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alessandro romeo:editoriale Alessandro Baricco, Erri De Luca, Jonathan Safran Foer e J.M. Coetzee sono solo alcuni dei nomi che non hanno mai scritto per inutile. La lista potrebbe essere molto lunga ma noi di inutile ci fermiamo qui perché non abbiamo la necessità di sbandierare grossi nomi. Nomi tipo Harold Pinter e Dario Fo, tanto per capire. Dopo la pausa estiva le sorprese non possono mancare. E infatti. Nella colonnina di sinistra del nostro sito compare la parola “associazione”: inutile ora è associazione culturale, (e c'è pure il sito!). Poco più giù il nostro contatto Facebook: perché inutile fa cose ma, soprattutto, conosce gente. E infine, nella pagina “risorse”, il widget per essere sempre collegati ai feed RSS e aggornati sugli ultimi post. Quanto al numero che avete sotto gli occhi, una bomba. Sull'onda del successo del numero 14 tuttonarrativa, vi proponiamo un ultimo racconto che sta al numero 14 come GOOD VIBRATIONS dei Beach Boys sta a Pet sounds. Cioè era rimasto fuori per questioni spaziotemporali, roba da mettersi le mani tra i capelli, però è stato anche un colpo di fortuna perché il pezzo così isolato si portava dietro tutto un alone di mistero, con il conseguente deflagrante successo di Brian Wilson (l'autore di GOOD VIBRATIONS), il quale a sua volta è “rimasto fuori” e basta. Non auguriamo ovviamente la stessa sorte al nostro Massimiliano Santarossa (ritratto da Davide Toffolo a pagina 4) che con il suo Gioventù da branco (primo premio al concorso letterario Parole contro 2008) si è meritato tutto il nostro spazio. Nel senso di universo. E come non ringraziare Riccardo Mori, che ci ha lasciato usare la foto che vedete in transluminescenza sotto alle mie parole? Non si può ringraziarlo con lingua umana: per questo ne uso una extraterrestre. Rebeblù, pizzìa, arcobleno. E lui capirà. E ora: bando alle ciance, leggetevi ‘sto racconto!


massimiliano santarossa:gioventù da branco Inizio duro, di un pomeriggio duro. Il cielo di piombo non buttava giù acqua. Anzi. Gli enormi palazzoni popolari “Case Rosse” stavano sotto un sole giallo fuoco, fermo in mezzo al cielo da ore. Caldo da spaccare le ossa. E in questa periferia post-moderna si aggirava un branco di ragazzi. Ore 14:30 Cinque sbarbati di sedici anni percorrevano via Pirandello a bordo dei loro ferri arrugginiti, cinque scassate Bmx. Petto in fuori e pedalata convinta, cattiva, erano partiti alla scoperta del mondo. Avanti e indietro per via Pirandello. Potevano resistere ore. Ma cambiarono meta. «Raga andiamo, veloci. Via dritti in Sala Giochi!», urlò fiero Mighe. Subito girarono le Bmx verso la “Perseo”, e a furia di impennate planarono nel grande parcheggio. Sudati come bestie entrarono nel locale, di corsa, tra spintoni e urla, pronti a sfidarsi a colpi di joystick. «Se sei bravo con centolire smanetti per mezzeore a space invaders», era la profezia di Max. Negli anni Novanta i pomeriggi degli adolescenti trascorrevano sempre così, sempre alla stessa maniera. Sempre assieme. Sempre allo stesso posto. La sala giochi, le chiacchiere in libertà, il cannone, il giro in Bmx, qualche bicchiere di rosso… Ma ’ste robe ormai annoiavano. Adrenalina zero. Ma quel giorno arrivò Pino. Pino il Drago. Ore 15:22 Il Drago entrò in sala giochi che pareva già un capo. Aprì la porta come in un saloon, una spallata e via dentro. Ci mise poco a farsi conoscere. Alto, magrissimo, tutto nervo, testa rasata ai lati e crestone sparato in aria, pantaloncini borchiati e canotta bianca, erano il look da battaglia. La sua leggenda da qualche tempo girava in quartiere. Finalmente ora aveva un volto. Era una bestia di ragazzo, capace di far decollare i pomeriggi. Era di quelli che sputano le idee folli dagli occhi! Di questi tempi Maria De Filippi lo butterebbe diretto a Uomini e Donne… Ma quelli erano gli anni Novanta, erano tempi diversi, non roba da macchiette! «Io trasformo la noia in baldoria!», urlò come un pazzo appena varcata la porta, così per presentarsi. «Cazzo, questo è un mito, l’eletto, il riferimento, la guida, il maestro Jedi», pensarono subito quelli del branco. Ore 15:25 Pino il Drago si sedette in mezzo ai ragazzi, così senza presentarsi. Raccontò che veniva da Torino, quartiere Mirafiori Nord, dove rubava auto a tredici anni. In certi posti usano così… Grattava le Fiat Uno. Facili da aprire. Bastava sverginare la serratura con un cacciavite, poi quattro colpi secchi col martello e clik, il gioco era fatto. Fiat Uno bella pronta da far sgommare. Caricava tre quattro banditi come lui e partiva alla scoperta della Torino notturna, scorazzando come un pazzo. Su e giù per i bassifondi, fraccando il motore fuorigiri, con i pistoni che urlavano vrommmmm basta, vrommmmm ti prego basta. Così fino alla distruzione. Non aveva pietà per nessuna quattroruote. Infine le schiacciava come lattine sopra un muro. Poi

