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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.

Gabriel García Márquez

insonnia mensile di confronto e ironia

Insonnia n° 60 Maggio 2014 - Editore Associazione Culturale Insonnia P.zza Vitt. Emanuele II n°1 12035 Racconigi - Direttore responsabile Spessa Andrea - Stampa Tipolitografia BOSTON di Oitana Vittorio & C. s.n.c. - Aut. Trib. Saluzzo n. 07/09 dell'8.10.2009 - Iscr. al R.O.C. 18858 dell'11.11.2009 - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma 1, CB-NO/ CUNEO n° 0321/2010 - n° 4/2010

Riflettiamo sul tempo: il tempo sembra essere diventato come la maja bërnarda, pì‘t la tire pì a së slarga (maglia bernarda, più la tiri più si allarga). Molti, per fortuna non tutti, vogliono far stare nello stesso tempo sempre più cose, tantissime cose. Così accade che la fretta diventi il rimedio per stipare più attività nello stesso spazio immutato, con il risultato di tirare il tempo come se fosse una maja bernarda. Le conseguenze di questa abitudine sono svariate; proviamo ad elencarne alcune e invitare i lettori a trovare le altre. Crediamo che la conseguenza più pericolosa sia quella di non poter lasciar trascorrere l’intervallo necessario tra ciò che abbiamo cambiato rispetto al passato e la nostra capacità di adattarci al cambiamento. Continuiamo a ragionare come prima e siamo già nel dopo ma ce ne accorgiamo quando ci dicono “sveglia, è già domani”; continuiamo a comportarci come se avessimo ancora strumenti e attrezzature di un tempo ed invece lavoriamo con tecnologie incredibilmente nuove. Allora via, a fare un aggiornamento, per allinearci al presente. Come abbiamo detto, molti sono costretti a vivere così; si vive troppo in fretta in confronto alle nostre capacità di sedimentazione. Una conseguenza altrettanto pericolosa è quella di non riuscire più a contenere tutte le informazioni che riceviamo dall’esterno, dimentichiamo un sacco di cose accusandoci di imbecillità ma quando vediamo che moltissimi altri fanno esattamente come noi dovremmo riflettere e concludere che probabilmente non è solo un problema del singolo che rincretinisce ma del fatto che tiriamo sempre di più la maglia, questa si allarga e lascia scappare qualcosa.

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PIAZZA GRANDE TEMPI LUNGHI La voce della gente di Rodolfo Allasia

Tempi troppo lunghi, lunghissimi; ci si aspettava che in sei mesi avrebbero chiuso il cantiere ed invece a febbraio è trascorso già un anno e siamo ancora qui. Pochissimi i giorni prefestivi e festivi nei quali l’impresa ha lavorato, troppi i giorni di chiusura della circolazione sulla statale 20.

Hanno risparmiato facendo “pagare” agli esercizi commerciali col calo delle vendite. Qualcuno ipotizza anche i motivi del ritardo: quello evidente dei ritrovamenti e conseguenti rilevamenti dei reperti archeologici ma anche quello meno evidente dei ritardi nei pagamenti dei lavori.

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I COLORI DELL’AMORE

UN RACCONIGESE ALLE OLIMPIADI Incontro con Vittorino Milanesio a cura di Bruno Crippa e Guido Piovano

Ti vuoi presentare ai nostri lettori? Sono nato a Racconigi il 28 giugno del ’53, Mennea è nato il 28 giugno del ’52, avevamo lo stesso carattere. C’è qualcosa nel mio DNA: Maurice Garin, nel 1903 vincitore del primo Tour de France, era un valdostano antenato di mia nonna. Oggi vivo a Grugliasco, sono sposato. Mia moglie è Tiziana Rachetto, trenta volte in nazionale nel nuoto, un titolo italiano nei 100 rana e due in staffetta; ha avuto sfortuna perché nel ‘75 andava forte ma non c’erano le Olimpiadi. Come sei arrivato all’atletica? Ho iniziato a fare atletica casualmente perché giocavo a calcio nel Racconigi, facevo il terzino di fascia, superavo già la metà campo, ero velocissimo. Nel ’72 vinco i 100 metri ai campionati studenteschi a Cuneo.

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Sabato 07 GIUGNO - RACCONIGI Casa di Eugenio - Via Fiume, 22 / ore 16.30 Dibattito “Alcune persone sono LGBT: fattene una ragione!” all’interno speciale pag.10-11

In viaggio verso il futuro:

racconto a tappe di un futuro possibile … ma non scontato 2 - I giovani fanno la loro parte, ma non basta di Giancarlo Meinardi

Si chiama “Marzapane”. Il sito web offre un servizio in abbonamento, spedendo a casa un box contenente una ricetta italiana, tutti gli ingredienti per prepararla e una bottiglia di vino abbinata. Il sito è in tedesco, per tedeschi curiosi della cucina italiana, gestito da Fabio, un italiano che vive a Berlino. Cosa mi colpisce? L’originalità dell’idea. I consumatori tedeschi non trovano sul sito soltanto le ricette

italiane, ma gli ingredienti giusti per realizzarle. Ingredienti di qualità, che Fabio e i suoi collaboratori si procurano attraverso la rete di fornitori messa su in Italia; in genere piccole imprese agricole locali che fanno una produzione di qualità ma non hanno una propria rete distributiva, competenze, esperienza necessarie per raggiungere i mercati esteri.

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Racconigi LIBERA pag. 6-7

Arte pag. 9

Bilancio Questionario pag. 12

Danila si racconta pag. 16


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CERCAinCITTA’ a cura di B. Paschetta

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IL VOLO di Luciano Fico

Il regime fascista guardava lontano; perciò riservava molta attenzione alle future generazioni… BUONA RICERCA!! Inviare la soluzione a: contatti@insonniaracconigi.it

Le soluzioni del numeri precedenti Sul numero scorso non ci era stato possibile pubblicare la fotografia della vincitrice del concorso, rimediamo ora

Complimenti per il soggetto del numero di marzo, nascosto in piena vista. Solitamente passando in quella zona presto maggiore attenzione al vicino passaggio a livello. Ho appena sfogliato il numero di Aprile; la foto del quiz è scattata al tetto della caserma dei Carabinieri, il suggerimento ha aiutato, confermato poi da Google StreetView: http://goo.gl/maps/JjQlp Angelo Montecchian

Maria Grazia Sinchetto Ad entrambi abbiamo consegnato la maglietta dell’insonne ed una sottoscrizione gratuita al nostro giornale della durata di un anno.

La Caserma dei Carabinieri L’edificio cui appartiene il particolare presentato il mese scorso su Insonnia è la locale Caserma dei Carabinieri, situata nei pressi del passaggio a livello per Caramagna. Tra Ottocento e Novecento, Racconigi ha ospitato stabilmente vari contingenti militari, che aumentavano la loro presenza nei periodi di soggiorno della Corte reale. In particolare, durante questi eventi aumentava anche la presenza dei CC.RR. che precedevano e vigilavano sulla permanenza della famiglia reale. Fino agli anni ’30 del secolo scorso, la loro sede si trovava presso alcuni locali dell’Ospedale Neuropsichiatrico; da allora, l’Amministrazione Provinciale chiese la disponibilità di tali locali per adeguare la struttura alle esigenze ospedaliere. Nel 1935 il Comune di Racconigi mette quindi a disposizione della Pro-

vincia un appezzamento di terreno nei pressi della stazione ferroviaria, da adibire “parte a piazza e vie pubbliche, e parte alla costruzione di una nuova eventuale futura caserma dei Carabinieri” da costruirsi entro tre anni. Nella seconda metà degli anni ‘30, quindi, in concomitanza con l’espansione imperialistica del regime e l’avvicinarsi della guerra, quella zona di Racconigi diventa un vero e proprio cantiere, dal momento che di fronte stava sorgendo la Casa dell’Orfano. Con quest’ultima opera, il regime fascista esponeva, allineate lungo la linea ferroviaria, le sue maggiori realizzazioni urbanistiche sul territorio racconigese: la G.I.L., la Casa dell’Orfano, il Cimitero monumentale e, in ultimo, la regia Caserma dei Carabinieri.

Ascanio Bonfanti si risvegliò dal solito pisolino del dopo pranzo e guardò fuori dalla finestra con gli occhi ancora un po’ confusi dalle vaghe immagini dei sogni. Puntò le braccia sui braccioli della sedia e, in modo alquanto sbilenco, si mise in piedi. Sentì subito la sgradevole sensazione del suo peso che voleva piegare le ginocchia ancora malferme. Resistette. I primi passi sono sempre i peggiori, pensò, trascinadosi fino alla porta che dava sul balcone. Aprì, sentì la frescura di quel pomeriggio di Aprile inoltrato e subito la testa si volse all’insù: c’era un bel cielo terso. Non ne poteva più di trascinarsi il peso di quel corpo malandato: necessitava ancora uno sforzo, l’ultimo. Con l’aiuto di un provvidenziale sgabello riuscì ad issarsi sulla ringhiera del balcone e finalmente fu libero: si lasciò cadere e non sentì più alcun peso! L’aria fresca lo accolse come un’amante premurosa e subito in lui si risvegliò la voglia di guizzare nel vento. Istintivo, un colpo di reni lo inarcò verso l’alto e gli permise di puntare proprio diritto verso il sole. Ormai era in alto abbastanza e non fece più nulla per trattenere il grido di gioia che fuggiva dalla gola. Sfrecciava ad una velocità tale che neppure i radar avrebbero potuto intercettarlo e roteava su se stesso come a voler trapanare lo spazio che gli stava dinanzi. Ben presto fu fuori dall’atmosfera e dopo un poco fu anche libero dalla gravità terrestre.

In quel nero luminoso dello spazio esterno tornò a stupirsi, come ogni volta, del grandioso spettacolo della terra così verde e del sole che, enorme, la sovrastava da dietro. Non resistette al richiamo dei crateri della Luna che si potevano esplorare con guizzi audaci e precisi. Avrebbe voluto sorvolare i dischi ghiacciati di Saturno, ma si era già fatto tardi e la merenda la servivano sempre puntuale al Centro. A malincuore, ma con gli occhi pieni di vita, il vecchio Ascanio scese a capofitto fino a ritrovare la sensazione calda dell’atrito con l’atmosfera: era sempre come rientrare a casa e trovare il tepore del camino acceso. La parte più difficile era ora sorvolare il giardino della Villa abbastanza velocemente da non essere visto, ma non troppo per riurscire ad atterrare sul balcone senza farsi del male. Ce la fece anche quella volta. Tornato con i piedi per terra fu salutato dai molti e fedeli dolori che lo angustiavano ormai da anni in ogni parte del vecchio corpo. Raggiunse con grande fatica la sua sedia a rotelle, giusto in tempo per essere portato nel salone. La merenda, si intende, non fu nulla di memorabile, malgrado la golosità che si impossessa solitamente dei vecchi. Ascanio si consolò pensando che a Cesano Boscone se la stavano passando senzaltro peggio, obbligati a subire la finta allegria di un tipo che si credeva un super uomo e che non aveva mai visto di persona neppure le lune di Giove. Un sommesso ruttino si spense nel suo sorriso compiaciuto.


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PIAZZA GRANDE TEMPI LUNGHI La voce della gente segue dalla prima

I gestori dei chioschi sembrano aver avuto i disagi maggiori poiché gran parte della loro attività fa riferimento al traffico di automobili sulla piazza. Il chiosco del caffè e bevande è stato chiuso tutto l’anno scorso e sperava di riaprire a lavori terminati, invece dovrà ancora subire riduzione di incassi quando ci saranno da riqualificare le aree verdi della piazza. Sorte simile è stata quella dell’edicola, ma anche la tabaccheria lavora molto sul passaggio delle auto. Gli esercizi commerciali che offrono generi di ristoro lamentano in coro la lunga chiusura della circolazione che sembra avere anche aver avuto risvolti sulla presenza di turisti ultimamente molto diminuita. Il calo di visite al castello Savoia non è, evidentemente, solamente causato dalla chiusura della statale, molte lamentele, i commercianti, le hanno sentite anche rivolte alla stessa gestione del Parco/Castello. La Vineria che ha impostato parte della sua attività sulla vendita dei prodotti ai turisti non ha potuto ancora valutare se le sue proposte possono essere state azzeccate. E’ evidente che la deviazione della circolazione in altre strade di Rac-

conigi comunque ha creato disagi non indifferenti per commercianti e cittadini. La stessa impresa che ha eseguito i lavori avrebbe voluto terminare più in fretta poiché i ritardi hanno causato perdite di denaro. Oltre ai tempi troppo lunghi ho sentito lamentele sulla questione parcheggi eliminati che rallenterebbero l’attività commerciale. Parcheggi non sono solo quelli che ora sono stati provvisoriamente ripristinati, ma anche tutti quelli che non ci saranno più nel centro della piazza e quelli che sono troppo mal gestiti sotto l’ala dietro al municipio. Solo pochi esercenti hanno sottolineato la necessità di fornire la nuova piazza di arredi urbani che potrebbero farla vivere; una bella piazza così vuota effettivamente è troppo metafisica e sarà necessario in qualche modo portarvi la gente con manifestazioni in ore serali o con qualunque altro espediente per fare sì che la mancanza di automobili sia sopperita con presenze di altro tipo. Mi hanno detto che una parte degli esercenti sta preparando un progetto di arredo che tende a migliorare la funzionalità di questa area urbana.

I commercianti dicono che non si può applicare a Racconigi lo stesso criterio usato per altre città, anche dei dintorni, che hanno attuato una maggior pedonalizzazione. Effettivamente ogni centro presenta le sue caratteristiche ed è su queste che sarà necessario avviare un dibattito tra tutte le categorie coinvolte. Ho sentito un coro di lamentele, qualche proposta ma nessun apprezzamento per i risultati dei lavori e la qualità dell’opera…forse perché non è ancora terminata. Indubbiamente non è un’opera di poco conto e per questo i tecnici, forse, avrebbero dovuto confrontarsi di più con altre opere di questo

genere. Ottimo lavoro, invece, per i numerosi assistenti in cantiere che, nonostante l’età avanzata, giornalmente hanno seguito passo-passo l’andamento dei lavori.

PIAZZA GRANDE TEMPI LUNGHI La voce dell’Amministrazione di Anna Maria Olivero

Ogni grande cambiamento rompe un equilibrio, che magari non ci piaceva (quante volte ci siamo lamentati di quel crocevia che era piazza Castello), ma a cui eravamo abituati, e crea ansia e con l’ansia nascono mu-

gugni, lamentele, interrogativi: ma quando finiscono i lavori? Quando si riapre la circolazione? La piazza rimarrà sempre così spoglia? I parcheggi? Le “voci di paese” sono importanti e le ascoltiamo con attenzione, ma il compito di un giornale è quello di aiutare a fare chiarezza, trovare risposte alle domande e, se possibile, contribuire a gestire tutti insieme le situazioni anche sgradevoli. Ci siamo quindi rivolti all’assessore competente, sig. Rosso, che ci ha chiarito la situazione. I lavori avrebbero dovuto terminare a febbraio, ma lo scorso anno si sono persi più di 40 giorni a causa della pioggia particolarmente insistente durante la primavera, e alcuni interventi per la messa “in sicurezza” di reperti archeologici” hanno rallentato i lavori. L’assessore ci assicura che non ci sono

stati ritardi nei pagamenti, in quanto i soldi per il progetto sono a disposizione dell’Amministrazione e quindi i pagamenti vengono fatti regolarmente ad avanzamento lavoro. I lavori termineranno verso la fine di Aprile, quindi la piazza verrà aperta alla circolazione pedonale, mentre il traffico automobilistico sarà rinviato di una ventina di giorni, in quanto la pavimentazione si deve assestare bene. Con il ribasso d’asta (24%) l’Amministrazione ha a disposizione una certa somma che, tolte le spese per la soprintendenza archeologica, sarà utilizzata per l’arredo della piazza che ad oggi non è ancora stato scelto. Nel frattempo, nella zona prospiciente la rotonda, è stata costruita una “camera” (ricordate quello scavo cilindrico che ci aveva incuriositi?) predisposta per un’eventuale fontana o una zona verde o qualsivoglia altra struttura si sceglierà di utilizzare. Per l’illuminazione è previsto, come da progetto iniziale, il proseguimento del percorso luminoso passo passo realizzato in via Morosini e Piazza V. Emanuele II, lanterne sui pilastri della Reggia e proiettori “sotto-

gronda” posizionati sul cornicione del palazzo municipale. Lungo Corso Principi di Piemonte, dal castello verso il viale, sul lato ovest (edicola di Giovanna), è stata costruita una “quinta vegetale”, con un filare di carpini, che continua idealmente il viale, (Carpinus betulus piramidalis frastagliata), mentre la prevista struttura metallica leggera, a pergolato, ricoperta da rampicanti, che riproponeva il disegno delle arcate del municipio, non verrà realizzata perché necessita di troppa manutenzione. Le piante di limone che ornavano la piazza prima dell’intervento di riqualificazione, non verranno riutilizzate, perché è difficile la loro conservazione durante l’inverno e quindi sono state vendute. Al loro posto verranno piantumati, sempre in vaso, degli alberi adatti al nostro clima. Riguardo ai parcheggi, il progetto non ne prevedeva sulla piazza, ma il Comune, su concessione della Soprintendenza, ne ha individuati 7, utilizzabili fino a dicembre 2014. Infine, la rampa di accesso ai portici, vicino al bar Principe, sarà allargata.


