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№8

del 22 febbraio 2013

con Teleradio 24 feb. – 2 mar.

Mercato immobiliare

AffiTTi TruffA

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Ticinosette n° 8 del 22 febbraio 2013

Agorà Mercato immobiliare. Quando l’affitto è una truffa Arti Alex Katz. Il quotidiano sospeso

di irina

Tracce George Gershwin. Dove sta l’amore

Impressum Tiratura controllata 70’634 copie

Chiusura redazionale Venerdì 15 febbraio

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

Letture Le radici e la poesia

di

Vitae Laura Coda Cantù

Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Direzione, redazione, composizione e stampa Centro Stampa Ticino SA via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch www.issuu.com/infocdt/docs

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(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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In copertina

Quel che resta Illustrazione di Bruno Machado

tito ManGialajo rantZer . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Mariella dal Farra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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roberto roVeda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

duccio canestrini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . di

Francesca riGotti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

alba Minadeo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Coredattore

Photo editor

di

Pensieri Hannah Arendt. La teorica dell’azione Luoghi Frontiere. Oltre il confine

Giancarlo Fornasier

di

Mundus Smartphone. Parzialmente altrove

Redattore responsabile Fabio Martini

Zucca alessandrelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Società Finanza e nichilismo. Capitalismo malato

di

di

di

Keri GonZato. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

nicoletta baraZZoni. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Reportage La moda delle ragazze

di

Keri GonZato; FotoGraFie di reZa Khatir . . . . . . . . . . .

Tendenze Mantelline. Fra goccia e goccia Parole Il segreto dell’aggettivo

4 6 8 9 10 12 14 15 16 18 20 48 56 58 59 60

Valentina GeriG . . . . . . . . . . . . .

roberto roVeda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Media Podcast. Oggetti permanenti

Fiaba La piccola libraia

di

di

di

Marisa GorZa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Gaia GriMani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Astri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Fare per crescere Il Reportage pubblicato su questo numero di Ticinosette è dedicato ad alcune giovani stiliste ticinesi che con tenacia e passione stanno cercando di ritagliarsi un loro personale spazio nel complesso mondo della moda . Non si tratta certo del primo Reportage dedicato ai giovani professionisti, né è ignoto a queste pagine il tema legato alle problematiche che le nuove generazioni si trovano ad affrontare nel momento in cui si affacciano al mondo del lavoro . Un momento cruciale in cui il più delle volte ci si ritrova a compiere delle scelte inaspettate e ad accettare mansioni spesso non corrispondenti al personale curriculum scolastico o alle aspettative a lungo coltivate . E poi c’è il contesto, da cui certamente non si può prescindere ma che, almeno nel nostro paese, non presenta quei tratti di drammaticità che contraddistinguono altre nazioni europee (Grecia e Spagna in testa), segnate dalla crisi economica e dai suoi effetti . Assume dunque particolare rilievo, la lettura dell’articolo di Francesca Rigotti dedicato ad Hannah Arendt, una delle maggiori pensatrici del Novecento . Per Arendt, infatti, il tratto specifico dell’uomo, più che nel lavoro e nella produzione, risiede nell’azione (la praxis greca) che non è una componente della vita riconducibile all’individualità ma alla socialità: si agisce infatti, per la filosofa tedesca, sempre in relazione agli altri . Agire ci consente di creare insieme qualcosa di nuovo, di inaspettato . Certamente il prevalere della globalizzazione

economica e di un concetto di “lavoro” confinato alla produzione di massa, minano la possibilità di un agire creativo ma non tutto, a quanto pare, è perduto . Una sfida che, leggendo le storie e la voglia di fare di queste sei giovani donne, non solo è possibile accettare ma rappresenta la chiave per trasformare la realtà e il futuro della nostra società . Senza uscire dal seminato, segnaliamo che a pochi mesi dal riconoscimento giunto da Ancona nell’ambito del concorso Metrocubo 2012 per i suoi “Ritratti metropolitani” – progetto più volte protagonista dei nostri Reportage –, il fotografo luganese Matteo Fieni ha visto premiato un suo recente lavoro nella categoria “Editorial (Fotopreis der SonntagsZeitung)” della Swiss Press Photo - ewz selection, tra i concorsi svizzeri più rinomati (www.ewzselection.ch). Le immagini selezionate dalla giuria sono state pubblicate da Ticinosette nel febbraio 2012 (http://issuu.com/infocdt/docs/n_1205_ti7) nell’ambito di un approfondimento dedicato al diritto di cronaca fotografica e alla tutela della privacy, che coinvolgeva l’Agorà, il Reportage e in modo trasversale anche altri contributi della stessa uscita . I vincitori del premio saranno ospiti di un evento che si terrà il prossimo 16 maggio presso l’ewz-Unterwerk Selnau (Selnaustrasse 25, Zurigo) . Cogliamo l’occasione per porgere i nostri complimenti a Matteo per i suoi lavori, sovente spunto di riflessioni e approfondimenti . Buona lettura, F . Martini e G . Fornasier


