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TENDENZE

Scrapbooking: un hobby creativo

NUMERO 11 / 17 MARZO 2017 / CON PROGRAMMI RADIO 2 TV DAL 19 AL 25 MARZO

PASSA PAROLA Il gergo segreto dei momò e i dialetti ticinesi di generazione in generazione

CORRIERE DEL TICINO / LA REGIONE

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Portati a casa il tuo coniglietto nel pacchetto sorpresa.

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Sommario

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storia di copertina

04

04 Il segreto deI momò di Mattia Pacella

come dove quando

06

06 costume Benvenuta, routIne! di Alba Minadeo 07 alImentazIone grossa grassa pancetta a cura della Redazione

protagonisti

08

08 sette domande Bruno arrIgonI di Roberto Roveda 10 ore sette carnevale dI BellInzona di Giorgia Panzera

tv e radio

11 dadomenIca19asaBato25

Scopri la programmazione settimanale completa in Ticino e in Europa di tv e radio

Il pensIero della settImana

La frase più pericolosa in assoluto è: «Abbiamo sempre fatto così».

ticino e non solo

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parliamone (Grace Hopper)

lo sapevi? diffusione di italiano e dialetto nelle famiglie ticinesi (2010-2012)

Si ParLa SoLo iTaLiaNo

di Giancarlo Fornasier

35 socIetà un’ora per uscIre di Marco Jeitziner 36 sette contInentI gInevra, la capItale della protesta di Farian Sabahi

tendenze

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38 creatIvItà scrapBookIng, collage dI vIta di Barbara Bitetti 40 colorI nel Blu dIpInto dI Blu di Patrizia e Nello Mezzanzanica 41 street style alte senza dannI di Jessica Pellegrino

45,3% SoLo diaLETTo

12,1% Sia iTaLiaNo Sia diaLETTo

relax

42

42 stelle & curIosItà astroparade di Betty l’oggetto a cura della Redazione IstruzIonI per l’uso di Walter Mariotti 43 gIoca (e vIncI) con tIcIno7 Il crucIverBa

Agonie culturali

16,3%

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dirETTo da paride pelli CoNLaCoNSULENZadi Waltermariotti rEdaTTorErESPoNSaBiLE Fabiomartini CorEdaTTorE giancarloFornasier ProGETTo GraFiCo elena montobbioperWmWorkshop GraFiCa robertodresti edeborahvaccaro SiTo wEB www.ticino7.ch

Le lingue in Svizzera edito dall’Osservatorio linguistico della Svizzera italiana nel 2016 è l’ultimo importante studio che traccia unamappadelladiffusione del dialetto (meglio sarebbe dire dei dialetti) nella nostra regione. I dati non lasciano spazio all’ottimismo: se nel 2000 in circa il 16% delle famiglie ticinesi si comunicava solo in dialetto, dieci anni dopo la percentuale è scesa al 12%, un calo più leggero che si registra anche nei nuclei familiari che utilizzano entrambi gli idiomi (italiano e dialetto). E se il numero di persone che parlano una lingua è indice anche di quanto questa sia forte, per gli insiemi dei dialetti parlati tra Chiasso, Bedretto e i Grigioni il futuro non è certo roseo. Al di là di corsi e trasmissioni radio e TV nelle quali il nostro idioma viene difeso (e talvolta anche ridicolizzato, ahinoi), oggi per molti la lingua di padri e nonni rimane una sorta di colorita fonte di espressioni, a volte volgari a volte comiche, ma soprattutto di saggezza popolare a cui attingere. Limitante forse, ma che ha il pregio di ricordarci come la fantasia e l’acume nei secoli scorsi certo non mancassero, e nemmeno la genialità di creare gerghi capaci di renderci incomprensibili agli altri. Nell’era dell’inglese per tutti, l’impoverimento culturale passa anche dall’omologazione linguistica.

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Storia di copertina

Il segreto

dei momò

Viaggio nel «larpa iudre», il particolare dialetto del Mendrisiotto. Uno dei tanti gerghi dal sapore antico sempre più in disuso. Scrive Mattia Pacella

«A

gia maffu gótna», oppure, «la zölaca l’è nabo ma l’è santape e nciavu». Vi starete chiedendo: ma cosa sta dicendo? Che lingua è mai questa? Per rispondere alla domanda non bisogna andare tanto lontano, basta recarsi nelle vie del Mendrisiotto. Questo è infatti il larpa iudre che significaparlàindré,ossiaparlarealcontrario. Letteralmente le due frasi iniziali stanno per «A mangiuf nagótt» e «la cazöla l’è bona, ma l’è pesanta e vuncia», che in italiano significano: «non mangiate nulla?» e la «cassoeula è buona, ma è pesante e unta». Si narra che questo gergo delle contrade momò sia nato intorno alla Prima guerra mondiale nell’ambiente contadino e che oggi assuma piuttosto una funzione ludica o di scherno. Originariamente, così come molti altri gerghi (il più famoso è il verlan, in francese l’envers, che significa appunto parlare «al contrario»), è stato usato per non farsi capire dai «forestieri». Secondo alcuni anziani di Mendrisio – come spiega nella sua tesi di laurea il dialettologo Franco Lurà – il larpa iudre sarebbe sorto nell’ambiente dei sensali di bestiame che lo usavano durante le contrattazioni per intendersi rapidamente senza farsi capire dalla controparte. Quasi un gioco Sulla caratteristica parlata, il 19 febbraio 2009 (un giovedì di carnevale) è stato pubblicato il libro Ndrisiòme, scritto da Mirko Valtulini e Diego Bernasconi (che ha poi ispirato il film della Compagnia comica di Mendrisio Lezioni di larpa iudre, che si può vedere anche su YouTu4

©FIORENZO MAFFI/CdT

Terra di Tradizioni Pubblicato nel 2004, il Lessico dialettale della Svizzera italiana (LSI) è stato redatto dal Centro di dialettologia e di etnografia con l’obiettivo di disporre di un dizionario completo. L’opera raccoglie il patrimonio lessicale dei quasi 300 comuni del Ticino e delle valli grigionesi in cui si parla la lingua italiana. Nei cinque volumi sono presenti oltre 191mila forme dialettali organizzate in circa 57mila lemmi. Come per il Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana, pubblicato la prima volta nel 1907, la fonte principale è costituita dalle schede compilate nell’ambito dell'inchiesta linguistica svolta nei primi decenni del novecento, a cui si somma una notevole e varia quantità di materiali, sia editi che inediti, indispensabili per documentare il lessico e i modi di dire nei diversi dialetti della Svizzera italiana.

be). Volume che prende spunto appunto dalla tesi di laurea del professor Lurà, secondo cui «non è una lingua per avviare una discussione ampia e articolata, ma piuttosto un espediente, uno stratagemma. È una parlata del momento, della battuta facile, del commento rapido, dell’ammiccamento furtivo». Si ipotizza che dietro al larpa iudre vi sarebbe un certo Ortelli – vissuto a cavallo del 1900 – detto anche Sciatél (vale a dire Télscia inlarpaiudre),cheloavrebbediffuso,soprattutto negli anni venti e trenta, nella zona. Ma dell’attendibilità dell’inventore della lingua alla rovescia di Mendrisio non c’è traccia storica. «È invece chiaro», spiegano Valtulini e Bernasconi nel loro libro, «che in questi anni attorno alla Prima guerra mondiale il gergo era ampiamente diffuso