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In viaggio verso il futuro 2 - I giovani fanno la loro parte, ma non basta segue dalla prima

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VII edizione nazionale

“Premio Impresa Ambiente”

La cooperativa elettrica Retenergie, con sede a Racconigi, tra le premiate a cura di Pino Tebano

Così, una idea creativa che combina nuove tecnologie (piattaforma internet) e tradizione (cucina regionale), dà vita a una nuova impresa a cui viene voglia di augurare tanto successo. La seconda cosa che mi colpisce: l’impresa è stata messa su da un giovane italiano, che se ne è andato in Germania per farlo. Non è l’unico, ed è qui che viene da pensare. Non sono pochi gli italiani, spesso giovani, che hanno fatto il gran passo: sono andati all’estero per provare a realizzare il loro sogno imprenditoriale. Berlino e Londra sono tra le mete più gettonate, soprattutto la prima perché meno cara. Cosa li attrae? Per fare impresa ci vuole l’idea giusta, ma non basta. Bisogna trovare i capitali, ci sono gli ostacoli burocratici, servono servizi di assistenza ecc. C’è bisogno di un ambiente adatto, e questo da noi spesso manca. Ho sentito interviste nelle quali giovani imprenditori lamentano che in Italia banche e camere di commercio a volte non sanno neppure cosa sia una start up; fanno confronti impietosi tra i tempi e le difficoltà burocratiche per mettere su una impresa in Italia e in Germania; raccontano di aver traslocato a Berlino per la maggiore possibilità di trovare capitali da investire nella loro idea, ad es. ad opera delle cosiddette “venture capital”, società che investono soldi e competenze professionali nelle start up più promettenti; affermano di trovare a Berlino costi più contenuti per vivere e per fare impresa, una rete di comunicazione urbana e extraurbana efficiente; ma anche un ambiente dove la creatività è stimolata e non repressa, dove giovane non significa necessariamente e principalmente inesperto, ma risorsa. Un ambiente dove ogni giorno c’è

ENTRO DICEMBRE 2014

qualcosa da fare, vedere, imparare da chi ti sta intorno. E intorno c’è tutto un mondo di eventi, workshop, operatori, incubatori di impresa (offrono diversi servizi alle start up, come formazione, accesso ad internet ad alta velocità, assistenza di marketing, aiuto per contabilità / gestione finanziaria, supporto alla ricerca di finanziamenti pubblici e privati ecc.), investitori, ambienti di lavoro condivisi, relazioni che danno vita a una rete viva e dinamica dentro la quale ognuno può confrontarsi, mettere in comune esperienze, cercare le proprie opportunità. Insomma, a sentire queste esperienze, se Berlino è diventata un polo dell’innovazione digitale e non solo, che attrae talenti creativi, è perché a Berlino fare impresa è più facile e costa meno. Non è il paradiso in terra, i capitali circolano ma bisogna guadagnarseli, le idee non marciano se non si sanno fare i conti, per ogni successo ci sono gli insuccessi… ma ci sono tante opportunità. Queste cose esistono anche nel nostro Paese e le storie positive non mancano, anche a livello locale, come potete leggere nell’intervista al titolare di “big&low", in queste stesse pagine. Un’altra storia la racconteremo in uno dei prossimi numeri. Ma se tanti giovani italiani sfidano la sorte in Germania e pochi tedeschi lo fanno in Italia qualcosa vorrà ben dire. Il nostro Paese deve fare ancora parecchia strada e non dovrebbe perdere ancora tempo. Ma per far questo serve una visione del futuro, serve una strategia e servono risorse. Serve la politica. la buona politica. A livello nazionale, ma forse qualcosa è possibile fare anche a livello locale. Riprendiamo il discorso il prossimo mese.

Si è svolta a Roma il 16 aprile ’14 la premiazione delle imprese che attraverso l’innovazione di processi, sistemi, partnership, tecnologie e prodotti si siano particolarmente distinte in un’ottica di sviluppo sostenibile, rispetto ambientale e responsabilità sociale. La Cooperativa Retenergie, con sede in Racconigi, è stata una delle 228 imprese italiane che hanno partecipato, dodici sono state le premiate: tre per ognuna delle quattro categorie previste. Retenergie ha partecipato per la categoria “Miglior Gestione”, riservata alle organizzazioni eccellenti con una visione strategica ed un sistema di gestione in grado di assicurare un continuo miglioramento ed un costante contributo allo sviluppo sostenibile e ad una riduzione dell’impatto ambientale nelle attività di organizzazione.

ad impatto ambientale contenuto, in funzione del contributo alla realizzazione di un modello di sviluppo sostenibile in un nuovo modello di economia basato su solidarietà, sobrietà, sostenibilità ambientale, e sul coinvolgimento/partecipazione attiva dei soci a questi processi. La cerimonia di premiazione, a cui ha partecipato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, si è svolta a Roma nella sala del Tempio di Adriano, in Piazza della Pietra, e ha visto Retenergie premiata con una “Menzione Speciale” e relativa targa che ora è in bella mostra nella sede di Piazza Vittorio Emanuele II. Ovviamente grande soddisfazione tra i molti soci racconigesi della cooperativa (due sono nel C.d.A) e tutti gli amici e sostenitori di questo progetto di cui sentiremo senz’altro parlare ancora in futuro per gli ambiziosi traguardi che la Cooperativa

Una rete per l’energia condivisa, questo il titolo della candidatura che è stata inviata a Roma, un modello innovativo di gestione collettiva del BENE COMUNE ENERGIA, i suoi scopi sono la produzione di energia da fonti rinnovabili attraverso impianti finanziati con l’azionariato diffuso, la vendita ai soci dell’energia prodotta e la fornitura di servizi energetici ai soci. Ad oggi la Cooperativa conta circa 730 soci, distribuiti su tutto il territorio nazionale (in particolare regioni settentrionali e centrali) ed è in costante sviluppo; la sua attività è improntata all’esigenza di realizzare una produzione ed un utilizzo dell’energia responsabile, partecipato,

si è data. Per la cronaca un’altra Cooperativa cuneese, Erika di Alba, ha ricevuto la menzione speciale nella categoria “Miglior Cooperazione Internazionale”. Ha ritirato il premio il presidente Roberto Cavallo. La cooperativa Erika è nota per aver organizzato la prima campagna di raccolta differenziata dei rifiuti nel comune di Racconigi negli anni in cui Racconigi svettava nelle classifiche dei comuni “Ricicloni” italiani. Per approfondimenti: www.premioimpresambiente.it www.retenergie.it


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L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul LAVORO (Art. 1 Costituzione)

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IL LAVORO CHE C’E’…IL LAVORO CHE NON C’E’ Inchiesta locale sul lavoro nell’epoca della crisi globale

Ottaviano Ferraro. Partire dal piccolo, pensare in grande a cura di Anna Simonetti

“Big&low”, come è nata questa denominazione? "Big Ideas & Low Budget" ovvero “Grandi idee, pochi soldi”, riflette l’epoca in cui è iniziata l’attività, avevamo veramente pochi soldi, ma anche fretta di trovare un nome per l’iscrizione alla Camera di Commercio… Stefano Ronco ha proposto questo nome, mi piacque e continueremo così perché ormai ci conoscono come big&low… non sarà rappresentativo del made in Italy … ma ci siamo affezionati... Avete impiegato molto tempo per iniziare? Abbiamo impiegato molto tempo per seguire il programma della Provincia “Dall’idea all’impresa” il cui contributo di 3.000 euro ci ha permesso di andare avanti per qualche mese. A settembre abbiamo presentato il progetto, a febbraio è stato approvato e il 28 di aprile del 2010 abbiamo aperto qui. Lavoravo già dal 2008, part time, presso una ditta di Marene che produce contro-soffittature: avevo contatti con progettisti, ingegneri e architetti e questi rapporti mi hanno insegnato molto sulle tecniche di vendita. Ma avevo voglia di qualcosa di mio per cui, lo stesso giorno in cui mi sono laureato, ho parlato con Stefano, ci siamo messi d’accordo e abbiamo presentato il progetto. A parte il contributo economico, avete avuto qualche supporto dalla Provincia? Sì, ma solo consulenze, consigliavano di non aprire… per altro verso quello che dicevano che non avrebbe funzionato, effettivamente non ha funzionato. Mi è servito essere conosciuto in città sia io che la mia famiglia, disporre della proprietà di questi locali in una posizione importante e avere dei risparmi per affrontare le difficoltà della prima ora. All’inizio si pensava ad una società ma per una serie di con-cause abbiamo optato per due partite iva separate. Quindi sei tu l’unico titolare? Sì, ho un collaboratore di 20 anni, che segue alcuni lavori e, da poco, una ragazza che fa l'account e segue soprat-

tutto la zona "Langhe e Roero"; inoltre un giorno al mese abbiamo un traduttore che segue i nostri clienti che operano anche all'estero. Presto mio padre andrà in pensione e spero vorrà darmi una mano. Hai trovato un supporto nel tuo contesto famigliare? Sono certo che nessuno è solo e da soli non si va lontano. Certo mio padre mi ha dato degli strumenti, ma poi mi sono mosso io: abbiamo aperto nel 2010 e negli anni a seguire abbiamo quasi sempre raddoppiato il fatturato. Prendiamo tutto, qualsiasi lavoro e questo è un motivo di discussione con i miei collaboratori (a volte bisognerebbe saper dire di no, ma in una fase di crescita non è facile)… inoltre quattro anni fa nessuno conosceva big&low… … ecco, cos’è che fate? Abbiamo 5 settori: grafica tradizionale: studiamo il nome di prodotti e servizi per aziende che vogliono aprire, troviamo il nome adatto per eventi e servizi…, scriviamo/correggiamo testi, studiamo i logo, prepariamo cataloghi, brochure. audiovisivi: spot radiofonici, siamo i concessionari del servizio di filodiffusione degli spot natalizi per conto dell'ASCOM di Savigliano, inoltre realizziamo video aziendali e matrimoniali. web: è il più importante. Oltre al sito del Comune di Racconigi, ne abbiamo realizzati più di 40, è un bel lavoro che ci permette di fidelizzare i clienti e offrire servizi tecnologicamente innovativi e costanti. ufficio stampa: per la CGIL Cuneo, siamo l’ufficio stampa dell’orchestra storica di Guarene, di quella di Luca Frencia e di altre orchestre minori. Sempre in questo ambito, siamo concessionari di un’azienda romana, Cinestat, per la rilevazione e controllo dati al cinema per la provincia di Cuneo: controlliamo che i trailer siano proiettati, verifichiamo gli incassi del film e inviamo i dati a Roma. dressing: stampa di magliette e personalizzazione di abiti da lavoro (abbiamo lavorato per due grossi consorzi); stampiamo anche le insegne.

Il nostro obbiettivo è diventare una multi servizi della comunicazione. Perché ti sei orientato in questo ambito? Nel precedente lavoro io seguivo una strada non mia, ora lavoro ad un progetto che risponde ad una mia passione… a me sembra di non lavorare mai anche se in effetti, a parte una settimana di ferie, lavoro sempre, anche di notte se ho necessità, perché mi piace, perché l'ho scelto io. Alcuni dei miei concorrenti hanno ereditato l’impresa familiare, io mi sono fatto dal nulla, anche se sono partito con alle spalle una famiglia. Io amo questa ditta! … quindi tu hai fatto di una passione, un lavoro… ti dà da vivere? Sono indipendente, senza debiti, lavorando molto, creando lavoro anche per altre persone; e poi c’è Stefano, che per clienti di un certo livello è fondamentale. Qual è il settore di Stefano? Stefano (che non vorrebbe lo dicessi) è a mio parere uno dei più bravi in circolazione, preciso e meticoloso. E’ un creativo completo, disegna, scrive… è in grado di seguire un progetto completo (art-copy) in totale autonomia cosa sempre più rara oggi. I siti li fai tu? Sì, ma pian piano vorrei occuparmi solo della parte organizzativa, mi piace parlare con la gente, discutere, mediare e fare impresa. Ritengo l’imprenditore il politico dell’impresa, e il politico è quello che prende le decisioni in base ai dati che ha, pur confrontandosi con i collaboratori: spero di essere considerato una persona disponibile al confronto e se sbagliamo mi prendo la responsabilità a nome di tutta l'agenzia, ma se c’è del merito questo è certamente del creativo e credo sia giusto vada gratificato. Che difficoltà hai incontrato all’inizio? Non ho avuto particolari difficoltà… … ma sei il primo che ci dice questo… L’Italia è un paese in cui è consentito aprire un’attività da giovane con regime fiscale agevolato, per cui pagando il 5% di tasse (certo entro certi limiti, ecc..) e con poco più di 150 euro di INAIL annui, abbiamo tutta

una serie di servizi (malattia, infortuni, pensione…) beh, credo che sia comunque vantaggioso! E’ facile lamentarsi, ma forse dovremmo apprezzare di più ciò che si ha e se hai voglia di fare, devi partire dalle tue radici, dalla tua storia che ti dà le garanzie per iniziare… Sei in Consiglio comunale… Sì e questo,forse, ha fatto di me una persona più conosciuta in città, però, per statuto, non posso prendere lavori dal Comune. Hai fatto ricorso a mutui? Ho un fido che non ho mai usato, per averlo non mi sono state chieste particolari garanzie. Certo, come tutti, ho una rete di amicizie che ovviamente nel rispetto delle regole e della legalità permette all'agenzia di avere lavoro con costanza, ma questo è un nostro modo di essere, della nostra cultura e può essere un punto di forza. Quale è la tua area di azione? Provincia di Cuneo, Torino e Aosta, vorrei lavorare nella zona di Novara e Verbania, (su Asti e Alessandria ci stiamo attrezzando) per 4 anni siamo stati in crociera come ufficio stampa per una tv locale (sempre big&low)… siamo curiosi per cui ci piace fare cose che ci spingono fuori da qui… lavoriamo molto per Racconigi, per clienti importanti per i quali Stefano è una garanzia. Come hai scelto i tuoi collaboratori? La strategia è di cercare persone che vengono da città diverse: Racconigi, Fossano, Alba, Savigliano; la loro disponibilità ad iniziare con una retribuzione bassa, che aumenta già nel secondo anno e, considerato che sono molto giovani, credo che sia una buona proposta. Quale il tuo sogno nel cassetto e come vedi il tuo futuro? Radioso! Al di là di questa parete ci sono tre stanze, attualmente è il mio alloggio, sogno di buttare giù la parete, quindi avere un organico maggiore, più commerciali e qualcuno su Torino e provincia, magari un operatore web e man mano avere sempre più un ruolo di coordinamento e non operativo… mettere su famiglia, avere un paio di figli… non una multinazionale!!! Qual è la tua visione di questo Paese? Noi diamo il meglio nei momenti peggiori, nessuno come noi dalla resistenza in poi ha saputo riprendersi; siamo il paese più bello del mondo per natura e patrimonio storico-artistico, siamo la provincia più ricca. I miei antenati non sono nati tutti qua e non sono nati ricchi; mio padre a 16 anni è arrivato qui dalla Calabria con due valige, un papà ammalato, una mamma e due sorelle a carico, e ricavarsi uno status sociale in un paese dove era sconosciuto non è stato facile. Questo locale è della mia nonna materna che è rimasta vedova giovane e per 30 anni ha fatto l'ambulante al mercato… storie di lavoro, fatica e sudore . Io ho ereditato tutto questo… dal 2010 provo a metterci del mio!


