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№ 30 del 26 luglio 2013 · con Teleradio dal 28 lug. al 3 ago.

CINA, MON AMOUR

Che effetti avrà a livello globale la crescita della borghesia cinese nel corso dei prossimi dieci anni?


Emergenza Siria I vostri doni salvano vite. Aiutateci ora. Invia per SMS «Siria 30» AL 2828 per un dono di CHF 30 (importo massimo CHF 99) CP 12-100-2 menzione «Siria» www.msf.ch


Ticinosette n. 30 del 26 luglio 2013

Impressum Tiratura controllata 68’049 copie

Chiusura redazionale Venerdì 19 luglio

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

Redattore responsabile Fabio Martini

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Direzione, redazione, composizione e stampa Centro Stampa Ticino SA via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch www.issuu.com/infocdt/docs

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In copertina

Icone vincenti Elaborazione grafica ©Antonio Bertossi

4 Arti Musica e danza. Una nuova primavera di oreste bossini .................................... 6 Luoghi Rocca di Musso. Il falco della rupe di alessandro tabacchi ............................. 8 Mundus L’accoglienza è importante di Marco Jeitziner ............................................ 9 Graphic Novel Al lago di olMo cerri e Micha dalcol ............................................ 10 Kronos Intelligenza di carlo baggi ........................................................................ 11 Vitae Marco Bonato di andrea raMani .................................................................... 12 Reportage Eroi per una notte di Marco Jeitziner; FotograFie di Matteo Fieni ............. 37 Fiabe I discepoli tonti di chiara Picccaluga; illustrazioni di giovanni occhiuzzi .......... 42 Tendenze Vacanze. Do you like glamping? di Keri gonzato .................................. 44 Svaghi .................................................................................................................... 46 Agorà Cina. La folle corsa

Fabio Martini ...............................................................

Fate spazio, p.f. Die Qualität der Beiträge von Ticinosette ist wirklich herausragend. “Spazi occupati” in No 28 bringt es auf den Punkt. Auch Mario Botta schrieb einen Artikel in der NZZ “Betonboom” im Tessin (...). Tatsächlich wurde die einst wunderschöne Landschaft total verschandelt. Und da frägt man sich stets weshalb kommen immer weniger Touristen. Eben der Beton und die hässlichen Bauten sind einer der Gründe. Spekulation und Kapital haben es geschafft. Man hat nicht daran gedacht, dass der Boden in der kleinen Schweiz beschränkt ist und einmal überbaut für immer verloren ist. Die Schönheit der Schweiz war unser touristisches Kapital. Kompliment nochmals für Ticinosette. Freundliche Grüsse, M.W. (Zurigo) Quello riportato è un commento giunto dalla “lontana” Zurigo. Lo scrive una signora, positivamente colpita dalla copertina del n. 28 (12 luglio), dove immagine e titolo introducevano i temi trattati nella rubrica “Agorà” (urbanizzazione, pianificazione, gestione del territorio). Volutamente non traduciamo lo scritto originale, nel quale si ricorda un’intervista all’architetto Mario Botta apparsa sulla Neue Zürcher Zeitung il 2 luglio, contributo che il 18 luglio laRegioneTicino rilanciava titolando “Come hanno venduto il Ticino”. Le parole della nostra lettrice mostrano (ancora una volta) come per i confederati la relazione vacanze-bellezza del territorio (e dunque la

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sua salvaguardia) sia imprescindibile, ancora oggi, e rappresenti a tutti gli effetti la vera locomotiva del turismo elvetico. E il suo punto debole, alla luce di quanto avvenuto negli ultimi decenni. Nell’articolo apparso su laRegioneTicino Botta è piuttosto chiaro rispetto alle responsabilità di quanto oggi vediamo e, riprendendo il caso della famigerata “Romantica” di Melide, l’architetto dice: “La struttura formale del nostro territorio si è consolidata attraverso i secoli con forme di vita e di lavoro che oggi percepiamo come un’eco lontana: questo non può giustificare una violenza che, prima ancora di essere diretta verso un’opera di architettura, mutila un territorio e violenta noi stessi, la nostra storia, la nostra identità”. Dall’altra parte del Ceresio, a Campione d’Italia, il “9 maggio del 2007 è stata inaugurata la nuova sede del casinò (...) costato 14.000.000 di franchi svizzeri (circa 9.300.000 milioni di Euro). La struttura, con i suoi 55.000 m² (...) è ben visibile da tutto il lago sul quale sorge grazie a dei sistemi di illuminazione molto originali” (brano tratto da Wikipedia). Come tutti sanno, il manufatto nasce da un progetto dell’arch. Botta e il casinò è considerato tra gli “ecomostri” più interessanti sorti di recente a sud delle Alpi (si veda La Provincia, 13.10.2007): invadente, mutilante, violento. Per fortuna non è in Ticino... Buona lettura, Giancarlo Fornasier

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La folle corsa Cina. Nel corso del prossimo decennio si assisterà a un’impressionante crescita economica della classe media cinese, il cui ruolo trainante avrà una serie di effetti, sia sul piano del costo del lavoro sia del consolidamento del mercato interno. Di questo fenomeno e delle sue svariate ripercussioni a livello globale, abbiamo parlato con il giornalista ed economista Alfonso Tuor di Fabio Martini

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Agorà 4

a galoppata che la Cina ha avviato ormai tre decenni fa, con il passaggio all’economia di mercato sotto la guida di Deng Xiaoping (1904–1997), rappresenta uno dei fenomeni economici più sorprendenti nella recente storia umana. Un processo il cui impatto ha avuto e continuerà ad avere effetti imponenti sia a livello globale che sul piano interno. Secondo una ricerca recentemente pubblicata da McKinsey1, nota multinazionale di consulenza, viene posto in evidenza come da qui al 2022 il reddito familiare medio annuo della classe media cinese triplicherà (dagli attuali 9mila dollari a oltre 30mila dollari) trasformandola in ulteriore elemento trainante nello sviluppo dell’economia interna. Un fenomeno che tenderà a coinvolgere soprattutto le aree urbane interne del nord e dell’ovest del paese rispetto alle grandi città della costa orientale (Pechino, Shangai, Guangzhou e Shenzhen) che hanno avuto fino a oggi un ruolo trainante. Non solo. Si assisterà a un impressionate rafforzamento finanziario della classe borghese medio-alta, con una crescita nella richiesta di beni di lusso o legati alle nuove tecnologie (si tenga presente che solo nel corso degli ultimi quattro anni l’aumento nell’acquisto di beni di lusso si è aggirato intorno al 18% all’anno). Questo segmento sociale, che fra dieci anni si prevede raccoglierà il 54% dei nuclei familiari urbani, giungerà ad assorbire il 56% dei consumi privati. Sempre secondo gli analisti economici, all’espansione della classe media cinese corrisponderà una crescita verso l’alto dei salari e un aumento del costo del lavoro che se da un lato renderà meno attrattiva la Cina per le aziende estere in cerca di manodopera a basso costo, dall’altra rafforzerà il mercato interno. A tal riguardo abbiamo chiesto ad Alfonso Tuor, economista ed esperto di faccende cinesi, quali scenari si potranno delineare in seguito a questi cambiamenti: “Certamente il tenore di vita di una gran parte dei cinesi sta continuando ad aumentare anche a causa della politica del governo che vuole aumentare i consumi interni per dipendere sempre meno dalle esportazioni. Già oggi la Cina non è più un paese a bassi salari. Tutta una serie di produzioni, anche nell’ambito delle alte tecnologie, vengono spostate in Vietnam, Cambogia, Bangladesh e Malesia dove i salari sono inferiori a

