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Insegnare / Buone esperienze

IL SOLE E I PUNTI CARDINALI ovvero il cielo ci regala lo spazio e il tempo di Chiara Paolizzi Nei confronti dell’astronomia ho sempre avuto sensazioni contrastanti: una indiscutibile attrazione, ma anche una sensazione di difficoltà e di impossibilità di sperimentarla. Due sono gli aspetti più problematici: la supposta necessità di strumentazione sofisticata, il fatto che le osservazioni astronomiche non le puoi fare quando decidi tu. Il mio punto di vista è cambiato quando ho conosciuto il gruppo di didattica dell’astronomia dell’MCE. Ho capito che per molte osservazioni non servono strumenti o sono sufficienti semplici cannocchiali. Mi sono resa conto che il fatto che cielo si possa osservare in momenti specifici fuori dal nostro controllo deve essere considerato una risorsa che ci consente di ripensare alla natura in termini veramente ‘naturali’. Si tratta di prenderci degli appuntamenti con il cielo, nei momenti che indica il cielo! Per una volta l’uomo non ha alcuna possibilità di modificare l’ambiente secondo le sue necessità. Il fatto che sia necessario prenderci tempi precisi, spesso extrascolastici e, quando sono di mattina, in ore di altre discipline, dà importanza alla nostra ricerca e coinvolge genitori e altri insegnanti. Perché questo percorso didattico Il cielo sta sopra noi tutti, sia che abitiamo in città che in montagna, è gratuito, è democratico (tutti lo possono osservare allo stesso modo), è bello, ma è assai poco osservato. Il Sole, oltre a permettere la vita, definisce lo scorrere del tempo e l’orientamento spaziale e di questo non tutti si rendono conto. Le conoscenze astronomiche che hanno i ragazzi, ma anche molti adulti, si sono formate non solo a prescindere dalle osservazioni, ma anche nonostante le osservazioni. Mi interessa dare un senso ai quattro punti cardinali, cosa sono e perché stanno lì; tornare (o iniziare) a osservare il cielo e mettere in relazione il percorso del Sole con le stagioni; riflettere e confrontare i punti di vista geocentrico ed eliocentrico; intrecciare le discipline e far vivere e riconoscere agli alunni la ricchezza dell’interdisciplinarietà; scardinare alcune conoscenze di senso comune non corrette. Il percorso didattico, ha avuto una durata di 3 mesi e anche la sua scansione è astronomica: infatti è iniziato il giorno dell’equinozio d’autunno ed è terminato il 22 dicembre, solstizio d’inverno. L’ho svolto in una II media, come primo percorso di scienze dell’anno scolastico. L’idea è quella di partire dalle conoscenze degli alunni, creare in loro un conflitto cognitivo e rendere necessaria una nuova serie di osservazioni che consentano di capire come stiano veramente le cose. Infine, la sistematizzazione e la formalizzazione di quello che abbiamo imparato avverrà tramite discussioni, elaborazioni scritte, realizzazione di un modellino, costruzione di una meridiana e organizzazione di una festa del solstizio d’inverno.

