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№ 22 del 30 maggio 2014 · con Teleradio dal 1. al 7 giugno

armonia scolasTica

il concordato Harmos integrerà i sistemi scolastici cantonali, tutelando la cultura e le specificità delle diverse regioni del paese

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05.05.14 12:45


Ticinosette n. 22 del 30 maggio 2014

Società Svizzera. Elogio di un paese

Impressum

RobeRto Roveda ...............

4

LauRa di CoRCia ............................................

7

Agorà Concordato HarmoS. Una formazione di qualità

Levante Egitto. Libertà in ostaggio

di

di

MaRCo aLLoni ..............................................

66’475 copie

11

deMis QuadRi .......................................................

12

FRanCesCa seLCioni; Foto di PeteR KeLLeR .............

37

PatRizia MezzanzaniCa ed eLvis Montessino ............

44

Svaghi ....................................................................................................................

46

Vitae Carlotta Vannini Bianchi

di

di

Chiusura redazionale Venerdì 23 maggio

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

Redattore responsabile Fabio Martini

10

MaRCo JeitzineR ..........................

Mundus Convivenza. Buon vicinato, o quasi… Tiratura controllata

di

Reportage San Vittore a Muralto Cucina Dalla parte del cibo (3)

di

di

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Direzione, redazione, composizione e stampa Centro Stampa Ticino SA via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch www.issuu.com/infocdt/docs

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In copertina

Scritto sulla lavagna Illustrazione ©Bruno Machado

Divorziati e insanguinati? Pubblichiamo con piacere un intervento della nostra collaboratrice Nicoletta Barazzoni, autrice dell’articolo sul divorzio collaborativo pubblicato di recente dal nostro settimanale (“Un approccio condiviso”, Ticinosette n. 19 del 9 maggio). Gli effetti del litigio e del conflitto nella separazione o nel divorzio non sono di solito rappresentati dalle statistiche. I parametri numerici, infatti, non sanno tradurre in cifre il danno morale e i turbamenti psichici che tali esperienze producono. Ne deriva che la corrispondenza tra il numero dei divorzi e le vittime morali non viene calcolata. Il divorzio non può essere solo un freddo calcolo percentuale perché coinvolge la sfera emotiva, intima e privata delle persone. I cambiamenti di stato civile come il divorzio, si legge nel sito dell’Ufficio federale di statistica, non hanno alcuna influenza sullo stato della popolazione, ne cambiano invece la struttura. Crediamo invece che, oltre all’esistenza fisica ci sia anche quella psichica e spirituale degli individui, i cui impatti negativi contribuiscono a intaccare e deteriorare i rapporti sociali. Ma divorzio vuol proprio dire litigio, distruzione, colpi bassi, “guerra civile”? Spesso si è portati a credere che più si distrugge l’altro meglio sarà la qualità di vita. Secondo il divorzio collaborativo, di cui ho da poco scritto su Ticinosette, è possibile invece costruire anche sulle macerie, sul clima di frustrazione e rancore, creando i presupposti ideali per tutti i componenti della famiglia, spesso costretti ad affrontare lacerazioni profonde. Ma per dirimere il contenzioso, aggravato di solito dalla lista dei beni materiali, servono avvocati

in grado di esercitare il divorzio collaborativo. Da qualsiasi angolazione lo si voglia analizzare, il divorzio è la rottura di un sogno, è la disfatta di un grande progetto. Si perde lo statuto civile, la fiducia, la propria identità. Umberto Galimberti ha affermato che il divorzio stravolge la biografia familiare e dunque tutto quanto si decide in quel frangente lo si fa anche a se stessi. La questione è di una complessità tale che non si può generalizzare, e in ragione di ciò, ogni caso va esaminato nel rispetto della dignità e della personalità, che dovrebbero essere (ma purtroppo non lo sono) dei diritti inviolabili. Poggiando su principi come lealtà, correttezza e buona fede, il modello collaborativo, improntato alla costruzione della pace e alla serena risoluzione dei conflitti, stabilisce nuove relazioni umane. Non si parte con l’intento di sfidarsi a duello, ma si affronta il contenzioso senza innescare il combattimento, portando le parti al raggiungimento degli stessi interessi. In definitiva, è il cosiddetto cliente ad avere potere decisionale, stabilendo che tipo di vita desidera avere una volta ottenuto il divorzio, identificando un terreno comune per il bene dei figli. E dunque non solo per l’avvocato ma anche per chi affronta il divorzio deve esserci un cambio di paradigma. Nella causa tradizionale si indeboliscono gli argomenti dell’avversario, trascinando purtroppo anche i figli nella voragine, che spesso vengono triangolati e usati come strumenti vessatori mentre dovrebbero essere soggetti di diritto e non oggetti di contesa. Lev Tolstoj, a buona memoria, in Anna Karenina scrisse: “tutte le famiglie felici sono uguali fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.


Una formazione di qualità Scuola. Il nuovo concordato scolastico svizzero, che entrerà in vigore nell’anno scolastico 2015-2016 punta ad armonizzare a livello intercantonale i diversi sistemi scolastici e a favorire la mobilità degli allievi. Ma sempre in un’ottica di tutela delle particolarità della Svizzera, della sua cultura e delle tradizioni dei differenti cantoni. Una sfida importante e complessa, che coinvolge anche il sistema scolastico ticinese di Roberto Roveda

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egli ultimi anni le autorità dei cantoni si sono poste obiettivi importanti nell’ambito della pubblica educazione. Obiettivi che mirano a rafforzare l’armonizzazione della scuola obbligatoria, a favorire e assicurare la qualità della formazione, ad assicurare la permeabilità del sistema scolastico a livello nazionale e ad abolire gli ostacoli esistenti alla mobilità degli allievi in tutta la Confederazione. Una scuola, quindi, più simile nei diversi cantoni, più coordinata per obiettivi di formazione, piani di studio e mezzi di insegnamento. Una svolta in un certo senso epocale che arriverà nella sua fase operativa nell’anno scolastico 20152016 quando entreranno in vigore le modifiche legislative, strutturali e formative previste dall’Accordo intercantonale sull’armonizzazione della scuola obbligatoria (HarmoS), il nuovo concordato scolastico svizzero elaborato dalla Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE)1. Un concordato che riguarda molto da vicino il canton Ticino, che vi ha aderito nel 2009, il cui sistema scolastico andrà incontro ad alcuni cambiamenti. Uno sforzo di assimilazione che non ha mancato di suscitare qualche polemica. Alcuni osservatori, infatti, vi hanno visto un tentativo di centralizzare e omologare il sistema scuola appiattendo le diverse tradizioni e specificità scolastiche e pedagogiche tipiche di un paese plurilingue e pluriculturale come la Svizzera. Tradizioni e specificità che rappresentano un valore identitario, oltre al fatto che l’effetto stimolante del confronto tra percorsi differenti per conseguire lo stesso obiettivo può alla fine essere vantaggioso per lo sviluppo della qualità. Armonizzare, ma senza omologare Se l’intento è quindi di puntare a una maggiore armonizzazione scolastica tra i cantoni, favorendo una migliore mobilità degli allievi, il rischio, però, è quello di una maggiore omologazione. Ma esiste veramente questo pericolo? Ne parliamo con Kathya Tamagni Bernasconi, collaboratrice scientifica della Divisione della scuola e membro del Gruppo operativo HarmoS:

