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p dei tavoli deve offrire un appoggio che lasci le spalle rilassate. Veniamo all’allestimento della tavola. “Le stoviglie – scrive Cipriani in “Elogio dell’Accoglienza” – devono avere una forma equilibrata, elegante, non invasiva, scelte e pensate solo per il loro uso. (…). Tutto deve essere semplice nella forma, che deve essere adatta a liberare il contenuto”. E poi c’è il gioco dei cromatismi: “la luce deve essere calda e abbastanza intensa, atta a favorire la conversazione. Il colore deve essere la giusta sintesi tra la luce e l’effetto luminoso che viene riflesso sul viso dell’avventore”. Passando alla temperatura dell’ambiente, che va sempre tenuta sotto stretto controllo, in modo che sia assolutamente confortevole per gli ospiti: in estate non troppo fredda mentre “in inverno la si renderà gradevole anche riscaldando leggermente il pavimen-

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to”. Nel locale – raccomanda – nessun odore: “l’unico consentito è quello di aria pulita”. Infine l’acustica, che deve “tenere conto, sì, delle voci, ma fare anche arrivare suoni familiari e riconosciuti che si amalgamano con il rumore di fondo, attenuato, che esiste sempre in presenza dell’uomo” (…) Secondo uno degli italiani internazionalmente riconosciuti quale maestro d’accoglienza, lo schema corretto per dare il benvenuto all’ospite si baserebbe su questi pochi e solo apparentemente semplici elementi. La differenza l’ha fatta e la fa chi si dimostra capace di governarli tutti, costantemente e con pari attenzione. È questo a suo avviso il segreto che potrà fare ancora per molto tempo dell’Italia “non solo il Paese più bello, ma anche quello più ospitale del mondo”.

Estratto dall’articolo di Paola Tournour-Viron – Si ringrazia Sharing Tourism

Chi è Arrigo Cipriani? Classe 1932, Arrigo è figlio di Giuseppe Cipriani, inventore del Bellini che nel 1931 aprì a Venezia il leggendario Harry’s Bar. Lo dirige da oltre sei decenni, che addizionati ai tre capitanati dal padre hanno prodotto un libro di firme di assoluta eccellenza. Citiamo per tutte quelle di Arturo Toscanini, Georges Braque, Truman Capote, Charlie Chaplin, Peggy Guggenheim, Somerset Maugham e Orson Welles. L’Harry’s Bar ha valicato indenne i decenni arrivando ad essere riconosciuto patrimonio nazionale dal Ministero dei Beni Culturali nel 2001.

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