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Dissolvenze romane

G I O R G I O IALONGO


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sommario

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09 INTERVENTI

FILTRI (IN MOSTRA)

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45 CHROMA FACADE DEFERENCE (FUORI MOSTRA)

L’AUTORE

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Interventi


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VIERI SORACE MARESCA L’intimo del nostro esistere

Le fotografie di Giorgio Ialongo sembrano più un ricordare che non un vedere: sembrano tempo cioè; pensiero più che spazio. Il ricordo, interrogato, del colore ritiene unicamente i toni che gli siano leali; scardina le composizioni offerte dalla piena luce; talvolta sin’anche riduce ambienti naturali a collezioni di dettagli: il nesso tra questi, verità. Così Giorgio ci rappresenta il ricordo d’epoche in cuor suo certe, originali; ricorda perfezioni previe, alle quali ognuno dovrebbe venire restituito, perfezioni che nessuno ormai cerca. Una moltitudine di persone sembra abituata alla propria percezione del circostante confidando anzi nella permanenza di tale supposto circostare, tesa qual è a perseguitare soddisfazione di bisogni (che per contro scruta, disamina ma desidera quasi). Tale “tensione” soventi volte sfigura e storce l’umano, ma questa è cosa da raccontare altrove… Nelle opere di Ialongo impera l’infelicitante cognizione di questa deformità dal vero (col sospetto questa colpisca anche lui), dal dovuto e dal possibile, in vario modo ferente maggior parte delle persone. Un’immagine dal colore intero, naturale, risulterebbe scontata e abituale. Eppure, virato il colore, declinata la fotografia di tutta l’inquietudine dell’artista e risultatane una visione onusta e avulsa dal mondo, non sapremmo puntualmente additare una condizione di difformità: non sapremmo cosa in vero stia togliendo quel che Ialongo mostra a quel che, con tiepida usualità, ci conforta come normale e naturale; intuiremmo purtuttavia quel che Ialongo insegna, vorremmo dunque guardare con forza. Difatti, ogni immagine in questa collezione asserisce l’insufficenza dell’orbe all’essere umani, alla persona (intesa quale modo in cui un essere calzi il proprio corpo, intesa quale esito d’un intelletto che considera se stesso). V’è altro, intimo, del nostro esistere. Il mondo, scena cui si è malamente abituati, è luogo del nostro pensiero; calza i nostri sensi strettamente, urgendone la percezione e professandosi strumento non finalità, rivelandosi parte e non ambiente delle nostre coscienze. Con l’esposizione di questi lavori nel museo Emilio Caraffa di Cordoba, in Argentina, si vuole proporre lo sguardo agghiacciato e distante di chi rilutta appartenere al mondo tal quale viene offerto ai sensi; si vuole proporre uno sguardo che pure intravede smagliature nella rete, vie di fuga dall’armonia proposta quale cognizione e abitudine, vie che l’artista significa con quel nitore mancante nei restanti scatti.


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MAURIZIO ZUCCARI L’attimo fermo prima del botto

C’è stato un tempo in cui, vinghiati alla mano di mamma o papà, si scantonava pel mondo, a riempirsi l’occhi e il cuore del poco o tanto raccolto nella circonferenza dello sguardo. A volte, l’occhio monello cadeva innanzi alla tabaccheria con le memorie dei luoghi, dove a uso d’improvvisati turisti sbucavano da una rastrelliera immagini di quell’altrove. Cartoline a tinte deboli, i cui colori esangui davano una patina di modernità a volti sorridenti e paesaggi ridenti nati in bianco e nero, nuage d’emozioni di un’era economica dove il boom e lo sboom erano di là da venire. Gli scatti di Giorgio Ialongo sembrano saltabeccare gli steccati degli anni, scartabellati da un album dei ricordi di quel tempo che fu. Rievocano una Roma che ha appena lasciata la fraschetta fuori porta, tra campi non ancora gravidi di palazzi e cemento, ma non ha un’utilitaria su cui salire. Al massimo, inforca la lambretta. Una città che più eterna non si può, sospesa in un altrove senza tempo, iconico, vivo solo nel ricordo di qualche flashbulb nostalgico. Ma c’è un ma. Muri sbreccati e gruppi scultorei, alberi stenti e lampioni spenti, ponti e acquedotti dell’urbe immota non rappresentano solo una città stupenda e dolente, una signora avanti con gli anni, capace d’essere sguajata e feroce eppure soave e ammiccante. Ancora capace d’accendere le fantasie d’ammiratori occasionali, le avance d’antichi amanti mai sazi dei suoi favori. Sono scorci dell’urbe già caput mundi, potrebbero essere angoli di Buenos Aires, specchi di Pampas. Ché le foto di Ialongo, le sue gamme tonali, non rievocano solo pose d’antan: quelle vie prive al più di genti, o percorse da figure all’apparenza immutabili, come il panorama in cui si stagliano, sembrano già offrire uno sguardo sul domani, su un dilà scarno e senza riguardi neppure per la storia. Dove il vento s’è portato via gli ultimi lustrini della festa e le luci restano scialbe, anche se accese, sul disincanto di chi ha lasciato la serata e va, a capo chino, coi suoi pensieri. O sta, muto e impietrito, come se ciò che lo circonda non lo riguardi più. Come altre, e innominabili, siano le rogne da grattarsi, al termine della baldoria. Ecco, c’è in Ialongo questo clima da fine della fiesta, di mestore – mesto stupore – che non è ancora uno sparire nel bujo ma è già fuori dalle luci della ribalta, dalla cultura light che ha allumato gli ultimi decenni dell’Occidente. I suoi scatti, così, facendo l’occhiolino al nostro ieri si fanno carico di raccontare l’oggi proiettandosi sul domani. Sono l’attimo fermo prima del botto. Un nuovo inizio. Ché il mondo è una palla e, prima o poi, gira (vira) tutto.