Nell’accordo intercantonale si sottolinea come l’armonizzazione della scuola obbligatoria su scala nazionale avvenga attraverso l’armonizzazione dei suoi obiettivi, fissati in termini di competenze fondamentali che gli allievi devono possedere in determinate discipline (lingua di scolarizzazione, seconde lingue, matematica e scienze naturali) e in determinati momenti della scolarità obbligatoria (fine del quarto, dell’ottavo e dell’undicesimo anno di scuola), e attraverso la valutazione del raggiungimento di queste competenze a livello dell’intero sistema (quindi sviluppando e garantendo la qualità e la permeabilità del sistema scolastico mediante strumenti comuni di pilotaggio). “Armonizzare” non vuole dire uniformare e ancora meno centralizzare. Il concordato HarmoS rispetta dunque le particolarità della Svizzera: plurilinguismo, sovranità cantonale e tradizioni scolastiche locali. Per questa ragione esistono delle deroghe concesse ai singoli cantoni su specifici punti, deroghe che riguardano in alcuni casi proprio il nostro cantone. Per esempio, quella legata al mantenimento dell’attuale ripartizione degli anni di scuola tra grado primario e grado secondario I, rispettando comunque la durata totale dell’obbligo scolastico di undici anni prevista dal concordato HarmoS. In Ticino la scuola dell’obbligo è suddivisa nei tre gradi scolastici seguenti: scuola dell’infanzia (un anno facoltativo, due anni obbligatori); scuola elementare (cinque anni); scuola media (quattro anni). Inoltre, l’età di entrata alla scuola obbligatoria è di regola nei cantoni fissata a quattro anni compiuti e dunque il bambino che avrà compiuto tale età entro il 31 luglio (con possibilità di deroga, per il nostro cantone su esplicita richiesta dei genitori, per i nati nei mesi di agosto e settembre) inizierà a settembre la scuola dell’infanzia. In particolare, il Ticino manterrà una scuola dell’infanzia della durata di tre anni, di cui gli ultimi due a carattere obbligatorio e i nuovi termini di entrata verranno applicati già ai bambini di tre anni. Ma quali sono le principali iniziative che si debbono attuare nella scuola ticinese per raggiungere gli obiettivi del concordato? I piani di studio e i mezzi d’insegnamento, conformemente al principio della sussidiarietà, devono essere elaborati e coordinati a livello delle diverse regioni linguistiche, in quanto tra


Immagine tratta da stumbleupon.com

loro esistono considerevoli differenze culturali, pedagogiche e curricolari. Il piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese è di competenza cantonale in quanto il canton Ticino è considerato regione linguistica. Il cambiamento fondamentale del nuovo piano di studio ticinese – così come risulta anche nel Plan d’études romand (PER) e nel Lehrplan 212 – è l’inclusione dell’insieme della formazione di base della scuola dell’obbligo, della verticalità di quest’ultima e della sua costruzione in fasi successive. Ne consegue una descrizione coerente e strutturata delle progressioni lungo i tre cicli della scuola dell’obbligo. È importante ricordare come le competenze fondamentali definite attraverso gli standard non rappresentano né la totalità del piano di studio della scuola dell’obbligo né la totalità dei programmi d’insegnamento delle discipline interessate (come detto, lingua di scolarizzazione, matematica, lingue seconde e scienze) ma costituiscono il nucleo dell’insegnamento scolastico. Quali sono le maggiori difficoltà da affrontare e quali invece gli ambiti in cui si è già abbastanza attrezzati? Come sottolineato precedentemente, l’anticipo dell’obbligo scolastico a quattro anni comporta l’attribuzione agli ultimi due anni della scuola dell’infanzia dello statuto di scuola obbligatoria. Il Ticino conosce però già da tempo una forte frequenza scolastica dei bambini dai tre ai cinque anni e la scuola dell’infanzia poggia su basi organizzative e orientamenti pedagogico-didattici già consolidati. Da questo punto di vista si è dunque piuttosto attrezzati rispetto ad altri cantoni svizzeri. Il cambiamento di data per accedere alla scuola obbligatoria richiede però alcuni adattamenti sul piano legislativo e organizzativo rispetto ai quali sono già state fornite disposizioni e ulteriori riflessioni sono in corso. Per quanto riguarda invece gli aspetti di più difficile attuazione, va sicuramente sottolineato quello già evidenziato e legato alla messa a punto di un piano

di studio unico per tutta la scuola dell’obbligo, in quanto in passato si è seguita la logica dei gradi scolastici. Disporre di un piano di studio unico significa poter affrontare la formazione in modo coerente ed esplicito, avendo a disposizione per ogni ciclo il quadro delle competenze che ci si aspetta di ottenere con gli allievi per quanto riguarda le diverse discipline, le competenze trasversali e i temi della formazione generale. Come cambierà la scuola? Non si può ignorare che la scuola dell’obbligo in Ticino nei prossimi anni vivrà dei cambiamenti concreti, che riguarderanno in particolar modo gli studenti e anche i docenti che si troveranno ad avere a che fare con un sistema scolastico innovativo. Ma concretamente come cambierà la scuola dell’obbligo in Ticino a partire dal 2015? Ne parliamo con Francesco Vanetta, direttore dell’ufficio dell’insegnamento medio della Divisione della scuola e con Kathya Tamagni Bernasconi membro del gruppo operativo HarmoS: Come già sottolineato, la durata della scuola obbligatoria passerà da nove a undici anni e questo avviene con l’anticipo dell’obbligo scolastico di due anni. Rispetto alla durata dei diversi gradi scolastici, il canton Ticino ha ottenuto importanti deroghe che consentono di mantenere il grado elementare della durata di sette anni (inclusi due anni di scuola dell’infanzia) e il grado secondario della durata di quattro anni. Queste deroghe hanno permesso di non stravolgere un quadro consolidato della nostra politica scolastica. Per quanto riguarda il piano di studio, come definito da HarmoS, i due anni di scuola dell’infanzia obbligatori e i primi due anni di scuola elementare sono riuniti in un unico ciclo considerata l’importanza del principio di flessibilità di percorrenza per questa fascia di età e la continuità nello sviluppo delle competenze. Tenendo conto del collocamento delle competenze fondamentali alla fine dell’ottavo anno di scuola (...)

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“In campo educativo la Svizzera non esiste, vi sono semmai 26 sistemi educativi. Se da una parte la situazione attuale rappresenta una ricchezza, dall’altra va riconosciuto che la ricerca di una maggiore armonizzazione nel campo della formazione oggi è un’esigenza irrinunciabile. Da questo punto di vista l’Accordo è riuscito a proporre un modello originale e soprattutto rispettoso delle specificità regionali”

(vale a dire la prima media), è importante sottolineare quanto sia necessario consolidare il coordinamento tra scuola elementare e scuola media, allo scopo di attuare quella continuità educativa che la realizzazione di un piano di studio della scuola dell’obbligo intende perseguire. Sarà quindi necessario promuovere continue occasioni di dialogo tra chi opera nei diversi gradi scolastici e a tal proposito, l’implementazione del piano di studio costituirà un’opportunità da sfruttare al meglio.

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Quali cambiamenti porta per gli insegnanti il nuovo concordato? L’evoluzione che vi è stata sul piano della concezione dell’apprendimento, dello sviluppo delle strategie di insegnamento, delle modalità e delle funzioni assegnate alla valutazione ha evidenziato la relazione ricorsiva e circolare tra apprendimento, valutazione e insegnamento. Proprio per questo motivo, un’ampia analisi riguardo ai contenuti del nuovo piano di studio della scuola dell’obbligo non può essere disgiunta da una riflessione sulle pratiche d’insegnamento, e quindi sulla formazione dei docenti, sul lavoro scolastico e sui dispositivi di insegnamentoapprendimento. In generale, per i docenti di tutti i gradi si tratterà di addentrarsi nella conoscenza di un piano di studio che contempla cambiamenti di prospettiva rispetto alla situazione attuale (maggiormente centrato sugli apprendimenti, così da rendere necessaria una visione d’insieme e la conoscenza degli altri gradi). Ogni docente dovrà avere maggiormente coscienza di essere un “insegnante della scuola dell’obbligo”. Per i docenti che operano nella scuola dell’infanzia si tratterà nello specifico di assumere questo nuovo statuto di obbligatorietà del grado scolastico. Inoltre, nel piano di studio si è cercato di rafforzare la possibilità di maggiori sinergie tra le discipline e lo sviluppo di competenze di carattere trasversale. Questo non implica una perdita di importanza delle singole discipline, anzi, si tratta proprio di riuscire a cogliere il valore formativo delle materie guardandole da un punto di vista diverso da quello abituale. Ma i docenti ticinesi sono pronti a questi cambiamenti? La scuola ticinese dispone di docenti altamente qualificati e quindi sensibili a un discorso di innovazione. Come sottolineato, l’introduzione di un nuovo piano di studio contempla indubbiamente cambiamenti sul piano pedagogico e didattico di grossa rilevanza: si tratta di accompagnare il processo attraverso una formazione di base e continua. L’offerta formativa garantita in Ticino in questi anni ha già operato nell’ottica di una sempre maggiore preparazione dei docenti al loro delicato compito formativo.

