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№ 23 del 6 giugno 2014 · con Teleradio dall,8 al 14 giu.

Tempo libero

le colonie estive attraverso le immagini conservate negli archivi della Fondazione pellegrini Canevascini

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Con i figli, ne parla della Sua alattia?

www.legacancro.ch

GfellerGrafik / Foto: Corina Fl端hmann

La Lega svizzera contro il cancro e la Sua Lega cantonale contro il cancro sanno consigliarla.


Ticinosette n. 23 del 6 giugno 2014

GAIA GRIMANI ..............................

4

ALESSANDRO TABACCHI.................................................

7

Agorà Cure palliative. Per una medicina umana Arti Mostre. L’alcova di Klimt

DI

Media Internet e file sharing. Musica “liquida”

Impressum

11

DEMIS QUADRI ........................................................................

12

Vitae Katya Troise

Editore

Reportage Le vacanze del popolo

Teleradio 7 SA Muzzano

Redattore responsabile Fabio Martini

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor

8

CARLO BAGGI .....................................................

Chiusura redazionale

DI

MARIELLA DAL FARRA ........................

10

Kronos Personaggi biblici. Noah

Venerdì 30 maggio 2014

DI

NICOLETTA BARAZZONI .........................

Società Quiz e televisione. Il caso della vita

Tiratura controllata 66’475 copie

DI

DI

DI

FONDAZIONE PELLEGRINI CANEVASCINI .......

37

ELIO FERRARIO ............................................

42

FOTO DELLA

Graphic Novel L’orso e il corbezzolo

DI

FRANCESCA AJMAR .....................

44

Svaghi ....................................................................................................................

46

Tendenze Design & tempo libero. Set da pic-nic

DI

Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Direzione, redazione, composizione e stampa Centro Stampa Ticino SA via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch www.issuu.com/infocdt/docs

Stampa

(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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In copertina

Ragazzi della colonia estiva di Rodi (particolare; ca. 1945) ©Fond. Pellegrini Canevascini

Quelle lunghe vacanze estive... L’avvicinarsi della fine dell’anno scolastico naturalmente dei costi economici, a volte rappresenta per la maggior parte dei geni- non propriamente “per famiglie”. tori un momento delicato, in particolare se “Nelle colonie i bambini e i giovani fanno entrambi sono attivi nel mondo del lavoro. esperienze indimenticabili”, si legge in un E se la famiglia è monoparentale, le cose recente articolo del periodico Touring del non si semplificano. Alla gioia delle lunghe TCS (n. 9/2014) che, tra l’altro, “per una vacanze estive tanto attese dai ragazzi si buona esperienza in una colonia” consiglia di contrappone una certa preoccupazione da iscrivere i ragazzi in compagnia di amici e parte dei genitori, aggravati da una decina di conoscenti. Insomma, dove non arriva la settimane da pianificare e organizzare: con pubblicità aiutano gli stessi genitori/clienti. gli istituti scolastici ufficialmente chiusi, La forza del vecchio passaparola. come “riempire” le giornate dei figli? Buona lettura, Giancarlo Fornasier Diciamo subito che le proposte non mancano: già da alcune settimane stampa e web sono “corsi in aiuto”, presentando, pubblicizzando e promuovendo corsi, attività e colonie: ce n’è per tutti i gusti, basta dare una sbirciatina a “Tandem - Spicchi di vacanza” (tandem-ticino. ch), opuscolo che presenta circa 300 proposte organizzate da 148 diversi enti, persone singole e associazioni. Vale la pena far notare come il 18% delle attività promosse “quest’anno sono una novità” (laRegioneTicino, 9 maggio); a tanta Il concorso è promosso in collaborazione con offerta certo deve corrispondere una precisa e pressante domanda da parte delle famiglie, aspetto confermato dal successo di ciò che viene presentato. Tutto ciò ha

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Per una medicina umana Salute. Le cure palliative, in passato considerate con diffidenza, sono oggi riconosciute e apprezzate, anche se si registrano ancora molte lacune e manchevolezze nel campo del finanziamento, della sensibilizzazione e informazione, della formazione e della ricerca. Ne parliamo con il professor Giorgio Noseda, uno dei protagonisti della medicina nella Svizzera italiana di Gaia Grimani; illustrazione ©Danilo Sala

D

Agorà 4

avid Tasma era un rifugiato polacco, scampato al ghetto di Varsavia. In tempo di guerra fu curato e assistito da Cicely Saunders, donna straordinaria e creatrice dell’Hospice. Alla sua morte David, le lasciò in dono una somma di 500 sterline con le parole: “Voglio essere una finestra nella tua casa”. Esse potevano essere comprese solo dalla Saunders, perché si riferivano ai tanti colloqui tra i due sulla necessità di creare un luogo adatto a curare chi si trovava nella condizione di una malattia grave o in fin di vita. Ci vollero diciannove anni per realizzare il sogno di Tasma, quando fu aperto il primo Hospice al St. Christopher Hospital di Londra. Era il 1967. Praticamente erano nate quelle che oggi chiamiamo cure palliative. A quarantasette anni di distanza è uscito sull’argomento un bel libro del professor Giorgio Noseda dal titolo, appunto, Una finestra nella tua casa. Cure palliative e conforto nella malattia (Gabriele Capelli Editore, 2014). Giorgio Noseda, medico cardiologo, professore emerito all’università di Berna, per anni primario di medicina interna all’Ospedale della Beata Vergine di Mendrisio e all’Ospedale regionale di Lugano, ha presieduto la Lega svizzera contro il cancro, la Fondazione ricerca svizzera contro il cancro e Oncosuisse, contribuendo alla fondazione dell’Istituto di ricerca in biomedicina di Bellinzona, che ha guidato per quindici anni. Con questo libro, a cinquant’anni anni dal suo esordio professionale, Noseda coglie, fra l’altro, l’occasione per riflettere sulla cosiddetta “tecnomedicina” che egli stesso ha contribuito a far progredire, postulando l’urgenza che la scienza medica odierna, arricchita notevolmente dal punto di vista scientifico, ritrovi l’attenzione alla persona sofferente piuttosto che alla malattia e si occupi dei pazienti non solo dal punto di vista clinico-terapeutico, ma anche umano-empatico. Siamo andati a trovarlo per fare il punto sulla situazione delle cure palliative che ogni giorno diventano più importanti e sono relativamente poco o mal conosciute dalla gran massa delle persone. Il termine palliativo, ha subito tenuto a precisare Noseda, in realtà, ha assunto nella medicina moderna, un

significato vagamente negativo, di rimedio sostitutivo, inadatto a risolvere del tutto un problema di salute. Si dimentica, invece, che con esso si designa tutto un complesso di cure che sarebbe più appropriato definire “di supporto”, utilizzate in situazioni anche molto diverse tra loro: disabilità congenite, paralisi conseguenti a incidenti, depressioni, sindromi neurologiche e neurodegenerative (sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, distrofia muscolare progressiva, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson), paralisi dopo ictus cerebrovascolari, dolori cronici invalidanti, seri scompensi cardiaci o respiratori, AIDS e forme avanzate di tumore. Come si vede, il panorama è vasto e serve egregiamente a sfatare l’etichetta che tali cure siano solo riservate a pazienti incurabili affetti dal cancro e in fin di vita. Pregiudizi e tempi di prescrizione Il dottor Hans Neuenschwander, primario di cure palliative dell’Ente ospedaliero cantonale a Bellinzona, riassume molto efficacemente i pregiudizi contro le cure palliative nei seguenti punti: non solo alla fine della vita, non solo cancro, non solo morfina, non solo il medico. Intorno al paziente che ne ha bisogno si forma, infatti, una sorta di rete di protezione composta da molte figure professionali: psicologi, infermieri, fisioterapisti, dietologi, aiuti domiciliari, familiari e amici, volontari e religiosi che integrano la medicina tecnologica con quella di supporto. Secondo Noseda il problema maggiore oggi è che, nonostante molti medici siano convinti che questo tipo di cure aiuti molto i pazienti, essi le prescrivono troppo tardi, causando sofferenze inutili e dimenticandosi del malessere fisico, psicologico e spirituale del paziente. Esse, infatti, sono indispensabili a mantenere sino all’ultimo la qualità della vita della persona e il suo diritto a viverla, ad alleviarne le sofferenze e a tener conto dei suoi desideri e delle necessità fisiche, psicologiche, morali, sociali, esistenziali e culturali. Cardini di queste cure, come del resto lo dovrebbero essere per ogni settore della medicina, sono l’ascolto, la comunicazione empatica, il sostegno psicologico ed


