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№ 27 del 3 luglio 2015 · con Teleradio dal 5 all'11 luglio

GINEVRA

Diplomazia, finanza e cultura: la città sul Lemano conferma la sua vocazione internazionale

Corriere del Ticino · laRegioneTicino · Tessiner Zeitung · chf 3.–


LEONI. CHE SUCCEDE?

Signore, deve venire immediatamente, abbiamo un problema. dove siete?

Testi: Massimo Rosi | Disegni: Francesco Della Santa

Che è successo?

Episodio 4 : LA FAMA SCIVOLA SUL PAVIMENTO ascona. Poche ore dopo. Ma questa non è la villa dell'attrice--

I casi?

Maledizione... Il marito dov'è?

Ancora non lo sappiamo, sennò non avremmo chiamato te. Sei sparito per qualche giorno.

Già... Chiara Barbieri.

Penso che sia tutto collegato in qualche modo, ma ancora non ho il filo conduttore.

Dovevo riflettere sui casi.

Che abbiamo qui?

Pensi ad un omicidio/suicidio?

Dopo l'ultima volta non so più che pensare. E' questa Barbieri? Sembra che qualcuno abbia voluto fare in modo che il suo volto rimanesse sfigurato per sempre.

Impiccato in sala piscina.

Ti ricordi il tizio delle slot machine?

Certo.

Ho come un presentimento... Una sensazione che ci sia un nesso, qualcosa di sacrale che va a rovinare la bellezza che ha garantito la fama di così da fare in modo che agli questa donna, occhi del loro “divino” questa celebrità diventi ciò che in realtà è sempre stata.

Hanno usato dell'acido. Ma perchè prendersi la briga di sfigurarla per poi ucciderla?

L'hanno sfigurata dopo. Come se qualcuno volesse rovinarne la salma.

Una mostruosità corrotta dal successo e dalla fama.

continua...


Ticinosette allegato settimanale N° 27 del 03.07.2015

Agorà Ginevra. Il teatro del mondo

di

Federico Franchini .........................................

4

redazione .................................

7

Letture Il pan’ino. L’arte dello spuntino

a cura della

Keri Gonzato ..................

8

Marco Jeitziner .............................................

9

Arti LongLake & Urban Art Festival. Bombolette in città

Impressum

Società Viganello. Scuola di culture

laura di corcia ...................................................

10

daniele Fontana; Foto di reto albertalli/phovea ......................

35

Svaghi ....................................................................................................................

42

Tiratura controllata

Vitae Maria Invernizzi Piccioni

Chiusura redazionale

Reportage Ginevra

Editore

67’470 copie

Venerdì 26 giugno Teleradio 7 SA Muzzano

di

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di

di

Redattore responsabile Fabio Martini

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Direzione, redazione, composizione e stampa Centro Stampa Ticino SA via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch www.issuu.com/infocdt/docs ticinosette è su Facebook

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In copertina

Ginevra. Tuffatori nel Lemano Fotografia 65©Reto Albertalli/phovea

Sulla stessa barca Fare politica e governare un paese significa amministrarne il territorio, fornire dei servizi alla popolazione, pianificare lo sviluppo della nazione ecc. Ma anche, da un punto di vista più “allargato”, essere presenti a livello internazionale per difendere gli interessi del proprio paese e, in comune accordo con le altre nazioni, prevedere le conseguenze delle proprie azioni, economiche e militari. In un sistema finanziario e produttivo dominato da un’interdipendenza quasi assoluta tra paesi e continenti si fatica a comprendere la totale mancanza di preparazione che l’Europa sta dimostrando nei confronti delle popolazioni in fuga dal Mediterraneo. Come se la caduta del governo libico di Gheddafi e le Primavere arabe – per non parlare della prima guerra del Golfo e degli interventi americani ed europei avvenuti negli anni a seguire in tutto il Medio Oriente – fossero eventi isolati e puntuali. Poco più di una finale vista in televisione di Champions League: terminata la partita, decretato il vincitore, si festeggia e arrivederci all’anno prossimo. No, quello a cui stiamo assistendo non è un tragico reality sulla fuga di centinaia di migliaia di persone che da un punto A devono giungere a un punto B. Quello che i media e le frontiere ci mostrano sono fughe di massa annunciate e prevedibili, perché nessun essere umano che tenga alla propria vita riuscirebbe a vivere in paesi nei quali non esiste più nessuna forma di governo, legalità e lavoro, assenza dei più elementari servizi sociali e di protezione della popolazione. La verità è che l’arte dell’instabilità

internazionale ha creato l’ennesimo mostro apparentemente fuori controllo, verso il quale esistono (dove questi ci sono) solo rappezzati sistemi di accoglienza e ridicoli piani di integrazione. La politica, che per natura deve anche saper pianificare le proprie strategie, pare essersi fermata ai modelli delle vecchie migrazioni di inizio novecento verso le Americhe, o a quelle più recenti degli anni sessanta e settanta dei meridionali verso il nord (Lombardia, Piemonte, la Svizzera, la Germania ecc.). Ma in una Europa nella quale la disoccupazione giovanile raggiunge cifre mai viste in passato e la creazione di posti di lavoro si fa col contagocce, l’arrivo di moltissimi giovani e giovanissimi pone un drammatico problema non tanto a breve termine (vitto, alloggio, sostentamento) ma piuttosto a medio e lungo termine: insomma, che faranno tutti questi esseri umani una volta giunti nei nostri paesi? Che se ne dica è proprio il lavoro la migliore e più certa e concreta misura di integrazione per uno straniero che giunge in una nuova comunità. Nella spirale di una situazione tra crisi e stallo economici che paiono non volere abbandonare l’Europa, l’unica risposta possibile a questo nuovo fenomeno migratorio che difficilmente terminerà non è la salvaguardia delle proprie ricchezze e conquiste, ma la creazione di opportunità e modelli di sviluppo che possano integrare anche chi cerca protezione e fugge dalle guerre. Molte delle quali sono nate con chiare responsabilità internazionali, meglio non dimenticarlo. Buona lettura, Giancarlo Fornasier