HarmoS, uno strumento per una scuola migliore HarmoS si presenta, dunque, come una sfida, complessa, ma nello stesso tempo avvincente per il sistema scolastico svizzero e per quello ticinese in particolare. Una sfida che va, però, accettata pienamente se si vuole rispondere alle esigenze della scuola moderna e compiere il salto di qualità necessario all’istruzione ticinese. Ce lo conferma Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport. Il mio giudizio in merito all’Accordo intercantonale è senz’altro positivo. In campo educativo la Svizzera non esiste, vi sono semmai 26 sistemi educativi. Se da una parte la situazione attuale rappresenta una ricchezza, dall’altra va riconosciuto che la ricerca di una maggiore armonizzazione nel campo della formazione oggi è un’esigenza irrinunciabile. Da questo punto di vista l’Accordo è riuscito a proporre un modello originale e soprattutto rispettoso delle specificità regionali. In effetti HarmoS non mira a uniformare questi sistemi appiattendoli, ma in primis si è limitato a fissare degli obiettivi di apprendimento che devono essere raggiunti da tutti gli allievi in determinati momenti della loro formazione. Gli obiettivi si possono però conseguire con percorsi e pratiche pedagogiche differenti. Questa sorta di concorrenza tra curricula e pratiche pedagogiche specifici ai singoli cantoni, finalizzati a sviluppare le stesse competenze negli allievi, dovrebbe contribuire a migliorare la qualità della scuola obbligatoria. HarmoS, a suo parere, potrà essere un utile strumento di inclusione e di non discriminazione per gli studenti che frequentano la scuola dell’obbligo? Un piano di studio unico che valorizza la continuità dovrebbe favorire gli allievi e gli aspetti di formazione e costituire nel contempo un utile strumento di inclusione e di non discriminazione per gli studenti che frequentano la scuola dell’obbligo. Inoltre, il fatto che nel nuovo piano di studio l’attenzione sia stata posta su “cosa far apprendere” dovrebbe condurre a una maggiore attenzione sul singolo allievo e sullo sviluppo delle sue competenze. Da qui la necessità di rafforzare maggiormente la differenziazione dell’insegnamento e una valorizzazione ulteriore della scuola integrativa.

note 1 Per informazioni e per la consultazione del testo del concordato HarmoS: edk.ch/dyn/11613.php 2 Sono consultabili in 4.ti.ch/decs/ds/harmos/home/un-piano-distudio-per-regione-linguistica/


Elogio di un paese Ve la racconto io la Svizzera. Questo il tono del nuovo libro, ironico ma acuto, di Jacopo Fo e Rosaria Guerra: scritto per “gli altri” ma utilissimo anche a noi... di Laura Di Corcia

Società 7

A nord o a sud...? Incisione di Abraham Ortelius (1570) tratta da Con gli occhi degli altri, AA.VV., Armando Dadò, 1996

Perché gli svizzeri sono più intelligenti (Barbera editore, 2014)

contiene pagine divertenti ma anche ben documentate dal punto di vista storico-antropologico; potremmo considerarlo una sorta di guida per gli italiani che volessero capire (e magari imitare) il miracolo svizzero. Il miracolo di un territorio che è riuscito a fare dell’asprezza dei propri monti un punto di forza per difendersi dalle barbarie medievali, puntando su una cultura difensiva ma non aggressiva e sempre pronta ad accogliere lo straniero in difficoltà. Jacopo Fo, che abbiamo intervistato, l’ha scritto per i suoi connazionali, ma queste riflessioni meritano di essere portate all’attenzione anche dei diretti interessati. Come mai si è appassionato tanto al nostro paese? Mi sono posto il problema di capire come si potesse uscire dal disastro italiano. Mi sono reso conto, tramite una serie di amici

svizzeri che sono venuti ad Alcatraz (un villaggio verde in Umbria ideato e diretto da Jacopo Fo, ndr.) che esisteva un’altra via e che era utile raccontarla al mio paese. Mi sembrava inoltre un’operazione doverosa nei confronti degli svizzeri, spesso guardati con un sorrisetto sulle labbra da noi italiani. Molti capitoli sono dedicati all’arte della guerra: per quale ragione? Perché in fondo, siete stati l’unica popolazione che in questi secoli è riuscita a farla franca. Come ho spiegato nel libro, per tutta una serie di ragioni, il territorio svizzero è una delle piccole aree in cui sono riuscite a salvarsi e a consolidarsi quelle tradizioni matriarcali che nel resto dell’Europa sono state sostituite dalla più sanguinaria e violenta tradizione patriarcale. Il grande numero di premi Nobel del paese lo attesta: la Svizzera è un (...) luogo in cui l’intelligenza è premiata.


Eppure il popolo elvetico è stato a lungo famoso, in Europa, per il fenomeno del mercenarismo… È una gran trovata, un colpo di genio, a mio avviso: i più violenti, le teste calde venivano mandati a far la guerra come mercenari. Quelli meno dotati fisicamente, ma con più cervello, rimanevano in patria e godevano delle donne, delle ricchezze accumulate dai colleghi che sapevano usare la spada e della giusta tranquillità attraverso la quale mettere a frutto la materia grigia. A differenza del resto dell’Europa, avete selezionato il tipo umano opposto al maschio alfa. Accogliendo i maschi beta fuggiti da mezza Europa, oltretutto. Esatto. Nei millenni la Svizzera ha dato rifugio e ristoro a tutte quelle persone che fuggivano dalla follia del mondo: gli eretici e gli schiavi di Spartaco, per esempio. La cultura matriarcale ha permesso di accogliere civilmente persone che nel resto dell’Europa erano vessate e perseguitate. Quindi il multiculturalismo è stato, a suo avviso, uno dei segreti della ricetta svizzera. Come giudica, quindi, i risultati dell’ultima votazione, quella sull’immigrazione di massa? Devo dire la verità, non ho avuto modo di documentarmi con accuratezza. C’è un aspetto a dir poco ovvio, dove lo svizzero si dice: il resto dell’Europa si è fatto i comodi suoi fino a ora e adesso ci scarica addosso i suoi disoccupati, in una quantità tale che noi non riusciamo a farvi fronte. A ogni modo io credo

che i popoli più ricchi abbiano il dovere morale di compiere degli sforzi nei confronti di chi è in difficoltà. La Svizzera fa già tanto, ma l’occidente dovrebbe fare molto, molto di più. Il libro ha anche il merito di tracciare i punti salienti della storia svizzera: qual è l’episodio che l’ha colpita maggiormente? La battaglia di Morgarten, nel 1315, in cui i valligiani buttano nel lago l’esercito dell’imperatore, utilizzando le pertiche e un tipo di arma già sperimentata con successo dalle truppe lombarde contro l’imperatore Barbarossa nella battaglia di Legnano, l’alabarda. Questa vittoria sancì in modo definitivo l’indipendenza svizzera. Una cosa non mi torna: il legame fra cultura matriarcale e le abilità guerriere, ancora prima del fenomeno dei mercenari... È un meccanismo simile a quello di Sparta. Le culture matriarcali, quando si sentono attaccate, riescono a produrre delle performance pazzesche. La fanteria svizzera è stata, se ci pensiamo bene, l’unica forza militare in grado di reggere l’impeto della cavalleria europea prima dell’invenzione dei fucili. In questo modo vi siete salvati dal Medioevo, epoca tremenda, di servitù e schiavismo. Qualche punto debole, al di là del già noto e non proprio edificante segreto bancario, ce l’avrà anche questo paese.

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i giornalisti di mezza Europa. Ma in realtà la risposta fornita dal portavoce delle forze armate di Berna è che, così facendo, la Confederazione risparmia parecchi soldi. Ecco, io credo che la Svizzera dovrebbe raccontarsi di più. Pecca nella comunicazione. Per scrivere questo libro ho passato parecchio tempo nel vostro paese e ho notato molto riserbo, scarsa attitudine a spiegare agli altri che cosa sia oggi come oggi la Confederazione e cosa l’abbia resa tale negli anni.

