__MAIN_TEXT__
feature-image

Page 1

PERIODICO SUGLI STILI DI VITA E D’IMPRESA SOSTENIBILI Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - LO/BG

Numero 94 | Anno XI | Primavera2021 | www.infosostenibile.it

Primavera 2021

In transizione ecologica? Green Economy

Il rapporto

L'attualità

Fashion Revolution

Consumo responsabile

Festival della SOStenibilità

Moda: continua la rivoluzione

Scopri dove sono gli Alveari in bergamasca

10a edizione in arrivo a settembre

Pagine 8-11

Pagine 26-27

Pagina 16


2021_EMW_Heart_Pink.png (immagine PNG, 2196!"!1844 pixel)...

https://mobilityweek.eu/fileadmin/user_upload/materials/participa...

SPECIALE 1 di 1

04/05/21, 14:28

Muoviti sostenibile... e in salute

18-19 SETTEMBRE 2021 TEST DRIVE di AUTO, BICI, MOTO ELETTRICHE

Area espositiva

Area culturale

Area experience

stand dedicati a imprese, enti, istituzioni e associazioni

incontri, tavoli di lavoro, convegni ed eventi culturali

attività e giochi per grandi e piccini sul mondo della sostenibilità

www.festivaldellasostenibilita.it

Organizzato da:

Con il contributo di:


www.infosostenibile.it

Numero 94 - Primavera 2021

Sommario 22

40 anni di passione per la bicicletta

30

Turismo Lecco: concorso di solution making

32

Nuova rubrica sui docufilm ITA/ENG

Attualità EDITORIALE 4 Transizione inevitabile PRIMO PIANO 6 Parte l’avventura del Dess BG

Green Economy 8 12 14 16

Fashion Revolution Week Comunità Energetiche Rinnovabili L’auto privata è troppo comoda. Che almeno sia elettrica! Festival della SOStenibilità. 10a edizione dedicata alla mobilità

BergamoSOStenibile 18 20 21 22 23 24 25 26

Bergamo: green work in progress Provincialismo e ambiente. Fridays For Future G20 Youth Summit. A Bergamo e Milano, dal 19 al 23 luglio 2021 40 anni di A.Ri.Bi. nel segno della mobilità su due ruote Torna il festival Dirama: natura, relazioni e cura del territorio Nuove forme di povertà e marginalità sociale a Bergamo: una ricerca Seminare valore, coltivare comunità. Alla Gasparina i primi passi Alveari a Bergamo: + 193%. Un nuovo modo di fare la spesa

BresciaSOStenibile 28 Rete Cauto: consulenza strategica per una governance partecipata 29 Acciaio e sostenibilità. Feralpi punta alla neutralità climatica

LeccoSOStenibile 30 Lecco riparte dai giovani e dall’Economia Civile 31 All’Enaip a Lecco e Morbegno project work e sostenibilità

Stili di vita DOCUFILM E VIDEO DAL MONDO 32 Seaspiracy e My octopus teacher SOCIETÀ 34 Turismo sostenibile in Lombardia. Idee e spunti per viaggiare... vicino casa 36 Riaprono i castelli e borghi medievali. In sicurezza, con “Pianura da scoprire” 38 L’uomo e la sua casa 40 Tartaruga Caretta caretta, carismatica ma vulnerabile 42 Alpacasnigo, un allevamento nato dal sogno di due giovani amici SALUTE & BENESSERE 43 Notte (o mesi) prima degli esami ALIMENTAZIONE & BENESSERE 44 La nuova piramide alimentare, novità all’insegna della sostenibilità 46 Le Ricette > Pasta coi fagiolini / Composta di ciliegie 46 Frutta e verdura di stagione > Il fagiolino / La ciliegia

info @ marketingkm0.it


4

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Editoriale

Servi inutili di una transizione inevit

Non vorrei scomodare inutilmente una citazione tratta direttamente dal Vangelo, ma la filosofia e l’atteggiamento del “servo inutile” l’ho sempre trovata tanto profonda e affascinante, quanto rincuorante e positiva, da equipararla all’imperturbabilità delle migliori massime della

saggezza orientale. Sapere di non avere la responsabilità dei destini del mondo, di non controllare o influire sulla miriade di fattori che influenzano il corso degli eventi, anziché scoraggiare a causa della mancata utilità specifica di un’azione, rende invece più sereno, motivan-

te e addirittura piacevole l’agire. Sollevati da ansie di risultati, immediati o futuri, il baricentro si sposta tutto nel fare ciò in cui si crede, nel compiere ciò di cui si è convinti, pur sentendosi una goccia in mezzo a un oceano. Ma convinta e felice di esserlo. Che c’azzecca con la transizione

Free Press

PERIODICO SUGLI STILI DI VITA E D'IMPRESA SOSTENIBILI

Registrazione: Tribunale di Bergamo N. 25/10 del 04/10/2010 Registro stampa periodici Chiuso in redazione 10 maggio 2021 © Copyright 2020. Tutti i diritti non espressamente concessi sono riservati.

ecologica? Forse una tale svolta epocale che addirittura mette in gioco la vita futura (terrena) su questo Pianeta di tutta la specie umana, altrimenti condannata all’estinzione, vale bene una messa… a punto del contesto temporale e dell’atteggiamento necessario

> Editore Marketing km Zero Srls > Direttore Responsabile Diego Moratti > Caporedattrice Simonetta Rinaldi > Redazione redazione@infosostenibile.it Segreteria > Francesca Togni - Roberta Spinelli Progetto Grafico e impaginazione > Cinzia Terruzzi grafica@infosostenibile.it Stampa > CSQ Spa - Erbusco (BS) - www.csqspa.it Pubblicità > Marco Rossi - Tel. +39 335 362358 pubblicita@infosostenibile.it

ad accompagnare le persone più impegnate nell’ambito della sostenibilità, per vivere questo periodo di transizione in modo salutare, non solo ecologicamente. Mi spiego. C’è chi dice che il Recovery Plan europeo sia una risposta poderosa, una discon-

Hanno collaborato a questo numero:

Erica Balduzzi, Giada Frana, Selene Mosti, Oriana Rinaldi, Flavio Rossi, Laura Spataro, Gianluca Zanardi, Laura Zunica, Fridays for Future Bergamo, 4N del Liceo Falcone di Bergamo Foto:

Redazione, pexels.com, CC, shutterstock.com

Recapiti Redazione: Via G. Zanchi, 22 24126 Bergamo Tel. +39 035 0514318 redazione@infosostenibile.it

www.infosostenibile.it


www.infosostenibile.it

5

Numero 94 - Primavera 2021

tabile

“Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10)

“All'ombra dell'ultimo sole, s'era assopito il pescatore, e aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso” Fabrizo De André

“Tutto concorre a quell’infinito e indefinito processo di cambiamento che è la storia, la grande storia, che fortunatamente non controlliamo, ma che, inconsapevolmente e inevitabilmente, serviamo”.

tinuità notevole negli obiettivi e nelle modalità dell’Unione Europea per contrastare la crisi climatica e questo sviluppo insostenibile per il Pianeta e per la sopravvivenza dell’uomo. C’è chi sostiene l’esatto contrario, ovvero che al di là di obiettivi altisonanti non ci sia in questi Piani la concreta possibilità di invertire la direzione dell’attuale

sistema di consumo e utilizzo delle risorse naturali, nei tempi e nei modi ritenuti indispensabili per non incorrere in situazioni di non ritorno. Non ci sarebbero vincoli precisi, scadenze e sanzioni perché gli Stati rispettino gli accordi o concretizzino gli impegni annunciati. In Italia negli scorsi mesi è nato addirittura un ministero della Transizione Ecologica (dopo il mezzo fallimento del precedente francese), anzi, a dire il vero è caduto un intero Governo della Repubblica Italiana sull’elaborazione e sulla governance dello stesso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Piano che, dopo lunga gestazione, sortisce effettivamente un investimento mai visto prima in ecologia, digitalizzazione e mobilità sostenibile, inconcepibile fino anche solo un anno fa. Altri sostengono però che tale ministero non sia all’altezza del nome che porta e il Recovery Plan sia un enorme Piano per apportare, sì, modifiche e miglio-

ramenti all’economia e all’impatto sull’ambiente, ma nulla a che fare con le trasformazioni al sistema necessarie per cambiare paradigma e modello economico, per passare da un’economia del profitto e dello sfruttamento di risorse a un’economia circolare, a una società della cura, attenta al Pianeta e alle persone che ci vivono. Il tutto in un contesto internazionale nel quale alcuni sostengono ancora che i mutamenti climatici non esistono o non sarebbero generati dall’attività dell’uomo (beh, qualcuno dice anche che la terra è piatta), altri sono convinti che la pandemia sarebbe solo un primo segnale di quello che l’uomo starebbe causando contro se stesso, per la sua stessa noncuranza degli equilibri ecologici millenari della natura. Abbiamo visto di tutto in questi ultimi anni e ancora potrebbero emergere dieci Donald Trump a guidare le maggiori potenze mondiali oppure potrebbero salire al governo altri dieci Joe

Biden che in pochi mesi virano dalla parte opposta, ciascuno annullando in poco tempo qualsiasi progresso o cambiamento fatto in precedenza. A prescindere. A cosa serve dunque tutto ciò che facciamo, ogni singolo sforzo, ogni grande conquista o piccola azione, se poi basta così poco per andare in una direzione o in quella opposta? Se le buone e autentiche intenzioni poi si sostanziano spesso in percorsi poco efficaci o non in grado di cambiare le cose? Cambiare un sistema complesso come la società umana, la sua economia, le sue istituzioni, non deve né spaventare per la portata delle ambizioni, né svilire la motivazione per l’impossibilità di vedere una soluzione e neppure una strada. Può essere che ogni cosa che facciamo serva e sia efficace, ma anche che si riveli praticamente inutile. Può essere che tante nostre azioni preparino il terreno per l’e-

mergere di leadership carismatiche o di “influencer” in grado poi di imprimere una svolta, a livello locale, nazionale o mondiale. Può essere che, solo passo dopo passo, si costruisca un nuovo equilibrio economico e sociale, oppure può anche essere che, innescato un processo di cambiamento, in qualche momento e per qualche circostanza non prevista, come accaduto spesso in passato, questi processi prendano un’accelerazione dirompente in grado di rivoluzionare drasticamente le cose, in maniera inimmaginabile fino a poco prima. Quanto e quando ogni singola azione o attività possa incidere su queste evoluzioni non è dato sapere, ma sicuramente tutto concorre a quell’infinito e indefinito processo di cambiamento che è la storia, la grande storia, che fortunatamente non controlliamo, ma che, inevitabilmente, serviamo. Diego Moratti


6

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Primo piano

Rigenerare l’economia, la cultura, la so Parte l’avventura del Dess BG

Una rete formalmente organizzata che intreccia settori e tipologie diverse di rea

Questi mesi di pandemia, di zone rosse e lockdown sono stati un periodo di resilienza e di semina per l'economia sociale e solidale. La rete di chi produce, scambia e opera per un modello di sviluppo sostenibile e attento alle comunità locali ha provato ad innovarsi immaginando nuove forme, strumenti e alleanze. In questo senso i promotori del DessBg, il Distretto dell’Economia Sociale e Solidale della bergamasca, hanno dato vita ad una serie di incontri e iniziative che porteranno nel mese di settembre ad aprire ufficialmente la casa di tutti coloro che credono che mai come ora sia necessario rigenerare l’economia, la cultura e la società.

Cos’è il Dess? Un percorso aperto, un processo inedito di aggregazione e convergenza delle tante e differenti realtà dell’Economia Sociale Solidale (ESS). Il Distretto vuole essere un ente associativo, quindi non una rete informale, bensì una realtà formalmente organizzata, con l’obiettivo di incidere economicamente, culturalmente e operativamente a favore di un nuovo modello di sviluppo e di politiche capaci di renderlo sostenibile. Non si occuperà solo di un particolare settore, come avviene in molte organizzazioni (mobilità sostenibile, agricoltura, consumo di suolo, commercio equo

solidale, scuola ed educazione, energie rinnovabili, ecc….), ma si metterà a servizio delle diverse realtà già presenti e opererà per una sinergia su temi comuni e progetti trasversali. Il Dess vuole essere la casa comune dell’economia sociale e solidale bergamasca, luogo di confronto, elaborazione, formazione e iniziativa. Non appartiene e non è convocato da alcun ente o istituzione, non è un tavolo della Provincia, né di un Comune, né di una confederazione o di un’altra, ma dialoga e collabora con tutte le realtà disponibili, dagli enti locali alle imprese, dalle associazioni alla scuola. La sua base di legittimità e di identità sono tutte le

realtà, associative e territoriali, i comuni, i produttori e i singoli cittadini che scelgono e sceglieranno di farne parte.

Dove nasce l’idea del Dess? Il progetto del Dess del territorio bergamasco nasce nei mesi scorsi dalla volontà di diverse realtà economiche, sociali e culturali di rafforzare e strutturare la loro collaborazione per migliorarne l’efficacia, anticipando ciò che è previsto dall’art. 6 del progetto di legge di iniziativa popolare in discussione presso la Regione. Quella proposta di legge, sostenuta da più di 9.000 cittadini, è stata l’occasione di

una convergenza attorno alla quale si è mobilitato il mondo dell’Ess. Ora, mentre prosegue la discussione istituzionale, si tratta di dar vita dal basso a ciò per cui ci siamo spesi.

Vuoi diventare socio fondatore del Dess? Questo è il momento di farti avanti! Il percorso del Dess è aperto. Nei mesi di maggio e giugno si terranno diversi incontri per raccontare il progetto e costruire nuove sinergie. Potranno farne parte diverse tipologie di realtà, da associazioni a imprese, da enti locali a famiglie e


www.infosostenibile.it

7

Numero 94 - Primavera 2021

ocietà

altà, ma tutte improntate a un modello nuovo di economia e sviluppo

gas, da produttori a cooperative che operino in funzione di un modello di sviluppo economico migliore, più equilibrato, a tutela dell’ambiente e delle persone. Ciascuno può scrivere alla mail: dess.bergamo@gmail.com per chiedere informazioni o proporre incontri on line o in presenza in cui presentare il progetto.

Vuoi diventare un formatore dell’economia sociale e solidale? Aderisci agli workshop sui progetti educativi All’interno del Dess si è costituito un gruppo di lavoro sulla formazione che ha inviato una

lettera aperta a tutte le realtà formative - dalle scuole agli oratori - per coinvolgerle nella definizione di progetti educativi che sappiano mettere al centro la cultura della trasformazione in chiave ecologica, verso una società della cura della persona e del pianeta. Le scuole e gli educatori potranno ottenere un modulo didattico personalizzato che, partendo dalle proprie esigenze ed esperienze, potrà contare su un servizio di coprogettazione partendo da più di quaranta offerte formative già in campo. Il modulo sarà fortemente orientato alle dinamiche del proprio territorio e si concluderà con un prodotto video che lo racconterà e verrà messo a

disposizione della scuola.

Il Dess della bergamasca, un salto di qualità La necessità di un luogo come il Dess è stata più volte esplicitata dagli stessi protagonisti dell’economia sociale e solidale bergamasca, soprattutto in un periodo come quello in cui stiamo vivendo, che ha aumentato la consapevolezza della necessità di un diverso modello di sviluppo. Le molteplici crisi che si sono susseguite negli ultimi dieci anni hanno infatti generato mutazioni traumatiche che hanno attraversato in profondità i sistemi territoriali: la crescente

disoccupazione, l’insicurezza sociale, la polarizzazione estrema dei redditi delle famiglie, hanno deteriorato le relazioni economiche, sociali e culturali. Queste crisi, se da un lato hanno portato sotto gli occhi di tutti i rischi di un’economia iper-finanziarizzata e indifferente ai valori diversi dal profitto, dall’altra hanno messo in luce la resilienza e le potenzialità di alcuni modelli alternativi di produzione, distribuzione, consumo e risparmio basati, anziché sul profitto (o sul solo profitto), su modalità di produzione e distribuzione ambientalmente e socialmente sostenibili. Presenti fin da prima, anche durante la pandemia sono emerse situa-

zioni e progettualità che hanno dato visibilità ai produttori locali, hanno messo la solidarietà al centro dei processi economici, hanno restituito centralità alla persona e alla partecipazione sociale in stretta relazione con il territorio. Il Dess si colloca proprio all’interno di questo percorso, perché chi non si rassegna al declino e all’ingiustizia economica e sociale ma sceglie di sperimentare altre strade potrà trovare una casa comune dove costruire cultura della sostenibilità, condividere buone pratiche e sviluppare progettualità territoriali.


8

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Green Economy

Fashion Revolution Week Bergamo di nuovo protagonista

La “rivoluzione della moda” con la Terza Piuma torna nel 2021 con tante propos Un percorso ricco di eventi e iniziative Anche nel 2021 Bergamo è tra le città che partecipano attivamente alla Fashion Revolution Week, la settimana internazionale di sensibilizzazione sul tema della moda critica e sostenibile. In territorio bergamasco l’attenzione su questo argomento parte da lontano: risale a ben 10 anni fa la prima edizione di “Per Filo e Per Sogno”, la fiera del tessile biologico ed ecologico che offre ai consumatori critici un’occasione per fare acquisti consapevoli e conoscere meglio il complesso tema della sostenibilità nella produzione tessile. Dall’anno scorso, grazie all’impegno de La Terza Piuma, Bergamo partecipa alla settimana dedicata alla “rivoluzione della moda”, per dare un contributo concreto e importante affinché questo settore, importantissimo per l’economia italiana, possa veramente procedere verso una sostenibilità sempre maggiore. Come spiega Alessandra Gabriele, fondatrice de La Terza Piuma e ideatrice dell’iniziativa: “anche per il 2021 abbiamo proposto un calendario di eventi articolato e strutturato su più livelli, in grado di mettere sempre al centro le persone e i valori degli individui, che, uniti, possono generare enormi cambiamenti”. Grazie alla collaborazione con una fitta rete di partner, è stata organizzata una serie di eventi aperti al pubblico, che si terranno nell’arco dell’anno. Dall’unione del mondo creativo della moda con quello dell’arte in generale, nasce una proposta culturale completa che offre approfondimenti su più aspetti a partire dalle soluzioni da adottare nel quotidiano, passando per proposte di stile e produzioni a basso impatto, arrivando a reportage e attività artistiche ad

alto contenuto sociale. L’ottica della Fashion Revolution Week a Bergamo non è proporre un evento fine a se stesso, ma avviare un percorso: il calendario di appuntamenti partito ad aprile 2021 coinvolgerà città e provincia fino all’edizione 2022, momento in cui ricomincerà un altro percorso, seguendo un piano programmatico triennale.

