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Anno 1 N. 07 / giugno 2011 - Periodico settimanale - In attesa di Registrazione

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autore

I love Berlino

Book To

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16 Movie 150 Unità 13 d’Italia a fumetti

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Copertina di Niccolò Pizzorno

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In copertina Niccolò pizzorno. Illustratore. Nato a Tiglieto nel 1983, Niccolò si trasferisce a Genova nel 1995 dove frequenta il liceo artistico N. Barabino. Dopo la laurea all’Accademia ligustica di Belle Arti, frequenta la Scuola Chiavarese del Fumetto approfondendo l’Illustrazione e le tecniche Calcografiche: Acquaforte, Acquatinta, Puntasecca. Ha collaborato alla Gallery Novel Il Settimo Plenilunio e realizzato diverse mostre, tra cui quelle collettive: “Viziosismi” a Calcata (VT) e “Arteanima” a Ferrara e una mostra personale: “Identikit”, presso Satura in occasione del festival del crimine a Genova. pizzorno.n@hotmail.it Blog: www.chinaccia.splinder.com


in copertina

Niccolò Pizzorno

Illustrazione dedicata a La lunga guerra di Laura Costantini


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autori

sommario

Cristina Origone |

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Sulla carta nessun segreto Yami |

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Giapponese nell’animo Mauro Ursino |

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Un tuffo dentro e fuori la realtà

rubriche Integrazione multiculturale |

I love Berlino

Foto curiosa |

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Francesca Panzecchi Appuntamenti |

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Book to movie |

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La storia d’Italia a fumetti In Luce: mostra fotografica L’adattamento Focus on |

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Botta e risposta

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editoriale Scrivere significa aprire una finestra da cui guardare e capire il mondo che c’è dentro e fuori di noi. Scrivere e raccontare storie fa da sempre parte del bisogno di condividere paure, speranze e visioni del mondo. Cerchiamo di capire il significato delle nostre stesse esistenze, rispecchiandoci nei sentimenti dell’altro. Tra somiglianze e differenze ritagliamo la nostra identità. Credo che ciò che ci unisce è di più di ciò che ci divide; per questo abbiamo deciso d’aprire le nostre pagine a nuove storie, nuove voci provenienti dal cinema e dall’esperienze di chi come ‘immigrato’ si confronta con l’altro quotidianamente. Da questo numero apriremo le rubriche: Book to movie e I love Berlino. Due voci irriverenti che ci descrivono come le più belle storie vere e di fantasia si trasformano in film culto e da lì diventano cultura e com’è vivere la capitale tedesca da “immigrata italo-europea” nel 2011. Nuovi racconti, nuove voci in cui potreste trovare anche un pezzo di voi.

Buona Lettura. Marika Barbanti

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I B rlino

Berlino il mio lavoro consiste non nell’adempiere alle mie mansioni in ufficio, bensì nell’integrarmi in questa strana società delle start-up online della capitale (jeah! Siamo noi il futuro, giovani economisti venticinquenni con l’acne e i soldi di papà!).

Non usare mai e poi mai abiti classici in una start-up berlinese Se vai in ufficio con giacca e cravatta o con tailleur significa che sei uno straniero oppure, ancora peggio, un Bessi-Wessi (quelli che vengono dalla Germania dell’Ovest e si credono sempre migliori di chi viene dall’area dell’ex DDR). Chi lavorerebbe mai davanti un PC per 8 ore con una camicia aderente e un paio di scarpe strettissime?

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integrazione multiculturale

Non usare mai molto trucco in una start-up berlinese Magari i maschietti apprezzano pure (le tedesche sono stupende ma hanno un concetto di make-up nature talmente estremo, che il lucidalabbra per loro è già kitsch), però il riscaldamento d’inverno e il caldo d’estate faranno sciogliere amabilmente gli otto strati di stucco con cui ti sei presentata in ufficio.


Non usare mai scarpe col tacco (o classiche con il rialzo) in una start-up berlinese Se sei un uomo, crederanno tutti che dopo il lavoro segui un corso di tip-tap per principianti. Se sei una donna, rovini il pavimento in legno con i tuoi odiosissimi tacchetti che disturbano chiunque.

di Medea

Sii diretto nel parlare e usa poche parole Io, in quanto italiana, ho dei seri problemi in questo senso. Mentre parlo tutti si addormentano, o bevono caffè, o giocano a scacchi. Le opzioni sono tre: sono coincisa quanto un libro di Baricco prima che sia stato sveltito da un’agente, i tedeschi non hanno pazienza e hanno le stesse capacità interlocutorie di un bimbominkia, la verità sta nel mezzo.