emotivo. Non a caso, osserva Noseda, il termine con cui vengono designate nei paesi anglofoni non è cure, ma care, dove il concetto di curare è associato ai significati di preoccuparsi e prendersi carico di una persona con sollecitudine e premura. I luoghi Per praticarle efficacemente è sicuramente la casa il luogo ideale: i familiari sono sostenuti in questo caso da Spitex, da Hospice ambulatoriale e dal Servizio di aiuto domiciliare. Noseda, però, ribadisce che, quando le condizioni si fanno più gravi e vi sono sintomi di una sofferenza acuta, l’ospedale con i suoi strumenti diagnostici e di terapia intensiva resta il luogo più adatto. Certo il ricovero in ospedale può rappresentare un trauma nella vita di una persona che viene immersa in un ambiente asettico e freddo in confronto alla propria casa. Tuttavia va detto che oggi molti ospedali hanno ripensato il loro ruolo e considerato la necessità di allestire reparti e servizi di cure palliative, diretti da un medico specializzato con il compito di assicurare non solo l’accompagnamento fino alla morte, ma anche quello di assistere i malati cronici e inguaribili, e soprattutto di essere presenti e solleciti quando si presentano, oltre a problemi fisici gravi, difficoltà familiari, crisi esistenziali e spirituali, non raramente disgiunte dal desiderio di porre fine alla propria esistenza. Il futuro delle cure Un altro aspetto è legato al fatto che negli atenei ci si concentra sugli aspetti tecnico-scientifici e poco sull’empatia

e l’umanità. Il medico, ci dice ancora Noseda, deve imparare a pensare come un malato e bisogna avere l’umiltà di imparare da chi soffre, dando al paziente la possibilità di sentirsi vivo, di uscire dalla gabbia del dolore. Ippocrate, riferendosi alla medicina, non a caso parlava di tèchne iatrikè, l’arte di curare gli uomini, sintetizzando con questo la stretta connessione fra scienza e intuizione, entrambe necessarie a comprendere il paziente nella sua interezza attraverso l’occhio clinico, la riflessione approfondita e l’analisi intellettuale, secondo un approccio anche filosofico. Secondo Noseda, “una medicina che non s’interroga sul fondamentale rapporto che essa deve intrattenere con la dignità dell’uomo rischia di disumanizzare il paziente, trasformandolo in un caso clinico, con il medico tutto preso a sondare i sintomi della malattia, trascurando la sofferenza che essa implica”. Il malato si sente solo, abbandonato, un oggetto inanimato, e, a poco a poco, perde la fiducia nei curanti. “Entrare” non solo nel suo corpo, ma anche nella sua mente, sviluppare con lui e per lui una vera e autentica compassione, condividere il peso psicologico della malattia, l’angoscia, la speranza e il dolore e saper rispondere anche alle domande più difficili e imbarazzanti è un percorso che il medico deve imparare a seguire con intensità e sapienza. La situazione in Ticino Prima che si affermasse Hospice più di 2/3 dei malati passavano una parte importante degli ultimi giorni della loro vita in ospedale, dove morivano. Hospice è riuscito ad invertire le cifre e ora 2/3 dei pazienti possono ri- (...)

Agorà 5


“In Ticino, si rammarica Giorgio Noseda, manca ancora purtroppo una casa Hospice che, secondo uno studio di necessità e fattibilità, dovrebbe avere otto letti ed essere destinata ad accogliere pazienti cronici che «stanno troppo bene per stare in ospedale e troppo male per restare a casa»”

Agorà 6

manere presso il loro domicilio, se lo desiderano, senza rinunciare a una presa a carico palliativa di alta qualità. Le prime iniziative Hospice del canton Ticino sono nate dal Servizio oncologico cantonale, o hanno comunque mantenuto una stretta collaborazione con esso, fatto salvo il ruolo essenziale svolto dalla Lega ticinese contro il cancro che ha riconosciuto Hospice come un elemento basilare nel miglioramento della prestazione sociale per i malati di cancro, al punto da fornire immediatamente un supporto finanziario e logistico fondamentale, specialmente nella fase di avviamento. Per diffondere l’offerta su tutto il territorio cantonale, nel 2000 è stata fondata l’Associazione Hospice Ticino, quale struttura di coordinamento tra le varie antenne sul territorio. Contemporaneamente essa ha ottenuto il riconoscimento quale “Ente d’appoggio dello Spitex” da parte del canton Ticino e riceve contributi da parte della Fondazione Hospice, che sostiene finanziariamente lo sviluppo delle sue iniziative. Lo sforzo profuso ha pertanto in particolare lo scopo di facilitare al malato la permanenza nel luogo di sua scelta, nella maggior parte dei casi, il proprio domicilio. Dal 1996 è attivo il Servizio di cure palliative, parte integrante dell’IOSI (Istituto oncologico della Svizzera italiana). È operativo in tutto il cantone e visita pazienti su richiesta, negli ospedali dell’Ente ospedaliero cantonale e negli ambulatori. È composto da un medico e da un’infermiera, che hanno il compito di fornire consulenze di medicina palliativa, di valutare la gravità della prognosi e di intervenire con le risorse necessarie. Un piccolo reparto di cure palliative è operativo allo IOSI a Bellinzona dal 2003 e vi sono anche alcuni letti preferenziali per le stesse cure all’interno del reparto di medicina dell’Ospedale italiano di Lugano. In Ticino, si rammarica Giorgio Noseda, manca ancora purtroppo una casa Hospice che, secondo uno studio di necessità e fattibilità, dovrebbe avere otto letti ed essere destinata ad accogliere pazienti cronici che “stanno troppo bene per stare in ospedale e troppo male per restare a casa”. E nel resto della Svizzera? La Confederazione (Dipartimento federale degli interni), assieme ai cantoni (Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità) ha varato una strategia nazionale in materia di cure palliative 2010-2012, prolungata per il periodo 2013-2015. Per raggiungere l’obiettivo di affermarle in maniera più consistente sul territorio nazionale è stata creata una Commissione nazionale di promozione, con quattro

