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FOCUS PIANO ECONOMICO DEL GOVERNO 2009-2012 Il Piano Il programma economico a medio termine del Governo e’ stato presentato nei giorni scorsi dal Vice Primo Ministro e Ministro dell”Economia, Ali Babacan. Il programma delinea una roadmap per l’economia turca fino al 2012. I dati illustrati prospettano una contrazione del sistema economico dell’ordine del 6% per fine 2009 e la ripresa della crescita a partire dal 2010. L’obiettivo generale del programma e’ di contrastare tale tendenza creando 300.000 nuovi posti di lavoro nel 2010 e 1.250.000 nel 2012. Nel dettaglio, gli obiettivi principali del programma sono: sostenere la crescita tramite la leadership del settore privato, portare a termine le riforme strutturali che renderanno l’economia piu’ flessibile e competitiva, favorire una crescita graduale del sistema economico in modo da garantire anche maggiore occupazione, assicurare la continua discesa del tasso di inflazione e riequilibrare le finanze pubbliche dopo la destabilizzazione dovuta alla crisi finanziaria. Per Babacan il programma mira, in ultima istanza, al rafforzamento dell’economia turca e alla crescita sostenibile. Il programma contiene infine le stime dell’esecutivo che indicano le tendenze dell’economia nel medio termine e le motivazioni alla base delle scelte governative. Il 2009 dovrebbe concludersi con un decremento del PIL intorno al 6% (il primo semestre si e' concluso con un -10,5%), mentre per il 2010 e’ prevista la tanto attesa inversione di tendenza, con una crescita del 3,5% che andrebbe a consolidarsi nel 2011 (+4%) e 2012 (+5%). Un altro dato molto interessante

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presente nel programma del governo, e' quello relativo al commercio estero funestato quest'anno dalla grave crisi globale (a fine anno 98,5 miliardi di $ di esportazioni e 134 miliardi di importazioni) che si prevede ritorni su livelli piu' adeguati gia' dal prossimo anno (107,5 mld. di $ l'export e e 153 mld. di $ le importazioni), ma soprattutto a fine 2012 (130 mld. di dollari l'export e 187 mld. di $ le importazioni). I proventi derivanti dal turismo (voce fondamentale della bilancia dei pagamenti turca) dovrebbero crescere dagli attuali 21 miliardi di $ ai 24,5 miliardi di dollari del 2012. Il Governo prevede inoltre, stando a quanto riportato nel programma, una disoccupazione del 14.8% per fine anno, un reddito pro-capite di 8.821 $, un Prodotto Nazionale Lordo di 1000 miliardi di Lire turche (500 miliardi di euro circa), un deficit di Bilancio in rapporto al PIL al 6.6%, un’inflazione di fine anno al 5.9% (5.3% nel 2010), un debito pubblico in rapporto al PIL al 47,3%, e un deficit di Bilancio, inzialmente previsto a 5 miliardi di euro, che tocchera’ invece 36.5 miliardi di euro. Tuttavia, Il rapporto Deficit pubblico/PIL dovrebbe passare dal preventivato 6,6% di quest'anno ad un piu' contenuto 4,9% nel 2010 fino a un virtuosissimo 0,3% nel 2012. Il Governo attuera’ dunque una politica di Bilancio restrittiva che, a detta di alcuni analisti, potrebbe formare la base per un nuovo accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) (seppure il tanto atteso prestito del FMI non e’ stato incluso nelle entrate del programma per i prossimi anni). In realta’, nelle parole del Ministro Babacan, il programma dimostra come lo stand-by agreement con il FMI “non sia un must”, e come la Turchia si stia comunque incamminando verso una riduzione della spesa pubblica. Lo dimostrano le stime allegate al programma sulla tendenza del debito pubblico. Il rapporto debito pubblico/PIL, afferma Babacan, tocchera’ il 49% nel 2010. Ma successivamente nel 2011 e 2012 il rapporto debito-PIL scendera’ nuovamente a 48.8% nel 2011 e a 47.8% nel 2012. Il Fondo Monetario Internazionale Positive reazioni ha riservato al programma Rachel van Elkan, Capo Desk Turchia al FMI. “Siamo incoraggiati dall’annuncio delle autorita’ turche di voler fornire un quadro di medio termine”, ha dichiarato la Sig.ra van Elkan, “che mira a contrastare gradualmente il deterioramento delle finanze pubbliche, favorire il settore privato e ripristinare una crescita economica solida. Il programma prende in esame stime macroeconomiche realistiche e incorpora un piano sostenbile di stabilizzazione del rapporto debito pubblico/PIL. Accogliamo anche molto favorevolmente l’introduzione di una regola per fissare obiettivi di bilancio prudenti nel lungo termine”. La comunita’ industriale turca Secondo Murat Yalçintaş, Presidente della Camera di Commercio di Istanbul, il programma del Governo e’ realistico. “La proposta mira, fra l’altro, a ridurre la pressione sulle risorse pubbliche che potrebbero essere utilizzate dal settore privato”. Yalçintaş ha lodato la decisione del Governo di non aumentare le

