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le mie emozioni sono anche le tue

Tra realtà e finzione

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Cronache dal fronte

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L’intervista Federico

Moccia

Focus on

l’imperialismo

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della Cultura Digitale

N°03

autore

Anno 1 N. 03 / maggio 2011 - Periodico settimanale - In attesa di Registrazione

n°1 28-4-2011


N°03 S O M M A R I O autori

In Copertina

Giorgio Albonico |4 L’Antica Grecia tra realtà e finzione

Alessandro Marzo Magno |6 Pausa pranzo: cronache dal fronte

Lorenzo Mazzoni |10 Scrivere semplice per arrivare a tutti

Luca Rachetta |12 ‘Smontare e rimontare...testi’

Chiara Elia |16 “Solidarietà letteraria”: le mie emozioni sono anche le tue

Massimo Anile |18

“Alter Ego” di ernesto romano. Artista contemporaneo Laureato in architettura allo IUAV, vive per tre anni a Madrid. Il suo peculiare concetto d’arte: l’uso di forme vegetali associate all’essere umano per mezzo della fotografia che lo ha sempre appassionato. Alla fine del 2007 crea la serie denominata Alter Ego usando le proprie radiografie in forma di autoritratti con presenze floreali. Ernesto ha collaborato con la galleria d’arte contemporanea Art Way e ha esposto a Catania al Pecha Kucha Night, a Padova, Treviso, Venezia, Bologna, Milano, Barcellona. Attualmente vive e lavora a Londra.

Passioni di una vita: una montagna di parole

info@arte20group.com

intervista

“Alter Ego” Radiografia con presenza floreale.

A Federico Moccia

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Federico Moccia: “Mi ispiro a Hemingway e Fitzgerald” di Carlotta Addante

rubriche Focus

on

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L’imperialismo della Cultura digitale di Alessandro Eldica

Appuntamenti Redazione

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Io come Autore


e d i t o rial e Lo sapevamo e ci siamo preparati. Così come ogni adolescente si imbelletta per bene al suo primo appuntamento, anche noi, ci siamo organizzati come si fa per il matrimonio del migliore amico. La Fiera è come sempre il momento cruciale per tutti gli amanti e gli addetti ai lavori e ovviamente non potevamo mancare! Abbiamo girato, scrutato, letto e indagato. Vi racconteremo tutto pian piano nelle nostre rubriche. In questo numero invece, tutto per voi Federico Moccia, che racconta e si racconta attraverso il suo ultimo romanzo. Lo scrittore reso famoso dal best seller Tre Metri Sopra il Cielo, si svela nel suo processo di maturazione attraverso i suoi personaggi. Abbiamo incontrato Margherita Hack, e Mario Giordano che presentava il suo libro. Ne abbiamo visto di cotte e di crude, chi del digitale non vuole nemmeno sentir parlare e chi sul digitale ha scommesso tutto. Tutti parlano di “questione culturale”, di cambiamento degli asset e di rivolgimenti nei rapporti di forza. Quello che ho visto è un editoria bipolare, tra chi spinge e chi frena c’è ci veramente prova a immaginarsi un nuovo modello culturale economicamente sostenibile e condivisibile. Che lo si voglia prendere in considerazione o meno, la “questione digitale” esiste; affrontarla è l’unico modo per non subirla. Aspettare che siano gli altri a fare le prime mosse può essere allettante, ma non si rischia di lasciare agli altri le responsabilità di decidere quale sarà il proprio ruolo? A questo proposito, torna sulle nostre pagine Alessandro Eldica con il suo pizzico di pepe che ci racconta una prospettiva diversa riprendendo l’intervento di Frederic Martel e della sua visione del Main Stream.

Buona Lettura. Marika Barbanti

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Giorgio Albonico l’aNTICA gRECIA tra realtà e finzione Gli

archetipi dell’inconscio si fondono con

personaggi storici per dar vita a nuovi racconti

M

augham disse che colui che scrive non si deve curare di quanto avviene alle proprie opere ma solo sentirsi contento per il fatto di riuscire a esprimere quanto è dentro di lui. Credo che il desiderio di scrivere nasca da questa interiore esigenza; quella di comunicare qualcosa che si ha internamente e che a un certo punto deve trovare uno spazio esterno per potere esprimersi. Nel processo di scrittura sembra quasi che le storie e

i personaggi che poi vengono messi sulla carta, siano come già segnati nell’animo dello scrittore: archetipi che comunque devono venire a galla partendo da un mondo sommerso. Se poi cerco di capire da dove nasce dentro me il desiderio di scrivere libri sulla storia dell’antica Grecia credo che dovrei risalire agli anni passati al liceo classico. Ma non solo. Infatti, nel caso del

Isbn 978-88-7371-447-7

Il segreto di Socrate

Giorgio Albonico Pagine 466 € 18,00

La vicenda si svolge tra Atene e Sparta e alla fine a Bisanzio ai tempi dell’invasione del califfo Mu’awija. Socrate è depositario di un segreto militare devastante ovvero il fuoco greco; quella miscela incendiaria fatta di calce, pece, zolfo che lanciata in acqua invece di spegnersi assume vigore incendiario e distruttivo. Lisandro, generale spartano, vuole impadronirsi della formula e per questo invia ad Atene un soldato Teodoro che deve indagare sul filosofo per scoprire il segreto che custodiva. Socrate si chiede se sia giusto trasmettere la conoscenza quando questa porta con sé morte e distruzione; perciò decide di frammentare il segreto tra 3 depositari lasciando al fato il destino di tale innovazione. “Non spetterà a noi deciderlo ma a Dio” disse Socrate.

libro su Pericle proprio il genere mi ha portato a documentarmi su quel periodo storico con, credo, molta attenzione. L’imprecisione in un romanzo storico quando risulta evidente credo, possa affossarne la vicenda e renderla sempre meno credibile. Basta un particolare fuori posto. Alla presentazione del mio libro su Pericle vidi, con molto piacere, fra le persone presenti un mio professore di greco del liceo. Quando dopo la presentazione, andai per salutarlo mi disse con un tono di rimprovero come quello che era solito usare a scuola, che aveva letto il libro e che comunque

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vi era un errore: avevo sbagliato a indicare il nome di un personaggio mitologico. Io cercai di spiegargli che non lo avevo sbagliato ma volutamente scritto in quel modo perchè avevo trovato quella denominazione alternativa in un libro di storia. Mi guardò e per nulla convinto continuò a dirmi che non era giusto. Un libro di più di trecento pagine si riduceva solo a un nome che se pure fosse stato scritto erroneamente, non poteva di certo mutarne il senso o il valore dell’intero testo, semmai ne aveva. Questo, per spiegare che la pagliuzza dell’errore o presunto errore può