Il teatro del mondo Ginevra. Ricca di storia e di cultura, Ginevra è una città complessa e piena di contraddizioni: internazionale e aperta al mondo ma solleticata da tentazioni di chiusura; culla dei diritti umani ma anche centro nevralgico di commerci talvolta discutibili; un po’ snob ma anche fonte di una vivacissima cultura alternativa. Di questo e altro abbiamo parlato con Sami Kanaan, che ha ricoperto la carica annuale di sindaco fino al maggio scorso di Federico Franchini; fotografia ©Reto Albertalli/phovea

S Agorà 4

barcati da un treno alla stazione di Cointrin la lingua percepita è quella inglese. Donne in tailleur e uomini in complèt vestôn si accalcano sulle scale, computer alla mano, badge al collo. Sono svizzeri, europei, africani, asiatici, sud e nord americani. Sembrano sapere dove andare: chi si dirige al Palais des Nations, chi verso la propria missione diplomatica, chi ancora in direzione di una qualche Organizzazione internazionale. Ginevra, o meglio Geneva: città della Svizzera nel mondo ma anche teatro del mondo nella piccola Svizzera. Genève internationale, come piace dire qui, non senza quella punta d’orgoglio percepibile già nella pronuncia.

Terra di petrolieri… Scendi dal treno e vedi anche loro. Di norma sono uomini, dai trenta ai cinquant’anni, vestiti elegantemente, grosso orologio al polso e ventiquattro ore nera in mano. Sigaretta in bocca, parlano nervosamente al cellulare: inglese, con accento straniero, francese, russo o africano. Spostano milioni di barili di petrolio, tonnellate di carbone, quintali di cereali. Ecco i traders: sono diverse centinaia e fanno ormai parte della vita lavorativa ginevrina. Il commercio delle materie prime è infatti uno dei principali settori economici della città. Tutto cominciò nel 1956 quando la Cargill International, il più grande gruppo agricolo mondiale, decise di stabilire la propria sede europea a Ginevra. Poi, nei decenni successivi, dalle rive del Lemano si cominciò a trattare la principale materia prima della nostra epoca: il petrolio. Il carattere internazionale della città e la neutralità della Svizzera hanno creato l’humus ideale per questo tipo di transazioni, fortemente influenzate dagli interessi politici. Negli anni ottanta gli affari si facevano all’ambasciata dell’URSS presso le Nazioni Unite dove i produttori sovietici trattavano il greggio con gli intermediari basati nella Ginevra internazionale. Con la fine della guerra fredda questi legami commerciali si sono mantenuti e rafforzati: a partire dagli anni duemila il petrolio russo e quello kazako hanno fatto di Ginevra la principale piazza

mondiale del commercio di oro nero. Negli ultimi tempi sono arrivati anche operatori cinesi e africani. Vitol, Mercuria, Trafigura, Gunvor: i principali negozianti di greggio del pianeta hanno stabilito qui la propria sede, attorniati da altre decine di piccole e sconosciute società attive nel trading del petrolio e di altre materie prime. Una galassia discreta, che spesso ha fatto i titoli delle prime pagine dei giornali per le frequentazioni di regimi corrotti o per la compiacenza con la quale alcune società si sono dedicate a pratiche di ottimizzazione fiscale. … e di banchieri D’altronde il commercio, la cui Organizzazione mondiale – l’OMC – è basata anch’essa a Ginevra, ha importanti radici nella città di Calvino. Così denominata per l’importanza storica rivestita da Giovanni Calvino che qui fu chiamato nel 1541 e in poco tempo fece di Ginevra il primo vero rifugio dei protestanti di mezza Europa, soprattutto francesi e italiani, vittime di persecuzioni religiose. L’afflusso di queste persone apportò le capacità artigianali e finanziarie acquisite nelle loro città di origine, innalzando il benessere dell’economia e della società ginevrina. La città divenne così centro di rilievo commerciale: le sue fiere contadine erano note in tutta Europa mentre l’attività bancaria si sviluppò fino a diventare una sorta di marchio di fabbrica. Di origine protestante, i banchieri privati ginevrini affinarono il loro savoir-faire e la loro fama nel corso del settecento, beneficiando di una clientela alto borghese e internazionale. Alcune famiglie – i Pictet, i Lombard, gli Odier – sono ancora oggi identificabili con alcuni istituti bancari la cui caratteristica resta quella di sempre: prudenza e discrezione. Il recente affare Swissleaks ha riportato sotto una cattiva luce il mondo finanziario ginevrino, già in passato coinvolto in diversi scandali e intrighi internazionali. La città dei diritti dell’uomo, depositaria delle convenzioni dette appunti “di Ginevra”, è stata più volte macchiata dall’afflusso di denaro sporco proveniente da paesi governati da feroci dittature e da traffici di ogni genere.


ha saputo e sa accogliere. E tra le migliaia di persone venute dal mondo che qui hanno trovato la loro casa vi è anche Sami Kanaan, il sindaco che ha guidato la città fino al maggio scorso, nato in Libano cinquantuno anni fa e (ancora una volta) risultato il più eletto alle recenti elezioni municipali. Signor Kanaan, cosa ha fatto prima di posare le sue valigie a Ginevra? Sono nato in Libano, da madre basilese e da papà di Beirut, città dove sono cresciuto prima di trasferirmi in Svizzera in ragione delle difficoltà riscontrate nel mio paese natale. Sono arrivato a Berna e ho poi studiato presso il Politecnico federale di Zurigo (diploma in fisica) e successivamente presso l’università di Ginevra (diploma in scienze politiche). Qui sono stato accolto e Ginevra è la mia città da ormai più di 25 anni.