inutile:

opuscolo letterario

settembre 2008

supplemento al n. 849 di PressItalia.net registrazione al tribunale di Perugia n. 33 del 5 maggio 2006

la redazione {responsabile editoriale} alessandro romeo {caporedattori} ferdinando guadalupi gabriele naia daniele pirozzi {ufficio stampa} viviana capurso {elena borghi arturo fabra virginia paparozzi matteo scandolin} impaginazione e grafica matteo scandolin ha collaborato riccardo mori, massimiliano santarossa foto riccardo mori wild wild web www.rivistainutile.it www.myspace.com/rivistainutile inutile su Facebook www.birrariviste.it www.flickr.com/photos/nuail/ www.myspace.com/157992574

inutile è aperto alla collaborazione

di tutti. Siamo interessati a qualsiasi elaborato vogliate proporre: un racconto, una poesia, un articolo, un saggio, recensioni, foto, fumetti. Spedite il vostro materiale all’indirizzo collaborare@rivistainutile.it. Se sull’opuscolo non c’è modo di proporre i vostri pezzi, verranno pubblicati sul nostro sito.

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contento scendeva, tirava fuori dal catorcio gli amici, rifilava un calcio alla portiera e via a casa a piedi, a nanna. La seratina era fatta! «Io trasformo la noia in baldoria!». Però qui da noi, in questo Nordest pulito e controllato, diceva che era «impossibile rubate auto così facilmente. Ti beccano. Perché da voi la Polizia fa sul serio». Si si, sono proprio passati anni… Ore 16:15 Conosceva il branco da meno di un’ora, e già faceva parte di loro. Tra bestie della stessa razza ci si trova. Allora partì all’attacco con proposte potenti, per far decollare la baldoria. Al branco, in ordine di importanza, propose: Primo rubare al supermercato; Secondo far cadere le vecchiette dalla bicicletta spingendole alla schiena; Terzo incendiare i bidoni dell’immondizia per vedere l’effetto che fa e i vigili del fuoco all’opera. La prima era una proposta ormai vecchia e datata! Il branco si era già stufato di certe «monade da bociaria». La seconda era spavalda, ma c’era il terrore di far cadere la nonnetta di qualche ragazzo più grande, e allora sarebbero volati schiaffoni da paura e tagli nelle guance con lamette da barba! La terza invece era buona… Da spettacolo. Bastava attendere solo qualche ora «per operare in santa pace, appena viene notte, che nessuno ci vede». Per brindare alla seratina ordinarono diciotto bicchieri di vino rosso, tre a cranio così da far girare bene la testa. Buttato l’alcol giù nello stomaco, andarono verso il parcheggio della fiera e imboscati dietro il muro di cinta fecero girare due mega canne per ridere. Da sballo. Grazie al Drago il pomeriggio aveva preso la piega giusta. Finalmente roba diversa. Adrenalina a palla. Ore 19:00 Bombati che metà bastava, salirono sulle cinque scassate Bmx e ciondolando a destra e sinistra, tirarono verso casa, a cena. Per modo di dire. Quelle erano cene da toccata e fuga, che tanto chissenefrega di mangiare con mamma e papà. In quella stanza c’era una tavola, un papà pieno di pensieri, la mamma incazzata, il piatto di pasta col ragù