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tasse spinto dalla convinzione che il Governo debba permettere al settore privato di investire nel futuro evitando che l’emergenza attuale danneggi i consumi. Secondo Ali Kibar, Presidente della Kibar Holding, un nuovo accordo con il FMI e’ probabile: “I dati indicano che il trend della crescita economica turca per i prossimi anni potrebbe essere rafforzato dall’immissione di risorse addizionali nel sistema... e grazie a questo le societa’ private dovrebbero poter ottenere un sostegno finanziario in modo piu’ agevole”, ha dichiarato Kibar. Ma non tutti gli industriali turchi hanno espresso parere favorevole al programma. Ahmet Nakkaş, Presidente di una delle maggiori associazioni di categoria nel settore dell’abbigliamento, ad esempio, critica il programma per aver lasciato fuori la questione del deficit di bilancio pubblico e dei piani per la sua progressiva riduzione (la crescita economica generale dipenderebbe in modo eccessivo dalle dinamiche del settore privato). Dello stesso avviso Ümit Izmen, capo economista dell”Associazione degli Industriali turca (TUSIAD) secondo il quale l’entita’ del deficit pubblico e le modalita’ per farlo rientrare sono di fondamentale importanza per il conseguimento di un inflazione stabile, della crescita economica e di adeguati livelli dei tassi di interesse. Commenti sulla stampa locale I principali quotidiani nazionali, pur guardando in generale positivamente al programma, sottolineano la drammaticita’ dello stato dell’economia ed esprimono posizioni contrastanti quanto alle conseguenze del programma sui negoziati in corso con il FMI. Il quotidiano Milliyet per esempio definisce il piano dell’esecutivo un ottimo termometro della gravita’ dell’impatto della crisi sull’economia turca; il Vatan ricorda come la Turchia vedra’ la luce alla fine del tunnel non prima del 2012; il quotidiano Zaman si allinea con quanto affermato dal Ministro Babacan sottolineando che lo stand-by agreement con il Fondo non deve essere considerato un must; il quotidiano Referans (equivalente dell’italiano Sole 24 Ore) sostiene che il successo del programma dipendera’ in buona misura proprio dalla conclusione dell’accordo con il FMI. Secondo Referans, infatti, il programma non conterrebbe nessuna misure particolare per favorire e mantenere la disciplina fiscale, pur prevedendo una crescita economica al 3.5% nel 2010. Secondo Erdal Sağlam, del quotidiano Referans, la Turchia non raggiungera’ mai tali livelli di crescita economica senza l’aiuto del FMI. ULTIMI SVILUPPI

• Continua la politica di riduzione del tasso di interesse da parte della Banca Centrale turca. La Banca Centrale turca ha tagliato il tasso di interesse di mezzo punto nei giorni scorsi. Il Consiglio per la politica monetaria ha ridotto il tasso per l’indebitamento overnight da 7,75% a 7,25%. Anche il tasso di interesse a credito e’ sceso da 10,25% a 9,75%. Il Consiglio monetario ha tagliato piu’ volte nel corso degli ultimi mesi il tasso di interesse (da novembre 2008 ad oggi il tasso di interesse e’ sceso di 9.50 punti), fino 3


all’ultimo intervento del 18 agosto scorso (- 0,50). Il Consiglio ha ricordato come il tasso di inflazione rimarra’ basso per un lungo periodo a causa della lenta ripresa economica. •