Rue du Rhône, la via ginevrina dello shopping

Culture e avanguardie Ma la Ginevra che tenta di resistere e di mantenere un ruolo importante nel concerto delle nazioni non è solo quella della politica internazionale, del petrolio e delle banche: è anche la città svizzera (c’è chi dice d’Europa) con la spesa più alta per la cultura. Durante gli anni ottanta e novanta Ginevra, da taluni considerata troppo snob e luccicante, è stata un luogo d’avanguardia della cultura underground europea con la presenza di diversi squat e spazi di autogestione. Negli ultimi anni diversi di questi luoghi sono stati chiusi, ma lo spirito di quei tempi rimane vivo in alcuni quartieri come quello delle Grottes. Malgrado il fatto che anche sui muri ginevrini appaiano slogan contro gli stranieri e i frontalieri e che alcune forze politiche cavalchino a fini elettorali queste tematiche, Ginevra resta una città multiculturale che

Nella città di Calvino la carica di sindaco è occupata da tutti i membri del Consiglio amministrativo del Municipio seguendo una rotazione annuale. Come mai ? Si tratta di una specificità del sistema ginevrino, che prende spunto dal funzionamento del Consiglio federale. Siamo sicuramente uno degli ultimi cantoni ad applicare questo metodo. Personalmente sono convinto che in futuro bisognerà riformare il sistema poiché esso non permette un’azione costante nella rappresentazione e nell’identificazione della città. Lei è il responsabile del Dipartimento della cultura. Ginevra è la città svizzera che ha le più alte spesi culturali della Svizzera. Come vengono orientati questi fondi? Abbiamo numerose grandi istituzioni, con un’Opera d’importanza europea, il più importante museo di storia naturale della Svizzera, il più grande museo enciclopedico e uno dei più importanti in materia di belle arti. Ma abbiamo anche una grande diversità in materia di creazione, in particolare penso alla danza contemporanea, al teatro, ma anche alla musica, alle arti plastiche o al cinema. Infine, voglio sottolineare la vitalità della mia città per quello che concerne il design o le nuove forme artistiche (arti (...) numeriche, mapping ecc.).

Agorà 5


Agorà 6

Negli anni ottanta e novanta Ginevra era nota come città alternativa per la sua scena culturale nata attorno all’occupazione degli squat. Non ha una certa nostalgia di questa epoca? Sì può in effetti rimpiangere quel periodo, durante il quale era possibile accedere con facilità agli spazi necessari alla creazione e allo sviluppo di compagnie d’arte e di nuove forme di convivenza. Ma non bisogna nemmeno avere troppa nostalgia: occorre guardare avanti cercando nel contesto odierno i mezzi per creare le opportunità di questa vitalità. In questo senso, ho iniziato un ampio processo di prospezione di locali commerciali vuoti per assegnarli ad artisti come luoghi di creazione attraverso un sistema di contratti basati sulla fiducia.

ci sono e mi felicito di questi sviluppi, importanti per Ginevra, ma anche per la Svizzera. D’altra parte, è vero che la forza del franco costituisce una minaccia che induce le Organizzazioni internazionali a delocalizzare una parte dei loro servizi. Allo stesso tempo queste organizzazioni mantengono però la loro sede e l’essenziale della loro attività in riva al Lemano.

Per alcuni anni vi è stata una sorta di guerra tra la città e il cantone a proposito della politica culturale. La pace è stata siglata sotto la sua gestione. Ci può spiegare cosa è successo e quali sono oggi i rapporti tra Ginevra città e Ginevra cantone? Al mio arrivo ho in effetti trovato una situazione un po’ tesa. Le cause sono di natura storica ma anche politica: il cantone è a maggioranza di destra mentre la città è di sinistra. Abbiamo tuttavia dimostrato, io e il mio omologo cantonale Charles Beer, che era possibile avanzare di comune accordo. La situazione è tutt’ora in evoluzione dato che le autorità cantonali sono impegnate a stabilire meglio la ripartizione dei compiti tra cantone e comuni. Vedremo cosa accadrà.

Ginevra è la città dei diritti dell’uomo, depositaria delle omonime Convenzioni, sede del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. Al contempo, è dimora anche di banche e multinazionali, alcune delle quali si sono rese responsabili della violazione di questi diritti. Non è una contraddizione? La piazza finanziaria ginevrina ha sicuramente effettuato dei grossi cambiamenti rispetto a pratiche che in passato potevano essere opache. Ginevra non è che una piazza finanziaria tra le altre della Svizzera e sono convinto che analizzando con sguardo critico la città stessa si potranno migliorare le cose. Il Consiglio amministrativo (Municipio), tramite la mia collega Sandrine Salerno, ha intrapreso numerose iniziative con l’obiettivo di portare a una maggiore trasparenza, sostenibilità ed equità, stabilendo dei criteri molto chiari per gli investimenti della municipalità e proponendo delle azioni concrete attraverso il servizio Agenda 21.

Quali sono i principali problemi sociali della città? Senza dubbio gli stessi presenti nelle altre grandi città svizzere, con la specificità però di essere nel cuore di una regione che si estende oltre una frontiera nazionale e oltre una frontiera cantonale. Questo aspetto è troppo spesso strumentalizzato da certe forze politiche populiste. Ma sono convinto che bisogna fare di questa specificità una forza e impegnarsi a riunire Ginevra oltre queste frontiere. La cultura e lo sport, pur non potendo risolvere tutto, hanno un ruolo importante in questo senso, in termini di coesione sociale, per dare un senso alla nostra regione e costruire uno spazio di condivisione. Città internazionale per antonomasia, Ginevra ha visto la crescita di movimento politici che fanno della chiusura il loro punto di forza. Come si spiega il successo di queste forze politiche? Si tratta di partiti che giocano sulla paura e che focalizzano l’attenzione della gente su un messaggio molto semplice, per non dire semplicistico. È chiaro che il MSG (Mouvement Citoyens Genevois) non costruisce il suo successo sul voto socialista poiché è l’UDC che sta scomparendo dal panorama politico con delle percentuali vicine al quorum. Di fronte a ciò dobbiamo comunque ricordare senza indugio la necessità di costruire insieme delle soluzioni per una prosperità condivisa di Ginevra. Il nostro messaggio sembra passare poiché nelle elezioni del 20 aprile il mio partito (PS) è diventato, e di gran lunga, la prima forza politica della città di Ginevra realizzando un risultato storicamente rilevante. Si sente spesso dire che la Ginevra internazionale è in crisi. È davvero così? No, la Ginevra internazionale sta molto bene. Sono necessari degli investimenti importanti nelle sue strutture, ma i finanziamenti

Quale è oggi l’importanza della Ginevra internazionale? La presenza di svariate organizzazioni internazionali gioca un ruolo storicamente innegabile che ancora oggi modella l’immagine della città e partecipa alla sua prosperità. D’altro canto, diventa difficile mostrare altre immagini di Ginevra all’estero, anche se la città eccelle in altri settori, come quello orologiero o culturale.