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a Mendrisio ed era pure conosciuto in alcuni villaggi circostanti». Il larpa iudre è basato essenzialmente sul dialetto locale di cui inverte le sillabe. Si ottiene in genere dividendo le parole del dialetto in due parti e invertendone l’ordine, pronunciando cioè per prima quella che in realtà sarebbe la parte finale. Solo per citare qualche esempio: la poma (mela) diventa il mapo e la galina (gallina) si trasforma in linaga. Più complesso quando si ha che fare con frasi articolate o vocaboli del tipo ciaf (chiave) che diventa vécia. Parole che hanno il fascino del passato, infatti oggi il larpa iudre viene sporadicamente utilizzato in osteria o suglispaltidellepartitedilegheregionali, e sempre più come sfottò oppure per non essere capiti dagli avversari. Un linguaggiocheproprioaCarnevaleassumeilsuo aspetto più ludico e tradizionale, ma che riecheggia anche in alcune canzoni di massaie e contadine. CodiCi soCiali L’utilizzo di codici segreti non è diffuso esclusivamente nel Mendrisiotto, ma in tutta la Svizzera italiana e più in generale nellemoltevallatedelnordItalia.C’è,per esempio, il rügin della Val Colla e Val Capriasca oppure il taron (o tarom), dialettochevenivautilizzatodaglispazzacamini (in Canton Ticino soprattutto in Valle Verzasca e Centovalli). Ma se si allarga lo sguardo si possono trovare svariati casi a livello internazionale. Il medesimo sistema di costruzione delle parole tramiteinversionesillabicaciportacomedetto in Francia grazie al verlan, molto diffuso ancora oggi soprattutto nella cultura hip hop d’oltralpe. Ma il fenomeno ci spinge sino al cosiddetto cockney londinese (un dialetto parlato originariamente dalla classe operaia), detto, anche rhyming slang, in cui alle parole, o alle frasi, vengono sostituiti altri vocaboli o proposizioni che fanno rima con esse (per esempio, apples and pears al posto di stairs).

Un modo di parlare che si è poi diffuso in Irlanda, Australia e Nuova Zelanda. «In ogni cultura c’è un gergo» ci dice Nicola Ferretti, dottorando in socio-linguistica all’Università di Berna con una ricerca sul dialetto ticinese, «che viene utilizzato da particolari gruppi di persone, in determinate situazioni, per non rendereaccessibilelacomunicazioneagli estranei. In un certo senso, si vuole sottolineare l’appartenenza al gruppo, dal momento che risulta di solito incomprensibile al di fuori del gruppo che ne fa uso».Ilgergovenivagiàusatosindal1200 e deriva dal provenzale gergon poi dal francese jargon (argot). «Assume anche una valenza di contrapposizione rispetto alla lingua, e alla società istituzionale, una sorta di contro-cultura di opposizione e di resistenza alle norme e ai valori da essa veicolati», ci dice ancora Ferretti. Si può dunque parlare di un vero e proprio codice criptico. Secondo lo studioso, infatti, «l’uso che ne veniva fatto dalla malavita o dalle società iniziatiche mirava da un lato a escludere “l’estraneo” e dall’altro a rafforzare i legami e il senso di coesione interna al gruppo. Oltre a ciò, chi parla il gergo condivide in genere anche attività, esperienze e ambiti di vita comuni». «Purtroppo», conclude Nicola Ferretti, «molti di questi modi di comunicare sono ormai estinti e questo soprattutto a causa della progressiva scomparsa dei mestieri fra i quali erano diffusi». Per le vie del borgo Andando a spasso oggi per il Magnifico Borgo si può solo assaporare la lingua che fu. «Ma c’è voglia di ritornare alle tradizioni», confida a Ticino7 Mirko Valtulini, «in pochi giorni, quando stampammo il volume, vendemmo dapprima 500 copie, la seconda ristampa andò altrettanto a ruba tanto che ne vendemmo mille in poche settimane. E oggi, grazie all’esperienza del libro, molti giovani sono ritornati a interessarsi al larpa iudre». Ne dà conferma l’idea di una moneta localedenominatapropriondrisiòme.Inoltre, il larpa iudre sopravvive anche grazie a un vino, il cui nome è scritto appunto nel dialetto momò. Come diceva Georges Perec, eclettico scrittore francese e autore del racconto palindromo più lungo di sempre, «un pezzo di puzzle isolato non significa niente, solo unito e prodigiosamente ricomposto, assume un significato leggibile, diventa un tutt’uno compiuto». E così la lingua, senza il suo contesto, sociale e storico, non assume nessun significato: solo vissuta e condivisa riacquista valore. Parli uno dei dialetti diffusi in Ticino? Dì la tua sulla pagina Facebook di Ticino7

parola a franco lurà «Alcuni sono meccanici, quelli per mestiere hanno altri fonemi» Professore, oltre al larpa iudre il Ticino è terra di gerghi. Quanto sono diffusi? «Questi particolari gerghi si ritrovano in più zone del cantone. Ci sono in Val Onsernone, ma anche in Val Poschiavo, oltre a quelli citati in precedenza ossia quello dei ciabattini in Val Colla o dei cappellani delle Centovalli. In Leventina, inoltre, è conosciuto il gergo di Osco chiamato parlè in déca, che si ipotizza derivi dalla famiglia Marti, ma sono solo supposizioni. Essenzialmente possono essere suddivisi in due categorie: i gerghi meccanici basati su anagrammi e quelli per mestiere. Un esempio meccanico è appunto il larpa iudre, dove si invertono le sillabe. Invece in quelli per mestiere, parlati dunque in un settore o in una cerchia specifica della società, oltre all’inversione, si aggiungono anche altri fonemi. Hanno dunque un proprio lessico, come nel caso del parlè in déca in cui si aggiunge il “de” all’interno delle parole. Questo era un metodo per essere ancora meno comprensibili e in qualche modo segreti». Lei ha scritto una tesi in cui tratta dei gerghi. Quanto sono diffusi nel mondo, e soprattutto, li stiamo dimenticando? «Le posso raccontare un aneddoto. Alla fine degli anni ottanta incontrai a un concerto Francesco Guccini, grande autore e noto dialettologo; gli diedi la mia tesi dove, tra le altre cose, si parlava del larpa iudre. Lui mi mise in contatto con il suo chitarrista dell’epoca che mi confermò come anche in Argentina, suo paese d’origine, c’era un modo di parlare al contrario. Esistono in America Latina, in Africa e in Cina, ma stanno sempre più perdendo la loro funzione. Per esempio, del gergo dei muratori di Minusio restano pochissime parole sparse, al massimo 5 o 6... Fortunatamente sopravvivono parlate come il larpa iudre o il rügin che, grazie all’avvedutezza di persone che ne hanno raccolto e tramandato i dettagli, sono più diffuse. Oggi abbiamo più materiale sul quale lavorare». 5


Come dove quando

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costume

Benvenuta, routine! Ormai bisogna alzarsi sempre prima il mattino per riuscire a fare bene tutto quello che si deve e si vuole. Ecco le nuove regole mattutine del successo. Scrive Alba Minadeo

U

n tempo la routine era disprezzata e sinonimo di una vita poco interessante. Oggi invece è considerata tranquillizzante, non è più un disonore ed è diventata plurale. Si parla infatti con orgoglio delle proprie routines (ogni giorno ne contiene una collezione). Sonoilsegnocheloscheduledella giornata è sotto controllo. È d’obbligo avere uno stile di vita esemplare e non è assolutamente ben visto alzarsi tardi. Non si può più uscire di casa con le righe del cuscino sulle guance, asciugarsi i capelli con la ventola del riscaldamento dell’auto, scarabocchiando rapidi colpi di eyeliner al semaforo, sulla strada per l’ufficio. Questo modo di vivere è deplorevole e lo stress può essere evitato, grazie a poche semplici regole dettate principalmente da The Miracle Morning, il bestseller americano di Hal Elrod, fondatore della tendenza su come trasformare la propria vita, un mattino alla volta, prima delle 8, senza lasciare nulla all’improvvisazione.

