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insonnia MURELLO, Via Racconigi 22 Tel. 0172.98.126 - Fax. 0172.98.132 e-mail: info@rgarredamenti.com

mensile di confronto e ironia

Insonnia n° 49 Aprile 2013 - Editore Associazione Culturale Insonnia P.zza Vitt. Emanuele II n°1 12035 Racconigi - Direttore responsabile Spessa Andrea - Stampa La Grafica Nuova Torino - Aut. Trib. Saluzzo n. 07/09 dell'8.10.2009 - Iscr. al R.O.C. 18858 dell'11.11.2009 - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma 1, CB-NO/ CUNEO n° 0321/2010 - n° 4/2010 - www.insonniaracconigi.it

Quando lo scenario italiano (dichiarazioni, prospettive di alleanze, anatemi) cambia ogni giorno, la confusione che è in noi (tutti) cresce, la nebbia diventa sempre più fitta. Quando non si vede la strada la velocità consentita si riduce, bisogna andare piano. Eppure il rischio debacle (sfascio) è lì presente che chiede di fare in fretta. Ma noi che non siamo nella stanza dei bottoni non dobbiamo farci prendere dalla frenesia, riflettiamo con calma, portiamo un contributo, se possiamo, offrendo il nostro punto di vista, semplice, sincero, pulito. In questo caos ciò che tutto sovrasta è il ribrezzo che percepiamo alle notizie di tutte quelle ruberie a livello istituzionale che ormai mensilmente ci vengono rivelate. In tutte le Regioni si è rubato e quanto! Ma non sono solo i politici ad aver rubato con i loro rimborsi assurdi e le loro tangenti vergognose. Tutti i supermanager privati rubano, alla luce del giorno, nel momento in cui percepiscono compensi stratosferici: Marchionne guadagna (in tempi di crisi e di sfascio) 435 volte in più di un suo dipendente medio! Valletta (amministratore delegato

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Ci­vediamo­a la pompa di Rodolfo Allasia

RICORDIAMO­I­VALORI DELLA­RESISTENZA di Beppe Marinetti

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Il­ SALONE­ SOCIALE­ per­ un TEATRO­di­INNOVAZIONE­ Il­punto­di­vista­di­Vincenzo­Gamna di Anna Simonetti e Giancarlo Meinardi

Insonnia­ si­ occupa­ da­ qualche mese­del­destino­dell’ex­Salone sociale.­Il­Comune­di­Racconigi ne­ avrà­ presto­ la­ disponibilità, dopo­ lo­ scioglimento­ della SOMS,­e­sta­preparando­un­progetto­per­il­suo­recupero.­Il­nostro giornale­ ritiene­ che,­ in­ un­ momento­ come­ questo,­ la­ cittadinanza­dovrebbe­essere­coinvolta nel­confronto­su­questo­tema.

Nella letteratura, nel cinema, nell’arte figurativa, addirittura nella musica il momento di procurarsi l’acqua dalla fonte, è un tema che ha stimolato molta creatività umana. C’è da domandarsi il perché. Credo che i luoghi di incontro siano i luoghi più “cantati” perché l’uomo, quasi sempre, ama incontrare il proprio simile, ed ama incontrarlo in un terreno neutro; prima di incontrarsi in casa è bene prendere le misure del prossimo e le misure si prendono nei luoghi in cui ci si incontra, quasi per caso, frequentemente. La fontana è il luogo dove, in tutto il mondo, in quasi tutte le epoche, è quasi indispensabile incontrarsi, non è l’unico, ad alcune latitudini può essere il fiume, la sorgente e via via ripensando.

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25­Aprile­2013

XXV­APRILE­–­ANNIVERSARIO­DELLA­LIBERAZIONE MARTEDI’­23­APRILE­2013 Ore­21,00­Cinema­San­Giovanni Proiezione del film “Io mai”, realizzato dagli alunni della classe 3^ D della Scuola Secondaria di I grado “Bartolomeo Muzzone” di Racconigi e finanziato dalla Fondazione CRS. Dopo la proiezione, gli alunni dell’Istituto eseguiranno i canti della Resistenza

Ore­22,00­in­Piazza­Vittorio­Emanuele­II Saluto del Sindaco e Commemorazione Ufficiale tenuta dall’Onorevole Chiara Gribaudo, Membro della Camera dei Deputati e del Direttivo Provinciale ANPI Durante la manifestazione verrà consegnata una pergamena ai Resistenti racconigesi. Al termine della celebrazione, verrà inaugurato il “Laboratorio della memoria”, creato presso la Biblioteca Civica, MERCOLEDI’­24­APRILE­2013 dall’ANPI, in collaborazione con il Comune. Ore­20,30­Chiesa­di­San­Giovanni­Battista Alla celebrazione prenderanno parte la Banda Musicale di Celebrazione della S. Messa in memoria delle Vittime della Racconigi e la Corale “Le Verne – Giuseppe Milano”. dittatura fascista e di tutte le guerre. Il Sindaco Ore­21,30­-­con­partenza­da­Piazza­S.­Giovanni­ (Gianpiero Brunetti) Corteo­con­fiaccolata­lungo­le­vie­cittadine; in Piazza Carlo Alberto deposizione della Corona d’alloro In caso di maltempo la manifestazione del mercoledì sera si di fronte alle lapidi dei Caduti. terrà presso il Salone Cinema San Giovanni.

segue­pag.2 Ambulanza per­il­ Senegal

Novaplast pag.­4

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Borgo­dei Scooter­Gas pag.­14 Cappuccini pag.­11


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Ci­vediamo­a la pompa segue dalla prima

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In­panne di Luciano Fico

L’acqua è un bene indispensabile. Da noi a Racconigi e dintorni nel passato ci si incontrava alla pompa (leggasi pumpa) perché di fontane vere e proprie non ce n’erano, come quelle poetiche e romantiche del sud, ma poeti che hanno “cantato” la pompa non ne conosco. Di pompa normalmente ce n’era una ogni cortile perché far piantare un tubo non era cosa semplice, costava, erano i fratelli Gola o i Piatti che mettevano questi impianti.

esperienza sarà perché la gratuità faceva gola, c’era molta gente e quindi bisognava aspettare, fare la fila e durante questa attesa cosa c’è di meglio che scambiare due chiacchere, quattro parole, un commento? E’ presto per trarre delle considerazioni sulla bontà di tutto ciò, ma ritorneremo sull’argomento, quando saranno nati nuovi amori intorno alla “casetta dell’acqua”, magari amori di mezza età, magari cantati da qualche poeta locale che rinominerà l’erogatore

Ecco, l’erogatore dell’acqua, qualunque esso sia, come luogo di socialità.

con il più aulico termine di “sorgente” o del più antico “pompa”. Grazie sindaco di aver gasato la popolazione!

Non credo che quando il comune ha pensato di installare la “casetta dell’acqua” in Piazza Maria Pia (permettetemi di usare questo vecchio toponimo) abbia pensato a ricostituire un luogo di socialità e se l’ha pensato un merito in più perché, dal momento in cui è stata aperta questa struttura, lì, intorno all’erogatore si incontrano anche le persone. Ovviamente se piove e fa brutto la gente va di fretta, ma se il tempo è bello quelli che vanno a prendere acqua si fermano e se la contano; forse di più nella settimana in cui è stata distribuita a gratis perché, sarà per la nuova

Gli Angeli esistono. Ne ho incontrato uno. Ha la tuta grigia sporca di grasso, un aspro accento calabrese e le mani più forti che abbia mai stretto. Raggiunge me e le mie sventurate compagne di viaggio in un baretto alla periferia di Genova: “Siete voi che avete rotto il Land Rover?” Siamo proprio noi, prelevati da una piazzola di autostrada e catapultati nella sua officina ancora chiusa alle 8 del mattino. La giornata ormai è andata e con lei i nostri progetti: siamo più che mai predisposti al malumore e al risentimento verso il destino avverso. Quella stretta di mano, dolorosa al limite di un grido ben poco dignitoso, trancia la nostra lamentosità sul nascere. Ascoltiamo esterrefatti quest’uomo tarchiato e deciso, nero negli occhi e nella barba, che prende in mano la situazione: “Telefono io a quelli dell’assicurazione! Rompono sempre il c…o, quelli….” In cinque minuti compie il primo miracolo a cui assistiamo muti: parla con il call center dell’assicurazione e detta lui le regole, spiega alla signorina di turno cosa deve fare e non le lascia il minimo spazio per ribattere! “Vi accompagno in centro, così vi fate una passeggiata mentre io invio i documenti a questi qui e poi vi vengo a prendere quando sarà pronta l’auto sostitutiva.” Dieci minuti sulla sua Alfa 147 sono sufficienti per scoprire che ama il suo lavoro, che non fa un giorno di ferie da 12 anni e che ieri notte ha chiuso l’officina alle 4!!! Scendiamo ancora storditi

dall’auto e cominciamo a camminare senza dirci niente fino a quando Giada scoppia a ridere di gusto e allora ridiamo tutti: ormai ci sentiamo approdati in un mondo diverso, forse parallelo, dove gli angeli fanno i meccanici. Il quartiere di Bolzaneto ci conferma la nostra sensazione: il dialogo impossibile fra una Trans che sembra ancora sfatta dalla notte ed un commesso cinese che non parla italiano, certificano il nostro passaggio ad un'altra dimensione. Un paio d’ore e arriva l’attesa chiamata del nostro salvatore. “Ditemi dove siete, che vi vengo a prendere.” L’auto sostitutiva ci verrà consegnata in un autonoleggio all’estremità opposta di Genova: più facile arrivare sulla Luna è il nostro primo pensiero! Ancora lui, ancora un miracolo. “Vi porto io.” Più di mezz’ora in auto tra il traffico assurdo della città: ma lui non dovrebbe lavorare in officina? Ci fa da cicerone e descrive con orgoglio la città che lo ospita, ma che non è evidentemente sua: è felice di mostrare e condividere la Bellezza. Arrivati. Unico maschio della compagnia mi sento spinto a sporgergli del denaro per il tempo che ci ha dedicato. Neanche a parlarne! “Allora dove va a finire l’umanità??!” Sono le sue ultime parole prima di salutarci. Ci ha detto di chiamarsi Gabriele. “Ovviamente!” pensiamo noi...


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Il­SALONE­SOCIALE­per­un­TEATRO­di­INNOVAZIONE­ segue dalla prima

Cantoregi­è­una­realtà­forte­e­significativa­del­territorio,­per­cui crediamo­importante­sentirne­la voce. Tu,­ Vincenzo,­ di­ Cantoregi­ sei uno­ dei­ padri­ fondatori.­ Cosa pensi­del­Salone­Sociale? Qualche anno fa ho visto, insieme a Koji, il locale della SOMS: è molto bello e mi sono detto che sarebbe un posto veramente adatto a fare teatro, in particolare a fare quello che chiamiamo TEATRO D’INNOVAZIONE. Cosa­ significa­ Teatro­ Innovazione? E’ un modo di fare teatro “inventato” negli anni settanta dai giovani di allora, come Koji. All’origine c’è l’esperienza di Montichiello (in Toscana), con la drammatizzazione delle storie del territorio. Attori non professionisti, diretti da professionisti. Sono venuti anche da New York a vedere e conoscere questa esperienza. Io ne vengo a conoscenza quando Andrea Barbato, dirigente della Rai, mi manda sul posto per una inchiesta. Pur venendo dal cinema e dalla televisione, rimango talmente colpito che inizio anch'io a rappresentare le storie del mio territorio, Carignano. Si faceva teatro senza palcoscenico, dentro un vecchio cinema adattato alle nostre esigenze. Il regista Gabriele Vacis, dopo aver visto i nostri spettacoli, ci ha ospitato a Settimo e sostenuto. Secondo­te,­quale­potrebbe­essere la­ destinazione­ del­ Salone­ Sociale?­Potrebbe­essere­utilizzato per­rappresentazioni­teatrali?­ Potrebbe essere adattato per spettacoli teatrali, ovviamente non soltanto quelli di Cantoregi. Ma anche per concerti, conferenze, danza ecc. Naturalmente occorre conoscere quali caratteristiche dovrebbe avere

questo locale per assolvere bene a queste funzioni. Troppe volte mi è capitato di vedere in giro cattive realizzazioni: pavimenti in ceramica, non adatti alle rappresentazioni teatrali; servizi igienici collocati nel posto sbagliato, per cui durante lo spettacolo o il concerto

Un'altra cosa fondamentale è l'illuminazione. Vorrei che nel fare il progetto potessimo essere consultati, soprattutto Koji che è scenografo oltre che regista: gli impianti di illuminazione sono molto costosi, per cui è bene progettarli con chi è del mestiere, onde evitare

a­fare­un­sopralluogo­del­Salone: potreste­vedere­come­è,­confrontarvi­su­ciò­che­serve,­su­quello che­si­potrebbe­fare­e­quello­che non­si­dovrebbe­fare­… Noi siamo disponibili, molto volentieri. E­ noi­ giriamo­ l’invito­ ai­ nostri

si sente lo scarico dell’acqua; cattiva acustica … Con­quali­criteri­dovrebbe­allora essere­pensata­la­ristrutturazione del­Salone? Innanzi tutto bisogna tenere presente che nel teatro di oggi non si usa più il palcoscenico. Lo spazio deve essere organizzato in modo flessibile con strutture mobili, adattabili alle diverse esigenze che si possono presentare. I pavimenti devono essere in legno. Con una buona insonorizzazione delle pareti non solo si migliora l’acustica ma si elimina l'uso dei microfoni il cui costo aggrava i bilanci delle compagnie. Ovviamente devono esserci i camerini per gli artisti. Bisogna fare attenzione alla collocazione dei servizi igienici.

strutture che poi sono inutili. Bisogna poi tenere conto dei costi di riscaldamento, trovando soluzioni che permettano di contenerli il più possibile. Sembra­che­nel­progetto­del­Comune­si­preveda­la­suddivisione dello­spazio­in­due­piani­sovrapposti.­Questa­soluzione­ti­sembra funzionale­all’utilizzo­come­teatro? Il teatro ha bisogno di uno grande spazio in altezza, per avere un impianto di illuminazione adeguato e manovrare le attrezzature necessarie per gli spettacoli: bisogna vedere quanto ne rimane con la suddivisione. Sarebbe­interessante­se­tu­e­Koji, insieme­agli­assessori­e­ai­tecnici competenti­del­Comune,­andaste

amministratori.­Vuoi­aggiungere qualche­cosa,­prima­di­chiudere questa­intervista? Per me è molto importante sottolineare l’esigenza che questo locale della SOMS torni a vivere. Anche per ragioni storiche e culturali. Le Società operaie sono state importanti dalla fine dell'800 in poi nel ruolo di solidarietà che hanno svolto a favore delle classi meno abbienti. Mio padre, grazie alla Società operaia di Carignano, poté prendere la licenza elementare nella scuola serale della società. Oggi, con la grave crisi che stiamo vivendo, fare memoria di quel ruolo credo sia un segnale altamente sociale e culturale. Salvaguardare lo spirito di solidarietà della vecchia SOMS: ne abbiamo bisogno.