Non essere umile Qui non lo è nessuno! Devi lottare con piccole carogne di ogni sesso, età e nazionalità che cercheranno inesorabilmente di farti le scarpe e dire che lavori male per avere parte del tuo lavoro e avanzare di carriera. Nessuno dice che devi diventare una piccola arrivista come in American Psycho, ma almeno non prostrarti ai piedi dei tuoi capi! Abbi finalmente dignità e dimentica Fantozzi, adesso puoi.

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Autori Sulla carta nessun segreto Scrivere è l’unico modo che conosco per comunicare

S

ono nata a Genova, dove vivo con mio marito e il mio gatto. Se dovessi descrivermi in poche parole, direi che sono una persona solitaria, pigra e distratta.

Favole della mezzanotte I corrispettivi dovuti ai vari autori, a titolo di diritti d’autore, andranno interamente devoluti all’iniziativa: “Una struttura di accoglienza per le famiglie dei bambini ricoverati al Gaslini della Parrocchia Gentilizia San Gerolamo dell’Ist. Giannina Gaslini di Genova”.

Posso benissimo affermare che prima viaggiavo per scrivere e adesso scrivo per viaggiare. Ho iniziato i primi passi nel mondo della scrittura frequentando i corsi dell’editore Delos Books. La prima pubblicazione con loro è stata il saggio semi-serio Come portarsi a letto una donna in 10 mosse, libro che ha avuto un discreto successo, seguito da Tienimi, Come tenersi un uomo/ una donna per più di 6 mesi, scritto insieme all’amica e insostituibile compagna di scrittura Gabriella Sa-

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Isbn 978-88-9727-781-1

Sono anche imprevedibile e la mia ironia a volte nasconde i miei reali pensieri. Ma non sulla carta: lì non posso nascondermi. Ho viaggiato molto e scrivo da quando ero ragazzina, mi piace inventare storie e i miei personaggi mi tengono compagnia. Da qualche tempo i miei giorni sono tutti uguali, è ciò che scrivo a renderli diversi.

Pagine 494 • € 20,00


Cristina Origone

... una sirena che desidera avere le gambe rappresenta il desiderio della donna a ritornare a essere femmina... racco. Recentemente abbiamo firmato un contratto cedendo, a una casa di produzione, l’opzione di vendita dei diritti per la sola trasformazione dell’opera in un programma televisivo. Perché scrivo? Non c’è una risposta, so solo che la scrittura mi fa stare bene e mi ha sempre accompagnata nel corso della vita, da quando ero bambina. Tutte le mattine mia madre, prima di andare a lavorare, lasciava una lettera per me e mio fratello sopra il tavolo in cucina. Scrivere è l’unico modo che conosco per comunicare. Ho sempre letto avidamente qualsiasi libro e trovo le parole evocatrici di fantasie straordinarie. Un bravo scrittore, senza nemmeno rendersene conto,

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con le parole riesce a trovare il giusto equilibrio in ogni pagina: se è troppo pesante, la alleggerisce, se è troppo cupa, la illumina. Non è mai ripetitivo e non usa aggettivi inutili. Rende ogni pagina un’opera d’arte. Per questo motivo amo leggere e i bravi scrittori non mi stancano mai. Amo scrivere diversi generi, dalla letteratura Chick lit al thriller alla letteratura erotica. Ho pubblicato nel 2008, con la casa editrice Fratelli Frilli Editori, il thriller Avrò i tuoi occhi e da qualche mese ho pubblicato l’eBook Vite da difendere con la stessa protagonista, l’ispettore Elisa Canessa.

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Cristina Origone

Ho scritto diverse storie, ma il personaggio che amo di più e in cui mi identifico è Dalila (La sirena che voleva le scarpe). La storia è stata pubblicata nell’antologia Favole della mezzanotte (Ciesse Edizioni). Dalila è nata dalla matita della brava illustratrice Sabrina Garreffa. Quando ho visto Dalila per la prima volta, ne sono rimasta incantata. Non solo per gli straordinari disegni di Sabrina, ma per quello che rappresentava quella sirena. Dalila dal greco significa desiderio e una sirena che desidera avere le gambe rappresenta il desiderio della donna a ritornare a essere femmina, a riscoprire la propria fragilità e metterla alla prova. E proprio come succede alla sirena, ogni donna è alla ricerca della propria realizzazione e di una migliore definizione di sé. Dalila rappresenta le donne e come donna ringrazio Sabrina per avermi dato la possibilità di scrivere questa favola, è stata una nuova avventura narrativa per me e non solo: con questa favola ho scoperto di desiderare la coda. Cristina Origone

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Autori

Ogni donna è alla ricerca della propria realizzazione e di una migliore definizione di sé. www.iocome.it


Scopri la NUOVA rivista il 20 giugno on-line!

