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Pollicino ARCHITETTURE nomadi Cesare Pavese numero

100% free

“SEX AND THE CITY”

Arte vs Marketing?

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Anno 1 N. 28 / NOVEMBRE 2011 - Periodico settimanale - Editore e Proprietario: eBookservice srl C.F./P.I. : 07193470965-REA: MI-1942227. Iscr. Tribunale di Milano n. 324 del 10.6.2011.

autore

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n-line

Il soc ialnet per la w cultu ork ra raggi

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ora!


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sommario

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autori Antonella Ronzulli |

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Rinascere a nuova vita Francesca Colosi |

“Sex and the city�

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rubriche Offerte Medeo |

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Consigli di lettura |

di Laura Caponetti

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Dialogo con Barbara Pietrasanta|

Arte vs Marketing?

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Pollicino per non perdersi tra i libri |

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di Pina Varriale

Libri con la D maiuscola |

di Patrizia Bellinelli Appuntamenti |

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Annalisa Fulvi in architetture nomadi


editoriale

Marika Barbanti Cos’è una parola? Non è solo l’insieme di segni grafici dotati di senso; è principalmente il veicolo per trasmettere i nostri pensieri. Se come dice Buddha: “Siamo ciò che pensiamo. Tutto ciò che siamo è prodotto dalla nostra mente”; allora ciò che scriviamo è una parte fondamentale del nostro essere. Siamo ancora convinti che ciò che diciamo o scriviamo ha poco valore? Non confonderei lo svuotamento di responsabilità dalle parole del nostro tempo, con la loro inefficacia. Le parole costruiscono o distruggono ma ciò dipende dalla nostra volontà di tener fede a quanto espresso e quindi al nostro rapporto con esse; in ogni caso la loro capacità di plasmare il reale rimane una loro caratteristica inequivocabile; ecco perché mi sono chiesta come e cosa ha senso comu-

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nicare agli altri. La mole di messaggi che ci colpisce ogni giorno è enorme e risulta difficile selezionare con cura solo ciò che ha reale peso. Quanto ci viene detto per vendere e quanto per comunicare significato? Voi cosa comunichereste? Amore, mi risponderebbero in molti; ma è veramente amore ciò che ci lega alla persona con la quale desideriamo parlare? Oppure parliamo dell’amore solo per creare un qualche genere di legame con il nostro interlocutore? Partendo da queste considerazioni ho deciso di cercare delle risposte; ovviamente facendo domande! Ecco un intervista-dialogo che indaga il senso del comunicare e le proposte di scrittori che raccontano un lato differente dell’amore.

Buona Lettura! M. B.

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Offerte Medeo

Scrittura e motivazione: Coaching in campo editoriale http://medeo.it/

Cosa Seminari di Talent Coaching, organizzati, per la prima volta in Italia, dall’agenzia letteraria Contrappunto Literary Management con la collaborazione di Elisabetta Garbarini di Comunicazione Circolare: 4 appuntamenti da 18 ore ciascuno nei qual la parola e la persona sono i protagonisti assoluti. i seminari di Talent Coaching applicano le tecniche motivazionali alla sfera artistica, per una formazione integrata della persona come scrittore, e dello scrittore come persona, intersecando le frontiere della comunicazione a quelle della motivazione, al servizio della scrittura, in una visione olistica di ciò che l’uomo sa creare attorno a sé.

Elisabetta Garbarini

Dove e quando Dal 25 al 27 novembre 2011, presso la sede dell’agenzia letteraria in via Bertolotti 7 a Torino, avrà luogo il primo seminario di Talent Coaching dal titolo ‘Il talento e i suoi inganni e abilità: il potere della scrittura e la parola che crea’. Per informazioni sui seminari: www.agenziacontrappunto.com

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consigli di lettura

“poesie”

di cesare pavese Esistono libri che si dimentica di possedere e ne esistono degli altri che ti possederanno per sempre. Così è per questa raccolta di poesie di Cesare Pavese. Per molto tempo questo libro è stato il mio vademecum, lo portavo con me dovunque. Riaprirlo è come ritrovare un vecchio amico. Ne conosco ogni pagina, ogni nota. Sapevo quali poesie leggere se mi sentivo sola e quali non leggere se invece mi sentivo felice. Spiegarvi perché è sempre stato così sin dalla prima lettura non è un’impresa semplice. So che per sempre ringrazierò quello spirito che qualche volta tra gli scaffali dei libri ti fa scegliere qualcosa di veramente speciale. Parlare dell’intera raccolta non sarebbe possibile, per questo ho deciso di puntare l’attenzione sui versi che danno il titolo alla raccolta “Lavorare stanca”, facendo poi un’inevitabile salto qua e là tra le mie preferite. Siamo all’inizio del 1936 e per le Edizioni Solaria si pubblica la prima edizione di Lavorare stanca (depurate di 4 poesie per “motivi morali”), Pavese ha 28 anni.