Il­Calendario­del­Cambiamento­2013: APRILE 2013 "Non­dovrebbero­essere­i­popoli­ad­aver­paura­dei­governi,­ma­i­governi­ad­aver­paura­dei­popoli!" A Samso, una piccola isola della Danimarca, il ricorso ai combustibili fossili è ora limitato a qualche mezzo di trasporto. I rumori sono quasi solo "naturali", gli scarti dell'agricoltura diventano riscaldamento, la forza del vento e il sole, elettricità. Dal concorso del 1997 lanciato dal Ministero dell'Ambiente danese sono passati 15 anni e ora questa sconosciuta isoletta indica la via per superare i problemi di inquinamento, riscaldamento globale e dipendenza dal petrolio: il tutto grazie al lavoro di sensibilizzazione dell'ing. Soren Hermansen e all'energia elettrica prodotta da pale eoliche, impianti a biomassa e pannelli fotovoltaici. Cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo? Autoproduzione: Detersivo piatti Per ottenere un litro di detersivo per piatti, utilizzabile sia a mano che in lavastoviglie, frullare tre limoni, tagliati a pezzetti e senza semi, con 400 ml d'acqua, 200 g di sale fino e 100 ml di aceto bianco. In seguito portare tutto ad ebollizione e lasciate sobollire per una decina di minuti. Se occorre, rendete il tutto più omogeneo con l'aiuto di un frullatore ad immersione. Conservate il vostro detersivo in barattoli di vetro ben chiusi. Marta Albè Blog - ecosentiero.blogspot.com


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4 L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul LAVORO (Art. 1 Costituzione)

IL­LAVORO­CHE­C’E’…IL­LAVORO­CHE­NON­C’E’ Inchiesta­locale­sul­lavoro­nell’epoca­della­crisi­globale

Fare­la­mamma­e­fare­carriera: in­Italia­non­è­facile! di Anna Simonetti

La persona che intervisto preferisce che il suo nome e i dati relativi al suo datore di lavoro non vengano pubblicati. Che­corsi­di­studio­hai­fatto? Mi sono laureata nel 2002, in lingue e civiltà orientali; ho studiato giapponese e russo, durante l'università ho sempre studiato francese e inglese perché i testi relativi alla cultura giapponese sono in inglese ed oggi è proprio questa la lingua che, quasi esclusivamente, uso per il mio lavoro. Se­ devi­ tirare­ le­ somme­ di­ questi studi­puoi­dire­che­ti­sono­serviti­ai fini­del­lavoro? Beh, mi sono serviti nel senso che mi è capitato di fare alcune lezioni di giapponese, di fare delle traduzioni e talora accompagnare dei gruppi in visita alla città; sicuramente da studi di questo genere si trae una grande capacità di approfondimento, ma oggi come oggi non mi serve molto... in futuro, chissà, sono convinta che niente della propria cultura va sprecato. Sei­sposata­e­hai­una­figlia:­come­è stata­accolta­la­notizia­della­tua­maternità? Silenzio da shock... e poi felicitazioni! La nostra è una società di persone giovani dai 25 ai 40 anni, io ero la terza maternità, anche se in anni differenti e, in una realtà piccola, l'assenza di una delle due persone addette allo stesso settore crea inevitabilmente dei problemi... La­ tua­ maternità­ è­ stata­ molto breve,­vero? Mia figlia è nata quasi un mese prima, per cui la maternità è stata di sole tre settimane prima del parto... e di 5 mesi dopo. Come­ti­sei­trovata­al­tuo­rientro? All'inizio ho pensato di riuscire a gestire lavoro e bambina. Certo sarei rimasta volentieri a casa più a lungo, ma c'era una certa pressione perché

tornassi al più presto, quindi ho chiesto un part time di 5 h al dì, diventate 6 ore a gennaio, cui dovevo aggiungere circa 2 ore di viaggio per raggiungere il posto di lavoro. Tuttavia non erano contenti in quanto ero la prima a chiedere il part time... Di­ quale struttura­ ti sei­servita­per la­bambina? Ho fatto subito domanda al nido della mia città, ma siamo risultati trentaduesimi in lista di attesa, per cui ci siamo orientati verso il nido di una città limitrofa che ha accolto la bimba a 5 mesi di età, per un orario dalle 7,30 alle 17,30: sono veramente contenta della scelta fatta per l'accoglienza che quotidianamente riceve la bambina dalle operatrici. Quanto­incide­la­spesa­del­nido­sul tuo­stipendio­e­quanto­la­riduzione dell'orario­di­lavoro? Il nido incide per un quarto all'incirca, mentre per il part time ho perso solo

Novaplast:­ultimissime!! di Anna Simonetti

Da qualche tempo mi chiedevo quale fosse la situazione dei lavoratori della Novaplast, ben sapendo che stava per scadere la cassa integrazione. Non osavo telefonare temendo cattive notizie in quanto, causa la crisi che stiamo attraversando, dubitavo fortemente che potessero avere avuto la prosecuzione della cassa. Un incontro casuale, in un giorno di mercato, con Giovanna Racca, Rsu Novaplast, mi ha tolto d'imbarazzo e mi ha dato l'opportunità di avere una buona notizia. Eccola:

i lavoratori Novaplast hanno avuto accesso al secondo anno di cassa integrazione straordinaria in quanto il 30% dei dipendenti, pari a 21 persone, è stato ricollocato attraverso pensionamenti, mobilità e ricollocazione al lavoro. Questi ultimi sono in otto, attualmente distaccati presso la Lamicolor, e verranno, a breve tempo, assunti a tempo indeterminato. Tutti gli altri percepiranno, appunto, la cassa integrazione ancora per un anno, con la speranza e l'augurio che da qui a un anno, la crisi si allontani e si ricominci a trovare lavoro.

250 euro al mese... ...al­termine­dell'anno­dovevi­tornare­al­tempo­pieno... … e per me era impossibile perché sarei stata fuori casa 10/11 ore. Inoltre al mio ritorno dalla maternità gli equilibri erano cambiati, certamente non a mio vantaggio in quanto era nata una nuova figura di dirigente cui bene o male dovevo fare riferimento, senza contare che mi avevano affidato un ulteriore settore che a me non interessava, ma che significava più lavoro con meno tempo a disposizione! E questo non mi era piaciuto perché da dirigente, quale ero, avrei dovuto essere messa al corrente del cambiamento.. Come­ne­sei uscita? Hanno capito che piuttosto di rientrare per l'intero orario, mi sarei licenziata... Oggi il turismo è in forte crisi, le spese di promozione sono alte, aumenta sempre più la concorrenza di internet, la crisi economica ha dimezzato la lunghezza delle ferie per cui alcuni tour operator, che operano in settori complementari, hanno pensato prima ad una collaborazione e da gennaio 2011 ad associarsi in un “Consorzio” di promozione che mi è stato affidato. Ho proposto un tempo lavorativo di 6

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ore, in una località più accessibile, in un locale adiacente ad un hotel dell'associazione... da sola... accettando una piccola riduzione di stipendio! Mi sono resa conto, per la prima volta, quanto costa un dipendente per l'azienda! Siamo agli inizi di una attività che se ben gestita mi può assicurare un lavoro, che mi piace tantissimo, per molti anni ancora... Come­è­scandita­la­tua­giornata? Ci alziamo alle 6,30 e alle 7,30 siamo tutti fuori casa. Mio marito prende il treno per Torino e io porto mia figlia al nido, un breve saluto alla bimba e torno a casa, lascio l'auto (ne abbiamo una sola) in garage e a piedi vado a prendere il treno alle 8,10 e inizio a lavorare alle 9; alle 16,30, salvo imprevisti, prendo il treno e vado a prendere la bambina al nido. Quali­considerazioni­ti­senti­di­fare da­questa­tua­esperienza? Ho avuto la fortuna di fare questo passaggio da dipendente a “quasi” imprenditrice, forse con incoscienza perché ho lasciato un contratto a tempo indeterminato economicamente conveniente. Tuttavia considero positivo il fatto di avere un lavoro compatibile con l' organizzazione familiare, di poter svolgere un'attività da imprenditrice senza impegno di capitali e, nello stesso tempo, entrare in un campo che mi interessa, a fianco di una società già collaudata, che mi aiuta a conoscere i problemi del settore e le difficoltà che un datore di lavoro affronta per raggiungere un utile che gli consenta di rimanere sul mercato: il consorzio nel suo primo anno di attività ha ricoperto le spese e fatto un piccolo utile... Mi è stata data una grande fiducia: sono stata assunta neo laureata, senza esperienza, ho imparato molto... ma ho lavorato tanto, veramente tanto! Ho accettato la sfida... ma non so quale futuro mi aspetta! Hai­qualche­progetto? Sì, pur avendo maggiore sicurezza del lavoro rispetto a quando ho iniziato, ho ripreso gli studi e spero di conseguire al più presto un diploma che mi consenta di ampliare l'ambito della mia professionalità. Naturalmente tutto questo mi costa tanto impegno e il sacrificio di tutto il mio tempo libero! Auguri­per­il­tuo­futuro!

FANTAGOVERNO di Alleman-Politik

In questo tempo di nuove e vecchie scelte mi sono lasciato coinvolgere dall’atmosfera attuale immaginando che, tempo fa, un governo avrebbe potuto essere così composto: Interni – CASINI Difesa – SPADOLINI Trasporti – FORMICA Pubblica istruzione – OCHETTO Sanità – COSTA Spettacolo – FANTOZZI Agricoltura – PAISAN Ambiente – RUMOR Tesoro – GAVA Bilancio – SPAVENTA Tutti inomi dei politici sopra citati sono rigorosamente autentici ed alcuni di loro, ministri, lo sono stati veramente. Penso che in casi del genere, forse sarebbe opportuno evitare certi abbinamenti, con tutti gli onorevoli che ci ritroviamo. Si parlava anche sempre, durante le pause pranzo, di chi sarebbe stato il nuovo presidente della Repubblica e, con dei forti dubbi, si diceva: sarà LEONE o SARA-GAT?


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Qualcosa­è­cambiato­ a cura di Rodolfo Allasia

LA­SOCIETA’­DI MUTUO­SOCCORSO Dalla Tesi di Laurea di Maria Teresa Trucco a.a.1980/81 Una sezione della “Società Nazionale di Patronato e Mutuo Soccorso a favore delle giovani operaie” viene fondata a Racconigi nel 1907, su iniziativa di un gruppo di signore della borghesia racconigese. E’ questo chiaramente un ulteriore tentativo di integrare le operaie sempre più all’idea della fabbrica come grande famiglia in cui le figlie, le operaie, devono ubbidire ed essere grate al padrone che dà loro del lavoro. Il padrone è per loro un “buon padre” mentre le mogli e le figlie dei proprietari e dei borghesi sono spinte in questa iniziativa dal loro spirito “materno”. (…) Al momento della fondazione della sede di Racconigi di questa società la Camera del Lavoro stampa un volantino in cui tenta di dissuadere le operaie dal cadere nella trappola tesa loro da queste donne borghesi. Compagne­Setaiuole,­Filandaie, Sarte,­Tessitrici,­Orlatrici­! Un­nuovo­inganno,­un­nuovo­tranello­si­cerca­di­tendervi­in­questi giorni­ coll’invitarvi­ ad­ intervenire­ a­ delle­ riunioni,­ le­ quali hanno­per­fine­costituire­delle­associazioni­che­di­operaie­hanno solo­il­nome,­allo­scopo­di­farvi­ad esse­ aderire­ per­ meglio­ perpetrare­ in­ voi­ l’ignoranza­ e­ spingervi­un­giorno­a­fare­opera­di Krumiraggio. Una­ scaltra­ propagandista­ di queste­ teorie,­ che­ quando­ vengono­poste­in­pratica­sono­la­rovina­morale­ed­economica­della classe­che­lavora­e­produce,­è­in questa­città­allo­scopo­di­potervi adescare­al­giuoco­infame.­Voi­ri-

corderete­ la­ recente­ lotta­ delle compagne­ dello­ stesso­ stabilimento­di­Poma­di­Torino­ed­il­suo epilogo­ vittorioso­ che­ è­ giunto fino­a­voi­procurando­per­molte di­voi­una­diminuzione­di­orario di­lavoro­ed­un­aumento­nelle­vostre­paghe.­Ebbene­voi­che­ricordate­ancora­questa­santa­e­civile battaglia­del­lavoro­è­necessario che­siate­edotte­del­fatto­che­la­signorina­ citatavi­ ha­ fatto­ tutto quanto­ era­ umanamente­ possibile­ onde­ fat­ attecchire­ la­ sua falsa­ dottrina­ allo­ scopo­ di­ far uscire­ vittorioso­ dalla­ lotta­ il principale­ e­ far­ così­ avere­ una sconfitta­alle­vostre­compagne­di stenti,­di­fatica­e­di­speranze.­E’ necessario­che­da­parte­vostra­sia

ed­invece­di­vedervi­leggermente migliorate­ le­ vostre­ condizioni, assai­probabilmente­vi­sarebbero state­peggiorate. Questo­fatto­vi­provi­come­le­nostre­previsioni­sulle­costituende associazioni,­spalleggiate­apertamente­ed­occultamente­dai­preti e­ dai­ vostri­ padroni,­ non­ potranno­fallire­e­ve­ne­dia­serio­affidamento­ il­ fatto,­ che­ fino­ ad oggi,­i­fautori­di­queste­associazioni­non­hanno­mai­pensato­di venirvi­ in­ aiuto­ che­ per­ menomare­indecorosamente­la­vostra dignità­ di­ lavoratori­ col­ calpestare­i­vostri­sacrosanti­diritti. Essi­si­danno­ora­attorno­a­falsare­i­veri­concetti­delle­nostre­organizzazioni­allo­scopo­di­tenervi