quelli cinesi. Il vantaggio della Cina rimane l’elevata produttività, la presenza di interi cicli produttivi e di infrastrutture di grande livello che consentono di ridurre i costi di trasporto e di altro genere. L’obiettivo di Pechino è comunque di spostare l’industria verso produzioni a maggiore valore aggiunto. E ci sta riuscendo. Basti pensare alla Huawei per la telefonia e alla Haier per gli elettrodomestici. Questo significa che presto impareremo a conoscere nuovi marchi cinesi. La scommessa di Pechino è comunque di far leva sul mercato interno cinese, che diventerà presto il primo mercato del mondo, dal quale nessuno potrà prescindere per avere successo a livello globale. Essere il maggiore mercato vuol dire definire gli standard dei prodotti tecnici, le tendenze ecc. Quindi, la forza della Cina nel prossimo futuro sarà rappresentata da società in grado di competere in segmenti sofisticati di mercato con i gruppi occidentali e nel suo enorme mercato interno”. Generation 2 Nella composizione della nuova classe media cinese dei prossimi dieci anni un ruolo determinante verrà assunto dalla cosiddetta “Generation 2” che include le persone nate dopo la metà degli anni ottanta (in altre parole, i quasi trentenni di oggi). Questo insieme di soggetti (si stima si tratti di circa 200 milioni di soggetti alla data attuale) cresciuto in un periodo di relativa abbondanza e di notevole sviluppo economico (in piena epoca Deng), appare oggi fortemente occidentalizzata nei gusti e nelle scelte di vita, a differenza dei loro genitori, più tradizionalisti e interessati alla costruzione di una propria sicurezza economica attraverso il risparmio. Si tratta per lo più di figli unici, nati nel periodo in cui il governo cinese imponeva una rigida pianificazione delle nascite alle famiglie e che oggi appaiono inclini a considerare i prodotti di costo elevato come intrinsecamente superiori a quelli di costo inferiore e i prodotti di nicchia come più interessanti e attrattivi rispetto a quelli destinati alla massa. Una generazione, inoltre, che mostra un elevato livello di confidenza con le nuove tecnologie e in particolare il web, attraverso il quale verifica e commenta le proprie esperienze di consumo e quelle dei propri conoscenti. Ma nonostante il loro sofi-


conseguenza che oggi si ritrova a essere costretta a rallentare il proprio ritmo di crescita per correggere l’enorme espansione del credito che quelle politiche hanno prodotto”.

Shenzhen; immagine tratta da crepuscule.sourceforge.net

sticato atteggiamento sul piano dei consumi, i trentenni cinesi restano ben ancorati ai valori che i loro genitori hanno loro trasmesso: l’impegno nel lavoro, l’avversione al prestito, il riconoscimento del successo personale in termini di reddito e l’ascesa di status sociale sono le linee guida delle loro esistenze2. Volano globale? Questo processo, al di là dell’impatto sul mercato interno, avrà quindi una serie di rilevanti ripercussioni in due differenti direzioni: da un lato ne beneficeranno le aziende internazionali che sapranno inserirsi nel mercato cinese con prodotti di elevata qualità in grado di essere apprezzati da una borghesia sempre più selettiva nei propri gusti e nelle proprie scelte; dall’altra, paesi contrassegnati da un costo-lavoro inferiore vedranno affluire capitali cinesi e nuove opportunità di lavoro e sviluppo per le proprie società. In altre parole, da pericoloso concorrente la Cina si va sempre più configurando come una eccezionale opportunità di espansione non solo per le imprese occidentali ma anche per i paesi emergenti verso i quali il gigante asiatico sta orientando da tempo i propri investimenti (Africa, America latina). Sarà dunque la Cina, chiediamo sempre ad Alfonso Tuor, a rappresentare il volano per uscire dalla crisi globale? “Il successo economico della Cina è il prodotto dello sviluppo delle forze di mercato a livello microeconomico sorretto da un pesante intervento dello stato a livello macroeconomico. Si potrebbe dire che è la sconfitta del neoliberismo che vede nello stato un ente parassitario, una specie di sanguisuga dell’economia privata. Il desiderio dei cinesi di migliorare le loro condizioni di vita e l’indirizzo economico impresso dallo stato sono gli ingredienti del grande boom cinese. In questo senso la Cina può essere anche presa a modello da altri paesi in via di sviluppo. Non credo però che la Cina possa fungere da locomotiva dell’intera economia mondiale. Lo ha fatto nel 1999 e nel 2000 con la

Un passaggio cruciale Ma anche sul piano finanziario nel corso dei prossimi anni la Cina avrà moltissime carte da giocare soprattutto nei confronti dei cosiddetti paesi emergenti che stanno svolgendo un ruolo trainante nello scenario globale della fase successiva alla crisi. Una fase, che vede i paesi occidentali impegnati in una crescita lenta, difficile e compromessa dalla stasi demografica e dal generale invecchiamento delle loro società. Al momento attuale, il valore complessivo delle attività finanziarie cinesi – azioni, obbligazioni ecc. – ha raggiunto i 17.400 miliardi di dollari ponendosi subito a ridosso di Stati Uniti e Giappone, e la Cina si appresta a diventare uno dei maggiori fornitori di capitali al mondo. Un dato: dal 2007 al 2011 gli investimenti diretti esteri, i prestiti e gli investimenti esteri in azioni e obbligazioni hanno registrato una crescita del 44% con un valore complessivo di 477 miliardi di dollari alla fine del 2011. La componente maggiore del prestito globale della Cina è connessa ad attività di investimento che coinvolgono principalmente aziende cinesi3. In un quadro di questo tipo, in cui l’economia cinese e il peso finanziario del grande paese asiatico continueranno a crescere, abbiamo quindi chiesto ad Alfonso Tuor quale dovrà essere il ruolo del renminbi (o yuan) nel sistema monetario globale, e se ai cinesi convenga davvero renderlo una moneta internazionale in grado di rivaleggiare con dollaro ed euro: “Effettivamente la piena convertibilità del renminbi esporrebbe la Cina a enormi pericoli: sarebbe in balia dei mercati finanziari internazionali. Credo che a Pechino abbiano capito perfettamente il rischio che correrebbero e abbiano deciso di seguire una strada fatta di piccoli passi. Essa consiste nello stabilire accordi bilaterali con le banche centrali straniere per regolare (non in dollari) l’interscambio commerciale. Il sistema funziona in questo modo. vi è un accordo swap tra banca centrale russa e quella cinese. In base a questo accordo l’impresa russa viene pagata in rubli e quella cinese in renminbi presso ogni banca del suo paese. Un eventuale squilibrio nei saldi commerciali tra i due paesi viene regolarizzato dalle due banche centrali, cioè se vi è un avanzo commerciale russo, la banca centrale cinese salderà il disavanzo russo versando a Mosca valuta internazionale (yen, euro, dollari ecc.) e viceversa. La piena convertibilità del renminbi e la libera circolazione dei capitali sono però ancora lontani. Le autorità cinesi sanno benissimo che perderebbero potere e si troverebbero in balia dei mercati finanziari. Diverrebbero nere anche le prospettive economiche cinesi. Credo che Pechino farà questo passo solo quando la sua forza economica e finanziaria sarà tale da porre il renminbi sullo stesso piano del dollaro americano”.

note 1 Dominic Barton, Yougang Chen, Amy Jin, “Mapping China’s middle class”, McKinsey’s, giugno 2013 2 Yuval Atsmon, Max Magni, “Meet the Chinese consumer of 2020”, McKinsey’s, marzo 2012 3 Richard Dobbs, Susan Lund, Nick Leung, “China’s rising stature in global finance”, McKinsey’s, luglio 2013

Agorà 5


Una nuova primavera Cent’anni fa veniva rappresentato a Parigi “Le Sacre du printemps”, uno spettacolo della compagnia dei Ballets russes di Sergej Diaghilev su musiche di Igor Stravinskij. L’opera è un’allegoria della modernità e delle lacerazioni di un’Europa sul punto di deflagrare di Oreste Bossini

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Un passaggio di una delle rappresentazioni della Sacre du printemps messa in scena da Pina Bausch; immagine tratta da danceumbrella.net

Lo storico inglese Eric J. Hobsbawm ha definito il novecento il “secolo breve”. In effetti le svolte storiche epocali che hanno definito il carattere e l’essenza del ventesimo secolo, perlomeno in occidente, sono individuate da Hobsbawm in due avvenimenti che rappresentano in maniera simbolica le due soglie del novecento, entrambi avvenuti nella stessa città e nello stesso giorno. Il 28 giugno del 1914, infatti, veniva assassinato a Sarajevo l’erede al trono dell’Impero austroungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando, provocando lo scoppio della prima guerra mondiale. Lo stesso giorno di quasi ottanta anni dopo, nel 1992, il presidente della Repubblica francese François Mitterrand volava a sorpresa a Sarajevo per testimoniare la solidarietà con la popolazione martoriata dall’assedio dell’esercito serbo durante la guerra balcanica, funesta eredità del crollo del regime sovietico. Tra queste due date si era compiuto dunque il destino di un’epoca, che in estrema sintesi ha racchiuso nel concetto di novecento i contrasti più violenti della modernità.

