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Emmanuel Lévinas

Emmanuel Lévinas, Photographed by Bracha Ettinger

«Se si potesse possedere, afferrare e conoscere l’altro, esso non sarebbe l’altro. Possedere, conoscere, afferrare sono sinonimi di potere. La relazione con altri è l’assenza dell’altro; non assenza pura e semplice, non l’assenza del puro nulla, ma assenza in un orizzonte di avvenire, un’assenza che è il tempo».

http://www.flickr.com/photos/bracha-ettinger/124819601/

Tempo di Pasqua 2010

Bisogna fare il sacrificio di essere felici « Ascoltami bene: quaresima vuol dire 40 giorni; ci sono quaranta giorni di penitenza ed è istituzione umana perché la mia passione è durata solo qualche giorno; poi ci sono quaranta, anzi cinquanta giorni, fino a Pentecoste, per cercare di svegliarvi alla gioia, e questa "quaresima" è di mia istituzione, ma è completamente ignorata ». Ti parlerò della mia gioia | Anonima contemporanea 2002, ISBN 88-514-0033-4

« Ego sum vitis, vos palmites. Qui manet in me, et ego in eo, hic fert fructum multum, quia sine me nihil potestis facere » « Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla » GV 15:5

Enzo Bianchi, priore di Bose, definisce così la seconda tentazione di Gesù nel deserto: “ti darò il potere sul mondo”. Ma se c'è potere, non c'è emancipazione. Non c'è crescita. Non c'è nemmeno più il libero arbitrio, né libertà. Non c'è possibilità di errore e di risalita dai propri inferi personali. Non c'è spazio per l'umiltà, e pertanto non c'è spazio per la creazione, che procede attraverso le mille fragilità di persone in carne ed ossa, in equilibrio con le risorse finite di cui possiamo disporre, ed alimentare, rinnovare, reinventare. Benevento 3 IV 2010

Sospendere il tempo in un eterno presente significa aprire il varco ad un inferno privo di vie d'uscita. È un atteggiamento mentale. Che è l'esatta conseguenza di molti processi cognitivi contemporanei, convergenti nello schiacciamento dello sguardo intimo, individuale, sull’hic et nunc, il qui ed ora, come puro possesso. Non per realismo ed in fondo nemmeno per cinismo, ma per fuga: dalle responsabilità. Negate. È il dáimon di questo tempo, e va contrastato senza tregua né esitazioni. Con un senso profondo di fiducia: chè per altri versi, questo stesso tempo, si svolge nel migliore dei mondi possibili, e pertanto lo sguardo intimo non può essere anche ripiegato e rinunciatario. Autodistruttivo. « Insomma*, tentato dalle lusinghe di Satana, Gesù reagisce attraverso un atteggiamento di radicale obbedienza a Dio e al proprio essere creatura, restando - per così dire - con i piedi per terra: egli custodisce con sobrietà e saldezza la propria umanità, salvaguardando in tal modo anche l’immagine di Dio rivelata dalle Scritture, senza sostituirvi un’immagine “manufatta”. E l’arma con cui Gesù perviene alla vittoria è la sottomissione alla Parola di Dio: in risposta alle tentazioni, sulla sua bocca risuona solo la Parola di Dio contenuta nelle Scritture, una Parola che egli assume e vive nel suo significato profondo, non nella sua semplice lettera, come invece fa Satana ».