La Commissione Esecutiva della Camera del Lavoro

tenuto­conto­che­questa­vittoria­è giunta­sino­a­voi­e­che­molte­di voi­avete­da­essa­beneficiato­perché­avete­avuto­una­diminuzione delle­ore­di­lavoro­ed­un­aumento delle­vostre­paghe,­mentre­se­le vostre­compagne­avessero­dovuto subire­ una­ sconfitta,­ ciò­ si­ sarebbe­effettuato­in­senso­inverso,

da­ esse­ lontane­ e­ per­ riuscire nell’intento­inventano­nuove­associazioni­le­quali­non­potranno mai­tornarvi­di­utilità­per­la­difesa­ dei­ vostri­ interessi­ perché avranno­ il­ compito­ di­ non­ mai lottare­contro­gli­interessi­dei­vostri­principali. E’­dunque­vostro­dovere­e­vostro sione ma … non è questo l’importante … l’importante è riuscire a coinvolgere tanti bambini, ragazzi, giovani e famiglie in uno spirito di collaborazione e di fiducia … ed il risultato è garantito!

Bimbomaggio…vola­…­ Il Circolo L’Aquilone proporrà nelle date 29, 30 maggio e finale 01 giugno la 26° edizione del Bimbomaggio. Il Bimbomaggio si divide in due sessioni una dove si propongono canzoni dello Zecchino d’oro e Ragazzi in musica dove

interesse­ di­ non­ abboccare­ all’amo:­ imitate­ invece­ le­ vostre compagne­di­Torino,­Savigliano, Torre­Pellice,­Fossano,­Alba,­ecc. le­quali­abbandonando­i­dannosi pregiudizi­sono­entrate­in­massa nelle­ nostre­ associazioni­ ed hanno,­mercè­lo­spirito­di­solidarietà,­acquistato­in­esse,­conquistato­di­già­delle­buone­condizioni morali­ed­economiche. Lasciate­che­codesti­messeri­blaterino­le­loro­teorie­a­chi­della­solidarietà­operaia­non­sente­e­non può­sentirne­la­necessità­e­dimostrate­loro­che­non­siete­più­le­pecore­di­un­tempo­e­rispondete­ad essi­che­sapete­trovare­la­via­della vostra­emancipazione­senza­venir meno­ai­santi­concetti­che­informano­i­principii­della­redenzione proletaria. Dimostrate­di­saper,­in­una­parola,­conoscere­l’opera­nefanda del­Krumiraggio­e­detestare­ed aborrire­i­suoi­fautori,­sventando il­tranello­che­si­cerca­di­tendervi. Racconigi, 6 aprile 1907

vengono proposti brani di cantanti italiani e stranieri. Nelle serate le due sessioni vengono gestite in un mix che rende le serate piacevoli e divertenti … la serata finale si chiude con un vincitore per ciascuna ses-

Quest’anno la manifestazione proporrà una serie di novità … già da inizio gennaio un gruppo di giovani (lavoratori e studenti) si incontra e lavora ogni domenica mattina e varie sere per produrre “effetti speciali” mentre due gruppi di ragazze realizzano la scenografia per le tre serate del Bimbomaggio. Sul palco avremo dei giovani che non hanno l’abitudine di essere protagonisti e coraggiosamente si sono presi l’incarico di presentare le serate del Bimbomaggio (cogliamo l’occasione per ringraziare i presentatori ufficiali degli ultimi anni Enrico Inverso e Giorgia Busso che ci hanno aiutato e sostenuto con la loro professionalità e la loro ami-

(…) Il linguaggio di questo volantino è molto duro, classico della tradizione sindacale ma sembra difficile calarlo nella realtà operaia racconigese, composta di donne che come ho già detto, rimangono comunque decisamente legate a modi di vita contadini. Si ha l’impressione che gli estensori del volantino siano molto lontani da questa realtà e non conoscano bene le implicazioni legate alla sua composizione femminile. Mi sembra anche che il sindacalista si atteggi a padre che insegna alle figlie che cosa devono fare per comportarsi bene, che cosa devono fare per “dimostrare loro che non siete più le pecore di un tempo..” cizia ed hanno accolto con comprensione e con pieno sostegno questa coraggiosa scelta) … ed ancora sempre un gruppo di giovani ha creato una Direzione Artistica per gestire in ogni sua parte le serate … insomma questa realtà ci sembra sia un po’ in controtendenza con i luoghi comuni e con l’immagine sui giovani che spesso ci viene propinata sui mass-media … ahhh … dimenticavo … anche nelle prove il tutto è gestito da ragazzi e giovani ... Ecco … un’ invito quindi anche a partecipare nelle serate della manifestazione per sostenerli, per aiutarli e … per divertirvi !!! … L’invito è soprattutto rivolto alle famiglie, vi ricordiamo che le serate sono ad accesso gratuito … come sempre …  Racconigi, 09/04/2013 Il Circolo L’Aquilone


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IMMIGRAZIONE:­dai­genitori­ai­figli di B. P.

Ad affrontare pubblicamente questo tema, sollecitato anche dall’attenzione spesso silenziosa ma fattiva di singole persone e di associazioni locali sia laiche sia religiose, è stata l’Amministrazione comunale di Racconigi, l’Istituzione statale più prossima ai cittadini quanto agli immigrati residenti. Si è cercato di capire che cosa

significa non fruire dell’inclusione giuridica nello Stato in cui si vive proprio quando se ne devono osservare le regole tanto più restrittive ed assurde quanto più motivate da irrazionali motivi di autodifesa culturale, religiosa, economica da parte del Paese ‘ospitante’. Nella prima delle tre serate sono intervenuti i responsabili della Caritas Migranti del Piemonte e del sindacato CGIL ‘sportello immigrati’. Attraverso la loro pratica quotidiana, i migranti si sono configurati come uomini, donne, bambini, adolescenti con il loro carico di problemi abitativi, di lavoro, sanitari, scola-

stici. In particolare, della situazione in cui vivono i figli dei primi migranti, nati successivamente in territorio italiano, ha raccontato il bel documentario di Fred Kuworu -18 Ius soli-: tante belle immagini di giovani, studenti o già lavoratori o precari, tali e quali i giovani italiani con i quali però non condividono la connotazione giuridica di ‘cittadini’. Perché il Paese in cui è capitato loro di nascere chiede, quasi in garanzia, i primi 18 anni della loro vita prima di riconoscerli come cittadini. Nella terza serata è stato affrontato l’aspetto più drammatico della cattiva gestione dell’immigrazione da parte dei Governi italiani negli ultimi due decenni: la clandestinità, tema affrontato dal magistrato Paolo Borgna nel

saggio in cui esamina gli errori ‘di destra e di sinistra’. Perché un fenomeno epocale come le nuove migrazioni verso l’Europa poteva essere l’occasione per una scommessa straordinaria: ragionare su una cultura della legalità coniugata con il principio di solidarietà. Si poteva fare, ma finora non si è fatto. Tre incontri finalizzati alla prossima affermazione, da parte del Consiglio comunale, della cittadinanza onoraria ai giovani immigrati nati sul territorio racconigese, e quindi italiano. Riconoscimento che non produrrà alcun cambiamento nella loro condizione giuridica, ma che certo potrà produrre nuovi atteggiamenti di rispetto e di condivisione soprattutto da parte dei cittadini racconigesi.

FONDO DI SOLIDARIETA’ DI RACCONIGI ONLUS

UN’AMBULANZA­PER­IL­SENEGAL di Lucia Macchiorlatti, Fondo di Solidarietà di Racconigi

E’ partita l’11 aprile per il porto di Genova un’ambulanza dismessa dalla Croce Rossa di Racconigi; da Genova viaggerà in nave per raggiungere in circa dieci giorni Dakar, in Senegal. La comunità rurale di Sandiara, ci spiega il signor Sarr Mamadou, residente nella nostra cittadina da qualche anno, dista circa 100 Km dalla struttura sanitaria più vicina e non esistono mezzi adeguati per raggiungerla; per recarsi in ospedale bisogna rivolgersi a mezzi privati o a taxi. Il Fondo di Solidarietà di Racconigi, che si occupa da 15 anni di progetti umanitari nei paesi in via

di sviluppo, ha predisposto le pratiche amministrative per il trasporto e finanziato le spese di spedizione del mezzo (2.800 euro circa) che, dismesso dalla Croce Rossa per raggiunti limiti d’età e di chilometri, risulta in ottime condizioni e dotato della completa attrezzatura sanitaria indispensabile per il buon funzionamento dell’ambulanza. Questa iniziativa è andata in porto grazie alla sinergia e alla collaborazione delle persone che si sono messe a disposizione: il presidente Guido Cardellino e i volontari della Croce Rossa, Sarr Mamadou, rappresentante della comunità senegalese, e la famiglia Meinardi, che ha organizzato la spedizione. E poi la ditta SEP di Racconigi, l’officina meccanica Gentile di Racconigi,l’agenzia Giorgio/r.g.shipping di Milano, che hanno prestato la loro collaborazione a titolo gratuito. Non ci resta che augurare buon viaggio e lunga vita alla nostra ambulanza!

Chi volesse contribuire direttamente a questa iniziativa o alle altre promosse dal Fondo di Solidarietà può effettuare un versamento sul conto postale del Fondo, con le seguenti coordinate bancarie:

IT 38 0 07601 10200 000053989356

Inoltre il Fondo di Solidarietà può essere destinatario del 5 per mille dell’Irpef: nella dichiarazione dei redditi o sul Cud è sufficiente apporre nello spazio apposito la propria firma e il codice fiscale dell’Associazione:

95017650045


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Alle­origini dell’arte­della seta di Mario Monasterolo

L’avvio delle attività seriche a Racconigi parte da lontano: circa le sue origini, si sono rivelati decisivi gli studi compiuti dal prof. Rinaldo Comba, docente di Storia all’Università degli Studi di Milano e presidente della Società per gli Studi Storici della Provincia di Cuneo. Per averne una visione di sintesi, occorre considerare che nel ‘200, i produttori di seta di Lucca erano considerati tra i più abili della nostra penisola. Nel 1314, un consistente gruppo di setaioli, della fazione guelfa, lasciò quella città per motivi politici e si stanziò in diverse località italiane, tra le quali Genova, uno dei porti terminali della via della seta. Qui i fuorusciti lucchesi diedero un contributo ri-

levante allo sviluppo della tessitura, tanto che nei primi decenni del ‘400 essa era ormai diventata il punto forte dell’economia locale. Ed ecco la sorpresa, emersa da ricerche condotte in archivi pubblici e notarili del capoluogo ligure: quando nel 1432 a Genova viene costituita la Corporazione dell’Arte della Seta, tra i suoi fondatori compaiono due racconigesi. Si tratta di Giacomo Peirolero e Bartolomeo Gatto, i quali non solo vengono assai elogiati nel proemio degli Statuti, ma godono di un prestigio tale che li porterà ad essere eletti Consoli della Corporazione. Nel prosieguo delle ricerche, Comba ed il suo staff si sono imbattuti in numerosi protagonisti dell’arte serica genovese originari

quattro concittadini; Melchiorre Rossignoli, proprietario di una apotecha seateria; il già citato Giacomo Peirolero, il quale ottiene tra l’altro l’appalto della gabella pannorum sericorum. Solo per citarne i principali. Stimolati da questa scoperta, gli studiosi hanno spostato le loro attenzioni sull’Archivio Storico del Comune di Racconigi dove, analizzando i dati dei catasti, è stato loro possibile appurare come molti dei mercanti e produttori sopra citati avevano mantenuto stretti rapporti con il borgo natale. Di qui la considerazione, sviluppata da Comba in Contadini, signori mercanti nel Piemonte medievale, di come l’introduzione della tessitura serica a Racconigi

di Racconigi: tra questi, i mercanti Antonio Bordino, Dragonetto e Tommaso Tassone; il seaterius Bernardo de Albera in società con

nella prima metà del ‘400 è stato favorito, rispetto ai comuni vicini: “sia dal maggior numero di artigiani e mercanti collegati colla

a cura di Guido Piovano

IL­ VOLTO­ CONSERVATORE DI­PAPA­FRANCESCO­ “L'omosessualità è sempre esistita. L'isola di Lesbo, per esempio, era nota per ospitare donne omosessuali. Ma non era mai successo nella storia che si cercasse di darle lo stesso status del matrimonio. Veniva tollerata oppure non tollerata, era apprezzata o non apprezzata, ma mai equiparata. Sappiamo che durante alcuni cambiamenti epocali il fenomeno dell'omosessualità registrava una crescita. Ma nella nostra epoca è la prima volta che si pone il problema giuridico di assimilarla al matrimonio, cosa che giudico un disvalore e un regresso

