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26 OTTOBRE - 15 DICEMBRE 2012 Con Alessandro Calizza, Cristiano Carotti, El Gato Chimney Jonathan Pannacciò, Elio Varuna A cura di Sofia Francesca Miccichè e Julie Kogler Officina 468 via della Lega Lombarda 46, Roma

www.surrealityshow.it


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sommario

09 INTERVENTI

ALESSANDRO CALIZZA

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CRISTIANO CAROTTI


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EL GATO CHIMNEY

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JONATHAN PANNACCIÒ

ELIO VARUNA

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48 BIOGRAFIE


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INTERVENTI Maurizio Zuccari Julie Kogler Sofia Francesca Miccichè


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Cristiano Carotti & Elio Varuna “Babol�, 2012 scultura in vetroresina 30 x 55 x 35 cm


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MAURIZIO ZUCCARI I cinque cavalieri del surreale

Un vecchio signore in bombetta, maestro di surrealismo, negli anni Trenta del secolo scorso amava dipingere cose tipo una pipa, scrivendoci accanto: Questa non è una pipa. Ché la realtà (quasi) mai è come appare. Oppure metteva lì una finestra, titolandola La condizione umana, come a dire che quello siamo: del poco che riusciamo a cogliere nella nostra esistenza, dal nostro punto di vista, pretendiamo capire e persino giudicare il mondo. Parecchi anni dopo un tardo emulo del surrealismo, romano e figlio di noto pittore, nello scrivere di lui per una serie di cartoline enunciò un principio che agli albori degli anni Novanta poteva apparire una boutade: la surrealtà è l’unica forma di realtà possibile. Quell’enunciato non smise, da allora, di rodermi all’orecchio, quasi fosse un tarlo, finché vent’anni dopo eccolo qui, uscito all’aria bellobello dopo aver spertusato il legno della storia, sotto al sole fioco dei nostri giorni manco fosse una scarrellata di Ciprì. Oggi che la civiltà iconica ha sedimentato nella percezione, nella visione del reale non un’altra forma dello stesso ma l’unica forma di realtà possibile, dove le immagini prendono il posto del vero, appunto, non è data altra forma di realismo che non sia il surrealismo. O, meglio, il neosurrealismo. Perché la realtà non solo è, come sempre, più sfrenata d’ogni fantasia, ma proprio nella visione della (ir)realtà messa sotto ai riflettori il mondo ragiona su se stesso e colloca le proprie verità. La surrealtà, dunque, è più reale d’ogni realtà. E chi ne fa uso, come i cinque cavalieri del surreale (o dell’iperreale, fate voi) che cavalcano tornotorno l’albero secco della vita – altra magnifica icona surreale – al centro di Officina 468 battono una via che punta al cuore dell’oggi, pur partendo da molto lontano. Ecco perché Calizza, Carotti, El Gato, Pannacciò e Varuna sono corifèi del nostro tempo di passaggio. Della nostra surrealtà.


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JULIE KOGLER Un’irrefrenabile giostra sensoriale

Tutta la transitorietà è soltanto un’allegoria. Ciò che vediamo è soltanto una proposta, una possibilità, un aiuto. La verità vera giace prima nel fondo invisibile. Paul Klee Nella vita occidentale odierna, si vive perennemente connessi e sotto il frastuono delle cascate d’informazioni e d’immagini. Il catalizzatore è la velocità con cui si naviga sulle onde magnetiche, telematiche e mediatiche attraversando tutti gli ambiti della vita, non di rado a discapito dell’approfondimento. Sembra sparita la via di fuga che poteva condurre a momenti di raccoglimento in un ambiente apollineo, lontano dal caos. Un’ancora di salvataggio nel torrente della realtà sono gli strumenti dell’arte mediante i quali si azzarda il riappropriarsi del dono della ricognizione per trattare materie rilevanti con tempi diversi e un’introspezione per sviscerarle e comprenderle nella loro interezza. Affrontando la realtà ma anche i suoi diversi gradi di percezione. Entrando negli spazi della nuova galleria Officina 468 si valica la soglia per un altro mondo dove regnano l’inconscio, l’incontrollabile e la fantasia. Abbandonandosi alle visioni offerte dalle opere di ”Surreality show” si giunge a una dimensione che supera il reale evocando suggestioni e immagini che rivelano il lato più profondo della psiche umana. I colori e le forme irrompono in un’irrefrenabile giostra sensoriale. Il titolo ”Surreality show” si antepone ai sempre più diffusi ”reality show” che caratterizzano il palinsesto dei canali televisivi, a quei documentari e programmi in stile ”Big brother” dove, mediante cronaca nera, rosa o bianca che sia – portata a livelli scandalistici – vengono lanciate esche per catturare il pubblico dei ”voyeur”. Tuttavia, i racconti e le vicissitudini riportati nei ”reality show” non riflettono che la perdita della capacità d’immedesimazione e l’evanescente comunicazione diretta e sensibile con gli altri. Gli artisti di ”Surreality show”, invece, si pre-


