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Corso di laurea specialistica in C omunicazioni visive e multimediali a.a. 2007/08 Laboratorio di design dei tipi Prof. Leonardo Sonnoli Stud, Luca Boscardin, Francesco Innocenti, Niccolò Mazzoni


Riferimento Letterario Luogo Applicazione Materiale Riferimenti Studio Carattere Realizzazione

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Riferimento Letterario Carlo Carrà, Composizione TA (Natura morta metafisica), Olio su tela, 1916-1918

Tratto da “Contro Venezia Passatista“ di Marinetti, Carrà, Boccioni e Russolo. “Noi ripudiamo l’antica Venezia estenuata e sfatta da voluttà secolari, che noi pure amammo e possedemmo in un gran sogno nostalgico. [...] Noi vogliamo guarire e cicatrizzare questa città putrescente, piaga magnifica del passato. Noi vogliamo rianimare e nobilitare il popolo veneziano, decaduto dalla sua antica grandezza, morfinizzato da una vigliaccheria stomachevole ed avvilito dall’abitudine dei suoi piccoli commerci loschi. Noi vogliamo preparare la nascita di una Venezia industriale e militare che possa dominare il mare Adriatico, gran lago italiano. Affrettiamoci a colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi. Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l’imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture. Venga finalmente il regno della divina Luce Elettrica, a liberare Venezia dal suo venale chiaro di luna da camera ammobigliata. L’8 luglio 1910, 800000 foglietti contenenti questo manifesto furono lanciati dai poeti e dai pittori futuristi dall’alto della Torre dell’Orologio sulla folla che tornava dal Lido. Così cominciò la campagna che i futuristi sostengono da 3 anni contro Venezia passatista. [...] Quando gridammo: “Uccidiamo il chiaro di luna!” noi pensammo a te, vecchia Venezia fradicia di romanticismo!

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Russolo, Luigi Profumo, olio su tela, 1910

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Perché dunque ostinarti Venezia, a offrirci donne velate ad ogni svolto crepuscolare dei tuoi canali? Basta! Basta!... Finiscila di sussurrare osceni inviti a tutti i passanti della terra o Venezia, vecchia ruffiana, che sotto la tua pesante mantiglia di mosaici, ancora ti accanisci ad apprestare estenuanti notti romantiche, querule serenate e paurose imboscate! [...] Liberate Torcello, Burano, l’Isola dei Morti,da tutta la letteratura ammalata e da tutta l’immensa fantasticheria romantica di cui le hanno velate i poeti avvelenati dalla febbre di Venezia, e potrete, ridendo con me considerare quelle isole come mucchi di sterco che i mammouth lasciarono cadere qua e là nell’attraversare a guado le vostre preistoriche lagune! [...] Vergognatevene! Vergognatevene! e gettatevi supini gli uni sugli altri, come sacchi pieni di sabbia per formare il bastione, sul confine, mentre noi prepareremo una grande e forte Venezia industriale, commerciale e militare sull’Adriatico, gran lago italiano!”


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Umberto Boccioni, Stati d’animo: quelli che vanno (studio), olio su tela, 1911

L’8 luglio 1910, 800.000 foglietti contenenti questo manifesto furono lanciati dai poeti e dai pittori futuristi dall’alto della Torre dell’Orologio sulla folla che tornava dal Lido. Così cominciò la campagna dei futuristi contro contro Venezia passatista. Il seguente «Discorso contro i Veneziani», improvvisato dal poeta Marinetti alla Fenice, suscitò una terribile battaglia. I futuristi furono fischiati, i passatisti furono picchiati. I pittori futuristi Boccioni, Russolo, Carrà punteggiarono questo discorso con schiaffi sonori. I pugni di Armando Mazza, poeta futurista che è anche un atleta, restarono memorabili. Con questo testo per la prima volta, Venezia non viene esaltata per la sua bellezza. Il movimento futurista infatti disprezza il mito veneziano considerandolo ormai parte del passato. Si teorizza un’opera di sistematica distruzione di Venezia nei suoi aspetti più famosi e pittoreschi, proponendo di interrare i canali e di bruciare le gondole per “preparare la nascita di una Venezia industriale e militare”. Da questo testo abbiamo scelto la frase: “Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini”.


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Luogo Varie immagini della zona di Santa Marta a Venezia

Venezia, una città unica al mondo, edificata sull’acqua, collegata da centinaia di ponti, permeata da tradizioni, culture e razze diverse. Venezia è un porto, una città che per certi aspetti si lega ad altre realtà di mare come Genova, Napoli, o Trieste. “A Venezia si gira portandosi addosso la propria faccia per ciò che essa è veramente: un luogo pubblico. È una città dove non esiste la privacy. Ci si incontra in continuazione, ci si saluta sette volte al giorno, si continua a parlare allontanandosi, a venti metri uno dall’altro, alzando la voce in mezzo ai passanti. Le finestre dirimpettaie sono dall’altra parte della calle: a un metro di distanza. È molto difficile fare le cose di nascosto, avere una doppia vita, nascondere le proprie frequentazioni, le tresche, gli adulteri.” [da “Venezia è un pesce”, di Tiziano Scarpa]. Ma Venezia è anche una “città-turismo”, una città dove gli abitanti si fondono tra le masse di stranieri, un luogo dove l’intimità del cittadino spesso fatica a manifestarsi. Santa Marta è un quartiere situato nei pressi della stazione, un borgo popolare dove c’è silenzio, le vie non sono mai affollate e le donne di casa stendono i panni ad asciugare su lunghi fili, tra un vicinato e l’altro. È qui che vivono molti veneziani, ed è qui che abbiamo scelto di riperquotere l’irriverente manifesto di Marinetti.