* copia ed incolla: http://www.monasterodibose.it/index.php/content/view/3420/47/1/2/lang,it/

La rinuncia alla profondità del tempo, descritta da Emmanuel Lévinas, è uno dei mali assoluti, diabolici, di quest’epoca che s'illude di annullare la fatica attraverso il simulacro: come Baudrillard indicherebbe l'assoluta incapacità di coltivare la speranza, barattata per un benessere confortevole, e tuttavia in pericolo, minacciato dall’altro. Da ogni “altro”, incombente quanto immaginario. Perdendo il contatto con la natura, abbiamo perso anche il senso dell'attesa. Per generare un figlio occorrono la fecondazione e 9 mesi di gestazione. Non si capisce perché invece si pretenda che problemi complicatissimi, l'immigrazione, le diseguaglianze, il cambio di orizzonte dei sistemi economici, o semplicemente la percezione dell'altro, debbano avvenire per magia: senza pagare dazio alla complessità, che pure è elemento costitutivo del piccolo mondo contemporaneo, reso più piccolo dalla tecnologia e dai low cost. Viviamo in un oscurantismo magico che occulta la fatica del quotidiano. La rimuove, ma solo illusoriamente. Migrando da un’attesa spasmodica all’altra, spesso fatua, emotiva, nutrita di breaking news, informazione bulimica, straniante.

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giuseppe.nenna@innoware.mobi


[3/31 ottobre 2009, magazzini pescatore artecontemporanea]

La tristezza schiaccia e fa ripiegare su di sé. Pensa: quando io annunciai ai miei discepoli il mio ritorno al Padre mio, invece di interessarsi a me, di rallegrarsi della mia felicità, ciascuno di essi non pensò che a sé, ciascuno si afflisse della propria perdita e nessuno mi amò abbastanza per seguirmi nel momento in cui comincia la mia gioia! Ogni volta che ci si chiude alla felicità, ci si chiude a me! La tristezza è la misura esatta del proprio attaccamento a se stessi: denuncia il proprio egoismo. Tu devi essere colma di vita, di allegrezza spirituale, di certezza, di audacia e di fede! Io, ai miei discepoli, rimprovero solo due cose: paura e tristezza.

Delusione della Chiesa: troppo umana e troppo divina, troppo compiacente e troppo intransigente, stendardo alzato per riunire intorno a me le nazioni o spauracchio che le scoraggia dall'accostarsi a me. Ambiguità necessaria, perché non è una invenzione dell'uomo, ma è la mia Chiesa. Se ti soddisfacesse, sarebbe falsa, perché sarebbe tua. Beato l'uomo per il quale passare per la Chiesa è passare per la croce. Egli è sicuro di sfociare in me. Se la Chiesa è misteriosa, deludente, è perché io vi lavoro. Coloro che aspettano una Chiesa che soddisfi ogni esigenza, una Chiesa che possa riunire tutti, aspettano l'Anticristo. Il mio nemico entusiasmerà tutti quelli che non sono contenti di me. Delusioni delle apparizioni: io risuscitato non solamente non rassomigliavo a Dio, ma non rassomigliavo più neanche a me stesso! Gli apostoli cominciarono a ritrovarmi solo quando si decisero ad accettare di vedermi diverso da come si aspettavano. Ero in mezzo a loro, ma ciò che era necessario perché mi riconoscessero, non era che io cambiassi, ma che loro si mettessero a credere. Io non mi restituii a loro che quando si decisero ad ammettere che io potevo manifestarmi a loro sotto qualsivoglia apparenza, con qualsiasi volto! Lentamente, durante quei quaranta giorni, impararono ad aspettarmi in ogni momento, in ogni circostanza. Io sono amore e la morale delle apparizioni è questa: non mi si può vedere e continuare a vivere come si viveva prima di vedermi. Vedermi significa morire alle proprie vedute, alle proprie esigenze, ai propri gusti e aprirsi alla mia volontà, alle mie manifestazioni. Maria Maddalena non ha potuto restare al livello in cui era; ha dovuto passare a un altro modo di comunicazione con me. Sono stato strappato alla sua tristezza, alle sue esigenze, ai suoi progetti; deve riconoscermi in altro modo e vivere in altro modo nella mia intimità. Il mio passaggio ti spoglia sempre di qualcosa. Io sono ciò che di più tenero e più terribile c’è al mondo. Non lo sai? Il segno della mia presenza, la prova che una mia parola ti ha toccato, è che non te ne sei sentita mai più indegna e che non ne sei stata mai più felice! È necessario morire proprio là dove ci si sente più pieni di vita e bisogna imparare a vivere là dove non ti senti altro che morta: là io parlo, agisco, ti amo!