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figgono di generare un rapporto vis-a-vis con il pubblico, uno scambio di idee e un instaurarsi di riverberi reciproci mediante cui l’osservatore non si degrada come soggetto passivo ma dove, in un’interazione dinamica e stimolante con l’artista, entrambi possono confrontarsi e trovare significati e insolite interpretazioni del mondo. L’universo di questi artisti si presenta ricolmo di immagini, talvolta paradossali, ma originali e fantastiche. Tutti e cinque si dilungano in citazioni di epoche passate e del presente, attingendo alla storia dell’arte, alla letteratura ma anche alla ”weltanschauung” odierna con i suoi riferimenti alla cultura popolare, tradotti attraverso lo strumento anacronistico della pittura, il disegno e il collage in un ”pot pourri” immaginifico dal quale trapela una percezione della nostra società come concatenazione di eventi piuttosto surreali. La vita contemporanea, cyber e mass-mediale, veloce ed esuberante, individualistica ma anche comunitaria, nell’opera del gruppo è interpretata in maniera codificata, laddove si carica di simboli e metafore visive che sfociano in un immaginario sorprendente sur-reale, al di sopra della realtà. Ciascun artista apporta una sua proiezione del mondo reale, dalle quali emergono parallelismi nonostante ognuno si soffermi su aspetti diversi della nostra esistenza stratificata. Tutti gli artisti avanzano una critica radicale alla razionalità cosciente come principio portante, propugnando al contempo la liberazione delle potenzialità immaginative dell’inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo ”oltre” la realtà (super-realtà). La massima surreale si manifesta nell’opera degli artisti per la presenza concomitante della veglia e del sonno che si conciliano in modo armonico e profondo attraverso immagini collettive, vere e da sogno, accostate tra loro senza alcun apparente nesso logico. Dal reale al surreale, passando per l’irreale e l’iper-reale: ”Surreality show” spegne la tv e accende le emozioni.


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Un interno di Officina 468 foto Sofia Francesca Miccichè


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SOFIA FRANCESCA MICCICHÈ L’arte come conquista dello spazio

Quando tutto il mondo legge sul giornale che gli scienziati della Nasa stanno lavorando per traghettare l’uomo dalla Terra al Pianeta Rosso abbattendo distanze difficilmente quantificabili, provo una fitta di piacere e di dolore. Il dubbio è se si abbia già conquistato, riempito e esaurito questo mondo che di fronte al cosmo è appena giovane, se ci occorra più spazio per estendere il pensiero, più terreno per radicarci una spontanea aspettativa o sia solo un prendere distanza da quello che si è, ancora terrestri, ancora incapaci di un volo. Eppure, questo volo è possibile e lo affermo pensando a ciò che in questi mesi ho visto prendere vita sotto ai miei occhi: nella sagoma di una figura, in un grumo di colore, in carteggi interminabili e negli echi di animate discussioni, ho visto la materia prima, l’energia, il movimento e la trasformazione. Madre e figlia di questo volo, l’arte è la conquista dello spazio, quel luogo etimologicamente ”alieno” guadagnato nell’estensione di un’ ispirazione creativa, di uno slancio onirico, nella corposità di un concetto che trova lo spessore di un’immagine. Questa mostra inaugura uno spazio di pensiero, ci stana, ci interroga e poi lascia riflettere. L’individuo è pop e surreale se dell’accezione dei termini consideriamo il nucleo e non una maniera: come società iconica legata alla popolarità di volti e immagini transitorie e come inesaurita propensione a sedimentare un inconscio che parla un linguaggio cosmico di simboli e allegorie. L’arte, è una mossa, un’evasione o un’invasione: l’arte è sempre un problema di spazio e un desiderio di attraversamento. Officina 468 in questa sede diviene ”atrium” della mostra ”Surreality show” e ha il piacere di accogliere gli orizzonti e le visioni di Alessandro Calizza, Cristiano Carotti, El Gato Chimney, Jonathan Pannacciò e Elio Varuna. Questi pittori scelgono di sparire e riapparire nelle loro tele con una forza espressiva che ingaggia una battaglia con il limite, sfuggente e non più razionale la percezione si estende ed evapora come il pensiero dello spazio. Proprio a loro ho chiesto di dirmi se c’è vita su Marte.