La metafora del conflitto La metafora di Hobsbawm si potrebbe applicare con successo anche alla storia della musica, soprattutto per quanto riguarda il punto di partenza del “secolo breve”. Il 29 maggio di cento anni fa, infatti, veniva rappresentato a Parigi un nuovo spettacolo della compagnia dei Ballets russes di Sergej Diaghilev intitolato Le Sacre du printemps (La sagra della primavera). Coreografo e interprete principale era un giovane e prodigioso ballerino ucraino di origini polacche, Vaclav Nijinskij, mentre l’autore delle musiche era un altro artista russo di qualche anno più anziano, Igor Stravinskij, che si era già segnalato nel panorama musicale europeo con i precedenti balletti L’oiseau de feu e Petrouchka. Lo spettacolo architettato da questi due geniali artisti ebbe l’effetto di una bomba sul pubblico parigino. Il Théâtre des Champs-Elysées per una sera si trasformò in uno stadio sportivo, dove si fronteggiavano due opposte fazioni di tifosi con astio irriducibile. Il mondo barbaro e primitivo


rappresentato dai gesti bruschi, contorti e irregolari dei danzatori annientava come una raffica di mitragliatrice secoli di tradizioni coreutiche, mentre la musica di Stravinskij spostava di colpo in avanti di cent’anni il canone della scrittura orchestrale. Lo scandalo della Sagra, con il tumulto della sala e le numerose zuffe tra gli spettatori, rappresenta l’allegoria artistica perfetta del sanguinario conflitto che era in procinto di travolgere l’Europa, mettendo la parola fine al periodo più lungo di prosperità e benessere mai vissuto in occidente. Per avere un’idea dell’effetto della musica di Stravinskij sul pubblico del 1913, potremmo rileggere una celebre pagina di Debussy, in cui il musicista abbozzava con l’abituale esprit de finesse un breve ritratto del collega: “Stravinskij è un giovane selvaggio che indossa cravatte tumultuose e bacia le mani alle signore nel momento stesso in cui calpesta loro i piedi. Da vecchio sarà insopportabile”. Musica smembrata La modernità della Sagra della primavera tuttavia va ben oltre la cronaca della moda e del costume. Persino un musicista iconoclasta e radicale come Pierre Boulez, implacabile come Robespierre nel fare tabula rasa della musica del passato, ha sempre manifestato una profonda ammirazione per questo lavoro e ha ampiamente riconosciuto il valore germinale della partitura di Stravinskij per gli sviluppi della scrittura ritmica e timbrica per l’orchestra contemporanea. La musica della Sagra in effetti apre una pagina nuova della storia della musica, a partire dal suono del fagotto con cui si evocano gli albori del mondo primitivo dell’antica Russia pagana. Quel “do naturale” nel registro acuto dello strumento, lasciato fluttuare da solo e senza un metro preciso del tempo, rappresentava un effetto talmente nuovo e inaudito, che il vecchio Camille Saint-Saëns, il decano dei maestri francesi, si rifiutava di riconoscerlo come il suono di un fagotto. Allo stesso modo, gli accordi ribattuti degli archi negli “Augures printaniers”, uno dei vari episodi in cui sono articolate le due parti della Sagra, “L’adorazione della terra” e “Il sacrificio”, rotolavano sugli spettatori come pietre precipitate a caso, con gli accenti sghembi del ritmo rinforzati da un colpo di suono dei corni. L’impressione era simile alla visione di un quadro cubista di Picasso o di Braque, dove gli oggetti e le figure venivano smembrati dalla sovrapposizione di piani spaziali spezzettati. Ma l’unicità della partitura della Sagra non riguarda solo la ricerca di un nuovo linguaggio musicale, che in quegli anni altri compositori erano impegnati a ribaltare da cima a fondo in forme anche più radicali. Lo choc provocato dalla musica – che in seguito ha trovato una propria strada indipendente dallo spettacolo – consisteva nel rivelare le immense possibilità espressive dell’arte moderna, capace di elaborare forme e linguaggi del tutto nuovi per raccontare mondi sconosciuti. In effetti, la partitura della Sagra è un capolavoro in pratica isolato, scaturito all’improvviso dall’immaginazione di Stravinskij e privo di una vera discendenza, malgrado essa abbia influenzato in un modo o nell’altro tutta la musica del novecento. L’autore stesso non ha mai tentato di replicare il successo della Sagra, che ha cercato invece di migliorare fino all’ultimo giorno di vita

rimaneggiando questo o quel dettaglio ritenuto imperfetto. A tutt’oggi manca un’edizione critica della partitura, in grado di stabilire una versione per così dire definitiva di uno dei maggiori capolavori della musica orchestrale. La danza secondo Pina Bausch Allo stesso tempo, la Sagra ha segnato anche la storia della danza del ventesimo secolo e dello spettacolo più in generale. Dopo il primo rivoluzionario allestimento del 1913, la Sagra della primavera venne ripresa dopo la guerra da Diaghilev e Stravinskij a Parigi con una nuova coreografia di Léonide Massine, il giovane artista che aveva preso il posto di Nijinskij nella compagnia. L’astro di Nijinskij infatti aveva brillato per una breve stagione, spegnendosi nella malattia mentale dopo tumultuose vicende private legate al matrimonio con la nobildonna ungherese Romola de Pulszky e gli arresti domiciliari a Budapest durante la guerra in quanto cittadino russo. La versione di Massine però risultava “fredda e artificiale”, a giudizio di Stravinskij, rispetto all’originale, che aveva destato scalpore soprattutto per l’interpretazione erotica e mistica della vicenda. Nel corso del tempo, i più grandi coreografi e danzatori del ventesimo secolo si sono cimentati con questo totem dell’arte moderna, da Martha Graham a Mary Wigman, Maurice Béjart, Kenneth MacMillan, Vladimir Vassiliev per citare solo i maggiori. Ma lo spettacolo che ha scavato in maniera più sconvolgente nelle viscere del soggetto di Nicholas Roerich e della musica di Stravinskij risale al 1975, quando Pina Bausch e la sua compagnia di teatro-danza di Wuppertal hanno interpretatato la Sagra in una cornice completamente svincolata dal folklore e dal primitivismo della Russia pagana. Il lavoro ha rappresentato nel mondo della danza un nuovo inizio per la Sagra della primavera, che nei gesti e nei corpi dei suoi attori-interpreti si trasformava in una dirompente allegoria dei rapporti violenti e prevaricatori tra uomo e donna. La coreografia di Pina Bausch scatenava la potenza della sua forza espressiva in un contesto per contrasto minimalista e francescano, nel quale l’unica scenografia era costituita da uno strato di terra scura steso sulla superficie del palcoscenico e da un drappo rosso passato di mano in mano dalle vergini per designare l’Eletta, simbolo cruento del sacrificio della donna sull’altare della misoginia maschile. Non a caso quest’anno il Théâtre des Champs-Elysées, per celebrare l’anniversario della Sagra, ha deciso di allestire il 29 maggio scorso, a cento anni esatti di distanza, una ripresa moderna della coreografia di Nijinskij, con le scene e i costumi originali ricostruiti per l’occasione dal Teatro Marijnskij di San Pietroburgo. Ma per completare le manifestazioni del centenario il teatro ha deciso di ospitare anche quattro rappresentazioni della Sagra del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, che per l’occasione ha ripreso la storica coreografia della sua leggendaria fondatrice, scomparsa nel 2009. Wim Wenders ha reso omaggio a Pina Bausch nel 2011 con un toccante documentario intitolato semplicemente Pina, nel quale ha filmato anche alcune scene tratte dalla Sagra. Per chi non avesse mai avuto la fortuna di assistere a uno degli spettacoli capitali del secolo scorso, il film di Wenders rappresenta un’occasione da non perdere.