di Laura Caponetti

Isbn 978-88-0614-781-5

“Traversare una strada per scappare di casa lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo e non scappa di casa.”Pavese aveva 28 anni e già non si sentiva più giovane, ma perché gira da solo per le strade? Ad un certo punto si ferma e pensa “... val la pena esser solo, per essere sempre più solo?” Lui sa che sta sbagliando. “Solamente girarle, le piazze e le strade, son vuote. Bisogna fermare una donna e parlarle e deciderla a vivere insieme.” Si rende conto che dovrebbe fare come gli altri, fermare una donna e corteggiarla. “Altrimenti uno parla da solo..” Come gli ubriachi, e continua “Se fossero in due (...) la casa sarebbe dove c’è quella donna e varrebbe la pena”. Il camminare in due avrebbe senso, perchè poi si giungerebbe a quella casa che è la donna. Alla fine conclude “Non è giusto restare sulla piazza deserta. Ci sarà certamente quella donna per strada che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa.” Lui sa che da qualche parte quella donna c’è, è lui che non sa trovarla. A mio parere in questi versi si trova tutto ciò che Pavese è stato, ossia un inconsapevole vagabondo del-

la sua stessa vita. Una delle mie poesie preferite s’intitola “Lo steddazzu” in cui ritorna il tema della solitudine e dell’amarezza che questa comporta, ad un certo punto dice infatti “Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno in cui nulla accadrà. Non c’è cosa più amara che l’inutilità (...) Domani tornerà l’alba tiepida con la diafana luce e sarà come ieri e mai nulla accadrà. L’uomo solo vorrebbe soltanto dormire.” Il dormire è il non pensare, il non sentire, il non aspettare. E lui vi ricorse, dandosi il sonno eterno nell’Agosto del 1950. Da questo ritratto composto da pochi versi e da poche notizie non vien fuori di certo il vero Cesare, che sapeva anche essere appassionato nei suoi amori e nei suoi miti. Fu di certo un grande poeta, piccolo forse nel suo essere uomo in quel tempo. In un altro, chissà. Laura Caponetti

Pagine 334 • € 7,50

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Autori

Rinascere

a nuova vita Una perla nella conchiglia

La scrittura è diventata così una passione che associo a quella per la fotografia. Mi piace leggere, ma le mie passioni sono da sempre la fotografia, con cui fisso i ricordi e la vita in camper, per le continue scoperte e la libertà. Non avevo mai pensato di scrivere, ma un giorno è successo qualcosa e la mia vita è cambiata. Ho dovuto superare problemi, sconfiggere rabbia e dolore, ma sono stata aiutata: ho incontrato la poesia. “Semplicemente” è la prima poesia che ho scritto, racchiudendo in poche parole la mia esistenza. Semplicemente una donna, così amo definirmi, con una splendida famiglia, un lavoro e una vita serena. Quando scrivevo quei sentimenti uscivano da me e restavano sulla carta, mentre io diventavo ogni giorno più forte!

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AliVive è un insieme di poesie, che hanno trovato ispirazione e fonte nel percorso della vita tormentata dell’autrice: le poesie turbano e sono coinvolgenti, ma rasserenano anche la nostra anima. Sono poesie che commuovono anche e rendono concreto, palpabile, l’aspetto della vita di Antonella, tra la salute e una grave malattia che la colpì, tra ansia, disperazione, dolori e molte speranze. E rendono palese il coraggio di Antonella nell’affrontare il suo “male”.

Isbn 978-88-9641-883-3

S

ono nata a Novi Ligure nel 1963. Nel giugno 2010 ho pubblicato la mia raccolta di poesie AliVive con Rupe Mutevole Edizioni.