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AUTORI Alessandro Calizza Cristiano Carotti El Gato Chimney Jonathan Pannacciò Elio Varuna


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ALESSANDRO CALIZZA L’attimo fecondo

Dopo aver sperimentato vari mezzi espressivi, da qualche tempo Alessandro Calizza ha intrapreso la strada della pittura surreale, ispirata ai vivaci fermenti del nuovo figurativismo. Nei suoi quadri, lo sguardo si perde nelle infinite distese paesaggistiche dipinte in cui domina una natura incontaminata, priva di tracce umane o tecnologiche, visitata solamente da alcuni esseri viventi ancestrali. L’atmosfera è quella del tramonto o di semioscurità che si carica di un’aura misteriosa; è la calma prima o dopo la tempesta? Calizza sembra cogliere il momento che precede il compimento (L’attimo fecondo, secondo Lessing). Le rocce assumono le fattezze di un artificio dell’uomo, in mezzo alle quali un essere animato – dall’artista battezzato Snub – e con le reminiscenze di un albero emerge come suo alter ego che ogni volta deve confrontarsi con situazioni nuove che si risolvono in allegorie dipinte con crepuscolari colori acrilici. Il consueto ancoraggio alla terra dell’albero nel personaggio Snub è abolito, quando appare sradicato dalla Grande Mater, muovendosi distaccato e libero sui fondali di queste fiabe che l’artista intende raccontare attraverso i suoi dipinti. Forse questo mondo immaginario è la trasfigurazione del mondo reale, che viene riportato a uno stato originario dove una visione olistica offre l’accesso ai vari livelli di coscienza. Come guide verso ambiti remoti spuntano funghi monoculari dalle tonalità fluorescenti la cui vibrante brezza visiva sparge effetti allucinogeni che trasportano il visitatore ad un livello inesplorato della sensibilità. Questo terzo occhio allude all’introspezione attraverso lo ”inneres Auge”, abile a osservare ciò che è al di là del reale.

È rimasto solo un fungo 2012 acrilico su tela 60 x 40 cm


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Dall’alto, in senso orario: “Snub, the treasure hunter #2”, 50 x 50 cm “The oracle”, 32 x 32 cm “Aleph”, 50 x 50 cm “Mystic travelers”, 33 x 33 cm A destra: “Don’t worry, it’s just a rock!”, 30 x 40 cm 2012, acrilici su tela


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“Near the King!”, 2012 carboncino su tela 50 x 50 cm A destra: “Snub, the treasure hunter”, 2012 acrilico su tela 50 x 50 cm


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CRISTIANO CAROTTI Un moderno espressionista

Cristiano Carotti può essere considerato un moderno espressionista, quando il pigmento cromatico che stende con pennellate dense ed energiche sulle sue tele cattura la veemenza dei nostri tempi, la velocità e il vortice sensoriale delle immagini e delle visioni che sovrastano l’uomo contemporaneo, incarnando uno spirito al contempo libero e vagante, che prende spunto da ogni ambito della vita per le sue creazioni. Utilizzando tutti gli espedienti della pittura, Carotti si cimenta anche nella ricerca di nuovi materiali e mezzi espressivi, dal digitale alle animazioni video fino alle installazioni. Davanti alle sue ampie tele, si assiste a un’esplosione di colori che conferisce una corposità alla luce che si disgrega nelle sue singole componenti come si riscontra nella ricerca futurista del primo Novecento. L’espandersi dei raggi luminosi evoca metaforicamente l’odierna tecnologia dove le onde magnetiche possono diffondersi in tutte le direzioni senza limiti generando quella dinamicità che è espressione del libero sfogo che l’artista concede all’urgenza creativa. Icone della società occidentale e immagini di personaggi eroici si giustappongono a inquadrature di elementi e oggetti quotidiani che divengono i frammenti immortalati del vissuto. Carotti mescola figure del folclore popolare a un immaginario religioso barocco farcendolo di simboli pagani ed elementi cristologici in un collage dal carattere psichedelico. Le teche di Carotti contengono piccoli altari con feticci e figure, scrupolosamente costruiti e allestiti come manifesti di religioni sostitutive. Una iper-realtà sembra sprigionare dalla carica strabiliante delle sue opere che, partendo dal dato sensoriale trascinante, ma servendosi del preesistente, conquista una forma sempre più reale.