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30 APRILE ’45:

RACCONIGI E’ LIBERA II PARTE

Sul numero di aprile di Insonnia abbiamo pubblicato la prima parte della ricostruzione della liberazione di Racconigi, scritta nel ’45 dal teologo Saglietti, in quel tempo Priore della Parrocchia di S. Giovanni in Racconigi. Questo documento che si trova dattiloscritto all'Archivio Storico Comunale e all’Archivio Storico Parrocchiale è parte, insieme ad altri importanti documenti dell’epoca, di una pubblicazione la cui presenza ci è stata segnalata da don Umberto Casale; si tratta di “Clero, guerra e resistenza nella diocesi di Torino (1940 – 1945). Nelle relazioni dei parroci del 1945” di Giuseppe Tuninetti, collana Studia taurinensia, 1996, Edizioni Piemme, pp. 219/233.

SABATO 28 APRILE

Ore 9 - Adunanza: si affaccia il problema del come preparare l'eventuale resa militare. Il maresciallo Ibba parte. Dò relazione di quanto è avvenuto. Ore 9,30 - Il Prefetto mi manda di nuovo a chiamare. Intanto mi è giunta la risposta di Apollo, che il Prefetto si ritira. Ma non potendosi avere le altre risposte, si combina di mettere a disposizione una moto per don Cavallero, che andrebbe a sollecitarle. Non si riesce però a trovare nessuno che voglia accompagnarlo, di modo che solo verso le ore 21 don Cavallero può partire. Nel frattempo si riceve notizia che pare che un grosso nucleo di militari voglia arrendersi: notizia però che non ha successivamente nessuna conferma. Ore 12,15 - Sempre pensando che si possa avere una resa di numerosi uomini, vado dall'avv. Ton e successivamente dal sig. Franzero per combinare il daffare. Si pensa di radunare un gruppo di giovani e di far luogo di concentramento il Silos. Vado da Ragazzoni e si trova presto un buon numero di giovani pronti all'opera. Ore 15,30 - Vengo chiamato d'urgenza perché c'è un capitano partigiano che mi manda a chiamare e mi attende nei pressi del Camposanto. E' il capitano Amilcare. Incontratici, ci avviamo insieme al Silos. Ma non appena là una staffetta arriva dicendoci che c'è una macchina con bandiera bianca che viene per chiedere la resa dei neri e dei tedeschi. Accorro. Non so dire come quell‘appuntamento fosse stato fissato e da chi: fatto sta che in Piazza IV Novembre troviamo il gruppo tedesco che ci attende: noi avanziamo con bandiera bianca. Ma appena vicini ci vengono puntate le armi. Regolato l‘incidente, si chiede la resa. Si manda a chiamare l'interprete. Poi i tedeschi vogliono un ufficiale in divisa: si manda a chiamare Amilcare. Giunge. Mentre si discute arrivano dei neri (fascisti, brigatisti neri). Anche a loro si chiede la resa. Essi dicono che c'è il Prefetto e che si vada nel Parco. Il tenente

Don esige invece che il Prefetto venga lui al luogo del convegno. Lunga e noiosa attesa. Ore 17,15 - Il Prefetto manda a dire che lui non viene: il tedesco, udita questa risposta, anche lui recede e con ciò tutto è finito. Cioè no: si spara dietro al gruppo che torna indietro con bandiera bianca: corriamo al Silos ad avvisare che tutti scompaiano in fretta. Ore 18,15 circa - Una macchina mi raggiunge in istrada per portarmi dal Prefetto, che mi vuole di nuovo parlare. All'arrivo, presso la palazzina svizzera, trovo Gori infuriato. Egli si scaglia con violentissime parole e minacce contro di me; urlando mi dice: "Cosa è mai questo? Vengono a chiederci la resa! Non siamo burattini! Ma noi diamo fuoco a Racconigi, case, donne bambini ..... vi ammazziamo, vi sotterriamo, vi facciamo scomparire ... " Lo lascio sfogare e urlare e poi sottovoce, piano pianino gli dico: " Se mi volete ammazzare, sono qui. Che male ho mai fatto io? Mi avete mandato a chiamare, non una, non due, ma più volte; mi son messo di mezzo per fare da intermediario in tutti i modi; vi ho consigliato apertamente più e più volte quel che è bene che facciate. Se ho fatto male, uccidetemi pure". In quel momento arriva il Prefetto, che urla di andare gli ufficiali soli

in una stanza. Si discute sulla proposta di resa: lui vuole invece avere le risposte delle richieste di passaggio: gliele dò, essendo giunto don Cavallero con questa relazione: " Carmagnola accetta, Carignano accetta, Moncalieri non accetta, Torino non accetta". Il Prefetto si irrita, mi dice parole aspre, poi si ricrede e mi fa i complimenti: v'è confusione, affanno, disordine, non si capisce più nulla. Esco: è finito l'ultimo incontro con i neri avvenuto in forma ufficiale. Solo pin tardi torno in Castello: ma non vedo più nessuno dei pezzi grossi; passo a dire una parola buona alle Suore. Ore 21 circa - Il gruppo di giovani già riunito al Silos si raduna ancora una volta per organizzarsi in vista del giorno seguente. Vi è l'avv. Ton, il maresciallo Ibba ecc. …

DOMENICA 29 APRILE

Ore 9 - 9,30 Vado al Castello: de-

solazione e disordine. Tutti sono partiti, eccetto un piccolo gruppo di tedeschi. Si porta via un ferito e si avviano al Silos due uomini rimasti. Più tardi avvisato che s’è fatta una sparatoria in Castello e che son stati fermati dentro l'avv. Ton con altri. Accorro. Ma già i rinchiusi, dopo aver mostrato le carte, sono stati rimessi in libertà. Vado a parlare con il sig. Curti, amministratore. Ci accordiamo di andare insieme dai tedeschi per cercare un modus vivendi, pel quale siamo lasciati occupare per via di accordo la città ed il castello dai partigiani, senza ostilità. Intanto io osservo il loro armamento. Ore 16,30 circa. Mi si viene a chiamare perché al Camposanto v'è un tenente partigiano che vuole parlarmi. E' Bob, il quale esige che io vada a chiedere la resa dei tedeschi fermi al Castello. Oppongo le difficoltà testificando dell'armamento dei tedeschi e riferendo i colloqui avuti nella mattinata. Bob tuttavia insiste imperiosamente: dopo molte esitazioni mi avvio insieme con Bombara. Ma per istrada penso che è meglio conferire prima col tenente Don. Don a sua volta insiste pure per non dare tale assalto date le difficoltà. Si discute: partono insieme Bob e Don per prendere ordini e accordi. Ore 19 - Sono ritornati Bob e Don: 1'accordo è che io debbo andare a chiedere ai tedeschi che vogliano incontrarci a discutere la resa, se no si minaccia 1'assalto. Mi viene la febbre: ho visto troppo bene che la cosa presenta gravi difficolta. Tuttavia oramai bisogna andare: mi raccomando al Signore, affidando a Lui la salvezza di tanti giovani, che un assalto insufficientemente preparato, avrebbe certamente sacrificato, e la salvezza della Città, che ne avrebbe avuto gravi danni. Ore 19,15 - Chiedo al tedesco che voglia andare fino al passaggio a livello per discutere la resa. Il tedesco non vuole andare; dà tuttavia la sua parola che è disposto ad ascoltare i proponenti se vogliono andare loro stessi da lui, disarmati, che egli manterrà la parola d'onore e non verrà fatto


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alcun male. Intanto però dà ordini e vedo uomini mettersi in moto: osservo pure che i cancelli sono stati aperti in vista del prossimo arrivo di truppe tedesche. Di ritorno faccio osservare tutte queste cose e rendo nota la risposta del tedesco. Rendo pur noto che risulta essere assai grande il numero dei tedeschi prossimi ad arrivare, pensando che si son fatti macinare seicento quintali di grano. Ore 19,30 Bob, Don e Bill si disarmano per avvicinarsi e chiedere la resa; ma si discute: è prudente? spareranno come ieri? a piedi o in macchina con bandiera bianca? Mentre si discute Gonella padre è invitato a fare un passo per vedere ancora come stanno le cose. Ma lo fermano. Buon per lui se può salvare se stesso e la bicicletta e tornare a riferire che numerosi sono i tedeschi che giungono, cosi che non è prudente dare l'assalto e neppure andar a chiedere la resa. Perciò ci si ritira tutti in buon ordine. Io dico loro che tutti si allontanino in fretta, mentre io andrò a portare la risposta ai tedeschi, che non avendo essi voluto andare al passaggio a livello, gli altri hanno rifiutato di venire a parlamentare

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con loro lì. E difatti vado piano pianino perché tutti abbiano tempo a ritirarsi; invece di giungere dai tedeschi alle 19,45 come c'eravamo intesi, io giungo che sono le 20,15, cioè mezz'ora dopo, quando tutti hanno avuto tempo di allontanarsi. Mi domandano dove sono i partigiani. Sono tutti attorno, dico, e poi: “trenino, ferrovia, Cavallermaggiore….. “ La risposta spegne in loro ogni velleità di cercare ostilità.

LUNEDI’ 30 APRILE Festa di S Giuseppe Benedetto Cottolengo.

RACCONIGI LIBERA. Al mattino presto Ciano Gola viene a prendere notizie: gliele diamo. Più tardi si combina per l'ingresso dei partigiani. Alle ore 10 entrata festiva. Ed ora che siam liberi da nemici cerchiamo di volerci bene tra di noi, di cooperare tutti insieme, di diverse idee e di diverse opinioni, per il ritorno all'ordine, al benessere, alla vita normale, per il bene della Fede nostra, Famiglia nostra, Patria nostra. Venerdì 4 maggio 1945 (Sac. Francesco Saglietti)

Don Francesco Saglietti: nato a Torino i1 27 luglio 1905; ordinato sacerdote il 29 giugno 1928, laureato in Teologia nella Facoltà Teologica del Seminario Arcivescovile; nel 1930 vicecurato a S. Andrea in Bra; dal 29 agosto 1937 priore di S. Giovanni in Racconigi. Morto a Racconigi il 3 aprile 1964 a 58 anni. Don Carlo Chiavazza: nato a Sommariva Bosco i1 9 ottobre 1914; ordinato sacerdote il 29 giugno 1937; cappellano militare nell’ARMIR in Russia: su questa esperienza pubblicò Scritto sulla neve, Bologna 1964; dall’ottobre 1943 viceparroco a S. Giovanni in Racconigi; nel suo Diario lasciò scritto: «Dal 1943 al 1945 diressi il Comitato di Resistenza contro i Tedeschi. Cercai di evitare spargimento di sangue; occultai molti giovani; riuscii a salvare molti partigiani. Rimasi quattro mesi nascosto in una casa di Racconigi, facendo credere di essere partito, perché avevo alcuni mandati di cattura. Tutto andò bene» (in «Il Nostro Tempo», 11 aprile 1982, p. 5). Dal 1946 direttore del settimanale «Il Nostro Tempo»; canonico di S. Lorenzo in Torino dal 19 giugno 1946; Cameriere d'onore di S. Santità Pio XII. Morto a Torino il 28 dicembre 1981. Amilcare: nome di battaglia di Chiaretta Roberto Bob: nome di battaglia di Garombo Giovanni Don: nome di battaglia di Mora Annibale

Un respiro di sollievo. Di cosa ha bisogno una mamma? di Simona Roccato

Maggio e festa della mamma. E' da un po' che ho piacere di scrivere ma il continuo correre quotidiano mi faceva sentire la fatica di raccogliere i pensieri. Una mamma si può festeggiare davvero in un milione di modi. Digitate festa della mamma su Google e si aprirà un universo di lavoretti creativi e dolci pensieri per sciogliere il cuore di qualsiasi donna. Ma “di cosa ha bisogno una mamma?”. In questo momento mi ritrovo davvero nelle parole di Ilenia, maestra di yoga ed incantevole mamma di due birbe, che arricchisce di spunti su cui riflettere il suo delicato blog (http://iltempodellacrisalide.blogspot.it). “Di cosa ha bisogno una mamma?”. Un momento libero in regalo. Un attimo di pace per essere sola e raccogliersi dietro qualche pensiero. Di appoggiarsi e sentirsi sostenuta, percependo che si può... tirare un respiro di sollievo senza sentirsi in colpa per essersi fermata. Che si può ... respirare una

boccata di pace e silenzio, lasciando scorrere quello che è stato nel passato senza lasciarsi subito avvolgere dall'ansia per quello che viene dopo (una preoccupazione o anche solo la cena che si accavalla al bucato, gli impegni dei figli e le esi-

genze e i bisogni di tutti, degli altri). Per rigenerarci, Ilenia ci propone un pranayama, ovvero una tecnica di respirazione che prevede di respirare anche con la bocca , cosa rara nell'hatha yoga.

Ve la descrivo: Inspiro con il naso Espiro con la bocca Inspiro con la bocca Esalo con la bocca Si esegue l'intero ciclo e si continua fino a che se ne sente il bisogno, fino a quando si percepisce il viso rilassato, il petto libero, il corpo più sveglio. Quando la mente si acquieta e i pensieri rallentano il loro flusso, ci si può raccogliere nel proprio centro percependo che lì ognuno di noi possiede energie e forze e soprattutto la splendida capacità di rinnovarle. Come scrive Ilenia “di sentire che ogni mamma ha sempre la forza per rimanere aperta a tutte le emozioni, in tutti i loro livelli di intensità e di sfumature, belle o brutte, perché fanno parte del suo delicato compito di far andare avanti il mondo e di crescerlo”. Auguri e Buon respiro di sollievo a tutte le mamme!


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a cura di Guido Piovano

L’OMOFOBIA HA FONDAMENTO BIBLICO? Joseph Ratzinger in Homosexualitatis Problema, 1986, scriveva: «Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. […] In Levitico 18,22 e 20,13, quando vengono indicate le condizioni necessarie per appartenere al popolo eletto, l’autore esclude dal popolo di Dio coloro che hanno un comportamento omosessuale. Sullo sfondo di questa legislazione teocratica, san Paolo sviluppa una prospettiva escatologica, all’interno della quale egli ripropone la stessa dottrina, elencando tra coloro che non entreranno nel regno di Dio anche chi agisce da omosessuale (1 Cor

6,9) […] Riporto qui 1 Cor 6,9, il testo citato da Ratzinger: «Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non vi illudete; né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori, erediteranno il regno di Dio.» Sul tema sono lieto di poter ospitare in questa rubrica il parere di don Franco Barbero: “1) Da almeno tre secoli gli studiosi della Bibbia non si stancano di ribadire che la lettura ingenua delle Scritture giustifica la guerra, la subordinazione della donna, la schiavitù.... Il cristiano non può ricavare dalla Bibbia un codice comportamentale, immutabile e universale. La

volontà di Dio va sempre colta nella storia scendendo al di sotto e al di là della crosta culturale di quel luogo e di quel particolare contesto. Una lettura senza la consapevolezza del contesto storico, dal quale e nel quale è nato uno scritto, diventa addirittura ridicola. La Bibbia non è mai leggibile come un "assoluto disincarnato", una "legge caduta dal cielo". Senza questa premessa ognuno può trovare nella Bibbia tutto e il contrario di tutto. 2) Ratzinger ha citato Levitico 18,22 e Levitico 20, 13 (Se proseguiva con Levitico 20,14 e seguenti vedeva quanti assassinii la Bibbia ordina!!). Il punto focale della preoccupazione biblica è che queste unioni non portano a procreare. Bisogna cogliere il forte condizionamento culturale del passo biblico in un mondo semita che non concepiva l'omosessualità, ma era largamente impegnato ad assicurare la continuità del popolo attraverso la generazione, anche per sopravvivere ad una vita tra miseria, deportazioni e guerre. Molti studiosi della Bibbia sottolineano che questa visione, non solo proviene da una cultura che non conosceva affatto l'omosessualità come la intendiamo noi oggi a livello antropologico, ma voleva prendere distanza da alcuni culti non israelitici in cui avvenivano comportamenti omosessuali. 3) Quanto poi alla citazione di 1 Corinti 6,9 potrebbero essere utili le ricerche sul greco biblico rispetto alle traduzioni. Non è affatto

"Vivere Senza Slot" In collaborazione con l'Associazione culturale giovanile "Tocca a Noi" il 14 giugno, nel pomeriggio alle 17.00 si terrà la presentazione del libro:

"Vivere senza slot. Storie sul gioco d'azzardo tra ossessione e resistenza"

scritto da quattro ragazzi trentenni che vivono a Pavia. Gli autori Ludovica Cassetta, Pietro Pace, Paola Alessia Schintu e Mauro Vanetti, saranno presenti e ci racconteranno le iniziative messe in campo a Pavia (comune con la più alta concentrazione di Slot per abitante). I ragazzi del Tocca a Noi presenteranno un logo che stanno realizzando, da affiggere in tutti i bar/tabaccherie di Racconigi e dintorni che hanno deciso di non installare le slot-machine. Al termine sarà offerto un buffet per i partecipanti.