Star, nessuna frase da condividere, in compenso tanti rumori dalla televisione e la fretta di andarsene in stanza ad ascolare musica tecno a palla! Pino invece rimase in zona, a preparare il piano. Non aveva orari, né regole. Gli operatori della Casa Famiglia lo lasciavano entrare e uscire quando voleva, non lo badavano quasi più. Trattamento da caso disperato. Ore 22:00 Centro del quartiere. Solo qualche lampione stanco illuminava la strada. Dalla finestra del palazzone popolare usciva il vocione di Pavarotti «all’alba vincerooooo, vinnnn-ceeeeeeroooooooooooo». Da quella di fronte rispondeva Mike Bongiorno «Allegriaaaaaaa signoriiii teleaaascoltatooori!». Però dalla finestra più in alto Pizzul sovrastava tutti «treeeeeeee a zero per il Milan! Milannnn campioneeee». I ragazzi del branco si guardarono dritti in faccia: «Solite cazzate della Tv». Il quartiere intero era ipnotizzato dalla scatola magica. Ecco il momento giusto. Pino partì all’attacco! Si avvicinò alla siepe del supermarket Coop e come un mago tirò fuori dai rovi una tanica di benzina da diciotto litri, pesantissima, e un sacchetto pieno di Magnum. Divise la benzina e consegnò una manciata di Magnun a testa. Poi diede il via. Quelli del branco si divisero e filarono via di corsa proprio come fanno i guerriglieri, ognuno col proprio compito. A piene mani spruzzarono benzina dentro tutti i cassonetti della spazzatura della zona, poi li imbottirono con i petardi esplosivi. Roba potente, da far rizzare il pelo al solo pensiero. In contemporanea accesero i falò. Subito salì un fumo acre di plastica fusa. Nuvoloni neri. Roba che si vedeva al buio. Tempo trenta secondi e fu il finimondo. BOOOOOMMMM!!! SPATATRAKKKK!!! BUUUMMMMMM! ! S TOOOOTOMMMM ! BOOOOOMMMM!!! Esplosioni a ripetizione. Rumori di plastica che si spezza. Barattoli che esplodono. Vetri in frantumi. Un casino indescrivibile. L’aria puzzolente e i botti allucinanti misero a tacere le Tv nei palazzi. La gente sembrava riemersa di colpo dal sonno. Ora stavano tutti sui balconi a guardare la Terza Guerra Mondiale. Partita dal centro di Villanova. Che spettacolo! Pino il drago in quel preciso istante era alla cabina telefonica.