Trionfo della morte, 2012 teca, materiali vari, pittura a olio giocattoli, luminarie 60 x 54 x 20 cm


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“Venice”, 2012 olio, spray alla nitro e applicazioni di giocattoli su tela 60 x 70 cm Sopra: “Sometimes they speak about Vincent” 2012 olio, spray alla nitro e applicazioni di giocattoli su tela 60 x 80 cm A destra: “Untitled (devil and the giant mouse made me do it)”, 2012 tecnica mista su tela 190 x 190 cm


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“Waterloove”, 2012 teca, materiali vari, luci a led pittura a olio e catrame 65 x 60 x 22 cm A destra: “Level 4”, 2012 tecnica mista e applicazione di materiali vari su tavola 120 x 100 cm


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EL GATO CHIMNEY Inventore di rebus creativi

El Gato Chimney ha esordito sulla scena della street art milanese nella seconda metà degli anni ‘90, sorprendendo coi suoi colorati murales dagli sfondi metafisici abitati da bizzarre figure. Oggi, l’artista si dedica anche a disegni e dipinti su tele che si popolano di numeri, simboli e oggetti animati, sospesi in scenari onirici senza connotazione temporale ma giustapposti in panorami inattesi che invitano a lasciarsi incantare da questi racconti folcloristici narrati da esseri dalla morfologia ibrida. Il ”leitmotiv” sono figure di sua invenzione, incroci tra creature estrapolate dal mondo di flora o fauna ed elementi prestati da qualche officina meccanica. Questi "characters” svolazzano sereni davanti a cieli limpidi insieme a scritte, caraffe e chiavi, trasformando i quadri in rebus con molteplici significati da decifrare. I colori acrilici gli permettono una rapida esecuzione e sono lo strumento attraverso il quale El Gato Chimney cerca di ”ritornare al bello”, a un lavoro manuale e non digitale che possa stimolare i sensi e donare inedite esperienze estetiche. Sia sulle superfici ruvide dei muri che sulle tele lavorate che egli customizza, il milanese rievoca la cultura letteraria dello ”steampunk”, una corrente narrativa fantascientifica che inserisce tecnologie anacronistiche (come le macchine a vapore) all’interno di ambientazioni ottocentesche o della Londra vittoriana generando opere dal gusto fantasmagorico. El Gato Chimney sa tradurre la lezione degli scrittori Conan Doyle e H. G. Wells in dipinti che fondono con maestria un’indole magica all’ingegneria meccanica. Davanti a questi audaci accostamenti, l’osservatore ha il compito di rielaborare brandelli di memoria condivisa. La realtà si dissolve in un sogno e l’osservatore è in balia di una sorta di Coniglio bianco che lo risveglia come Alice nel paese delle meraviglie conducendolo in un mondo lontano dal reale dove regna l’incantesimo.

Visita dal passato, 2011 acrilico su tela 100 x 110 cm


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Da sinistra: Disegno 02, 2010 acrilico su carta 40 x 60 cm Tempo imperfetto, 2011 acrilico su tela 60 x 70 cm Disegno 06, 2010 acrilico su carta 40 x 60 cm


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In alto, in senso orario: “Elusive matters”, 2010, acrilico su tela, 60 x 70 cm “Faint bells”, 2010, acrilico su tela, 60 x 70 cm Venti contrari, 2011, acrilico su tela, 100 x 110 cm Il doppio gioco, 2011, acrilico su tela, 60 x 70 cm A destra: Caduta in salita, 2011, acrilico su tela, 60 x 70 cm


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JONATHAN PANNACCIÒ Il discorso sopra la realtà