La rivoluzione comincia dal tuo armadio Gli appuntamenti durante la Fashion Week 2021 sono avvenuti in diretta streaming a cura di “RadioBrusa”, ma sono anche riascoltabili tramite i podcast pubblicati sul sito della web radio (www.radiobrusa.it). L’evento inaugurale si è tenuto il 19 aprile e ha avuto come protagonista Marina Spadafora, ambasciatrice di moda etica nel mondo, che in dialogo con Alessandra Gabriele ha illustrato le attività di Fashion Revolution Italia, di cui è coordinatrice nazionale, e ha messo a fuoco alcuni dei temi più caldi. Particolarmente importante è il problema che rappresenta uno scoglio difficile da superare per molti brand: accettare e garantire la sostenibilità sociale della filiera. Spesso i lavoratori del settore non possono vivere dignitosamente poiché la paga minima stabilita da alcuni governi, dove sono localizzati molti impianti produttivi, corrisponde solo a un quarto dell’ammontare necessario per vivere decentemente. Questa condizione vessatoria ha, tra le varie conseguenze, anche la necessità per le famiglie di impiegare manodopera infantile e minorile, perpetuando così lo status quo e riducendo la possibilità di riscatto delle future generazioni. Rispetto ai paesi anglofoni, in Italia l’informazione sui temi legati alla

moda critica e sostenibile, è meno agevolata poiché la bibliografia disponibile in italiano è esigua in confronto alle numerosissime opere di autori stranieri, pubblicate in lingua inglese. Marina Spadafora con Laura Ciuni, giornalista, scrittrice e critica di moda, hanno dato il loro contributo per colmare questa distanza, scrivendo un libro a quattro mani dal titolo “La rivoluzione comincia dal tuo armadio. Tutto quello che dovete sapere sulla moda sostenibile”. Qui, oltre ad un’accurata inchiesta su ciò che sta accadendo nel settore, c’è una parte centrata sui segnali positivi che emergono dal panorama della moda italiana e non solo, come ad esempio l’interessante organizzazione Sekem

in Egitto, oppure Banuq, marchio eco-friendly con filiera sostenibile completamente africana.

Made in Italy? Il lato oscuro della moda Nel secondo appuntamento del 21 Aprile, Lorenzo Nava de La Terza Piuma ha dialogato con Giuseppe Iorio, autore del libro “Made in Italy? Il lato oscuro della moda”. Iorio, che conosce bene il mondo dell’alta moda avendo in passato lavorato in quel settore, riesce a offrire un quadro approfondito ma chiaro delle questioni più controverse. Questo business consuma tantissime risorse naturali, produce inquinamento e sfrutta i lavorato-

Questo business consuma tantissime risorse naturali, produce inquinamento e sfrutta i lavoratori nei paesi in cui le leggi lo consentono.

ri nei paesi in cui le leggi lo consentono e tutto questo avviene nonostante i notevoli fatturati dell’alta moda, che potrebbero garantire stabilità economica anche se i costi aumentassero quel tanto che basta per garan-


www.infosostenibile.it

9

Numero 94 - Primavera 2021

ste e testimonial per una filiera del tessile più sostenibile tuttora custodiscono preziose competenze e professionalità costruite nel corso della lunga storia della moda italiana, dalla filatura, alla tessitura, al ricamo, alla confezione, al design. Possediamo un grande patrimonio, il cosiddetto know-how, che ci distingue in quanto a qualità, competenza, stile, capacità creativa. Bisogna però smettere di delocalizzare e decidere in tempi brevi di valorizzare nuovamente tale patrimonio altrimenti, se aspettiamo ancora, tra una decina d’anni potrebbe davvero essere troppo tardi.

Zero Impact

tire condizioni di lavoro giuste o per rispettare l’ambiente. Durante l’incontro l’autore ha discusso di questi problemi con competenza, precisione e anche coinvolgimento emotivo, evidenza della passione per il suo attuale lavoro, oltre che del suo disappunto per le ingiustizie e le situazioni, anche drammatiche, viste nel corso della sua precedente professione, come ad esempio la tragedia del Rana Plaza (vedi box). E’ fuor di dubbio che non sia facile percorrere la strada del cambiamento per i protagonisti della filiera dell’alta moda, ma Giuseppe Iorio è positivo rispetto alla situazione nazionale: lungo tutto lo stivale e le isole, ci sono ancora tantissime piccole aziende e laboratori che

Zero Impact è un progetto nato nel 2020, che consiste nella progettazione di un’etichetta open source quale strumento comunicativo ad alto impatto con riportati in chiaro i dati di costo ambientale dei singoli capi. Questa iniziativa e le certificazioni nel tessile sono state al centro del terzo appuntamento della Revolution Week bergamasca, dove Lorenzo Nava e Monica Cerri de La Terza Piuma, hanno dialogato con Alberto Ottocento di Eurotessile SpA e Giuseppe Allocca di Lofoio. Le certificazioni attuali sono complicate da capire per il consumatore e difficili da applicare all’intera filiera. Nella visione ottimistica di Alberto Ottocento, in futuro le certificazioni saranno inutili perché la non sostenibilità dei prodotti e delle aziende semplicemente non sarà più ammessa, ma al contempo egli afferma che è assolutamente indispensabile che se ne parli oggi, che ci si informi e si crei la sensibilità corretta per arrivare a tale ambizioso risultato. Con Giuseppe Allocca, che si occupa di recupero e riutilizzo dei rifiuti tessili proseguendo la tradizione dei cenciaioli pratesi, sono stati affrontati i temi della sostenibilità delle materie prime vergini

e del valore aggiunto dal punto di vista etico e ambientale che riveste la materia prima derivante da rifiuti rigenerati in un’ottica di economia circolare, senza dimenticare le caratteristiche di qualità e durabilità, obiettivi fissi di ogni prodotto che vuole essere veramente sostenibile, a prescindere dalla materia prima utilizzata. Un’anticipazione: oltre che impegnato nella produzione tessile, Allocca è un “artigiano teatrante” e sarà nuovamente ospite a Bergamo a settembre per presentare il suo divertente spettacolo teatrale “Genesi del rigenero”, un monologo ironico sui cenciaioli. Questa e altre iniziative ci aspettano nei prossimi mesi, sempre a cura de La Terza Piuma, con il patrocinio dell’Assessorato all’ambiente del Comune di Bergamo, della Provincia di Bergamo, della Regione Lombardia, del Comune di Corna Imagna e della Comunità Montana Valle Imagna. Simonetta Rinaldi

Le origini di Fashion Revolution Presente ormai in 92 paesi, Fashion Revolution è il più grande movimento di attivismo nella moda. E’ stato fondato da Carry Somers e Orsola De Castro, romana che vive a Londra e che da tempo si batte per una moda più sostenibile, equa e trasparente. L’idea nasce dalla tragedia del Rana Plaza in Bangladesh, dove il 24 aprile 2013 crollò una fabbrica di abiti causando oltre 1100 morti e più di 2500 feriti. Per la maggior parte erano giovani donne, impiegate in condizioni di lavoro molto vicine alla schiavitù, come purtroppo spesso avviene per la produzione di abiti che compriamo, senza troppo pensare, nei negozi delle vie del centro delle nostre città. L’accaduto è considerato il quarto disastro industriale nella storia umana moderna. Nonostante furono notate delle crepe sull’edificio e per questo fossero stati chiusi numerosi negozi e una banca che lì avevano sede, l’avviso di evitare di utilizzare l’edificio fu ignorato dai proprietari delle fabbriche tessili presenti, che ordinarono ai lavoratori di tornare il giorno successivo, data in cui l’edificio ha ceduto. Fashion Revolution è formato da designers, accademici, scrittori, artisti, decisori politici, rivenditori, marchi, produttori, artigiani, lavoratori e appassionati di moda e semplici cittadini sensibili che chiedono al mondo della moda, che ha un profondissimo impatto sociale e ambientale, di impegnarsi a limitare sempre di più i danni che ricadono sul pianeta e sulla vita delle persone.


10

Numero 94 - Primavera 2021

Green Economy

Fashion Revolution Week (Fa.Re) Bergamo 2021 Le azioni di Fa.Re Bergamo 2021 Fashion Revolution (Fa.Re) Bergamo lancia diverse tipologie di azioni che continueranno nei prossimi mesi e che sono gli hashtag che seguiranno la campagna sui social a livello internazionale: #whomademyclothes - con la partecipazione di ragazzi di alcune cooperative bergamasche per creare un’installazione artistica con materiale di riciclo. #kickofftherevolution - la grande campagna di raccolta di scarpe esauste che partirà a settembre in 9 istituti comprensivi della città e dal 1 giugno in altri 11 luoghi (Edoné, Polaresco, Centri per la Terza Età, ecc.). Le scarpe verranno riciclate e saranno il materiale per il "Giardino di Betty" bergamasco. #zeroimpact - progetto verso la creazione di un'etichetta open source che quantifichi il peso ambientale dei vestiti che indossiamo; #fashionrevolutionisyoung - corso di formazione per giovani che vogliono entrare nel mondo dell'economia circolare, solidale, etica con esperti del settore. Le iscrizioni sono aperte. Tutte le informazioni su www.farebergamo.it

Prossimi appuntamenti 9 giugno proiezione del documentario "The True Cost" presso il cinema del Borgo

12 giugno Taglio del nastro del progetto Kick off the Revolution

www.infosostenibile.it


www.infosostenibile.it

11

Numero 94 - Primavera 2021

Moda sostenibile al 100% Grande sfida o già realtà? La strada è lunga, ma gli esempi virtuosi continuano a diffondersi Essere completamente sostenibili nel mondo della moda è una condizione fattibile ai giorni nostri? Purtroppo la risposta a questa domanda ancora non è positiva e nemmeno è semplice valutare quanta strada resti da percorrere prima di raggiungere appieno quest’ambizioso obiettivo. Sicuramente c’è sempre più consapevolezza, ma, data la complessità delle varie filiere (filato, tessuto, confezione, cerniere, bottoni, accessori, ecc.), occorre continuare a studiare e sperimentare per ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi e dei consumi. È comunque evidente che sono stati fatti davvero tanti passi avanti. Molti anni or sono, la stilista Vivienne Westwood lanciava il messaggio “Buy Less, Choose Well, Make it Last” cioè “compra meno, scegli bene e fallo durare”: un chiaro monito contro il consumismo bulimico che induce ad acquistare e gettare via i beni, in particolare gli indumenti, senza pensare alle conseguenze sull’ambiente e sui lavoratori. Fortunatamente, ai nostri giorni sono molte le case di moda che stanno superando il concetto di stagionalità e riducendo le collezioni. Inoltre si nota una sempre maggiore attenzione alla filiera produttiva in modo da accorciarla e tentare di presidiare tutte le molte fasi.

Buone pratiche …van di moda! E c’è anche chi ha fatto scuola e ormai da decenni porta avanti buone pratiche. Ad esempio Patagonia, noto produttore di abbigliamento sportivo, oltre a porre molte attenzioni ecologiche nei processi di produzione e commercializzazione, utilizza parte dei profitti per sostenere piccoli gruppi che lavorano per salvare

l’ambiente per risarcire il pianeta dei danni causati dalla propria produzione. Sì, perché deve essere chiaro a tutti che produrre implica inevitabilmente inquina-

mento e utilizzo di risorse. Proprio per questo, fin dagli esordi, il marchio ha offerto il servizio di riparazione dei capi usurati e corsi per imparare a farlo da sé. On line si trovano vari tutorial e perio-

dicamente vengono organizzati eventi presso i vari punti vendita, durante i quali esperti insegnano dal vivo come fare. Oltre ai grandi brand, anche pa-

recchie piccole realtà riescono a proporre prodotti ad alta sostenibilità. Uno degli esempi più recenti è Agogic, un marchio con sede a Bologna. La fondatrice Salome Wilson, designer

con alle spalle collaborazioni con i maggiori marchi outdoor, ha creato una collezione che comprende pochi capi modulari progettati per essere smontati e

rimontati velocemente, pensati per le esigenze dei pendolari che devono essere eleganti e pratici durante tutta la giornata, nonostante la variabilità delle condizioni meteo. L’originale si-

stema modulare permette di aggiungere e togliere strati e creare il proprio stile. Cura del prodotto e rispetto dei lavoratori sono garantiti: la lavorazione non avviene in qualche lontano paese asiatico, bensì presso una nota ditta di Martinengo (BG), periodicamente visitata dai responsabili di Agogic. I materiali, sottoposti a test di resistenza, sono composti anche da plastica riciclata raccolta nei mari e rimanenze di magazzino. Infine, l’etichetta è in carta riciclata e il packaging è costituito da una busta di plastica riutilizzabile grazie a “Repack”, un progetto di economia circolare che permette di spedire agevolmente per posta il packaging dopo aver ricevuto il capo ordinato. Repack provvede poi a controllare, pulire e rimettere in circolo l’imballo. Per finire, non è raro che il valore delle aziende tessili ad alto grado di sostenibilità sia rafforzato dall’impegno nel sociale. Un caso particolarmente virtuoso è il Progetto Quid, impresa sociale di Verona che recupera le rimanenze di tessuti di alta qualità dei grandi marchi e le trasforma in abiti economicamente accessibili impiegando prevalentemente donne svantaggiate che provengono da realtà e situazioni difficili. Nel 2020 l’impresa ha vinto il Responsible Disruption Award, che premia le alternative più ecologiche e innovative del mondo della moda sostenibile e inoltre Anna Fiscale, la giovane fondatrice, ha recentemente ricevuto da Sergio Mattarella il titolo di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Una bella soddisfazione e una preziosa occasione per mettere in luce un settore che si allarga sempre più e rende fattibile percorrere la lunga strada verso la piena sostenibilità.


12

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Green Economy

Domande e risposte sulle Comunità Energetiche Rinnovabili La novità che rivoluziona il sistema di produzione e consumo di energia pulita, per attuare nel concreto una transizione energetica ed ecologica Nello scorso numero abbiamo dato conto delle importanti novità legislative che consentono l’attivazione in Italia delle CER, le Comunità Energetiche Rinnovabili, che si possono costituire tra cittadini, negozi, imprese ed edifici pubblici per condividere l’energia autoprodotta da alcuni dei membri. Fino allo scorso anno ogni singolo produttore di energia rinnovabile doveva per forza immettere nella rete nazionale l’energia che non auto-consumava, ora invece è possibile condividere questa energia con vicini di casa o di quartiere, che si uniscano attraverso l’attivazione di una CER. La conseguenza è un beneficio economico e un risparmio in bolletta grazie a incentivi ventennali del Gse; un beneficio ambientale che promuove il consumo di energia pulita attraverso la costituzione di comunità energetiche, che avranno sempre meno bisogno di grandi impianti di produzione di energia esterni e lontani, tanto meno utilizzando fonti fossili, progredendo così nella decarbonizzazione complessiva e riducendo la dipendenza energetica dall’estero del nostro sistema Paese. Per chiarire alcuni aspetti o dubbi relativi alla nuova normativa, parliamone con Gianluigi Piccinini, titolare di Ceress, società del gruppo Ressolar da 70 anni nel settore dell’energia, che propone la possibilità di seguire tutto il procedimento tecnico e amministrativo che porta alla costituzione di una Comunità Energetica Rinnovabile, prendendosi in carico i costi di attivazione. Gianluigi Piccinini, innanzitutto chi può entrare a far parte ad una CER? Possono aderire cittadini privati,

enti pubblici e soggetti giuridici con partita iva, esclusa la grande industria e la GDO, la Grande Distribuzione Organizzata. Non è necessario avere un impianto fotovoltaico o possedere batterie di accumulo, si può aderire anche solo come semplice consumatore di energia. Cosa serve per entrare a far parte di una CER? Serve contattare Ceress per aderire ad una CER costituita o costituenda nella stessa zona, servita dalla medesima rete di bassa tensione del distributore di energia elettrica della tua zona. Quali sono i vantaggi di entrare a far parte di una CER? I principali vantaggi economici e ambientali sono: - si usufruisce di incentivi ventennali erogati da GSE Gestore Servizi Energetici; - risparmio economico: il costo dell’energia in bolletta diminuirà e potrà tendere ad azzerarsi fino a raggiungere l’autosufficienza energetica; - si produce energia pulita por-

tando un grande beneficio all’ambiente; - non c’è spreco dell’energia prodotta, che può essere scambiata con gli altri aderenti alla CER; - la sinergia pubblico/privato nella riduzione dell’impatto ambientale; - si può quindi beneficiare di un guadagno economico. Se ho già un impianto fotovoltaico con batterie di accumulo, servono altri interventi strutturali per entrare in una CER? No, è sufficiente che l’impianto non goda di incentivi e sia entrato in funzione dopo il 01/03/2020 e rinunciare alla convenzione di scambio sul posto. Che condizioni territoriali o temporali ci sono per aderire a una CER? Gli aderenti devono essere allacciati sotto la medesima rete di bassa tensione dal distributore locale di energia elettrica. Non c’è un tempo minimo di permanenza ed è sempre possibile uscire dalla Comunità. L’unico limite è che un impianto già incentivato o rea-

lizzato prima del 01/03/2020 non può aderire ad una CER. Come avviene il collegamento tra due case piuttosto che due condomini all’interno della CER? Tramite la rete di distribuzione locale già esistente, non bisogna fare nessun impianto di collegamento. Come avviene la condivisione di energia tra gli aderenti alla comunità? Se produco meno energia di quella che utilizzo, l’energia elettrica mancante viene acquistata dal mio abituale fornitore. Se produco più di quello che consumo la mia energia in eccesso viene utilizzata dagli altri componenti della comunità, oppure ceduta alla rete. Quali agevolazioni sono previste per le CER? Incentivi GSE per 20 anni e riduzione costo della bolletta elettrica e minori oneri di sistema di distribuzione. Inoltre rientrano il superbonus 110% (fino a 20 kw) oppure è possibile usufruire della

detrazione fiscale 50% della cessione del credito e dello sconto in fattura. Che tipo di soggetto giuridico deve essere una Cer? Può essere un soggetto del terzo settore, cooperativa, consorzio ecc. Anche un ente pubblico o un plesso scolastico ad esempio possono fondare o partecipare a una CER. Di cosa si occupa Ceress? La società Ceress, attraverso i suoi esperti, può occuparsi di tutta la progettazione, realizzazione, gestione a 360°, della manutenzione e degli aspetti contabili e amministrativi delle CER. Siamo disponibili ad affiancare qualsiasi realtà pubblica o privata interessata ad approfondire e a rispondere a dubbi e richieste che ci possono essere in queste prime fasi di attivazione della normativa. Le CER sono un’ottima soluzione sia per i benefici ambientali che ne derivano, sia per chi vuole risparmiare o investire nelle possibilità di equity crowdfunding che Ceress mette a disposizione. La vera transizione energetica è iniziata, ora è il momento di incamminarci verso il futuro. Contattateci.