Come considera lo stato di salute della seconda piazza finanziaria svizzera? La piazza finanziaria ginevrina ha vissuto una serie di crisi ma ha certamente superato il periodo più difficile. Ora si sta ricostituendo su basi più solide, basate soprattutto sulla sua eccellenza e sul rispetto delle attuali norme. Cosa ha pensato quando è venuto a conoscenza che denaro derivante dal traffico di droga, dal terrorismo o dal commercio di armi era depositato nella sua città? Si tratta evidentemente di elementi preoccupanti, ma non nuovi. Il margine di manovra dell’esecutivo municipale è ridotto in questo senso. Ma ribadisco: è essenziale avere un approccio chiaramente focalizzato verso una maggiore sostenibilità, etica e trasparenza. A Ginevra si tratta un terzo del petrolio mondiale e centinaia di società di trading hanno stabilito qui la propria sede. Qual è l’importanza di questo settore per la città? Si tratta sicuramente di un fattore economico importante per Ginevra. Ma è uno tra i tanti. Ginevra ha altri atout da mettere in mostra, penso all’economia creativa, all’eccellenza dei suoi artigiani e del suo settore orologiero, alle sue capacità d’azione. Secondo lei il settore del trading e del commercio di materie prime andrebbe meglio regolamentato? Si tratta di un settore che deve entrare in una logica di maggiore trasparenza e rispetto delle norme etiche, sociali e ambientali. In questo senso accolgo con favore il lavoro di numerose ONG che operano in questa direzione a Ginevra.


Letture L’arte dello spuntino a cura della Redazione

Il panino ha pochi eguali: conquista tutti, resiste al tempo e alle mode, si può mangiare dappertutto, da soli o in compagnia, si adatta a qualsiasi gusto perché può essere interpretato in mille diverse declinazioni. Insomma, è una vera icona di quello che oggi è noto come street food, il pasto veloce e poco impegnativo ma non per questo povero di sapori (e di piaceri). Che cosa c’è di più semplice di un panino (o sandwich), dunque? Pane e companatico, un taglio nel mezzo e farciture a piacere, quasi uno schiaffo alla cucina tradizionale, una scorciatoia che permette di fare presto e di trangugiare quello che capita. Ma fotografate con la luce giusta quelle “due fette di pane” sembrano trasformarsi: è quello che avviene nel volume Il pan’ino, 184 pagine nelle quali il fotografo Maurizio Maurizi cattura le invenzioni culinarie di Alessandro Frassica, che utilizza il panino per raccontare storie e racconti centrati proprio nel mezzo, tra il pane e il suo companatico. Se il panino è semplice non per questo è

facile. Gli autori si mettono così alla ricerca di ingredienti, delle materie prime, delle persone e del prezioso territorio culinario italiano: produttori di pecorino, di mortadella, di salame rosa, le conserve beneventane, gli affinatori di gorgonzola di Verbania, la scamorza bianca e fresca che viene dalla Puglia. E ancora, alici di Cetara, bottarga di Cabras, ’nduja, carciuga e caciocavallo, mostarda di peperoni e stracci di burrata, finocchiona toscana e taleggio bergamasco, e il pane che riesce a contenere tutto questo e tanto altro ancora. Poi se ne studiano le associazioni, le consistenze e le temperature: il sapido deve esser compensato dal dolce, la tapenade ammorbidisce e regala umidità, il pane va scaldato ma non seccato. Il panino diventa dunque un modo semplice per dire tante cose eccellenti, “per trovarsi nella propria bocca in un morso solo una complessità di sapori capace di dare emozioni”, come si fa notare nel volume. Altro che un pasto veloce e banale per attutire i morsi della fame in pausa pranzo!

PANE RUSTICO

Il pan’ino di Maria Teresa Di Marco e Alessandro Frassica Guido Tommasi Editore, 2012

Emppfoohl hleenn du dur Recommandé ch Raccomandatopar da Service Allergie

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Bontà e benessere, un connubio perfetto: pane rustico senza glutine. migros.ch/aha

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Così buono senza glutine.


Bombolette in città Inserito nel grande evento estivo LongLake, l’Urban Art Festival è un cantiere di iniziative artistiche che spazia in ambiti sperimentali diversi e mette in relazione i cittadini con il contesto urbano di Lugano di Keri Gonzato