Quando l’affitto è una truffa

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Agorà

Sono migliaia le persone che ogni giorno cercano casa consultando annunci sul web o sui giornali specializzati. Quando ci si imbatte nell’appartamento perfetto, la tentazione è quella di non farsi sfuggire l’occasione. Già, ma è una super offerta o una truffa? I raggiri, i contratti poco chiari, sono infatti fenomeni diffusi e non è sempre facile riconoscerli di Valentina Gerig

S

olitamente è una donna, il nome vagamente straniero, abita a Londra o a Manchester, o in Francia, per motivi di lavoro, scrive in inglese o in un italiano zoppicante. Offre un appartamento molto grazioso, in posizione centrale e dal prezzo conveniente, quasi stracciato. Il motivo? Si è trasferita improvvisamente all’estero per una nuova occupazione, ha dovuto lasciare la sua abitazione, ma vuole affittarla il prima possibile. Verosimile. Può capitare, soprattutto nelle grandi città. L’inserzionista a questo punto aspetta di essere contattato, poi propone all’interessato di versare a titolo di garanzia una somma in denaro per spedire la chiave, visto che lui/lei è all’estero da poco e non può tornare apposta per far visitare la casa. Se l’appartamento non piace, non c’è problema, il proprietario assicura di restituire la cifra ricevuta.

Il finto appartamento Ebbene la tipologia di annuncio appena citato è riferibile alla cosiddetta “truffa del finto appartamento” o “delle chiavi da spedire”. Appare ciclicamente sui siti web di annunci immobiliari più visitati con nomi e indirizzi diversi a cui spedire dati e denaro, ma il raggiro è sempre lo stesso. Ovviamente, non esiste alcuna chiave, né tantomeno un appartamento. E il malcapitato resta con un pugno di mosche in mano e il portafoglio alleggerito di qualche centinaio di franchi o euro. I campanelli di allarme sono diversi: i contatti avvengono solo via mail, i canali a cui versare denaro sono Western Union, MoneyGram o circuiti simili, cioè i pagamenti più sconsigliati per le transazioni online. Eppure qualcuno inevitabilmente ci casca, sarà perché la lettera è firmata con tanto di nome, cognome e indirizzo o, forse, perché l’offerta sembra particolarmente allettante.


Gli affitti fittizi, soprattutto in rete, compaiono anche in Ticino. “Sul nostro territorio abbiamo una decina di segnalazioni all’anno. Non è quindi un fenomeno diffuso, ma è comunque presente. Si tratta per lo più di persone che si accorgono in tempo e segnalano la truffa. Può anche accadere sulla carta stampata, anche se solitamente le segnalazioni riguardano più che altro i siti specialistici”, spiega Renato Pizzoli, portavoce della Polizia cantonale. “Il consiglio principale? Innanzitutto, farsi mostrare sempre l’appartamento e non limitarsi alle sole fotografie. In secondo luogo, non versare mai una caparra senza aver prima firmato un contratto o aver effettuato qualche verifica sulla persona che mette in affitto la casa”. Risalire agli autori della truffa, una volta che l’utente ha già versato i soldi, purtroppo non è semplice: “Quello che cerchiamo di fare è risalire il più possibile la catena per individuare una identità, ovvero a chi fa riferimento l’indirizzo o il conto bancario indicato”, dichiara Renato Pizzoli. “Spesso però i nominativi risultano essere su documenti non autentici appartenenti a persone estranee ai fatti. Capita anzi di scoprire che i nomi fasulli corrispondano a vittime di altri reati, come per esempio il phishing (frode informatica, ndr)”. La truffa delle “chiavi da spedire” non è la sola, ma il comune denominatore di questa tipologia di raggiri è lo stesso. “Si basano sempre un’eccessiva confidenza che finisce per far perdere il controllo della situazione”, prosegue il portavoce della Polizia cantonale. “Qualche anno fa, per esempio, è capitato a due cittadini tedeschi di arrivare con le proprie valigie di fronte a una casa affittata per due settimane e di scoprire che solo l’esterno dell’appartamento corrispondeva alla realtà. Esiste inoltre un altro fenomeno di raggiro, questa volta nella vendita di immobili. Si chiama rip-deal. Durante una compravendita immobiliare viene introdotta una transazione estremamente vantaggiosa di cambio, ma la persona poi si ritrova ad avere del denaro falso in cambio della caparra pagata. Un’altra truffa è quella di farsi consegnare i documenti con la scusa di accendere l’ipoteca e aprire il conto in banca. Ma in realtà il documento potrebbe essere contraffatto intestando di fatto il conto al truffatore, che di seguito farà perdere le sue tracce. Le segnalazioni di rip-deal in Ticino si aggirano tra le diverse unità e alcune decine. In questi casi però gli importi in denaro persi sono molto importanti: da qualche migliaia di franchi al milione”, conclude Renato Pizzoli. I siti di annunci: quali responsabilità? Gli annunci-truffa, lo abbiamo detto, appaiono soprattutto in rete. A Milano uno dei siti più cliccati dagli studenti fuori sede (molti provenienti anche dal canton Ticino) è www.bakeca.it. La categoria di offerte immobiliari, vendita e affitti compresi, è tra le principali del sito: le visite mensili si aggirano intorno ai 2,1 milioni, gli annunci attivi nella sezione sono 762mila. La questione è: un sito come www.bakeca.it effettua dei controlli una volta che riceve un annuncio di offerta casa/stanza o viene pubblicato automaticamente? “Bakeca permette una pubblicazione istantanea e non svolge alcuna intermediazione tra chi pubblica e chi risponde. Non è responsabile dei contenuti, in quanto non è un sito editoriale ma un sito che ospita gli annunci inviati dagli utenti”, spiega Elisa Lombardo, responsabile ufficio stampa della società. “Nonostante questo, la qualità degli annunci rappresenta da sempre una delle nostre priorità. I contenuti vengono controllati sistematicamente, sia in modo automatico, sia manualmente, a seguito della pubblicazione, da un team di sette persone addette alla qualità. Purtroppo alcuni annunci che apparentemente non darebbero adito a sospetti, celano delle truffe