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antropologico. Uso queste parole perché il tema trascende la questione religiosa, è prettamente antropologico. Di fronte a un'unione privata, non c'è un terzo o una società danneggiati. Se invece le si attribuisce la categoria di matrimonio e le si dà accesso all'adozione, ciò implica il rischio di danneggiare dei bambini. Ogni individuo ha bisogno di un padre maschio e una madre femmina che lo aiutino a plasmare la propria identità”. (Repubblica 28 marzo) IL­CORAGGIO­DEL­PRETE “Sono gay. Anzi: sono prete felicissimamente gay”. Se quando il 14

febbraio aveva chiesto alla chiesa apertura nei confronti delle coppie omosessuali era scattata la repressione dei superiori contro di lui, adesso che ha dichiarato al mondo cattolico di essere lui stesso omosessuale, apriti cielo! Una rivoluzione di quelle grosse è partita da un piccolo paesino del Lecchese quando don Mario Bonfanti, 41 anni, di Pagnano, frazione di Merate (già finito nel mirino della Curia per le sue idee anticonformiste) ha scelto nuovamente Facebook per una delle sue rivelazioni shock. Solo una provocazione o una confessione? Dopo lo scatenarsi dei commenti sul social network il religioso ha spiegato il perché del suo gesto: “Perché, come scrive Margherita Graglia nel suo magnifico libro Omofobia, il silenzio è una sottile e gravissima forma di omofobia. E purtroppo spesso la chiesa cattolica su questi temi intima il silenzio!”. Il suo pensiero era stato giudicato intollerabile dalla Curia Milanese guidata dal cardinale Angelo Scola, esponente di Comunione e Liberazione. E così il sacerdote che da tempo si era espresso a favore dell’integrazione da parte della chiesa verso certe categorie emarginate,

città ligure, sia dai rapporti costanti che alcuni di essi intrattengono con il paese di origine”. Anche perché a Racconigi “le strutture agrarie coesistevano con attività produttive già collaudate da tempo nella coltivazione, tessitura e filatura della canapa”. Si crea così un doppio canale: i fili di seta arrivano da Genova a Racconigi, dove vengono lavorati dalle mulieres et filliae locali, già esperti tessitrici di canapa; il prodotto finito (nastri e tessuti) torna a Genova per essere commercializzato. In pochi decenni, Racconigi sviluppa la propria, nuova vocazione. Tanto che già nel 1463 Giovanni, Enrichetto e Pietro Venera, padre e figli, con il nobile Antonio Michele Malingri di Bagnolo fondano la prima società per commerciare sete et ex ipsis faciendi liametos et tessutos. Intanto, un paio di anni prima, Monsignor Ludovico di SavoiaRacconigi ha dato un notevole contributo alla fondazione del Convento dei Servi di Maria, che si affaccia sulla via maestra (oggi Via Levis), proprio perciò comunemente chiamata Contrada dei Servi. Quel che ne rimane ha ospitato ieri le Scuole Elementari maschili e femminili, oggi l’Istituto Arimondi-Eula. Degli affreschi che lo ornavano sopravvive solo una delicata Madonna del Manto, attribuita a Giorgio Turcotto, pittore originario della vicina Cavallermaggiore.

quali gli omosessuali e le persone divorziate, dal primo marzo è stato sollevato dall’incarico di occuparsi della parrocchia di Perego. UNA­ECCELLENZA­ ITALIANA A Brescia, in Val Trompia, c’è il più grande distretto mondiali di armi leggere. Qui si producono quelle dei tiratori olimpici, ma anche quelle usate in molte stragi e negli eserciti di numerosi dittatori, vendute senza alcun controllo. Una fiera con 45mila visitatori, un fatturato da 5 miliardi l’anno, un settore in costante crescita. Oltre alla moda e al vino, è un'altra eccellenza italiana, di cui però non si parla. Fucili, pistole, carabine: armi leggere per uso sportivo, oggetto di un colossale export, soprattutto in direzione Stati Uniti. Da qui l'interrogativo: queste potenti armi sono da considerarsi strumenti sportivi o no? Intanto il ministro degli Esteri dimissionario, Giulio Terzi di Sant'Agata, ha fatto approvare una clausola nel trattato internazionale dell'Onu sul commercio estero. Il codicillo esenta dai controlli introdotti per le esportazioni tutte le «armi usate per attività ricreative, culturali, storiche e sportive».


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RICORDIAMO­I­VALORI­DELLA­RESISTENZA 25­APRILE­1945 di Beppe Marinetti

L'Italia che ci ritroviamo è assai lontana da quella sognata e sperata nei giorni della Liberazione. La situazione che oggi stiamo vivendo, fatta di confusione, disorientamento, appiattimento delle idee, del prevalere dell'intrallazzo astuto, del tradimento di ogni promessa di speranza di giustizia, ci riporta ai giorni di allora, ai motivi di sostanza dei venti mesi partigiani, ai giovani saliti in montagna, a quell'esercito senza generali, poco armato, privo di garanzia del diritto di guerra, che combatteva come sapeva e come poteva, che ne sentiva le paure, ma voleva battersi, lontano dalla retorica fascista e vivere la ribellione alle dittature. Il Partigianato non è stato un movimento di eletti senza macchia e senza pecche, ma una realtà di “guerra dei poveri” percorsa e segnata dalle virtù e dai difetti degli uomini che la conducevano. Ciò nonostante i motivi di

fondo prevalsero grazie a un patto fra uomini che aspiravano ad un domani diverso e con l'obiettivo di contribuire a rigettare oltre frontiera un invasore feroce e detestato e a ripristinare in Italia le libertà democratiche. Un vincolo spontaneo che legava la casalinga, lo studente, l'operaio, il contadino e l'abitante della montagna ai motivi profondi della coscienza umana che stava dentro il patrimonio della Resistenza. Sono passati tanti anni, ma crediamo che una riflessione sia necessaria per ricordare una pagina importante della storia d'Italia, quella che è stata l'epopea della Resistenza, con migliaia di Caduti a testimoniare ai giovani il contenuto ideale e morale che ha formato l'essenza del messaggio unitario della Resistenza e contro la meschina propensione a fare dimenticare quei venti mesi che hanno segnato il riscatto contro la ventennale dittatura fascista.

A­Racconigi­la­sera­del­23­aprile

ORA­E­SEMPRE­RESISTENZA Un­film­realizzato­dalla­classe­terza­D­della­scuola­media di M. Agnese Fossati

Come di consueto anche quest’anno l’Istituto Comprensivo Bartolomeo Muzzone di Racconigi rinnova l’appuntamento con la storia e la memoria in occasione del 25 aprile, festa della Liberazione. E’ la classe 3^ D della scuola secondaria di primo grado a cimentarsi con un’attività finora inedita: la produzione di un film che ripercorre le storie di alcuni partigiani racconigesi vittime dei nazifascisti. Una classe incontra il vecchio partigiano Beppe Marinetti, ascolta i suoi racconti e commenta, rivivendole, le vicende di Mimì e di Romolo e Remo. Il passato si intreccia al presente quando un brutto scherzo sconvolge la vita e gli equilibri della classe: i ragazzi scoprono da soli, seppure nel loro piccolo, quanto siano in realtà attuali i valori per cui sono morti gli eroi della Resistenza. Riconoscono nei gesti di bullismo echi degli odiosi atti di prevaricazione perpetrati dai fascisti ai danni di chiunque non la pensasse come loro; provano sulla loro

pelle la repulsione per l’ingiustizia ma anche l’intollerabilità del tradimento. Ecco che i versi di Calamandrei “ora e sempre resistenza” traggono linfa nuova dalla consapevolezza acquisita da questi ragazzi, dalla loro maturazione. Appare chiaro ora lo scopo di questo lavoro, la missione alla quale siamo chiamati: noi “grandi”, che dobbiamo guidare i ragazzi alla scoperta della storia, dobbiamo non solo testimoniare ciò che è stato ma soprattutto aiutarli a comprendere quanto questo abbia infinite connessioni con il presente, anche con il loro quotidiano. L’importanza e il valore della storia stanno in questo. Per questo motivo il progetto si nutre della preziosa collaborazione di molti “adulti”, dal partigiano Marinetti al dirigente scolastico, da Chiara a Giuseppe con Giorgia e Alessandro a tutti coloro che hanno fatto del loro stile di vita una testimonianza di impegno civile: l’impegno, la serietà, la giustizia si imparano soprattutto da chi si pre-

senta sempre puntuale a svolgere il proprio compito, a dare il proprio contributo gratuito con altruismo e generosità. La proiezione sarà inframmezzata da alcune canzoni scelte a commento delle scene e delle storie, eseguite dal vivo da una piccola ma vivace orchestrina composta da 10 elementi: 3 chitarre, 1 basso, 1 batteria, 1 tastiera, 1 trombone, 3 flauti e due cantanti. Non a caso si sceglie sempre di comunicare suggestioni anche attraverso la musica: essa da un lato rappresenta un linguaggio caro ai giovani, che spesso vi si rifugiano per espri-

mere sentimenti e disagi, e dall’altro parla al cuore degli ascoltatori evocando sentimenti ancestrali quali la paura e il coraggio, la lotta e la ribellione. Il film sarà proiettato al cinema di S. Giovanni martedì 23 aprile: alle ore 9 per le classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado ed alle 11 per le classi quinte della scuola primaria e prime della secondaria. Alle 21 avrà luogo la proiezione dedicata alla cittadinanza. Il film è stato interamente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano.


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25­aprile­2013:­“Resistenza­Tradita”? Intervista­a­Beppe­Marinetti­ed­Elisa­Bailone redazione di Insonnia

In­occasione­dell’anniversario­del 25­ aprile­ abbiamo­ incontrato Beppe­Marinetti­ed­Elisa­Bailone, per­parlare­del­significato­della Resistenza­oggi.­Beppe­entra­subito­nel­vivo. E’ difficile parlare di Resistenza in questo momento, dovrei parlare di “Resistenza tradita”. Perché­parli­di­resistenza­tradita? E' una parola grossa, ma le nostre aspettative non erano queste! Allora, quando eravamo in montagna, non la pensavamo tutti alla stessa maniera. Ma durante la guerra, con il fine di raggiungere la libertà, abbiamo avuto la forza di mettere da parte l'ideologia, abbiamo puntato al risultato liberando l'Italia dal fascismo e dall’occupazione nazista, dando all'Italia la democrazia. Ecco, io mi chiedo perché siamo riusciti a superare questi ostacoli e oggi, dopo 70 anni in cui avremmo dovuto fare passi da gigante per andare avanti, i politici non riescano a superare le divisioni... non c'è unità di intenti. Io ho paura non dei politici, ma di una situazione che va deteriorandosi, perché quando c'è l'esasperazione tra coloro che hanno una famiglia da mantenere e non hanno lavoro può nascere la disperazione: questo è il pericolo, non Grillo, non lasciamo andare le cose ancora più avanti! Allora c'era la guerra, i morti, la fame… abbiamo superato tutto e abbiamo conquistato la democrazia: perché oggi questo non è possibile?! Seguo la politica da sempre: la grossa preoccupazione è che non sappiamo come può andare a finire... a me dispiace perché la Resistenza ha dato tanto all'Italia non solo i fatti in sé, ma ha dato degli insegnamenti che avrebbero dovuto essere sviluppati, che dovrebbero essere dentro di noi. Io non so i giovani come la pensano... facciamo degli incontri, ma non c'è un ragazzo che chieda cosa è stata la Resistenza e, se non ci fossero alcuni insegnanti che prendono delle iniziative, nessuno sarebbe interessato. Non basta ricordare il 25 aprile con una cerimonia e la Resistenza non deve essere ricordata solo come un fatto di armi: deve essere insegnata nelle scuole come una pagina della storia italiana perché i ragazzi devono saper rispondere se si chiede loro “cosa è la Resistenza”. Secondo­te,­l'esasperazione­può mettere­a­rischio­la­democrazia? Certo, perché quando sei disperato non ragioni più, Mussolini è arrivato dopo la crisi seguita alla prima

guerra mondiale ed abbiamo avuto il fascismo. Oggi può arrivare qualcuno che racconta delle storie e può esserci chi lo ascolta nella speranza di uscire da una situazione drammatica come questa. Siamo più evoluti, abbiamo studiato, ma non siamo capaci di dire adesso basta, andiamo avanti risolviamo i problemi e poi torneremo a discutere... Ho rabbia, tutti i giorni... forse sarebbe meglio non capire niente. Ho visto troppi giovani morire in un certo modo e mi dispiace come vanno le cose. Cosa­pensi­di­tutti­questi­giovani entrati­in­Parlamento?