Investimenti esteri in forte calo nei primi sette mesi mesi ((-57,6%). L'Italia e' OK! (+38,2%). Il Sottosegretariato al Tesoro (Dip.to Investimenti Esteri), ha pubblicato in questi giorni i dati -rielaborati da ICE Istanbul- relativi agli investimenti esteri nel periodo gennaio-luglio 2009. Gli investimenti esteri sono ammontati a 4,9 miliardi di dollari con un calo del 57,6% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno (11,7 miliardi di dollari). E' ancora una volta da sottolineare la performance italiana che fa registrare un incremento del 38,2% rispetto allo stesso periodo del 2008, attestandosi al quarto posto fra i paesi investitori con un ammontare di 217 milioni di dollari. La quota degli investimenti italiani sul totale degli investimenti esteri effetuati in Turchia, e' pari al 4,4%. La posizione dell'Italia e' particolarmente interessante poiche' si e' sviluppata in assoluta controtendenza ed avvenuta in una difficilissima fase congiunturale globale e locale, caratterizzata peraltro da un calo del PIL turco nel primo semestre di oltre il 10%. Il mercato turco dunque e' considerato -sempre piu'- dalle imprese italiane un'area strategica, importante non solo per il commercio bilaterale (circa 20 miliardi di dollari nel 2008), ma vieppiu' per una presenza stabile, duratura e dai molteplici interessi. Sono 744 le imprese italiane residenti in Turchia (3,3% del totale delle imprese presenti in Turchia 22.616). Il Paese che ha maggiormente investito nei primi sette mesi di quest'anno e' risultato l'Olanda (614 milioni di $), tenendo presente che pero' da essa spessissimo provengono investimenti di societa' di altri paesi che dispongono in Olanda di una filiale operativa. La Francia e' al secondo posto con 569 milioni di dollari, seguita dalla Germania con 255 milioni di dollari e come si accennava prima dall'Italia. La Germania pero' guida la graduatoria relativa al numero delle imprese (in totale 22.616) a capitale estero con 3.874 aziende (17,1%), al secondo posto il Regno Unito con 2.132 imprese (9,4% del totale), al terzo l'Olanda con 1.735 imprese (7,7%), al quarto l'Iran con 1.094 imprese (4,8%), al quinto gli USA con 979 imprese (4,3%) ed al sesto l'Italia. Delle 22.616 imprese esteri presenti in Turchia 12.296 (54,4% del totale) sono residenti ad Istanbul, 2.861 hanno sede ad Antalya (12,7% del totale), 1.501 ad Ankara (6,6%), 1.336 ad Izmir (5,9%) e 1.308 a Mugla (5,8%). (Fonte ICE).

Lenta ripresa dei consumi interni. Nel primo e secondo trimestre del 2009 i consumi interni hanno totalizzato rispettivamente 159.8 miliardi di Lire turche (circa 80 miliardi di euro) e 176.9 miliardi di Lire turche (circa 90 miliardi di euro). Dopo una lieve flessione del 2% a prezzi correnti nel primo trimestre dell’anno la domanda interna ha ripreso dunque a crescere (+1.9%) nel secondo trimestre. Sono aumentati sensibilmente il consumo alimentare, di trasporti e telecomunicazioni, per l’acquisto di mobili e elettrodomestici per la casa, e le spese per l’intrattenimento. La tendenza alla ripresa dei consumi si registra anche laddove il calo si era fatto piu’ significativo nella prima parte 4


dell’anno. E’ il caso del pret-a’-porter e delle calzature che dopo aver perso il 17% nel primo trimestre hanno registrato un -7.1% nel secondo trimestre del 2009. •