Dalle equilibrate geometrie dipinte di Jonathan Pannacciò si cristallizzano le sagome e le forme di elementi sacri e profani, ordinari e straordinari, tutte stilizzate e incastonate nel perimetro dei netti contorni disegnati che corrono lungo la linea che separa l’astratto dal figurativo. Nella sua opera una predilezione per le forme simboliche e inorganiche si lega a una maniacale attenzione per l’aspetto tecnico e alla cura della composizione che emerge nella sua calibrata bidimensionalità. Pannacciò plasma e modella le sue linee disegnate con grande padronanza riuscendo con naturalezza a passare dal figurativo a forme più astratte conservando sempre una grande forza espressiva. Attraverso questa sua vena tendente all’astratto – che l’artista accorpa a un bagaglio formale di segni e colori – infonde una maggiore libertà di evocazione alla rappresentazione. Di frequente, i suoi elementi sembrano sfaldarsi in conformazioni triangolari come nelle pitture cubiste. Raffinati pattern visivi simili a intarsi s’avvicendano a icone moderne e remote come in scritture magiche permeate da un’apparenza grafica. Preservando sempre una levità e leggerezza nella sua opera, l’artista le dona semplicità ed eleganza. Ed è come se le strutture che sorreggono il mondo fossero improvvisamente rese visibili; come se ciò che rimane nascosto all’occhio, fosse stato portato in superficie e restituito a una sfera tangibile. La realtà nei quadri di Pannacciò è rarefatta, talvolta ridimensionata a semplici e rigorose campiture cromatiche che appaiono come l’essenza delle cose. Mediante la sua opera il pittore trascende la mera riproduzione del dato reale per dilungarsi in un discorso sopra la realtà.

“I swear”, 2012 acrilico su pannelli di legno 68 x 50 cm (13 x 50 + 5 gap + 50 x 50)


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365, 2012 acrilico su pannelli di legno 50 x 120 cm (40 x 15 + 5 gap + 40 x 40 + 20 gap + 40 x 40)

A destra: “Sigh�, 2010 acrilico su pannello di legno 40 x 40 cm


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Nel bene e nel male, 2012 acrilico su pannelli di legno 120 x 40 cm (15 x 40 + 5 gap + 80 x 40 + 5 gap + 15 x 40) A destra: “Oracle�, 2010 acrilico su pannello di legno 60 x 40cm


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ELIO VARUNA L’istinto del visionario

Elio Varuna esercita la sua arte poliedrica attraverso numerose forme espressive: la pittura, il disegno, il collage, la scultura, foto, video e interventi nello spazio urbano, subordinando volutamente i singoli linguaggi all’effusione creativa scaturita dagli umori che ogni volta determinano la scelta degli strumenti più idonei per esprimersi. I suoi ricchi collage-dipinti offrono una ribalta per incontri e scontri di segni e parole, e si compongono di titoli di giornali, indici economici, pagine di libri, simboli delle antiche tradizioni e culti religiosi che, insieme a figure familiari, popolari o di sua invenzione, generano paradossi visivi che imprimono un’energia nuova di significato a ogni elemento della realtà esistenziale. Così, i dati delle borse internazionali applicati sulle superfici si trasformano in strutture numeriche che fanno da sfondo ad accostamenti audaci di immagini e scritte, dove i sistemi percettivi comuni sono ribaltati e il senso mistificato. Si assiste a una sospensione della razionalità a favore di una scrittura automatica che ostenta il fascino del guizzo visivo, manifestando la propria singolarità artistica non filtrata dalle consuetudini. Allo steso tempo, l’immaginario di Elio Varuna si caratterizza per la sua visionarietà, guidata da istinti profetici e nutrita di riferimenti colti – dalla letteratura all’alchimia passando per lo sciamanismo orientale – con cui codifica ludicamente la sua critica verso il sistema di valori della società odierna, contrapponendola alle apoteosi delle epoche passate. Tuttavia, Varuna riporta le esternazioni del suo universo onirico e delle zone oscure della coscienza anche nella realtà mondana, invadendola con bizzarri manifesti politici, muri dipinti, installazioni e interi ambienti costumizzati che creano un varco tra il reale e il surreale. L’artista monta vedute di potente ricchezza percettiva e limpida meraviglia in una riuscita sintesi surrealista che rispecchia lo ”zeitgeist” odierno.