gruppi di esperti sui temi “assistenza e finanziamento”, “informazione”, “formazione e “ricerca”. Nel rapporto da essi elaborato, fra l’altro, si auspica che in tutta la Svizzera sia disponibile un’offerta sufficiente di cure palliative nell’assistenza di base e nel settore specializzato, con accesso garantito a tutti, indipendentemente dalle condizioni socioeconomiche, sia per le prestazioni ambulatoriali che per quelle in istituti di cura acuta o di lunga degenza. Si ritiene anche necessario che tutta la popolazione sia consapevole dei benefici di queste cure e ne conosca l’offerta, augurandosi nel contempo lo sviluppo di una formazione in questo campo per tutti i gruppi professionali. In particolare, esse debbono essere parte integrante della formazione, del perfezionamento e dell’aggiornamento delle professioni mediche universitarie, se possibile, mediante la creazione di cattedre di medicina palliativa, e delle professioni sanitarie e sociali non universitarie, nonché degli altri gruppi professionali coinvolti e dei volontari. Nuovi problemi Al giorno d’oggi come sappiamo, e lo illustra il professor Noseda nel suo libro, l’invecchiamento della popolazione rende gli anziani degli estranei di cui non si ha molta voglia di occuparsi, perché considerati ingombranti e fastidiosi. Molto longevi, per lo più afflitti da acciacchi e spesso da malattie degenerative e tumorali dovute all’età, la maggior parte di essi sono fragili e debilitati da pesanti deficit funzionali. Gli anziani stanno diventando, insomma, un insolubile dramma sociale. Attualmente, aggiunge Noseda, in Svizzera si parla del 15-20% delle persone anziane bisognose di cure e si prevede un loro aumento a circa il 30% nel 2030. Poiché si vive più a lungo, va preso in considerazione un sensibile incremento del numero di malati di Alzheimer o di altre forme di demenza senile, previsti a circa duecentomila nel 2030 (+ 75%, secondo il Rapporto dell’Osservatorio svizzero della salute del 2011), o di altre patologie, come i tumori, che diventano più frequenti con l’avanzare degli anni. Una parte di questi anziani potrà essere curata a casa, grazie all’intervento dei servizi di cure a domicilio, ma aumenterà il numero di persone che dovranno essere ricoverate in strutture specializzate. Una razionalizzazione del sistema sanitario appare sicuramente inevitabile, ma presenta il rischio del razionamento. Sorgono dunque spontanee alcune domande: quanto vale oggi la salute? Quanto vale la vita? Che ruolo deve avere lo stato nel campo della salute? Che futuro ci si prepara?


L’alcova di Klimt

La mostra dedicata a Gustav Klimt presso Palazzo Reale a Milano ci permettere di riflettere sul grande successo dell’artista austriaco di Alessandro Tabacchi

L’unica cosa che ho capito dell’arte di Gustav Klimt stessa ricerca dell’artista, ne diviene l’essenza, una verità che (1862–1918) è che, probabilmente, il segreto del suo successo porterà l’arte a uccidere la mimesi della natura per farsi essa è strettamente legato alle ragioni profonde dei fallimenti di stessa “realtà”. ampi settori dell’arte novecentesca nella sua capacità di far breccia nel cuore del pubblico. Klimt piace per le ragioni per Alle soglie dell’abisso cui molta avanguardia non piace. Klimt decora la parete ma Da Turner e Courbet agli impressionisti fino all’informale lascia dormire la coscienza del pubblico, stimola il nervo e all’arte concreta, il filo rosso della ricerca della verità, ottico ma si lascia dimenticare senza dolore, consola il nostro dell’esserci piuttosto che dell’essere, ha stimolato una bella desiderio estetico ma non ci obbliga ad andare oltre, a fare il fetta dell’arte occidentale, quella che del decorativismo grande balzo verso l’ignoto, stimola il ha fatto brandelli. Ora capisco che è nostro intelletto attraverso la citazione proprio questo impegno richiesto allo e non attraverso l’esempio, accomoda spettatore di affondare la coscienza e non sprona, si mette il vestito del nel dramma della materia, delle pronuovo per aggiornare il già visto. Un prie viscere, della propria coscienza, po’ come Vienna, la sua città, che, coa rendere ostica al grande pubblico me disse qualcuno, è solita indossare una buona parte dell’arte moderna e per la festa l’abito vecchio. contemporanea: allora ben vengano Non riesco a capacitarmi come la sua Klimt e i suoi seguaci, ben vengano le arte sovraccarica, decorativa e spesso De Lempicka e i Balthus, ben vengano mortifera, impregnata del peggior simi Botero e i Jeff Koons, ben vengano bolismo decadente fin de siècle, abbia i Cattelan e gli Hirst, questi sedatori passato indenne il giudizio del tempo. dello spirito, questi creatori d’icone, Prendiamo le due versioni della Giutermine odioso che ha dato un blasone ditta del 1901 e del 1909: se nel primo di nobiltà a una tendenza estetica baabbiamo a che fare con una annoiata nalizzatrice e livellante che di fatto ha signora dell’alta borghesia che, veste portato l’arte a non contare più nulla trasparente e poppe al vento, armegnell’educazione di un popolo. gia con la testa di Oloferne come se si Klimt fu un esteta alle soglie dell’abisGustav Klimt (da ebookers.ch) trattasse di una teiera, nella seconda so. Dove finiranno tutte quelle figure la signora è diventata una meretrice fantasmatiche rivestite d’oro, tutte di lusso immersa nel maelstrom decorativo di un abito quelle sete orientaleggianti, tutte quelle donne fatali che assurdo che si confonde con la tappezzeria del bordello, in si adagiano sul divano dell’oblio come dee di un Parnaso cui fra chiazze rosse e gialle emerge un pezzo di una testa artificiale, tutta quella opulenza di forme e di stordimento? maschile calva cui stanno attaccati, da un lato, lunghi capelli Finiranno nella terra di nessuno della Marna, dell’Isonzo, dei che sanno di parrucca. All’epoca i moralisti attaccarono Laghi Masuri, nel fango delle trincee della Prima guerra monKlimt accusandolo di oscenità: invero il suo decorativismo diale, schiacciate dalle suole chiodate dei fanti o dal crepitio esasperato mi appare assai blando. metallico delle mitragliatrici, finiranno nelle poesie di Eliot Si confronti la potenza inesorabile dell’Entrata di Cristo e di Pound, nel quadrato nero di Malevich e nelle nature in Bruxelles di Ensor, l’inquietudine sovrarealistica delle morte di Gris e Braque. Tutto questo groviglio di ragnatele figure ieratiche di Hodler o il misticismo alpino dell’ultimo decorative, tutto questo estetismo globalizzante, tutto questo Segantini con queste immagini esangui immerse in una assenzio per l’anima erano già pregni della cultura di morte tappezzeria decorativa asburgico-dannunziana, o in paesaggi che li avrebbe scacciati dal consesso del mondo. obesi per entropia di particolari, e si scoprirà l’intimo cini- A partire dagli anni ottanta del riflusso, le pulsioni che hansmo dell’artista austriaco: un gioco figurativo condotto con no partorito l’arte di Klimt stanno tornando pesantemente somma maestria, pieno di rimandi storici all’arte bizantina alla ribalta, aggiornate dalla globalizzazione del disimpegno (l’uso degli ori a profusione e degli effetti a mosaico), in e dalla cinica esaltazione del trash, e questo, non me ne vocui non riesco a percepire lo scorrere vivo di quel senso di gliate, mi fa paura. E mi fa ancor più paura perché anch’io, verità. O almeno di stimolo alla ricerca della verità, che da alla fine di tutto e nonostante tutto, dell’assenzio fantasmatisempre è il motore immobile dell’arte; una verità che non co di Klimt non riesco a fare a meno, forse perché, in formato deve essere dogmatica o preconfezionata, ma che nasce dalla poster sopra il divano, nessuno riesce a batterlo.

Arti 7


Musica “liquida”

“Non vedo perché, di qui a qualche anno, dovrei voler essere sotto contratto con un’etichetta discografica: non credo che funzionerà ancora con le etichette e i distributori” David Bowie, “New York Times”, 9 giugno 2002 di Mariella Dal Farra