Gianluigi Piccinini Tel. 3485249640 info@ceress.it www.ceress.it


www.infosostenibile.it

Numero 94 - Primavera 2021

13


lity L’autolo privata è troppo comoda l via sprint Che almeno sia elettrica! 14

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Green Economy

va elettrica” contro emissionisempre maggiore dei cittadini Incentivi sempre più miratile e consapevolezza degli enti pubblici: sostituire il parco veicolial è un obiettivo essenziale milae stazioni di ricarica, il 51% nord L’automobile privata è comoda, pratica, sempre disponibile ad ogni ora, calda quando fa freddo e fresca quando fa caldo, metto la musica che voglio, faccio le telefonate in vivavoce, non mi spettino i capelli e non mi bagno quando piove, non aspetto alla fermata, carico quello che voglio, la spesa, i figli, gli amici e le amiche; e poi arrivo fin sotto casa, magari nel garage. Ho pure l’illusione che tutta questa comodità mi costi relativamente poco per il servizio e la “libertà” che offre, perché il suo costo di svariate migliaia - o decine di migliaia - di euro è considerato alla stregua di un investimento fisso e quasi inevitabile per i più: necessario per il lavoro, per la famiglia, per qualsiasi evenienza, praticamente è percepita da molti come una necessità, che inconsciamente non mettiamo nemmeno sulla bilancia costi/ benefici. Uno l’auto la deve avere e basta. Questo anche perché in molti casi l’auto privata è spesso l’unico mezzo che consente alcuni spostamenti altrimenti impossibili, a meno che non si abiti in una grande metropoli.

ni di persone che continueranno ad acquistare (o noleggiare) con piacere e soddisfazione un’auto di proprietà, sempre a propria disposizione, per uso personale e con modelli, interni e funzionalità sempre più personalizzate. Se dunque vogliamo parlare seriamente di una transizione ecologica realistica, nonostante le innovative modalità e sistemi alternativi di trasporto che si stanno affermando, dobbiamo mettere in conto che la strada verso una mobilità sostenibile andrà in parallelo solo con un forte incentivo alla sostituzione dell’enorme flotta di veicoli privati in circolazione, oggi quasi totalmente dotati di motore termico, inquinante e costoso, ma diffuso e consolidato in ogni suo ambito: produzione

e fabbricazione di sempre nuovi modelli, rete capillare di rifornimento, strade, città e parcheggi ovunque. Eppure ormai è consolidato che sono state rimosse le motivazioni per cui il motore elettrico non è stato finora preferito dagli italiani: colonnine di ricarica se ne trovano ovunque, i costi di manutenzione sono ridotti al minimo mentre i costi di rifornimento sono praticamente trascurabili rispetto alla benzina o diesel. Se poi per produrre l’energia elettrica si utilizzano fonti rinnovabili, allora anche i costi per l’ambiente e la riduzione delle emissioni in atmosfera, oltre che dell’inquinamento nelle città, diventa formidabile. Il saldo netto a favore dell’ambiente vale anche considerando i costi di produzio-

è un tema mobilistiche si sono buttate in quella che può nto l'ambito essere definita una vera e propria “offensiva sso all'autoelettrica” e dalla sessantina di modelli elettrici Nessuna illusione mbientale, le disponibili sul mercato alla fine del 2018, si arPertanto nessuno si illuda che nel personali. Efuturo,riverà a 176 modelli nel 2020, 214 modelli nel prossimo anche in versione ecologica e digitale, green e te ultime, ci ci siano 2021 eau-333 nel 2025 (numeri che comprensmart, non milioni di to private in circolazione e miliobilità privata dono tutte le categorie di auto elettrica, ibrin segmento da, plug-in). In questo modo, la produzione di

ni delle batterie e di smaltimento delle stesse. Nessuna illusione quindi di veder scomparire le auto, ma nemmeno presunti alibi sulla direzione verso cui andare.

Drastico calo dell’inquinamento nelle città

Unico e non piccolo elemento deterrente è al momento ancora un prezzo più alto dei veicoli elettrici: ma anche questo elemento si sta gradualmente attenuando. Importanti anche in questo caso sono i sostegni pubblici, diretti e indiretti: a livello di agevolazioni, ztl, parcheggi gratuiti e soprattutto relativamente agli incentivi economici sugli acquisti. Questi incentivi devono però essere fortemente vincolati alle auto elettriche, mentre occorre iniziare a differenziare notevolmente rispetto alle ibride, prestando attenzione a modelli che sono molto differenti tra loro quanto a prestazioni ecologiche, perché non è tutto oro ciò che è ibrido.

Da uno studio del CNR (dicembre rantendo circa 3 milioni di stazioni di ricaric 2020) addirittura sarebbe dimostrato il crollo alle dell’inquinamento rispetto 185mila attuali. nelle città in poco tempo, se il parco mezzi venisse massicciamente sostituito nei prossimi anni. Ciò considerando non solo il trasporto privato, ma anche la logistica dell’ultimo miglio e il trasporto pubblico locale su gomma, ambiti nei quali molti enti locali stanno intervenendo.

E in Italia?

Anche nel nostro Paese, l'opinione pubbl Diego Moratti ca rispetto ai veicoli elettrici sta cambiando Sebbene il segmento di mercato rispetto al


www.infosostenibile.it

Numero 94 - Primavera 2021

15


16

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Green Economy

Festival della Sostenibilità 10a edizione dedicata alla mobilità 18 e 19 settembre sul Sentierone di Bergamo: da maggio l'evento si sposta a settembre, durante la Settimana europea della mobilità sostenibile

Si terrà anche quest’anno a settembre il Festival della SOStenibilità, proprio in voluta coincidenza con la Settimana europea della mobilità sostenibile. Per il secondo anno consecutivo, il tradizionale mese di maggio non consente lo svolgimento del Festival a causa delle restrizioni per la pandemia; come lo scorso anno però, la capacità di fare di necessità virtù ha trovato nell’obbligata variazione di data un’occasione per rifocalizzare l’evento su un tema specifico: la mobilità sostenibile, con tutte le accezioni che questo concetto comporta. Le nuove frontiere della mobilità sono parte integrante di quella transizione ecologica e digitale che fa leva su tanti fattori e saranno esplorati e approfonditi durante appositi momenti di confronto, come già è stato fatto lo scorso anno con un dibattito e proposte molto competenti e dettagliate.

Dai test drive alla sharing mobility Se il 2020 ha rappresentato il debutto del monopattino elettrico, presentato proprio durante il Festival della SOStenibilità con uno spazio prova dedicato, l’auspicio è che il 2021 e gli anni a venire siano gli anni da un lato della progressiva ma definitiva sostituzione delle auto a combustione tradizionale con le auto elettriche, sempre con la possibilità durante il Festival di effettuare test drive e prove su strada dei nuovi veicoli elettrici.

Dall’altro lato ci auguriamo siano gli anni di coraggiose politiche di mobilità pubblica e dolce, di introduzioni di sistemi di sharing mobility di ogni mezzo, auto, bici, monopattini, in interconnessione con treni, tram e trasporto pubblico locale. Zone 30 e zone pedonali, percorsi ciclabili e tutto ciò che rappresenta non solo 2021_EMW_Heart_Pink.png (immagine PNG, 2196 × 1844 pixel)...

1 di 1

https://mobilityweek.eu/fileadmin/user_upload/materials/participa...

04/05/21, 14:28

una mobilità sostenibile, ma anche una qualità di vita migliore, con città a misura d’uomo, non congestionate, con spazi verdi e aria pulita.

La non mobilità Altra questione che abbiamo tutti sperimentato nel bene e nel male durante la pandemia è la non mobilità, il non trasporto: dallo smart working alle consegne a domicilio, dalla fatidica didattica a distanza (che non ci auguriamo) alla possibilità di tenere gran parte di riunioni o convegni di qualsiasi tipo vicini o lontani in modalità on line, da remoto: l’incontro personale è sicuramente una modalità preferibile in tutti i sensi, ma siamo proprio sicuri che per tutti gli incontri sia necessario muoversi, spostarsi, consumare benzina,

cercare parcheggio o addirittura spostarsi tra città, province, regioni o anche nazioni? Una sana capacità di selezione di quando è utile (o piacevole) incontrarsi di persona e quando è comunque efficace incontrarsi on line, ciascuno da casa propria, forse può essere la via per un nuovo equilibrio che impatti di meno sugli spostamenti, sul traffico e sull’inquinamento che generiamo. Oltre che sul tempo personale che si risparmia, e scusate se è poco!

Un format per tutti Da 10 anni! Ma naturalmente il Festival della SOStenibilità si occuperà di tutti i settori dell’economia, con stand riguardanti energie rinnovabili, gestione rifiuti e raccolta

differenziata, edilizia e arredo sostenibile, commercio e produzioni all’insegna di un’economia più pulita, giusta ed equilibrata. Ci saranno come sempre tanti stand sul Sentierone, per tutte le tipologie e tutte le età. Non mancheranno come sempre spazi ludici per famiglie e bambini, laboratori e degustazioni, incontri con associazioni e onlus sulle tematiche più svariate e i temi più caldi, dal recovery plan all’emergenza climatica, dalla biodiversità alla transizione verso un nuovo modello di società e di stili di vita. E chissà che per la 10° edizione non ci sia qualche sorpresa… nel frattempo segnatevi le date: 18 e 19 settembre 2021. Info e aggiornamenti su: www.festivaldellasostenibilita.it


www.infosostenibile.it

Numero 94 - Primavera 2021

17


18

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Bergamo SOStenibile

Bergamo: green work in progress In città si amplia la rete del teleriscaldamento e proseguono i lavori per dare nuova linfa vitale alle aree verdi In un momento storico nel quale il tempo molto spesso sembra essersi fermato, a Bergamo proseguono i progetti di ammodernamento urbano, molti dei quali vanno nella direzione di rendere più sostenibile la città, sia in senso di miglioramento dei consumi energetici sia che dal punto di vista della tutela ambientale. Tra i lavori appena conclusi e quelli in procinto di partire ci sono anche l’ampliamento della rete del teleriscaldamento cittadino e il rinnovo di parchi e aree verdi.

Cresce il teleriscaldamento Dalla fine del mese di aprile sono partiti i lavori per l’incremento della nuova rete di teleriscaldamento all’interno di un importante progetto di espansione, guidato da A2A Calore e Servizi assieme a Rea Dalmine per il recupero di calore del suo termovalorizzatore, che arricchirà la rete cittadina di ulteriori 22 chilometri. Un importante ampliamento della struttura a disposizione dei cittadini che porterà nel prossimo quinquennio un incremento del 50% del servizio per un totale di 2,6 milioni di metri cubi di calore immessi in rete, ma soprattutto un risparmio di CO2 pari a 14.500 tonnellate. Si tratta di un passo importante verso una Bergamo sempre più efficiente dal punto di vista energetico: basti pensare che, secondo i numeri presentati nel progetto, la somma delle emissioni evitate sarà paragonabile a quella che si potrebbe risparmiare installando 25 mila pannelli fotovoltaici.

Nuovo look per le aree verdi Il work in progress bergamasco riguarda anche il rinnovamento e la riqualificazione di alcune importanti aree verdi cittadine. È stato concluso, ad esempio, il

riammodernamento del Parco Turani di Redona che ha riguardato l’area giochi, le attrezzatture sportive e le panchine di legno, oltre alla messa a dimora di 60 nuove alberature. Mentre piante e arbusti già esistenti hanno subito un’importante opera di manutenzione. Entro la fine di maggio, dovrebbero concludersi anche i lavori di riqualificazioni del giardino Rosselli nel quale sono stati ripensati gli spazi in modo da poterli rendere più funzionali. Nel complesso sono state sostituite tutte le strutture danneggiate dall’usura del tempo, l’area cani è stata ingrandita e dotata di una fontanella. Il gazebo al centro del parco è stato sostituito mentre una donazione del Leo Club Bergamo Host ha permes-

Il riammodernamento del Parco Turani di Redona ha riguardato l’area giochi, le attrezzatture sportive e le panchine di legno, oltre alla messa a dimora di 60 nuove alberature. so di ripristinare la scacchiera 4 x 4 metri al centro del parco dove sono stati posizionati anche dei nuovi arredi in plastica riciclata al 100%. Bisognerà attendere la fine di giugno, invece, per godere delle

novità del giardino di via Trento nel quale sono state attuate delle opere di manutenzione straordinaria per una migliore fruizione da parte dei residenti del quartiere, tra le quali anche la creazione di un nuovo spazio di fermata lungo via delle Valli dedicato alla sosta degli studenti della vicina scuola superiore. Anche nel caso del giardino di via Trento, tutte le strutture che necessitavano di manutenzione sono state riparate o sostituite. Ma il lavoro di rinnovamento voluto dall’amministrazione proseguirà per tutto l’anno, come conferma l’approvazione del piano esecutivo che permetterà di sistemare anche gli spazi del parco della Clementina situato tra via Borgo Palazzo e il Viadotto di

Boccaleone. «I lavori che portiamo a compimento in questo periodo rispondono alle linee di mandato che prevedono manutenzioni straordinarie di importante rilevanza in alcuni parchi della città, oltre che manutenzioni ordinarie su tutto il verde cittadino – ha dichiarato l'assessore al verde pubblico Marzia Marchesi. – I parchi ricoprono un ruolo importante nella vita personale di ciascuno di noi perché rappresentano un luogo di svago, di gioco, di socialità, e costituiscono una risorsa straordinaria per il miglioramento della qualità dell'aria, l'inquinamento acustico, dei deflussi idrici e della biodiversità in città». Gianluca Zanardi


www.infosostenibile.it

19

Numero 94 - Primavera 2021

Questo servizio è offerto da A2A Calore e Servizi S.r.l.

A BERGAMO IL TELERISCALDAMENTO RADDOPPIA Il nostro calore riscalda le case in modo pulito e conveniente. È una scelta che contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 nell’aria della città fino a 14.500 tonnellate ogni anno. Scopri l’offerta BERGAMO + GREEN con zero oneri di allaccio

Per saperne di più: 800.912.198 a2acaloreservizi.eu

Quando scegli anche tu il calore pulito una vita più azzurra è possibile.


20

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Bergamo SOStenibile

Provincialismo e ambiente FridaysForFuture Giovani attivisti contro un mancato governo del territorio nella bassa bergamasca: in soli quattro comuni la logistica ha consumato terreno pari a 146 campi da calcio Nel 2014 è stata aperta al traffico l’autostrada BreBeMi, che avrebbe dovuto spostare il traffico tra Milano e Brescia dalla A4, senza passare per Bergamo: l’autostrada è diventata in poco tempo un enorme monumento (lungo 62 km) al consumo di suolo e allo spreco di fondi pubblici, nonostante sia stata sostenuta entusiasticamente da politici regionali e nazionali. Ma, se da un lato l’infrastruttura si è rivelata inutile, dall’altro ha aperto le porte ad uno “sviluppo” imprevisto per il territorio della Bassa Bergamasca. Nei pressi dell’autostrada, infatti, sono stati costruiti in questi sette anni diciotto insediamenti logistici, grandi poli di distribuzione merci che hanno portato ad un consumo di suolo pari a 3,3 milioni di metri quadrati. Si è addirittura iniziato a parlare di “Quadrilatero della logistica” per parlare della zona della Calciana (i comuni di Calcio, Cividate, Cortenuova e Covo), dove in quattro anni è stato approvato un consumo di suolo pari a 1,1 milioni di metri quadrati, pari cioè a 146 campi da calcio. A marzo è iniziata una raccolta fondi, promossa da Legambiente, Italia Nostra e Fridays For Future, per un ricorso al TAR contro il sesto polo logistico nel Quadrilatero della Logistica (visibile sul sito legambientebergamasca.it), per cercare di fermare l’ennesimo scempio che avrà effetti sull’ambiente naturale, sulla salute e sulla qualità di vita e di lavoro delle persone. Nel frattempo diverse associazioni della zona hanno chiesto ai sindaci dei comuni coinvolti di “governare il cambiamento”, attraverso una pianificazione territoriale d’area che tenga conto degli aspetti ambientali (consumo di suolo, agricoltura non sostenibile), sociali (erogazione dei servizi, sguardo

al futuro) ed economici come la qualità del lavoro, la robotizzazione delle mansioni, la concorrenza ai commercianti locali e artigiani e anche ai piccoli industriali locali che per colpa di una onnipresente logistica perdono clienti e commesse a vantaggio di chi importa prodotti da paesi lontani. La risposta (da parte di dieci sindaci e sindache) ha evidenziato ancora una volta l’abisso tra chi vede come prioritaria la tutela del bene comune e di un’economia locale ed equilibrata e la miopia di molte istituzioni, aggrappate ad un modello di sviluppo ormai passato, i cui benefici economici non restano certo sul territorio. A proposito di istituzioni, dov’è la Provincia? Teoricamente dovrebbe coordinare uno sviluppo sostenibile del territorio, ma non ha mai approfondito le conseguenze sulla qualità di vita delle persone residenti e di chi ci vive e lavora, non utilizzando gli strumenti a disposizione (come la Valutazione di Impatto

Ambientale, VIA) per approfondire gli impatti di tali insediamenti logistici sul territorio. “Provincialismo” è sinonimo di chiusura mentale e di arretratezza: oggi più che mai è necessario cambiare rotta, cogliere la complessità e la mondialità della crisi climatica e agire. Ora. Francesco Perini Fridays For Future Bergamo

I volti dei Diritti Diritti delle persone non bianche, diritti per la parità di genere, diritti della comunità LGBTQ+, diritto alla salute e diritto ad una giustizia climatica e sociale sono tra i temi più importanti che il nostro tempo ci chiede di affrontare: con il progetto “I volti dei Diritti” i gruppi Black Lives Matter Bergamo, Bergamo Pride e Fridays for Future Bergamo si propongono non solo di informare e sensibilizzare su questi grandi temi, ma di ricercarne l’intersezionalità e i punti comuni. Attivisti e attiviste, ma anche ricercatori e letterate che hanno dedicato la propria vita alle lotte, alla tutela della diversità e alla resistenza a sistemi di oppressione prenderanno posto tra i banchi delle biblioteche negli spazi che non possono essere utilizzati per rispettare la distanza interpersonale. Verranno costruite delle sagome con immagini e storie di queste persone, così da far conoscere le loro storie a chi va in biblioteca. Il progetto partirà nei prossimi mesi, ci saranno aggiornamenti anche sui nostri canali social! Guido Rocchetti Fridays For Future Bergamo


www.infosostenibile.it

21

Numero 94 - Primavera 2021

G20 Youth Summit: a Bergamo e Milano dal 19 al 23 luglio 2021 In vista del G20 di Roma a ottobre, 80 delegati under 30 saranno ospitati nelle due città per una settimana di incontri

Il Youth 20 è il summit nato con l'obiettivo di consentire ai giovani di esprimere le loro idee e le loro visioni per il futuro ai Capi di Stato e di Governo del G20 e avvicinarli a questo importante appuntamento che nel 2021 si terrà a Roma in ottobre. In preparazione al G20, lo Youth 20 arriverà in Italia dal 19 e il 23 luglio 2021 e si svolgerà tra le città di Milano e Bergamo. Nella giornata bergamasca dell’evento, il complesso monumentale di Sant’Agostino ospiterà un incontro al quale saranno presenti 80 delegati di età compresa tra i 20 e i 30 anni provenienti dai diversi Paesi che compongono il G20. «La decisione di portare il Summit 2021 a Bergamo – ha commentato il Sindaco Giorgio Gori – è un importante segno di at-

tenzione verso la nostra città: vogliamo che i giovani siano protagonisti della rinascita della nostra città dall'emergenza pandemica, come lo sono stati nei mesi della primavera 2020 tra le fila dei mille volontari che hanno aiutato le persone più fragili

della nostra città. Riemergere dalla crisi sanitaria con l'affermazione di nuovo modello di sviluppo sostenibile, sia sociale che ambientale, sono gli obiettivi principali del più importante piano di investimento europeo dalla fine della seconda guerra

mondiale. Il nuovo piano riconosce il ruolo centrale delle future generazioni e le azioni di cui si prevede la messa in atto mirano a promuovere il ruolo e la crescita dei giovani nella nostra società. Bergamo vuole essere parte di questo processo: l'appunta-

mento del prossimo luglio nella nostra città sarà anche occasione di un aggiornamento sulle iniziative comunali e sui risultati conseguiti». www.youngambassadorssociety.it Gianluca Zanardi


22

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Bergamo SOStenibile

40 anni di A.Ri.Bi. nel segno della mobilità su due ruote L’associazione per il rilancio della bicicletta ha festeggiato l’anniversario con nuovo logo inclusivo, sito rivisitato e una mostra itinerante Sul finire del 2020 è stato assegnato il titolo del progetto “La Piccola Copenaghen” alla città di Treviglio (Bg).