Una cosa mi ha colpito molto, in effetti. In febbraio, quando è stato dirottato l’aereo dell’Ethiopian Airlines, le forze aeree svizzere non hanno potuto prenderlo in consegna dai caccia italiani che lo avevano scortato dalla Sicilia perché erano operative solo durante le ore d’ufficio. Questa cosa ha fatto sghignazzare

Un esempio che con questo libro ha inteso proporre agli italiani. Ma come mai il Bel Paese non è riuscito a essere una seconda Svizzera? La storia italiana è estremamente complessa. Abbiamo avuto tutte le invasioni possibili e immaginabili, dai tedeschi agli austriaci, dai francesi agli spagnoli. Di conseguenza, è stato creato un sistema geniale per sopravvivere a queste situazioni, negli anni: un sistema di poteri locali, un contro-sistema rispetto alla prepotenza di quello statale. Ci siamo allenati a bloccare il potere dello stato con tutta una serie di escamotage. Nel dopoguerra, proprio per questa vocazione anti-stato, siamo diventati la porta dei paradisi fiscali. Pensiamo solo a Campione, l’enclave in Svizzera: è una cosa unica al mondo. Siamo stati il fulcro degli affari sporchi per sessant’anni. Ma questo meccanismo qui non funziona più, perché c’è la globalizzazione. Dobbiamo cambiare e in fretta, anche. Io credo che il processo sia avviato, certo è che ci vuole tempo: bisogna modificare la mentalità e la cultura di un popolo abituato ad agire sempre vivendo lo stato come un nemico.


Libertà in ostaggio Licenziata in diretta. È accaduto alla presentatrice egiziana Rana Al-Duwaik del canale privato Faraeen, creato nel 2008 di Marco Alloni

Levante 10

In Egitto si fa presto. Il proprietario del canale televisivo dei dirigenti pubblici e privati (passando naturalmente per Faraeen, Tawfiq Okasha, ha interrotto con una telefonata le grandi cariche politiche) non è affatto inusuale osservail dialogo di Rana Al-Duwaik, giornalista dell’emittente, re un atteggiamento di tipo autoritaristico, faraonico, in con un ospite, esperto di materie giudiriche. chiunque disponga di qualche coriandolo di potere. “Ma che stai facendo?”, le ha detto. “Perché continui questa Il caso Duwaik-Okasha mette però in luce un altro aspetto conversazione? Perché non l’hai ancora interrotto?”. non meno importante: la sopravvivenza – e anzi il ritorno Al che la ragazza, visibilmente smarrita, ha replicato: in auge – del vecchio regime e dei suoi automatismi. Un “Ha appena cominciato a parlare”. ripristino della reazione che ha in “Basta”, le ha bruscamente inpersonaggi come Tawfiq Okasha giunto lui, con voce calma ma una sorta di paradigma. perentoria. “Chiudi la trasmissione, Mubarakiano di ferro, strenuo opvattene e impara il mestiere”. positore della rivoluzione e dei La Duwaik – volto atterrito, princimovimenti giovanili liberali e propio di balbuzie – ha annuito senza gressisti che l’hanno promossa, fare commenti. Dopo un lungo Okasha incarna di fatto il vecchio attimo di pausa ha bofonchiato: che avanza: quella classe impren“Cari ascoltatori, interrompiamo qui ditoriale oligarchica che, con la la nostra trasmissione, grazie per caduta di Morsi e l’irrompere sull’ascolto e arrivederci”. la scena dei militari, è tornata a Si tratta, dicono i bene informati, fare il bello e il cattivo tempo in del primo caso del genere nella Egitto. storia dei media arabi. È vero, episodi simili si sono verificati Sisilatria anche in passato. Mia moglie, per Altro elemento da sottolineare esempio, del canale privato Al è che in questo stato di cose la Tahrir, è stata di recente costretta libertà dei media è ormai sotto a sospendere una trasmissione ostaggio. Tranne rare e luminose perché sorpresa dal direttore dei eccezioni – i canali OnTv e CBC, programmi in lite con un ospite per esempio, pure proni di recenAbdel Fattah El-Sisi (businessinsider.com.au) (noto sostenitore di El-Sisi e grate a una “intervista-zerbino” al dito ai proprietari del canale). candidato alla presidenza Abdel Ma nel caso della presentatrice Rana Al-Duwaik tutto è Fattah El-Sisi – la quasi totalità delle televisioni e dei media avvenuto in diretta e sotto gli occhi allibiti degli spettatori. pubblici e privati egiziani sono al servizio della propaganda Soprattutto senza una chiara motivazione, oltre all’ostilità elettorale dei militari e della loro punta di diamante: El-Sisi. manifestata dal “pazzoide” – così viene definito su Twitter Assistere a un dibattito aperto e democratico è diventato Okasha – nei confronti dell’ospite in questione. pertanto praticamente illusorio. Censura – ma soprattutto autocensura – la fanno da padrone, e la “sisilatria” si Autorità faraonica è definitivamente convertita in una propaganda a tutto Ora, una decisione presa d’imperio a questo modo impone campo su qualsiasi media intenda procedere indisturbato una serie di riflessioni. Innanzitutto, come sono organizzati all’interno della scena informativa egiziana. i rapporti gerarchici in Egitto? La risposta è una sola: in Insomma, il caso in questione è un esempio di semplice maniera ferrea. Come ormai da decenni non avviene più prepotenza manageriale. Ma le implicazioni che porta con in occidente, qui vige ancora la regola secondo la quale il sé sono profonde e gravi. Quello che è accaduto alla povera superiore ordina impunemente al subalterno, e costui a chi Rana Al-Duwaik è la prova che – banditi, giustamente, i gli è sottoposto, e via di questo passo fino all’ultimo dei Fratelli musulmani dallo scacchiere politico – ormai non paria. La gerarchia è rispettata tapinamente: diritti sindacali resta più che una sola alternativa: o stare con la classe ime quant’altro giocano un ruolo molto marginale. Dal vertice prenditoriale collusa con gli interessi della giunta militare della piramide – il presidente della repubblica – allo stuolo o essere esclusi dal dibattito politico.


Buon vicinato, o quasi… Un inquilino rumoroso non compie reato, eppure è la polizia a intervenire. Paradosso di un sempre peggiore rapporto tra vicini? di Marco Jeitziner

L’estate scorsa (Ticinosette n.30/2013) vi ho raccontato di come mi sono trovato a fare da interprete e traduttore dall’inglese all’italiano e viceversa per alcuni turisti cinesi, innocenti vittime di una certa sufficienza, mentre me ne stavo tranquillamente sulla terrazza di un bar a leggere quel matto di Medina Reyes. Ma siccome la vita riserva sempre svariate sorprese, ora ve ne dico un’altra: di recente mi è toccato fare anche... il custode.

Diciamo la verità: non è che la polizia, nelle nostre sonnolente cittadine, abbia sempre da fare cose più importanti di queste, ma invece di mobilitarla, tentare bonariamente di parlare col vicino casinista, no? C’è chi si snerva per i tacchi di quella di sopra, come se non sapesse dell’invenzione dei tappeti; e chi per uno che si fa una doccia dopo le ventitré; e chi si lamenta di chi (giuro che è vero) deambula sul parquet... con le stampelle! In questo paese la quiete notturna è più un diritto o più un dovere? Mah!

