I clienti del sesso

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I CLIENTI DEL SESSO I MASCHI E LA PROSTITUZIONE ISBN 9788874211388 Š Edizioni Intra Moenia 2013 Il Distico Srl Piazza Cavour 19, 80137 - Napoli www.intramoenia.it info@intramoenia.it Progetto grafico e impaginazione: Luca Mercogliano I diritti di traduzione, riproduzione e adattamento totale o parziale e con qualsiasi mezzo (compresi microfilm e copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi.


QUADERNI DEDALUS / 1

I CLIENTI DEL SESSO I MASCHI E LA PROSTITUZIONE

A CURA DI ANDREA MORNIROLI E LUCA OLIVIERO

edizioni Intra Moenia



Quando si parla di prostituzione difficilmente si affronta il tema dei clienti, cioè delle migliaia di “maschi” che alimentano con le loro molteplici richieste il mercato della prostituzione. I clienti rimangono una sorta di “universo ignorato” di cui quasi nessuno sembra aver voglia di parlare. Parlarne significa fare i conti con nodi scomodi delle nostre esistenze perchè afferenti temi come la sessualità, gli affetti, le relazioni intime. Una difficoltà che riguarda soprattutto i maschi che appaiono ancora incapaci di svelarsi, di mettersi davvero in gioco su tale terreno, di fermarsi a riflettere sul loro modo di relazionarsi agli altri quando di mezzo c’è il desiderio o il sesso. In questo lavoro invece si prova a raccontare chi sono i tanti maschi che ogni sera girano per le strade e le piazze della città di Napoli in cerca di persone da cui comprare sesso, ascolto, complicità. Un racconto che, vista la difficoltà di trovare clienti disponibili a raccontarsi in modo pubblico, si basa sulle opinioni e le percezioni che su questi uomini hanno le persone che vendono prestazioni sessuali. L’indagine di campo ha coinvolto circa 100 persone (donne, uomini, transessuali e transgender) e fa emergere un quadro complesso e articolato che nella seconda parte del lavoro

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viene commentato da persone che per storie, ruoli, impegno culturale, professione si relazionano in modo diretto o indiretto con tali tematiche. Tutti, pur nelle loro differenti opinioni e punti di vista, impegnati a non scivolare nel luogo comune o nel giudizio, partendo dall’idea che la prostituzione, come l’essere clienti, non è cosa che riguarda solo chi nè è direttamente coinvolto ma l’insieme della nostra società ancora incapace di gestire in modo laico le relazioni tra generi.


I CLIENTI DELLA PROSTITUZIONE DI STRADA

ANDREA MORNIROLI

Alcune riflessioni di premessa e apertura

Prima di affrontare il tema dei clienti occorre sottolineare che se di prostituzione si parla molto e spesso, il più delle volte lo si fa in modo sbagliato. Quando va bene si sta sul luogo comune, viaggiando in superficie, evitando di farsi troppe domande. Quando va peggio con una sorta di narrazione centrata sulla falsità e l’ipocrisia, funzionale ad usi strumentali perché più che fare emergere il fenomeno riporta una sua rappresentazione. Una modalità che spesso tende a semplificare nel tentativo, di frequente esasperato, di ridurre ad omogeneo ciò che per sua natura è invece composito e differente. Tale atteggiamento non è casuale ma strettamente connesso con una cultura di governo – sia a livello locale che sul piano nazionale - che il più delle volte appare incapace di farsi carico della complessità di cui sono portatori i fenomeni sociali. A volte perché priva delle intelligenze e delle competenze necessarie, in altri casi perché semplificare, ridurre a categoria, a separazioni nette tra buono e cattivo, facilita interventi repressivo-caritatevoli. Interventi contenitivi e assistenziali che a loro volta appaiono coerenti sia con ipotesi di smantellamento del sistema di welfare, sia con le scelte di quella parte della politica che, per dirla alla

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Revelli, “quota la paura sul mercato del consenso elettorale”, come per altro hanno dimostrato le decine e inutili ordinanze sulla prostituzione emanate negli ultimi anni da amministrazioni di tutti gli schieramenti politici. Come ricordano due esponenti dell’associazione “Maschile Plurale”, S. Ciccone e A. Caruso: “l’emergenza sicurezza e la mistica del decoro alimentano spinte xenofobe e regressive e portano a militarizzare le città… La prostituzione viene relegata ai margini bui della nostra quotidianità e proprio così sembra svolgere la propria funzione”. Un approccio manicheo e in fin dei conti moralistico che a volte attraversa anche il mondo del lavoro sociale e della solidarietà, dove non è difficile incontrare discorsi e racconti che tendono a rappresentare in “bianco e nero” quello che per sua natura è invece “grigio”, sfaccettato, sfuggente e confuso. Basti pensare a come in alcuni contesti e momenti seminariali si ceda alla tentazione di discutere del fenomeno guardando alla sola “tratta” e non alla prostituzione nel suo insieme sacrificando lo sguardo di insieme alla comodità di tenere nella riflessione solo il concetto di vittima e non quello di sex worker. E così, come naturale conseguenza di tali approcci e impostazioni, avviene una prima rimozione. Infatti, nei discorsi, nelle proposte, nelle analisi quasi nessuno mette al centro il tema delle persone che si prostituiscono o sono costrette a farlo. Le donne, gli uomini, le persone transessuali che lavorano in strada o al chiuso, di volta in volta sono le “vittime”, i “nemici”, i “depravati” ma mai persone riconosciute come soggetti di diritto. Come individui che portano con loro rabbie, ansie, speranze, affetti, sogni. La seconda rimozione, quella su cui si centra l’attenzione del presente lavoro, è quella che riguarda i clienti, ovvero quel vasto e ignorato universo composto dagli uomini (perché i clienti della prostituzione di strada sono quasi esclusivamente maschi) che comprano prestazioni sessuali; quelle centinaia di