NessuNa iNdulgeNza Chi segue il manuale frequentasolopersoneconvertite a questa religione, seguaci delle routines salutari. Durante le cene tra amici, non si parla d’altro. Il web è pieno di siti dedicati all’argomento, con video dei routiniers che parlano del loro modo di essere produttivi già a partire dall’alba. L’idea è quella di aiutarci nella comprensibile lotta contro lo snooze (il tasto cheritardalavegliaper alzar6

si un po’ più tardi). Sono pochelepersonechesaltano anche soltanto uno di questi riti benefici. E si sentono davvero male se non li rispettano. Gli stessi individui che, a diciottoanni,guardavanoconcommiserazione i propri genitori perché preparavano le tazze per la colazione la sera prima, oggi hanno bisogno di vivere confortanti abitudini e hanno scoperto che il mattino ha davvero l’oro in bocca. la giorNata di Paul smith L’apprezzato stilista inglese (nella foto), oggi 70 anni, si alza ogni mattina alle 4.45: dorme infatti al massimo cinque ore per notte perché ritiene

che dormire sia tempo sprecato. Si veste con abiti preparati la sera prima. Alle 5 beve un tè, mangia un biscotto e va in piscina. Alle 6.30 arriva in ufficio, si prepara un toast e comincia a lavorare. Alle 11 la riunione giornaliera con il suo team. Alle 13 pranza per poi tornare a lavorare fino alle 16.30, quando si dedica ai social. Alle 17.30 fa un salto in libreria. Alle 18.30 esce dall’ufficio, torna a casa, ascolta un po’ di musica e cena con la famiglia. Alle 23 va a dormire, a volte anche più tardi, e pensa alla giornata che ha passato: se c’è qualcosa che ha imparato, lo scrive su un foglietto di carta.

i sette segreti di Hal 1. Saltar giù dal letto con gioia alle 5.40. 2. Appena svegli, bere mezzo bicchiere di acqua calda o fredda (a seconda della scuola di pensiero) con il succo di limone. 3. Prima delle 7, dedicarsi a routines come, ad esempio, 5 minuti di scrittura creativa, 15 minuti di meditazione, 7 minuti di esercizio fisico guidati dall’apposita app 7minutes, 19 minuti tra toilette, trucco e vestizione, mentre si ascolta un podcast culturale o la lettura della stampa internazionale alla radio. 4. I restanti 34 minuti saranno dedicati a preparare il muesli e la macedonia di frutta fresca, da consumare rigorosamente con tutta la famiglia. 5. Svegliare i bambini con largo anticipo, per farli alzare più sereni. 6. Prima di uscire, prendere gli integratori alimentari: dalle capsule di olio di borragine per la pelle al carbone attivo per l’intestino, dal succo di betulla per drenare i liquidi a quello di ribes nero per le difese immunitarie. 7. Al cambio di stagione, fare la dieta detox.

la giorNata di BeyoNcÉ La famosa e sovraesposta showgirl americana si sveglia alle 5 e fa mezz’ora di meditazione. Poi scende in palestra per un’ora di yoga o pilates. Alle 6.30 prepara un succo di frutta e verdure (latte di spinaci,cocco,melograno,datteri, banana e mirtilli) e la granola bio di cereali con frutta disidratata e semi di chia. Alle 7 parla con il marito degli impegni della giornata. Alle 8 sveglia la figlia e alle 8.30 la veste (la bambina mette il timer su due minuti per lavarsi i denti). Alle 9 lascia la figlia a scuola e va in studio fino alle 18, si prende un po’ di tempo per sé e alle 20 è a casa. Dopo il bacio della buonanotte alla bimba, alle 21 trascorre un po’ di tempo con suo marito. Prima di dormire, un’altra mezz’ora di meditazione, ma a volte si addormenta prima.


Come dove quando

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ALIMENTAZIONE

Grossa grassa pancetta

Così buona da non poterle (quasi) resistere Del porco non si butta via nulla, lo sappiamo. La ventresca di maiale (o pancetta) ne è una succulenta prova: salume preparato con la pancia dell’animale che viene squadrata e rifilata (in alcuni casi si conserva anche la cotenna), salata (a volte aggiungendo aromi, spezie o immersa nel vino) e infine fatta riposare per alcuni giorni, la pancetta può essere arrotolata come un grosso salame, steccata o semplicemente stesa. Una volta terminata la stagionatura (dai 2 ai 4 mesi circa) può partire finalmente la degustazione. Un salume da non confondere con il bacon degli anglosassoni, che è sì una pancetta ma cotta al vapore e poi affumicata; il fatto che possa essere ricavata anche dalla schiena o dal fianco del maiale la rende però meno pura e nobile

di quella, per esempio che proviene dalla vicina Italia, dove produzione e diffusione ne fanno un prodotto tradizionale in molte regioni. Oppure quella confezionata dai macellai del nostro cantone, dove la «mazza» per secoli ha rappresentato un presidio culturale oltre che una necessità alimentare. Come per tutti i salumi, anche la pancetta va consumata con moderazione: in 100 grammi di prodotto finito quasi il 40-45% sono grassi (soprattutto saturi e monosaturi, le proteine sono l’11% circa, per un apporto calorico totale superiore alle 400 kcal. Ma in verità (ci perdonino vegani e vegetariani), non aver mai assaggiato delle classiche uova e pancetta è un po’ come andare al mare in luglio e non fare un bel bagno. Un vero peccato, no? t7

«Le montagne sono

TAGLI DEL SUINO 2 1

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9 8

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7 12

1. 2. 3. 4. 5. 6.

Musetto Orecchio Guanciale Capocollo Carré Spalla

7. Piedi anteriori 8. Pancetta 9. Lombata 10. Coscia o cosciotto 11. Coda 12. Zampe

... per questo

la mia vita ...

il mio formaggio è un autentico formaggio d’alpe.» <wm>10CAsNsjY0MDQx0TUxsDAyNAQAk1PGCw8AAAA=</wm>

Adrian, contadino Pro Montagna

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Sull’alpe di Jänzimatt, la famiglia di Adrian produce da generazioni aromatici formaggi di montagna. Grazie al freschissimo latte d’alpe, ottenuto da mucche che si nutrono solo di ottimo foraggio e saporite erbette aromatiche, e alla sapiente arte casearia ereditata da Adrian nasce un tipico prodotto Pro Montagna dal gusto unico. E per garantire il rispetto delle tradizioni anche in futuro, ad ogni acquisto verrà versato un contributo al Padrinato Coop per le regioni di montagna. coop.ch/promontagna

Dalle nostre montagne. Dai nostri contadini.


Protagonisti

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sette domande

Bruno Arrigoni

Mi piacerebbe avere più tempo libero per poter tornare a pescare sui fiumi 1 Per lei la politica è una passione o una professione? Io non sono un «professionista della politica», tanto che anche da sindaco di Chiasso continuo a lavorare presso un istituto bancario. Certo, ho ridotto la mia occupazione al 70% per poter dedicare del tempo alla politica. E di tempo l’attività di sindaco ne richiede parecchio. Richiede moltissime ore e tante energie. Quindi ci vuole passione. L’attività per il comune bisogna un po’ «sentirla» dentro di sé altrimenti uno si dice «ma chi me lo fa fare» e si dedica ad altro. Insomma, ci deve essere un sentimento forte per la propria città, un legame: altrimenti, non se ne fa nulla.