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foto curiosa

Francesca Panzacchi

Un lettore che non ti aspetti Sono una scrittrice, ma la Fotografia ha sempre esercitato su di me un grande fascino. Collaborando come giornalista con la rivista Trendy (allegato mensile del Resto del Carlino) ho avuto la possibilità di realizzare gli scatti fotografici che accompagnavano i miei pezzi e, non molto tempo dopo, ho lavorato come fotografa di eventi per il magazine SNAP-Bologna, Capturing life and entertainment. Risvolti lavorativi a parte, la voglia di fotografare è qualcosa che non ti lascia mai. è il bisogno di fermare l’attimo, di esternare una sensazione. Fotografare per me significa poter vivere un’emozione a un livello più profondo proprio perché sono riuscita a immortalarla col mio obiettivo e posso così riviverla quando voglio, tutte le volte che voglio. Non ha importanza che si tratti di una foto buffa o di un momento struggente, tutto quello che cattura il mio sguardo e la mia attenzione deve essere fermato, perché non possa scivolare via. Ed è soltanto allora che diventa veramente mio.

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appuntamenti

La storia d’Italia in corso a fumetti

Per informazioni La mostra “Fumetti d’Italia”, Viale Campania 12 (Milano). Aperta fino al 26 giugno. Museo: tel. 02 49524744 / 745 / 746

Nel museo di viale Campania, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, si ripercorre la storia nazionale attraverso le tavole originali dei quattro maestri Carlo Ambrosini, Ivo Milazzo, Pasquale Frisenda e Sergio Toppi. In mostra anche le tavole originali della “Storia d’Italia a Fumetti” firmata da Enzo Biagi e alcune divertenti versioni disneyane del nostro Risorgimento. Sergio Toppi introduce il visitatore alla mostra con un sunto della nostra storia più antica; Carlo Ambrosini racconta la storia di un bersagliere; Ivo Milazzo e Pasquale Frisenda ci fanno invece passare attraverso gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Insieme alla Storia d’Italia a Fumetti di Biagi, allo Spazio Fumetto saranno esposte anche le tavole originali di Paolo Ongaro, che negli anni ’90 disegnò per Il Messaggero dei Ragazzi le vicende di Silvio Pellico e Giuseppe Mazzini. Grazie alla collaborazione di Walt Disney Company Italia sarà possibile ammirare anche alcune rappresentazioni umoristiche del nostro Risorgimento. Si parte dalle tavole disegnate da Sandro Dossi per la storia Paperibaldi e lo sbarco dei 2000 su Topolino (1995), per arrivare al recentissimo Topolino e l’Italia ri-unita di Marco Bosco e Paolo Mottura. Completa il percorso una significativa esposizione di opere letterarie dal 1860 a oggi.

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Autori giapponese nell’animo Un varco per un’altra dimensione

Immagina I desideri di Feo si sono infranti. I suoi ideali e i suoi interessi sono incompatibili con quelli dei suoi coetanei e non riesce a trovare un lavoro soddisfacente. Quando viene separato dalla ragazza che ama, si chiude definitivamente in se stesso e una notte arriva a desiderare di addormentarsi e non svegliarsi mai più. Inaspettatamente, il suo desiderio fa aprire un varco tra il mondo della veglia e Immagina, terra dei sogni. Il Custode di tale passaggio lo invita a cercare il senso della sua esistenza nel mondo dei sogni. Il viaggio, però, non sarà facile: le terre di Immagina sono popolate sia da creature fantastiche che dagli Incubi, entità spaventose. Dopo qualche esitazione, Feo accetta... Cosa lo attenderà dall’altra parte?

Y

ami proviene da un luogo imprecisato della costa est dell’isola più grande d’Italia. Come il protagonista del suo romanzo è dotata di tanti interessi e abilità, ma è ancora alla ricerca del suo posto nel mondo.

