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18

numero

Reportage - Astronomia

L’appuntamento del venerdì

Una civiltà stellare

24 IV

09

Agorà - Doping Società - Madre

Kalendae - Primo maggio

Corriere del Ticino

laRegioneTicino

Giornale del Popolo • Tessiner Zeitung

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con Teleradio dal 26 aprile al 2 maggio


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numero 18 24 aprile 2009

Impressum Tiratura controllata 90’606 copie

Chiusura redazionale Venerdì 17 aprile

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

Direttore editoriale Peter Keller

Agorà Doping o l’esistenza “no limits”

DI

ROBERTO ROVEDA

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Arti Beck. A “lezione” da Calvino

DI

MARIELLA DAL FARRA

Media La cosmesi dell’immagine

DI

MARCO FARÉ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Società La madre e il suo doppio

DI

NICOLETTA BARAZZONI

Kalendae Il Primo maggio Vitae Vovka Ashkenazy

DI

DI

FRANCESCA RIGOTTI

GAIA GRIMANI

Reportage Una civiltà stellare

DI

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F. RIGOTTI; FOTO DI P. CALDERARI E A. OSSOLA

Tendenze Letteratura per ragazzi. Omaggio alla Pimpa

DI

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LUDOVICA DOMENICHELLI

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Redattore responsabile Fabio Martini

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor

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Astri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Reza Khatir

Amministrazione via San Gottardo 50 6900 Massagno tel. 091 922 38 00 fax 091 922 38 12

Direzione, redazione, composizione e stampa Società Editrice CdT SA via Industria CH - 6933 Muzzano tel. 091 960 31 31 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

A un anno dal n(uovo)

Stampa

(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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In copertina

Sole al tramonto dietro la chiesa di Marchirolo Fotografia di Alberto Ossola

Cari lettori, con il numero presente inauguriamo la seconda annata della nuova veste editoriale di Ticinosette. Per la copertina del numero 18 dello scorso anno era stata scelta l’immagine dell’uovo, simbolo del “nuovo” e della sorpresa, microcosmo al cui interno si compie il processo embrionale della crescita. La prima di copertina di questo numero è invece dedicata al macrocosmo, agli spazi celesti che silenziosi e immutabili ci sovrastano e di cui tratta il Reportage, corredato dalle belle immagini di Alberto Ossola e Patricio Calderari e dalle parole, sempre pregnanti, di Francesca Rigotti. È il segno di un mutamento, di un’apertura di cui si è avuto progressivamente consapevolezza nel corso degli ultimi mesi e che i numeri di Ticinosette hanno fedelmente registrato come ulteriore opportunità di sviluppo. L’aggettivo “nuovo” ha dunque perso la sua attualità anche perché di acqua sotto i ponti comincia a esserne passata e il settimanale ha oggi acquisito una forma che appare sempre sempre più delineata. Certo, le idee non mancano e non mancheranno: il gruppo dei collaboratori si è progressivamente arricchito, nuove firme e nuovi contributi (ecco ancora il fatidico aggettivo) nell’ambito

dei testi e dei materiali fotografici sono giunti ad arricchire un progetto forse considerato da alcuni inizialmente ambizioso ma che oggi si dispiega con naturalezza fra le mani di voi lettori. I riscontri che abbiamo quotidianamente in redazione, confermano del resto il generale apprezzamento per le proposte che Ticinosette offre ogni venerdì. Ci piacerebbe a questo punto – ma intendiamoci, la perfezione non è di questo mondo – che i sei concetti di esattezza, leggerezza, rapidità, visibilità, molteplicità e consistenza, oggetto delle celebri Lezioni americane di Italo Calvino e a cui Mariella Dal Farra fa acutamente riferimento nel suo pezzo pubblicato su questo numero, rappresentassero un po’ la cifra che anima Ticinosette. Concetti che vogliamo intendere non solo come linee guida di una contemporanea e responsabile attività giornalistica, ma anche come risposte positive e reattive all’incertezza e all’inquietudine che la recessione globale sta provocando. Un’iniezione di fiducia, uno stimolo al cambiamento proprio quando comportamenti “vecchi” e inadeguati alla realtà di un mondo “nuovo” segnano irrimediabilmente il passo. Cordialmente La redazione


Doping o l’esistenza “no limits”

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I

l doping è un po’ il “segreto di Pulcinella” dello sport professionistico. Le pratiche dopanti, infatti, sono diffusissime e accettate tacitamente da tutti: atleti, allenatori, sponsor, giornali e, naturalmente, pubblico di appassionati. La controprova? Fatevi “un giro” sul portale internet YouTube e confrontate calciatori, ciclisti e nuotatori di oggi con quelli di una trentina di anni fa. I fisici atletici, ma longilinei degli anni Settanta sono stati sostituiti da ammassi muscolari impressionanti. A dismisura sono aumentate anche le competizioni e oggi un ciclista, per esempio, gareggia ogni settimana, un calciatore gioca ogni tre giorni (magari dopo aver affrontato un viaggio transoceanico…), i motociclisti corrono con fratture e lussazioni varie. E la fatica, il jet lag, il dolore? La retorica diffusa parla di atleti simili a superuomini, di allenamenti intensivi, di diete mirate, del coraggio quasi sovrumano del centauro. Ma la realtà è che si fa un uso massiccio di farmaci, eccitanti e antidolorifici per far sì che lo spettacolo non si fermi. Così lo sportivo, da modello di comportamento salutare ed educativo, diventa esempio di uno stile di vita dove conta solo la prestazione, il risultato a tutti i costi. Un esempio che ha un impatto enorme sulla società “comune”, dove l’uso di sostanze dopanti è cresciuto a dismisura negli ultimi anni anche tra gli amatori. Per dare una misura al problema basti pensare che nel mondo si calcola siano 15 milioni le persone che fanno ricorso al doping, quasi tutte nei Paesi più avanzati, alimentando traffici miliardari spesso controllati dalla malavita internazionale. Nella vicina Italia le statistiche riferiscono che oltre 500 mila persone fanno uso di sostanze dopanti. Anabolizzanti, ormoni ed Epo (eritropoietina) sono diffusi in molte palestre e società sportive, tanto che nel biennio 2003–2005 sono state sequestrate in Italia oltre 6 milioni di dosi di sostanze dopanti per un valore superiore agli 8 milioni di euro. Si calcola però che sia solo il 15% del traffico illegale in circolazione nel Belpaese e che il giro d’affari reale si aggiri sui 600 milioni di euro totali…

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Agorà

Doparsi non è solo una scorciatoia pericolosa per essere “al top” nel mondo dello sport professionistico. È soprattutto il sintomo di una mentalità dominante basata sulle prestazioni e i risultati a tutti i costi...

I danni da doping

Doparsi fa male, alla salute fisica e psichica. Eppure molti sportivi professionisti e atleti della

domenica fanno uso di sostanze come l’Epo, un ormone che aumenta la presenza di globuli rossi nel sangue e quindi fornisce maggiore resistenza all’atleta. Oppure si riempiono di steroidi anabolizzanti – sostanze simili al testosterone – e di Gh – l’ormone della crescita – per aumentare la potenza e la massa muscolare. Oppure ancora assumono, per aumentare i riflessi e la concentrazione, anfetamina, cocaina, caffeina e corticosteroidi, che danno euforia. Si tratta di sostanze che modificano il metabolismo degli atleti. Sul momento possono anche non fare nulla, ma il conto viene presentato dopo qualche anno. In generale il rischio è di avere problemi psichici (come depressione grave e aggressività incontrollata) e fisici (malattie cardiovascolari, atrofia testicolare, disfunzioni sessuali). O ci si lascia le penne in fretta oppure ci si ritrova in un corpo devastato da queste pratiche mediche estreme. Per fare un esempio, chi assume Epo in grandi quantità come fanno molti atleti professionisti in vista di una competizione, è costretto, di notte, ad alzarsi ogni due ore e a pedalare sulla cyclette per mezz’ora, oltre a prendersi un aspirina, per evitare che il sangue si coaguli e si corra il rischio di una trombosi… Eppure, nonostante questi rischi, il mercato del doping funziona. In rete è possibile acquistare di tutto in siti come www.steroidshop. net e in Italia l’Epo risulta il quarto farmaco più venduto, anche se ufficialmente serve solo per problemi renali cronici. È il segnale che, come dicevamo, il doping non fa più solo rima con sport professionistico.