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divenire una trave che riesce a fare dimenticare il complesso, proprio perché la mente umana spesso è analitica e portata a dare più importanza al particolare che all’insieme. Ho frequentato per dare informazioni corrette corsi universitari di storia antica e purtroppo sono riuscito a fare solo alcuni esami perché poi la professione di medico mi ha reso difficile continuare il corso universitario. Tuttavia non è detto che più avanti non ci riproverò. Quella storia antica, alcuni di quei personaggi probabilmente sono rimasti impressi nel mio intimo tanto che quando è venuto il momento ho sentito la necessità, quasi ho dovuto esteriorizzarli nella scrittura. Pensando a Pericle nel libro Il testamento di Pericle lo immagino morente mentre con lo sguardo della mente osserva la sua città Atene che si avvia a un futuro non glorioso come lo fu in passato. Pericle nel libro e nell’intimo ricordo fa rivivere l’antico splendore e la sua opera che ha contribuito a rendere grande Atene. Scrivendo dell’antica Grecia mi è sembrato anche giusto cercare di dare vita ancora una volta alla monumentale figura di Socrate. Prima di accingermi alla stesura del romanzo Il segreto di Socrate ero ben consapevole del fatto che sul filosofo ateniese erano stati scritti innumerevoli volumi ed eseguiti altrettanti ponderosi studi. Persino studi di carattere psichiatrico che tentavano di dare un’interpretazione al fenomeno della voce interna, il demone, che come lui stesso affermava, lo dissuadeva dal compiere un’azione. Ho cercato di dare quindi un taglio differente, inventando un’indagine che un soldato di Sparta doveva compiere per conto della sua guerriera città al fine di carpire un importante segreto militare di cui, si diceva, Socrate fosse a conoscenza. Il primo romanzo storico da me scritto, Il pensiero di Apollonio, descrive la vita di Apollonio di Tiana, personaggio ascetico dal fascino potente vissuto poco dopo Gesù e risente in parte di alcuni influssi di filosofia orientale e di un periodo da me trascorso in un Asrham dell’India centrale.

N°03 La Setta è un noir che ho scritto in un periodo di forzato riposo dovuto a un incidente d’auto. In quel periodo di circa due mesi ho scritto il giallo avendo come punto di riferimento una piccola città di provincia come quella in cui vivo e descrivendo personaggi inquietanti che per vincere la noia, si inventavano efferati omicidi. Personaggi che ampliando le caratteristiche di perversione, ho tratto da una realtà locale. Sempre sull’antica Grecia uscirà a novembre 2011 un romanzo ambientato ai tempi della seconda guerra persiana quando il Gran re Serse, a capo di una sterminata armata, invase la piccola Grecia tentando di sottometterla senza riuscirvi. Spero di essere riuscito a rendere nel libro lo scontro di civiltà tra oriente e occidente. Scontro che ancor oggi, in termini differenti, si ripropone. Erodoto, scrittore per me affascinante e ricco d’immaginazione, sarà la voce narrante della vicenda. Ancora il mondo antico? I personaggi vissuti in quel mondo sono ricchi di spunti e di interesse, invece l’attualità è così squallida con i suoi banali personaggi e le sue storie prive di fascino. Ma il mio genere preferito è il romanzo storico perchépermette di avere un filo che segue un percorso reale consentendo di innestare argomenti, situazioni che sono verosimili ma non effettivamente avvenute. Solo il romanzo storico consente alla fantasia di creare situazioni che comunque avrebbero potuto svolgersi come descritte dall’immaginazione dell’autore. Maestro indiscusso di tale genere per me rimane Tolstoj. Insuperabile in Guerra e pace il racconto di Napoleone che arriva sul fiume Niemen prima di invadere la Russia e osserva indifferente annegare nelle gelide acque alcuni ussari che gli avevano chiesto di attraversare il fiume a nuoto in suo onore. La descrizione dell’indifferenza dell’imperatore, davanti a quell’inutile sacrificio di giovani vite, descrive meglio di qualsiasi altra pagina, quello che era il probabile carattere di Napoleone e il particolare frutto d’immaginazione, spiega meglio di qualsiasi documento, il personaggio storico.


Alessandro Marzo Magno pausa pranzo: cronache dal fronte

Diventare

corrispondente per caso

A

lessandro Marzo Magno nasce a Venezia in un caldo giorno di fine estate del 1962. Cresce felice tra calli, rii e campielli. Ancora ginnasiale scopre la tradizione: ombre, chicheti e spritz col bitter, avviandosi all’età adulta accompagnato da vino, polipetti e polpettine, come ogni veneziano che si rispetti. Decide di iscriversi a un corso di laurea in quel tem-

po nuovo, attratto dalla sua ricchezza culturale e dal fascino della scoperta di mondi sconosciuti, ma conscio della totale inutilità dal punto di vista lavorativo: Storia. Ancora universitario comincia a collaborare con testate giornalistiche. Esordisce in un settimanale oggi scomparso: Vene-

Isbn 978-88-4281-627-0

Piave. Cronache di un fiume sacro

Alessandro Marzo Magno Pagine 261 € 16,00

Il Piave è il fiume dei paradossi: non esiste quasi più, in compenso ha due sorgenti e due foci. Il fatto che sia sacro alla patria, non ha impedito che sia anche il fiume più sfruttato d’Europa: il 90 per cento delle sue acque viene prelevato per produrre energia elettrica e per irrigare i campi. Così in tutto il suo medio corso è ridotto un torrentello che del fiume impetuoso capace di fermare un esercito non ha neanche il ricordo. Il libro ripercorre i 220 chilometri del corso del fiume, dalle sorgenti (contese) alle foci (in quella originale ora scorre il Sile), andando alla scoperta di luoghi e personaggi che si incontrano lungo il suo alveo: per esempio la faesite, nata a Faè; il primo sex shop d’Italia, a Busche; la balia di Luchino Visconti, a Cesiomaggiore; il sindaco-pescatore di Zenson di Piave; gli ultimi pescatori con la bilancia, vicino alla foce.

zia 7 e prosegue nella cronaca locale del Gazzettino, dove trova i maestri –Mario Rapisardi e Leopoldo Pietragnoli– che gli insegnano quel mestiere di cronista che, alla fin fine, ancor oggi esercita. Si mette in fila per un’assunzione, come ai tempi usava, ma scalpita perché non gli si addice la natura di bamboccione e perché Venezia a quel punto gli va un po’ stretta e vuol respirare aria nuova. L’occasione gli si prospetta con l’apertura di un nuovo quotidiano a Vicenza. Nel febbraio 1990 se ne va da Venezia per trasferirsi all’ombra dei Berici. Ci resta