Uno squillo nella notte È l’una e mezza. Di notte. Sto leggendo Full of Life (Pieno di vita) di FanBasta un piccolo gesto te. All’improvviso sento parlottare Il rumore non mi pare sia reato all’esterno, poi lo squillo di un paio penale in Svizzera. Il Codice civile di campanelli, tra cui il mio, tanto recita solo che nei rapporti di viciinatteso quanto potente da, capirete, nato “sono vietati (…) i rumori (…) farmi sussultare. che sono di danno ai vicini (...)”. Be’, Penso a qualche stupido scherzo, ma ovviamente dipende dal rumore, dal il citofono suona di nuovo. Impreco, vicino, dall’ora ecc. Fatto sta che se mi alzo, sollevo la tapparella e faccio non si rischia la galera, è la polizia capolino dal balcone. In strada veche interviene, un bel po’ di volte, do due giovani agenti della polizia per giunta. “Nel 2013 abbiamo svolto comunale. “Scusi il disturbo, signore” 275 interventi per rumori molesti causami dice uno. “Sì?”. E lui: “Potrebbe ti nell’ambito privato”, mi dice il capo aprirci la porta?”. Meccanicamente, settore prevenzione e intervento rispondo “Certo”. Premo il pulsante, della polizia comunale di Lugano, riabbasso la tapparella e torno a letto Wladimiro Castelli. Nel 2012 erano... ma l’atmosfera di Fante è svanita. uno al giorno! Una (quasi) buona Vabbé. Non ho chiesto loro cosa stesnotizia. “Con la sempre più ridotta A proposito di vicini di casa… (locandina del classico Delicatessen se succedendo, ma dovevo scusare il disponibilità al dialogo e a riconoscere i di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro, 1991) disturbo? Sì, ma anche no. La polizia propri torti e a scusarsi, e con l’aumento non dovrebbe rivolgersi al custode in questi casi? Non dell’aggressività, non v’è da sorprendersi o da indignarsi se dovrebbe sapere qual è il campanello giusto da premere, poi magari arriva la polizia, perché di sicuro questa non viene senza disturbare altri intorpiditi inquilini? chiamata al primo episodio di disturbo” commenta Renata Galfetti dell’associazione dei proprietari (CATEF). Intolleranti, irrispettosi… “Chi si rivolge alla polizia” conferma Elena Fiscalini dell’AsIl giorno dopo ho chiesto spiegazioni al custode, quello sociazione svizzera degli inquilini, “in genere sono persone vero. In pratica, a essere “pieno di vita”, non era solo il esasperate che hanno già cercato di risolvere bonariamente i racconto di Fante, ma anche l’appartamento all’ultimo conflitti, senza con ciò arrivare a conclusioni apprezzabili”. piano. Qualcuno, forse un po’ troppo “comodamente”, Intolleranti, irrispettosi, maleducati, sfaticati, codardi, esaaveva preso il telefono e chiamato le forze dell’ordine. Noi, sperati, o l’esatto contrario di tutto questo, chissà. Certo, giù al primo, non avevamo udito nulla se non, appunto, il fa notare Castelli, è “preferibile che chi chiama abbia almeno parlottare dei poliziotti. Il custode perlomeno si è scusato tentato di risolvere prima il problema” ma, precisa, “sulla aggiungendo che avrebbe preso provvedimenti (leggi allon- base di una debita informazione”. Evitate cioè di accusare tanamento). Oibò! Ora, sapendo che c’è chi, qui da noi, ha qualcuno ingiustamente. Se invece farete rumore, Fiscalini preso a fucilate il vicino a causa del fumo del camino, mi infine consiglia di “avvertire i vicini scusandosi per tempo. chiedo: se siamo quasi tutti inquilini, quanto siamo anche Sono piccoli gesti che in genere sono apprezzati ed evitano il rispettosi e tolleranti? nascere di conflitti”.

Mundus 11


S

Vitae 12

ono nata, cresciuta a Locarno dove ho anche frequentato le scuole. Poi mi sono trasferita a Zurigo per studiare Educazione fisica al Politecnico. Lo sport mi piace... Le mie discipline inizialmente erano d’estate il tennis e d’inverno lo sci. A vent’anni sono diventata allenatrice della squadra nazionale giovanile di sci. Ho continuato con questo sport fino al 1986, quando ho iniziato a giocare a golf: come amateur ho partecipato, tra il 1986 e il 1993, a svariati campionati europei e nel 1992 ho fatto un campionato del mondo. A livello svizzero invece sono stata campionessa nel 1989 e nel 1990. In seguito, nel 1993, ho smesso di praticare il golf per una decina d’anni, prima di riprendere l’attività come senior. Quando stavo finendo gli studi a Zurigo, ho lavorato a Macolin, dove sono stata traduttrice e autrice di alcuni articoli per la rivista di educazione fisica e sport. Lì ho avuto l’occasione di seguire alcuni corsi di massaggio sportivo con un fisioterapista che era molto aperto a discipline diverse dalla medicina classica. Poi nel 1987, in Svizzera francese, ho iniziato a occuparmi di una tecnica corporea, il polarity, che cerca di aiutare il sistema ad attivare le proprie risorse in modo che la nostra intelligenza interna possa trovare la sua strada verso la guarigione. Più tardi, nel 1993-94, ho cominciato invece a dedicarmi alla terapia craniosacrale, per la quale mi sono formata in Inghilterra e a Zurigo. Personalmente mi occupo di terapia craniosacrale biodinamica, una branca che cerca di sciogliere i blocchi del sistema fisiologico. In pratica, non si tratta di lavorare sul sintomo specifico, ma di stimolare le cellule a recuperare la capacità di guarigione che è presente al loro interno. In tal modo non si parte dalle zone di debolezza, ma dalle risorse che il nostro corpo ha a disposizione. La terapia craniosacrale biodinamica è l’arte di ascoltare le diverse frequenze che sono presenti dentro di noi: quella dei muscoli, quella delle ossa, quella del nostro campo energetico ecc. Se ho mal di schiena, non decido subito il modo in cui devo intervenire, ma cerco di dare al mal di schiena lo spazio necessario per esprimere quello che ha

da comunicarmi. Rispetto all’indirizzo biomeccanico, che di fronte a un dolore articolare ti dice come devi muoverti, la terapia craniosacrale biodinamica cerca di contattare la parte sana dentro di noi: se hai dolore a una spalla, cerchi di capire quale movimento questa voglia fare. Dal 1984 insegno educazione fisica al liceo. Attualmente, questo lavoro mi occupa a metà tempo, mentre per il resto mi dedico allo sviluppo delle tecniche corporee. In tale ambito nel 1992, a Locarno, ho aperto con mio marito un centro che adesso non ha più una sede fisica, ma che continua a proporre corsi ed eventi. Ma è come se tutti questi aspetti della mia vita si intrecciassero: lo sport, le tecniche corporee, la scuola. A volte i miei allievi mi chiedono come faccio a essere sempre contenta. Il segreto sta nell’ascoltarsi per capire a cosa dare maggiore importanza e dove ci sono possibilità di trasformazione. Una cosa che mi affascina molto è come il discorso delle tecniche corporee possa essere applicato sia alla scuola sia allo sport. Grazie alle attività di aiuto allo studio, puoi spingere gli allievi a non concentrarsi soltanto sulla prestazione, ma anche sulla percezione di quello che succede nel loro corpo a livello biologico e fisiologico. Prestare attenzione alla propria postura e ascoltare il proprio corpo, per esempio, aiuta a scaricarlo delle sue tensioni e ad arrivare ai lavori scritti più rilassati. Anche in ambito sportivo propongo attività di questo tipo, come nel caso del golf esperienziale. Naturalmente si può fare la stessa cosa anche con il basket o con la disciplina che si desidera. L’idea è di dare la possibilità di ascoltarsi, giocando per esempio a occhi chiusi e facendo attenzione alla percezione corporea legata al colpo. Questo tipo di esperienza può aiutare nella preparazione di una gara importante. Si faceva qualcosa del genere già trent’anni fa, ma le cose si evolvono e, se allora come allenatrice suggerivo “Chiudi gli occhi e pensa al percorso”, oggi direi: “Senti come lo stai facendo”.

