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LA NOTTE DEI MUSEI

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LA NOTTE DEI MUSEI

GUIDO TALARICO EDITORE

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Poste italiane spa spedizione in a.p. 70% Roma

ANNO 9 # 87 GIUGNO 2012

EURO 5

PRIMO PIANO

EVENTI

INSIDE ARTIST

ARGOMENTI

DAL MAXXI AL RISO COSA FARE CONTRO LA CRISI

CUBA, UNA BIENAL PER ROMPERE L’EMBARGO

LAURA PUGNO I CONTORNI DEL REALE

NUOVI MECENATI DALLA FRANCIA CON PASSIONE

GUIDO TALARICO EDITORE


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EDITORIALE_INSIDE ART 5

MAXXI FLOP DA RISARCIRE di GUIDO TALARICO

I

l Maxxi, museo della arti del Ventunesimo secolo, nacque per essere il vanto di una nazione. La risposta italiana alla Tate, al Metropolitan, al Beaubourg. Sin dall’inizio tutto fu coerente con il nome: la mastodontica archistar Zaha Hadid, i discorsi di una decina di ministri e sottosegretari, i finanziamenti per la costruzione e quasi dieci anni per terminare i lavori. Ad appena due anni dall’inaugurazione ne è stato decretato il flop. Naturalmente Maxxi. Ne ridono sonoramente in tutti i paesi evoluti. La cacciata di Pio Baldi e soci si può leggere in tanti modi. Ma delle polemiche tra padroni e sotto, dei giochini politici, delle ripicche personali non importa ad alcuno. Al cittadino che paga le tasse duole assistere all’ennesimo scempio. Perché di questo si tratta. Il Maxxi è partito maluccio ed è finito peggio. Le difficoltà ci sono state ma non giusti-

IL COMMISSARIO RECCHIA HA IL DOVERE DI RIMETTERE I PUNTINI SULLE “I” DEL CONTO ECONOMICO E L’OBBLIGO DI RIDARE UNA MISSIONE E UNA DIGNITÀ AL MUSEO CHE RAPPRESENTA UNA NAZIONE

ficano gli esiti miseri di una gestione apparsa da subito provinciale e pavida. Il commissario Recchia ha il dovere di rimettere i puntini sulle “i” del conto economico ma soprattutto ha l’obbligo di ridare una missione e una dignità al museo che per l’appunto rappresenta una nazione. Nel diritto l’obbligazione è un rapporto per il quale un soggetto, detto debitore, è tenuto a una prestazione suscettibile di valutazione economica a favore di un altro soggetto, detto creditore. La politica ancora una volta non ha adempiuto a una sua obbligazione. È ora di riparare il danno.


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Editore e direttore Guido Talarico (direttore@guidotalaricoeditore.it)

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Caporedattore Maurizio Zuccari (m.zuccari@insideitalia.it)

In copertina: Maxxi, esterno foto Armando Corsi cortesia fondazione Maxxi

Redazione Francesco Angelucci, Giorgia Bernoni, Sophie Cnapelynck, Maria Luisa Prete (redazione@insideitalia.it)

A destra: un’immagine della mostra “All” di Maurizio Cattelan al Guggheneim di New York

Grafica Gaia Toscano (grafica@insideitalia.it) Foto & service La presse/Ap, Manuela Giusto, T & P Editori, Millenaria Amministratore delegato Carlo Taurelli Salimbeni (c.t.salimbeni@guidotalaricoeditore.it) Marketing & pubblicità Raffaella Stracqualursi marketing@guidotalaricoeditore.it I nostri recapiti via Antonio Vivaldi 9, 00199 Roma Tel. 0039 06 8080099 06 99700377 Fax 0039 06 99700312 www.insideart.eu (segreteria@guidotalaricoeditore.it) Stampa Arti grafiche Boccia via Tiberio Claudio Felice 7 84131 Salerno Diffusione Cdm Srl Viale Don Pasquino Borghi,172 00144 Roma Gestione rete di vendita e logistica Press Di Via Cassanese, 224 20090 Segrate (Mi) Abbonamenti Il costo per 11 numeri è di 55 euro mentre per l’edizione online è di 11 euro e può essere sottoscritto in qualsiasi momento dell’anno. Il costo dei numeri arretrati è di 11 euro. Per informazioni: abbonamenti@guidotalaricoeditore.it Inside Art, Reg. Stampa Trib. Cz n. 152 del 23/03/04, è una testata edita da Guido Talarico Editore srl (presidente Guido Talarico, a.d. Carlo Taurelli Salimbeni, cons. Anne Sophie Cnapelynck). Direttore responsabile e trattamento dati Guido Talarico. Le notizie pubblicate impegnano esclusivamente i rispettivi autori. I materiali inviati non verranno restituiti. Tutti i diritti sono riservati. www.guidotalaricoeditore.it Hanno collaborato Martina Adami, Maria Agostinelli, Deianira Amico, Checchino Antonini, Alessia Ballabio, Maria Letizia Bixio, Lucia Bosso, Massimo Canorro, Claudia Catalli, Francesca Castenetto, Valentina Cavera, Alessia Cervio, Stefano Cosenz, Simone Cosimi, Andrea Dall’Asta, Marco Delogu, Danilo De Mitri, Virginia De Simoni, Fabio Fabrizio, Giorgia Fiorio, Epicarmo Invernizzi, Enrico Migliaccio, Ornella Mazzola, Camilla Mozzetti, Ludovico Pratesi, Maria Teresa Roberto, Andrea Rodi, Aldo Runfola, Elida Sergi, Giulio Spacca Numero chiuso in redazione il 17.04.2012

LIVING ART NEWS 11

CITTÀ NASCOSTE E IDENTITÀ IBRIDE di Evaristo Manfroni

COPERTINA 12 15 17 18

LA NOTTE DEI MUSEI di Camilla Mozzetti IL MAXXI NELL’ERA POST BALDI di Giorgia Bernoni C’ERA UNA VOLTA IL MUSEO di Ludovico Pratesi LA PAROLA ALLA CULTURA di Maurizio Zuccari UNA GESTIONE VIRTUOSA parla Pio Baldi di Camilla Mozzetti

MONDO 22 24

GLI EVENTI DEL MESE di Zoe Bellini CUBA, UNA BIENNALE PER ROMPERE L’EMBARGO colloquio con Raffaele Gavarro di Simone Cosimi

ITALIA 28 32 36

NUOVE IDENTITÀ MEDITERRANEE di Elettra Stamboulis BERGAMO LUOGO CONTEMPORANEO di Deianira Amico GLI EVENTI DEL MESE di Silvia Novelli

GALLERIE & VERNISSAGE 39 42 48

QUEL PONTE SORRETTO DALL’ISTINTO di Martina Adami INDIRIZZI D’ARTE di Maria Luisa Prete LE INAUGURAZIONI DEL MESE di Zoe Bellini

PORTFOLIO 50

ALLEGORIA DEI CONTRASTI di Danilo De Mitri

INSIDE ARTIST 52 57

LAURA PUGNO, I CONTORNI DEL REALE di Maria Luisa Prete I PAESAGGI ALLE SPALLE di Maria Teresa Roberto

OUTSIDE ARTIST 59

CAROLA BONFILI, PIACEVOLI CORTOCIRCUITI di Maria Letizia Bixio


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SOMMARIO_INSIDE ART 7

ABOUT ART LETTURE & FUMETTI 86 88 90 91

NUTRIMENTI, STARE SUL PEZZO SEMPRE di Francesco Angelucci TORINO, IL SALONE DEL LIBRO ESPLOSO di Maria Agostinelli VALENTINA SI MOSTRA A ROMA di Massimo Canorro PINOCCHIO, DA COLLODI A JIM DINE di Checchino Antonini

VISIONI & MUSICA 92 95 96

SPRAZZI DI NEW YORK A FIRENZE di Claudia Catalli IL DOLCE RISVEGLIO DELLA GESTUALITÀ di Giorgia Bernoni MARCO GUAZZONE, UNO STILE PER TANTI STILI di Simone Cosimi

RUBRICHE 09 21 31 80 98

MATERIAL ART FORMAZIONE & LAVORO 62

FOTOGRAFIA ADAMS, UN MASTER GRATIS di Alessia Cervio

ARGOMENTI 64 66

UN PO’ D’OLTRALPE A ROMA colloquio con Jean Marc Séré Charlet di Sophie Cnapelynck DALLA FRANCIA CON PASSIONE intervista con Luigi Guidobono Cavalchini Garofoli di Francesco Angelucci

MERCATO & MERCANTI 70 72 73

LA PARABOLA DI UN IMMOBILE VIAGGIATORE di Ornella Mazzola UN URLO DA RECORD di Elida Sergi NIENTE CRISI PER I GRANDI di Stefano Cosenz

ARCHITETTURE & DESIGN 74 76 78 82 84

UNA MEZZALUNA DI PRAGMATISMO di Andrea Rodi TERRA COMUNE, UTOPIA CONDIVISA di Lucia Bosso METROPOLIS, SANTA GIULIA ART AND WINE RESIDENCE di D. S. MATALI CRASSET , ESCE “WORKS” di Silvia Moretti CLAUDIA NERI, UN FUTURO RICCO DI GRAFICA di Giulio Spacca

IL LINGUAGGIO DEGLI OCCHI di Giorgia Fiorio MIPIACENONMIPIACE di Aldo Runfola QUI ITALIA di Marco Delogu SEGNI PARTICOLARI di Francesca Castenetto SACRALITARS di Andrea Dall’Asta


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IL LINGUAGGIO DEGLI OCCHI_INSIDE ART 9

IL VISIBILE E L’INVISIBILE IN UN CHIASMO VISIVO TRA SGUARDO E VISTA IL NON VISIBILE IN QUANTO TALE PUÒ ESSERE OGGETTO DI UNA RAPPRESENTAZIONE COME TRASCRIZIONE VISIVA DI UN’ASTRAZIONE O DELLA REALTÀ IN DIVENIRE COME IN UNA FOTOSEQUENZA CICLICA DI DUANE MICHALS

di GIORGIA FIORIO (FOTOGRAFA)

L’INCONTRO “Reflexions masterclass” a Venezia L’incontro estivo del seminario internazionale di fotografia contemporanea Reflexions masterclass ha luogo a Venezia dall’8 al 13 giugno alla Bsd Zattere con il patrocinio dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Fondato a Parigi nel 2002 da Giorgia Fiorio, Reflexions masterclass è un laboratorio d’indagine sull’evoluzione del linguaggio fotografico. Info: www.reflexionsmasterclass.org

Modi “Nature absolue#12” 2005, copyright Modi

L

uglio, mezzogiorno: una fila di cabine delimita una distesa di sabbia rovente sino alla riga azzurra del mare. Qualcuno a piedi nudi corre saltellando sulla spiaggia, raggiunge l’istmo delle cabine e scompare dietro una porta lasciando tre impronte sull’asfalto. Avvolto dalla penombra inciampa nei sandali, negli occhi appaiono e scompaiono macchie nere, l’asciugamano caduto sugli assi, aloni colorati, la maglietta appesa… Poi, ecco, recuperata la vista distingue il tavolinetto d’angolo, la borsa. Infine, rivestito, riapre la porta ed esce nuovamente nel giorno scintillante dove, accecato ancora una volta, si scontra con la figura che si attarda impavida lungo un vialetto di pietre sotto il sole. Se l’immagine digitale consente qualche tolleranza, l’occhio – la pellicola ancora meno – non legge simultaneamente l’ombra e le alte luci senza valori intermedi. Oltre all’estremo contrasto che interrompe la curva tonale del visibile, i limiti della facoltà di vedere, se non in virtù di menomazioni fisiche, sono determinati da luminosità, distanza, opacità o rifrazione di volumi e superfici. Nella vista, la valutazione delle distanze avviene nella percezione convergente di entrambi gli occhi e la profondità di campo, contrariamente a quella meccanica, non permette la

messa a fuoco simultanea di volumi vicini e piani focali lontani. Fissando un dito levato dinanzi agli occhi, si sfuoca il paesaggio sullo sfondo e viceversa. Più stupefacente è accorgersi che osservando il tamburello della pioggia accanto ai piedi è impossibile cogliere con nettezza e allo stesso tempo la superficie liquida su cui appaiono e dileguano infiniti cerchi d’acqua e la trama dell’asfalto immediatamente sottostante. Se si sposta o dilata il campo di visione, il fondo sotto la superficie allagata non più perpendicolare al suolo e d’improvviso insondabile, scompare. La chiusura del diaframma sfuoca e incide tutti i piani della visione e un filtro polarizzatore attraversa il riflesso sui corpi. Oltre a questi fenomeni, la visibilità o l’invisibilità della realtà circostante deriva innanzitutto da un chiasmo visivo che incrocia e divorzia in uno scarto continuo la percezione dello sguardo da quella della vista. L’invisibile in quanto tale può essere inoltre oggetto della rappresentazione come trascrizione visiva di un’astrazione o, ancora, nella meccanica di una rappresentazione diretta, ad esempio nella fotografia comparata, mostrare la realtà in divenire di una serie o di una sequenza come Il cavallo in movimento di Eadweard Muybridge o le fotosequenze cicliche di Duane Michals.


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10 INSIDE ART_NOTIZIE

IN BREVE MILANO

ROMA

VENEZIA/1

VENEZIA/2

Todolì alla Bicocca

Case con vista

Valsecchi al Grassi

Arrivano i San Marco

Vicente Todolí curerà la programmazione all’Hangar Bicocca di Milano, da poco rinnovato. Dal settembre 2013 sarà l’ex direttore (dal 2003 al 2010) della Tate di Londra a firmare per tre anni la programmazione dell’Hangar, nella sua nuova veste di ”artistic advisor”. Ingenti gli investimenti della Pirelli.

È sbarcato a Trastevere Casa con vista, due giorni di arte in quindici case del quartiere romano che si sono fatte gallerie, aprendo le porte ai visitatori dei progetti realizzati da altrettanti artisti. Tra gli altri: Heather Allen a casa Candinas, Elena Arzuffi a casa Waltz, Francesco Impellizzeri a casa Bruzzone.

Martin Bethenod, amministratore delegato di Palazzo Grassi, annuncia la nomina di Cristian Valsecchi come direttore generale dell’istituzione veneziana. Valsecchi dal 2003 è segretario generale dell’Amaci, ed è professore di Economia dei beni e delle attività culturali all’università di Bergamo.

Si chiamano San Marco guardian e saranno in azione fino al 30 settembre in piazza San Marco. Sono 15 giovani operatori (hostess o steward) selezionati per redarguire il turista poco sensibile al mantenimento di un certo decoro nella città lagunare. Solo dalle 10 alle 17: dopo, ”free tour” in piazza.

ARS DIXIT

ROBA DA URLO/1 Abo grand’ufficiale

ACHILLE BONITO OLIVA Sono solo un ”prodige” «Sono nato a Caggiano, presso Salerno, alle 8 del mattino del 4 novembre 1939, il primo di 9 fratelli: già allora ero il primo. A 21 anni ero già leggendario, per due motivi: perché a quell’età mi ero già laureato in legge e perché leggevo un libro al giorno. Ho scritto la mia leggenda da subito: nel ’73, interpellato da Bolaffi per segnalare un artista, segnalai me stesso. Ma già da bambino mi era tutto abbastanza chiaro. Una volta mia madre mi chiese cosa volessi fare da grande, e io risposi: il bambino. Allora ero ”enfant prodige”, ora sono solo ”prodige”». (Guglielmo Gigliotti, Giornale dell’arte online, 14 maggio)

LUCIO CARACCIOLO Carte come arte: geoarte «Carte come arte. Geopolitica come emozione artistica. Insomma: geoarte.Esperimento inedito, che porta la geopolitica nel tempio romano dell’arte contemporanea, il Maxxi. Qui dal 15 maggio al 19 giugno saranno visibili alcune opere di Laura Canali, che da quasi vent’anni disegna le mappe della nostra rivista di geopolitica Limes. Un’antologia delle mappe limesiane a colori e una mappa-pilota originale, segnate dalla contaminazione fra cartografia geopolitica e grafica artistica, e dedicate alle Frontiere come ferita». (Repubblica, 14 maggio)

La Transavanguardia di Achille Bonito Oliva ha un attestato presidenziale: Giorgio Napolitano ha insignito il teorico del movimento del titolo di Grande ufficiale al merito della Repubblica. Anche alcuni esponenti sono stati premiati: Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Nicola De Maria e Mimmo Paladino hanno ricevuto la qualifica di commendatori per benemerenze.

VALERIO MAGRELLI Il contemporaneo al cinema gode di una pessima fama «Arriviamo così a due recenti campioni d’incasso d’Oltralpe. Nel primo, Quasi amici, un ricco collezionista tetraplegico aiuta il suo badante facendogli vendere uno scarabocchio a peso d’oro. Nel secondo, Il mio migliore incubo, la direttrice di una fondazione d’arte contemporanea si innamora di un disoccupato e trasforma i suoi strampalati progetti in una mostra di successo. Insomma, tante pellicole per un’unica idea: l’arte venderà bene, non c’è dubbio, ma gode veramente di una pessima fama». (Venerdì di Repubblica, 4 maggio)

ROBA DA URLO/2 Milano, sgomberato il Macao. Fo: imbecilli Sgomberata torre Galfa, a Milano, dal collettivo Macao. Il gruppo Ligresti, proprietario dell’edificio di 32 piani in zona Garibaldi, ha offerto un container per raccogliere i materiali dei ragazzi che nella torre avevano allestito atelier artistici, ma i giovani hanno rifiutato. «Riprendersi una torre per tenerla vuota come prima è un gesto imbecille, inutile», ha affermato il Nobel Dario Fo, esprimendo solidarietà agli ex occupanti.


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CITTÀ NASCOSTE E IDENTITÀ IBRIDE Foto e video in concorso, i progetti in mostra a Roma

SUD, 330 MILIONI PER 20 POLI MUSEALI Solo per antichità, compresa la villa di Piazza Armerina Una volta tanto dà, oltre che prendere: Monti acquisisce per la cultura 330 milioni di finanziamenti europei, sui due miliardi da restituire all’Ue per l’incapacità delle regioni meridionali di utilizzare i fondi Poin (Programmi operativi interregionali), per potenziare 20 poli museali del Sud, tra cui quello della villa romana del Casale a Piazza Armerina. Con il capolavoro di arte musiva in provincia di Enna – parte dei finanziamente dovrebbero risolvere proprio l’annoso problema della copertura dei mosaici romani – in Sicilia i beneficiati sono i poli museali di Palermo, Siracusa, Ragusa e Trapani. In Calabria ci sono i poli di Sibari e Locri, il Museo archeologico di Reggio, in Campania l’omologo museo di Napoli, quello di Capodimonte, la Certosa di san Martino e castel Sant’Elmo, palazzo Reale e il castello di Baia. In Puglia il Museo archeologico della Daunia di Manfredonia, castel del Monte, il castello Svevo di Bari, il castello Carlo V di Lecce e il polo di Taranto. Interventi certo doverosi, ma neanche un euro per il contemporaneo, evidentemente ritenuto poco attrattivo dall’esecutivo.

Ha l’immancabile nome inglese ma il senso tutto italiano il progetto lanciato da Artexpo, ”Hidden cities & hybrid identities”. Città nascoste e identità ibride è il tema su cui realizzare foto, video e cortometraggi sulla poetica delle metropoli, con i colori e le identità del giorno e della notte che si fondono attraverso le architetture, le strade, la folla. Spazio per i temi delle migrazioni, del movimento e dell’utopia, della bellezza e dell’alienazione metropolitana. Insomma, la città raccontata con una lunghezza massima di 10 minuti e stampe non più grandi di un metro, indipendentemente al numero di opere (libero) con le quali si può partecipare. Il progetto, ideato e curato da Luca Curci e Fabiana Roscioli per l’Associazione ”no profit” Artexpo, vedrà i progetti selezionati in mostra, dal 6 luglio al 5 agosto, al Ripa Hotel di Roma, dove nelle due giornate inaugurali verranno proiettati i video selezionati e il 7 si terrà il convegno Profili inediti delle metropoli, a cura di Camilla Boemio. Per partecipare al concorso è necessario inviare entro il 21 giugno curriculum e immagini o foto a Luca Curci architects, corso Vittorio Emanuele II, 33, 70122 Bari. Info: www.lucacurci.com/artexpo (Evaristo Manfroni)

ARTCURIAL PASSA LE ALPI La casa d’aste francese apre un ufficio in Italia Ha un nome lungo come la sua storia: Artcurial Briest Poulain F. Tajan, prima casa d’aste francese e tra le principali nel mondo, dopo le nuove sedi di Bruxelles e Pechino apre anche in Italia un ufficio di rappresentanza, a Milano, sotto la direzione di Gioia Sardagna Ferrari. Un’esposizione di opere d’arte contemporanea da battere nelle aste parigine sono state presentate in anteprima nello Spazio Vhernier del capoluogo meneghino, con gli esperti a disposizione del pubblico in quelle che sono state definite giornate ”expertise”. Info: www.artcurial.com

LIBRI D’ARTISTA A UDINE Prima rassegna nazionale, bando aperto fino al 31 luglio Non sperate di liberarvi dai libri, minacciava Umberto Eco puntando sulla loro materialità, sull’invito a farsi toccare, sfogliare, guardare prima di leggere. Insomma, sulla loro bellezza. E proprio al fascino dei libri come oggetti d’arte è dedicato un concorso promosso dal Dars (Donna arte ricerca sperimentazione) di Udine: la prima Rassegna nazionale biennale del libro d’artista, dedicata alla memoria di Isabella Deganis, ex presidente dell’associazione e artista. Scadenza del bando 31 luglio, le opere saranno esposte a novembre. Info: www.dars-udine.it


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MUSEI DEL CONTEMPORANEO, I PIÙ GETTONATI Solo la Venaria reale di Torino e palazzo Reale di Milano superano il mezzo milione di visitatori annui SEDE Reggia di Venaria Reale Museo del Novecento Maxxi - Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo Palazzo Pitti - Galleria Palatina e Galleria d’Arte Moderna Macro - Museo d’Arte Contemporanea di Roma Mart - Museo di Arte Moderna e Contemporanea Museo dell’Ara Pacis Museo Correr Museo del Palazzo Ducale Triennale Design Museum Gnam - Galleria Nazionale d’Arte Moderna Castello di Rivoli - Museo d’Arte Contemporanea Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” Gam - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea Mambo - Museo d’Arte Modernadi Bologna Musei Civici di Modena Museo di Roma in Trastevere Centrale Montemartini Man - Museo d’Arte della Provincia di Nuoro Mnaf - Museo Nazionale Alinari della Fotografia Mar - Museo d’Arte della Città di Ravenna Mic - Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium Camec - Centro Arte Modernae Contemporanea Museo Carlo Bilotti Pan - Palazzo delle Arti Napoli (visitatori ott. - dic. 2011) Fondazione Merz Musma - Museo della Scultura Contemporanea Matera

CITTÀ Venaria (To) Milano Roma Firenze Roma Trento e Rovereto Roma Venezia Mantova Milano Roma Rivoli (To) Torino Prato e Milano Torino Bologna Modena Roma Roma Nuoro Firenze Ravenna Faenza (Ra) Borgia (Cz) La Spezia Roma Napoli Torino Matera

VISITATORI 534.777 522.100 450.000 406.584 350.308 308.992 286.749 230.435 220.143 163.403 115.432 100.062 89.264 82.783 80.747 67.636 55.681 48.161 47.306 42.685 40.700 40.323 35.033 28.911 18.975 16.518 14.038 11.656 4.500

L’affluenza nei musei di arte contemporanea in Italia, 2011 Rielaborazione su dati “The art newspaper” e Il giornale dell’arte Sopra: Antonio Manfredi direttore del Cam di Casoria mentre brucia alcune opere A destra: Michelangelo Pistoletto Venere degli stracci 1967


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A destra: Antonio Manfredi direttore del Cam di Casoria, mentre brucia alcune opere

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Sotto: Michelangelo Pistoletto Venere degli stracci, 1967

L’Italia langue nella graduatoria degli spazi più visitati Solo i musei Vaticani e pochi classici come gli Uffizi superano il milione di visitatori annui Tra tagli e riduzioni di finanziamenti pubblici il contemporaneo arranca a trovare appassionati

LA NOTTE DEI MUSEI di CAMILLA MOZZETTI

L’

Orangerie o il centre Pompidou? Se sei a Parigi vai a vedere entrambi, gli stessi parigini lo fanno, perché al di là del contenuto è lo stesso contenitore – moderno o contemporaneo – ad attrarre la curiosità, l’interesse del pubblico. Tra le sale del centro progettato da Renzo Piano e Richard Rogers oltre a Matisse, Picasso e Fontana puoi trovare la land art, la grafica, la collezione di design, perché lì e in molti altri posti in giro per l’Europa, il “vecchio” si mischia al “nuovo”, rendendo credibile una consequenzialità che permette al secondo di esserci solo in virtù dell’esistenza del primo. Non c’è nessuna guerra aperta tra il classico e le provocazioni del moderno, si passano il testimone garantendo un principio democratico capace di rendere davvero – in molte città estere – la cultura un significativo volano di benessere economico. Quello che accade sulle sponde della Senna si verifica anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Se si va Londra, o a New York, una capatina alla Tate modern, al Moma e al Guggenheim la si fa sicuramente, quanto meno per non farsi prendere in giro dagli amici al ritorno dal viaggio. Per non parlare di Madrid: le ore passate in coda per entrare al Réina Sofia e non solo per restare folgorati dalla Guernica di Picasso. In Italia, invece, le cose sono un po’ diverse. Nonostante non si faccia altro che parlare di fiere, mostre, gallerie, artisti e collezio-

nisti che macinano arte contemporanea, questa in realtà non interessa più di tanto gli italiani “puro sangue” che continuano a preferire il Tintoretto, l’Arcimboldo, il Caravaggio. Forse solo la fotografia si salva, ma quella legata a nomi forti, a nomi che vengono prima dell’opera, a nomi che riescono anche a soprassedere un lavoro mediocre. Basta prendere atto del successo della mostra di Steve Mc Curry al Macro di Roma, ma in questo caso si tratta di Mc Curry e quindi non fa testo. Non è il museo capitolino a vincere ma l’artista di grido. L’arte contemporanea – ed è un dato di fatto – da Torino a Palermo sembra interessare un esiguo numero di persone, turisti principalmente. Oltre a quelli che “per vocazione” trovi nei più sperduti e anonimi vernissage. C’è, dunque, una disaffezione. O meglio, un amore mai sbocciato e sempre e solo accennato, come quei matrimoni di convenienza che lasciano il passo al “dovere” piuttosto che al “volere”. Altrimenti non si spiega come mai il torinese castello di Rivoli, il museo Riso di Palermo, il Pan e il Madre di Napoli siano sull’orlo del baratro. E sono questi i musei che dovrebbero risentire di meno della crisi dell’arte contemporanea, avendo le spalle semi-coperte dall’Amaci, l’associazione Amici del contemporaneo, che raggruppa i più importanti centri di arte moderna disseminati sul territorio nazionale e che ha da poco inviato, a nome della presidente Bea-

trice Merz, una missiva al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – da molti ritenuta illusoria – con la speranza di ricevere risposte pratiche per far uscire dalla crisi anche l’arte. Ognuno si sta organizzando come meglio può anche con ricette fatte in casa, come quella adottata da Antonio Manfredi, direttore del Cam di Casoria (museo, si badi, privato), che ha deciso di bruciare una a una tutte le opere d’arte della collezione del centro se non otterrà un aiuto dalle istituzioni pubbliche. A Torino, invece, in vista della nuova Artissima 2012, il castello di Rivoli, la Gam e la fondazione Sandretto Re Rebaudengo creano un sodalizio per rispondere alla crisi. La stessa lista dei cento musei più visitati al mondo e in Italia – stilata da “The art newspaper” e ripresa dal Giornale dell’arte – conferma un “trend” negativo ovunque. Sul podio a tener botta nella classifica internazionale sono il museo Louvre di Parigi con i suoi 8.880.000 visitatori nel 2011. Segue il Metropolitan di New York che, salendo dal terzo gradino, guadagna la seconda posizione superando di poco la soglia dei 6 milioni di visitatori. Musei, questi, che hanno ben poche opere contemporanee nelle loro sale marmoree. L’Italia entra nella graduatoria solo al quinto posto e con un centro che proprio italiano non è, e lontano anni luce dall’arte di oggi: i musei Vaticani. Per quanto riguarda la classifica nazionale, di contemporaneo


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c’è ben poco. Superati i Vaticani, la galleria degli Uffizi e il palazzo Ducale di Venezia, il neonato museo milanese del ‘900 guadagna 29 posizioni rispetto al 2010, balzando dalla 42esima alla 13esima posizione e convogliando su di sé l’interesse di 522.100 visitatori. Il Maxxi – esempio che sta facendo scuola in fatto di approssimata gestione istituzionale di un bene pubblico – raggiunge la 16esima posizione a tre anni dall’apertura con 450mila visitatori. Dei musei associati Amaci figurano nella graduatoria, oltre a quello progettato da Zaha Hadid, il Macro, al 20esimo posto con 350.308 visitatori, il Mart di Trento, 24esimo con 308.922 visitatori, la Gnam di Roma, 54esima con poco più di 115mila visitatori, e il Mambo di Bologna, 79esimo con 67.636 visitatori. Un pò pochi rispetto alla squadra dei ventisette guidata dalla Merz. Ma questi sono i dati che mostrano la tesi di partenza: il relativo disinteresse generale nei confronti dell’arte contemporanea. Di fronte a questo è difficile riuscire a trovare un rimedio valido. Del resto, ognuno sceglie cosa vedere, come farlo, perché e so-

prattutto dove. I gusti non si possono imporre neanche in fatto di cultura. Ma su una cosa si può lavorare e cioè sul rapporto di enti e istituzioni che detengono, sul versante economico grazie ai finanziamenti pubblici, le sorti di ogni tipo di museo. Perché si può anche tirar su una mostra con Damien Hirst, Marina Abramovic, Sissi e i Masbedo ma se il pubblico è scarso e i soldi sempre troppo pochi, la strada da fare sarà sempre troppo corta. E allora cerchiamo di capire a quanto ammontano i finanziamenti dello stato e degli enti territoriali per alcuni musei. L’Amaci ha posto in proposito l’embargo su un dossier elaborato al momento. I musei, molti, sono refrattari, e non se ne capisce il motivo, a dare informazioni. Gli unici che trasparentemente, come prevede la legge, hanno reso pubblici i loro bilanci sono: il centro fiorentino Luigi Pecci, il Museion di Bolzano, il Mambo di Bologna e il Macro di Roma (il Maxxi ha già fatto la sua parte). Il bilancio del 2011 del centro Pecci è stato di 2.581.560 euro a fronte di un finanziamento pubblico di 1.886.050 euro per un costo complessivo della strut-

SU UNA COSA SI PUÒ LAVORARE: SUL RAPPORTO DI ENTI E ISTITUZIONI CHE DETENGONO SUL VERSANTE ECONOMICO LE SORTI DI OGNI TIPO DI MUSEO

SUL PODIO

Locandina della Notte dei musei rielaborazione grafica Gaia Toscano

A Roma, città dell’antico vince il contemporaneo Secondo la classifica dei musei più visitati al mondo nel 2011, al primo posto in Italia si piazzano i musei Vaticani. Seguono, staccati di parecchio per numero di biglietti d’ingresso staccati, la galleria degli Uffizi di Firenze, palazzo Ducale a Venezia e la galleria dell’Accademia, sempre a Firenze. Roma, però, è la città più rappresentata. Nei primi dieci posti, infatti, piazza ben quattro musei: Maxxi, Macro, Gnam e museo dell’Ara pacis. Nel luogo simbolo dell’antico vince il contemporaneo.

tura, in previsione del 2012, di 1.493.450 euro. Giù al nord – come ironizzerebbe qualcuno – il Museion ha già licenziato il bilancio preventivo per il 2012 quantificando in 3.004.050 euro i ricavi e in 3.004.030 i costi, mentre i finanziamenti pubblici dello scorso anno ammontavano a 2.556.229. Il Mambo di Bologna ha reso pubblica questa cifra relativa al bilancio 2011: 1.390.269 euro, di cui 621.000 euro erogati dal comune, cifra provvisoria però, poiché deve ancora essere approvata dalla giunta bolognese. Il Macro, che annualmente costa circa 6 milioni di euro, da parte sua ha preso da Roma capitale 800mila euro e altri 500mila dal fondo Enel. Tirate voi le conclusioni. Insomma, sarà pure vero che c’è la crisi economica – e di conseguenza culturale – e i problemi dell’Italia sono ben altri e ben più gravi rispetto alle beghe tra un museo e lo stato, qualunque sia la persona che lo rappresenta, ma se anche le istituzioni preposte sono restie allora dire che l’arte contemporanea è più malridotta di uno straccio di Pistoletto non è così sbagliato.