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sicuro che qui Paolo alluda all'omosessualità. Ma non è questo il problema. Paolo spesso nei suoi scritti adotta i "codici dei vizi e delle virtù" che si fondano sui filoni filosofici dello stoicismo e del platonismo che disprezzavano, in modi diversi, la corporeità. In questo elenco egli non fa una riflessione specifica sull'omosessualità, ma segnala una esigenza di rottura con tutto ciò che attiene alla "corruzione". Concludo queste mie brevi osservazioni invitando alla lettura di tutta quella enorme produzione biblica che analizza con rigore i testi citati. In ogni caso, mi permetto di segnalare la rivista internazionale di teologia CONCILIUM ( 1/2008). In essa si troverà un' ampia documentazione sul tema e si potrà constatare che "estrarre dalla Bibbia dei versetti per condannare l'omosessualità" è un'operazione manipolatrice delle Scritture perché priva di intelligenza critica e priva degli strumenti del metodo storicocritico”. Intanto a Torino le sentinelle antigay occupano le piazze in silenzio, con un libro in mano protestano contro la legge che punisce l'omofobia e si battono contro il disegno di legge Scalfarotto per il contrasto dell'omofobia. Il guaio è che l'arcivescovo e la curia non hanno lasciato mancare il loro appoggio e la pubblicità sul sito. Insomma... il tempo delle crociate non è ancora finito.


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TORNARE A CREDERE NEL BELLO, SENZA SENTIRCI IN COLPA di Rodolfo Allasia

Il 26 di marzo a Cavallermaggiore c’è stata la presentazione del libro “Sono io che non capisco” da parte dell’autore Maurizio Pallante, fondatore e presidente del Movimento per la decrescita felice. Pallante è impegnato sulle tematiche ecologiche ma in questo libro presenta una serie di riflessioni sull’arte contemporanea poiché, come afferma lui stesso, l’arte non è che un tassello della nostra società, un tassello molto importante perché determina il nostro modo di pensare, la nostra cultura. Una riflessione attraverso la quale ci ha condotto Pallante è stata quella che riguarda la capacità innovativa che, più o meno dalla fine dell’800, ci si aspetta dall’artista. Da quel momento l’originalità dell’opera diventa il criterio qualitativo dell’opera stessa. Dietro a questo concetto c’è quello della liberazione (vera o presunta) dai vincoli alla creatività imposti dalle accademie e al desiderio di esplorare territori sconosciuti. L’obiettivo dell’artista è diventato, per la cultura dominante, quello di fare qualcosa che non è ancora stato fatto da altri, spesso aggiungendovi anche la provocazione, l’esagerazione, lo scandalo, la polemica, in modo da apparire ai propri contemporanei come “nuovi”, “moderni”, “all’avanguardia”. Ma questo principio contiene in sé il suo superamento perché se “il nuovo” è il valore dell’opera,

dal momento che questa è terminata è già superata perché altri produrranno qualcosa di più nuovo e così l’avanguardia si trasforma in neo-avanguardia e così via. Quanto assomiglia alla moda, che per essere venduta deve rinnovarsi continuamente! Ma quanto ci si può definire originali se in una certa stagione tutti indossano gli stessi colori, gli stessi tessuti, gli stessi tagli di giacche o di pantaloni? Altro che “contro”! Quando sono le correnti a dettare i princìpi, quando i critici, le gallerie, i musei creano la “linea di rottura” allora probabilmente è la “conservazione” la vera rottura. Ma Pallante non si fa incastrare: se è pericoloso il principio del nuovo è altrettanto pericoloso il

Cronache racconigesi di Zanza Rino

1924. La “città” di Racconigi (vale a dire il Commissario prefettizio nominato dal Governo fascista alla amministrazione temporanea del Comune) conferisce al duce la cittadinanza onoraria “in riconoscimento dei meriti eccelsi di S.E. il Presidente del Consiglio BENITO MUSSOLINI”. Maiuscolo, come si impone per deferenza al potere. Da Roma il Governo

ringrazia l’ignara popolazione. Pochi mesi dopo l’illustre concittadino acquisito arricchisce i suoi meriti eccelsi, assumendosi la responsabilità politica per l’assassinio di Giacomo Matteotti ad opera di una squadraccia fascista. 1925. Il nostro illustre concittadino acquisito è a Racconigi per il matrimonio della principessa Mafalda di Savoia, occasione per la consegna ufficiale

principio del vecchio. Con una affermazione che può sembrare paradossale, l’autore del libro, afferma che un artista è innovativo solo se non si propone di esserlo, perché, se invece si prefigge di esserlo pone al di fuori di sé le ragioni della sua arte e perde la sua vera ORIGINALITA’ ovvero essere se stesso. Un’altra profonda riflessione proposta da Pallante sta nella manualità che oggi è stata sostituita da macchinari, tecnologie sempre più sofisticate fino al punto di eliminare l’opera stessa, per lasciare spazio al vuoto, alla non opera, all’idea! All’ingresso della mostra DOCUMENTA del 2012 (ormai vecchissima !) a Kassel in Germania, lo spettatore era accolto in una grande stanza vuota e bianca at-

traversata da una leggera corrente d’aria… non era l’effetto di una porta dimenticata aperta, era un’opera d’arte. La manualità mette in moto una parte del cervello che permette, funzionando, di concepire la progettualità; la mano offre al cervello più informazioni di quelle trasmesse dalla vista, spesso ingannevoli. Ma eliminando l’uso delle mani, un tempo molto usate dagli artisti, viene sottovalutata l’importanza dell’apprendistato, del maestro, della tecnica, del materiale e alla fine del “bello” (scusate il termine!) Pallante ci accompagna ancora in molte riflessioni: il prezzo dell’arte, la ripetibilità, i nuovi Mecenati, le lobby dell’arte, riflessioni allo scopo di non sentirsi idioti per il solo fatto che non si riesce a capire il significato di tante opere. Non dobbiamo più usare quella frase che costituisce il titolo del libro “Sono io che non capisco” ma iniziare a pensare che non c’è NULLA da capire oltre ad una grossa speculazione che è in atto. Non si tratta di varare una nuova corrente artistica, anzi ce ne sono già troppe, si tratta invece di avere nuove speranze in antichi valori, forse si inizia ad intravedere una luce! A me Pallante sulla prima pagina del suo libro, che ho comprato al prezzo di 12 euro, ha scritto “A Rodolfo queste riflessioni che possono farlo sentire meno isolato nella sua attività artistica”.

Gli zanzarini sono insetti molesti. La loro puntura non è mortale e neppure dolorosa, ma è spesso irritante. Se ne scacci uno ne arriva subito un altro. Tanto vale farci l’abitudine. della cittadinanza. La popolazione tripudia e festeggia, la guerra è ancora lontana e i nomi dei 105 racconigesi caduti devono ancora essere scritti sulla lapide del palazzo comunale. Anche la povera Mafalda è felice, è ancora lontano il 1944 quando, arrestata dagli alleati nazisti dell’illustre concittadino, morirà nel campo di concentramento di Buchenwald. 2014. Il Consiglio comunale di Racconigi, maggioranza e minoranza insieme, decide la revoca della

cittadinanza onoraria a Mussolini, come hanno fatto altri Comuni. I 12 partigiani racconigesi caduti durante la lotta di liberazione (e anche gli altri che ne hanno visto la conclusione), non devono più condividere una concittadinanza scomoda ed esprimono la loro gratitudine. Ops… chiedo scusa, mi sono fatto prendere la mano … il Consiglio non ha ancora deciso. Ma certo lo farà !?!?


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L’INSONNIA E “I COLORI DELL’AMORE” di Rodolfo Allasia

Compito di un giornale, secondo noi, è quello di porsi delle domande, cercare delle possibili risposte e rifare il percorso per scritto nel modo più semplice possibile con l’unica finalità di diffondere queste informazioni per innescare una serie di riflessioni nella speranza di incidere, almeno un po’ nella cultura di coloro che si riesce a raggiungere con il giornale che pubblichiamo. A volte i temi sui quali ci poniamo domande sono così complessi che abbiamo difficoltà a trattarli in modo completo e sono quei casi in cui cerchiamo di far parlare, chi vive direttamente l’esperienza, i protagonisti, le persone implicate in queste tematiche. In questo modo noi stessi ci arricchiamo di conoscenze, gettiamo i preconcetti (almeno quelli macroscopici): mentre facciamo un lavoro su noi stessi ne facciamo partecipi quelli che ci seguono, tutto quanto con la maggior sincerità possibile senza altri fini se non quello di crescere insieme. Tutta questa premessa per spiegare come siamo arrivati alla determinazione di affrontare il tema del mondo LGBT.

In questi tempi il tema dell’omofobia è spesso nelle notizie di cronaca vuoi per violenze subite da persone gay o transessuali, vuoi per le unioni gay che vorrebbero essere legalizzate e trovano la soluzione di farlo fuori Italia (con le polemiche che seguono), vuoi per i suicidi di ragazzini che vengono emarginati e dileggiati fino all’esasperazione ed altri tristi episodi intorno a coloro che si identificano in questo variegato gruppo definito LGBT. Pochissimi giornali trattano queste temi salvo alcune pubblicazioni edite dall’ARCI-GAY di qualche provincia o città italiana o da associazioni che difendono i diritti omosessuali. I quotidiani trattano il tema anche diffusamente a partire da qualche notizia di cronaca, meglio se c’è da scavare nel torbido, nel sensazionalistico e poi quando gli echi si spengono tutto tace. I settimanali locali non ne parlano proprio, quasi che l’argomento fosse tabù. Come vivono la quotidianità le persone LGBT, dopo le cronache vivaci, dopo le opinioni suscitate dagli episodi più eclatanti? Chi sono le persone LGBT? Qual è

l’atteggiamento diffuso della gente, anche quella colta, quella intellettuale, aperta e democratica, nei confronti delle persone omosessuali? Quanti i sorrisini, le battute, le barzellette che circolano in tutti gli ambienti! Fare una battuta simpatica su una persona omosessuale o meglio un transessuale sembra essere un modo per esorcizzare il pericolo di essere identificato come uno di loro. Le persone LGBT vivono in mezzo a noi ed è necessario conoscerle, senza preconcetti. Così con il nostro mensile abbiamo iniziato una serie di articoli chiedendo alle persone lesbiche, gay, transessuali, bisessuali, ai genitori dei figli gay ecc. di parlare di sé, di farsi conoscere finche questo tema diventasse uno dei tanti che si trattano ogni mese; non per arrivare alla rubrica del gay o della lesbica come abbiamo quella del cinema e del libro, perché sarebbe una contraddizione contro ogni senso comune, ma perchè queste persone non siano più visti come strani fenomeni da guardare con sospetto ma uomini e donne come tutti, con le loro difficoltà, i loro affetti, le caratteristiche, con le loro preferenze sessuali e le

esperienze che vogliono raccontarci. Noi possiamo essere un mensile aperto a questi interventi, come per tutti coloro che vogliono scrivere sulle nostre pagine, con limiti di spazio, di decenza, nel rispetto di tutti, nella correttezza, senza offendere chi sia di altra opinione. Non siamo degli esperti e non vogliamo necessariamente esserlo, vogliamo, insieme ai nostri lettori, riflettere sul mondo che ci circonda. Continuiamo ad essere un mensile di confronto anche in questo ambito, perché non abbiamo padroni e… pochissimi pregiudizi. Per questo abbiamo voluto attivamente collaborare a questa giornata in chiusura della edizione 2014 dei “colori dell’amore” portando il nostro contributo al dibattito ed alla buona riuscita della manifestazione.

I colori dell’amore 2014 Da cinque anni ormai “Voci Erranti” (associazione che promuove attività rivolte alla cittadinanza e alle fasce sociali più deboli realizzando progetti culturali e sociali in collaborazione con Enti, Università, Associazioni e Compagnie Teatrali), in collaborazione con il comitato arcigay di Cuneo “Figli della Luna” organizza durante il mese di maggio (17 maggio giornata mondiale contro l’omofobia), momenti di incontro e dialogo a favore delle pari opportunità di genere e la promozione dei diritti delle persone LGBT dal titolo “ I Colori dell’Amore”, che si svolgono nelle varie città della provincia di Cuneo. Gli obiettivi di questa iniziativa sono quelli di promuovere la non discriminazione e la lotta all’omo-transfobia attraverso eventi culturali, creando momenti di riflessione e formazione con i giovani, ampliando la conoscenza storica della realtà omosessuale, aumentando le competenze degli operatori sociali, , avviando un dialogo tra omosessualità e religione, fornendo strumenti ai genitori per la comprensione l’aiuto e l’accoglienza dei loro figli, promuovendo il pieno riconoscimento dei diritti delle persone gay lesbiche bisessuali transessuali, nonché la loro piena inclusione sociale. Quest’anno gli appuntamenti saranno i seguenti: Sabato 10 MAGGIO - berto Vecchioni) ha composto la can- ottimista. E non mi sbaglio”. Sabato 17 MAGGIO - SACUNEO / Cinema Monviso / zone “Due madri”dicendo: “L’ho - dott. Luca ROLLÉ Psicologo, li- LUZZO / Teatro Politeama / ore 15.00 Dibattito “E tu scritta per Nina e Cloe, che hanno due bero professionista. Collabora dal ore 10.00 “Comuni marquante mamme e papà hai?” madri che si amano e anche moltis- 1999, in qualità di consulente, con la ziani” . Ovvero dell’omosesDiscuteremo delle “famiglie arcoba- simo. Ho accompagnato io Francesca Facoltà di Psicologia di Torino, e con sualità e dell’affettività in Olanda per fare la fecondazione, è le maggiori organizzazioni LGBT, ul- spettacolo teatrale di Tecnologia Fileno” insieme a: - Francesca Vecchioni, che con la stato entusiasmante. Loro sono una timamente proprio nel campo dello losofica per le scuole superiori saluzcompagna Alessandra ha avuto due famiglia. Quando sono nate, mi sono studio delle famiglie omogenitoriali. zesi. gemelline Nina e Cloe, ottenute con sentito rinascere, è stata una tale sca- Si occupa di ricerca sul tema delle Comuni Marziani è stato selezionato la fecondazione artificiale in rica di emozioni… Mi hanno regalato problematiche legate all’orienta- dal Sistema Teatro Torino nell’ambito Olanda; il padre ( il cantautore Ro- una seconda giovinezza. Io so che il mento sessuale e di formazione nel- di “Rigenerazione 2007”, come uno mondo per loro cambierà. Sono un l’ambito scolastico e dei migliori lavori presentati alla vedell’adolescenza. trina. Lo spettacolo ha come tema - don Franco Barbero sacerdote l’omosessualità, intesa come uno dei della chiesa cattolica allontanato per modi di vivere la sfera affettiva. Lo le sue posizioni nei confronti del- spettacolo si propone di affrontare l’omosessualità quella sottile linea d’ombra che non Seguirà la proiezione del corto “E’ ha età e che costituisce il passaggio femmina, no?” realizzato da “BA- dell’individuo da una fase di non acDhOLE Video” cettazione e spesso di solitudine – in (2006) [miniDV, 17', fiction] di Silvia cui ci si sente “sbagliati”, “marziani” Novelli appunto – ad una fase di riconosciLe BADhOLE sono un’associazione mento di se stessi, di apertura al culturale formata da 5 donne,12 anni mondo, di confronto, di accettazione di attività, 8 cortometraggi, 3 docu- che i propri sentimenti hanno gli mentari, 1 serie web, 4 spot, 80 sele- stessi sapori, le stesse dinamiche e gli zioni a festival nazionali e stessi profumi di quelli vissuti dagli internazionali, 26 premi vinti a livello altri, con la differenza che sono indinazionale e internazionale. rizzati ad un compagno dello stesso


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sesso. A seguire dibattito con i genitori dell’AGEDO ( associazione di genitori di figli omosessuali)

Sabato 24 MAGGIO - SAVIGLIANO / Ist. Arimondi Eula / ore 9.00 Biblioteca Vivente per gli studenti dell’Istituto Arimondi – Eula

Come in una biblioteca sarà possibile incontrare alcune persone soggette a discriminazione o pregiudizio e “averle in prestito” per un tempo di circa 30 minuti, per parlare con loro e sfogliare la loro storia come in un libro. La Biblioteca Vivente si presenta come una vera biblioteca, con i bibliotecari e un catalogo di titoli da cui scegliere, con la differenza che per leggere questi libri non bisogna sfogliare le pagine, ma parlare, perché i libri sono “libri viventi”, ovvero persone in carne ed ossa, che vengono “presi in prestito” per la conversazione. I libri viventi sono persone consapevoli di appartenere a minoranze soggette a stereotipi e pregiudizi, ma desiderose di scardinarli, attraverso il dialogo sulle proprie esperienze e i propri valori. I titoli sono volutamente molto diretti, come ad esempio “ragazza lesbica”, “ donna islamica col velo“, “emigrato albanese”, proprio per suscitare le reazioni emotive dei potenziali lettori, attivandone la curiosità, ma anche gli stereotipi e i pregiudizi. Venerdì 30 MAGGIO - SAVIGLIANO / Palazzo Taffini - via S. Andrea 53 / ore 21.00 Presentazione del libro e del progetto “Le cose cambiano”. Intervengono Chiara Reali, le BADhHOLE Video e Federico Novaro. Le Cose Cambiano è un’iniziativa interamente non profit che si basa sulla convinzione che lo strumento più potente di comprensione e di educazione, nonché il migliore antidoto contro l’isolamento, sia la narrazione, e tramite le storie vuole contribuire a combattere tutti i tipi di bullismi e discriminazioni. Il sito www.lecosecambiano.org, inaugurato nel maggio 2013, raccoglie le testimonianze video di chiunque voglia condividere la propria esperienza e raccontare come le cose sono cambiate per lui: la scoperta di sé, il coming out, i conflitti, la solitudine, il superamento delle difficoltà. I destinatari sono i ragazzi che, in un momento critico come quello della scoperta della propria identità sessuale, si sentono soli, spaventati, non compresi da chi li circonda, discriminati, e non riescono a immaginarsi un futuro.