Quello con Chiasso è un legame molto profondo… Sono nato qui, ho fatto le scuole e poi ho cominciato a lavorare. Sono andato via per un certo periodo, circa sei anni, per lavorare prima a Basilea e poi a Londra. Sono state esperienze importanti, che mi hanno consentito di fare dei paragoni con la realtà di Chiasso e di apprezzarla ancora di più da tanti punti di vista. E poi mio padre ha lavorato per questo Comune, era capo-operaio dell’ufficio tecnico e la mia famiglia abitava dove sorgeva il deposito degli uffici comunali. Insomma, Chiasso ha fatto sempre parte della mia vita, ce l’ho un po’ nel sangue! 2

3 Il lavoro in banca, le mansioni di sindaco… Tempo libero nulla? Bella domanda. Tenendo conto che c’è pure la famiglia, di tempo libero ne rimane poco o nulla, anche se i figli sono già grandi. Prima che la politica mi occupasse tanto, amavo soprattutto andare a pescare, specialmente sui fiumi. Poi ho due «malattie» calcistiche: la squadra del Chiasso e l’Inter. Una volta andavo spesso a San Siro a vedere le partite; og-

8

il personaggio

Bruno Arrigoni è nato nel 1961 a Chiasso. Dopo le scuole commerciali ha cominciato a lavorare per importanti istituti bancari e ancora oggi svolge l’attività di funzionario di banca. Fa parte del Partito Liberale Radicale ed è stato in consiglio comunale a Chiasso dal 2000 al 2012. Nel 2012 è entrato in Municipio e da aprile 2016 è sindaco della città di Chiasso. Sposato dal 1988 con Matilde, ha due figli: Sonia, nata nel 1989, e Francesco nato nel 1991.

gi ci vado un paio di volte all’anno, anche perché negli ultimi anni l’Inter non è che abbia proprio brillato, anzi! Che cosa le piaceva della pesca? Era un’attività che mi consentiva di staccare, di stare in mezzo alla natura, ai boschi. Mi permetteva di vedere bei posti. Mi piaceva pescare da solo oppure con un paio di amici, tanto poi ognuno si posizionava in posti diversi e non mancava il tempo per pensare e riflettere. E poi mi piaceva prendere il pesce, non è che facessi solo il «catch and release» che si usa tanto oggi. Eh, si a volte mi manca proprio la pesca ma oggi di tempi morti da dedicarle ne avrei proprio pochi. 4

5 E in famiglia, come vedono la sua attività politica? Quando ho fatto delle scelte ho sempre tenuto conto delle esigenze della mia famiglia. Per esempio, nel 2008 mi era stato chiesto di entrare nella lista per il Municipio e ho detto di no perché i miei figli erano adolescenti e dovevo dedicare tempo ed energie a loro. Oggi sono più grandi ed è diverso, sono indipendenti. Inoltre, nelle mie scelte politiche fondamentale è stato l’appoggio di mia moglie, il suo accordo: fare il sindaco è una cosa bella ma un po’ la vita la cambia. Ogni tanto la chiamano la first lady di Chias-

so! Al di là delle battute, prima era più semplice andare al supermercato a fare la spesa ora invece anche lei è al centro dell’attenzione a livello locale e di questo deve tenerne conto. 6 Tra dieci anni crede che farà ancora il sindaco? Sono convinto che per dare il massimo si deve occupare un determinato posto per un tempo limitato. Per esempio, ho fatto per dodici anni il consigliere comunale, ma oggi non lo rifarei più. In quella esperienza ho espresso tutto quello che dovevo dire. Poi nel 2012 sono entrato in Municipio e sono passato dal legislativo all’esecutivo e questa nuova esperienza mi ha dato nuove energie anche perché dovevo occuparmi spesso di problemi molto pratici. Ora è la volta dell’impegno come sindaco, ma anche questo lo vedo limitato nel tempo. Magari otto anni come avviene per il presidente degli Stati Uniti e poi si deve cambiare perché anche il mondo attorno a noi si evolve e pure molto velocemente. 7 Un suo sogno per la città di Chiasso? Beh, riuscire a tornare agli anni d’oro della città, quelli che sono intercorsi tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni novanta del secolo scorso. Dopo sono venuti tempi difficili, soprattutto per il settore commerciale e per quello finanziario. Ora c’è una piccola inversione di tendenza, si sta cercando con grande impegno di rivitalizzare la società locale. Stiamo cercando di percorrere nuove strade, di individuare soluzioni perché il commercio di confine è finito, complice anche la crisi nella vicina Penisola. Insomma, il sogno è di reinventarci una nuova età dell’oro.

Intervista di Roberto Roveda Foto di ©Fotogonnella


Protagonisti

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ore sette

carnevale a bellinzona, ore 7 e 19 di giovedĂŹ 25 febbraio 2017.

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Foto di ŠGiorgia Panzera


Ticino e non solo

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SOcietà

Un’ora per uscire Pagare per farsi rinchiudere in una stanza è la dinamica di successo alla base dei «giochi di avventura fisica» sbarcati in Ticino dallo scorso settembre. Scrive Marco Jeitziner

Il

successo è tale che se ne contano già a decine in tutta la Svizzera e, secondo Marketwatch, nel 2015 esistevano 2.800 iniziative simili in tutto il mondo. Ma di che si tratta? Leggiamo che le prime stanze a tema da cui fuggire sono nate una decina di anni fa in Giappone, ispirate a un videogioco, per poi diffondersi un po’ dovunque. Per i promotori l’investimento è spesso risibile rispetto ai guadagni che l’attività può portare: gestori statunitensi, per esempio, hanno dichiarato di essere partiti in perdita per poi arrivare a guadagnare 70mila dollari al mese! Tutto si svolge in un appartamento (un magazzino, un ufficio) con una o più stanze arredate a tema (la «prigione di massima sicurezza», il «laboratorio infetto», ecc.), dotate di videocamere, impianti sonori, effetti speciali, uscite di sicurezza, in cui possono intervenire bravi attori, se necessario, il tutto costantemente monitorato a distanza. Si può partecipare a coppie o a gruppi. Chi si iscrive deve firmare un contratto in cui dà il proprio

consenso a farsi rinchiudere. Tutto è studiato nei minimi dettagli per rendere l’esperienza, per esempio quella carceraria, più realistica possibile. Simulazione totale Vagamente ispirato a film come The Cube o The Experiment, il concetto di escape room punta a far vivere al concorrente sulla propria pelle situazioni il più possibile verosimili, capaci di procurare

Fuggitivi ticinesi Dallo scorso settembre anche in Ticino c’è un gioco di fuga dal vivo, bLOCKaTI a Giubiasco in Via Campagna 4b. In soli tre mesi, col tema «geografia e viaggi», ben 500 ticinesi vi hanno partecipato ma, in media, solo una squadra su sei ce la fa a risolvere gli enigmi. «Li inventiamo noi, teniamo sempre le antenne alzate perché le migliori idee vengono da elementi della vita quotidiana», ha spiegato alla Rivista di Bellinzona il titolare Andy Restaino. Dal 4 febbraio il nuovo intrigo è «The Great Escape». L’obiettivo? Fuggire dalla sala di un museo da cui bisogna recuperare un prezioso manufatto egizio. Informazioni su: blockati.ch.

stress, paura, ansia. Attraverso indizi, enigmi, prove di logica e di osservazione, i partecipanti devono riuscire a uscire in un’ora: questo è lo scopo. Il segreto è dunque la collaborazione e non la competizione tra i concorrenti. Ma se «c’è chi sostiene che (questi giochi, ndr) siano nati da un esperimento sociologico in Svizzera», ha detto lo scorso gennaio a La Stampa un gestore italiano, dietro c’è spesso la mano di veri e propri studiosi: dai matematici consultati per sviluppare gli enigmi, agli ingegneri per creare stanze tematiche particolari (come un bunker), fornite di sensori, luci, fino ai sociologi come Margee Kerr secondo cui questo gioco farebbe bene persino al nostro intelletto, perché «il mix di divertimento, paura e stress aiuta il cervello a funzionare meglio».