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MUSEI VATICANI Città del Vaticano 5.078.004

GALLERIA DEGLI UFFIZI Firenze 1.766.345

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PALAZZO DUCALE Venezia 1.403.524

GALLERIA DELL’ACCADEMIA Firenze 1.252.822


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CAM, CASORIA Opere al rogo

IL MAXXI NELL’ERA POST BALDI Antonia Recchia è commissario dopo le dimissioni dell’ex presidente. Tiene botta Anna Mattirolo «Sono veramente molto dispiaciuta delle dimissioni di Pio Baldi perché fin dall’inizio insieme abbiamo condiviso l’avventura del Maxxi, un’avventura impossibile che invece si è rivelata possibile». Con la voce segnata dalle peripezie delle ultime vicende, la direttrice del museo capitolino Anna Mattirolo commenta l’uscita di Baldi dopo il commissariamento dovuto al buco di 11 milioni rilevato dal ministro Ornagli e dai tecnici del Mibac. «Auguro al Maxxi e a chi lo guiderà – dice l’ex presidente della fondazione dopo aver sottolineato che non c’è un buco nel bilancio ma solo un disavanzo di 700mila euro nell’esercizio del 2011 dovuto in parte ai tagli – il più vivo successo e soprattutto lo auguro a tutti i dirigenti e collaboratori che con me in questi anni hanno lavorato con passione e spirito di sacrificio per realizzare e fare esistere questa bella avventura italiana proiettata verso il futuro». Il commissario nominato è il segretario generale del ministero dei Beni culturali, Antonia Pasqua Recchia (nella foto in alto). L’architetto ha ricevuto un incarico che prevede un impiego di quattro mesi. «Mi insedierò il prima possibile – dichiara Recchia – e prima di tutto studierò a fondo le carte e il bilancio. Il ministro Ornaghi vuole che si faccia di tutto perché il Maxxi vada avanti». «La situazione anche degli altri musei in Italia è abbastanza drammatica – prosegue la Mattirolo – spero vivamente che si faccia una riflessione sul fatto che la cultura possa dare molto allo sviluppo del paese. Questo è un momento per riflettere insieme sulle grandi opportunità che questo settore può dare allo sviluppo dell’Italia». Un momento di riflessione utile anche per far conoscere a molti, e non solo agli addetti ai lavori, lo stato lacunoso in cui versa il settore culturale. «Non ci si rende conto – interviene Cecilia Casorati per Occupiamoci di contemporaneo – della gravità della situazione e proprio per sensibilizzare e informare le persone di quello che sta accadendo, stiamo preparando, in occasione della notte dei musei, delle azioni dimostrative». Il movimento ha da poco lanciato sul suo sito la petizione Ornaghi dimettiti che, per ammissione degli stessi promotori, ad oggi non ha raccolto molte firme. (Giorgia Bernoni)

«Le mille opere di arte contemporanea internazionale che il museo custodisce andrebbero ugualmente verso la distruzione per l’indifferenza delle istituzioni». Così Antonio Manfredi, direttore del Cam di Casoria, spiega l’estremo gesto, che ha avuto conseguenze mediatiche sulle testate di mezzo mondo, di bruciare le opere d’arte con la collaborazione di alcuni artisti. «Riconosciuta – prosegue – l’impossibilità di assicurare gli ”standard” minimi di conservazione e fruizione delle opere della collezione permanente, per mancanza di sostegno sociale ed economico, il Cam ha inoltre provveduto a oscurare tutte le opere esposte e a mostrarne solo le riproduzioni in fotocopia». La collezione, infatti, non può più essere ospitata nei locali attualmente occupati, ceduti inizialmente dal comune all’associazione Cam. Info: www.casoriacontemporaryartmuseum.com

PALAZZO RISO PALERMO Dal museo al tribunale La vicenda è talmente grave da finire in tribunale. A inizio 2012 l’oramai ex direttore del Museo regionale d’arte moderna e contemporanea di palazzo Riso Sergio Alessandro ha comunicato a sorpresa la sospensione delle attività museali. Il motivo è sempre lo stesso: la mancanza di fondi. «Un gesto di insubordinazione», ha commentato l’assessore Missineo che, di fatto, decise il commissariamento del Riso affidandone la gestione al direttore generale dei Beni culturali Gesualdo Campo. Pochi mesi dopo Alessandro porta gli atti amministrativi del Riso, dal 2007 a oggi, in procura proprio mentre Missineo annuncia la riapertura del museo per il 17 maggio con l’esposizione dell’intera collezione permanente del museo finora mostrata, parzialmente, soltanto nel 2009. Info: www.palazzoriso.it

GALLERIA CIVICA TRENTO Direttore cercansi Risponde con voce bassa l’ufficio stampa alla richiesta di conoscere il nome del nuovo direttore della Fondazione galleria civica di Trento, dopo l’uscita di scena di Andrea Viliani, a Trento dal 2009, dimessosi a fine aprile. «Non abbiamo indicazione né sulla prossima nomina né sul futuro della programmazione. Stiamo aspettando di capire che cosa succederà nelle prossime settimane. Si parlava di una fusione con il Mart, museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, ma a questo proposito ancora non ne sappiamo nulla». Rimane comunque in carica il presidente della fondazione, Danilo Eccher. Quest’ultimo aveva lanciato pesanti accuse di inefficenza all’assessore Lucia Maestri, all’indomani dell’annuncio dei tagli decisi dal comune di Trento, arrivati come un fulmine a ciel sereno. Info: www.fondazionegalleriacivica. tn.it


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PAN, NAPOLI

MADRE, NAPOLI

Inaugurato nel 2005, oggi è a rischio chiusura

La versione di Cicelyn

Dal marzo 2005 lo spazio civico Pan, Palazzo delle arti Napoli, ha sede nel settecentesco Palazzo Roccella e offre spazi espositivi, di consultazione, servizi e strumenti per lo studio dell’arte contemporanea. Dopo l’apertura in pompa magna, oggi lo spazio attraversa un periodo di crisi dovuto al decurtamento dei fondi. Nonostante questo prosegue l’attività espositiva con il progetto collettivo ”Memory, international contemporary sculture” in programma fino al 10 giugno. Un rimpallo di nominativi ci porta dall’ufficio stampa al responsabile amministrativo Fabio Pascapè passando per la direttrice di forma Giuliana Visciola e l’assessorato alla Cultura del comune di Napoli, per conoscere i costi di gestione che ammontano a circa un milione e 200mila euro annui. Nonostante le difficoltà «quello del Pan – ha recentemente dichiarato l’assessora Antonella Di Nocera – rappresenta un progetto prezioso per la Sovrintendenza». Info: 0817410067

«Proverò a sorridere, considerando che, dopo avermi licenziato il 6 dicembre scorso, mi hanno anche dispensato dal servizio il 4 maggio nel mezzo del normale periodo di preavviso, minacciando ulteriori provvedimenti appena avranno un po’ di tempo per concentrarsi meglio. Se ora neanche il mio avvocato sa più dire se sono in scadenza a ottobre o se non sono già più dipendente della fondazione Donnaregina, figuratevi che cosa possa dire io». È lo sfogo di Eduardo Cicelyn, ex direttore del museo Madre di Napoli. «Concentrerò – prosegue in un suo intervento – l’attenzione sui punti di contestazione che nascondono il motivo, a mio parere insuperabile, della loro ”sfiducia” nei miei confronti. La questione è semplice e documentabile, euro su euro: sono colpevole di aver spiegato per iscritto che la fondazione ha già impegnato e speso nei primi quattro mesi dell’anno risorse superiori a quelle affidateci dalla regione per l’esercizio in corso». Info: www.museomadre.it


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C’ERAUNAVOLTAILMUSEO Sembra una favola senza lieto fine quella delle 27 strutture museali che aderiscono all’Amaci di LUDOVICO PRATESI*

C’

erano una volta i musei d’arte contemporanea. Erano una trentina, disseminati sull’intero territorio della penisola, da Bolzano a Siracusa, da Cuneo a Monfalcone, da Gallarate a Nuoro. Luoghi vivaci e dinamici che proponevano mostre di artisti storici e di emergenti, organizzavano dibattiti e tavole rotonde per giovani e anziani e una volta all’anno, all’inizio di ottobre, proclamavano una giornata dedicata all’arte del presente, con l’adesione di più di mille istituzioni, per festeggiare insieme la voglia di guardare al futuro attraverso lo sguardo degli artisti, preciso e lungimirante. Ma tutto questo avveniva nella totale indifferenza del governo del paese, preoccupato solo di rimettere a posto i conti e di punire gli evasori, senza dedicarsi a un progetto positivo, a un “New deal” all’insegna della cultura, come quello lanciato dal presidente Usa Roosevelt all’indomani della crisi del 1929». Sembra una favola senza finale ma in realtà riflette la difficile situazione nella quale versano i 27 musei che aderiscono ad Amaci, l’associazione fondata nel 2003 che riunisce musei e centri d’arte pubblici dedicati alla promozione del contemporaneo in un paese che sembra non essere più capace di rivolgere lo sguardo in avanti a testa alta, come invece ha sempre fatto per secoli, anche nei momenti più drammatici della sua storia. Minacciati dalle ultime finanziarie, dagli assalti di una politica assetata di potere senza rispetto della qualità e dell’abnegazione dei professionisti di questo settore definito “di nicchia” (una nicchia che in passato comprendeva Bernini e Borromini, Michelangelo e Raffaello, Vasari e Caravaggio, tanto per fare alcuni nomi) che operano in condizioni quasi insostenibili, vessati da una crisi che non è solo economica ma soprattutto socio antropologica, i soci dell’Amaci ne hanno viste di tutti i colori in questi ultimi due anni. Obbligati dall’ultima finanziaria, varata da

un ministro che aveva dichiarato “con la cultura non si mangia”, i comuni di Napoli, Monfalcone, Trento e Pistoia sembrano non poter più sostenere le loro istituzioni preposte al contemporaneo (stranamente però nessun comune ha dismesso i musei di arte antica, più nobili e indispensabili per la cittadinanza?). Con un atteggiamento più responsabile Roma e Pesaro si sono impegnati a trasformare Macro e Pescheria in fondazioni, mentre la Camec di La Spezia e la Galleria comunale Montevergini di Siracusa giacciono in un profondo letargo senza la fondamentale guida di direttori artistici (non meravigliatevi: si sa che in Italia i politici sono “supermen” e sanno fare tutto). Dulcis in fundo, il ministro dei Beni culturali del governo Monti, Lorenzo Ornaghi ha deciso, di punto in bianco, di commissariare il Maxxi colpevole di imprecisati ammanchi di bilancio, senza minimamente preoccuparsi del danno di immagine che una simile operazione ha avuto su uno dei pochi musei italiani conosciuti a livello internazionale. Eppure , i musei d’arte contemporanea costano relativamente poco e producono occupazione e conoscenza, educazione e sviluppo sul territorio. Ma evidentemente, nella guerra senza quartiere che l’Italia sembra aver dichiarato adun presente difficile e a un futuro incerto e imprevedibile, forse questo non basterà per salvare i musei dell’Amaci. *consigliere Amaci

Stefano Arienti Cristalli, 2010 immagine guida della sesta Giornata del contemporaneo organizzata dall’Amaci


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LA PAROLA C ’ ALLA CULTURA Non si risolve la crisi dei musei senza una politica adeguata Intanto, sul Maxxi prosegue la polemica: «Situazione contabile grave» dichiara la commissaria Recchia «Crisi indotta», replica l’Amaci E al ministero sono sorpresi di MAURIZIO ZUCCARI

è un mistero al ministero, si passi il gioco di parole. Quando dagli stessi uffici da cui si commissaria il Maxxi si dice, sottobanco, che la decisione di commissariarlo è una sorpresa, davvero non si sa cosa pensare. A Lorenzo Ornaghi, tra i firmatari della petizione del Sole 24 ore con la quale il titolare del dicastero della Cultura si impegna a considerare questa un volano per lo sviluppo del paese, e non un accidioso fardello come certi suoi predecessori, abbiamo chiesto inutilmente un’intervista sulla crisi dei musei che non riguarda certo il solo Museo del XXI secolo: restiamo fiduciosi in attesa. Intanto, sul caso giunge la risposta d’ufficio di Antonia Pasqua Recchia, la neocommissaria che lo gestirà per i prossimi quattro mesi, in attesa di quel che sarà. «La scelta di commissariare il Maxxi – dichiara la segretaria generale del Mibac – è stata innanzitutto determinata dalla mancata approvazione del bilancio preventivo 2012, che segue un risultato gestionale negativo del 2011 di 710.000 euro, coperto con gli avanzi degli esercizi precedenti. A quattro mesi dall’inizio dell’esercizio finanziario non era possibile per il Mibac ignorare la gravità della

BALDI: UNA GESTIONE VIRTUOSA «Il fabbisogno del Museo del XXI secolo è di 12 milioni, come può funzionare con un paio?»

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n taglio lampo in due anni del finanziamento pubblico. È questa la diagnosi amara di Pio Baldi per spiegare il commissariamento del Maxxi. L’ex presidente della fondazione a capo del museo – dimessosi col suo “staff” – non ci sta a fare da capro espiatorio e punta il dito contro il Mibac: «La richiesta di finanziamento 2012-2014, relativa quindi a esercizi futuri, è stata erroneamente interpretata come un deficit, mentre è una indicazione di fabbisogno. Io non so quale sia oggi e quale diventerà domani il disegno del ministero nei confronti del Maxxi. Si vedrà fra qualche mese, il tempo è rivelatore. Oggi devo registrare, con un po’ di amarezza, come un museo giovane e molto ben avviato abbia subito una diminuzione rapidissima, in soli due anni, del finanziamento pubblico e abbia subito, in questa circostanza, un danno per l’immagine di eccellenza faticosa-

mente conquistata. Il New York Times invitava i turisti a visitarlo. Ciò sta provocando perplessità nei finanziatori e incertezze nel sostegno dei privati. In termini filosofici si chiama eterogenesi dei fini. Sottolineo che il Maxxi era arrivato a procurarsi in meno di due anni un autofinanziamento pari a oltre il 50% del fabbisogno, a fronte del 20-30% dei musei italiani ed europei. Tra l’altro, un importante accordo in via di definizione con una casa di moda era previsto portasse un cospicuo finanziamento a partire dal 2013, attraverso la concessione di un nuovo edificio progettato da Zaha Hadid nel campus del museo. Sicuramente – prosegue Baldi – la riduzione del sostegno del ministero è dovuta alle innegabili difficoltà finanziarie del paese, ma la “curva” è stata troppo severa: 7 milioni di contributo nel 2010, 4 milioni nel 2011, 2 nel 2012. A questo si aggiunga pure il mezzo milione erogato in forma indiretta, e quindi

fuori bilancio, per lo stipendio a 15 impiegati del Mibac distaccati al museo. Ma si tratta di una cifra percentualmente irrilevante per una istituzione con un “budget” che dovrebbe essere di 12 milioni l’anno: si vedano i bilanci di analoghi musei. Per segnalare la problematicità della situazione il Cda ha scritto lettere accorate e ha chiesto incontri al ministero fin dallo scorso luglio, con scarso ascolto. Ciononostante il bilancio consuntivo del 2011 era a posto perché un deficit di 700mila euro è stato reintegrato con le riserve economiche accumulate, di cui sono ancora disponibili un milione e mezzo di euro. Ma è pensabile – conclude l’ex presidente – che il Museo del XXI secolo funzioni con un contributo di soli 2 o 3 milioni annui da parte del fondatore promotore? È noto, tra l’altro, che i privati chiedono un deciso sostegno da parte dell’amministrazione pubblica per finanziare un museo, altrimenti operano in proprio». (C. M.)

Sotto: l’ex presidente della fondazione Maxxi Pio Baldi foto Simone Cecchetti Sopra: il ministro Lorenzo Ornaghi


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situazione contabile di cui la fondazione non prospettava una soluzione, se non quella di chiedere ulteriori notevoli finanziamenti straordinari al ministero. È infatti necessario precisare – prosegue – che tutti i finanziamenti ordinari, previsti negli atti costitutivi della fondazione e pari a circa 2 milioni di euro, non sono venuti affatto meno da parte del ministero. A essi si è aggiunto sin dall’inizio, e anche nel corrente anno, un ulteriore finanziamento pari a circa un milione per il pagamento di parte del personale e di alcuni costi di mantenimento della struttura. In questa prima fase si sta lavorando in due direzioni: da un lato garantire il prosieguo delle attività culturali rafforzando il positivo rapporto con gli sponsor e i “donors”, dall’altro analizzare in dettaglio la situazione del bilancio sia economico che finanziario, senza escludere un’attenta revisione dei costi in linea con la “spending review” che il Mibac sta applicando a tutti i propri istituti. Parallelamente sarà importante porre le basi per un ulteriore rafforzamento del progetto che ha portato alla nascita della fondazione, anche attraverso lo studio della possibile evoluzione degli assetti di “governance”, per un più efficace coinvolgimento dei privati,

del privato sociale e degli enti territoriali. Quanto alle problematiche più generali connesse al sistema dell’arte contemporanea in Italia – conclude la Recchia – su sollecitazione di diversi organismi interessati il sottosegretario Roberto Cecchi ha avviato, su indicazione del ministro, una serie di incontri che intendono manifestare la concreta volontà di porre la massima attenzione verso il settore, considerato realisticamente il quadro delle risorse disponibili, attraverso un dialogo con tutti gli attori che animano la scena contemporanea nazionale, dai musei all’associazionismo». In proposito, l’incontro richiesto dall’Amaci si è tenuto con Cecchi il 23 maggio, a numero già in stampa. Al riguardo l’Associazione dei musei d’arte contemporanea ha stilato un dossier – tenuto opinatamente segreto, manco fosse il piano d’attaco all’Iran – da presentare al governo, in cui, in soldoni, si definisce «indotta» la crisi del Maxxi e si punta il dito sul fatto che, contrariamente alle dichiarazioni d’intenti e alle belle parole, all’esecutivo «manca una cultura del contemporaneo e, in questo contesto, anche le fondazioni, in assenza di un’adeguata politica fiscale, sono armi spuntate». Senza contare gli esercizi provvisori di

DAL 29 MAGGIO AL 10 GIUGNO 2012 PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI SALA FONTANA VIA MILANO 13, ROMA INAUGURAZIONE LUNEDI 28 MAGGIO ORE 18,00

bilancio a cui sono costrette gran parte delle strutture che, precisano dall’Amaci, «in generale sono gestite in modo virtuoso, riuscendo a mantenere un profilo elevato con costi relativamente contenuti». Insomma, con (pochi) stanziamenti in ritardo e senza una seria politica d’investimenti per l’arte, in particolare contemporanea, è molto difficile che un direttore generale possa prendersi a cuore il destino del Maxxi, come di altri musei. Resta il fatto che – vedi tabella a pagina 12 – pochi musei del contemporaneo superano il mezzo milione di visitatori annui. Disinteresse del pubblico? Non crediamo, né crediamo che basti il prezzo del biglietto a pagare una mostra, e tantomeno strutture pubbliche importanti come gran parte dei musei associati all’Amaci (e non solo). E allora, visto che i tempi dello stato Pantalone e degli sponsor allegri sono andati, che fare? Ridurre il numero di mostre puntando a una maggior qualità, valorizzare le collezioni interne e aprire le porte al collezionismo privato, come suggerito da alcuni, è certo un primo passo. Ma senza la volontà, in primis politica, di far seguire alle orazioni le azioni, come dicevamo su queste pagine tempo fa, è un passo nel vuoto. La parola alla cultura.

MIMMO CENTONZE A CUR A D I VI TTOR IO SG A RBI

Sponsor PdE

Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico


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GRANDE CONFUSIONE SOTTO UN CIELO TINTO DI CONNIVENZA LA NUOVA BIENNALE INAUGURATA A BERLINO HA POCO O NULLA A CHE FARE CON QUELLO CHE SI VEDE NELLE GALLERIE D’ARTE, CON L’ARTE COMUNEMENTE INTESA. E QUESTO È UN MERITO

di ALDO RUNFOLA (ARTISTA)

L’evento Fino a luglio Artur Żmijewski è il curatore della settima edizione della Biennale di Berlino, voina e Joanna Warsza sono i cocuratori dell’evento. Secondo il loro volere gli artisti dovranno dimostrare il potere delle posizioni critiche espresse tramite le loro opere. La Biennale di Berlino è stata ideata nel 1997 dallo spazio per l’arte contemporanea Kunst Werke. Fino al primo luglio. Info: www.berlinbiennale.de

Martin Zet “Deutschland schafft es ab”, 2012 Poster foto copyright Berlin Biennale

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na grande confusione sotto un cielo tinto di connivenza e conformismo regna nel mondo, in particolare nel mondo dell’arte, qualunque cosa significhi questa espressione. Qualche volta ho la precisa sensazione di essere sul punto di cogliere la verità, il nocciolo delle cose; sensazione tanto precisa quanto fugace, purtroppo. La sensazione è che rispetto al linguaggio e all’essere, alla capacità del linguaggio di determinare l’esistenza di ciò che asserisce, si sia tornati al punto in cui, un secolo fa, si denunciava l’illusione prospettica che emana dalla grammatica del linguaggio come sua intrinseca tendenza. Di qui, l’invito rivolto a suo tempo alla filosofia affinché vigilasse su queste illusioni e sugli errori che avrebbero potuto derivarne. Dire una cosa non significa automaticamente che esiste. Spesso si tratta solo dell’enunciazione di un desiderio. Di siffatti enunciati è ricca la letteratura sull’arte. E di questi desideri che paiono doversi tradurre in azioni e contenuti grazie alla forza esclusiva della sintassi traboccano le dichiarazioni di intenti che reggono il lavoro dei curatori della settima Biennale di Berlino. Un esempio: Artur Zmijewski, uno dei curatori e artista polacco “internationally renowned” – fondamentale esserlo – esige dall’arte, senza condizione, un impatto sociale, per portare una critica radicale al concetto di autonomia (sic) dell’arte e reclamare uno spazio protetto al cui interno liberamente operare artisticamente. La prima di queste iniziative di impatto sociale, annunciata con largo anticipo e subito oggetto di critiche, prevedeva la raccolta di 60.000 copie di un libro, acquistate e cedute spontaneamente da cittadini qualsiasi, o più probabilmente da una istituzione (circa 750.000 euro il costo complessivo), per farne qualcosa d’al-

tro: installazione, scultura o semplicemente rogo, ipotesi che ha turbato diverse coscienze. Il libro, “Deutschland schafft sich ab” (La Germania si fa fuori) di Thilo Sarrazine, grande successo editoriale con 1,3 milioni di copie vendute, avversa esplicitamente l’immigrazione dei mussulmani in Germania, dei Turchi in modo particolare, nella persuasione che ciò condurrà al definitivo declino della società e della cultura tedesca. La proposta dell’artista Martin Zet, intitolata “Deutschland schafft es ab” (La Germania ne fa a meno), punta a raccogliere migliaia di copie del libro per una diversa destinazione d’uso dell’oggetto quale forma di protesta contro il suo contenuto. Per Zet «non è importante la qualità o la reale intenzione del libro, ma la sua influenza sulla società tedesca. Il libro ha risvegliato e alimentato tendenze contro l’immigrazione, quella dei turchi soprattutto, in questo paese. Propongo di usare il libro come strumento con cui manifestare privatamente la propria posizione personale». Di fronte alla veemente reazione di parte della stampa, di fronte alla “immediata polarizzazione”, l’artista ha eliminato ogni implicazione politica (senza approfondimenti, né prima né dopo) e ha precisato che consegnare il libro poteva avere «varie ragioni», infine che «scopo del progetto non è la distruzione del libro ma un atto di resistenza». Nel complesso, la nuova Biennale che si è inaugurata a fine aprile a Berlino ha poco o nulla a che fare con quello che si vede nelle gallerie d’arte, poco o nulla a che fare con l’arte comunemente intesa e questo, a prima vista, è già un primo piccolo grande merito: che essa non aggiunga ulteriori stilizzazioni alle forme di impotenza complessiva che artisti curatori istituzioni così dette culturali continuano in maniera del tutto inconsapevole a collezionare.


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a cura di ZOE BELLINI

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PARIGI Architettura italiana dal 1965 al 1985 Il centro Pompidou dedica una mostra al movimento internazionale architettonico La tendenza, nato in Italia nel 1965 che annovera come capofila l’architetto Aldo Rossi. L’esposizione raccoglie una selezione delle opere maggiori della collezione d’architettura del centro parigino con più di 250 disegni, fotografie, tavole, opere e video. A cura di Frédéric Migayrou con l’allestimento di Laurence Fontaine, il percorso dell’esposizione permette di scoprire i lavori degli architetti più conosciuti come Mario Ridolfi, Alessandro Anselmi, Carlo Aymonino e Paolo Portoghesi. Dal 20 giugno al 10 settembre. Centro Pompidou, Parigi. Info: www.centrepompidou.fr

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SIDNEY La Biennale è maggiorenne La Biennale di Sydney, la terza al mondo per estensione temporale dopo Venezia e San Paolo, è stata la prima Biennale istituita nell’area del Pacifico. La scelta di due direttori artistici di grande esperienza internazionale come Catherine de Zegher e Gerald Mc Master lascia ben sperare per questa diciottesima edizione. Tra i molti artisti invitati a partecipare l’argentino Jorge Macchi, il giapponese Fujiko Nakaya e la cilena Cecilia Vicuña. Dal 27 giugno al 16 settembre 2012, varie sedi, Sydney. Info: www.biennaleofsydney. co m.au

PECHINO

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La calligrafia moderna di Yun-Fei Ji

La pop art di James Rosenquist

Yun-Fei Ji, artista cinese nato a Pechino nel 1963 e trasferitosi a New York negli anni Ottanta, è tra i maggiori rappresentanti della calligrafia cinese contemporanea. Attraverso i suoi dipinti racconta storie e questioni spinose come, ad esempio, la turbolenta vicenda del paese e la rivoluzione culturale. Per dipingere l’artista utilizza carta di riso fatta a mano e inchostro traslucente o colori a base di pigmenti naturali. Dal 3 giugno al 15 luglio. Ucca, Ullens center for contemporary art, Pechino. Info: www.u cc a.o rg. cn

Lo statunitense James Rosenquist (classe 1933) è uno dei padri storici della pop art e anche lui, come i suoi illustri colleghi, ha alle spalle una lunga esperienza nel campo della pubblicità e dell’illustrazione commerciale. La sua prima importante opera è, infatti, un grande cartellone pubblicitario alto 2 metri raffigurante due bimbi che bevono Coca cola. Il primo dipinto realizzato invece in studio per fini artistici, ”Zone” del 1960, anticipa quello che sarà il suo inconfondibile stile a inserti di immagini diverse, come dettagli di oggetti di consumo o di automobili. Fino al 30 luglio. Moma, New York. Info: www. moma .org

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AMSTERDAM “Where we come from” dei Zimmerfrei

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Come evento collaterale alla Biennale di fotografia di Amsterdam, la galleria L’ozio presenta la personale del collettivo Zimmerfrei, composto da Massimo Carozzi, Anna de Manincor e Anna Rispoli. ”Where we come from”, questo il titolo della mostra curata da Silvia Cirelli, racchiude la grande versatilità stilistica ed espressiva del collettivo, spaziando fra video, installazioni, fotografie e documentari. Fino al 15 settembre. Ferdinand Bolstraat 26, Amsterdam. Info: www.ozioamsterdam.com

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NEW YORK/2 Le maschere di Giovanni Gastel L’esposizione Maschere e spettri presenta venti immagini del fotografo milanese Giovanni Gastel, artista tra i più conosciuti a livello internazionale, che ritraggono figure femminili in cui lo specchio della fotografia invece di restituire la loro bellezza quasi sovrannaturale ne documenta l’aspetto effimero e lugubre. Le immagini testimoniano uno degli orientamenti espressivi di Gastel che vede il corpo delle modelle subire tagli e metamorfosi impreviste. Fino al 24 giugno. Bosi contemporary, New York. Info: www.bosicontemporary.com

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LONDRA

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MONACO DI BAVIERA Ritratti di donne

La carriera di Damien Hirst

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1 Giovanni Gastel ”y. d.”, 2006 2 Max Beckmann ”The night” 1918-19 3 Damien Hirst ”Absolution”, s. d. 4 Terry Adkins ”Ulukuk”, 2011 5 James Rosenquist ”The swimmer in the economist”, 1997-98 6 Yun-Fei Ji ”The edge of the garden”, 1992 7 Zimmerfrei ”The guardians”, 2010 8 Aldo Rossi ”The theatre of theworld”, 2009 9 Alick Tipoti ”Gubau Goeyga”, s. d.