Sabato 07 GIUGNO RACCONIGI / Casa di Eugenio - Via Fiume, 22 / ore 16.30 Dibattito “Alcune persone sono LGBT: fattene una ragione!”

con la partecipazione di rappresentanti della stampa locale ore 18.00 - “Kiss Face” spettacolo teatrale a cura di Voci Erranti Onlus tratto dal libro di Giorgio Ghibaudo autore presente ore 19.00 - Aperitivo

L’ultimo appuntamento dal titolo “ Alcune persone sono LGBT fattene una ragione”, si

svolgerà a Racconigi con la collaborazione del mensile Insonnia. Sarà un incontro dibattito sui temi legati al concetto di democrazia e di corretta informazione, utilizzando come spunto di discussione le " Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT", redatte dall’UNAR ( ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) dopo una serie di seminari-laboratorio svoltisi in varie citta' italiane nell'autunno 2013 in collaborazione con l'Ordine nazionale dei giornalisti e della Federazione nazionale stampa italiana. Parteciperanno all'incontro lo scrittore Giorgio Ghibaudo, Don Franco

Barbero, rappresentanti delle varie associazioni coinvolte, persone LGBT che in questi ultimi mesi hanno collaborato con il mensile Insonnia. Al dibattito sono invitati tutti i rappresentanti della stampa e delle televisioni locali così da stimolare un dialogo che sviluppi in modo costruttivo i discorsi avviati all’interno della rivista nell’ottica di un superamento degli stereotipi e dei pregiudizi che ancora oggi sono presenti nella maggior parte delle comunicazioni mediatiche sulla realtà LGBT. Seguirà lo spettacolo “Kiss Face” tratto dal libro di Giorgio Ghibaudo “ Paolo cerca di non dare nell’occhio, vive come un camaleonte, sperando sempre di non uscire allo scoperto. Da questa situazione non sarebbe mai

in grado di uscire da solo e sarà Francesca, una eccentrica ragazza non proprio convenzionale, e per di più eterosessuale che in modo inaspettato e soprattutto non richiesto riuscirà a risolvere tutti i suoi problemi ”. Con linguaggio diretto e schietto e con ironia e leggerezza VOCI ERRANTI parla di omosessualità portando in scena pagine del libro KISS FACE di Giorgio Ghibaudo. Ideatori ed interpreti della pièce sono Adriana Ribotta e Cristiano Ferrua Alla fine della giornata, verrà offerto a tutti i presenti un aperitivo allestito con la collaborazione di alcuni esercenti racconigesi che chiuderà in allegria e convivialità l’edizione dei Colori dell’Amore 2014.


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PRIMO QUESTIONARIO SUL BILANCIO PREVENTIVO

I RISULTATI Si è conclusa l’elaborazione dei risultati del questionario preparato dalla Consulta Bilancio e Turismo per sondare le aspettative e le proposte dei cittadini in vista della predisposizione del bilancio preventivo 2014. Al questionario hanno risposto 53 cittadini, oltre lo 0,5% della popolazione e quasi l’1% dei votanti alle ultime elezioni. Sottolinea la Consulta: “Dal punto di vista statistico il campione può ritenersi significativo, in considerazione della scarsa abitudine a iniziative di questa natura … e del fatto che l’erogazione non prevedeva alcuna forma di contatto diretto, ma era su base volontaria e su iniziativa del compilante”. Ecco i risultati: 1.In quale di questi settori pensi che il comune dovrebbe indirizzare maggiori risorse? Istruzione. Poi nell’ordine: gestione territorio-ecologia-ambiente, cultura, assistenza, viabilità/illuminazione pubblica, manutenzione edifici pubblici, sicurezza/vigilanza, sport/tempo libero, manifestazioni. 2.Quali di questi settori produttivi pensi debba essere maggiormente sostenuto in sede di bilancio comunale? Turismo. Poi nell’ordine: artigianato, commercio, trasporti, industria, agricoltura. 3.Quali di queste previsioni di spesa pensi debba essere privilegiata per affrontare i disagi causati dalla carenza/perdita di posti di lavoro?

Creare delle “borse lavoro” da destinare a qualche disoccupato per lavori di affiancamento della squadra operai. Poi nell’ordine: dotare di un fondo spese il “Banco Alimentare”, poi nell’ordine, alimentare il Tavolo di Crisi, alimentare un fondo destinato all’erogazione di piccoli prestiti d’onore, aumentare le esenzioni per i servizi a domanda individuale. 4.Quali pensi debbano essere le scelte di bilancio a fronte di un ulteriore taglio dei trasferimenti da parte dello stato verso il nostro comune? Aumento delle imposte comunali sui patrimoni/redditi più consistenti. Poi nell’ordine: aumento delle entrate per sanzioni (codice della strada, ecc.), aumento delle imposte comunali in misura proporzionale per tutti i contribuenti, istituzione di parcheggi a pagamento nel centro storico, aumento delle imposte, tasse e tariffe sulle attività produttive, riduzione dei contributi alle associazioni, riduzione delle spese per manifestazioni, cultura e sport, aumento delle imposte comunali per coloro che negli anni passati hanno usufruito di maggiori detrazioni e/o, aumento delle tariffe per i servizi a domanda individuale, riduzione delle spese per manutenzione edifici pubblici, viabilità, manutenzione verde pubblico, riduzione della spesa sociale in generale, riduzione dei servizi (assistenza scolastica handicap, asili, trasporti, ecc.).

5. Quale ipotesi di suddivisione della nuova “tasi” ritieni più corretta? 30% a carico dell’inquilino e 70% a carico del proprietario. Poi nell’ordine: 20% a carico dell’inquilino e 80% a carico del proprietario, 10% a carico dell’inquilino e 90% a carico del proprietario. 6.Ritieni ci sia maggiormente bisogno di: Educatori. Poi nell’ordine: addetti all’assistenza scolastica, operai, vigili urbani, personale di sportello per gli uffici comunali, addetti ai servizi ci-

COMMENTO di Melchiorre Cavallo

Credo che l’erogazione del questionario sul bilancio rappresenti un ulteriore piccolo passo nella direzione di un allargamento effettivo della partecipazione dei cittadini racconigesi all’amministrazione del Comune. Questa iniziativa si muove nel solco tracciato con la promozione delle Consulte Omogenee e non rappresenta certo il termine del percorso stesso. In autunno sarà attivato, proprio grazie al lavoro di alcune Consulte, un percorso partecipativo indirizzato ai giovani che, personalmente, ritengo ancora più qualificante di quanto messo in campo sino ad ora. Ma avremo modo di parlarne a suo tempo. Concentriamoci, ora, sul questionario e sui risultati. Il primo risultato importante è quello che, quest’anno, nel momento in cui la Giunta Comunale andrà a predisporre il bilancio avrà a disposizione una importante voce in più. È un po’ come se i cittadini che hanno avuto la sensibilità di rispondere fossero anch’essi presenti a quel tavolo. Non tutte le loro priorità potranno essere accolte, ma questo vale anche per tutti coloro che sono chiamati a prendere delle decisioni sul bilancio. Siamo poco allenati alla democrazia

partecipativa. I questionari compilati sono stati, infatti, un numero ancora abbastanza esiguo, ma come primo anno possiamo ritenerci moderatamente soddisfatti. Alcune considerazioni sui risultati: DOMANDA 1 - nei momenti di difficoltà i cittadini sfrondano quello che considerano maggiormente “superfluo” e ci indicano quali sono i settori

che non possono assolutamente essere trascurati. Credo che il risultato presenti un’analisi compiuta con molta maturità; DOMANDA 2 - i cittadini ci indicano con chiarezza quali pensano debbano essere i settori economici sui quali concentrare le energie; DOMANDA 3 - i cittadini chiedono di sostenere le persone soprattutto at-

miteriali. 7.Quali pensi possano essere gli investimenti da programmare per il prossimo futuro? Riqualificazione/ristrutturazione Neuro o parte di esso. Poi nell’ordine: ampliamento rete piste ciclabili, ampliamento zona pedonale e riqualificazione centro storico, rifacimento manti stradali più ammalorati, riqualificazione/rifacimento Casa di Riposo Villa Biancotti Levis, chiusura Ala Comunale, ampliamento/potenziamento impianti sportivi, realizzazione di una nuova zona parcheggi. traverso azioni che preservino la loro dignità e, qualora il sostegno debba tramutarsi in assistenza, di fornire la stessa direttamente attraverso beni materiali; DOMANDA 4 - è, probabilmente, la risposta più netta: questi cittadini sono disposti a sopportare qualche sacrificio in termini di imposizioni (indicando nettamente anche quali categorie di contribuenti colpire maggiormente), ma non vogliono che vengano ridotti i servizi e la spesa sociale; DOMANDA 5 - l’indicazione è quella di far partecipare gli inquilini in misura significativa alla ripartizione della “TASI”, anche se il peso effettivo delle varie risposte dimostra quasi una parità tra le varie opzioni; DOMANDA 6 - anche qui il tema dell’educazione e della scuola, in termini di priorità, si impone nettamente; DOMANDA 7- indicazioni importanti. Probabilmente tutta questa sbandierata esigenza di parcheggi, ad esempio, non è poi così sentita, mentre è molto sentito il desiderio di una città più a misura di pedoni e biciclette. L’impegno degli amministratori, ora, dovrà essere quello di tenere in massimo conto queste preziose indicazioni.


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IO PARLO PIEMONTESE 5 ONE LEZI

Lo sapevate che Durante l’invasione romana delle isole britanniche avvenuta all'apice della Potenza di Cesare, c’era tra i legionari anche una nutrita rappresentanza di Piemunteis provenienti da quella che all'epoca era detta la Gallia Subalpina. Tra questi anche Giacu ‘d Castelmagn (Jacopo Tanfü Piedorum), il quale, vivandiere della VII Legione diffuse fino al Vallo di Adriano la fama del delizioso formaggio Castelmagno. Il formaggio in questione ebbe un successo strepitoso tra le popolazioni indigene tanto da spingere il nostro Giacu a lasciare la vita militare per intraprendere l’attività di importatore di formaggio. Si dà il caso che il nostro amasse definire il gusto del prezioso prodotto caseario con un termine che si rifiutò sempre di tradurre, non solo in latino, ma nemmeno nei dialetti locali. Il gusto del Castelmagno per Giacu era semplicemente d invariabilmente "decìs"; parallelamente al successo commerciale del prodotto prese così piede tra i britannici l’abitudine di chiamare "the cheese" (letteralmente "il Formaggio" ) dapprima i prodotti di Giacu, e , col passare dei secoli , la generalità dei formaggi.

Scioglilingua – Dëzgrupa la lenga Le abitüdini ëd Basine Basme (1)

Quand che Basin e Basme a van a giüghè a ténis, Basin a porta le rachëtte e Basme le bale. Quand che Basin e Basme a van a pësché, Basin a pësca la trüta e Basme I'anguila. Quand che Basin e Basme a van a scola, Basin a porta la cartela e Basme la riga. Quand che Basin e Basme a van a fé na gira cun la bici, Basin as porta darè ël tenaciu e Basme la guma. Quand che la banda dël pajs a fa ël cuncert la sèira 'dla festa, Basin a suna la trumba e Basme ël pifer.

quart descurs

dialogo quarto

'l san martin (...në schifu parei)

Il trasloco

GEPPE: Arda sì... n'aut maruchìn cun sua machina carià 'd ciarafi!

GIUSEPPE: Guarda un po' ... un altro extracomunitario che viene a cercare fortuna qui da noi con il suo caravan pieno di articoli di prima necessità ("ciarafi" sinonimo: "ciapa, ciapa" ). ANDREA: Eh... il mondo è bello perché è vario; è pur vero che siamo già in tanti a respirare qui da noi.

Drea e Geppe a sla cuntu 'n sël cantun. Quat a gnün ariva 'n furestè ch'ai buta 'n sël "chi va là".

DREA: A bastavu nèn i mandarin; adess co custì a rumpi i ciap. GEPPE: uramai tij trëuvi d'ampërtüt. DREA: certu che vëdi nè schifu parei!! Varda cul falabrach. Bastu pi nèn i tapìss, custì a riva carià 'd matarass e casarole. GEPPE: : e a vëlu co' deje 'l vut, füsa për mi eij lu paseria 'l cirio. As lamentu tant e pëui varda custì; a là fina lë stereo. DREA: adess e vun mi a canteje ciaire a chielsì... Ti, bel fiëul, ven 'n pò sì... "vieni un po' qua". 'L GIUINOT: sì... capo?! DREA: cuza fuma si cun tüta sa mürcansia; alè pa 'l Balun, no? 'L GIUINOT: s'un en camin ch'eij dun na man a mia zia Gina, ca fa 'l trasloch!!! DREA: A bon... bon. Alura 't sei dij nosti.

(...che pena)

Andrea e Giuseppe discorrono del più e del meno, del per e del diviso. Improvvisamente l’arrivo di un alieno li mette sul "quo vadis”.

GIUSEPPE: vengono a pestarti i piedi anche in casa. ANDREA: certo che fa pena sta gente!! Guarda quel poveruomo. Non solo vende tappeti, si è portato dietro tutti gli articoli del catalogo vestro, incluso le pentole. GIUSEPPE: c'è anche chi li vedrebbe bene alle urne. Io finchè si tratta di un piatto di pastasciutta al sugo , glielo darei ... però. Questo mi pare abbia l’azienda ben avviata; guarda ha anche lo stereo... ANDREA: vado a chiedergli se ha bisogno di una mano; poi più tardi ne cantiamo due...Ehí giovanotto, venga un po' qua. IL GIOVANOTTO: dica... egregio?! ANDREA: allora che si fa, siamo nuovi del posto? E il mercato tira? IL GIOVANOTTO: a dire il vero sono un battilastra, questo non è il mio lavoro; sono qui per aiutare mia zia Gina, che ha l’artrosi, a fare trasloco. ANDREA: ah ... ma allora sei un nipote della signora Baravalle!

Fé atensiun

Strach 'd feve "ciücé la guma" cun sté fotocopiatriz l’uma bütà 'l virus* 'n t' linciost che a manda la machina 'n til e... a la sciopa. Se vëuli lezi caté 'l giunal. *brüta malatia.