Il suo nome in giapponese significa “oscurità, tenebra”, ma non lo ha scelto per la sua accezione negativa: preferisce darvi un’interpretazione diversa, non limitandosi a un solo modo di giudicare le cose. L’oscurità, infatti, solitamente incute timore e cela misteri, ma è anche un elemento della notte, durante la quale prendono vita i sogni più lunghi e più belli. Ed è proprio dai sogni e dai disturbi a essi connessi che Yami trae

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Isbn 978-88-9704-015-6

Giapponese nello spirito, ama tutto ciò che riguarda la produzione cinematografica, televisiva, musicale, d’animazione e i manga del paese del Sol Levante, senza dimenticare l’arte del cosplay, per la quale realizza costumi e accessori da sé.

Pagine 400 • € 18,00


Yami

L’oscurità... dove prendono vita i sogni più lunghi e più belli. ispirazione per creare le sue storie. L’idea del suo primo romanzo le venne in un momento di depressione, proprio durante la notte. Pensò che se in quel momento fuori dalla porta si fosse aperto un varco per un’altra dimensione e fosse apparso uno spirito che la invitava a cercare il senso della sua esistenza in un altro mondo, lei avrebbe accettato. Ma nella realtà, si sa, cose del genere non accadono. L’idea però era affascinante e dopo alcuni minuti si ritrovò a ricordare una serie di sogni che aveva fatto nel corso degli anni che vedevano come protagonista lo stesso ragazzo e che le erano rimasti impressi per la loro particolarità. E se fosse stato quel ragazzo a ritrovarsi nella situazione che aveva immaginato? Cosa sarebbe successo? Ripensandolo, inoltre, si rese conto che somigliava in maniera impressionante a un attore giapponese che aveva appena “conosciuto” attraverso i film: sarebbe stato facile narrare le sue avventure avendo come punto di riferimento una persona reale. Diede così il via a una serie di fantasie che decise di mettere per iscritto per non dimenticarle.

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Così da un momento negativo nacque qualcosa di positivo: Immagina. Yami ha presentato Immagina in occasione del Salone del Libro di Torino 2011 al Lingotto, presso lo stand della Sangel Edizioni il 15 maggio suscitando notevole curiosità e interesse in tutti coloro che hanno assistito all’evento. Yami

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book to movie

L’adattamento N on credo, tranne rare e particolari occasioni, che uno scrittore quando scrive una storia debba pensare che la sua opera possa diventare un giorno il soggetto per un film. Sei uno scrittore, stai scrivendo un romanzo. Non è che ti viene in mente di scriverlo come fosse una sceneggiatura. Magari non sai nemmeno cos’è una sceneggiatura.

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Poi però il romanzo viene pubblicato. Qualcuno (molti, tanti, pochi, chissà) legge la tua opera e gli viene l’idea di farci un film. Da quel momento si entra in un altro universo, come se fosse un continuum spaziotemporale alternativo…

Cosa succederà della tua opera è più o meno un evento che è ormai posto nelle mani degli dèi. Caso uno: sei stato così bravo a scrivere che praticamente oltre a un libro di successo hai impostato la sceneggiatura del film. È il caso di molte opere letterarie importanti e non mi permetto di fare certo un elenco, perché credo che chiunque sia vissuto sul pianeta Terra negli ultimi duemila anni, sia andato da qualche parte a imparare a scrivere e far di conto, per poi ogni tanto trovare il tempo di andare al cinema, l’elenco se lo possa fare da sé.


di Giorgio Ginelli Se l’opera letteraria ha un impianto solido, per gli sceneggiatori il lavoro di adattamento è una questione di stile. Prendiamo un’opera come Orgoglio e Pregiudizio di Janet Austin (Pride and Prejudice, pubblicato nel 1813). Dal 1940 a tutt’oggi, tra cinema e televisione ha conosciuto 12 adattamenti. Non li ha avuti la Bibbia (!) che tecnicamente è stata portata sullo schermo solo due volte (nel 1920 e nel 1966). Va be’, ok, non è forse l’esempio più corretto, scendiamo allora di qualche gradino e troviamo un autore come Charles Dickens, che di opere letterarie ne ha scritte tante, di sicuro più della Austin, e sceneggiatori e registi lo hanno usato in tutte le salse. Scegliamo l’opera forse più filmata: Canto di Natale (A Christmas Carol, racconto pubblicato nella raccolta The Christmas Books nel 1843). Per arrivare a 8 versioni dobbiamo includere adattamenti come quello del cartone animato della Disney con Topolino, quello di Mister Magoo, quello di Zemeckis del 2009 girato in tecnica mista e (ma sì!) The Muppet Christmas Carol (del quale il povero Dickens sarebbe comunque andato fiero).