Quando siamo andati in montagna a nessuno è stata chiesta l'età, si è trattato di decidere di andare con tutte le conseguenze che potevano derivare, sia che si avessero 20 anni sia che se ne avessero 60! Vedo­i­giovani­poco­interessati­a conoscere­la­Resistenza­e­in­particolare­mi­accorgo­che­alle­manifestazioni­dell'ANPI­i­giovani­non ci­ sono.­ Ma­ non­ solo,­ anche quando­si­affrontano­temi­come l'emigrazione­o­il­lavoro­non­partecipano.­Da­parte­loro­c'è­la­sensazione­di­essere­messi­da­parte, però­ poi­ nascono­ movimenti come­quello­di­Grillo­in­cui­riven-

Sono contento perché i giovani devono farsi avanti, però non si può cancellare tutto. Bisogna lavorare per cambiare e migliorare il sistema democratico, ma migliorare anche il nostro modo di essere e di stare al mondo, ci sarebbe tutto un grosso discorso da fare con i giovani, ma è molto difficile! E' giusto il ricambio in Parlamento, ma i giovani non devono dimenticare di essere presenti nella società per capire i problemi che ci sono. Ai miei tempi, quando tutto andava male, i politici venivano una volta al mese a Racconigi e poi andavano in Parlamento e portavano la voce della base, adesso chi è in Parlamento non sa neppure che a Racconigi c'è una sezione. I giovani, che pure fanno delle iniziative, queste cose non le vedono … o non piacciono o non hanno voglia di farle. Non accetto “via tutti i vecchi e avanti tutti i giovani”, perché la capacità, l'intelligenza e l'onestà non hanno età. Posso essere disonesto a 20 come a 60 anni! Lasciamo pure il posto ai giovani, ma la discriminazione fatta in questo modo non ha senso.

dicano­il­diritto­di­“essere”­parte attiva­della­società... Ecco, devo dire che ho visto il programma dell'associazione dei giovani “Tocca a noi” e devo dire che mancano diversi punti che riguardano non solo la Resistenza, ma la società, il domani. Se si insegnasse la resistenza nelle scuole, i ragazzi potrebbero scoprire il significato di quei 20 mesi in montagna. Secondo­te,­Elisa,­perché­nei­giovani,­e­non­solo­quelli­in­età­scolastica,­c'è­questo­scarso­interesse per­tutte­le­manifestazioni? Dipende da tanti fattori. Con l’attuale organizzazione dei programmi, questo argomento si tratta solo in un ciclo scolastico, di solito alla fine, quando sono alle porte gli esami. Diventa difficile capire il significato di quella lotta per la libertà portata avanti a costo di sacrifici estremi, la Resistenza diventa una lezione solo da studiare. Inoltre, oggi i giovani vengono bombardati da tanti stimoli e attività, c’è il rischio che tante informazioni vadano perse. Bisogna prestare attenzione ai canali di informazione utilizzati dai ragazzi, anche se non è facile trovarli... forse sarebbe utile intercettare un'associazione di giovani che faccia da tramite.

Quando­siete­andati­in­montagna eravate­giovani­ma­con­voi­c'era gente­di­tutte­le­età...

Ora­che,­insieme­a­Lucio­Gallo­e Davide­Antoni,­sei­nel­Consiglio di­biblioteca,­pensi­che­esso­possa avere­un­ruolo­come­collettore­di informazione­ e­ comunicazione con­i­giovani?­ Lunedì ci troviamo per la prima volta, veniamo tutti da esperienze diverse e vedremo quello che può venire fuori. Come­si­sta­sviluppando­il­progetto­­del­“Laboratorio­della­memoria”? Abbiamo catalogato i libri, riprodotto le foto e i documenti e tutto è a disposizione in biblioteca per la consultazione. Lucio ha già parlato con M. Agnese Fossati, scuola media inferiore, ma prevediamo di coinvolgere anche la scuola superiore e a tal proposito ho contattato la prof. Luisa Perlo, che si è dichiarata disponibile. Abbiamo in progetto tre percorsi di lavoro. Un incontro centrato sulla testimonianza di Beppe Marinetti e/o l'intervista a Lucia Bono. Poi si potrebbero proporre ai ragazzi dei temi di ricerca emersi durante l'esame dei documenti, come il ruolo delle donne nella Resistenza, il ruolo del clero, quello dei giovani. Infine si tratterà di decidere insieme come utilizzare il materiale, quale forma dargli e come presentarlo al pubblico. L'essenza del “Laboratorio della memoria” deve essere il coinvolgimento attivo dei ragazzi, dalla scuola media alle superiori, nel lavoro di ricerca. Voglio approfittare dell’occasione per ricordare che il laboratorio è aperto al contributo e alla collaborazione di tutti i volenterosi, qualunque sia la loro età; penso che una maggiore partecipazione dei cittadini contribuirà a far sì che Racconigi conosca meglio la Resistenza e la consideri patrimonio comune. Questo­è­il­ruolo­che­possono­giocare­la­scuola­o­altri­soggetti­come la­Biblioteca­nel­farsi­collettori­di un­certo­tipo­di­messaggio­e­informazione­nei­confronti­dei­giovani; ed­è­una­strada­molto­importante perché­l'essenza­dell'idea­del­laboratorio­è­quella­del­coinvolgimento­ attivo­ ­ che­ lascia­ delle tracce­nelle­persone.­Hai­qualcosa da­aggiungere,­Beppe? Bisognerà sviluppare anche altre iniziative. Ne approfitto per informarvi che per il 25 aprile il sindaco Brunetti procederà alla inaugurazione del “Laboratorio della memoria”. In­ricordo­di­quella­lotta­per­la­libertà­e­per­la­democrazia,­come vuoi­concludere­questo­incontro? Quando sarò morto, non perdete tempo, venite a prendere i miei libri, i miei documenti (ne ho tanti, molti originali) e portate tutto in biblioteca. Che possano essere a disposizione di tutti.


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Ripristinato­il­laboratorio­linguistico­alla­scuola­media

FAVOLE­ “CREDIAMO­ NELLA­ SCUOLA­ COME INVESTIMENTO­PER­IL­FUTURO” L’impegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano per la scuola di Guido Piovano

Siamo­tornati­alla­scuola­media di­Racconigi­il­giorno­27­marzo in­occasione­della­re-inaugurazione­del­laboratorio­linguistico, ri­pristinato­dopo­i­furti­dell’autunno­scorso. Il dirigente scolastico Giannino Marzola, introducendo l’incontro, ha sottolineato l’impegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano nel sostenere “attività sociali nei campi più diversi: negli ospedali, nelle scuole, in utilizzi pubblici, nel sostegno di associazioni di volontariato”. Ha­ proseguito­ il­ Preside: “Quando ci sono stati i due furti nella nostra scuola, ci siamo rivolti alla Fondazione Cassa di Risparmio e chiesto un aiuto. Non era il primo, perché la Fondazione Cassa di Risparmio quest’anno aveva già finanziato dei nostri progetti. L’ulteriore contributo di 3.400 euro è servito per comprare questi nuovi computer. Abbiamo scelto macchine economiche, esteticamente meno valide, però molto aggiornate e capaci di prestazioni superiori alle sette rubate. Il primo finanziamento di 15.000 euro ci era stato erogato su un progetto che riguarda interventi sulla scuola dell’infanzia, sulla scuola primaria e sulla scuola media, con attività molto diverse e però coordinate tra loro. Proprio nell’ambito di questo progetto adesso nella nostra scuola si sta realizzando un film su fatti avvenuti a Racconigi durante la Resistenza. Ci lavorano le profes-

soresse Fossati e Ghigliano, insieme ad un consulente esterno. Il film verrà proiettato per il 25 Aprile in pubblico a Racconigi”. Abbiamo­allora­voluto­saperne di­più­sulla­Fondazione­Cassa­di Risparmio­ di­ Savigliano,­ sentendo­il­prof.­Oreste­Favole,­presidente­ della­ Fondazione, saviglianese,­molto­noto­a­Racconigi­dove­è­vissuto­negli­anni­’70 e­’80.­Già­assessore­all’istruzione e­vice-sindaco­per­il­Partito­Socialista­nella­prima­amministrazione Marinetti,­professionalmente,­Fa-

scolastiche. Sono molto contento dello spazio e dell’attenzione che negli anni abbiamo garantito alle scuole”. Come­reperite­i­fondi­che­poi­utilizzate­per­le­erogazioni? “La fondazione detiene il 70% delle azioni della Banca e quindi disponiamo dei dividendi di questo 70%. Se va bene la Banca, va bene la fondazione, se gli affari si riducono, l’erogazione è ridotta”. In­precedenza­Favole­aveva­ricordato: “Nel 2001, quando la fondazione poteva disporre di

vole­è­stato­per­nove­anni­stimato maestro­elementare­e­poi­per­tre anni­professore­di­Lettere­a­Racconigi­e,­successivamente,­Direttore­Didattico­prima­a­Verzuolo, poi­a­Savigliano.­ Dice­ Favole: “Sono alla Fondazione dal ’96, ho sempre continuato a lavorare su tematiche

grandi fondi per i suoi interventi e disponevamo di 1milione e 500mila euro, la Fondazione ne spendeva per la scuola il 10%, ora che l’economia del Paese va meno bene e disponiamo soltanto più di 600.000 euro, il 40% di allora, la Fondazione spende per la scuola il 37,7%. Quando le cose andavano

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molto bene, non si dedicava molta attenzione alla scuola, quando le cose cominciano ad andare meno bene si potenzia l’intervento a favore della scuola. Questo, proprio perché come Fondazione miriamo alla valorizzazione massima della scuola come risorsa primaria da sostenere, come investimento per il futuro. Ricordo che il progetto presentato da questo istituto prevedeva una richiesta di 16.400 euro e che l’abbiamo sostenuto, come ricordava il Preside, con 15.000 euro. Sottolineo l’enorme apprezzamento che personalmente ho avuto nei confronti della programmazione disposta dalla scuola, bella sotto l’aspetto formale e soprattutto convincente nella sostanza. Si coglieva che ciò che veniva proposto sarebbe stato sicuramente realizzato”. Conclude­Favole: “Penso che se proseguirete con questa linea, la vostra scuola, indipendentemente dalle persone che guideranno la Fondazione, avrà sicuramente grande considerazione anche in futuro”.

CENSIMENTO­ISTAT­2011 PROBLEMA A Racconigi abitano 10.028 persone e le unità abitative censite sono 4696, conoscendo il coeficiente di residenti per unità abitativa che risulta essere per la nostra zona 2,6 si chiede: Quanti saranno gli alloggi sufficienti a contenerli?? Quanti saranno quelli inutilizzati (abitabili o da ristrutturare)??? Soluzione: 3856 alloggi necessari, 840 unità abitative a disposizione.

Tutti i numeri relativi alla soluzione di questo problema sono ufficialmente reperibili sul sito dell'ISTAT dal quale sono tratti: www.istat.it

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Aprile 2013

Il­Borgo­dei­Cappuccini di Beppe Marinetti

Ponte di Santa Maria, imbocchi la lieve discesa e alla tua destra trovi Via Vittorio Emanuele III. E' una delle vie più lunghe di Racconigi, va fino al ponte Rosso e, a dispetto del Monarca, tutti la chiamano Borgo dei Cappuccini per via dell'antico convento dei frati Francescani. La mia fanciullezza l'ho passata in quel Borgo e i ricordi del tempo che fu non si dimenticano... All'angolo tra via Santa Maria e il Borgo, al numero due, la “Piola” gestita dalla signora Panero e figli, ritrovo fisso dei “Bagat” i calzolai di allora: a Racconigi, erano molti per via del calzaturificio Eula che a loro dava lavoro. Quella dei Panero non era soltanto una “piola” ma il centro sperimentale dei “Tiraculi” che non perdonavano niente a nessuno: Pinola – Cian Barun – Paratu – Crepui... sede fissa dei buontemponi, coordinati e diretti dalla signora Panero, regista e sponsor. Dalla parte opposta, al N. 1 la famiglia Imberti e al N.7 Villa Franzero (ricchi del borgo), al N. 6 l'officina Gianolio (Mingo), al N. 14 l'altra officina dei Fasano e al N. 15 gli impresari edili fratelli Vaschetto. Al N. 16 Tesio (dle brocle) per via che gestiva un negozio di ferramenta in via Roma; al N. 21 il nuovo condominio residenza dell'allora Podestà, prof. Morena; al N. 20 le sorelle Dominici, al N. 22 un quadrilatero di vecchie costruzioni di un solo piano con un enorme cortile, la sede dei miei ricordi di bambino. Al N.33 il sig. Gavatorta , segretario dell'allora Ospedale

Civile, al N. 36 l'officina dei fratelli Bonetto e al N. 39 il Convento dei Francescani e poi... via, via fino al Ponte Rosso. Abitavo, con la famiglia, al N.22: un grande portone in legno e un enorme cortile, il complesso ospitava 12 famiglie, più due cavalli e un cane della famiglia Quaglia (peru di bosch) e una moltitudine di bambini di tutte le età. La chiamavano “La corte del giudizio” per via dei bambini (e dei grandi) che ogni giorno litigavano per poi ritornare amici il giorno dopo. Famiglie numerose, dopo tanti anni riesco ancora a ricordare i nomi: Ramasso, Cortese, Barberina, Marinetti, Prato, Quaglia,

11 Demilano, Pinola, Paschetta, Cavaglià, Osella, Gallarà. Frequentavo le elementari, sveglia alle 6,30, alle 7 andavo a “servir la messa” dai frati e da loro ho ricevuto i primi insegnamenti, non solo religiosi... Padre Ottavio, padre Pellegrino, padre Guido, padre Ermenegildo, fra’ Pasquale... Dopo la messa si andava a “rubare” un po' di frutta nel grande giardino e poi “colazione” a scuola... Ricordi di un tempo che fu... c'era povertà. Ma anche solidarietà, i bisticci di ogni giorno restavano fatti da ricordare in allegria il giorno dopo. D'estate, dopo cena, si andava a piedi nudi di corsa fino al ponte Rosso e a volte al Martinet a vedere la grande ruota ad acqua. A tavola si mangiava quello che c'era, magari solo un po' di pasta o una mela, si abituava i bambini a mangiare di tutto, l'avanzo del cibo non esisteva, così come “la prova del cuoco” o il “menù di Benedetta”. Non sono piaggerie ma solo ricordi che tornano alla mente e che facevano parte della vita del borgo, dei suoi abitanti e di una povertà che era anche ricchezza morale da confrontare con la vita di oggi. L'amicizia e la solidarietà tra famiglie, la povertà vissuta con dignità e i bambini a quei tempi erano di tutti. Il vicinato fungeva da controllo sociale. Un bambino che giocava fuori di casa, quando aveva bisogno di qualche cosa trovava nei vicini un occhio curioso, attento e preoccupato. Se giocando con gli amici faceva qualcosa che non avrebbe dovuto fare (una lite, un danno, una caduta) quando tornava a casa trovava il rimprovero o la punizione prima ancora di dover raccontare