Attenzione

I diritti di riproduzione sono riservati in tutti i paesi dell’Unione Europea (incluso Monteu Roero e Villafalletto). Un virus nell'inchiostro manderà a ramengo la vostra fotocopiatrice. Prendete INSONNIA in Edicola. INSONNIA - c.p. 11 – 12035 Racconigi


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Elezioni REGIONALI: riceviamo e pubblichiamo...

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UN PO’ DI COERENZA di Melchiorre Cavallo

Succede, alle volte, che quando ci sono più elezioni insieme si crei un po’ di confusione. Succede anche che qualcuno possa cercare di approfittare della stessa confusione. Succede…, ma… andiamo per ordine. Per le elezioni europee molta “sinistra” italiana ha trovato una degna convergenza nel progetto della lista “L’Altra Europa con Tsipras”. Anche Sinistra Ecologia e Libertà ha aderito con convinzione a questo raggruppamento perché l’intento di questa formazione è chiaro: portare in Europa molti temi che dal dibattito europeo sono stati, sin qui, praticamente esclusi; proporre una Europa dei popoli e non delle banche; rivedere le politiche europee in tema di austerità che stanno mettendo in ginocchio intere nazioni, ecc. Non “meno Europa”, quindi, ma anzi una maggiore presenza dell’Europa stessa su queste tematiche e su altre, prime fra tutti quelle del lavoro e dell’immigrazione. Dal punto di vista strategico Tsipras vuole creare, nel Parlamento Europeo, uno spazio di Sinistra numericamente in grado di dare la possibilità allo schieramento Socialista di poter governare senza le “grandi intese”, ovvero senza il bisogno di scendere a compromessi con la componente “Popolare” (della quale fa parte, ad esempio, Forza Italia).

Proprio per questa strategia alcune formazioni della sinistra radicale (in primis il KKE, il Partito Comunista Greco) non hanno aderito allo schieramento, proponendo una lista autonoma. In coerenza con la strategia di netto contrasto all’ascesa delle destre che caratterizza la Lista Tsipras S.E.L. ha proposto, per le elezioni regionali, una lista in appoggio al candidato del Centro-Sinistra. Altri, che sostengono a livello europeo la lista Tsipras, hanno fatto altre scelte. Ora il fatto che si cerchi di presentare per la Regione con un simbolo molto simile a quello della lista Tsipras, sostenendo di essere in continuità con la stessa quando si persegue una strategia molto diversa, può generare parecchia confusione. Se la strategia è quella di portare, nella migliore delle ipotesi, qualche consigliere a sedere sui banchi dell’opposizione a gridare tutte le proprie buone intenzioni e senza una possibilità reale di incidere (senza contare il rischio, svanito solo per la divisione delle destre, di favorire proprio queste ultime) è chiaro che la distanza dalla Lista Tsipras è quanto mai evidente. Tutte le posizioni sono legittime, ma alcune, a mio giudizio, sono coerenti ed altre meno. È chiaro che su molti punti la distanza tra S.E.L. e Chiamparino (ed altri alleati) sussiste, ma è la stessa distanza che i par-

lamentari europei eletti con Tsipras avranno nei confronti dei parlamentari del Partito Socialista Europeo. Se si accetta di poter governare insieme a livello europeo perché lo

MENS SANA IN CORPORE SANO per l’Atletica Racconigi, Daniele Rossetti

L’ATLETICA RACCONIGI ha ormai dieci anni di vita. In un Paese dove lo Sport dominante è il calcio, che assorbe la gran parte delle risorse disponibili, diventa difficile per le altre discipline sportive trovare un adeguato, legittimo spazio. Infatti è noto a tutti che per potere svolgere una qualsivoglia attività sono indispensabili due cose: 1) adeguate strutture 2) fondi adeguati Quando mancano questi due requisiti tutto diviene difficile. L’ATLE-

TICA RACCONIGI vive purtroppo questa situazione di disagio causata, soprattutto, dalla pesante carenza di idonei impianti. Se vuoi allenarti per una corsa o anche semplicemente per fare footing devi usare le strade comunali, condividendo lo spazio disponibile con auto, camion, moto ecc. ecc., con tutti i rischi annessi e connessi. Ciò nonostante la passione sportiva è talmente alta e sana da permetterci di ovviare, in qualche modo, ai frequenti inconvenienti.

I risultati si vedono, cominciando dalle ragazze che, guidate da validi allenatori hanno recentemente ottenuto brillanti risultati in campo provinciale e continuando con i meno giovani (masters) che, da anni ormai, sono brillantemente presenti nelle stracittadine piemontesi, in alcune maratone nazionali, nelle corse non competitive come quella che si effettua ogni domenica mattina nella campagna racconigese e a cui si può partecipare liberamente, senza complessi di inferiorità. Ognuno, infatti, corre (o cammina) secondo i propri ritmi e le forze a disposizione. L'aspetto più importante non sarà mai il tempo impiegato per percorrere un certo itinerario bensì la soddisfazione di avere svolto attività fisica a stretto contatto con la natura. Alcuni amici, sofferenti di asma, stress ne hanno riscontrato enormi benefici. In conclusione, spero di essere riuscito a dare una precisa idea dell’ATLETICA RACCONIGI, dei suoi intendimenti e delle tante difficoltà che non smorzano però l'entusiasmo che ci anima.

stesso non dovrebbe valere anche a livello regionale? Per questo ho scelto di “correre” per S.E.L. alle elezioni regionali. Questione di coerenza.

SCRIVI AL TUO COMUNE HAI PROPOSTE, SUGGERIMENTI, PROTESTE? Il Comune desidera “invertire il verso del flusso della comunicazione” in modo che sia il cittadino a cercare il Comune e si impegna a leggere, valutare, rispondere.

Puoi imbucare la tua lettera nella CASSETTA apposita che trovi nell’atrio delle scale del palazzo comunale o scrivere un’e-mail a cittadino@comune.racconigi.cn.it.


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UN RACCONIGESE ALLE OLIMPIADI

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Incontro con Vittorino Milanesio segue dalla prima

Torino, meeting mondiale universitario, 5 giugno 1977: Milanesio, a destra, con Mennea nei 200 m.

Allora Giulio Ghiberti, uno veramente valido, allenava l’Atletica Racconigi. C’era Luisella Tible, poi terza ai campionati nazionali juniores e un bel gruppo di atleti, Barberis saltava all’epoca quasi 2 metri. Con Ghiberti, ricordo Visconti, Mariano, Giolitti. Nel 73’ Ghiberti, mi porta ad un allenamento al campo della Fiat e vengo tesserato. Correvo i 60 metri in 6”7, col record italiano a 6”6, non avevo però le basi per i 100 m. L’anno dopo mi tesserano all’Aeronautica Militare e faccio le prime gare con Mennea; non ho grandi risultati ma posso allenarmi per un anno intero. Nel ’75 comincio ad andare forte e mi danno come allenatore Gaudino, che diventerà preparatore atletico della Juventus di Zoff, di quella di Trapattoni, dell’Inter di Mancini e dell’Italia

Maggiorosa

a cura di Virna di CicciaPasticcia

Maggio, il mese delle rose, per questo mese ho pensato ad un progetto a basso costo, ma di grande effetto, la rosa in carta crespa. Occorrente: un foglio di carta

mondiale di Lippi. A Siena corro i 100 in 10”4, primo degli italiani, con Williams recordman del mondo in 9”9 e batto un americano. Mica poco! A fine anno a Siracusa ancora 10”4: sono convocato in nazionale e frequento i raduni a Formia. Nel ’76 a Torino vinco una gara preolimpica, 20”4 ventoso sui 200 m. Dò tre metri a tutti gli italiani, divento nazionale fisso e partecipo agli incontri internazionali: Italia-Polonia-Romania, Italia-Svezia con Mennea e ad Agosto vado alle Olimpiadi di Montreal. Lì, tra la sciatalgia e l’emozione di gareggiare davanti a 100mila spettatori, esco in batteria. La prima olimpiade la paghi sempre. Quindi Mennea l’hai conosciuto bene. Che persona era Mennea? Timido come me, assolutamente di-

crespa verde, un foglio di carta crespa nel colore che preferite, in questo caso per me bianca, forbici, stecchino in legno da spiedino, colla stick. Si inizia ritagliando una fascia 9Ocm x 7cm dalla carta bianca, dopo la avvolgiamo su se stessa, prendendo come misura due dita, circa 3 cm. Con le forbici va arrotondato un lato, prendiamo quello superiore, per fare il petalo; allarghiamo con un dito la carta, come a formare un tubo e con le forbici incidiamo i due lati corti fino a metà dell’altezza. Svolgiamo il rotolo e con le dita tiriamo leggermente la carta in mezzo ad ogni petalo, per dargli una forma bombata. Con l'aiuto dello stecchino incurviamo su se stessa la testa di ogni petalo, per dare movimento. Incolliamo una delle estremità della carta lungo l’altezza e arro-

sponibile, non arrogante. A Formia quando aveva la macchina ci portava al cinema, al mare a Gaeta. Certe volte l’hanno descritto come un rompi… niente di vero, era una persona come tutti. Ha poi preso cinque lauree, ha fatto il procuratore, l’avvocato… ha sempre combattuto il doping. E dopo l’Olimpiade? Ho continuato ad andare abbastanza forte: poi nel ’77 la Fiat è diventata Sisport Iveco, sono entrati gli sponsor Iveco, poi Montezemolo e Boniperti, sono stati tesserati Mennea, Damilano, la Simeoni; siamo diventati uno squadrone. Abbiamo vinto tre titoli italiani di società e due coppe dei campioni, nel ’79 a Lisbona e nell’80 a Madrid. Nel ’77 ho fatto Italia-Stati Uniti-Inghilterra, ho ancora vinto un titolo italiano nella staffetta con Anello, Benedetti, Buttari, ho vinto diversi meeting: Praga, Ginevra, Madrid, Bolzano, Siracusa, Catania, Messina. Poi dal ’78 è cominciata la decrescita. Ho concluso l’attività nell’82. Hai la sensazione di aver perso l’attimo?... e quando? Dopo il 20”4 di Torino c’è stata troppa pressione: pensate che alle olimpiadi nella mia batteria ero testa di serie e … non sono andato bene. Il rimpianto è quello. Avessi iniziato prima… io ho iniziato a vent’anni. Forse anche il carattere, avessi avuto

un carattere un po’ più forte… Poi… lavoravo per la Fiat e avevo i permessi sportivi, dall’80 in avanti la Fiat ha sciolto tutto, ne hanno mandati a casa 20.000. L’Isef non l’avevo fatto perché mi avevano promesso un futuro da allenatore o dirigente; mi son trovato a 28 anni, lavorare ormai lavoravo e ho continuato a lavorare. Promesse non mantenute. Cosa ti ha lasciato l’atletica? Ho la soddisfazione di aver fatto atletica nel miglior periodo italiano, quando Fiasconaro faceva il record del mondo. Con Nebiolo, l’Italia andava in Europa a testa alta, i meeting andavano in diretta alla televisione. Ho la soddisfazione della cittadinanza onoraria di Racconigi, conferitami nel 2005 dal sindaco Tosello e dall’assessore Oderda. Per la mia indole, sono molto più contento di aver fatto l’atletica che non il calcio. Cosa diresti ad un ragazzo di oggi? Fare sport è importante: lo sport ti sveglia, ti smalizia nelle cose della vita; lo sport mi ha cambiato. Non ero mai uscito da Racconigi, ho girato il mondo… I ragazzi non hanno capito una cosa: correre non vuol dire fare atletica, ma se corri più forte giochi molto meglio a calcio. L’atletica è la base di tutti gli sport. E’ deludente vedere che oggi i ragazzi non fanno sport, non fanno l’atletica.

Roma, meeting di Atletica Leggera Italia – Svezia, 23 giugno 1976: Milanesio nella 4x100 riceve il testimone da Mennea.

tondiamola sullo stecchino, poi mettiamo la colla sulla base dei petali, lungo il lato dritto, un po’ di centimetri per volta e arrotoliamo la base sullo stecchino, facendolo girare. Una volta incollata tutta la base la rosa risulterà aperta, chiudiamo il lavoro con del filo annodandolo alla base della rosa.

Tagliamo una striscia verde 15cm x 7cm, avvolgiamola su se stessa con misura un dito, tagliamo una estremità a punta. Svolgiamo la striscia, sarà a punte, ce ne servono solo 5, tagliate l'eccesso. Incurvate le punte come fatto con i petali; mettiamo la colla sulla base della striscia e avvolgiamola allo stecchino, alla base della rosa, ecco le foglie, chiudete anche qui con un filo. Per finire tagliate una striscia 3Ocm x 2cm di altezza, incollatela avvolgendola a spirale lungo lo stecco, per rivestirlo completamente. La rosa è pronta. Realizzatene quante volete, nei colori preferiti, un bel mazzo può essere un’idea carina per fare un regalo durevole alla mamma, l’11 è la sua festa!


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Raccontami...

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ORA CONOSCO IL TUO NOME Dedicato a tutte le persone che ogni giorno lottano, anche se non sanno per o contro cosa, ma trovano comunque un senso per andare avanti.

di Danila Piovano

Questo braccio di ferro per me è durato 17 anni, ma ne sono uscita vittoriosa e rafforzata. Fin dall’esordio della malattia, sono sempre stata convinta che avrei vinto questa guerra che mi ero trovata a combattere all’improvviso. Il mio problema è iniziato in modo subdolo ed improvviso al sesto mese di gravidanza della mia secondogenita; mi sono coricata stanca ma “normale” una sera ed il mattino dopo il concetto “normale” era una cosa relativa. Non lo sapevo ancora ma tutto il mio mondo stava per cambiare. Non sono più riuscita ad alzarmi dal letto, o meglio mi sono alzata, preparata e sono partita per andare a lavorare; anche se sentivo una forte nausea, un senso di stordimento ed una stanchezza indescrivibile. Ciò che mi ha fermata è stato il vomito che non riuscivo a controllare anche se non avevo mangiato niente. L’altra cosa che mi ha inchiodata è che la gamba destra ed in particolare la caviglia destra non mi reggevano. Ho subito pensato ad un problema dovuto alla gravidanza. Sono finita in Pronto Soccorso e dopo accurate indagini mi hanno dimessa con una diagnosi generica di labirintite, per la quale non ho potuto fare grandi cure se non il riposo forzato per via della creatura che cresceva sana e forte dentro di me. Dopo la sua nascita e la ripresa del lavoro, fondamentale nella mia vita, mi rendevo conto che non era una situazione dovuta alla gravidanza ed alla sua normale evoluzione, qual-

cosa non andava. A tratti avevo dei peggioramenti, poi dei momenti di remissione nei quali i miei sensi mollavano l’allerta per ripartire alla nuova avvisaglia. La stanchezza era la cosa che mi massacrava unita al fatto che la gamba destra continuava a non reggermi come prima ed avevo la sensazione che le caviglie fossero poco stabili nel passo. Insomma, facevo una gran fatica a camminare e tutto sommato anche a stare ferma in piedi avevo problemi di stabilità. Mi capitava spesso di dover aggiustare la postura con un mezzo passo indietro per non perdere l’equilibrio. Nel frattempo, tra questo problema che cominciava a stabilizzarsi, la gestione di due figli ed una casa grande, ho dovuto ridurre il mio orario di lavoro. Ho cominciato a fare le prime indagini e le prime visite tra OTORINOLARINGOIATRIA - ORTOPEDIA e NEUROLOGIA. Non si capiva bene l’origine di questa “ COSA “ che mi lasciava con la testa confusa dai giramenti, l’equilibrio compromesso in molte situazioni ed un passo sempre più incerto ed impacciato. Cominciarono pian piano anche i dolori, che di giorno in giorno si acutizzavano e cambiavano di sede e di natura. Io, amante dei tacchi alti, a questo punto non riuscivo più nemmeno a camminare con le scarpe da ginnastica. Ho cominciato a fare nuoto, anche se l’acqua non è il mio habitat naturale, ma mi è stato consigliato in quanto “SPORT COMPLETO”. A parte il tornare stravolta dalla stanchezza e dalla preoccupazione crescente, la cosa più significativa erano i crampi che avevano preso piede nella mia vita, dentro e fuori dall’acqua, di giorno come di notte. Quei tipi di crampi che ti fanno saltare giù dal letto con la convinzione di essere spezzata in due. Ormai ogni gesto, in casa, cominciava ad essere difficile ed ogni azione sempre più rallentata ed imprecisa, in quanto ad un certo punto anche la coordinazione dei movimenti ebbe i suoi problemi.

