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RIVIERA DOMITIA (Castel Volturno, Mondragone, Lago Patria, Licola, Varcaturo)

NO

a cura di: Ada Marcella Panetta

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ALLA VIOLENZA SULLE DONNE! AL FEMMINICIDIO!

Veronica Abbate Il 2 settembre del 2006 Veronica Abbate, una bellissima ragazza mondragonese di soli 19 anni, veniva uccisa dall’ex fidanzato. Strappata con violenza alla sua famiglia, ai suoi amici e ai suoi sogni per un capriccio del suo assassino, un allievo maresciallo della Guardia di finanza, davanti gli occhi di un amica di lei. Il rumore dello sportello, un colpo di pistola alla nuca e Veronica chiuderà gli occhi per sempre. Quei meravigliosi occhi continueranno a rivivere con speranza negli occhi della mamma. Da allora Clementina Ianniello non si è più fermata, manifesta la sua determinazione, il suo coraggio e la sua sete di giustizia attraverso l’impegno attivo all’interno del centro accoglienza per le donne vittime di violenza “La casa di V.E.R.I.”, bene confiscato alla camorra, inaugurata a Mondragone un anno fa. L’obiettivo di Clementina è quello di impedire che un’altra Veronica perdi la vita in questo modo. Da anni si batte, in nome di Veronica, per portare all’attenzione delle Istituzioni il problema della violenza sulle donne presentando anche un disegno di legge. Noi di Informare abbiamo intervistato la mamma “guerriera” di Mondragone, Clementina Ianniello. Cosa pensa delle pene che vengono date a coloro che commettono un femminicidio? «Qui con me si tocca una nota dolente. L’assassino di mia figlia ha avuto una pena di ventidue anni, per me una vera e propria condanna irrisoria. Diventa ancora più irrisoria nel momento in cui la nostra legge li trasforma in

7, 8, 9 anni di detenzione con permessi premio e sconti della pena, in questo modo chi commette un omicidio si troverà a scontare solo 1/3 della pena di partenza. In questo senso il nostro sistema è da ritenersi “difettoso”, si parla di “economia processuale”…ma è giusto parlare di economia processuale quando una donna viene uccisa?! Per non parlare dell’ “economia carceraria”… Non abbiamo uno Stato che ci tutela! ­Per coloro che tolgono la vita ad un essere umano dovrebbe essere attuata la maggior pena possibile… ovvero l’ergastolo! I risultati ci dicono che muore una donna ogni due giorni, nonostante la prevenzione, i centri di accoglienza, le denunce e l’informazione nelle scuole, allora dobbiamo chiederci: Cosa non funziona? La risposta è certamente la pena!». Circa un anno fa è stata inaugurata “La casa di V.E.R.I.” centro di accoglienza per le donne vittime di violenza. Avete ricevuto delle richieste d’aiuto? «Purtroppo si! In un anno abbiamo ospitato circa nove donne e più di dieci bambini. Attualmente ospitiamo tre donne con quattro bambini. Non contando le donne che invece hanno trascorso solo una giornata da noi e che poi hanno trovato sistemazione presso familiari o amici». Che tipo di storie ha incontrato? «La storia è sistematicamente la stessa: dell’uomo che sottopone la donna ad una violenza psicologica, seguita poi da violenza fisica, che la priva della dignità, della possibilità economica, che inculca timore. Quando arrivano da noi queste donne sono dei cenci, impaurite e spaesate. Ci troviamo davanti a realtà drammatiche!». Cosa consiglia a quelle donne che sono vittime di violenza e maltrattamenti e che ancora non hanno trovato la forza di denunciare? «Oltre la denuncia, io mi sento di consigliare a queste donne di andare ripetutamente ogni giorno sotto il Palazzo di Grazia e Giustizia perché queste leggi devono cambiare! Se la legge non cambia il numero delle donne vittime di un omicidio finiranno per aumentare sempre di più. In una società come questa dove il più delle volte le famiglie sono poco presenti e il timore di Dio non esiste più, abbiamo bisogno di leggi più forti, di

uno Stato più presente!». Come pensa si possa eliminare questa piaga sociale che è il femminicidio? «Abbiamo presentato un disegno di legge circa cinque anni fa, dove proponevamo una pena certa, una pena severa per un delitto enorme che non avesse sconti di pena e nessuna misura alternativa di pena. Si parla di 180 vittime in un anno: uno Stato che non interviene è da considerarsi vergognoso! Abbiamo dovuto aspettare anni perché si parlasse del fenomeno “femminicidio”, ora che gli abbiamo dato un nome vogliamo anche una pena certa: l’ergastolo! Anche se il vero ergastolo lo fanno vivere a noi, alle famiglie che hanno subito una perdita di questo tipo. Una volta che ti viene strappato un figlio in questo modo non si vive più, ti trascini, cerchi di fare qualcosa per gli altri, come è capitato a me! Il vuoto di mia figlia nessuno più può riempirlo! Nessuno ha il diritto di togliere la vita ad un’altra persona!». Il 15 dicembre sarebbe stato il compleanno di Veronica. Come la ricorderete? Ogni anno, in qualche modo, la ricordiamo con l’Associazione V.E.R.I., diciamo che è diventato un po’ il giorno dell’Associazione. Abbiamo, quindi, istituito un premio letterario nelle scuole, ogni anno bandiamo questo concorso che prevede cinque borse di studio che vengono assegnate ai ragazzi che meglio si esprimono sulla tematica, ovvero la violenza di genere. E’ un modo per sensibilizzare i ragazzi sul tema femminicidio. Speriamo che con il nostro lavoro qualcosa di buono abbiamo fatto!

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