Squali in formaldeide, farfalle vive e teschi sono solo alcune tra le settanta opere di Damien Hirst in esposizione alla londinese Tate. A cura di Ann Gallagher, la personale è un omaggio ai trent’anni di carriera dell’artista inglese. Discusso, odiato, amato, ma mai banale, il quarantasettenne Hirst, per il quale «l’arte deve affermare e negare al tempo stesso», è stato il cuore negli anni Novanta del movimento Young british artists. Fino al 9 settembre. Tate modern, Londra. Info: www.tate.org.uk

Il ruolo delle donne nella pittura di tre eccezionali artisti del XX secolo. La donna nell’arte di Pablo Picasso, Willem de Kooning e Max Beckmann, in mostra alla Pinacoteca d’arte moderna di Monaco di Baviera. Rappresentazioni di donne libere ed emancipate, non semplici proiezioni o fantasie di desideri maschili, che riflettono le biografie, i tormenti e soprattutto la poetica dei tre artisti in mostra. Fino al 15 luglio. Monaco di Baviera. Info: www. pinako thek. de

PARIGI Biennale in città D a l l a c or n i c e d e l Grand palais alle galle r i e d e l p ala i s d e To k y o p a s s a n d o p e r l a S e n n a e i l Tr o c a déro. Ec co i t eat ri nei q ua l i p r e n d e f o r m a la t e r z a e d i z i o n e d e l l a Tr i e n n a l e d i arte co ntempora nea p ar i g i n a. A t to r n o al co nc ett o gu ida di ” In t e n s e p r o xi m i t y ” artisti int ernazionali, f o n d a z i on i , m u s e i , operato ri del m ondo d e l l ’ a r t e , v i s i t a t or i appa ssio na ti e semplic i cu rios i p oss ono a p p r of i t t a r e d e l f e r ment o c he ci rco nda l ’ e v e n to c i tt ad i n o . Fi n o a l 2 6 a g o s t o , se d i v a r i e , P ar i g i . I n f o: w w w . l a t r i e n na le. org

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A Cuba 45 nazioni per una “kermesse” internazionale Raffaele Gavarro è il curatore della sezione italiana

UNA BIENNALE PER ROMPERE L’EMBARGO di SIMONE COSIMI

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na Biennale per abbracciare il mondo. All’Avana s’incontrano 112 artisti da 45 nazioni per dare vita a un evento complicato, perché Cuba è sempre pesantemente isolata e organizzare una “kermesse” internazionale non è esattamente cosa facile, da queste parti. Per mille ragioni. Hai voglia a dire – come ha fatto il direttore artistico Jorge Fernández Torres alla conferenza stampa inaugurale – che «l’arte e la cultura possono fare molto per riavviare il dialogo» con gli Stati Uniti (presenti con due artisti, Andres Serrano e Craig Shilitto, e un progetto di gruppo). La realtà è che c’è ancora molta strada da fare. Ma la Biennale è uno di quei fili che la “realpolitik”

non può e non deve recidere. Dalle singolari installazioni di Berthelemy Toguo, camerunense, passando per le ombre del palestinese Rafat Asad fino ai tanti collettivi, in particolare argentini, che popolano la selezione principale – raccolta sotto al titolo Pratiche artistiche e immaginari sociali – la Biennale dell’Avana è come sempre pesantemente segnata da un terzomondismo analitico. Un taglio che si porta dietro sin dalla fondazione, ormai quasi trent’anni fa, grazie alla spinta propulsiva del centro Wilfredo Lam, quartier generale della creatività di stato e antenna, per quanto possibile, di quel che un certo quadrante di mondo partorisce. L’attenzione va anzitutto a quel che accade vicino casa. La maggio-

ranza degli artisti arriva da Argentina, Cile, Colombia, Brasile, Costa Rica, Messico, Guatemala, Perù, Panama, la disastrata Haiti, Paraguay, Ecuador e persino Barbados, che si pensava avessero sfornato solo la divina Rihanna. Con profonde incursioni in Africa, Asia e Medio Oriente. Insomma, si va a Cuba per scoprire l’arte dell’altra parte del globo, quella che magari arriverà nelle mostre e nelle fiere radical-snob qualche tempo dopo e a distanza di molti chilometri. Nella capitale caraibica non poteva mancare l’Italia, sia fra gli artisti selezionati dal presidente Rubén del Valle Lantarón e da Fernández Torres (Renato Mambor e Gino Marotta) che nel padiglione Italia curato da Raffaele Gavarro, ospitato


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In alto e a sinistra: Jr e José Parlá murales dal progetto ”The wrinkles of the city”, 2012 A pagina 24: Alexis Leyva Machado ”Archipiélago”, 2012

dalla galleria Galiano, guarda caso situata in avenida d’Italia. Ambizioso il titolo dell’esposizione curata dal critico casertano che vive a Roma e che per l’occasione ha aperto un diario su Facebook nel quale ha raccontato passo passo la residenza di tre settimane e l’allestimento: L’etica prima della forma è infatti lo slogan che per la prima volta ha traghettato l’Italia alla biennale cubana. E che raccoglie le opere di Flavio Favelli, Piero Mottola, Valerio Rocco Orlando, Giuseppe Stampone e Marinella Senatore. «Sono circa due anni che faccio riflessioni su questo tema – racconta un accaldato Gavarro da Cuba – sto ultimando un libro che ha lo stesso titolo e anche le mostre che ho fatto negli ultimi due anni fanno

riferimento a questa idea. Tra l’altro entro l’anno prossimo farò una versione allargata della mostra cubana, in modo da riflettere sulla questione con un numero più ampio di artisti. Tra l’altro il diario su “facebook” diventerà un libro catalogo con molte più immagini, altri testi e con una serie di conversazioni habanere». Lavori diversi fra loro, quelli degli italiani, eppure uniti da un’unica matrice: «Sono lavori etici – aggiunge il curatore – nel senso che sono consapevoli del fatto che a loro oggi si richiede di partecipare alla comprensione del mondo. Se negli anni Ottanta l’arte ha permesso al signor A di rendere l’ambiente in cui viveva più piacevole, nei Novanta è invece stata decisiva per mettere in relazione il signor A

L’ESPOSIZIONE Con oltre cento artisti Oltre un centinaio di artisti da mezzo mondo raccolti dal direttore artistico Jorge Fernández Torres. Questo il cuore della Biennale dell’Avana, arrivata all’undicesima edizione. L’evento prevede, oltre all’esposizione principale, dieci progetti di gruppo collaterali: da ”Detrás del muro” a ”Lo inédito variabile” e si snoda, oltre che per le strade e le piazze, in luoghi simbolici come il centro Wilfredo Lam, il gran teatro dell’Avana, l’Istituto d’arte e alcune gallerie. Fino all’11 giugno, L’Avana, Cuba. Info: www.bienalhabana.cult.cu

con il signor B. Nell’ultimo decennio tanto al signor A che al signor B e anche al signor C sta tornando utile per capire in modo diverso il mondo in cui vive. L’arte è etica perché nell’assumere questo ruolo non può non esserlo, pena la sua stessa scomparsa. I cinque artisti qui a Cuba, dove la concezione del ruolo della cultura e la condizione politica generano delle evidenti contraddizioni, sono esemplificativi di modalità operative e linguistiche diversificate. Nella mostra con un numero di artisti più ampio questa cosa sarà, com’è ovvio, ancora più visibile. Tutto questo ragionamento non serve infatti a individuare modalità espressive univoche ma a resituire un senso generale al ruolo dell’arte oggi».


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OGGI C’È STATA LA PRESENTAZIONE DEL CATALOGO DELLA BIENNALE E UNA SPECIE DI CENA FESTA. L'ATMOSFERA È RILASSATA E INFORMALE, MOLTO DIVERSA DA QUELLA CHE NORMALMENTE SI AVVERTE IN SITUAZIONI ANALOGHE IN EUROPA O NEGLI STATES. SARÀ IL CALDO. LA GENTE COMINCIA A BALLARE LA SALSA. TIRIAMO TARDI E CHIUDIAMO LA SERATA FESTEGGIANDO CON DAIQUIRI A RIPETIZIONE AL FLORIDITA. MAI AMATO TANTO HEMINGWAY

Dalla pagina ”facebook” dedicata all’evento alcuni coloriti estratti dal racconto quotidiano dalla Biennale di Cuba

UN CALDO DIARIO DALL’AVANA di RAFFAELE GAVARRO

ORE 10 A.M. CONFERENZA STAMPA NELLA SALA TEATRO DEL MUSEO NACIONAL DE BELLAS ARTES. SI PARTE. MOLTI GIORNALISTI DA PRATICAMENTE TUTTO IL MONDO CHE FANNO DOMANDE SOPRATTUTTO SUI CAMBIAMENTI A CUBA E SU COME QUESTI STIANO INFLUENZANDO L'ARTE E VICEVERSA FA UN CALDO PAZZESCO E C'È UN SOLE CATTIVO E BELLISSIMO. PER RAGGIUNGERE L'ALBERGO DOVE C'È LA CONNESSIONE INTERNET ATTRAVERSO BUONA PARTE DEL CENTRO HABANA. OGGI È STRANAMENTE MENO CAOTICA E RUMOROSA EL PRIMERO DE MAYO È STATA UN'ESPERIENZA MOLTO FORTE E A TRATTI DECISAMENTE SURREALE. DI MANIFESTAZIONI NE ABBIAMO VISTE, MA CAPIAMO SUBITO CHE QUESTA È UN'ALTRA COSA. UN MARE INFINITO DI PERSONE INQUADRATO IN COREOGRAFIE SINCRONIZZATE

Carlito Carvalhosa, ”Sum of days2”, 2011 In alto: Raffaele Gavarro (al centro) per le strade dell’Avana


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NUOVEIDENTITÀ MEDITERRANEE Alla mole Vanvitelliana di Ancona una collettiva sulle diverse visioni oltre l’Europa Giovani artisti ridefiniscono i contorni delle terre intorno al mutante “mare di mezzo” di ELETTRA STAMBOULIS*


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L Zoulikha Bouabdellah “Grande odalisque”, 2010

a nozione di Europa, della quale ci alimentiamo per definire confini, identità transitorie e presunte e che costituisce un argine immaginario all’alterità, ha le proprie radici in un viaggio metamorfico: la giovane Europa rapita da uno Zeus trasformatosi in toro bianco. Un viaggio che ebbe come partenza le coste dell’odierno Libano. La giovane Europa, ignara della stirpe di donne rapite e viaggiatrici che l’avrebbero seguita, portava nel suo nome l’etimologia di “ampio viso, ampio sguardo”, che è quello di cui noi malati della visione ci nutriamo. Ed è proprio da questo concetto di ampio sguardo che il nostro viaggio è partito per questa mappatura arbitraria delle visioni metamorfiche degli artisti invitati. Ma cominciamo dall’inizio. Da quell’Europa che si attarda a giocare con le ancelle sulla spiaggia di Tiro. C’è molta ironia nella costruzione mitologica dell’arché, della narrazione degli inizi: la stessa che guida i lavori di molti degli artisti che sono stati selezionati. Un’ironia lieve e disincantata, un gioco di rimandi e quesiti inesplorati, che chiede la via per trovare nomi e combinazioni nuove, ma che si nutrono di una nostalgia senza carta d’identità. La precisa percezione del transeunte, della consistenza temporanea e sabbiosa dello sguardo, del proprio sguardo, che si alimenta delle vi-

LA MOSTRA Arrivi & partenze La mostra Arrivi e partenze è la terza tappa di un progetto dedicato agli artisti ”under 35” che, dopo aver presentato le più significative esperienze artistiche in Italia e in Europa, si allarga allo spazio del Mediterraneo. Le opere sono state selezionate seguendo la bussola della lettura sociale, di stampo estetico e politico. Un mosaico di dissonanze, rotture e qualche incontro. A cura di Elettra Stamboulis, con la collaborazione di Maria Rita Bentini, Sabina Ghinassi, Lorenza Pignatti e white.fish.tank. Dal 15 giugno al 2 settembre, banchina Giovanni Da Chio 28, Ancona. Info: www.arriviepartenzemediterraneo.it

LO SPAZIO SCELTO PER QUESTO PROGETTO HA AL CENTRO UN MARE CHE PER ANTONOMASIA È UN LUOGO DI TRANSITI E DI MOVIMENTO

sioni degli altri, ma allo stesso tempo rimane perennemente ancorato alla propria retina, è uno dei codici che accomuna lavori evidentemente segnati da differenze e resistenze alla narrazione di uno sguardo unico e compreso del proprio punto di vista. Eppure, nel lavorare con una grammatica visiva che usa molti rimandi comuni, è possibile che il processo metamorfico della creazione artistica porti a soluzioni assonanti. Non si può precludere dallo spazio abitato per abitare uno sguardo, ma allo stesso tempo lo spazio che si è scelto come geografia ideale per questo progetto espositivo ha al proprio centro un mare, che per antonomasia è un luogo di transiti e di movimento. Un mare che nella nostra nominazione è “il mare che sta in mezzo alle terre”, ma che nelle odierne cartografie viene relegato in basso e non al centro. [...] Un moltitudine di larghi sguardi, caratterizzati da forte identità singole, che non possono ricollegarsi a un movimento comune, se non per l’arbitrarietà dell’occhio della curatrice. È quindi un’azione autoritaria dire “Mediterraneo”, meglio sarebbe il molteplice mare. Ci sono però, malgrado queste vocazioni individuali, questo scandagliare nell’ambito del largo codice del contemporaneo, con voce propria lo spazio del visivo, alcune tracce che hanno guidato questo atto autoritario della selezione. Una vocazione cartografica che ha voluto indagare le rappresentazioni del paesaggio mentale, ad esempio. Un concetto che di per sé nasce tardi nella nostra cultura. Inizialmente quello che per noi oggi è “paesaggio” era un’insieme di forze naturali controllate da forze superiori che l’uomo subiva. Fino a Cesare e Cicerone non esisteva la parola per dirlo, e quando la parola si comporrà manterrà sempre (da “landscape”, a “Landschaft” a “pay-


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A destra: Yael Plat, “No entry”, s. d. sotto: Noemie Goudal “Promenade mag”, s. d.

sage”) “un’ambiguità di fondo tra le due componenti semantiche, quella naturalistico – ambientale e quella estetica”. Ovvero, il paesaggio c’è nella nostra idea di paesaggio, non coincide con la natura. E così torniamo all’origine, allo sguardo ampio di Europa: l’apparenza di questo viaggio d’amore non può tacere delle disgrazie che questo rapimento porta nelle storie successive. Pasifae, il Minotauro, Arianna sedotta e abbandonata, sono solo le prime sconfitte dell’apparente armonia della visione di questo mare in cui l’idea di Europa si fonda, e che poi per ragioni politiche ed economiche sposterà il proprio baricentro più a nord, e poi a ovest, e ora chissà forse a est. Nell’apparente ed edulcorante ideologia di un Mediterraneo pacificato nessuno degli artisti invitati ci crede. Chi si concentra a dichiararlo attraverso il proprio lavoro artistico, chi lo denuncia nella propria reticenza a dichiarare il nome dello stato in cui è nato. Per qualcuno lo stesso nome del paese d’origine è cambiato: non è quindi nella geografia politica che si può trovare una linea, che essa inganna, ma nella geografia delle poetiche e dei quesiti, in momentanei incroci stilistici, che denunciano uno sfondo anche se rumoroso e acustico, in cui la figura è diventata sfondo. L’ambiente elettronico ha rovesciato il punto di vista, non più privato, non più compreso dal proprio punto temporale, ma immerso in un flusso in cui con accesso istantaneo a tutti i passati e futuri, in cui il proprio punto di vista diventa irrimediabilmente irrilevante: ed è quindi in questa resistenza alla volatilizzazione del sé che le tracce individuate si collegano e trovano una possibile causa efficiente. La necessità di classificare, mappare, preservare è un dispositivo artistico con forti connotati etici, un farmaco per arginare l’idelogia imperante del sostantivo “presente”, della “scelta necessaria”. *critica e curatrice estratto dal catalogo cortesia Giuda edizioni


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WORLD PRESS PHOTO ATTENZIONE AL SENSAZIONALISMO MASTURZO, WOODS E HORNSTRA SONO ESEMPI DI COME IL FOTOGIORNALISMO POSSA METTERSI IN DISCUSSIONE E TROVARE NUOVE STRADE IL RESTO È PURA RETORICA SENZA INTERESSE

di MARCO DELOGU (DIRETTORE DI FOTOGRAFIA, FESTIVAL INTERNAZIONALE DI ROMA)

LA MOSTRA Wpp a Milano Dopo Roma, il World press photo fa tappa a Milano, fino al 13 giugno, alla galleria Carla Sozzani (corso Como 10). Oltre alla foto vincitrice dello spagnolo Samuel Aranda, in mostra una selezione delle immagini premiate. Info: www.galleriacarlasozzani.org

In alto: un momento della vernice del Wpp al Museo di Roma in Trastevere (foto Manuela Giusto)

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i è stato chiesto un parere sull’ultimo World press photo e confesso che non è mai stata una manifestazione molto interessante per me: spesso ho trovato molte delle foto selezionate completamente senza profondità e altrettanto spesso ho trovato fastidiosa la rincorsa alla foto che potrebbe sorprendere e vincere, dove l’apparenza e il sensazionalismo trionfano. Nel 2010 sono stato favorevolmente colpito dalla vittoria di Pietro Masturzo con il suo lavoro su Teheran, lavoro completamente controcorrente rispetto al sensazionalismo. Mi ha fatto pensare il fatto che quell’anno in giuria ci fosse Guy Tillim, fotografo e amico che gode di tutta la mia stima per le sue immagini e per i suoi pensieri, e Guy è un esempio di fotoreporter che decide di smettere con l’inseguire le notizie per iniziare un percorso personale su luoghi e storie che sente vicino: memorabili molti dei suoi lavori, come “Petros village” e “Congo democratic”. Visitando l’edizione 2012 mi sono fermato a vedere le foto di Paolo Woods sulle radio a Haiti e il “Sochi project” di Rob Hornstra, fotografi ai quali riconosco un’adesione totale alle storie

raccontate e mai l’uso di “escamotage”, sentimentalismi o ancora sensazionalismi. Hornstra lavora da anni al suo “Sochi project”, si è inventato un sistema di autofinanziamento tramite il web, ha gia prodotto tre bei libri su questo progetto e continua a dedicargli molto tempo. Woods, dopo l’Iran e il famosissimo “Chinafrica”, ha deciso di andare a vivere a Haiti in una piccola città e lavorare sul post terremoto, prendendosi tempo e mettendosi sempre in discussione. In un mondo gridato, in un mestiere, il fotogiornalismo, in crisi da tanti punti di vista (economico e “filosofico”) e in un momento dove spesso molte persone, e io appartengo a questa moltitudine, vedono e cercano le immagini realizzate dagli stessi protagonisti delle storie, il cosiddetto “citizen photojournalism”, credo che lavori come quelli di Masturzo, Woods e Hornstra siano esempi di come il fotogiornalismo possa mettersi in discussione e trovare nuove interessantissime strade. Il resto, e molto di quello che purtroppo mi è toccato vedere al World press photo, è una pura retorica senza interesse, una lunga volata alla ricerca di piccoli premi, niente che resta in fotografia.


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BERGAMO, LUOGO CONTEMPORANEO Bhabha e Carone si confrontano nella residenza del capitano di ventura Colleoni Sculture e installazioni dialogano con le antiche vestigia di un glorioso passato di DEIANIRA AMICO

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artolomeo Colleoni (14001475), uno dei più celebri capitani di ventura del XV secolo, andava decisamente fiero del suo patronimico, tanto da farne il grido di battaglia: “Coglia, Coglia”. Espressione colorita riferita ai suoi testicoli. Si pettegola, infatti, che il condottiero fosse di virilità eccezionale, oppure affetto da una malattia genetica. Storicamente si è certi che visse un gran numero di avventure, rischiò spesso la pelle, divenne il signore di Bergamo. Uomo carismatico, probabilmente dotato di senso dell’umorismo, avrebbe apprezzato l’iniziativa Contemporary locus 1, la prima tappa di un progetto che vede la riapertura di luoghi poco noti nella città di Bergamo attraverso l’attività espositiva di mostre d’arte contemporanea. Nel centro storico di Bergamo Alta, passando per piazza Vecchia, si sono aperte le ante del massiccio portone di accesso al palazzo del Luogo Pio Colleoni, residenza del condottiero dal 1433, poi adibito a sede degli uffici dell’Opera Pia per fornire una dote alle fanciulle povere e per la manutenzione della vicina cappella Colleoni dalle dimensioni monumentali. Attraversato il giardino pensile dotato di aiuole rettangolari decorate con alberi da frutto e cespugli fioriti, si accede alla prima sala del palazzo che conserva il soffitto ligneo originale, le pareti affrescate con un ritratto del Colleoni a cavallo, una Sacra conversazione, un dipinto raffigurante il ca-

pitano inginocchiato davanti al crocifisso con San Francesco. Tutt’intorno lance da battaglia, armature e un cenacolo di statue del rinascimento lombardo realizzate dall’architetto e scultore Giovanni Antonio Amadeo, le sculture originali che decoravano la facciata della cappella, sostituiti oggi da copie. In questa sala, l’installazione di sculture di Huma Bhabha (Pakistan, 1962) realizzate con materiali di recupero, non sembrano imbarazzate dall’autorità del luogo e comunicano la volontà di evitare ogni estetizzazione: volti che ricordano l’arte tribale, l’espressionismo, Picasso, la “pop culture” di fumetti e film di fantascienza. Nel crogiolo di immagini, dove il volto umano è il luogo in cui tutte le possibilità espressive possono essere raggiunte, l’artista sembra voler affermare la vitalità dell’arte negando il principio di bellezza che, come diceva Stendhal, è una promessa di felicità. Decostruendo e ricostruendo un archetipo in cui raccoglie e trasforma diverse tipologie storico-artistiche, Huma Bhabha fa suo il pensiero di Blaise Pascal: “Non si dica che non ho detto nulla di nuovo. Nuova è la disposizione della materia”. Nella seconda sala espositiva, quella del Consiglio, la decorazione ad affresco del XV secolo delle pareti e della volta conserva il colore brillante, distribuito con sobrietà e armonia. Sulle pareti le Virtù cardinali e teologali ricordano altri maestri dell’antica scuola lombarda: le pietrosità del Mantegna si materializzano nelle personificazioni


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LA MOSTRA Contemporary locus Contemporary locus 1, a cura di Paola Tognon con la collaborazione di Paola Vischetti, è la prima tappa espositiva del progetto che vede la riapertura del Luogo Pio Colleoni situato nella medievale Bergamo Alta. In mostra nelle due sale del piano terra i lavori di Huma Bhabha (1962), artista pakistana che vive e lavora a New York e Francesco Carone (1975), artista senese che vive e lavora nel territorio d’origine. Fino al 22 luglio 2012, Luogo Pio della Pietà, istituto Bartolomeo Colleoni, via Bartolomeo Colleoni 11, Bergamo. Info: www.co ntemporarylocus. it

Francesco Carone Gorgone, 2010 A sinistra, dall’alto: Huma Bhabha Glorious phantom, 2008 Francesco Carone, Eclissi, s.d. nella pagina a fianco: Huma Bhabha, “Lecturer”, 2010


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L’EVENTO La scossa di “Artdate” In programma dal primo al 3 giugno, ”Artdate” è l’appuntamento con l’arte contemporanea a Bergamo. Un lungo fine settimana per scoprire la città attraverso percorsi creativi. L’evento ha previsto visite a studi d’artista, importanti collezioni private, luoghi inediti, ma anche inaugurazioni in galleria, conferenze, ”performance”, visite guidate. Ma soprattutto voglia di divertirsi attraverso l’arte. Una vera e propria opportunità per appassionati e amanti dell’arte, un appuntamento unico per scoprire i diversi aspetti del contemporaneo sul territorio bergamasco. Info: www.theblank. it

A sinistra; interni ed esterni del Luogo Pio Colleoni

dell’Umiltà col giogo e l’agnello; la Prudenza con le tre facce e lo specchio, allontana con la mano una maschera, simbolo della falsa apparenza; la Giustizia con la spada e le bilance; la Temperanza con due fiaschetti in mano rappresentata mentre versa l’acqua nel vino; la Forza, che sostiene con la mano sinistra una colonna; la Carità che, con una borsa in grembo, distribuisce l’obolo a due bambini in piedi ai suoi lati; la Speranza con la mani giunte; la Fede col calice e la croce; la Pace con l’olivo in mano; ultima la Fedeltà con l’unicorno e il giglio. Nelle lunette si alternano stemmi del Colleoni, con i famosi e realistici tre Coglia, due bianchi su fondo rosso e uno rosso su fondo bianco, e ritratti di imperatori romani e di altri personaggi, forse membri della famiglia del condottiero. Nei pennacchi sono raffigurati dieci medaglioni con busti di santi e, nel centro della volta,

un Padreterno benedicente. Qui l’intervento di Francesco Carone (Siena, 1975) è minimale: spogliata la sala degli arredi, al centro è rimasto solo il tavolo e qualche sedia. Appoggiato sul tavolo, un semplice piano di marmo bianco di Carrara venato di grigio, richiamo alla scultura classica. L’impressione iniziale è che quel tavolo sia sempre stato lì: solo avvicinandosi, con uno sguardo attento, ci si accorge della presenza di patelle, conchiglie schiacciate che l’artista ha applicato sul piano di marmo formando un disegno astratto simile a una costellazione. L’estrema semplificazione formale costringe il pubblico a prestare più attenzione, a trovare i significati nascosti all’impressione iniziale, dove l’aspetto evocativo risulta essenziale: il mare e l’arte, le conchiglie e il marmo per metonimia rivelano i tratti sostanziali della vita di Colleoni che aveva realizzato la propria

fortuna come condottiero, diviso tra Venezia e Milano, e si era distinto come amante dell’arte e mecenate. Possiamo immaginare come rientrando a Bergamo nella sua dimora, il comandante riportasse con sé quello che aveva raccolto e conquistato nella Serenissima. Completa l’installazione di Carone un nocciolo di pesca scolpito in legno di pesco: la noce è un elemento che ricorre spesso nelle opere dell’artista sia per la sua valenza allegorica, simbolo in alcune culture di chiaroveggenza, sia per la sua caratteristica di contenitore (noce) o contenuto (nocciolo), capace di trasferire l’attenzione dall’esterno all’interno, dal godimento estetico alla ricerca di significato e viceversa. L’arte contemporanea chiede spazi, il patrimonio storico-artistico di essere fruito: quando il meccanismo funziona, l’operazione è riuscita. Evitando sconfinamenti di senso.


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la storia della lira

PIER PAOLO PUXEDDU+FRANCESCA VITALE STUDIO ASSOCIATO

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a cura di SILVIA NOVELLI

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TORINO “Artland” e Sotto la strada, la spiaggia La fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dal primo giugno al 5 agosto, presenta ”Artland”, una nuova rassegna dedicata ad artisti emergenti, a cura di Francesco Bonami. Il primo è Chao Kao, nato in Cina nel 1978. Il tema prediletto del suo lavoro pittorico è la natura morta, in particolare spazi e oggetti anonimi, come angoli, tubi, lacci da scarpe. In programma anche la collettiva Sotto la strada, la spiaggia, a cura di Benoit Antille, Michele Fiedler e Andrey Parshikov. Fondazione Sandretto, via Modane 16, Torino. Info: www.fsrr.org

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VICENZA

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MILANO/1 Fabio Mauri

Arte contemporanea a villa Pisani

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1 Wilfredo Prieto “Grease, soap and banana” 2006 2 Beatriz Millar “Tattoo tree”, 2007 3 Inés Hubacher “Theater of life”, 2012 4 Andy Warhol Martin Buber (”Ten portraits of Jews of the Twentieth Century”), 1980 5 Marco Lodola palazzo Medici, 2012 6 In senso orario: Joseph Kosuth Neon, 1965 Claudio Cintoli Autoritratto con acuto, 1972 Gregorio Botta Senza titolo, 2010 Goldi&Chiari “Anygirl”, 2012 Aron Demetz Homo erectus, 2008 7 Arthur Duff ”Sing about the past but feel it in the present”, 2012 foto Lorenzo Ceretta 8 Chao Kao ”Untitled”, 2011 9 Fabio Mauri Muro occidentale o del Pianto, 1993

Il 23 giugno inaugura la quinta edizione di Arte contemporanea a villa Pisani: Niele Toroni e Arthur Duff sono gli artisti invitati a ideare e realizzare opere inedite per la dimora, capolavoro giovanile dell’architettura di Andrea Palladio. Il progetto, avviato nel 2007 da Manuela Bedeschi e Carlo Bonetti, proprietari della villa, è coordinato da Luca Massimo Barbero e curato da Francesca Pola. Fino al 10 novembre, villa Pisani Bonetti, via Risaie 1, Bagnolo di Lonigo (Vicenza). Info: www.villapisani.net

Dal 18 giugno al 23 settembre palazzo Reale ospita in esclusiva nelle sue sale uno straordinario progetto espositivo: Fabio Mauri, ”The end”. La mostra raccoglielavori importanti: installazioni, oggetti, ”performance”, opere, emozioni e visioni dell’artista che ha fatto dell’ideologia un materiale dell’arte. Curata da Francesca Alfano Miglietti, l’esposizione è prodotta dall’assessorato alla Cultura del comune di Milano. Palazzo Reale, piazza Duomo 12, Milano. Info: www.comune.milano.it

ROMA Macro, da Cintoli e Botta alla personale di Demetz Il Macro propone cinque grandi mostre per l’estate. Neon, a cura di David Rosenberg e Bartolomeo Pietromarchi, presenta circa settanta opere che illustrano l’utilizzo del neon dagli anni Quaranta a oggi (dal 21 giugno al 4 novembre). Segue la personale dedicata a Gregorio Botta (dal 21 giugno al 2 settembre, presentata da Guglielmo Gigliotti) e incentrata sul tema dell’acqua. Qu indi la retrospettiva su Claudio Cintoli, a cura di Ludovico Pratesi e Daniela Ferraria (dal 21 giugno al 2 settembre). Al Macro Testaccio (piazza Giustiniani 4) ”Re-generation”, un progetto espositivo che intende fare il punto sull’evoluzione del panorama artistico romano negli ultimi dieci anni, a cura di Maria Alicata e Ilaria Gianni. E infine, dal 27 giugno al 30 agosto, la mostra Aron Demetz, il radicante, curata da Davide W. Pairone, che ripercorre la produzione artistica dello scultore altoatesino, incentrata sulla forza poetica ed espressiva della figu ra umana. Macro, via Nizza 13 8, Roma. Info: www.macro.roma.museum

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LA SPEZIA Beatriz Millar

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MILANO/2 Wilfredo Prieto Dal 22 giugno al 2 settembre, l’Hangar Bicocca presenta Equilibrando la curva, mostra dell’artista cubano Wilfredo Prieto. Costituita da opere e installazioni di sorprendente immediatezza visiva, di cui la maggior parte realizzate appositamente, la personale, a cura di Andrea Lissoni, mette in scena un universo spiazzante e visionario che invita a leggere la società contemporanea e i suoi macro temi: l’economia, la politica, l’ambiente. Hangar Bicocca, via Chiese 2, Milano. Info: www.hangarbicocca.org

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”Pur nur” è la prima retrospettiva dell’artista svizzera Beatriz Millar, a cura di Matteo Pollini. Quello della Millar è un lavoro concettuale che prende forma attraverso pittura, scultura, fotografia, video e ”performance”, in cui l’artista si interroga sia sugli aspetti mondani del contemporaneo che su quelli più spirituali. Partendo da una presa di coscienza di se stessa, del suo corpo e delle sue emozioni, l’artista gioca a spostare rapidamente lo sguardo a diversi livelli di ingrandimento o allontanamento. Dal 2 giugno al 26 agosto, Camec, piazza Battisti 1, La Spezia. Info: 0 1 8 7 7 3 4 5 9 3 h tt p : / / c am e c . s p e zi anet.it

LUCCA

OTRANTO

Cartasia

Andy Warhol

Torna a Lucca Cartasia, Biennale d’arte contemporanea. Giunta alla sesta edizione coinvolge artisti internazionali nella realizzazione di opere di carta di grandi dimensioni. Selezionate da una giuria, le opere sono visibili per le strade e le piazze del centro storico di Lucca e nel comune di Porcari. Sette, di cui uno fuori concorso, gli artisti di questa edizione. Parallelamente, una serie di monografiche e collettive di artisti che utilizzano la carta come media costitutivo. Dal 30 giugno al 29 luglio, sedi varie. Info: www.cartasia.it

”Andy Warhol, I want to be a machine”, a cura di Gianni Mercurio, apre la quarta stagione artistica del castello di Otranto. La mostra, attraverso circa cinquanta opere provenienti da collezioni private italiane e prodotte da Warhol con la tecnica meccanica della serigrafia, presenta i temi fondanti dell’estetica dell’artista statunitense scomparso nel 1987. Fino al 30 settembre, castello Aragonese, Otranto (Lecce). Info: www.warholotranto.it

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FIRENZE Marco Lodola

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Quasi fosse riuscito a portare indietro la macchina del tempo, Marco Lodola, che negli anni ‘80 ha capitanato il gruppo dei Nuovi futuristi e che nel 2009 ha partecipato alla Biennale di Venezia nel padiglione Italia, approda alla corte dei Medici. È un ”techno-rinascimento” quello dell’artista pavese: plastiche, luci, colori, trasparenze ispirate al mondo quattrocentesco di Cosimo e Lorenzo de’ Medici. Dal 15 giugno al 31 luglio, palazzo Medici Riccardi, via Cavour 3, Firenze. Info: www.palazzo-medici.it

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A sinistra, dall’alto: Bruno Puiatti foto Matteo Basilè Giuliano Matricardi foto Dino Pedriali

QUEL PONTE SORRETTO DALL’ISTINTO Puiatti e Matricardi aprono un nuovo spazio a Roma: «Il nostro sguardo sull’arte non ha mai seguito trend» di MARTINA ADAMI

I GALLERISTI Collaborano dal 1994 Bruno Puiatti (23 novvembre 1955) e Giuliano Matricardi ( 4 febbraio 1961) collaborano alla direzione della galleria dal 1994. Matricardi, laureato alla Iulm di Milano in scienze della comunicazione, è stato direttore dal 1987 al 1992 del Ponte editrice d’arte. Ideatore di Riparte, fiera che risale al 1995, ha editato The bridges of art (Skira editore, 2003) e Artisti solitari (Silvana editoriale, 2009), entrambi di Achille Bonito Oliva, e Riparte, decimo anniversario (edizioni Drago, 2004).