Ali Vive

Pagine 62 • € 10,00


Antonella Ronzulli

... poche parole in cui si legge e si sente ciò che ho dentro. Così ho scoperto che scrivere mi aiuta, mi fa stare bene e non ho più smesso. Scrivendo per me, ma condividendo con altri, per caso è nato il mio libro AliVive. Non sono una poetessa, sorrido quando lo dicono, però so che piacciono le mie poesie e come le scrivo: sinteticamente, poche parole in cui si legge e si sente ciò che ho dentro. Il mio nuovo mondo mi piace, è un mondo dove prima guardi una fotografia e poi leggi una poesia, mentre io racconto le mie emozioni. Dicono di me Silvia Denti (autrice, giornalista, editore, critico letterario): “Antonella è una brava autrice, per questo motivo deve parlare di sé, delle proprie espressioni, so che ha tanto da dare e comprendo la timidezza, quel senso di pudore che molto spesso le persone sensibili hanno. Forse avrà l’occasione di raccontarvi del suo personale sentire, che è meraviglioso, come dico nella prefazione che ho scritto per ALIVIVE, lei è a sé, con un personalissimo modo espressivo, fa-

tale, speciale. Antonella è una poetessa naturale, non necessita di inclinazioni ed insegnamenti, lei è così e basta, il suo percorso la conduce alla riflessione scritta, e lo fa in tutta spontaneità, con una potenza che non somiglia a quella d’altri; lo fa come quando espleta le normali funzioni quotidiane per vivere: respirare, vedere, toccare, annusare. La cosa che viene spontaneo chiedersi è inerente al perché di questa inclinazione scoperta tardivamente. Ma non credo vi sia un reale motivo, o forse preferirei dire che quel motivo c’è sempre stato, ma era sopito, chiuso e protetto da chissà quale involucro sì, ma certamente a prova di bomba”. Nel mio sito www.antoronzulli.altervista.org potrete trovare foto, poesie, eventi, recensioni, interviste, la mia vita, e acquistare il libro AliVive con dedica. Antonella Ronzulli

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Arte vs m

Quale messaggio si può d

Insieme ai professionisti del gruppo

La parola a Barbara Pietrasanta e Antonio Dalle Rive

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con Barbara Pietrasanta

marketing??

definire cultura e quale marketing o Anyway indaghiamo il senso del comunicare. Un’opera pittorica e una pubblicità sono entrambe veicoli di messaggi; ma che differenza c’è tra l’una e l’altra? È cambiato qualcosa nel modo di comunicare? Soprattutto, un pubblicitario può essere considerato un artista? Per rispondere a queste domande abbiamo chiamato in causa due professionisti, Barbara Pietrasanta e Antonio Dalle Rive; rispettivamente Direttore Artistico e Direttore Marketing dell’agenzia di comunicazione e design Anyway. Barbara Pietrasanta non ha dubbi: “Fare il pubblicitario è sicuramente un mestiere d’arte ma non si può confondere con l’essere artista”; lei lo sa bene dato che è Direttore Artistico e pittrice. “Chi ha iniziato questo mestiere nei primi anni 80, chi ha seguito la strada del pubblicitario era perché sceglieva un mestiere concreto, in un momento di forte crescita di questa professione che sembrava coniugare al meglio realizzazione economica e creatività. In fondo è proprio in quel periodo che Andy Warhol consacrava nella sua arte oggetti di consumo a modi icone pubblicitarie” aggiunge Antonio Dalle Rive. All’epoca fare il pubblicitario significava trovare un compromesso tra la via artistica e una professione “standard”.

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È così che inizia la contaminazione tra la comunicazione aziendale e quella artistica. “Questi due aspetti della comunicazione - così come sottolinea Barbara - utilizzano codici comuni e molto spesso attingono l’uno dall’altro; ma hanno obiettivi completamente diversi.” L’arte fa cultura; l’advertising risponde alle necessità di comunicazione aziendale del prodotto. “L’arte non è al servizio della vendita, ovvero non ha uno scopo divulgativo per conto terzi” prosegue la pittrice; ma un celebre esempio in effetti insinua qualche dubbio. Antonio e Barbara mi spiegano come in effetti le opere di Caravaggio fossero commissionate dalla Chiesa e ovviamente avevano l’obiettivo di divulgare la dottrina.

Caravaggio può essere considerato il primo pubblicitario ante litteram?