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Insegnare / Buone esperienze Le conoscenze degli alunni Se chiedete ai vostri alunni dove si trova il Sole a mezzogiorno, non avranno dubbi: “sulla nostra testa!”. Questa idea è così radicata che tutti credono di averne fatta esperienza. Chiedendo cosa accade alle ombre nell’arco della giornata, più o meno tutti concordano nel dire che di mattina sono lunghe, poi si accorciano, poi alla sera si riallungano. Focalizzando l’attenzione sul presunto sole allo zenit, tutti convengono sul fatto che in quel momento l’ombra non ci sia, perché coperta dai piedi. A questo punto, chiedendo loro di ripensare alla loro esperienza in questo senso, tutti sono sicuri di avere visto che a mezzogiorno l’ombra non c’è, qualcuno ipotizza qualche distinzione tra estate e inverno 1. L’altra indagine riguarda le posizioni dell’alba e del tramonto, sono tutti sicuri che il Sole sorge a Est e tramonta a Ovest. Non mi è mai capitato alcun alunno che avesse dei dubbi o riportasse un’esperienza personale dovuta all’osservazione del cielo. Queste conoscenze distorte non appartengono solo ai ragazzi, ma anche a molti adulti, e alla fine del percorso di lavoro, prima della realizzazione del prodotto finale, abbiamo fatto una indagine statistica sulle conoscenze delle persone adulte su queste tre questioni: il Sole a mezzogiorno, all’alba e al tramonto. È venuto fuori che solo la metà degli adulti intervistati aveva una giusta idea del percorso del Sole nel cielo 2. Il conflitto cognitivo A questo punto non è efficace semplicemente raccontare come stanno le cose: continueremmo a evitare l’osservazione che, invece, è la principale risorsa che abbiamo per capire come il Sole si muove nel cielo. Continueremmo a proporre un insegnamento trasmissivo senza aggancio alla realtà, ma la scienza è il contrario! Dunque chiedo di ragionare sulle loro idee. Riassumiamo quello che gli alunni pensano su alba, mezzogiorno e tramonto e definiamo insieme quello che è il cammino del Sole nel cielo, secondo le loro concezioni. Ne viene fuori un percorso a forma di semicirconferenza con partenza da Est, salita sullo zenit, discesa a Ovest. Se fosse così, che effetti avremmo per quel che riguarda le ore di luce e di buio e la posizione e la lunghezza delle ombre? Questo è un momento cruciale del lavoro: ai ragazzi viene chiesto di ragionare sulle proprie opinioni e di trarre conseguenze da esse. Il lavoro è impegnativo e richiede tempo, potrà essere assegnato come compito per casa, oppure eseguito in classe, ma è bene che sia inizialmente individuale. Quando tutti hanno analizzato la questione, scrivendo sul quaderno le proprie idee, le confrontiamo. La discussione porterà a capire che, se la loro idea fosse vera: - ogni giorno dovrebbe avere lo stesso numero di ore di luce e di buio, - le ombre la mattina dovrebbero essere lunghe, poi dovrebbero accorciarsi, poi annullarsi a mezzogiorno, infine allungarsi di nuovo, 1

Una volta, eravamo in maggio, mi è capitato di discutere di questa questione all’inizio della mattina in una classe che a mezzogiorno si sarebbe trovata in giardino a fare educazione motoria. All’ultima ora eravamo di nuovo insieme e quando ho chiesto loro se avevano visto sparire tutte le ombre a mezzogiorno, più della metà dei ragazzi era sicura di sì. 2 La programmazione di matematica comprende alcuni aspetti di statistica, mi pare interessante osservare che questa parte del curricolo di matematica sia stata svolta nelle ore di ‘scienze’ in un momento in cui serve realizzare una indagine vera che è significativa all’interno del percorso didattico.

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Insegnare / Buone esperienze le ombre dovrebbero trovarsi tutte lungo una stessa retta, la retta che unisce Est e Ovest. Risulta evidente, per alcuni subito, per gli altri dopo averne discusso, che ci sono dei problemi. Sicuramente la previsione 1 è sbagliata, e qui l’esperienza è così forte che tutti sono in grado di riconoscere che non è vero che tutti i giorni hanno le stesse ore di luce. Ma, se non è vera la prima previsione, comincia a sorgere il dubbio che anche le altre due non lo siano. Come facciamo a controllare? -

Le nuove osservazioni Per controllare la seconda previsione dobbiamo per forza osservare le ombre di uno gnomone in un certo intervallo di tempo intorno al mezzogiorno (diciamo le 12 più o meno 20 minuti). Possiamo anche scegliere uno gnomone semplice, ad esempio una colla stick, appoggiarlo su un foglio di carta in un posto fisso, che sia illuminato per tutta la durata dell’osservazione, e disegnare ogni 5 minuti la sua ombra. Questa osservazione può essere difficile perché non è detto che si abbia un orario che comprende questo periodo, inoltre non è detto che la nostra classe sia rivolta a Sud e sia illuminata dal Sole a mezzogiorno. Potrebbe essere necessario uscire dalla classe, oppure chiedere la collaborazione dei colleghi, oppure assegnare questo come compito per casa da svolgersi di domenica. È importante però che questa esperienza sia fatta da tutti, perché coloro che non lo sperimentano continueranno ad avere dei dubbi in proposito. Per controllare la terza previsione ci rendiamo conto che le cose sono molto più semplici, perché non abbiamo bisogno di farlo in un momento preciso. Sarà sufficiente osservare e registrare le ombre dello gnomone nell’arco di una ventina di minuti: vedremo subito se le ombre giacciono sulla stessa retta o ruotano intorno allo gnomone. E qui si scopre che le ombre assomigliano a una lancetta dell’orologio, ruotano proprio in senso orario… oppure sono le lancette che girano come le ombre3? In conclusione tutte le tre previsioni sono sbagliate: ma se le cose non stanno come dicevamo noi, allora come stanno? Occorre ricominciare dall’osservazione del cielo: delle posizioni dell’alba, del tramonto e del mezzogiorno. Osservare l’alba in questo periodo è abbastanza agevole perché avviene quando i ragazzi sono svegli prima che escano di casa per andare a scuola. Non è comunque una osservazione semplice, è in parte influenzata dalla posizione della casa di ciascuno e dalle abitudini familiari, per cui, contemporaneamente al compito assegnato ai ragazzi, ho fotografato l’alba da casa mia nell’arco di due mesi e poi abbiamo analizzato le foto in classe.