LA SEDE Ampia e luminosa La galleria romana Il Ponte contemporanea è attiva dal 1993. Dopo diversi spostamenti di sede, da maggio si trova a via di Panico, a due passi dal ponte che conduce a Castel San’Angelo. Si sviluppa su due livelli: il piano terra, ampio e luminoso, e il piano inferiore che si divide tra uno spazio dedicato alle video installazioni e un magazzino. Galleria Il Ponte contemporanea, via di Panico 55-59, Roma. Orario dal lunedì al sabato 12-20. Info: 0668801351; www.ilpontecontemporanea.com

ono davvero entusiasti i due galleristi del Ponte contemporanea del loro nuovo spazio espositivo. La galleria si trova nuovamente nel cuore di Roma: in via di Panico, a pochi metri dallo storico ponte Sant’Angelo. Bruno Puiatti e Giuliano Matricardi sono abituati al cambiamento, infatti, partiti da via della Lungara a Trastevere, si sono poi spostati in via di Montoro, via di Monserrato e via Giovanni di Castel Bolognese, «ma è la prima volta – sottolineano i galleristi – che siamo così vicini a un ponte». Benché sia una galleria dalla natura nomade, le linee guida che la caratterizzano sono rimaste costanti nel tempo. Punto fermo è, dicono i galleristi: «L’avere nella scuderia una serie di giovani artisti che abbiamo seguito dall’inizio e fatti crescere. Il nostro sguardo è sempre un passo avanti rispetto al “trend” corrente. Guidati dall’istinto esploriamo quello che succede ora: la ricerca e la sperimentazione e osserviamo, invece, con uno sguardo nuovo gli artisti più consolidati, classici». A maggio la galleria ha inaugurato la nuova sede con la personale di Thomas Glassford. I galleristi svelano: «Quella mostra avrebbe dovuto essere realizzata nella precedente sede di Testaccio, ma una volta trovato questo luogo, abbiamo accelerato i tempi della ristrutturazione per poter inaugurare con la sua personale, perché qui avrebbe avuto una realizzazione più idonea. Qui la mostra è perfetta». L’ampiezza delle sale e l’altezza dei soffitti dello spazio di via di Panico hanno colpito i due galleristi. La galleria si divide in due livelli: il piano strada, un grande vano illuminato

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LA MOSTRA “Crazy vibes”

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”Crazy vibes”, curata da Jonathan Turner, è una doppia personale del fotografo australiano John Mc Rae e dell’artista napoletano Franco Silvestro. La mostra indaga il concetto di (con)temporanea follia perché, nel mondo di oggi, la pazzia vera è spesso in agguato appena sotto la superficie. L’esposizione ospita anche i lavori di altri artisti internazionali: Myriam Laplante, Matt Marello, Francesca Marti, Cristiano Pintaldi, Antonio Riello, Matthias Hermann. Dal 14 giugno al 7 luglio.

GLI ARTISTI IN GALLERIA Alcune opere Katarina Sieverding (1) Installazione, 2008 Maurizio Nannucci (2) Installazione, 2004

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Ford Beckman (3) ”Pop show”, 1993 Joseph Kosuth e Maurizio Nannucci (4) Installazione, 2002

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Inez van Lamsweerde, Robert Gligorov, Matteo Basilè (5) ”Celebrate”, 2003

dalla luce proveniente dalle cinque porte finestre, mentre il piano sottostante, più ampio, è diviso da una parte dedicata alle video proiezioni e alle installazioni, l’altra al magazzino. Quest’ultimo è concepito in modo funzionale. «L’ampio magazzino – spiegano i galleristi – l’abbiamo inteso non come luogo di imballaggio, ma con opere inserite in una scaffalatura o montate nella parete di fronte per avere la possibilità di vedere

come stanno sul muro. Il nostro obiettivo è quello di facilitare la fruizione dei lavori». La ristrutturazione ha comunque rispettato l’essenza del luogo.«L’intervento più grande – sottolineano – è stato restituire alla luce il meraviglioso pavimento originale degli anni ‘30, inoltre abbiamo anche deciso di mantenere gli infissi in legno delle porte». Il 14 giugno, invece, viene inaugurata la collettiva “Crazy vibes”, con opere che cer-

cano di indagare il concetto di follia nel mondo di oggi, quella vera, spesso in agguato appena sotto la superficie. La mostra è curata in collaborazione con l’australiano Jonathan Turner, non nuovo in galleria. «Ogni artista partecipante si è avvicinato al tema in modo diverso – spiegano i galleristi – l’idea della mostra ruota principalmente intorno ai lavori di due artisti: le fotografie dell’australiano John Mc Rae e disegni, la-


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L’interno della galleria Il Ponte foto Manuela Giusto In alto, a sinistra: Franco Silvestro, Bisturi, 2002

vori pittorici, scultorei e film del napoletano Franco Silvestri. Si tratta essenzialmente di una doppia personale – continua Matricardi – ma si è scelto di invitare altri artisti, ognuno con i propri linguaggi, per sottolineare la forza concettuale dei due artisti sul tema di fondo. La differenza tra tra loro è sia iconografica che del supporto che utilizzano. Se Jon Mc Kreg ha fatto un lavoro fotografico in un sanatorio

mentale vuoto, Franco Silvestro si concentra invece sulla follia quotidiana a Napoli, con la sua atmosfera che si compone di violenza e passione. Nelle sue figurine in porcellana, dipinti realizzati con polvere da sparo e vari aneddoti filmati, Silvestri contrasta volutamente gli elementi della religione, della sessualità e il degrado sociale, creando un’atmosfera esplosiva e inquietante». Per il futuro i galleristi non prevedono di

partecipare a fiere, perché l’intenzione è quella di focalizzarsi sulla programmazione della galleria. «In questo spazio saremo più facilitati nella realizzazione della mostre – continuano – e anche per gli artisti sarà molto più facile operare all’interno di questo contenitore». «Una vetrina sulla strada – conclude Puiatti – e la porta aperta invitano a entrare. La cosa essenziale è stimolare la curiosità delle persone».


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TorIno “The Orwell project”

Genova Yves Klein

Presentato nei principali musei internazionali come il Centre Pompidou, la biennale di venezia, Site Santa Fè, giunge a Torino, a cura di Karin Gavassa, la mostra di Hasan elahi. Grandi installazioni che coniugano una ricerca sulla manipolazione delle immagini di sorveglianza e sull’estetizzazione dell’informazione. Fornendo ogni minimo dettaglio della propria routine quotidiana diventa impossibile ricostruire percorsi e traiettorie mentre i dati essenziali si perdono in immagini banali e indecifrabili. Dal 9 giugno al primo luglio, ex Manifattura tabacchi, corso regio Parco 142/a, Torino. Info: 3471575205

Il judo e il teatro sono gli elementi dell'opera di Yves Klein su cui punta l’evento che apre a Genova il 6 giugno , giorno in cui ricorrono i 50 anni dalla morte dell’artista. Klein, affascinato dalla sensualità del corpo e dal suo movimento lo mette in scena di ritorno dal suo viaggio in Giappone. Dopo aver sorpreso, incantato e scandalizzato l’europa e l’america con opere realizzate come ”performance” teatrali, giunge al concetto di superamento dell’arte. a cura di Bruno Corà, Sergio Maifredi, Daniele Moquay. Fino al 26 agosto, palazzo Ducale, piazza Giacomo Matteotti 9, Genova. Info: www.palazzoducale.genova.it

aoSTa

TorIno

“L’Homme qui marche”

“Exil”

La mostra, curata da Isabelle Maeght e Gabriele accornero, è dedicata a alberto Giacometti, artista che come pochi altri ha saputo interpretare i dubbi, le incertezze, le angosce del secolo appena trascorso. Dal 15 giugno al 4 novembre, associazione Forte di Bard, Bard (aosta). Info: www.fortedibard.it

Dubravka vidović sofferma il suo sguardo sui muri, sulle nere porte degli ”shikumen”, le tradizionali case di Shanghai. abitazioni destinate alla distruzione, mentre i loro abitanti sono stati costretti all’esilio. La mostra è a cura di Gigliola Foschi. Fino al 30 giugno, alberto Peola, via della rocca 29, Torino. Info: www.albertopeola.com

Medhat Shafik

Trasformazione

Medhat Shafik presenta circa trenta opere su tela e carta caratterizzate da un linguaggio in equilibrio tra il mondo contemporaneo, l’incisione rupestre e il segno arabo. La mostra è a cura di alberto Mattia Martini. Fino al 23 giugno, galleria eventinove, via Della rocca 36, Torino. Info: www.eventinove.it

enrique Moya Gonzalez è un artista eclettico, il suo portfolio è ricco di opere realizzate con le tecniche più diverse. Lucas Tesoriero dipinge lasciandosi ispirare da precetti alchemici. La mostra è a cura di Franca Pastore Marena. Fino al 30 giugno, Marena rooms gallery, via dei Mille 40/a, Torino. Info: www.marenaroomsgallery.com

MILano “The phenomenal world”

“Recover”

”The phenomenal world” è una collettiva, a cura di Peter nagy, che raggruppa sette giovani artisti indiani emergenti, molti dei quali alla loro prima mostra in Italia. ognuno materializza universi personali, ma legati all’osservazione della realtà. Fino al 27 luglio, otto zoo, via vigevano 8, Milano. Info: www.ottozoo.com

Le forme scultoree elaborate da Cristina Lei rodriguez sono conglomerati astratti provenienti da un’era post atomica, di cui narrano le vicende di decadenza e rovina. L’artista statunitense seduce lo spettatore con la sua eleganza formale. Fino al 28 luglio, Brand new gallery, via Farini 32, Milano. Info: www.brandnew-gallery.com

In-Es

Senza tempo

La personale di Giuseppe Maraniello, a cura di alberto Fiz e Matteo Lorenzelli, presenta un protagonista del panorama artistico. nelle sue opere la testimonianza della nostra esistenza secondo polarità in costante dialettica. Fino al 19 luglio, Lorenzelli arte, corso Buenos aires 2, Milano. Info: www.lorenzelliarte.com

La personale di Luca Gastaldo presenta dipinti, selezionati da alberto Mattia Martini, che sono scorci di paesaggio non riconducibili a luoghi precisi, ma un assemblaggio fra realtà, ricordo e desiderio. Dal 5 giugno al 7 luglio, Bianca Maria rizzi & Matthias ritter, via Cadolini 27, Milano. Info: www.galleriabiancamariarizzi.com


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pagine a cura di MARIA LUISA PRETE

MILANO

LA MEMORIA FUTURA DELL’ARTE De Marchi allo studio Invernizzi di EPICARMO INVERNIZZI*

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onosco Riccardo De Marchi dalla metà degli anni Novanta, ma questa mostra si è originata dal nostro incontro avvenuto in occasione di un’esposizione cui abbiamo lavorato assieme nella palladiana villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo. In quell’occasione si è parlato di un’eventuale mostra in galleria a Milano, che si è concretizzata a tre anni di distanza. Ma in questi anni ci sono state altre occasioni di collaborazione, quali la mostra realizzata al Macro di Roma nel maggio dello scorso anno, oltre alla presentazione di sue opere a fiere internazionali quali Art Basel, Fiac di Parigi, Art Brussels. La mostra, pensata da De Marchi in relazione agli spazi

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della galleria, intende interagire con lo spazio architettonico e, con il lavoro costituito da due elementi in plexiglas, ne altera pure l’ambiente. L’opera di De Marchi è una scrittura personale, che attraverso fori e buchi realizzati su diversi materiali, quali acciaio inox a specchio, plexiglas e polietilene, crea un proprio linguaggio costituendo così una memoria futura del “fare” arte. *gallerista

Riccardo De Marchi, Le parti mancanti, catalogo con saggio di Antonella Soldaini. Fino al 6 luglio, A arte studio Invernizzi, via Scarlatti 12, Milano. Info: www.aarteinvernizzi.it

“Help!”

“Set off”

La mostra raccoglie le ultime opere di Silvio Vigliaturo. Il percorso, ideato dall’artista e dai curatori Cinzia Folcarelli e Andrea Rodi, si snoda come una narrazione. In ogni storia scultura e dipinto si fondono. Fino al primo luglio, Museo regionale di scienze naturali, via Giolitti 36, Torino. Info: www.mrsntorino.it

Chiara Samugheo declina la sua arte al reportage, alla pubblicità, al cinema in modo innovativo. È capace di alternare in maniera straordinaria l’attività giornalistica, in chiave neorealista, a quella pubblicitaria. Dal 13 giugno al 27 agosto, Raffaella De Chirico, via Vanchiglia 11/A, Torino. Info: www.dechiricogalleriadarte.it

BRESCIA

BERGAMO

Bestiario

“In art we can!”

Protagonista delle opere di Quentin Garel è il mondo animale. Sculture e disegni catturano il carattere, la dignità e, allo stesso tempo, la vulnerabilità di diverse specie. La sua opera rende la vitalità del soggetto rappresentato. Fino al 15 luglio, galleria dell’Incisione, via Bezzecca 4, Brescia. Info: www.incisione.com

Gianpaolo Tomasi vive in Africa, luogo che gli ha ispirato la serie ”In art we can!”. Nelle immagini sono evidenti i cortocircuiti tra reale, virtuale e plausibile, tipici del suo lavoro. È un attento e lucido traduttore della realtà che ci circonda. Dal 2 al 30 giugno, Elleni galleria d’arte, via Broseta 37, Bergamo. Info: www.galleriaelleni.it

“Sun photographs”

Via Rotondi

Le foto di Zoe Leonard mostrano una confusa cartografia della condizione umana. Il suo sguardo eccentrico contamina le opere, sovversive per le domande che pongono, incisive per ciò che rivelano. Fino al 28 luglio, galleria Raffaella Cortese, via Stradella 7, Milano. Info: www.galleriaraffaellacortese.com

Artista, musicista, organizzatore di mostre e concerti, Michael Rotondi incarna l’ideale del personaggio a tutto tondo. Il suo lavoro si interroga sul rapporto tra memoria personale, musica e tradizione popolare. La personale è a cura di Ivan Quaroni. Fino al 31 luglio, Area B, via Balbo 3, Milano. Info: www.areab.org

Il re dei ratti

Alberto Garcia-Alix

Marat Raiymkulov mette a nudo le strutture tradizionali della famiglia patriarcale, le ideologie della produttività, lo sfruttamento della terra e delle donne, l’inadeguatezza degli strumenti di interpretazione della realtà. Fino al 7 luglio, Laura Bulina gallery, via Montevideo 11, Milano. Info: www.impronteart.com

Presentati i lavori di uno dei più importanti fotografi europei contemporanei: Alberto GarciaAlix. L’esposizione, curata da Carlo Madesani, si compone di quindici immagini. Il panorama umano ritratto è soprattutto quello della vita notturna. Dal 6 giugno al 27 luglio, Camera16, via Pisacane 16, Milano. Info: www.camera16.it


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TRENTO

TRIESTE

Francesco Clemente

“Courtesy the artist”

Ispirandosi alle Dolomiti, le opere di Francesco Clemente sono una riflessione sul fascino che le montagne esercitano sugli uomini. Il catalogo ospita saggi di Landes Levi e Charles Stein. Dal 7 giugno al 30 settembre, studio d'arte Raffaelli, via Marchetti 17, Trento. Info: www.studioraffaelli.com

Matteo Attruia ha contattato una ventina di artisti chiedendo la donazione di un’opera. L’artista mette in atto un processo di condivisione, svelando la debolezza che lo spinge a chiedere aiuto e l’abilità di chi riesce a trarre un vantaggio dalle difficoltà. Fino al 14 luglio, LipanjePuntin, via Diaz 4, Trieste. Info: www.lipanjepuntin.com

VERONA

BOLOGNA

Miró, poesia e luce

Pittura ‘70

Una rassegna esaustiva, a cura di María Luisa Lax, dedicata all’ultima produzione di Joan Miró. In esposizione oltre 80 lavori, tra cui 50 oli di sorprendente bellezza e di grande formato, ma anche terrecotte, bronzi e acquerelli. Dal 22 giugno al 9 settembre, palazzo della Gran Guardia, Verona. Info: www.mostramiro.it

Riuniti quattro artisti tra i più significativi della pittura degli anni ’70, accomunati dalla volontà di rimettere in discussione i fondamentali atti del dipingere. In mostra le opere di Paolo Cotani, Giorgio Griffa, Claudio Olivieri, Pino Pinelli. Fino al 27 luglio, galleria Spazia, via Dell’Inferno 5, Bologna. Info: www.galleriaspazia.com

SPOLETO + 50 sculture in città Un omaggio alla scultura contemporanea attraverso una serie di progetti dentro palazzo Collicola e in giro per le strade della città con oltre trenta artisti coinvolti. Il progetto, a cura di Gianluca Marziani, è una mostra diffusa che mappa la città e si trasforma in un percorso a tappe tra interni ed esterni, visibilità e nascondimento, tra l’impatto figurativo e le molteplici chiavi narrative. Una caccia ai tesori dove vince sempre l’opera coi suoi codici e le sue infinite nature sentimentali. Dal 23 giugno al 28 ottobre, palazzo Collisola, piazza Collicola 1, Spoleto (Perugia). Info: www.palazzocollicola.it

FIRENZE “Symbols as symptoms”

Uno sguardo italiano

Patrick Mimran presenta una retrospettiva fotografica in prima assoluta. Un universo dove immagini, simboli e oggetti del mondo contemporaneo si combinano in incontri estranianti. Dal primo giugno al 31 luglio, Museo Alinari della fotografia, piazza Santa Maria Novella 14 a/r, Firenze. Info: www.alinarifondazione.it

La mostra, curata da Elio Grazioli, presenta uno spaccato della recente fotografia italiana. Emerge una comunanza di atteggiamento che aiuta a comprendere i caratteri di una linea italiana della fotografia. Fino al 28 luglio, Frittelli arte, via Val di Marina 15, Firenze. Info: www.frittelliarte.it

PIETRASANTA

FANO

“Still life”

“Carousel”

Eva Gerd unisce espressioni apparentemente distanti che trovano il loro completo accordo in ossa animali rivestite di sete e organze decorate. L’artista danese presenta un inedito percorso, a cura di Enrico Mattei. Fino al 24 giugno, Barbara Paci, piazza del Centauro 2, Pietrasanta (Lucca). Info: www.barbarapaciartgallery.com

La mostra, a cura di Luca Panaro, prende il titolo dai noti proiettori di diapositive, introdotti dalla Kodak nel 1961. Quattro giovani artiste sono state invitate a utilizzare questi apparecchi e a rileggerli in chiave contemporanea. Dall’8 giugno al primo luglio, Rocca Malatestiana, Fano (Pesaro Urbino). Info: www.centralefotografia.com


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INDIRIZZI D’ARTE_INSIDE ART 45

VENEZIA

VICENZA

Utopia del sembiante

Territori di dialogo

L'esposizione, a cura di Stefano Cecchetto, è un dialogo tra i maestri del Novecento e le nuove generazioni, intorno al tema del paesaggio. A rappresentare il contemporaneo le opere di Stefano Curto. Dal 23 giugno al 16 settembre, Museo del paesaggio, Torre di Mosto, Venezia. Info: 0421324440

La mostra indaga il panorama dell’arte latinoamericana dagli anni ‘60 presentando artisti la cui produzione è in linea con le tematiche dello spazialismo, dell’arte programmata, dell’arte ottica, del cinetismo e del movimento Madì. Fino al 3 luglio, Valmore studio d’arte, contrà Porta S. Croce 14, Vicenza. Info: www.valmore.it

FERRARA

CORREGGIO

Memorie liquide

Contaminazioni

Con una tecnica sapiente, Mustafa Sabbagh cattura il soggetto, lo staglia su fondali antracite e cobalto, bloccandolo in pose ieratiche come fosse inciso su antiche medaglie. A cura di Maria Luisa Pacelli e Barbara Guidi. Fino al 30 settembre, museo Boldini, corso Porta mare 9, Ferrara. Info: www.artemoderna.comune.fe.it

La personale dello scultore Ru dy Pul cinelli, a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei, è una panoramica della sua intera opera. L’identità collettiva è il fulcro della ricerca dell’artista tascano. Fino all’8 luglio, galleria di palazzo Principi, via Cavour, Correggio (Reggio Emilia). Info: 05 22 69 180 6

LUIGIA GRANATA E IL SUO ETERNO RITORNO

Sopraffactions, 2011 tecnica mista su tela 100x100 cm

Senza titolo, 2009 tecnica mista su tela 90x90 cm

Figure fantasmagoriche e segni primitivi, in fuga dal mondo immaginifico di Luigia Granata, orbitano sulle tele, in uno spazio, senza limite e senza tempo, per allontanare l’uomo dall’annichilimento e dalla paura della morte. Parafrasando Nietzsche e l'eterno ritorno, l’opera dell’artista diventa sentinella del tempo, difensore del tempo e del suo divenire. L’ultima produzione è godibile a Roma, da giugno a settembre, a cura di Francesco Pellicori, presso la sede nazionale dell'Istituto per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe al Pantheon (via della Minerva 20), segreteria nazionale della Confapi Roma (via della Colonna Antonina 52) e uffici della Jonio impex srl, People's square Shangai. Info: luigiagranata.jimdo.com

PRATO

CARRARA

Essere

“Distopia: right now”

L'opera di Teodora Nitulescu è caratterizzata da vari aspetti formali. Le pitture sono in protusione, cioè ricche di oggetti innestati sulla superficie, con immagini abbinate a frasi spirituali. La mostra è a cura di Alessandro Marini. Fino al 20 luglio, Over Arredo design, via Inghirami 19, Prato. Info: www.overarredodesign.it

La personale dello spagnolo Avelino Sala, curata da Federica Forti, apre una riflessione sulla repressione dei movimenti di sommossa nati dalla ribellione contro un sistema di progresso sempre meno sostenibile. Fino al 29 luglio, Museo del marmo, viale 20 Settembre 84, Carrara. Info: www.database-carrara.com

SPELLO

ASSISI

A regola d’arte

I gessi di Botero

Elisa Leclé inizia come fashion designer per poi dedicarsi alla pittura, cui ora accosta la realizzazione di abiti e copricapi. In mostra nuove opere che segnano lo slittamento dall’artigianato all’arte. L’esposizione è a cura di Giorgio Bonomi. Fino al primo luglio, villa Fidelia, via Flaminia 70, Spello (Perugia). Info: 0742651726

La retrospettiva dedicata a Fernando Botero ripercorre l’attività dello scultore e pittore colombiano dal 1973 al 2012. Uomini, animali, nature morte e paesaggi dalle volumetrie esagerate, di grande eleganza e leggerezza. Fino al 31 agosto, palazzo del Monte Frumentario, via San Francesco, Spello (Perugia). Info: 3427506074


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ROMA “Mash up”

Res omnis

La mostra, curata da Stefano Dominella, ripercorre il lavoro di tre geni che segnano una svolta nella comunicazione visiva: Guillermo Mariotto, stilista, Antonio Barrella, fotografo, e Luca Cosenza, ”art director”. Dal primo giugno al 22 luglio, Museo di Roma in Trastevere, piazza S. Egidio 1b, Roma. Info: 065813717

Attraverso poche ma significative opere, la personale di Sergio Tumminello mostra evoluzione e spostamenti tematici, continuità e ripensamenti nel lavoro dell’artista. La forma si definisce in una maggiore minuziosità e linearità. Fino al 27 luglio, One piece art gallery, via Margutta 53b, Roma. Info: www.onepieceart.com

“London reflections”

Gilberto Zorio

Anna Romanello presenta, nella mostra a cura di Diego Mormorio, opere fotografiche e tecniche miste realizzate durante un soggiorno a Londra. Un linguaggio originale che fonde grafica e fotografia. Dall’8 al 23 giugno, centro Luigi Di Sarro, via Paolo Emilio 28, Roma. Info: www.centroluigidisarro.it

Gilberto Zo rio ritorna con un allestimento di forte impatto centrato su un elemento ricorrente nel suo lavoro: la stella. Dell’immagine all’artista interessa la forza, non il valore simbolico. Fino al 22 settembre, galleria Oredaria, via Reggio Emilia 22-24, Roma. Info: www. oredaria. it

GAETA

NAPOLI

Alberto Magnelli

Emilio Notte

Una mostra evento per ripercorrere la carriera di uno dei protagonisti dell’astrattismo europeo, Alberto Magnelli. Un grande e articolato progetto, curato da Giorgio Agnisola, che presenta ben 162 opere. Dal 9 giugno al 16 settembre, Pinacoteca comunale Giovanni da Gaeta, via De Lieto 2/4, Gaeta (Latina). Info: 0771466346

L’accademia di Napoli ospita la mostra di Emilio Notte, a cura di Giovanna Cassese e Aurora Spinosa. L’evento nasce per approfondire la conoscenza degli artisti che hanno contribuito al rinnovamento dell’arte napoletana. Fino al 15 luglio, galleria dell’accademia, via Costantinopoli 107, Napoli. Info: www.accademiadinapoli.it

POTENZA

CATANZARO

Fausto Melotti

Minime eternità

La mostra dedicata a Fausto Melotti presenta le opere delle collezioni di tre amici: l’editore Vanni Scheiwiller, l’artista Toti Scialoja e lo storico dell’arte Giuseppe Appella. Un modo diverso di rileggere cinquant’anni della vita di un grande artista. Fino al 7 luglio, Musma, via San Giacomo (Sasso Caveoso), Matera. Info: wwww.musma.it

In mostra tre artisti: Caterina Arcuri, Giulio De Mitri e Teo De Palma, operanti da anni nel campo della sperimentazione. Li unisce un tema comune: la spiritualità, simbolicamente rappresentata dalla farfalla. Fino al 20 luglio, centro Open space, via Romagna 55, Santa Maria di Catanzaro. Info: 096161839

un creativo al giorno

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CASERTA Cavalieri e oltre Le Reali cavallerizze del palazzo Reale di Caserta riaprono con la mostra Cavalieri e oltre di Riccardo Dalisi. L’esposizione, a cura della soprintendenza di Caserta e Benevento con la collaborazione di Civita, è allestita nel nuovo spazio che apre per la prima volta dopo una lunga fase di restauri. Esposti una serie di oggetti realizzati con rame, ferro battuto, latta oltre che disegni autografi. Emerge un tema ricorrente in Dalisi: la celebrazione del numero ”due”, del dualismo come concetto base di ogni entità. Fino al 16 luglio, reggia di Caserta, via Douhet 22, Caserta. Info: www.reggiadicaserta.org


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INDIRIZZI D’ARTE_INSIDE ART 47

Albert Oehlen

Equazione uno

In mostra nuovi disegni di Albert Oehlen. L’artista, nel solco tracciato dal neoespressionismo tedesco di Baselitz e Richter, si è distinto negli ultimi anni come una delle voci più originali nel rinnovamento del linguaggio astratto. Dall’8 giugno al 27 luglio, Gagosian gallery, via Crispi 16, Roma. Info: www.gagosian.com

Equazione uno è l’ultimo progetto di Alice Schivardi. Il lavoro nasce da un percorso di incontri e da un processo di fiducia che ha convinto sei persone diverse a raccontare all’artista sei storie di vita vera, incise su nastro magnetico. Fino al 10 luglio, The Gallery Apart, via di Monserrato 40, Roma. Info: www.thegalleryapart.it

OSTIA Artificiale virtuale

Ettore de Conciliis

Personale di Gino Marotta, uno dei protagonisti del rinnovamento che ha segnato l’arte italiana a partire dagli anni Cinquanta. La mostra propone le opere storiche e le ultime Luci colorate, in un dialogo serrato tra realtà e apparenza. Fino al 31 luglio, galleria Anna D’Ascanio, via del Babuino 29, Roma. Info: www.galleriadascanio.it

La mostra, curata da Giorgio Van Straten, dedicata a Ettore de Conciliis, raccoglie le riflessioni dell’artista che scaturiscono dai corsi d’acqua, il Tevere su tutti, in un gioco di corrispondenze e dialoghi. Dal 12 giugno al 5 novembre, Museo degli scavi archeologici, via dei Romagnoli 717, Ostia Antica, Roma. Info: www.ostiantica.info

ISCHIA

BARI

La metafora delle antenne

“Castaway depot”

Le antenne sono simbolo e icona degli scatti di Emiliano Zucchini. Con i suoi nuovi lavori entra all’interno dello studio del sistema sociale contemporaneo e ne analizza la cultura della comunicazione massmediale. Fino al 22 giugno, Domus Rustica, corso Vittorio Colonna 155, Ischia (Napoli). Info: www.emilianozucchini.com

Le creazioni di Giovanni Ozzola hanno sempre saputo raccontare la luce, il tempo e l’orizzonte, temi trattati secondo un’estetica ricca di simbologie e di misticismo. In Ozzola è forte il desiderio di andare verso l’ignoto, di essere naufrago. Dal 4 giugno al 25 settembre, Doppelgaenger, via Verrone 8, Bari. Info: www.doppelgaenger.it

CORIGLIANO CALABRO

TAORMINA

“Mapping the stars”

“Glass mixtures”

Vincenzo Marsiglia presenta un progetto che alterna pittura e scultura a installazioni elettroniche e multimediali. L’artista opera la ripetizione di una stella a quattro punte, utilizzata in composizioni seriali e astratte. Fino al 16 giugno, Loft gallery, via Margherita 47, Corigliano Calabro (Cosenza). Info: www.loftgallery.it

La mostra propone le riflessioni di Silvio Vigliaturo su alcuni aspetti della realtà, attraverso un unico filo conduttore, quello della mescolanza. Le sculture in vetro e i dipinti fungono da vettori di messaggi appassionati. Dal 9 giugno al 29 luglio, chiesa del Carmine, piazza del Carmine, Taormina. Info: 3939485636

AGRIGENTO

PLESSI ABBATTE LE BARRIERE Nove torri nella valle dei Templi di FABRIZIO PLESSI*

l mio lavoro è quello di abbattere le barriere tra scienza e arte e di operare attraversamenti in diagonale, vere e proprie globalizzazioni che renderanno più umano l’inespressivo volto della macchina. Per cui l’arte, con le sue inesauribili capacità terapeutiche, grazie proprio alla sua sofisticata possibilità tecnologica di vettore d’informazione, verrà ad essere un fondamento basilare per lo spirito dell’uomo nell’arido paesaggio contemporaneo. Il lavoro dell’artista rimane quello di far arrivare nella nostra retina e nel nostro cervello dei “flash” al magnesio che andranno ad illuminare zone buie e segrete della nostra percezione. E una

I

volta che la nostra mente si è dilatata ad idee più vaste, non tornerà più nel suo formato originario. *artista

Monumenta di Fabrizio Plessi, esposizione nata da un’idea di Lorenzo Zichichi e Stefano Contini, presenta nove torri rivestite in materiale che sembra pietra tufacea, nove video installazioni alimentate con energia solare. Fino al 5 novembre, Parco archeologico e paesaggistico della valle dei Templi di Agrigento. Info: 0922621611; www.continiarte.com; www.parcovalledeitempli.org


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a cura di ZOE BELLINI

MILANO Campari

MILANO Triennale

BRESCIA Barbieri

Camparisoda 80 anni e non sentirli: da Fortunato Depero a Franz Marangolo, da Guido Crepax a Franco Scepi (nella foto con la curatrice Marina Mojana). Attraverso una quarantina di opere grafiche originali, l’esposizione alla galleria Campari racconta la storia dell’immagine della celebre bottiglia del Camparisoda. Info: www.c amparigro up. com (A. B.)