“Hydra”, 2012 tecnica mista su carta applicata su tavola 122 x 100 cm


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Dall’alto: 1+1+1 Sette 7x3 2012 tecnica mista su tela di lino 40 x 30 cm A destra, dall’alto: Gelosamente non tua, 2012 tecnica mista su carta applicata su tavola 52 x 34 cm Ragione e sonnolenza, 2012 tecnica mista su carta applicata su tavola 75 x 55 cm


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Anni difficili, 2012 tecnica mista su carta applicata su tavola 100 x 70 cm


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ALESSANDRO CALIZZA

CRISTIANO CAROTTI

EL GATO CHIMNEY

Nato nello stesso anno di Ken il guerriero e del primo cinepanettone della storia (18 dicembre, 1983), Alessandro Calizza vive e lavora a Roma. Da tempo ormai le sue riflessioni si sono spinte verso il mondo immaginario che abita la sua mente ma che prende vita dalla realtà inevitabilmente esperita ogni giorno, riflettendola in nuove forme dai contorni indefiniti. Nonostante prediliga la pittura è dedito anche all’incisione che ha studiato alla Scuola delle arti e dei mestieri San Giacomo di Roma. In questi ultimi anni ha realizzato o partecipato a diverse performance, tra cui una al Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo (sotto la direzione dell’artista Miriam La Plante) e un'altra alla galleria Wunderkammern di Roma. I lavori di Alessandro, nei quali spicca sempre un essere viola e monoculare di sua invenzione chiamato Snub, sono esposti nelle gallerie Mondo Bizzarro, Takeawaygallery e Spazio 120. Ha inoltre partecipato a diverse esposizioni a Roma, Torino e Napoli, dove è stato il terzo invitato da Largo Baracche a rappresentare Roma al fianco degli artisti Elio Varuna e Franco Losvizzero, e a Carrara, per la seconda edizione della mostra Pimp my Mary, durante la Marble Week 2012. Nel 2011 è stato chiamato a realizzare le scenografie per due video musicali del gruppo Cor Veleno, intitolati Cantano tutti e Nel nome del padre, quest’ultimo con Elio Germano nei panni del protagonista.

Cristiano Carotti nasce a Terni nel 1981. Si forma all’accademia di Belle arti di Terni International art school. Nel suo percorso di studio e ricerca abbraccia numerose correnti pittoriche, dal surrealismo al neopop, dall’espressionismo alla figurazione realistica tanto da impegnare in ogni sua opera tutto il patrimonio delle tecniche accademiche senza mai disdegnare la sperimentazione di nuovi materiali e supporti espressivi. Il suo lavoro spazia dalla tela ai supporti digitali, dalla carta alle animazioni video. A Perugia nel 2006 si presenta per la prima volta al pubblico partecipando alla mostra Notte in colore alla Ipso art gallery. Nel 2007 inizia la collaborazione con la galleria Crispi di Roma. L’interesse intorno al suo operato cresce e le partecipazioni alle collettive si susseguono con straordinaria velocità. Il 2008 è l’anno della prima personale intitolata ”Decompression chamber”, alla galleria Canovaccio di Terni. Il 2010 termina con l’accesso alla finale del Premio Italianfactory e con l’omonima collettiva alla First gallery di Roma. Nel 2011 prende parte alla mostra Cavour e Mazzini due protagonisti del Risorgimento, evento ufficiale per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Realizza l’opera “Italianrocket1861”, selezionata da Vittorio Sgarbi e Gianluca Marziani per il Padiglione Italia, Umbria della 54 Biennale di Venezia. Nel giugno 2012 realizza a Spoleto un progetto ”site specific” dal titolo Davide e Golia.

El Gato Chimney nasce nel 1981 a Milano, dove vive e lavora. Comincia la sua carriera da autodidatta, sviluppando un precoce interesse per i graffiti che lo porta a produrre con successo nell’ambito della street art, una delle sue maggiori influenze stilistiche insieme all’arte primitiva e folk e al surrealismo. Partecipa a numerose mostre pubbliche internazionali e nazionali riguardanti il pop surrealismo e la street art, tra le quali la milanese ”Urban edge show” (2005), una delle prime e più importanti mostre italiane di street art internazionale, a fianco di Shepard Fairey (Obey), Doze Green e Bl; ”Urban superstar” (2009) al Madre di Napoli; ”Italian pop surrealism” (2011) ai Musei capitolini di Roma; la recente ”Pop surrealism - stay foolish!” (2012) al Museo casa del Conte Verde di Rivoli. Da ricordare anche le collettive e personali a Berlino, Londra, Los Angeles, Milano, Parigi e Roma, e le molteplici pubblicazioni internazionali su libri d’arte e riviste di settore. L’obiettivo dell’artista é quello di rendere attivo il ruolo dell’osservatore, mettendolo di fronte a un dipinto dai significati più svariati. Numeri e simboli disseminati per il dipinto possono o meno offrire la soluzione all’enigma, ma sicuramente invitano a immergersi in ogni piccolo dettaglio di questi paesaggi onirici, pieni di colori brillanti e di creature incredibilmente vive, che stanno aspettando solo di raccontare la loro versione della storia.