a fare installazioni, performance e workshop”, spiega uno dei coordinatori, “l‘Urban Art Festival diventa un modo per far conoscere al pubblico diverse tipologie di intervento urbano, Irriverente e illegale, l’arte urbana nasce come un’espres- che vanno ben oltre il tradizionale graffito”. Il concetto di sione creativa underground che fa propri gli spazi pubblici. quest’anno si chiama “Gallery Out” e ha l’obiettivo di Si parla di graffiti, stencil, posterbomb, sticker e altri inter- trasformare aree pubbliche in spazi espositivi d’eccezione. venti che esplodono – carichi di colori e di messaggi – sui Protagoniste saranno le opere di artisti locali; i loro lavori appariranno in luoghi ad alta muri e sui marciapiedi delle frequentazione turistica per città. È il movimento della stimolare l’incontro tra arte street art. Nel tempo questa corlocale e visitatori stranieri. “Ci rente ha oscillato tra due oppopiace l’idea di mostrare a chi visisti: da un lato le opere passate ta il Ticino la vitalità della scena dai bassifondi alle stelle, dai artistica locale”, continua uno vicoli bui alle gallerie di tutto dei coordinatori. il mondo grazie a personaggi L’edizione 2015 dell’Urban Art epici come Jean-Michel Baprende il volo il 5 luglio… in squiat e Keith Haring; dall’altro contemporanea con l’ “Open un’onda creativa composta da Gallery”: appuntamento che artisti, più o meno improvvisaavviene due volte l’anno in ti, fedeli alle origini sovversive cui tutti i musei e le gallerie e sotterranee della street art, della città aprono le porte al che continuano tutt’oggi una pubblico gratuitamente. “In silenziosa rivoluzione a colori. questa data e nelle settimane a Il “re” di questi ultimi è il seguire”, spiegano sempre gli britannico Bansky che, sotto organizzatori, “chi passeggia per identità segreta, è diventato nel la città, turisti e locali, saranno LongLake Festival: arte ed eventi sino al 25 luglio tempo una sorta di super eroe invitati a esplorare l’intreccio di dei graffiti. Le sue opere (colorate, intelligenti, ironiche, pungenti e sorprendentemente arte e spazi urbani, dentro e fuori dalle gallerie”. poetiche) sono sparse per tutto il mondo è richiamano l’attenzione a temi universali come l’amore contro la guerra. Tre artisti, tre luoghi specifici L’arte poliedrica di Luigi Boccadamo svetterà in cima al monte San Salvatore. L’installazione “Light Pyramid” di Urban Art Festival Da alcuni anni la città di Lugano ha voluto ritagliare degli Tiziano Mincioni illuminerà la zona panoramica del Parco spazi legali per l’arte urbana. Grazie a questo progetto, San Michele in un’ottica di valorizzazione del territorio. le aree pubbliche della città sono diventate la cornice Il Parco Ciani, nel cuore della città, pulserà grazie alle spontanea per interventi artistici di ogni genere. Dalle combinazioni naturali di Lorenzo Cambin. Dal 13 luglio fotografie degli skater di Lugano esposte da Igor Ponti nel l’artista vi invita anche a partecipare al suo workshop 2009 (“Skate Generation”) ai cartelli stradali indipendenti creativo “Giochi d’equilibrio sull’acqua”. Qualche giorno di Gysin-Vanetti. Dagli stencil filosofici del duo italiano prima, il 9 luglio, il tunnel pedonale di Besso (tutt’ora deOrticanoodles ai morbidi interventi di “Guerrilla Crochet” corato da un’intervento massivo di Urban Art), ospiterà una con la texana Magda Sayed, fino alla coda di balena creata rassegna fotografica delle opere più significative realizzate da Stefano Ferretti e Alex Dorici, e spuntata dalle acque da Arte Urbana Lugano nel contesto cittadino dal 2009 a oggi. Sarà l’occasione per compiere un viaggio all’indietro del lago nel 2014. Grazie a questi sprazzi di devianza creativa la città appare e godersi il percorso, assieme alla musica dei Chesterwild. più viva, aperta, divertente e auto ironica! “Nel contesto del Per il programma completo e maggiori informazioni: LongLake Festival, invitiamo artisti sia locali sia internazionali longlake.ch/urban-art oppure arteurbana.ch. Speak softly, but carry a big can of paint (Banksy, “Wall and Piece”)

Arti 8


Scuola di culture

La bellezza e la ricchezza delle culture del mondo si fondono nella Scuola Media di Viganello. Un incredibile laboratorio di convivenza reciproca, che culmina una volta l’anno con la “festa multiculturale” di Marco Jeitziner; fotografia ©Flavia Leuenberger

No, non è cosa di tutti i giorni riunire una trentina (!) di culture diverse in alcune migliaia di metri quadrati. Centinaia e centinaia di persone, tra allievi e genitori, diventano protagonisti di un momento di scambio straordinario, sostenuti e aiutati da docenti appassionati che si mettono a disposizione nel loro tempo libero. Un’araba fenice Fa strano pensare che la sede attuale sia nata dalle ceneri di vecchi stabili che, per l’usura del tempo e una serie di vandalismi, versavano “in condizioni precarie e non dignitose”1. Alla fine degli anni ottanta si decise di ricostruire la scuola. A quei tempi nel comprensorio di Lugano non si badava molto all’edilizia scolastica, alla qualità di vita degli allievi e di lavoro dei docenti. Allora alle finanze del cantone c’era Claudio Generali e il compianto Giuseppe Buffi all’educazione. Abituati come si era ai palazzoni in verticale che già marcavano il quartiere popolare, vinse malgrado ciò il controverso progetto a un piano degli architetti Busolini/ Grignoli. Questa scuola ebbe la meglio anche su un altro potente simbolo, l’automobile: il traffico già allora intasava le strade del comune, il quale volle costruire a sinistra del fiume Cassarate una nuova arteria parallela a via Ciani. La strada avrebbe sottratto terreno alla scuola, generato parecchio rumore, ma soprattutto sarebbe stata in netto contrasto con un ambiente scolastico, tant’è che Buffi parlò di “convivenza improponibile”. Vi si opposero anche i comuni di Lugano e di Pregassona e vinse... la scuola! Nel 1996 si inaugurano i trentamila metri cubi di mattoni e vetro a un costo di 14 milioni di franchi, sei oltre quelli preventivati. Ecco quindi quella “apertura della futura scuola verso il fiume, con un attivo rapporto visivo e spaziale verso lo stesso”, verso la natura e non solo: anche verso le culture del mondo. Un presente multiculturale Sono le sei e mezza di sera del 5 giugno. Dal precario grigiore di allora ecco la colorata dignità di oggi: che la festa cominci!