Turchia e Cina, e' sbocciato un amore? Negli scorsi anni Turchia e Cina si erano spesso confrontate sui temi commerciali e soprattutto in merito al tessile, abbigliamento, calzature ed occhiali, con l'imposizione, da parte turca, di quote e barrirere tariffarie. Ora, al contrario, sembra "sbocciato un amore", seppur di interesse, fra due fra i paesi che nel periodo ante crisi e cioe' prima del 2008, crescevano ambedue a ritmi oscillanti fra il 9% ed il 7% l'anno. In questi ultimi mesi numerosissime sono state le visite reciproche ai massimi livelli istituzionali ed imprenditoriali allo scopo di andare al di la' del mero interscambio commerciale esistente. Si ricorda che la Cina e' il terzo paese fornitore della Turchia con 15,6 miliardi di dollari nel 2008 ed il quarto paese partner commerciale della Turchia con un interscambio di 17 miliardi di dollari) e che penalizza fortemente la Turchia; il saldo e' negativo per 14,2 miliardi di dollari). L'obiettivo delle autorita' e degli imprenditori turchi e' quello di attrarre investimenti cinesi per ora limitatissimi (qualche centinaio di milioni di dollari) e soprattutto una maggiore partecipazione delle imprese cinesi ai principali progetti infrastrutturali in fase di programmazione. Nello specifico, le autorita' locali sarebbero particolarmente interessate affinche' i cinesi non solo investano direttamente in aziende turche (vi sono stati in proposito incontri ad-hoc con la China Investment Corporation – CIC, che gestisce il Fondo Sovrano cinese), ma anche che le imprese cinesi partecipino ai numerosi progetti infrastrutturali previsti con la formula BOT (Buid Operate and Transfer). Fra le iniziative nel settore delle infrastrutture "proposte" vi sarebbero il terzo ponte sul Bosforo, il previsto ponte sullo stretto di Canakkale, la tratta ferroviaria ad alta velocita' Bursa-Osmaneli, importanti stazioni ferroviarie e porti sulle coste del Mar Mediterraneo. Sul versante cinese e' filtrata invece la notizia che la Dongfeng Motor Co. (DFM) sarebbe pronta ad investire una somma di oltre 250 milioni di dollari per la costituzione di uno stabilimento di veicoli commerciali leggeri, mentre la nota azienda del settore telecomunicazioni Huawei avrebbe avviato contatti per stabilirsi operativamente in Turchia e da qui proiettarsi verso i mercati dell'UE (Fonte ICE).

Continua Continua il calo della produzione, delle vendite e dell’export del settore automotivo. Secondo i dati recentemente pubblicati dall’Associazione degli industriali del settore automotivo (OSD), la produzione totale del settore e’ crollata del 39.2% nei primi 8 mesi del 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008 (stando a quanto riportato nei dati dell’OSD ben 529.744 veicoli sono stati prodotti nel periodo gennaio-agosto 2009 contro i 871.592 veicoli prodotti nello stesso periodo dell’anno passato). Anche le vendite totali hanno perso terreno rispetto al 2008 registrando un calo del’ordine del 6% nel

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periodo gennaio-agosto. Infine, le esportazioni totali del settore sono diminuite del 45.7%, sempre durante il periodo gennaio-agosto. •

L’industria della difesa turca punta ad aumentare l’export di beni e servizi. servizi. Il Sottosegretariato alla Difesa ha recentemente pubblicato il “Documento Strategico per l’Industria della difesa 2009-2016”, nel quale viene ufficializzato il programma di incentivi all’esportazione per l’industria della difesa. Secondo l’agenzia per il procurement nazionale, la Turchia esporterebbe materiali d’armamento, servizi e equipaggiamenti con lo scopo di raggiungere 1 miliardo di dollari di profitti nel 2011 (400 milioni di dollari in piu’ del 2008). Le vendite dell’industria della difesa turca sono sostenute dagli accordi “offset” (compensazioni finanzarie fornite dai paesi esportatori di materiali di armamento alle nazioni acquirenti). La Tusaş Aerospace Industries (TAI) e la societa’ per l’elettronica militare Aselsan guidano il comparto delle aziende turche delle vendite offset all’estero (esportando beni per milioni di dollari ogni anno). A queste realta’ leader si affiancano negli utlimi anni altre aziende, specialmente attive nel campo dei veicoli corazzati, le cui vendite all’estero sono andate recentemente aumentando.

Crescono i profitti del settore bancario turco. Il Consiglio per la regolazione e la supervisione del settore bancario turco (BDDK) ha recentemente pubblicato il rapporto sull’andamento del settore nel secondo trimestre del 2009. Stando a quanto dichiarato dal BDDK, il settore ha fatto registrare una crescita dei profitti dell’ordine del 33% rispetto allo stesso periodo del 2008 (per un totale di 11 miliardi di Lire Turche equivalenti a 5 miliardi di euro). Il patrimonio totale del settore, al mese di giugno 2009, toccava i 768 miliardi di Lire turche (equivalenti a circa 385 miliardi di euro). I crediti totali del settore bancario sono cresciuti del 7.4% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e ammontano a 368 miliardi di Lire turche (circa 185 miliardi di euro). In generale, nel periodo di riferimento, sono aumentati i depositi, le partecipazioni azionarie e i prestiti.