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Il cielo ci regala il tempo.


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Un mese più tardi le foglie sono cadute e la scala della foto è rimpicciolita perché il sole spunta molto più a Sud. Come riferimento prendere i due rami sulla sinistra a cavallo del filo della luce.

Fig.4 - Alba del 19 novembre

Fig.5 - Alba del 30 novembre

Fig.6 - Alba del 9 dicembre

Queste osservazioni tolgono ogni dubbio sul fatto che il Sole sorge ogni giorno in un punto diverso! E ogni giorno si sposta sempre più verso Sud.

Fig.7 - Alba del 13 dicembre

È interessante il confronto tra due coppie di foto che distano lo stesso intervallo temporale: nella coppia 1 e 5 ottobre il Sole si è spostato di molto, mentre nella coppia 9 e 13 dicembre quasi per nulla. Questo ci farà intuire che verso il 13 dicembre, forse ha finito (o sta finendo) di spostarsi. In effetti, osservando la sequenza di foto fino al 9 dicembre, alcuni alunni ipotizzano che l’alba faccia tutto il giro. Questo vorrebbe dire che in alcuni periodi dell’anno il Sole sorgerà anche verso Ovest… questa ipotesi appare subito poco credibile, è troppo diversa da quello che si sa! Ora torna utile il confronto tra le due coppie di foto perché ci serve per supportare

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Insegnare / Buone esperienze la convinzione che l’alba non fa tutto il giro. Ma alle osservazioni dell’alba si aggiungono quelle del tramonto. Propongo il bellissimo lavoro inventato dai docenti dell’MCE, delle finestrelle astronomiche: si tratta di disegnare l’orizzonte verso Ovest visto dalla propria casa e, un paio di volte alla settimana, segnare il punto in cui si è visto tramontare il Sole. Dalle osservazioni si deduce che anche il tramonto si sposta ogni giorno.

Fig.8 - Disegno del tramonto nei vari giorni

Per renderci conto meglio del movimento del Sole, attacchiamo in classe, con il giusto orientamento le foto dell’alba e i disegni del tramonto. Siamo fortunati perché la nostra classe ha le finestre rivolte a Sud e ci accorgiamo subito che alba e tramonto si spostano ogni giorno verso Sud. Proviamo a tracciare con un dito il percorso del Sole dall’alba al tramonto nei vari giorni: ci accorgiamo che più passano i giorni più esso è corto. Ecco perché le giornate si stanno accorciando! Qualcuno chiede, arriveranno a toccarsi? Molti pensano di sì. Ma se l’alba coincidesse con il tramonto quanto durerebbe il giorno? Pochi secondi! Niente! E questo, è contrario all’esperienza e ci fa capire che alba e tramonto non si toccano. Allora vuol dire che si avvicineranno sempre di più fino a una distanza minima che non supereranno. Di nuovo torna utile il confronto tra le due coppie di foto dell’alba: il 13 dicembre stavano arrivando a questa distanza minima. E quando si raggiunge tale distanza che giorno è? È il giorno con il dì più corto, che si chiama solstizio d’inverno. A questo punto si pone il problema di cosa accadrà dopo il solstizio: se hanno finito di avvicinarsi e da quel giorno le giornate ricominciano ad allungarsi vuol dire che alba e tramonto cominceranno a spostarsi indietro da dove sono venuti. Quando si troveranno da parti opposte, il giorno avrà 12 ore di luce e 12 di buio e sarà l’equinozio di primavera, poi continueranno il loro cammino verso Nord allungando sempre più il percorso del Sole e la durata del dì. Analogamente al solstizio d’inverno, in giugno avremo un giorno in cui la loro distanza sarà massima e sarà il solstizio d’estate. Da qual momento, alba e tramonto ricominceranno ad andare verso Sud, fino a ripassare per l’equinozio d’autunno e il ciclo ricomincerà 4. 4

