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L’app in carrozza

L’applicazione ticinese “tChat” permette di conoscere altri utenti che stanno viaggiando sul nostro stesso treno tramite il cellulare. Ma qual è la sua reale utilità?

Fatti, non parole n. 174

di Marco Jeitziner

Secondo la società di analisi statunitense App Annie il settore delle app (applicazioni) per cellulari potrebbe generare quest’anno 50 miliardi di dollari e raddoppiare entro il 2020. Ma poi? Il mercato è enorme ma anch’esso rischia la saturazione, secondo vari commentatori. Staimo forse andando incontro a una nuova bolla speculativa come quella delle dot.com nel 2005? Già nel 2012 il Wall Street Journal riportava che “circa il 60% delle start-up sopravvive dopo tre anni e grosso modo il 35% supera i dieci anni”. Molte altre nemmeno riescono a decollare. I motivi? Spesso si sbaglia semplicemente l’idea, oppure il lancio sul mercato, il marketing, la redditività, la scelta dei collaboratori1. Sul gigantesco mercato delle app per cellulari, sempre il WSJ l’anno seguente scriveva che “mentre ci sono più di 800mila applicazioni mobili disponibili nell’App Store, solo 80 di loro ha generato più di un milione di dollari di fatturato nel corso del quarto trimestre”. La rivista digitale specializzata The Verge afferma che oggi siamo già a 1,5 milioni di app (nell’Apple Store) ma che “i soldi facili sono spariti”, “lo stesso App Store ormai assomiglia a una lotteria” e, soprattutto, “una stanchezza si sta diffondendo tra i clienti”, tanto che nel 2014 la maggioranza degli statunitensi “non ha scaricato nemmeno un’app al mese”. Lo stesso anno su Time il cronista esperto Harry McCracken ha scritto che “le guerre per le app dei cellulari sono finite, e ha vinto Apple”. Insomma, senza il gigante di Cupertino, Apple, con il suo iPhone, non ci sarebbe più trippa per gatti. Ma veniamo al Ticino: “tChat” è stata creata a Lugano da Giuseppe Casalotto e Abdul Wahed Mehran. Chi la scarica può sapere chi è seduto nello stesso treno o vagone, così puoi “conversare con tutti gli altri passeggeri e condividere con loro le proprie passioni”2. Nel suo sito l’azienda auspica che “(...) ogni viaggio possa essere il più piacevole possibile per

ogni passeggero. Non sarebbe bello ridurre lo stress da viaggio? E se potessimo creare legami forti e significativi con gli altri passeggeri?”. Da questi argomenti di vendita legittimi ci siamo posti alcune domande di fondo, avendone già scritto3. Siccome il viaggio in treno è un’esperienza soggettiva e personale, fatta anche per pensare, leggere, ascoltare musica o sonnecchiare, perché bisognerebbe per forza fare conoscenza? Perché il viaggio diverrebbe “più piacevole” con una chat? Perché il treno sarebbe fonte di “stress da viaggio”? Ma soprattutto, è col cellulare che si crea un “legame forte e significativo”? “Abbiamo effettuato qualche ricerca di mercato che ha confermato che molti passeggeri aspirano ad avere dei viaggi più coinvolgenti e appaganti a livello emotivo, ma tutta una serie di fattori (timidezza, diffidenza ecc.) li blocca” ci dice il responsabile marketing di “tChat” Giorgio Pedraglio. L’azienda riconosce che l’app permette solo di “conoscere superficialmente gli altri passeggeri prima di iniziare un’interazione faccia a faccia”, ma l’idea “è stata ben recepita dalla gran parte dei passeggeri che abbiamo intervistato”. Esistono però già app simili in vari paesi e per lo stesso scopo4, facciamo notare. “È vero, ma «tChat» si distingue per quanto riguarda la «user experience», provando a combinare il meglio delle app di «instant messaging», quelle di «dating» e quelle per i mezzi pubblici” conclude Pedraglio. Per ora si contano circa 2mila utenti in Ticino e l’azienda da questa primavera intende allargarsi a tutta la Svizzera. note 1 Si veda per esempio “Why these 4 startups failed” di Ira Koenig (yalantis.com). 2 tchat.ch/#about. 3 Si veda “Vagoni, vite in carrozza”, “L’essere cellulare”, “Un SMS agli adulti”, (in Ticinosette n. 10/2013, 42/2013 e n. 49/2015). 4 “Lokin” (su Itunes), “Mister Train” (Francia), “Junction” (Australia), “OMitra” (India).

Con noi nessuno resta a becco asciutto. Ci impegniamo per una pesca sostenibile che tuteli gli ecosistemi marini e dal 2006 siamo partner del WWF e socio fondatore del WWF <wm>10CAsNsjY0MDQx0TW2NDQzNQcAPYbd7A8AAAA=</wm>

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Ticino7  

Numero 13 - Settimanale della Svizzera italiana

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