Impegnatissimo! Aveva già avvertito, nell’ordine: polizia, carabinieri, vigili del fuoco e ospedali. Con due mani stringeva la cornetta del telefono e a squarciagola urlava «Aiutoooooooo, la gente muore tra le fiammeeee, vi prego aiutateciiiiii. Bruciano due, tre, tanti palazzi, forse tutto l’isolato. Correte, fate veloci!». Poi riattaccò e sembrò cadere all’indietro. Stava per svenire. La pressione gli correva a mille, roba da infarto. Era distrutto, ma felice. Aveva dimostrato l’arte del grande attore. Un numero che neanche a teatro! Arrivarono quasi tutti: prima le ambulanze a sirene spiegate, niiiii noooo niiii noooo, poi i vigili del fuoco, niiiii noooo niiii noooo, e infine la polizia, niiiii noooo niiii noooo. I carabinieri no, peccato. Forse si erano persi per strada. Per un’ora Pino e quelli del branco erano riusciti a bloccare mezzo paese. Villanova era attraversata in lungo e largo da scale antincendio, pompe dell’acqua, sirene, clacson, gente in divisa, barelle che correvano qua e là senza senso. Un caos infinito. Venne fuori una seratina che rimarrà nella storia! Che orgoglio, ora potevano andare a bere l’ultimo. Ore 23:45 Pino raccontò spavaldo tutta la scena all’Osteria. C’erano quelli del branco, c’era Boracho che ascoltava in disparte, c’era il barista che tirava l’orecchio e c’era anche il solito gruppo di vecchi curiosoni, gente dalla lingua lunga… In quegli istanti Pino si sentiva un vero maestro di vita ad aver combinato un casino del genere. Alla sua tenera età già dava fuoco ai cassonetti, chissà tra un po’ di anni dove sarebbe potuto arrivare. Invece da quel giorno nessuno l’ha più visto. Né in osteria, né in sala giochi. Pino il Drago sparì nel nulla. Come una meteora era sceso giù, aveva incendiato la nostra periferia, e poi era tornato su nel nulla…

*** Ma non era sparito. L’ho ritrovato in via Montereale, a due passi dall’Ospedale, un giorno di alcuni anni fa. Pino stava raggomitolato sulle panchine, tutto sporco e dimagrito, abbracciato ai soliti tossici. Implorava qualche soldo per farsi. Mi sedetti lì al suo fianco, in silenzio, sopra una panchina ormai famosa nei gionali e in Tv, ma sconosciuta alle persone perbene. Pino alzò gli occhi spenti, mi riconobbe. E come una cascata di emozioni iniziò a sputare la sua vita difficile. «Anni crudi quelli miei, senza padre né madre, senza storia alle spalle, senza radici da afferrare quando cadevo giù. Parcheggiato dentro una casa che non era casa. La chiamano casa famiglia, ma suona come orfanotrofio. Ho esagerato di brutto nella vita, e solo dopo ho capito che era un modo per fuggire, per non vivere davvero. La paura e la solitudine portano a sbagliare… Ma la vita mi ha restituito tutto. Sai, gli errori si rivoltano sempre, è il destino, le cattiverie le fai e poi ti ritornano, come una capriola. Sì, proprio come una capriola cattiva. Comunque vai tranquillo, domani farò richiesta di entrare in comunità, Massimiliano te lo giuro, farò richiesta. Ma adesso mi presti due spiccioli?». Stanotte è tornata a farmi visita questa storia. Ha riportato alla luce le scorribande esagerate di quel gruppo di ragazzini che si allenavano a diventare uomini, a modo loro. Non so se Pino è entrato in comunità di recupero. Forse oggi sta bene, o forse no. Ma una cosa ce la insegna la sua vita. Ci insegna la tenerezza verso «…quelli che non chiedono nessuna chance, che non chiedono niente di niente, che chiedono solo un posto dove sedere tranquilli ad aspettare che il sole si muova obliquo lungo il muro e che la pace di una pioggia leggera ricopra tutto quanto»; come scrive Charles Bukowski. Certe vite, se le guardi a fondo, insegnano a non giudicare.

inutile opuscolo letterario - numero 15  

Massimiliano Santarossa - Riccardo Mori