Socialità e fisicità Libertà e sicurezza in gioco

Studiosi di tutto il mondo si interessano a queste nuove forme di gioco perché la libertà (di cui ci si priva volontariamente), la sicurezza (le stanze generano stress), la logica (rispetto all’immediatezza del web), l’egoismo (bisogna collaborare), la privacy (si viene filmati), sono oggi tematiche fondamentali. In Italia le escape room sono oggetto di ricerca in psicologia da parte di Chiara Ghislieri dell’Università di Torino. Per Scott Nicholson, della Syracuse University, «maggiori e più dettagliati esperimenti psicologici e sociologici (…) potrebbero aiutare i promotori a realizzare scelte migliori». Addirittura: «(...) le aziende prenotano le nostre stanze, sfruttandole come strumento di team building. Alcune società di psicologia ci hanno chiesto di analizzare e testare le reazioni dei giocatori e le dinamiche di gruppo (...)», ci dice il titolare della prima escape room di Padova, Giovanni Prior. Insomma, prevale il gruppo sull’individuo, la fisicità sulla virtualità. Per Frank Lantz, direttore del Game Center alla New York University, «per molto tempo, video e giochi per computer sono stati una pratica molto solitaria, ma ora stiamo assistendo all’emergere del sociale e del fisico». 35


Ticino e non solo

sette continenti

Elegante Ginevra

La capitale della protesta

D

i questi tempi il protestantesimo perde colpi anche in una città come Ginevra che, grazie a Calvino, fu tra i grandi centri della Riforma. Per far fronte alle difficoltà, il protestantesimo rilancia con una serie di iniziative. Innanzitutto, con la sit-com televisiva «Aiuto, mia moglie è pastora!», andata in onda qualche mese fa anche sulla RSI, doppiata in italiano e di cui sono protagonisti Caroline Costa (pastora a Ginevra) e suo marito. È la storia del giovane Thomas, spagnolo e agnostico dalla mentalità razionale, che si trova sbalestrato quando la moglie Clara, guida turistica, resta folgorata dalla fede e decide di diventare pastora protestante. Si trasferiscono in una parrocchia del canton Vaud, a Vullierens nel distretto di Morges. Thomas si dedica a una sua start-up, su Internet. Clara non disdegna le piste da ballo, fuma ed è ben connessa ai social network: è su quelli che discute di religione con i giovani. Il Museo della RIfoRMa Il protestantesimo rilancia anche e soprattutto con la celebrazione dei cinquecento anni della Riforma. Il giubileo è stato preso a pretesto per raccogliere nel Museo Internazionale della Riforma (MIR) un gran numero di documenti francesi del XVI secolo, manoscritti di Lutero e Calvino, oggetti e dipinti sparpagliati nella città che ora sono in grado di mostrare la ricchezza culturale e storica dell’esperienza della Riforma. Fondato nel 2005 a ridosso della cattedrale Saint-Pierre e finanziato esclusivamente da privati, al MIR accedono «turisti americani, francesi, coreani del sud e cinesi che desiderano immergersi nella memoria della loro fede protestante», spiega il teologo Gabriel de Montmollin, originario di Neuchâtel e approdato alla direzione del MIR dopo essere stato direttore delle Éditions Labor et Fides. E aggiunge: «A differenza della chiesa luterana diffusa soltanto nel nord dell’Europa, il calvinismo ha messo radici un po’ 36

ovunque nel mondo. Per questo a venire in pellegrinaggio sono i fedeli di tanti paesi diversi. Senza contare coloro che sono incuriositi dal protestantesimo, oggi percepito in modo più positivo rispetto a un tempo». una RelIgIone oRIzzontale Numerose le iniziative del MIR. Anche declinate al femminile, e qui Lutero e Calvino potrebbero ben ridere sotto i baffi. «Al tempo della Riforma, le donne non avevano un ruolo tanto attivo ma il rinnovamentodicuisiamostatitestimoni in questi decenni dimostra le capacità delprotestantesimodirinnovarsi»,spiega de Montmollin che in occasione dello scorso 8 marzo ha organizzato una giornata di studi sul ruolo delle donne nella Riforma, di cui sono state relatrici la studiosa Elisabeth Parmentier e la sua

assistente Lauriane Savoy, entrambe dell’Università di Ginevra la cui facoltà di Teologia protestante propone spesso dei dibattiti anche a proposito della laicità, del dialogo interreligioso e dell’etica. «La comunità protestante di Ginevra è organizzata in modo orizzontale: non esiste – come in altre religioni – una gerarchia. Questo fattore rappresenta la fragilità e al tempo stesso il suo fascino», osserva de Montmollin. Con duecentomila abitanti, la città di Ginevra è al secondo posto dopo Zurigo per numero di residenti. È elegante e internazionale. Dal punto di vista religioso è multiconfessionale: se il cattolicesimo è la prima religione di Ginevra, i protestanti sono però soltanto il 12% (nella confederazione rappresentano il 26%) e non bisogna dimenticare la presenza di una moschea importante, oggetto di non poche


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L’altra cultura / L’usine è tra i più noti e importanti centri cuLtiraLi autogestiti deLLa svizzera. tappa fondamentaLe per tutti coLoro che a ginevra cercano musica daL vivo, è composta da 18 diverse «entità» che spaziano daLLa radio aLLa saLa cinematrografica. per informazioni: usine.ch

Sette paSSi in città 1. Storia

Con in mano la guida della Svizzera edita da Lonely Planet, partite dalla città vecchia. In place Bourg-du-Four l’omonimo caffè, poi la cattedrale Saint Pierre (XI sec.) con la sua torre (salire costa 5 franchi) e i reperti archeologici sotterranei (scendere costa 8 franchi). Lì accanto, il Museo Internazionale della Riforma.

2. Nazioni Unite

Da vedere la sede delle Nazioni Unite e, su place des Nations, la Broken Chair, una sedia gigante simbolo dell’opposizione svizzera alle bombe a grappolo e alle mine anti-persona.

3. Riformatori

Nel Parc des Bastions (territorio dell’università voluta da Calvino) si può giocare con gli scacchi a misura d’uomo e ammirare le statue e i bassorilievi sul muro dei Riformatori.

4. Relax

Nella bella stagione consigliamo una passeggiata sul lungolago ammirando il getto d’acqua (alto 140 metri), facendo sosta ai Bains de Pâquis. Da non escludere nemmeno in una giornata uggiosa, perché offre la possibilità di una sauna e di una fondue.

5. Quattro passi

Una bella e rilassante passeggiata lungo le rive del Rodano tra la Bâtie e il quartiere di Lignon.

6. Pausa caffè

polemiche.Èproprioquestadimensione a giustificare una piattaforma di scambi interreligiosi, il cui fulcro è la cattedrale Saint Pierre dove tutte le comunità si riuniscono in occasione di commemorazioni e di eventi drammatici. La rivoLuzione di GutenberG Cambiano i tempi, cambiano le stagioni. Siamo nell’era di internet, ma non possiamo dimenticare la rivoluzione di Gutenberg che sta a metà strada tra l’invenzione della scrittura e la rete dei nostri giorni. E proprio la rivoluzione di Gutenberg sarà al centro della mostra dal titolo «PRINT! Les premières pages d’une révolution» in cui potremo stampare i nostri pensieri. Inizierà il 4 giugno e terminerà il 31 ottobre in concomitanza con la data in cui Lutero affisse sul portone della cattedrale di Wittenberg 95

tesi da discutere in un dibattito pubblico sulla vendita delle indulgenze da parte della Chiesa cattolico-romana e, in generale, sulle sue opere. La rivoluzione di Gutenberg, spiega de Montmollin, «ha modificato i comportamenti culturali e sociali con la stessa intensità con cui Internet ha cambiato le nostre vite. Gli effetti della rivoluzione in Occidente erano stati molto positivi – in termini di diffusione dell’istruzione e, di conseguenza, di democratizzazione – ma pure negativi per la standardizzazione del sapere e il venir meno delle tradizioni orali». Viene quindi da domandarsi, si chiede il direttore del MIR, da che cosa dipenda la fortuna della Riforma protestante: dalle sue idee rivoluzionarie, oppure dal marketing di queste idee attraverso l’invenzione della stampa? Un viaggio di Farian Sabahi

Andate al café Dorian con la sua atmosfera d’antan (place René Payot 1, chiuso la domenica).

7. Altri musei

Interessanti il Museo internazionale della Croce Rossa, il Museo Ariana, il Museo di Etnografia, il Mamco (arte moderna e contemporanea).

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Tendenze

creatività

Collage di vita Definire lo scrapbooking non è semplice. Lo si potrebbe considerare un hobby per creare album fotografici decorati e personalizzati, ma anche questa spiegazione risulta comunque riduttiva. Scrive Barbara Bitetti la guida in sette punti 1. Convegni

L’associazione scrapboooking in Italia raccoglie moltissime adesioni anche in Ticino e organizza ogni anno un convegno a Milano (asi-italia.org oppure scrapbookingclubcafe.blogspot.ch).