Arti 7


Il falco della rupe

Ormai del castello di Musso resta ben poco. Questa rocca viene raggiunta per lo più da escursionisti alla ricerca del grandioso paesaggio che da lassù si gode. Eppure, in un tempo lontano… di Alessandro Tabacchi

Luoghi 8

Nella prima metà del XVI secolo, la località di Musso – sulla riva sinistra del lago di Como, tra i comuni di Gravedona e Menaggio – fu al centro di una sanguinosa e affascinante storia militare. Qui aveva infatti sede il dominio del Medeghino, uno dei più astuti, spregiudicati e crudeli condottieri d’Europa in quegli anni violenti e gloriosi. Gian Giacomo Medici non apparteneva alla grande famiglia fiorentina, la sua omonimia fu un caso di fortuna (che venne ben sfruttato). Era nato, infatti, nel 1498 a Milano (sebbene qualcuno lo dica nativo di Porlezza) da una famiglia non nobile ma vicina al potere, e visse da protagonista gli anni intensissimi della lotta fra Francesco I re di Francia e l’imperatore Carlo V per il dominio dell’Italia del nord. Erano gli anni in cui l’ultimo Sforza, Federico II, cercava di barcamenarsi fra i due giganti per salvare l’indipendenza del ducato di Milano.

francesi, svizzeri e imperiali, di fatto combattendo contro tutto e tutti. Anche se sulla carta suo alleato, gli capitò pure di scontrarsi con l’impero (ovvero con gli spagnoli) e si trovò di fronte il temibile generale Antonio de Leyva (per la cronaca, il bisnonno della monaca di Monza): se non riuscì a vincerlo, seppe almeno contenere i danni e piegare i trattati a suo favore.

Un modello padano? Maestro della guerriglia, il Medeghino capì l’importanza delle apparenze e seppe creare attorno a sé una leggenda nera fatta di crudeltà e prevaricazione. Crudele nella vittoria e astuto nella sconfitta, il Medeghino fu definitivamente battuto nel 1532, e il castello di Musso raso al suolo; ma il nostro mantenne averi e titoli, che gli permisero di continuare a combattere per l’impero di Carlo V per altri Il mito del maligno quattro lustri, acquisendo onore e Spirito irrequieto, assassino e bandigloria fino alla morte, avvenuta nel I resti della rocca di Musso; foto ©Vincenzo to, ma anche geniale uomo d’armi, 1555. Dalla Toscana alla Boemia, Caminada tratta da panoramio.com il Medeghino – ovvero il “Medici furono in molti a conoscere il suo Piccolo”, così chiamato già allora pugno di ferro e la sua lucida intela causa della sua statura minuta – seppe creare una vera ligenza strategica. Oggi, chi visita il duomo di Milano può propria signoria personale lariana fra il 1523 e il ’32, domi- ammirare il suo grandioso monumento funebre, degno di nando di fatto tutti i territori che si affacciano sul lago di un imperatore, e davanti all’immagine di questo grande Como e la Brianza. Divenuto signore del castello di Musso signore della guerra può meditare sulle miserie dell’Italia per vie traverse e oscure (su cui non è il caso di indagare del nord in quegli anni terribili. troppo), seppe imporre il proprio dominio con i tributi, la In barba a chi vorrebbe mettere l’effigie del barbuto e tortura e l’assassinio. sfortunato Francesco II Sforza sulle monete padane, la Il Falco della Rupe, come venne chiamato da Giambattista storia del Medeghino e del suo signore ci insegna questo: Bazzoni in un fortunato romanzo del 1829 (dedicato a il ducato di Milano era poco più di una pura espressione queste vicende), tendeva agguati e imboscate, sterminava, geografica (citando le parole di un esperto di questioni con la stessa facilità, armigeri svizzeri e inermi contadini italiane dell’ottocento, il conte Metternich), e le lande lavaltellinesi, esigeva tributi, riduceva alla fame i suoi nemici, riane e brianzole erano (come il resto d’Italia) il martoriato trasformava le chiese in casematte da battaglia e dalla rocca territorio di passaggio di eserciti stranieri al soldo dei più di Musso estendeva i suoi artigli fin verso le colline della potenti sovrani d’Europa, impegnati a piegare i signorotti Brianza. Armò squadre di mercenari con le quali seppe italiani al loro dominio, o di astuti capibanda locali che tenere testa, e anche battere, gli eserciti dei Grigioni, che sapevano destreggiarsi al meglio saccheggiando, stupranall’epoca, alleati della Francia, avevano sottratto la Valtel- do, bruciando e passando a fil di spada i loro compaesani lina al ducato di Milano, formalmente alleato dell’impero. oppressi. Per chi si opponeva, il destino era solo uno. Ben Si parla addirittura di prima e seconda guerra di Musso per espresso dal Medeghino nella sua missiva al paese di Derdescrivere le alterne vicende della lotta fra il Medeghino e vio, ribelle al suo dominio dopo i continui assalti portati le armate svizzere, che trasformarono, fra il 1524 e il ’32, dalle bande armate dei Grigioni: “Vi rispondo con poche la piana fra Colico e Morbegno, la val Bregaglia, e i paesi parole, che ancora noy saperesemo brusare e fare de le altre cose della costa lariana in un campo di battaglia. quanto volesemo, ma tale cosa ne dispiaze vi hocoresse a voi”. Quando serviva, il Medeghino non faceva distinzioni fra Come a dire: padano avvisato, mezzo salvato...


L’accoglienza è importante Forse sarebbe utile che in un ristorante nei pressi di una frequentata stazione di scambio qualcuno fosse in grado di comunicare con dei turisti orientali che parlano un po’ d’inglese... di Marco Jeitziner

Esterno, pomeriggio. Viale della Stazione a Bellinzona, se sono di qua e annuisco. “Svizzera?” mi chiede ancora. crocevia di indigeni e di qualche turista. È estate, la gente si Annuisco di nuovo, col capo, come un giapponese. “Ah, la muove, la gente del mondo visita (ancora) il nostro paese. Svizzera è bellissima!” fa lui. Gli dico che degli amici sono La gente scende e sale dal viale storico della capitale. stati di recente a Hong Kong e che sono rimasti contenti. Sicché sbarcano tre orientali con le loro grosse valigie. Lei è Non è vero, ma è per ricambiare... “Oh, la gente da noi è bella e magrissima, gli altri due hanno la faccia come tanti troppo stressata!” dice lui. Gli credo sulla parola. Anche qui altri, ma direbbero la stessa cosa di me. Prendono posto, ar- la gente è piuttosto stressata. riva la cameriera, parla italiano con inconfondibile cadenza “Il turista cinese contemporaneo, che viene probabilmente in iberica. Occhi a mandorla è uno sveglio, lui parla inglese, Europa per la prima volta, in due settimane visita quattro o con un’inconfondibile cadencinque paesi, tra cui il nostro” ha za asiatica. I turisti chiedono affermato il direttore di Ticino il menu. La cameriera sembra Turismo, Elia Frapolli2. “È molto sospirare perché i clienti paiono probabile, infatti, che nel corso intenzionati a mangiare... alle dei prossimi tre decenni, i turisti tre del pomeriggio. Non siamo cinesi sostituiranno in Europa, per lontani dalla stazione, capita importanza, i turisti tedeschi” ha che dei viaggiatori debbano dichiarato l’economista Angelo attendere un treno e abbiamo Rossi3. Io non sono economista, appetito. Lei, in italiano, dice né un addetto al turismo: sono che “c’è solo pasta, al pomodoro soltanto seduto sulla terrazza a o al ragù”. Lo sveglio blatera in bere qualcosa. inglese. Ovviamente non si caLa terra di mezzo piscono. Immaginate la scena. La stazione di Bellinzona; da commons.wikimedia.com Il cinese mi chiede in che linPretendere da un asiatico che gua è scritto il cartello “aria sappia l’italiano mi pare troppo: pretendere che la cameriera sappia due o tre parole di condizionata all’interno”! In italiano, gli dico. “Oh!” fa lui. Comincio a pensare che non abbiano la più pallida idea inglese mia pare il minimo. di dove si trovino. Una specie di terra di mezzo tra la loro Salvare il salvabile Svizzera (quella “vera”) e l’Italia… Ma riecco la cameriera, Be’, pensavo di starmene tranquillo a leggermi Medina sta finendo il turno e se ne vuole andare. È da un quarto Reyes, invece intervengo per salvare il salvabile e mi ritrovo d’ora che chiede ai tavoli se può incassare. Sullo scontrino a fare il traduttore. Il cantone crea un’assistenza telefonica c’è un ragù di troppo, mi dice il cinese. Chiamo la donna per i turisti asiatici, io ci parlo. Gratis. Credo che l’acco- ma non risponde. Mi tocca alzarmi, andare da lei e farglielo glienza sia importante e l’ho già detto1. Quindi traduco alla notare. “E ora?” dice. Avvisa la cucina, le dico. Licenziatela, buona. Due al pomodoro e uno al ragù. La donna, sempre penso. Oltre a fare il traduttore non sapevo che mi toccasse in italiano, insiste e chiede loro “e da bere?”. Si volta verso fare anche il gerente del ristorante. Torno a sedere, mi giro di me. Sembra il copione di un film. Lei non ha capito che e me ne frego di quello che accade in seguito. Una copci sono degli asiatici affamati, che parlano inglese e che pia di qui mi fa l’occhiolino. Mi dicono che alla stazione io sono soltanto un cliente come loro e che non sono un non si trovano neanche le carte turistiche della cittadina. interprete. Chiedono un litro d’acqua liscia. Non c’è il litro. Che l’ente turistico il sabato pomeriggio e la domenica è Traduco. Alla fine una Cola e due bottigliette d’acqua. chiuso. Che per i bus di turisti, sul piazzale del secondo La cameriera alza le spalle verso di me, faccio lo stesso, castello Unesco, c’è solo una vergognosa roulotte per bere ma aggiungo che magari sarebbe utile che in un ristoran- e mangiare qualcosa. Anche Frapolli e Rossi dicono delle te vicino a una stazione di scambio qualcuno sappia un cose. Io ci credo, ma non so più che dire… po’ d’inglese. Lei risponde “eh, perché se io vado nel loro paese invece...!”. Capisco l’antifona e torno alla mia bibita. note Chiedo all’orientale da dove vengono. Sono di Hong Kong. 1 Si veda Ticinosette n. 25/2012 e n. 51/2012. Hanno visitato la Germania e poi la Svizzera (immagino 2 RSI (online), 6.6.2013.. 3 Il Caffè, 17.2.2013. tedesca) e sono diretti a Milano, in treno. Lui domanda