Nel mese di marzo A.Ri.Bi., l’associazione nata per rilanciare l’uso della bicicletta, ha festeggiato i suoi primi intensi 40 anni di attività attraverso una lunga diretta Facebook. L’evento social, dal nome “40 anni e Non Dimostrarli”, è stato guidato dalla presidente di A.Ri.Bi. Claudia Ratti e dal vicepresidente Nicola Freti, coadiuvati dai tanti volontari che rappresentano l’anima dell’associazione, e ha visto l’intervento di molte delle personalità che hanno contribuito a rendere A.Ri.Bi. una tra le realtà più attive in Italia nella promozione e nella divulgazione della mobilità sostenibile. Tra gli ospiti non so-

no volute mancare Lara Magoni, assessore al Turismo, Marketing Territoriale e Moda di Regione Lombardia e Delegato CONI, e Sara Gallone, Senatrice della Repubblica e Segretario Commissione Ambiente.

Progetti passati e presenti L’evento per i 40 anni di A.Ri.Bi. non è stata solo l’occasione per una reunion digitale (in attesa di poter tornare a festeggiare in presenza), ma è stato anche il momento per ricordare i progetti che hanno caratterizzato il recente passato dell’associazione. Anche in un momento difficile come quello vissuto nell’ultimo anno, A.Ri.Bi. ha comunque trovato il modo per proseguire le sue attività. Sul finire del 2020, ad esempio, è stato assegnato il titolo del progetto “La Piccola Copenaghen” alla città di Treviglio (Bg). Il nuovo concorso è nato per premiare le realtà che si impegnano in importanti politiche nei confronti delle mobilità su due ruote e la città di Treviglio ha raccolto più punti (42)

di Bergamo e Cavernago (38 per entrambe) grazie al sostegno dei progetti in tema di educazione stradale e alla realizzazione di zone 30 e nuovi chilometri di piste ciclabili. Un riconoscimento che rimarrà a Treviglio fino alla fine del 2021 quando si terrà la seconda edizione del concorso.

Logo, sito e mostra Vista l’impossibilità di concentrarsi su eventi e iniziative pubbliche, l’inizio del 2021 è servito ad A.Ri. Bi. per lavorare alla creazione e alla presentazione di un nuovo logo inclusivo che al suo interno presenta la bandiera della pace e ribadisce come l’associazione non ammetta nessun tipo di discriminazione. Anche il sito di A.Ri.Bi. ha subito un importante intervento di ristrutturazione digitale diventando una piattaforma più smart e accattivante e con maggiore appeal

per le nuove generazioni. E ancora, nel corso della diretta social è stata presentata la mostra itinerante formata da otto pannelli 100 x 70, realizzata in inglese e in italiano, creata con lo scopo di divulgare i principi fondanti e gli obiettivi dell’associazione. La mostra girerà in lungo e in largo per la provincia di Bergamo per essere vista da più persone possibile.

Il progetto Ciclostrada ATB Se molto è stato già fatto in tema di sensibilizzazione verso una mobilità sempre più sostenibile che metta la bicicletta al centro, per A.Ri.Bi. rimane ancora tanto da fare. In questo senso, molti degli sforzi dell’associazione al momento sono rivolti verso la Ciclostrada ATB (Albino-BergamoTreviglio). Si tratta del progetto per la creazione di una struttura dedi-

cata a biciclette e mezzi elettrici o servoassistiti (escluse le automobili) che colleghi Albino a Treviglio passando per Bergamo. È un piano al quale A.Ri.Bi. lavora ormai da molti anni, in collaborazione con l’architetto Fulvio Valsecchi del Master di San Vigilio e con gli ingegneri eV-Now!. Nel collegamento Albino-Bergamo esiste già la Ciclabile della Val Seriana e la proposta di A.Ri.Bi. prevede la costruzione di una nuova struttura per la mobilità, una Ciclostrada appunto, che si snodi accanto alla linea ferroviaria che unisce Bergamo a Treviglio. Una soluzione sostenibile che permetterebbe di dare un supporto importante agli spostamenti quotidiani lungo una tratta ad alta densità di popolazione, ma anche di fornire un’ulteriore struttura a supporto del settore cicloturistico da anni in forte espansione. Gianluca Zanardi


www.infosostenibile.it

23

Numero 94 - Primavera 2021

Torna il festival Dirama: natura, relazioni e cura del territorio Legambiente Bergamo propone dal 6 al 31 luglio un ricco calendario di eventi, passeggiate e talk in collaborazione con molte associazioni, istituzioni e gruppi locali Raccontare la tutela ambientale attraverso esperienze e buone pratiche, per promuovere una rete relazionale di realtà che operano nel campo della sostenibilità e di cittadini e attivi. Sono gli obiettivi di Dirama - Incontro Internazionale di Natura, Relazioni e Cura del territorio , festival sostenuto da Legambiente Ber-

gamo insieme ad associazioni, istituzioni e gruppi locali. Dal 6 al 31 luglio un ricco calendario di incontri e attività, che hanno l’obiettivo di valorizzare il patrimonio esperienziale e quello naturalistico della provincia di Bergamo e delle sue comunità. Ci saranno molte passeggiate in natura, momenti di vera e propria

esplorazione, accompagnati da esperti di botanica, ornitologia, entomologia alla scoperta della flora e della fauna locale. Dal Centro di Inanellamento Aula Vivaio di Osio Sotto, alla scoperta delle specie di uccelli che abitano le zone del fiume Brembo, fino al Monte Bastia e i suoi vigneti sopra Scanzorosciate

o ancora il Monte Canto e Bedesco, Sotto il Monte Giovanni XXII o le passeggiate botaniche nei sentieri del Parco dei Colli di Bergamo, nella Valle di Astino e nel Bosco dell’Allegrezza. Ci saranno delle talk – chiacchierate in diretta streaming, condivise sulle pagine social del festival, che daranno spazio

a scambio e pensiero critico su tematiche di forte attualità. Si parlerà di economia circolare, di nuovi approcci al cibo quali il recupero o l’autoproduzione, si parlerà di nuove esperienze dell’abitare e co-housing, di scuola all’aperto e ancora di nuovi materiali sostenibili e di etica, nelle costruzioni e nel consumo di suolo. Riflettere e fare, dialogare in uno spirito di internazionalità, ascoltando le esperienze locali con uno sguardo che va oltre i confini cittadini e nazionali. Parteciperanno infatti

al festival molti gruppi e realtà da tutta Italia e dal mondo che porteranno le loro buone pratiche. Uno spazio rilevante è riservato al biologico, alla coltivazione e produzione rispettose dell’ambiente e della qualità. Durante il festival saranno programmate visite ad alcune realtà agricole che racconteranno come avviene la produzione di alcune specialità locali e di come produttività ed ecologia possono incontrarsi. Non manca lo spazio per la cultura e l’arte: due le presentazioni di libri dedicati alle ambientaliste storiche Laura Conti e Rachel Carson e alcuni

eventi organizzati con gruppi teatrali e associazioni culturali della città. Dallo scorso anno Dirama è anche mobilità. In occasione della settimana europea della mobilità sostenibile – european mobility week – che si tiene nel mese di settembre, Dirama propone attività e incontri per sensibilizzare, informare e fare formazione in tema di mobilità sostenibile, promuovendo uno spazio di discussione e scambio di esperienze per la cittadinanza, gli uffici tecnici e le amministrazioni. L’obiettivo è incentivare l’uso dello spazio pubblico per tutti, re-

cuperando spazio per la mobilità “lenta”, sempre più condivisa e sostenibile, ponendo l’attenzione sui vantaggi che potranno rendere più vivibili le nostre città. Oltre ai webinar formativi e agli incontri di divulgazione online con esperti, è stato lanciato un concorso di mobilità per le scuole superiori e si sta sviluppando un progetto di urbanistica tattica partecipata che si realizzerà nei prossimi mesi. Anche in questo caso Dirama intende dare visibilità alle buone pratiche già espresse sul territorio in tema di mobilità sostenibile e partecipazione. “Dirama, nata come iniziativa a sostegno dei campi di volontariato internazionale, ha saputo crescere nel tempo e attraversare il cambiamento, unendo le persone in un dialogo che continua di anno in anno – spiega Elena Ferrario, Presidente Legambiente Bergamo -. È un luogo immateriale in cui tessere relazioni e conoscenza”. La partecipazione al festival è gratuita. Il calendario sarà on line sul sito del festival: www.dirama.eu


24

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Bergamo SOStenibile

Nuove forme di povertà e marginalità sociale a Bergamo: una ricerca Il nuovo contributo della Fondazione Istituti Educativi per contrastare l’esclusione sociale

“Nell'attuale società frammentata, i principali canali d'inclusione sociale hanno subito radicali cambiamenti a causa delle trasformazioni che hanno coinvolto le strutture familiari, il mercato del lavoro, il welfare-state.”

subentrati nuovi profili: genitori single, divorziati, giovani in uscita dalla famiglia d’origine o famiglie che hanno perso l’unica fonte di reddito. Per di più, l’emergenza legata alla pandemia con ogni probabilità aggraverà queste tendenze, peggiorando soprattutto la situazione del ceto medio. Le evidenze approfondite nella ricerca mostrano inoltre che l’attenzione non è tanto da porre sulla disparità presente tra ricchi e poveri, quanto piuttosto sulla divisione tra inclusi ed esclusi, cioè coloro che non sono inseriti nei circuiti di reciprocità e pertanto rimangono invisibili. Come precisa David Benassi, professore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, “Nell’attuale società frammentata, i principali canali d’inclusione sociale hanno subìto radicali cambiamenti a causa delle trasformazioni che hanno coinvolto le strutture familiari, il mercato del lavoro, il welfare-state”.

Mercoledì 14 Aprile ha avuto inizio un ciclo di webinar organizzato dalla Fondazione Istituti Educativi di Bergamo (Fieb) per presentare la ricerca “Nuove forme di povertà e marginalità sociale in provincia di Bergamo” a specifici gruppi d’interlocutori. Questo importante lavoro, che la Fondazione ha commissionato al Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Universi- Un ciclo di webinar tà degli Studi Milano Bicocca e che ora è a disposizione della Il tema del rapporto, presentato collettività, è un contributo pre- dalla Fondazione il 16 febbraio, zioso per capire le dinamiche giorno del 50° anniversario dell’Iattuali della marginalità sociale PAB Istituti Educativi (divenuto poi e per costruire strumenti adeguati alle nuove situazioni. Dall’indagine emerge, infatti, che il rischio di povertà è diventato più frammentato e colpisce in modo trasversale tutte le categorie, incluso il ceto medio. Accanto ai soggetti fragili tradizionali come anziani, persone senza dimora, con dipendenze da sostanze, immigrati, Foto di Giovanni Diffidenti minoranze discriminate, malati e disabili, sono

FIEB nel 2003), si pone in continuità con l’impegno della Fondazione, come ha evidenziato il Presidente Luigi Sorzi:“ci siamo occupati più volte di queste tematiche con bandi e iniziative volte a favorire l’occupazione e la formazione dei giovani, la lotta alle nuove povertà o l’inclusione sociale. Questa indagine ci permette di identificare ulteriori obiettivi sociali da sostenere in futuro, coinvolgendo una rete di attori – pubblici e privati – con cui collaborare”. La prima azione di coinvolgimento dei vari attori del territorio si è concretizzata proprio con i sei appuntamenti del ciclo, rivolti ai seguenti interlocutori: le istituzioni provinciali (webinar del 14 aprile), le associazioni di categoria e sindacati (16 aprile), gli enti del III settore (20 aprile) e infine i distretti delle Aziende Socio Sanitarie Territoriali di Bergamo, Bergamo Est e Bergamo Ovest (appuntamenti del 21 aprile e del 4 e 6 maggio). In queste occasioni i partecipanti hanno potuto approfondire i risultati della ricerca e avere un primo scambio d’idee e riflessioni. Uno degli obiettivi del report è, infatti, essere strumento per la costruzione di basi solide e collaborazioni stabili tra le associazioni del terzo settore, come già accaduto in numerose iniziative promosse

dalla Fondazione stessa. Tutti i sei webinar possono essere riascoltati grazie alle registrazioni disponibili nel sito della Fondazione (www.istitutieducativi.it) e sulla relativa pagina FaceBook, dove sono stati trasmessi in diretta. Inoltre, sempre accedendo al sito, è possibile scaricare il file della presentazione del prof. Matteo

Colleoni, del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, che ha guidato l’équipe della ricerca. Chi desidera avere una copia della pubblicazione, può scrivere alla Fondazione a questo indirizzo: reception01@istitutieducativi.it. Simonetta Rinaldi

Sotto l'ombra del grande albero Insieme alla ricerca, FIEB ha promosso l’inchiesta fotografica intitolata “Sotto l’ombra del grande albero” di Giovanni Diffidenti. Il fotografo ha immortalato persone del territorio bergamasco che stanno affrontando situazioni di fragilità economica, descrivendo con i suoi scatti le loro storie e le loro emozioni. Alcune delle fotografie, molto efficaci e coinvolgenti, impreziosiscono il volume della ricerca.


www.infosostenibile.it

25

Numero 94 - Primavera 2021

Seminare valore, coltivare comunità Alla Gasparina i primi passi Il progetto Cariplo della cooperativa di Romano L.do avvia le prime attività, dal campo alla scuola, dalla formazione alle borse lavoro Il 23 febbraio scorso durante una conferenza on line è stato presentato ufficialmente il progetto Seminare Valore, Coltivare Comunità, organizzato dalla cooperativa Gasparina di Sopra con il supporto della Fondazione Cariplo. Un importante progetto triennale che si svolge in collaborazione con una qualificata rete di partner sul territorio. In queste settimane sono stati fatti i primi passi per impostare il lavoro fino al 2023.

Agroecologia Prioritario è stato avviare la coltivazione sia nei terreni della Cascina Gasparina, sia nel campo dell’Orto Botanico G. Longhi di Romano di Lombardia. Questa attività viene sviluppata adottando tecniche ispirate all’agroecologia, con obiettivo principale quello di coniugare la produzione agricola al rinvigorimento dell’ecosistema locale. “Hotel per insetti” al posto di insetticidi, compresenza di piante orticole, aromatiche ed erbe spontanee per attivare le naturali sinergie delle piante e favorire l’incre-

mento della biodiversità: sono solo alcuni degli accorgimenti che garantiranno una produzione naturale, di qualità e attenta all’ecosistema. Non mancano i simpatici inconvenienti legati a questo approccio: ad esempio i radicchi, non conditi da prodotti chimici, sembrano essere particolarmente graditi da alcuni conigli selvatici che vivono nelle vicinanze! In ogni caso, i radicchi superstiti saranno graditi anche da voi e le prime produzioni sono già disponibili nei punti vendita Cascina Gasparina, a Romano e Cologno al Serio.

Attivate tre borse lavoro Un ulteriore set di attività ha riguardato l’azione di inserimento lavorativo. Sono state attivate le prime tre borse lavoro, nel settore agricolo e in quello della manutenzione del verde. Altri due tirocini partiranno nel mese di maggio includendo anche l’attività di trasformazione agroalimentare grazie al partenariato con la Cooperativa Sociale Agricola MooBaa. L’attivazione dei tirocini è iniziata

con la creazione di un’équipe dedicata all’inserimento lavorativo e la realizzazione di un orientamento preliminare. Quest'ultimo, unitamente ad un’adeguata formazione, prosegue poi nella forma del tutoraggio e dell’accompagnamento per tutta la durata del tirocinio anche con il monitoraggio del partner di progetto Mestieri Lombardia. Sull’inserimento lavorativo è stato sviluppato uno studio sugli strumenti di valutazione del percorso e dell’avvio alla ricerca del lavoro. L’analisi è stata condotta con la collaborazione della classe 4BEco del Liceo Don Milani di Romano di Lombardia, nell’ambito

dei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO, ex Alternanza Scuola Lavoro) e ha permesso di aggiornare gli strumenti includendo ad esempio una sezione legata alle competenze digitali, oggi necessarie alla ricerca di un lavoro. Il percorso è stato molto stimolante, sia per gli studenti, sia per gli operatori e per un ospite della comunità terapeutica, coinvolti in una serie di testimonianze.

Educazione ambientale Infine, seppur con le difficoltà di programmazione legate all’emergenza sanitaria, sono

stati attivati moduli di educazione ambientale in 20 classi del territorio: dalla scuola materna di Mozzanica alle classi di percorsi per allievi disabili della sede ENAIP di Romano di Lombardia, fino agli studenti degli Istituti Superiori impegnate nei PCTO. Questa azione è prevalentemente in carico al Parco del Serio, partner del progetto. Tra le attività: la realizzazione di giardini scolastici, la piantumazione di arbusti e piante, ma anche lo sviluppo di bacheche informative sui temi dell’agroecologia, la realizzazione di casette nido in legno e degli “hotel per insetti”, o la messa a dimora di due querce presso le sedi dell’Istituto Sraffa di Crema, nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione sul tema della legalità. Nelle prossime settimane partirà anche il corso di educazione ambientale per alcuni operatori delle comunità terapeutiche di Romano di Lombardia e Cologno Al Serio. Questa attività rappresenta un tassello del più ampio impegno della Cooperativa Sociale Gasparina di Sopra nell’adottare e sostenere pratiche attente all’equilibrio nelle relazioni tra persone, comunità e ambiente.


26

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Bergamo SOStenibile

Alveari a Bergamo: + 193% Un nuovo modo di fare la spesa

Durante il Covid 19 boom di clientela per i 18 alveari bergamaschi: una modalit L’idea è nata in Francia nel 2011, ma solo nel dicembre 2015 nasce a Torino il primo Alveare in Italia. Gli Alveari sono punti di distribuzione di alimentari e prodotti per la casa: ricevono direttamente dai produttori a loro collegati la merce che il cliente ordina tramite la sua lista della spesa online. In questo modo sono esclusi rivenditori e intermediari e viene favorito un rapporto stretto tra produttore e consumatore finale.

Come funzionano gli alveari Il sito alvearechedicesi.it ne spiega il funzionamento, permettendo agli utenti (gestori e clienti) di svolgere l’attività in maniera autonoma. Ogni Alveare ha il suo sito, curato dal relativo “Gestore”. Ogni produttore ha uno spazio di vendita dedicato, dove può gestire il catalogo, i prezzi, le vendite, le distribuzioni. Clienti e produttori possono iscriversi a più Alveari e condividere la vita della comunità. Per creare un Alveare, si accede al sito e con il sostegno dell’Alveare madre ci si impegna a cercare dei produttori nel raggio di 250 km, consumatori e un luogo per la distribuzione: un bar/

negozio, ma anche un centro di aggregazione. Ogni Alveare ha il suo giorno di distribuzione, con orari precisi, fornisce prodotti biologici locali e consente ai produttori di incontrare i clienti, favorendo la filiera corta, ma soprattutto il km0, che garantisce anche una minore produzione di CO2. Purtroppo con la situazione pandemica, si è perso l’incontro produttore-cliente: ciononostante le informazioni sui prodotti non mancano, grazie alla passione profusa dai gestori degli Alveari. Con la pandemia, in tutta Italia gli Alveari hanno registrato un incremento della clientela di ben il 193%, praticamente un raddoppio: l’auspicio è che, passata l’emergenza, la clientela continui ad utilizzare questo tipo di distribuzione per scelta consapevole e non per necessità. Altro discorso è come questa nuova modalità di “fare la spesa” si inserisca nel contesto delle più tradizionali forme di consumo critico e consapevole, come i Gas, Gruppi di Acquisto Solidali, e i Mercati dei produttori, dove l’incontro col produttore è effettivo e costante. Il dibattito è aperto, con i pro e contro di una modalità che – si spera - più che soppiantare i cir-

cuiti tradizionali consenta di ampliare il pubblico che usufruisce di questi servizi, che diversamente si rivolgerebbe alla grande distribuzione organizzata o a piattaforme digitali che non hanno attenzioni rispetto ai produttori. Certamente il fatto che una piattaforma francese si incameri una commissione sulle vendite piuttosto alta, è un elemento di cautela, ma al momento in Italia forme alternative stentano a prendere piede. Tramite la piattaforma l’alvearechedicesi.it il pagamento è anticipato e con carta, per garantire tracciabilità ed evitare il lavoro nero. Della spesa di ogni cliente, l’80% dell’incasso va al produttore e il restante 20% all’Alveare: in questo modo si permette ai produttori di sopravvivere e non dover competere con la grande distribuzione (il guadagno per ogni spesa sarebbe di circa il 6%).