CARLottA VANNINI BIANCHI

Interessata all’evoluzione dell’individuo, ha trovato una strada nella quale vita e lavoro si fondono in un’entusiasmante esperienza a tutto tondo

testimonianza raccolta da Demis Quadri fotografia ©Reza Khatir


S a n V i t t o r e a M u r a lt o

la caSa dei SiMboli di Francesca Selcioni; fotografie ŠPeter Keller


R

icordo con esattezza il momento nel quale imparai a vedere il mondo diversamente rispetto al modo al quale ero stata abituata. Era una giornata tiepida nei porticati di Casa Ruggero in città vecchia a Locarno: ero immersa nella lettura di un libro in beata solitudo quando una frase mi colpì, e il cuore la riconobbe subito perché iniziò a battere forte. La frase era questa: “dal momento che l’uomo non può guardare dritto il sole negli occhi deve accontentarsi dei suoi riflessi su questa terra, anche se è riflesso in una pozzanghera è pur sempre il sole”. L’allegoria è chiara: non si può vedere Dio con gli occhi ma si possono vedere i suoi simboli che si rispecchiano nel mondo terreno, ma è necessario guardare ovunque per scoprirli anche se a prima vista sembrano luoghi o cose banali. Esiste un aforisma che accompagna ogni mio libro e ogni mia ricerca, nel caso di Le pietre raccontano (vedi note sull’autrice, ndr.) questa frase faceva proprio al caso mio.

Un calendario annuale La cripta della collegiata di San Vittore a Muralto è buia: solo la luce naturale che filtra da una piccola monofora posta al centro dell’abside decide cosa può o deve essere visto e il passaggio del raggio del sole aumenta la forza dell’evento. Proprio per il fatto che la cripta è buia viene esaltato il fascio di luce solare che entra toccando i capitelli: gli antichi lo chiamavano il “dito di Dio”, era il legame tra il cielo e la terra per alcuni attimi, e per questo i capitelli nel Medioevo venivano collocati in determinati punti nella cripta ed erano osservati e meditati con grande attenzione, tanto che è possibile fossero addirittura recitate delle preghiere di fronte a essi. La monofora aveva una forma molto “stretta” proprio per fare in modo che il raggio fosse più preciso nel lambire determinati capitelli o simboli. Non ci si rende conto, ma la cripta e i suoi elementi costituiscono in verità una meridiana, non quotidiana ma annuale, nella quale la monofora rappresenta lo gnomone e i capitelli sono i diversi periodi dell’anno. E stato un lavoro complesso cercare di comprendere il linguaggio dei simboli dei diversi capitelli: cerchi di interpretare, ma devi dimenticarti di saper leggere, devi lasciarli parlare e questo implica innumerevoli visite. Non devi dunque pensare, ma lasciare parlare “creature di pietra” apparentemente mute. Poi ritorni in un altro momento e la luce è diversa. Allora ti accorgi che quel felino già visto in precedenza ha ora denti affilati e una lunga lingua... non si tratta certo di un animale che vorresti incontrare improvvisamente nel buio dietro le tue spalle. Comprendi che non sono assolutamente mute, e che grazie ai giochi di luce cambia la loro plasticità, l’espressione. Mi sono concentrata sul gatto di Muralto per un certo periodo per cogliere il linguaggio degli altri simboli della cripta.

(...)


sopra: la navata principale della collegiata dedicata a san Vittore. È una costruzione a tre navate, concluse da altrettante absidi semicircolari. La prima chiesa (V-VI secolo) sorse su una casa romana del I secolo d.C. L’impostazione romanica che contraddistingue oggi l’edificio è stata realizzata sul finire del XI secolo; la sottostante cripta fu edificata pochi decenni dopo in apertura: la facciata dell’edificio e parte del sagrato. Assieme alla celebre San Nicolao a Giornico, San Vittore è considerata la più importante chiesa romanica presente in Ticino


Ricostruzione del passaggio del sole all’interno della cripta con il succedersi delle stagioni. Da sinistra a destra in inverno, in primavera, in estate e in autunno

La logica dei simboli Ma c’erano anche altre sfide da affrontare: per esempio, le posizioni e la comunicazione tra i diversi simboli posti sugli stessi capitelli. Dovevo però prendere le distanze per un attimo al fine di guarire dalla “capitellite” e ritornare a San Vittore con la mente libera. Lo feci dopo aver letto i libri di Jacques Bonvin e Madeleine Davy, due grandi simbolisti, in particolare la signora Davy, nota in tutto il mondo per i suoi suo studi sul simbolismo romanico. A questo punto era necessario osservare quale elemento era maggiormente scolpito sui capitelli della cripta, in quale direzione guardava, se in una colonna vi erano più elementi oppure se ve n’era uno solo scolpito in tutti e quattro i lati della colonna. E ancora su quale lato erano posti e su quale della monofora, oppure se erano collocati all’entrata o alla uscita della cripta. Immaginai di ritornare bambina e di far parlare questi simboli come se fossero personaggi fiabeschi, un ritorno all’innocenza. Mi accorsi, per esempio, che a San

Il gatto, animale demoniaco

Il trionfo

Vittore era l’ariete a predominare. Colui che accompagna il gregge che indica la via, infatti, entrambi osservavano la porta di uscita verso nord; in più la chiesa era rivolta astronomicamente verso il “punto Aries”... poi tutto arrivò da sé. Il falco era sul lato destro della monofora e il suo motto era “dopo le tenebre arriva la luce”. A quel punto tutto combaciava, almeno a livello simbolico, ma avevo bisogno di una certezza scientifica che, anche se il rischio era quello di compromettere tutto ciò che avevo intuito e studiato sino a quel momento. Ma era necessaria, altrimenti il mio studio si sarebbe basato soltanto su intuizioni personali. Fu allora che contattai l’archeoastronomo Adriano Gaspani, gli spiegai per telefono ciò che stavo studiando e con mia grande sorpresa ne fu entusiasta. Aveva compiuto innumerevoli studi sulla posizione astronomica delle chiese romaniche in Piemonte e fortunatamente per me San Nicolao a Giornico e la chiesa di Muralto non erano ancora state prese in considerazione. Mi invitò per il giorno

Acantus mollis all’entrata sud della cripta


successivo all’osservatorio di Brera, a Milano: era la prova del fuoco, sia per la mia intuizione sia per la mia interpretazione dei simboli. Gli mostrai il materiale tutto scritto a mano, le foto, e mi disse che mi avrebbe fatto sapere. Dopo tre giorni e due notti passati sui miei scritti mi telefonò e quando vidi il suo numero sul display del telefono ero emozionatissima: “Francesca siediti, tutto funziona ma come hai fatto?”. Gli risposi che… non lo sapevo, guaio da autodidatta… “Come non lo sai?”, mi rispose e io: “L’ho intuito, ho studiato ma non credevo che funzionasse scientificamente, anzi pensavo che mi avresti detto di starmene a casa”. “Ma no, funziona tutto!”. Stentavo a crederci. Poi mi disse che era la scienza del tempo, che per i fedeli di allora era normale e che avevo di fatto riscoperto una lettura dimenticata. Semplicemente, mi ha detto, facciamo finta che sia così. Per qualche tempo non ripresi in mano l’argomento, dovevo assorbire ciò che avevo appreso. Era un mondo nuovo e antico che esigeva attenzione e rispetto.

Lo sbocciare di un fiore su un capitello

La luce divina Ma ritorniamo alla questione del sole che entra dalla monofora ed espande la sua luce all’interno della cripta seguendo le leggi cosmiche, partendo dal versetto biblico di Gesù e san Giovanni “io cresco e tu diminuisci”, nel momento nel quale per noi è il punto massimo del sole dell’estate e della vita. Per gli antichi, il solstizio d’estate era un momento particolarmente delicato e che bisognava mantenere con la luce dei famosi fuochi di san Giovanni: il loro scopo era di abbreviare la discesa del sole e l’inizio del periodo buio... Non per niente Gesù è nato in inverno, festa pagana del “Sole Bambino”, all’inizio dell’ascesa della luce e non al suo apice che simbolicamente significa l’inizio del decadimento. Gli antichi conoscevano molto bene questi aspetti simbolici del cammino del sole e lo videro in Giano, il custode delle due porte solstiziali. Giano, che i cristiani avrebbero poi trasformato in san Giovanni e, rispettivamente nel giovane (...)