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Applicazione La nostra installazione vuole ricontestualizzare il testo di Marinetti, pronunciandolo attraverso un’ottica tipicamente veneziana e snaturandone quindi il significato. Abbiamo scelto una parte del testo che portasse con sé un impatto forte, violento, brutale: “Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini”. Questa citazione sarà calata tra le vie di Santa Marta, sui cittadini, sopra i “veneziani di Venezia”. La lettere verranno appese tra le facciate delle calli proprio come fossero dei panni da asciugare, rispettando una tra le più tipiche tradizioni popolari della città. “Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini” non è più una provocazione futurista, ma solamente un testo appeso ad un filo, ritagliato nella stoffa, leggero come l’aria.


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Materiale Costruire delle lettere morbide che potessero essere appese come dei panni senza perdere leggibilità, questa è stata sicuramente la parte più delicata del nostro lavoro. Come verrà descritto in seguito, il font è stato disegnato con un certo riguardo al fatto pratico, ottenendo infine una forma piuttosto tozza, che si prestasse a venir appesa senza comportare eccessive pieghe ed arricciamenti. Inizialmente abbiamo optato per un materiale morbido ma piuttosto spesso, la pelle. Questa si presenta facile da sagomare, ma ha il problema dell’eccessiva pesantezza e di una scarsa duttilità ad essere dipinta. Abbiamo dunque deciso di utilizzare un tessuto più malleabile e dotato di maggior leggerezza. Il materiale scelto è un tessuto grezzo, molto leggero, facile da tagliare e da pitturare.

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Riferimenti Filippo T. Marinetti, copertina, 1914

Per riuscire ad ottenere un risultato storicamente coerente abbiamo analizzato le composizioni grafiche eseguite dai futuristi cercando di comprenderne la struttura. Le stesse composizioni, costituite da parole poste in diagonale e lettere in prospettiva, ci ricordano la posizione dei fili per stendere appesi lungo le calli veneziane. Analizzando anche il secondo futurismo, dove lo studio della forma delle lettere venne affrontato maggiormente, in particolare nel caso di Fortunato Depero, abbiamo riscontrato delle forme funzionali alle nostre necessità. Per avere un’interpretazione più contemporana dei caratteri dell’epoca abbiamo preso un uteriore punto di riferimento nel Mostra di Mark Simonson.

Sopra. Carlo Carrà, Composizione grafica, 1914. A fianco. Ardengo Soffici, pagina di Bif&Zf+18, 1915


MostraOneHeavy 30 pt

ABCDEFGHIIJKLMNOPQRSTUVWXYZ 1234567890!@#%^&() MostraTwoHeavy 30 pt

abcdefghijklmnopqrstuvwxyz 1234567890!@#%^&() MostraThreeHeavy 30 pt

abcdefghijklmnopqrstuvwxyz 1234567890!@#%^&()

A fronte. F. Depero, copertina per Vanity Fair, degli anni 30 Sopra. Il carattere Mostra di Mark Simonson, 2001


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Studio del Carattere Partendo dalla semplice forma di un panno, abbiamo cercato di ottenere la sagoma delle lettere seguendo i pricipi grafici sviluppati dai futuristi. All’interno di molte composizioni grafiche disegnate da Fortunato Depero, si può notare la presenza di lettere caratterizzate da linee molto decise e dall’impatto massiccio, tali da convenire alle nostre necessità. Le nostre lettere saranno appese ad un filo e devono risultare sufficientemente ampie e robuste tali da garantire una buona stabilità. Abbiamo dunque progettato un carattere che presetasse un corpo spesso e regolare, estremizzandone le forme e riavvicinandoci in questo modo all’estetica futurista. Sono stati apportati pochi tagli significativi in modo tale da non allontanarsi troppo dalla forma del panno e portando così la lettera al limite della propria leggibilità.

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Realizzazione Le lettere sono state ricavate attraverso pochi tagli geometrici e quindi pitturate di vernice nera, elemento che oltre ad asservire ad una nostra ragione estetica, è stato scelto per far acquisire più peso e rigidità ai drappi di tessuto. È stato poi deciso di rinforzare ulteriormente alcune parti delle lettere, al fine di evitare il più possibile le oscillazioni causaste dal vento, che avrebbero reso più difficile la lettura del testo. Sono inoltre stati inseriti posteriormente degli elementi in cartonlegno che dessero un miglior apporto strutturale.

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Installazione Tipografica  

Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini

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