2. Insegnare la felicità

L’Accademia della felicità organizza corsi per diventare creative coaching, ricamarsi addosso una professione che renda felici e molto altro, anche gratuitamente (accademiafelicita.it).

3. Torno in me

La famosa Micaela Terzi di thepapercoach.it impiega creatività, colori, colla e carta per supportare le persone nella realizzazione dei propri progetti. Lo scrapbooking, in particolare, come tecnica per rientrare in contatto con se stessi.

4. Meditazione

Sul sito scrapiteasy.com è possibile acquistare gli strumenti maggiormente usati, dal neofita al professionista. A livello internazionale degno di nota è beckyhiggins.com: lo scrap come forma di meditazione.

5. A scuola di scrap

Un buon sito di riferimento per imparare a creare una propria attività è scrapper school-of-scrap.com. Suggerimenti, novità, progetti, materiali. Insomma, tutto quello che vi serve.

6. Fantasia

Quella dello scrapbooking è un’attività creativa che non impone alcun tipo di regola. Quindi ogni spunto può trasformarsi in un’idea interessante. Guardatevi in giro, siete circondati da stimoli e possibilità.

7. Tecniche miste

Découpage, acquerello, stencil, tutte tecniche utili a rendere indimenticabili i vostri migliori ricordi.

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A

ssimilabile a una delle attività predilette dalle teenager dell’era pre-digitale, che consisteva nel riempire il diario (o meglio definita: la smemo) con scatti e significativi ritagli di giornali, lo scrapbooking ha però natali ben più antichi. Nel 1826 John Poole scrivevaManuscriptGleamingsandLiterary Scrapbook, un volume su come raccogliere in modo creativo frasi, poesie e altri ricordi. All’epoca, pare che perfino la regina Vittoria redigesse un albo personale. Si deve all’invenzione della fotografia nel 1880 la vera evoluzione estetica. All’interno degli album cominciarono ad apparire le prime immagini, abbellite da qualsiasi orpello bidimensionale. Fu così che gli «album ricordo»

diventarono album fotografici. Il vero boom va però attribuito agli americani che, come spesso accade, riescono a elevare a scienza, generando proselitismo, anche materie apparentemente futili. Dagli anni novanta hanno prodotto in merito anche grande letteratura: dalle riviste tematiche a curatissimi libri guida. In Italia, per esempio, la passione è giunta di recente: è datato pochi anni orsono il primo libro di «scrap» di Patrizia Nave, vera pioniera che lo scoprì per caso durante un viaggio negli Stati Uniti. Diari esistenziali Una delle regole di base è perseguire la ricchezza: di immagini, di scritte, di colori, di adesivi, di carte regalo o stof-


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SETTE LIBRI PER APPROFONDIRE Nessuno è escluso. È bene partire da questa considerazione perché la creatività alberga in ciascuno di noi. E qualche lettura ci può aiutare.

1. Rainer Maria Rilke

Lettere a un giovane poeta (Mondadori, 2000) Il poeta praghese insegna come essere onesti con se stessi, amare la solitudine e quanto essa sia indispensabile per il mestiere creativo.

2. Julia Cameron

La via deLL’artista (Longanesi, 1998) Ovvero, tutti possiamo essere creativi, se solo mettiamo a tacere il nostro censore interno.

3. Twyla Tharp

the Creative habit (pdf disponibile in rete) Ovvero, come per ogni muscolo (Twyla è una delle maggiori coreografe americane), anche la creatività richiede allenamento.

4. Bruno Munari

da Cosa nasCe Cosa (Laterza, 2010) Con incantata leggerezza l’autore ci porta a scoprire che saper creare e progettare non è dote esclusiva e innata di pochi.

5. Elisabeth Gilbert

fe. Maggiore è il dettaglio e la quantità di curiosità nella nostra pagina, più accattivante sarà il risultato finale. Questo principio rende gradevole qualsiasi album anche se personalmente, l’applicazione migliore che ho riscontrato è legata ai «raccoglitori ricordo» di viaggi; l’unico modo che, a mio avviso, ha reso interessante l’antica condivisione delle diapositive post vacanze. Ho potuto sfogliare dei «diari di bordo» arricchiti di mappe, scatti, biglietti del treno e cartoncini dei ristorantini incollati con scotch coloratissimi che avrei volentieri acquistato come guida turistica, se solo fossero stati in vendita.Il rovescio altrettanto positivo di questa divertente medaglia è che risulta essere un ottimo

esercizio per sviluppare la fantasia che molti di noi, col passare degli anni, accantonano, trovandosi poi in difficoltà quando i casi della vita impongono le famose scelte creative. Un’altra pratica usate per questo scopo è il journaling, ovvero una sorta di diario: un resoconto di eventi giornalieri, esperienze, idee o riflessioni riportate regolarmente, per uso privato – le vision board, tecnica visiva che aiuta a focalizzare i propri obiettivi. A pensarci bene forse anche il famoso social Instagram trova qui le sue origini: la possibilità di fermare i ricordi in una cornice estetica, colorarli con frasi simpatiche per rivederli e condividerli con amici sembra il nipotino digitale del nostro scrapbooking.

big MagiC (Rizzoli, 2015) «Vinci la paura e scopri il miracolo di una vita creativa»: un sottotitolo che è tutto un programma.

6. Edoardo Boncinelli CoMe nasCono Le idee (Laterza, 2010) Un libro per esplorare le dinamiche di quel misterioso fenomeno che chiamiamo genericamente «creatività».

7. Moorea Seal

the 52 List projeCt (su moorea-seal.com) Una vera opinion leader del settore il cui blog è ricco di suggerimenti di journaling. 39


Tendenze

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Colori

Nel blu dipinto di blu È la cromia del futuro e dello spirito, in tutte le tonalità e gradazioni possibili. Scrivono Patrizia e Nello Mezzanzanica

Dove & Come Casa e corpo

Il blu può aiutarci a vivere meglioperchéfavoriscela concentrazioneedèquindiadattoatuttiqueiluoghi dove serve essere creativi ed efficienti, mantenendo lo stress sotto il livello di guardia. Il blu denim Niagara, tonalità non troppo scura e leggermente «polverosa», è indicato sia per le pareti che per cuscini, lenzuola, lampade, divani e tendaggi.

Moda Nellaprimavera2017ilblu pare essere ovunque, soprattutto il navy blu. Ma anche blu lapis, blu cobalto,bluKleinabbinatoatonalità forti, a tinte pastello, al vaniglia e al beige e a dettagli metal, il più discreti possibile (che siano paillettes, decori o stoffe) oro, argento o bronzo. Colorelegatoallapercezione dell’emisferosinistroepiù «femminile» del cervello, il blu è anche espressione del più formale e maschile dei dress code ma anche del look più informale.

C

he cosa ci sarà di tanto originale nel parlare di un colore che esiste da sempre e, da sempre, è sinonimo di sobrietà e riservatezza? Nulla. Nulla se non, forse, la riscoperta di un desiderio sempre più crescente che rivendica proprio questi intramontabili valori. I colori sono simboli universali. Possono variare i significati per area geografica o culturale ma rimangono espressione del pensiero simbolico dell’umanità e il blu, in particolare, rappresenta la meditazione, l’interiorità, la contemplazione, ha potere sedativo e tranquillizzante. Secondo gli studi di Jung l’azzurro,cheèilcoloredelcieloe 40

diamo i numeri

100

Tanti sono gli anni in cui il blu è il colore preferito da oltre il 50% degli europei ed è molto utilizzato nelle campagne marketing e pubblicitarie.

45%

È la riduzione delle richieste di risarcimento avute dall’ufficio reclami di un centro commerciale americano dopo aver deciso di utilizzare il blu per l’arredamento.

