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Oltre a questi abbiamo poi altri cinque o sei esempi di adattamenti che hanno preso spunto da quest’opera, ma che non sono certo la sceneggiatura del racconto. La questione di stile (che sia per la Austin o per Dickens è uguale) è proprio legata a cosa ci buttano dentro sceneggiatore e regista: ambientazione, costumi, dialoghi, cast. Un amalgama di aspetti in movimento dentro i rigidi binari del “canovaccio” che ha scritto quel povero cristo dell’autore. E che possono esaltare o far infuriare gli spettatori a seconda del loro personale punto di vista. In ogni caso, se porti sullo schermo un libro, stai dando forma a opere che vivono di lettere dell’alfabeto; proiezioni mentali dello scrittore che, quando ne ha le capacità, te le fa immaginare nella testa. E ognuno immagina come vuole, i colori, gli odori e i personaggi. Al punto che un adattamento “fedele” non è mai quello che uno s’aspetta. Il che ci porta al caso due: hai scritto una storia talmente pregna di contenuti, che te l’hanno ribaltata come un guanto almeno due e tre volte per farci film, sceneggiati e serie TV. Credo che questo sia comunque il destino migliore a cui una storia scritta può andare incontro. L’adattamento diventa così un vero e proprio arricchimento dell’opera letteraria, affiancandola o, se è il caso, superandola.

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Giorgio Ginelli

07

numero

book to movie

Ognuno immagina come vuole, i colori, gli odori e i personaggi. L’adattamento è l’aspetto più noto e dibattuto dai rapporti tra letteratura e cinema. Registi e sceneggiatori devono affrontare e risolvere brillantemente i problemi che derivano dalla costruzione letteraria. Ogni adattamento fa storia a sé, richiede uno sguardo diverso, un incrocio di competenze, una duttilità di appoggio: spesso, viaggiare tra la pagina e lo schermo con un bagaglio teorico leggero e una memoria sempre in ascolto, rinnova e prolunga il piacere del testo. O almeno dovrebbe...

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Rivista dedicata agli autori

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