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nemmeno un anno per poi approdare a Trieste, dove sta nascendo un nuovo giornale. Arrivarci nel 1991 significa ritrovarsi con una guerra a pochi chilometri da casa. Il conflitto jugoslavo scoppia in giugno e si manda articoli ai giornali nazionali andando al fronte in pausa pranzo: al mattino e al pomeriggio il suo lavoro di cronista locale, in mezzo, un po’ di corrispondenze di guerra. Diventa giornalista di esteri e dopo la chiusura del quotidiano in cui lavorava, continuerà a seguire i Balcani come free lance. www.iocome.it


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Si trasferisce a Vienna per qualche mese e all’inizio del 1997 arriva a Milano, dove vive tuttora. Nel frattempo si sposa con Miriam e hanno il primo figlio, Marco, al quale dopo un paio d’anni seguirà Peter. Nel 1998 Enrico Deaglio lo chiama a Diario per fargli fare il capo degli esteri. Rimane in quella posizione per dieci anni, fino alla vigilia della chiusura del settimanale. Ha già pubblicato qualche libro con il Saggiatore: la prima storia completa della guerra nell’ex Jugoslavia uscita in Italia La guerra dei dieci anni. Jugoslavia 1991-2001 e un volume di viaggio ripercorrendo l’itinerario di un autore veneto del Settecento Il leone di Lissa. Viaggio in Dalmazia. Si dedica poi, in compagnia di altri alla guerra sottomarina Rapidi e invisibili. Storie di sommergibili e a quella aerea Romba il motore. Storie di aviatori e con La carrozza di Venezia. Storia della gondola inaugura il filone veneziano che esplora anche mettendo a frutto le antiche conoscenze di ricerca storica apprese ai tempi della tesi di laurea. Pubblica con Tropea Venezia degli amanti. L’epopea dell’amore in 11 celebri storie veneziane, in cui racconta alcune vicende amorose realmente accadute a Venezia, da quelle di Bianca Cappello e Francesco I de’ Medici a quelle di Julia Roberts e la sua guardia del corpo durante le riprese di Tutti dicono I love you, di Woody Allen,

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N°03 passando per Casanova, Byron, D’Annunzio e la Duse, Hemingway e la Ivancich. Di nuovo con il Saggiatore esce Piave. Cronache di un fiume sacro, anche questo un libro di viaggio, alla scoperta del fiume degli italiani, seguendone il corso dalla sorgente alla foce. Si raccontano storie (non solo di guerra) e personaggi incontrati lungo il corso d’acqua, si affrontano argomenti importanti come il Vajont e la produzione di energia elettrica, e altri decisamente più piacevoli e leggeri, come il vino (prosecco e raboso) e il formaggio. Il 15 settembre sarà in uscita con Il Saggiatore, Atene 1687. Come i veneziani distrussero il Partenone e narra di una pagina poco conosciuta e poco gloriosa della nostra storia, ovvero di quando i veneziani guidati da Francesco Morosini assediarono Atene, nel settembre 1687, e per conquistare l’Acropoli, dove i turchi si erano rinserrati, fecero saltare in aria la polveriera. Peccato che gli ottomani avessero sistemato la polvere da sparo nell’edificio che sembrava più solido e più sicuro, ovvero il Partenone, rimasto più o meno intatto dai tempi di Pericle. Il tempio bruciò per due giorni e nell’esplosione morirono da due a trecento persone, vittime ignorate di una tragedia dimenticata.


L’intervista

Federico Moccia

Federico Moccia:

“Mi ispiro a Hemingway e Fitzgerald” Dal Salone Internazionale del Libro di Torino, vi proponiamo uno stralcio dell’intervista rilasciata dal celebre scrittore dopo la presentazione della sua ultima fatica: “L’uomo che non voleva amare”. Come mai nell’ultimo romanzo ha abbandonato il mondo dei teens? Mi sembrava normale, raccontare una storia come quella di Tancredi, con tutta la sua difficoltà nell’essere felice. Un uomo ricco che improvvisamente incontra una pianista, Sofia e crede che con lei la sua vita possa tornare ad essere come

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quando da adolescente ne assaggiava i primi morsi, pieno di allegria e felicità. Vuol dire che Federico Moccia è cresciuto insieme ai suoi personaggi? Non lo vedo come un cambiamento di rotta. Trovo che sia una scrittura diversa nel metodo ma con la stessa attenzione


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che mi piace dare ai miei romanzi affinché quando li inizi non smetti di leggerli. è un evoluzione naturale. Credo che sia un percorso sentimentale con tematiche un po’ più profonde come il senso di colpa, la voglia di felicità e la ricerca dell’equilibrio nella vita.

Quali sono i suoi modelli? Mi ispiro a miti come Hemingway e Fitzgerald. Il primo aveva un vita avventurosa, piena di viaggi e amori. Io sono partito per vedere le sue tante case, a Venezia, Cortina, Cuba, Miami e poi ho letto tutti i suoi libri. Fitzgerlad invece è romaticissimo, la bellezza di alcuni tratti di una vita così difficile accanto a una donna che amava tantissimo e che aveva una sua fragilità mentale. Lei ha una pagina Facebook. Qual è il suo rapporto con i social network? Mi piace molto il fatto che ci sia questa risposta immediata da parte di chi ha letto il libro. Mi riempie sempre di grande curiosità ed è bellissimo vedere che ti scrivono dal Brasile, da New York, dalla Francia. Con Facebook hai anche la possibilità di vedere le foto, l’età, gli interessi e i libri che hanno le persone con cui ti relazioni. E se suo figlio diventasse come Step? Ha mai pensato a come affronterà la sua adolescenza? Ci penso sempre ed è un pensiero che mi preoccupa. Poi devi essere nelle situazio-

ni per poter giudicare, affrontare passo per passo. Mi auguro di poter avere con mio figlio un buon dialogo affinché possiamo affrontare insieme –come feci con mio padre– quelli che sono i naturali cambiamenti della vita. Mio padre mi ha raccontato tante cose della sua vita e sono stati proprio quei racconti a farmi fare le mie valutazioni. Credo che piuttosto che dare insegnamenti sia meglio raccontare quello che ti è successo, cosa hai sbagliato e cosa avresti dovuto fare. Far vedere gli aspetti più veri, le tue difficoltà. Devi sembrare un uomo come gli altri, mostrare la naturalezza di una persona che è portata a sbagliare, non dare un’immagine eccessivamente idolatrata di sé nei confronti del figlio. Federico Moccia è felice? Nel mio libro a un certo punto scrivo: “la felicità non è un punto d’arrivo ma uno stile di vita”. A me piace essere felice in tutti i modi possibili, ricordandomi anche le fortune perché spesso non sappiamo vedere il bicchiere mezzo pieno. Mi piacerebbe poter essere felice di tutto ma molte cose della vita in generale mi danno dei dispiaceri. Carlotta Addante