Forse no; perché i suoi quadri esprimono cultura. Allora assalita dai dubbi, chiedo ai due esperti cosa dovremmo considerare cultura e cosa no. Barbara mi risponde fermamente che: “L’arte dovrebbe avere un ruolo sociale; per questo non ne-

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con Barbara Pietrasanta cessariamente deve piacere a tutti; non dovrebbe spogliarsi né della poetica né dello stile perché ha un fine diverso dagli obiettivi di marketing.”

Spesso, al giorno d’oggi, la

pubblicità decontestualizza il messaggio culturale cannibalizzandolo ed estraniandolo totalmente del suo senso. A tal proposito Antonio Dalle Rive porta l’esempio di un spot in cui un marca d’acqua minerale, utilizza la canzone Acquarius, celebre pezzo del musical Hair. L’advertising utilizza un elemento culturale stravolgendolo completamente per veicolare tutt’altro messaggio. Antonio mi dice: “La maggior parte dei ragazzi dai 25 anni in giù, canticchia il motivetto, ma non sa nulla del profondo significato della canzone; che invece rimanda a un’idea precisa di rifiuto della guerra in Vietnam e in senso più ampio alla corrente pacifista.” Mi accorgo che ha ragione, io la conosco solo perché ho alle spalle un passato artistico. Tornando all’analisi del messaggio, in questo caso la marca d’acqua sfrutta solo l’omonimia tra nome del prodotto e canzone; però non si accosta affatto al significato recondito. Un altro esempio significativo sono le famose scarpe Clarks; simbolo d’appartenenza a un’idea politica ben precisa. “Bisogna conoscere l’audience al quale si vuole parlare, per adottare i riferimenti culturali più adatti. Un tempo in una pubblicità ideata per i lettori di Repubblica era impensabile vestire il soggetto con le College” aggiunge

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Antonio. Tra le parole di Antonio scorgo quindi un’immensa differenza, tra il mondo di acquistare d’oggi e quello di ieri. Ieri era la persona a conferire valore al prodotto; oggi invece è il prodotto a conferire status e prestigio alla persona che lo indossa. Oggi insomma, compriamo un oggetto perché è bello, perché ci conferisce valore o uno status sociale più elevato; non certo perché rappresenta un’idea o una visione del mondo. Riprendendo ciò che dice anche Barbara nel suo libro, L’Ideogramma al neon, si consuma solo per dimostrare appartenenza a uno status; ma non c’è un’idea d’identità precisa dietro le nostre scelte. In questo possiamo riprendere le parole di Steve Jobs, che tanto riecheggiano in questi giorni dopo la sua scomparsa:

“Spesso le persone non sanno

quello che vogliono finché non glielo dico io”. Questo modo di pensare suscita ammirazione in tutti quei marketing manager che invece si affanno per capire cosa vogliono i loro clienti. Io invece, dico che chi non sa quello che vuole e gli va bene quello che gli viene proposto sempre e comunque, non ha identità. Solo se so chi sono, so cosa voglio e solo allora posso dirti: “No”. Forse è proprio questo il nocciolo, l’identità. Propongo a Barbara e Antonio le parole di Philippe Daverio, celebre critico d’arte: “I politici dovrebbero prestare più attenzione all’arte; perché è da essa che possono comprendere il sentimento del popolo e la direzione nella quale si sta andando.” Entrambi concordano con questa visione.

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dialogo 28 Forse riusciamo a fare chiarezza, l’artista dovrebbe avere un ruolo sociale proponendo riflessioni sulla contemporaneità, invece il pubblicitario è un soggetto che agisce sulla società. L’artista attraverso il suo gesto esprime una visione della realtà contemporanea; una parte della verità totale ecco perché fa cultura. Artista = reinterpretazione della realtà. Il pubblicitario invece racconta sogni e aspirazioni con un intento talvolta manipolatorio; in fondo lui ti sta vendendo qualcosa. La correttezza nella seduzione pubblicitaria sta nella chiarezza della situazione; se è pubblicità sai perfettamente qual è l’obiettivo finale della comunicazione. “Il problema - come suggerisce il Direttore Artistico di Anyway