e possono essere scoperti e cancellati solo in seguito alle segnalazioni degli utenti. I soggetti che compiono questi atti illeciti cambiano sempre mail e quindi, nonostante tutti gli account vengano bloccati, ne creano sempre di nuovi ed è impossibile prevederli”. Gli utenti che individuano una inserzione sospetta possono però agire tempestivamente “via mail (link contattaci in home page) oppure cliccando sul bottone segnala presente all’interno di tutti gli annunci”, continua Elisa Lombardo. “A seguito di queste indicazioni il nostro ufficio customer care esegue dei controlli e, nel caso ci siano elementi riconducibili a una truffa reale o presunta, inserisce in black list gli indirizzi e-mail e i recapiti telefonici degli utenti sospetti, in modo tale che non possano più inserire annunci o rispondere ad altri inserzionisti”. Sulla difficoltà di effettuare maggiori controlli sugli annunci, anche Renato Pizzoli si dichiara d’accordo: “La professionalità di questi siti è data. Non attribuiamo delle responsabilità di questi casi, anche perché per effettuare controlli ci vogliono mezzi per poterlo fare. Se il fenomeno fosse più preoccupante forse le risponderei in modo diverso ma per ora non viene richiesto niente in particolare”. In Italia per denunciare il raggiro, si può sporgere denuncia alla Polizia postale. “Noi forniamo loro tutte le informazioni sull’id dell’inserzionista per consentire lo svolgimento delle indagini” spiega Elisa Lombardo di Bakeca.it. “Abbiamo anche due link di approfondimento sul nostro sito”. Renato Pizzoli ricorda che “un cittadino svizzero ha tutto il diritto di fare la denuncia alla Polizia cantonale nel suo cantone di residenza. Certo, bisogna anche considerare dove si verifica la maggior parte degli atti. In tal caso conviene fare direttamente denuncia nel cantone o nel paese dove sono avvenute le truffe”. Studenti fuori sede, categoria “a rischio”? Il Ticino è anche territorio di studenti che, una volta terminati gli studi superiori, si spostano in altri cantoni svizzeri o all’estero per frequentare l’università e i corsi di formazione. Pochi soldi a disposizione, ma quasi sempre una certa urgenza di trovare casa. Ecco perché si trasformano spesso in una categoria a “rischio” in quanto a truffe. Una insidia purtroppo diffusa nel Belpaese è l’affitto in nero. Secondo uno studio dell’Unione Inquilini, in Italia sono più di 500mila i contratti di locazione non registrati all’Agenzia delle Entrate. I proprietari che offrono appartamenti o stanze in affitto agli studenti (e non solo a loro) spesso non hanno l’autorizzazione, propongono contratti non registrati, con il rilascio di fatture inferiori all’importo reale o senza neppure quelle, come se gli inquilini fossero degli ospiti. Un nuovo decreto legislativo del 2011 denominato “cedolare secca” è entrato in vigore proprio per incentivare i proprietari a denunciare i contratti di locazione, ma non è stato sufficiente. Il “nero” continua a spopolare. Dal 7 giugno 2011 sono gli stessi inquilini ad avere uno strumento in più. Possono mettersi in regola andando a registrare i contratti in nero (anche relativi a stanze) presso l’Agenzia delle Entrate, una volta scoperto che il proprietario non l’ha fatto. In cambio avranno, al momento della registrazione, un contratto di anni 4+4 e un risparmio enorme, addirittura del 70-80%, come rivela il report di Unione Inquilini, perché i canoni applicati dalla legge calcolano il valore catastale dell’immobile e non quello di mercato. Di fatto, però, molti non lo fanno perché non se la sentono di denunciare il contratto in nero al posto del proprietario. Una difficoltà comprensibile, anche se in realtà sarebbe un dovere e soprattutto un diritto di ogni cittadino.