La sirena, simbolo di peccato

Testina che cerca di uscire dalle profondità


L’ariete, colui che guida il percorso simbolico

san Giovanni Evangelista, e il saggio e più anziano san Giovanni Battista. Le due porte solstiziali, Janua Dei e la porta del solstizio d’inverno, la monofora destra che rappresenta san Giovanni Evangelista, il volto di Giano giovane o la Janua Coeli, la porta del cielo; mentre a sinistra ritroviamo la Janua Inferi, la porta nella posizione del solstizio d’estate, di san Giovanni Battista e il vecchio Giano... Ma che cosa ha a che fare tutto ciò con la nostra monofora nella cripta? Il cammino del sole non cambia ma cambia il percorso: il pellegrino entrando dalla parte destra, a sud, entra dalla porta dei cieli, passando dal punto massimo della luce (la monofora) per poi ridiscendere al punto culminante del buio, non delle tenebre, che hanno ben altro significato

non lasciando la possibilità di orientarsi poiché rende cieco il pellegrino. Poi, improvvisamente, la risalita verso la casa di Dio, il pellegrino ha lo spirito rinnovato e può uscire dal cammino rappresentato simbolicamente dall’aquila che spicca il volo a Muralto o dal fiore finalmente sbocciato e dal leone che lascia libera la via verso la nuova vita nella chiesa di Giornico. Sicuramente il pellegrino che è entrato dalla porta iniziale è diverso da colui che esce dall’altra: ha compiuto l’esperienza del percorso e i simboli lo hanno accompagnato lungo il cammino. Durante la visita della cripta di San Vittore in compagnia del fotografo, ci siamo sorpresi nel constatare quante creature ci stessero osservando. Era emozionante esplorare le


Vista del catino absidale principale. A destra la sagrestia aggiunta nel XVI secolo

basi delle colonne nel buio con una torcia e vedere le teste di questi esseri che sbucavano dal suolo e ci osservavano: uomo dal volto umano e mortale, ma vivo e quello dal volto di pietra ma immortale che sembravano sorpresi da questo incontro inusuale... Chissà quante volte queste creature di pietra sono state calpestate e ignorate, ma esse da quasi un millennio sono lì, pazienti a scrutare gli eventi umani e le generazioni che passano in quel luogo, indifferenti... In quel momento, grazie al piccolo dettaglio, la cripta diventa immensa, inizi a vedere, non solo a guardare il riflesso del sole nella pozzanghera che ho citato all’inizio di questo scritto. A conclusione di uno mio libro scrissi che queste figure mi suggerivano che la partita non era chiusa. E infatti…

Francesca Selcioni Classe 1958, diplomata alla Scuola di commercio, nel 1988 inizia a interessarsi alla calligrafia, alle miniature e al simbolismo medievale. Nel 1999 pubblica I corali trecenteschi di Locarno (Cooperativa Uniti), a cui seguono Gli animali della Casa di Dio (Dadò, 2002) e Le pietre raccontano (Dadò, 2009), sulla simbologia nelle chiese di San Vittore (Muralto) e di San Nicolao (Giornico). Peter Keller Classe 1950, ha dapprima seguito una formazione nell’ambito della tipografia e della fotografia, in seguito si è diplomato in Ingegneria della stampa e dei media presso l’Università di Stoccarda. Dopo una carriera dirigenziale per diversi quotidiani, da luglio 2012 lavora come fotografo e autore indipendente. Nel 2010 è stato pubblicato il volume fotografico Barocco (Ed. Casagrande). kellerfotomedia.ch


Finger food

3

mania

Cucinare p. 44 – 45 | di Patrizia Mezzanzanica e Elvin Montessino

Sono piccoli assaggi da servire con l’aperitivo e da mangiare con le mani, in un solo boccone. Spopolano nei cocktail e nei bar durante le happy hours, ormai una consuetudine per milioni di persone di ogni età ed estrazione sociale

P

iù di una moda, l’aperitivo si è trasformato in un vero e proprio rito. E come tutti i riti ha origini antiche. Risale addirittura ai romani che, prima del pranzo serale, sorseggiavano il mulsum, una miscela di vino e miele accompagnata da una serie di antipasti. Ma è duecento anni fa, da un’intuizione del distillatore torinese Antonio Benedetto Carpano, uomo di grande cultura, appassionato di Goethe e inventore del vermut, che nasce l’aperitivo nel suo significato più moderno. Il termine risale probabilmente al tedesco wermut, con il quale veniva indicato l’assenzio maggiore, ingrediente della miscela insieme a vino bianco, erbe e spezie. Studiato per un pubblico femminile, meno avvezzo al consumo di alcol, la bevanda ebbe un successo tale, anche fra gli uomini, che la bottega del signor Carpano dovette rimanere aperta 24 ore su 24. Da allora, pur cambiando la tipologia dei drink serviti, l’aperitivo non ha mai smesso di essere richiesto. Anzi, all’inizio degli anni novanta si è diffuso in tutto il mondo accompagnato da una serie di alimenti di facile consumo. Inizialmente, erano solo patatine, olive e un po’ di frutta secca, oggi sono veri e propri buffet colmi di ogni ben di Dio, tanto che per molti, soprattutto i single poco avvezzi ai fornelli, sostituiscono il pranzo serale. Finger food è

ormai un termine conosciuto da tutti. Focaccine, pizzette e tartine si trovano in ogni bar spesso accompagnate da paste fredde, insalate di riso e pinzimoni. L’aperitivo è un’occasione per incontrarsi e socializzare o per rilassarsi dopo una giornata di lavoro e, sempre più, un modo informale per ricevere gli amici in casa, per celebrare anniversari e ricorrenze senza dover ricorrere alla solita tavola apparecchiata e ritrovarsi, poi, a lavare e mettere tutto in ordine

SOLO UN PO’ DI TEMPO

Quello che serve è un po’ di tempo, perché preparare dei buoni finger food, seppur semplici, richiede un certo impegno. Una cosa sempre gradita è la focaccia. Cotta nel forno di casa e accompagnata da salumi e formaggi, da servire con miele e marmellate, è un successo garantito e soddisfa anche i palati più esigenti. Ma per chi volesse stupire con qualche effetto speciale, suggeriamo una serie di stuzzichini non solo buoni ma anche belli. Fra le tante scelte che proponiamo durante i nostri eventi vi segnalo i blinis con la bresaola e l’erba cipollina, i cestini di pasta fillo con la tartare di salmone e il sedano, il tortino ai cinque cereali con il quartirolo DOP e gli spiedini di feta con l’ananas caramellato e la menta.


Anche i cestini di pasta fillo – una sfoglia sottile e croccante prodotta senza aggiunta di grassi che si acquista in molti supermercati – richiedono un’attenta preparazione, ma una volta fatti, riempirli è molto semplice. Noi suggeriamo una tartare di salmone e sedano, che non richiede cottura, ma si possono utilizzare anche della carne, sempre cruda, oppure delle verdure di stagione marinate nel limone e della caponata tagliata a piccoli dadini con aggiunta di pinoli o mandorle. Per prima cosa bisogna munirsi di stampi in silicone, delle dimensioni di circa 3-4 centimetri di diametro l’uno. Si trovano facilmente in commercio nei negozi di casalinghi, non costano molto e sono riutilizzabili. Negli stessi stampini di possono realizzare i tortini ai cinque cereali. Per finire, feta e ananas caramellato, una proposta semplice e vegetariana che richiede solo qualche spiedino, magari in bambù, più robusto e funzionale rispetto ai normali stuzzicadenti in legno. Su internet se ne trova un’ampia scelta. Per la presentazione di un aperitivo casalingo bastano dei comuni vassoi, meglio se con il bordo da avvolgere con un filo di spago o della fettuccia colorata, oppure dei taglieri in legno. Il buffet può essere allestito con della iuta naturale, quella da sacco per intenderci, in vendita in ogni negozio o spaccio di tessuti e dal costo molto contenuto. In caso si disponesse di un giardino o di un terrazzo, vi garantisco che l’effetto è naturale e decisamente raffinato. Gli angoli sfilacciati possono essere annodati sempre con dello spago e, come contenitori per fazzolettini di carta e rifiuti vari, dei bei sacchi di carta da panettiere, ma quelli grandi, con cui si riforniscono i ristoranti e nei quali inserire i sacchetti della spazzatura in plastica o materiale biodegradabile. Si possono chiedere per una cifra irrisoria direttamente ai negozi, o a qualche ristorante conosciuto.