“Con questa modalità penso che la nostra festa sia un unicum tra le sedi scolastiche cantonali. È particolare perché conta una trentina di nazionalità diverse! Abbiamo voluto celebrare questa diversità per accogliere le famiglie e ci sembrava importante riuscire ad aprire la scuola alla ricchezza che hanno altre culture, perché di solito rimangono chiuse in casa e tendiamo a portare soltanto la nostra. Tutti possono portare del cibo che preparano a casa: è un po’ il legame per la festa” mi dice il vicedirettore Simone Degiacomi. Mi unisco quindi alle 700-800 persone presenti: c’è già un gran via vai di ragazzi e di genitori, vago per i corridoi e le aule adibite a mescite, i muri sono tappezzati di bandiere, disegni e simboli dei vari paesi, si odono musiche esotiche, vedo “strane” pietanze che traboccano dai banchi, dai pastéis de bacalhau portoghesi, alla cocada brasiliana, fino al dahl curry dello Sri Lanka. All’esterno una delle due corti diventa palcoscenico del folclore. La piccola Vidusa dal sud dell’India è truccata e vestita con abiti e colori sgargianti: ballerà il Bharatanatyam, una danza tradizionale. L’afa non dà tregua ma lei terminerà tra scroscianti applausi e sorrisi. Impossibile non sentirsi coinvolti. Ora tocca alla nutrita comunità croata: un gruppo in abiti tradizionali danza tra grida e balzi ritmati. Mentre Dragan distribuisce bocconcini di maialini cotti alla brace, i piccoli bosniaci Mustafà e Arnes si danno da fare alla fisarmonica, poi tocca alle danze tradizionali serbe, infine i Bombos portoghesi che entrano trionfalmente, suscitando la curiosità di qualche abitante dai palazzi circostanti. Ma non basta un quartiere di per sé già popolare e variegato? Perché tutto questo in una scuola? “È importante farlo per «aprire» un luogo in cui i ragazzi di solito entrano solo in aula, ma non ci sono solo le lezioni, c’è anche il rapporto umano, le relazioni legate alla cultura”, spiega ancora Degiacomi. Ed è vero, sembra proprio di essere altrove... note 1 Dai verbali del 17 aprile 1989.

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aria. Maria doveva essere il mio nome. Non Annunziata, quello andava cancellato, rimosso, abolito, dato in pasto ai cani. Dovevo parlare bene l’italiano, altrimenti la maestra si sarebbe arrabbiata. Dimenticare le terre dolci e povere dell’Abruzzo, dove avevo vissuto la mia prima infanzia, dove potevo parlare nel dialetto dei miei genitori e rincorrere le formiche e le cicale. Maria era il nome che ci voleva: dolce, tondo, come una canzone. Arrivare nel canton Ticino a sei anni, nel periodo Schwarzenbach, non è stata la cosa più semplice del mondo. Ti sfottevano tutti, a nessuno andava bene la tua cadenza, il tuo primo nome, Annunziata Piccioni: troppo meridionale, troppo “terrone”. Maria Piccioni è stato il nome che mi ha permesso di scavalcare quel periodo, evitando gli ostacoli, spingendomi verso l’adolescenza senza farmi troppo male. Già dolevano abbastanza le trecce tirate dalla maestra, quando mi ostinavo a parlare abruzzese, quando non riuscivo a imparare l’italiano. Poi ho imparato tutto, a nascondere quel che non conveniva far vedere, a scrollarmi i problemi di dosso, ma rimaneva qualcosa di amaro, in gola, che non riuscivo bene a mandare giù. C’erano dei nodi, in questa società, nodi che andavano sciolti, sbriciolati; dal mio canto, posso dire che quel dolore mi ha insegnato il rispetto verso le altre persone. Sono stati gli sfottò dei miei coetanei la scuola più importante, che mi ha instradato verso la cultura dell’accoglienza, del dono. La vita, lentamente, inesorabilmente, giorno dopo giorno, spiana la strada al tuo destino. Così ho conosciuto il mio ex marito, educatore, e, oltre a mettere al mondo due meravigliosi figli, abbiamo aperto il Foyer di Sagno, insieme a un’altra coppia di educatori: un’esperienza fantastica, che però dopo quattro anni abbiamo deciso di abbandonare perché per alcuni dei nostri ragazzi le autorità avevano deciso il rientro in famiglia in situazioni molto dubbie e non ce la siamo più sentiti di lavorare in quelle condizioni. Poi c’è stato il divorzio e, fra i vari lavori, mi sono riciclata nell’aiuto a domicilio: una finestra sul mondo che mi ha permesso di entrare nelle case delle persone, nella loro intimità e conoscere più profondamente le realtà che esistono sul territorio. Il Movimento dei senza voce è nato a partire dal

problema degli immigrati ecuadoriani: come aiutare queste persone, spesso senza documenti e senza un tetto sopra la testa? Il gruppo dei no global di cui facevo parte, insieme ai ragazzi del Molino (il centro autogestito di Lugano, ndr.) e ad altre persone interessate ha fondato il movimento con lo scopo di affrontare il problema e con esso dare una risposta a tutte le persone fragili e marginalizzate. Abbiamo iniziato a dialogare con il cantone per trovare una soluzione. In quel periodo, molti ecuadoriani erano ospiti di amici che ovviamente iniziavano ad avere problemi organizzativi e non avevano più spazio a disposizione; per questo ci siamo messi a cercare un appartamento. L’abbiamo trovato a Ligornetto: lì è nata Casa Astra. Nella vita le cose arrivano, il destino si spiana da solo. Trent’anni fa non avrei mai detto che avrei aperto un centro di accoglienza. Ma quando mi hanno portato a casa una ragazza ecuadoriana, con un bambino di sette mesi, che non sapeva dove sbattere la testa, le cose si sono evolute da sole. Avrei potuto dire di no, perché non avevo spazio, perché era illegale, perché dovevo farla dormire per terra, su un materasso arrangiata alla bene meglio: ma sono stata madre anch’io e non ho potuto non accogliere lei e suo figlio in casa, e poi battermi per trovare un appartamento dove accogliere altre persone in difficoltà. Non si tratta sempre e solo di stranieri; quanti svizzeri sono finiti in mezzo a una strada? Basta un momento difficile, la perdita del lavoro, un lutto, una malattia, ed è facile passare dall’altra parte. Potrebbe capitare a tutti noi, anche se forse preferiamo dimenticarcene e fingere che toccherà sempre agli altri. Voglio aggiungere una cosa: non ho nulla di speciale. Non ho particolari talenti o abilità: le cose che faccio le possono fare tutti. Aiutare gli altri è una scelta da persone normali, anzi, da persone che hanno capito che impegnarsi in queste cose ripaga in autoconoscenza e salute. Se mi guardo alle spalle, posso solo dire che ho dato sì, molto, ma ricevuto ancora di più. Quindi ringrazio la vita e il destino, che mi hanno portato fino a qui e resa felice.