Agorà

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Il quotidiano sospeso Accostato dalla critica a vari movimenti senza che gli fosse assegnata una collocazione precisa, Alex Katz è considerato a tutti gli effetti un precursore della Pop Art. Nel corso di questa primavera tre distinte mostre offriranno al pubblico svizzero la possibilità di apprezzare i lavori dell’artista americano di Irina Zucca Alessandrelli

Arti

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L’indiscutibile pregio di Alex Katz (Brooklyn, 1927) è quello di aver inventato un proprio stile, immediatamente riconoscibile, basato sulla figurazione, proprio quando (dalla fine degli anni cinquanta ai sessanta) la scena artistica americana era dominata dall’Espressionismo astratto e da figure come Pollock e De Kooning. Formatosi presso la storica Cooper Union Art School di Manhattan (1946–49), Katz lottò per circa un decennio alla ricerca di uno stile che gli fosse congeniale, mantenendosi con lavoretti di vario tipo come il corniciaio e distruggendo moltissime tele che non lo soddisfacevano. Nella seconda metà degli anni cinquanta cominciò a lavorare su sagome in carta dipinte (i cutouts), dalle dimensioni reali e attaccate su compensato o alluminio, che stavano in piedi in mezzo ai visitatori. Divenne poi noto nel decennio successivo per i grandissimi dipinti (dai due ai tre metri) con ampie campiture di colore e la bidimensionalità dei soggetti. In quegli anni, sviluppò la passione per la ritrattistica di parenti e amici, fino alla lunga serie di ritratti di sua moglie Ada, con cui raggiunse grande notorietà sul finire degli anni settanta. Poi, ci furono i ritratti di modelle in abiti di noti stilisti, quando era del tutto inusuale occuparsi di moda. Negli anni novanta si dedicò al paesaggio, inteso come ambiente atmosferico di cui sentirsi parte, più che mera descrizione di scenari naturali. Oggi i suoi dipinti, dai soggetti piatti e dalle tinte contrastanti, figurano nelle più importanti collezioni museali: dal MoMA al Metropolitan al Whitney, fino alla Tate Gallery di Londra, dal Centre Pompidou di Parigi all’Albertina di Vienna, al Guggenheim di Bilbao. Occasioni di incontro La Svizzera celebra questo pittore americano, figlio di ebrei russi, nel mese di marzo con tre mostre, ognuna focalizzata su un particolare aspetto della sua produzione. La prima a inaugurare è stata la Galleria Monica De Cardenas (fino al 30 marzo) di Zuoz che si concentra sull’aspetto più intimo e spontaneo di Katz, presentando i suoi studi preparatori in olio su tavola, direttamente davanti al paesaggio o alla modella en plein air, oltre a due grandi ritratti. L’atmosfera e il colore sono protagonisti di questi lavori che precedono le sue grandi tele, caratterizzate da una pennellata libera ma estremamente precisa. Mentre, l’Hauskonstruktiv di Zurigo (dal 7 marzo al 12 maggio) espone la prima personale di Katz in un museo svizzero con opere che vanno dal 1948 a oggi, con particolare atten-


Il pittore Alex Katz (immagine tratta da www.connectortribune.com)

zione al paesaggio, metafora dello spazio pensato prima e guardato poi. Infine, il Musée Cantonal des Beaux-Arts di Losanna (dal 22 marzo al 9 giugno) pone, invece, a confronto la produzione del pittore svizzero francese Félix Vallotton (morto nel 1925) con l’opera di Katz. La semplificazione delle forme e la riduzione della gamma cromatica emergono nelle opere moderne di Valloton e, come un filo rosso attraverso i decenni, si ritrovano nelle tele di Katz. Il colore è luce Katz è oggi considerato un grande maestro con uno stile unico che ha ispirato diverse generazioni di pittori come David Salle, Peter Halley, Richard Prince ed Elizabeth Peyton. Dal dialogo con due di questi artisti più giovani emergono le tematiche centrali nella produzione di Katz. Nel 1991 fu pubblicata un’intervista su “The Journal of Contemporary Art”, in cui Richard Prince (1949, Canale di Panama) chiedeva all’artista in che cosa lui pensasse di essere accurato. Nella risposta Katz evocò la luce, i vestiti, le persone. Interessante notare come Katz, non concepisca mai il colore in quanto tale, ma in quanto luce. Egli usa il colore come espressione della luce al momento di cominciare il ritratto. Gli sfondi giallo, rosa, grigio, blu, contribuiscono a creare il contrasto con la pelle del viso, restituendo la particolare tonalità di luce in cui è immerso il modello o la modella. Tutti i protagonisti dei dipinti esprimono un’eleganza disinvolta e al contempo sofisticata. Sia gli uomini sia le donne sono spesso definiti dagli abiti, raffinati nel taglio e originali nei colori. I gioielli e i cappelli aggiungono una nota di classe alle donne. La luce e gli occhi ritratti contribuiscono a consegnare la personalità del soggetto raffigurato ai fruitori del quadro.