Qualche ricetta CESTINI DI PASTA FILLO CON TARTARE DI SALMONE E SEDANO

(circa 30 pezzi) 100 g di pasta fillo, 500 g di salmone fresco, due gambi di sedano bianco, sale, olio, pepe e burro qb Stendere la pasta fillo e pennellarla con un po’ di burro. Sovrapporre tre strati e tagliarla a quadretti di circa 7-8 cm facendo molta attenzione perché la sfoglia è sottilissima e si rompe facilmente, quindi posizionarla negli stampi aiutandosi con le dita per farla aderire al fondo e alle pareti, lasciando che le punte fuoriescano leggermente. Informare per circa 12 minuti a 180 °C e lasciare raffreddare, quindi togliere delicatamente i cestini dallo stampo. Tritare il salmone su un tagliere, meglio se con un coltello, e tagliare il sedano a pezzetti molto piccoli. Mescolare il tutto aggiungendo sale, olio e pepe. Niente limone perché cuocerebbe il pesce. Riempire i cestini utilizzando un cucchiaino.

TORTINO AI CINQUE CEREALI CON QUARTIROLO DOP (circa 15 pezzi) 200 g burro, 200 farina ai 5 cereali, 5 uova, una bustina di lievito per torta, 100 g quartirolo, mezzo cucchiaino sale Lavorare il burro fino a farne una crema, metterlo da parte e lavorare il rosso dell’uovo con il sale, poi montare l’albume e neve. Unire il rosso d’uovo con il burro e lavorare ancora, quindi aggiungere la farina, il lievito e il quartirolo e mescolare fino a ottenere un impasto omogeneo. Infine amalgamare l’albume delicatamente. Versare negli stampi e infornare per 20 min. a 180 °C.

SPIEDINI DI FETA, ANANAS CARAMELLATO E MENTA (circa 10/12 pezzi) 1 terzo di ananas, 30 g di burro, 100 g di zucchero, 125 g di feta, qualche foglia di menta In una padella fare un caramello con il burro e lo zucchero. Aggiungere l’ananas tagliato a pezzettini e cuocerlo per circa 10 minuti, poi scolarlo e lasciare raffreddare su un foglio di carta forno. Tagliare la feta a dadini di circa 2x2 cm. Sistemare le foglie di menta in un piatto; se sono troppo grosse tagliarle in due o tre pezzi. Con uno spiedino infilzare un pezzetto di ananas, passarlo sulla foglia di menta, che rimarrà attaccata, e infilare il tutto nella feta. Non troppo profondamente perché si sfaldi, né troppo superficialmente da staccarsi e restare sul vassoio.


La domanda della settimana

Ritenete che il futuro LAC (Lugano Arte e Cultura) rappresenterà un volano per l’economia e il turismo della regione?

Inviate un SMS con scritto T7 SI oppure T7 NO al numero 4636 (CHF 0.40/SMS), e inoltrate la vostra risposta entro giovedì 5 giugno. I risultati appariranno sul numero 24 di Ticinosette.

Al quesito “Nella ricerca di un posto di lavoro, per voi o per un vostro familiare, avete mai fatto ricorso a una «raccomandazione»?” avete risposto:

SI

29%

NO

71%

Svaghi 46

Astri ariete La mente è assai stimolata. Possibile rivoluzione dei rapporti patrimoniali con la famiglia di origine. Cautela tra l’1 e il 2 giugno.

toro Flirts con persone più giovani. Grazie a questi aspetti le severità saturnine tenderanno a mitigarsi. Novità positive per i nati nella prima decade.

gemelli Non negatevi nulla. Vi sentite carichi di energia. Non perdete occasione per provare agli altri la vostra personalità. Bene tra il 2 e il 4 giugno.

cancro Mercurio e Venere favorevoli. Se volete rilassarvi divertitevi con un gruppo di amici. Giove e Saturno favoriscono i progetti a lunga portata.

leone Passione tra il 2 e il 4. Appassionati e furiosi nell’esternazione dei sentimenti. Controllate l’egocentrismo. Saturno influenza le terze decadi.

vergine Viaggi e gite segnati dal colpo di fulmine. Con Venere l’amore inevitabilmente sfonda ogni porta. Nuove occasioni intorno al 5 giugno.

bilancia Avete la tendenza a essere nervosi e a prendervela per qualunque cosa. Prudenza alla guida e negli scritti. Parlate meno. Luna favorevole il 3.

scorpione Opportunità professionali indotte da Mercurio. Attività intellettuali, concorsi e marketing favoriti. Importante successo lavorativo.

sagittario Settimana segnata da iperattiva. Si prospetta una fase ricca di incontri, alcuni del tutto inaspettati. Piacevoli imprevisti tra il 2 e il 3 giugno.

capricorno Con Mercurio in opposizione non ce la fate a trattenere quello che pensate. Attenti a non risollevare una vecchia questione familiare.

acquario Momento propizio per l’inizio di una attività. L’arrivo di Venere nel segno del Toro risveglia antiche gelosie familiari. Eros alle stelle. Spese.

pesci Grazie ai buoni aspetti planetari la vita affettiva tende a consolidarsi e a indirizzarsi verso soluzioni durature. Occasioni tra l’1 e il 2 giugno.


Gioca e vinci con Ticinosette

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La soluzione verrà pubblicata sul numero 24

Risolvete il cruciverba e trovate la parola chiave. Per vincere il premio in palio, chiamate lo 0901 59 15 80 (CHF 0.90/chiamata, dalla rete fissa) entro giovedì 5 giugno e seguite le indicazioni lasciando la vostra soluzione e i vostri dati. Oppure inviate una cartolina postale con la vostra soluzione entro martedì 3 giugno a: Twister Interactive AG, “Ticinosette”, Altsagenstrasse 1, 6048 Horw. Buona fortuna!

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Orizzontali 1. Dolorante, afflitto • 10. Danno un punto a scopa • 11. L’indimenticato Maspoli delle commedie dialettali • 12. Il nome della Cavani • 13. Consonanti in cielo • 14. Il nome del ragionier Fantozzi • 15. Dittongo in guitto • 16. Devoti • 17. I limiti della zotica • 18. In mezzo al coro • 19. Termine • 20. Rinsecchito • 22. Due nullità • 23. Privo d’accento • 25. Bella regione francese • 27. Loro • 29. Risultato • 30. Pari in centro • 31. Era in voga la pop • 32. Ampia veste indiana • 34. Beneficiano del lascito • 37. Gara d’abilità per centauri • 39. Il Ford dei fumetti • 40. La fugge il sognatore • 42. Il fiume di Bottego • 43. La nota degli sposi • 44. La indossa il giudice • 46. Smancerie • 49. Due romani • 51. Il nome di Pacino • 52. Simile, affine. Verticali 1. Noto film del ’98 di B. Schroeder con M. Keaton e Andy Garcia • 2. Un aroma del pizzaiolo • 3. Quel di ferro non cuce • 4. Spossato, svuotato • 5. I filtri dell’organismo • 6. Epoca • 7. National Gallery • 8. Il nostro bel cantone • 9. Le Lipari • 16. Grossi rettili • 18. Li consultano i partenti • 19. La salta chi non mangia la minestra! • 21. Si affianca spesso al diritto • 24. Roccia sedimentaria biancastra • 25. Affezione dell’epidermide • 26. Zambia e Thailandia • 28. Rimanere • 33. Trasparente come il vetro (f) • 35. Encomio • 36. Un gioco da tavolino • 38. Le iniziali di Toffolo • 41. Antico Testamento • 45. Olio inglese • 47. Pari in folla • 48. Pena nel cuore • 50. Negazione.

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La soluzione del Concorso apparso il 16 maggio è: RINUNCIA Tra coloro che hanno comunicato la parola chiave corretta sono stati sorteggiati: Agnese Tettamanti, 6903 Massagno Liliana Marchesi, 6900 Lugano Enrico Pronzini, 6533 Lumino Ai vincitori facciamo i nostri complimenti!

Svaghi 47


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Ticino7  

Numero 22 - Settimanale della Svizzera italiana

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