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Filtri


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IL MIO È UNO SGUARDO RIVOLTO ALLA SELEZIONE COMPLESSA DI PROIEZIONI INDIVIDUALI CHE SI CRISTALLIZZANO IN PECULIARITÀ STORICHE

Scorcio di Ponte Vittorio Emanuele II e Castel Sant’Angelo cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2012


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Nuvole al crepuscolo cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2013


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Resti di un’arcata di Ponte Emilio cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2013


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UNO SGUARDO PROFONDO TRASCINATO ALL'ESTERNO NELL'ALDILĂ€ DA NOI L'OLTRE CREATO DALL'ALTRO

Argine alberato del lungotevere della Farnesina cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2013


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Riflessi sui sanpietrini lungo via del Pellegrino cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2010


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TECHE SIMBOLICHE RAPPRESENTATIVE DELL’EPOCA EFFIMERA E DEGLI SCENOGRAFICI AMBIENTI CHE ABITIAMO

Ponte Sisto cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2012


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Scorcio del mosaico sulla facciata della basilica di Santa Maria in Trastevere cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2013


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UNA TESTIMONIANZA CHE SI FA TRACCIA DELL'AGIRE UMANO NEI SUOI CONTESTI SPECIFICI DI VITA

Lampione in bronzo decorato di Ponte Mazzini cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2012


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SI RESTA FAMELICI DI SGUARDI OFFERTI E RICEVUTI, DI SCAMBI (SEPPUR BREVI E FUGACI) DI APPREZZAMENTI NON MERAMENTE ESTETICI

Ponte Mazzini cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2013


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Scorcio di Ponte Mazzini innevato cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2012


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Sezione laterale di San Girolamo della CaritĂ cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2013


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UN TEATRO VIRTUALE DI SIMULACRI-AVATAR SOCIALI (O ANTISOCIALI ) DIVENUTO ORMAI UNA AUGMENTED REALITY TANGIBILE PARALLELA E SINERGICA

Scorcio notturno in via della Scalacortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2013


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Arco di Settimiano in via della Lungara cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2013


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Scorcio del Foro di Traiano e dell’Altare della patria cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2008


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Lampione sull’argine del Lungotevere della Farnesina cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina 2013


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Chroma Facade Deference


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LA FOTOGRAFIA RIESCE A COGLIERE IN TUTTA VELOCITÀ LA MAGIA COMUNICATIVA CONGELANDO LA PRESENZA ALTRUI IN UN’IMMAGINE

Scorcio di vicolo del Cinque a Trastevere 2012


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: Banchina del lungotevere Castello 2012


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Epigrafe di papa Alessandro VII presso l’Arco della Pace 2012


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Rapide dell’isola Tiberina II 2012


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SI NOBILITA IL CELATO DESIDERIO PER L’ATTENZIONE L’AFFETTO E/O LA SENSUALITÀ DELL’ALTRO COSÌ CRISTALLIZZATO IN UN PEGNO SIGNIFICATIVO CONDIVISIBILE CON CHIUNQUE: UNA FOTO