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Lorenzo Mazzoni Scrivere semplice per arrivare a tutti Storia

di un viaggiatore amante dei popoli che scrive per il piacere ribelle della “Narrativa popolare”

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ono nato a Ferrara nel dicembre del 1974. Ho scritto la mia prima storia a sei anni. Una specie di “Odissea”, dove partivano in ventisette e, inspiegabilmente, morivano in cinquantatre. Un’unica copia, scritta a mano, rilegata con un nastro rosso e regalata a mia mamma. Poi mi sono preso una pausa sabbatica, passata a leggere Salgari, Ken Parker e Mister No, durata fino ai quattordici anni,

quando ho iniziato a riempire i quaderni di poesie orrende. Milioni di poesie orrende. È stata la scoperta della narrativa americana (Tom Robbins, Bret Easton Ellis, Ernest Hemingway, Thomas Pynchon) che mi ha portato al romanzo. I primi due esperimenti, inediti, sono storie altamente biografiche condite di socialismo liber-

Isbn 978-88-9053-402-7

Le bestie/Kinshasa serenade

Lorenzo Mazzoni Pagine 120 € 10,00

“Tragico e tristemente attuale, quasi un dovere morale leggerlo” (Giulietta Iannone - Liberi di Scrivere) Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo. Mentre il paese sta per precipitare nella guerra civile, un medico inglese, la sua giovane e avvenente compagna, un losco individuo dei Servizi segreti sudafricani e un giornalista freelance disilluso e allucinato, portano avanti la loro esistenza rinchiusi a Gombe, il quartiere dei ricchi. Fra feste, echi di una guerra sempre più vicina, tradimenti, traffici di diamanti e di organi umani, le giornate di questi personaggi vanno avanti, intrecciandosi e scontrandosi, fino all’inquietante e drammatico finale, quando la guerra “arriva ovunque”. Un romanzo di forte denuncia, con sfumature da spy-story classica. Un documento terribilmente attuale, che fa riflettere sul compito delle missioni umanitarie in Africa e, più in generale, sul razzismo psicologico dell’Occidente nei confronti delle popolazioni più povere.

tario, perversione e droghe allucinogene, che tutti gli editori italiani hanno ragionevolmente rifiutato. Non mi sono arreso, ho continuato a scrivere e a leggere, di tutto. Ho iniziato a usare con più intelligenza la mia fantasia, elaborando trame, creando personaggi, utilizzando la storia e la geografia come parte integrante di un percorso narrativo pronto a passare nel perimetro più ampio. Ho intrapreso decine di lavori (il più gratificante, probabilmente, il lavapiatti, anche se raccogliere le pere non è un’attività da sottovalutare) e mi sono laureato una pri-

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ma volta in D.A.M.S. e successivamente in Storia e Istituzioni dell’Asia con il primo lavoro storiografico, in lingua italiana, sullo Yemen contemporaneo. Ignorato dal mondo accademico mi sono dato, definitivamente, al viaggio e alla letteratura. Ho abitato a Londra, Parigi, Sana’a e Hurghada, e vagabondato, oltre che in Europa, in Marocco, Egitto, Turchia, Kurdistan, Yemen, Laos e Vietnam. Innamorato da sempre di Emilio Salgari, dei Segretissimo e di Graham Greene mi sono dedicato alla narrativa e ai reportage, www.iocome.it


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collaborando con il quotidiano Il Reporter e pubblicando numerosi racconti e romanzi, fra cui Il requiem di Valle Secca, Tracce, 2006; Finalista al Premio Rhegium Julii 2007, Ost, Edizioni Melquìades, 2007, Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda, Robin Edizioni, 2007, Un tango per Victor, La Carmelina Edizioni, 2008, Porno Bloc, fotografie di Marco Belli; LineaBN Edizioni, 2009, Il sole sorge sul Vietnam, fotografie di Tommy Graziani; LineaBN Edizioni, 2010, oltre alla serie noir Nero ferrarese, con protagonista l’ispettore Pietro Malatesta (illustrata da Andrea Amaducci e pubblicata da LineaBN Edizioni), serie dedicata idealmente alla memoria di Federico Aldrovandi, che ha avuto sette ristampe in due anni. Numerosi miei racconti sono usciti su riviste cartacee e all’interno di antologie curate da importanti editori, fra cui Cooper Editore, Compagnia delle Lettere e la londinese Three Crowns International Publishing Company. Amo le spy-story, i noir e gli atlanti geografici, ma non mi sono mai fermato, come scrittore, a esplorare un unico genere. Ho scritto storie gialle, storie surreali, storie nere, storie di spioni, storie ecologiche, storie di gente qualunque, storie di uomini in fuga e storie di grandi trasformisti. Credo molto nel potere ribelle della “narrativa popolare”, nell’utilizzo di un linguaggio semplice, che possa arrivare a tutti, anche a chi non è abituato ad aprire un libro dai tempi delle scuole medie. Narrativa semplice che possa insegnare qualcosa, che possa far appassionare i lettori con un approccio svincolato da fronzoli intellettuali. E credo molto Io come Autore

N°03 nella commistione fra la narrativa e le altre arti, ecco perché ho collaborato con illustratori e fotografi in diverse pubblicazioni, anche se, come ogni scrittore, buono o cattivo che sia, necessito di uno spazio mio dove poter chiacchierare liberamente con i miei personaggi, censurandomi o non censurandomi a mio piacimento, senza il confronto con eventuali partner creativi. Ascolto con devozione musica allucinogena passata di moda da almeno vent’anni e ho fatto di Paco Ignacio Taibo II, Yasmina Khadra e Aidan Hartley i miei eroi (che si vanno a sommare a schiere di implacabili guerrieri della cultura e del buon senso con cui sono platonicamente cresciuto).