MARIA INVERNIZZI PICCIONI

Vitae 10

La sua storia parla di immigrazione e di un’infanzia segnata da una difficile integrazione. Ma oggi è lei ad aiutare gli altri, e a ricevere moltissimo da chi è in difficoltà

testimonianza raccolta da Laura Di Corcia fotografia ©Flavia Leuenberger


di ???; fotografie ©???

GINEVRA IL DESTINO NEL NOME di Daniele Fontana; fotografie ©Reto Albertalli/phovea

Ginevra era esattamente come me l’aspettavo, piena di splendore, di luci basse e di ragazze tristi. Chokebore, “Geneva”


sopra: La Barje des Volontaires, uno spazio di pace e tranquillità vicino a Place de l’Ile e l’Usine, è situata sull’isola del fiume Rodano


in apertura: Lâ&#x20AC;&#x2122;Usines Kugler, uno spazio alternativo destinato ad attivitĂ artistiche nel distretto di Jonction


La Terrasse Agrippa d’Aubigné

Un gruppo di giovani donne conversano in un café nel distretto di Paquis


Lettura sui mezzi di trasporto pubblico: fondato nel 1998, il quotidiano Le Temps ha oggi la sua sede a Losanna

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ove le abbiano viste le ragazze tristi i Chokebore non è dato sapere, ma l’impressione, lo scatto reso da questo gruppo musicale fondato alle Hawaii e rinato a Los Angeles è perfetto nel suo minimalismo. La seconda città più popolosa della Svizzera ha proprio quest’anima, splendida e insieme modesta. Intrisa di ricchezza spropositata ma anche contenuta nell’apparenza dei suoi quartieri popolari. Internazionale nella sua vocazione e nella sua strutturazione, aperta in un territorio che progressivamente si diluisce nelle fattezze delle architetture e degli arredi della provincia francese. C’è l’ha nel nome il proprio destino: il celtico genawa, il golfo, l’estuario di quel lago grande che torna a farsi Rodano per la sua corsa verso il mare. In quell’incrociarsi di lago e di fiume si sono scritte molte storie e consumate ancor più vite. A iniziare da quelle degli Elvezi che proprio lì si misurarono, pagandola cara, con la potenza del dominio romano. È forse uno degli episodi più intensi ed esaltanti del De bello gallico. Esaltante di certo per lui, il narratore raffinato, lo storico propagan-

dista e il protagonista egocentrico di quelle vicende: Giulio Cesare. Decisi a migrare, sotto la pressante spinta di altre tribù e istigati dal loro capo popolo Orgetorige (“Siamo i più forti e ci impadroniremo di tutta la Gallia”), gli Elvezi si misero in movimento dopo aver raso al suolo e bruciato le proprie abitazioni e i propri raccolti, così da rendere impossibile cedere alla tentazione di tornare sui propri passi. Agli altri popoli della Gallia romana quell’esodo non piacque affatto e così chiamarono in soccorso Cesare in persona. Giunse “maximis itineribus” (a tappe forzate), vide gli Elvezi nei pressi di “Genava”, la città degli Allobrogi collegata con i loro territori da un ponte sul Rodano, diede ordine di demolire il ponte, di scavare un fossato e di erigere un muro a difesa. Poi di gran carriera se ne ripartì, superò le Alpi, attraversò la pianura sino ad Aquileia dove stavano svernando le sue truppe, richiamò due legioni e ne mobilitò altre tre, fece dietrofront e sempre a passo di corsa tornò a caccia degli Elvezi che, impossibilitati a superare il Rodano, trovò più avanti intenti a passare la Saona. Fu uno scempio. (...)


Reto Albertalli Classe 1979, dopo aver frequentato la CSIA di Lugano ed essersi diplomato presso la Scuola di fotografia di Vevey, è diventato fotografo professionista. Oggi vive e lavora tra il nativo Ticino e Ginevra, città dove ha co-fondato e dirige la Phovea Photo Agency, agenzia fotografica che opera sia a livello nazionale sia internazionale con importanti clienti, agenzie di comunicazione e testate giornalistiche (dalla Rolex al “New York Times”). phovea.com

Scritte sui muri nel distretto di Paquis

Vocazione internazionale In verità, la fortuna di Ginevra si scrisse, nei secoli a venire, nelle proprie capacità di accoglienza. Il fluire di artigiani e mercanti nel tredicesimo secolo, portatori delle esperienze dei comuni liberi italiani, quello dei commercianti tedeschi degli inizi del cinquecento, tedofori della Riforma che fece di Ginevra la “Roma protestante” portando con sé, oltre a un gran numero di uomini d’affari e banchieri italiani e francesi, anche l’obbligatorietà scolastica. È la Ginevra dei commerci, dei capitali, ma anche dell’oreficeria e dell’orologeria quella che va plasmandosi grazie alla propria capacità di apertura. Non di sola ricchezza si è però ammantata questa città. Ha saputo sempre coltivare un’attenzione vera ai meno favoriti: qui si svolsero i primi scioperi svizzeri del diciannovesimo secolo, qui sono state stipulate le convenzioni che hanno sancito le basi del diritto umanitario internazionale, qui hanno trovato casa le sedi delle più importanti organizzazioni, prima fra tutte la Società delle nazioni. Ginevra, città europea che vanta forse i maggiori investimenti in ambito culturale, è

anche una sorta di crogiolo, di culla ideale per quella che viene definita “la cultura alternativa”. La sua è pure una storia popolata di uomini e donne eccellenti nelle arti, nelle scienze, nella politica, che a volte vi hanno anche trovato rifugio. Ancora a guida di sinistra, nonostante le zampate di populismo, Ginevra è naturalmente anche città di contrasti e contraddizioni. Nella complessa orografia disegnata da una forte presenza di stranieri – per origini, capitali, lavoro e missioni – sa comunque restare salda nella propria identità e vocazione. Non è forse un caso, allora, che il generale Dufour abbia scelto, proprio per la sua stabilità, una delle due pierres de Niton, massi erratici affioranti nella baia, come punto di riferimento per l’altezza media del lago e, da allora, base di calcolo per tutte le altitudini elvetiche. “Non sono solo quando sono senza di te”, continua il brano “Geneva” dei Chokebore. No, a Ginevra solo non puoi esserlo. Basta una passeggiata notturna sotto il muro dei Riformatori. Splendore e luci basse. Anche senza la compagnia di ragazze tristi.