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Oltre a questi abbiamo poi altri cinque o sei esempi di adattamenti che hanno preso spunto da quest’opera, ma che non sono certo la sceneggiatura del racconto. La questione di stile (che sia per la Austin o per Dickens è uguale) è proprio legata a cosa ci buttano dentro sceneggiatore e regista: ambientazione, costumi, dialoghi, cast. Un amalgama di aspetti in movimento dentro i rigidi binari del “canovaccio” che ha scritto quel povero cristo dell’autore. E che possono esaltare o far infuriare gli spettatori a seconda del loro personale punto di vista. In ogni caso, se porti sullo schermo un libro, stai dando forma a opere che vivono di lettere dell’alfabeto; proiezioni mentali dello scrittore che, quando ne ha le capacità, te le fa immaginare nella testa. E ognuno immagina come vuole, i colori, gli odori e i personaggi. Al punto che un adattamento “fedele” non è mai quello che uno s’aspetta. Il che ci porta al caso due: hai scritto una storia talmente pregna di contenuti, che te l’hanno ribaltata come un guanto almeno due e tre volte per farci film, sceneggiati e serie TV. Credo che questo sia comunque il destino migliore a cui una storia scritta può andare incontro. L’adattamento diventa così un vero e proprio arricchimento dell’opera letteraria, affiancandola o, se è il caso, superandola.

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Giorgio Ginelli

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book to movie

Ognuno immagina come vuole, i colori, gli odori e i personaggi. L’adattamento è l’aspetto più noto e dibattuto dai rapporti tra letteratura e cinema. Registi e sceneggiatori devono affrontare e risolvere brillantemente i problemi che derivano dalla costruzione letteraria. Ogni adattamento fa storia a sé, richiede uno sguardo diverso, un incrocio di competenze, una duttilità di appoggio: spesso, viaggiare tra la pagina e lo schermo con un bagaglio teorico leggero e una memoria sempre in ascolto, rinnova e prolunga il piacere del testo. O almeno dovrebbe...


Blade Runner non è più solo questione di stile... L’autore si chiamava (pax animae) Philp Kindred Dick e il romanzo in originale si titola Do Androids Dream of Electric Sheep? e sarà poi portato sullo schermo da Ridley Scott con il titolo Blade Runner. Una pellicola del 1982 che ha avuto la bellezza di sette (sì, 7) versioni, le più importanti delle quali sono l’International Cut (1982) e il Director’s Cut (1992): alla fine, nel 2007, l’American Film Institute lo ha pure posizionato al 97º posto nella classifica AFI’s 100 Years... 100 Movies. Prossimamente, a questo punto, entrerà a fare parte del patrimonio dell’umanità. La grandiosa operazione messa in atto da Ridley Scott, va al di là del semplice adattamento. La sua capacità nel vedere nel romanzo breve/racconto lungo di Dick (neanche

poi tutto, in quanto il film è tratto dalla seconda parte della storia!) un’opera come Blade Runner, non è più solo questione di stile. Vuol dire avere la capacità di reinventare la storia, amplificandone il messaggio, proseguire dove lo scrittore si era fermato, dando luce alle sue parole su carta. Il cinema, da questo punto di vista, è più penetrante. Il cinema ha una capacità subliminale enormemente più grande della parola scritta, e Ridley Scott lo ha saputo sfruttare al cento per cento, perché aveva le idee chiare su cosa voleva dire. Il che ci porta al caso tre: ci sono quelli che non sono proprio in grado di fare qualcosa di buono con le opere letterarie, ma ne parleremo magari la prossima volta…

Giorgio Ginelli


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Autori UN TUFFO DENTRO E FUORI LA REALTà Il mio modo di amare la letteratura

Fin da ragazzo, ho concepito la letteratura come un aspetto essenziale e imprescindibile dell’esistenza. La letteratura ha rappresentato per me, dai tempi del liceo, da un lato il mondo dell’immaginario e del fantastico (leggevo Verne, Poe, Stevenson) dall’altro una finestra spalancata sui grandi problemi e le grandi inquietudini dell’esistenza (leggevo Pirandello, Leopardi, Kafka, Baudelaire, Cechov). A diciotto anni è poi intervenuta la scoperta di Dostoevskij (attraverso la lettura dei Fratelli Karamazov), un autore che, per lungo tempo, ha rappresentato per me l’emblema della letteratura, per la verticale immersione, senza remore o compromessi, nei meandri dell’animo umano. Non