l’Amministratore atore Alla presentazione di un nuovo modello FIAT, l’Amministr Delegato di TOFAŞ TOFAŞ, Ali Pandir, fa il punto su un anno di successi. Il discorso che Ali Pandir ha recentemente tenuto alla presentazione in Turchia del nuovo modello FIAT Fiorino “Trekking” ha posto in risalto gli eccellenti risultati della societa’ (FIAT-TOFAŞ) nel corso del 2009, che sottolineano la leadership della societa’ italo-turca nel settore automotivo locale. “Il nostro successo dipende da tre fattori fondamentali. In primo luogo abbiamo lavorato alacremente per progredire nell’indotto e nella rete dei concessionari. In secondo luogo, lo stabilimento TOFAŞ e’ il piu’ produttivo, efficiente e qualificato della FIAT (infatti fornisce agli acquirenti una garanzia di tre anni sui prodotti). Infine, abbiamo registrato un incremento consistente della soddisfazione del cliente, da 70 a 86%. Per l’anno 2009 ci aspettiamo dunque di produrre 240.000 unita’ (delle quali 190.000 verranno esportate). E nel

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2010 vediamo un anno simile al 2009 in termini di esportazioni ma un declino nel mercato interno. A lungo termine infine, lancieremo nuovi modelli, a partire dal 2013 con la nuova “Linea”, per passare al nuovo “Mini Cargo” nel 2015 e al nuovo “Doblo” nel 2018.” •

Record di esportazioni di nocciole turche verso l’Italia. La Turchia, primo produttore al mondo di nocciole, ha realizzato un record di esportazioni del frutto secco negli anni 2007-2008 verso l’Italia (Il 24% del totale del biennio). Stando a quanto dichiarato dall’Unione dei produttori di nocciole del Mar Nero (KFMIB), la Turchia, nel periodo 2007-2008 ha esportato nocciole in 95 paesi per un totale 244.628.423 chili e 178.101.490 milioni di Lire turche (circa 89 milioni di euro) di profitti.

Armatori italiani in visita ad Antalya.

Una delegazione di 30 armatori italiani ha visitato la zona libera di Antalya per valutare possibili collaborazioni industriali e sinergie tra tecnologia italiana e manodopera qualificata locale. In una dichiarazione alla stampa, la rappresentante dell’Istituto per il Commercio Estero (ICE), Anna Maria di Gennaro, ha ricordato infatti le storiche tradizioni marittime italiana e turca e ha delineato il lento processo di avvicinamento alla Turchia da parte degli italiani: “La cultura dello Yacht prima e’ sbarcata a Tuzla e Istanbul e ora sta prendendo sempre piu’ piede ad Antalya. Nel settore della produzione di Yacht, sia Tuzla che Antalya rappresentano storie di successo, per il basso costo della manodopera qualificata e della produzione in generale, che rendono il settore della produzione di yacht turco molto competitivo. Il settore”, ha aggiunto Anna Maria di Gennaro, “e’ cresciuto al di la’ delle nostre aspettative. L’unico aspetto della produzione che puo’ essere migliorato e’ il design, anche grazie al contributo degli italiani”.

ECONOMIA E POLITICA ECONOMICA

• Lieve miglioramento del tasso di disoccupazione ufficiale in Turchia. Turchia. L’Ufficio Statistico turco (TUIK) ha recentemente fornito le cifre della disoccupazione in Turchia. Secondo i dati TUIK, il tasso di disoccupazione turco ha raggiunto il 13% nel mese di giugno 2009, registrando cosi un incremento del +3.6% rispetto allo stesso mese del 2008. Nel periodo tra maggio e luglio 2009 sono aumentate di 972.000 lavoratori le fila dei disoccupati in Turchia. Il tasso di disoccupazione nelle aree urbane tocca quota 16% (+4.4% rispetto allo stesso periodo del 2008) e quello delle aree rurali realizza il 7% (+1.9%). Tuttavia, il tasso registrato a giugno indica il livello piu’ basso finora registrato per il 2009 e risulta essere piu’ basso persino del livello di novembre 2008, malgrado si registri un aumento della disoccupazione su base annua. La Turchia ha perso 417.000 posti di lavoro nel settore dei servizi, delle costruzioni e nel settore manifatturiero e ne ha creati ben 253.000 nel settore agricolo rispetto al periodo maggio-luglio 2008. 7