Luca Rachetta ‘smontare e rimontare....TESTI’ “Scrivere ti costringe a riordinare coscienza” (L. Rachetta)

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alve! Mi chiamo Luca Rachetta e, a tempo perso, faccio lo scrittore. In realtà, a voler essere sinceri, più che “a tempo perso”, dovrei dire “a tempo guadagnato”, dato che la scrittura creativa rappresenta per me un’occasione di autenti-

frammenti di

ca rigenerazione spirituale dopo i travagli dell’esperienza professionale e delle più o meno solite beghe quotidiane. Ho cominciato un po’ come tutti, cioè come lettore di libri altrui, che inizialmente mi sono limitato ad assaporare e quindi ad apprezzare,

Isbn 978-88-5171-955-5

la guerra degli scipioni

Luca Rachetta Pagine 80 € 7,60

Il professor Giovanni Scipioni è in guerra con il mondo intero: professione, colleghi, moglie, figlia… Una guerra ininterrotta che non si capisce bene quando e da chi sia stata dichiarata. Il germe del conflitto covava forse in Giovanni Scipioni fin dall’età fetale oppure il casus belli si è innescato in seguito, magari nel periodo dell’adolescenza? La guerra, poi, è stata dichiarata da lui o è stata al contrario la vita stessa a sfidarlo a singolar tenzone? Non si sa… L’unica certezza è che, da quando sono scesi in guerra anche i suoi eccentrici fratelli, Antonio e Paolo Scipioni, la sua situazione si è aggravata, perché le battaglie dei congiunti si sommano a quelle che lui ha già in corso su più fronti. Sempre che, in fondo, non si tratti delle stesse battaglie…

scegliendo i miei preferiti tra quelli che mi sono dovuto sorbire per obbligo di studio (non è tutto da buttare quello che ti viene proposto da scuola e università…) e quelli cui mi sono indirizzato per “intuito” personale, affidandomi a quel sesto senso che in genere ti spinge verso gli spiriti a te affini. Capita poi che talvolta, se nel tuo curriculum c’è scritto Liceo Classico o laurea in Lettere Moderne col massimo dei voti, cui magari è seguita una pubblicazione sulla rivista dell’ateneo, cominci a scavarti la testa il tarlo di essere un intenditore di letteratura, uno che può interpretare e comunicare agli altri il senso di questa o quell’opera. Se poi qualcuno commette l’errore scellerato

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di dirti “Bravo!”, ecco che il danno è fatto e ormai irrimediabile: sei un critico letterario! Magari un critico da cortile o da gabinetto, di quelli cioè che non riescono a propagare le proprie stitiche elucubrazioni al di là di una ristretta cerchia di amici, sodali e conoscenti, ma comunque e inconfutabilmente… “critico”! Eccomi allora a scrivere per la rivista Sestante articoli o piccoli saggi, a celebrare solennemente qualche conferenza, a peritarmi di inviare la mia tesi di laurea su Vitaliano Brancati a un concorso promosso da una casa editrice, col risultato di vedermela poi pubblicata di lì a poco tempo. E poi, direte voi? E poi è successo che la lettura critica, che mi ha portato a “smonwww.iocome.it


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tare” il testo, a scomporlo nei suoi elementi costitutivi, mi ha spinto automaticamente a sperimentare il procedimento inverso, ovvero ricomporre il mosaico di un’opera non ancora esistente a partire dai tasselli a me offerti dalla vita di ogni giorno, dalle emozioni provate e dalle riflessioni fatte nel corso degli anni. In altre parole, mi ha rapito il fascino del momento creativo, che per certi aspetti è pure una sfida con te stesso e una vaga pretesa di emulare chi ti ha preceduto nel campo in cui ti stai cimentando. Da quel momento ho capito cose che prima, scritte su un manuale di letteratura, mi sembravano astratte e lontane. Man mano che scrivevo, ad esempio, mi sono sentito di condividere l’opinione di quegli autori che hanno visto nella scrittura una sorta di indagine psicanalitica, quanto meno nella misura in cui essa ti costringe a ordinare sul foglio frammenti di coscienza che, una volta fissati in parole e immagini, perdono la loro fluidità e acquistano forme più definite, risultando così più facilmente leggibili. Insomma, ho compreso che la scrittura mi avrebbe aiutato a conoscermi meglio, quasi avessi riletto il diario di una vita. Perché, anche se si scrive dell’ipotetico Signor Rossi, in realtà si parla del proprio mondo. Consegnare al lettore la propria opera è divenuta poi per me una sfida irresistibile, una sorta di verifica non già della bellezza o del valore assoluto di quanto scritto, ma quanto meno della quota di sensibilità che lo anima, senza la quale non si riesce a comunicare nulla. Il combustibile che brucia nella caldaia di un’opera proviene, secondo me, dall’esperienza biografica, sostenuta della riflessione sul vivere quotidiano e da precedenti letterari e culturali interiorizzati da chi scrive e riproposti quindi in forme originali. Per quanto mi riguarda, direi che l’esigenza di sviluppare queste tematiche nasce in primo luogo dalle impressioni e dalle suggestioni raccolte nel corso di una vita, soprattutto nella misura in cui esse appaiono centrali nella mia personale percezione del mondo. Mi risulta spontaneo, Io come Autore

N°03 infatti, notare l’inautentico e l’insincero che mortificano i rapporti tra le persone, così come il venir meno dei presupposti civili su cui si dovrebbe fondare il senso della collettività e delle istituzioni. Ma in particolare la mia attenzione tende a cogliere il compromesso che le più sincere aspirazioni dell’individuo devono stipulare, loro malgrado, con le leggi del vivere sociale, le quali, pur necessarie, chiedono a ognuno il sacrificio di un parte di sé. Senza dubbio la mia scrittura è caratterizzata dall’umorismo, che io vedo da un lato come un modo per evitare le condanne senza appello, dall’altro come garanzia di non incorrere in qualche forma di sterile e ipocrita ecumenismo. Se qualcosa non va, insomma, bisogna dirlo, pur senza condannare nessuno all’emarginazione o all’inferno. Ho cominciato a scrivere racconti brevi, dando alle stampe due raccolte intitolate Dove sbiadisce il sentiero e La teoria dell’elastico. Poi, con La torre di Silvano, sono passato al racconto lungo. Sono poi approdato, con La guerra degli Scipioni, al romanzo breve. Sono soddisfatto di questo romanzo, perché credo che rappresenti il dignitoso punto di approdo di un percorso di scrittura iniziato solo pochi anni fa. Con La guerra degli Scipioni sono giunto a elaborare una struttura narrativa più complessa, con una storia di più ampio respiro rispetto alle precedenti. La mia officina ha comunque già approntato un nuovo testo La setta dei giovani vecchi, che uscirà a settembre 2011 per i tipi della Edizioni Creativa, col quale continuare la strada di cui gli Scipioni, nelle mie più rosee e spudoratamente ottimistiche previsioni, dovrebbero costituire soltanto una tappa intermedia, anzi, addirittura iniziale. Il mio proposito è di portare avanti il mio apprendistato di scrittura, un po’ come l’artigiano che, sebbene sia all’opera da tempo, senta di avere ancora molto da imparare attraverso l’esperienza del fare quotidiano.