In mostra l’intera Trilogia dei moderni: un percorso a tre tappe che mette in luce la repentinità di un mondo in trasformazione. Presenti alla vernice il fotografo Gérard Rancinan e la scrittrice Caroline Gaudriault (nella foto di Fabrizio Marchesi con Philippe Daverio) per un evento in bilico tra letteratura e fotografia. Info: www.triennale.org (V. C.)

Olivo Barbieri e le sue grandi fotografie aeree erano in ottima compagnia durante la vernice della sua prima personale alla galleria Massimo Minini: dai fotografi Carlo Valsecchi e Paolo Novelli all’artista Letizia Cariello, dal critico e curatore Enrico De Pascale a Elena Lucchesi Ragni, direttrice dei musei di Brescia. Info: www. galleriaminini. it (D. A.)

ROMA Alle origini, il fuoco di Valerio Giacone Alle origini, il fuoco. È questo il titolo della personale di Valerio Giacone alla galleria Spazio 120. Più di trenta opere che racchiudono il percorso e la ricerca del pittore romano che cinque anni fa ha deciso di fare dell’arte il suo pane e la sua vita. Giacone rielabora e indaga scene metropolitane e dimensioni umane, intime, per cercare di catturare il sentimento più vero che c’è in ognuno di noi e lo fa attraverso materiali di riuso. Legno, cera, scarti, ferro, lamiere: tutto può servire a svelare l’anima di oggetti solo apparentemente morti. Ogni scarto, lamiera, pezzo di legno acquisisce una nuova vita e, se unito insieme ad altri elementi, riesce a dar forma a un’emozione.Durante l’affollata vernice Giacone ha dato vita a una calorosa ”performance” dando fuoco a un’originale totem (nella foto di Manuela Giusto). La mostra si concentra sul fuoco come elemento primordiale e originario. Info: www.spazio120.it (Camilla Mozzetti)

VENEZIA Undici allunaggi

ROMA Altri mondi

ROMA “Urban style”

Undici artisti che abitano undici stanze nel Collegio Armeno di Cà Zenobio: questo è il progetto Undici allunaggi possibili di Scatolabianca, a cura di Martina Cavallarin (nella foto con l’artista Robert Gligorov). L’inaugurazione, svolta non a caso l’11 maggio, ha confermato la forza artistica dell’evento con presenze di primo piano. Info: www.sc atolabianca. co m (E. M.)

Focaccia e vino hanno allietato la vernice della collettiva Altri mondi allo spazio The office contemporary art. Arte e nuovi linguaggi segnano il differente percorso dei quattro protagonisti, presenti all’anteprima: Alessandro Cannistrà, Gaia Scaramella (nella foto di Manuela Giusto), Stefania Fabrizi e Myriam Laplante. Info: www.theofficeart.it (M. C.)

La collettiva ”Urban style”, che ha aperto le porte nello spazio Studio arte fuori centro, proietta il visitatore in una realtà parallela, come le invisibili città calviniane evocate dalla curatrice Loredana Rea. Quest’ultima era presente alla vernice insieme a molti dei quarantaquattro artisti chiamati a esibirsi. Info: www.artefuo ric entro .it (V. D. S.)

In

Se Te Fa in


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DOCENTI E TESTIMONIANZE Anna Clerici Consulente Progettazione e comunicazione eventi culturali

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Immagini della serie Simboli e ombre, 20011 In basso: il fotografo nel suo studio

IL FOTOGRAFO E LA MOSTRA Docente e sperimentatore Danilo De Mitri è nato a Taranto il 6 agosto 1982. Ha conseguito il diploma accademico in pittura e quello specialistico in didattica dell’arte. Opera nel campo della ricerca e della sperimentazione visiva. È docente di fotografia all’accademia di Belle arti di Vibo Valentia. Ha esposto in numerose personali e collettive e, nel 2012, ha vinto il premio Toni Ferro, per la giovane arte under 30. Dal primo giugno al 27 agosto il fotografo è in mostra al museo Pino Pascali di Polignano a Mare (Ba). Info: www.museopinopascali.it


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IL BOOK RACCONTATO DALL’AUTORE

ALLEGORIADEICONTRASTI «Quando lavoro non fotografo quello che vedo, cerco di “scattare” ciò che penso» di DANILO DE MITRI

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redo che la fotografia sia un mondo vasto, intenso e articolato. Ogni cosa è ciò che è, lo stimolo primo è quello di interpretare le cose per quello che sono per me. Dopo la nascita del mezzo meccanico, il principio della fotografia – secondo i maestri – è quello dell’irrevocabilità dell’immagine, del momento, della circostanza, della sua rappresentazione. Il concetto di realtà nella fotografia è pure illusione, basti pensare all’inquadratura che ritaglia, scandisce ma soprattutto estrapola e decontestualizza solo una porzione di oggettiva realtà, nella più vasta visione del mondo. Sia pur opinabile, da regole della fruizione, il mio lavoro nasce da alcune semplicissime convinzioni personali. Io “nasco” dalla pittura e ciò che rende me e la fotografia così tanto affiatati è l’idea di realizzare delle immagini con lo stesso principio della pittura. Per molti aspetti – tecnici e non – mi sento ancora, sempre, quel ragazzino che incominciava a dipingere, o il bambino che giocava con le costruzioni: alla fine la pratica del fare è la medesima. Non mi basta, non mi soddisfa l’irrevocabilità bressoniana,

credo che questa sia presente in tutte le immagini, in qualsiasi fotografia realizzata da qualunque individuo. Rappresentare le cose non come sono, ma come le vivo, come le assimilo, come le fruisco. Tra i tanti meravigliosi aspetti della pratica fotografica la presenza umana e il suo prestarsi, ai fini visivi, è uno degli aspetti fondamentali della mia ricerca. Mi riferisco alle persone che posano, recitano e interpretano la mia più vera e intima finzione del reale. Quando lavoro non fotografo quello che vedo, cerco di “scattare” ciò che penso. I significati considerati visivamente oggettivi sono un pretesto per la ricerca di significanti altri, miei e del fruitore. Rendere visibili le cose, nella maniera più ambigua possibile in modo da rappresentare l’immagine, aperta verso molteplici letture. Le luci e le ombre sono una scelta visiva. Genesi di tutte le figure nelle mie immagini è la “struttura” dell’ombra che stigmatizza in realtà quel dualismo fortemente vivo e presente in tutte le mie foto. Roland Barthes considerava tragici e drammatici i forti contrasti. Io invece li considero l’allegoria prima, del bene e del male.


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A destra: Laura Pugno Quel che Annibile non vide, 2012

LA MOSTRA “Greater” Torino la terza mostra del ciclo ”Greater” Torino, dedicato agli artisti delle giovani generazioni che hanno in Torino il proprio spazio di formazione o di lavoro, vede protagonista Laura Pugno, insieme a Rä di Martino. Presentate una selezione di opere significative e nuove produzioni. La mostra è a cura di Irene Calderoni e Maria Teresa Roberto. Dal primo giugno al 5 agosto, fondazione Sandretto Re Rebaudengo, via Modane 16, Torino. Info: 0113797600; www.fsrr.org


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RIDEFINIRE I CONTORNI DEL REALE Laura Pugno concentra la sua ricerca sul paesaggio Una chiave interpretativa senza risvolti ideologici di MARIA LUISA PRETE

PARTE DI OGNI LAVORO È RAPPRESENTATA DA ANALISI SPERIMENTAZIONI E SIMULAZIONI SUCCESSIVE CHE SONO IN GRAN PARTE MENTALI CIOÈ COGNITIVE ED EMOZIONALI

artire dal dato reale e ridefinirne la sostanza per creare, suggestionare e far riflettere. Laura Pugno, classe 1975, lavora seguendo queste linee guida. Il punto di partenza è sempre il paesaggio, scomposto, rimodellato e senza contorni netti. Fatto oggetto di un processo di trasformazione che ne libera le potenzialità. È la stessa artista, in occasione della mostra alla fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, a spiegare le dinamiche del suo lavoro. Innanzitutto, perché hai adottato questa scelta stilistica? «La scelta del paesaggio non è stata la scelta di un tema o di un oggetto fra i tanti che sono presenti nella realtà, ma la scelta di un modo di guardare alla realtà. Una scelta quindi non di un contenuto, ma, direbbero i filosofi, di una categoria. Mi sono resa conto di questo, cioè che stavo usando il paesaggio come uno strumento metodologico, nel corso di un lavoro che ho fatto nel 2010 con un gruppo di donne immigrate: il tema era l’integrazione e la doppia cultura cui esse facevano riferimento, ma la lettura del tema, e la soluzione artistica proposta, è avvenuta in termini di “paesaggio”. Vorrei ancora aggiungere che usare questa categoria come chiave interpretativa della realtà si rivela molto interessante, e anche un po’ sconcertante, quando la applichi non alla lettura di un dato psicologico o sociale, ma proprio alla lettura di un paesaggio concreto, come faccio appunto in diversi dei miei lavori».

P

Come si passa dal paesaggio reale a quello evocato nelle tue opere? Quali sono le tappe della trasformazione? «Quello che chiamiamo paesaggio reale è in verità una costruzione culturale che viene presentata, in modo abbastanza normativo, come un sistema, ossia come un’entità ben integrata le cui parti sono strettamente, anche se armoniosamente, legate fra loro. Tutti i miei paesaggi – chiamiamoli pure così – cercano in qualche modo di mettere in dubbio questo postulato di “sistema armonioso”, privilegiando qualche qualità del paesaggio, e ignorando le altre. Per esempio, ancora nei primi tempi di questa ricerca, nel 2007, ho cercato di leggere il paesaggio in termini di peso: in questa prospettiva, era inevitabile guardare a dighe e corsi d’acqua, perchè l’acqua mi sembra, di tutti gli elementi del paesaggio, quello più leggibile in termini di peso, e, in questo senso, l’elemento più impersuadibile. In una fase successiva questa ricerca, nel paesaggio, di parti da privilegiare e di parti da ignorare ha trovato delle modalità più simboliche, e le cancellazioni rappresentano una di queste». Spesso tendi a privilegiare le sfumature annullando i contorni. «In effetti nella mia ricerca i contorni, e la stessa morfologia, sono le caratteristiche del paesaggio cui più volentieri rinuncio. In un paesaggio quello che mi interessa è – il termine è un po’ ambizioso – la liberazione delle parti, e l’individuazione delle parti da liberare non avviene seguendo i contorni e le giunture


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L’ARTISTA

LAURA PUGNO

1975 Nasce il 14 febbraio a Trivero (Biella)

2001 Si diploma all’accademia Albertina di Belle arti di Torino

2007 Prima personale importante alla galleria Alberto Peola di Torino, con testo di Luigi Fassi. Lo stesso anno diventa membro fondatore e parte attiva di progettodiogene.eu (Torino)

2009 Prima collettiva all'estero, dal titolo ”Translation paradoxes and misunderstandings”, Shedhalle, Zurigo Partecipa a nche a Plenitudini, a cura di Alberto Zanchetta, Galleria d’arte moderna e contemporanea, San Marino

2010 Partecipa alla collettiva Impresa pittura, a cura di Raffaele Gavarro e Claudio Libero Pisano, Ciac, Castello Colonna, Genazzano (Roma) e Passaggi, a cura di Maria Chiara Valacchi, Pinacoteca civica, Follonica

tradizionali del paesaggio, ma individuandone di nuove. Detto diversamente, cerco nuovi contorni, anche se più difficili da vedere e da raggiungere, perché simbolizzati». Che ruolo svolge il colore nella tua ricerca? «Il colore è proprio una delle caratteristiche del paesaggio che ho privilegiato in certi momenti del mio lavoro, rinunciando contemporaneamente a contorni e morfologia. Tuttavia questa rinuncia non è stata assoluta: ho conservato un aspetto del paesaggio che a me sembra importantissimo, anche se nella sua fruizione normale non ci si bada molto, e cioè la sua inclinazione a porsi per strati. In verità, nel disporre il colore, oscillo sempre tra strati geologici e strati dell’atmosfera. A partire da un certo momento ho cominciato a gestire anche in modo

diverso il problema del colore. L’abrasione della stampa fotografica con carta a vetro muove frammenti di colore e li deposita sulle parti bianche e sui piccoli strappi che si creano. È come dipingere un quadro senza aggiungere nulla, ma è la parte tolta che diventa parte aggiunta». In che modo la rappresentazione di quello che sta fuori, dopo un accurato processo di trasformazione, diventa visione dell’anima? «Un po’ come dicevo prima, non sono ben sicura che il percorso sia sempre dal paesaggio-fuori al paesaggio-dentro. In certi momenti mi sembra il contrario, e cioè che la scelta di un paesaggio esterno da fotografare e su cui lavorare non sia che la scelta del campo di atterraggio più accettabile su cui far posare degli elementi e delle costruzioni interne, e dargli così forma».

In che modo la tua condizione personale influenza la creazione dell’opera? «Se parliamo di dati anagrafici e simili, mi sembra che non abbiano peso se non in quanto filtrati dalla personalità. Come individuo sociale, cerco anch’io di sottrarmi a molti condizionamenti della società, senza essere mai ben sicura che le soluzioni di indipendenza che adotto non siano anch’esse delle convenzioni sociali». In passato ti sei recata in Val di Susa, nei luoghi dei lavori della Tav per registrarne i profondi mutamenti. Le tue opere hanno anche un risvolto sociale, di denuncia dello scempio e del degrado ambientale? «Nel mio modo di vivere mi viene naturale risparmiare acqua, aria, suolo, eccetera. È quasi un dato di personalità, e in questo senso avrà certo influenza sul mio


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“L’impegnativo farsi largo attraverso la varietà e l’asperità morfologica del paesaggio è per Laura Pugno una disposizione conoscitiva, posta in aperto contrasto con la cultura che ne promuove una versione unitaria e armoniosa A destra: (M/t) 7-8 feb., 2012 Sotto: Esitando, 2011

(Giorgina Bertolino, critica 2012)

A sinistra: un ritratto di Laura Pugno

“È possibile che un elevato livello di integrazione che costituisce indubbiamente, per il sistema, un valore positivo, sia un disvalore per le sue parti componenti, o per alcune di esse: infatti l’integrazione comporta necessariamente, per le parti coinvolte, la rinuncia, totale o parziale, alla propria diversità originaria. In questa prospettiva, l’integrazione non è dunque un valore originario, bensì sopraggiunto, esterno ai soggetti e imposto normativamente (Gian Antonio Gilli, Manuale di sociologia)


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lavoro, anche se non me ne accorgo. Ma inserire nel lavoro elementi di denuncia o militanza, questo no: sono piuttosto fredda verso l’introduzione di risvolti ideologici nell’arte, di qualsiasi ideologia, anche delle più condivisibili». Nella mostra alla fondazione Sandretto presenti lavori su ambienti a te familiari come la catena del Monviso. Che rapporto hai con i luoghi che ti sono più vicini? «Nei luoghi familiari, alla memoria fotografica e a quella visiva si aggiunge la memoria affettiva. Sono anche i luoghi in cui ho spesso rinunciato alla fotografia, e ho lavorato direttamente sulla visione, come nei lavori di Paesaggio alle spalle in cui coglievo direttamente e in quel momento il riflesso del paesaggio su di un plexigas tenuto davanti a me». Come è cambiato il tuo modo di intendere l’arte dall’inizio della tua carriera a oggi? «All’inizio non mi rendevo conto di quanto fosse importante il lavoro di ricerca. Adesso una parte molto grande di ogni lavoro è rappresentata da analisi e da sperimenta-

zioni e simulazioni successive, che hanno ovviamente una realizzazione iconografica e visiva, ma che sono in gran parte mentali, voglio dire, cognitive ed emozionali». C’è un paesaggio dentro di te, visto o solo immaginato, che ancora non sei riuscita a far emergere? «C’è senz’altro, almeno credo, solo che si sposta con me e cambia con me. Credo che questo valga un po’ per tutti, e non so bene quanto essere contenta che emerga definitivamente». Oltre alla mostra alla fondazione Sandretto, quali sono i tuoi progetti futuri? «A parte progetti specifici nell’ambito dell’associazione Diogene di cui faccio parte, una direzione di lavoro che mi sembra necessaria è l’allargamento ulteriore del concetto di paesaggio. Dicevo prima che i paesaggi esterni non sono che campi di atterraggio di immagini e costruzioni interne. Mi sto chiedendo quante esperienze sociali e psicologiche, oltre che spaziali, possano svolgere questa funzione, diventare cioè paesaggio».

Sotto: Esito di uno spostamento, 2011 progetto Barriera mobile 2 A destra: Percorrenze, 2010

BOTTA & RISPOSTA L’arte della vita in 10 domande Cosa sognavi di diventare da grande? «Volevo fare l’artista ma non immaginavo fosse così». Come sei diventata artista? «Scegliendo strade specifiche (e chiudendone altre)». Cosa vorresti essere se non fossi artista? «Il falegname, o altri lavori che comportino azione e precisione». Hobby, passioni? «Rammendare abiti ”indifendibili”». Come definiresti la tua arte? «Più basata sul persuadere che sull’imporre». Come definiresti la tua vita? «Lo stesso, ma più quietamente». Ci sono valori eterni, nell’arte o nella vita? «Li definirei in termini di punteggio su ambiti diversi, un punteggio che varia sempre». Chi sono i tuoi maestri nell’arte o nella vita? «Non sono persone ma sono libri, e hanno un ciclo assai breve». Cosa trovi interessante oggi? «Lo scarto tra le vita privata delle persone e quella esibita». Cosa non sopporti di questo tempo? «Il politicamente corretto».


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GALLERIA Alberto Peola Via della Rocca 29, Torino tel: 0118124460 www.albertopeola.com

QUOTAZIONI Da 1.500 a 6.000 euro

SITO www.laurapugno.net

I costrutti figurativi diventano per l’artista problemi che devono essere spiegati

I PAESAGGI ALLE SPALLE di MARIA TERESA ROBERTO*

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aesaggio alle spalle è il titolo di un ciclo di lavori che Laura Pugno ha realizzato tra il 2010 e il 2011, e che sono il punto di avvio – cronologico e concettuale – del suo percorso espositivo. Ma, nella lettura critica di questo percorso, il senso della titolazione può essere esteso dall’ambito di una pratica operativa specifica all’attitudine assunta dall’artista in relazione al paesaggio in quanto genere pittorico. Se l’intento che unisce tutte le serie in mostra è infatti quello di de-costruire la nozione di paesaggio, e le pratiche pittoriche connesse, quel genere continua a costituire un riferimento, un orizzonte di segno negativo ma, seppure “alle spalle”, attivo e presente. Eccole, queste serie, descritte analiticamente dall’artista attraverso le procedure che le distinguono e le caratterizzano. Paesaggio alle spalle: «Il paesaggio non viene colto di fronte, ma attraverso il suo rispecchiarsi su una lastra di materiale riflettente tenuta sulle ginocchia: dapprima di vetro, con un pennarello; poi di plexiglas, con una punta di metallo». Cosa-in sé; esitando: «Esperimenti di cancellazione attraverso abrasione del supporto cartaceo con carta-vetro. La cancellazione dell’immagine fotografica avviene in modo selettivo rispetto alle “giunture” naturali del paesaggio, per attenuarne, sfumandola, la cogenza integrativa». Quel che Annibale non vide: «Esperimenti di cancellazione rivolti non solo all’allentamento dei legami integrativi del paesaggio, ma, più direttamente, alla liberazione di singole parti. L’immagine foto-

grafica abrasa riproduce quel che si vede, in direzione del Monviso, dal Colle delle Traversette (metri 2.950), che è stato considerato come uno dei possibili valichi attraverso cui Annibale sarebbe entrato in Italia alla volta di Roma». Esito di uno spostamento: «Un drappo di quattro colori, modellato nella sua configurazione attraverso l’esposizione a venti in quota, è stato poi esposto nella piazza di un quartiere popolare di Torino. L’aria e il vento della città ne hanno determinato la fine; esso è stato sostituito con un’opera non più in grado di sventolare, ma solo di richiamare, a chi la guarda, la porzione di paesaggio urbano che si trova alle sue spalle». m / t : «Un paesaggio viene anzitutto disegnato, poi il disegno viene “ripassato”, linea per linea, dopo avere sottoposto al foglio un foglio di carta carbone e uno bianco. Ogni tre minuti il foglio superiore viene ruotato, quello sottostante resta fermo. L’identità delle parti è data dalla loro diversità di massa, congruente con la minuziosità del tratteggio». Ognuno di questi cicli offre allo sguardo aspetti di elusività. “Il linguaggio e le immagini – ha scritto William J. Mitchell nella sua ridefinizione degli ambiti dell’iconologia – sono diventati enigmi”, e i costrutti figurativi che sono il risultato delle procedure sopra descritte si presentano come problemi che devono essere spiegati, non come finestre spalancate sul mondo. *curatrice


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Carola Bonfili termina la sua residenza al Macro lasciando tracce di mondi para-reali

PIACEVOLICORTOCIRCUITI di MARIA LETIZIA BIXIO

IL PROGETTO CHE PORTO AVANTI NASCE DALL’INTERESSE PER LE IMMAGINI E LE ASPETTATIVE CHE SI CREANO RISPETTO A UNA SITUAZIONE DI CUI SI HA SOLO UNA VISIONE PARZIALE, CONDIZIONATA

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arola Bonfili, ospite dello Studio n.1 del programma di residenze d’artista avviato dal Macro lo scorso febbraio, ha ultimato il suo quarto e ultimo mese di lavoro tra le mura del museo capitolino, lasciando nello spazio che l’ha ospitata un percorso espositivo sintesi degli intenti progettuali ideati appositamente per il museo. È la seconda volta che l’artista si esprime all’interno degli spazi di via Nizza, che l’ultima volta l’avevano accolta nel 2010, quando era stata “coinquilina” dell’artista Luana Perilli. Eppure si è trattato di due esperienze molto diverse, spiega la Bonfili: «Per “Roomates” avevo un progetto iniziale che ho dovuto necessariamente adattare alle circostanze della mostra e alla condivisione di uno spazio unico con un altro artista. In quest’ultimo progetto, invece, ho avuto la possibilità di lavorare su una proposta in piena autonomia. Sono partita da un’idea iniziale ma è stato naturale modificarla nel corso della residenza». La giovane artista lavora da anni utilizzando mezzi espressivi molto vari: spazia, infatti, dalla fotografia alla scultura, dal disegno alle installazioni multimediali e al video. Nel rapportarsi con tali strumenti individua sempre una minuziosa via per alterare la realtà agli occhi dello spettatore,


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senza che ciò divenga immediatamente percettibile. L’obiettivo è creare inaspettati cortocircuiti mentali, sintesi dei diversi approcci nella lettura che la mente di ciascuno può dare alla realtà circostante. La creazione di mondi para-reali, effetto delle orchestrate sovrapposizioni di scenari familiari e non, sono la chiave del suo lavoro, carico di interrogativi e sottili provocazioni. Sdoppiamenti, manipolazioni, stratificazioni temporali, riutilizzo di parti di un’immagine nella ricomposizione della stessa, sono alcuni degli elementi caratterizzanti della lucida, e allo stesso tempo visionaria, poetica della Bonfili. Non facile la scelta di una progettualità per lo Studio affidatole dal Macro. «Ho cercato di utilizzare questo spazio – prosegue – sia per il mio lavoro che per presentare opere di altri artisti che stimo. Il progetto che sto portando avanti nasce dall’interesse per le immagini e le aspettative che si creano rispetto a una situazione di cui si ha solo una visione parziale, condizionata da circostanze diverse da quelle che normalmente conosciamo». Il progetto consegnato dall’artista al termine del periodo di residenza è incentrato principalmente sul disegno, come aveva promesso, attraverso una trasversale celebrazione di altri artisti italiani e stranieri che si sono cimentati con questa tecnica d’eccellenza

IL PROGETTO Artisti in residenza, studio “in progress” Il progetto Artisti in residenza, studio in progress rappresenta una delle novità del Macro. Il museo ha adibito quattro spazi in studi da ”prestare” agli artisti e ciascuno vi si installa per un periodo di quattro mesi. Al termine della residenza, le opere rimangono negli studi. I primi ospiti dell’iniziativa sono Carola Bonfili, Graham Hudson, Luigi Presicce e Ishmael Randall-Week. Gli studi sono visitabili fino al 22 luglio. Macro, via Reggio Emilia, 54, Roma. Info: www.macro.roma.museum


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L’ARTISTA Una romana a New York 1981 Carola Bonfili nasce il 13 marzo a Roma. Attualmente vive e lavora a New York

A sinistra e nella pagina precedente (in basso): Carola Bonfili dalla serie ”Bookshelf”, 2011 Sotto: studio per il progetto ”Multiverse tree”, 2011 In basso: l’artista Nella pagina precedente, in alto: ”Multiverse tree”, 2011 A pagina 59: ”Triple sun”, 2011

2009 Espone alla mostra Fragile Currency alla Klemm’s gallery di Berlino

2010 Partecipa al progetto di coabitazione artistica ”Roommates” del Macro e realizza la mostra ”La danse macabre” alla Nomas foundation di Roma

2011 A Los Angeles partecipa alla collettiva ”When in Rome” all’istituto italiano di cultura e successivamente, rientrata in italia, espone nella mostra ”Triple sun” alla Cardi black box di Milano

per la propria ricerca. Fondamentale la collaborazione con Valerio Mannucci di Nero magazine che l’ha aiutata a produrre una serie di pubblicazioni che prendono in esame il lavoro di artisti impegnati nel disegno contemporaneo. Il lavoro della Bonfili si propone di stimolare le infinite possibili interpretazioni e reazioni che ogni spettatore può percepire attraverso il proprio punto di vista. Per spiegare da cosa nasce questo tipo di ricerca, l’artista prende come esempio una leggenda indiana che racconta di un re che chiese a sette ciechi di toccare quello che a loro insaputa era un elefante, chiese loro di provare a descrivere cosa avevano appena toccato. I ciechi iniziarono a litigare tra di loro, perché ognuno aveva ri-

conosciuto una cosa diversa, a seconda della parte che era riuscito a raggiungere. «Il mio lavoro parte in qualche modo proprio da questa dinamica: sono una persona piuttosto istintiva e mi capita spesso di ritrovarmi in situazioni del genere». La permanenza nelle mura di via Nizza, tanto per la Bonfili quanto per gli altri ospiti delle residenze, è stata interrotta da momenti di visita da parte del pubblico finalizzati a stimolare un costruttivo confronto. Con “Welcome lecture” la Bonfili si è trovata, poco tempo dopo il suo insediamento nello studio, ad anticipare al pubblico, nel corso di una conversazione aperta con Ilaria Gianni e Mannucci, quelli che sarebbero stati gli obiettivi della propria attività. Un confronto discutibile, talvolta forzato: la modalità di lavoro “in diretta”, può risultare, infatti, più o meno rassicurante o destabilizzante a seconda del carattere «Mi fa piacere confrontarmi con gli altri – dice la Bonfili – ma credo sia più interessante quando c’è uno scambio sincero, senza sovrastrutture e condizionamenti. A volte le circostanze possono influenzare i giudizi e forse ingrandire situazioni che sono molto più semplici di quello che sembrano». Guardando al futuro, la Bonfili stupisce ancora con l’annuncio di un nuovo progetto legato a un genere in particolare: il fumetto.