Mundus 9


AL LAGO

non so come fate voi a fare il bagno nel lago, io, solo con la muta. se no mi fa schifo.

spero che non succeda mai che devo buttarmi a salvare qualcuno perché con quest’a cqua… che schifo.

tutti pensano che fare il bagnino sia una figata, ma invece ti rompi le palle.

comunque ho chiesto, non ho mica davvero la responsabilità di salvare la gente che annega.

l’importante è che quando arrivano i soccorsi vedono che sono bagnato e ho provato a salvarlo. se no mica avrei fatto il bagnino. pensa che responsabilità.

che uno mica ci pensa che sott’a cqua si può saldare. ma invece si, se no come li farebbero gli oleodotti. e poi c’è stata la guerra e allora ci hanno rimandato a casa.

ci hanno fatto nuotare in una piscina e poi recuperare un disco dal fondo. e poi mi hanno dato il brevetto.

non è male fare il bagnino qui, a parte il segno della canotta certo.

ho visto quello che c’è sotto. chi vede quello che c’è sotto mica lo fa il bagno

non è male fare il bagnino, solo che non mi lasciano stare a torso nudo e mi viene il segno della canotta.

se uno va sotto mica devo salvarlo a tutti costi.

mi fa schifo a me il lago. perché io prima facevo le saldature subacquee nel giorno nelle piattaforme che ho libero vado petrolifere. all’altro lido. almeno posso prendere il sole senza maglietta, che se no mi rimane il segno della canottiera.

se si vedesse quello che ce sotto mica lo farebbe nessuno il bagno. una volta abbiamo perché in vedi questo, trovato un cadavere. era sotto fondo al lago l’a cqua me lo sono fatto giù. da un sacco di tempo è fredda e i cadaveri si È il mio nome, in arabo. però ma era messo bene. conservano. come in frigo. visto che c’era la guerra sono È quando stanno a galla venuto qui a fare recuperi che si guastano di roba dal fondo del lago. e si gonfiano. c’è giù di tutto.


Intelligenza

I problemi delle nostre società sono in gran parte generati da un sistema che ha banalizzato i principali elementi che contribuiscono alla dignità umana e alla qualità della vita civile e sociale: il pensiero e la parola di Carlo Baggi

Un giorno, avevo circa quindici anni, mia madre mi mandò dall’approccio responsabile con la realtà esterna e di un dea ritirare un paio di scarpe da un calzolaio, che aveva da poco tonatore. Quest’ultimo è determinato da diversi fattori che aperto bottega nei pressi di casa. Rammento ancora perfet- possono essere indotti (dall’educazione, dall’informazione tamente che varcata la soglia fui sopraffatto dall’oscurità, ecc.) o liberamente acquisiti (per curiosità, per desiderio ecc.). dall’odore di colla e di cera e dall’incredibile miscuglio di Il nostro tempo è notoriamente caratterizzato dalla dispoattrezzi e calzature. Appena gli occhi si abituarono al buio nibilità di un’immensa mole d’informazioni, resa possibile scorsi, nel fondo, un uomo seduto davanti al deschetto che dalle straordinarie capacità tecniche dei mezzi di comunicastava risuolando una scarpa: era uno di zione. Il sovraccarico dei fattori indotti quelli che mio padre chiamava “maeha conseguentemente determinato un stro”. In quei tempi, infatti, l’artigiano aumento di quelli liberi che, tuttavia, sapeva trarre, da situazioni disperate, hanno generato un tipo di conoscenza risultati eccezionali derivati da un abile superficiale e stereotipata. La causa è da connubio fatto d’esperienza, d’ingegno ricercare nel fatto che gli stimoli esterni e di conservazione dei materiali più sono solo apparentemente differenti, ma diversi. Tempi in cui il “progresso” non in concreto veicolano un’unica visione era ancora un evento generale, spalmato della realtà. Ciò ha privato la mente del sulla collettività, ma un’esperienza indisano “sforzo intellettuale”, che deriva viduale frutto di un acquisito metodo di dalla necessità di dover coniugare tra successo. Il “maestro” mi guardò e, poiloro aspetti effettivamente differenti e ché le scarpe su cui stava lavorando eraconcorrenziali. L’importanza assunta no quelle di mia madre, mi fece cenno di dall’informazione impone alla stessa sedermi su una seggiola impagliata poco anche la precisa missione di contribuire, discosta da lui. Dopo le solite domande nel rispettivo campo, all’innalzamento sugli studi che stavo compiendo, mi del livello qualitativo del sapere. Ciò sarà chiese che effetto mi avesse fatto entrare possibile solo se saprà offrire proposte Calzolaio al lavoro; nella sua bottega. Indugiai nella risposta, che stimolano la mente a uscire dal immagine tratta da capaci.info temendo di offenderlo, ma lui ruppe il guscio del già noto e del quotidiano, ghiaccio affermando che quell’antro promuovendo quell’immaginazione (cui non era per nulla differente da quei negozi moderni e lu- alludeva il calzolaio) che è la madre non solo di nuove minosi del centro perché, in ogni caso, si è sempre chiusi in idee, ma di apertura all’intelligenza e alla riqualifica delle tre dimensioni fisiche e, casa grande o piccola, fa sempre lo responsabilità collettive. I problemi delle nostre società sono stesso. Mentre provvedeva alla lucidatura finale delle scarpe, in gran parte figli di un sistema che ha progressivamente mi disse di studiare non tanto per sapere, ma per imparare banalizzato e reso indigenti due tra i principali elementi che a immaginare. Dopo quel giorno non lo vidi più. contribuiscono alla dignità umana e alla qualità della vita civile e sociale: il pensiero e la parola. Fuori dal guscio La vera responsabilità con cui si dovrà fare i conti, in misura Il ricordo di quell’uomo è affiorato di recente, come dal nul- sempre maggiore, sarà quella di aver permesso che moltila, mentre rileggevo un libretto di Jean Guitton (la cui lettura tudini di persone si assopissero nella quotidianità, grassa o dovrebbe essere introdotta nelle nostre scuole) dal titolo Arte magra che fosse. nuova di pensare1. In quel testo, il filosofo francese afferma Per dirla con Guitton sarà, allora, “un dovere essere intelligendi aver spesso imparato di più osservando e parlando con ti”3. Ciascuno al massimo delle sue possibilità. gli artigiani e gli operai che non dai libri2. È un dato di fatto che l’essere umano ha iscritto nel suo intimo il desiderio di “conoscere”. Questo impulso rende possibile attivare concrenote tamente le specificità, a volte veri e propri talenti, che ciascu- 1 J. Guitton, Arte nuova di pensare, Edizioni Paoline s.r.l., 1986. no possiede. Ciò che spinge alla conoscenza non è tuttavia 2 J. Guitton, op.cit., pag.10. un automatismo, ma l’insieme di una carica rappresentata 3 J. Guitton, op.cit., pag.12.