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Sono le principali tonalità e gradazioni del blu, dal Blu Alice all’Oltremare.

dello spirito, sul piano psichico è quello che manifesta il pensiero. Uno dei più grandi e antichi poeti mistici persiani (Jalâl Al-Dîn Rûmî) descrive il blu scuro come il colore della buona azione e, nell’iconografia cristiana, è stato sempre accostato alla figura del Figlio o della Madonna, entrambi unioni simboliche fra divino e umano. Nell’arte, Kandinskij, Herbin, Pfeiffer e Klein, ne hanno fatto il centro della loro espressione pittorica. Non c’è quindi da stupirsi se viene usato sempre più spesso per colorare i muri di case e uffici o per gli abiti che indossiamo, o ancora gli oggettichecomperiamo:oper il nostro benessere.

Bellezza Blu Niagara Flou, ecco il nuovo pantone per make up e nail art. Vivace e luminoso come i riflessi delle famose cascate a cui si ispira, si addice a tutte le donne, qualsiasi siano i loro colori. Benessere La cristallo terapia, una pratica che utilizza i minerali e la forza del loro campo magnetico contro alcuni malesseri, si avvale del calcedonio blu per combattere il mal di gola e il sonnambulismo. Quale annomigliore per sfoggiare una collana o un ciondolo della loro pietra preferita?


Tendenze

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street style

Alte senza danni Ogni donna almeno una volta nella vita ha provato a indossare scarpe con i tacchi, ma non sempre i risultati sono quelli sperati. Scrive Jessica Pellegrino

Sette trucchi 1. Primi passi

Abituare il piede un po’ alla volta all’uso dei tacchi: riuscirete a portarli senza penalizzare la vostra falcata da passerella.

2. Alti e bassi

Alternare l’altezza del tacco durante la giornata: se li usate tutto il giorno, è consigliabile portare dei tacchi più alti a inizio giornata e verso la fine usare tacchi più bassi. Questo trucchetto è molto utile per non risentire della stanchezza accumulata durante la giornata e vi permetterà di usarli più a lungo.

3. Solette

Investire su solette ortopediche da inserire in ogni paio di scarpe: aiuteranno il piede a ricevere il comfort necessario e, anche se costose, sono una autentica manna dal cielo per chi adora portare i tacchi.

4. Scarpe buone

G

uardateviingiro:dalla falcata fashionista alla Carrie Bradshaw a quelli assai meno aggraziati, gli stili non mancano. Essendo di uso comune associare il termine eleganza all’uso del tacco, soprattutto quando il dress code è d’obbligo ci sentiamo in dovere di sfoggiare tacchi vertiginosi in contesti dove si richiede una certa eleganza, rischiando però di incarnare il famoso passo in stile Godzilla. Perché camminare con i tacchi è un’arte fatta di esperienza, ma soprattutto sono poche le persone in grado di rapportare la misura del tacco in base alla propria altezza. Non si tratta di un algoritmo matematico,mapiùsemplicemente di una tecnica usata nella consulenza d’immagine.

Quanto sei alta? Contrariamente a quanto si pensa, un tacco alto dodici centimentri non è per tutte, anzi. Su una donna minuta il tacco non dovrà superare gli otto centimetri di altezza, mentre per le donne più alte si potranno preferire tacchi maggiori. Ovviamente una donna alta sentirà meno l’esigenza di usare un tacco dodici, anche perché risulterebbe esagerato. Ma su donne di media altezza possono funzionare. I modelli più amati e che ci fanno sentire più sexy sono le classiche decolté e sandali aperti. Tutte le donne (o quasi) sognano almeno una volta di destreggiarsi abilmente sui tacchi senza subirne gli effetti collaterali. Purtroppo per molte questo resta sol-

tanto un sogno e le soluzioni sono due: soffrire sui tacchi o cambiare paio di scarpe! È bene ricordare, però, che non sempre tutto si riconduce a scelte drastiche; si può optare per una via di mezzo che sia consona alle nostre esigenze senza dover arrivare a patti con i nostri desideri. Tutto sta nel trovare la soluzione adatta a noi. Durante le mie consulenze trovo spesso ragazze e donne che rinunciano a un look curato pur di non usare i tacchi: in realtà, una cosa non dovrebbe escludere l’altra, in quanto è possibile utilizzare la scarpa con il tacco con maggior facilità grazie ad alcuni accorgimenti. Vediamoli qui a lato: saremo così in grado di padroneggiare i nostri tacchi senza problemi!

Scegliere sempre scarpe di qualità: una scarpa di buona fattura risulterà al piede meno scomoda rispetto a una di bassa qualità; per questo è sempre meglio prestare attenzione quando si devono acquistare scarpe con il tacco. Inoltre, sarà un’ottima scusa per spendere, ma ricordate: non è il costo a determinare la qualità di una scarpa!

5. Segreti

Usate cuscinetti in gel: attenueranno dolori plantari e renderanno più confortevole la vostra camminata.

6. Forme e comodità

Scegliete scarpe adatte alla conformazione del vostro piede: ogni piede ha la sua forma perciò è importante tenerne conto quando si sceglie un paio di scarpe se vogliamo ottenere il massimo della resistenza ed evitare di soffrire inutilmente.

7. Piccole protezioni

Usate cerottini trasparenti: vi risparmieranno vesciche dolorose e spiacevoli sfregamenti della pelle. 41


Relax

stelle & curiosità l’oggetto La saponetta

Astroparade

di Betty

A una saggia e dominante Vergine si affiancano Ariete e Leone. La frenetica Bilancia e gli umorali Pesci fanno da contraltare all’instabilità dei Gemelli e all’irragionevole gelosia dello Scorpione

Esagerare con l’igiene personale è sintomo di malattia. Non solo comportamentale: è provato che pulire troppo la pelle (pratica che può provocare dermatiti) significa toglierle oli naturali, grassi e batteri «buoni» che, anzi, ne garantiscono equilibrio e protezione. Insomma, un po’ di «sporcizia» non ha mai ucciso nessuno e una quantità minima di microscopici ospiti aiuta il nostro sistema immunitario a rimanere vigile e attento. Oggi la maggior parte dei saponi in commercio, soprattutto quelli liquidi, sono una combinazione di detergenti chimici, agenti di schiumatura artificiali e sostanze varie. Ma come funziona il sapone? In pratica, rende solubili sostanze che sono insolubili, che poi l’acqua porta via. Lavarsi tutti i giorni e fare un uso eccessivo del sapone è invenzione molto recente e nessuno è mai stato più pulito di noi, con risvolti di mercato che ne fanno uno dei settori trainanti dell’economia globalizzata. Se il primo documento scritto in cui si parla di sapone è del solito Plinio il Vecchio (I sec. d.C.), per secoli il suo impiego è rimasto limitato prima alla pulizia del bucato, in seguito anche all’igiene personale, appannaggio dei ceti benestanti: era un articolo di lusso, utilizzato come regali di pregio e quindi di rarissimo uso. Oggi le cose preziose sono altre, anche se il piacere di un bel bagno è rimasto, crediamo, immutato.

istruzioni per l’uso Sette consigli sui tacchi di Walter Mariotti

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arIETE

Tra il 19 e il 20 marzo Mercurio e Venere si troveranno in congiunzione. Novità e incontri per i nati tra la prima e la seconda decade. Favoriti i colloqui professionali per chi fosse in cerca di una nuova attività professionale. La Luna Nera in Sagittario suggerisce esperienze tantriche per i nati in marzo.

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VErgINE

«Quei gabbiani che non hanno una meta ideale e che viaggiano solo per viaggiare, non arrivano da nessuna parte, e vanno piano. Quelli invece che aspirano alla perfezione, anche senza intraprendere alcun viaggio, arrivano dovunque, e in un baleno», lo scrive richard Bach nel suo libro più noto e amato.