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Alcuni degli autori in vendita nel BOOKSHOP del sito www.skilledition.it

Opere 2005 - 2010 Fabio Adani

EcoArtBook vol. 1 Fortunato Productions

American Miami - 2010 Andrea Sampaolo

Il mondo secondo me Eugenio Marcuzzi

Ulisse sono io Stefania Pennacchio

2004 - 2010 Massimo Falsaci

EcoArtBook vol. 2 Fortunato Productions

Vacanze Romane Serena Corrao

Per qualsiasi informazione visita il sito www.skilledition.it oppure contattaci allo 06.45427170


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a cura di ALESSIA CERVIO

FORMAZIONE & LAVORO_INSIDE ART 63

DIRITTI A COLORI Un disegno per la tutela infantile La fondazione Malagutti onlus presenta "We are the future", concorso internazionale d’illustrazione che promuove la tutela dei diritti dell’infanzia. Per il vincitore 1.200 euro e la sua opera come immagine del concorso internazionale di disegno 2013 dedicato ai bimbi. Scadenza: 30 giugno. Info: www.dirittiacolori.it

UN MASTER GRATIS Fotografia Adams copre tutte le spese per un intero anno Il bando regala la totale copertura economica di trecento ore per il master teorico e pratico di storia della fotografia sociale e del reportage nel centro sperimentale di fotografia Adams che ha sede a Roma. Il concorso è rivolto a tutti gli appassionati di fotografia che dimostrano una spiccata vocazione e particolari capacità nell’ambito del reportage e della cosidetta fotografia sociale. Possono partecipare italiani e stranieri maggiorenni. Viene quindi finanziata una borsa di studio di duecento euro per le spese di iscrizione e altri duemila e ottocento euro per la partecipazione reale al master. Scopo di questa formazione è regalare gli strumenti necessari per diventare protagonisti nel campo delle immagini contemporanee, con possibilità di emergere in campo professionale. Il master si propone di gettare solide basi metodologiche non solo pratiche ma anche teoriche al fine di dare tutte le possibilità per la creazione di uno stile totalmente personale e innovativo, in grado di inserirsi nelle istanze sollevate dal mercato dell’arte nazionale e internazionale. Per partecipare occorre inviare un “portfolio” contenente una selezione dei propri lavori nel campo fotografico accompagnato da eventuali testi critici, una descrizione sintetica di progetti in corso o di futura realizzazione e un curriculum vitae. La giuria specializzata, scelta dal centro sperimentale di fotografia Adams, decreta il vincitore in base all’analisi della qualità delle immagini pervenute, alle esperienze del candidato tenendo anche conto della sua situazione economica. Scadenza 28 novembre. Info: www.cfsadams.it

PER AUTORI IN ERBA Fra musica, narrativa e cinema Scrivere oltre è un concorso per autori in erba ideato dall’associazione Lalita. Cinque le sezioni in gara: narrativa, giornalismo, teatro, musica e cinema. Ogni autore può partecipare con un massimo di 3 opere. I premi sono: pubblicazioni, corsi di giornalismo e scrittura narrativa, collaborazioni con teatro e cinema. Scadenza: 15 luglio. Info: www.associazionelalita.com

UN CORTO DI 5 MINUTI Reinterpretare i fratelli Grimm Rielaborare i classici dei fratelli Grimm con cortometraggi animati di 5 minuti. ”View Grimm animated contest” si rivolge a giovani artisti ”under” 30 residenti in Italia e Germania. Primo premio: 1.500 euro per ciascun corto. I vincitori saranno proiettati durante il ”View fest” di Torino, dal 19 al 21 Ottobre. Scadenza 24 agosto. Info: www.goethe.de/grimmland

LE BRICCOLE DI VENEZIA Dalla laguna al tavolo di casa

UN PREMIO PER L’ITALIA In palio 450mila euro Fare impresa attraverso una progettualità innovativa che riesca a coniugare impresa e società è la base del premio Gaetano Marzotto. Il premio ha durata decennale e si rivolge a chi presenta un’idea imprenditoriale con caratteristiche di sostenibilità economico finanziaria e capacità di generare benefici nel territorio italiano, in primis in termini occupazionali. Il montepremi ammonta a ben 450mila euro ripartiti in tre categorie diverse. Fra gli altri premi: residenze all’interno degli incubatori d’impresa HFarm, M31 e Seedlab. Il premio è dedicato ai giovani di massimo 35 anni. Scadenza 30 giugno. Info: www.premiogaetanomarzotto.it

Le briccole sono i pali di quercia nella laguna veneziana. Il concorso Tra le briccole di Venezia propone la creazione di un tavolo che usi il legno delle briccole veneziane. Due le classi di partecipazione, ”under” e ”over” 26. Il montepremi complessivo è di 9.000 euro. Scadenza 30 giugno. Info: www.riva1920.it

L’ACQUA PER GLI ORAFI Concorso per “under” 28 Oltre il battito promuove la creatività orafa con un concorso rivolto agli ”under” 28. Il tema è la forma dell’acqua da interpretare senza limitazioni di tecnica e materiali. Per il vincitore 500 euro e l’offerta di uno stage presso Officina d’arte di Padova. Mostra collettiva e catalogo per gli artisti selezionati. Scadenza 31 luglio. Info: www.officinadarte.it


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NONSOLO PARIGI L’espressione artistica come base per scoprire i “cugini”, vicini e lontani

L’ambasciata di Francia in Italia, l’Institut français Italia e la fondazione Nuovi mecenati sono fra gli organi che portano un po’ di Francia nel Belpaese. Scopo delle strutture è superare i confini nazionali, abbassare le frontiere e cominciare a proporre una nuova mentalità squisitamente europea. La base, il punto comune sul quale si lavora è la cultura. Molti infatti sono gli eventi proposti dall’Istitut français Italia che mirano a una fusione fra l’espressione italiana e quella francese. Molto dobbiamo ancora conoscere della Francia che spesso diventa sinonimo di Parigi, quando invece vecchie città stanno conoscendo una nuova vita culturale come Lille o Nantes mentre Marsiglia si prepara a diventare capitale europea della cultura nel 2013. È grazie al programma dell’Istituto che possiamo conoscere città e artisti francesi che altrimenti ignoreremmo del tutto. A finanziare le varie attività ci pensa la fondazione Nuovi mecenati e, come dice il suo presidente, Guidobono Garofoli: «Un’educazione all’arte è possibile oltre che necessaria». F. A.) (F

UN PO’ D’OLTRALPE A ROMA A colloquio con Jean Marc Séré Charlet alla guida dell’Institut français Italia: «Noi e voi culturalmente simili» di SOPHIE CNAPELYNCK

TUTTE LE ARTI DELL’IFI Per svelare le affinità Non c’è un’espressione artistica che non sia coperta dall’Institut français Italia: cinema, teatro, letteratura, danza e musica. Ogni evento è strutturato per presentare non solo gli antichi splendori francesi, ma proporre e lanciare nuovi talenti da noi non ancora conosciuti. Una trentina di città italiane sono toccate da queste iniziative, dalle più piccole di provincia alle più grandi per cercare di far conoscere nel Belpaese lo spirito francese, poi non così distante dal nostro. Info: www. franc e-italia. it


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In basso: il direttore Jean Marc Séré Charlet

L’INTENTO È DI RENDERE PIÙ COERENTE LA NOSTRA AZIONE E AUMENTARE LA DIFFUSIONE CREANDO UNA RETE ANCHE IN ITALIA

L’

Institut français Italia da gennaio ha riunito le sue sedi sparse per l’Italia lanciando un programma culturale non indifferente. È Jean Marc Séré Chalet, direttore dell’istituto, a spiegare i motivi e i successi di questa iniziativa. Quali sono stati i principali cambiamenti portati dall’Institut français Italia ? «La creazione dell’Ifi è una tappa importante per rendere più efficace e più visibile in Italia l’azione della Francia nel campo culturale ed educativo. Riunendo in una sola struttura l’insieme dei nostri centri culturali a Milano, Firenze, Napoli e Palermo e il servizio culturale dell’ambasciata disponiamo di una grande capacità per creare degli eventi artistici e delle azioni di cooperazione con la cultura italiana. Aumenta soprattutto la nostra visibilità a livello nazionale, molto più incisiva da quando abbiamo riunito i nostri istituti». Quali sono state le ragioni della riunificazione? «L’intento è di rendere più coerente la nostra azione e aumentarne la diffusione attraverso la creazione di una rete sia in Italia che nel resto del mondo. Più di 100 Instituts français sono stati creati con missioni simili: esportare la cultura francese, favorire scambi con differenti paesi e offrire dei corsi di lingua. Con una rete del genere è possibile costruire dei progetti importanti e beneficiare di guadagni maggiori». Quali sono le attività culturali principali dell’Ifi? «L’Ifi vorrebbe coprire tutti i settori della creazione artistica. Penso in particolare alla musica, alla danza, al teatro, al cinema, alle arti plastiche e visive. Diffondiamo anche la letteratura contemporanea francese che oggi rappresenta un settore particolarmente dinamico. Questa azione culturale si sdoppia nelle scuole e nelle università che costituiscono, con la promozione della lingua francese, un elemento chiave per il futuro e per il mantenenimento di basi solide nelle relazioni franco-italiane».

IL DIRETTORE Classe 1969 Jean Marc Séré Charlet è nato a Versailles nel 1969. Finisce nel 1994 l’Istituto di studi politici a Parigi e l’anno successivo si iscrivere alla facoltà di storia alla Sorbona. Dal 2002 al 2007 è consigliere all’ambasciata di Francia a Mosca. Diventa nel 2007 consigliere diplomatico del ministero della cultura e della comunicazione. È dal settembre del 2009 che ricopre il ruolo di consigliere culturale all’ambasciata di Francia e quello del direttore dell’Institut français nella sua sede di palazzo Farnese

L’Ifi è tra i centri culturali internazionali più attivi in Italia. A cosa è dovuto questo successo? «La Francia e l’Italia sono paesi culturalmente vicini per questo il dialogo e gli scambi fra i due risultano facili. Inoltre, abbiamo la fortuna che l’interesse per il gusto francese rimane alto sia per la sua cultura classica che per le creazioni contemporanee. Parigi conserva una capacità di attrazione incredibile in Italia ma è importante far conoscere anche altre città francesi altrettanto attive, come Lione, Nantes e Lille. Marsiglia, per esempio, sarà la capitale europea della cultura nel 2013 e muoverà una macchina che sorprenderà tutti per audacia e originalità. Preciso che anche i francesi hanno un grande interesse per quello che accade in Italia, in particolare per il “design”, il cinema e le arti plastiche». Quali sono gli appuntamenti in programma? «Il programma è particolarmente ricco. Abbiamo infatti deciso di promuovere molti eventi essendo questo il nostro primo anno di attività con gli istutiti riuniti. La stagione letteraria del Festival della narrativa francese, per esempio, ha presentato scrittori come Amélie Nothomb ed Eric-Emmanuel Schmitt ma anche autori meno conosciuti in Italia e già noti in Francia come Blandine Le Fayet o Eric Faye. Attualemente sono in atto due stagioni importanti: il festival di teatro “Face à face” attivo in 38 città della Penisola con più di 46 spettacoli e la stagione musicale con Suona francese che presenta più di 140 eventi in tutta Italia. Un altro grande momento è il festival di cinema “Rendez vous”: appuntamento con il nuovo cinema francese che presenta il meglio dell’attuale produzione cinematografica francese in quattro città: Roma, Palermo, Torino e Milano. Tutti i film presentati sono proiettati per la prima volta in Italia. Stiamo preparando, per la fine dell’anno, un grande evento che riunirà il mondo dell’arte contemporanea francese e italiana».


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DALLA FRANCIA CON PASSIONE Intervista con il fondatore di Nuovi mecenati Luigi Guidobono Cavalchini Garofoli di FRANCESCO ANGELUCCI

«L

a crisi? La sentiamo solo nella misura in cui vorremmo fare di più». Così afferma Luigi Guidobono Cavalchini Garofoli, ideatore e presidente della fondazione Nuovi mecenati. Palazzo Farnese lascia la sua ombra sulla piazza bagnata da una primavera romana. Schiere di francesi siedono sulle panche di marmo attaccate all’edificio mentre i turisti fotografano a più non posso ogni sampietrino. Cavalchini Garofoli attraversa il portico di palazzo Farnese, raggiunge i giardini interni e si riposa all’ombra sopra una sedia bianca pronto per le domande. Il caos che regna all’esterno, nella piazza, non scalfisce la calma di questo spazio che non ha perso il suo splendore originario. Avere cinque secoli e non dimostrarli. «È uno dei più bei palazzi di Roma – dice il presidente – e in questa città di certo non mancano le meraviglie». È qui che ha sede l’ambasciata di Francia in Italia che ospita la fondazione Nuovi mecenati, e non poteva essere diversamente. Infatti, scopo della fondazione, sostenuta dall’ambasciatore Alain Le Roy, da gennaio a Roma, è «di favorire lo sviluppo della cultura francese in territorio italiano – come dice il suo presidente – e avvicinare la gente all’arte finanziando le attività

In alto: la facciata di palazzo Farnese a destra: Luigi Guidobono Cavalchini Garofoli foto Manuela Giusto


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IL PRESIDENTE Italia Francia andata e ritorno Luigi Guidobono Cavalchini Garofoli è nato a Torino il 4 febbraio del 1934. Dopo essersi laureato in giurisprudenza entra nella carriera diplomatica nel 1961. Dal 1964 presta servizio alla rappresentanza permanente d’Italia nella Comunità europea a Bruxelles. Diventa console a Berna nel 1969, carica che terrà fino al 1971. Presta servizio all’ambasciata d’Italia a Parigi con l’incarico di seguire la politica interna francese in qualità di consigliere politico. Dopo essere diventato capo al gabinetto del ministero degli Affari esteri, nel 1987 il Consiglio dei ministri gli conferisce il grado d’ambasciatore. Nel 1989 riveste la carica di segretario generale alla presidenza del Consiglio dei ministri. È ambasciatore di Francia dal 1991 al 1995, nel 2002 è presidente di Unicredit private banking e nel 2004 diventa membro del consiglio di amministrazione del museo d’arte contemporanea del castello di Rivoli. Fonda Nuovi mecenati, con sede a via Giulia, nel 2005. Info: www.nuovimecenati.org

UNO DEI MODI CHE ABBIAMO PER USCIRE DALLA CRISI IN ATTO È RENDERE CONSAPEVOLI LE PERSONE INCURIOSIRLE E ALLENARLE AL BELLO CHE C’È NEL MONDO

per gli scambi culturali delle due nazioni. Nuovi mecenati raccoglie grandi imprese che si sono rese disponibili a promuovere la musica, la danza, la pittura, il cinema e la letteratura di questi due grandi paesi». Fra i grandi gruppi finanziari troviamo Unicredit banca, Sanofi aventis, Lundbeck, Total, Autostrade per l’Italia e Altran. La fondazione, nonostante sia nata nel 2005, continua le fila di un discorso partito secoli prima, una tradizione che ha inizio con Gaio Clinio Mecenate e dal quale prende idealmente il nome. L’idea di fondo è semplice ed è rimasta invariata, sostenere e patrocinare attività artistiche e culturali. «Vorrei sottolineare – dice Cavalchini Garofoli – che la nostra attività ha il solo fine di finanziare i vari eventi che l’Institut français Italia realizza. Non abbiamo nessun merito per quanto riguarda l’organizzazione e l’attuazione degli eventi stessi». L’impresa è nobile e coraggiosa soprattutto in un periodo travagliato come quello presente. «Penso – continua il presidente – che c’è molta ignoranza nel mondo e che la crisi attuale ne è solo una diretta conseguenza. Uno dei modi che abbiamo per uscire da questa fase è rendere consapevole la gente, incuriosirla e allenarla al bello. Nuovi mecenati serve questo scopo, aiuta a far crollare le frontiere proponendo una fusione


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EVENTI Musica e teatro Per il festival Suona francese è partita a Cagliari da maggio una rassegna sulle composizioni di Debussy e la musica francese. Per ”Face à face”, parole di Francia per scene d’Italia, in programma il 10 giugno a Napoli Scrivere e rappresentare oggi. A Palermo, il 20, sulla terrazza dell’Institut français suonano Make Two Whishes e Lilly Group. Dal 20 al 22 a Bologna un focus sull’opera di Fabrice Melquiot. Infine, sono previsti a Roma il 21 giugno, a piazza Farnese, i concerti di Mrs Good e Mademoiselle K. Stesso posto stessa data per Io farnetico, un festival per musicisti emergenti dove è richiesto di interpretare in italiano un classico francese.

Subito a destra: immagini degli eventi finanziati da Nuovi mecenati a destra: giardini interni di palazzo Farnese foto Manuela Giusto

fra la cultura italiana e quella francese. Ricorda per certi versi ciò che nel ‘700 era il “Grand tour”. Le modalità di fruizione sono diverse, ma lo spirito è identico». Il Grand tour era il viaggio in giro per l’Europa di giovani rampolli alla scoperta di un territorio culturale comune nei vari paesi. Gli artisti francesi, per esempio, vincitori del tanto bramato “prix de Rome”, partivano per un viaggio in Italia offerto dall’accademia di Belle arti francese. Lo studente aveva la possibilità di completare e arricchire la sua formazione nelle varie città d’arte della penisola, scoprendo una cultura che altrimenti non avrebbe mai visto. «In un certo senso – dice il presidente – rendiamo più facile scoprire la Francia in Italia e l’Italia in Francia. Il “prix de Rome” potrebbe considerarsi un po’ un antenato delle attività che noi finanziamo». Spostandoci in un altro paese, infatti, sarebbe difficile catturare in poco tempo lo spirito della nazione, le sue novità in fatto d’arte, di cinema o di musica. “Rendez vous”, Suona francese, “Face à face” , “Francedanse” sono fra


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gli eventi sostenuti dalla fondazione Nuovi mecenati e realizzati dall’Institut français Italia che servono a portare parte della cultura d’Oltralpe in terra italiana. “Rendez vous” è una rassegna cinematografica di film da poco conclusa con successo a Milano dove alla serata di chiusura, come a Roma, è stato proiettato il lungometraggio “Voyage dans la lune” di George Méliès, un film che ha fatto la storia del cinema, musicato per l’occasione dal duo elettrico francese Air. Suona francese, alla sua quinta edizione, presenta ogni genere musicale, dalla classica all’elettronica e trova un corrispettivo anche in Francia con Suona italiano. Teatro e danza sono invece presentati rispettivamente da “Face à face”, parole di Francia per scene d’Italia, e “Francedanse”. «L’accoglienza è stata straordinaria anche nelle piccole città italiane dove abbiamo portato i nostri eventi – ricorda il presidente – l’Italia ha infatti una costellazione di piccoli paesi che mantengono le loro peculiari caratteristiche, a differenza della Francia dove tutto fa capo a Parigi. Ricevo an-

cora delle “mail” di congratulazioni da parte dei cittadini di Noto per i vari eventi che lì abbiamo portato. Tra l’altro Noto è veramente una bellissima cittadina siciliana». Sono una quarantina i luoghi, fra l’Italia e la Francia, che vengono coperti dai diversi eventi finanziati da Nuovi mecenati. «Dobbiamo formare una coscienza di cultura europea – sottolinena Cavalchini Garofoli – la consapevolezza di una base comune a prescindere dalle varie differenze. Abbiamo la fortuna di avere alle spalle grandi finanziatori che credono nel nostro progetto e con noi lo promuovono – conclude il presidente – un’educazione all’arte è possibile, oltre che necessaria, e passa attraverso la curiosità. Solo ascoltando la musica, per esempio, può nascere l’esigenza di imparare a leggere uno spartito, la necessità di formarsi una cultura musicale o imparare un qualsivoglia strumento. Questo vale per qualunque altro tipo di disciplina, dalla danza al teatro fino alla letteratura e la poesia passando per la pittura o la scultura».


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LAPARABOLA DIUNIMMOBILE VIAGGIATORE Fausto Paci, ex sindaco, appassionato di “mail art” La sua vita come ambasciatore di Achille Cavellini Una storia di amore e genuina curiosità per l’arte di ORNELLA MAZZOLA

U

n po’ come il commissario Montalbano, anche lui abita in una casa a poca distanza dal mare, nel piccolo centro dove è nato e vive: Fausto Paci è una vera personalità a Porto San Giorgio, nelle Marche, di cui nel 1968 è stato sindaco. Da questo microcosmo non si è praticamente mai mosso, a parte i suoi spostamenti nel centro nord per il lavoro di rappresentante di commercio. All’estero non si è avventurato, eppure da anni si dedica con entusiasmo alla “mail art”, inviando cartoline da tutto il mondo a critici, collezionisti, appassionati d’arte. Un materiale raccolto nel 2010 in un libro dal titolo emblematico: Non ci sono mai stato, cavellinilogo e viag-

giatore immobile. Il buffo neologismo sta a indicare il suo rapporto particolare con Guglielmo Achille Cavellini (noto anche come Gac), collezionista e divulgatore dell’arte astratta in Italia negli anni Cinquanta, nonché artista dadaista specializzato nel riciclo di oggetti personali – opere collezionate comprese – e grande promotore dell’“arte postale”. Nel 1978 è proprio lui a conferire a Paci il mandato di “ambasciatore” della sua opera e della sua poetica, incarico che l’infaticabile amico espleta tuttora con l’energia e il dinamismo che gli sono propri. Sulle orme del maestro, Paci è però anche collezionista di arte contemporanea, piuttosto sui generis. Nessun “background” culturale e familiare, solo la genuina curio-

IL COLLEZIONISTA DEVE ESSERE CREATIVO ALTRIMENTI SI LIMITA A RIEMPIRE LE PARETI


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IL COLLEZIONISTA “Cavellinologo” doc Fausto Paci vive a Porto San Giorgio (Fermo), dove è nato il 14 ottobre 1924. Sposato, padre di tre figli e nonno, ha lavorato come rappresentante di commercio, appassionandosi all’arte contemporanea e al collezionismo. Nel 1968 viene eletto sindaco del suo paese e si adopera per la fondazione di un liceo artistico, intitolato ad Osvaldo Lucini. Fondamentale il suo incontro con Guglielmo Achille Cavellini, di cui diviene ambasciatore nel 1978. Dagli anni Novanta passa dal collezionismo alla ”mail art”, di cui è tuttora fervente cultore.

Fausto Paci Non ci sono mai stato Grafiche Fioroni 85 pagine

Edito nel 2010, il volume Non ci sono mai stato, cavellinologo viaggiatore immobile, è la raccolta delle operazioni artistiche che Fausto Paci ha realizzato nella sua vita: un omaggio alla memoria del maestro Cavellini.

A sinistra: “Cum-versione”, 2010 foto Luca Bellumore e Monia Marchionni A pagina 70: incontro tra Cavellini e Andy Wharol Brescia, casa di Cavellini, 1974 foto Cinelli, cortesia Fausto Paci

sità che nella sua professione itinerante gli permette di entrare in contatto con mostre, gallerie, eventi: è nata una passione, che negli anni Sessanta si concretizza nell’acquisto di pezzi prestigiosi: cinque di Fontana e poi di autori del calibro di Turcato, Mastroianni, Schifano, accanto ovviamente a Cavellini, che fa da ponte per un passaggio dal figurativo, tipico dei collezionisti in erba, all’astrattismo. La collezione si apre agli astrattisti milanesi come Veronesi, Radice, Melotti, Reggiani e include artisti marchigiani come Bartolini, Monachesi, Tulli. Un posto di rilievo spetta all’opera più cara, il Pastorello di Osvaldo Licini, definito da Paci «il genio che si impose nella biennale del 1958» e al quale intitolerà il liceo arti-

stico che da primo cittadino ha fatto aprire nel suo paese. La collezione è ampia e variegata e si conclude negli anni Novanta, quando il mercato dell’arte diventa proibitivo: «All’inizio i costi non erano esorbitanti, ma assolutamente accessibili. Capitava poi che gli stessi artisti, per ricambiare un invito, regalassero una loro opera. Nel nuovo millennio invece i prezzi salgono alle stelle». Ma cosa significa collezionare per l’eclettico Paci? «Il collezionista deve essere creativo, altrimenti si limita a riempire le pareti», afferma con decisione e a questo proposito ama citare una frase del critico Filiberto Menna: «L’artista, il critico, il collezionista: tre momenti della creatività». Così, da una parte il collezionare è

solo un aspetto dei suoi interessi artistici che spaziano dalla “mail art” alla “performance”, di cui è stato protagonista con il prediletto Cavellini; dall’altra anche il collezionismo può avere risvolti particolari, come la raccolta di cinquemila manifesti di mostre d’arte dagli anni Sessanta in poi, che Paci espone a Porto San Giorgio ogni anno in cento esemplari alla volta, coltivando il sogno nel cassetto di un archivio comunale che li conservi. Il suo orgoglio, però, è il maxi francobollo speciale realizzato per il centenario di Cavellini. Se è vero che “ambasciator non porta pena” in questo caso si può ben dire che porti entusiasmo e gioia di vivere. Il “viaggiatore immobile” davvero tutto sembra fuorché ottuagenario.


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UN URLO DA RECORD Uno dei quattro rari esemplari della tela di Munch battuto per 120 milioni di dollari

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Elida Sergi

Edvard Munch L’urlo 120 milioni di dollari

”Orange, red yellow” 86.8, milioni di dollari

PODIO ESTERO

Mark Rothko

Henri Matisse ”Les pivoines 19,12 milioni di dollari

Paul Cezanne Il giocatore di carte 19,12 milioni di dollari

2

1

Leonardo Roda

PODIO ITALIA

entoventi milioni di dollari è la cifra più alta mai pagata in asta per un’opera d’arte. La cifra da capogiro è stata sborsata da Sotheby’s a New York per un esemplare dell’Urlo di Edvard Munch, una delle quattro versioni del capolavoro del 1895, l’ultima ancora in mani private. Il prezzo di vendita iniziale era di 40 milioni di dollari, poi i rilanci sono andati avanti per una dozzina di minuti arrivando alla cifra record di 120 milioni di dollari. Altra cifra da capogiro è quella sborsata per Mark Rothko il cui dipinto “Orange, red, yellow” del 1961, inizialmente stimato tra i 35 e i 45 milioni di dollari, è stato aggiudicato per oltre 86.8 milioni stabilendo il nuovo record del mondo per un’opera d’arte contemporanea. Paul Cezanne, Henri Matisse, Pablo Picasso e Claude Monet sono, invece, gli altri artisti divenuti protagonisti di una delle aste più importanti del mese che si è tenuta nella sede della casa d’aste Christie’s a New York. La vendita ha fruttato prezzi da capogiro, e d’altra parte non poteva essere diversamente visti i pezzi messi a disposizione degli intenditori. Partiamo da Paul Cezanne e dal suo Giocatore di carte, raro studio preparatorio ad acquerello per il celebre capolavoro I giocatori di carte. Mostrato l’ultima volta in pubblico nel 1953, il bozzetto è stato aggiudicato per 19,12 milioni di dollari, circa 14 milioni di euro. L’opera è stata al centro di un’accesa gara al rialzo fra tre collezionisti, alla fine vinta da un compratore collegato via telefono con la sala d’aste. Che dire poi di “Les pivoines” di Matisse? Dipinto nello sperduto villaggio di Collioure nel 1907, la tela combina la pennellata gestuale del fauvismo con l’astratto, lo spazio intangibile della rivoluzionaria in modalità decorativa di Matisse. Il dipinto è stato battuto per la stessa cifra record del dipinto di Cezanne, per 19,12 milioni di dollari. Terza posizione per “Le repos (Marie-Thérèse)” di Pablo Picasso, rappresentante l’amata Marie-Therese, aggiudicato a 9,9 milioni di dollari, ben oltre il valore della stima di 7 milioni. Un buon piazzamento anche per quello che è considerato uno degli artisti simbolo dell’impressionismo, il pittore Claude Monet. La vendita del suo dipinto “Les demoiselles de Giverny” ha fruttato alla casa d’aste 9.602.500 dollari. Si tratta di uno degli esempi pittorici che caratterizzano maggiormente il lavoro di Monet, uno dei primi a concepire la creazione di dipinti che sembrano essere in sequenza: una serie d’immagini che rappresentano lo stesso paesaggio e la stessa scena. Sul versante italiano protagonista del mese è il pittore Cesare Maggi che con il suo dipinto Al sole, nel quale è rappresentata una ragazza stesa a prendere la tintarella in una giornata estiva, ha fruttato alla Meeting art la buona cifra di 9.500 euro. Cinquecento di meno di quelli che ci sono voluti a un collezionista per aggiudicarsi, nella stessa battuta d’asta, un altro dipinto interessante: Alta Valtournanche, un paesaggio dell’artista Leonardo Roda. Studio per mercatino, un’opera pullulante di vita dell’artista Alessandro Rupo, è il terzo dipinto sul podio. Una giornata uggiosa ma colori che si combinano, confusione tipica dei mercati e dettagli che quasi si perdono sullo sfondo, per un dipinto che è stato battuto in sala a 7.500 euro.

Alta Valtournanche 9.000 euro

Cesare Maggi Al sole 9.500 euro

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Alessandro Rupo Studio per mercatino 7.500 euro


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a recente vendita a New York da Sotheby’s dell’unica versione in mani private, delle quattro esistenti, dell’Urlo di Edvard Munch dimostra come i capolavori museali non conoscono crisi: questo vale anche per le opere iconiche dell’arte “post-war” e contemporanea ambite non solo da collezionisti statunitensi ed europei, ma anche russi e asiatici, in particolare dalla Cina. A sostenerlo è Mariolina Bassetti,“chairman” di Christie’s Italia e direttore internazionale nel “post-war & contemporary art department” di Christie’s. «Reperire un capolavoro – dichiara la Bassetti – è la sfida più

seguire la felice congiuntura degli artisti storicizzati, le cui quotazioni continuano a crescere in modo regolare. Per citarne alcuni Cindy Sherman, Andreas Gursky, Urs Fisher, Banksy, Ged Quinn e Joana Vasconcelos ma non mancano artisti italiani come Maurizio Cattelan. Tuttavia solo il tempo potrà stabilire quali di questi artisti diventeranno le “star” del mercato di domani», conclude la Bassetti. E il 27 giugno a Londra da Christie’s, dopo le vendite supermilionarie di arte contemporanea di maggio a New York, nuovo appuntamento imperdibile per gli appassionati del settore: uno dei primi lavori di Lucian Freud, “Head of a

IL CALENDARIO Gli appuntamenti del mese Bruu n-Ra smussen Copenaghen, 4-14 giu gno Arte contemporanea e design: uno dei 50 esemplari del vaso ”Kantarelli” degli anni ’50, stima 15-25 mila euro. Info: www.bruu n-rasmu ssen.dk Pierre Bergé Parigi, 7 giugno Design del XX secolo: Canapè e coppia di poltrone Dezza del 1965 disegnate da Gio Ponti, stima 18-25 mila euro. Info: www.pba-auc tions.co m Meeting a rt Vercelli, 9-10-16 -1 7-23 -2 4 giugno Arte moderna e contemporanea: Superficie 721, olio su tela (50x70 cm) di Giuseppe Capogrossi del 1968-71, base 50mila euro, stima 90-100 mila euro. Info: www.m eetingart.it

I capolavori storicizzati non risentono della situazione economica negativa

NIENTE CRISI PER I GRANDI grande per uno specialista. Quello che conta è soprattutto il lavoro dell’equipe internazionale di Christie’s, la costante ricerca e, naturalmente, le relazioni con collezionisti privati, musei e mercanti. Una volta reperiti i capolavori, occorre valutarli e i parametri chiave sono principalmente la qualità artistica, l’importanza storica, la provenienza, la data e lo stato di conservazione. Questo tipo di opere sono considerate ormai dei beni dotati di un valore intrinseco pari a quello degli immobili e delle pietre preziose di maggiore caratura e purezza. A mio avviso, le opere dei più grandi artisti storicizzati del dopoguerra sono destinate a crescere soprattutto nel lungo e medio termine. Ma sono già molti gli artisti viventi a

greek man” del 1946 ha stima 1,5-2 milioni di sterline, mentre una contemporanea e monumentale scultura di Jeff Koons, della sua serie di uova di Pasqua realizzata nella “factory” dal 1994 al 2008, “Baroque egg with bow”, ha stima 2,5-3,5 milioni di sterline. Sempre a Londra, Bonhams il 7 giugno propone un’opera dell’indiano Francis Newton: “Still life with fish and bread”, con stima 100-150 mila sterline. Il 22 giugno l’appuntamento è a Zurigo con una vendita di arte moderna e contemporanea, Swiss art e stampe moderne: “La promenade des amis” del 1976 di Diego Giacometti ha stima 300-500 mila franchi svizzeri. Stefano Cosenz

Bon h a m s Los Angeles, 24 giugno La collezione di circa 80 ritratti cinematografici realizzati durante la Grande depressione dai fratelli Jerome, Norton ed Edward Gaston nel seminterrato del Fox theater, a Long Beach in California, utilizzando immagini di riviste e fotografie in bianco e nero di attori e attrici come Fred Astaire, Charlie Chaplin, Joan Crawford, Bette Davis, Marlene Dietrich, Katharine Hepburn, Spencer Tracy, fornite da studi cinematografici come la Columbia ed Rko. Godfrey ”My man godfrey”, ”gouache” del 1936 raffigurante William Powell con titolo del film e lista degli attori, stima 1.000-1.500 dollari. Info: www.bonhams. com Christie’s Londra, 25 e 2 6 giugno Ceramice di Pablo Picasso della collezione Madoura: 550 ceramiche dell’artista spagnolo fabbricate in Francia, a Madoura Pottery a Vallauris, a partire dal 1947 fino al 1971, con range di stima tra 100 e 100 mila sterline: ”Gros oiseau corrida”, 1953, stima 30-50 mila sterline. Info: www.c hristies.c om

Diego Giacometti “La promenade des amis” 1976


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UNAMEZZALUNA DIPRAGMATISMO L’olandese Maurice Nio firma l’ampliamento del centro Pecci a Prato Previsto un nuovo e funzionale spazio per la collezione permanente di ANDREA RODI

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naugurato nel 1988 a Prato, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci è presto divenuto uno dei poli di primordine del panorama espositivo italiano. Ideato sul modello del centre Pompidou di Parigi, oltre a ospitare un susseguirsi incessante di importanti mostre, ha trovato nella multidisciplinarità il suo tratto caratteristico, dando spazio a una biblioteca e facendo da scenario a incontri, conferenze, concerti e spettacoli teatrali. L’esigenze di un ampliamento degli spazi espositivi è nata dopo un ventennio di febbrile promozione di mostre temporanee a cui si è sempre affiancato, però, l’acquisto di opere, inteso a dare vita a una collezione permanente di assoluto rilievo. «Il prossimo anno festeggeremo i venticinque anni di attività – spiega Marco Bazzini, direttore artistico del centro Pecci – e in questo lasso di tempo siamo riusciti a raccogliere oltre 1.100 lavori. Quindi, quello che era nato come un centro per l’arte contemporanea con una mis-

IL PROGETTO Stanziati 7,8 milioni di euro Il progetto di ampliamento del centro Pecci, realizzato da Maurice Nio con gli italiani Manuela Guerrucci, Giuseppe Vultaggio e Luca Rimatori, è stato completato nel 2008. I cantieri sono cominciati due anni più tardi. Il termine previsto era questo mese ma, a causa di problemi con la ditta aggiudicataria dell’appalto, i lavori subiranno un ritardo di circa un anno, spostando l’inaugurazione al secondo semestre del 2013. Il ritardo non influirà sui costi, che non aumentano rispetto ai 7,8 milioni di euro previsti. L’intervento riguarda una superficie di quasi 3.000 metri quadri. Info: www.centropecci.it


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Rendering del progetto di ampliamento del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato cortesia: Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci Prato

IL PROBLEMA DEL MUSEO ERA LA MANCANZA DI CONTINUITÀ FRA I PERCORSI DI FRUIZIONE E CIRCOLAZIONE E LA DIFFICILE INDIVIDUAZIONE DELL’INGRESSO

sione allora molto innovativa rispetto ai modelli presenti in Italia, dopo venticinque anni si amplia con uno spazio adibito alla presentazione in permanenza della collezione che, fino a questo momento, è sempre e solo stata presentata parzialmente in diversi occasioni espositive». Il progetto per la nuova struttura, che trasforma il centro in un vero e proprio museo, è stato realizzato dall’architetto olandese Maurice Nio. Anche lui non manca di sottolineare la necessità dei lavori d’ampliamento. «Il problema maggiore del museo – dichiara Nio – era la mancanza di continuità tra i percorsi di fruizione e circolazione: il percorso esistente era lineare e fortemente direzionato. Secondo punto debole dell’edificio era l’ingresso principale, di difficile individuazione. Per questi due motivi mi piace paragonare il museo al palazzo imperiale di Tokio, visibile da tutti ma estremamente inaccessibile. Il primo problema è stato risolto con la creazione, al primo piano, di

un nuovo percorso, in maniera da creare una diversificazione degli assi di fruizione. Il secondo punto si è risolto collocando al piano terra tutte le funzioni rivolte al pubblico. Abbiamo infine orientato l’ingresso principale chiaramente in direzione dell’incrocio delle strade principali». Il pragmatismo dell’intervento è splendidamente raccolto in una struttura a mezzaluna tanto semplice quanto affascinante, che abbraccia l’edificio originale. Il tocco fantasioso, che contraddistingue tutti i progetti di Nio, è dato da una torre a zig zag che spunta dalla struttura principale. «La torre – precisa Bazzini – ha la funzione di dare stabilità all’edificio ma è anche un ornamento che dovrebbe rappresentare un’antenna che percepisca i segnali più contemporanei che arrivano dall’esterno e portarli dentro il museo». Una perfetta resa simbolica della strenua attività di ricognizione e promozione dell’arte contemporanea che ha contraddistinto l’intero percorso del centro Pecci.