Per me sbattere le uova, per fare un esempio, cominciò ad essere complicato come qualsiasi gesto ripetitivo (spazzolare, grattugiare il formaggio etc.). Mi fu consigliata un’indagine più approfondita come la Risonanza Magnetica per scagionare l’opportunità di una Sclerosi Multipla o di una Distrofia Muscolare tardiva. Nel frattempo avevo compiuto 32 anni, crescevo due bambini piccoli e non uscivo più a piedi da casa, perlomeno non da sola, perché il mio corpo non ubbidiva più agli impulsi della mente. Meno male che avevo la patente, da seduta ho mai avuto problemi a gestire le gambe; però nella vita ci sono milioni di gesti che devi fare, ma che non puoi compiere con l’automobile. Questi controlli sono continuati per svariati anni, le prime volte col terrore del risultato, alla fine nella speranza di una diagnosi certa, perché le alternative erano: stress, depressione, paranoia… Nel frattempo continuavo a modo mio a tenere la muscolatura più elastica possibile, sentivo dentro di me che non dovevo mollare, qualcosa prima o poi sarebbe successo. Così, finché ho potuto, mi sono iscritta a palestre ed ho frequentato corsi sempre più semplici fino a che non sono stata pericolosa per me e per gli altri; non volevo che qualcuno avesse problemi se mi fossi fatta male nei loro locali. Cominciavo a zoppicare vistosamente e si spostò il bacino, così iniziai una girandola infinita di appuntamenti da professionisti e non… della medicina non convenzionale, osteopati, omeopati, chiropratici, iridologhi, ed altre categorie meno nobili. Ho anche fatto due volte la settimana per circa sei mesi una riabilitazione molto dispendiosa a livello di tempo e di fatica presso un centro per il recupero sportivo ad una distanza di duecento chilometri circa da casa. Mi irrigidivo sempre di più, ormai camminavo quasi esclusivamente sulle punte dei piedi, piegata sulla destra, questo per cercare un equilibrio che ormai non esisteva più; ero continuamente sbilanciata in avanti con perdita di equilibrio all’indietro. Nel contempo i dolori erano sempre più forti e talvolta mi gonfiavano le articolazioni, oggi poteva essere il ginocchio, due giorni dopo non usavo il gomito, la settimana a seguire si bloccava un dito della mano e così via…

Tagliai anche i capelli, sempre più corti in quanto la loro semplice manutenzione era per me un vero e proprio lavoro che si aggiungeva a tutto il resto. Nonostante tutto continuavo tra mille difficoltà ad andare al lavoro, era l’unica cosa che mi obbligava a sistemarmi, truccarmi per uscire fuori di casa e sentirmi viva, a dispetto del mio fisico decadente. In questo periodo ci fu l’opportunità di un avvicinamento a casa e lo afferrai al volo. La mia muscolatura si irrigidiva sempre di più, per girare la testa ero costretta a fermarmi se stavo camminando, appoggiarmi ad un muro o ad una sedia e poi ruotare completamente. Mi trovai a cadere sempre più di frequente sia da in piedi che da in bicicletta, per evitare ulteriori problemi rinunciai molto presto a quest’ultima. Nel frattempo sono stata ricoverata due volte in ospedale, la prima volta sono arrivata carponi in Pronto Soccorso con dolori al petto ed al braccio sinistro tipo infarto ma sono stata dimessa dopo dieci giorni con una diagnosi da stress. La seconda volta tre anni dopo, per una trombosi alla vena centrale dell’occhio sinistro con solo più quattro diottrie appannate. Mi dissero, i medici, che avrei perso la vista da quell’occhio, io scommisi dentro di me che non sarebbe andata così, ci andò più di un anno di cure, di pazienza e di buona volontà ma ho riacquistato completamente la vista. Solo molti anni dopo arrivai a comprendere che la malattia, nei suoi vari attacchi, mi aveva colpito fasce muscolari adiacenti ai problemi procuratimi. Mi rimisi in mano ai medici; erano ormai passati cinque o sei anni quindi ricominciavo da capo un’altra volta, volevo delle risposte. A prescindere dal fatto che non ebbi risposte in merito, mi capitò: - di fare esami che poi nessuno valutò, - di trovare un ortopedico che pensava di risolvere tutto con un plantare (lo studio durò tre mesi, quando poi il plantare fu partorito la pendenza era stata fatta al contrario: risultato anca e ginocchio fuori posto, sei mesi a rimetterli in sesto), - di trovare un Primario di Ortopedia, un luminare nel suo campo, che mi disse che avrebbe dovuto rifarmi i talloni per una manciata di milioni di lire l’uno perché i miei non erano idonei al cammino.


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Ma se avevo camminato fino a 32 anni, com’era possibile? Poi ho esaurito la pazienza di un Neurologo, all’ultima visita (ovviamente tutto quello che ho fatto sempre rigorosamente a pagamento non medici del servizio mutualistico nazionale) mi ha detto “In Neurologia non ci sono più esami ed accertamenti , non so più cosa farle fare – Buona Sera”. Infine un primario di Neurochirurgia, dopo una attenta analisi di tutto, mi ha detto “ Io con lei alzo le mani, mi arrendo”. Raccontata così sembra una vicenda fantozziana, ma vissuta ( più o meno per seimiladuecentocinque giorni) nel dolore, nella solitudine e nella disperazione di qualcosa che ti annienta, ma di cui non si trova traccia, è destabilizzante! Così, sia per alleviare la morsa dei dolori, sia per affrontare l’insonnia sopraggiunta nel frattempo, sia per l’insieme del caso incominciarono a somministrarmi antidepressivi. Visto come si mettevano le cose, non stetti con le mani in mano e mi cercai un buon terapista per fare un percorso di analisi e per capirci qualcosa in più. E fu così che dopo un ragionevole lasso di tempo si arrivò ad una risposta: “se c’è una lieve stanchezza mentale è dovuto al grande problema fisico” MOLTO BENE ERO AL PUNTO DI PARTENZA. Grazie agli antidepressivi ero lievitata di venti chili, i dolori e tutti gli altri disagi erano invariati ma c’era una new entry, “tremavo”, così cominciai ad avere problemi a tenere le cose in mano ed a scrivere. Mi rendevo conto di essere al capolinea, ormai erano passati circa dodici /tredici anni dall’esordio di questa cosa senza nome. Anche se ero completamente inchiodata dalla rigidità di questa muscolatura bislacca, per trovare un po’ di sollievo mi concedevo ogni tanto qualche massaggio. Dicono che nella vita alle volte siamo messi alla prova per affrontare situazioni pesanti, ma mai superiori alle nostre forze… Ogni tanto, in questi diciassette anni, mi sono trovata a pensare che qualcuno mi aveva sopravvalutata nel distribuire queste prove. Ogni tanto lo sconforto prendeva il sopravvento, non capivo, non potevo farmi mettere alle corde da qualcosa che non aveva un nome, ero nelle mie piene facoltà mentali per capire che non ero una malata immaginaria, ma era sempre più faticoso trovare un medico che mi ascoltasse col cuore e non solo con le orecchie per più di dieci minuti. Quando capivano la complessità del quadro clinico mi liquidavano con un sorriso e la solita frase di rito: MI SPIACE, MA NON E’ DI MIA COMPETENZA QUINDI ? Scoprire di chi fosse la competenza

è toccato esclusivamente a me, alla mia caparbietà, alla mia voglia di vivere. Negli ultimi periodi arrivavo al lavoro appoggiandomi al muro, alle sedie o a qualcuno che gentilmente mi offriva un braccio, tante volte le mie colleghe venivano a recuperarmi nel corridoio perché ero inchiodata a gambe larghe e rigide e non c’era verso di fare quei venti passi che mi dividevano dall’ufficio. POI Un pomeriggio, mentre stavo preparando cena ed ero sintonizzata sulla “Vita in Diretta” con Mara Venier, sentii una ragazza che testimoniava una guarigione e la sua soddisfazione di realizzare un sogno, cioè passare da anni in carrozzina ad un trekking in Nepal. So che in quel momento, in cui anch’io stavo per attivare la richiesta per una carrozzina, mi sono detta : “altro che Nepal, mi basterebbe molto meno per essere più serena, potermi fare le pulizie senza tanta fatica o fare una passeggiata coi miei figli. Poi la cosa mi ha incuriosita, lei parlava ed io man mano mi sono riconosciuta in questi sintomi in questa escalation di problemi; tutto questo aveva un nome “Distonia Responsiva alla levodopa” ed anche una cura. Ho stampato dal computer tutte le informazioni e le testimonianze al riguardo e per due mesi sono stata con la testa infilata in questi appunti per studiarmi ogni singolo aspetto, per essere certa di non prendere una cantonata, perché un’ennesima delusione non l’avrei più sopportata. Mi sono concessa un’ultima possibilità, poi mi sarei arresa anche perché non avevo neanche più forza per pensare, altro che a ripartire in una nuova avventura. Ho preso tutto il malloppo stampato e sono andata dal mio medico dicendo che mi ero riconosciuta in questa malattia e che, non avendo più niente da perdere, volevo provarne la cura; le ho lasciato il materiale dicendo che sarei passata la settimana seguente per vedere cosa ne pensava. Nel frattempo ho prenotato una visita all’Istituto Besta di Milano, centro neurologico di eccellenza (indicato sul sito che avevo consultato). E fu così che ho messo tutte le mie ultime energie e speranze in questo nuovo progetto, credendoci fino in fondo senza riserve. Così, col mio medico abbiamo cominciato a scalare la cura vecchia e ad inserire a piccole dosi quella nuova. (nel frattempo ho tenuto uno scrupoloso diario di tutto quello che avveniva nel mio corpo). Non riuscivo a metabolizzare i miei sentimenti; quando, un paio di mesi dopo, mi sembrava di avvertire sensazioni nuove, piccole variazioni, non credevo che questo potesse capitare a me.

17 Quattro mesi dopo era arrivato il tanto agognato appuntamento a Milano, ero ancora in uno stato pietoso, ma io ero al settimo cielo (le cose cominciavano a cambiare). Quando sono entrata nello Studio ed ho cominciato a spiegare a questa dott.sa (Paola) la mia situazione e lei non solo dopo dieci minuti non si era stufata, ma sapeva e capiva di cosa stavo parlando, sono crollate tutte le barriere che avevo dovuto tirare su contro la classe medica in generale perché ero stata troppo ferita negli anni da tanta superficialità e talvolta incompetenza. Non è detto che perché una persona non si sappia spiegare bene oppure si spieghi bene ma non rientri nelle competenze del ramo di cura, non debba avere delle risposte. I medici, soprattutto se sono primari o comunque molto affermati, hanno l’obbligo di mettersi in discussione e con un gesto di umiltà ed altruismo dare comunque un consiglio, informarsi anche oltre il loro “RAMO” , togliere un po’ di paraocchi e, con un po’ di umanità rapportarsi con noi persone comuni, che ci rivolgiamo a loro con tanta fiducia, non sempre ben riposta. Tornando a noi, quando ho capito che questo medico, questa splendida donna mi capiva, non ho trattenuto le lacrime di gioia che da tanto tempo erano in stand by. Abbiamo parlato senza fretta, ci siamo scambiate informazioni e mi ha rassicurata per quanto si può fare durante una prima visita, mi ha prescritto altre indagini per assicurarsi della situazione generale. Dopo un anno sono tornata al controllo con i risultati delle mie nuove indagini, che per altro ha controllato con attenzione e mi ha messo a punto la cura. Nel frattempo le mie condizioni fisiche erano notevolmente migliorate. E’ risultata poi un’altra mutazione genetica (del PARK2), ma con le stesse caratteristiche e la stessa cura. Ho passato mesi a studiare le mie variazioni, sono tornata indietro pian piano con molta fatica e determinazione. Per primo è sparito il tremore, la stanchezza incominciava a moderarsi; il passo si allungava e veniva più sicuro; non mi appoggiavo più al muro o a qualcuno, la figura pian piano si drizzava. Ogni mattina attendevo il momento di mettermi in piedi per verificare se era stato solo un bel sogno o se durava ancora. La mia caparbietà e l’assenza di dolore mi spinge ogni giorno a fare un po’ di più ad affrontare nuove sfide, a vivere di più la vita. Mi è stata data l’opportunità di vivere una seconda vita e quindi cerco nel limite di affrontare ogni giorno come fosse l’ultimo; mi è stato fatto un grande regalo, ma io ho messo anche tanto di mio. Se posso permettermi non mollare

mai, crederci sempre fino in fondo. Adesso, a distanza di due anni, sono sempre sotto cura, ho raggiunto dei buoni risultati, sono completamente autonoma e determinata, ho perso una decina di chili ed ho rimesso tacco 7 (con zeppe) ma per me la soddisfazione è tale che mi sembra tacco 12, i capelli sono sempre corti ma ormai per comodità. Il piede destro è comunque rimasto il mio tallone d’Achille, se sono agitata o nervosa o anche solo a ricordare tutto questo mi dà fastidio, sento formicolare, ma non è niente in confronto a quello che ho passato. Ho allungato l’orario di lavoro! Se queste poche righe potessero servire anche solo ad una persona per uscire o migliorare una situazione complessa avrei raggiunto il mio scopo di vita. Lo so che non è per tutti così ma alle volte nelle mani giuste e con le persone giuste ci possono essere delle soluzioni; mai darsi per vinti. La vita è una sola, va vissuta comunque fino in fondo ed al meglio delle nostre possibilità. RINGRAZIO - I miei figli: sono stati la mia ragione per vivere. - Franca, il mio medico curante che mi ha affiancata e assecondata in questa impresa titanica. - Paola e Barbara due splendidi medici dell’Istituto Besta di Milano. - Le mie colleghe che mi hanno sopportata e supportata. - Luisa per la correzione del testo e suggerimenti vari. - Ma soprattutto Silvia perché c’è sempre stata. tvb. Per contatti: danila.piovano@hotmail.com


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Le premesse dell’Insurrezione del 1797 di Mario Monasterolo

In campo serico, due nuove grandi crisi si verificarono nel 1791 e nel 1795-96. Fu in questo contesto che il 20 luglio 1797 a Racconigi scoppiò l’Insurrezione. In molte località del Piemonte si stavano verificando le proteste passate alla storia come insorgenze, legate alla crisi economica e alla crescente povertà. Ma alle quali non era estranea la ventata di novità che soffiava dalla Francia rivoluzionaria e che nel 1796 era stata rafforzata dalla prima Campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte: il 28 aprile il re di Sardegna aveva subito l’umiliante Armistizio di Cherasco. Secondo un’inchiesta “governativa” condotta nel 1799, a Racconigi la rivolta fu preparata dai

Govean, che predicavano “sotto i portici pubblicamente la democrazia”; da Filippo Lazzarino, che teneva “club” a tutte le ore; da Giobatta Farinassi, che fece togliere dalla sala municipale il Crocefisso per sostituirlo con un effigie della libertà; da don Giuseppe Mosso che per meglio agire si era spretato; dal cappuccino laico fra Carlo che con la scusa della questua disseminava spirito democratico nelle case; dall’avvocato Antonio Francesco Bay, cardine ed organizzatore del moto. Un contributo molto interessante alla conoscenza dei fatti è lo studio di Blythe Alice Raviola, presentato in occasione del Convegno Asti Repubblicana. Bicentenario della Repubblica Astese pubblicato dall’Istituto Gramsci in Studi Storici, 1998. Nella relazione dal titolo Le rivolte del 1797 nel Piemonte meridionale l’autrice accenna ai moti scoppiati già il 29 giugno a Saluzzo quando una folla di contadini, in prevalenza donne, si era presentata di fronte alla casa del prefetto rivendicando il diritto alla “spigolatura”. Ed indica la prima vera insurrezione in quella verificatasi il 16 e 17 luglio a Fossano, quando 1500 ribelli si erano impossessati di armi e di ingenti quantitativi di grano. I disordini a Racconigi si manifestarono il 20 luglio, quando gli insorgenti si presentarono sul mercato delle granaglie fissando

“prezzi politici” per il grano ed altri generi di prima necessità. La prima risposta delle autorità cittadine fu l’Ordinato Comunale del 21, che invitava i capi di casa a presentarsi in Municipio per cercare una soluzione alla mancanza ed alla “carezza” dei viveri. I convenuti vi attestarono la loro fedeltà al re, affermando di essersi radunati al fine di smorzare i disordini nel rispetto di “ciascun individuo”. Il giorno seguente venne affisso un manifesto in cui il segretario comunale Barberis “a nome del popolo” auspicava che la condotta dei cittadini sarebbe stata “lodevole, poscia che nessun massacro sin ora in questo luogo accaduto sarebbe, cosa questa da gloriarsi e che d’ammonizione esser deve alli popoli circonvicini che non poterono altrimenti che spargere quantità di

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sangue”. Siccome molti si erano lamentati, nei giorni precedenti, di aver subito furti, si proibiva di molestare chiunque “sia nella persona che nelle proprietà”. Secondo l’autrice, questo tono pacato rispecchiava forse più un tentativo di incanalare la violenza ribelle che si stava diffondendo per la città, che non il modo reale con cui si andava conducendo la rivoluzione: “campane a martello, saccheggi e rapine, che non risparmiarono neanche uffici religiosi”. Il 21 luglio la protesta subì una svolta radicale con la costituzione di un vero e proprio Direttorio. Nell’immagine: l’Insurrezione di Racconigi nell’illustrazione di Gustavo Rosso (il Gustavino) per l’edizione 1952 de La bufera di Edoardo Calandra.