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Sette racconti, sette raffinatissime riflessioni sul tempo in cui ricorrono, accanto ai temi della morte, delle illusioni e degli ideali, quello della vacuità, e dove si scopre che se il crollo delle certezze religiose, metafisiche e politiche ha portato l’universo ad apparire come un palcoscenico ingannevole e provvisorio, a questa vacuità si contrappongono la bellezza delle piccole vicende quotidiane e dell’afflato della natura, e ancor più il tributo verso gli altri come impegno, se non altro, a limitare la sofferenza e il dolore. Cosa rimane del passato dopo tanto tempo? è possibile rimanere fedeli ai propri ideali?

Isbn 978-88-97207-04-7

N

ato a Bologna nel 1958; dopo la laurea, ho conseguito il Dottorato di Ricerca fino a diventare professore Ordinario di Bioingegneria Elettronica e Informatica. Sulle mie ricerche ho pubblicato oltre trecento lavori, di cui quasi metà su importanti riviste internazionali. Sono sposato e vivo a Bologna.

La casa con il pozzo

Pagine 96 • € 13,00


Mauro Ursino

La letteratura non significa e non può significare, disinteresse verso il lettore... posso poi non citare Thomas Mann, di cui ho amato la dolente contraddizione fra bellezza della forma letteraria, e attrazione verso il peccato, la malattia, la morte. Da queste letture (mescolate, ricomposte, amalgamate, meditate) è nato il mio modo di amare la letteratura, di considerare il suo ruolo nell’esistenza, e da qui è nato il mio desiderio di scrivere.

I miei studi scientifici in qualche modo si apparentano con gli studi letterari, e non si pongono in contrasto con essi: da un lato, applico alla letteratura lo stesso rigore che applico alla ricerca; dall’altro, i miei studi sulla fisiologia e sulle neuroscienze consolidano l’idea che il mondo sia in parte una costruzione dell’Io e che lo stesso Io abbia caratteri di provvisorietà e di vanità.

Ma agli influssi letterari si aggiungono inevitabilmente suggestioni derivate dalla filosofia, dalla psicologia, dalla pittura, dalla musica, dalla storia delle religioni. Un influsso fondamentale lo hanno esercitato le filosofie orientali (prima nella versione personale elaborata da Schopenhauer e poi nella filosofia del Buddismo detta “del grande veicolo”) da cui ho attinto alcune idee ricorrenti nella mia scrittura: ad esempio il concetto di vacuità, e il sentimento di compassione verso le creature viventi trascinate nello stesso vortice della vita.

Per me il processo dello scrivere è innanzitutto lo sforzo di amalgamare questi influssi, fonderli in un’idea, incrociarli con la mia esperienza vissuta e con lo sguardo risentito verso la società, per produrre una visione personale e originale. La letteratura come puro prodotto commerciale mi è estranea, anche se ciò non significa e non può significare disinteresse verso il lettore: ma lo scrittore deve essere onesto e non può non considerare, alla radice stessa del proprio operare, a quale lettore

Come ricercatore non posso non dare peso al pensiero scientifico.

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Mauro Ursino

si rivolge. Non faccio mistero di rivolgermi a un lettore colto, che nella letteratura ricerchi una visione del mondo impegnativa, unita a un solido rigore formale e resa appetibile dal gusto del narrare. La letteratura deve costituire un triangolo con tre vertici: il vertice superiore consiste nella profondità della visione del mondo; alla base e a sostegno di questa, devono esserci l’abilità di raccontare storie e di narrare, e il rigore e la precisione dello stile. Solo pochi grandissimi scrittori (non certo io!) possono dire di avere realizzato un triangolo siffatto. La mia personale esperienza letteraria è iniziata con la scrittura di un romanzo (ancora inedito e in corso di revisione) per poi concentrarsi, nel corso di alcuni anni, soprattutto sulla stesura di racconti e ne sono risultato vincitore o premiato in diversi concorsi letterari e alcuni di essi sono stati pubblicati nelle antologie dei premi. Nel mio prossimo futuro letterario vedo ancora intrecciarsi questi temi, però in forma di romanzo e talvolta anche giocati sul registro fantastico. Mauro Ursino