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- sono le forme di pubblicità occulta, dove lo scopo della comunicazione non viene dichiarato. In queste forme si assiste a una manipolazione tout court.” Così come mi raccontano Antonio e Barbara, in questo momento l’arte sembra aver perso questa sua caratteristica distintiva: “Siamo all’anno zero dell’arte” dice Barbara e ciò crea ancora più confusione, perché un’arte autoreferenziale senza il suo valore sociale che senso ha? Troviamo un’enorme familiarità con l’advertising, dove per dirla con le parole di Barbara: “L’arte attinge dalle leve del marketing come nel caso di artisti quali Cattelan, Hirst e Beecrof, dove la ricerca di emozioni forti e immediate non lascia spazio all’interiorizzazione del messag-


con Barbara Pietrasanta gio; perciò il valore del contesto arriva a prevaricare il valore del messaggio di cui l’arte è o dovrebbe essere portatrice”. In questo modus operandi Barbara rintraccia quel processo di degradazione di qualità e contenuto dell’arte attuale che si piega alle logiche del marcato perdendo quella caratteristica di responsabile sociale a favore invece del “sistema dell’arte”. Ecco che nuovamente il confine tra arte e commercial diventa di labile. Se l’arte non è più veicolo di messaggio culturale, allora cos’è? Comunica anch’essa il sogno? Allora si chiede giustamente il Direttore Marketing di Anyway:

“Siamo ancora capaci di sognare autonomamente?”. Se l’arte perde l’estetica per diventare estetizzante e assomiglia alla pubblicità anestetizzante, la realtà dov’è? È sonno o veglia quello che stiamo vivendo? Secondo Antonio Dalle Rive viviamo riflessi. Sempre più spesso, si acquista o si assume un determinato pensiero come proprio, non perché lo si è sperimentato di persona; ma solo per riporto di altri. “Attualmente - così come aggiunge Barbara - mangiamo simboli e quel che conta è l’immaginario fine a se stesso, ha quasi più valore ciò sta attorno a una mostra, che la mostra stessa , il fine sembra essere non il messaggio ma la spettacolarizzazione attraverso la quale nasce il culto del soggetto che fa arte e non dell’arte in se”; come dire che conta più la busta che la lettera. L’estrema velocità di vita e di risposta agli stimoli, fanno si che non ci sia il tempo di farsi ascoltare come sostiene Antonio e di fare esperienze diretta.

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Non siamo, appariamo e basta come un riflesso scolorito. L’anno zero dell’arte forse lo si può interpretare come il rimando del vuoto che ci sta attorno. Un vuoto che rimanda alla necessaria riconsiderazione del nostro modello sociale che vediamo sgretolarsi sotto i nostri occhi. Questo scollamento dalla realtà, a mio parere, è una delle caratteristiche del tempo che viviamo. Noi, oggi diamo più valore a un Blackberry che all’acqua. Sembriamo una società che sta segando l’asse su cui è seduta e lo fa allegramente, sorridendo senza neanche rendersene conto. Tutto ciò che non funziona cade; e questo, dopo tutto, non è altro che una sorta di selezione sociale. In questo preciso momento storico non dobbiamo solo chiederci chi siamo, ma chi vogliamo essere e costruirci una nuova identità sociale in grado di ricomporre un significato dell’esistenza che non sia solo quello di apparire. Marika Barbanti “Ringrazio personalmente Barbara Pietrasanta e Antonio Dalle Rive per il contributo umano; molto più simile a una lezione di vita che a un’intervista”.

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o r b i l Il

L’ ideogramma al neon La Cina è un mondo che si è sviluppato secondo i canoni occidentali, in una scala e in una sorta di multimedialità esasperata, senza controllo, dopo migliaia di anni di chiusura al mondo “altro” considerato dai cinesi un “mondo di barbari”. Oggi, il processo di globalizzazione coinvolge tutti i livelli della comunicazione al fine di imporsi in modo sistematico e di “spalmarsi” trasversalmente, rompendo ogni barriera territoriale. Ma il veloce correre dell’economia e delle “colonizzazioni” di mercato non procede di pari passo con il cambiamento culturale e non corrisponde ai reali bisogni delle nuove popolazioni che vengono travolte da oggetti e immagini. In Cina, il linguaggio prevalente è quello delle immagini, ma anche quello uditivo e olfattivo, in un impatto multisensoriale. Colpiscono le visioni di giganteschi cartelloni pubblicitari montati su mostruosi tralicci o building di cinquanta piani e i vistosi ideogrammi delle insegne al neon...