Kronos 11


S

ono nato a Gallarate nel 1966. Mio padre lavorava per le ferrovie e mia madre in posta. Ci trasferimmo a Chiasso quando avevo solo un anno e mezzo. Al ginnasio ero abbastanza bravo in matematica quindi, nel momento in cui mi sono trovato a fare una scelta per il mio futuro, ho optato per l’elettronica. Erano gli anni ottanta, un periodo di transizione in questo settore, e a Trevano studiavamo sia le valvole sia i microprocessori. Eravamo ancora in una fase intermedia che però restava fondamentalmente analogica. Terminati gli studi, ho lavorato per un anno nel campo degli allarmi: ma non era il lavoro che faceva per me, mancava il contatto con le persone. Stessa musica quando mi trovai a riparare autoradio. Allora accettai un’offerta di lavoro a Zurigo e per due anni sono stato impiegato presso una ditta che importava registratori, altoparlanti, microfoni e mixer. Era un bel posto di lavoro: gente da tutta la Svizzera, tutti giovani e musicisti, un ambiente molto stimolante. Vivevo in un appartamento di ticinesi, si dividevano i soldi per le spese, si cucinava a turno e si mangiava tutti assieme. Una volta tornato in Ticino ho deciso di mettermi in proprio: nei primi anni riparavo moltissimi impianti HI-FI per una grande ditta. Quando è iniziata la tendenza a buttare via gli apparecchi piuttosto che ripararli, per nostra fortuna l’attività legata all’audio professionale era già avviata e siamo riusciti a restare in piedi. Sono un tipo analogico. Anche perché, essendo tecnico, l’analogico è più comprensibile da gestire. Se un mixer analogico si rompe, ci puoi mettere mano, hai un contatto tangibile con i suoi elementi. Quando invece l’apparecchio è digitale, ci sono dei pezzi che fisicamente non puoi cambiare e in più c’è il software. Quindi tutto diventa meno umano. È per questo che diffido un po’ di questa esplosione della tecnologia. Da un lato sembra che ti possa dare qualcosa, ma dall’altro ti toglie. Quando inventarono la fotografia c’era chi sosteneva che rubasse l’anima… potrei dire lo stesso della tecnologia di oggi. Credo che sia la semplicità a fare la qualità. Prendiamo il giradischi:

se si fa girare il disco e ci si avvicina con l’orecchio alla puntina, già si sente la musica. È minimale, però dà una goduria e una qualità pazzesca che un CD o un mp3 non hanno. Il giradischi è ancora la forma più pura e affascinante di sistema sonoro. Proprio perché è quella che si avvicina di più a quei processi e a quelle leggi fisiche che sono comprensibili per l’uomo. Il giradischi è per la musica quello che la bicicletta è per il movimento. La bicicletta ottimizza lo sforzo fisico e lo trasforma in movimento. Cosa c’è di più bello di una bicicletta che trasforma in maniera così ottimale l’energia di una pedalata? Oggi tutti ascoltano musica ma pochi apprezzano veramente un buon suono. Il buon conoscitore del suono è come il buon conoscitore di vino, è colui che apprezza il dettaglio, la sfumatura. È un percorso di sensazioni, ognuno ha il suo “orecchio”, il suo gusto e le sue esigenze. Io cerco di aiutare nella scelta. Capita di avere clienti che hanno bisogno di essere guidati e li aiuto perché mi piace trasmettere informazioni; altri hanno già un’idea più precisa, si presentano con diverse opzioni e si cerca di trovare insieme la migliore per loro. Chi ha capito come siamo e ci apprezza ogni tanto ci fa dei regali: amplificatori o apparecchi vintage, magari non funzionanti, a cui diamo nuova vita e li esponiamo. Non m’interessa solo mostrare le novità del mercato: mi piace anche circondarmi di pietre miliari e avere il mio museonegozio, anche i clienti ne sono affascinati. Con il mio lavoro cerco di trasmettere un po’ di felicità, con l’intento di lavorare bene e in maniera onesta. A essere il più corretto possibile riesci a instaurare rapporti duraturi. Nel mio piccolo voglio riuscire ad apportare qualcosa. Non è sempre facile portare avanti questa filosofia, soprattutto in una società dove conta solo il prezzo, e altri valori, come la qualità, sembrano perdersi. Sono felice di lavorare per il mondo della musica: da chi la fa a chi l’ascolta. È sicuramente uno dei grandi piaceri della vita.

MArCO BONATO

Vitae 12

Professionista e tecnico nel campo dell’alta fedeltà, crede nella capacità di arrangiarsi, nell’arte di trovare delle soluzioni brillanti anche con quel poco che si ha a disposizione

testimonianza raccolta da Andrea Ramani fotografia ©Flavia Leuenberger


Eroi pEr una nottE

di Marco Jeitziner; fotografie ŠMatteo Fieni


“Vado a farmi il mondo!” (citazione di Tony Manero, dal film Staying Alive, 1983)

La febbre del sabato sera, l’intramontabile voglia di uscire, di farsi vedere (molto) e di ballare (un po’). Quella per cui dico a Tony: “non sognarlo, Tony, siilo!”. E così si va a ballare. Dove? Fa lo stesso, basta che ci siano ragazze, musica, ambiente, gente, gente della notte come noi. Si prende l’auto, uno di noi decide di guidare e di non bere. Sono le undici. Sfrecciamo sulla statale, gira “Night fever” dei Bee Gees. Siamo all’antica. Arriviamo, ma ecco il dubbio: ci faranno entrare? Non ti preoccupare, mi fa Tony, conosco uno che conosce uno, che ha il numero di uno dei tipi all’entrata. “Ah, okay, Tony, sei un grande, un grande davvero!” commento. Siamo tutti alla moda: fonati, tatuati, agghindati, ingellati. Siamo bellissimi, siamo fichissimi. C’è un tizio davanti a noi, il buttafuori gli chiede se è sulla lista. No, dice. Allora non entri, gli fa. Lo guardiamo, ridiamo, forse era meglio se non si metteva quell’orrenda camicia. Tony conosce Bubba. Voglio dire, è amico di Bubbaaaa! E Bubba ha sempre pronto il tavolo per noi. C’è molta gente e siamo ancora in coda. L’omone ci guarda dalla punta delle scarpe alla punta del ciuffo, ammicca a Tony e ci fa entrare. Stiamo tutti dietro a Tony. A sinistra c’è la ressa delle ragazze, tutte al guardaroba per lasciare la borsetta. Potevano lasciarla a casa o nell’auto, no? Alla cassa paghiamo, bibita compresa, ma tanto cè Tony. S’infila uno senza pagare, il solito imbucato. Tony chiede spiegazioni all’omone, ma quello mica risponde. Soltanto una volta eravamo riusciti a entrare gratis. All’una la gente è tutta qui, non c’è “sangue” sulla pista da ballo, cioè vita, sudore, ormoni, non ancora. Tony ci porta al bancone del bar, saluta Sally che è cotta di lui. Lo vede e va in brodo di giuggiole, rompe un bicchiere e inciampa. Oh, Sally, mitica Sally! Le altre sue colleghe schizzano come robot, stappano, tippano, incassano. Andiamo al tavolo, il nostro, che Bubba ha già preparato. Sentiamo che è la nostra serata. Decido per una birra in bottiglia mentre Tony beve ghiaccio al gusto di qualcosa. Quell’altro acqua tonica, quell’altro ancora vodka che sa di gomma da masticare, acqua santa della notte.