migliaia di uomini che ogni giorno cercano e acquistano corpi e relazioni messe in vendita in modo emancipato o come ambito di sfruttamento e profitto per terzi. Guardare ai clienti senza scivolare in atteggiamenti moralistici o giudicanti non è cosa facile, specie nei casi in cui più evidenti sono le dimensioni dello sfruttamento, della violenza, dell’impossibilità per chi offre il proprio corpo o è costretta a farlo di poter contrattare o semplicemente di poter dire di “no” alla richiesta del cliente. Ad esempio quando sulle macchine degli uomini si vedono ragazze e ragazzi adolescenti, a volte poco più che bambini e bambine, spesso vittime di tratta o comunque fragilissimi per storia, provenienza e condizione e che per questo sono drammaticamente schiacciati da molteplici forme di sfruttamento senza alcuna possibilità di determinare anche una sola briciola del loro rapporto con il cliente. Ma anche in questo caso a rendere ulteriormente difficile il racconto e la descrizione dei clienti è nuovamente il tema della complessità che viene ulteriormente appesantito dalla mancanza di una consolidata tradizione di indagini e studi di settore. In altre parole si può affermare che è difficile portare su un piano di coerenza la riflessione sui clienti, vuoi per l’estrema eterogeneità delle motivazioni, delle modalità con cui gli uomini si approcciano alla prostituzione, vuoi perché su tale tema poco si è discusso e indagato. L’unica cosa certa è che i clienti sono tanti: colti e ignoranti, raffinati e grezzi, ricchi e poveri, italiani e stranieri, single o sposati, padri e figli. Sono uomini che appartengono a tutte le classi sociali e che hanno età che si distribuiscono su una forbice molto ampia. Come dice Loredana Rossi, la presidente dell’Associazione transessuali Napoli: “I clienti sono come i maschi, nel bene e nel male. Ce ne sono di tutti i tipi, talmente tanti che proprio non si può descrivere il cliente tipo

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anche se, quasi sempre, con loro cinque minuti in macchina sono un’eternità”. Una molteplicità di uomini che rende difficile pensare di non aver conosciuto o di non frequentare qualche cliente oppure di pensare ai clienti come qualcosa di estraneo al nostro quotidiano. Ma è ancora più importante sottolineare, come operatori e prima di tutto come uomini, che la prostituzione, come per altro anche il tema della violenza e dei maltrattamenti di genere, non è un fenomeno altro, esterno da noi e dalla nostra vita da cui difendersi, ma è questione che parla di noi, delle nostre relazioni, della nostra modalità di condividere spazi, affetti e relazioni con le altre persone. La prostituzione, insomma, parla di noi maschi e di come stiamo dentro la società. Ci interroga sulla nostra sessualità, sul nostro immaginario sessuale e sulle modalità con cui gestiamo la dialettica con l’altro genere nella nostra quotidianità. Di come con i nostri sguardi, i nostri linguaggio e i nostri approcci contribuiamo a costruire quel contesto socio-relazionale, politico e culturale in cui trovano origine, si alimentano e si riproducono forme asimmetriche, spesso violente e mercificate, di relazione tra uomini e donne. Basterebbe guardare alle statistiche per comprendere come l’universo maschile sia fortemente coinvolto. A Napoli sono circa 500 le persone che ogni giorno si prostituiscono. Se si considera che ognuna di loro mediamente ha 4/5 rapporti a sera vuol dire che nella metropoli campana ogni sera ci sono tra i duemila e i duemilacinquecento clienti. Chi sono? Se si chiede in giro tutti si affrettano a dire: “Non mio figlio”; “Certo non mio marito”; “Non lo so ma non il mio fidanzato”. Ma non è così, perche da tutte le ricerche emerge che i clienti per il 70% sono mariti e fidanzati. Non dircelo, non tenere conto di tale realtà come cornice delle nostre riflessioni,