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Il Cielo ci regala il tempo.


Insegnare / Buone esperienze L’Est è il punto in cui sorge il Sole agli equinozi ed è il punto medio di tutte le posizioni dell’alba, analogamente per l’Ovest. Cosa è il Sud? Il Sud è la direzione in cui si trova il Sole a metà del suo percorso, quando finisce di alzarsi nel cielo e comincia a scendere quindi è il punto in cui il Sole è più alto nel cielo; divide a metà le ore di luce quindi sta a “metà del dì”, cioè “mezzo dì”, da cui mezzogiorno5. Ma il mezzogiorno a che ora avviene? Questo è un passaggio delicato, non è così facile capire che quando il Sole è più alto nel cielo in un luogo, lo è anche, e solo, negli altri posti sullo stesso meridiano. Quindi cambiando longitudine cambia il momento del mezzogiorno anche se non cambia l’ora segnata dall’orologio, e questo significa che il mezzogiorno non avviene alle ore 12, ma avviene ad un orario che dipende dalla longitudine. Per renderci conto che il Sole non si trova dappertutto nella stessa posizione allo stesso momento, basta considerare che in un istante in cui da noi è giorno da qualche altra parte è notte. Da questa considerazione si può intuire che anche nell’intorno del nostro mezzogiorno accade una situazione simile: da noi il Sole si trova nel punto più alto, mentre in luoghi diversi si trova in posizioni diverse; cioè da noi è mezzogiorno, altrove no. Sicuramente uno strumento importante, per affrontare questo problema è il mappamondo parallelo6 che consente di vedere esattamente dove si trova il Sole momento per momento, in tutti i punti illuminati della Terra. Sistematizzazione e formalizzazione Mano a mano che abbiamo capito i diversi aspetti, li abbiamo riportati sul quaderno, con una formalizzazione condivisa. Come conclusione abbiamo realizzato un modellino della nostra classe con tre fili di ferro che rappresentano il percorso del Sole nei due solstizi e negli equinozi. Una questione importante è stata il fatto di avere tre fili per quattro giorni di riferimento: il ciclo del Sole passa due volte per lo stesso punto. È importante sottolineare la ciclicità che è all’origine della scansione temporale. Al centro del modellino abbiamo sistemato un omino con tre paia di braccia che puntano all’alba e al tramonto nei tre giorni di riferimento; l’angolo formato dalle braccia dipende dalla stagione e mostra chiaramente quanta più strada debba fare il Sole in estate. La realizzazione del modellino è avvenuta con una discussione, ma è stato necessario ritornarci più volte perché tutti avessero ben chiaro cosa rappresentavano i fili di ferro e perché avevano quelle lunghezze e quelle altezze. Abbiamo anche riflettuto sul fatto che si tratta di un modello geocentrico, infatti, la nostra classe è posta al centro dei movimenti del Sole.

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Il Cielo ci regala lo spazio.

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Lanciano Nicoletta, Strumenti per i giardini del cielo, edizioni junior, 2009.