Arriva gente, ora. Ci sono quattro bellissime in cerchio, ballano allo stesso modo ma la riccia è fantastica. Subito, attorno a loro, si crea movimento. Tacchi, gonne, collant, profumi, scollature. Guardare e non toccare. Dico a Tony che la riccia è la migliore, lui ride, si alza, s’aggiusta il colletto della camicia giallo neon e mi fa: “amico, vado a farmi il mondo!”. C’è da credergli, nessuno balla come lui. Gli basta muovere una spalla, ancheggiare un po’ e tutte sono già tra le sue braccia. Noi lo invidiamo di brutto. Ci buttiamo. Schivo ginocchia, gomiti e teste, salgo sulla pedana e mi sento il re della serata. Vedo tutto, tutti mi vedono. Dalla pista Tony mi strizza l’occhio, mentre la riccia gli è già attaccata al collo. Chi fissa il vuoto, chi sorride da solo, chi amoreggia, chi saltella, chi s’annoia. Ogni tanto i buttafuori accompagano qualcuno all’uscita, ora due tipe che sono venute alle mani. Tony sparisce al bagno con lei, lo seguo ma non lo trovo. Ritorno al tavolo, mi siedo, mi fanno male i piedi per via delle scarpe nuove. Passano due ore. L’amico che guida si sveglia e vuole partire. Mi chiede dove fossimo finiti. “Eh, buonanotte!” gli dico. “E Tony?” domanda. Oh, faccio io, lui sa sempre come fare…

note e ringraziamenti Le fotografie qui presentate appartengono alla serie “Ritratti metropolitani #27”. Si ringrazia lo staff della discoteca K-Klass di Tavernerio (Como) per la disponibilità e la gentile collaborazione (k-klass.com/info.php). Si ringraziano inoltre Daniele Wälti della Bits Partners SA di Lugano e Andreas Gysin per la versione interattiva del servizio (opening.ch/RM/RM27/index.html) Matteo Fieni Nato nel 1976, dopo un soggiorno in Australia (1997) si diploma all’Istituto Europeo di Design di Milano dove ha studiato fotografia. Dal 2010 si sta occupando del progetto progressivo “Ritratti Metropolitani” (ritrattimetropolitani.ch) premiato al concorso Metrocubo (Ancona, 2012). Il suo editoriale “Good morning, Lugano” ha ricevuto lo Swiss Photo Award (Zürich, 2013). Vive e lavora a Lugano presso la Opening da lui fondata nel 2003 (opening.ch).


I discepoli tonti di Chiara Piccaluga (liberamente ispirata a una storia di Sathya Sai Baba); illustrazioni ©Giovanni Occhiuzzi

Fiabe 42

iveva in un villaggio molto antico dell’India del sud, un maestro che aveva numerosi discepoli. Era un uomo davvero molto venerato dalle persone che seguivano con il massimo scrupolo i suoi insegnamenti. Un giorno egli decise che era tempo di andare a insegnare in altri villaggi, e per tale motivo scelse tra i suoi allievi due giovani uomini affinché lo accompagnassero nel corso del viaggio. Tutti e tre prepararono il necessario per la partenza incluso un carro trainato da buoi per spostarsi da un villaggio all’altro. Erano da poco partiti che il maestro disse agli allievi: “Desidero dormire un po’, vegliate sui miei bagagli, fate attenzione a non prendere troppe buche che potrebbero far cadere le nostre cose dal carro”. Il maestro si addormentò tranquillo, ma a un certo punto una ruota urtò violentemente un sasso che fece sobbalzare il mezzo provo-

cando la caduta della borraccia del maestro. I due giovani discepoli spalancarono gli occhi osservando attoniti la borraccia che rimbalzava a terra e spariva nel fosso. Quando il maestro si risvegliò dal breve riposo chiese se era tutto in ordine. “Va tutto bene maestro, è solo caduta la vostra borraccia… abbiamo urtato un sasso ma per fortuna non si è svegliato. La borraccia è sobbalzata cadendo a terra ed è rotolata in un fosso”. “Come? La mia borraccia è caduta e voi non l’avete raccolta? E ora dove metterò l’acqua, quando avrò sete? Come farò a dissetarmi?” sbottò il maestro. “Maestro, ci avete detto di guardare bene quello che poteva cadere dal carro e noi abbiamo obbedito”. “Siete dei somari! Non intendevo dire questo, ma ormai quello che è fatto è fatto. D’ora in poi, se qualcosa cade sulla strada,


raccoglietela subito e mettetela sul carro”. Il maestro si addormentò di nuovo e nel frattempo i buoi si fermarono per fare i bisogni. Quando ebbero terminato i due discepoli, raccolsero lo sterco degli animali gettandolo sul carro. Colpito da quella porcheria il maestro si svegliò e disse: “Ma che cosa fate? Cosa mi avete tirato addosso, questa materia immonda e puzzolente non dovrebbe essere su di me”. “Maestro, ci avete detto di raccogliere tutto quello che cadeva a terra e noi abbiamo eseguito la vostra richiesta”. Il maestro restò un attimo in silenzio sia per lo sgomento sia per decidere il da farsi. Si rese conto che i due giovani uomini non avevano molto sale in zucca e che obbedivano agli ordini alla lettera senza usare il buon senso e un pizzico di intelligenza. Senza abbattersi e pentirsi di aver chiesto a due presunti incapaci di accompagnarlo nel viaggio, pensò a un modo per proseguire senza altri inconvenienti. Decise di scrivere una lista minuziosa di tutto ciò che si trovava sul carro e diede ordine ai discepoli di raccogliere tutto ciò che era segnato nella lista semmai fosse caduto. Qualche ora più tardi il maestro si addormentò di nuovo e il carro s’introdusse in una strada sempre più ripida e accidentata che costeggiava un ruscello. Improvvisamente il maestro scivolò dal carro e fece un gran tonfo

nell’acqua. “Aiuto, aiuto” gridava, ma i discepoli presero la lista, la consultarono minuziosamente e dato che, come si può immaginare, il maestro non vi era menzionato, decisero di continuare senza fermarsi. “Ma dove state andando? Fermatevi subito! Volete lasciarmi per strada, senza nulla e con il rischio di morire?” . “Ma maestro, nella lista non compare il suo nome e noi abbiamo solo ubbidito ai vostri ordini”. “Sì certo, avete ubbidito ma senza ragionare! Pensate prima di agire invece di seguire ciecamente quello che faccio o vi dico di fare! Io vi do solo gli strumenti che vi permettono poi nella vita di ragionare con la vostra testa e la prima cosa che dovete fare è coltivare più fiducia nelle vostre capacità. Siete in grado tutti di ragionare e di usare il buon senso in ogni situazione, allora abbiate fiducia in voi e fatelo!”. Nel dire queste parole il maestro gesticolava e aveva la voce un po’ severa ma lo faceva per il bene dei suoi discepoli che, vergognandosi, lo aiutarono a risalire sul carro. Da quel momento il maestro decise che avrebbe rivisto i suoi insegnamenti e avrebbe abituato i suoi allievi a ragionare da soli, coltivando la fiducia in se stessi e il senso di responsabilità.

Fiabe 43


Do you like glamping? Tendenze p. 44 – 45 | di Keri Gonzato

Martelli, picchetti, fornelli a gas, anti-zanzare… tutto questo, nel mio immaginario, fa rima con la vacanza in campeggio. Un’esperienza a stretto contatto con la natura, riservata però finora agli spiriti più “selvatici” e avventurosi. Per tutti coloro che, senza rinunciare al comfort, cercano la magia della volta stellata e del canto delle cicale, ora esiste però un nuovo eccitante ibrido. Tra il ruvido camping e la sofisticata glamour è esploso un amore imprevisto… e d’altronde non si dice che gli opposti si attraggono?