non può che produrre analisi monche o interventi non solo incompleti ma inefficaci. Come ricordano ancora Ciccone e Caruso, se si parte da tali presupposti e se insieme si ascoltano le persone che si prostituiscono si vede con chiarezza come nel comprare sesso vi sia in primo luogo “una rappresentazione del corpo delle donne come oggetto da possedere; la sessualità femminile come sessualità di servizio, priva di una propria soggettività, e del desiderio degli uomini ridotto ad obbligo, sfogo, esercizio autistico del potere”. Ed è proprio sul tema del potere che ci pare si giochi la partita. Come dicono molte delle persone che si prostituiscono: “da noi i clienti non comprano la scopata ma il potere di comandare”. E più la sfera della finzione dilata tempi e contesti, aumentando le dinamiche di possesso, più gli uomini, i clienti, sono disposti a pagare. Come, ad esempio, avviene nella prostituzione indoor, dove la possibilità di poter scegliere ogni volta la stessa donna; i tempi più lunghi; la maggior tranquillità e intimità; il contesto più adatto a liberare fantasie e modalità di fare sesso portano la finzione ad un livello più alto: quella non è la “mia prostituta” ma la “mia amante”, aumentando così le possibilità di rivendicare l’esclusività del possesso. Certo anche sul tema del potere vi sono intensità e livelli differenti. Così come vi sono sex workers più emancipate e sindacalizzate che ribaltano l’approccio sostenendo con motivazioni forti che sono loro ad avere il potere sul cliente. Ma è del tutto evidente che, essendo la prostituzione di strada in larga parte composta da persone migranti o vittime di tratta o arrivate alla prostituzione per fare fronte a situazioni di povertà o di grave emergenza economica (per altro spesso in condizioni di irregolarità rispetto alla normativa sul soggiorno), gli spazi di contrattazione con il cliente, ad iniziare dalla forza di rifiutare prestazioni più remunerative perché più pericolose,

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sono assai ridotte, per non dire quasi inesistenti. E tali dinamiche di controllo sulla vita altrui, di possesso di un corpo, sembrano trovare facile sviluppo in una società che in generale propone un sistema di relazioni dove spesso tutto e tutti sono ridotti a merce; dove la violenza, quasi antropologicamente, è stata sdoganata a strumento utile per regolare le relazioni tra differenti; dove si propongono modelli in cui l’identità si costruisce sull’annullamento o il dominio sull’altra differente. Per concludere credo si possa affermare che se come maschi riuscissimo a guardare alla prostituzione non come cosa altra da noi ma come fatto che ci riguarda e ci interroga, che ci mette in gioco perché richiama alle nostre responsabilità, allora forse riusciremmo, in modo più ampio, a riflettere davvero sulle nostre relazioni con l’altro genere. Forse da qui potremmo partire per affrontare le nostre contraddizioni con maggiore coraggio, ad iniziare dalla nostra frequente incapacità di gestire in modo razionale e delicato i nostri desideri. In una canzone di Fossati si dice: “la costruzione di un amore, spezza le vene nelle mani. Mescola il sangue con il sudore….”. Ecco, penso che dalle donne dovremmo imparare a trovare con più continuità il coraggio di affrontare tale fatica senza correre continuamente il rischio di imboccare scappatoie e fughe tutte giocate su piccoli sussulti, veri o presunti, di potere.


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INDICE

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PRESENTAZIONE INNOMINABILI: I CLIENTI DELLA PROSTITUZIONE DI STRADA ANDREA MORNIROLI

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I CLIENTI DELLA PROSTITUZIONE VISTI DAL MARCIAPIEDE LUCA OLIVIERO

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TESORO, QUESTO SCONOSCIUTO! PORPORA MARCASCIANO

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IL MERCATO DEL DESIDERIO: UN DIALOGO AL FEMMINILE SIMONA MOLISSO / ELISABETTA RICCARDI

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MAI ALTROVE CARMEN BERTOLAZZI


I CLIENTI DEL SESSO PAG. 83

INCONSAPEVOLI O INVULNERABILI? UOMINI E SALUTE SESSUALE NEI RAPPORTI A PAGAMENTO GIORGIA SERUGHETTI

95

IL SOCIOLOGO COME CRUISER RIFLESSIONI INTORNO AI MONDI SOCIALI DEI CLIENTI E DEI MARCHETTARI CIRUS RINALDI

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PROSTITUZIONE MASCHILE VISSUTI ED ESPERIENZE CLINICHE CLAUDIO CAPPOTTO

123

LA MASCHERA DEL DESIDERIO GLI UOMINI E LA PROSTITUZIONE MARCO DERIU

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NOTE CONCLUSIVE RAFFAELLA PALLADINO

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FINITO DI STAMPARE NEL MESE DI OTTOBRE 2013 PER CONTO DELLE EDIZIONI INTRA MOENIA PRESSO TIPOLITOGIGLIO SRL