Un­nuovo­sito­…

…per­un­nuovo­modo­di­informare­e­comunicare di Luca Meinardi

“Finalmente ci siamo! Ecco il nuovo sito web di Racconigi!”. E’ con questo “cinguettio” che abbiamo deciso di dare il benvenuto al nuovo sito web comunale su Twitter, una delle tante novità presenti nella homepage. Ed è con grande soddisfazione e anche un po’ di sollievo che stamattina (giovedì 11 aprile per chi legge) ho aperto il sito constatando che il passaggio dal dominio temporaneo a quello definitivo (www.comune.racconigi.cn.it) è avvenuto con successo. Il lavoro è stato tanto e intenso. Sei mesi di confronto, aggiunte, modifiche, anche dell’ultimissimo momento, con Ottaviano e Stefano, i due giovani e bravissimi titolari della Big&Low che ha di fatto realizzato il sito, con Marco Conterno, instancabile presidente di

Racconigincentro, e con Mario Monasterolo, vero e proprio “fornitore” di contenuti di altissima qualità e “king maker” di molte sezioni del sito (leggere per credere). Per ottenere un risultato che speriamo sia percepito come di qualità. Ma soprattutto per lanciare una sfida, quella per un nuovo modo di informare e un nuovo modo di comunicare. Informare. Innanzitutto il cittadino, perché è questo il primo destinatario e fruitore delle informazioni presenti su un sito comunale. Abbiamo cercato di farlo presentando la struttura funzionale del Comune, le attività svolte dalle singole aree, dai settori, dagli uffici e dai dipendenti che quotidianamente vi lavorano. Per spiegare in buona sostanza “chi fa che

cosa”. Allo stesso modo abbiamo presentato quella che è l’attività di noi amministratori, come si organizza e come si struttura nei diversi organi istituzionali. Dal Sindaco alla Giunta e al Consiglio Comunale, fino alle Commissioni consiliari e alla novità rappresentata dalle Consulte Omogenee. Tutto questo in un’ottica di massima trasparenza. Rispettando i criteri di trasparenza imposti dalla legge ma andando ben oltre. L’apertura degli archivi dell’Albo Pretorio consultabile on line, con la possibilità di leggere le delibere di Giunta e di Consiglio, le Determine e le Ordinanze che verranno pubblicate da oggi fino ai prossimi 5 anni, va proprio in questa direzione. Ed è una decisione

l'accaduto. Non c'era il telefono ma evidentemente la notizia era già stata “premurosamente” portata. Questo valeva per il nostro grande cortile ma anche per il borgo dove tutti si conoscevano. Ma il criterio di assunzione di responsabilità sociale nei confronti del bambino era più largo ancora del conoscersi o dell'essere vicini di casa: un bambino fuori casa, specie da solo, era controllato e protetto dagli adulti che incontrava. Più che vicini di casa si potrebbe dire vicini al bambino. E questo vicinato cresceva con l'età, si allargava man mano che si sviluppava l'autonomia del bambino e gli permetteva nuove esperienze e nuove conoscenze. Ma forse questa solidarietà sociale oggi si è perduta. Certo i tempi son cambiati, sono aumentati i pericoli, le strade sono meno sicure, molte mamme hanno una occupazione, è cambiato il rapporto di solidarietà del vicinato. Le conseguenza è quella di chiudersi in luoghi sicuri: la casa, l'asilo, le scuole pomeridiane, la richiesta di spazi protetti e tutelati e questo fa diminuire quella solidarietà diffusa che ieri sopperiva alla mancanza di strutture, ma anche una perdita di autonomia propria del bambino che in seguito diventava esperienza. Allora i bambini facevano i giochi di gruppo all'aperto, si giocava a calcio, ai birilli, ai cow boy, si faceva la raccolta delle figurine dei calciatori... si giocava persino alla guerra ma senza ricostruire le tragedie che la guerra comporta, e quando il “nemico” gridava: siete circondati, arrendetevi!” si rispondeva con una pernacchia... Mi scuso se mi sono dilungato sui bambini, ma io allora ero un bambino... adottata fino a questo momento da pochi comuni. Comunicare. Con il cittadino, certo, ma anche con un potenziale turista. Perché con le risorse e le eccellenze che Racconigi e il suo territorio hanno, non farlo sarebbe un peccato mortale! Ecco perché abbiamo voluto dare al sito è alla sua home page una veste grafica completamente nuova, ambiziosa, forse un po’ spregiudicata per un sito comunale. Ma la sfida è proprio qui. Attirare l’attenzione. Far sì che colori, foto, video, uniti alle bellezze della città, convincano i potenziali turisti a sfogliare il “Percorso di Visita” presente nella sezione turismo del sito, a programmare qualche ora di visita nella nostra città e venirci a trovare. Il taglio “turistico” che abbiamo voluto dare al sito ha proprio questa funzione. Ma è solo una base. Un inizio. Sarebbe bello che ci si lavorasse ancora sopra e magari che l’attivissima Consulta omogenea che si occupa di turismo pensasse a come sviluppare il discorso. Così come sarebbe bello che i cittadini ci inviassero foto e video da caricare, per aggiornare in continuo il sito e… per farlo “proprio”. Concludo con una considerazione in cui credo molto. Un sito internet comunale è una piccola - grande cosa. Piccola, rispetto a una buona politica sociale, culturale o ambientale. Grande se serve ad avvicinare cittadino e Comune, unico ente locale rimasto ormai ad ascoltarne bisogni, necessità ed esigenze.


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Una­realtà­dell’altro­mondo

Il­dilemma­dei­progetti­ di­aiuto di Giovanni Deodato

Quando si parla di progetti d’aiuto al terzo mondo, generalmente ci si riferisce ai paesi “in via di sviluppo” o “economie emergenti” dove - purtroppo - lo sviluppo va a vantaggio solo di poche persone ultraricche, mentre milioni di ultra-poveri non hanno alcuno strumento né alcuna voce per partecipare allo “sviluppo”. Con alcune eccezioni, sono paesi ricchi di risorse naturali, minerali, pietre preziose, petrolio. Ad eccezione delle zone che, per deforestazione selvaggia, si stanno desertificando, si tratta di paesi con terre fertili per una buona agricoltura. Tuttavia, tutti i proventi generati dalla produzione interna e dalla vendita delle risorse naturali vanno nelle tasche di pochissimi privilegiati. La “mal-distribuzione” crea il “terzo mondo” o il sotto-sviluppo: quello dei poveri che vivono allevando pochi animali e coltivando la terra in zone remote senza servizi, scuole, sanità, strade, acqua potabile, elettricità. Al di là del “terzo mondo” c’è il ”quarto” e forse il “quinto”. Quello dei milioni di poveri che vivono in zone “urbane” dove, per mancanza di spazio, non possono coltivare né allevare animali. Sono spesso analfabeti, non hanno alcuna qualifica, per cui non trovano lavoro. Ammassati in estesissime baraccopoli senza acqua e fognature, vivono alla giornata, di espedienti, spesso riciclando i rifiuti dei “benestanti” o raccogliendo nei mercati alimentari merce un

Pensierino­ post­elezioni di Zanza Rino

Dopo le elezioni ho pensato: lo Smacchiatore di Leopardi sperava di vincere alla grande … ma ha vinto male; il Cavaliere Immortale doveva perdere … e non ha vinto bene; il Grillo Parlante ha stupito tutti … ha vinto senza vincere; Super Mario voleva suonarle a tutti … ed è stato suo-

po’ avariata ma ancora commestibile. In molti casi sono sfrattati dalle baraccopoli, senza potersi opporre, senza alcun risarcimento od aiuto, per far posto ai grandi grattacieli o complessi industriali. Le cifre globali della povertà sono spaventose:  870 milioni (più dell’intera popolazione in Europa ed America) non hanno abbastanza da mangiare  Il 98% delle persone denutrite vive nei paesi in “via di sviluppo”  Il 50% delle donne gravide nei paesi in via di sviluppo non ha cure mediche adeguate per cui 300.000 donne muoiono ogni anno per cause materne  22.000 bimbi al di sotto dei 5 anni muoiono giornalmente a causa della povertà (per altri dati vedere http://www.thp.org/learn_more/is sues/know_your_world_facts_ab out_hunger_and_poverty?gclid= CPGAqMCQrrYCFYUa6wodbBQAOw) I poveri non hanno alcuna rappresentanza nel sistema politico né voce per esprimere il loro disagio od opporsi alle scelte di pochi politici. In moltissimi paesi le persone che dimostrano contro le autorità vengono incarcerate e fatte sparire. Non vi è libertà d’espressione né di assemblea e chiunque sollevi la voce a favore dei diseredati, sfrattati e poveri viene considerato “nemico” del governo e deve subirne le conseguenze.

La stessa storia si ripete sia nei paesi che si definiscono “democratici” che in quelli chiaramente “autoritari”. In queste circostanze qualunque progetto di aiuti umanitari o di “sviluppo” deve scegliere tra due alternative che si escludono a vicenda. Infatti l’aiuto ai “paesi in via di sviluppo” non e’ mai neutrale. O si continua a fare il gioco del potere in carica, mantenendo il silenzio sulle ingiustizie e sugli abusi di cui si e’ testimoni, o si può dimostrare solidarietà con i poveri e gli esclusi, cercando di instaurare un dialogo più aperto per la promozione del rispetto e la protezione dei diritti umani. Nel primo caso si contravviene ai fondamentali principi etici e morali, nascondendosi dietro le parole di “aiuto tecnico” o aiuto in un settore specifico, sanitario, agricolo, educativo. Ci si scherma col fatto che si “va alla base”, nei villaggi, fornendo

aiuto direttamente ai “poveri” e soddisfacendo forse poche centinaia di persone che beneficiano del progetto, ma colmando le deficienze del governo in carica e, indirettamente, sostenendolo perché i politici di turno si faranno credito dell’aiuto prodigato. Nel secondo caso ci si espone all’espulsione dal paese se stranieri o alla tortura, e/o carcerazione a tempo indeterminato e senza processo, se cittadini del paese (es. google: Sombath). Nel frattempo, l’eradicazione per il 2015 della povertà e della fame, che fu il primo degli 8 obiettivi di sviluppo del millennio, sottoscritti all’ONU nel settembre del 2000 da ben 191 capi di stato e per i quali si stanziarono tanti fondi, si suonarono tante fanfare e si riempirono tanti giornali, rimane un’utopia sempre più distante in tutti i paesi, ivi compresa l’Italia, dove povertà e fame colpiscono giornalmente un numero sempre maggiore di persone.

Gli zanzarini sono insetti molesti. La loro puntura non è mortale e neppure dolorosa, ma è spesso irritante. Se ne scacci uno ne arriva subito un altro. Tanto vale farci l’abitudine. nato. Un terzo, un terzo e un terzo, più o meno (di quelli che hanno votato, ma tanti non hanno votato). E adesso? Chi tirerà fuori il mio Paese dal tunnel in cui si è infilato? Ho pensato: se lo Smacchiatore va con l’Immortale non lo perdono. Allora deve cercare il Grillo Parlante. Ma lui non lo vuole. Però, ci sono tante cose che gli elettori dell’uno o dell’altro vogliono in comune; alla fine, se si mettono lì a discutere que-

ste cose, ne trovano abbastanza da mettere insieme un programma essenziale di governo, che guardi agli interessi di tanti italiani che oggi rischiano molto. Il Grillo ha le sue ragioni per rifiutare le aperture dello Smacchiatore, ma ha anche l’opportunità di ottenere molto. Alla fine un punto d’incontro lo troveranno. Invece no. La rivoluzione è rivoluzione, il rivoluzionario non scende a compromessi. Di un Governo non

c’è bisogno, fa tutto il Parlamento e poi si andrà alle elezioni per prendere tutto. Forse. O forse, dopo che avremo bruciato un po’ di mesi con questi giochetti, dopo che tanti italiani vedranno peggiorare ancora la loro situazione, dopo che l’Italia sarà precipitata ancora più in fondo, andremo a votare di nuovo, e a vincere sarà l’Immortale. Già se la ride.