Cresce il deficit statale, 31,3 miliardi miliardi di Lire (15 miliardi di Euro) nei primi otto mesi dell'anno. Il Ministero delle Finanze turco ha annunciato recentemente che nel periodo gennaio-agosto di quest'anno il deficit statale e' giunto a quota 31,3 miliardi di Lire Turche (TL), circa 15 miliardi di euro. Il totale delle spese e' ammontato a 171,7 miliardi di TL (circa 80 miliardi di euro), mentre le entrate sono ammontate a 140,4 miliardi di TL (oltre 65 miliardi di euro). E' interessante notare che mentre quest'anno, soprattutto per la grave situazione economica congiunturale, il deficit statale e' letteralmente esploso (31,3 mld. di TL), lo scorso anno -sempre nello stesso periodo- si era assistito ad un surplus di 4,6 miliardi di TL (oltre 2 miliardi di euro). Le entrate complessive rispetto al 2008 sono calate del 4,4%, mentre le entrate fiscali del 2,3%. Sembra utile evidenziare che gli analisti locali ritengono preoccupante -ove dovesse continuare questo trend ascensionaleil dato sul deficit pubblico, poiche' a cio' si aggiungerebbero le difficolta' (leggi sofferenze) di numerose municipalita' fra le principali del paese che dopo la tornata elettorale della primavera scorsa stenterebbero a rientrare nel entiero virtuoso avviato negli scorsi anni. (Fonte ICE).

ENERGIA •

Il Turkmen Turkmenistan enistan si candida a rifornire il Nabucco e punta alla diversificazione dell delle proprie rotte dell’export dell’export di gas naturale. Il Presidente turkmeno, Gurbanguli Berdymukhamedov, ha recentemente dichiarato che il suo Paese ha riserve di gas naturale a sufficienza per rifornire il progetto di gasdotto Nabucco, voluto per ridurre la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia. Nell’ex Unione Sovietica il Turkmenistan era il secondo produttore di gas naturale dopo la Russia. Ora, le considerazioni di Berdymukhamedov hanno dato nuovo slancio al progetto Nabucco, sostenuto dalla Unione Europea e dagli Stati Uniti, e gia’ da qualche tempo incalzato dalle rotte rivali proposte dalla Russia. “Desidero dichiarare”, ha affermato Berdymukhamedov, “che il Turkmenistan ha stock di gas naturale tali da poter persino partecipare al progetto Nabucco”. Il progetto, come noto, porterebbe l’idrocarburo dal Mar Caspio all’Europa, attraverso il Caucaso, senza passare dalla Russia. Berdymukhamedov ha ribadito infine il suo impegno per la diversificazione delle rotte di esportazione del gas del suo Paese, citando, fra gli altri, India e Pakistan quali potenziali futuri mercati. A titolo esemplificativo, un gasdotto di 7300 chilometri colleghera’ il Turkmenistan con la Cina e verra’ completato entro la fine dell’anno. La Cina ha infatti concluso un accordo per l’acquisto dalla Repubblica ex sovietica di 40 miliardi di metri cubi di gasd a partire dal prossimo anno.

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La Turchia prendera’ il posto dell’Ucraina come corridoio energetico.

Tre alternative per la costruzione della prima centrale nucleare turca.

La Zorlu Energy (ZE) espande le proprie attivita’ e punta al piu’ grande parco eolico del Paese. La Zorlu Energy, appartenente alla Zorlu Holding,

Il quotidiano Sabah ha recentemente riportato le parole del Primo Ministro russo, Vladimir Putin, secondo il quale la Turchia potrebbe presto sostituire l’Ucraina nella funzione di corridoio energetico per il trasporto del gas russo nel vecchio continente e, piu’ in generale, sui mercati internazionali.