Ruderi romani presso un cantiere di via San Filippo Neri 2013


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Colonne monumentali di marmo africano presso il Teatro di Marcello II 2012

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Scorcio frontale di Ponte Sisto 2009


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LE FOTOGRAFIE SONO LIBERE INVENZIONE DELLA NOSTRA FANTASIA DEL NOSTRO IMMAGINARIO E SI OFFRONO NON COME EMANCIPAZIONE DAL NOSTRO DESIDERIO, QUANTO PIUTTOSTO COME SURROGATE SUBLIMAZIONI DI QUESTO STESSO QUALI MODI RAFFINATI PER RISOLVERE PACIFICAMENTE QUEST’ULTIMO

Fontana delle Tartarughe 2012


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Scorcio della banchina sotto il lungotevere della Farnesina II 2009


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Ponte Sisto II 2012


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Banchina sotto Ponte Sisto 2012


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Marciapiede alberato del lungotevere dei Tebaldi 2012


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EFFIMERA, EPPURE POLIEDRICAMENTE VALEVOLE NON SOLO COME TESTIMONIANZA PASSIVA

Resti del Tempio di Saturno nel Foro Romano 2012


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PER UN AGIRE UN VEDERE UN SAPERE E UN SENTIRE PIÙ CONSAPEVOLE NEL CAOS ESPERIENZIALE DELLA VITA UMANA

Scorcio del Pantheon 2005


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Scorcio di Ponte Cestio e dell'isola Tiberina 2012


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Ponte Sisto II 2012


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IN TALI CONTESTI DI RELAZIONE LA FOTOGRAFIA PUÒ INVECE SOTTILMENTE BYPASSARE LE DIFESE REGALANDO UN ATTIMO GENUINO DI PIACERE

Piazza di Santa Cecilia in Trastevere 2012


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Scorcio di piazza San Pietro 2012


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Banchina sotto Ponte Sisto II 2012


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L’autore


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GIORGIO IALONGO

Giorgio Ialongo è nato a Roma il 15 settembre 1977. Comincia a interessarsi alla fotografia da giovanissimo grazie alla passione del padre che gli regala, a tredici anni, la sua Nikon a pellicola. Dopo una laurea in sociologia dell’arte della letteratura all’università La Sapienza, si specializza nel 2011 all’Istituto superiore di fotografia e comunicazione integrata di San Lorenzo in tecniche digitali. Lavora nell’atelier di Marco Delogu dove comincia a conoscere artisti romani e internazionali. Attualmente, con il suo studio privato (Home photo studio) si occupa di foto e videoreportage di eventi pubblici e cerimonie private, di fotografia di scena, di book e lookbook e di stampe fine art.


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PERSONALI E COLLETTIVE

2012 Suburban actors mostra di reportage metropolitano Circolo degli Artisti, Brancaleone, Big Bang, Elefunk

2011/2010 Paesaggi lunari: Roscharch simmetry riedizione della mostra a tema astratto Locanda Atlantide, Mads, Circolo degli Artisti

2009 Space, place, containers: The matrix slots mostra di still life e macro ispirata al tema iconografico di scatola come contenitore fisico e concettuale Teatro Vascello (Box 2)

2007 Paesaggi lunari mostra di fotografia astratta Make Noise, Dimmi di Sì, Zoobar (La Maggiolina)

2006 Le due anime della metropoli reportage sulla città di Tokyo Alpheus per Marte Live


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catalogo a cura di

direzione editoriale Maurizio Zuccari realizzazione grafica Giuseppe Marino redazione Francesco Angelucci, Giorgia Bernoni, Maria Luisa Prete stampa Gescom spa Viterbo – Italia Editoriale Dets srl via Antonio Vivaldi 9, 00199 Roma Tel 0039 06 8080099 - 06 99700377 Fax 0039 06 99700312 www.insideart.eu (segreteria@guidotalaricoeditore.it)

in copertina Scorcio del Tevere di fianco a Ponte Mazzini cortesia: Museo Emilio Caraffa di Cordoba, Argentina, 2010

si ringraziano per la preziosa collaborazione il direttore ed editore della rivista Inside Art Guido Talarico, incluso tutto lo staff della redazione e il direttore dell’Istituto italiano di cultura in Argentina di Cordoba, Vieri Sorace Maresca


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Giorgio Ialongo  

"Le fotografie di Giorgio Ialongo sembrano più un ricordare che non un vedere: sembrano tempo cioè; pensiero più che spazio. Il ricordo, int...

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