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Autori

... l’universo appare come un palcoscenico ingannevole... Genesi del romanzo Ciascun racconto de La casa con il Pozzo rappresenta una diversa riflessione sul ruolo del tempo nella vita, analizzato con occhi e personaggi diversi (un vecchio letterato, un medico, un vagabondo, un uomo malato, un gruppo di amici) e intrecciato con temi a esso collegati (la storia e il nostro operare in essa, le illusioni e le disillusioni, l’amicizia, la malattia, la morte, la solidarietà fra gli uomini). Altro tema essenziale è quello della vacuità: a uomini che hanno perso molte delle certezze religiose, metafisiche e politiche, l’universo appare come un palcoscenico ingannevole e provvisorio: ma a questa vacuità incombente su tutte le cose, si contrappone la bellezza delle piccole vicende quotidiane e dell’afflato della natura, l’impegno verso le creature viventi, volto a limitare la sofferenza e il dolore.

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Hai fatto una foto curiosa? mentre qualcuno legge o sceglie un libro? Inviala a foto@iocome.it le più belle verranno pubblicate con il tuo nome su “Io come Autore”

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focus on

Botta e risposta

Elisa Sanacore Scrittrice esordiente. Ha pubblicato con il self publishing il suo secondo romanzo.

Roberta Oliva Agente Letterario. Natoli Stefan & Oliva. Nel numero 05 (http://issuu.com/iocome/docs/ io_come_autore_05) di Io Come Autore abbiamo accolto le critiche sulle difficoltĂ degli scrittori esordienti di Elisa Sanacore. Per sciogliere qualche dubbio, abbiamo aperto il dibattito cercando il confronto con un professionista del settore.

a conf r on t o www.iocome.it


Elisa Sanacore “Mi sono rivolta all’editoria digitale, perché nessun editore tradizionale aveva il coraggio di rischiare e investire su una scrittrice esordiente”.

Roberta Oliva “L’editoria digitale non è un’editoria alternativa; secondo il parere di molti operatori del settore, si tratta di un’editoria parallela o meglio aggiuntiva, che si integra all’editoria tradizionale e da cui i vari segmenti di mercato trarranno vantaggio in modo diverso a seconda delle proprie caratteristiche. Gli amanti del libro come oggetto di piacere intellettuale ed emotivo desidereranno sempre avere anche una copia cartacea. Se invece intendiamo il libro come strumento di lavoro (pensiamo a professionisti come avvocati, commercialisti traduttori, operatori dell’editoria che potranno avere sempre a disposizione in contemporanea moltissimi testi di reference e non solo), allora l’editoria digitale e gli eBook rappresentano una notevole facilitazione nelle mansioni quotidiane. Tutto questo per sottolineare che, dal mio punto di vista, il mercato editoriale digitale deve essere visto come un settore nuovo e di ampliamento del mercato editoriale tradizionale, che non soccomberà mai. Per questo, uno scrittore di narrativa, per emergere, deve trovare un editore tradizionale che sia incline a fare la doppia edizione sia cartacea che eBook, come quasi tutti i grandi editori stanno già facendo”.

“Io mi sono affidata al self publishing per evitare i limiti dell’editoria tradizionale”.

“Utilizzare il self publishing serve per farsi notare da un editore; non per fargli davvero concorrenza sul mercato”.

“Critico l’abitudine che hanno gli editori di intervenire pesantemente sui testi, tagliando intere parti o chiedendo all’autore di riscriverne altre”.

“Se un autore vuole entrare nel mercato, deve anche accettarne le regole. Se ha ricevuto alcune critiche dovrebbe dar credito ai professionisti dell’editoria, fidandosi di loro. Gli addetti ai lavori non sono critici letterari, perciò le loro critiche non sono solo di me-


Botta e risposta Roberta Oliva Elisa Sanacore

“I guadagni sono ridicoli. Si parla del 5% massimo 10% sul prezzo di copertina”.

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rito, ma spesso sono dettate dalla conoscenza, basata sull’esperienza delle richieste del mercato, perché l’editoria è un’industria con le sue tendenze. L’editore da un lato cerca di creare le tendenze; dall’altro deve assecondare quelle già esistenti tra il suo pubblico di riferimento a cui andrà a proporre l’opera, così come si farebbe per qualunque altro prodotto. Quindi è necessario tenere conto dei gusti, delle aspettative e delle abitudini dei lettori. Molto spesso le copertine vengono scelte in base ai gusti dei lettori; gli scrittori esordienti non possono sottovalutare questi aspetti”.