focus on L’imperialismo della Cultura digitale

nella foto Frederic Martel

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a Germinal, a Fahrenheit 451, al film post apocalittico Codice Genesi il messaggio è chiaro: le idee cambiano il mondo. Mussolini e Stalin erano due giornalisti ovvero due che delle idee ne hanno fatto il loro lavoro e hanno cambiato il corso della storia. Dal Salone Internazionale di Torino, con un pizzico di cinismo, provo a tirare le file del futuro dell’editoria riprendendo anche l’intervista di Martel. Far circolare libri è il primo modo, sottile di colonizzare un popolo; una nazione e cambiarne i connotati. Possiamo dire che la tecnologia è il nuovo mezzo dell’imperialismo culturale? Non si tratta di fare facili allarmismi, non sia mai. Si tratta di notare come; in una società dell’informazione sapere esattamente dove sono tutti e cosa fanno fa la differenza e se Harry Potter ha la Mappa del Malandrino la Apple ha gli IPhone. Tutti avranno letto nelle scorse settimane che spegnendo un

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Io come Autore

IPhone è comunque possibile sapere esattamente dove sei. Illuminante a proposito è l’intervento di Frederic Martel parlando della sua nuova opera: Main Stream. Con questo libro Martel desidera non promuovere ma analizzare i processi di creazione di contenuti. “Il mio obiettivo –dice Martel durante l’intervista al salone del Libro– non è promuovere questa cultura ma capire come i contenuti vengano costruiti, prodotti e distribuiti nei vari paesi del mondo. Il mio è un lavoro sulla globalizzazione e sulla geopolitica dei mezzi d’informazione: ho cercato di capire come il digitale abbia cambiato i rapporti di forza fra i paesi e le culture e come gli Stati Uniti siano riusciti a imporre la propria posizione sull’Europa”. Così come già si era intuito con il telegramma Kennan, la vera battaglia è culturale! Alessandro Eldica www.iocome.it


Inbook.tv la nuova piattaforma video

Promuovi il tuo libro in video! Raccontare chi sei è importante.

Inbook.tv è una nuova opportunità per rendersi maggiromente visibili ed emergere attraverso il Web, collegando in una sola pagina tutte le informazioni che ti riguardano. Inbook.tv racconta chi sei, cosa scrivi e cosa scriverai, ti connette ai tuoi potenziali lettori, editori e altri professionisti. Tra i nuovi servizi troverai i prodotti video che potrai acquistare e un sistema di generazione eventi che ti permetterà di essere invitato a presentare un tuo libro presso librerie e altri luoghi, anche virtuali, ci sarà inoltre una parte social in cui potrai raccontare le tue nuove iniziative con una connessione diretta a FaceBook. Inbook.tv ti spiega cos’è l’eBook e come sta cambiando l’editoria. Senza nessun limite di spazio e tempo costruiamo un nuovo circuito concentrato ed efficace per portarti a contatto con il lettore che ha il diritto di scegliere il libro che preferisce. Inbook.tv nasce da una domanda: perché le persone leggono? Per sognare, socializzare, credere, pensare, conoscere, perdersi, trovarsi, imitare. Un prodotto unico, molte espressioni. Perché un libro si può leggere, ascoltare, vedere e… parlarci.

inbook.tv e iocome.it sostengono gli autori

www.inbook.tv


Chiara Elia “Solidarietà letteraria”: le mie emozioni sono anche le tue Idem

sentire, quello che ci accomuna è molto di più di ciò che ci divide

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asco e vivo a Roma dal gennaio 1980. Scrivo poesie da quando ho sette anni, le pubblicavo sul giornale Il Caleidoscopio di G. Bellocchio. Ricordo alcune persone che mi riferirono belle parole a riguardo, forse volevano solo farmi contenta, non è da escludere

che percepivano la sincerità delle mie descrizioni. Mia nonna paterna Rosa e mio nonno materno Nazzareno scrivevano poesie. Mi sono avvicinata alla scrittura in modo naturale. Conseguita la laurea, ho provato a tirar fuori i fogli dall’”intimo cassetto” e a vedere cosa

Isbn 978-88-6281-192-7

UN FREDDO FEBBRAIO, UN PIOVOSO MARZO E UN CALDO APRILE

Chiara Elia Pagine 78 € 10,00

Questo libro è una storia d’amore scritta in forma poetica. I mesi di febbraio, marzo e aprile sono accumunati a tre stati d’animo, all’abbandono, al ricordo e infine, alla speranza. Le date delle poesie, che troverete a pie’ di pagina come in un intimo diario, portano il lettore in un percorso interiore in salita. All’inizio c’è la fatica della solitudine, poi la nostalgia di un grigiore ineluttabile. Solo alla fine si conquista la salita con una nuova consapevolezza, la leggerezza rinnovabile dentro di noi, la stessa che ci porta l’amore, spesso ciclico, ma eterno. Un libro di pure emozioni in poesia. Opera poetica classificata prima al “Premio Internazionale Giuseppe Sciacca VIII Edizione”

succedeva, proponendoli alla case editrici. Sono arrivate varie proposte, così ho pubblicato due miei libri di poesia e altre poesie in antologie. Dopo sono uscite recensioni e interviste. Mi ricordo che una volta, quando ero piccola, mi capitò di scrivere una favola. Ci provai per gioco, così mi ritrovai a scrivere poche righe e a disegnare le scene. La passione è continuata tanto che nel 2009 è avvenuta la pubblicazione della mia prima favola dal titolo Un peluche tra gli animali, an-

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tologia Favolette lette lette Albus Edizioni. Scrivendo poesie, provo a rievocare le emozioni vissute. Non uso rime o artifici retorici, perché mi interessa la comunicazione emotiva. Ho lanciato una bottiglia nel mare magno della vita, chissà se qualcuno raccogliendola, non si possa identificare con i miei sentimenti contenuti? Questo perché credo che un libro, la poesia, siano speso portatori di riflessioni, diventano “amici” nei confronti di chi legge. Questo “sentire individuale” mostra un “sentire universale”. Siamo vicini nei www.iocome.it


N°03

N° 03 19-05-2011

3° Premio Falesia 2011,

la cerimonia di premiazione avverrà il 4 giugno 2011.