Media 8

In principio erano i bootleg: registrazioni musicali “pirata” musicali, magari regolarmente acquistate in origine, ma poi carpite dai fan più accaniti durante i concerti, magari con replicate ad libitum, si traduce in un crollo delle vendite la complicità di qualche tecnico al mixer. Lungi dall’intac- senza precedenti nella storia dell’industria discografica. care il mercato discografico, i vinili fantasma alimentavano Le major reagiscono aggressivamente, coadiuvate in questo un circuito parallelo e in qualche modo complementare da alcuni testimonal d’eccezione quali Dr. Dre e Metallica: alle produzioni ufficiali: la loro attrattiva risiedeva infatti accusato di favorire la violazione della legge sul copyright da nella cattura di un live, magari acusticamente “sporco”, parte di terzi, Napster chiude i battenti nel 2001, salvo poi rima unico e irripetibile. Il bootleg sorgere come servizio a pagamento forniva una versione alternativa, alcuni anni dopo. Ma è come cercao addirittura inedita1, della musica re di fermare il mare con le mani, registrata in studio, che di riflesso e i programmi di file sharing fra ne traeva vantaggio in un circuito pari si moltiplicano: per la prima virtuoso di reciproca alimentaziovolta nella storia, i volumi d’ascolto ne. Ciò era appunto reso possibile sono inversamente proporzionali ai dalla diversità dei due prodotti, ricavati delle vendite, che si assotprincipio divenuto repentinamente tigliano sempre di più. obsoleto nel 1982, anno in cui per La responsabilità di questa situala prima volta compare il compact zione, senza dubbio imputabile al disc. Fatale e perfetta incarnazione comportamento di chi pensa sia dell’“opera d’arte nell’epoca della lecito ascoltare musica senza ricosua riproducibilità tecnica”2, il CD noscerne la proprietà intellettuale, sancisce la transizione dal mondo è anche, in parte, riconducibile analogico a quello digitale. alle etichette stesse, le quali “hanno È il primo passo verso l’abisso: trascorso quasi due decadi facendo Immagine tratta da unrforliberty.com l’identicità di copia e originale, finta che la rete non esistesse. […] Il consentita dalla replicazione di un risultato è stato quello di distruggere codice binario, imprime uno scossone a quella che Benjamin l’industria discografica, ponendola in una condizione di completa avrebbe definito l’ “aura” dell’opera. Tuttavia, è solo quando, dipendenza da un’azienda di computer – la Apple – che aveva a partire dagli anni novanta, il digitale su supporto (CD) ini- trovato il modo per vendere legalmente le tracce on line”3. L’inciso zia a sua volta a essere insidiato dal digitale “immateriale”, si riferisce naturalmente a iTunes Store, primo e più imporovvero da file musicali scaricabili/scambiabili e soprattutto tante negozio virtuale di musica (ma anche di audiolibri, accessibili attraverso una molteplicità di dispositivi, che la serie televisive, film, giochi e applicazioni) dove è possibile musica cessa di rappresentare un’unità discreta per trasfor- acquistare tracce singole o album completi attingendo a un marsi in una corrente continua alla quale attingere (più o repertorio di circa 26 milioni di canzoni4. meno) gratuitamente. Con conseguenze devastanti, quanto Nonostante il principale interesse dell’azienda di Cupertimeno sul piano economico. no verta sulla vendita dei dispositivi (iPod, iPhone, iPad), l’implementazione dello Store sembra esercitare un effetto Nuove forme di volano sulle vendite discografiche: la riduzione dei prezzi La diffusione di internet – che peraltro ha nel file-sharing, rispetto all’acquisto del brano “su supporto”, la possibilità soprattutto musicale, una delle sue forze motrici – rende di comprare anche solo una canzone alla volta, la facilità di fatto incontrollabile la propagazione di copie non auto- di reperimento e acquisizione, sono tutti fattori che conrizzate di album e singoli, polverizzando i diritti d’autore e tribuiscono al successo del nuovo medium. Per contro, i riducendo in maniera drastica i margini di guadagno per consumatori più attenti lamentano l’inferiore qualità audio artisti, produttori e distributori. Le criticità comportate dal dei file compressi (AAC, Mp3, WMA, etc.) rispetto alla traccia nuovo paradigma esplodono nel 1999 con il caso Napster, contenuta nel CD (WAV). Tale “livellamento” verso il basso primo programma di sharing per il peer-to-peer di massa che comporterebbe una diseducazione all’ascolto, intesa come convoglia la frenetica attività di “condivisione” di milioni incapacità di cogliere appieno le escursioni dello spettro di utenti. La rivendicazione a disporre liberamente di tracce sonoro, soprattutto da parte delle generazioni più giovani.


Verso la legalità? Ma la musica priva di supporti fonografici continua a espandersi: un’ulteriore evoluzione è costituita dallo streaming, che porta a pieno compimento la profezia di David Bowie. Nel 2007, nasce Deezer.com, un servizio di trasmissione musicale a richiesta; segue la start-up svedese Spotify (2008), e di lì in avanti le esperienze si moltiplicano. Recalcitranti in prima battuta, sia le grandi major (Sony, Universal, EMI e Warner) sia le etichette indipendenti firmano accordi con questi servizi di trasmissione, i quali offrono la possibilità di accedere a un vasto repertorio di brani senza bisogno di “scaricarli”, in una modalità per certi versi simile all’ascolto radiofonico. La fruizione prevede un livello “base”, di solito gratuito e uno o più livelli a pagamento, che consentono l’ascolto senza interruzioni, servizi supplementari e l’accesso da diversi dispositivi. Lo stato dell’arte vede dunque la musica farsi sempre più “liquida”: un flusso alimentato da sorgenti remote, sia live che on demand, al quale accedere in qualsiasi momento e da ogni luogo. E sebbene questa nuova metamorfosi susciti alcune “eccellenti” resistenze – Tom Waits e Coldplay, per esempio, hanno rifiutato di concedere il permesso per lo streaming dei nuovi album in uscita5 – i siti coinvolti affermano che la tendenza è in crescita, e sottolineano come l’innovatività del servizio offerto abbia “già convinto milioni di consumatori a tornare a pagare per la musica, generando guadagno per l’industria nel suo complesso”6. I dati sembrano dare loro ragione: il rapporto 2014 dell’IFPI, la Federazione internazionale dell’industria fonografica, mostra una crescita delle sottoscrizioni allo streaming a pagamento del 51,3% nel 2013 (superando così il bilione di dollari di profitto); i guadagni provenienti dallo streaming, che al momento conta ventotto milioni di abbonati, valgono ora il 27% del totale ricavato dalla musica senza supporto, dove il download rappresenta però ancora la modalità preferita (67%)7. La trasformazione del mercato discografico sembra determinare dunque effetti positivi anche sullo sharing illegale, smorzando la propensione a piratare i contenuti in favore di un comportamento di consumo più responsabile. Ciononostante, IFPI stima che il 26% di utenti internet nel mondo acceda a servizi di condivisione che non tutelano i diritti d’autore. Il nuovo paradigma adottato dalle case discografiche ha di sicuro il pregio di combattere “ad armi pari” contro i pirati digitali, ma ci vorrà del tempo prima che i proventi tornino ai livelli del passato. Nel frattempo, un’industria “cugina” come quella dell’editoria, affacciatasi da relativamente meno tempo sul mondo del digitale, apre le prime schermaglie sul medesimo campo di battaglia... note 1 Si pensi a The Black Album di Prince: registrato nel 1986, circolò illegalmente a partire dall’anno successivo, mentre la pubblicazione ufficiale si ebbe solo nel 1994. 2 Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, 2000. 3 John Naughton, “Why Bowie and the Grateful Dead are the web’s real visionaries”, The Observer, 21.2.2010. 4 Aperto nel 2003, iTunes Store ha totalizzato la cifra di 25 bilioni di brani venduti a febbraio 2013. 5 Greg Sandoval, “Coldplay latest act to freeze out streaming services (scoop)”, CNET, 26.10.2011. 6 Dichiarazione ufficiale Spotify, in G. Sandoval, art. cit. 7 Aggiungiamo che, nonostante i supporti “fisici” (CD) convoglino ancora la maggioranza degli introiti (51,4% nel 2013, in diminuzione rispetto al 56,1% del 2012), il sorpasso pare ormai vicino. A sorpresa si registra invece, come fenomeno di nicchia, un piccolo ma significativo ritorno al vinile, soprattutto nei paesi anglosassoni.