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Barbara Pietrasanta ISBN: 9788883911675 Prezzo: € 18,00


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Pollicino per non perdersi tra i libri

SI LEGGE, SI RIFLETTE, SI http://medeo.it/ CRESCE E… SI AIUTA! A chi non è capitato, entrando in libreria, di provare un senso di smarrimento guardando gli scaffali zeppi di libri? Di fronte a un mercato editoriale che sforna, quasi ogni giorno, sempre nuovi titoli, diventa difficile, per il lettore, orientarsi nella scelta del testo da acquistare. Ancora più complicato è per il genitore o per l’insegnante che vuole scegliere un libro da proporre in lettura ai ragazzi. Quale titolo e quale autore? È davvero un’impresa. Lo scopo di questa rubrica è semplicemente quello di fornire delle indicazioni che, ce lo auguriamo, possano essere come i sassolini usati da Pollicino per ritrovare la strada di casa. Si tratterà di piccoli suggerimenti, qualche riflessione sui libri e soprattutto sui loro contenuti e se vorrete scriverci, saremo ben felici di dare spazio anche alle vostre impressioni. Insomma, “Pollicino” vuole essere, non solo un luogo virtuale dove parlare di libri ma anche un momento d’incontro tra tutti coloro che hanno a che fare con bambini e adolescenti.

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Non a caso, da un po’ di anni, le case editrici nazionali ed estere, mostrano una grande attenzione nei confronti della letteratura per ragazzi che rappresenta una fetta consistente di vendite nel mercato dei libri. Non è un luogo comune, purtroppo, dire che in Italia si legge poco e male e che dopo i quindici anni, si smette di leggere. La nostra speranza è quella di regalare ai ragazzi l’amore per la lettura. Chi ama leggere sa che è davvero un regalo prezioso, una marcia in più per gli uomini di domani, costretti a fare i conti con una società distratta e superficiale che ha perso di vista diverse cose, non ultimo la capacità di riflettere. A questo punto, chiarito qual è lo scopo della rubrica, non resta che entrare in argomento, suggerendovi un testo che trovo davvero interessante, piacevole e costruttivo.


di Pina Varriale

Si tratta di “Storie per crescere” una antologia di racconti per l’infanzia nata da un progetto di Chiara Agnoletto e Massimo Pepe. Bellissime e coloratissime le illustrazioni della Agnoletto e altrettanto intriganti i racconti che si rivolgono a una fascia di età compresa tra i sei e i nove anni. Storie che aiutano a riflettere sull’amicizia, sulla generosità, sull’egoismo. Storie che aiutano a crescere, scritte da autori noti come Piumini a scrittori meno noti, ma non per questo meno bravi. Storie scritte per regalare un sorriso ai bambini, soprattutto ai piccoli pazienti del reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale di Padova a cui sarà devoluto l’intero ricavato dalla vendita. Quando un libro, oltre a suscitare emozioni e riflessioni si traduce in una concreta solidarietà sociale, il cerchio che traccia è indubbiamente perfetto. Pina Varriale

PER ACQUISTARE L’ANTOLOGIA “STORIE PER CRESCERE”, CORREDATA DA UN AUDIOLIBRO CHE CONTIENE GLI STESSI RACCONTI DEL TESTO CARTACEO, RECITATI DA ATTORI E PERSONAGGI TELEVISIVI, BASTA RIVOLGETERSI ALL’AIL (ASSOCIAZIONE ITALIANA CONTRO LE LEUCEMIE, LINFOMI E MIELOMA) PRESSO IL CENTRO ONCOEMATOLOGICO PEDIATRICO DI PADOVA.

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Autori

“Sex and

the city”

Un incubo d’amare

Un manuale raccontato. Tra i miei romanzi, in particolare, c’è anche Fratelli e sorelle, un libro per ragazzi edito da Bruno Mondadori e selezionato per il premio Bancarellino. Tutte le mie storie sono legate da un comune fil rouge: l’evoluzione di un sentimento nelle relazioni umane. Nel mio ultimo romanzo Tutto è perduto fuorché l’amore ho voluto proporre ai miei lettori un viaggio dentro l’animo umano, alla ricerca di quei sentimenti che ogni giorno ci fanno sentire vivi e forti. Con una trama, corposa e ben articolata ho voluto suscitare durante la lettura emozioni forti e a volte contrastanti. La narratrice è Fernanda, la protagonista del libro: un’insegnante siciliana trasferitasi a Milano, ben inserita nel mondo