Isbn 978-88-5673-117-0

SENTIERI RIFLESSI, PASSEGGIATE POETICHE

Chiara Elia Pagine 68 € 11,50

“È un mondo che necessita delle risposte, quello di Chiara Elia, risposte a domande che l’autrice pone via via nelle sue pagine. Ecco perché, prima di essere una raccolta di poesie, Sentieri riflessi, passeggiate poetiche è un percorso di ricerca, una scommessa col destino quasi, che a partire dalla profondità della propria intima essenza conduce l’autrice a interrogarsi sul mondo. Ma sebbene le risposte che spesso l’autrice si dà siano lontane da una visione del mondo rosea e zuccherosa, è anche vero che la realtà che emerge non è affatto segnata da cupezza o rassegnazione: al contrario c’è una voglia di essere partecipi e protagonisti di una vita che pur con i suoi alti e bassi è ricca di bellezza (...)” . (Dalla prefazione)

sentimenti delle realtà sociali, come per esempio, vivere un amore, vivere l’amicizia ecc. Ho coniato l’ossimoro della “comune solitudine” per spiegare questo mio concetto di “solidarietà letteraria”. Nelle poesie, anche in quelle dure, mi piace descrivere il sentimento di speranza. Il mio primo libro di poesia è Un freddo febbraio, un piovoso marzo e un caldo aprile, Altromondo Editore, 2008, 1° premio poesia al Premio Internazionale Giuseppe Sciacca VIII edizione, 2009. Questo libro racconta una storia d’amore in forma poetica, dove i mesi di febbraio, marzo e aprile sono accumunati a tre stati d’animo, all’abbandono, al ricordo e alla speranza. Il mio 2° libro pubblicato nel 2010 da Il Filo-Gruppo-Albatros è Sentieri riflessi, passeggiate poetiche. Il libro è di tre parti poetiche, una su tematiche sociali, un’altra sul flamenco, la terza su un viaggio in Grecia e sulla vera amicizia femminile. Nel 1999 mi sono diplomata al liceo classico, dove ho apprezzato vari poeti, scalfendo il mio aspetto filosofico-sentimentale. Nel 2007 mi sono laureata in Sociologia, Comunicazione e MassMedia presso l’università La Sapienzadi Roma. Qui mi sono confrontata con diverse culture e situazioni sociali. Nel Io come Autore

2009-2010 ho frequentato un Master in Selezione e Gestione delle Risorse Umane, che m’ha fornito riflessioni su aspetti psicologico-letterari. Ho studiato flamenco per dieci anni. Nel 2003 ho seguito un corso di grafica pubblicitaria e illustrazione. Dipingo. Ho realizzato due racconti brevi, quattro favole e ora sto scrivendo un romanzo. Scrivere mi dà equilibrio, mi realizza. Negli anni passati sono stata attrice in quattro cortometraggi di Doctor Movie Posse. Mi piace la musica, il cinema, il teatro, viaggiare, conoscere diverse forme di comunicazione e di arte che accrescano il mio spirito e la personalità.


Massimo Anile Passioni di una vita: una montagna di parole Fuori

dalle logiche del business per non prosciugare la parte felice di sè

S

Isbn 978-88-8858-000-5

ono nato a Milano il 29 maggio 1958, esattamente cinque anni dopo che Sir Edmund Hillary e lo Sherpa Tenzing Norgay misero piede per la prima volta sulla cima del monte Everest, che come tutti sanno è la cima più alta della terra. Non credo alle coincidenze, ma certo que-

sto gioco di date deve avere influito un po’ sulla mia storia. Già da bimbo amavo di più avventurarmi sui pendii e rincorrere le capre piuttosto che sguazzare tra le onde. Successe che,

Intraisass 1

Pagine 326 € 16,50

Il primo volume di Intraisass, nasce dall’idea di trasferire su supporto cartaceo un format di racconti a soggetto pubblicati su web nell’omonimo sito. Gli autori formano un gruppo eterogeneo il cui elemento comune è rappresentato dalla frequentazione alpinistica della montagna. Sono alpinisti-scrittori e scrittori-alpinisti che, con impronta diversa, trasferiscono nella parola scritta le loro esperienze. Gianni è il protagonista adulto del mio racconto: su una vecchia carrozza cigolante delle Ferrovie Nord, durante il piovoso viaggio di ritorno del venerdì, egli incontra un ragazzino pieno di curiosità e di aspettative. Il ragazzino, bersagliandolo di domande incessanti, lo costringe a raccontare se stesso e a redigere un seppur sommario bilancio della sua passione, delle gioie e delle rinunce, delle occasioni colte e di quelle sprecate. Un bilancio che esce dall’alveo della passione per la montagna per espandersi in senso esistenziale.

durante l’adolescenza, inciampai in un libro particolare, che accese una combustione di sentimenti e passioni ancora molto lontana dallo spegnersi. Questo volume rilegato, dalle fotografie non sempre nitide, ma così pieno di pathos da competere con i grandi classici, era Le mie montagne, di Walter Bonatti. Chiusa l’ultima pagina, scattò in me la decisione ferale: non mi interessava cosa avrei fatto nella vita per mangiare… però sarei certamente diventato un alpinista. Proprio in quegli anni mi accorsi che un’altra passione, forse meno violenta, ma non

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per questo meno potente, stava crescendo in me. Così avido di vita, mescolavo ai desideri un po’ di fantasia e un po’ di realtà. A scuola nei temi liberi, durante il compito in classe di Italiano; sul mio diario, nella corrispondenza, che già allora aiutava a costruire amicizie e a tessere le prime trame d’amore, scrivevo storie. Lo facevo volentieri, anche se non ero tipo da chiudersi in camera con gli occhi al soffitto e la matita in mano. Ero un ragazzino degli anni settanta, che sognava di cambiare il mondo, studiava e lavorava saltuariamente per pagarsi le www.iocome.it


N° 03 19-05-2011

sue distrazioni, fossero dischi, libri, canne da pesca, o gelato e cinema da offrire alla propria effimera fidanzatina. Mi piaceva la gente e cercavo di capire Vent’anni più tardi, avevo salito centinaia di montagne, scalato pareti, condiviso paure e progetti coi compagni di cordata; mi ero innamorato e poi sposato, avevo fatto un figlio e da lì a poco ne sarebbe arrivato un secondo; ero riuscito a consolidare la mia posizione professionale, avevo comprato casa.