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Fig.9 – Modellino della classe e del percorso del sole

Per concludere il percorso didattico serve passare al modello eliocentrico. Ci serviamo dell’usuale modello: un mappamondo che facciamo muovere intorno a una luce che rappresenta il Sole. Inizio mostrando un mappamondo e chiedendo agli alunni perché tutti i mappamondi sono montati in quel modo. Dalla discussione emerge che la Terra si muove lasciando invariato la direzione dell’asse di rotazione. A questo punto sistemo il mappamondo e la luce e chiedo loro di interpretarne il significato. Il mio obiettivo è evitare di spiegare cosa rappresenta il modello, ma far costruirne il significato dai ragazzi. Passiamo poi a osservare, quale porzione di Terra è illuminata dal Sole nelle varia posizioni intorno ad esso e a determinare le stagioni dell’inverno e dell’estate in termini di durata del dì massima o minima. Confrontiamo questo modello con quello geocentrico: in questo caso riconosciamo l’estate perché è la posizione in cui l’emisfero nord è maggiormente illuminato, nell’altro la riconoscevamo perché il percorso del Sole nel cielo era più lungo e alto. Successivamente individuiamo le due stagioni intermedie. Il riconoscimento degli equinozi pone qualche difficoltà: i ragazzi tendono a spiegare il fenomeno dicendo che in quei due giorni il Sole illumina la Terra a metà, come se non lo facesse in ogni giorno dell’anno. Non è facile capire che quella ‘illuminazione a metà’ è diversa dalle altre perché passa per i poli. Un’altra osservazione difficile con il modello eliocentrico, riguarda l’altezza del Sole con una certa fatica si intuisce che anche in questo modello in estate il Sole è più alto che in inverno. Il prodotto finale Completato il percorso didattico e individuato cosa sono i punti cardinali, come approfondimento propongo lo studio della meridiana di San Petronio, che, contrariamente al significato comune, è un calendario.

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Fig. 10 – San Petrionio. Pianta

Fig.11 – San Petronio. Interno

Fig.12 – Il funzionamento della meridiana

Fig. 13 – Il disco di luce

Le prime due foto mostrano la pianta di San Petronio e il suo interno, la linea obliqua sul pavimento è il tratto di meridiano. La terza spiega il funzionamento dello strumento: da un foro sulla facciata della chiesa passa la luce del Sole; alla sua base è disegnato un tratto del meridiano passante per la verticale di quel punto; a mezzogiorno il Sole si trova a Sud e la sua luce tocca il pavimento sul meridiano; la distanza del punto di luce dalla base del foro dipende dall’altezza del Sole sull’orizzonte e quindi dal periodo dell’anno. La quarta foto riporta il disco di luce al solstizio d’inverno. I ragazzi si incuriosiscono e quando propongo loro di costruirne una nel nostro cortile, sono subito molto contenti. Decidiamo di inaugurarla, segnando il primo punto di luce, il giorno del solstizio d’inverno, che trasformeremo in una festa. Nella festa gli alunni, suddivisi in gruppi, esporranno al pubblico il percorso didattico svolto, che ci ha condotto alla costruzione di questo strumento. Realizzazione della meridiana e della festa del solstizio d’inverno La realizzazione della meridiana e la preparazione della festa hanno richiesto 20 giorni, dalla progettazione alla realizzazione. Il lavoro è stato svolto in parte in classe di mattina, in parte a casa dagli alunni, e ho avuto un incontro pomeridiano con i capigruppo. Un supporto fondamentale ci è stato dato da mio marito che è un ingegnere meccanico, fa tutt’altro mestiere, ma ama l’interazione didattica con i ragazzi, è un abilissimo artigiano, è una persona curiosa e desiderosa di capire fatti e fenomeni, specialmente in campo scientifico.

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Insegnare / Buone esperienze Giovedì 1 dicembre: i ragazzi come compito per casa hanno di progettare la meridiana  Venerdì 2 dicembre: analisi dei progetti elaborati dai ragazzi sulla base delle considerazioni fatte da Ernesto. Divisione del lavoro in 4 parti, affidamento di ogni gruppo di lavoro a un capogruppo.  Lunedì 5 dicembre: (di pomeriggio) analisi, nel dettaglio, con i capigruppo degli aspetti che ciascun gruppo deve trattare.  Martedì 6 dicembre: divisione in gruppi e inizio del lavoro, di seguito i compiti di ciascun gruppo. 

GRUPPO 1: quello che pensavamo prima di fare questo lavoro: il sole sorge sempre a est, tramonta sempre a ovest e a mezzogiorno passa sulla nostra testa.  Indagine statistica su queste concezioni

GRUPPO 2: previsioni a riguardo le ombre sulla base di quello che noi pensavamo fosse vero. Verifica sperimentale. Analisi delle posizioni di alba e tramonto. Cosa possiamo concludere sui punti cardinali Est e Ovest.