Una società truccata Proprio di questo parliamo con Giorgio Tricarico, psicologo analista, membro della IAAP (International Association for Analytical Phicology), che ha avuto come pazienti alcuni atleti professionisti, in particolare ciclisti. Per quanto riguarda il tema del doping, che impressione le ha fatto il mondo dello sport professionistico? Di chiusura e grande omertà. Ho parlato con atleti che ammettevano l’uso di sostanze dopanti, descritto come prassi normale nel loro ambiente. Me ne parlavano contando sul segreto professionale, ma il loro timore nell’accennare a questi temi era palpabile. L’atleta che osasse infrangere apertamente il tabù del silenzio sull’argomento si


C’era un desiderio di “uscire dal giro” dell’illecito? Sembrava normale utilizzare qualsiasi aiuto che la medicina mette a disposizione per migliorare le prestazioni, ma superata una soglia si entrava in un circolo vizioso da cui era difficile uscire, anche perché l’ambiente, come dicevo, non era d’aiuto. Opporsi all’assunzione di sostanze equivaleva a esser messi fuori squadra. Si tratta di una sorta di mobbing. Nel doping, poi, mi pare ci sia un motivo di superficie, ossia avere più chance di vincere, di avere successo e grandi guadagni. Ma anche un motivo più profondo, cioè negare i limiti e vivere un’illusione di onnipotenza. Ci può spiegare meglio? Innanzitutto c’è il pensiero che “abbiamo” un corpo e non che “siamo” un corpo. Nella nostra società il corpo è difatti un oggetto da manipolare, perché diventi funzionale e raggiunga sempre delle prestazioni migliori e un’estetica conforme ai modelli del nostro tempo, costi quello che costi. Si realizza così una scissione tra corpo e noi stessi. Una volta reso oggetto, il corpo è spinto oltre i limiti che avrebbe, in linea con la mentalità occidentale. Quindi il doping nello sport professionistico è la solita “punta dell’iceberg”

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di una società che ha il culto della prestazione? Credo sia così. La nostra società ha rimosso il limite e agisce in tutto come se non ci fosse. Bisogna crescere all’infinito, come nel caso dell’economia, della produzione e dei consumi. Pensiamo anche al Viagra, un farmaco nato per curare un problema, che diviene invece un mezzo usato per avere “prestazioni” sempre migliori, per fare sesso all’infinito, per negare limiti quali l’età o l’ansia da prestazione e andare oltre. Il messaggio incessante della pubblicità è che “chiunque può”, “no limits”. Lo sport è solo il luogo di eccellenza dove il limite viene rimosso, perché ci vogliono prestazioni sempre al top e record. E qui entra in gioco il doping che rimuove i limiti: la chimica risolve tutto, anche il fatto che non mi sono allenato al meglio e che sono infortunato. Eppure il limite esiste e più lo si nega più esso rischia di ripresentarsi in modo drammatico, come nel caso della tragica fine di Pantani. Che cos’è allora il doping per lei? È soprattutto un sintomo della mentalità dominante, quella che nega il limite e produce identità sempre più fragili: perché è solo “incontrando” il limite che scopro davvero chi sono.

» di Roberto Roveda

troverebbe immediatamente isolato, escluso. Metterebbe a rischio la propria reputazione e la carriera, e per giunta verrebbe a essere additato come l’unico colpevole. Erano le squadre o gli allenatori a fornire le sostanze illecite? Gli atleti non entravano mai troppo nei particolari. I fornitori avevano nomi in codice, per esempio “il fruttivendolo”, probabilmente un medico compiacente o qualcuno che poteva accedere facilmente ai farmaci. Questi personaggi si recavano direttamente al ritiro, in accordo con i responsabili della squadra, suppongo… Come vivevano gli atleti questa realtà? Quelli con cui ho parlato esprimevano un forte dissidio personale: da una parte lo sport era vissuto come passione, ispirata a ideali quali una vita sana, l’onestà e l’etica; dall’altra, però, c’era la consapevolezza che per partecipare e vincere era necessario conformarsi alla mentalità corrente, per cui l’attività sportiva a livello professionistico è qualcosa che va al di là dello sport puro e semplice. Il doping, in questa mentalità del vincere a tutti i costi, è normale. Il problema della salute e degli effetti potenzialmente dannosi, che possono rivelarsi anche dopo anni, era comunque messo in secondo piano.


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Libri

Italo Calvino Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio Oscar Mondadori, 2000 Le Lezioni, originariamente previste da Calvino per un ciclo di conferenze ad Harvard, erano in realtà sei: manca “Consistency” (consistenza), che non fece in tempo a scrivere.

Visibilità - Caratterizzato da un elevato coefficiente visivo, le suggestioni sonore di Modern Guilt, coadiuvate dall’impiego di violoncelli, flauti e piani elettrici, si trasformano facilmente in immagini, a volte in maniera esplicita, altre più astratta. Molteplicità - Scrive Calvino: “[...] chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.”3 Tale descrizione si attaglia perfettamente alla cifra stilistica della musica di Beck, che non a caso viene descritta come “post-tutto”. In questo album, il gioco delle citazioni e dei rimandi è forse meno marcato che nei precedenti. Sono tuttavia riconoscibili riff vagamente Beach Boys in “Gamma Ray”, tracce di blues in “Soul of a man”, echi dei Sonic Youth nella cadenza secca e asciutta della title track, mentre “Chemtrails”, il cui refrain si chiede “All of these people, where do they go” Ciò che più colpisce all’ascolto di “Modern (“Tutte queste persone, Guilt” di Beck è una certa sensazione di dove vanno”) sembra “contingenza” poiché, in qualche modo, il la risposta a un interrosuono di questo disco descrive con esattezza gativo di natura simile posto dai Beatles più di il nostro tempo... quaranta prima. trato, conciso, in cui i brani Note “indipendentemente dalla 1 “If I wake up and see my maker coming – with all of his loro durata, diventano puncrimson and his iron desire. We’ll drag the streets with the baggage of longing – to be loved or destroyed” nel tiformi, collegati da segmenbrano “Orphans” ti rettilinei, in un disegno a 2 Italo Calvino, Lezioni Americane, pag. 36 (vedi Apzigzag che corrisponde a un parati) 2 3 Op. citata, pag. 120 movimento senza sosta” .

leggere, e i testi non aiutano: Beck parla di oscuri sensi di colpa e vergogna (“Don’t know what I’ve done but I feel afraid”), di suicidio e paranoia, di catastrofi ambientali e umanitarie, dell’imminente fine del mondo1. Tuttavia, nonostante o, forse, proprio per questo, il tono è di una levità incantevole, che coinvolge e conquista fin dal primo ascolto. E ci si può sorprendere a battere il piede all’immagine peraltro discretamente terrifica dei ghiacci “melting down with the transistor sound” (“si sciolgono con un suono di transistor”), ricavandone nel complesso un’impressione bizzarra. Rapidità - I pezzi sono brevi; l’album, nella sua interezza, dura poco più di mezz’ora. È un lavoro dal tratto concen-

» di Mariella Dal Farra

Arti

voro di Beck (al secolo, Beck Hansen) è stato variamente definito come un album post-pop/funky/rock a impronta psichedelica. A prescindere dalle caratteristiche “tecniche”, ciò che più colpisce all’ascolto è una certa sensazione di “contingenza” poiché, in qualche modo, il suono di questo disco descrive con esattezza il nostro tempo. In altre parole, e non sarebbe la prima volta, il cantautore americano sembra essere riuscito a cogliere con precisione la peculiarità dell’inquietudine attuale – il titolo, Modern Guilt, è in questo senso programmatico – distillandola in dieci pezzi lucidi ed essenziali come proiettili d’argento. L’esattezza è una delle cinque Lezioni Americane preparate da Italo Calvino “per il prossimo millennio” (cioè, questo): cinque qualità su cui l’Autore ha voluto soffermarsi nelle sue riflessioni sulla composizione di trame letterarie, ma anche esistenziali, e che in realtà trovano margine di applicazione anche in altri ambiti, fra cui quello musicale. Dell’ “esattezza” abbiamo già detto, vediamo le altre... Leggerezza - Le sonorità dell’album sono tutt’altro che

Modern Guilt Uscito nel 2008, co-prodotto con il musicista e arrangiatore Danger Mouse, quest’ultimo lavoro di Beck non ha nulla da invidiare ai già ottimi Odelay (1996), Guero (2005) e The information (2006).

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Modern Guilt è il decimo la-

A “lezione” da Calvino

Il cantautore californiano ritratto dal fotografo Charlie Gross

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Oggi l’elaborazione digitale delle immagini è alla portata di (quasi) tutti, grazie appunto alla digitalizzazione delle macchine fotografiche e, in particolare, ai programmi di fotoritocco. Molte delle immagini che tutti i giorni vediamo su quotidiani, riviste, cartelloni pubblicitari e naturalmente online sono ritoccate. In particolare quando si tratta di fotografie artistiche, si apportano lievi modifiche per centrare o raddrizzare il soggetto, oppure per bilanciare il contrasto mettendo in risalto alcune tonalità di colore. Quando si tratta di immagini commerciali, cioè di pubblicità, questa pratica pare quasi irrinunciabile. Le modelle sono certamente ragazze carine, ma un po’ di tecnologia per nascondere qualche difetto della pelle o per limare centimetri di troppo non si nega a nessuno. Attenzione anche agli oggetti: credete davvero

Internet

www.photoshopdisasters.blogspot.com Questo sito in lingua inglese, attraverso l’attivo aiuto degli stessi utenti, raccoglie grandi e piccoli esempi di manipolazioni fotografiche. Provare per credere...

proprio più nessuno per qualche “aggiustatina estetica”. E in alcuni casi è necessario per rispettare la legge. Infatti, in alcuni stati non è permesso mostrare l’ombelico, per evitare che l’immagine diventi “indecente”. Fatta la legge, trovato l’inganno: con pochi click una ragazza in bikini può mostrare la sua bella pancia nuda, senza ombelico. Un po’ inquietante, a dire il vero. Spesso, però, sono la fretta e l’inesperienza che portano a errori tragicomici. Di solito non sono imperfezioni tecniche, ma di concetto. La cosa buffa, è che a prima vista non si notano. Le più angoscianti sono quelle in cui il conto mani-persone non torna: ci sono troppe mani o troppe persone...? Un blog dove trovare tanti esempi di questo tipo è Photoshop Disaster (vedi Apparati, dal nome del più diffuso programma di fotoritocco). Le cose cambiano quando veniamo alla cronaca. È infatti molto più antipatico scoprire delle alterazioni alle fotografie pubblicate sui giornali o sui siti internet di informazione. Per fortuna l’informatica, oltre al fotoritocco digitale, ci ha portato anche la rete: e così un inganno viene scoperto e reso pubblico in poche ore. Alcuni mesi or sono, per esempio, in occasione delle operazioni militari a Gaza, il quotidiano italiano “Il Giornale” pubblicava la foto di un militare intento a strisciare per terra mentre un elicotOggi è possibile modificare una fotografia al tero d’assalto passava a punto che, spesso, è meglio non fidarsi di ciò volo radente, come se che vediamo. Ma grazie alla rete... fosse in corso un’incursione. Nell’immagine che le automobili siano così originale, però, non c’era alcun elicottero… lucide da potercisi specchiare? aggiunto ad arte per rendere più drammatica Spesso l’effetto viene ottenuto la scena. Forse si tratta di piccolezze, che grazie a elaborazioni compuperò devono insegnarci a dubitare, sempre. terizzate. Oltre certi limiti poD’altronde, la rete è lì, a portata di mano, e tremmo parlare di imbroglio, una rapida ricerca di verifica richiede davma ormai non si scandalizza vero poco tempo.

» di Marco Faré

Media

parole sappiamo dubitare. Siamo abituati ad ascoltare con spirito critico il racconto di un evento e a valutare gli interessi in gioco. Interessi che potrebbero influire, più o meno consciamente, sulla fedeltà dei fatti raccontati. Ma se una cosa la vediamo, e la vediamo con i nostri occhi, allora ci fidiamo. È molto più difficile dubitare di qualcosa che si è direttamente osservato, perché la fotografia non ci racconta un evento: ce lo mostra, come se fossimo lì, presenti dal vivo, in diretta. E invece sbagliamo. Non dobbiamo dimenticare che anche la fotografia è un racconto, è una testimonianza indiretta che esclude il contesto e non mostra il contorno, cioè tutto ciò che accade attorno alla spaccato di campo visivo immortalato sulla pellicola. Inoltre, riporta soltanto il punto di vista del fotografo, letteralmente. Dall’invenzione della pellicola fotografica, poi, la tecnica di stampa è stata in grado di alterare le immagini riprese, anche in modo importante, non dovendo attendere la tecnologia digitale per modificarle pesantemente. Magati levando ciò che non si vuole mostrare e aggiungendo ciò che fa più comodo. Si chiamava fotomontaggio ed era una tecnica complessa e costosa.

Sesso & potere Film di Barry Levinson del 1997 che affronta il tema della manipolazione dell’opinione pubblica attraverso il controllo dei media. I protagonisti non avranno nulla di meglio che inventarsi una guerra. Nel cast anche Dustin Hoffman e Robert De Niro.

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Delle

La cosmesi dell’immagine

Notate qualcosa di strano…? Immagine apparsa sulla rivista “Entertainment Weekly” (ottobre 2008), classico esempio di manipolazione approssimativa di un’immagine (da www.photoshopdisasters.blogspot.com)

Film


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In Svizzera non vigono solo le più rigide direttive relative alla protezione degli animali. È possibile anche controllarle a tappeto in virtù del mercato piccolo e ben strutturato. www.carnesvizzera.ch


Helga Schneider Lasciami andare, madre Adelphi, 2001 La protagonista ricorda la madre che, nel 1943, ha abbandonato due bambini per seguire la sua vocazione: essere a tempo pieno una SS e lavorare nei campi di concentramento del Führer.

Daria Bignardi Non vi lascerò orfani Mondadori, 2009 “Non posso pensarla a lungo. Mi manca. Devo costruire una distanza di parole che tengano a bada le emozioni. Se mi distraggo (...) la sua mancanza mi investe come un’ondata di caldo o di musica improvvisa”.

essere peggio di lei? Infatti, dissociarsi dalla cattiva madre o dalla madre cattiva richiede una consapevolezza che in prevalenza si fonda sul saper perdonare, perché anche i figli hanno la loro responsabilità verso la madre. Alcune teorie psicologiche, grossolanamente tradotte in questa stesura, precisano l’importanza della genetica e in che modo acquisiamo i modelli all’interno del contesto familiare: se si è femmine ci si identifica in misura maggiore con la madre, se si è maschi con il padre. Dal momento che non condividiamo l’assunto talis mater talis filia, continuiamo a credere alla sua capacità di dispensare la goccia incessante del bene, come luogo di proiezione primigènia. Ma lo psicologo Salvatore Martini annota che, nell’esplorare le immagini archetipiche – scaturite dall’incontro e dalla relazione tra madre e figlio/a – Carl G. Jung mette l’accento sulla doppia qualità del simbolo della madre. Individuando caratteristiche positive della “madre amorosa” come la saggezza, la benevolenza, la fecondità, e aspetti nefasti della “madre terrificante” relativi alla morte, alla seduzione maligna, al senso di ineluttabilità, all’angoscia. Da questa immagine scaturisce la doppia valenza di madre buona che protegge e madre cattiva che condanna. Il vero valore della madre lo comLa madre è generatrice di vita e dispen- prendiamo forse con satrice d’amore. Ma in lei possono anche più chiarezza ma anche con più attaccamento esserci sentimenti contraddittori che la ren- quando ci lascia per dono o buona o cattiva. O entrambe le cose sempre. È in particolare allora che si fa indile sue stesse dinamiche. Se ci spensabile il desiderio e la necessità di dirle ti ha ricattato ricattiamo, se ci voglio bene e di elaborare i suoi limiti perché ha esclusi escludiamo, se non la presenza materna perdura oltre la morte. A ha comunicato non comuniquesto punto abbiamo la possibilità di capire chiamo. Ma se la critichiamo, che un conto è sbagliare, un altro fare del comportandoci esattamente male, distinguendo e separando le due cose. come lei, non ci riveliamo Ma accettando anche che possano coesistere.

» di Nicoletta Barazzoni; illustrazione di Micha Dalcol

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bino alla rottura traumatica dell’incapacità della madre di relazionarsi. Nella prospettiva sociologica, la letteratura e la cinematografia hanno ampiamente tematizzato sulla figura materna. È per esempio nel racconto La madre (1924–27) di Italo Svevo che il gallo di razza fa la sua brutta esperienza filiale dicendo: “La madre mia fu una bestiaccia orrenda e sarebbe stato meglio per me che io non l’avessi mai conosciuta”. E ancora, in un film del regista francese François Truffaut la madre non è amorosa e generosa bensì instabile e impulsiva, capricciosa e vendicativa, conquistatrice e narcisista. Nella cruda realtà la sofferenza, causata da una madre isterica e indifferente va oltre l’immaginazione letteraria e cinematografica, perché attraverso la sua presenza fisica ed emotiva inchiodiamo il suo ricordo nella nostra psiche. Spesso non vogliamo identificarci con lei, o al contrario attiviamo proprio

La madre e il suo “doppio”

Società

alla figura della madre… a qualcuno potrebbe venire alla mente il filosofo neoplatonico Plotino, il quale parlava dell’amore come di “un’emanazione”. Crediamo che egli si riferisse all’immagine dell’amore discendente, dell’amore più alto. Noi vi associamo anche quello materno, che ci portiamo dentro come forza sia di condivisione sia di separazione. Plotino parlava dell’amore che cade a cascata, come l’acqua di una fontana, che non cerca risposta, riconoscenza o amore reciproco. Se c’è – diceva lui – meglio; se non c’è non importa, non è quello il motivo per cui si emana amore. Se riprendiamo il simbolo della “sorgente”, e alludiamo anche alla figura materna diffusa dalla Nouvelle Vague – per cui la madre viene associata alla natura nei suoi aspetti più deleteri –, intuiamo come dall’amore materno si possa attingere amor proprio. Laddove però questo amore non si è rivelato, o si è rivelato nella sua espressione distruttiva, i danni alla personalità diventano patologici. Infatti la madre è considerata psicologicamente nel suo lato positivo come lo spazio in cui la vita nasce e si accresce, o in quello negativo come lo spazio della morte. La psicanalisi ha approfondito l’assenza prolungata di interazione affettiva, come la sindrome della madre morta, che è la risposta del bam-

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Pensiamo

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Il Primo maggio Il primo giorno del mese di maggio era in origine la festa del risveglio della natura, accompagnata da culti agrari e riti di fecondità. Oggi in questa data si celebrano i lavoratori e i loro diritti. Sempre più “precari” in scenari professionali sempre meno inclini alla stabilità

Giacché abbiamo “saltato” il mese scorso, in questo appunta-

Kalendae

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mento-analisi del calendario, il primo d’aprile, non possiamo non dedicarci al Primo maggio. L’essere primi, in una serie successiva, non è una posizione banale, anzi è importante e talvolta vantaggiosa. In molte graduatorie l’essere primi è, infatti, riferito a posizioni di superiorità assoluta per quel che riguarda la qualità, il valore, l’importanza di cose e persone: la prima donna, il primo ministro, il primo violino. In filosofia, primo designa ciò che ha valore iniziale e fondamentale, tant’è che la “filosofia prima” è la teoria della realtà nei suoi caratteri più universali. In matematica, la posizione del nome e dell’aggettivo si inverte: non primo numero bensì numero primo, ovvero il numero divisibile soltanto per se stesso e per l’unità... che poi non è vero che soffre di solitudine, dal momento che si trova in compagnia di tanti altri numeri, primi, secondi, terzi e così via. Il Primo di maggio, il giorno iniziale del quinto mese dell’anno non ha, in quanto ricorrenza, il senso di inaugurare una fila (o di chiuderla) come accade il 31 dicembre, l’“ultimo dell’anno”. È invece una sorta di locuzione a sé stante, che si potrebbe anche scrivere tutta attaccata come si pronuncia: primomaggio. Il Primo maggio nostrano, festa dei lavoratori, si situa in corrispondenza della calendimaggio – calen di maggio, da calende, primo giorno del mese, sacro a Giunone nel calendario romano che dalle calende appunto prese il nome –. Come è noto le calende non esistevano nel calendario greco, da cui la frase “rimandare alle calende greche”, già usata dai romani e dal significato di “mai”. Dal greco viene comunque il nome, poiché kaleîn significava chiamare, a ricordo della cerimonia in cui il pontefice chiamava a raduno il popolo, il primo giorno del mese, per annunciare le feste, i giochi e i giorni fasti e nefasti ricorrenti in quel tempo. Che cosa si celebrava ovunque in Europa, prima della festa del lavoro, il primo di maggio? La festa del risveglio della natura, con culti agrari e riti di fecondità, spesso “piantando il maggio”, appendendo cioè o piantando nel-

la piazza del paese un ramo verde intorno al quale si intrecciavano danze o si recitavano brevi rappresentazioni teatrali, dette, soprattutto in Toscana, i “maggi”. Da questi usi nacque la deliberazione dell’internazionale socialista del 1889 di festeggiare proprio in quella data i lavoratori. Oggi c’è poco da festeggiare, dal momento che il lavoro, se “fisso” – o dotato almeno di una certa stabilità e di tutela sociale – è diventato un privilegio raro. L’insicurezza derivata dal lavoro provvisorio (lavoro flessibile, temporaneo, senza garanzie, lavoro part-time, interinale, a chiamata, occasionale ecc.) ha conseguenze enormi sulla vita delle persone; ne ha sulla vita di lavoro, sulla vita singola, ma in particolare sulla vita di relazione, dato che genera una diffusa insicurezza che sembra essere diventata la cifra della nostra epoca. I profeti del rischio (Beck), della società liquida (Bauman) e dell’uomo flessibile (Sennet), concordano sul fatto che la vita lavorativa è diventata precaria e satura di incertezze, e che questa condizione provoca una vera e propria ferita dell’esistenza. Allo stesso tempo però, dalle loro posizioni stabili e ben tutelate, essi condannano il rimpianto per la stabilità e la sicurezza come fastidio nostalgico e salutano il nuovo lavoro flessibile e temporaneo in termini di ampliamento dei margini delle libertà e delle nuove potenzialità creatrici dei lavoratori. E noi sciocchini che credevamo che il nuovo lavoro fosse più che mai da intendere nel senso del francese travail: travaglio quindi, sofferenza, tortura, giacché il latino trepalium, da cui il termine deriva, indicava uno strumento di tortura fatto di tre pali intorno al quale, non conoscendone esattamente le caratteristiche, possiamo soltanto scatenare le più turpi fantasie. Festeggeremo dunque il Primo maggio la metamorfosi del lavoro gridando forte, affinché il coro giunga alle orecchie dei maîtres à penser: evviva il lavoro instabile, flessibile, precario, evviva la libertà e le possibilità di realizzazione del sé che esso offre, evviva i lavoratori atipici e temporanei perché di essi è il regno del nuovo lavoro!

» di Francesca Rigotti; illustrazione di Mimmo Mendicino

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Abbiamo letto per voi

Maria Cipolla (19222000) è stato uno dei massimi studiosi italiani di storia dell’economia e la sua Storia economica dell’Europa pre-industriale è ancora oggi, a distanza di oltre un trentennio dall prima edizione, uno dei testi base per chi desidera accostarsi allo studio delle vicende economiche del nostro continente. La grande dote di Cipolla è sempre stata quella di saper coniugare il rigore dello studioso con la leggerezza del narratore, capace di spiegare i fatti e nello stesso tempo coinvolgere, interessare e divertire il lettore. Questa capacità di narrare si esalta nelle poco più di ottanta pagine che costituiscono l’agile volumetto intitolato Allegro, ma non troppo. Pagine, dense di un umorismo

ricercato, privo di ironia e cattiveria perché, come dice l’autore stesso: “Quando si fa dell’ironia si ride degli altri. Quando si fa dell’umorismo si ride con gli altri”. Nei due brevi saggi che lo compongono, intitolati rispettivamente “Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo” e “Le leggi fondamentali della stupidità umana”, Cipolla offre una grande dimostrazione della sua capacità di parlare di argomenti seri con divertimento. Egli narra la storia del Medioevo come una sorta di favola in cui il motore di tutte le azioni e la causa di tutti gli eventi è il pepe, a partire dalla sua mancanza: la conquista araba del mar Mediterraneo e il blocco dei traffici commerciali con

l’Oriente provocano il calo della popolazione europea perché viene a mancare un potente afrodisiaco. Il desiderio di cibi più pepati è alla base delle crociate così come lo sviluppo dei centri urbani nel Trecento è dovuto al fatto che le città ospitavano i mercati per vendere il pepe e così via fino al Rinascimento. Cipolla ride con noi raccontando questa vicenda al limite dell’assurdo e nello stesso tempo sorride di tutti quegli storici – incluso se stesso – che con le loro teorie pretendono di spiegare l’uomo e la sua storia. La stessa raffinata intelligenza la ritroviamo nel secondo saggio, dedicato alla stupidità umana. Cinque leggi fondamentali, spiegate con l’accuratezza del matematico che vuole dimostrare un teorema,

Carlo M. Cipolla Allegro ma non troppo Mulino, 1988

» di Roberto Roveda

Carlo

per far capire le ragioni dell’esistenza di un gruppo umano potentissimo, dannosissimo, impossibile da estirpare e sempre ugualmente numeroso in qualsiasi epoca e a qualsiasi latitudine: gli stupidi.

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» testimonianza raccolta da Stefania Briccola; fotografia di Igor Ponti

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segreti… è importante minimizzare ogni fatica e fare gesti molto calibrati per riuscire a tirare fuori il meglio. Poi uno può fare anche del teatro, ma dipende dalla personalità di ciascuno, tenendo conto del fatto che la musica tende a condizionare l’atteggiamento di chi suona. Ho sempre detto ai miei allievi che c’è un luogo del cuore da raggiungere e siamo lì per presentare la musica e non noi stessi. Mi piace ascoltare di tutto: dalle canzoni dei Queen ai Led Zeppelin. Anche il jazz non mi dispiace e provo ammirazione per l’improvvisazione che è un linguaggio intrigante, con le Nato in Russia e cresciuto tra l’Inghilter- sue regole. Ai miei figli lascio ra e l’Islanda, figlio d’arte, un’esistenza molta libertà: il primogenito segnata dalla musica. La storia di una vive in Danimarca e suona la chitarra elettrica alla Jimi istintiva vocazione per il pianoforte Hendrix, la bambina studia piano e violoncello, mentre anni. Invece mia madre già il figlio minore si dedica al clarinetto. Dopo a due sapeva leggere le note qualche tempo mi sono infatti accorto che e a undici anni entrava a far non era particolarmente portato per il pianoparte della Royal Academy forte. Per il resto… gli esami non finiscono of Music di Londra, un’istimai. L’anno scorso ho inciso un Cd con mio tuzione in cui l’età media è padre che forse uscirà quest’anno. Si tratta di diciotto anni. Da bambino della trascrizione di un pezzo orchestrale di ho sempre avuto la musica Debussy. All’inizio è stato un lavoro pesante nelle orecchie. Mio padre stue difficile, perché mi sentivo una formica diava il pianoforte in condi fronte a un gigante. Ma poi il suo incotinuazione e mia madre era raggiamento ha dato risultati lusinghieri. una cantante professionista. Studio sei ore al giorno, suddivise in due Probabilmente la musica era ore mattutine che seguono il jogging e altre parte di me prima ancora che quattro pomeridiane. Il piacere di suonare nascessi e di conseguenza non è mai venuto meno e lo considero alla suonare il piano è stata una stregua di una dolce schiavitù. Affrontare scelta quasi istintiva, natuuna grande partitura è del resto sempre una rale. Il pianoforte e nulla albattaglia. Tra gli autori che prediligo annotro per me era la musica. È vero Rachmaninov e Scriabin, quest’ultimo difficile spiegare il rapporto ancora poco conosciuto al grande pubblico: vitale che si instaura con la sua musica è straordinaria, anche se gli lo strumento anche perché ultimi brani sono intrisi di un profondo sono molto curioso. Questo misticismo. Invece mi chiedo sempre a cosa significa avere un modo rimirano gli esperimenti dei contemporanei. goroso di suonare, che non Considero la musica un modo di parlare al prescinde mai dalla tecnica, cervello, al cuore e allo spirito… non mi e un rapporto molto intimo interessa investigare le zone oscure della con la tastiera… del resto mente… è un’attività che lascio volentieri sono un pianista di scuola ad altri. Non penso nemmeno che la murussa. Mio padre dice che sica classica possa divenire un mezzo per bisogna stabilire una grande trasmettere contenuti politici. Certa musica affinità con lo strumento che lo è stata, ma non quella classica che è senza deve diventare quasi come un tempo. L’importante è porla prima di tutto prolungamento della propria ed essere messaggeri di qualcosa di più alto. mano. Quando insegno ai Mi spiace vedere come la musica classica sia miei allievi ripeto spesso che spesso considerata elitaria, perché non è chi il vero segreto è non avere la fa, ma chi le sta intorno a renderla tale.

Vovka Ashkenazy

Vitae

ivo a Pura, in Ticino, con la mia famiglia dal 2007. Mio padre (Vladimir Ashkenazy, ndr.) vi risiede dal 1978. Ho deciso di trasferirmi qui dalla Francia quando lui ha avuto dei problemi di salute. In quel momento ho capito che non potevo fare a meno di stargli accanto. Il bisogno di vederlo più spesso è stato insopprimibile. Fortunatamente ho trovato casa vicino a quella dei miei genitori. Da quando dimoro in questi luoghi, tanto amati da pianisti come Arturo Benedetti Michelangeli e da Alexis Waissenberg, capisco meglio il genius loci. La Svizzera rappresenta un miscuglio incomparabile dell’ordine tedesco e della joie de vivre italiana. Mia moglie è fiorentina, ma preferisce abitare in Ticino per diversi motivi che non le fanno rimpiangere l’Italia. Quando penso alle mie radici e al mio girovagare per il mondo riscopro la mia identità scandinava. Sono nato a Mosca da padre russo e madre islandese. Ho lasciato la Russia a pochi mesi e sono vissuto in Inghilterra e poi in Islanda fino all’età di 18 anni. Sono molto legato a questa terra senza tempo anche se poi ho vissuto in Germania, Danimarca e Francia. Dell’Islanda mi manca la natura incontaminata e la grande solitudine che impone all’uomo di conoscere se stesso e i propri limiti. Quando il clima è così duro, sopravvivere è più importante che litigare: non è un caso che nelle specialità automobilistiche i nordici siano i migliori nel rally, dove il confronto è con la natura; mentre gli italiani e i sudamericani siano imbattibili su pista, dove la competizione con l’altro è diretta. Tra i continui spostamenti da una nazione all’altra, la musica è rimasta la mia vera patria. Ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente culturalmente ricco. Quando ho iniziato a studiare pianoforte non ero giovanissimo… avevo già sei

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V


Una civiltà stellare Nell’Anno internazionale dell’astronomia dedichiamo un dovuto tributo al “tetto del mondo” e allo spettacolo naturale che satelliti, pianeti, stelle e galassie ci regalano, gratuitamente, tutti i giorni e tutte le notti. Meraviglie che fanno da sempre sognare uomini comuni e filosofi, oltre a far nascere scienze e discipline, alcune esatte, altre meno. Un firmamento in grado di stimolare la riflessione su chi siamo e quanto piccina sia in fondo la nostra esistenza…

testo di Francesca Rigotti; fotografie di Patricio Calderari e Alberto Ossola


C

he cosa avviene quando l’uomo si incontra con un ordine, il firmamento, immenso, sublime, apparentemente immutabile eppure calcolabile? Succede che immediatamente inizia a riflettere su di esso. L’osservazione del cosmo ha occupato il pensiero umano, nei modi più diversi per millenni. Da una prospettiva pratica, per la navigazione e la misurazione del tempo; da un punto di vista speculativo, per l’idea di una regolarità e di un ordine che dominano e regolano l’universo, attribuiti a una ragione superiore valida ovunque; infine per le forme con le quali l’uomo sperimenta intuitivamente il mondo, più forti delle immagini prodotte dalla scienza con l’ausilio

proprio di tale ragione. Lo constatiamo sulla base di un succinto elenco di discipline connesse allo studio dell’universo ma relative anche al rapporto dell’uomo col cielo stellato. Tale elenco comprende l’astronomia, scienza che studia i corpi celesti e i fenomeni a essi collegati, considerata la più antica delle scienze; l’astrofisica e l’astrochimica, parti dell’astronomia che studiano rispettivamente le caratteristiche fisiche e chimiche dei corpi celesti; l’astronautica, complesso di ricerche relative alla navigazione interplanetaria; l’astrologia, o presunta scienza che presume di determinare gli influssi degli astri sul mondo terreno; infine l’astronoetica, che studia... Studia che cosa? L’astronoetica... Di che cosa si occupa questa

pagina precedente La Luna fotografata da Roncapiano, ultima frazione del comune di Muggio (Valle di Muggio) Apparecchiatura: telescopio rifrattore 11 cm, f/15, Canon Eos 20da, asa 200. Fotografia di Patricio Calderari; elaborazione di Mauro Luraschi


scienza, anzi, che cosa sarà mai? Spiegazione: l’astronoetica è una disciplina inventata dalla fervida fantasia di un estroso filosofo tedesco, Hans Blumenberg, scomparso nel 1996 e autore di opere tanto astruse quanto originali. Tra queste, Die Vollzähligkeit der Sterne, titolo intraducibile che si potrebbe forse rendere con “Le stelle sono tutte lì al gran completo“. Come afferma la canzoncina tedesca che si chiede quante stelle ci siano in cielo, e risponde che ci sono tutte, prova il fatto che il Signore le ha contate a una a una per essere certo che nessuna mancasse (“Gott, der Herr, hat sie gezählet, daß ihm auch nicht eines fehlet, an der ganzen großen Zahl, an der ganzen großen Zahl...“).

L’“ASTRONOETICA“ O LA SCIENZA INTUITIVA

Il nome astronoetica è composto – in analogia con le altre scienze che si occupano dei corpi celesti – dal greco ástron (astro) e dall’aggettivo, sempre greco, noetikós, noetico, che sta per ciò che è relativo alla noési, ovvero la conoscenza primaria e intuitiva. L’astronoetica sarebbe dunque la conoscenza intuitiva dell’universo da parte di coloro che stanno sulla terra. Essa studia i motivi, le fantasie, le nostalgie e i miti di coloro che contemplano l’universo da profani, come la maggior parte di noi: se soltanto nella galassia ci sono più di duecento miliardi di stelle, e se l’universo consiste di miliardi di galassie, la cosa non può lasciarci del tutto indifferenti. In effetti,

sopra “L’ira di giove”. Composizione di due fotografie. Giove è il pianeta in alto a destra (Costellazione del Sagittario); a sinistra la Luna quasi piena (88%); sullo sfondo un temporale alla spalle di Mendrisio fotografato da Rancate il 21 luglio 2008 Apparecchiatura: Nikon D200, asa 400. Fotografia ed elaborazione di Patricio Calderari

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il fascino del “cielo stellato sopra di me“, nelle parole di Kant, colpisce un po’ tutti quelli che alzano il naso all’insù nella notte dolce e chiara e senza vento, e che gli astri riescono a vederli e magari anche a distinguerne un pugno. Attenzione però a dove si mettono i piedi quando si cammina contemplando il firmamento: potrebbe succedervi quel che accadde al protofilosofo Talete, che mentre scrutava le stelle cadde nel pozzo ai suoi piedi, suscitando il riso di una servetta tracia. Eppure Talete era così abile nel calcolare il moto degli astri dall’aver previsto un’eclisse di Sole, oltre che un raccolto straordinario di olive che lo fece diventare ricco perché ebbe l’accortezza di accaparrarsi tutti i frantoi del circondario…

SPETTATORI DELL’UNIVERSO

Anche il piccolo Giacomo Casanova imparò a riflettere sul firmamento grazie a un’osservazione infantile. Una notte – aveva nove anni – scorse, dalla barca su cui si trovava, la riva e gli alberi che correvano via, finché la madre gli spiegò che era la barca a muoversi silenziosamente. Così il fanciullo capì che il sole sta fermo, come la riva, e che siamo noi a muoverci da ovest a est. E la luna, la nostra amica del cuore, come la definiva Schopenhauer? La luna diffonde una luce mite, dolce, mutevole, estetizzante, una luce che non corrisponde al dispotismo della ragione solare unica e definitiva (il dispotismo del “Re Sole“ e di Akhenaton): la luce della luna allude invece

sopra La cometa Hale Bopp ripresa le sera del Giovedì Santo del 1997 (27 marzo), mentre sorvola la cappelletta che si trova a Carì d’Int, in Valle Leventina Apparecchiatura: obiettivo 50mm, esposizione di 7 secondi con uso di un colpo di flash per illuminare parzialmente il piccolo edificio religioso. Foto di Alberto Ossola


a un mondo di congetture e proiezioni, un mondo di fantasie come quelle leopardiane. Pure Giacomo Leopardi fu, come Blumenberg, affascinato dall’universo, dalla sua profondità e dal suo mistero. Leopardi scrisse non soltanto una Storia dell’astronomia, ma anche un Saggio sopra gli errori popolari degli antichi, nel quale si scagliava contro gli astrologi e i loro oroscopi, che spargono “ridicoli presagi“ profittando dei pregiudizi delle persone “per fare un sordido guadagno“. Casi per l’astronoetica sono anche quelli che coinvolgono ognuno di noi che si dedichi talvolta a rimirar le stelle ed esca sgomento dall’esperienza del troppo grande, oppure ammirato dalla medesima esperienza,

che tende a rimandarlo a quella ragione superiore che ne sarebbe la causa. Sono i sentimenti di Pascal di fronte all’immensità dell’universo (“il silenzio eterno di quegli spazi infiniti mi sgomenta“); o quelli di Galileo (“Gli infiniti... sono incomprensibili al nostro intelletto finito per la loro grandezza“), o ancora di Leopardi che vede annegare dolcemente il suo pensiero del mare dell’infinito. Ma ecco avanzare sulla scena, e proprio nell’intuizione di Leopardi, uno degli aspetti principali dell’astronoetica, ovvero il rapporto tra il cosmo e l’uomo, tra gli spazi siderali quieti, silenziosi, eterni, e la stagione “presente e viva, e il suon di lei“. Come dire: bello, anzi sublime

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a sinistra La Spada di Orione. Apparecchiatura: Telescopio Meade sn-6 schmidt-newton f/5, Canon Eos 20da, asa 400. Fotografia di Patricio Calderari; elaborazione di Mauro Luraschi foto di copertina Sole al tramonto dietro la chiesa di Marchirolo, sopra Ponte Tresa (23 dicembre 1991). La fotografia è stata ripresa dal vecchio lavatoio pubblico di Muzzano. L’allineamento del sole al tramonto esattamente sulla linea della chiesa si verifica, da quel luogo, solo nei giorni del solstizio d’inverno. Più a sud la chiesa risulta coperta dalle colline, più a nord il sole non si “abbassa” mai abbastanza verso sud. Questa fotografia è dunque possibile solo 2 o 3 giorni all’anno, sempre che il tempo non sia inclemente… Apparecchiatura: teleobiettivo a specchio di 800 mm di focale e duplicatore di focale. Per attenuare la lumionosità del sole è stata usata una combinazione di filtri neutri. Foto di Alberto Ossola

contemplare l’immensità dell’universo sconfinato e silenzioso; sapendo però di stare sulla Terra, che per quanto periferica è pur sempre viva, presente e piena di suoni. Di nuovo un tema caro al nostro astronomo dilettante, nonché filosofo astronoetico, Hans Blumenberg, cioè il rapporto tra scena e spettatore. Con la rivoluzione copernicana che spodesta la Terra dal centro del sistema solare non cambia soltanto la posizione di tali corpi. Muta, e

radicalmente, anche la posizione dell’osservatore umano, non più al centro di un sistema dal quale immaginava di osservare l’universo a tutto tondo, come nel panopticon, bensì decentrato su un pianetucolo chiamato Terra ✷ Ringraziamenti Un sentito grazie ai fotografi Patricio Calderari e Alberto Ossola, membri della Società Astronomica Ticinese (www.astroticino.ch)


PER SAPERNE DI PIÙ

cielo per conoscerlo. Era di estrema importanza secondo Blumenberg cogliere il messaggio del contrasto tra le cose lontane del mondo delle stelle e quelle vicine del mondo della vita, aspetto così bene evidenziato dal riso della fanciulla. In realtà potremmo meglio dire che le une sono complementari alle altre, che l’osservazione delle prime aiuta quella delle seconde e viceversa: la verità sul cielo, avrebbe detto Copernico, può essere conosciuta soltanto attraverso una teoria vera della terra e dei suoi moti. Anche Alexander von Humboldt, naturalista, esploratore e botanico tedesco (1769–1859), veniva accompagnato, nei suoi famosi viaggi condotti per "misurare" il mondo dalla fama di quello che dal fondo dei pozzi rivolgeva lo sguardo alle stelle. Insomma, l’episodio di Telete appare come una

Hans Blumenberg (1920–1996)

variante della vecchia formula secondo la quale il capo levato denota l’uomo nella sua destinazione essenziale che è di contemplare l’universo (fateci caso: anche lo sguardo di Barack Obama è sempre rivolto verso l’alto). La caduta del filosofo è il segno che si trovava sulla strada giusta: la strada della conoscenza e del sapere, con tutti i suoi rischi e pericoli.

» di Francesca Rigotti

è quello del contrasto tra la teoria, o attenzione rivolta alle verità celesti e la pratica, o capacità di saper fare le cose. La servetta infatti, “garbata e spiritosa” come la definisce Platone che racconta l’episodio nel dialogo Teeteto, pare proprio essere espressamente citata per far notare al filosofo-astronomo che “le cose del cielo si dava gran pena di conoscerle, ma quelle che aveva davanti e tra i piedi non le vedeva affatto”. Talete, dal fondo del pozzo, proseguì certamente l’osservazione astronomica: all’epoca non vi erano evidentemente telescopi e la forma cilindrica del pozzo favoriva l’osservazione della volta stellata, anche se da una posizione alquanto scomoda... Il comportamento stravagante e maldestro del grande Talete esalta in ogni caso l’impresa del “vedere per sapere”, dell'osservare il

Webspecials

Hans Blumenberg – filosofo e docente universitario nato a Lubecca – è noto per aver investigato a fondo nell’intricato mondo dei miti, delle metafore e dei luoghi comuni, contribuendo a delineare lo statuto della metaforologia. Tra le sue opere sono certamente da menzionare Paradigmi per una metaforologia (1991) ed Elaborazione del mito (1991) che con La leggibilità del mondo (1999) vanno a costituire una sorta di “trilogia” in cui l'autore analizza le radici filosofiche del mondo moderno e le modalità di trasmissione degli apparati mitologici. Alla storia di Talete che cadde nel pozzo mentre osservava il firmamento celeste – aneddoto citato nel Reportage a lato dedicato all'osservazione delle stelle – Hans Blumenberg dedicò un intero libro, Il riso della donna di Tracia (1988). Il perno dell’opera

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Omaggio alla

di Ludovica Domenichelli

Due occhioni curiosi spalancati sul mondo. La lingua sempre penzoloni. Le orecchie lunghissime. Ăˆ la cagnolina cicciottella di colore bianco a pallini rossi che quando corre veloce volano via. Alzi la mani chi non la conosce: è la Pimpa!


C

reata dalla penna di Francesco Tullio Altan, dal

plicità e immediatezza di un classico. Senza essere

1975 la Pimpa appassiona e diverte milioni di

cambiata di una virgola. “Ho voluto che la Pimpa – dichia-

bambini in modo affettuoso e intelligente. Un

rò nel corso degli anni Altan – rimanesse così, semplice,

successo incredibile, nato per caso. All’inizio,

elementare, proprio come l’avrebbe fatta un bambino. Anche

questa surreale e simpatica cagnolina era un semplice

nella grafica: se ci fate caso, la Pimpa è un cagnolino dise-

divertimento in famiglia: quando la figlia di Altan, Fran-

gnato in maniera rudimentale, come farebbe un bambino”.

cesca, compì due anni, chiese al papà un cucciolo. Altan

Trovata in un bosco dall’Armando, il suo padrone, un

non esitò: prese una matita è disegnò la Pimpa. Così, per

omone con la cravatta e i baffoni, che sembra burbero ma

caso, appunto. “Ogni giorno – dichiarò in seguito il suo

in realtà la adora e le concede tutto (“se la casa s’inonda, si

inventore in una delle molte interviste rilasciate sui vari

può sempre nuotare…”), la Pimpa da 34 anni corre a per-

quotidiani italiani – prendevo in braccio mia figlia e copiavo

difiato alla scoperta di un mondo coloratissimo dove tutto

i suoi pensieri”. Dalla fervida fantasia della piccola

è animato, alberi parlanti, barche che galleggiano al

Francesca nasce dunque il grande successo

contrario, sedie e case che si muovono, frigoriferi

della Pimpa, dovuto in buona parte alla

che ballano a testa in giù. Un affascinante

somiglianza in tutto e per tutto ai suoi

universo incantato, dove tutto è possibile,

piccoli lettori. La Pimpa parla, si muove,

dove la fantasia è al potere, costruito sul

sogna proprio come un bambino. Ben

piacere della sorpresa e sulla formidabile

presto il mondo gaio e libero della Pimpa

capacità dei bambini di parlare con tutto

conquistò il Corriere dei Piccoli, famoso

e tutti. “I bambini non distinguono l’ani-

periodico dedicato a bambini e ragazzi a

mato dall’inanimato – sostiene Altan – si

cui proprio in queste settimane è dedicata

pensi a quante volte urtano contro un mobile

a Milano una mostra per il suo centenario

e poi si rivolgono a questo dicendo: cattivo!”.

(visitabile sino al 17 maggio prossimo). Dal 1987 esiste un mensile dedicato interamente a lei, edito da

E il gioco familiare continua, così come la favola di una libertà senza tempo. Nel magico universo della

Franco Panini. Alcune storie sono state pure trasformate

Pimpa ha infatti fatto da poco ingresso una nuova figura,

in cartone animato. Per stare al passo coi tempi, è stato

Olivia Paperina, che arriva a casa della cagnolina una

creato un sito, curato da Francesca Altan (www.pimpa.

vigilia di Natale dentro un pacco regalo. Olivia Paperina

it). Un successo incontenibile che non poteva non var-

è ispirata alla nipotina di Altan, la figlia di Francesca,

care i confini italiani: la Pimpa è stata tradotta all’estero

Olivia appunto. Un tratto familiare, intimo che continua

(Spagna, Ungheria, Argentina, Slovenia e Stati Uniti). A

la tradizione. Pimpa diventa così una sorta di sorella mag-

testimonianza di quanto ancora la Pimpa sia trendy, la

giore della Paperina, la sua guida alla scoperta del mondo,

sua presenza in Facebook – la social network più famosa al

attraverso un passaggio di consegne naturale e delicato.

mondo – dove la cagnolina a pois rossi ha migliaia di fan.

Con Olivia la Pimpa si trova a fare quel che un tempo

Nonostante le sue avventure siano molto diverse dai

faceva il saggio Armando nei suoi confronti. A dimostra-

frenetici ritmi di oggi, la cagnolina di Altan ha attra-

zione che anche nel mondo della Pimpa le cose cambiano,

versato indenne le generazioni con la maestosa sem-

si muovono, si spostano, lentamente, come nella vita C

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Il Sole transita nel segno del Toro dal 21 aprile al 21 maggio Elemento: Terra fisso Pianeta governante: Venere Esilio: Marte, Plutone Esaltazione: Luna Relazioni con il corpo: testa, cervello Metallo: rame Parole chiave: perseveranza, ostinazione, fedeltà

» a cura di Elisabetta

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ariete

bilancia

Venere in Ariete di transito nella primissima decade. Grazie al concomitante passaggio di Marte in Acquario questo mese di aprile si potrà concludere con le vie dell’amore a vele spiegate. Successi professionali per i più creativi favoriti dai transiti di Giove e Nettuno.

Dal 1. maggio i nati in settembre saranno baciati da una favolosa configurazione (Mercurio, Venere e Marte). Grazie a questi pianeti la vita sentimentale potrà sintonizzarsi sulle gioiose frequenze dell’amore, della passione e del divertimento. Svolte professionali in arrivo.

toro

scorpione

Fino a fine aprile, Mercurio, il pianeta della comunicazione e dell’intelletto, transiterà nel vostro segno. Approfittate di questo passaggio per intensificare le vostre relazioni sociali, imbastire nuovi rapporti professionali e allargare i vostri interessi.

Marte in quadratura per i nati nella prima decade, Mercurio in opposizione per i nati nella terza. Imparate a tenere a freno la lingua se non volete inficiare i rapporti professionali o di coppia. Cercate di essere più prudenti alla guida.

gemelli

sagittario

Grazie agli ottimi transiti di Venere e Marte la vita affettiva dei nati in maggio prenderà tinte sempre più rosa. Incontri sentimentali e atmosfere romantiche. Approfittate della Luna del 26 e 27 aprile per dare inizio a una dieta disintossicante.

Tra il 27 e il 28 aprile la Luna transitando nel segno dei Gemelli si troverà in opposizione rispetto al vostro Sole. Questo aspetto potrà contribuire a slatentizzare incomprensioni o malumori anche all’interno delle coppie più consolidate.

cancro

capricorno

Tra il 29 e il 30 aprile la Luna si troverà nel vostro segno. Per cui se siete nati in luglio potrete rilassarvi in compagnia della persona amata. Se siete di giugno, sollecitati dal magnetico Plutone, potrete manifestare emozioni fino a ora nascoste.

Grazie al transito di Mercurio nella vostra quinta casa solare potrete trascorrere gli ultimi giorni di aprile tra relazioni mondane e incontri sentimentali. Particolarmente fortunata la giornata del 26 beneficiata da un buon aspetto lunare.

leone

acquario

Venere favorevole, Marte in opposizione. Se volete vivere in maniera proficua questa configurazione imparate a canalizzare l’energia marziana verso obiettivi precisi. Il vostro partner, se vi mostrerete comprensivi, potrà esservi di grande aiuto.

Fraintendimenti per i nati nella terza decade. Mercurio fino al 30 aprile si troverà nel segno del Toro. Questo aspetto potrà inficiare i rapporti con i vostri familiari provocando alcune incomprensioni. Disturbi di stagione. Attenti agli sbalzi di calore.

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Fino al 30 aprile i nati nella terza decade potranno avvalersi di un’ottima forma intellettuale. Grazie al transito di Mercurio vedrete incentivati i rapporti professionali. Favorito il superamento degli esami superiori. Momenti passionali per i nati in agosto.

Negli ultimi giorni di aprile Mercurio ancora positivo per i nati nella terza decade. Grazie alla Luna favorevole del 26 aprile potrebbe arrivarvi un’importante notizia. Cambiamenti sempre per i nati nella terza decae favoriti dall’imprevedibile Urano.

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Se l’Ariete rappresenta il “seme”, il “principio” dell’anno zodiacale, la sua condensazione estrema, il Toro riconduce piuttosto alla sua matrice. Si assiste qui a un passaggio ulteriore nel senso della materializzazione: quando il Sole fa il suo ingresso nel segno, si posa sui prati una rugiada che, filtrando nella terra, la ingravida. Simbolo latente di una crescita pacifica, il Toro riconduce pertanto al processo creativo della natura, con le sue linfe, la sua inesauribile tensione alla vita. E in effetti il segno conserva fortemente questi tratti primaverili: denota fecondità, nutrimento, creatività. Svariati erano i tori mitologici (del Minotauro trattammo ampiamente lo scorso anno, su uno dei primi numeri del nuovo Ticinosette). A Menfi, per esempio, si adorava il bue Apis, espressione della forza procreatrice, di cui a Benevento è ancora oggi visibile una rappresentazione scultorea di origine egizia. Il taurus veniva anche rappresentato sia nell’aspetto zoomorfo sia come figura umana dal corpo taurino. In entrambi i casi la testa era sormontata da un disco solare posizionato fra le corna. Il suo geroglifico, schematizzazione della testa dell’animale, non rappresenta soltanto il capo ma anche l’involucro del seme e la coppa che attende e attira i raggi solari, impulso vitale necessario a ogni processo di crescita e formazione naturale.

“… a albergar col Tauro si ritorna…”

TORO


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Con questo romanzo, Patri-

zia Blanca Weithaler è al suo esordio narrativo. La protagonista, giornalista e scrittrice, ci accompagna in una seconda innocenza non come sinonimo di purezza ma come esperienza di ritorno al grembo materno. Il racconto inizia con la simbologia del risveglio. Infatti è nel mattino, temperato dai profumi marini, che Lucia elabora il passato in un appassionante giorno. Con il desiderio di costruirsi una dimora interiore, riconfigurata da sogni e incubi, ella rivive le esperienze della propria esistenza. Ma il ritorno alla sua storia deve prima fare i conti con l’impotenza, l’inadeguatezza, il senso di colpa e il terrore di impazzire, di uscire di testa e non torna-

re più. In lontananza aleggia infatti la paura di non essere in grado di soffocare un urlo in fondo alla mente. La sua fragilità trova il suo culmine nel momento in cui spurga le ferite, quando la figlia Allegra muore per una malattia e quando si separa dal marito Riccardo. Così Lucia affronta la discesa nell’inconscio, un percorso che le fa compiere gesti irrazionali, quando riveste, senza urlare e senza piangere, la figlia morta. Intona l’inno alle donne, in un gineceo a più voci con Lenita, Liliane, Kristine e Julie. Nella sua seconda innocenza, inscindibile da una seconda verginità, Lucia incontra Luc, l’uomo dallo sguardo lubrico che la fruga nell’intimo. Di lui sapeva tutto senza sapere

nulla. Pur opponendosi condividono originariamente e per magia lo stesso linguaggio. Con Luc asseconda la scelta dell’anima perché è innanzitutto lui a credere che se non la segui stai male, ti senti incompleto, insoddisfatto, sempre alla ricerca. La Weithaler descrive l’atto erotico con parole voluttuose, dissolute e incandescenti. Non c’è falso pudore nel piacere dell’orgasmo e dell’eccitazione. La protagonista trova appagamento una sera di settembre quando il coraggio di attraversare ogni delusione, ogni perdita e sconfitta, il coraggio di bagnarsi nella palude minacciosa e viscida delle proprie ombre, è stato premiato: ogni volta con una scintilla in più negli occhi.

Patrizia Blanca Weithaler La Seconda Innocenza HB International Edizioni, 2008

» di Nicoletta Barazzoni

Abbiamo letto per voi

COSCIENZA ECOLOGICA ALL’INSEGNA DELLA SICUREZZA.

Volvo DRIVe significa automobili con il più basso consumo. Accanto agli ampi spazi interni, al comfort e alla tipica sicurezza Volvo, la nuova Volvo V50 DRIVe dispone dei migliori valori di CO2 della sua classe. Grazie all’automatismo Start/Stop che spegne immediatamente il motore in caso di coda o semaforo rosso, le emissioni di CO2 hanno potuto essere ridotte a 104 g/km.

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LA NUOVA VOLVO V50 1.6D DRIVe START/STOP A PARTIRE DA CHF 37 200.–*. 3,9 l/100 km. www.volvocars.ch *Prezzo netto non vincolante della Volvo V50 1.6D Start/Stop: CHF 37 200.–. 109 CV (80 kW). Consumo in ciclo misto (a norma 1999/100/UE): 3,9 l/100 km. Emissioni di CO2: 104 g/km. Categoria d’efficienza energetica: A.


Âť illustrazione di Adriano Crivelli


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Epigoni

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A quale libro appartiene il seguente finale? La soluzione nel n. 20. Al vincitore andrà in premio Outsider di Friedrich Glauser, Edizioni Casagrande, 2008. Fatevi aiutare dal particolare del volto dell’autore e inviate la soluzione entro giovedì 30 aprile a ticino7@ cdt.ch oppure su cartolina postale a Ticinosette, Via Industria, 6933 Muzzano.

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“Ero circondato da persone che amavo e mi sentivo insieme triste e felice. Pensavo a che casino era stata la mia vita finora, ma non sarebbe andata sempre così”.

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La soluzione a Epigoni è: La casa del sonno di Jonathan Coe (Feltrinelli, 1998).

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Il vincitore è: L.C., Rodi-Fiesso.

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1. Ha dipinto la celebre “Madonna dell’arancio” • 2. Detestare • 3. Disgregare, logorare • 4. Dispari in canna • 5. Dittongo in pietra • 6. Stato USA • 7. Il figlio di Ludovico il Pio • 8. Misure di capacità • 9. Il rischio del giocatore • 14. Una conquista delle donne • 16. La bevanda che si filtra • 18. Stimolate, incentivate • 21. Un orientale • 24. Bollenti, infuocati • 26. Tese • 30. Onorifica • 32. Fu mendico a Itaca • 39. Danno un punto a scopa • 41. Labili tracce • 43. Precede la notte • 44. Vi sosta la carovana • 47. Le iniziali della Piccolo • 49. Ohio e Malta.

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1. Un insetto portafortuna • 10. Adatte • 11. Olio inglese • 12. La prende il tiratore • 13. Cime • 15. Attraversa Berna • 16. Nome di donna • 17. Sono simili ai cammelli • 19. Cantore epico • 20. Mania senza limiti • 22. Un dato anagrafico • 23. Complessi canori • 25. Vasi panciuti • 27. La nota degli sposi • 28. Cono centrale • 29. Ippolito, scrittore • 31. Musi lunghi • 33. Articolo romanesco • 34. La stella principale dello Scorpione • 35. Fa le fusa • 36. Aree circoscritte • 37. Consonanti in liuto • 38. Paladini • 40. Si detto a Londra (Y=I) • 42. Bel paesino malcantonese • 45. Quasi belle • 46. Pronome personale • 48. Il noto Ramazzotti • 50. Manovali • 51. Uncini da pesca.

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Le soluzioni verranno pubblicate sul numero 20.

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