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Il caso della vita

La logica dei giochi a premi? L’aveva già messa in musica Renzo Arbore nel 1987 con l’ironica “Sì, la vita è tutta un quiz”. Tra denaro e partecipazione emotiva, tutti posso essere dei vincenti, basta un po’ di fortuna... di Nicoletta Barazzoni

Società 10

Il quiz, per le sue strategie, priva forse il telespettatore di significativo e famoso del piccolo schermo è il classico qualsiasi ragionamento intellettuale, erodendo spazio e “Who wants to be a millionaire?”; un gioco all’apparenza denaro ai programmi ritenuti culturalmente di maggiore tanto sciocco quanto semplice con in palio un milione spessore? Non sarebbe meglio impiegare le vincite dei quiz di euro, costruito con un fine meccanismo psicologico, in attività di maggiore qualità, soprattutto quando sono il studiato per far scattare l’adesione e il coinvolgimento frutto dei proventi in parte ottenuti dal contribuente? dello spettatore il quale, da casa, si misura in bravura Nell’economia dei programmi televisivi culturali della RSI, o insuccesso. Alcuni studiosi hanno accostato i quiz per esempio, i quiz rappresenalla teoria aristotelica della tano un quarto dei programmi tragedia, essendoci in essi le di intrattenimento. Con i quiz dinamiche della vita. La vita a meno si pensa e più siamo sogvolte è un trucco, una finzione getti alla manipolazione, meno e un’illusione. Che male c’è, ci incontriamo nelle piazze, ridudunque, nel partecipare a un cendo la possibilità di scambiarci quiz invece di frequentare gli opinioni. Sulla mercificazione, Arcimboldi? Chi non è dotto sull’omologazione e sull’alienanon è detto sia interdetto. zione televisiva come medium di massa, pensatori come Pier I premi di casa nostra Paolo Pasolini si sono espresL’abilità del conduttore di si duramente, mettendoci però questi format televisivi è deprofeticamente in guardia dalla terminante. Federico Soldati, ferocia mediatica della TV, e dal per esempio, conduttore del conseguente svuotamento celecasalingo “Il rompiscatole”, brale dei telespettatori. invita con garbo i partecipanMa i quiz televisivi non sono ti a rispettare la tempistica. soltanto trovate demenziali o Anche se con il cambio della espressioni dell’inettitudine di guardia si speculava sulla poca Correva l’anno 1961… (ilfocolare-radiotv.blogspot.ch) chi li realizza. Sono invece parte esperienza televisiva del giovacostitutiva della nostra attitudine ne conduttore, i fatti stanno passiva alle cose, della volontà di metterci in gioco e sfidarci, sconfessando i pronostici. Le puntate precedenti avevano configurandosi come tentativi di evasione in grado di sottrar- i loro atout anche se noi preferiamo la proposta attuale ci, almeno momentaneamente, allo stress della vita moderna. per il modo con cui i concorrenti vengono accompagnati Tra le opere che approfondiscono la relazione dell’essere al ragionamento. umano con il gioco, in quanto espressione del piacere, dei Ma la simpatia o l’antipatia sono spesso fattori molto bisogni e dei desideri, c’è il libro di Johan Huizinga Homo soggettivi perché ognuno ha i propri gusti e preferenze. Ludens, pubblicato nel 1938 (Il Saggiatore, 1972). Secondo “Il rompiscatole” prosegue sull’onda dell’intrattenimento lo studioso olandese il gioco non è semplice estraniamento giocoso, all’interno di un gioco indiziario che non si dalle difficoltà, bensì esso si rivela come un distacco emotivo, rivela quasi mai vincente alla prima risposta. La capacità necessario alla materialità: “La cultura sorge in forma ludica, la del conduttore di entrare in empatia con il partecipante cultura è dapprima giocata. Nei giochi e con i giochi la vita sociale crea un’atmosfera rilassata. Il conduttore evita di far apsi riveste di forme sopra-biologiche che le conferiscono maggior parire stupido o sciocco il giocatore, malgrado le risposte valore. Con quei giochi la collettività esprime la sua interpretazione a volte siano strampalate e astruse. Come quell’aspirante della vita e del mondo. Dunque ciò non significa che il gioco muta vincitore che insisteva sull’indizio della sigaretta, che o si converte in cultura, ma piuttosto che la cultura nelle sue fasi non aveva nessuna relazione con le domande… Arrivato originarie, porta il carattere di un gioco”. alla fine del gioco si è portato a casa tremila franchi in Tra i desideri più ambiti dei partecipanti a un quiz vi è un buono carrozzeria, anche se la sigaretta non aveva ovviamente quello del guadagno facile. Il quiz-show più nulla a che fare con la vincita.


Noah

Oggetto di una recente produzione cinematografica, la vicenda biblica di Noah e del diluvio, paradigma del passaggio dalla creazione alla rivelazione, ha come oggetto l’uomo e la sua natura interiore di Carlo Baggi

La lettura della Torah, da parte del pensiero biblico, avviene impronunciabile dell’Eterno (YHWH), significa anche “mecon metodi interpretativi del tutto specifici e originali. Il testo moriale” (yad). Quindi, nell’interpretazione, il memoriale e sacro, nella sua lingua originale, non si lascia infatti ingabbia- il nome (Yad vaShem) focalizzano il luogo della vita collegato re in un solo significato letterale, ma esige di essere sollecitato al nome del giusto5. Il simbolo identifica dunque la figura di con l’interpretazione per arrivare in un punto in cui Dio, il Noah con l’uomo che, acquietato l’Io naturale, “può incominmondo e l’uomo si fondono. Un luogo di convergenza che ciare a costruire nel suo Sé l’immagine di quel luogo primordiale contiene il senso ultimo di ogni aspetto della realtà e che dal quale potenzialmente deriva tutto”6. Questo microcosmo è è definito come un palazzo dalle molte figurato dall’arca, tevà in ebraico, termine 1 stanze . Esso appare con la testimonianza che significa anche “parola”. Il concetto o scompare con l’indifferenza; principio è rafforzato altresì dall’indicazione delle universale, questo, perché vale anche per sue misure (300 per 50 per 30 cubiti) l’Eterno: “Se voi mi date testimonianza, che corrispondono al valore numerico allora io sono Dio, e altrimenti no”2. delle singole lettere componenti la radice Il racconto di Noah e del diluvio, oggetto ebraica di “linguaggio” (lashon). del recente film di Darren Aronofsky, Il materiale da usare per la costruzione può servire come esempio di quel procesarà il legno di gofer (etz gofer), parole dere anche per sollevare l’episodio dagli che esprimono i concetti di crescita e di aspetti puramente mitologici e scenici, protezione7. La struttura dell’arca dovrà cui è tradizionalmente relegato. La trama svilupparsi su tre piani: inferiore, medio, dell’evento, contenuta nel Libro della superiore; simboli dell’anima (vitale, 3 Genesi , è arcinota e peraltro riscontramentale, spirituale). Questi elementi debile, in vario modo, nelle mitologie di scrivono così la grande opera cui l’uomo svariati popoli, anche lontani. Nella Bibè invitato ad applicarsi per entrare con L’attore Russell Crowe in Noah (2014) di bia l’episodio s’inserisce in un processo l’intera sua personalità, rappresentata Darren Aronofsky (melty.it) d’individualizzazione che accompagna nel racconto dalla famiglia e dalle coppie la metastoria di Adamo verso la storia di degli animali, in quella parola-matrice Abramo. Il diluvio è la porta che si chiude su un’umanità che accende “una specie di funzione religiosa che entra in attività irrimediabilmente corrotta e si apre su Noah, uomo della in modo del tutto indipendente dall’atteggiamento conscio”.8 Il speranza. Mentre l’evento, nell’economia biblica, si presenta termine “funzione ” si riferisce a una potestà umanamente come il passaggio dalla creazione alla rivelazione che culmi- inesplicabile (in questo senso è religiosa) che, avvolgendo nerà sul Sinai, nel racconto esso rilascia informazioni che, l’intero essere, conferisce la capacità di sapersi proteggere danascoste nel testo, indicano il vero oggetto d’attenzione: la gli effetti, altrimenti devastanti, dei “diluvi” esistenziali. Tutto psiche dell’uomo. questo però, come si diceva all’inizio, è contenuto in quel palazzo, che appare se testimoniato o scompare se ignorato. I tre piani note La narrazione, fin da subito, si apre al simbolo con i nomi di 1 Zohar, n°43, 44, 93, pagg. 165–168, 234, traduzione e commento Lamech e di suo figlio Noah. Infatti, il significato ebraico del di M. Laitman, URRA-Apogeo, 2011. Inoltre, Giovanni 14:2. 2 F. Rosenzweig, La stella della redenzione, prefazione alla 2a edizione primo rimanda all’immagine di un nodo. Costui è l’epigono di G. Bonola pag. XXXII e pag. 176 (con citazione di Isaia 43:10; del travaglio, espressione dei conflitti tra l’istinto materiale Pesikta 12,6a), Vita e Pensiero, 2005. Inoltre, Marco 8:28. e l’intelligenza spirituale, incarnato nel racconto biblico 3 Genesi 6:8-22;7;8 dalle stirpi di Caino e di Seth. La durata della sua vita (777 4 Genesi 5;28,30 anni)4 segnala, con il triplice ripetersi del numero sette, un 5 Isaia 56:5. Il nome del Museo dell’Olocausto a Gerusalemme è, appunto, Yad vaShem; ved. G. Busi, E. Loewenthal, Mistica ebraica, compimento definitivo. Noah significa, invece, “riposo” e pagg.122–123, Einaudi, 1999 rappresenta lo stato di quiete da quei travagli. Il personaggio 6 S. Hurwitz, Psiche e redenzione, pag. 55, Giuntina, 1992 è descritto come l’esponente della decima generazione da 7 A. Fabre d’Olivet, La lingua ebraica restituita, pag. 205, ArchéAdamo. Il numero dieci è il valore numerico della lettera Edizioni PiZeta, 2002 ebraica yud che, oltre a essere la prima lettera del nome 8 S. Hurwitz, op. cit., pag. 28.