Gli alveari nella bergamasca, tante persone, tante storie A Bergamo sono presenti 18 Alveari (alvearechedicesi.it/it-IT/ assemblies/Lombardia/Bergamo), alcuni dei quali non ancora attivi (anche a causa del covid), come l’Abelase di Solza, sito nel bar dello sport del paese, gestito da Laura e dal sindaco Carla, o come l’Ortaglina di Entratico, negozio al dettaglio di prodotti biologici, gestito da Beatrice. Alveari di riferimento in città sono il Terza Piuma di Sant’Anna e il Tamarindo di Redona, i primi ad essere nati a Bergamo, ormai nel 2016. Terza Piuma è un’associazione no profit che nasce nel 2014: per questa sua caratteristica è di riferimento agli altri Alveari, reinvestendo i guadagni in progetti solidali. L’attività favorisce inoltre

la rete associativa con cooperative operanti sul territorio. I gestori sono Alessandra, Lorenzo e Monica, che gestiscono anche l’Alveare Levante di Seriate, sito all’interno dell’Oasi. Tamarindo, creato e gestito da Laura, ha iniziato a distribuire nello spazio Edonè, poi si è appoggiato alla Coop. Namastè alla Dispensa Sociale; negli scorsi mesi Laura ha deciso di aprire anche a Dalmine, paese in cui è cresciuta, l’Alveare Amaranto. Laura è stata d’ispirazione anche per clienti e produttori che, dopo aver conosciuto il progetto dell’Alveare, hanno deciso di intraprendere questa avventura. In particolare Sara, produttrice agricola, gestrice anche di un agriturismo, prima è stata coinvolta da Alveari milanesi, poi ha deciso di aprire il suo Alveare Comeback di Stezzano, sito nella sua azienda, grazie all’amicizia con Laura. È stato il primo Alveare della provincia bergamasca. Giada, invece, era cliente dell’Alveare Tamarindo, ma lo sposta-

mento da Casnigo a Redona era impegnativo, per cui nel gennaio 2020 ha maturato l’idea di aprire un suo Alveare. Solo a settembre ha preso il via l’Alveare Fratellanza, sito nell’omonimo spazio del paese. Simile alla storia di Stezzano è quella dell’azienda agricola Ferri di Arcene: partita come produttrice, rifornendo di ortaggi gli Alveari storici della bergamasca, lo scorso anno ha deciso di aprire il suo Alveare la Libellula, sito nella sede aziendale, sposando il progetto nella sua totalità. Nel 2018 anche Sissi, scopertasi celiaca, stravolge la sua vita e apre prima una pasticceria con prodotti senza glutine col suo compagno, poi anche l’Alveare Montello. A novembre 2019 apre anche l’Alveare Longuelo e usa come punto di distribuzione lo Spazio Polaresco. Nel 2017 nasce all’erboristeria Magnolia Shop Boltiere, l’Alveare di Simona, solidale con il km0 e consapevole che la clientela vuole vivere in modo sano e in


www.infosostenibile.it

Numero 94 - Primavera 2021

27

ità ibrida tra Gruppi di Acquisto e Mercati dei produttori armonia col Pianeta e la natura. Un’altra produttrice - gestrice, stavolta di farine/pasta, è Roberta, che, in un primo momento, è stata coinvolta da altri Alveari, poi da novembre 2019 ha deciso di aprire il suo Alveare ManGioca di Pedrengo. Essendo entrata nel giro dei gestori, ora ha più clienti e fornitori da servire e, con un altro produttore, ha creato piadine. Un’altra storia di clienti di Alveari, divenuti poi gestori, è quella di Alessia e Giorgio, compagni nella vita che, nel 2019, prima conoscono il circuito e poi subentrano nella gestione dell’Alveare Treviglio. Poco distante c’è anche l’Alveare Caravaggio gestito da Giovanni e Valeria, anche loro compagni di vita e lavoro. Altro gestore della bassa bergamasca è Paolo Ivan che per passione ha deciso di intraprendere l’avventura degli Alveari: con il Duca d’Aosta 45 di Romano di Lombardia rifornisce i comuni della pianura est dal novembre 2018. Tornando in val Seriana, a poca distanza, si trovano l’Alveare Piazza Garibaldi 1 di Alzano, gestito da Luca, che usa come punto di distribuzione la sua pizzeria, sita nell’omonima piazza. Infine si trova ad Abbazia di Albino l’Alveare Topico, gestito da Alessandro e Sara, coniugi e produttori di carne e formaggi.

Sei un alveare? Un negozio sostenibile? Vuoi ricevere e distribuire infoSOStenibile per i tuoi clienti? Contattaci! info@infosostenibile.it


28

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Brescia SOStenibile

Rete Cauto: consulenza strategica per una governance partecipata Da Brescia al Ministero dello Sviluppo Economico, con lo studio di fattibilità di Cauto per favorire la sostenibilità e produttività per le cooperative italiane 25 anni di attività ed esperienza sul territorio bresciano da parte di Cauto e della collegata rete di cooperative Cauto hanno prodotto una capacità e una competenza che ora viene messa a disposizione per percorsi di consulenza strategica, su alcuni temi caratterizzanti: impatto ambientale, economia circolare, inclusione sociale e governance partecipata. È questa una delle importanti novità scaturita negli ultimi mesi dalla Rete Cauto che in tutti questi anni è notevolmente cresciuta e ha conseguito risultati ragguardevoli, con numerosissime attività e progetti di qualità, con un organico di ben 421 lavoratori di cui il 41,44 % in progetto di inserimento lavorativo e circa 19 Milioni di fatturato (dati al 31 dicembre 2020). A testimonianza di questi numeri e soprattutto di questo valore, che colloca Cauto come riferimento corroborato dai fatti e dall’esperienza, si è aggiunto lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico che con un convegno sulla “Sostenibilità e la produttività delle imprese cooperative italiane” ha voluto presentare gli esiti di tre importanti studi di fattibilità sulla Responsabilità Sociale d’Impresa realizzati nel corso del 2019 e 2020. Assieme alla cooperativa Lama con uno studio sulla Cittadinanza per l’urbanizzazione inclusiva e sostenibile e alla cooperativa Programma Integra, con uno studio sulla Tracciabilità, trasparenza e distribuzione, la cooperativa sociale bresciana Cauto ha presentato il proprio studio di fattibilità sui modelli organizzativi e di governance partecipata. Attraverso un video corale che ha mostrato la realtà cooperativa, è stato presentato l’esito dello stu-

dio di fattibilità che nelle parole del direttore generale di Cauto, Michele Pasinetti, “ha consentito di individuare strumenti metodologici per attivare modalità partecipative nei processi decisionali dell’organizzazione”.

Strumenti e metodi per una governance partecipata In una prima fase di ricognizione sono state rilette attentamente alcune esperienze progettuali di partecipazione, mentre in una seconda fase il gruppo di lavoro ha elaborato un prototipo delle esperienze analizzate, testandole su un gruppo di circa 30 realtà organizzative differenti, for profit e not for profit. La sperimentazione ha consentito di testare un vero tool kit per la governance partecipata trasferibile ad altre organizzazioni. Il tool kit si presenta come un prezioso prontuario metodologico che, con accompagnamento da

nizzativa. Questa è per Cauto la via maestra per la sostenibilità di ogni impresa non solo cooperativa, ma per qualsiasi impresa che voglia intraprendere la sfida della complessità contemporanea coniugando crescita imprenditoriale e attenzione alla centralità delle persone

parte di Cauto all’uso consapevole, consente di sperimentare, affinare e autoalimentare la partecipazione alle scelte organizzative, dunque la corresponsabilità dei lavoratori in ogni realtà orga-

e dell’ambiente. Lo studio di Cauto ha ricavato quelli che possono essere considerati come i tratti imprescindibili di “DNA cooperativo” ovvero le 4 dimensioni di fattibilità.

C’è una fattibilità organizzativa, attraverso una struttura di governo chiara e trasparente nei processi decisionali e nei ruoli, in grado di valorizzare l’intelligenza collettiva dell’organizzazione; una fattibilità giuridica grazie all’adozione di forme giuridiche adeguate – passando dalla semplice formalizzazione delle deleghe ai contratti di rete - che consente di mettere a valore comune competenze professionali e trasversali; necessaria inoltre una fattibilità tecnica, attraverso la presenza nei ruoli apicali di profili con competenze trasversali specifiche in grado di saper condurre e coordinare incertezze derivate da scenari e processi di complessità (capacità negativa). Infine ma non per ultima la fattibilità economica, poiché queste famiglie di progetti sostengono naturalmente l’acquisizione di competenze trasversali utili per affrontare nuove situazioni dando luogo ad un allenamento continuo al cambiamento. La progettazione partecipata diviene così una sorta di “ingegneria genetica” della governance che utilizza la combinazione di queste dimen-

sioni imprescindibili di fattibilità. “Partecipazione e coinvolgimento sono coniugabili alla crescita e alla produttività di tutte le organizzazioni, in cui a volte la partecipazione si considera scontata – sottolinea Michele Pasinetti -. Il coinvolgimento dei lavoratori, che va nutrito, stimolato, rinnovato, crea corresponsabilità, attaccamento maggiore dei lavoratori ma anche la possibilità di assumere decisioni efficaci grazie al coinvolgimento nelle decisioni di lavoratori, che possono mettere a fattore comune il proprio valore e la propria conoscenza. La leva motivazionale che è nel coinvolgimento dei lavoratori diviene leva di innovazione e di produttività”. Oggi Cauto propone percorsi formativi ad hoc e di consulenza per enti e aziende che scelgono la Responsabilità Sociale puntando alla Sostenibilità Integrata: dalla riduzione dell’ impatto ambientale all’inclusione e al diversity management, dall’economia circolare alla governance partecipata. Per tutte le info e contatti: www.cauto.it


www.infosostenibile.it

29

Numero 94 - Primavera 2021

Acciaio e sostenibilità: Feralpi punta alla neutralità climatica Il gruppo bresciano dell’acciaio adotta una strategia basata su Intelligenza Artificiale, monitoraggio energetico e gestione strategica della CO2

Sono sempre più significativi i progressi ottenuti dal settore siderurgico nella riduzione dell’impatto ambientale: secondo l’ultimo Rapporto di Sostenibilità di Federacciai, dal 1995 a oggi l’Italia dell’acciaio ha ridotto del 25% i suoi consumi energetici. Uno degli attori virtuosi del settore è il Gruppo Feralpi. L’azienda, tra i principali produttori in Europa di acciai per l'edilizia, da anni persegue gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dall’ONU e, in particolare, punta alla riduzione delle emissioni e al raggiungimento della neutralità climatica. E proprio per ottenere questo risultato, il Gruppo si è affidato ad Alperia Bartucci, società leader nel campo dell’efficientamento energetico, e alla sua Climate Strategy, un mix di servizi innovativi ideati per diminuire l’impatto ambientale delle aziende. L’intervento di Alperia Bartucci, nello specifico, ha riguardato la

progettazione e l’installazione di Sybil Steel, un sistema di controllo avanzato di Intelligenza Artificiale per l’ottimizzazione di un forno di preriscaldo billette nello stabilimento di Lonato del Garda. La sua applicazione, basata su tecniche di controllo predittivo, ha portato ad un abbassamento del consumo specifico di gas naturale rispetto alla precedente gestione manuale del forno e ad una stabilizzazione della temperatura di uscita del prodotto. La società di consulenza di Soave, inoltre, ha fornito un servizio di accounting delle emissioni climalteranti prodotte da Feralpi per calcolare la sua impronta di carbonio, ha impostato una strategia per la gestione delle quote di CO2 e ha dotato l’azienda di un sistema di monitoraggio energetico, con particolare attenzione alle disposizioni della norma ISO 50001. Infine, ha fornito una valutazione degli interventi di efficienza ener-

getica in termini di costi/benefici e predisposto la documentazione atta all’ottenimento dei Certificati Bianchi. Giovanni Bartucci, vice presidente esecutivo di Alperia Bartucci, dichiara: «Il progetto altamente innovativo sviluppato per Feralpi dimostra che anche nelle acciaierie è possibile abbracciare una svolta sostenibile. I risultati raggiunti dal sistema di automazione Sybil Steel in termini di ottimizzazione del risparmio energetico del forno di laminazione hanno rafforzato la volontà di Feralpi di proseguire sul percorso già avviato verso la neutralità climatica, affidandosi ad una strategia su misura». Giovanni Pasini, consigliere delegato del Gruppo Feralpi, commenta: «Integrare l’efficienza energetica nei piani di investimento è un obiettivo primario per il nostro Gruppo e la lunga collaborazione con Alperia Bartucci ne è un esempio.

Gli interventi sul forno di laminazione, grazie ad una gestione ottimizzata che deriva dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale, hanno già dato importanti risultati che ci avvicinano ad una siderurgia sempre più decarbonizzata. Di fatto, rispondono alla nostra strategia di sostenibilità, sinergi-

ca tanto al business quanto all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ed ai criteri ESG, poiché alleggerire l’impronta ambientale porta valore non solo all’impresa, ma all’intera filiera di cui fa parte, fino alla comunità e territorio in cui opera».

FERALPI GROUP Il Gruppo Feralpi è tra i principali produttori siderurgici in Europa ed è specializzato nella produzione di acciai destinati sia all’edilizia sia ad applicazioni speciali. Con 2,5 milioni di tonnellate l’anno di acciaio e laminati, occupa stabilmente oltre 1.500 dipendenti tra Italia, Europa e Nord Africa, con una struttura internazionale diversificata e verticalizzata a monte e a valle della filiera. Feralpi da anni si impegna per produrre i migliori acciai nel modo più sostenibile possibile, ovvero abbattendo i consumi e le emissioni utilizzando le migliori tecnologie disponibili grazie ad un'intensa attività interna di innovazione e ricerca.


30

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Lecco SOStenibile

Lecco riparte dai giovani e dall’Economia Civile La città sperimenta la prima maratona Hack4tourism della Provincia Il sindaco Gattinoni: “con i giovani per progettare la Lecco di domani” Lo scorso 17 e 18 aprile la città di Lecco ha visto svolgersi “Hack4tourism”, il primo hackathon (ovvero un evento-maratona caratterizzato dalla collaborazione dei partecipanti per un progetto comune) sull’Economia civile della Provincia di Lecco. L’evento, previsto inizialmente per l’anno passato e rimandato a causa dell’emergenza sanitaria e per le misure di contenimento del Coronavirus, è stato promosso e organizzato da Consorzio Consolida, Legambiente Lecco, Comune di Lecco e Studio Ares. Descritto come “una maratona di solution making”, lo scopo dell’hackathon era quello di “ingaggiare i giovani nell’individuare proposte turistiche innovative

che portasse ad uno sviluppo più attento alla dimensione ambientale. I giovani (tra i 17 e i 30 anni) sono stati selezionati dando priorità di partecipazione su base dell’ordine di iscrizione, della residenza o frequenza di attività formative o scolastiche nella città di Lecco, dell’eterogeneità delle competenze del team nelle sottocategorie indicate dalla sfida e del percorso di studi. Il distanziamento e le condizioni di sicurezza durante l’evento sono stati garantiti non solo dalla modalità di svolgimento mista (in parte online, in parte in presenza), ma anche dal fatto che i partecipanti sono stati suddivisi in gruppi in base a quattro temi:

turismo lento, economia circolare, mobilità sostenibile e filiera agroalimentare. Nelle giornate di sabato 17 e domenica 18 ragazze e ragazzi hanno lavorato affiancati da diversi mentor per realizzare dei prototipi che simulassero in parte o del tutto un nuovo servizio o dispositivo capace di rispondere ai bisogni identificati.

Giuria e vincitori La giuria che ha dovuto selezionare i gruppi vincitori era presieduta da Renata Zuffi, assessore all’Ambiente, Trasporti, Mobilità e Pari Opportunità, e composta per il territorio e sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale”. L’evento si è svolto presso gli spazi del Politecnico, nella città di Lecco, a cui il tema non è certo sconosciuto. Nel 2019 il Comune ha infatti deliberato la nascita del “Distretto di Economia civile”, strumento operativo con cui istituzioni pubbliche, categorie imprenditoriali, enti di formazione, associazioni di categoria e terzo settore si sono impegnati a lavorare attivamente per creare un percorso cittadino

da rappresentanti delle diverse realtà promotrici dell’evento, di Legambiente Lombardia, Politecnico, Cisl, Cgil, Confcooperative dell’Adda, Movimento Lento, Gal Quattro Parchi, Lario Reti Holding e Silea. Quattro i gruppi vincitori: - “0 Km”, che prevede la realizzazione di una piattaforma digitale della filiera corta e del suo territorio al servizio dei produttori locali; - “Lecco Mtb Trails”, che intende sviluppare una rete di percorsi per bici ed e-bike come strumento per favorire la crescita della mobilità sostenibile e di un turismo montano lento; - “Hub La Piccola”, che propone la realizzazione di un polo di promozione delle esperienze ed eccellenze lecchesi nell’area riqualificata della "Piccola"; - “Beyond the lake”, una piattaforma web di network che ha l’obiettivo di risolvere la frammentazione della proposta turistica già esistente, anche valorizzando le aree meno note. Ma la sfida non è finita così. I quattro gruppi premiati, uno per categoria, sono entrati a far parte del progetto “Lecco ECO Platform” che il Comune, in

partnership con l’impresa sociale Girasole e l’associazione ambientalista Legambiente Lecco, ha candidato alla call for ideas promossa da Fondazione Cariplo con il bando ECO-Economie di Comunità, al fine di ottenere un percorso di accompagnamento e mentorship di circa tre mesi per la costruzione vera e propria di dettaglio dell’idea imprenditoriale. ‘Un modo nuovo di affrontare i temi di sempre, a partire dalla questione "Lecco turistica": oggi con “Hack4Tourism” mettiamo a terra le idee migliori provenienti dai giovani, così che un domani queste progettualità possano concretizzarsi entrando in rete con le opportunità e le bellezze del territorio.’ commenta Mauro Gattinoni, sindaco di Lecco, presente all’apertura dell’evento – ‘Questo metodo, oggi applicato al turismo sostenibile, potrà essere usato anche in altri contesti: il collaudo di questo primo hackathon, che siamo fiduciosi sarà positivo, darà il via a una serie di iniziative di dialogo con la città dalle quali nascerà la Lecco di domani.’ Selene Mosti


www.infosostenibile.it

31

Numero 94 - Primavera 2021

All’Enaip a Lecco e Morbegno Project Work e sostenibilità Durante la pandemia sperimentato il binomio vincente che ha accompagnato gli studenti impossibilitati a svolgere regolarmente i laboratori Gli ultimi dodici mesi hanno stravolto la vita della scuola italiana, ma al tempo stesso l’hanno caricata di maggiori responsabilità: nuovi modelli didattici e una rinnovata attenzione ai cambiamenti culturali ed economici necessari per un diverso modello di sviluppo. In questo contesto sono emerse alcune sperimentazioni interessanti nel mondo della Iefp (istruzione e formazione professionale) le cui realtà sono da sempre chiamate ad innovarsi nel confronto con le sfide poste dal mercato del lavoro, dal territorio di appartenenza e dalle esigenze educative delle ragazze e dei ragazzi che scelgono questi percorsi di crescita anche per le tante ore di laboratorio e per la possibilità di sperimentarsi con un lungo stage fin dal secondo anno. Si può quindi capire come

questa pandemia abbia messo in discussione non solo il modo di fare lezione in presenza, sostituendolo con la didattica a distanza, ma abbia spinto a ripensare l’intero approccio alla formazione tecnica e alla modalità di valutazione. Per una realtà educativa che porta gli studenti a formarsi “sul campo”, all’esterno delle mura scolastiche, la sfida è stata importante.