Il quotidiano Sabah annuncia che l’esecutivo prendera’, entro breve, l’attesa decisione per la costruzione del primo impianto nucleare turco. Al momento solo un consorzio formato dalla russa Atomstroyexport e dalle turche Inter Rao e Park Teknik ha formalizzato un’offerta per la gara d’appalto. Tuttavia, visto l’alto prezzo offerto in prima battuta per la vendita dell’elettricita’ da parte del consorzio, crescono le aspettative per un abbassamento del prezzo offerto fino a 10-12 cents per kwh. Ma, rispetto al prezzo dichiarato nell’offerta iniziale, il consorzio russo-turco ha gia’ abbassato il prezzo di vendita finale a 15-16 cent per kwh a seguito delle critiche ricevute. Purtuttavia, anche quest’ultimo prezzo risulta eccessivo secondo il Ministero dell’Energia. Per il quotidiano Sabah, il Ministro dell’Energia, Taner Yildiz, starebbe considerando tre alternative per la conclusione delle trattative. In primo luogo, la gara potrebbe essere annulata nell’eventualita’ che il consorzio non offrisse un prezzo soddisfacente. In secondo luogo, se il consorzio attendesse l’ultimo momento per abbassare il prezzo, allora la Turchia si troverebbe con molta probabilita’ costretta a stringere un accordo per affidare al consorzio turso-russo la costruzione della centrale atomica. Infine, il Governo potrebbe anche posticipare la scadenza per la finalizzazione della gara d’appalto. La decisione finale verra’ comunque presa dal Consiglio dei Ministri.

incrementera’ la produzione di energia eolica. A titolo esemplificativo, la ZE ha recentemente aggiunto 7 nuove turbine al proprio impianto di Osmaniye (Adana). L’operazione permette all’impianto di produrre fino a 35MW di elettricita’, grazie alle 14 turbine in funzione. Una volta completato l’impianto, esso produrra’ 135MW e diventera’ progressivamente il piu’ grande impianto eolico della Turchia. •

Privatizzazione della distribuzione di gas ad Ankara. Il Consorzio Garanti Investment-Nomura si e’ aggiudicato la privatizzazione della rete di distribuzione del Gas di Ankara (Başkent).

INDICATORI MACROECONOMICI •

Crescita del PIL: La crescita del PIL per tutto il 2008 è stata di 1,1%. Nel primo trimestre del 2009 si è registrato un calo del -13,8%. La crescita attesa

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per il 2009, secondo le stime del governo, segna il record negativo per il Paese con un - 6%. •

Inflazione annua: La forte contrazione dell’attività economica ha determinato un calo sensibile dell’inflazione anche in Turchia. Ad agosto 2009 l’inflazione ha toccato il 5,33%.

Interscambio con l’Italia nel 2008: 18,8 miliardi di dollari. Nel 2008, l’Italia si è confermata terzo partner commerciale della Turchia, con una crescita dell’interscambio del 7,5% (‘08/’07). Le esportazioni italiane verso la Turchia sono ammontate a 11 miliardi di dollari, registrando un aumento del +10,4% rispetto al 2007; le importazioni sono cresciute del 4,4%, raggiungendo la cifra di 7,8 miliardi di dollari. Il saldo è da considerarsi un record per l’Italia: 3,2 miliardi di dollari (+28% rispetto al 2007). La quota di mercato dell’Italia, sul totale generale importato dalla Turchia dal mondo, è stata del 5,5%. Per quanto riguarda il periodo gennaio-luglio 2009, l'Italia si attesta al quarto posto nella graduatoria dei paesi partner commerciali della Turchia, con un interscambio di 7.227 milioni di dollari (-41,9% '09/'08). Le esportazioni sono ammontate a 4.023 milioni di dollari in calo del 43,8% rispetto allo stesso periodo del 2008 (l'Italia è il quinto paese fornitore della Turchia, con una quota di mercato sul totale importato dal mondo pari al 5,4%), mentre le importazioni dalla Turchia sono ammontate a 3.204 milioni di dollari (-40,1% '09/'08). Il saldo è attivo per l'Italia per 819 milioni di dollari.

BORSA DI ISTANBUL •

Borsa di Istanbul (IMBK-100) 46966 al 18.09.2009 punti

CAMBIO • •

1 Euro = TL 2.160 1 USD = TL 1.468

A cura di:

Gianmarco Macchia

Roberto Luongo Redazione:

Andrea Perugini

Primo Segretario dell’Ufficio Economico e Commerciale dell’Ambasciata d’Italia in Turchia Direttore dell’Ufficio ICE di Istanbul Collaboratore Economico e Finanziario Ufficio Commerciale Ambasciata d’Italia in Turchia

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