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LEONE

Per Emil Cioran, «in dosi normali, la paura, indispensabile all’azione e al pensiero, stimola i nostri sensi e il nostro spirito; senza paura, nessun atto di coraggio, e neppure di viltà..., senza paura, nessun atto, semplicemente». giove e Saturno, favorevoli, spingono in avanti la vostra vita. Non siate indecisi.

4 bilancia

5 cancro

6 capricorno

7 pesci

8 toro

9 sagittario

10 gemelli

11 scorpione

12 acquario

giove in Bilancia,ma anche Urano, vi rendono particolarmente attivi, quasi frenetici. Eventi inaspettati e improvvisi. Cambiamenti professionali radicali per chi non fosse soddisfatto della propria attività. Bene tra il 19 e il 20.

Marte e Venere di transito nella vostra seconda casa solare favoriscono spese per far fronte ai vostri desideri voluttuari. Possibili spostamenti in ordine a una vostra attività. Sbalzi umorali e inquietudine tra il 19 e il 20 marzo. Marte, nella vostra dodicesima casa solare, la casa dell’isolamento e della diversità. Possibili conflitti interiori ma anche incontri con persone originali, soprattutto trail23eil24marzo.Tenetelalingua e l’aggressività a freno.

1. Le donne sono diversissime e infatti si dividono tra quelle che amano i tacchi alti e quelle che amano i tacchi alti. 2. Delle donne che preferiscono i tacchi medi è meglio diffidare. 3. Quelle che preferiscono le ballerine sono un categoria

«Lo sai che ci sono più di sette miliardi di persone al mondo? E nemmeno una di loro mi apprezza! E lo sai cos’è anche peggio? Che con l’aumento della popolazione, io divento impopolare, ogni giorno di più!». Ok, è Charlie Brown, però… Marte in trigono con Luna e Plutone. ricordate Umberto galimberti: «Chi è geloso confonde l’amore con il bisogno di possesso che satura una carenza e che non riesce a esprimersi se non come amore dipendente, regressivo, infantile».

«Chi», ha scritto Francesco alberoni, «anziché concentrarsi sulla sua opera, pensa ai concorrenti, a chi ha avuto successo, e prova invidia, non solo disperde le sue energie in un odio sterile, ma si acceca». attrazione fisica in crescita.

teorica: in realtà sognano, e usano, i tacchi, quando occorre. 4. Il tacco non è una scelta estetica, ma una filosofia di vita. Non riguarda dunque l’abbigliamento ma i valori. 5. I tacchi possono essere sottili e meno sottili. A seconda

«Chi abbia rotto con il proprio passato», e il transito di Plutone vi sostiene, «si sente diverso. Non considererà una vergognailconfessareglierroripassati,per la semplice ragione che questi errori non lo toccheranno affatto» (gandhi).

Tra il 19 e il 20 marzo la Luna attraverserà il vostro segno rendendovi più romantici e predisponendo in particolare i natinellaterzadecadeversoincontridiuna certa importanza in ordine anche alla loro attività professionale. Per lo scrittore Claudio Magris, «La casa non è un idillio; è lo spazio dell’esistenza concreta e dunque esposta al conflitto, al malinteso, all’errore, alla sopraffazione e all’aridità, al naufragio». Maggior riposo tra il 23 e il 24.

delle variazioni si esprimono umori e progetti. 6. Se volete fare un regalo evitate i tacchi. Il rischio è troppo alto. 7. Ricordatevi che per una donna il tacco è lo specchio dell’anima. Non rompetelo perché saranno 7 anni di guai.


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gioca (e vinci) con ticino7

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La soluzione verrà pubblicata sul numero 13

Risolvete il cruciverba di Daniela e trovate la parola chiave. Per vincere il premio in palio, chiamate il numero 0901 59 15 80 (CHF 0.90/chiamata) entro il 23 marzo e seguite le indicazioni lasciando la vostra soluzione e i vostri dati. Oppure inviate una cartolina postale con la vostra soluzione entro il 21 marzo a: Twister Interactive AG, «Ticino7», Altsagenstrasse 1, 6048 Horw. 9

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Premio in Palio: due carte giornaliere del valore di cHF 55.60

Carta giornaliera. La scelta giusta per circolare liberamente tutto il giorno. arcobaleno.ch

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1. Chimerico, illusorio w 10. Si festeggia il 25 dicembre w 11. Sigla radiologica w 12. Grande affetto w 13. Feretri w 14. La nota Venier w 15. Gatta w 16. Rinsecchita w 18. Il dio egizio del sole w 19. Video w 21. I confini di Roveredo w 22. C’è anche quella che non c’è w 23. Alcoolisti Anonimi w 25. Il fiume di Bottego w 26. Restare in centro w 28. Vantaggio w 30. Noto stilista w 31. Un arnese del contadino w 34. Consonanti in regia w 35. Reo senza cuore w 36. Può esserlo il dente dolente w 39. Priva di fede w 41. Un gas nobile w 42. Un dono dei Re Magi w 43. Cuor di cane w 44. Canto patriottico w 46. Un’organizzazione internazionale w 48. Cuori senza pari w 49. Tante erano le Grazie w 51. Le iniziali di Toscanini w 52. Venduta, ceduta

VeRTIcALI

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Arcobaleno offre una carta

giornaliera del valore di CHF 55.60 (per tutte le zone, 2a classe, adulti) a due fortunati lettori che comunicheranno la soluzione corretta del cruciverba.

Con la carta giornaliera si viaggia tutto il giorno all’interno delle zone prescelte, interrompendo e riprendendo il viaggio quante volte si desidera, fino alla chiusura dell’esercizio. Maggiori informazioni su: arcobaleno.ch

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1. Nota serie televisiva americana con Lorelai e Rory w 2. Monte ticinese w 3. Curano le malattie dell’orecchio w 4. Quello perduto è l’Eden w 5. Raganelle arboree w 6. Sud-Est w 7. L’isola di Ulisse w 8. Costosi w 9. Lo è anche il Pacifico w 13. Una bevanda con la schiuma w 17. La bomba di Hiroshima w 20. Pari in foglio w 21. È vicino a Foroglio w 24. Affila lame w 26. La nota degli sposi w 27. Lo era Giasone w 29. Le iniziali della Piccolo w 32. Il mitico aviatore w 33. Epoca w 37. Rabbia, furore w 38. È vicino a Bioggio w 40. Si contiene con un cinto w 45. Le segnano le lancette w 47. Il nome di King Cole w 49. Il Ticino sulle targhe w 50. I confini di Essen

TIRATuRA cONTROLLATA 63.212 copie chIusuRA RedAzIONALe venerdì10 marzo 2017 edITORe teleradio7Sa,muzzano AmmINIsTRAzIONe viaindustria,6933 muzzano tel.091960 33 83 / fax.0919603155 dIRezIONe, RedAzIONe, cOmpOsIzIONe e sTAmpA centroStampa ticinoSa via industria, 6933 muzzano tel.091960 33 83 / fax.0919682988 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch www.issuu.com/infocdt/docs ticino7è su Facebook sTAmpA (cartapatinata) Salvioniartigrafiche Sa Bellinzona tBS,laBuonaStampaSa Pregassona pubbLIcITà Publicitas ag, danielSiegenthaler muertschenstrasse39,Postfach 8010Zürich tel.058680 95 92 / 0796357222 daniel.siegenthaler@publicitas.com dATI peR LA sTAmpA riviste@publicitas.com publicitas.ch/riviste ANNuNcI LOcALI Publicitas lugano tel.058680 91 80/fax.0586809171 lugano@publicitas.ch IN cOpeRTINA masentiquesta...(foto©ljupco)

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La soluzione del Concorso apparso il 3 marzo è: TRATTORI Tra coloro che hanno comunicato la parola chiave corretta è stata sorteggiata: Gianna Zanetti Novazzano Alla vincitrice facciamo i nostri complimenti! 43


Chiarezza fin dalla prima ora: cucine e bagni Sanitas Troesch.

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Ruf Lanz

Ticino7  

Numero 11 - Settimanale della Svizzera italiana

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