La supremazia del quotidiano L’intervista indagava anche il rapporto di Katz con i cartelloni pubblicitari e i film, essenziali nella Pop art. La risposta di Katz è che, a volte, la supremazia estetica spetta a questi elementi del quotidiano, che sono più pregnanti della pittura (basti pensare ai fumetti di Roy Lichtenstein, alle scatole di detersivo Brillo di Warhol per capire gli infiniti sviluppi di questo pensiero nell’estetica pop). Mentre, da una conversazione pubblicata di recente su “Mousse magazine”, emerge la teoria di Katz sulle qualità immortali della pittura: ”Ci sono diverse forme di comunicazione. Preferisco l’immagine al dipinto, dovendo scegliere. Mi piace dipingere come un maestro, ma non voglio mettere la pittura prima dell’immagine. È il soggetto a essere importante”. Poi Katz aggiunge: “L’energia dello stile è la cosa più importante. La pittura si basa sullo stile e sull’energia. Sul tentativo di fare qualcosa che appaia nuovo, qualcosa che le persone desiderino guardare. […] Un lavoro denso di energia non ha un limite temporale”. Dove risiede allora la forza energica della pittura di Katz che resiste, senza essere mai di moda, dopo oltre cinquant’anni? Il segreto sta probabilmente nel suo essere sempre e indiscutibilmente godibile. Tutte le caratteristiche della sua pittura – dallo stile, ai colori, ai soggetti delle immagini – piacciono a un pubblico vasto ed eterogeneo. I ritratti di belle donne, i tramonti, i fiori, i volti sembrano presi da scene di vacanza, dove la calma, se non la serenità, regnano almeno per un attimo. Non c’è felicità nei volti, ma piuttosto assenza di dolore e di rabbia. Se mai, vi si riconosce un’interruzione dei sentimenti più forti, la mancanza dei registri più bassi e più alti del vivere umano e un mantenersi magnificamente sospesi in una sorta di gradevole interspazio. I suoi personaggi vivono in una calma composta, priva di tensioni, in una gamma sentimentale che non contempla sbalzi o eccessi emotivi.


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Dove sta l’amore “Our love is here to stay” è l’ultima canzone composta da George Gershwin, musicista simbolo per gli Stati Uniti e il cui contributo alla musica del Novecento è stato fondamentale di Tito Mangialajo Rantzer