La via principale del centro di Ginevra, Rue du MarchĂŠ


La domanda della settimana

In Ticino mancano persone che donano il proprio sangue e le riserve negli ospedali scarseggiano. Avete mai pesato di diventare donatori?

Inviate un SMS con scritto T7 SI oppure T7 NO al numero 4636 (CHF 0.40/SMS), e inoltrate la vostra risposta entro giovedì 9 luglio. I risultati appariranno sul numero 29 di Ticinosette.

Al quesito “Secondo voi, i maltrattamenti avvenuti nel Centro anziani di Balerna (e diffusi dalla stampa nelle settimane scorse) rappresentano un raro e isolato caso in Ticino?” avete risposto:

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Astri ariete Sfruttate al massimo le vostre doti creative. Colpo di fulmine con l’Acquario o il Leone. Situazioni inaspettate favoriscono comunque il partner.

toro Cambiamenti importanti: Saturno sollecita un taglio netto con il passato mentre Giove vi spinge a rivedere la scala delle vostre effettive priorità.

gemelli Con Urano e Venere favorevoli potete coniugare l’aspirazione all’amore con il vostro innato individualismo. Iperfrenetici i nati nella terza decade.

cancro Rompete gli schemi. Aggressivi, passionali. Canalizzate questo incredibile flusso di nuove energie verso obiettivi precisi. Non tenetevi nulla dentro.

leone Rinnovamento di una situazione affettiva. Favorite le relazioni con l’Ariete, con l’Acquario e con i Gemelli. Riconoscimenti professionali.

vergine Periodo piuttosto trasgressivo, segnato da continui cambiamenti. State attenti a non sfogare le vostre ansie nel cibo. Staccate la spina dallo stress.

bilancia Guadagni e vittorie in vertenze legali. Colpi di fulmine per i nati in ottobre. A partire dall’8 luglio prestate maggiore attenzione a quanto dichiarate.

scorpione Tra poco più di un mese gli astri saranno dalla vostra parte. Buone notizie per i nati nella prima decade a partire dall’8 luglio.

sagittario Giove, Venere e Urano tutti in trigono al centro di una grande configurazione celeste… grandi opportunità. Decisive le giornate tra l’8 e il 9.

capricorno Tra il 6 e il 7, Luna e Nettuno in magica configurazione astrale. Potrete sopperire alle carenze energetiche del periodo in corso. Non siate polemici.

acquario Possibili superficialità nella gestione della vita affettiva. Sentimenti di autoindulgenza. Spese voluttuarie incontrollate. Momento di rottura.

pesci Momento adatto per seguire le vie del cuore. Possibile nascita di una relazione sentimentale favorita dai transiti di Giove e Venere nella sesta casa solare.


Gioca e vinci con Ticinosette 1

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La soluzione verrà pubblicata sul numero 29

Risolvete il cruciverba e trovate la parola chiave. Per vincere il premio in palio, chiamate il numero 0901 59 15 80 (CHF 0.90) entro giovedì 9 luglio e seguite le indicazioni lasciando la vostra soluzione e i vostri dati. Oppure inviate una cartolina postale con la vostra soluzione entro martedì 7 luglio a: Twister Interactive AG, “Ticinosette”, Altsagenstrasse 1, 6048 Horw. Buona fortuna!

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Questa settimana ci sono in palio 100.– franchi in contanti!

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La soluzione del Concorso apparso il 19 giugno è: GRATTARE Tra coloro che hanno comunicato la parola chiave corretta sono stati sorteggiati: Rosamaria Binkert (Bellinzona) Josip Polonijo (Castel San Pietro)

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Verticali 1. Noto romanzo di A. Dumas • 2. Un medico specialista • 3. Belve striate • 4. Dispari in renna • 5. Dittongo in giada • 6. Preparato per la semina • 7. Il Sodio del chimico • 8. Grosse fette • 9. Leggera imbarcazione • 13. Dubitativa • 16. Sono ottimi ripieni • 17. Allegria • 19. Rilancio economico • 23. Arte latina • 25. Arrabbiarsi • 27. Acquisire, recepire • 30. Il nome di King Cole • 32. Cocciuti • 35. Bolliti • 37. La dea greca dell’aurora • 41. Parte di pagamento • 42. Il nome di Fossati • 44. Volo acrobatico • 47. Una sigla del biologo • 49. In mezzo al coro • 51. Associazione Sportiva.

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Orizzontali 1. Pettegoli, maneggioni • 10. È simile alla caffeina • 11. Quasi unico • 12. Solca il viso • 13. Società Anonima • 14. Il nome di Pacino • 15. Terra senza confini • 16. Membrane oculari • 18. Una delle Orfei • 20. Solco centrale • 21. Gola centrale • 22. La nota Zanicchi • 24. Cortile agreste • 26. Aspettar con ansia • 28. Console Generale • 29. L’operista de “La gazza ladra” • 31. Albergo • 33. Stella del cinema • 34. Cacciata dalla propria terra • 36. Nervosa, tirata • 38. Le iniziali di Montesano • 39. Cifra imprecisata • 40. La Wanda dello spettacolo • 43. Fiume tedesco • 45. Sono indoeuropei • 46. Cancellata dall’albo • 48. Scultore francese • 50. Gracida • 52. Cangenti (f) • 53. Pari in fosso.

Ai vincitori facciamo i nostri complimenti!

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Adesso il brano Qrew CHILL’N’GRILL della BB . è scaricabile da iTunes

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Numero 27 - Settimanale della Svizzera italiana