Che tempo che fa

Dalla Pasqua, cita il lezionario, scaturiscono tutti i giorni santi

www.communityorganizer.eu/innoware/?p=253

Il sabato santo* è il giorno del silenzio. Non si celebra alcuna liturgia. La chiesa proclama la discesa agli inferi di Cristo come uno dei misteri centrali della rivelazione neotestamentaria. Senza inoltrarsi in raffinate dispute cristologiche l’assenza dei sacramenti in questa giornata rinvia al discernimento che accompagna la maturazione del cammino spirituale, necessariamente silenzioso, raccolto, non clamoroso, ordinario, in cui germina l’intelligenza della fede che vive nel foro più intimo dell’anima, cioè l’identità spirituale più profonda dell’individuo, abitata dallo Spirito Santo: tutto in tutti secondo una straordinaria locuzione di San Paolo. In quanto ogni uomo è immagine di Dio, “Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto in tutti.” [Colossesi 3,11 rif. 1.Corinzi 15,28]. Quel silenzio è anche attesa dell’evento pasquale, che cancella il peccato e sconfigge la morte, perché la Verità che si è lasciata innalzare alla croce libera l’uomo dalla sua prigionia materiale e spirituale, come anticipato dal meraviglioso cantico della Passione in Isaia 53, da gustare per intero anche sul piano stilistico [se ne riportano i versi finali, 10 e ss.]:

“Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità.

Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori”.

Il tempo propriamente pasquale inizia la domenica di Pasqua di risurrezione e termina liturgicamente con la Pentecoste, che quest’anno cade il 23 maggio. La Pasqua dura otto giorni, da domenica a domenica. L’effusione dello Spirito dall’alto sugli apostoli, chiudendo le celebrazioni pasquali, designa l’itineranza del cristiano nel mondo alla maniera della lettera A Diogneto: iniziata nel fuoco pentecostale dallo Spirito Santo, è ripetuta sacramentalmente ad ogni battesimo e confermata ad ogni cresima.

3 aprile 2010* Giuseppe Nenna: citazioni minime per il tempo pasquale | giuseppe.nenna@innoware.mobi

Pasquale Palmieri, volto scolpito Ti parlerò della mia gioia | Anonima contemporanea Pp. 23.25 u Delusione della redenzione: avresti desiderato che ti rendessi esente dal peccato, ed è avvenuta attraverso il perdono del peccato. Peccherai sempre, ma sarai sempre perdonata! Delusione della risurrezione: non possiedi neanche più il mio corp0. Non hai più nulla a cui attaccarti, su cui riposare. Non hai altro che dei segni della mia presenza, dei richiami alla fede, dei fragili trampolini che ti precipitano sempre verso un altro mondo. Delusione dell'Ascensione: me ne sono andato, lasciando a bocca aperta, eternamente divisi, stiracchiati fra quel cielo che aprivo e quella terra che affidavo.

Tempo di Pasqua 2010

Ti parlerò della mia gioia | Anonima contemporanea Pp. 14.15 u A Quaresima finita, resta da fare la mortificazione più grande, la rinuncia più grande, quella che tutte le altre dovevano preparare e che proverà la loro sincerità: bisogna fare a me il sacrificio di essere felici! Dare a me la gioia di vederti felice a motivo mio! Tu devi essere felice di fede, felice di fiducia, felice di me! Vivere talmente di me, essere talmente unita a me che, quando ti esamini, non trovi in te nulla di più vivo della mia gioia.

Bisogna fare a me il sacrificio di essere felici!  

« Ascoltami bene: quaresima vuol dire 40 giorni; ci sono quaranta giorni di penitenza ed è istituzione umana perché la mia passione è durata...

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