“L’editoria è un’industria estremamente povera; generalmente l’editore cerca di andare almeno in pari coi costi che ha nella realizzazione di un libro dalla stampa, alla grafica, all’ufficio stampa e promozione, alle gestione del marketing e della forza vendita. Per questo gli scrittori dovrebbero accettare i consigli di agenti ed editori; perché è nell’interesse di entrambi realizzare un prodotto piacevole e quindi ben vendibile. Talvolta buoni libri vengono respinti semplicemente perché poco si addicono a un determinato catalogo; l’obiettivo e la professionalità dell’editor sono quelli di proporre, non il bel libro, ma l’opera adatta alla linea editoriale che il pubblico associa a quel determinato marchio; perché ogni marchio rispecchia un preciso gusto intellettuale e un preciso pubblico di lettori; come dire che a chi ama i film Horror non si può proporre una commedia romantica”.

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Elisa Sanacore “Non dobbiamo essere miopi, il futuro incalza. Io sono convinta che il cammino dell’editoria digitale debba essere intrapreso. Sarà lungo e faticoso ma credo che darà molte soddisfazioni quando potrà esprimere al meglio il suo potenziale”.

Roberta Oliva “L’editoria digitale andrà in parallelo a quella cartacea; non credo che avverrà una sostituzione, non in certi ambiti almeno. All’edizione digitale si affiancherà quella cartacea perché la gente che ama leggere davvero vuole avere il libro in mano. Se scarico un libro e decido che vale, a me personalmente piace poterlo toccare, mi piace avere al copia con la copertina caratteristica di quella collana e di quell’editore. Per me, l’emozione di leggere deriva anche dalla sensazione fisica del libro. In questo modo un bel libro riesce più facilmente a diventare parte di te. Il bello del libro è quando diventa una parte di noi”.

I consigli di Roberta Oliva: 1. Fai una piccola indagine di mercato e scopri le agenzie letterarie che lavorano con gli esordienti (per farti un’idea contatta gli esordienti che hanno appena pubblicato, chiedi loro consiglio, vai alle presentazioni, ascolta i passaparola, fai telefonate a diverse agenzie e valuta le risposte. Come gli avvocati e i fiscalisti, gli agenti letterari sono dei professionisti; perciò avere una loro valutazione richiederà un minimo dispendio economico). 2. Prepara materiale per far visionare il tuo progetto editoriale: sinossi, estratto e un tuo curriculum vitae. 3. Segui i consigli del tuo agente, partendo dal presupposto che lui guadagna solo se tu venderai. 4. Non affidarti a editori che si fanno pagare per pubblicare.

Vuoi dire la tua? scrivi a: redazione@iocome.it


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appuntamenti in corso

In luce: mostra fotografica

Per il secondo anno consecutivo, il Centro Medico Santagostino ha indetto un piccolo “concorso” interno al corso di fotografia guidato dal fotografo professionista Enrico Magri e promosso dall’Associazione Les. Il risultato è una selezione di 30 fotografie che hanno come trait d’union la luce: dalle forme più grafiche ai giochi dei riflessi, dalla lettura delle espressioni di un volto alla ripresa del veloce passaggio di un raggio luminoso, dai giochi di silhouette regalati da un controluce ai magici colori della natura illuminata.

Per informazioni IN LUCE collettiva di giovani autori - 2° edizione - in collaborazione con Ufficio Tempo Libero dell’Associazione Les. Fino al 26 agosto. http://www.cmsantagostino.it/mostre.html

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La luce è un elemento fondamentale della fotografia stessa che, pur non avendo forma, dona un’interpretazione sempre diversa di tutto ciò su cui si posa, attraversa, circonda. Una tavolozza di colori mutevole, che interpreta la realtà a proprio piacimento e trasmette altrettante sensazioni a chi la osserva, minuto dopo minuto.


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La serata

con i tuoi ospiti o gli amici

direttamente a casa Tua la professionalità e la passione di uno chef che ti cura il menù con i tuoi piatti preferiti

ti organizza la spesa viene a casa tua e cucina direttamente, accoglie i tuoi ospiti e li serve con armonia si occupa dell'ordine della tua cucina e ti fa sentire protagonista della serata rimanendo in compagnia e in allegria

Degustiamolo!!!

ROBERTO GRANDI Chef Privato mob.331 5719633 roberto@chefprivato.com

www.chefprivato.com


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