Kronos 11


M

i occupo professionalmente di teatro da una ventina d’anni. Ho questa passione sin da bambina. È stato mio padre a trasmettermela: mi portava a teatro, mi raccontava le favole, faceva le voci dei personaggi... Ho cominciato a fare teatro a nove anni nel gruppo di bambini che proprio mio padre ha fondato in quel periodo. Poi ho continuato a coltivare questo hobby da adolescente finché, quando ero al liceo, ho cominciato a pensare che era proprio quello che desideravo fare nella vita. Un giorno, a Venezia, ho visto in strada un palco con degli attori impegnati a montare la scena: credo sia stato il momento in cui ho preso la mia decisione. Dopo il liceo sono andata in Italia. Per me è stata un’esperienza importantissima, perché prima avevo fatto soltanto teatro amatoriale e non conoscevo il mondo delle audizioni e dei provini. Dopo varie esperienze a Milano, Torino e Genova, sono entrata nella scuola “Quelli di Grock”, dove ho compiuto la mia prima vera formazione teatrale. In seguito, sono rimasta a Milano per diversi anni per una formazione per operatori sociali. Volevo approfondire lo studio della pedagogia e della psicologia perché la mia intenzione non era di fare principalmente l’attrice, ma di trasmettere il linguaggio del teatro anche agli altri. In seguito, per circa un anno, sono andata in giro per l’Europa a seguire workshop e formazioni con vari maestri, studiando per esempio psicofonia e teatroterapia. Sono stata a Parigi perché volevo specializzarmi sulle tecniche del teatro sociale, che trovo utilissime a livello di insegnamento e di laboratorio. Il teatro sociale, in particolare quello dell’oppresso, è una forma di teatro nata in Brasile per opera di Augusto Boal negli anni sessanta. Di fronte ai grandi problemi che c’erano nel paese, Boal ha deciso di dare un’importanza sociale al teatro utilizzandolo per fornire una voce al popolo. Non si trattava più allora di portare uno spettacolo sul palco, ma di considerare il teatro come un potente strumento sociale. A Parigi ho fatto varie esperienze di questo tipo e ho potuto sperimentare in prima persona le reazioni anche molto forti della gente di fronte a problematiche

difficili come quella dei clochard. Quando sono tornata in Ticino, ero consapevole di voler trasmettere agli altri la magia del teatro. Così ho cominciato a tenere piccoli corsi che poi pian piano sono cresciuti. Nel 1995 ho fondato “Scintille: teatro e spazio creativo”, un’associazione di cui sono fiera e che desideravo moltissimo. Si tratta di una scuola con corsi per bambini, adolescenti e adulti, ma che ha anche una compagnia di professionisti e di semiprofessionisti che si occupa di spettacoli per bambini da portare nelle scuole e nei festival. Dell’associazione fa parte anche il Piccolo Teatro di Locarno, una compagnia fondata nel 1984 da mio padre. Il mio sogno è che più persone possibile abbiano occasione di conoscere il teatro: come regista, attrice e pedagoga, mi piace pensare che tutti possano fare questa esperienza, almeno in una parte delle sue sfaccettature. Il teatro non è soltanto un’arte, è qualcosa a cui tutti possono avere accesso ed è uno strumento molto potente nella sua completezza, perché prende in considerazione la filosofia, la psicologia, il gioco, il corpo, la musica... E poi ci sono le emozioni che sono universali, non hanno lingua, età o nazione: è incredibile vedere cosa accomuna in questo senso bambini, ragazzi e adulti. Ma è interessante anche osservare le differenze, accorgersi di cosa cambia quando a fare teatro è un bambino di sei anni o un adulto di sessantacinque, come cambiano i metodi pur mantenendosi intatta la magia di questo mondo. Dopo aver lavorato in questo ambito in molti modi e in luoghi diversi, ho deciso di intendere il teatro come un mezzo per giungere alla leggerezza e alla luce. Naturalmente per arrivarci bisogna passare dal lavoro, con i suoi aspetti anche più “oscuri” ed emotivi, ma penso che una responsabilità di questo modo di comunicare – perché il teatro è comunicazione – sia quella di accendere una scintilla di positività. Il teatro diventa allora uno stile di vita, un modo di vedere il mondo che può portarti a trovare immagini e occasioni ovunque vai.

KATyA TroISE

Vitae 12

Il suo amore per il teatro, sviluppato sin dall’infanzia, nasce da una passione vissuta profondamente in grado di illuminare un’esistenza nei suoi più vari aspetti

testimonianza raccolta da Demis Quadri fotografia ©Reza Khatir


Le vacanze del popolo a cura della Redazione testo e fotografie ŠFondazione Pellegrini Canevascini


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ella prima metà del XX secolo le vacanze pagate e la giornata lavorativa di otto ore, rivendicate con forza dalle organizzazioni sindacali e dalle forze politiche progressiste, diventano una realtà nei paesi industrializzati. Queste conquiste sociali si diffondono anche nella nostra regione, consentendo così ai ceti meno abbienti di accedere alle attività di svago e di tempo libero. Nascono perciò iniziative, movimenti e sodalizi per favorire l’escursionismo e l’alpinismo popolare, la pratica di vari sport, lo scoutismo, le colonie di vacanza per i bambini.