N°03 La mia vita, vent’anni dopo, è molto diversa. Ho lasciato la mia occupazione stabile e redditizia in una grande azienda. A volte mi spiace non poter contare più sulle certezze di un reddito costante, ma in compenso quando penso a come stavo diventando, rinchiuso nelle sterili logiche del budget e degli obiettivi di business, penso di essermi salvato da un’apatia esiziale che avrebbe prosciugato tutta la parte felice della mia persona. Da allora ho cambiato molti lavori, facendo nuove e spesso sbalorditive esperienze. Ho scritto decine di racconti, tantissime novelle, due romanzi e ne sto scrivendo un terzo.

E mi venne, all’improvviso un bisogno quasi “fisico” di fare qualcosa. Accadde di notte. Mi svegliai sudato, attraversai camera, corridoio e sala. Uscii sul balcone. Abito fuori città, dove la notte ha un odore diverso e corposo, una miscela di terra e nebbia che non a tutti piace. Fiutai l’aria e mi fu subito chiaro cosa fare. Entrai e mi misi al PC. Scrissi fino all’alba un racconto che si chiama Le pareti del sella. è la storia di un padre dannoso, nevrotico, separato e scontento, che porta la figlia ragazzina in montagna e cerca di educarla a un’etica dell’alpinismo che è anche un po’ etica tout-court della vita. A suo modo ci riuscirà, con la complicità di un ragazzino locale, moto diverso da lui. Il racconto venne pubblicato su un periodico e fu esaminato come soggetto da un network estero per diventare un film televisivo.

Non ho mai partecipato a concorsi letterari, ma ho collaborato con parecchi editori minori. Molti miei brani hanno trovato un gradevole posticino negli annuari della SAT, sicché è facile trovare miei scritti frequentando i rifugi del Trentino o dell’Alto Adige, ognuno dei quali ha una piccola, ma spesso ben fornita biblioteca. Mi piace pensare che la gente di montagna, prima di addormentarsi alla sera, oppure durante una giornata uggiosa che costringe a rimandare l’escursione programmata, legga qualche mia pagina per rilassarsi. Ho anche partecipato a un progetto editoriale innovativo, in piacevole compagnia di scrittori affermati, alcuni dei quali davvero molto noti. Per molti anni ho inoltre collaborato con due noti editori di periodici femminili, scrivendo novelle d’amore che spesso ambientavo in montagna.


appuntamenti

2ª edizione della Fiera del Libro del territorio pavese che si svolgerà sabato 28 e domenica 29 maggio a Rivanazzano Terme. Si avvicina la

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editori esporranno i propri cataloghi negli stand del Parco Brugnatelli.

Intervista

L’

iniziativa, ideata e organizzata dalla Biblioteca Migliora di Rivanazzano è distribuita in sei sezioni di cui una, quella “speciale”, dedicata allo sport. Sabato 28 maggio ci sarà la tavola rotonda: “Digitale, l’editoria è on-line. Pro e contro” con il dibattito tra sostenitori del mercato via web e tradizionalisti amanti della carta. La discussione è già aperta sul blog: http://rivaleggendo.blogspot.com Nel pomeriggio di sabato sono previsti due appuntamenti: una monografia di Lino Veneroni dal titolo “Comunità e terre pavesi nei personaggi e nelle storie” e una maratona letteraria dedicata ai fratelli Coppi, con giornalisti ed esperti del settore cicli-

stico. Sabato, in serata “Donne Al Volante”, due ragazze-avventura che girano il mondo sostenendo iniziative di solidarietà. Ci sarà la Gazzamobile, l’auto che le accompagnerà, e il libro diario che racconta il loro MongolRally. La sezione “Rivaleggendo di gusto” prevede domenica pomeriggio due confronti gastronomici tra libri di cucina e piatti del vogherese e del tortonese. Ci saranno anche due laboratori di scrittura, uno il sabato destinato ai bambini e uno la domenica per gli adulti. Sarà poi lasciato ampio spazio a dieci presentazioni librarie inserite nella sezione “Incontrautore” e al fascino della sezione “Creativamente”.

Per informazioni Biblioteca civica Paolo Migliora Via Indipendenza, 14 - Rivanazzano Terme - telefono/fax 0383 91565 / 933422 biblioteca.civica@comune.rivanazzano.pv.it

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N°03

N° 03 19-05-2011

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mAGGIO

le poesie della tabaccheria milanese

Continuano gli incontri serali dedicati alle creatività poetiche emergenti nel territorio milanese. L’iniziativa, volta a promuovere la nascita di un laboratorio poetico, è organizzata dal Comune di Milano – Settore Tempo Libero con Subway Edizioni, ideatori del concorso “Subway Letteratura”, rivolto a giovani scrittori e poeti.

Presentazione delle poesie realizzate dal laboratorio di scrittura creativa. Reading Le Poesie della Tabaccheria. Conversazione tra gli autori. Pubblicazione delle poesie su www.subway-letteratura.org

31 maggio. Incontro conclusivo: Davide Franzini, Davide Rondoni e i partecipanti organizzeranno la galleria di poesie in un’ideale antologia completa di prefazione critica, dal titolo Le Poesie della Tabaccheria. Per informazioni Atelier della parola Giovani. Alda Merini. Via Magolfa 32. 24 e 31 maggio, ore 18,00 - 20,00 - www.subwayedizioni.com Ingresso gratuito.

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mAGGIO

In viaggio nelle parole/sogni

Quarta edizione del concorso di narrativa aperto a tutti gli autori italiani e stranieri che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età alla data della scadenza del concorso. Si partecipa con un racconto, anche sotto forma di fiaba, favola, novella, diario, lettera, sia in italiano che in qualsiasi lingua ufficiale o minoritaria parlata nel mondo purché accompagnata da una traduzione in lingua italiana allegata. Il tema proposto è In viaggio nelle parole/sogni”: da sognare e sognati, da desiderare, realizzare, inventare. Quota di Scadenza: martedì 31 maggio 2011.

partecipazione: 10,00 €.,

Per informazioni Associazione SAC Ostermann. Piazza Municipio, 5 33013 Germona Del Friuli (UD) associazione_sac@yahoo.it - www.sacostermann.org Io come Autore

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Io come Autore


Io Come Autore È una rivista di Ebookservice Srl Redazione-Amministrazione Direttore Responsabile: Giorgio Ginelli Responsabile Editoriale: Marika Barbanti Responsabile Approfondimenti: Alessandro Eldica Art Director: Simona Gornati Graphic Designer: Laura Rinaldi

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Rivista dedicata agli autori

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