Avventuroso, ma con stile Dimenticate sacco a pelo e materassino, glamping è pur sempre figlio di glamour e si occuperà di voi con tutte le premure del caso. Ciononostante, il rampollo ha ereditato qualcosa anche dal lato paterno e non vi farà mai mancare il contatto con la bellezza selvaggia della natura. Insomma, se scegliete il glamping aspettatevi una vacanza rilassante, naturale e très chic. In riva al mare, nel mezzo di un deserto o in una foresta pluviale, ne sono sbucati un po’ ovunque. Date fondo al vostro spirito da avventurieri nella giungla di internet e, una volta scelta la meta, potrete abbandonarvi tra le braccia del vostro angolo di paradiso su misura. Glamping è senza dubbio

un tipo creativo e vi ospiterà in caravan gitani, yurte e tende beduine, eco-capanne e tipis. Per chi nell’anima si è sempre sentito un Barone Rampante, ci sono anche le capanne costruite tra le fronde degli alberi. Si alloggia così, sospesi tra i sogni d’infanzia e il canto degli uccellini, al Sundance Nature Village di Antalya, in Turchia. Qualche perla, per iniziare… Navigando, tra le mille possibilità di quest’universo in espansione, si scoprono delle vere e proprie chicche… Il Belrepayre Airstream Trailer Park per esempio, è una struttura situata nei Pirenei francesi rigorosamente retrò. In questo parco, dove l’accesso è permesso solo ai caravan vintage, è possibile pernottare in caravan Airstream dove tutto, dall’impianto musicale che diffonde rock anni settanta alla cucina anni cinquanta, promette di soddisfare i desideri reconditi dei nostalgici. Otro Mundo, nell’area protetta della Sierra del Segura, invece è un eco-paradiso. Qui gli ospiti sono alloggiati in yurte contemporanee, con tanto di toilette ecologiche e pannelli solari. Tra verdure dell’orto, acqua di sorgente e sentieri da percorrere in bici qui tutto è all’insegna della sostenibilità. Per chi poi cercasse una vacanza davvero fuori dal mondo, sull’isola De Kluut, in Olanda, l’unico insediamento umano è proprio un glamping di matrice hippy: al Camp Spirit, oltre a dormire in como-

de tende beduine, l’anima rinasce a suon di gong, yoga e meditazione. Il complesso Le Gozdne vile invece è formato da mini chalet a forma di tenda, basati sul concetto della bioedilizia. Assolutamente eco-chic, le casette sorgono vicino all’incantevole lago di Bled, in Slovenia, e grazie all’isolamento termico accolgono ospiti tutto l’anno. Un ulteriore comfort è offerto da una speciale vasca, posta all’esterno di ogni chalet e riscaldata con legna, che promette di scaldare anche le notti più fredde. Consigli “made in CH” Parlando di ecologia non si può che pensare al turismo locale. Yurt Village, è un campo itinerante composto da ben 20 yurte. Questo villaggio, basato in Svizzera, offre una full immersion in un mondo parallelo tutto all’insegna della condivisione. Si trascorrono così le giornate a scoprire le bellezze della natura svizzera – montagne, fiumi e cascate – e la sera si mangia tutti assieme attorno a un falò, con chitarre, pace e amore. Anche il campeggio del Centro Pro Natura Lucomagno si è rivoluzionato e offre delle yurte, in legno e lana di pecora, che hanno, al centro del tetto, un oblò per perdersi tra le stelle. per saperne di più Per facilitare la ricerca dell’oasi dei vostri sogni sono stati creati anche dei siti specifici: provate per esempio a visitare goglamping.net oppure holidaypad.net.


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1. Otro Mundo, SPAGNA otro-mundo.com 2. Yurt Village, SVIZZERA goldenpass.ch 3. Ketchups Bank Glamping, AUSTRALIA ketchupsbankglamping.com.au 4. Creekside Camp, OLANDA pawsup.com 5. Le Gozdne Vile, SLOVENIA sava-hotels-resorts.com 5


La domanda della settimana

Sareste favorevoli all’eventuale presenza nel nostro cantone di animali selvatici come orsi e lupi?

Inviate un SMS con scritto T7 SI oppure T7 NO al numero 4636 (CHF 0.40/SMS), e inoltrate la vostra risposta entro mercoledì 31 luglio. I risultati appariranno sul numero 32 di Ticinosette.

Al quesito “Visto il crescente senso di insicurezza, accettereste un aumento delle imposte al fine di garantire allo stato i fondi necessari per un maggior presidio del territorio?” avete risposto:

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Astri ariete Le novità vi affascinano. Attenti a non infastidirvi di fronte ai piccoli imprevisti. Una cosa alla volta. Contenziosi per questioni patrimoniali.

toro Tra il 29 e il 30 luglio emozioni amplificate. I nati tra la prima e la seconda decade, potranno avere ripercussioni sul piano karmico.

gemelli L’attenzione e la vostra energia vanno verso il mistero. Crescita spirituale per i nati tra la prima e la seconda decade. Scarsa voglia di impegnarsi.

cancro Affrontate i vostri nemici a viso aperto. Non aspettate! Fate la prima mossa se ve lo chiede il vostro cuore. Praticate un’attività sportiva.

leone Fate luce dentro di voi. Liberatevi dai falsi pensieri. Nuove occasioni per i nati nella seconda decade. Favorite la creatività. Siate più indipendenti.

vergine Incontri sentimentali e colpi di fulmine, soprattutto se in viaggio, in riva al mare o in una località estera. Favorite le cenette a lume di candela.

bilancia Marte e Giove in quadratura: possibili vertenze legali. Colpite gli avversari senza rimanere accecati dall’orgoglio. Evitate politiche attendiste.

scorpione Rimpianti e ricordi per i nati nella prima decade. Liberatevi dal ciarpame. Bene i nati tra la prima e la seconda decade. Fortuna all’estero.

sagittario Grazie a Urano la creatività sta andando incontro a una nuova primavera. Siate liberi e indipendenti. Rinnovato interesse per l’occulto.

capricorno Focalizzatevi sui punti di contatto anziché sottolineare sempre le differenze. Maggior tranquillità tra il 29 e il 30 grazie al transito lunare.

acquario Calo energetico tra il 29 e il 30. Novità professionali promosse dai pianeti di transito. Date spazio alla vostra creatività.

pesci Tra il 29 e il 30 momento buono per partecipare a un evento pubblico. Incontri sentimentali grazie a Venere. Avanzamenti professionali.


Gioca e vinci con Ticinosette

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La soluzione verrà pubblicata sul numero 32

Risolvete il cruciverba e trovate la parola chiave. Per vincere il premio in palio, chiamate lo 0901 59 15 80 (CHF 0.90/chiamata, dalla rete fissa) entro mercoledì 31 luglio e seguite le indicazioni lasciando la vostra soluzione e i vostri dati. Oppure inviate una cartolina postale con la vostra soluzione entro martedì 30 luglio a: Twister Interactive AG, “Ticinosette”, Altsagenstrasse 1, 6048 Horw. Buona fortuna!

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Orizzontali 1. Deferire alla giustizia • 10. Sganasciarsi • 11. Sodio e Vanadio • 12. Nome russo d’uomo • 13. Una linea • 15. Stato nordico • 17. Lo sono i meticci delle Antille • 18. Pagano il fio • 20. Dittongo in pietra • 21. Essere orrendo • 23. Profondi, intimi • 25. In coppia con Ric - 26. Ella • 28. Babbo • 29. Questa cosa • 30. Velivoli • 31. Bordo, margine • 33. Consonanti in nuora • 34. I confini di Osogna • 36. Un frutto tropicale • 38. Si spegne bevendo • 40. Ordinò la strage degli Innocenti • 42. Capolavoro • 44. Il Paradiso perduto • 45. Dio egizio del sole • 46. L’onda allo stadio • 48. Raganella arborea • 49. Stella • 51. La fine della Turandot • 52. Penitenza, purificazione. Verticali 1. Lo è Filippo d’Edimburgo • 2. Una punizione nel calcio • 3. Stuzzica le nari • 4. Ha grosse corna • 5. Articolo romanesco • 6. Maspoli, scrittore dialettale • 7. Comprende il Mare Glaciale Artico • 8. Topo ginevrino • 9. Fuga dal carcere o dalle tasse • 14. Spagna e Italia • 16. Copricapi militari • 19. Il tesoro dello stato • 22. Sbagliare, errare • 23. Messe in quarantena • 24. Dubitativa • 27. Baronetto inglese • 28. Piume • 32. Gravosi • 35. Incagliate • 37. Compatti, duri • 39. Adipe • 41. Il bel Alain del cinema francese • 43. Elevata • 47. Arkansas e Zambia • 49. Le iniziali di Pappalardo • 50. Dittongo in Coira.

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Questa settimana ci sono in palio 100.– franchi in contanti!

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La soluzione del Concorso apparso il 12 luglio è: RACCOLTO Tra coloro che hanno comunicato la parola chiave corretta è stata sorteggiata: Margherita Cavalli 6655 Intragna

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Alla vincitrice facciamo i nostri complimenti!

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CE N’È PER TUTTI I GUSTI. Uomini, tornate ai ferri.

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Spiedino di pollo Telly Cherry

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Gli spiedini di Bell. Amati da grandi e piccini, non possono mancare a un barbecue party come si deve. Ce n’è per tutti i gusti: dal classico spiedino di carne a quello mediterraneo, con i gamberetti, al tradizionale spiedino flambeau, e molti altri Spiedino di salmone

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Ticino7  

Numero 30 - Settimanale della Svizzera italiana

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