Tracce

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Il 4 febbraio del 1938 usciva negli Stati Uniti il film The Goldwyn cresceva. Rhapsody in blue (1924), Concerto in fa (1925), An amefollies, una pellicola destinata a non lasciare un felice ricordo rican in Paris (1928) e l’opera Porgy and bess (1935) sono solo nella storia del cinema, tanto da essere inserita in una classifi- alcune delle sue opere orchestrali più apprezzate nelle quali Gerca dei cinquanta peggiori film di ogni tempo (H. Medved, R. shwin riuscì a fondere echi di Stravinsky, Ciajcovskij, Debussy Dreyfuss, M. Medved, The fifty worst films of all time and how e musica ebraica ashkenazita in un personalissimo stile, tanto they got that way, Warner Books, 1978). da diventare una specie di Giuseppe Verdi americano, quella La trama del film era solo un pretesto per lanciare alcuni nu- che ora verrebbe definita un’ icona. Sicuramente un musicista meri di ballo e una serie di canzoni, che seppe incarnare perfettamente per lo più composte niente di meno lo spirito di un’epoca (eguagliato in che da George Gershwin. Una di quequesto probabilmente solo da Duste, che nel film si percepisce appena ke Ellington) e che ebbe come suoi perché utilizzata come sottofondo grandi estimatori compositori quali a un dialogo, era Our love is here to Schoenberg, Ravel e Poulenc. stay, destinata col tempo a diventare Purtroppo Gershwin si spense giouno dei più importanti “standard” vane, fulminato da un tumore al della canzone americana. Il brano fu cervello, lasciando un grande vuoto l’ultimo composto da Gershwin, che nella musica americana e mondiale. morì l’11 luglio del 1937. Ma poco prima di morire compose apFiglio di immigrati ebrei provenienti punto questo piccolo capolavoro. La da Odessa – caso strano: un altro canzone ci svela subito la grandezza grande della canzone americana, Bob di un musicista capace di creare un Dylan, è anche lui ebreo con i nonni grande melodia con pochi mezzi: per provenienti da Odessa –, Gershwin le prime otto battute utilizza solo note nacque a New York, per la precisione della scala pentatonica – cioè la prima, a Brooklyn, il 26 settembre 1898. la seconda, la quarta, la quinta e la George Gershwin al pianoforte Si appassionò alla musica quando, sesta nota di una scala maggiore: per (immagine tratta da www.thirteen.org) da bambino, sentì provenire da un esempio Do, Re, Fa, Sol, La –, per poi pianoforte meccanico posto in un espandere progressivamente il matebar vicino a casa sua la Melodia in Fa di Anton Rubinstein. riale di partenza aggiungendo note e arricchendo l’armonia. Le Quell’ascolto casuale lo segnò, facendo nascere in lui il desiderio parole della canzone, scritte dal fratello maggiore Ira – uno dei di diventare un pianista, in seguito un compositore. più grandi parolieri americani di tutti tempi che collaborò, oltre A dodici anni cominciò lo studio del pianoforte e, pur impe- che con George, anche con altri importantissimi compositori gnandosi seriamente nell’apprendimento della musica classica, (Kurt Weil, Jerome Kern e Harold Harlen su tutti) –, si sposano tanto da studiare con due grandissimi insegnanti quali Joseph perfettamente con la melodia, tanto da non far capire che cosa Shillinger e Henry Cowell, Gershwin si dimostrò sempre atten- sia stato creato prima, vuoi il testo o il motivo musicale. tissimo alla “popular music”, all’epoca le canzoni per i teatri Inizialmente il brano non riscosse un grande successo, dato che musicali di Broadway. nel film non godeva di un particolare risalto. Ci volle un’interNel 1916 Gershwin compose la sua prima canzone per un pretazione della cantante Mildred Bailey accompagnata dall’ormusical, When you want ’em, you can’t get ‘em, e continuò a chestra di Red Norvo registrata poco dopo l’uscita della pellicola produrre grandissimi successi fino appunto a Our love is here to a farla balzare al sedicesimo posto nella classifica americana. stay. In mezzo, veri e propri capolavori di trentadue battute (la L’inclusione poi nel 1951 della canzone nel film Un americano a lunghezza standard della canzone americana degli anni venti Parigi con la splendida versione di Gene Kelly la innalzò a vero e trenta) quali Swanee, I got rhythm, ’S wonderful, Someone to e proprio standard del jazz. Da quel momento in poi pressoché watch over me e moltissime altre. tutti i più grandi musicisti e cantanti la inclusero nel loro repertorio: Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Frank Sinatra, Ray Charles, Una sorta di testamento Ben Webster, Nat King Cole sono solo alcuni degli artisti che, Mentre la sua fama di compositore per Broadway si affermava, avendola cantata o suonata, ci ricordano la grandezza del genio anche la sua maestria e originalità come compositore classico intramontabile di George Gershwin.


Le radici e la poesia

Semionico per Giovanni Rossetti, pediatra di professione e scrittore, è contemporaneamente luogo dell’anima e rifugio della fantasia narrativa. In questo piccolo comune immaginario – ricreato a somiglianza di tanti piccoli centri delle vallate del cantone – l’autore ha ambientato il suo primo romanzo, La stagione di Semionico (Armando Dadò, 2010) e da qui prende il via la vicenda raccontata nel recente Compromesso svizzero. Protagonista è l’anziana CeleGiovanni Rossetti Compromesso svizzero stina, montanara d’altri tempi Armando Dadò, 2012 che vive pascolando capre, preparando formaggi e seguendo il ritmo antico delle stagioni. Improvvisamente la sua esistenza pacifica viene interrotta dalla nascita di uno strano “capretto”, figlio di un incrocio tra una capra e uno stambecco. L’animale attira, infatti, l’attenzione di cacciatori, degli enti per la protezione degli animali, di giornalisti e curiosi. La situazione si complica ulteriormente quando Celestina salva da una valanga un piccolo clandestino, Pablito. Da questo evento in poi inizia una vera e propria lotta tra l’anziana montanara e le autorità elvetiche, decise a sottrargli sia lo strano cucciolo sia il bambino. Una battaglia impari, in cui Celestina dovrà fare i conti con la fredda logica delle norme legislative, con l’impersonalità della burocrazia e dei funzionari che la rappresentano, quasi tutti incapaci di comprendere la situazione e far prevalere le ragioni del cuore. L’unica soluzione possibile sarà un compromesso, per l’anziana donna dolorosissimo. In questa sua seconda opera letteraria, Rossetti ritorna ai temi che gli sono cari: l’importanza del contatto con la natura e il rispetto dei suoi ritmi ancestrali nonché la necessità di rapporti umani più sinceri e aperti, in cui le regole dell’accoglienza e dell’ospitalità prevalgano sulla logica ferrea delle leggi. Su tutto domina però il tema del dialogo, spesso impossibile, tra tradizione e modernità, con la prima destinata comunque a cedere il passo per poi, infine, soccombere.