“Learning by doing” Nelle sedi Enaip di Lecco e Morbegno si è deciso di usare parte delle ore di laboratorio e di stage per sperimentare la modalità del Project Work. Di cosa si tratta? Il Project Work è una metodologia didattica che si ispira al principio del “learning by doing”, ovvero dell’imparare facendo, che permette allo studente di contestua-

lizzare le conoscenze apprese durante il percorso formativo ed applicarle ad un contesto realistico maturando competenze trasversali e tecnico-professionali. Ciascuno è chiamato a realizzare un progetto concreto a partire da un problema da risolvere o da un obiettivo da raggiungere, facendo riferimento a esperienze personali dirette e a contesti lavorativi e organizzativi sperimentati. Seguendo un percorso che parte dall’analisi del problema, dalla progettazione e dalla realizzazione della soluzione, e che si conclude con una presentazione del lavoro fatto, le ragazze e i ragazzi di Enaip si sono impegnati su documenti progettuali, manufatti, prodotti multimediali che presenteranno poi ai docenti e ai loro compagni. Lungo queste fasi i formatori tutor hanno il compito di introdurre il lavoro, supportare

chi dovesse trovarsi in difficoltà e verificare l’avanzamento dei progetti. Il Project Work è quindi una modalità didattica attiva che rappresenta uno strumento formativo per imparare un metodo di lavoro, sviluppare competenze organizzative e capacità di analisi nella gestione dei problemi, ovvero quelle “soft skills” sempre più richieste nel mercato del lavoro.

Rinnovare le professioni in chiave sostenibile Insieme a questa rivoluzione didattica, la pandemia ha inoltre messo al centro dell’attenzione l’esigenza di un nuovo modello di sviluppo e dell’insostenibilità ambientale di molte delle nostre scelte personali e collettive di produzione e consumo. E’ per

questo che Enaip ha scelto proprio la “sostenibilità” come tema trasversale ad ogni Project Work. Meccanici, lavoratori del legno, estetiste, carrozzieri, elettricisti hanno sviluppato il loro prodotto proprio partendo dal problema di rendere sempre più compatibile il loro modo di produrre beni e servizi con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Mobilità sostenibile, energia pulita, costruzioni eco-compatibili, utilizzo di prodotti naturali sono le strade lungo e quali gli studenti si sono sperimentati. Responsabilità ambientale, qualità delle produzioni, valori e concretezza: queste sono le dimensioni su cui la comunità di Enaip ha scommesso per reagire alle difficoltà della pandemia e per dare il proprio contributo al cambiamento.


32

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Seaspiracy, il documentario shock sull’industria della pesca Dopo Cowspiracy, arriva su Netflix il film che denuncia le barbarie del mercato ittico A più di cinque anni dall’uscita di Cowspiracy, documentario shock che denunciava l’impatto dell’allevamento animale e della sua filiera, il dibattito sull’alimentazione sostenibile si è riacceso nel marzo di quest’anno, quando Netflix ha lanciato Seaspiracy, che traccia un quadro inquietante dell’industria della pesca. Figli degli stessi produttori, entrambi i film hanno suscitato non poche polemiche, non soltanto per via dello stile inquisitorio con cui sono condotte le indagini, ma soprattutto per la tesi che essi avvalorano, presentata come l’unica possibile: il veganesimo. Comunque la si pensi al riguardo, se l’intento dei registi, Kip Andersen prima e Ali Tabrizi poi, era

quello di provocare una discussione, lo scopo è stato senza dubbio raggiunto (di nuovo). Seaspiracy si apre evocando il problema delle microplastiche in mare, per scoprire che la più grande causa dell’inquinamento dei mari è l’industria ittica. A partire da qui le indagini del regista portano a galla problemi più o meno noti, dalla caccia alle balene in Giappone, all'inutile massacro causato dalla pesca accidentale; come in Cowspiracy, inoltre, si scoprono evidenti conflitti di interesse tra le multinazionali dell’industria ittica e le associazioni che dovrebbero garantirne la sostenibilità. Tra le rivelazioni più scioccanti del film, il sistema mafioso che

si cela dietro la pesca intensiva, basato in molte parti del mondo sulla schiavitù umana: pescatori costretti sui pescherecci per anni, minacciati e maltrattati, e chi si ribella finisce in mare. Pur avendo riscosso un grande successo di pubblico, sono stati in molti a criticare Seaspiracy, soprattutto per l’assenza di un reale contraddittorio, che renderebbe il quadro finale estremamente parziale. Da riconoscergli, comunque, il grande merito di aver portato sugli schermi anche dei meno informati un problema forse meno noto, ma di grande importanza per tutti.

My octopus teacher, un’amicizia senza precedenti Un docu-film commovente che racconta del rapporto speciale tra un uomo di mezza età e un polpo Quando l’uomo si avvicina al mare quasi sempre finisce col fare danni, ma non oggi. Questa è la storia di Craig Foster, documentarista in crisi esistenziale, e della sua amica polpa. Stiamo parlando di Il mio amico in fondo al mare (My octopus teacher), diretto da Pippa Ehrlich e James Reed, prodotto e distribuito da Netflix; un film intriso di tenerezza e meraviglia, tanto apprezzato dalla critica da essere candidato al Premio Oscar. Craig Foster, il protagonista, è un uomo di mezza età che ha dedicato la sua vi-

ta alla natura; ritiratosi nella sua casa in Sudafrica per affrontare un periodo difficile, decide di riprendere l’immersione in apnea, la sua più grande passione in gioventù. Tutti i giorni, sfidando qualsiasi condizione metereologica, Craig si tuffa in acqua armato di videocamera per osservare le foreste di kelp, alghe giganti tipiche di quella zona, che ancora brulicano di una vivace fauna marina. Proprio qui Craig incontra un comune esemplare di polpo femmina, un animale affascinante e intelligentissimo,

con cui, giorno dopo giorno, instaura un rapporto di rispetto e fiducia. Il documentario raccoglie le riprese subacquee effettuate da Craig nel corso di un anno e testimoniano gli stadi di vita principali della polpa, di cui si scopre un lato emotivo che finora non era stato nemmeno ipotizzato, il tutto osservato dal punto di vista privilegiato di un amico. Un film che fa commuovere, ricordandoci quanto gli animali possano essere sorprendenti. Laura Spataro


www.infosostenibile.it

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Numero 94 - Primavera 2021

33 33

Seaspiracy, the shocking documentary on the fishing industry After Cowspiracy, the film that exposes the barbarity of the fish market is coming to Netflix More than five years after the release of Cowspiracy, a shocking documentary that exposed the impact of animal agriculture and its supply chain, the debate over sustainable nutrition rekindled in March this year when Netflix launched Seaspiracy, which paints a disturbing image of the fishing industry. Spawned by the same producers, both films have aroused quite a bit of controversy, not only because of the inquisitorial style with which the investigations are conducted, but moreover due to the thesis they support, presented as the only one possible: veganism. Regardless of how you feel

about it, if the aim of the directors, Kip Andersen first and Ali Tabrizi afterwards, was to ignite debate, the objective was undoubtedly achieved (again). Seaspiracy opens by bringing up the problem of microplastic debris in the sea, to then reveal that the largest cause of sea pollution is the fishing industry. From here the director's investigations bring to light more or less known problems, from whaling in Japan, to the unnecessary slaughter caused by accidental fishing; as with Cowspiracy, clear conflicts of interest are exposed between multinationals in the fishing industry and associations that should ensure sustainability.

Some of the film's most shocking revelations include the mafia system behind intensive fishing, relying on human slavery in many parts of the world: fishermen trapped on fishing boats for years, threatened and mistreated, and those who rebel end up in the sea. Despite its enormous success with the public, many have criticized Seaspiracy, in particular for the lack of a real contradictory opinion, which makes the final picture extremely partial. However, the great merit of having brought to the screens of those less informed a problem that is little known yet of great importance for everyone must be acknowledged.

My Octopus Teacher, an unprecedented friendship A touching docu-film about the special relationship between a middleaged man and an octopus When human beings approach the sea, they almost always end up doing harm, but not this time. Here is the story of Craig Foster, a documentary filmmaker in a life crisis, and his octopus friend. We are talking about My Octopus Teacher, directed by Pippa Ehrlich and James Reed, produced and distributed by Netflix; a film imbued with tenderness and wonder, so greatly appreciated by critics that it was nominated for an Academy Award. The protagonist Craig Foster is a middle-aged man who has dedi-

cated his life to nature; retiring to his home in South Africa to face a difficult period, he decides to resume free-diving, the greatest passion of his youth. Every day, defying all weather conditions, Craig dives into the water armed with a camera to observe the kelp forests, giant seaweed typical of the area still teeming with lively marine wildlife. It is exactly here that Craig meets a common female octopus, a charming and intelligent animal, with which, day by day, he starts

up a relationship of respect and trust. The documentary assembles the underwater footage taken by Craig over the course of a year showing the main life stages of the octopus, which reveals an emotional side that until now had not even been imagined, all observed from the privileged perspective of a friend. A film that moves us, reminding how surprising animals can be.

Traduzioni e Interpretariati professionali Staff multilingue per fiere, congressi, eventi Corsi di lingue per privati e aziende

BERGAMO - Via Maglio del Rame 19 Per informazioni Tel: 035 0744946 info@viceversagroup.it

www.viceversagroup.it


34

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Società

Turismo sostenibile in Lombardia? Idee Meno 70% di arrivi in Europa nel 2020: può la crisi pandemica riscattare il turismo slow, nella natura e nelle migliaia di borghi caratteristici? Timide riaperture si affacciano all'orizzonte, ipotesi di vita che riprende pian piano e di ritorno a una sorta di progressiva normalità. Ed ecco allora che anche il settore del turismo, uno tra i più duramente colpiti dalle misure di contenimento del Covid-19, torna a interrogarsi su ciò che lo aspetta in vista dell'estate: come saranno le vacanze e i viaggi nei prossimi mesi? Che prospettive si aprono da qui in avanti? E soprattutto, verso che direzione potrebbe muoversi il turismo di domani?

Il riscatto dello slow tourism Che il settore turistico sia in ginocchio non è certo una novità, reduce da oltre un anno di strettissime limitazioni. Secondo la rielaborazione Isnart-Unioncamere dei dati 2020 divulgati dall'Unwto (Organizzazione mondiale del turismo), il comparto turistico durante lo scorso anno avrebbe subito una perdita globale di 1.300 miliardi di dollari a causa delle restrizioni ai viaggi dovute alla pandemia. In Europa, gli arrivi sarebbero calati del 70% (nonostante la lieve ripresa estiva) e in Italia del 63%. Numeri enormi, che tuttavia faticano a dare la stima reale e concreta di una crisi che è sì globale, ma soprattutto locale e che colpisce con particolare durezza paesi come l'Italia, in cui il turismo rappresenta un settore di primaria importanza. Oltre ai dati foschi e alle nebbiose prospettive, c'è però un altro importante aspetto da considerare. Se da un lato il crollo del turismo ha infatti messo in ginocchio interi comparti, dall'altro sta offrendo l'inaspettata sfida e possibilità di provare a ripensare il turismo secondo parametri nuovi, parametri che siano sempre maggiormente inclusivi, sostenibili e sicuri, sia per l'uomo che per l'ambiente. È il riscatto dello

slow tourism, da tendenza (quasi) di nicchia a modello di viaggio nell'era del Covid: basta spiagge affollate o assembramenti di gruppi nelle città d'arte, basta viaggi fino all'altro capo del mondo, perché nell'estate 2020 il popolo delle vacanze ha cercato destinazioni vicine, facili da raggiungere e – soprattutto – in mezzo alla natura. Borghi sconosciuti, sentieri defilati e soluzioni quali cammini, camper e montagna sono stati riscoperti a furor di popolo, lanciando così un segnale non da poco: che, cioè, il turismo lento e sostenibile piace, funziona, è sicuro e rassicura. E può quindi fare da volano per un intero settore. Perché allora non “sfruttare” le sfide imposte dalla pandemia per andare alla scoperta di ciò che il proprio territorio offre? Tra regioni colorate e discussioni sulle modalità di spostamento, tra il caos sulle tempistiche dei vaccini e lo sbilanciamento non solo tra Stati europei ma anche tra diverse regioni italiane, l'estate 2021 può diventare l'occasione perfetta per valorizzare la bellezza vicino a casa e assaporare le potenzialità di un turismo più lento, arioso, in grado di dare slancio ai territori anziché sfruttarne paesaggi e ambienti. E questo vale a maggior ragione per una terra come la Lombardia, tanto variegata in termini di paesaggi, enogastronomia, attività outdoor e città d'arte da poter diventare la prima “prova” di turismo slow.

Cammini lombardi Al primo posto nella classifica delle proposte per viaggiatori lenti ci sono gli innumerevoli cammini italiani, percorsi a breve, media o lunga percorrenza che – sulla scia del successo del Cammino di Santiago – stavano vivendo un vero e proprio

Foto: Cinzia Terruzzi


www.infosostenibile.it

35

Numero 94 - Primavera 2021

e e spunti per viaggiare... vicino casa boom già da prima del Covid. La Lombardia vanta sul suo territorio un'incredibile quantità di tracciati, più o meno strutturati e adatti a diverse tipologie di camminatori. Alcuni esempi? Ci sono l'Alta via delle Grazie - percorribile in 7 o 13 tappe, che si sviluppa interamente sul territorio bergamasco toccando 18 santuari mariani – oppure il Sentiero del Viandante, viaggio a tappe nel mondo “lagheé” lungo le sponde lecchesi del Lago di Como, da Abbadia Lariana a Colico. Ma ci sono anche la Via Mercatorum (antico tracciato commerciale che univa la Valle Seriana con la Valle Brembana), oppure il Cammino di Carlo Magno, da Lovere a Ponte di Legno, cinque tappe nei luoghi del passaggio del Re dei Franchi in Valle Camonica.

Borghi da scoprire lentamente

Foto: Fausto Amorino

Foto: pexels.com

La Lombardia figura tra le regioni italiane con la più alta concentrazione di borghi inseriti nella listadei “Borghi più belli d'Italia”, veri e propri piccoli scrigni di storia, tradizioni e cultura che

Foto: Cinzia Terruzzi

spesso vengono “snobbati” a favore di mete più esotiche. Bene, perché non provare quindi a colmare questa lacuna? Chi ama le atmosfere medievali da grandi abbazie sperdute nella pianura Padana, troverà pace visitando la bellissima Morimondo, con il suo monastero cistercense ancora perfettamente conservato, mentre chi preferisce le suggestioni lacustri può scegliere la bergamasca Lovere, la comasca Tremezzo oppure le bresciane Montisola (nel cuore del lago d'Iseo), Tremosine sul Garda o Gardone Riviera. Ancora, un'escursione a Camerata Cornello permetterà di visitare il luogo in cui è nata la posta, mentre i più romantici troveranno la giusta location per proposte e dichiarazioni a Castellaro Lagusello, frazione del comune di Monzambano, con il suo laghetto a forma di cuore. E l'elenco può continuare ancora a lungo.

In sella lungo le ciclovie lombarde Comodo, economico, sostenibile. Il cicloturismo sta vivendo una periodo di grande sviluppo, e questo è ancora più valido in tempo di Covid: distanziamento e aria aperta assicurati! Tra le piste ciclabili più belle della Lombardia, ci sono ad esempio la Ciclabile Val Camonica, la Ciclabile del Mincio (con i suoi 43 chilometri tra Peschiera del Garda e Mantova), la ciclabile del Lago di Varese(adatta anche alle famiglie con i bambini) o la Ciclabile Valchiavenna. In terra bergamasca c'è invece la Ciclabile Val Brembana, che corre lungo l'ex percorso della vecchia ferrovia e collega Zogno a Piazza Brembana: un itinerario facile e suggestivo lungo le sponde del fiume Brembo. Erica Balduzzi


36

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Società

Riaprono i castelli e borghi medievali, Successo dell’1 e 2 maggio. Prossime date: 2 e 6 giugno Prenotazioni, piccoli gruppi e tanta voglia di itinerari fuori città Al primissimo weekend di riapertura in “giallo” della regione Lombardia, la rete dei castelli, palazzi e borghi medievali della media pianura incastonata tra bassa bergamasca, milanese e cremasco, non si è fatta attendere e ha spalancato porte di borghi fortificati e portoni di manieri medievali, chiusi da troppo tempo. Positiva la risposta di oltre 1600 turisti che hanno aderito all’iniziativa, pur con tutte le limitazioni e novità che la situazione giustamente impone, per preservare la salute e sicurezza di tutti. Prenotazioni obbligatorie per non creare code e assembramenti, piccoli gruppi contingentati e immancabile mascherina obbligatoria hanno consentito un corretto svolgimento e le 11 realtà tra castelli, Pro Loco, Comuni e associazioni aderenti a "Pianura da scoprire" hanno promosso un’accoglienza ordinata e ben organizzata, con moltissimi visitatori provenienti da tutta Lombardia e anche oltre. Un segno concreto di una volontà di ripartenza e soprattutto di un turismo alla ricerca di luoghi al di fuori delle grandi città, di itinerari cicloturistici nel verde, di borghi rurali e località caratteristiche. Volontà che dopo quest’anno di pandemia incontra e riprende il successo di un circuito che ormai da otto anni, grazie ad un lavoro collettivo e ad una rete operativa, ha trasformato in destinazione turistica un territorio che non era tradizionalmente legato a queste attività.

Un confine, tante battaglie Eppure questo scorcio di pianura, sulla linea dello storico confine tra Ducato di Milano e Repubblica di Venezia, con la sua fittissima rete di castelli, palazzi e borghi fortificati rimane

quale preziosa testimonianza di una storia che, durante tutto il Medioevo, ha reso questi territori protagonisti di battaglie e scontri epici, di continue guerre tra eserciti di feudatari e imperatori, di imboscate e scorribande, in una terra rigogliosa che per secoli è stata contesa fra Stati, Comuni, condottieri locali e personaggi illustri. In alcune località si può ancora scorgere lo storico “fosso bergamasco”, confine antico fra Milano e Venezia, che segna una via costellata da manieri, torri e roccaforti, ma anche da monasteri e chiese antiche, villaggi e architetture medievali. La presenza di fiumi e fontanili ha caratterizzato per secoli un’area vocata all’agricoltura che, grazie all’ingegno e laboriosità dei suoi abitanti, ha prodotto nel tempo eccellenze alimentari oggi diffuse in tutto il mondo, dai formaggi Dop ai salumi tipici, che si possono degustare nei tanti agriturismi o nei mercati dei produttori locali sparsi in ogni paese. La bassa bergamasca offre così un viaggio nel gusto e nella sua lunga storia, passando dai ritrovamenti di epoca romana fino alla civiltà contadina di fine Ottocento immortalata nel film “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi.