Oltre il lavoro Nella Svizzera italiana partiti e organizzazioni sindacali legati al movimento operaio guardano dapprima con diffidenza verso svaghi che potrebbero distrarre i lavoratori dalle rivendicazioni sociali. In seguito, specialmente dopo la prima guerra mondiale, colgono invece le opportunità legate ad attività ludiche e di svago realizzate in proprio per attirare la gioventù: ricreatori popolari, attività scoutistiche, sezioni giovanili e sportive. La promozione di attività sportive e del tempo libero è spesso giustificata con finalità di tipo igienico. Le organizzazioni sindacali s’impegnano soprattutto in ambito ricreativo ed escursionistico. In Ticino si tratta anche di contrastare l’influsso e le proposte in questo settore delle organizzazioni fasciste. Negli anni venti è un fervore di iniziative, che vede spesso come propulsore Domenico Visani, segretario della Camera del lavoro: cooperative, case del popolo, biblioteche e scuole popolari, gruppi sportivi ed escursionistici, musicali e filodrammatici. Ma gli sport che affascinano gran parte della gioventù all’epoca sono il ciclismo e il calcio. Appaiono quindi anche ciclisti e giovani calciatori rossi – dal 1922 questi ultimi assumono la denominazione Giovani calciatori luganesi –, talvolta con eccellenti risultati sul piano tecnico e agonistico. Sin dal 1919 prende corpo un’intensa attività degli Escursionisti rossi; nel 1930 essi aderiranno all’associazione turistico-educativa Amici della Natura, che si era diffusa in Svizzera a partire dall’area germanofona. Le creazioni più importanti delle sezioni luganese e bellinzonese saranno le capanne della Ginestra (Capriasca) e della Genzianella (Morobbia). L’alpinismo popolare viene promosso dall’Unione ticinese operai escursionisti (UTOE), fondata nel 1919, che costruisce e gestisce diverse capanne alpine. All’inizio degli anni quaranta, gli ambienti vicini alla Camera del lavoro danno vita all’associazione scoutistica d’orientamento

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in queste pagine: foto di gruppo degli ospiti della colonia di vacanza dei sindacati a Rodi (valle Leventina) in gita con i monitori (ca. 1945; autore non identificato). Nell’immagine piccola: ragazze e ragazzi della colonia di Varenzo (valle Leventina) organizzata dalla Camera del lavoro del Canton Ticino (particolare, 1933; autore non identificato) in apertura: due bambine con i pacchi ricevuti in dono alla colonia estiva dei sindacati a Varenzo (1933; autore non identificato)


in queste pagine: momenti di svago alla colonia estiva dei sindacati a Varenzo. In senso orario: la gioia del bagno; ragazze e ragazzi ascoltano musica; un momento del concorso sportivo; e qui sopra, un allegro ritratto di gruppo (1933; autori non identificati)


socialista denominata i Falchi rossi. Quasi tutti questi sodalizi sono scomparsi negli anni sessanta, oppure, come nel caso dell’UTOE, hanno perso la connotazione militante. Ragazze e ragazzi in vacanza Un discorso a parte meritano le colonie estive di vacanza, tuttora esistenti, organizzate tanto dalla Camera del lavoro, che riunisce i sindacati di orientamento socialista, quanto dal Sindacato cristiano sociale OCST. Le colonie per bambini erano sorte nel XIX secolo in ambienti protestanti, poi riprese in ambito cattolico per contrastare l’educazione laicizzata. In seguito anche il mondo sindacale si lancia in simili iniziative a favore soprattutto dei figli dei propri aderenti. Inizialmente si trattava di strappare i bambini poveri ad ambienti malsani, favorendo il contatto con l’aria salubre della montagna o del mare. Dopo un primo esperimento ad Astano (Malcantone) nel 1923, la Camera del lavoro ticinese organizza i soggiorni di cura e di vacanza in Leventina dal 1930, a Rodi e a Varenzo; il sindacato concorrente OCST sceglie per le proprie colonie estive Corzoneso (valle di Blenio; 1934) e nel 1937 organizza la prima colonia marina a Bordighera (Liguria). Dalle finalità climatico-assistenziali si passa già negli anni trenta a colonie che puntano su un impiego divertente e al tempo stesso formativo delle vacanze: gite, giochi, coreografie, recite o piccoli spettacoli ginnici; i soggiorni avvenivano separatamente per maschi e femmine. Numerose fotografie di quel periodo, confluite nella collezione della Fondazione Pellegrini Canevascini (fpct.ch/collezionefotografica) documentano la vita nelle colonie estive, improntata alla dimensione collettiva dell’esperienza e alle attività di gruppo.

La collezione fotografica della Fondazione Pellegrini Canevascini Sorta nel 1965 la Fondazione Pellegrini Canevascini (FPC) si occupa della salvaguardia, del trattamento e della valorizzazione dei fondi d’archivio relativi alla storia del mondo operaio e più in generale alla storia sociale della Svizzera italiana (maggiori informazioni: fpct.ch). La FPC, in collaborazione con l’Archivio di Stato del Canton Ticino e con il sostegno finanziario di Memoriav (Associazione per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio audiovisivo svizzero), sta attualmente realizzando un progetto di conservazione, descrizione e valorizzazione della sua collezione fotografica. Le fotografie di questo réportage provengono tutte dalla collezione fotografica della FPC.


L’ORSO E IL CORBEZZOLO DI ELIO FERRARIO

NON SONO I PROTAGONISTI DI UNA FAVOLA DI ESOPO, MA I DUE SIMBOLI DELLO STEMMA ARALDICO DI MADRID E DELLA STATUA CHE SI TROVA IN PUERTA DEL SOL. 12 ACINI D’UVA DOVETE MANGIARE QUI A CAPODANNO (CERCANDO DI NON SOFFOCARE), MENTRE LE CAMPANE DELL’OROLOGIO BATTONO I MESI DELL’ANNO, SE VOLETE AVERE FORTUNA.

IL 13 GIUGNO, DOVETE METTERE LA MANO NELL’ACQUASANTIERA, PER L’OCCASIONE RIEMPITA DI SPILLI, NELLA CHIESA DI SAN ANTONIO DE LA FLORIDA (CON GLI AFFRESCHI DI GOYA), SE VOLETE TROVARE MARITO.

E SE INVECE CERCATE MOGLIE, METTETEVI UN GAROFANO ALL’OCCHIELLO E LA “PARPUSA” IN TESTA E BALLATE UN “CHOTIS” CON UNA BELLA SPAGNOLA DAL TIPICO SCIALLE, DURANTE LA VERBENA DE LA PALOMA A LAS VISTILLAS.

I MADRILENI SONO CHIAMATI “GATTI” PERCHÉ HANNO SCALATO LE MURA DI UNA FORTEZZA NEMICA CON FELINA AGILITÀ TRA LO STUPORE DI ALFONSO VI.


LE VIE SONO TORTUOSE, DISPARATE E CASUALI PERCHÉ MADRID NON È NATA PER ESSERE CAPITALE (PRIMA ERA TOLEDO), MA LO È DIVENTATA CON CARLO V. I BORBONI POI, CON UN IMPONENTE PIANO URBANISTICO, HANNO DOTATO LA CITTÀ DI GRANDIOSI EDIFICI, STRADE E GIARDINI.

“DE MADRID AL CIELO” È LO SLOGAN DELLA CITTÀ. NEI GIORNI LUMINOSI, I SUOI MARCIAPIEDI SI ESTENDONO FINO AL CIELO. A MADRID, IL SOLE TRAMONTA MA NON DORME MAI, COME I GATTI.


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arrivo della bella stagione porta con sé anche la voglia di stare all’aria aperta, organizzandosi per pranzare in luoghi gradevoli e rilassanti, anche se in modo semplice e spartano. In questi casi diventa assai utile un buon set da pic-nic, e a riguardo c’è ormai solo l’imbarazzo della scelta, per dimensioni, peso e materiali. Il boom economico degli anni cinquanta e sessanta ha infatti amplificato l’evoluzione del design, che, con l’avvento dei prodotti usa e getta, ha portato alla commercializzazione di particolari linee di oggetti in plastica concepiti per ottimizzare e rendere più comode e piacevoli le nostre giornate all’aperto.


