ufficio stampa, senza ulteriore specifica, a panacea di tutti i mali; opinione, questa, piuttosto superficiale e non di rado contraddetta dai fatti. Ciò che raramente si incontra, e che invece forse è proprio la chiave di volta per capire in che direzione stiamo andando è un'analisi critica e spassionata intorno a quella apparente contraddizione pragmatica fra bisogno di rinnovamento e tendenza alla stagnazione da cui siamo partiti; analisi, aggiungo, che riconosca come suo fulcro il confronto fra mercato del libro e altri mercati culturali (e non) in relazione al valore percepito delle produzioni non di massa. Il pur abissale (e disastroso) divario distributivo fra grande e piccola editoria, di norma additato come causa principale della mancanza di sfogo di quest'ultima e la difficile accessibilità dei piccoli marchi a economie di scala, spiegano come mai, in libreria, sia molto spesso improponibile persino pensare di ritagliare una nicchia dotata di identità propria, ma non anche perché a Torino, nella fiera più importante d'Italia, ceteris paribus e soprattutto in un contesto in cui la parità distributiva è presupposto e anima dell'evento, le “griffes” vincano ancora sul sarto indipendente. Alberto Asero

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Alberto Asero

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column

Alberto Asero è giornalista ed editor. Ha firmato svariati articoli, servizi, interviste e recensioni per testate nazionali come La Stampa, Europa, Libero e Il Giornale del Medico. Titolare di “Asero&Partners. European Literary Agency”, è editor e direttore editoriale di Neuma Edizioni. www.albertoasero.eu www.neumaedizioni.eu


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Autori

silenzi in vaticano

L’

incontro con la scrittura è avvenuto abbastanza tardi, almeno per quanto riguarda la scrittura creativa. Non avevo mai pensato di scrivere, e di conseguenza pubblicare, un libro. Invece di libri ne ho pubblicati già due a distanza di un anno uno dall’altro: L’uomo che amava dipingere nel 2010 e La donna che sussurrava agli specchi nel 2011. Prima di allora scrivevo articoli per un paio di testate giornalistiche. Era questo che mi piaceva e mi piace, il giornalismo, quello d’assalto, le inchieste. Amo scrivere cose scomode ed attaccare il potere, così come ho sempre amato scrivere di camorra, attaccare i boss, mettere a conoscenza le persone del malaffare tra politica e criminalità. Chi ha avuto modo di leggere il mio blog personale (www.viborriello.wordpress. com) se ne sarà reso conto. L’incontro con la scrittura creativa è avvenuto per caso, dopotutto chi scrive un libro lo fa perché ha una storia da raccontare. Io nella storia che ha dato spunto al mio primo libro, L’uomo che amava dipingere, mi ci sono imbattuto accidentalmente, guardando la TV.

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La donna che sussurrava agli specchi

É un romanzo che sbatte in faccia alla Chiesa, come un pugno, le sue responsabilità, i suoi colpevoli silenzi. É un grido di rabbia, di giustizia, di vittime costrette al silenzio. Il libro racconta di Angela una ragazza napoletana come tante ma l’incontro a distanza con una donna, che ha sempre con se uno specchio, le cambierà la vita. Una frase incomprensibile, “ìanael hplar riahta” sarà la chiave per svelare una parte nascosta del suo passato.

Isbn 978-88-9054-254-1

Scrivere per attaccare il potere

Pagine 196 • € 10,00


Vincenzo Borriello

Forse dovrei ringraziare Al Gore e la sua Current TV che mi ha permesso di venire a conoscenza dell’esistenza di un pittore iraniano che aveva avuto problemi con la legge perché un suo quadro era stato giudicato “pornografico”. Ho deciso quindi di sfruttare in modo creativo il mio “impegno politico” partendo da quella vicenda, per denunciare la violazione dei diritti umani, l’ingerenza della religione tutta, quindi non solo islamica, nella vita civile ma anche rispedire al mittente lo stereotipo del musulmano uguale pazzo terrorista nemico dell’occidente. Da questo lavoro, nonostante tutti gli ostacoli che si presentano a chi pubblica con una microscopia casa editrice, ho avuto parecchie soddisfazioni, anche se forse, per gli argomenti trattati è un libro destinato a un pubblico di nicchia. Il lavoro di recente pubblicazione: La donna che sussurrava agli specchi, edito da Montecovello. Ho proseguito sulla strada del “romanzo sociale” e ancora una volta è stato quasi come se fosse stata l’idea a cercare me. Mi sono imbattuto in una notizia di una donna indigente che qualcuno aveva soprannominato la donna che sussurrava agli specchi. Mi sono detto che quello poteva essere un titolo perfetto per un

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libro e da quel titolo ho sviluppato tutta una storia e una serie di personaggi. Ho giocato molto sul valore simbolico che lo specchio ha. La religione, questa volta quella cattolica, ha un certo peso. É un romanzo che sbatte in faccia alla Chiesa, come un pugno, le sue responsabilità, i suoi colpevoli silenzi. É un grido di rabbia, di giustizia, di vittime costrette al silenzio. Il libro racconta di Angela una ragazza napoletana come tante ma l’incontro a distanza con una donna, forse una senza tetto

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Autori

Vincenzo Borriello

É un romanzo che sbatte in faccia alla Chiesa, come un pugno, le sue responsabilità, i suoi colpevoli silenzi.