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Tutto è perduto fuorché l’amore Fernanda e le sue amiche quando si ritrovano a cena nell’accogliente cucina di turno, l’argomento uomini è il preferito. In particolare è di Giorgio che parlano: un logico computazionale eccentrico, psicotico, alcolista. Praticamente un pazzo. La relazione con Fernanda è un autentico schifo: litigi, rotture, riavvicinamenti. Giorgio non è il Principe azzurro. Se però al cuore non si comanda, figuriamoci al desiderio. Il romanzo d’amore tra i due è una schermaglia di sempre tra ragione e sentimento, che ci strizza l’occhio e ci costringe a scegliere con quale Fernanda stare…

Isbn 978-88-6052-274-0

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ono un’autrice siciliana che vive e lavora a Milano. Ho già alle spalle diverse pubblicazioni con alcune delle maggiori case editrici italiane: una guida turistica sulla Sicilia pubblicata dalla De Agostini, una sulle isole Eolie edita da Clupguide e un interessante libro sul mondo dei gatti e delle gattare, edito da Nuovi Equilibri e intitolato Gattare e gatti vagabondi.

Pagine 297 • € 14,50


Francesca Colosi culturale ed editoriale. Appassionata di viaggi e libri, Fernanda riesce a conciliare bene le sue due passioni scrivendo articoli a carattere turistico e libri di diverso genere. Una donna attiva e indipendente, insomma. Al suo fianco ha le sue quattro amiche, Florence, Piera, Nina e Maria, che ricordano un po’ Carrie e le sue tre amiche di Sex and the city. Insieme a loro, Fernanda trascorre serate mondane, tra aperitivi, mostre, presentazioni di libri e incontri con scrittori famosi, e tranquille serate domestiche dove, tra cibi dai sapori intensi e speziati, pietanze esotiche e vini dal sapore deciso, l’argomento principale della discussione sono le relazioni e gli uomini. Uno, in particolare, finisce per diventare il protagonista delle loro disquisizioni serali: Giorgio, l’ambiguo, folle e antipatico fidanzato di Fernanda. La prima volta che lei l’ha incontrato, al Kasba un bar della zona, Fernanda si è sentita subito attratta da lui anche se Giorgio, in quell’occasione, era completamente assorbito. Man mano che si frequentano, la storia d’amore tra Fernanda e Giorgio si trasforma in un vero incubo per lei: lui la invita al cinema e poi se ne dimentica, critica il suo aspetto fisico e il modo di portare i capelli, la umilia di fronte alle altre persone e la mette in imbarazzo in ogni occasione utile. Eppure Fernanda continua a sentirsi attratta da lui: non si tratta di masochismo il suo, ma semplicemente del fatto che dietro gli occhi neri di Giorgio,

Fernanda ha visto qualcosa di diverso; qualcosa che potrebbe farla stare bene e donarle la felicità. Restare al fianco di un uomo come Giorgio, con le sue fissazioni, il suo alcolismo e i suoi sbalzi d’umore, però, non è affatto facile: fraintendimenti, litigi, allontanamenti, musi lunghi, riavvicinamenti e regalini pacificatori sono quasi all’ordine del giorno. Fernanda allora, nei momenti difficili, tira fuori il suo motto: bisogna fregarsene! Ma poi, cerca conforto nelle sue amiche, divise tra chi le consiglia di resistere e chi invece le dice di mollare tutto e riprendersi la sua indipendenza. La scelta, però, non è facile perché Fernanda si sente attratta da Giorgio ogni giorno di più e lo ama così com’è, con tutte le sue psicosi e i suoi deliri. Fernanda, infatti, ha imparato a conoscerlo e sa bene che, a modo suo, anche lui la ama profondamente: nei momenti positivi, infatti, lui riesce a farla sentire davvero amata. Quella di Giorgio e Fernanda è una storia d’amore normale, in fondo, con le sue gioie e i suoi momenti difficili. Una relazione di quelle che diventano giorno dopo giorno sempre più forti, intense e coinvolgenti. Francesca Colosi

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Patrizia Bellinelli Nata a Torino nel 1976, Laureata in Giurisprudenza all’Università di Torino, dopo quasi 10 anni come praticante avvocato in studi legali, grazie ad un uomo speciale, ha deciso di ascoltare il richiamo di alcune sue grandi passioni: la lettura e la scrittura. Ha fondato il blog Open AR.S.-A spasso tra i libri, in cui le emozioni della parola si fondono con quelle della fotografia: perchÊ i libri si leggono, si recensiscono, si ascoltano e si osservano con profondo rispetto. Organizza e cura eventi culturali ed un canale web tematico dedicato a libri e lettori. Approfondimento e recensione sul blog: http://www.openars. it/?p=2973 sezione Osservato speciale. www.aspassotrailibri.it

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libri con la D maiuscola.