GRUPPO 3: descrizione del modellino geocentrico della classe: cosa rappresenta e con quali criteri l’abbiamo costruito. Spiegazione con esso delle stagioni e delle 4 giornate importanti (solstizi ed equinozi). Descrizione del modello eliocentrico e spiegazione con esso delle stagioni e delle 4 giornate importanti.

GRUPPO 4: Cosa è un meridiano e una meridiana. Perché una meridiana funziona da calendario. Come abbiamo costruito la nostra meridiana e cosa faremo adesso e nei mesi successivi.

Venerdì 9 dicembre: Ascolto dei gruppi che espongono e correzioni. Sabato 10 dicembre: montaggio dello gnomone della meridiana. Ernesto ha commentato i progetti dei ragazzi, poi ha spiegato il motivo della scelta della sua soluzione tecnica.  Martedì 13 dicembre: calendarizzazione dei prossimi lavori: disegno del tratto di meridiano, prove intorno alla meridiana, realizzazione degli inviti e distribuzione. Analisi delle bozze per l’invito. Ascolto di un gruppo. Un gruppo propone di fare un regalo ai presenti e mostra una meridiana realizzata in cartone con le indicazioni delle sue parti e come si usa. Tutti approvano perché è, in effetti, un’idea bellissima. Decidiamo anche di dare ad una ragazza il compito di raccontare il mito di Persefone come conclusione della giornata. Prima prova in cortile. Disegno provvisorio, del punto di luce al mezzogiorno solare. La determinazione è stata fatta all’ora definita teoricamente, ma confrontata con altri punti di luce presi nell’intorno di quell’ora per assicurarci che a quell’ora fosse minima.  Mercoledì 14 dicembre: ritrovo di sera a scuola per controllare che il punto di luce provvisorio si trovi in corrispondenza della stella polare. L’allineamento è buono e la terza prova del fatto che la retta che unisce la base dello gnomone e il punto luce provvisorio sia la direzione Sud-Nord la facciamo con una bussola.  

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Insegnare / Buone esperienze Giovedì 15 dicembre: prove personalizzate con una alunna. Venerdì 16 dicembre: prove in classe. Sabato 17 dicembre: stampa definitiva degli inviti e distribuzione al personale della scuola, ai genitori, agli altri insegnanti della classe.  Lunedì 19 dicembre: tracciamento del tratto di meridiano unendo la base dello gnomone con il unto luce provvisorio.  Martedì 20 dicembre: prove generali nel cortile.  Giovedì 22 dicembre: festa e segno del primo punto di luce. L’organizzazione è stata attenta, il dirigente ha avuto cura di far disporre delle sedie per gli ospiti e l’impianto di amplificazione perché il cortile è adiacente alla strada ed è rumoroso. Avevamo invitato solo una classe della scuola, per paura che un pubblico troppo numeroso fosse ingestibile, era importante che tutti i presenti potessero ascoltare e osservare bene tutte le fasi dell’esposizione, ma molti colleghi erano presenti. Il tempo era variabile e l’attesa del passaggio sul meridiano è stata piena di suspence, ma il sole non è mancato al momento giusto!   

E questo è solo l’inizio, perché il 22 di ogni mese noi scenderemo a segnare il punto luce del mezzogiorno e, se tutto funziona bene il prossimo anno il punto luce combacerà con questo!

Fig. 14 – I preparativi

Fig.15 – I preparativi

Fig.16 – L'attesa...

Fig. 17 – Il solstizio d'inverno!

Conclusioni Penso che il percorso sia molto interessante, i ragazzi, chi più chi meno, sono