Tante realtà su tre province, tra storia e tradizioni Il periodo che più ha lasciato il segno rimane in ogni caso il Medioevo: la rete dei castelli della pianura lombarda è testimone di gesta e vita di corte, di aspri combattimenti e tradizioni religiose, sagre, folclore e visite guidate. Una mappa scaricabile dal sito pianuradascoprire.it ne indica posizioni e tipologie, e durante le Giornate di apertura congiunta del circuito che conta 19 realtà sono indicati tutti gli orari, i

contatti e i percorsi di visita. C’è l’imbarazzo della scelta ma oltre ai prossimi 2 e 6 giugno, ci sono altre giornate di apertura in programma. Si può partire dal castello e municipio di Solza (Bg), paese in cui

nacque il gran condottiero Bartolomeo Colleoni, dominatore del ‘400 bergamasco, che fece del castello di Malpaga, in località di Cavernago, il suo quartier generale, dove ancora oggi si trova una pregiatissima serie di

affreschi che consentono di ripercorrere le vicende e le usanze del periodo. Sempre a Cavernago si trova un secondo castello, tuttora abitato, mentre pochi chilometri più a sud troviamo i borghi di Martinengo e di Co-


www.infosostenibile.it

37

Numero 94 - Primavera 2021

in sicurezza, con Pianura da scoprire

Castello Palazzo Borgo Museo

logno al Serio, con un impianto architettonico medievale ancora intatto, mentre la Rocca Albani di Urgnano rappresenta un originale esempio di castello ingentilito con giardino pensile e statue nane. Poco distante ha luogo il borgo di Padergnone, dimora rinascimentale e villa di delizie con annesso un parco giardino. Scendendo lungo le sponde del fiume Serio si giunge alla città di Romano di Lombardia, con la sua Rocca Viscontea e un centro storico con portici e chiese di pregio, mentre ancora più a sud, aFoto: lambire i confini con la bassa pexels.com bresciana e il cremonese, tro-

viamo il comune di Calcio, con due castelli e una serie di ben 47 murales lungo le vie del centro storico. Proseguendo incontriamo il parco del fiume Oglio, con i castelli e palazzi di Pumenengo e di Torre Pallavicina, immersi in un suggestivo paesaggio rurale. A Pagazzano troviamo uno dei castelli più emblematici di tutta l’area, che ospita al suo interno tre musei: della civiltà contadina, dei castelli di confine e il Mago, Museo archeologico delle grandi opere. Con il ponte levatoio ricavato dal possente torrione centrale e circondato da un caratteristico fossato, il castello

di Pagazzano ospitò nel 1360 Francesco Petrarca, mentre nel vicino comune di Brignano Gera d’Adda la figura di Bernardino Visconti e il suo sontuoso Palazzo furono niente meno che l’ispirazione per il Manzoni del celebre Innominato dei Promessi Sposi e del suo castello. Il Palazzo Visconti, maestoso esempio di residenza nobiliare in stile barocco, presenta uno scalone monumentale, ampie stanze e una sala del trono riccamente e sapientemente affrescate. Il vicino comune di Caravaggio, oltre che per il celebre Santuario, ospita palazzo Gallavresi e

il complesso monastico di San Bernardino, mentre nell’importante città crocevia che è Treviglio, sempre contesa tra Milano e Venezia, operarono nel XV secolo i famosi pittori Butinone e Zenale: il loro celebre Polittico è visitabile all’interno della chiesa di San Martino. Tra le notevoli attrattive, da non perdere il Santuario della Madonna delle Lacrime che prende nome da un prodigio risalente al 1522 e la Torre civica con il suo originale museo verticale. Nel milanese, sul confine segnato dal fiume Adda, troviamo il Castello Visconteo di Cassa-

no d’Adda, finito di edificare nel 1450 con Francesco Sforza, mentre a Trezzo il castello fu teatro di numerose vicende legate al Barbarossa e alle famiglie Torriani, Visconti e Sforza. Ultima tappa ma non per importanza al Castello di Pandino, in provincia di Cremona. Un imponente struttura a pianta quadrata voluta da Bernabò Visconti, allora Signore di Milano, in cui si possono ammirare ancora molte pitture originali. Per tutte le informazioni su eventi e prossime aperture: www.pianuradascoprire.it


38

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Società

L'uomo e la sua casa Un articolo sul rapporto tra la specie umana e il Pianeta a cura degli studenti della classe 4N del Liceo Falcone di Bergamo Spolverando i libri sullo scaffale di casa mi è passato tra le mani un testo di Mendogni, “Il risveglio dell’anima”. Sfogliandone alcune pagine, sono rimasto colpito da una lettera di risposta scritta da un capo-tribù Pellerossa nel 1855 al Presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Pirce, che chiedeva alla sua tribù di vendere agli USA parte dei territori indiani. La lettura integrale della lettera di risposta del capo-tribù pellerossa ha fatto nascere in me alcuni interrogativi sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente, ma soprattutto sulla visione del mondo che la cultura occidentale ha elaborato nel corso di millenni di presunta civiltà. Riporto alcuni passi di quella lettera per dare la possibilità di cogliere la differenza antropologica ed ecologica che intercorre tra la nostra cultura e quella indiana, rispetto alla relazione con l’ambiente, ma anche rispetto alla posizione che l’uomo crede di occupare sul pianeta, l’unico in grado, fino ad oggi, di ospitarlo. “Come si possono comprare o vendere il cielo, il calore della terra? E’ un’idea assurda per noi. Come potreste infatti comprare da noi la frescura dell’aria o gli zampilli dell’acqua, dal momento che non ci appartengono? Ogni angolo di questa terra è sacro per il mio popolo”. “Se vi vendiamo la nostra terra dovete ricordare ed insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli, e i vostri, e dovete quindi avere per loro lo stesso riguardo che avreste per un fratello. Ma sappiamo che l’uomo bianco non comprende il nostro modo di pensare. Per lui un pezzo di terra vale l’altro, poiché egli è uno straniero che arriva di notte e prende dalla terra tutto ciò che gli piace. La terra non è per lui come un fratello, ma come un nemico e una volta che l’ha conquistata, l’ab-

bandona. Tratta sua madre la terra, e suo fratello il cielo, come cose che si comprano, si saccheggiano, si vendono, non diversamente da pecore o gemme scintillanti. La sua voracità divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo il deserto”. “Come possiamo mai vendervi queste cose e come potete comprarle? Forse che la terra è vostra e potete farne ciò che volete solo perché l’uomo rosso firma un pezzo di carta e lo dà all’uomo bianco? Ma rifletteremo sulla vostra offerta, perché sappiamo che se non vendiamo, l’uomo bianco può venire con i fucili e prendere la nostra terra. Ma anche i bianchi passeranno, forse più in fretta delle altre tribù. Continuate ad insudiciare il vostro letto e una notte morrete soffocati dalla vostra stessa immondizia”. Dai brani sopracitati emerge una differenza ecologica importante tra la visione del mondo della cultura occidentale e la visione del mondo di una cultura, altrettanto secolare, come quella del continente americano, precolombiano. Il legame viscerale con la terra che emerge dalle parole del capo-tribù giustifica l’urlo incessante che il pianeta che ci ospita emette ormai da troppi decenni, purtroppo con pochi ascoltatori. I brani sottolineano l’esigenza necessaria di un ripensamento del rapporto tra l’uomo e il pianeta che lo ospita e della sua gestione. Acqua, aria e terra, da ogni angolo del pianeta chiedono aiuto all’uomo, a quell’essere che ha contribuito a minacciarne gli equilibri, senza accorgersi che privandosi di essi non potrebbe continuare a vivere.


www.infosostenibile.it

39

Numero 94 - Primavera 2021

In una delle sue ultime encicliche, la “Laudato sì”, anche Papa Francesco ha sottolineato l’urgenza del momento in cui siamo: “All’interno in particolare della cultura della modernità, si è però prodotta una sorta di alienazione dell’uomo dalla sua condizione naturale che ha favorito lo sfruttamento irresponsabile della terra. “Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora”. L’equilibrio tra terra e uomo è parte integrante della cultura contadina storica e i tre miliardi di agricoltori, di braccianti, di lavoratori rurali che esistono nel Pianeta sono consapevoli che se si spezzano gli equilibri che regolano il legame tra gli uomini e la terra, le conseguenze possono essere devastanti; così come hanno chiaro i valori universali dei limiti della terra e della biodiversità, l’importanza cioè di produrre ciò di cui si ha bisogno per sopravvivere rispettando i ritmi e i cicli della natura e le specificità dell’ambiente. Per questo è fondamentale aspirare ad un futuro sostenibile, che rimetta al centro il rapporto tra uomo e ambiente circostante, tra attività umana e risorse disponibili,

a cura degli studenti e studentesse della 4N del Liceo Falcone di Bergamo

tra qualità e dignità della vita e del lavoro, senza dimenticarci di nessuno e senza compiere l’errore fatale di tenere come unico riferimento dello sviluppo della specie il profitto, il reddito e il consumo. Dobbiamo puntare a modificare il paradigma dello sviluppo delle nostre comunità, puntare ad avere più verde, città e territori più vivi e sani e immaginarci come soggetti che non distruggono l’organismo che li ospita ma che anzi lo prendono in cura e lo sostengono. Il profitto immediato per l’arricchimento individuale in un ambiente a rischio e pieno di insidie per la nostra salute e la nostra vita è una pessima divinazione rispetto all’affermazione di un domani in salute e equilibrio. Per fare questo serve una rivoluzione culturale, pensare che vivere l’oggi e farlo esclusivamente pensando “al qui ed ora” sia insignificante e privo di valore senza la visione di

un futuro sostenibile. È una responsabilità che non possiamo eludere: bisogna dunque invertire l’andamento del dibattito odierno per fare un primo passo e svincolarsi dall’ottica per cui il meccanismo produttivo abbia come unica logica il soddisfacimento del consumatore e della commessa di un dato prodotto. Al giorno d’oggi il rapporto della maggior parte della popolazione con la natura si è attenuato, anche se sappiamo che non possiamo farne a meno. Come possiamo tutelarla allora? A differenza della totalità degli altri animali, l’uomo abita il mondo costruendo delle reti di significati sopra un ambiente neutro, la natura. Interviene su un ambiente fisico preesistente, modificandolo, costruendo e arrivando addirittura a distruggerlo. Quello che ci differenzia dal mondo animale è l’intenzionalità, cosa

differisce una ragnatela da un’abitazione? La prima cosa che ci viene da pensare è che il ragno nasce con delle conoscenze tali per cui nessuno deve insegnargli a tessere, mentre per l’uomo è necessaria una trasmissione di dati generazionali. Immaginiamo la conchiglia di un mollusco, la tana di un castoro e la casa umana. La ragione per escludere la conchiglia è che essa fa parte del corpo del mollusco, il castoro, invece lavora sodo per costruire la sua tana. Analogamente, la casa è il prodotto delle attività dei suoi costruttori umani, dovremmo allora concludere che la tana del castoro è un’espressione della “castorità”, allo stesso modo in cui la casa è un’espressione umana? Dovunque siano i castori costruiscono le stesse tane, mentre gli esseri umani costruiscono case diverse. La differenza tra tana e

casa, non sta nella costruzione, ma nelle origini del progetto che ne governa la costruzione. Gli esseri umani non costruiscono il mondo in un certo modo in virtù di ciò che sono, ma in virtù delle loro concessioni della possibilità. Mentre l’animale percepisce gli oggetti in quanto immediatamente disponibili per l’uso, all’uomo appaiono inizialmente come fenomeni i cui usi potenziali debbono essere assegnati, prima di utilizzarli. Con il nostro continuo bisogno di cercare innovazione ed espansione, siamo arrivati a cambiare radicalmente gli equilibri di questo pianeta. Non c’è più da dubitare, siamo la causa dei cambiamenti che stanno colpendo il nostro pianeta, non possiamo più girarci dall’altra parte e continuare a fare poco o niente. 4N Liceo Falcone


40

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Società

Tartaruga Caretta caretta, carismatica Giunte dalla preistoria fino ad oggi, è l’uomo che le minaccia L’associazione Caretta Calabria Conservation in campo (e in mare) per la tutela Caretta Calabria Conservation è un’associazione di tutela ambientale che, sulla costa ionica di Reggio Calabria, lavora per la salvaguardia delle tartarughe marine, nello specifico della specie endemica del Mar Mediterraneo Caretta caretta. L’associazione nasce nel 2012 da un gruppo di biologi marini, biologi della conservazione e naturalisti. Ogni anno, inoltre, l’associazione si avvale di un numero sempre maggiore di volontari che giungono da ogni parte di Italia per offrire il loro contributo, sintomo di un cambiamento sociale che pone sempre più al centro dei propri interessi la salvaguardia dell’ambiente. I fondatori di Caretta Calabria Conservation, nel dar vita all’associazione, collocata presso la stazione ferroviaria di Capo Spartivento (il punto più a sud dello stivale!), sono stati spinti dall’amore per questo affascinante animale unito al profondo legame con il territorio calabrese, ricco di storia e meraviglie naturali da salvaguardare e valorizzare.

Un rettile preistorico La tartaruga Caretta caretta è un rettile preistorico che nidifica annualmente in Calabria, luogo ormai annoverato tra le principali aree di nidificazione della specie in Italia. L’intento principale dell’associazione è proprio quello di salvaguardare e proteggere questa meravigliosa specie tramite attività di conservazione. Le attività non si limitano esclusivamente al monitoraggio attivo di centinaia di km di costa, comprendono anche la gestione dei nidi di tartaruga, la loro messa in sicurezza e, non di meno, la pulizia delle spiagge: proteggere una specie animale e vegetale, infatti, significa preservare il suo habitat naturale ormai, purtroppo, dan-

neggiato dalle attività antropiche e dai comportamenti irresponsabili dell’uomo. Le attività continuano tramite la ricerca attiva delle tracce che le femmine di Caretta caretta lasciano sulla spiaggia in seguito alla deposizione delle uova. Tale ricerca viene eseguita con fat bike, droni o a piedi, alle prime luci dell’alba. Un aspetto

fondamentale per il team di Caretta Calabria Conservation è che il monitoraggio venga fatto ogni singolo giorno, proprio per poter intercettare il maggior numero di nidi e non perderne nessuno. Le tartarughe marine iniziano a deporre le loro uova dalla fine di maggio fino ad agosto inoltrato, mentre da fine luglio ad ottobre

inoltrato, iniziano le schiuse dei piccoli che avvengono dopo circa 45-50 giorni di incubazione. La gestione e fruizione, spesso anche pubblica, dei nidi e tutte le attività di campo e di divulgazione e didattica, sono portate avanti anche grazie all’aiuto di molti giovani volontari che da luglio a settembre scelgono di dedicare il

proprio tempo alla conservazione di questa specie fortemente minacciata dalle attività antropiche e dalla cattiva gestione di habitat marino costiero, nonché dall’inquinamento da plastica e attrezzature da pesca abbandonate in mare, le famose ghost nets. Durante il corso di tutto l’anno, invece, il team di Caretta Cala-


www.infosostenibile.it

41

Numero 94 - Primavera 2021

ma vulnerabile costieri, tanto che la tartaruga è altresì tutelata da convenzioni a livello nazionale e internazionale. L’inquinamento da plastica, il cambiamento climatico e l’erosione costiera assieme alla pesca illegale e all’insidiosa presenza delle ghost nets in acqua, rappresentano le principali minacce. Molti studi hanno registrato che solo nel Mar Mediterraneo il numero di tartarughe che vengono catturate, con i più svariati metodi di pesca, sono circa 150 mila, di queste 33 mila restano uccise. Purtroppo le minacce non terminano qui.

Il passaggio (illegale) di mezzi pesanti sulle spiagge bria Conservation svolge attività di sensibilizzazione, divulgazione e didattica tramite i canali web e social e dalla primavera direttamente presso il Museo del Mare di Brancaleone.

Una specie minacciata dall’uomo “La tartaruga marina Caretta caretta è l’unica specie, delle 7 che abitano i mari del mondo, a nidificare lungo le coste della penisola italiana. Tanto carismatica quanto vulnerabile – spiega la biologa Alessandra Peluso – la tartaruga comune durante la sua vita affronta lunghe migrazioni, dopo la fase di deposizione lungo le nostre coste è solita spostarsi lungo le coste della Grecia, Libia e Turchia per rifocillarsi nelle aree di foraggiamento. Interessante è invece notare quanto mistero avvolga i primi anni di vita dei piccoli di tartaruga marina, che una volta abbandonata la spiaggia natale non si sa bene dove siano diretti tanto che questi anni sono detti

“Lost Years”. Le attività di conservazione della specie Caretta caretta sono necessarie poiché la specie rientra tra quelle definite ”Vulnerabili” dalla Red List of Species

dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature and Natural Resource) in quanto soggetta a numerose minacce di origine antropica che coinvolgono anche la salute degli habitat marini

Il traffico di mezzi pesanti sugli arenili è l’ennesima attività ludico ricreativa, abusiva e fuorilegge, di privati, che si somma anche all’attività di pescatori abusivi e altri fruitori della spiaggia i quali, in-

vece di andare a piedi, vi si recano “più comodamente” con il proprio mezzo a quattro ruote. Durante tutto l’anno è possibile che “il pescatore della domenica” oppure il “buontempone” che vuole provare il proprio mezzo 4×4 prosegua la sua corsa oltre la strada asfaltata, sicuro di non infastidire nessuno, su dune e spiaggia, sicuro che nessuno lo veda. Importante è specificare che questi soggetti compiono queste attività in barba a leggi, come il codice di navigazione e il codice della strada che vietano tali attività a prescindere dalla presenza delle tartarughe marine. Il team di Caretta Calabria Conservation ha rivolto una lettera al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Calabria, e agli enti preposti alla gestione del Demanio Marittimo per denunciare, ancora una volta, queste attività, chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine. Tuttavia, purtroppo, queste attività continuano con grave danno ai nidi di tartaruga che vengono lesi da questi mezzi che ne schiacciano le uova uccidendo i piccoli. Per sostenere l’Associazione e allo stesso tempo imparare, un modo è partecipare ai Campi di Ricerca e Formazione che da luglio e settembre sono organizzati da Caretta Calabria Conservation e che consentono sia a studenti sia famiglie con bambini, di partecipare attivamente alla conservazione della tartaruga marina affiancando il team di esperti della Onlus durante tutte le attività diurne e notturne. C’è inoltre la possibilità di fare donazioni libere, devolvere il 5x1000, o acquistare gadget (come magliette o borracce) il cui ricavato va a sostegno della Onlus. Infine esiste la soluzione “Adotta una tartaruga marina”. Laura Zunica


42

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Società

Alpacasnigo, un allevamento nato dal sogno di due giovani amici Con una dozzina di alpaca, è l’allevamento più grande della Bergamasca L’idea di Giacomo Mignani e Andrea Giorgi ora è una realtà feconda Un modo per legarsi al territorio che è diventato una passione: si tratta di Alpacasnigo, un allevamento di alpaca che, come dice il nome stesso, si trova a Casnigo. A crearlo due amici, Giacomo Mignani, all’epoca giardiniere, e Andrea Giorgi, muratore, 34enni: “L’idea è nata per caso - racconta Giacomo -: da parte mia c’era il bisogno di radicarsi di più in paese. Un giorno in tv ho visto un servizio riguardante uno dei più grandi allevatori di alpaca in Italia. Ho sognato questi animali, cominciando a cercare su internet informazioni al riguardo, parlandone con Andrea”. “All’inizio pensavo fosse un’idea folle - aggiunge Andrea - ma il nome alpaca mi era rimasto in testa, così anche io ho cominciato a informarmi. Ho da sempre passione per gli animali”. I due amici visitano di persona otto allevamenti per capire come poter far partire al meglio il tutto. Dopo un anno e mezzo di preparativi, nell’ottobre 2017 Alpacasnigo nasce ufficialmente, su un terreno, “collage” di vari appezzamenti di privati e Comune di circa mezzo ettaro. Costruiscono il recinto e due capanne per gli animali e il fieno e i primi alpaca, comprati in un allevamento in Valle D’Aosta ai piedi del Monte Rosa, mettono piede a Casnigo: si tratta di Cristal, Tierra ed Heidi, tre femmine di cui due gravide e una cucciola di tre mesi. Nella primavera del 2018 arrivano anche uno stallone, Edmundo e un’altra femmina gravida: “Il tutto per cercare di essere indipendenti dal punto di vista della monta e delle nascite. Ora abbiamo una dozzina di alpaca e altri tre nasceranno quest’anno”. L’allevamento richiede un impegno costante, nonostante l’alpaca sia un animale “lento”: “La gestazione dura undici mesi e mezzo, e dopo 15 giorni dal

parto la femmina può essere ingravidata di nuovo - spiegano -. Ritagliamo il tempo da dedicare a loro durante la giornata, le festività non esistono più, anche se essendo in due, in caso di necessità, ci alterniamo. Il sabato è il giorno dedicato completamente a loro: dalla pulizia, all’eventuale sistemazione del recinto, alla sistemazione dei pascoli e dei boschi confinanti, ai vari preparativi”. E sottolineano: “È una passione: finché è un lavoro, devi farlo, quando è una passione, lo vuoi fare”.