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TERRA COMUNE UTOPIACONDIVISA di LUCIA BOSSO

Le anticipazioni sulla nuova edizione della Biennale di Venezia ”Common ground” diretta da David Chipperfield: «Obiettivo dell’architetto è l’adempienza critica»


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Sotto: studio Muf ”Concept sketch” A destra: rendering del progetto di Farshid Moussavi

S LA MANIFESTAZIONE Cinquantotto progetti La tredicesima edizione della mostra internazionale d’architettura di Venezia ”Common ground”, diretta da David Chipperfield, si costituisce di un unico percorso espositivo dal padiglione Centrale ai giardini all’Arsenale. La mostra presenta 58 progetti realizzati da architetti, fotografi, artisti, critici e studiosi. Molti di loro hanno risposto all’invito del direttore presentando proposte originali e installazioni create per la manifestazione. I nominativi presenti sono in totale 104. Il budget stanziato è di 6,8 milioni di euro. Dal 29 agosto al 25 novembre, Venezia. Info: www.labiennale.org/it/architettura

tando alle dichiarazioni, sembra che quest’anno la Biennale internazionale di architettura e il Padiglione italiano condivideranno uno spirito se non polemico, senza dubbio attento e critico alla cultura progettuale e, più in generale, economica e sociale contemporanea. Il direttore londinese David Chipperfield intitola la sua biennale “Common ground”, terra comune, per «riaffermare – dichiara – l’esistenza di una cultura architettonica costituita non solo da singoli talenti», la sovraesposizione delle “archistar” che hanno segnato e occupato gli ultimi decenni della storia dell’architettura «ma anche da un ricco patrimonio di idee differenti riunite in una storia comune». Il curatore del padiglione nazionale Luca Zevi (nominato con ritardo e non senza polemiche dopo lo scarto di alcune proposte alternative come Inédite di Luca Diffuse che ha raccolto un inaspettato appoggio dagli addetti ai lavori) rende omaggio a uno dei più interessanti esempi di politica industriale italiana, l’esperienza di Adriano Olivetti, spiegando come non si tratti di un atto nostalgico ma di un esempio moderno «per la sua capacità di progettare in funzione delle esigenze dell’uomo». Più che mai nell’edizione 2012, la Biennale si presenta dunque con grandi ambizioni di reazione a un sistema che evidentemente non piace o non funziona più, per rimettere al centro dell’attenzione il bene condiviso, in cui l’architetto si ponga come parte di esso. «Obiettivo dell’architetto – prosegue Chipperfield – è l’adempienza critica. Gli architetti pos-

sono operare solo attraverso la procedura che conferisce loro l’incarico e ne regola l’attività. Le nostre idee sono vincolate e convalidate dalla reazione della società». Per attuare il programma, Chipperfield ha invitato un gruppo di architetti, chiedendo a ciascuno «di proporre un progetto insieme a un dialogo che risponda al tema e mostrasse l’architettura nel suo contesto di influssi e di affinità». Si cimenteranno in progetti condivisi, e spesso inediti, 104 partecipanti, molti dei quali anglosassoni (tra cui Peter Eisenman con l’università di Yale, Foster + Partners e Zaha Hadid) pochi italiani (Fulvio Irace, Cino Zucchi e San Rocco) e alcuni celebrità come Kazuyo Sejima, Rem Koolhaas e Peter Zumthor. Sarà interessante capire come questi ultimi gestiranno la loro ingombrante presenza. Il giornalista inglese Justin Mc Guirk con Alfredo Brillembourg e Hubert Klumpner lavorano sulla complessità sociourbanistica delle favelas di Caracas, dove ha sede il loro studio “Urban think tank”; lo studio irlandese “Grafton architects” si unisce al brasiliano Paulo Mendes da Rocha per un campus universitario in Perù, e ancora Zaha Hadid dialoga con gli ingegneri sul tema del “Thin shell structure”, autori della Ruta del Peregrino, 117 km di sentiero in Messico che si snoda da Ameca fino a Talpa de Allende, e poi i lavori degli artisti Peter Fischli e David Weiss, da poco scomparso, e di Thomas Struth. La manifestazione rinnova per la terza edizione le “Biennale sessions”, il progetto speciale per le università e le accademie e introduce Conversazioni sull’architettura: incontri dedicati a temi e architetti atipici.


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(S)VELARE IDENTITÀ FRA LE OMBRE Il Santa Giulia art and wine residence di Torino lancia una collettiva: Dis-velamenti Come trasformare i non luoghi di Marc Augé in posti unici grazie all’arte di DAVIDE SOLLASCHI

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orino puzza di follia e metafisica. Nietzsche ci lasciò la salute mentale e De Chirico si portò appresso per tutta la vita le sue lunghe ombre. “La città dove tutto è apparizione”, così la chiamava l’artista, conserva e esalta una struttura del tutto particolare, non è un albergo, e non è una galleria, eppure accoglie e lascia andare clienti e opere. Santa Giulia art and wine residence è a un tiro di schioppo dai portici infiniti di piazza Vittorio Veneto, nel centro della città. L’edificio lancia a partire dal 30 maggio una collettiva d’artisti chiamata Dis-velamenti che ruota intorno al concetto di identità. È Lino Agrosì, curatore dell’evento, che risponde alle domande. L’identità è interrogata anche partendo dal concetto di luoghi?

«Luoghi e non luoghi come direbbe Marc Augé. Ci sono posti che noi tutti percepiamo come famigliari ma in realtà non lo sono affatto, quello che conosciamo di questi siti è la loro funzione, il loro scopo. Basta pensare ai supermercati, gli aereoporti, i grandi luoghi della vita di tutti i giorni. Il residence non fa eccezione è un posto neutro, di passaggio. Noi scommettiamo che questo può cambiare, che il luogo può caratterizzarsi e diventare unico, particolare, caratterizzato da qualcosa che lo definisca in maniera originale. Abbiamo pensato all’arte perché non c’è strumento migliore di questo in grado di mettere in discussione le cose». Questa è la prima volta che organizzate l’evento? «No, siamo alla seconda edizione, se così la possiamo chiamare. Lo


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IL RESIDENCE via Santa Giulia 41 Torino www.santagiuliaartandwineresidence.com

A destra e sinistra esterni della struttura in basso le stanze del residence

scorso anno è stato un vero successo, oltre ogni aspettativa. Ci sono però delle novità rispetto all’evento passato. Questa volta abbiamo chiesto in prestito direttamente le opere agli stessi artisti, la volta scorsa, invece, abbiamo utilizzato materiale della collezione del Santa Giulia. Ora queste opere decorano le stanze del residence». E come è stata la reazione dei vari artisti per una proposta così fuori dalle righe? «Sappiamo di proporre qualcosa che è in bilico fra arte e qualcosa che forse non lo è. Bisogna superare queste ostilità. Gli artisti inizialmente erano perplessi, poi una volta che è stato spiegato il progetto e mostrato il nostro entusiasmo, l’impressione originale è cambiata e si sono mostrati particolarmente trasportati dall’idea».

Quali sono, se esistono, i punti in contatto fra una galleria e un residence? «Direi il passaggio, il transito di opere e persone. Un albergo accoglie il turista, in qualche modo lo conserva, e poi, finita la permanenza, lo lascia andare. Così, funziona anche una galleria, le opere, una volta finita l’esposizione gireranno per altri luoghi come fà il turista. Quindi in qualche modo il punto di contatto è il movimento. Poi c’è ovviamente la passione per l’arte e lo scopo di dare visibilità ad artisti emergenti e validi. Per questa edizione i nomi sono: Francesco Sena, Paolo Leonardo, Ada Mascolo, Paolo Maggis e Maura Banfo, artisti che vengono da dentro e fuori Torino».


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Still light Fili di rame e rossi e succosi pomodori bastano per accendere questa lampada, un vero esempio di eco-friendly design

Fountain Un semplice sistema di filtraggio a ciclo continuo fornisce acqua sempre pulita ai fiori e ai pesci rossi della vasca

Andrea Miniserra domestica dal design minimale che purifica l’aria con una tecnologia semplice ma efficace

Windowfarm Un giardino dei semplici sempre a portata di mano sul davanzale della cucina che diventa anche progetto didattico per capire il ciclo vitale delle piante

Grow bottle Un piccola oasi domestica per le piante aromatiche, un progetto di riciclo realizzato utilizzando bottiglie di vino recuperate dai ristoranti

ECCO IL “GREEN DESIGN” TRA SPERIMENTAZIONI E CREAZIONI SOSTENIBILI FUNZIONALI, RISPETTOSI DELLA NATURA E FACILMENTE SMALTIBILI. I NUOVI OGGETTI SI VESTONO DI RESPONSABILITÀ AMBIENTALE SENZA DIMENTICARE TECNOLOGIA ED ELEGANZA

a cura di FRANCESCA CASTENETTO (SIGNDESIGN)

Greenhouse Arte, moda, design e piante in un unico pezzo. Potrebbe sembrare un po’ eccentrico nell’uso quotidiano ma diventa valore di sostenibilità nella vita di tutti i giorni

È

incredibile pensare a quanti progetti si possano sviluppare nell’ambito del “green design”. Sperimentazioni ludiche, creazioni sostenibili, oggetti funzionali, utilizzare il verde e sperimentare con la botanica porta a risultati e idee assolutamente creative. Le potenzialità della clorofilla innescano una sorta di sana competizione che coinvolge designer e aziende. Mathieu Lehanneur è un esperto in materia. Considerato a metà tra un progettista e uno scienziato, il designer francese collabora con biologi, chimici, medici per creare progetti che fanno leva sulla versatilità degli elementi organici per ottenere reali benefici sull’uomo e sull’ambiente. Si va dal progetto Andrea, la miniserra domestica che utilizza le piante come efficienti filtri naturali per purificare l’aria alla più recente Fountain, un semplice sistema di filtraggio che combina flora e fauna attraverso un ciclo di purificazione dell’acqua che dalla vasca dei pesci passa purificata alle piante. La creatività dei designer esplora anche la possibilità di trasfomare noi stessi in reali protagonisti del rapporto tra uomo e natura. È il caso dei sistemi progettati per creare piccoli orti all’interno delle mura domestiche. Un esempio è Windowfarm, una sorta di orto verticale che consente di coltivare ortaggi e verdure direttamente in casa sfruttando il ciclo vitale delle piante e l’equilibrio tra sostanze nutritive assorbite e riciclo di quelle non utilizzate. Anche “Grow bottle” della Potting shed creations consente di esporre dentro casa un giardino dei semplici. La particolarità è data dal “packaging”, costituito dall’evoluzione di una bottiglia di vetro tagliata a metà, dove il corpo della bottiglia è il vaso mentre il collo, rovesciato, diventa il canale di scolo per l’acqua. Per portare a spasso le nostre piante c’è la comoda “Greenhouse”, presentata all’ultima edizione del Salone del mobile di Milano, progettata dallo studio con base ad Amburgo Besau e Marguerre; una serra portatile trasparente dall’aspetto davvero “glamour” che non passerebbe inosservata nei circuiti urbani. E se volessimo andare oltre l’immaginabile, apriamo gli occhi e accendiamo la luce con “Still light”, progettata da Cygalle Shapiro. Si tratta di una lampada alimentata da un sistema a Led integrato con parti metalliche e organiche, nello specifico pomodori, che scatenano una reazione elettrochimica in grado di accendere una lampadina. Progetti di design per ricordarci l’importanza dei piccoli e grandi ecosistemi.


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GLI INGREDIENTI? TALENTO, ESTRO E CURIOSITÀ Esce “Works”, il volume sulla designer francese Matali Crasset Le sue creazioni sono nelle collezioni dei maggiori musei del mondo di SILVIA MORETTI

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eve tanto a Milano, a Denis Santachiara e a Philippe Starck che le hanno dato fiducia agli inizi della sua carriera, quando aveva solo venticinque anni. Oggi Matali Crasset ne ha quarantasei e vive in uno dei quartieri più popolari e multietnici di Parigi, Belleville, con il marito e due figli. Dopo la laurea alla scuola nazionale superiore di creazione industriale e qualche anno trascorso a Milano insieme a Santachiara, la Crasset torna a Parigi e inizia a lavorare per la Thomson multimedia, fino a quando decide di fondare una sua società, la Matali Crasset productions. I suoi lavori sono finiti nelle collezioni dei maggiori musei del mondo, come il centre Georges Pompidou, il Fond nazional d’art contemporain di Parigi e il Moma di New York. Altre sue creazioni si sono contese i premi più prestigiosi, come il gran premio della stampa internazionale della critica del mobile contemporaneo, che ha vinto nel 1999, o il primo premio del concorso Louis Vuitton. Molti di questi raffinati oggetti sono confluiti nel volume “Works”, appena uscito per Rizzoli New York, a cura di Alexandra Midal e Zoe Ryan e presentato recentemente in Italia. La designer francese lavora da subito per i marchi più importanti, da Established and sons a Hermès, da Swarovski a Domeau & Pérès, da Alessi ad Artemide. Il suo vero nome è Nathalie, il suo pseudonimo deve, per sua volontà, essere scritto senza maiuscole; da sempre il suo viso magro è incorniciato da un caschetto di capelli neri e lisci. L’originalità è il suo mestiere ma il suo talento non sarebbe tale se venisse meno la curio-


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Matali Crasset Works Rizzoli New York 320 pagine 61, 70 euro

A destra: “Essentiel de pâtisserie” Matali Crasset e Pierre Hermé per Alessi, 2010 A sinistra: una creazione del collettivo Vicolo Pagliacorta In basso: Le chitarre di Noah Guitar

sità verso le arti e le tecniche più disparate che da sempre la contraddistingue. Musica elettronica, scenografia, architettura sono solo alcuni degli ambiti con cui Matali Crasset si è confrontata nel corso del tempo. E da questa ricerca costante e continua sono nate opere che hanno segnato i tempi moderni in cui viviamo e, nello stesso tempo, proprio di questi tempi sono figlie. Il lavoro “Quand Jim monte à Paris” fa pensare alla nuova tendenza del “couch-surfing”, l’ultima frontiera del viaggio “lowcost”, o l’arte di saltare da un divano all’altro. Quando arriva un ospite improvviso, la lampada in salotto magicamente si trasforma in un comodo tatami. Con “City brunch” ha preparato tutto l’occorrente in porcellana utile a consumare un dignitoso brunch, quel pasto a metà tra la colazione e il pranzo che di solito si svolge di domenica. Il canapè “Permis de costruire”, a misura di bambino, è invece un divano a moduli che può assumere in poco tempo qualsiasi altra forma si voglia. Mentre “Essentiel de pâtisserie”, un set di accessori per la pasticceria che comprende una ciotola, una frusta, una spatola in silicone e un piatto, disegnato per Alessi nel 2010, nasce dall’osservazione diretta del lavoro dell’amico pasticcere Pierre Hermé e dalla volontà di costruire utensili accessibili a chiunque. A Nizza ha inoltre realizzato il “concept” dell’Hi-hotel, hotel metropolitano di alta gamma, dove sperimenta ben nove stili di vita ognuno basato su una organizzazione diversa degli spazi. Dormire diventa un’esperienza, mangiare diventa un piacere dietetico e biologico. La musica e le luci fanno il resto.

LOVLI.IT Nasce il “talent store” per designer nostrani

MENCRAFT A Roma il primo festival dedicato al nuovo artigianato

Una ”start up” italiana per il design di qualità. Non solo per venderlo ma anche per parlarne, conoscerne i protagonisti, scoprirne i segreti e lo stile. Si chiama Lovli.it ed è il primo ”talent store” del design tricolore: nato dall’idea di Tiziano Pazzini e Alberto Galimberti, due trentenni conosciuti nel 2004 durante un master alla Bocconi di Milano, il portale ”e commerce” propone ai creativi italiani una vetrina privilegiata per farsi conoscere dal grande pubblico raccontando la propria storia e mettendo in vendita i propri prodotti. Ogni giorno l’”homepage” di Lovli.it è dedicata a un designer diverso. Grazie a interviste, fotogallerie e contenuti video vengono dipinte esperienze, ispirazioni e percorsi personali dei creativi italiani, dai giovani emergenti fino ai mostri sacri. Su Lovli.it i designer parlano dunque attraverso le proprie creazioni esprimendo l’estro, l’abilità e la qualità del loro lavoro mediante linee, colori e materiali. Senza contare le offerte, che arrivano fino al 70% di sconto su prezzi che, di solito, sono piuttosto elevati. Info: www. lovli.it (S. C.)

Chi sono i nuovi ”makers”? Per scoprirlo basta farsi un giro alle Terme di Caracalla dove si tiene, dal 12 al 16 giugno, Mencraft, il primo festival italiano dedicato ai nuovi artigiani. Un’esposizione di progetti e creazioni che celebrano e invitano a riflettere sul labile confine tra artigianato e opera d’arte, tra status d’artista e qualifica di artigiano. Un’indagine attraverso il mondo del ”social design” e di altri territori in cui l’ingegno manuale accompagna l’intuizione artistica e la tecnologiane rivela il potenziale. Aranciera di san Sisto, via Valle delle Camene 11, Roma. Info: www.mencraft.com (G. B.)


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UN FUTURO SEMPRE PIÙ RICCO DI GRAFICA Scommessa internazionale vinta per Claudia Neri, “graphic designer” fondatrice di Teikna di GIULIO SPACCA

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na figura fondamentale ma poco conosciuta nel campo della comunicazione è quella del “graphic designer”. Ne abbiamo parlato con Claudia Neri che in questo campo, attraverso il lavoro svolto con Teikna design, è riuscita a imporsi a livello internazionale. Com’è nata l’idea di fondare Teikna? «A metà anni ‘90 lavoravo per un’importante agenzia di “branding”, occupandomi direttamente di progetti per clienti istituzionali e “corporate”. Da qui l’idea che forse aveva più senso lavorare gestendo direttamente il tutto. Inoltre, volevo concentrarmi su un design più innovativo dal punto di vista concettuale e questo può essere difficile lavorando in agenzia, dove tendenzialmente prevalgono altre logiche». Qual è la situazione dei “graphic designer” nel nostro paese? «Oltre a risentire della fase involutiva dell’economia in generale e di un mercato votato all’immobilismo, il “graphic design” italiano risente di uno status di cittadinanza minore, attività di serie b o c, a secondo delle circostanze geopolitiche. Ci sono poi i media, che ritraggono nella sezione cultura le star del design: Sagmeister, Irma bloom,

Bruce Mau e altri. Professionisti di altre galassie che possono permettersi il lusso di dedicarsi a grandi progetti qui sconosciuti». Perché questo ruolo in Italia è un’entità ancora semisconociuta? «Ci sono idiosincrasie tutte italiane e motivazioni più strutturali. Per anni la pubblicità qui da noi ha rivestito un ruolo fondamentale per qualsiasi iniziativa di comunicazione. I “budget” importanti giravano solo sul fronte delle grandi agenzie di pubblicità». Al “graphic design”, sminuito a ruolo estetizzante, è stato assegnato uno spazio sempre più ridotto. «Ruolo che i designer stessi hanno accettato passivamente, votati soprattutto al mantenimento del formalismo geometrico ereditato dai grandi vecchi del graphic italiano degli anni ‘60 e ‘70. Poco interessati all’innovazione e ancor meno a cercare un ruolo nuovo nel mercato. Preferendo piuttosto il ritiro “ascetico”, ed economicamente sicuro, in istituzioni consolidate: cattedre al Politecnico e simili luoghi illustri». Nei momenti di crisi si è più liberi nel creare oppure si hanno limiti maggiori? «Sarebbe bello poter rispondere in maniera affermativa, invece la risposta è purtroppo

quasi sempre di segno opposto: innervositi e resi ancora più insicuri dai dati economici, i direttori della comunicazione delle aziende sono sempre più tentati dalla via della certezza del risultato. Così si sceglie la squadra più affermata piuttosto che idee nuove». I suoi lavori per Sda Bocconi e Da Vittorio si rivelano particolarmente innovativi: come nascono certe risoluzioni grafiche? Cerco di partire sempre dal “brief” trasformando gli ostacoli in punti di forza, il design come rivestimento estetico mi interessa poco. Per Sda Bocconi bisognava comunicare internazionalità e innovazione, da coniugare a prestigio istituzionale. Elementi a prima vista inconciliabili che in realtà si sono rivelati tutt’altro. La formazione parte sempre da sogni, aspirazioni, grilli per la testa, qui visualizzati attraverso una serie di disegnini fatti a mano e sovrapposti alle foto. Da Vittorio è un caso da manuale per chi si occupa di “brand identity”: un’attivita di grande prestigio, anche internazionale. La sfida è stata quella di ridefinire un canone di eleganza. La risposta è stata tutta nei materiali prodotti. Per realizzare i quali sono stati coinvolti eccellenti fornitori di cui il nostro paese è, almeno in questo, portatore sano».


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LA CREATIVA Da Roma a Dubai 1963 Nasce il 10 aprile a Roma

1994 Fonda Teikna design, agenzia specializzata nel settore ”brand identity”e ”corporate design”

2008 Giurata ufficiale al festival internazionale della creatività Cannes lions

2009 Giurata all’Art directors club di New York

2001 Giurata al festival Dubai Lynx. Ha conseguito diversi premi, tra i quali: l’American institute for graphic arts e il premio Platino da Graphis a New York Info: www.teikna.com

Tavole dal progetto Logos A pagina 84: immagini dei lavori per Butterfield & Robinson e Mc Selvini


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I NUOVI EDITORI E LA CRISI Dall’altra parte della scrivania Per una volta lasciamo stare gli scrittori, giriamo la sedia e scopriamo l’altra parte della medaglia: l’editore. Professione che porta a investire e promuovere su prodotti che girano in un mercato quantomeno altalenante, eppure è grazie a loro che continuiamo a leggere libri e scoprire nuovi scrittori. La crisi ha toccato tutti, figuriamoci loro che vendono parole. In Italia ci sono più scrittori che lettori, il mercato editoriale è in netto ribasso eppure continuiamo a vedere come non mai libri sugli scaffali. I pareri, l’esperienza e le idee per sopravvivere di chi ha imparato a non affondare in questa valle di lacrime.

NUTRIMENTI

STARESULPEZZO,SEMPRE Intervista con Palombi, a capo della casa nata all’indomani dell’attacco alle torri gemelle di FRANCESCO ANGELUCCI

È

stato presentato 10 giorni dopo l’attacco alle torri gemelle il primo libro della Nutrimenti. Parlare con Andrea Palombi, il direttore della casa editrice di crisi è come chiedere a un pugile come ci si sente dopo un destro in faccia. La domanda giusta alla persona giusta. La Nutrimenti nasce infatti nel fatidico 2001. «Per lungo tempo – spiega Palombi – siamo stati indecisi se far partire o meno il progetto che inizialmente doveva essere diverso. Avevamo pensato a qualcosa che funzionasse “online”, solo dopo abbiamo risolto per una casa editrice più tradizionale». Mentre il mondo tenta di superare il duro colpo dell’attentato alle torri gemelle c’è chi comincia a ricostruire partendo dal basso con mattoni leggeri ma fondamentali, pieni zeppi di parole, con dei libri. «È un po’ questo il senso del nome che abbiamo scelto per la casa editrice oltre che la nostra missione – continua il direttore – Nutrimenti vuole esprimere un bisogno fondamentale, primario, un qualcosa di cui non possiamo fare a meno, uno strumento essenziale per la sopravvivenza quale il cibo, l’acqua ed evidentemente i libri». Questa è un’esigenza particolare che nasce solo in periodi storici turbolenti, caratterizzati da mutamenti che obbligano a camminare su un filo sospeso per aria. È così, infatti, che nasce la necessità di una base, di un punto fermo, una piattaforma più ampia dove cominciare a progettare qualcosa di più grande di uomini costretti a camminare su un

filo. «L’idea che abbiamo avuto fin dal principio – spiega Palombi – è stata quella di creare spazi di approfondimento contro una cultura rapida e veloce, di consumo e di immediata comprensione. La nostra prima collana è di saggistica con temi di attualità, economia, politica e costume. Di certo non è un caso se fra i fondatori della casa editrice ci sono due giornalisti, io e Andrea Montanari che lascia quasi subito la Nutrimenti per problemi di lavoro». Nel 2003 pubblicano Berlusconate, un libro che mette in fila le citazioni dell’allora Presidente del consiglio, le sue gaffe, le barzellette e le battute, il tutto in ordine cronologico, riportando giorno e ora di ogni intervento. «Il testo si proponeva come la biografia più qualificata di Berlusconi. È stato un vero successo di pubblico e critica, in pochi giorni è il libro più venduto in Italia e rimarrà in classifica per mesi. Un grande risultato per una casa editrice nata appena due anni prima». A questa (auto)biografia non autorizzata ne segue una vera e propria nel 2007, quella di Barack Obama «anche se ancora non era alla Casa bianca, né così famoso, ha attirato lo stesso la nostra attenzione essendo un personaggio intrigante – dice il direttore – molti ci hanno chiesto come abbiamo fatto ad accaparrarci i diritti della sua autobiografia quando ancora non era presidente. La risposta è semplice, bisogna essere informati, cercare continuamente e non stancarsi mai». Questa sembra essere una vera e propria ricetta


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ABBIAMO LA VOLONTÀ DI PRESENTARE UNA NUOVA LETTERATURA NON CERCHIAMO SPERIMENTAZIONE DISPERATA MA QUALCOSA DI INNOVATIVO

A destra: alcuni testi della casa editrice in basso: Andrea Palombi

L’ EDITRICE Le tappe 2001 Nasce la Nutrimenti

2003 Pubblica Berlusconate, grande successo di pubblico e critica

2007 Esce l’autobiografia di Barack Obama

2011 Vince con Malacrianza il premio Calvino

IL FONDATORE Da giornalista a direttore Andrea Palombi è nato a Roma il 25 giugno del 1956, ha lavorato nella cooperativa spazio linguistico con ricercatori e collaboratori della cattedra di filosofia del linguaggio di Tullio De Mauro. Ha pubblicato testi per la scuola e collaborato con diversi giornali. Nel 2001 fonda la Nutrimenti che conta tre collane: narrativa, saggistica e una sezione dedicata al mare e alla vela. Ultimamente la casa editrice ha partecipato al festival del libro a Torino e propone quasi 30 titoli nuovi all’anno.

per sopravvivere, una spruzzata di ottimismo contro chi crede sia impossibile in periodi difficili creare qualcosa di nuovo. «Esiste uno spazio reale, un pubblico curioso disposto a spendere per prodotti di qualità – continua Palombi – non illudiamoci, produrre un libro è scalare l’Everest a mani nude soprattutto dal punto di vista economico. Noi stiamo in piedi esclusivamente con le entrate provenienti dai testi venduti, non abbiamo scuole o cose del genere. Questo ci aiuta a riflettere molto su quale prodotto vogliamo investire e a curarlo sotto ogni aspetto, dalla grafica ai tre giri di bozze». Il tempo e il successo dei libri pubblicati da Nutrimenti come Malacrianza di Giovanni Greco, già vincitore del premio Calvino, ora al premio Strega, sembrano dargli ragione. « Nascere e crescere nelle difficoltà aguzza i sensi, è un po’ una palestra anche se dura. È vero, l’Italia è il paese dove ci sono più scrittori che lettori, ma stiamo riuscendo nell’intento di costruirci un nostro pubblico. Dalla saggistica ai romanzi stranieri, passando per quelli italiani c’è un filo rosso, la volontà di presentare qualcosa di nuovo, mai letto prima. Non cerchiamo la sperimentazione disperata ma qualcosa di innovativo e fresco». E forse puntare sulla qualità a ogni costo, rivolgersi a un pubblico giovane, è l’unica chiave per uscire fuori da questo periodo nero. Insomma, è sempre così, quando il mondo balla o balli pure tu o diventi il musicista più bravo del mondo.


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PUBLIREDAZIONALE

NEL CUORE VERDE TRA DUE LAGHI Creatività e cultura tra festival musicali e artistici nel cuore del Piemonte TORINO, IL SALONE DEL LIBRO ESPLOSO Un successo in un paese che non è per lettori Domenica 13 maggio si è chiuso il Salone del libro di Torino, edizione del quarto di secolo. Venticinque anni sono passati da quel 1988 che vide l’inaugurazione della più grande vetrina di libri, scrittori e lettori della Penisola e dell’intero bacino mediterraneo. Allora è stata tenuta a battesimo dai versi del premio Nobel Josif Brodskij. Oggi, sulla scorta delle trasfigurazioni che l’editoria sta subendo, la parola si fa tecnologica e la rivoluzione digitale permea i percorsi di lettura del Salone. Primavera digitale è lo slogan – quasi un ossimoro – che ha raccolto sotto di sé una congerie di oggetti, discussioni, testi, scritture. Molta confusione tra gli editori. ”Boom” di vendite per il Kindle della Amazon e l’ebook reader della Sony, nell’attesa che arrivi finalmente uno standard di lettura condiviso per emancipare i lettori dalla pletora di supporti e di linguaggi proprietari. Eppure il libro – quello di carta, quello tangibile e annusabile – tiene. Greenpeace ne propone un’immagine sostenibile nel suo incontro Libri a deforestazione zero. Più in generale, quasi tutte le case editrici hanno registrato un incremento delle vendite, in alcuni casi sfiorando il 50%. Numeri: il Salone 2012 ha registrato un aumento dei biglietti venduti del 4% rispetto al 2011; i suoi visitatori sono stati circa 318.000; le presentazioni, gli incontri e dibattiti ammontano a 1.162, senza tener conto di quelli del Salone ”off” e di Voltapagina. Tutto questo in un’Italia che, dati alla mano, non è un paese per lettori. E allora come spiegare questo successo? Il Salone è stato l’evento del libro esploso: non solo pagine, inchiostro, ”epaper”, contenuti. Anche musica, arte, eventi di tutti i tipi, video, ”gadget” a profusione, smaglianti tipologie di penne, timbri e fogli. E poi le nuove frontiere della promozione libresca, in primo luogo i ”booktrailer”: li abbiamo visti per la prima volta qualche edizione fa, ora tornano come oggetto di un premio - L’Antonello” – con tanto di giuria incaricata di vagliarne la qualità artistica e comunicativa. Sempre più l’editoria italiana – in crisi economica come identitaria – cerca e inventa spazi extra-librari per autopromuoversi. E, a quanto pare, i visitatori del Salone sembrano apprezzare. Tanto più se, ”last but not least”, aggiungiamo il vero fulcro dell’evento: l’imperituro fascino esercitato dagli incontri de visu con gli autori. Qui Luis Sepulveda e il Pulitzer Elizabeth Strout, lì Bjorn Larsson e Almudena Grandes. E poi – tanto per sottolineare la permeabilità di ruoli e contesti – Jovanotti, Travaglio, la Littizzetto, Ligabue, la Cucciari. Due i paesi ospiti dell’edizione 2012, la Spagna e la Romania: la prima forte del successo dell’ultima generazione di scrittori iberici, la seconda tutta da scoprire. Da qui arriva la linfa più squisitamente letteraria di questo Salone, arricchita dalla penna dei nostrani Nesi, Pascale e Agus, per citarne alcuni. Forse i lettori italiani dovrebbero essere più stimolati da eventi come questo. Forse i suoi risultati di vendite e di pubblico – con un ”boom” nella presenza delle scuole – dovrebbero bisbigliare qualcosa Maria Agostinelli) all’orecchio dell’intellighenzia e della politica. (M

L

a stagione estiva del Cuore Verde tra i Due Laghi propone un ricco programma di iniziative ideate per svelarne luoghi e percorsi ricchi di fascino e atmosfera, eppure ancora poco conosciuti. Cuore Verde tra i Due Laghi è un progetto di rete culturale integrata nato nel 2007 per la promozione culturale e turistica del territorio compreso tra la sponda piemontese del lago Maggiore e il lago d’Orta. Da giugno si potranno scoprire i più interessanti musicisti italiani e internazionali di blues grazie all’ottava edizione dell’Ameno blues festival che dal 23 giugno fino a fine luglio animerà Ameno e i borghi del territorio. Ospiti internazionali e “performance” di elevata qualità artistica caratterizzano questo festival, diventato ormai un punto di riferimento nel panorama musicale italiano. A inizio luglio ritorna l’attesissimo appuntamento con Studi Aperti Arts Festival (5-6-7-8 luglio) promosso dall’Associazione AsiloBianco: il piccolo borgo di Ameno si trasforma in un museo a cielo aperto, ospitando artisti, grafici, designer e una rassegna sull’architettura del paesaggio (Paesaggi mirati, a cura di DA-A Architetti). E poi ancora incontri di letteratura e di teatro in collaborazione con il Teatro delle Selve, per scoprire luoghi e borghi ricchi di fascino e di storia. Info: www.cuoreverdetraduelaghi.it

Studi aperti, 2010, foto Endstart


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VALENTINA SI MOSTRA A ROMA Tavole, bozzetti, video e molto altro La geniale creazione di Guido Crepax in esposizione a palazzo Incontro di MASSIMO CANORRO

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ncarnazione del sogno erotico sofisticato, apprezzata dalle donne che le riconoscono fascino e indipendenza, Valentina rappresenta uno dei personaggi femminile dei fumetti più conosciuto al mondo. Bruna fatale dalle curve sexy, nata dalla penna di Guido Crepax, scomparso nella natìa Milano il 31 luglio 2003 all’età di settanta anni, Valentina ha fatto il suo esordio sulla rivista Linus. Era il 1965 e oggi per la prima volta Roma accoglie una mostra dedicata interamente a lei. Allestita nella cornice di palazzo Incontro fino al 30 settembre, Valentina movie, questo il titolo della rassegna che si snocciola tra bozzetti, tavole, installazioni e contributi video. L’evento pone la lente di ingrandimento su un vero e proprio simbolo degli anni Sessanta e Settanta, che nel corso del tempo ha continuato a riflettere, senza risentirne, modi e mode. Curata da archivio Crepax e Vincenzo Mollica, promossa dalla provincia di Roma, Valentina movie si presenta al pubblico come un’esposizione anarchica ed emozionale, diretta ed esplicita nel suo comunicare al pari di Guido Crepax. «A me piace molto disegnare e raccontare delle storie» affermava il geniale fumettista milanese, precisando che la sua predilezione nei confronti dell’universo femminile celava un’innocenza di fondo. «La donna che rappresento pensa molto ed è una protagonista attiva», affermava. Un approccio mai passivo, quello di Crepax, nei confronti della vita, che ritroviamo in Valentina, della quale l’autore non cela nulla. Dalla data di nascita alla carta d’identità, dal progressivo invecchiamento, caso assai raro nelle strisce a fumetti, alle relazioni sentimentali. E ancora, il figlio, la professione, la macchina, i vestiti e gli oggetti: tutto è fedele riproduzione del quotidiano ma è soprattutto immagine che incuriosisce subito nelle sezioni che caratterizzano la mostra. Punto di partenza, Le origini: Valentina e Louise, dedicata alla relazione con il mito dell’attrice Louise Brooks e all’incipit cinematografico di questo fumetto. Quindi viene approfondita l’originalità che ha contraddistinto Crepax nella sua professione, L’innovazione: la struttura della tavola. Una grande sala accoglie le testimonianze giunte dal mondo della moda ma Valentina è legata anche alla sfera del design e alla corposa presenza sul web, senza tralasciare la viscerale passione di Crepax nei confronti del jazz, del cinema di fantascienza e della pop art. Info: www.fandangoincontro.it


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L’EVENTO La fiaba tricolore Fra rarità, disegni originali e interpretazioni artistiche, sciolta nel percorso della mostra lo spettatore ripercorre la storia di Pinocchio nelle varie epoche. Dalla sua nascita il burattino non ha mai finito di affascinare grandi e bambini, infinite sono le versioni grafiche del personaggio che si sono date nel corso dei tempi tanto da diventare un simbolo del Belpaese al pari di Garibaldi avvolto nel tricolore. Collodi, dicono, ne sarebbe orgoglioso. La mostra è fino al 13 gennaio, area porto Antico 6, Genova. Info: www. museo luzzati.it

Nella pagina precedente: Valentina in abito da sera copyright Guido Crepax A sinistra: Emanuele Luzzati disegna Pinocchio

PINOCCHIO, DA COLLODI A JIM DINE A Genova un omaggio al celebre burattino, come Garibaldi simbolo di italianità

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«l’amico dei giorni più lieti, di tutti i miei segreti», cantato dal Quartetto Cetra, da Johnny Dorelli e dal coro dell’Antoniano. È Pinocchio. Icona, simbolo dell’Italia nel mondo, quasi come Garibaldi, al punto che il giocattolo di legno viene venduto come “souvenir” dipinto con i tre colori della bandiera nazionale. Collodi, suo creatore e soldato nelle guerre d’indipendenza, non avrebbe avuto nulla da ridire. Il celebre burattino è stato scelto per la mostra Pinocchio, biennale che i magazzini del cotone di Genova ospitano nel ventennale del porto Antico, sorta di Coney

Island in salsa ligure nata dalla ristrutturazione urbana in occasione delle Colombiadi. Negli spazi del modulo 1 le opere del maestro Luzzati sul burattino, le tavole per il libro di Nuages del’96, i bozzetti, le acqueforti, i teatrini, gli elementi scenici dello spettacolo prodotto dal teatro della Tosse nel 1995 e alcune rarità provenienti da collezioni private. A esse saranno affiancate le illustrazioni dello zoo di Pinocchio di Filippo Sassòli. Flavio Costantini presenta per la prima volta le sue 12 tavole sul famoso personaggio. Nelle sale della vicinissima e cinquecentesca porta Siberia, 57 opere dell’artista pop americano Jim

Dine, alcune tavole di Jacovitti del '45, 20 serigrafie di Ugo Nespolo, 12 grafiche originali a colori di Mimmo Paladino, il Pinocchio cattivo di Stefano Grondona, i figurini dello scenografo e costumista Guido Fiorato, 21 tavole originali eseguite da Roland Topor per la strenna natalizia della fondazione Olivetti (1972), e alcuni lavori di Andrea Rauch, Roberto Innocenti e Guido Scarabottolo. In contemporanea è pubblicato il catalogo con interventi, tra gli altri, di Mario Serenellini, Goffredo Fofi, Antonio Faeti e Roberto Denti. Checchino Antonini


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NUOVO CINEMA DI PESARO Conferme e novità Giunta al suo quarantottesimo anno la Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro, dal 25 giugno al 2 luglio, si rinnova e si conferma uno degli appuntamenti più attesi per chi ama il cinema d’autore. Se da una parte ospita il concorso internazionale, con opere che vanno da Barbara di Christian Petzold, in apertura, a ritratti femminili come il cileno ”La jubilada” di Jairo Boisier Olave, dall’altra per la prima volta dà spazio a due ”workshop” dove registi come Gianfranco Pannone e Simone Massi, fresco vincitore di un David di Donatello, s’impegnano a insegnare la loro arte a studenti e realizzando, nel caso di Pannone, un documentario sulla città marchigiana. Nanni Moretti è invece protagonista dell’evento speciale con la relativa retrospettiva, completa dei suoi primi cortometraggi. Occhi puntati sull’Italia anche con un’altra retrospettiva, quella sul documentario nostrano con nomi che vanno da Stefano Savona a Marco Santarelli, mentre per il cinquantenario del Manifesto di Oberhausen verranno proiettati corti d’eccezione di maestri altrettanto prestigiosi come Werner Herzog. Novità a parte, gli obiettivi restano gli stessi, spiega il direttore artistico Giovanni Spagnoletti, da 12 anni alle redini della mostra: «Quando sono stato incaricato di dirigerla, il mio sogno era e resta tutt’oggi quello di farne un appuntamento di ritrovo per chi ama il cinema, così come lo è stato per la mia generazione che si è formata a Pesaro. Certo, oggi pubblico e ”target” sono diversi, ma restiamo fedeli al nostro dna e cerchiamo di proporre una manifestazione di vera cultura cinematografica, lontana da ”red carpet” e mode». Info: www.pesarofilmfest.it (C. C.)

SPRAZZI DI NEW YORK A FIRENZE Con la prima europea di “The zen of Bennett” il Tuscan sun festival ospita per la prima volta in Italia parte della programmazione del Tribeca di CLAUDIA CATALLI


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John Malkovich A sinistra: una scena dal film ”The five year engagement” John Malkovich In basso: una scena dal film ”Flying fish” di Sanjeewa Pushpakumara

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clettismo. Questa la parola d’ordine di uno dei festival più interessanti dello stivale che da dieci anni propone programmi variegati a livello di linguaggi ed espressioni artistiche: il Tuscan sun festival, dall’11 al 18 giugno. Con un cambio di sede da Cortona a Firenze, la manifestazione fondata e diretta da Barrett Wissman è pronto per nuove sfide: «Non a caso si chiama Tuscan– dichiara– abbiamo sempre voluto rappresentare l’eccezionale spessore delle arti che la Toscana offre. Per raggiungere appieno questo obiettivo abbiamo ampliato i nostri orizzonti guardando anche a nuove opportunità e trovando nuovi “partner” che potessero sostenere ulteriormente la dimensione, il respiro e il profilo internazionale del festival». Ampliare orizzonti vuol dire anche apportare significative novità in quanto a proposta culturale. Che, in termini concreti, significa aggiungere ex novo un festival nel festival: il Tribeca Firenze, nato dalla sinergia tra il Tuscan di Wissman e il leggendario Tribeca film festival fondato nel 2002 da Robert De Niro, Jane Rosenthal e Craig Hatkoff. Geoffrey

Gilmore, direttore del festival statunitense, ha sottolineato che «la “mission” di Tribeca è quella di allargare l’audience dei cineasti a un pubblico realmente appassionato di cinema, affinché la cinematografia indipendente sia accessibile a un’ampia comunità internazionale e incida sugli animi della gente con la forza del cinema. Questa è l’idea che sta alla base della nostra collaborazione con il Tuscan sun festival». Per la prima volta, dunque, la rassegna newyorkese trova spazio in Italia e cala subito un asso nella manica, che risponde al nome di Tony Bennett, cantante leggendario a cui sarà dedicata gran parte della manifestazione, a partire dalla prima europea di “The zen of Bennett”, documentario sullo stesso Bennett firmato dal figlio Danny e incentrato sulla registrazione dell’ultimo album, che lo vide collaborare con nomi come Aretha Franklin, Michael Bublè, Amy Winehouse e Andrea Bocelli. Del resto la sezione musica è sempre stata di primo livello al Tuscan, e anche quest’anno vanta la presenza di artisti del calibro della violoncellista Nina Kotova, il flautista James Galway, il mezzo soprano Susan Graham, i violinisti Nigel

Kennedy, Maxim Vengerov e Anna Tifu, i pianisti Ivo Pogorelich e Valentina Lisitsa. Star di fama mondiali accanto a nomi d’eccezione nostrani, quali Gabriele Lavia, attuale direttore dei Teatri di Roma, e Maurizio Scaparro, pronti a dirigere 24 ore, maratona teatrale che vede alternarsi sul palcoscenico spettacoli senza sosta per un’intera giornata. Maratona a parte, uno spettacolo da non perdere è senz’altro quello che John Malkovic in persona viene a proporre, promettendo armonia tra parole, musica e immagini e coniugando in un colpo solo musica, cinema e teatro. Sempre nel segno della multidisciplinarietà, il festival non ignora neanche l’arte che quest’anno, a livello televisivo soprattutto, ha avuto più successo: l’arte culinaria. Così per la sezione Gusto, secondo una programmazione dal titolo Nuove tradizioni, scendono in campo una cinquina di chef di nuova generazione (Massimo Bottura, Carlo Cracco, Vito Mollica, Paolo Lopriore, Davide Scabin), pronti a confrontarsi su idee e creazioni gastronomiche con i loro commensali. Info: www.tuscansunfestival.com


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entiquattro giorni di spettacoli, oltre centodieci rappresentazioni, diciassette luoghi tra teatri classici e “location” inusuali. Sono solo alcuni dei numeri del Napoli teatro festival (info: www.napoliteatrofestival.it) arrivato alla sua quinta edizione, la prima interamente firmata dal direttore artistico Luca De Fusco. La prima tornata di spettacoli si tiene dal 7 al 24 giugno per proseguire, dopo la pausa estiva, dal 25 al 30 settembre. A dare il via una serata speciale: un’anteprima al teatro San Carlo, il 6 giugno, con un concerto della cantante israeliana Noa, omaggio alla città partenopea e alla sua musica immortale. Il direttore De Fusco illustra le caratteristiche di questa edizione. Cosa cambia rispetto al passato, quali le novità di quest’anno? «Cambia la prospettiva dell’evento in sé. Cerchiamo di dare continuità a ciò che è stato fatto precedentemente ma con un’attenzione particolare alla dimensione internazionale. I nomi di quest’anno ne sono la prova: da Noa a Robert Wilson, da Marion Aubert a Denis Kelly». Questa quinta edizione ha suscitato critiche per il

cambio di direzione alla guida del festival, lei come risponde? «Delle critiche non vorrei più parlarne, piuttosto vorrei sottolineare la possibilità di aver dato voce a molti artisti partenopei che, altrimenti, non avrebbero mai avuto un palco dove esibirsi. Mescolando queste espressioni teatrali napoletane alle attività degli artisti internazionali, molti dei quali disposti a contratti biennali, ritengo l’intuizione dell’apertura verso più ampi orizzonti, lungimirante e vincente». In una situazione culturale italiana così difficile, come vede il futuro del teatro nel nostro paese? «È di poche settimane fa la notizia che il Gran teatre de liceu di Barcellona resterà chiuso da aprile a settembre per mancanza di fondi. Se poi invece consideriamo che il festival più finanziato al mondo è quello iberoamericano del teatro di Bogotà, in Colombia, una delle nazioni più povere al mondo, allora non mi resta che essere positivo e vedere il bicchiere mezzo pieno. Il teatro, come d’altronde tutto il settore culturale in Italia, sta subendo una fortissima crisi ma è proprio in questi momenti che bisogna cercare di investire di più. Solo così potremmo uscirne». Fabio Fabrizio

Sona Cervena protagonista dello spettacolo ”the makropulos case” A sinistra: ”the plot is the revolution” dei Motus con Judith Malina A pagina 95: Koffi Kôkô ”La beauté du diable” foto Arnaldo J. G. torres

NAPOLI TEATRO FESTIVAL L’organizzatore dell’evento Luca De Fusco: «È nei momenti di crisi che bisogna investire»

torino Si apre il sipario sulle colline incertezza, crisi e dubbie prospettive di crescita. Su questo melmoso scenario si è sviluppato il progetto della nuova edizione del Festival delle colline torinesi, la manifestazione diretta da Sergio Ariotti e isabella Lagattolla. Sono in molti tra autori e registi a riflettere, attraverso i loro spettacoli, sul legame con il passato e sulle contraddizioni della contemporaneità. Proprio sul tempo che lega lo ieri all’oggi è incentrato Giù, lo spettacolo in anteprima assoluta dela compagnia Scimone Sframeli e altri confronti generazionali sono i protagonisti di ”the plot is the revolution” dei Motus: spettacolo che vede anche l’esibizione della fondatrice del Living theatre Judith Malina. tra le molte compagnie in scena segnaliamo quella di Muta imago, i cui crolli sul palco raccontano di un mondo perduto, di rovine pubbliche e individuali. Dal 5 al 26 giugno, torino, Moncalieri, Pecetto torinese e Vercelli. info: www.festivaldelleco lline.it (G. B.)


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IL DOLCE RISVEGLIO DELLA GESTUALITÀ Venezia invasa da coreografie per il festival di danza contemporanea della Biennale Il direttore Ivo: «Il movimento è vita, il cuore dà il ritmo e il corpo muove un passo» di GIORGIA BERNONI

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wakenings”, risveglio, recita il sottotitolo della nuova edizione del festival internazionale di danza contemporanea della Biennale di Venezia, giunto alla sua ottava edizione sotto la direzione artistica di Ismael Ivo. Due settimane fitte di spettacoli, anteprime, conferenze e laboratori che vogliono avere la non facile ma edificante pretesa di destare un sentimento di rinascita e rinnovamento nello spettatore. È quasi un manifesto poetico la dichiarazione di apertura del direttore artistico Ivo, noto danzatore e coreografo brasiliano che nel 2005 ha anche ricevuto al Barbican di Londra il prestigioso riconoscimento Time out award: «Il movimento è vita. Il cuore dà il ritmo e il corpo muove un passo. Queste sono le dinamiche della sopravvivenza e dell’esistenza. L’arte della danza è ispirazione». Il festival, che prevede cinque anteprime mondiali e cinque nazionali, si sviluppa abbracciando alcuni tra i luoghi più suggestivi della città lagunare: l’Arsenale, le Corderie, il teatro piccolo Arsenale, il teatro alle Tese, la sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, il teatro Malibran e altri spazi inconsueti come il salone SS. Filippo e Giacomo del Museo diocesano di Venezia. «È possibile – prosegue il direttore – far entrare in contatto il corpo e la mente? La danza è stata plasmata da importanti personalità che si stanno spingendo sempre oltre i confini di espressione, inscenando nuove idee. Quest’anno il festival internazionale di danza contemporanea di Venezia intende attuare un nuovo viaggio proprio attraverso l’esplorazione di territori inediti». Tra le anteprime più attese c’è sicuramente quella di De anima, il

nuovo spettacolo di Virgilio Sieni, ideato appositamente per il festival, che prosegue il particolare percorso intrapreso dal coreografo toscano tra letteratura, filosofia e poesia e la nuova coreografia del direttore, Biblioteca del corpo, che vede impegnati, a conclusione della sessione annuale di studi, i venticinque danzatori dell’Arsenale della danza. Idealmente ispirato al racconto di Borges La biblioteca di Babele, il singolare spettacolo si sviluppa attraverso un’installazione coreografica dove i corpi sono raccolti come un libro. «Il punto di partenza – specifica Ivo – è l’idea che ogni individuo rappresenta di per sé un libro che contiene informazioni uniche e originali. Queste informazioni segrete sono inimitabili. Ma il libro individuale deve essere aperto per poter rivelare i suoi diversi aspetti, i difetti, le qualità e le potenzialità. In questo processo, ogni singolo libro, pur se originale in sé, è solo un volume della grande enciclopedia umana». Esibizioni di artisti avvezzi alla trasferta veneziana, come il coreografo William Forsyth che presenta in anteprima italiana lo spettacolo “Nowhere and everywhere at the same time”, si affiancano ad altre che solcano i palchi della città per la prima volta: è il caso del beninese Koffi Kôkô, “performer” apripista della danza moderna africana in Europa, con lo spettacolo “La beauté du diable”. Altro nome di altissimo livello è quello di Sylvie Guillem che presenta il suo ultimo lavoro: “6000 miles away”, un trittico coreografico ad opera dei più bei nomi della danza contemporanea, Willliam Forsythe, Mats Ek, Jirí Kylián. Dall’8 al 24 giugno, Venezia, sedi varie. Info: www.labiennale.org/it/danza


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A sinistra: Marco Guazzone e gli Stag foto Famo In basso: il cantautore (foto Alessandro Cantarini) e la copertina dell’album A destra: James Blake

Dopo Sanremo, il cantautore Marco Guazzone al suo esordio con il gruppo Stag

UNOSTILEPERTANTISTILI di SIMONE COSIMI

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inizio e la fine sono fondamentali. Soprattutto nella musica. E se ascolti come si apre e si chiude il disco d’esordio di Marco Guazzone capisci magari non tutto, ma molto, di un ragazzo romano del 1988 che rischia di diventare il più internazionale fra i nuovi cantautori italiani. Grazie anche al suo inglese credibile e gustoso (mezza famiglia abita a Londra) e alla varietà del suo approccio melodico, davvero sorprendente. O più che altro, atipico fra i suoi simili. “Silent movie”, dunque, è il brano d’apertura, una lunga suite cinematografica d’atmosfera quasi spaziale. Non a caso c’è anche il Centro sperimentale di Cinecittà nel suo curriculum oltre al conservatorio di Santa Cecilia, dove ha studiato pianoforte e composizione. La mia orchestra è invece il pezzo che chiude L’atlante dei pensieri. A sottolineare come il suo nome solista sia balzato fuori con l’ultimo Sanremo – dove ha presentato con successo la cantilena Guasto, forse fra le cose meno interessanti del disco, agguantando i premi Assomusica e Rai Gulp – ma il suo progetto rimanga intimamente legato alla sua band, gli Stag. «Ho cominciato da solo, pianoforte e voce – racconta Guazzone – giravo, facevo concerti. Poi ho sentito l’esigenza di mettere su un gruppo per sperimentare, aggiungendo anche altre anime musicali. Una band che è cambiata più volte, perché è difficile trovare le persone giuste con cui lavorare. Sanremo è stata una parentesi, un’evoluzione momentanea e gli Stag non sono altro da quel che faccio». “Stag”, che in inglese vuol dire cervo, come a disegnare nell’aria un intreccio di suoni pari ai palchi dell’affascinante mammifero. Ma anche e soprattutto un Atlante dei pensieri, il suo album d’esordio. Pensieri musicali, apparentemente molto distanti fra loro – ballate, brani elettronici, tirate filmiche, pezzi con taglio rock tipo la trascinante “Exutoire”, dove riecheggiano i Kasabian – eppure tenuti insieme dalla sua voce che profuma d’Europa. «Il disco ha spiazzato anche noi e la varietà del materiale è stata una delle prime questioni affrontate – continua il cantautore – alla fine la scelta è stata quella di affidarsi alle sagge indicazioni del produt-

tore Steve Lyon (già al mixer con Depeche Mode, The cure, Paul Mc Cartney, n.d.r.) convinto che la linea vocale potesse unire senza problemi pezzi tanto articolati. Comunque non saprei in che genere inserire l’album né che etichetta dargli e questo mi spaventa un po’. Il titolo viene da questa necessità: la musica si distribuisce nella “tracklist” come nazioni e continenti diversissimi fra loro si dispongono sulla superficie del pianeta». E forse sta proprio in questa sorprendente modularità e vivacità d’ispirazione l’asso nella manica sdrucita di Guazzone che, rispetto a suoi giovani colleghi come Dente, Brunori Sas o The Niro, ha uno stile fatto di tanti sili diversi. Magari sarà più lungo e complicato farsi conoscere ma la formula durerà senz’altro più di quanto sta capitando con altri artisti, già frusti prima di maturare definitivamente: «Mi sento partecipe di questa scena – dice Guazzone – ascolto molto gli altri artisti, c’è molto da imparare. Onestamente, però, non mi sento al loro livello: loro hanno una loro strada ben definita, io ho iniziato adesso». Modestia del novizio, che poi tanto novizio non è, ma anche radicata convinzione dei propri mezzi. Fra i tanti a disposizione, anche quelli (potentissimi) della rete, che hanno dato un grosso contributo al suo decollo. Non a caso, a Sanremo c’è arrivato proprio nella sezione Social, grazie ai voti su Facebook: «È il mio primo spazio di condivisione – continua – dove si crea un confronto che mi ha fatto imparare molto e migliorare. Ho capito, in tempo reale, dove potevo crescere. E poi, pensando alla crisi attuale, internet è un mezzo potentissimo per abbattere i costi: componi e produci un pezzo che ritieni buono, lo metti alla prova e lo promuovi in prima persona. Fine». Tornando ai colleghi “cantautorini”, più che verso la loro direzione il giovane capitolino sembra destinato, a ben ascoltare, ad avvicinarsi dalle parti ricche e colorate di Daniele Silvestri: «Più che aspettative, per il futuro serbo tante speranze: fra dieci anni mi vedo ancora a caricare i miei strumenti sul treno in partenza per qualche città portando la mia musica ovunque. Non mi serve altro».


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MUSICA_INSIDE ART 97

PIÙ CHE ASPETTATIVE PER IL FUTURO HO SPERANZE FRA DIECI ANNI MI VEDO ESATTAMENTE COSÌ IN PARTENZA PER QUALCHE CITTÀ PORTANDO LA MIA MUSICA OVUNQUE

MEET IN TOWN Roma, tra gli ospiti James Blake e Squarepusher ”Let’s stay together” è il grido di battaglia di Meet in town, il festival di musica elettronica capitolino in programma all’Auditorium. Orfana di Dissonanze, la città e i suoi abitanti più golosi di suoni, che una volta erano considerati alternativi e adesso riempiono la ”line up” di centinaia di festival, si danno appuntamento sotto le sinuose volte per accogliere una sequenza di artisti di livello internazionale. Un debutto di lusso è quello che vede il giovane James Blake esibirsi per la prima volta a Roma in un avvolgente dj set, dopo il successo del suo album omonimo in bilico tra intimismo e suoni sperimentali. Stessa sera, solo qualche metro più in là, ed è possibile imbattersi in un mostro sacro come Squarepusher, tra i pilastri della mitica etichetta Warp, unica data italiana per presentare il suo nuovo album ”Ufabulum”. E ancora: il suono distorto dei prolifici Mouse on Mars, la barba da moderno ”chansonnier” di Sébastien Tellier, le metriche irregolari di Ghostpoet e le evoluzioni dei Breton. Un percorso tra nuovi suoni e futuristiche visioni, allietato anche dalla presenza dei Santasangre. La compagnia è, infatti, curatrice degli allestimenti dei foyer, attraverso installazioni appositamente realizzate. L’8 e il 9 giugno, Auditorium parco della musica, Roma. I nfo www.meetintown.com (G. B.)

IL DISCO L’atlante dei pensieri L’atlante dei pensieri è il primo album registrato da Marco Guazzone (Roma, 31 maggio 1988) insieme al suo gruppo, gli Stag. Pubblicato dall’etichetta indipendente romana Sunnybit, è distribuito da Self. Il pianista, autore, compositore e interprete, dopo il successo ottenuto col quarto posto all’ultimo Sanremo con la filastrocca Guasto partecipando per la categoria Social, presenta dodici brani (quattro in inglese, sette in italiano) incise con Andrea Benedetti alla chitarra, Giosuè Manuri alla batteria, Stefano Costantini alla tromba e Suelo Rinchiusi al basso) che mette insieme echi e spunti diversissimi, dalla musica da cinema al rock sperimentale, dalle suite di Ennio Morricone alle litanìe di Jeff Buckley in salsa trasteverina. A firmare la produzione un ”leone” degli studi di registrazione, Steve Lyon (al lavoro, solo per dirne un paio, con Depeche Mode e Subsonica). Info e date sul ”tour”: www.sunnybit .it


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98 INSIDE ART_SACRALITARS

EQUINDIUSCIMMO ARIVEDERLESTELLE PERCAMBIAREILMONDO Marco La Rosa Il migliore dei mondi possibili, 2012

PER SACRA SI PUÒ INTENDERE UN’ARTE CHE SI INTERROGHI SUI TEMI FONDAMENTALI DELL’UOMO, SUL PERCHÉ DEL NASCERE, DEL MORIRE, DIVENTANDO UN INTERESSANTE CAMPO DI RICERCA SULL’OGGI DI FRONTE ALL’INFINITO

di ANDREA DALL’ASTA S. I. (DIRETTORE GALLERIA SAN FEDELE)

LA MOSTRA Alla galleria San Fedele A cura di Daniele Astrologo, Ilaria Bignotti, Chiara Canali, Matteo Galbiati, Chiara Gatti, Kevin Mc Manus, Massimo Marchetti e Michele Tavola si è aperta il 23 maggio la mostra E quindi uscimmo a riveder le stelle. Fino al 7 luglio, galleria San Fedele, via Ugo Hoepli 3a, Milano. Info: 0286352233; www. raccoltalercaro.it

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uando si parla di mostre di arte sacra, si pensa a qualcosa di oleografico o di devoto. Di fatto, su questi temi, viviamo oggi un momento particolarmente drammatico. “Vuoi una pala d’altare con Madonna e Santi?”: clicca su Google, troverai l’artista che ti piace. Che sia sadomaso o perverso non importa, l’importante è che un grande critico d’arte (o presunto tale) lo sponsorizzi e tutto diventa lecito. Anzi consigliato. Per sacra si può invece considerare un’arte diversa, che si interroghi sui temi fondamentali dell’uomo, sul perché del nascere, del morire, del soffrire, diventando un interessante campo di ricerca per comprendere l’atteggiamento dell’uomo di oggi di fronte all’infinito, all’assoluto. A partire da questa intuizione, nasce il percorso dei giovani artisti del premio arti visive San Fedele di Milano, assegnato annualmente dalla storica galleria San Fedele sin dagli anni ‘50. Lo scopo è la formazione del mondo artistico giovanile. La sua unicità consiste nel fatto che l’opera prodotta dai giovani autori nasce da un percorso annuale, in cui il tema proposto è sviscerato dal punto di vista fi-

NEXT STOP

losofico, antropologico, sociale. Il titolo della mostra è esplicativo: E quindi uscimmo a riveder le stelle. Il viaggio. Il punto di partenza è un viaggio verso le stelle, verso il riconoscimento dei propri desideri. Dalla mostra esce un panorama molto diversificato. Se il vincitore del premio, Marco La Rosa, trasforma in materia una vera e propria riflessione filosofica realizzando figure geometriche regolari cariche di fascino e di mistero – è il desiderio dell’uomo di vivere un mondo con punti di riferimento precisi, come indica il titolo dell’opera Il migliore dei mondi possibili – il vincitore dell’altro premio, quello Rigamonti, Giorgio Tentolini, con L’uomo che cammina, presenta un giovane uomo nudo che avanza, deciso, come se si inoltrasse verso il futuro, in un viaggio verso una presa di consapevolezza di se stesso, delle proprie possibilità di vita. Lo stessa carica etica caratterizza Aliza Veneziano (segnalata dai curatori) e da Ayumi Kudo (seconda classificata). Che nei giovani di oggi ci sia il desiderio di rivolgersi a un mondo diverso rispetto a quello cupo presentato dai giornali? Speriamo. Forse, guardando alle stelle, si può cambiare la società.

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LA NOTTE DEI MUSEI

18-05-2012

LA NOTTE DEI MUSEI

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ANNO 9 # 87 GIUGNO 2012

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