ADOTTA UNA PANKINA Tu che, attraversando i giardini di Piazza IV novembre, hai notato che le 7 panchine centrali sono come nuove, ritinteggiate di un bel verde brillante e ti sei detto “che bello se tutto il giardino fosse così!”; Tu che ami la tua città e soffri quando, dove e se la vedi sporca o degradata; Tu che ti sei certamente chiesto “cosa si potrebbe fare per non invocare semplicemente l’intervento dell’Amministrazione Comunale?”. ASCOLTA QUESTO APPELLO, VIENI ALLA

II GIORNATA DI “ADOTTA UNA PANKINA” SABATO 10 E DOMENICA 11 MAGGIO Ti aspettiamo in piazza IV novembre insieme a tanti nuovi “cittadini attivi” Pensiamo noi a tutto il materiale, ma se le possiedi portati una chiave da 10 e una smerigliatrice elettrica. Faremo pranzo al sacco nei giardini col mangiare ed il bere che ciascuno porterà e condividerà con gli altri.

tr e no al a t t e ! p Ci as panchine ciamo. c 2 2 fa o, piùmo, m a i s a i Più Più s ertiamo. i d i v più c


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Il dissesto. Storia di ordinaria Sicilia di Vito Mario Burgio ed. La provincia di Cuneo a cura di Anna Simonetti

Solo 70 pagine per descrivere “il dissesto” di un piccolo comune della Sicilia; solo pochi mesi per decidere di tornare in Piemonte per vivere una vita nel rispetto di regole e leggi. Burgio, ex segretario comunale di Racconigi, dedica le sue pagine, oltre che alla sua famiglia, “a tutti quelli che hanno avuto il coraggio di restare”, lui non ce l’ha fatta! Mi sono accinta alla lettura di questa vicenda siciliana appena tornata dalla presentazione del libricino, nel cuore della notte: giunta a metà ho dovuto interrompermi perché era tale e tanta l’indignazione e lo sconforto che quelle pagine mi avevano suscitato da rischiare una notte di “insonnia”. La vicenda si svolge nel 1990; Burgio rientra, su sua richiesta, in Sicilia e si trova ad amministrare, come segretario, il comune di Borreale ormai sull’orlo del fallimento: con-

THE WOLF OF WALL STREET a cura di Cecila Siccardi

Uscito nelle sale italiane già qualche mese fa, The Wolf of Wall Street, ultima fatica dell'ultrasettantenne Martin Scorsese, è un film che merita di essere visto da chi ancora non l'ha fatto, anche se in generale non ha en-

di Simona Roccato

Questo romanzo è come una porta che si spalanca con energia su di un mondo travolto dal cambiamento. E' l'inizio degli anni '20, i capelli delle fanciulle si trasformano in caschetti tanto impudichi da scandalizzare la sonnolenta provincia americana aggrappata alle sue convenzioni e ai

tributi Inps non versati, rischio di avere tagliata luce, telefono, riscaldamento per fatture non pagate, insomma in poche ore si rende conto che sarebbe stato oltremodo difficile risanare un “dissesto finanziario, formatosi in dieci anni di disamministrazione”. Questa storia è emblematica e colpisce il fatto che, a 30 anni di distanza, può essere il ritratto di qualche comune non solo della Sicilia ma anche del resto d’Italia: infingardaggine, clientelismo, familismo, disinteresse per tutto ciò che riguarda “la cosa pubblica”; le leggi solo un mezzo per arricchirsi e avere privilegi; lo Stato visto come nemico da cui avere senza dare; l’impiego pubblico per riscuotere lo stipendio senza lavorare perché il lavoro è una cosa volgare! In regione non va meglio quando il funzionario, cui Burgio sottolinea le disfunzioni di una legge, risponde

“la legge così dispone e così bisogna agire” perché commenta Burgio “le leggi pur vergognose fatte dai partiti di governo sono a loro uso e consumo”. Credo però che il quadro più interessante di questa comunità sia quello che emerge dall’assemblea cittadina, quando svegliatisi dalla paura, dalla pigrizia, dalla mancanza del senso civico, i cittadini scoprono di dover pagare esose tasse per ripianare il “dissesto” e chiedono, solo allora, conto del malfatto! Un messaggio importante lancia Burgio dalle sue pagine: la partecipazione! I cittadini devono partecipare alla vita politica perché la politica non è una cosa sporca per sua natura, ma diventa tale se noi cittadini non partecipiamo lasciando via libera a bassi interessi personali! Il libro per chi volesse leggerlo, e io lo consiglio soprattutto ai giovani

perché il loro futuro è ancora tutto da scrivere, si può trovare in comune ed è gratuito!

tusiasmato la critica. Basato su una storia vera, racconta la vicenda di Jordan Belfort, giovane yuppie che a fine anni '80 fa il suo ingresso a Wall Street. La compagnia in cui inizia a lavorare presto fallisce, ma grazie al suo talento nel vendere, o forse solo mosso da una voglia insaziabile di guadagno ad ogni costo, Jordan riesce a sfondare e a diventare milionario. Fino almeno a quando non si scontra con se stesso e i propri eccessi – e con l'FBI. Si tratta di un film orgiastico, una girandola di quasi tre ore di toni e immagini forti: tanto sesso, e soprattutto tanta droga. La dipendenza sarà uno degli elementi fondamentali nella spirale discendente del protagonista. Nell'ultima ora il ritmo cala e si rischia un po' di noia, ma la prima parte del film, quella in cui viene narrata l'ascesa e il culmine della carriera di Jordan, è serrata e appassionante.

Ciò di cui si è più parlato è l'interpretazione di Leonardo di Caprio, che neanche questa volta ha portato a casa l'agognata statuetta, ma è comunque magistrale nel ritrarre gli eccessi del broker rampante di New York. Degna di nota è soprattutto la scena della quasi overdose. Compare nel film anche colui che l'Oscar quest'anno l'ha vinto, Matthew McConaughey, nel ruolo del capo della prima agenzia in cui Jordan va a lavorare. Si pone nei confronti di Jordan come una sorta di maestro, e i due danno vita a una memorabile scena al ristorante in cui il mentore insegna all'allievo le regole e i riti di un broker. Eccessivo e costantemente sopra le righe, The Wolf of Wall Street non è forse il migliore dei tantissimi film diretti da Scorsese, ma diverte e appassiona fino in fondo, raccontando con i toni del grottesco e della commedia nera una vicenda personale ed umana

molto rappresentativa degli anni in cui è ambientata.

suoi segreti. La copertina e il titolo della traduzione italiana ci parlano di Louise Brooks ragazzina e della sua vita tutta da scoprire al di là delle maldicenze della gente “perbene”. L'autrice ne delinea con partecipazione il ritratto e ricostruisce con precisione storica il viaggio di questa adolescente smaniosa di abbandonare la quieta Wichita in Kansas per approdare a New York. Sarà proprio la città che non dorme mai a consacrarla come una delle icone più straordinarie e chiacchierate del cinema muto per poi farla precipitare nel baratro dell'oblio. Il titolo originale dell'opera, “The chaperone”, invece ricorda che la vera protagonista è Cora Carlisle. Sì, perché Louise può salire sul treno che la condurrà a NY, ma dovrà farlo accompagnata ad una rispettabile cittadina di Wichika, Cora, moglie e

madre dalla moralità indiscussa. Cora, mite e conciliante, chiusa nel busto che le toglie il respiro, mentre affianca Louise proteggendola da se stessa, decide di partire per NY per scoprire il suo passato e mettersi in discussione. Cosa può desiderare una donna? A cosa può aspirare? Essere una signora borghese rispettata dalla società, una moglie all'apparenza amata da un uomo rispettabile, una madre appagata. Può per questo una donna annullarsi per circa la metà dei propri anni per proteggere la famiglia da un segreto inconfessabile? Cora osserva e cambia

Laura Moriarty “Le stelle brillano a New York” 2013, 460 p, € 19.00 Piemme

andando verso una nuova vita dove anche per lei le stelle cominceranno a brillare.


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L’amore è un frigo pieno Banda Fratelli di Giuseppe Cavaglieri

Per me un gruppo che per distribuire un cd lo fa mettere sottovuoto da una macelleria di Cervere, ha già vinto la palma d’oro della creatività. È con questa trovata geniale che la Banda Fratelli, a distanza di tre anni dalla pubblicazione di Buongiorno, disse il metronotte, lancia (nei migliori banchi frigo) L’amore è un

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frigo pieno, un secondo disco nel pieno stile del gruppo piemontese: ironico, geniale e ben suonato! Otto tracce che parlano di amore, rivoluzione, morte e indipendenza, otto fiabe nate per raccontare la bellezza, la bruttezza, l’unicità e la banalità della vita di tutti i giorni. Il tutto con la produzione artistica di Fabrizio “Cit” Chiapello (Baustelle, Subsonica) al Transeuropa Studio di Torino. Novità da punto di vista della formazione, con l’arrivo del tastierista Enrico Gallo, ad aggiungersi al nucleo originario, guidato dal cantante e chitarrista Andrea Bertolotti (anche autore dei testi), con Matteo Bonavia al basso e Carlo Banchio alle percussioni. La formula è quella di un rock-pop abbastanza canonico, spruzzato qua e là di funk e in qualche episodio di qualche vaga abrasione, ma sempre teso a smussare ogni angolo, affidando gran parte delle sorti del disco al lato melodico della questione, dando risalto ai testi dagli accenti cantautorali. Il tutto suona come una centrifuga dove le parole sono pesate, calibrate a formare un circolo di poesie terrene, storie di tutti i giorni dove

Mensile di confronto e ironia

l’amore è elemento portante, tutto gira attorno ad esso sottolineandone meriti e disgrazie e allo stesso tempo il disco racconta in modo stralunato l’umanità in declino con vizi e nostalgie per un passato che non potrà più tornare. Come dichiarato dalla Band stessa si raccontano storie del “mondo dei grandi” viste dagli occhi di un bambino. Fra i protagonisti, Margherita, che scappa aggrappandosi a un mazzo di palloncini colorati, il signor Sì, che compra amore, un uomo molto morto spacciato per defunto dalla burocrazia, un altro che scappa dalla prigione per fare un pupazzo di neve con la sua amata. “Un disco scarno e con un approccio “live”,

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fatto per essere suonato dal vivo”, spiega la band. Negli ultimi anni la Banda Fratelli ha diviso il palco con Giuliano Palma & The Bluebeaters, Africa Unite, Perturbazione, Nobraino, Il Pan del Diavolo, Il Genio, Meganoidi, Ettore Giuradei e molti altri. Insomma l’eccellenza cuneese si fa strada con gran classe. Se voleste sentirli dal vivo, esperienza che mi sento di consigliarvi vivamente, li potete trovare Venerdì 2 maggio all'isola Condorito, Margarita (CN) in una delle tappe del Tour di promozione dell’Album.

Aut. Trib. Saluzzo n.07/09 del 08/10/2009

Direttore responsabile: Spessa Andrea Redazione e collaboratori: Rodolfo Allasia , Umberto Allemani, Carla Burzio, Giacomo Castagnotto, Giuseppe Cavaglieri, Marco Ferrara, Giancarlo Meinardi, Mario

Monasterolo, Anna Maria Olivero, Bruna Paschetta, Guido Piovano, Dominikka Raso, Cecilia Siccardi, Anna Simonetti, Pino Tebano, Luciano Fico, Pier Paolo Delbosco

P.zza Vitt. Emanuele II, n° 1 Contatti: contatti@insonniaracconigi.it Stampa: Tipolitografia BOSTON di Oitana Vittorio & C. s.n.c. - Racconigi

Conto Corrente postale n° 000003828255

tiratura: 2000 copie

Editoriale Un anno di "Acqua Pubblica" segue dalla prima

Ancora una conseguenza della fretta: pensiamo di essere uomini e donne bionici ma invece chiunque di noi ha bisogno di un tempo per l’elaborazione delle idee, un tempo per tradurre in realtà un progetto, ci vuole almeno un passaggio dall’idea alla messa in produzione, anche della più geniale delle intuizioni. La lentezza esasperante di certe persone, il rimandare sempre al poi, l’inconcludenza, sono difetti, senza dubbio, ma da lì alla fretta eccessiva, al non avere mai un breve intervallo di tempo e di spazio per rivedere i propri progetti, la differenza è tanta! Chissà se potrebbe esserci un equilibrio anche in questo? Chissà se Matteo Renzi lo ha trovato o rischia che a forza di tirare si strappi la maja e si dimentichi tutto quanto ci ha infilato dentro?

L'ambiente ed i cittadini ringraziano di Pino Tebano

I numeri della "Fontana Pubblica" di p.zza Caduti per la Libertà, resi pubblici dall'Amministrazione Comunale, sono veramente eclatanti. Il successo dell'iniziativa è tutta nei numeri: • Tra naturale e gassata, più o meno in eguale quantità, circa 450.000 litri • Bottiglie di plastica risparmiate, circa 300.000 • Anidride Carbonica non immessa in atmosfera, 26.000 kg

• Risparmio smaltimento PET, 2700 Euro • Risparmio per i cittadini (prezzo medio sul mercato 0,11 cent.) 35.700 Euro

Immaginiamo se, come cittadini, decidessimo di devolvere due cent al litro per iniziative ambientali con ricaduta sul nostro comune, recupereremmo circa 10.000 euro con cui finanziare attività di promozione della raccolta differenziata che poi ci tornerebbero nelle tasche con una riduzione della TARES, avendo diminuito i ri-

fiuti che portiamo in discarica. Forse potrebbe essere un modo per promuovere buone pratiche di cittadinanza attiva.

Approvato il bilancio dell'Associazione Culturale INSONNIA. L'8 aprile scorso, nella sede dell'Associazione, si è tenuta l'annuale assemblea dei soci che ha approvato il bilancio, il rendiconto finanziario e organizzato le prossime iniziative del giornale che annunciamo su questo numero. Possiamo dire che grazie all'apporto delle quote associative, pari a 3305 euro, le spese per la stampa del giornale, pari a 3150 euro, sono state interamente coperte. Un risultato positivo che ci rende ottimisti sul futuro del giornale. Altre spese per spettacoli/iniziative/tasse/spese di c/c e bolli sono state interamente coperte da recuperi fatture per pubblicità anni precedenti e possiamo, quindi, contare su un risultato positivo di gestione al 31.12.2013 di circa 1000 euro. Grazie a tutti per la partecipazione attiva alla vita del giornale.

Molte sono le città che le hanno installate con una sola diversità... il prezzo. Abbiamo fatto una piccolissima indagine e abbiamo scoperto che la nostra è fra le meno care.

TRA SOGNO E REALTA’ di Umberto Allemani In una notte di “insonnia” mi sono venuti in mente, invece delle solite pecore, tanti nomi di persone che ho conosciuto e mettendoli in un certo ordine, con un pizzico di fantasia, senza aggiunta di altri ingredienti, mi sono trovato nel bel mezzo di una visita sanitaria. ASL – medico di base: Primo? SIP Dentis? Bellino

Scoppa? Pochettino Fumero? Trenta, Quaranta Toscani Ostolero! Tropini Caccheranno? Grosso Trombotto? Secco! Donadio! Adesso Sola Carnico, Pollastro, Fruttero, Chivino Filannino, Caputo? Dato Nota, Salato. Gioda Faussone!!!


INSONNIA Maggio 2014  
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