Una fibra preziosa usata dagli imperatori Inca Gli alpaca sono allevati nel modo più naturale possibile, nutrendosi del fieno e dell’erba coltivati sul terreno: la qualità del fieno influisce infatti anche sul tipo di fibra (erroneamente chiamata lana) che producono, una fibra morbida, anallergica e soprattutto

“colorata” naturalmente: a differenza della lana di pecora, presenta oltre venti tonalità naturali, dal bianco, ai grigi, ai marroni, ai fulvi e ai neri. La tosatura avviene una volta all’anno, in primavera: la prima tosatura gli Alpacasnigo l’hanno effettuata a maggio 2018, appoggiandosi a Mark Demetz, uno dei primi allevatori di alpaca in Italia, della Val Gardena

e a una ditta vicentina che si è occupata della pulizia, cardatura e filatura, raccogliendo sui 20 kg di fibra. I gomitoli sono poi venduti singolarmente o utilizzati per realizzare i primi lavori a maglia; si utilizza la fibra di seconda scelta per imbottire delle trapunte. “Abbiamo fatto un corso a Milano sulla tessitura a telaio a pettine liccio (un tipo di tessitura arti-

gianale, ndr) e dei corsi base di veterinaria, per capire quando l’animale ha dei problemi. “Conta molto l’esperienza, l’osservarli e studiarne l’atteggiamento, per capire se qualcosa non va, ma soprattutto la presenza della veterinaria Mara Bagardi, che con la sua professionalità è un punto di riferimento”. L’allevamento ha suscitato diverso interesse: non solo bambini, ma anche adulti, e visitatori di ogni tipo, anche dalla bassa bergamasca. I ragazzi organizzavano (prima del lockdown e relative restrizioni) delle visite guidate a piccole comitive: sono venute anche scuole ed asili. “Siamo contenti e soddisfatti di questa scelta: siamo nati da zero e ci siamo fatti le ossa da soli”. Il prossimo obiettivo? “Alzare il livello qualitativo della fibra, comprando sempre più animali con una genetica migliore, per implementare le linee di sangue del nostro allevamento”. Giada Frana


www.infosostenibile.it

Numero 94 - Primavera 2021

43

Notte (o mesi) prima degli esami Superare la “sindrome primaverile” in vista degli esami estivi Ogni anno alla fine dell’inverno, ci affacciamo su una stagione che per molti versi dovrebbe essere la più bella: tutto sembra iniziare a rifiorire dopo il freddo e il gelo… ma ahimè molti di noi si trovano a dover fronteggiare un diffusissimo problema, quello della “sindrome primaverile”, una sorta di riduzione a tutto tondo della qualità delle performance sia fisiche che psichiche: a livello psichico si manifesta una sorta di inedia, una certa indolenza che si traduce in una smorzata scintilla necessaria ad affrontare e svolgere le attività della vita quotidiana; fisicamente sembrano sempre mancare le energie necessarie per affrontare la giornata. In questo periodo non esattamente ottimale, però, si concentrano spesso i momenti cruciali di un intero anno.

Lo studio Da più di un anno stiamo tutti vivendo una situazione completamente anomala a causa della pandemia che ci ha colpiti: lavoratori senza un lavoro, moltissima gente a casa, famiglie in enorme difficoltà economica. Gli studenti sono stati tra i più coinvolti nelle misure restrittive; senza entrare nel merito della legittimità o meno di queste chiusure, è indubbio che i ragazzi hanno sofferto tremendamente l’isolamento e l’impossibilità di socializzare. Ogni anno gli studenti vedono l’arrivo della primavera come l’inizio del periodo finale del loro anno “lavorativo”, il momento nel quale concentrare i propri sforzi per prepararsi nel modo migliore al traguardo finale degli esami da sostenere prima del riposo estivo. E’ chiaro però che se mettiamo insieme i concetti espressi in questa premessa, contestualizzati in un momento psicologicamente tutt’altro che facile per la situazione sociale, ci rendiamo conto che può essere davvero difficile trovare la giusta spinta per dedicarsi allo studio.

In linea di principio non si dovrebbe forzare sé stessi oltre il livello che si è in grado di raggiungere né si dovrebbe pretendere da sé stessi quel che al momento non si può dare. Tuttavia nella maggior parte dei casi assecondare il calo fisiologico delle performance non è possibile e rimandare ad altri momenti non è fattibile: per questa ragione si può cercare un aiuto scegliendo nella vasta gamma degli integratori alimentari (altrimenti definiti “nutraceutici”, ossia nutrienti in grado di esplicare azioni farmaceutiche). Come sempre giova ricordare che le integrazioni in quanto tali sono sempre da intendersi come potenzialmente utili ma mai necessarie e soprattutto non possono sostituire lo studio, la cura nella preparazione e nello svolgimento di tutti i compiti previsti.

Gli integratori Facciamo prima un rapido accenno agli integratori pro-energetici e vitaminici: non sono rimedi strettamente correlati alla questione-esami, ma possono generare un effetto benefico e propulsivo a tutto tondo. Non bisogna mai dimenticare che può essere meno semplice di quanto si immagini stabilire il confine

tra deficit fisici e deficit psichici quando arriva il cambio di stagione: un essere umano è un tutt’uno e ridare slancio ed energia al fisico con integratori specifici quali per esempio Creatina, Carnitina, Arginina può determinare un aumento significativo della capacità di rendere a livello mentale. Allo stesso tempo, essendo le vitamine elementi essenziali al corretto svolgimento delle funzionalità fisiologiche, reintegrare il giusto apporto di tali nutrienti non può che generare beneficio all’intero organismo. Quando si parla di studio e concentrazione, gli integratori più idonei sono quelli contenenti sostanze in grado di agire a livello cerebrale: tra questi i più utilizzati sono il Ginsegng, l’Eleuterococco (che del Ginseng comunemente noto è una variante molto simile) e la Fosfoserina. I primi due agiscono come stimolanti del sistema nervoso centrale, coadiuvando l’individuo nel trovare la giusta motivazione per affrontare le incombenze cui è chiamato (effetto “adattogeno”); non sono propriamente degli eccitanti ma possono indurre un aumento talora non controllato del tono dell’umore con comparsa di effetti indesiderati quali nervosismo, irritabilità e disturbi

del sonno e del riposo. Queste sostanze vanno sicuramente assunte nella prima parte della giornata e certamente sono da evitare in pazienti in terapia con farmaci psico-attivi, siano essi antidepressivi o ansiolitici; altrettanta cautela andrà osservata verso pazienti con problematiche a livello cardiaco per effetto sul sistema nervoso autonomo (quello che regola le emozioni attraverso le cosiddette “catecolamine” quali Adrenalina e Serotonina), in grado di interferire sulla regolazione del battito cardiaco. La Fosfoserina è invece un am-

minoacido cui vengono attribuite svariate proprietà benefiche a livello mentale: ha un profilo di rischio molto basso ed è utilizzabile per tutti. La Fosfoserina non è ovviamente in grado di far superare un esame a chi non ha studiato o di produrre un soddisfacente risultato lavorativo ad un operatore che non si è applicato adeguatamente, ma è certamente indicata per aumentare le capacità cognitive, la memoria e la concentrazione, prerequisiti essenziali per l’ottenimento dei risultati di studio attesi. Dott. Michele Visini


44

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

La nuova piramide alimentare, novità a

Nella nuova versione più attenzione a combinare alimentazione e stili di vita, co

La Piramide alimentare (Food Guide Pyramid) è stata diffusa negli Stati Uniti a partire dagli anni Novanta e si propone come schema visivo per educare le persone ad alimentarsi correttamente. È soggetta a revisioni periodiche nei vari Paesi e, in termini generali, può essere adottata come guida nutrizionale valida anche per la popolazione italiana, rappresentando il simbolo di una sana ed equilibrata alimentazione. La recente Piramide alimentare relativa alla Dieta Mediterranea, alla quale afferisce anche quella italiana, include nuove sezioni e alcune modifiche rilevanti.

La composizione Alla base della Piramide è stata messa in rilievo l’importanza dell’esercizio fisico quotidiano, ma anche di un adeguato riposo. La convivialità (come condivisione e aggregazione), la salute mentale ed emotiva sono altri elementi ai quali dare la giusta considerazione unitamente al rispetto dell’ambiente, alla biodiversità, alla stagionalità, ai prodotti tradizionali, locali e biologici. Altro aspetto da rivalutare è il ritorno alle attività gastronomiche da intendersi anche come riscoperta della sana cucina e delle ricette tipiche della dieta mediterranea. Sopra alla base della Piramide alimentare troviamo indicata la giusta assunzione di acqua nella quantità media di 8-10 bicchieri al giorno. L’apporto idrico può essere incrementato anche con il consumo di tisane, senza tuttavia esagerare con il loro utilizzo. Proseguendo dal basso verso l’alto, nella terza sezione, definita anche “pasto principale”, si trova la quantità di frutta (1 o 2 porzioni) e di verdura (> di 2 porzioni) da assumere ogni giorno, variando

i colori e la consistenza di questi vegetali. Troviamo inoltre anche la raffigurazione dell’olio da utilizzarsi ovviamente sempre in quantità moderate e con preferenza per l’olio extravergine di oliva. Si raccomanda anche il consumo quotidiano di 1 o 2 porzioni di cereali e derivati, preferibilmente integrali e da agricoltura biologica da alternare al classico piatto di pasta o riso: è auspicabile quindi portare a tavola la varietà introducendo anche l’orzo, il farro, l’avena, il miglio, il cous-cous, il bulghur, il grano saraceno, ecc. Nella sezione classificata “ogni giorno” sono rappresentati alimenti quali: latticini preferibilmen-

te a basso contenuto di grassi (circa 2 porzioni), olive, noci, semi (1-2 porzioni) ed erbe, spezie, aglio, cipolle che aiutano a utilizzare meno sale, diversificando al contempo il sapore dei nostri piatti. In particolare, ricordiamo che la frutta a guscio e i semi oleosi vanno a comporre la cosiddetta “porzione del benessere”, grazie ai preziosi nutrienti protettivi in essi contenuti e che è bene non eccedere nell’utilizzo delle spezie perché potrebbero avere un’azione irritante sull’apparato digerente. Nella divisione in alto, con l’indicazione “settimanalmente”, sono presenti le ultime 3 fasce: par-


www.infosostenibile.it

Numero 94 - Primavera 2021

www.infosostenibile.it

Numero 94 - Primavera 2021

45 45

all’insegna della sostenibilità

osì come salute per la persona e salute per il pianeta

tendo da sinistra sono indicate le carni bianche (2 porzioni), pesce/ frutti di mare (≥ 2 porzioni), mentre a destra sulla stessa linea sono presenti le uova (2-4 porzioni) e i legumi (≥ 2 porzioni). Questi vegetali rappresentano una buona fonte proteica di origine vegetale (soprattutto se abbinati ai primi piatti), sono privi di colesterolo e ricchi di fibre, che contribuiscono inoltre ad aumentare il senso di sazietà. Nella penultima sezione troviamo alimenti dei quali viene indicata una frequenza di consumo che è bene non superare: le patate (≤ 3 porzioni), la carne rossa (<2 porzioni) e le carni lavorate (≤ 1 porzioni). Nell’ultima fascia, quella posta al vertice della Piramide, troviamo i dolci e i più golosi noteranno a malincuore che non bisogna mangiarne più di 2 porzioni! La posizione occupata nella piramide è estremamente significativa

ed è proprio a causa della presenza di zuccheri, grassi e calorie in elevata quantità che il loro consumo deve essere moderato. In questa nuova edizione della Piramide, è stato dedicato un piccolo spazio al vino che è stato posto al di fuori dello schema, per indicare come il suo consumo debba essere limitato e non abituale.

Salute per l’uomo e salute per il pianeta I cambiamenti operati nell’attuale piramide alimentare sono stati inseriti a seguito di nuove ricerche scientifiche e con uno spirito fortemente innovativo, con l’obiettivo di migliorare non solo la salute dell’individuo, ma anche quella dell’intero pianeta. I consumi raccomandati dei vari alimenti e bevande sono stati rivisti e ulteriormente differenziati, anche in funzione del fatto che le

scelte alimentari da essi derivati possono influenzare le produzioni industriali e, di conseguenza, anche il loro impatto ambientale. Per tali ragioni, questo schema-guida potrebbe essere definito “Nuova Piramide Sostenibile”. Come consumatori, ricordiamoci di arricchire con costanza il nostro bagaglio in termini di cultura alimentare per prendere decisioni sempre migliori, facendo però attenzione ad attingere a basi scientifiche e non a filosofie o luoghi comuni fuorvianti.

Sitografia www.ministerodellasalute.it www.salute.gov.it www.viverepiusani.it www.nutrimi.it

Rossana Madaschi Nutrizionista Dietista Punto Ristorazione e Docente di Scienza dell’Alimentazione Cell. +39 347 0332740 - info@nutrirsidisalute.it www.nutrirsidisalute.it


46

Numero 94 - Primavera 2021

Pasta coi fagiolini

INGREDIENTI • • • • •

700 gr. di fagiolini 550 gr di polpa di pomodoro ½ cipolla rossa 320 gr. di pasta a scelta Olio evo, sala, acqua q.b.

Composta di ciliegie PREPARAZIONE

PREPARAZIONE

Far rosolare ½ cipolla tagliata in padella con un filo di olio, aggiungere la polpa di pomodoro, mezzo bicchiere di acqua e sale q.b. Lasciare cuocere a fuoco basso mescolando ogni tanto. Far bollire una pentola d’acqua salata e, giunta a bollore, aggiungere i fagiolini puliti lasciandoli cuocere per 5 minuti, dopodiché toglierli con una schiumarola, aggiungerli al sugo e continuare la cottura. Riportare a bollore l’acqua della pentola e aggiungere la pasta, quando è ancora al dente scolarla e aggiungerla al sugo coi fagiolini per finire la cottura e gustarla.

Lavare e denocciolare le ciliegie lasciandole il più possibile intere o a grossi pezzi, metterle in una pentola con il fondo spesso e aggiungere il limone, lo zucchero e la cannella e lasciar cuocere circa 20 minuti. A fine cottura controllare che le ciliegie siamo morbide ma ancora sode, lasciare raffreddare e metterle in vasi di vetro da tenere in frigo massimo qualche giorno.

INGREDIENTI • • • •

500 gr. di ciliegie 30 gr. di zucchero (2 cucchiai) succo di un limone 1 pezzettino di cannella oppure ½ cucchiaino di cannella in polvere

Il fagiolino

La ciliegia

Tenero e croccante

Una tira l'altra!

Il fagiolino, detto anche cornetto o tegolina, è di fatto il baccello verde e acerbo della pianta del fagiolo comune e quindi legume a sua volta. A differenza degli altri legumi come fagioli, piselli, ceci ecc. i fagiolini vengono raccolti e consumati con i loro baccelli, tipicamente prima che i semi all’interno siano arrivati a maturazione e risultano quindi teneri ma croccanti. Il fagiolino è molto povero di calorie e ricco i fibre, è fonte di vitamina B9 ed è particolarmente indicato durante la gravidanza. Contiene anche vitamina C, ferro, potassio e provitamina A: un vero e proprio concentrato di benessere!

www.infosostenibile.it

Teme i climi freddi e umidi e in Italia è di stagione da giugno a settembre ma ormai si trova disponibile tutto l’anno in conserva anche nelle versioni extrafine, finissima o fine a seconda dei diversi stadi di maturazione. Prima di consumare i fagiolini bisogna pulirli tagliando le estremità e togliendo il filamento centrale, una volta puliti il modo più diffuso e conosciuto di cucinarli e tramite la bollitura o al vapore, scegliendo poi se mangiarli semplicemente conditi o terminare la cottura al forno, per esempio gratinati, o in padella: c’è solo l’imbarazzo della scelta!

C’è un motivo se proprio per questo frutto esiste il proverbio “Una ciliegia tira l’altra”: provate a smettere di mangiare le ciliegie prima di averle finite tutte! Proviamo almeno a conoscerla un po’ meglio, prima di lanciarci nella degustazione. La ciliegia è un frutto di varie qualità da quelle più acidule a quelle più dolci, che matura nel periodo primaverile ed estivo. Il colore è normalmente rosso ma può spaziare a seconda della varietà dal giallo chiaro del Graffione bianco piemontese al rosso quasi nero del Durone nero di Vignola. In Italia sono principalmente diffuse due categorie di ciliegie: i duroni, più grandi e scuri, e le tenerine, più chiare e piccole.

Il ciliegio in fiore è uno spettacolo che toglie il fiato e si può ammirare in aprile e inizio maggio. In Giappone esiste una vera e propria tradizione, ormai diffusa in tutto il mondo, chiamata “hanami”, che significa “ammirare i fiori”, i cui protagonisti principali sono proprio i fiori di ciliegio. Una curiosità: secondo una tradizione nata in Sicilia, dichiararsi reciproco amore sotto un ciliegio porta fortuna. Le ciliegie possono essere mangiate in molti modi, ovviamente crude a fine pasto o come spuntino ma anche sciroppate, nel gelato, spremute in succo, con l’aggiunta di alcol ed ovviamente su crostate e torte varie.


www.infosostenibile.it

Numero 94 - Primavera 2021


Scegli la nostra energia verde. Scopri come su abenergie.it

Profile for infoSOStenibile

Infosostenibile n.94 Ed. Primavera 2021  

Advertisement
Advertisement

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded