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numero

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L’appuntamento del venerdì

Il segreto di Capolago

Agorà - Allattamento Luoghi - Bissone Kalendae - Carnevale

Corriere del Ticino

laRegioneTicino

Giornale del Popolo • Tessiner Zeitung

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numero 8 13 febbraio 2009

Agorà Allattamento: un seno per la vita

DI

LUDOVICA DOMENICHELLI

Arti Jackson Pollock. La danza dello sciamano

DI

Media Audiolibri. Camilleri con la voce di Fiorello

Impressum

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ALESSANDRO TABACCHI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . DI

PAOLA TRIPOLI

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Chiusura redazionale Venerdì 6 febbraio

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

Direttore editoriale Peter Keller

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Amministrazione via San Gottardo 50 6900 Massagno tel. 091 922 38 00 fax 091 922 38 12

Direzione, redazione, composizione e stampa Società Editrice CdT SA via Industria CH - 6933 Muzzano tel. 091 960 31 31 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

Stampa

(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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In copertina

Il relitto del battello “Milano I” sul fondale di Capolago Fotografia di Franco Banfi

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DI

GIANCARLO FORNASIER . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Gastronomia Ulivo. Le virtù dell’olio

NICOLETTA BARAZZONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Vitae Mario Fontana

DI

FABIO MARTINI

Reportage Il segreto di Capolago

DI

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DI

SABRINA BELLONI; FOTOGRAFIE DI FRANCO BANFI . . . . . . .

Tendenze Moda. La sostenibile leggerezza delle nuvole

DI

MARISA GORZA

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Redattore responsabile Fabio Martini

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Luoghi Bissone. L’arte che vien dal lago

Tiratura controllata 90’606 copie

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FRANCESCA RIGOTTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Astri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Kalendae Il Carnevale

DI

Libero pensiero Gentile Redazione, Devo dire che non mi è parso quasi vero leggere su un settimanale del piccolo Ticino un articolo dedicato ai... Popol Vuh...?! In verità la mia compagna l’altra mattina mi chiama chiedendomi se avevo visto Ticinosette: io gli faccio notare che della televisione mi importa ben poco e che in rete trovo tutto quello che voglio. Ma lei sapeva della mia passione per la musica teutonica, in particolare per quell’incredibile periodo che è stato il decennio che va dal 1968 alla fine degli anni Settanta. Sì, la Kosmische Musik, anche se ho visto che il signor Martini ritiene limitante inserire i Popol sotto questa “etichetta”. Io no, visto che la “compagnia” è quantomeno fantasmagorica. Parliamo di gente come i Neu, i Faust, gli Amon Düül, gli La Düsseldorf, ma anche i Kraftwerk... Per non parlare dei Can, cinque geni assoluti, creativi come non pochi, usciti in parte dalla scuola del maestro Stockhausen. Pensate che mi comprai una loro raccolta di brani per colonne sonore (“Soundtracks”, roba del 1968) quando avevo poco più di 17 anni (ora ne ho, ahimé, molti di più...) e per giorni e giorni non feci che ascoltare quell’incredibile “Mother Sky” senza riuscire a staccare la vecchia puntina dal mio coccolato giradischi. Un’operazione che continuo a compiere ancora oggi quando, dopo aver messo a letto i pargoli (e lasciato addormentare colei che mi accudisce...) mi stendo sul divano, inserisco il jack delle cuffie nel mio amplificatore valvolare... e mi abbandono a quei quasi 10 minuti di serena pazzia. Grazie per la bella sorpresa ragazzi! G.M., Coldrerio

Gentile lettore, La ringrazio per la risposta che trasuda entusiasmo e passione. Certamente, obiettivo della redazione è quello di sollevare il velo su fenomeni musicali a quali non solo siamo legati per frequentazioni generazionali ma che restano, oggettivamente e al di là di ogni possibile obiezione, dei punti fermi nello sviluppo dell’arte musicale del Novecento. E il richiamare alla memoria delle persone gruppi come i Popol Vuh assume un valore tanto maggiore in un’epoca in cui vengono fatte passare per arte produzioni di assoluta inconsistenza (un esempio per tutti, l’acclamato pianista Giovanni Allevi). Il problema è, per dirla alla Borrelli, “resistere, resistere, resistere” alla tracotanza del mercato e al tentativo di imporre a noi umani modelli buoni (forse) a stimolare la produzione di latte nelle stalle. In anni ormai lontani, il regista tedesco Wim Wenders – che al gruppo dei Can affidò la colonna sonora del film Alice nelle città – ebbe a dire che imperativo di ogni fare artistico è quello di “rispettare l’intelligenza altrui”. Di fronte al tentativo generalizzato di prenderci per scemi, noi di Ticinosette continueremo… E allora sarà la volta dei Van der Graaf Generator, degli Wire, dei Grateful Dead, di Roscoe Mitchell, dei Soft Machine, dei Talking Heads, dei Clash, di Ornette Coleman, della Band e di tutti quegli artisti che con la loro musica hanno dato valore e senso al nostro tempo e credo sinceramente anche a quello a venire. Cordialmente, Fabio Martini


Allattamento: un seno per la vita

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Agorà

In Ticino oltre il 95 per cento delle donne preferisce il seno al biberon per nutrire il proprio bebè. Non tutte le neomamme raggiungono tuttavia il traguardo dei sei mesi di allattamento, come preconizzato dall’Organizzazione mondiale della sanità. All’origine di queste interruzioni, spesso sofferte, vi sono ancora oggi ragioni socioeconomiche…

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iduce il rischio di sovrappeso, allergie, malattie cardiovascolari, ipertensione, tumori e diabete. Attenua la propensione alla depressione, favorisce lo sviluppo cognitivo e avrebbe effetti benefici sul funzionamento del cervello. Una vera manna dal cielo verrebbe da dire. Di cosa stiamo parlando? Dell’alimento più conveniente che ci sia al mondo: il latte materno.

L’importanza dell’allattamento Negli ultimi anni siamo stati letteralmente inondati da studi e ricerche che illustrano i molteplici effetti benefici dell’allattamento al seno, una pratica che nell’ultimo decennio è tornata prepotentemente di moda. In effetti, è in costante crescita il numero delle neo mamme che sceglie il seno al posto del biberon per nutrire il proprio figlio nei primi mesi di vita. “Nel nostro nosocomio circa il 95% delle neomamme sceglie di allattare il proprio bebè” conferma la consulente per l’allattamento dell’Ospedale Regionale di Lugano Luzia Mariani, che aggiunge: “Al mese ci sono soltanto due o tre pazienti che scelgono per motivi personali di non ricorrere all’allattamento al seno, oltre evidentemente a chi è impossibilitato per problemi fisici, una percentuale tuttavia molto esigua”. Anche alle nostre latitudini la vasta opera di sensibilizzazione promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sta dunque raccogliendo i frutti sperati. Un’informazione a tappeto, supportata sì dall’OMS, ma anche da Unicef attraverso iniziative quali “Ospedale amico dei bambini” – che

offre ai nosocomi delle linee guida per sostenere le mamme in questo delicato momento della loro vita – cui hanno aderito in Ticino i quattro ospedali regionali di Lugano, Locarno, Bellinzona e Mendrisio, e dall’insorgere sul territorio di tutta una rete di sostegno, quali i consultori o gli incontri mensili organizzati dalla Lega Leche Svizzera (www.stillberatung.ch). Ciononostante, sostengono gli esperti, si può ancora migliorare. Sono ancora troppo poche le donne che allattano in modo esclusivo con latte materno il proprio bebè per almeno i primi sei mesi, come auspicato dall’OMS. Secondo gli “addetti ai lavori” sei mesi corrisponderebbero al tempo necessario affinché i vantaggi di questo tipo di alimentazione naturale vengano sfruttati fino in fondo da mamma e neonato. “Sono effettivamente ancora molte le donne che, benché consapevoli dei benefici dell’allattamento – sostiene Luzia Mariani –; si lasciano scoraggiare da difficoltà, piccole o grandi, che possono insorgere una volta sole tra le quattro mura di casa. È dunque molto importante informare sulle molteplici occasioni di sostegno esistenti in Ticino. In questo senso l’informazione non è mai abbastanza, visto che, complice la stanchezza e la fragilità psicologica nei primi mesi dopo il parto, troppo spesso la donna passa al biberon senza nemmeno far ricorso alle reti di sostegno esistenti ”.

Una scelta in crescita Ma facciamo qualche passo indietro nel tempo. Soltanto 25 anni fa esistevano poche e scarse documentazioni inerenti


Il fattore socioeconomico A influenzare queste percentuali vi sono fattori di diversa natura. Allattare non dovrebbe in nessun caso implicare aspetti di tipo socioeconomico, ma di fatto spesso accade. Le madri appartenenti ai ceti sociali bassi allattano in media per un periodo di tempo minore rispetto a quelle provenienti dai ceti più alti. La ripresa dell’attività lavorativa viene spesso vissuta dalla donna come un ostacolo insormontabile al proseguimento dell’allattamento. “I ceti più bassi sono in genere quelli meno informati sui propri diritti e per il timore di perdere il posto di lavoro abbandonano prematuramente questa pratica – conferma Luzia Mariani –. Anche chi, invece, conosce molto bene i propri diritti vive con stress il fatto di dover nutrire il proprio bambino sul posto di lavoro o di ‘pompare’ il latte. Spesso la mancanza di luoghi appartati e tranquilli, costringe la donna a rinchiudersi nei bagni, rendendo il tutto davvero poco piacevole”.

L’allattamento: un diritto La madre che allatta e lavora ha diversi diritti da far valere nel primo anno di vita del bambino, regolamentati dalla legge federale sul lavoro. L’azienda per cui lavora deve per esempio metterle a disposizione un locale adatto con un divano per allattare. La madre può al-

lattare il suo bimbo sul posto di lavoro o fuori dall’azienda e il tempo dedicato all’allattamento non deve essere compensato, né prima né dopo. Il periodo d’allattamento non può inoltre essere dedotto da altri periodi di riposo, per esempio dai giorni di vacanza. Inoltre se l’allattamento avviene all’interno dell’azienda è da considerarsi tempo di lavoro; se invece la donna lascia il posto di lavoro per allattare, la metà del tempo di assenza va riconosciuta come tempo di lavoro. Nel caso di lavori gravosi o addirittura pericolosi, non devono esistere rischi per la madre e per il bambino: in caso contrario esiste il diritto di rimanere a casa percependo l’80% del salario nel caso non possa essere adottata alcuna misura di sicurezza adeguata o non si possa offrire un lavoro equivalente senza pericolo – confronta artt. 35-35b Legge federale sul lavoro (LL), rispettivamente artt. 60-65 Ordinanza 1 concernente la Legge sul lavoro (OLL1) –. Sulla carta è tutto chiaro, ma questi diritti sono davvero attuabili nella realtà? Molti sono gli interrogativi, ciò che invece è certo è che le sole 14 settimane di congedo maternità previste dalla legge federale (LIPG) rendono di fatto molto complicato scegliere di allattare per un periodo di almeno sei mesi per le madri intenzionate a rimettersi al lavoro.

Agorà

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» di Ludovica Domenichelli; illustrazione di Simona Meisser

questo tema e il numero di donne che ricorreva all’allattamento al seno era una minoranza. Ma non solo: il periodo a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta era ancora molto presente nel subconscio femminile e le donne che grazie a biberon e latti artificiali credevano di aver finalmente raggiunto la parità dei sessi coinvolgendo i padri nel ruolo di nutrice, non erano assolutamente disposte a fare dei passi indietro in questo lungo e travagliato processo di emancipazione. Col tempo l’universo femminile si è tuttavia reso conto che parità dei sessi non significa per forza uguaglianza anatomica e fisiologica e così nel corso degli anni molte mamme hanno riscoperto il piacere di allattare il proprio bambino. In numeri, secondo una statistica del 1994, il 71% delle donne allattavano per soli due mesi, il 62% per tre e il 48% per 4 mesi. Questa percentuale è cresciuta sensibilmente nel corso degli anni, e secondo l’ultimo studio effettuato in Svizzera – risalente al 2003 – il 94% delle madri sceglie di allattare il proprio bimbo. Soltanto il 5% dei neonati riceve dunque un’alimentazione complementare prima dell’inizio del quinto mese di vita, mentre la maggior parte delle donne introduce questo sistema tra il quinto e il settimo mese.


La danza dello sciamano

Arti

Hampton, Long Island, 1947. Studio di Jackson Pollock. La tela vuota stesa sul pavimento. A contorno una ridda di barattoli strabordanti colore, sopra un tavolone di legno pennelli di ogni genere, grandi come una scopa o piccoli come una matitina, incrostati di colori, forse olio, forse duco, forse colla e tempera mischiate assieme... E poi tele ancora grezze appena montate appoggiate alle pareti dello studio, per terra lattine di birra e cartacce. In mezzo a questo bailame un uomo sui trentacinque anni, dall’aspetto atletico, il volto segnato da rughe profonde, gli occhi febbrili, si agita in preda alla creazione, gira attorno alla tela vuota, calpesta vecchi fogli dimenticati, poi d’improvviso affonda un pennello nel barattolo di colore che regge con l’altra mano e lascia colare sulla tela un filo di nero, prima lentamente, poi con fare vorticoso. Genera in aria quelle forme che ricadranno pochi istanti dopo sulla tela. Il pennello zampilla fili densi nello spazio. Il respiro si fa condensa in sbuffi bianchi: lo studio è gelido, perché i soldi ancora non si vedono ed è inverno, ma who gives a f**k! – più o meno, ma chi se ne frega!... – il movimento del corpo è tale da scaldare ogni fibra. La mano dell’artista si ferma un secondo, per riprendere con nuovo slancio. Il segno diviene man mano un groviglio di linee, che poi si ricompongono a formare dense spirali e curve vertiginose. Da questo labirinto caotico è ora di fare emergere l’abbozzo di un ordine sulle diagonali, subito spezzato a favore di gigantesche colature orizzontali. Nel giro di alcuni minuti a queste ultime si affiancano e si sovrappongono portentose modanature verticali. Al nero si mischiano altri colori, lampi gialli, fiammate rosse. Cambiano i pennelli, alcuni

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East

Una grande mostra a Vercelli permette di rivivere la straordinaria stagione creativa dell’artista statunitense Jackson Pollock, uno spirito libero dalla forza coinvolgente

Jackson Pollock (immagine tratta dal sito www.goldbergmcduffie.com)

colpi raggiungono la tela, fra le linee compaiono delle densissime pennellate argentee, che verranno poi seppellite da altri strati di colore. Il pittore si muove con la forza di un ballerino, non lascia tregua al fare creativo. Diviene un tutt’uno con l’opera, le ruota


Mostre

Peggy Guggenheim e la nuova pittura americana Per chi volesse provare le emozioni di confrontarsi dal vero con le opere di Pollock, consigliamo una visita alla mostra presso il centro espositivo ARCA alla ex chiesa di San Marco a Vercelli, fino al 1. marzo 2009. Sono presenti anche capolavori di De Kooning, Rothko e altri.

Film

Pollock Pellicola del 2000 di e con Ed Harris dedicata all’artista. Notevole per la ricostruzione storica della vicenda artistica ed esistenziale di Jackson Pollock, un maledetto che ispirò un’intera generazione di ousider, musicisti, pittori, attori e scrittori... da Marlon Brando a Jack Kerouak.

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suprema armonia caotica e persino alcuni pezzi di corda e due chiodini – calciati involontariamente qualche minuto prima e finiti nel mezzo della tela – si sono agglutinati ai rossi e ai marroni. Si abbinano a meraviglia. Infine la tempesta si placa. L’opera è pronta. Le grandi pianure svaniscono nella nebbia. Le mani doloranti si fanno sentire. La gola è secca. Lo sciamano ha terminato la sua danza. È secondo queste modalità che vennero alla luce dipinti come Alchemy, Cathedral, Full Fathom Five, Enchanted forest. Da quel freddo inverno del 1947 l’arte non sarà proprio più la stessa.

» di Alessandro Tabacchi

attorno, vive in essa, talvolta il suo piede calpesta un grumo di colore ai bordi della tela. Non è più un maschio bianco della Grande Mela, ma un indiano delle grandi pianure intento a danzare in onore del Grande Spirito. Lui che quelle pianure le ha attraversate davvero, da bambino, durante la Depressione, a bordo di uno sgangherato camioncino Ford del 1919, tutto ruggine e polvere. Se ripensa al grande Ovest, a tutta quella luce, l’orrore si mischia alla nostalgia, l’assoluto lo chiama e la fantasia può correre senza freni. Danza selvaggio attorno alla tela perché la sua vita pare avere un senso solo nel movimento. Nell’atto creativo, nella pura azione non mediata dal pensiero sente di raggiungere un unità con il tutto, una forza ancestrale che lo libera dal dolore. Il colore si fa sangue, il suo stesso sangue, la tela diviene prateria sconfinata dove saggiare la libertà. Ormai la massa di colore ha raggiunto una

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da casa editrice da strapazzo. Invece, udite udite, l’Ulrico nazionale, quello che dal Canton Turgovia sbarcò a Milano divenendo in poco tempo l’editore di riferimento della che cambiare argomento, ma borghesia colta per antonomasia, l’Hoepli, io ho voluto andare in fonper intenderci, non ha disdegnato l’investido alla questione. Dopo aver mento. Circa settemila audiolibri in francese, spulciato tra le migliaia di inglese, italiano, russo, spagnolo, tedesco nel titoli a disposizione dell’ausuo catalogo. Non solo: complice l’estate, a ditore incallito, ho deciso giugno di quest’anno anche “Espresso” e di partire con un classico sì, “laRepubblica” hanno “calato i remi” nel ma che fa correre la fantasia. nuovo mercato dando a “panino” insieme Don Chisciotte della Mancia al cartaceo settimanale, nientepopodimenoche mi è sembrato il personaggio un audiolibro dell’autore italiano best seller capace di accompagnarmi in del momento: Camilleri letto da Fiorello. questa insolita e incredibile Radiodramma o accompagnato da musica, avventura, curiosa com’ero di cd, mp3 o computer, invece di girare paascoltare il rumore dolce dei gina, ecco i tasti rewind e forward e, invece mulini a vento. Messe le mie del segnalibro, la tecnologia fa si che ogni due “pulci digitali” nelle orecvolta che riaprite il vostro audiolibro questo chie, ho iniziato l’ascolto. riprenda dal punto in cui avete interrotto Attenzione, è un percorso ad l’ascolto. Ma non tutto naturalmente è diostacoli. Se riuscite a superare sponibile. Grande l’assortimento dei classici, le cosiddette “sole” – quelle introvabili i nuovi autori. Migliaia i titoli in narrate da una voce asettiinglese – il mercato anglosassone è il primo ca, stile gestori di telefonia della lista – pochi ancora quelli in italiano. –, solo allora l’audiolettura Insomma sapere è necessario, scegliere è può diventare un’autentica libero arbitrio. goduria. Detto questo, bisogna aggiungere che molti Lontana dal diventare una soaudiolibri si possono scaricare gratuitacia del Club degli Autolettori, mente dal web o acquistare on line a partire da 3 euro su vari siti Audiolibri: pagine da ascoltare per lettori on dedicati. Nonostante the road, automobilisti e pendolari dell’esi- ciò io rimango sempre tra quelli che adora il stenza. Un modo più diretto per entrare in profumo della carta, il contatto con la letteratura senza il bisogno rumore delle pagine, di dover voltare pagina l’orecchietta nell’angolo in alto a destra che peraltro esiste veramente, per tenere il segno. Trovo i cartacei pensieri vi dirò che mi sono immagiutile scrigno per nascondere biglietti segreti, nariamente iscritta al club da decisamente più sentimental che non tecnome fondato dei “lettori on logical. Eppure, vi assicuro, ho apprezzato il the road”. gusto di una pedalata su per i monti, l’aria Lo so, molti di voi storceranfine, il cielo terso, la neve sulle cime, e nelle no il naso, penseranno: cose orecchie, le gesta dell’hidalgo della Mancia.

» di Paola Tripoli; illustrazione di Mimmo Mendicino

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Camilleri con la voce di Fiorello

Media

ne Italia. Inizia la mia giornata. Approfitto, come tanti, del tempo del viaggio per leggere. Estraggo dalla borsa un’edizione Feltrinelli, riprendo da pagina 143. Accanto a me un uomo, auricolari alle orecchie. Seguo con la coda dell’occhio il filo bianco, e dall’orecchio arrivo dritta all’ultimo modello in voga di lettore mp3. Penso… ho voglia di aggiornare la mia hit-parade musicale e, a costo di sembrare una ficcanaso, gli chiedo: “Mi scusi che musica ascolta?”. Lui mi risponde seccato: “No musica… ascolto parole, parole in audiolibro!”. Una nuova trovata? No, pare siano vecchi quanto il cucco, ma con i tempi che corrono e visto il veloce scorrere del tempo, stanno guadagnando inesorabilmente terreno! Nell’era del digitale, delle fibre ottiche, arrivano gli audiolibri in mp3: narrativa, saggistica, manuali, grandi classici, testi di autori sconosciuti, letti con voce da guinness di scuola di dizione da grandi attori o con la voce suadente del vicino della porta accanto. Sono il segno dei tempi! Ciò che ci resta se ci lasciamo triturare, parafrasando un famoso sketch del Carosello di altri tempi, dal logorio della vita moderna! Detto questo potremmo an-

www.hoepli.it Se volete accedere al mondo degli audiolibri di qualità, la casa editrice milanese sul suo sito, cliccando sul link audiolibri, vi apre le porte per accedere ai titoli presenti nella sua libreria. Al momento sono 166 quelli disponibili in lingua italiana.

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Ore 9.05. Treno Tilo, direzio-

Internet


SE SPECRIE IALI CR-V

Elega nce « A2.0i lcanta Civic T ra » y p « Cham e R Plu s pionsh ip »

Questo sei tu. Questo sono io. I documenti di identità sono la nostra storia, la nostra persona, ufficialmente, e al tempo stesso sono anche qualcosa d’altro: descrizioni di qualcosa che ci corrisponde, doppi cartacei della nostra persona, di cui non sappiamo granché.

» di Giancarlo Fornasier

Con queste parole Valentin Groebner introduce i lettori alla scoperta del suo saggio dedicato a una delle molte e attualissime invenzioni medievali: il documento d’identità. Il libro rappresenta un’affascinante raccolta di alcuni degli aspetti che hanno portato alla nascita delle tecniche di identificazione, un racconto preistorico di quella cinquantina di paginette munite di copertina e fotografia senza le quali non si è nessuno. Una storia parziale e incompleta – come lo stesso autore avverte –, tanti erano i luoghi e le modalità per capire chi ci stava di fronte. Lo storico, già docente universitario sia a Basilea sia a Lucerna, focalizza il suo punto di osservazione sul periodo che va dal XIII al XVII secolo, lo stesso che porterà anche alla moderna accezione di “indirizzo” e durante il quale non ci si poneva ancora il dubbio della “nazionalità”. Un legame, quello tra nazione e passaporto, che prenderà corpo solo a partire dai primi decenni dell’Ottocento. Il volume non ripercorre la successione degli eventi secondo una stretta e lineare cronologia: raccoglie piuttosto l’insieme di “storie” personali, vicende di persone riconosciute spesso solo attraverso sigilli, stemmi, insegne, indumenti – questi ultimi segni di identificazione ma anche di dissimulazione… –, come pure dal corpo e dalla pelle, elementi-supporti univoci di “identità”, “identificazione” e “individualità”. Un percorso lungo centinaia di anni che dalla persona in “carne e ossa” condurrà a quella “cartacea” sino alla contemporanea digitalizzazione. Uscito nel corso del 2004 come Der Schein der Person (Verlag C.H. Beck), il titolo originale ha l’indubbio vantaggio di allargare lo spettro semantico del concetto di identità: in tedesco Schein non si limita a definire un “attestato, certificato, formulario”, ma ampliandosi diventa “luce, chiarore” e soprattutto “apparenza, aspetto”. Sostantivi che paiono meglio sintetizzare il più attuale e destabilizzante degli interrogativi, lo stesso che Groebner si pone: chi è chi?

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Abbiamo letto per voi

Valentin Groebner Storia dell’identità personale e della sua certificazione Casagrande, 2008

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L’arte che vien dal lago

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Luoghi

meriodionale del cantone con il settentrione. Certamente la scelta per l’insediamento del villaggio è stata favorita da una facile accessibilità alla riva e dalla possibilità di traghettamento di merci e persone in un punto dove la distanza tra le due sponde del Ceresio è ridotta e il collegamento semplificato. Se nel 1054 e nel 1439 le carte attestano la sicura presenza di un castello (oggi non più esistente), all’inizio del XII secolo Bissone diventa il centro della resistenza ghibellina nella contesa tra Como e Milano, e per tutto il basso Medioevo il villaggio continua a svilupparsi, allungandosi in modo costante verso la sponda a formare un caratteristico tessuto urbano “a pettine”. La crescente importanza della pesca – che legava Bissone, Melide e Morcote dal privilegio dell’honor piscium, il diritto di pesca a pagamento e di approvvigionamento della città di Lugano – sarà fondamentale per lo sviluppo del paese e la sua fortuna. Tanto che tra XIV e XVII secolo il fronte a lago viene sempre più occupato dalle dimore delle arricchite famiglie borghesi, le cui facciate mostrano ancora oggi preziose decorazioni a stucco e dipinti murali. Ma sarà il portico l’elemento architettonico capace di legare questi edifici: un luogo di transito certo, ma Lapide commemorativa posta sulla casa natale di Francesco Borromini in particolare di commercio e di ristoro. E una soluzione urbanistica che ancora oggi Lasciate la vostra auto o il longobarda come Blixuni (735 caratterizza il lungolago, tra i più interessanvostro treno a Melide e rega- d.C.), l’odierno nucleo di Bisti e intimi dell’intero cantone: la pur breve latevi venti minuti di lento sone apparteneva al convento passeggiata – fatta di poche centinaia di incedere. Mentre scendete milanese di Sant’Ambrogio. È passi sotto le ampie e basse volte – sembra verso sud, gettate alla vo- assodato che il primo gruppo trasportare in un luogo dove colori, odori, stra sinistra uno degli ultimi abitato sia sorto a un certa dirumori e spazi appartengono a un tempo sguardi alla Romantica – e stanza dal lago, più a ridosso lontano. Ancora ai giorni nostri – quando chissà, se il buon Dio vuole, della montagna rispetto al strada cantonale, autostrada e ferrovia non verrà forse risparmiata ancora suo limite attuale, confinanirrompono nella naturale quiete delle straper qualche anno… – prima dine del paese... – è di procedere sulla passeggiata Vi sono luoghi capaci di regalare in pochi possibile fare propria che vi conduce alla sponda passi il meglio e il peggio di un’urbanizzazio- l’atmosfera malinconiopposta del Ceresio. Seguite ne priva di pianificazione e di rispetto per la ca tipica dei paesini di così il ponte diga costruito lago, segnata dall’innel 1847 e attraversato a par- stratificazione storica. L’esempio di Bissone, frangersi delle acque tire dal 1874 dalla ferrovia un paese che non finisce di sorprendere sulla sponda ghiaiosa prima e in seguito, dal 1966, e dagli uccelli che scrudall’autostrada. te con spazi coltivati a vite tano le rive alla ricerca di cibo. Oggi pioviggina: quel villag- e ulivo presenti sul pendio, Ma Bissone regala ben altro. Paese natale di gio là in fondo, affacciato sul come riportano le fonti altoimportanti famiglie di architetti, stuccatori e lago, con alle spalle bassi e medievali. Il villaggio era naartigiani che operarono soprattutto all’estepesanti grigi tendaggi di nu- to sull’importante direttrice ro – da Francesco Borromini (1599–1667) a vole, pare così lontano e per- nord-sud, un percorso che anCarpoforo Tencalla (1623–1685) a Bernardiduto. Documentato in epoca cora oggi collega la parte più no da Bissone (1486 ca.–1521) ai vari Gag-


poche centinaia di metri più a nord, nel comune italiano di Campione. Visto dai più come luogo di transito, di perenni colonne d’auto e di barriere fonoassorbenti, oggi Bissone pare osservare perplessa quanto le sta accadendo attorno: dal mastodontico casinò alla sua destra all’ormai condannata Villa Branca di Melide che gli sta di fronte, tutto cambia e si piega a progetti che si susseguono veloci. Sarà la modernità, sarà la speculazione, sarà forse quel tanto irrinunciabile sviluppo… che tutto pare fuorché cosciente di se stesso e dei doni che il tempo ci trasmette.

Libri

Ivano Posperi Bissone SSAS, 1999 Il volume – edito dalla Società di Storia dell’Arte in Svizzera, www.gsk.ch – fa parte della collana “Guide di monumenti svizzeri”, una serie di opuscoli dedicati al patrimonio storico-artistico. AA.VV. Guida d’arte della Svizzera italiana Casagrande, 2007 Nelle 600 pagine la pubblicazione curata dalla SSAS presenta in modo esaustivo tutto il bagaglio artistico e culturale cantonale. Un’aggiornata opera tascabile per scoprire quanto di straordinario il territorio propone.

» di Giancarlo Fornasier

gini, Maderni, Garovaglio, solo per citare i più noti –, questi arstisti-emigrati lasceranno anche sulle sponde del lago importanti tracce del loro operato, con risvolti economici non indifferenti. In questo senso si spiega la presenza a sud dell’abitato della Chiesa parrocchiale di San Carpoforo – documentata sin dal 1148 e trasformata completamente dopo la metà del XVII secolo –, oggi profondamente segnata dalla sua infelice posizione ma tra i più meravigliosi e morbidi esempi di Barocco in Ticino... di una ricchezza quasi sconcertante. Oppure, a nord, dell’Oratorio di San Rocco – decorato in stile barocco nella prima metà del Seicento –, oltre alle già citate case borghesi. Sono gioielli di una corona che include la straordinaria Chiesa di Santa Maria dei Ghirli – documentata sin dal 874 e decorata da Isidoro Bianchi (1581–1662) nei primi decenni del XVII secolo –, affacciata sullo stesso lago ma

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Le virtù dell’olio

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Laniado Nessia Olio di oliva Apogeo, 2006 Il volume presenta l’olio extravergine in tutte le sue molteplici sfaccettature: dal mito alla storia, dagli usi terapeutici a quelli gastronomici, un percorso per conoscere l’oro del Mediterraneo.

secolari e terrazzamenti naturali. Da queste due località si può fantasticare sulle gesta dei coltivatori che nelle fattorie, con la vecchia macina, il torchio e l’asino, ottenevano la spremitura a freddo delle olive, la cui pasta assicurata dalla frangitura, era formata da polpa e nocciolo schiacciati. Il rituale della coltivazione, della cernita e della raccolta, – che è racchiusa parte della secolo dopo secolo, ha siglato l’importanza tradizione cristiana sul cui di questo frutto morbido ma ostinato. I sfondo l’ulivo domina come nemici di sempre dell’ulivo sono il gelo, la simbolo di pace e purificagrandine e la mosca olearia. Ma non solo… zione? Anche la mitologia e Nel corso del 2008 numerose sono state le la storia greca sono dissemicontraffazioni scoperte in Italia, un fatto che nate di riferimenti all’ulivo, ha suscitato perplessità e reazioni un po’ in ai suoi rami appuntiti con tutto il mondo. Intendiamoci, sono molcui Ulisse accecò il Ciclope, e tissimi i produttori italiani che si dedicano alle sue molteplici proprietà: con amore alla ricerca dell’eccellenza ma vi con esso si illuminavano le è anche chi percorre vie illegali, immettendo case, le cattedrali, i templi sul mercato prodotti che con l’ulivo non e gli edifici pubblici. Acquihanno nulla a che fare. Si tratta spesso di oli stava poi particolare rilievo di soia o di girasole, abilmente contraffatti nei riti funebri, come dono per riprodurre le caratteristiche del re delle che accompagnava il defuntavole, ma non dannosi per l’organismo to, simbolo di scongiuro e di come ebbe a dichiarare Vincenzo Russo, uno rinascita. dei procuratori che si sono occupati del caso. È sul Sentiero degli ulivi che Al di là della pessima ricaduta di immagine Protagonista sulle nostre tavole, l’olio extrasu un settore nel comvergine d’oliva racchiude in sé una storia plesso sano e orientato millenaria in cui convergono tradizioni ali- a fornire prodotti di mentari e valenze simboliche e sociali. Ma altissima qualità, resta i nemici dell’ulivo non sono solo il gelo, la il dubbio in noi comuni consumatori su grandine e i parassiti… come regolarci tutte le volte che in un supermercato acquistiamo la fatidica bottiglia di collega Assisi a Spoleto, ma extravergine di oliva. La risposta sta nella anche su quello di Gandria corretta informazione. Cosa non difficile – con cui si allude al gloriooggi, dato che numerose sono le guide in so passato delle piantagioni grado di aiutarci a scegliere l’olio extraverdegli ulivi in Ticino –, che è gine di migliore qualità e quello più adatto possibile ripercorrere la storia al nostro gusto personale. degli uliveti, tra esemplari

» di Nicoletta Barazzoni

Gastronomia

uno degli ingredienti principe della cucina mediterranea. Disteso a goccia sulla pasta, a crudo sul pesce oppure semplicemente imbevuto sulla fetta di pane abbrustolita assurge a intingolo per eccellenza nell’arte culinaria moderna. Le potenzialità di cottura dell’olio d’oliva sono molteplici: lo si usa nei soffritti, negli arrosti, in numerosi tipi di sughi e ragù e in ognuno di questi contesti esso agisce in modo evidente sul sapore. Quando si parla dell’olio extravergine d’oliva il rispetto è d’obbligo sia perché ci riporta a una tradizione contadina millenaria sia perché rappresenta uno strumento essenziale per comprendere la vicenda storica e culturale del Mediterraneo. Non a caso gli ideatori del Museo degli ulivi di Trevi, in Umbria, sono convinti che la condizione essenziale per l’esistenza dell’olivicoltura sia la civiltà che raggruppa, in un unica grande cornice, maestosità, simbologia e sacralità. Non è forse nel giardino dei Getsemani – dall’ebraico gath (frantoio) e scemanim (olio)

L’extravergine Cucina e Vini, 2009 Prima guida mondiale agli oli extravergine di oliva di qualità accertata, selezionati, con criteri di assoluto rigore, da un gruppo di esperti assaggiatori. Un punto di riferimento per tutti i consumatori e gli operatori del settore.

»

L’olio d’oliva extravergine è

Libri


» faccenda è arcinota e a dire il vero non ci sorprende, anche se da ticinesi ci troviamo in una zona intermedia fra l’influenza gastronomica italiana e quella dell’Europa centrale. Perché in fondo la scoperta delle virtù della dieta mediterranea non è affato prerogativa dei “latini”, che da millenni ne fanno uso, quanto piuttosto di chi, proveniente da una tradizione certamente più povera e meno fantasiosa, era in cerca di una migliore qualità alimentare. Forse pochi sanno che questo qualcuno ha un nome e un cognome: Ancel Benjamin Keys (1904–2004) medico statunitense che iniziò a studiare le relazioni fra la dieta mediterranea e alcune importanti patologie. In realtà, egli deve

la sua fama anche alla Razione K, la base della dieta per i soldati americani durante la Seconda guerra mondiale. I suoi studi successivi lo condussero a Pollica, nel Cilento, dove rimase per oltre quarant’anni. Il punto di partenza era legato a un dato epidemiologico che mostrava come fra gli abitanti di quella zona – ma anche di altre aree affacciate sul Mediterraneo, per esempio Creta – si riscontrasse una bassissima incidenza delle malattie cardiovascolari. Attraverso una ricerca comparativa, denominata Seven Countries Study, in cui furono coinvolte 12.000 persone di differenti aree geografiche, emerse chiaramente come l’incidenza della cardiopatia ischemica fosse correlata allo stile alimentare e, in par-

ticolare, al consumo dei grassi saturi (burro, strutto, carni rosse eccetera). In tale quadro, l’olio extravergine di oliva svolge una funzione centrale come dimostrano i dati sanitari relativi alla comparazione fra le regioni italiane a “burro” e quelle a “olio”. Il volume che qui presentiamo ha l’ambizione di fornire un repertorio ampio e ben strutturato della cucina mediterranea che la firma della Cucina italiana – pubblicazione storica e di grande rinomanza internazionale – attesta ampiamente. Le oltre 1200 ricette sono descritte in modo esauriente e progressivo, e l’indice è organizzato per consentire una ricerca anche in base ai tempi e alle difficoltà di realizzazione. Buon appetito!

AA.VV. La cucina mediterranea Piemme, 2007

» di Fabio Martini

La

Abbiamo letto per voi

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» testimonianza raccolta da Fabio Martini; fotografia di Peter Keller

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eseguire Bach? Perché è bello? Certo, è bellissimo… ma non basta. Attuare scambi musicali, ospitare ragazzi provenienti da altre realtà e altre culture per poi andare da loro è stato essenziale ai fini della maturazione personale e artistica di tutti noi. Oltre alla Repubblica Ceca, abbiamo cantato in tutta Europa, nel 2001 in Canada a un importante simposio corale e recentemente in Danimarca. Poi c’è il grosso problema dello sviluppo di una motivazione nei bambini, di una spinta a “fare”. Oggi le distrazioni sono tante e il mio compito è quello di “risvegliare in loro quella parte musicale di cui Fondatore e guida del coro Calicantus, dicevo poco fa. Naturalmente, prima di entrare nel “coro ci racconta del suo percorso personale principale” ci sono una serie e della funzione sociale ed educativa del di passaggi che ho sempre fare musica insieme, con i suoi valori di seguito direttamente, mantenendo il contatto con le pace e fratellanza diverse problematiche che rivelata essere un fatto imogni livello di formazione pone, dai piccoportante nella direzione arlini di 4 e 5 anni agli adolescenti. Questo tistica di una struttura come mi incita a calarmi quotidianamente nelle il Calicantus. Il nome? Beh, diverse dimensioni della crescita ed è una è un bellissimo fiore che mi sfida continua a rinnovarsi, a creare stimoli riporta all’infanzia, al “doper favorire la loro attenzione e la loro cavere” di restare in qualche pacità di ascolto che è poi l’ingrediente alla modo un po’ bambini, anche base di qualsiasi attività musicale. Insomma, nella vita adulta. Ho formato l’importante non è che i bambini cantino i primi gruppi preparatori e a “bene” ma piuttosto che abbiano il desiderio partire dal ’95 sono iniziate di cantare bene. Il fatto che ci sia un direttore le partecipazioni a festival e a che sa dove portarli, per i ragazzi rappresenta concorsi e anche qualche conuna sicurezza… ma bisogna anche essere ferma. Il problema era creare esigenti… lasciar correre significherebbe non un consenso perché in Ticino, rispettare la loro intelligenza, è una cosa che a parte il lavoro importante, gli dico spesso quando magari un passaggio direi pionieristico, svolto da richiede di essere ripetuto. Cerco anche di Eros Beltraminelli con i Cantrasmettergli la consapevolezza che ogni tori della Turrita a Bellinzona, brano è il frutto di un’intimità, di una pennon c’era una grande cultura sata, magari di nottate che il compositore ha vocale…. Il fatto importante è trascorso insonne a scrivere… che la musica è che il coro, al di là delle attiviun prodotto dell’anima e va intesa attraverso tà di formazione della scuola l’anima. a esso legata e della scelta di Poi ci sono le varie fasi adolescenziali che alla un repertorio, ha offerto fin fine passano e allora te li ritrovi quasi all’imda subito la possibilità di proprovviso grandi e responsabili. Col tempo, muovere degli scambi cultucon i risultati, si è sviluppato in loro anche rali. Si è inscenata un’ecologia un certo senso di fierezza, di orgoglio di far di intenti… mi piace definirla parte di Calicantus, che resta però un coro così… nel senso che in un ruoaperto a chiunque desideri cantare… non ci lo come il mio non posso limisono barriere, limiti o particolari selezioni. tarmi all’idea di un repertorio È uno spazio di autostima e riconoscimento o alla mia personale, ideale reciproco dove ognuno ha la possibilità di aspirazione. Bisogna mettersi esprimersi… un luogo di fratellanza in cui si al servizio dei ragazzi. Perché è accettati e si agiscono e sperimentano valori si fa musica? Perché vogliamo in modo serio ma con dolcezza.

Mario Fontana

Vitae

l “bisogno” di musica è scattato presto nella mia vita anche perché, avendo dei fratelli più grandi, l’incontro con Jimi Hendrix a sei anni è stato in qualche modo inevitabile. L’interesse è poi maturato, fino agli studi di chitarra classica con Aldo Martinoni e all’attività nell’ambito della musicoterapia. Quindi il diploma in pedagogia musicale, che ho ottenuto al Conservatorio di Lugano, anche se già in precedenza avevo iniziato a insegnare musica nelle scuole elementari. È stato lavorando con i bambini sulla vocalità… che è poi la prima cosa con cui iniziare a fare musica… che è partita l’idea di creare un coro. Nel lavorare con loro mi sono reso conto che esprimersi attraverso i suoni è un fatto naturale, un “bisogno” – ancora questa parola… – che risiede in tutti noi, fin da bambini. Voglio dire che in ogni individuo c’è un Monteverdi, un Bach, un Mozart… il problema è imparare a tirarli fuori, non importa in quale misura. L’altro versante era rappresentato dal mio entusiasmo, dal desiderio di dar vita a qualcosa di bello, di autentico. La vera scintilla è scoccata nel 1991, mentre assistevo al concerto di un coro proveniente dalla Repubblica Ceca, qui a Locarno. Ecco, dopo quella sera mi sono detto: “Questo è ciò che mi interessa. Voglio arrivare lì” e così ho iniziato a pensarci in modo più concreto. Dal ’93, anno in cui nasce il coro Calicantus, al ’96 ho seguito corsi e seminari sulla direzione di coro, sulla vocalità ma anche su temi apparentemente collaterali come la logistica e i problemi di organizzazione. Sono stato spesso in Repubblica Ceca, un paese dove l’interesse per le attività corali fa parte della tradizione culturale nazionale ma ho anche cercato di dare un approccio eclettico al lavoro con i ragazzi… insomma, avendo un background di ascolto piuttosto ampio, potevo contare su di una certa apertura mentale che si è

»

I


Il segreto di Capolago

Ci immergiamo nelle acque del lago di Lugano per documentare ciò che resta del glorioso piroscafo a vapore “Milano I” in una fredda ma soleggiata giornata invernale. In questa stagione la nautica da diporto è pressoché nulla, i servizi di trasporto locali riprendono l’attività solamente per eventi eccezionali e anche i più appassionati naviganti hanno da tempo ormeggiato la propria imbarcazione alle banchine. Il traffico sullo specchio d’acqua antistante Capolago è pressoché inesistente. Solo qualche anziano dedito alla passeggiata quotidiana si ferma stupito nel vederci trasportare le attrezzature subacquee e fotografiche. I presenti ci osservano interessati, scrutano con attenzione ogni nostro minimo gesto. Del resto, siamo noi l’attrazione del momento, un diversivo inaspettato che tinge di sorpresa una giornata altrimenti grigia e segnata dalla ripetitività dei gesti quotidiani...

testo di SABRINA BELLONI; fotografie di FRANCO BANFI


S

Reportage

40

iamo fortunati, non soffia vento da nord a gonfiare il lago. Infatti, quando la superficie è agitata, le onde che si frangono sulla riva contribuiscono in modo determinante a sollevare il sedimento del fondale e a celare tutto ciò che là sotto è conservato. Scivoliamo silenziosamente in acqua, accennando un saluto a chi ci osserva da riva. Li ritroveremo ad accoglierci al termine della nostra immersione. L’opportunità di socializzare e chiedere informazioni sulla nostra insolita attività li ha trattenuti sulla riva al lago. Ci aspettano infreddoliti, ma animati e accomunati da una schietta discussione sui tempi che furono, sui ricordi dei racconti narrati loro dai nonni, protagonisti degli anni in cui il piroscafo “Milano I” era nel fulgore della propria attività. Il relitto del “Milano I” è costituito dai resti di un battello a vapore con ruote laterali a pale, costruito nel 1881 dalla ditta Gebrüder Sulzer di Winterthur. Lungo 34 metri e dotato di una caldaia a vapore a due cilindri che erogava una potenza di 180 cavalli, era ritenuto un piroscafo assai veloce per l’epoca, dato che poteva raggiungere la velocità massima di 23 km/h. La costruzione a ponte raso permetteva di accogliere un massimo di 250 passeggeri, parte nel salone sottocoperta, parte sui sedili con cui era allestita un'area del ponte. Si trattava principalmente di pendolari, protagonisti di quei cambiamenti indotti dalla rivoluzione industriale che stravolsero la società del XIX secolo. Mutazioni che trasformarono la precedente realtà agricola/pastorale e le secolari abitudini di vita in una società dedita ai commerci, agli scambi, ai trasporti e contribuirono a un rapidissimo cambio di mentalità e di aspettative degli individui. L’espansione dei traffici determinata dalle attività che si andavano consolidando porta all’apertura di nuove vie di trasporto e all’adozione di più mezzi di comunicazione, dalle strade carrozzabili alle ferrovie. Nel 1874 si inaugura la ferrovia Chiasso–Lugano, nel 1882 il traforo ferroviario del San Gottardo, nel 1886 la funicolare Lugano– Stazione. La società muta: l’ambito locale si fa sempre più stretto, la necessità di spostarsi per ragioni professionali diviene pressante: serve un

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Una foto d'epoca del piroscafo Milano I. Lungo 34 metri, era dotato di una caldaia a vapore che erogava una potenza di 180 cavalli: il battello poteva raggiungere una velocità di 23 km/h e trasportare sino a 250 passeggeri

servizio celere di trasporto delle merci e della corrispondenza. Inoltre, l’industria turistica si va affermando, attratta dalle bellezze del lago e dalla fama che la città di Lugano va conquistandosi nell’intera Europa. È il periodo della Belle Epoque, anni di sviluppo, di spensieratezza, di fede nel progresso. Dopo la grande depressione francese il mondo occidentale guarda con fiducia


e ottimismo al futuro. La borghesia vive un periodo di grande benessere e anche le fasce operaie cominciano a godere di qualche vantaggio, sia grazie alle durissime lotte sostenute sia per la logica stessa dell’economia del mercato. La borghesia si rende conto che per incrementare i guadagni è necessario produrre e vendere di più. Ma per aumentare le vendite gli operai devono

Sopra

“... quando la superficie è agitata, le onde che si frangono sulla riva contribuiscono in modo determinante a sollevare il sedimento del fondale e a celare tutto ciò che là sotto è conservato...”

essere in grado di acquistare. Man mano che la produzione cresce, gli imprenditori accettano di concedere aumenti salariali, facendo salire il reddito pro capite nei paesi sviluppati e dando l’avvio a una società basata sul consumo. La navigazione a vapore ha un rapido sviluppo in tutta Europa e l’originario sistema di propulsione con ruote munite di pale alimentate da


caldaie a bassa pressione si rivela ottimale per le tranquille acque interne dei laghi. In questo campo, un ruolo di primo piano spetta proprio a noi svizzeri che, oltre a dotare i nostri numerosi laghi di battelli a vapore, iniziamo a esportarli anche in altri paesi, come l’Italia. Il primo piroscafo a ruote elvetico, il “Guillaume Tell”, partì da Ginevra il 1° giugno 1823 per affrontare le acque del Lago Lemano, seguito da altri sui laghi Maggiore e di Neuchâtel nel 1826, sui laghi di Zurigo e di Thun nel 1835, sul lago dei Quattro Cantoni nel 1837 e così via. Negli anni Quaranta dell’Ottocento iniziarono l’attività i cantieri Escher-Wyss di Zurigo e dei Fratelli Sulzer di Winterthur. Grazie a essi, battelli sempre più grandi e accoglienti solcarono laghi e fiumi in numero crescente, finché giunse la concorrenza dell’elica e del motore diesel, e le nuove motonavi fecero pian piano andare in disarmo i lenti e romantici piroscafi a ruote. Nel corso degli anni di esercizio, anche il piroscafo “Milano I” fu sottoposto ad alcuni interventi di modifica, per offrire maggiore comfort ai passeggeri e anche ai dipendenti. Sul ponte

Sopra

“A uno sguardo superficiale appare solamente un ammasso di lamiere arrugginite, ricoperte di fango, ma un’attenta osservazione permette di identificare la vecchia tecnica costruttiva in ferro rivettato...”

A destra

Una tavola riassuntiva degli orari ferroviari e lacustri datata 1919


venne costruita la cabina per il timoniere, che nei primi anni lavorava continuamente esposto agli agenti atmosferici, sia che fosse il solleone estivo sia la neve invernale o le burrasche che periodicamente scuotono le acque del lago. Subì solamente un unico incidente di rilievo: nella notte del 22 novembre 1898 un tempesta fece rompere gli ormeggi del piroscafo ancorato nella baia di Lugano e lo spinse alla deriva contro la riva, causando alcune falle nello scafo. Prontamente riparato, continuò a navigare sino al 1927, quando venne definitivamente dichiarato fuori servizio e sostituito dalla nuova motonave “Lugano”, tutt’ora esistente con il nome “Milano”. Il vecchio piroscafo venne radiato dalla flotta della Società Navigazione Lago di Lugano e venduto nel 1929. Ora i resti dello scafo giacciono nei pressi della darsena di Capolago. Si tratta di una struttura in ferro, lunga una ventina di metri e adagiata su un fondale limaccioso. A uno sguardo superficiale appare solamente un ammasso di lamiere arrugginite, ricoperte di fango. Ma un’attenta osservazione permette di identificare la vecchia

Sopra

“... resta il vantaggio per qualche raro pesce che si cela negli anfratti dello scafo, riparandosi da possibili predatori, e per i numerosi gamberi che si mimetizzano nel limo del substrato che ricopre il metallo”

A destra

7 giugno 1942: la Società Navigazione Lago di Lugano pubblicizza in tedesco e francese il Grand Tour du Lac


Sopra

“Ora i resti dello scafo giacciono nei pressi della darsena di Capolago. Si tratta di una struttura in ferro, lunga una ventina di metri e adagiata su un fondale limaccioso...�


Ringraziamenti

Un sentito grazie al dott. ing. Francesco Beretta Piccoli, direttore della Società Navigazione del Lago di Lugano, e ai suoi collaboratori per il prezioso aiuto fornitoci, indispensabile alla realizzazione di questo reportage

tecnica costruttiva in ferro rivettato – ricordiamo che la saldatura ossiacetilenica, a resistenza e/o a filo continuo, comparve solamente nel Novecento – e la forma tipica dei battelli dell’epoca. Il possibile valore testimoniale di un’era ormai lontana avrebbe certamente maggior riscontro di interesse e di pubblico in un luogo idoneo, ove fosse adeguatamente valorizzato. Si potrebbe in tal senso sviluppare un percorso didattico e di conservazione della memoria storica, che rappresenterebbe un’ulteriore attrazione turistica per tutta la regione. Oggi le lamiere dell’unico sopravvissuto di tutti i battelli a vapore che hanno solcato in passato il Lago di Lugano sono la testimonianza di un degrado, di una scarsa attenzione alle tematiche dell’inquinamento e a quelle della sicurezza di chi il lago lo fruisce quotidianamente o saltuariamente come turista. Resta il vantaggio per qualche raro pesce che si cela negli anfratti dello scafo, riparandosi da possibili predatori, e per i numerosi gamberi che si mimetizzano nel limo del substrato che ricopre il metallo. La velocità e la frenesia delle nostre esistenze ci fa spesso dimenticare la bellezza dei luoghi. Anche la continua evoluzione dei trasporti ha alterato l’essenza del viaggio, inteso come momento di conoscenza e ammirazione. Partecipare a una lenta crociera sul lago permette ancora oggi di rallentare i ritmi, di riacquisire la percezione dello scorrere lento del tempo scandito dal continuo e discreto battere delle pale sull’acqua, di riflettere anche sulla caducità della vita e dei beni materiali, di trascorrere una giornata serena, godendo della bellezza dei paesaggi sovrastati dalle grandi montagne che incombono sul lago. Il battello attracca a un imbarcadero: persone scendono e altre salgono, poi le ruote riprendono a girare, regolari, a sospingere delicatamente il battello sull’acqua immota, zigzagando verso l’una o l’altra riva. Un altro attracco, un altro imbarcadero, altre persone. Davanti a noi, distante, la città con il traffico, le auto in fila ai semafori, la puzza dei gas di scarico, la gente che arranca sotto il peso del vivere... ■

Reportage

45


LA SOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLE

Nell’estate

futura, già preannunciata dalla moda, le donne metteranno le

ali per volare con gli abiti nuvola elargiti, come un incanto, dalla generosa (e costosa) creatività dei nostri stilisti. Leggerezza e dinamismo sono le coordinate della “vibrante” collezione che

Alberta Ferretti dedica a una creatura

romantica, ma con un po’ di pepe. Quattro livelli di frange compongono

tubini e accompagnano come un’onda ogni fremito del corpo. Frange in movimento anche sullo spolverino che sotto lascia intravedere uno splendido costume intero, perfetto per il party in piscina. Intanto

Angela Missoni

(fotografia a sinistra) racconta una solare femminilità con un caleidoscopio

di aereopittura di ispirazione futurista, rielaborazione del noto zig-zag. Tanto per decorare tuniche fluide, caftani eterei e preziosi abiti lunghi

Tendenze

46

nati da sovrapposizioni impalpabili di triangoli e quadrati. Ma il massimo impegno per non tenere le femmine ancorate a terra,

Donatella Versace (e altri) lo ha profuso nelle scarpe

a zeppa vertiginosa in plexiglass traparente e invisibile. E mentre le modelle sono proiettate in alto, la ricerca di nuovi tessuti e volumi si esprime con seta doppiata a carta e a organza pitonata per diafani trench decorati da meduse oniriche, saettanti zip e

cuori dorati. La sera veste abiti multicolor e a linea parachute. Così il “volo” diventa più sicuro. Da

Blumarine l’esprit d’insieme è certo quello di un nuovo

romanticismo che mette in primo piano la leggerezza di rivoli

di rouche, teorie di volant e jabot alternati a ciuffi di violette e giunchiglie, applicati su scivolosi abiti dalle maniche a calice o a decolleté monospalla, trattenuto da fiocchi. Pannelli volanti, vortici di plissé, gonne multistrato simili a torte millefoglie, c’è una dolce femmilità in certe proposte di

Krizia ma anche un quid di determinazione che risalta nei tailleur tagliati alla perfezione, movimentati da tasche rigonfie e soprattutto nella tuta smanicata, che ritorna alla grande. Colori golosi: cioccolato dal gianduia al fondente, panna, pistacchio, pesca e ciliegia. Florilegi paisley, insieme ai fiori degli antichi kimoni, scivolano invece sui tessuti serici di

Etro (fotografia

a destra) Tutto fluttua con raffinata freschezza: si muovono i pantaloni ampi, si gonfiano le sottane balloon e lo spolverino. L'insieme è giocato su trasparenze (sempre nel rispetto del comune senso del pudore) che accarezzano il corpo e lo vestono di delicate sfumature. Bucolica maestria.


I fiori sono da sempre nel DNA creativo di

Mariella Burani. Questa volta li

rimixa insieme al gipsy style e alla femminilissima silhouette degli anni Quaranta dalle gonnellone volteggianti che hanno la trasparenza di inserti in macramé. Rigorosa l’italianità dei tessuti: i migliori del mondo. Immancabile la poesia chez

Marras

Antonio

che, ispirato alle sculture di Camille Claudel, plasma tralci di fiori in raso

per ornare nostalgiche gonnone “fin du siècle”, intrecci di voile e chantilly, sposate a giacchette e gilet mignon. Più il tocco di una veletta, di uno chignon... Su una intensa leggerezza e su magie di luce giocano pure i diafani elementi in maglia pensati da

Cucinelli. Microcardigan in cotone e cashmere infinitesimale, nei toni safari, si abbinano facilmente agli abiti polo, alle gonne a trapezio, ai jeans con profonde pinces

che li rendono simili alle breeches da cavallo del sahib. Nel mood la giacca in suede impalpabile con i rever a lancia e le code arrotondate del tight. Contaminazione delle linee anni Venti con quelle degli Ottanta per

Just Cavalli in uno

spregiudicato patchwork di stampe animalier, trine, inserti all’uncinetto, tulle color carne o peccaminosamente nero ricamato con swarovski. Molti i richiami a una lingerie, a volte voluttuosa, a volte ingenua. E a proposito di lingerie, La

Perla è approdata ai vestiti senza dimenticare le sue origini...

intime. Grande sfoggio di corsetti anatomici, bustier di pizzo valencienne, mise da dea in veli drappeggiati e con tanto di reggiseno incorporato. E

sembrano tutte sorelline della incantevole Brigitte Bardot, dei tempi di Et Dieu créa la femme, le bionde modelle di Valeria Marini, in completini baby doll, guepière e sottovesti di raso intarsiate di merletti. Ma “l’onore dei pizzi” è salvo, specialmente quando questi inventano un coprispalle, un gilet e perfino la manica bouffante di un tailleur quasi serioso.

di Marisa Gorza

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Il Carnevale Ultimo abbandono alla carne prima della penitenza quaresimale, il Carnevale, nei suoi significati più squisitamente pagani, offre lo spunto per una riflessione sul tema dell’identità e delle sue molteplici maschere

Kalendae

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calendario è un’operazione, ancor più che nostalgica, necrofila. Scrivere della Befana o di San Nicola, dell’Avvento o dell’ultimo dell’anno è ogni volta come aggiungere un nuovo annuncio a un già ricco necrologio comprendente feste decadute, tradizioni infiacchite e sopravvivenze nostalgiche, fatte talvolta rivivere ad arte da astuti amministratori locali addetti al turismo. Che ne è, per introdurre un nuovo esemplare all’elenco, del Carnevale, di quel periodo dell’anno che precede la Quaresima e che si festeggiava con balli e mascherate? Che ne è di quell’intervallo di spasso e di baldoria che terminava improvvisamente col togliere la carne (carnem levare, carnevale), il cui consumo cessava appunto nel giorno precedente la Quaresima? In qualche città ancora lo si festeggia con cortei, mascherate e dolci particolari, a Colonia, a Venezia, a Bellinzona (una tradizione in questo caso recente), a Rio... Ci dicono che si tratta di usanze che sopravvivono ad antichi riti e costumanze quali i Saturnalia, una festa invernale molto sentita dagli antichi romani e basata sull’inversione dei ruoli: ci si immaginava di vivere, in quei pochi giorni decembrini, in un monde à l’envers nel quale patrizi e matrone si comportavano alla stregua di sguattere e plebei: sette folli giorni nei quali i padroni diventavano servi e viceversa, come racconta Marziale nei suoi Epigrammi. Ci dicono poi che alcune figure carnevalesche si ispirano a personaggi della commedia dell’arte del periodo tra il Cinque e il Settecento, da cui deriviamo infatti i costumi da Arlecchino, Colombina, Pantalone, Brighella eccetera, maschere con le quali tra l’altro era possibile, rendendosi irriconoscibili, deridere i potenti come ancora oggi fanno le caricature in cartapesta che sfilano su carri. Ma ecco che, riflettendo sulle celebrazioni carnascialesche, piano piano siamo arrivati al cuore, al nocciolo duro del Carnevale e di feste analoghe le quali tutte – sia che si svolgessero presso gli antichi egizi, sia che vengano celebrate dai moderni

croati – presentano un elemento comune: la maschera. E qui lasciateci fare alcune considerazioni filosofiche, che a Carnevale non guastano, permettendoci di passare dalla maschera alla persona attraverso il nome latino della maschera che è proprio... persona. Gli antichi romani infatti chiamarono “persona, da per-sonare, risuonare a traverso – spiega l’impareggiabile Pianigiani, il mio dizionario etimologico di fiducia in versione web – la maschera di legno portata sulla scena dagli attori nei teatri dell’antica Grecia e Italia, i cui tratti erano esagerati affinché si potesse comprendere il carattere raffigurato, e la cui bocca veniva intagliata ad arte nel legno per rafforzare il suono della voce. Il termine “persona” passò poi a indicare l’individuo che indossava la maschera, ovvero il personaggio, poi un uomo qualsiasi, infine il complesso delle sue qualità. Delle qualità, cioè, di quella persona lì, non di tutti gli esseri umani in generale. La persona infatti non è l’uomo, concetto universale per indicare, diceva Aristotele, l’animale politico e l’animale in grado di parlare, oppure, secondo l’affermazione di Diogene che parafrasava Platone, il bipede implume. I criteri per essere una persona dovebbero catturare gli attributi di ciò che di più umano è in noi, ma soprattutto di più personale, ossia di ciò che noi consideriamo più importante, emblematico ma anche problematico nelle nostre vite. La persona è quella lì, sono io che scrivo e sei tu che ora leggi ciò che io ho scritto, è l’individuo reale e insostituibile, che sta lì con la maschera che indossa in quel momento e che lo connota. Ecco il paradosso dell’essere umano che si svela a Carnevale: il diventare persona indossando la maschera della persona. Che rimane tale anche se, per un breve periodo dell’anno, il Carnevale appunto, potrà indossare una nuova maschera per spacciarsi per qualcun altro, celando così la propria reale identità personale in quei giorni di baldoria in cui il mondo va all’inverso.

» di Francesca Rigotti; illustrazione di Mimmo Mendicino

Riflettere sulle feste e sulle ricorrenze laiche e religiose del


Il vostro cielo si fa sempre più magico. A partire dal 15 febbraio potrete giovarvi anche dell’appoggio di Mercurio. Grazie a questo pianeta il lavoro si farà sempre più travolgente e ogni vostro progetto potrà nascere sotto una buona stella. Vita sentimentale in movimento.

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Tra il 15 e il 16 di febbraio la vostra posizione solare sarà afflitta dal transito lunare nell’opposto segno dello Scorpione. In quei giorni dovrete riuscire a padroneggiare la vostra gelosia e così anche il vostro desiderio di voler controllare sempre tutto.

Le giornate tra il 17 e il 18 potrebbero rivelarsi particolarmente accese per quanto riguarda le questioni professionali. Un vostro competitor potrebbe decidervi di farvi la guerra, e voi dovrete affrontarlo senza farvi prendere dallo stress. Riposatevi.

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Se durante febbraio saprete osare, qualcosa di veramente super potrà nascere dalla vostra vita affettiva. Grazie ai formidabili transiti in Acquario retti da una magica Venere in Ariete ogni soluzione potrà diventare possibile. Dal 15 febbraio in crescita la vostra creatività intellettuale.

Svolta per l’amore e l’eros favorita dal transito di Venere nella vostra quinta casa solare, il settore della sessualità e del divertimento. Tra il 17 e il 18 febbraio la vostra vita professionale potrà prendere il via grazie a Marte e Giove. Favorite le attività più innovative.

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capricorno

Vita sentimentale segnata da incontri intensi tra il 15 e il 16 febbraio. La Luna, vostro astro protettore, si scontra con i pianeti di transito in Acquario. La passionalità viene fecondata da nuove idee. Capricci e desiderio di indipendenza. E così la vostra sessualità tende a scatenarsi.

Marte e Giove, congiunti nella vostra seconda casa solare, contribuiscono ad affermare il vostro bisogno di autonomia. La vostra immagine individuale tende a espandersi. Un viaggio potrebbe favorire nuovi richiami sessuali ai nati nella prima decade. Incontri culturali.

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Incontri sentimentali e avventure erotiche favorite dal transito di Venere nelle giornate comprese tra il 18 e il 19 di febbraio. Sfide professionali per i nati tra la prima e la seconda decade. Cercate di non farvi condizionare dall’orgoglio. Dal 15 in poi, attenti a quello che scrivete.

Momento eccezionale per le questioni professionali favorite dalla congiunzione tra Marte e Giove. Facilitati anche i progetti più arditi. Di particolare importanza la data del 18 febbraio. Vita sentimentale e aspetto fisico in ascesa. Incontri segnati dal destino per i nati in gennaio.

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pesci

Tra il 15 e il 16 febbraio la vostra terza casa solare sarà attraversata dal transito lunare. Grazie a questo passaggio potreste soddisfare un’importante curiosità che nell’immediato potrà rivelarsi determinante per la vostra vita professionale. Momento decisivo per i nati in settembre.

Marte e Giove di passaggio nella vostra dodicesima casa solare vi aiuteranno a risolvere un importante problema che vi trascinate da parecchio tempo. Meditazione o yoga potranno esservi d’aiuto per sintonizzarvi con voi stessi. Probabili spese legate a un’attività sportiva.

Il Sole transita nel segno dell’Acquario dal 23 gennaio al 20 febbraio Elemento: Aria - fisso Pianeta governante: Saturno e Urano Relazioni con il corpo: sistema nervoso, caviglie e polsi Metallo: piombo Parole chiave: anticonformismo, idealismo

Urano è uno dei due pianeti che, con Saturno, governa il segno dell’Acquario. Pianeta complesso dal punto di vista delle attribuzioni simboliche, manifesta la sua energia con grande velocità e, nonostante la lentezza del suo ciclo zodiacale – che si compie ogni 84 anni –, esso presenta caratteristiche dinamiche per un certo verso analoghe a quelle di Marte. Identificato nella mitologia greca con il cielo stellato e l’energia cosmica, Urano si congiunge a Gea a sugellare il rapporto fra Cielo e Terra. Ma la castrazione subita a opera del figlio Crono finisce per sancire la separazione fra immanenza e trascendenza, fra microcosmo e macrocosmo, fra uomo e dio. Espressione di un’energia primigenia che tende all’unione per poi rompere e separare, esso simboleggia anche il distacco e la mutilazione. Sul piano psicologico il tipo uraniano manifesta quindi intelligenza pronta ed estroversione ma anche comportamenti nervosi, impulsivi ed estremistici. La tendenza a rifiutare le situazioni statiche o segnate da un eccessivo conformismo lo porta spesso a reagire in modo eccessivo, sopra le righe, ma anche ad assumere ruoli di spicco connessi all’assunzione di responsabilità rispetto a valori sociali e collettivi. Come dominante dell’Acquario ne determina profondamente le caratteristiche anche riguardo alla veloce capacità intuitiva, alla rapidità d’azione e alla comprensione dell’altro. Le sue manifestazioni sono per lo più esplosive, quasi dei raptus, veri e propri culmini non di rado seguiti da fasi di ansia e depressione. L’inquietudine dell’uraniano si evidenzia in particolare laddove si pongono conflitti con il Sole, la Luna, Marte e Mercurio.

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» a cura di Elisabetta

Grazie all’ingresso di Mercurio nell’amico segno dell’Acquario, i nati della prima decade potranno realizzare i propri sogni. Miglioramenti per le relazioni di lunga data, che sempre grazie ai numerosi transiti in Acquario, si arricchiscono di nuove esperienze.

“che ‘l sole i crin sotto l’Aquario tempra…”

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Âť illustrazione di Adriano Crivelli


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1. Fa dolere la schiena • 10. Sentire • 11. Agnese a Madrid - 12. Olio inglese • 13. La Silvia vestale • 15. Il bottino del ladro • 18. Scocca quella ics • 19. Frutto esotico • 21. Concentrato, fitto • 23. Li rodono i cani • 24. Grosso camion • 25. Attraversa l’Egitto • 26. Il nome della Massari • 28. Tante erano le Grazie • 29. Il nome di Pacino • 30. Inferiormente • 32. Granelli produttivi • 34. In mezzo al coro • 35. Proprio così! • 36. L’arte del bel canto • 39. Ballare al centro • 41. Fa dolere il capo • 42. Negazione • 43. Il Ben di Wyler • 44. Massimo nel cuore • 46. Rosso a Londra • 47. Egli • 48. Prep. semplice • 50. I confini di Comano • 51. No detto a Zurigo • 52. È ghiotto di miele • 53. La prima nota • 54. Dittongo in reità.

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1. Noto romanzo di A. Di Benedetto • 2. Detestare • 3. Vanagloriosi, spacconi • 4. Brigate Rosse • 5. Aerodromo • 6. Vivono a Tokyo • 7. I confini di Interlaken • 8. Piccolo difetto • 9. Breve esempio • 14. Ventre prominente • 16. Vi sosta la carovana • 17. Ceramica • 20. Lo predica il corano • 22. La nota degli sposi • 27. Est-Ovest • 31. Un pinnipede con le

Verticali

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Epigoni A quale romanzo appartiene il seguente finale? La soluzione nel n. 10. Al vincitore andrà in premio Outsider di Friedrich Glauser, Edizioni Casagrande, 2008. Fatevi aiutare dal particolare del volto dell’autore e inviate la soluzione entro giovedì 19 febbraio a ticino7@cdt.ch oppure su cartolina postale a Ticinosette, Via Industria, 6933 Muzzano. “Era vero, pensò felice. La sua vita era piena. Quella sera aveva Erica e quanto aveva saputo. L'indomani, e nei giorni a venire, ci sarebbe stata la Farstar”.

zanne • 33. Oscura il sole • 35. Regione mineraria tedesca • 37. Profondo, intimo • 38. Non cotto • 40. Noto collie televisivo • 45. Atomi • 47. Sta per “vino” • 49. Numero in breve. Le soluzioni verranno pubblicate sul numero 10.

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La soluzione a Epigoni è: Omicidio a Road Hill House di Kate Summerscale (Einaudi, 2008). Il vincitore è: M.D., Cademario.

Enjoy the road.

Ricambi e accessori originali

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Non avrei mai pensato che il mio compagno improvvisamente volesse un figlio.

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Ticino7  

Numero 8 - Settimanale della Svizzera italiana

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