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catalogo a cura di Sofia Francesca Miccichè Julie Kogler (testi critici)

JONATHAN PANNACCIÒ

ELIO VARUNA

Jonathan Pannaciò nasce a Roma nel 1977. Nel 2001 si diploma all’accademia di Belle arti capitolina nel corso di scenografia. Conclude il master in animazione allo Ied di Roma. Dal 2000 entra in contatto con i movimenti street art e neo-pop e inizia a dar voce al suo talento collaborando con alcune delle principali realtà dell’arte indipendente con curatori del calibro di Gianluca Marziani e Julie Kogler e partecipando a personali e collettive in gallerie private, quali Mondo Bizzarro, Wunderkammern, Dorothy Circus e Mondo Pop; musei pubblici o associazioni come Walls e Nufactory. I suoi progetti video trovano invece spazio all’interno di importanti manifestazioni quali Ixem 2006 e Sonar 07 al Macba di Barcellona o con il progetto Mag-nesia di concerto con l’artista Emiliano Zelada. Nel 2006 si avvicina al pop-surrealismo. È ideatore con Alexandra Mazzanti della Dorothy Circus, una delle gallerie in Italia dedicate a questa corrente. Nel 2010 partecipa a Festarte al Macro di Roma e nel 2011 al BIf&st (Bari international film e tv fest). Dal 2008 a fine 2011 è fondatore, direttore creativo e ”motion designer” di Rat, studio specializzato nel design dei new media. Dirige spot, sigle tv e videoclip. Dal novembre del 2011 è ”art director” dello Xister srl. Nel 2012 realizza progetti per Warner Bros e Universal picture, Eni e Peroni Nastro Azzurro.

Nato nel 1975 a Roma dove vive e lavora, Elio Varuna è affascinato dal simbolismo, dalle incisioni medievali e dalle immagini religiose. Nel 1997 ha firmato Allucinazione alchemica, la sua prima collezione di dipinti a olio. Nel 1999 la prima personale a Roma. Nel 2000 vive un’esperienza spirituale in India e da quel momento i suoi lavori si caricano d’immagini bizzarre e ambienti stravaganti in cui i colori ultrapop occidentali si fondono con un’aura mistica orientale. Nel 2007 si trasferisce a Berlino: qui resta tre anni, il tempo necessario per aprire il suo mercato a uno scenario internazionale. Poi il ritorno a Roma. Varuna ha esposto in molte gallerie private in Italia, Germania, Cina, India e Usa, e in prestigiosi musei pubblici, tra cui il Museo nazionale di Castel Sant’Angelo (Roma), il Pan di Napoli, più volte al Macro di Roma e ai Musei capitolini. Nel 2008 è stato scelto dal ministero per i Beni e le attività culturali per rappresentare la giovane arte italiana in occasione della X Settimana della cultura. È stato l’unico artista italiano invitato alla Biennale d’arte del 2009 di Shanghai. I suoi dipinti sono stati utilizzati per copertine di libri, cd e vinili, sketchbook e oggetti di design. Il ciclo di dipinti Tutto continuamente sgocciola è diventato una fortunata collezione di gioielli Swarovsky. Nel marzo 2012 firma un contratto con la galleria Lazarides di Londra per produrre una serie di incisioni tratte dalla sua collezione “Urbis surrealis”.

per la realizzazione della mostra Surreality Show a Officina 468 Sofia Francesca Miccichè ringrazia Carla Rossi Julie Kogler Alessandro Calizza Elio Varuna Cristiano Carotti El Gato Chimney Jonathan Pannacciò Barbara Paveri e Creativa lab Virginia Colonna Maurizio Zuccari Sara Maria Barbani Carlo Piorico Ginestra Botta

www.surrealityshow.it INSIDEARTEVENTI direzione editoriale Maurizio Zuccari design Gaia Toscano redazione Giorgia Bernoni, Maria Luisa Prete stampa Gescom spa Viterbo – Italia Guido Talarico Editore srl via Antonio Vivaldi 9, 00199 Roma Tel. 0039 06 8080099 - 06 99700377 Fax 0039 06 99700312 www.insideart.eu (segreteria@guidotalaricoeditore.it)


Surreality Show  

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