L’UOMO CHE AMAVA DIPINGERE

Centrali nell’economia del racconto saranno una serie di dèjà vu che Angela avrà. Fa il suo ingresso nella storia uno specchio appartenuto alla defunta nonna della protagonista. Lo specchio, una notte, cade dalla parete a cui era affisso, rompendosi. Angela si precipita a vedere cosa sia successo e poco dopo la raggiungono i genitori che trovano la ragazza con i piedi insanguinati a causa delle ferite e con lo specchio rotto tra le mani. La sensazione è che Angela, in stato di trance, si stia specchiando per poi perdere subito dopo i sensi. Turbata dai continui dèjà vu che prova, chiede a sua cugina di presentarla al suo psicologo per chiedergli da cosa possono essere causate simili sensazioni ma, la vera svolta si avrà quando nella vita di Angela entrerà Meredith che le svelerà una parte nascosta ed inaccessibile del suo passato. Vincenzo Borriello

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Accusato del reato di pornografia rischia la condanna a morte. In cella conoscerà Omar, detenuto perché omosessuale e per questo condannato a morte. Fra i due nascerà una profonda amicizia che porterà a dei risvolti inaspettati. É un libro che utilizza la carica rivoluzionaria dell’arte per denunciare la violazione di inalienabili diritti umani. Isbn 978-88-9054-254-1

che ha sempre con se uno specchio, le cambierà la vita. Una frase incomprensibile, “ìanael hplar riahta” sarà la chiave per svelare una parte nascosta del suo passato.

Il libro narra le vicende di Yassir, un pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda.

Pagine 196 • € 10,00


in corso

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appuntamenti

La scuola del mondo Fino al 1 agosto 2011, Casa Buonarroti a Firenze ospita la mostra “La scuola del mondo”. Percorso espositivo di 22 disegni (12 di Leonardo e 10 di Michelangelo) di straordinario impatto e messi a confronto.

Michelangelo Buonarroti, Nudo di schiena 1504-1505 penna, tracce di matita nera, mm 408x284 Firenze, Casa Buonarroti, inv. 73 F

Per informazioni La scuola del mondo Casa Buonarroti, Via Ghibellina, 70 FIRENZE - 20 aprile – 1 agosto 2011 Orario: 10,00 - 17,00, chiuso il martedì Tel. 39 055 241752 fond@casabuonarroti.it www.casabuonarroti.it

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Organizzata dall’Associazione Culturale Metamorfosi, la mostra è posta sotto il Patronato della Presidenza della Repubblica, il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Comune di Firenze, dalla Provincia di Firenze, della Regione Toscana. Si prende avvio da alcuni interessanti progetti eseguiti da Leonardo e da Michelangelo per gli affreschi sul tema della Battaglia di Anghiari e della Battaglia di Cascina che i due artisti dovevano dipingere, a gara, nella Sala del Maggior Consiglio, oggi Salone dei Cinquecento, in Palazzo Vecchio a Firenze. Le due opere non furono portate a termine, ma gli studi preparatori furono importanti e ammiratissimi, tanto da essere definiti da Benvenuto Cellini la “scuola del mondo”.


IN CORSO

Il labirinto dell’anima

Questo evento fornisce ai visitatori di Castel del Monte un’occasione unica per ammirare una selezione di opere di Giorgio de Chirico. Analogamente alle opere del Maestro, il prestigioso edificio dalla forma ottagonale è metafisicamente suggestivo. Un’atmosfera misteriosa ed enigmatica pervade le stanze geometriche del castello commissionato dall’Imperatore Federico II. L’opera di de Chirico, in un percorso denso di rimandi simbolici, rappresenta un invito alla complessità della conoscenza, a perdersi per potersi ritrovare, ad accettare la sfida esistenziale della ricerca di noi stessi e della nostra collocazione nell’universo. I protagonisti di tanti dipinti dechirichiani appaiono continuamente ‘’impegnati’’ nella ricerca di una possibile disposizione, di un ordinamento spaziale: dentro o fuori architetture più o meno impraticabili, in un dialogo tra interni ed esterni sempre messi reciprocamente in discussione. Nel labirinto reale del castello risuona magicamente il riserbo silenzioso dell’opera pittorica di de Chirico. Per informazioni Il labirinto dell’anima Castel del Monte, Andria dal 17 aprile al 28 agosto 2011 www.dechiricocasteldelmonte.com Giorgio de Chirico L’archeologo - 1927

23 settembre

“UN MARE DI LETTERE”

La manifestazione “Un mare di lettere” tenuto a Civitavecchia, che nelle passate edizioni ha riscosso un grande successo, avrà la durata di 3 giorni, durante i quali le lettere si contamineranno nelle differenti forme artistiche. I libri entreranno e usciranno dal teatro, dal cinema, dalla fotografia, dalla pittura. Saranno presenti autori che si confronteranno sulla lettura intorno a una mostra e una grande bibliolibreria. Il tema sarà i “150 anni dell’unità d’Italia”. Sarà prevista la presenza di uno stand curato dalla biblioteca del Cesiva con libri antichi ed eventi letterari pomeridiani. Inoltre, si terranno gli “Aperitivi d’autore” con degustazioni di piatti della cucina civitavecchiese. L’evento si chiuderà con il tatro di Enrico Maria Falconi che porterà in scena il “Cyranò de Bergerac” di Edmond Rostand. Per informazioni “Un mare di lettere” - Festival del libro di Civitavecchia 23/24/25 settembre 2011- Ore 18,00. www.prospektiva.it/festivaletterari.htm - ufficiostampa@prospettivaeditrice.it Tel. e Fax 0766 23598

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