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Raccontami... L’ASINO­E­IL­FILOSOSO

l’asino continuava faticosamente la sua strada. Passato un po’ di tempo, una sera,

il somaro se ne stava pascolando tranquillamente in un campo in compagnia di un bel porcellino col quale stava discutendo dei rapporti con il padrone, quando improvvisamente ricomparve il filosofo, carico di un enorme sacco pieno di libri, che gli disse: “Caro amico, vedo che oggi non sei carico di alcuna soma e perciò sono sicuro che mi potrai far salire sulla tua groppa per portarmi fino al paese…”. “Hai proprio ragione e, anche se mi sto godendo il meritato riposo dopo aver lavorato tutto il giorno, penso di poterti aiutare, in qualche maniera: possiamo fare la strada insieme fino al paese, camminando vicini e chiacchierando, e, mentre tu ti porti il tuo sacco pieno di libri, io mi carico in groppa i tuoi pensieri alleggerendoti della cosa più pesante che hai!”. Meditate gente, meditate!

mori e diffidenza. Il mandriano aveva capito che il cane era intelligente e che la sua razza ne garantiva la capacità operativa con le sue mucche: infatti Bill era un bel pastore scozzese, non più vecchio di quattro o cinque anni, che, rimesso in sesto, avrebbe dato un bell'aiuto ai suoi due cani. Così nacque una sorta di "società” tra il mandriano e Bill che capì di dover svolgere quel nuovo lavoro per avere un po' di cibo e un posto per dormire nella stalla Il lavoro di Bill cominciò subito, però spesso il nuovo padrone non manteneva i patti negandogli il cibo o facendolo dormire fuori della stalla. Fu in quel giorni che Bill, portando al pascolo le mucche, cominciò a notare la presenza distante e discreta di un uomo con un cappello nero ed un voluminoso tabarro che restava a guardarlo per tanto tempo durante il pascolo: fra di loro, a poco a poco, stava nascendo una sorta di strano contatto che li spingeva a cercarsi reciprocamente e quotidianamente quasi come una inconscia necessità. Si

avvicinava ormai il tempo brutto della fine dell'autunno, la temperatura era bassa, il sole ormai era pallido e la sera calava molto presto. Uno di quel giorni in cui stranamente Bill non aveva visto l'uomo del tabarro, mentre la mandria stava rientrando lentamente nella stalla, Bill udì un fischio perentorio e diverso da quello del padrone giungere da una siepe buia poco distante: istintivamente si arrestò, si volse verso il punto da dove proveniva il fischio e vide l'uomo del tabarro che gli faceva cenno di seguirlo; fu un attimo, un gesto istintivo e Bill lasciò la mandria per correre verso quel posto buio, si appiattì sul fondo di un fossato e seguì l'uomo del tabarro che camminava sulla sponda. Quando furono sufficientemente distanti dalla cascina si fermarono nel buio della sera si sedettero vicini uno all'altro, Bill, si lasciò accarezzare e ricambiò la gentilezza con una leccata alla mano dell'uomo; questi tirò fuori dal suo sacco un tozzo di pane duro e cominciò a mangiarlo dividendolo, boccone a boccone, con il cane, finché la notte li sorprese. L'uomo allora prese delle frasche che sistemò sul fondo del fossato creando una specie di giaciglio su cui si distese, abbracciò il cane e coprì entrambi col tabarro dando inizio alla prima notte di vera libertà. Di loro si sa che sono sempre insieme, che vivono sotto le stelle camminando tutto il giorno e mangiando poco, accontentandosi di ripararsi in qualche fienile nelle notti più fredde, sazi della felicità che deriva loro dalla libertà e dal loro reciproco e sincero affetto.

di Vittorio Gullino

Un asino che stava trasportando una soma enorme e assai pesante, si imbatté in un filosofo che stava passeggiando, un po’ distante dal paese e che, appena lo vide, gli si rivolse con queste parole: “Mio caro somaro, visto che stai andando verso il paese dammi la possibilità di salirti in groppa perché sono molto stanco e la strada è ancora molto lunga…”: L’asino gli rispose prontamente, senza neanche arrestare il suo lento andare: “Egregio signore, l’accontenterei volentieri se solo non avessi questa soma pesantissima, ma purtroppo non riesco proprio a reggere un ulteriore peso; inoltre, a quanto vedo, lei non ha alcunché da portare e

perciò può continuare la sua passeggiata senza alcun particolare sforzo anche se l’aria è un pochino pesante!” Il filosofo riprese: “Bell’amico che sei: tu non capisci proprio niente! Tu, quando arrivi a casa vieni alleggerito della tua soma e, in più, il padrone ti da una buona cena con fieno e biada e poi ti lascia dormire tranquillo nella tua stalla… Io invece sono sempre carico dei miei pensieri che sono assai più pesanti della tua soma e che sono sempre costretto a trascinarmi dietro anche durante il riposo, senza mai un solo istante di tregua! Per questo tu sei somaro mentre io sono filosofo!” E se ne andò brontolando, mentre

LA­FORZA­DELL’AMICIZIA di Vittorio Gullino

Quando, quella sera di inizio estate, il padrone chiamò Bill per farlo salire sulla SUV a trazione integrale, sembrava veramente volesse proporgli la solita gita in montagna dove Bill avrebbe potuto sfogare tutta la sua vitalità che normalmente era compressa nelle sale di quella bellissima villa appena fuori città; invece, dopo poca strada, l'auto imboccò un piccolo viottolo verso i boschi ai margini del paese e con un breve tragitto si arrestò su una piazzola nascosta fra alte siepi di rovi. Bill fu invitato a scendere, al suo collare fu legata una corda e la stessa fu poi legata saldamente ad una pianta: Bill si sedette a terra vedendo il suo padrone risalire in auto e ripartire, certo che sarebbe tornato immediatamente a riprenderlo. Purtroppo non fu cosi: la notte fu terribilmente lunga. Bill guaì molte volte prima di addormentarsi esausto, con negli occhi la visione di quell'auto che si allontanava... Dopo un paio di giorni trascorsi senza che succedesse qualche apprezzabile novità, mentre sempre più acuti si facevano sentire i morsi della fame, a Bill venne in aiuto la forza dell’istinto che lo spinse a tentare di liberarsi da quell'incomoda situazione cominciando a rosicchiare la corda che lo imprigionava attaccato all'albero; l'operazione durò tante ore, chissà quante, tra morsi e strattoni alla corda, altre notti di terrore si abbatterono come incubi su quel cane ridotto allo stremo, ma alla fine Bill vinse la sua prima grande battaglia verso la libertà. Passarono tanti giorni difficili in cui Bill cercò di procurarsi un po'

di cibo avvicinandosi alle cascine dei dintorni da dove veniva regolarmente allontanato da altri cani latranti e ringhianti, ed altrettante notti di paura in cui Bill tornava nel bosco per dormire spaventato da rumori e presenze sconosciute. Finalmente un bel giorno si avvicinò, nel suo vagare, ad una grossa mandria al pascolo ben sorvegliata da due altri cani: il padrone delle mucche lo notò, con molta cautela lo chiamò cercando di avvicinarlo, finché tra i due nacque quel tanto di fiducia reciproca che vinse ti-


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GRUPPO­D’ACQUISTO­SCOOTER­ELETTRICI­(GASE) Una­iniziativa­concreta­rivolta­a­tutti­per­una­mobilità­più­sostenibile. di Anna Maria Olivero, presidente@solarecollettivo.it

Solare Collettivo Onlus ha organizzato un Gruppo d’Acquisto solidale per l’acquisto di Scooter Elettrici (GASE). PERCHE’ UN GAS? L’unione fa la forza! Mettendoci insieme possiamo acquistare gli scooter a prezzi più vantaggiosi e la scelta dei modelli proposti è il risultato di un lungo percorso di conoscenza che ha preso in esame i modelli presenti sul mercato ed ha analizzato: caratteristiche del mezzo, prezzo, garanzie, possibilità di assistenza sul territorio. PERCHE’ UNO SCOOTER ELETTRICO? La mobilità elettrica è un importante tassello nel complesso puzzle della mobilità sostenibile ed oggi l’industria del veicolo elettrico offre già un’ampia gamma di prodotti (soprattutto bici e scooter elettrici) di buone prestazioni ad un prezzo ragionevole (di poco superiore ad uno a motore a scoppio). Uno scooter elettrico e’: •­ECOLOGICO: zero emissioni d’inquinanti

•­SILENZIOSO: solo un fruscio in marcia •­ ECONOMICO: circa 50 cent per 100 km, esente dal bollo a vita e paga l’assicurazione al 50%. • PRATICO: lo puoi ricaricare dove vuoi ad una normale presa a 220V. Un mezzo elettrico è poi caratterizzato da LIMITATISSIMA

MANUTENZIONE: niente olio da sostituire, niente filtri da cambiare, niente marmitta, niente cambio, niente frizioni,… E’ solo importante avere molta cura della batteria (l’elemento più costoso del mezzo), seguendo fedelmente le istruzioni di ricarica. LE PRESTAZIONI Uno scooter elettrico non garanti-

Se sei interessato all’acquisto o vuoi avere ulteriori informazioni scrivi a:

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MARCIA­PER­LA­TERRA­IN­PIEMONTE

In­cammino­per­la­difesa­dei­suoli­fertili­e­per­fermare­il­consumo­di­suolo. di Anna Maria Olivero

Il Forum nazionale “Salviamo il Paesaggio-Difendiamo i Territori” ha realizzato, domenica 21 aprile, una manifestazione pubblica a salvaguardia dei terreni liberi e fertili rimasti. Marciare per la terra è stato un piccolo ma importante gesto dettato dalla consapevolezza che difendendo con determinazione quella sempre più fragile parte del nostro territorio non ancora compromessa, conserveremo il capitale ereditato e garantiremo ai nostri figli una possibilità di futuro. La continua erosione di suoli fertili causata dal dilatarsi di nuovi insediamenti edilizi residenziali e produttivi è, per

sce le stesse prestazioni di un mezzo a motore a scoppio (i suoi punti di forza sono sostenibilità, economia, pulizia, silenziosità), tuttavia può assicurare velocità ed autonomia più che sufficienti ad un uso quotidiano in città o per brevi spostamenti casa-lavoro o casa-scuola: •Velocità: 50-60 km/h •Autonomia: 50-60 km; •Numero di ricariche: circa 15002000 (con batterie Litio). QUANTO MI COSTA? Il limitatissimo costo d’esercizio (circa 50cent per 100 km) fa si che il prezzo d’acquisto dello scooter si possa ammortizzare in circa 18000 km. Inoltre: uno scooter elettrico è ESENTE DAL BOLLO A VITA E PAGA L’ASSICURAZIONE AL 50%.

l’intero Piemonte e per la provincia di Cuneo, una evidente realtà. Il suolo libero e fertile è un bene comune prezioso ed indispensabile come l’acqua: ne abbiamo bisogno per produrre cibo e degradare i rifiuti, per filtrare le acque e mitigare le alluvioni, per mantenere la biodiversità e assorbire il carbonio, … . I dati recentemente confermati dall’Ispra (Istituto Superiore di Ricerca e Protezione Ambientale) parlano chiaro: in Italia otto metri quadrati di terreni vergini vengono ricoperti di cemento e asfalto ogni secondo. Ogni cinque mesi viene cementificata un’area pari a quella

di Napoli e ogni anno una superficie uguale all’estensione di Milano e Firenze. Negli ultimi anni il tema del consumo di suolo è diventato quindi una delle prioritarie emergenze ambientali e sociali anche nel nostro paese. Dobbiamo fermare il consumo di suolo fertile, puntando sul recupero dell’enorme patrimonio edilizio esistente, ce lo chiedono i nostri figli e i figli dei figli dei nostri figli: dal suolo fertile dipende il loro futuro!!! Come cittadina racconigese, mi rivolgo quindi alla mia Amministrazione comunale perché non “tenga segreto” i dati del patrimonio edilizio già esistente a Racconigi, con il numero degli alloggi sfitti o inutilizzati, il numero dei capannoni vuoti e/o con il cartello affittasi,… e soprattutto chiedo alla mia Amministrazione di compilare la “scheda censuaria relativa al patrimonio edilizio esistente” che le è stata inviata, a febbraio dello scorso anno, dal comitato promotore della marcia. Sarà un prezioso gesto di trasparenza e potrà diventare uno strumento di confronto per la riduzione delle aree per nuovi insediamenti, promessa dal precedente Consiglio Comunale durante l’assemblea per il voto del preliminare del Piano Regolatore Comunale.


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Pedoni,­Pedali­e­Pendolari­

Il­4­maggio­insieme­a­Milano.­ L'Italia­cambia­strada... di Pino Tebano

Segnalo che le tematiche legate ai problemi legati al nostro territorio, mobilità pubblica, pendolarismo e orari ferroviari, su cui abbiamo pubblicato diversi interventi, sono oggetto di una iniziativa nazionale che coinvolge diversi soggetti. Le tre P della mobilità. Propongo alcuni stralci di quello che si può leggere direttamente sul sito: www.mobilitanuova.it La Mobilità Nuova sposta i soldi per muovere le persone. La mobilità vecchia sposta le persone per muovere i soldi. Il 4 maggio a Milano si terrà la manifestazione nazionale indetta dalla Rete per la Mobilità Nuova: una cordata di cittadini impegnati per la promozione di un modello di mobilità che metta al centro della progettazione delle infra-

lità­ del­ 2,8% delle persone e delle merci (è questa la quota di spostamenti quotidiani superiori ai 50 chilometri) si impegna­il­75%­dei­fondi­pubblici destinati­alle­infrastrutture­del­settore,­ mentre all’insieme degli interventi per le aree urbane e per il pendolarismo (dove si muove il 97,2% della popolazione) lo Stato destina solo il 25% delle risorse, puntando spesso e ancora una volta su nuove strade, tangenziali e circonvallazioni piuttosto che sul trasporto collettivo o su quello non motorizzato. C’è un’urgente necessità di riorientare le risorse pubbliche concentrando la spesa laddove si concentra la domanda di mobilità e nello stesso tempo va avviato un radicale ripensamento del settore dei trasporti, sostenendo attraverso

scelte strategiche le persone che quotidianamente si muovono usando i treni locali, i bus, i tram e le metropolitane, la bici e le proprie gambe e dando l’opportunità­a­chi­usa­l’automobile di­scegliere­un’alternativa­più­efficiente,­più­sicura,­più­economica. La manifestazione sarà l'opportunità per il lancio di una proposta di legge di iniziativa popolare (obiettivo un milione di adesioni) che vincoli almeno i tre quarti delle risorse statali e locali disponibili per il settore trasporti a opere pubbliche che favoriscono lo sviluppo del trasporto collettivo e di quello individuale non motorizzato.

calo nei sondaggi decide, ad insaputa di tutti, di sparire dalla scena pubblica e privata per rifugiarsi presso la famiglia di una donna amata in passato con la speranza di ritrovare il filo di un’esistenza

Nelle ultime settimane sono usciti due film italiani che sembrano realizzati per entrare in sintonia con il clima del momento e con la percezione che la gente ha della politica e delle sue espressioni più o meno nobili. Garbo, leggerezza ed intensità sono le caratteristiche di Viva­la­Libertà. Enrico Oliveri (Toni Servillo), uomo di sinistra e capo del principale partito dell’opposizione, contestato in un congresso ed in

ormai senza senso. Per cercare di riparare al danno Andrea Bottini, braccio destro di Oliveri, decide di affidarsi al fratello gemello Giovanni, poeta e filosofo che è appena uscito da una clinica psichiatrica. Indossati i panni del fratello, Giovanni , invece di farsi manipolare, ben presto sorprende e sconvolge tutti: giornalisti, opinione pubblica e compagni di partito. A colpi di poesia e buona coscienza torna ad appassionare gli italiani, risale nei sondaggi e crea intorno a sé un consenso senza precedenti. Nel frattempo, Enrico ha riscoperto la capacità di essere se stesso e di coltivare rapporti umani sinceri e non formali.