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Insegnare / Buone esperienze rimasti tutti coinvolti, si sono resi conto dell’importanza dell’osservazione e dell’interconnessione delle discipline; mentre preparavamo l’esposizione finale, alcuni si sono stupiti di quanto lavoro avessimo fatto in questi tre mesi e si sono accorti di essere soddisfatti. Hanno trovato utile fare l’indagine statistica sulle conoscenze degli adulti e i risultati avuti li hanno fatti riflettere su quanto le persone osservano la natura intorno a noi. Quasi tutti sono stati capaci di assolvere al proprio compito nella festa, anche dominando una certa agitazione. Sono stati capaci di proporre miglioramenti alle soluzioni proposte da me e di inventarne di nuove. Certo il lavoro è stato faticoso, per diversi motivi: richiede osservazioni al di fuori dell’orario scolastico, dipende dalle condizioni atmosferiche, la costruzione dello gnomone e il sistema di fissaggio al terreno ha richiesto diverso lavoro di mio marito, infine, gli alunni si trovano in situazioni didattiche apparentemente non scolastiche (il cortile) e, in questi momenti, non è facile far mantenere l’attenzione a tutti. Credo, però, che ne sia valsa la pena. Un’ultima considerazione forse (ma soltanto forse) meno importante. Quest’anno ho chiesto il trasferimento ed è nella nuova scuola che ho svolto questo percorso. credo si possa dire che è un modo inusuale di presentare queste tematiche e non sapevo prevedere le reazioni dei colleghi e del dirigente rispetto a questa modalità di lavoro. Inaspettatamente tutti si sono mostrati estremamente incuriositi, interessati e partecipi, in particolare la docente di lettere e di sostegno, e credo che questo momento possa costituire l’inizio di una collaborazione tra docenti. È stato bello concludere il percorso didattico con la realizzazione di questo strumento scientifico: si trova nel cortile vicino al cancello, questo significa che è fruibile da tutti gli alunni della scuola ma anche dai passanti, perché è ben visibile dal marciapiede. Ci piace pensare alla scuola come un ambiente di studio e di ricerca, dove gli alunni partecipano attivamente alla costruzione delle conoscenze, e tale processo non è individuale, ma collettivo e frutto della collaborazione di tutti. Ci piace lasciare alla scuola questo strumento, perché la scuola possa essere vissuta come laboratorio permanente, che ci mette in contatto con l’ambiente che ci circonda e nel quale viviamo. Ci piace, infine, che siano stati gli alunni a creare questo strumento perché sono proprio loro a rendere viva la scuola ed è importante che si rendano conto dell’importanza e del valore del loro lavoro.

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Insegnare / Buone esperienze Commenti dei ragazzi «A questo progetto abbiamo dedicato molto tempo e fatica e però ha dimostrato i suoi frutti. Quando sta mattina abbiamo visto e ascoltato il nostro progetto finale, io e insieme alcuni miei compagni siamo rimasti molto stupiti. È stato bello perché siamo riusciti anche ad attirare il pubblico lì presente. Questo bel progetto ha significato molto per me e sono sicuro che quando sarò grande mi ricorderò di questo giorno.» Sindi «Tutti eravamo contenti perché il lavoro ci era riuscito bene e anche le professoresse erano contente. Dopo ce ne tornammo in classe e dalla finestra guardammo il frutto del nostro lavoro.» Giuseppe «Ero molto emozionata non mi ricordavo quasi quello che dovevo dire. Dopo, quando aspettavamo il solstizio d’inverno sono stata a guardare l’ora per vedere a che ora il raggio di Sole arriva sulla meridiana. Per me ha significato quello spettacolino una cosa molto importante.» Claudia «Secondo me,la celebrazione del solstizio d’inverno è stata una cosa bellissima che mi è piaciuta moltissimo. I gruppi si sono impegnati moltissimo, hanno svolto il loro lavoro in modo… ehm… soddisfacente e hanno avuto tutti delle buone idee. Così arrivò il grande giorno, e tutti i membri della 2 a A con la prof.ssa Paolizzi realizzarono una celebrazione fantastica!» Azzurra «Sono stato molto felice di farlo perché è stata un’esperienze interessante, ci ha permesso di lavorare bene insieme e abbiamo fatto felice la professoressa, perché in passato non aveva mai potuto realizzare una meridiana.» Salvatore «La preparazione è stata molto bella perché ci davamo tutti, o almeno quasi, molto da fare. Nel pubblico c’è stato anche il preside e penso che sia stato soddisfatto! Con questa esperienza ho superato la paura di esprimermi in pubblico e sinceramente mi sono divertita molto.» Laura «Per me significa che noi siamo stati bravi e per quello tutti insieme siamo riusciti a farlo, vorrei fare tanti progetti così e questa è stata un’esperienza fantastica.» Claudia

dicembre 2012

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Paolizzi  

Percorso di astronomia per la scuola secondaria di I° grado

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