SET DA PIC-NIC Un pic-nic con stile? È possibile, grazie ad alcune idee divertenti e di autentico design per godersi al meglio una giornata all’aperto Tendenze p. 44 – 45 | di Francesca Ajmar

DESIGN OPEN AIR

Negli anni settanta, assieme ai forti cambiamenti legati alla produzione e al consumo del cibo, troviamo degli esempi di set da pic-nic in cui si arriva al massimo della compattezza e dell’essenzialità. “La bomba picnic set” (1972) di von Boch e Fabbrini per Villeroy&Boch, composta da un insieme completo di piatti, insalatiere, bicchieri e posate per quattro persone, era concepita come una struttura a matriosca, in melammina, con le posate realizzate in lamiera piegata, ad incastro. Un altro oggetto geniale e molto curato dal punto di vista funzionale ed estetico è il “Picboll” (1977) dello S.T.G. Studio, con Carlo Viglino, per Fratelli Guzzini. Si tratta di una sfera, composta da due contenitori emisferici che, aprendosi come una sorta di packman, rivelano al loro interno un servizio da tavola completo per sei persone. Dapprima prodotto in colori opachi, nel 2006 è stato nuovamente messo in produzione in veste trasparente, dai colori vivaci. Sulla stessa onda, venne prodotto ne 1978 il “Colibrì kit”, di Pino Spagnolo per Abert, un piccolo contenitore cilindrico per posate da campeggio ed altri utensili per la vita all’aria aperta, corredati da salierino e macinapepe. Passando ai giorni nostri, un progetto molto valido arriva dallo studio brasiliano di design Bold, con “Combine”: disponibile in 11 colori, il set completo

da pic-nic è composto da due ciotole grandi, una ciotola con divisioni per dividere gli alimenti, una pentola per salse, piatti, bicchieri e sottobicchieri per sei persone. Tutti i piatti sono realizzati con materiali ecocompatibili: la miscela Bambootube, un bambù multilaminate, viene mescolato con una pasta modellabile biodegradabile composta da fibre di bambù e bucce di riso, ottenendo un prodotto che apparentemente assomiglia alla ceramica, ma molto più leggero e gradevole al tatto. Come suggerisce il nome della linea, è possibile combinare gli elementi in base ai propri interessi, acquistando il kit completo o parti di ricambio. Il kit ha anche un coperchio e un sacchetto di silicone vulcanizzato e termoformato, che si trasforma in un utile sottopiatto. Un altro prodotto che vorrei segnalarvi, utile soprattutto in ufficio, è “Din-ink”, progettata da Andrea Cingoli e dallo studio Zo-loft Design: una serie di posate in materiale bio, create a partire dal tappo della classica penna Bic, che diventa per l’occasione il manico di una posata “da ufficio”, in grado di resistere ad una temperatura di lavaggio fino a 105 °C. Con un semplice passaggio, ecco che la Bic si trasforma in una forchetta, o in un cucchiaio o in un coltello. Ecco il link che ne parla dettagliatamente: designboom.com/project/din-ink/If


La domanda della settimana

Vi è capitato di scaricare illegalmente e a titolo gratuito contenuti come file musicali o film da internet?

Inviate un SMS con scritto T7 SI oppure T7 NO al numero 4636 (CHF 0.40/SMS), e inoltrate la vostra risposta entro giovedì 12 giugno. I risultati appariranno sul numero 25 di Ticinosette.

Al quesito “Consigliereste a vostra/o figlia/o oppure a dei conoscenti di intraprendere un apprendistato invece di continuare gli studi?” avete risposto:

SI

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NO

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Svaghi 46

Astri ariete Tra 1’1l e il 13 vita sociale, colpi di fulmine e guadagni inaspettati. Marte aggressivo per i nati nella seconda decade. Canalizzate le energie.

toro Fortuna in concorsi ed esami. Grazie a Mercurio avrete l’occasione di essere brillanti nel corso di ogni sessione pubblica. Cautela tra il 9 e l’11.

gemelli Risveglio delle potenzialità seduttive. Particolarmente sensibili alle vostre avances Bilancia, Leone e Acquario. Incontri mondani tra l’8 e il 10.

cancro Relazioni sociali e sentimenti esaltati dai transiti di Mercurio e di Venere. I nati nella prima decade devono stare attenti a non cedere all’ansia.

leone Spinte bi-polari: da una parte svogliati dall’altra angosciati da un presunto senso del dovere. Evitate gli ambienti familiari tra il 9 e ll’11 giugno.

vergine Realizzazione di importanti progetti, anche con una forte incidenza sul vostro patrimonio grazie all’apporto di Saturno. Incontri tra l’11 e il 14.

bilancia Possibili vertenze legali a causa della quadratura con Giove. Scaricate le vostre tensioni attraverso una attività sportiva. Seguite una dieta.

scorpione Follie d’amore ed eros alle stelle. Tra ragione e sentimento solo uno può vincere. Non siate ipercritici ma godetevi l’amore. Inquieti tra il 9 e l’11.

sagittario Grazie a Marte il periodo si presenta adatto a nuove iniziative. I nati tra la prima e la seconda decade potranno contare sul lungo transito di Urano.

capricorno Ego in crescita a seguito dell’arrivo di Giove. Cautela nei giudizi e non cedete di fronte a un atteggiamento bi-polare e agli sbalzi d’umore.

acquario Spese per l’abbellimento della casa. Possibili scontri con la famiglia di origine tra il 9 e l’11 in occasione del transito lunare nello Scorpione.

pesci A partire dall’8 giugno, grazie all’arrivo di Giove e all’aiuto di Venere qualunque progetto sarà possibile. Creativi e audaci. Guadagni inaspettati.


Gioca e vinci con Ticinosette 1

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La soluzione verrà pubblicata sul numero 25

Risolvete il cruciverba e trovate la parola chiave. Per vincere il premio in palio, chiamate lo 0901 59 15 80 (CHF 0.90/chiamata, dalla rete fissa) entro giovedì 12 giugno e seguite le indicazioni lasciando la vostra soluzione e i vostri dati. Oppure inviate una cartolina postale con la vostra soluzione entro martedì 10 giugno a: Twister Interactive AG, “Ticinosette”, Altsagenstrasse 1, 6048 Horw. Buona fortuna!

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Verticali 1. Noto film del ’76 di Carlo Vanzina con Renato Pozzetto • 2. Arsura • 3. Mammiferi africani • 4. Si rende al merito • 5. Il Nichel del chimico • 6. Pezzi degli scacchi • 7. Ispidi • 8. Il nome di King Cole • 9. Poligono a sei lati • 14. Bel paesino malcantonese • 16. Un saluto non definitivo • 18. Barrocci • 21. Saraceno • 23. Consonanti in canna • 24. Spinta iniziale • 27. Approvate, garantite • 29. Imperava in Russia • 31. Avviare un canto • 33. Il noto Connery • 37. Preposizione semplice • 39. Il dio dei venti • 42. Il bel Sharif • 44. Elevato • 46. Purulenza • 47. Né mia, né tua • 49. Ginevra sulle targhe.

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Orizzontali 1. Poeta e favolista francese • 10. Metallo radioattivo • 11. Capo etiope • 12. Il noto Fidenco • 13. Diritta, eretta • 15. Volersi molto bene • 17. Pettegolezzi - 18. I confini di Comano • 19. Andate in poesia • 20. Emirato arabo • 22. Andata a male • 25. Pari in foglio • 26. Spedire • 28. Spagna e Zambia • 30. Tesi, irritabili • 32. Precede Vegas • 34. Divinità femminile • 35. Società Nuoto • 36. Beneficia del lascito • 38. Il motiv che si ripete • 40. È ai piedi del Gottardo • 41. Negazione bifronte • 43. Il noto Sorrenti • 45. Il Tulio del chimico • 46. Arma da fuoco • 48. Un sugo per le tagliatelle • 50. Unione Europea • 51. Turchia • 52. Il reato di Ario • 53. Ha costruito l’Arca.

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Questa settimana ci sono in palio 100.– franchi in contanti!

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6

7

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Soluzioni n. 21 La soluzione del Concorso apparso il 23 maggio è:

21 25

30

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5

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3

3

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SMARRITO Tra coloro che hanno comunicato la parola chiave corretta sono stati sorteggiati: Vittorio Deffeyes, 6527 Lodrino Maria Pia Marchesi, 6873 Corteglia Iside Bacciarini, 6515 Gudo Ai vincitori facciamo i nostri complimenti!

Svaghi 47


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Ticino7  

Numero 23 - Settimanale della Svizzera italiana

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