I testi che nascono come raccolte di contributi scritti in occasioni e tempi diversi soffrono spesso di una sorta di peccato originale: quello di apparire uniti solo per ragioni puramente editoriali e per comporre un tomo di dimensioni apprezzabili. Un peccato – è bene chiarirlo subito – che non riguarda Quando Chiasso era in Irlanda di Fabio Pusterla, volume che pur raccogliendo prose poetiche e saggistiche autonome tra loro, Fabio Pusterla scritte tra il 2008 e il 2011, si Quando Chiasso presenta come un’opera coesa, era in Irlanda animata da uno spirito di fonEd. Casagrande, 2012 do unitario. A legare tra loro i contributi, infatti, è la scelta dell’autore di raccontare se stesso, di mettere a nudo la propria anima e i ricordi intimi e autobiografici per provare a spiegare il suo amore e il suo legame con la letteratura in generale e la poesia in particolare. Letteratura e poesia che per Pusterla sono indispensabili compagne di viaggio, così come i grandi scrittori e poeti sono maestri dei quali non si può fare a meno se si vuole capire il mondo attorno a noi e il mondo dentro di noi: “prova a leggere la poesia, vedrai che parla di te” è l’invito non casuale di Pusterla ai suoi studenti di liceo. Sono la poesia e il grande romanzo gli strumenti che consentono a Pusterla, per esempio, di guardare con occhi diversi alla quotidianità che lo circonda. Così anche un posto conosciuto e frequentato sin dall’infanzia come Chiasso, un luogo desolato con i suoi binari e le case incassate tra strada e ferrovia, può acquisire tonalità differenti. Può assumere i colori vivaci dell’Irlanda nell’immaginario di chi ha tratto alimento dai versi di Dylan Thomas oppure dalla prosa di James Joyce. Un libro “didattico” Quando Chiasso era in Irlanda, in cui il Pusterla insegnante affianca e completa il Pusterla poeta e scrittore, un libro di un uomo che crede ancora nella funzione politica, sociale, direi quasi terapeutica delle parole scritte per l’anima e l’intelletto, soprattutto quando diventano poesia.

Letture

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» di Roberto Roveda

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Conseguenze della revisione sbagliata della legge sulla pianificazione del territorio (LPT):

Obbligo di costruire ed espropriazione!

La revisione della LPT costringe i cantoni a declassare dei terreni edificabili, dunque a espropriare i loro proprietari, ciò che costituisce un grave attentato alla proprietà privata. Gli enormi indennizzi che lo Stato dovrà versare causeranno per forza di cose un aumento delle imposte. Inoltre, la nuova LPT esige una densificazione delle costruzioni. Le autorità potranno addirittura obbligare dei proprietari fondiari a costruire sui loro terreni, se in presenza di un “interesse pubblico”. Nessuno sa se queste misure coercitive siano realmente applicabili. Sono prevedibili delle lunghe procedure giudiziarie. Ecco perché bisogna votare NO a questa revisione sbagliata della LPT. Comitato apartitico «NO alla fallimentare revisione della LPT» Casella postale 8166, 3001 Berna

www.revisione-lpt-no.ch

Perciò il 3 marzo

NO Revisione LPT


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Oggetti permanenti I podcast audio spaziano dalla musica al talk-show, dagli approfondimenti tematici ai tutorials che insegnano virtualmente ogni cosa. Incluse le modalità attraverso le quali produrre i propri podcast personali di Mariella Dal Farra

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Fra le nuove parole di derivazione tecnologica che negli ultimi tempi sono entrate a far parte del nostro vocabolario, una è podcast, abbreviazione di podcasting. Nata dalla fusione fra iPod – il noto riproduttore di file multimediali della Apple – e broadcasting (radio/teletrasmissione), il termine podcast indica la possibilità di scaricare da internet, in formato file, i programmi audio e video trasmessi nell’ambito della programmazione di una emittente radiofonica (o televisiva). L’etimologia fotografa il momento storico in cui i podcast fanno la loro comparsa, e cioè a partire dal 2004, quando l’iPod, ormai capillarmente diffuso, rappresenta il primo riproduttore portatile di contenuti audio e video. Al fine di “sganciare” il concetto di podcast dal nome del prodotto Apple, la sillaba “pod” viene oggi ricondotta all’acronimo di “personal on demand” (“su richiesta personale”) o anche di “personal option digital (casting)” (“selezione personale di materiale digitale”). Entrambe le espressioni evidenziano la principale caratteristica del podcast, ovvero la possibilità di comporre i propri ascolti in maniera personalizzata. Trasmissioni in eterna diretta A titolo esemplificativo, se non riesco ad ascoltare il mio programma radio preferito perché viene trasmesso in orario di lavoro, posso connettermi al sito dell’emittente, trasferire il file audio (generalmente in formato Mp3) sul computer, o sul riproduttore portatile, e ascoltarlo comodamente in auto mentre torno a casa. Inoltre, se voglio essere sicura di non perdermi neppure una puntata, posso sottoscrivere un abbonamento e, tramite apposita applicazione, scaricare automaticamente le trasmissioni mano a mano che vengono rese disponibili in rete. In termini di contenuti, i podcast audio spaziano dalla musica al talk-show, e dagli approfondimenti tematici ai tutorials che insegnano virtualmente ogni cosa, compreso come produrre i propri podcast personali. Infatti, analogamente a quanto accade con il blog, chiunque può creare i propri programmi e pubblicarli in internet, dove chiunque altro potrà scaricarli e ascoltarli liberamente. Oltre il copyright Di fatto, il termine podcast viene usato per la prima volta nel febbraio del 2004 come sinonimo di “audio-blogging” e descritto come “il nuovo boom della radio amatoriale” 1. In un articolo di due anni dopo, si evidenzia come il podcasting apra “uno scenario in cui gli ascoltatori diventano produttori, dove la tecnologia di cui già disponiamo assume nuovi ruoli e dove i fruitori di programmi radiofonici, tagliati fuori dai media tradizionali, riscoprono le proprie voci” 2 . Attualmente iTunes, il programma