Il segnalibro rosa di Open AR.S.


di Patrizia Bellinelli Il Canto della Notte di Incipit Camilla Morgan-Davis Appena un quarto di Luna Nuova fece caQuello di oggi è un suggerimento diverso da quelli che in queste settimane si sono succeduti in questa rubrica. Poche le parole, chiamiamolo flash letterario, che dedicherò a questo romanzo per palati “giovani”, non per togliervi qualcosa di questa suggestiva lettura, ma anzi per infondervi un pizzico di curiosità in più. Questa è un’anteprima della recensione che prossimamente troverete sul mio blog www. openars.it e che soddisferà gli amanti del fantasy. Camilla Morgan-Davis, scrittrice trentenne, dalla Liguria e dal suo appartamento sito in un antico monastero ha debuttato esattamente un anno fa (nell’ottobre 2010) nella letteratura di genere. All’inizio di questo mese vi ho prospettato un filo conduttore delle letture di ottobre: il calore. Orbene, ne Il Canto della Notte, romanzo dalla tinte scure, dominato dalla notte, da un canto misterioso, da suggestioni coinvolgenti, anime fantastiche, il calore che cerchiamo lo troviamo, come spesso accade, nell’amore. E’ il legame tra Maila, la Prescelta, e Ren, la sua guida, colui che è destinato a proteggerla e a sacrificarsi per lei, a infonderci il calore di cui siamo alla ricerca. Un amore destinato a non poter sbocciare, testimonianza di quanto sia forte l’attrazione delle anime, ancor più di quella dei corpi, di quanto intimo non sia sinonimo di fisicità. Un’avventura, un viaggio nella fantasia in grado di coinvolgere il lettore dal suo primo approccio con l’opera: quello con la copertina. Colori scuri ma tenui, un approccio Medievale tra scritte d’altri tempi e alberi spogli (atmosfera invernale che si sposa perfettamente con la nostra ricerca di calore!), la luna e lunghi capelli neri ad avvolgere il lettore alle porte della notte.

polino nel cielo notturno, una ragazza dai lunghi capelli neri uscì di nascosto, saltando giù con un balzo dalla finestra della sua camera. Nel bosco, che apparve come una cote di cristallo raggelata dall’inverno, preferiva restare da sola. Non le piaceva condividere quei momenti con qualcuno. Se i genitori adottivi l’avessero scoperta, sicuramente non le avrebbero risparmiato rimproveri e la solita ramanzina. Era pericoloso, lo ripetevano sempre. Ma la ragazza dai lunghi capelli neri di poche cose aveva paura, e né la notte né il bosco rientravano fra queste.

Isbn 978-88-9538-118-3 Pagine 266 • € 17,00

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appuntamenti

Annalisa Fulvi in Architetture Nomadi

12 NOVEMBRE

Sabato 12 novembre alle ore 17 presso la Ghiggini 1822 di Varese verrà inaugurata la personale di Annalisa Fulvi dal titolo “Architetture nomadi”. La vincitrice della decima edizione del Premio GhigginiArte giovani ha realizzare una ventina di opere inedite dalla tonalità accesa, contaminate con la tecnica della serigrafia che affrontano il tema dell’urbanizzazione e della sua continua mutazione ed evoluzione. I lavori vengono presentati al pubblico in occasione della mostra-riconoscimento per il vincitore del concorso artistico che è appunto quello di poter essere protagonista di una personale durante la stagione autunnale della galleria.

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Il Premio è infatti mirato alla scoperta di giovani talenti nel campo dell’arte contemporanea. Inoltre, visitando il portale ArteVarese.com sarà possibile consultare la mostra on-line di Gabriela Butti che si è aggiudicata la terza edizione del premio organizzato dal settimanale d’informazione artistico-culturale della provincia di Varese.


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Informazioni

PERSONALE DI ANNALISA FULVI - ARCHITETTURE NOMADI Ingresso libero Ghiggini 1822, Via Albuzzi 17, Varese. Inaugurazione: sabato 12 novembre, ore 17,00 Dal 13 novembre al 4 dicembre 2011 Tel. 0332.284025 galleria@ghiggini.it www.ghiggini.it

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