L’ultima scena vede i due fratelli, all’alba, “figure di spalla che se ne vanno nella pioggia” verso un futuro migliore. Analogo tema, svolto in chiave più comica e favolistica, è, in Benvenuto­Presidente, la storia di Giuseppe “Peppino” Garibaldi (Claudio Bisio), bibliotecario precario in un paesino di montagna, che si trova eletto, per errore alla Presidenza della Repubblica. Anche in questo caso, l’apparato, nelle vesti di tre onorevoli faccendieri e senza scrupoli, pensa di poter facilmente approfittare dell’ingenuità di Peppino e farlo dimettere. Arrivato a Roma però Peppino, resosi conto dello stato delle cose, decide di non dimettersi e di fare il Presidente ma a modo suo. Il protocollo viene stravolto, ogni cerimonia ufficiale diventa un happening, il Segretario Generale del Quirinale ha un ictus e la sua vice cerca invano di riportarlo entro le regole del gioco. Però, nonostante tutti i tentativi di discredito (la famosa “macchina del fango”), con la sua semplicità, sobrietà ed onestà, Peppino conquista il cuore della gente e diventa un amatissimo punto di riferimento e di esempio per tutti (o quasi). Il racconto si chiude con Peppino che, resosi conto che quello non è il suo posto, torna alle sue montagne lasciando ad altri la gestione di quella politica su cui il suo passaggio ha comunque lasciato un segno

che non potrà essere ignorato. Sono due film molto diversi per stile ed interpretazione a cominciare dai protagonisti: Claudio Bisio è, al solito, simpatico e divertente ma a volte un po’ sopra le righe mentre Toni Servillo, bravissimo, si conferma uno dei migliori attori italiani sia nei panni di Enrico rigido, freddo, scostante che in quelli di Giovanni geniale, simpatico e di una umanità straordinaria. Proprio in questi giorni in cui assistiamo a tutti i riti della politica con le sue manovre e le sue dichiarazioni, questi due film ci fanno sperare che in Italia ci possano essere persone che hanno dentro di sé la spinta e la capacità per iniziare quel cambiamento che, partendo dalle coscienze, porti a comportamenti da cittadini solidali, onesti e consapevoli. Sperando di non doverli cercare nelle cliniche psichiatriche o nelle borgate di montagna. Fantapolitica?

della narrazione, ti sembra di averli conosciuti, di aver vissuto insieme a loro i momenti più dolorosi. Buona Lettura!

Giulio­Segre “Don­Cirillo­e­il­nipotino” Ed.­Fusta­2012 pp­208,­€­14,00

di Carla Burzio Ferrara “Questo libro non vuole essere un romanzo o un testo di storia. Abbiamo solo trascritto il narrare di un anziano nonno che vuole lasciare qualche memoria ai suoi nipotini. Si basa su fatti realmente accaduti, arricchiti poi nel corso della narrazione.” Così viene presentato questo bel racconto

che conquista il lettore con sorridente ironia ma soprattutto con tenero affetto per quei protagonisti che hanno dimostrato grande coraggio e profonda dignità. L'ambiente in cui si svolge tutta la storia contenuta nel racconto è particolarmente avvincente: quelle montagne ammantate di neve sembrano guardare con tristezza i dolorosi momenti vissuti da una popolazione colpita nel profondo degli affetti. Bellissime e da non perdere le prime pagine in cui il nipotino “scrive al nonno” con profonda emozione per dirgli “tu bambino, solo perché ebreo, eri ricercato dalla polizia fascista e dai soldati nazisti... e della tua famiglia fosti uno dei pochi a salvarti”. Vorrei che queste belle pagine, insieme a tutte quelle che seguono, fossero lette e ricordate… “per non dimenticare.” E non dimentichiamo certo i personaggi che l'autore fa vivere e agire in queste pagine, descritti con delicatezza e con profonda umanità: quando giungi al termine

Viva­la­Libertà­ di­Roberto­Andò

Benvenuto­Presidente­

di­Maurizio­Milani Italia­2012 di Pip Delbosco

strutture del Paese non più la circolazione delle auto, ma i bisogni delle persone. La Mobilità Nuova si propone di avviare una trasformazione e una rigenerazione della società che va molto al di là della semplice trasformazione degli stili di mobilità individuale e punta a un deciso­ridimensionamento­del­binomio­auto+altavelocità. Una scelta, quest’ultima, egoista, dispendiosa, vecchia e inefficiente, che produce inquinamento, incidentalità stradale, danni sanitari, congestione, consumo di suolo e sprawling, aggressione al patrimonio storico, artistico e paesaggistico, iniquità sociale, alienazione e inaridimento delle relazioni sociali. Per­soddisfare­la­domanda­di­mobi-

I­libri­più­venduti­lo­scorso mese­a­Racconigi,­nelle­librerie­Clerici­e­L’Angolo: P. Borgna “Clandestinità (e altri errori di destra e di sinistra)", Laterza € 12,00 P. Odifreddi “ Abbasso Euclide! Il grande racconto della geometria …”, Mondadori - € 22,00 Bergoglio, Rubin, Ambrogetti “Papa Francesco. Il nuovo papa si racconta" Ed.. Salani - €12.90 A. Perissinotto “Le colpe dei padri”, Piemme - € 17,50 P. Mastrocola "Non so niente di te", Einaudi - € 18,50 C. Gamberale “Quattro etti d’amore, grazie”, Mondadori - € 17,00

Per maggiori informazioni

www.mobilitanuova.it


borsi

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Aprile 2013

Trilogia 1983-1989 live 2013 Litfiba di Giuseppe Cavaglieri

E’ tempo di revival! Dopo la reunion di Renzulli e Pelù, passati più di 30 anni, i Litfiba riacquistano la formazione originale, anche se solo per il tempo di un Tour e un doppio album live. Tornano il tastierista Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo al basso (che dal suo allontanamento dalla band fiorentina ha col-

Insonnia

laborato con C.S.I, Marlene Kuntz ecc.), grande assente (di cui si sente più che altro la mancanza spirituale) il defunto Ringo De Palma, sostituito degnamente da Luca Martelli degli Atroci. Registrato live in occasione delle prime due date italiane del Trilogia 1983-1989 tour il 30 e 31 Gennaio 2013 all'Alcatraz di Milano, l’album ripropone i successi dei primi anni dei Litfiba, quelli new wave e underground della “trilogia del potere”: Desaparecido (1985), 17 Re (1986), Litfiba 3 (1988). Durante il live sono state scelti alcuni dei brani di allora riproposti con gli stessi suoni che sentiti oggi fanno venire un po’ di malinconia ma le ragioni di questa scelta sono abbastanza chiare: la prima rottura della band, con conseguente allontanamento spontaneo di Maroccolo, nel 1989 era avvenuta per questioni discografiche (sarebbe meglio dire commerciali); e poi alla veneranda età di 60 anni suonati Ghigo non è tipo da remix. L’unico elemento

moderno è la voce di Piero, non più quella, per la verità quasi sconosciuta ai più, degli anni ’80, naturale e indisciplinata, ma quella che ci ha abituato ad ascoltare da El Diablo in poi: che peccato! L’album è piacevole, ma non se ne capisce bene il perché. Non mi spiego da dove venga la necessità di far uscire pezzi vecchi uguali a com’erano ai tempi, senza nessun particolare arrangiamento e con suoni vecchi: distorsioni gracchiante, basso sporco e metallico, ricco di effetti delay, e tastiere tremendamente anni 80, quell’organo sintetizzato che sentito oggi fa venire la pelle d’oca! La risposta c’è, ma non si deve dire: VENDERE ad un pubblico nostalgico che ha perso in uno scantinato, dopo il trasloco nella casa nuova con moglie, figli e un bel cagnolino, i pantaloni di pelle e le audio-cassette, quell’insospettabile soggetto che si è tagliato i capelli e ha appeso il “chiodo” al chiodo. Secondo me sarebbe stato molto

Mensile di confronto e ironia

insonnia

più interessante ascoltare arrangiamenti e suoni nuovi, dell’underground del 2013: bastava veramente poco a far uscire un prodotto nuovo, almeno nella confezione. Quindi, cari lettori, se non avete mai sentito la “trilogia del potere”, fatelo, è un pezzo importantissimo e prezioso della musica indie (quando ancora non si chiamava così), ma ascoltate l’originale: sentirete entusiasmo, lotta sociale e ne capirete il senso; solo dopo, ma più per esercizio musicale, ascoltate Trilogia 1983-1989 live 2013.

Aut. Trib. Saluzzo n.07/09 del 08/10/2009

Direttore­responsabile: Spessa Andrea Redazione­­e­collaboratori: Rodolfo Allasia , Carla Burzio, Giacomo Castagnotto, Giuseppe Cavaglieri, Melchiorre Cavallo, Marco Ferrara, Francesco Lisi, Giancarlo Meinardi, Anna Maria Olivero, Spirito Olivero, Guido Piovano, Dominikka Raso, Fabrizio Rutigliano, Anna Simonetti, Pino Tebano, Giorgio Tuninetti, , Luciano Fico, Luciano Gallo P.zza Vitt. Emanuele II, n° 1 Sito: www.insonniaracconigi.it Contatti: contatti@insonniaracconigi.it Conto Corrente postale n° 000003828255 Stampa: La Grafica Nuova - Torino tiratura: 2000 copie

Editoriale segue dalla prima

della Fiat) ai suoi tempi percepiva 20 volte di più di un impiegato Fiat. Marchionne vale così tanto di più di Valletta? Giustissime le riduzioni degli stipendi e pensioni dei politici ma vergognosi gli aumenti di retribuzioni dei grandi manager. Gli obiettivi di questi personaggi sono il loro personale tornaconto, il proprio potere e non la ricerca di soluzioni per portare beneficio alla comunità, per il progresso di tutti. Il loro comportamento è di esempio ai più, vengono ammirati per quanto potere e guadagno sono riusciti ad accumulare. Un’odiosa propaganda di chi aspira al potere recita all’incirca così: “Sono come voi, capisco le vostre esigenze, le vostre aspirazioni e per questo sono dalla vostra parte”. NO! Se tu sei come me devi startene a casa, come me, startene a lavorare dietro ad una macchina o una scrivania, come me. Per ricoprire un posto di potere devi essere cento, mille volte migliore di me, devi lavorare per gli altri con intelligenza e lungimiranza e mi devi insegnare come mi devo comportare per portare insieme a te, il nostro Paese fuori dalla palude.

Rinnovate­le­cariche­dell'Associazione culturale­"INSONNIA" Sabato 13 Aprile alle ore 16,00 si è tenuta l'assemblea annuale dei soci dell'Associazione Culturale INSONNIA nei locali di Piazza Vittorio Emanuele II n 1. Sono state approvate alcune modifiche statutarie che consentiranno maggiore partecipazione nella gestione dell'associazione che edita il giornale mensile INSONNIA. E' stato approvato il bilancio consuntivo al 31.12.2012 che, per la dovuta trasparenza ed in modo sommario riassumiamo nella tabella sottostante. Il risultato della gestione 2012 è negativo per 1437,00 ma sommato al residuo 2011 di 2445,51 euro ci fanno chiudere al ENTRATE

31.12.12 con un saldo attivo di 1008,51, che ci consentira, con le quote associative in corso di reperimento, di andare avanti con una buona tranquillità. A­tale­proposito­ricordiamo­che donazioni,­associazioni­e­versamenti­per­far­vivere­il­giornale sono­ possibili­ durante­ tutto l'anno.­ Il nostro giornale distribuito gratuitamente vive con il solo supporto dei suoi lettori. Sono poi stati eletti i membri del nuovo direttivo che resterà in carica per tre anni e sono: Luciano Rodolfo Allasia, Giacomo Castagnotto, Marco Ferrara, Giancarlo Meinardi, Anna Maria Oli-

2400,00 Quote Associative 527,50 Donazioni/Contributi

Totale USCITE

2927,50 140,00 Spese c/c e bolli 3724,20 Pagamento Fatture 500,00 Prestazioni/Collab./Rimborsi

Totale

4364,50

vero, Guido Piovano, Anna Simonetti e Giuseppe Tebano. Il nuovo direttivo ha poi eletto alla presidenza dell'Associazione Luciano Rodolfo Allasia Primo compito del nuovo direttivo sarà quello di organizzare i festeggiamenti per la stampa del numero 50­di­Insonnia. L'evento che avrà luogo sabato­8 giugno­nel pomeriggio, prevede una rappresentazione teatrale ad ingresso libero cui seguirà un momento conviviale.

INSONNIA Aprile 2013  

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