Il giovane programmatore Aaron Schwartz (classe 1986; tra i padri del formato RSS) morto suicida lo scorso gennaio. Immagine tratta da www.reuters.com

per la riproduzione di file multimediali della Apple, consente l’accesso gratuito a circa 3000 podcast suddivisi per genere musicale, temi trattati (sport, politica, religione ecc.), ed emittente (associazioni, istituzioni, università, privati). Un capitolo a parte è costituito dai podcast letterari, sorta di audio-libri le cui diverse parti vengono registrate e rilasciate all’interno di un determinato arco di tempo, fino a formare l’opera completa. Può trattarsi di classici della letteratura non più coperti da copyright, così come di opere di esordienti che utilizzano tale modalità per ottenere visibilità “bypassando” i circuiti ufficiali. Anche in questo caso, “La maggioranza dei podcast attivi […] non fa parte del circuito a pagamento o della grande editoria, ma è costituito dal cosiddetto «movimento indipendente», formato da semplici utenti che per passione diffondono i propri contenuti”.3 Informazione e contenuti “orizzontali” Si tratta pertanto di una modalità di diffusione dell’informazione di tipo “orizzontale”, caratterizzata da un grado di interattività molto ampio. In questo senso, il podcast si configura come paradigma di due tendenze imperanti nella trasmissione delle informazioni in generale, e delle forme d’intrattenimento in particolare: l’interscambiabilità fra produttore e fruitore, intesa come possibilità di assumere di volta in volta l’uno o l’altro ruolo, e la permanenza dei contenuti (vedi le cosiddette “nuvole informatiche”), che sussistono in uno “spazio” simile a un gigantesco, intangibile magazzino al quale è possibile accedere in qualsiasi momento. E se la persistenza di tutto ciò che viene pubblicato in internet è una realtà con la quale sempre più spesso, mano a mano che passa

il tempo, ci troviamo a fare i conti, l’orizzontalità della rete rappresenta un fronte destinato a farsi sempre più “caldo”. Aaron Schwartz Il diritto alla libera circolazione dei contenuti appare un tema particolarmente saliente in questi giorni, a fronte della tragica scomparsa di uno dei programmatori che hanno contribuito a sviluppare il formato (feed o “flusso” RSS) attualmente utilizzato da migliaia di testate in tutto il mondo per la pubblicazione e la “captazione” dei podcast in rete. Parliamo di Aaron Schwartz, morto suicida l’11 gennaio scorso all’età di ventisei anni, sulla cui giovane testa gravava la minaccia di una sentenza a trent’anni di carcere per avere divulgato “senza permesso” articoli scientifici del MIT (Massachusetts Institute of Technology), il gota della ricerca tecnologica contemporanea. Fautore di una rete libera, basata sui principi della condivisione e dello scambio, Schwartz, il cui drammatico gesto appare riconducibile a una patologia depressiva di cui soffriva da anni, ha dedicato la sua intensa, breve vita a questa causa.

per saperne di più Gli elenchi dei podcast più seguiti a livello internazionale si trovano all’indirizzo www.podcast.com note 1 Ben Hammersley, “Audible revolution”, The Guardian, 12/02/2004. 2 Richard Berrym “Will the iPod kill the Radio Star? Profiling Podcasting as Radio”, Convergence: The International Journal of Research into New Media Technologies, May 2006; vol. 12, 2: pp. 143–162. 3 http://it.wikipedia.org/wiki/Podcasting

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Capitalismo malato I tempi difficili che stiamo vivendo non riguardano solo l’economia. Si tratta di un passaggio epocale che secondo alcuni esperti mostra tutti i limiti del capitalismo più recente, basato sul profitto illimitato, sulla tecnica senza regole, sul primato dell’individuo rispetto al bene comune. Un capitalismo tecno-nichilista di Roberto Roveda

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Sono passati più di quattro anni dal crollo di Lehman Brothers nell’autunno del 2008, momento di avvio della lunga crisi economica in cui siamo ancora intrappolati. È però ancora difficile comprendere a pieno quello che stiamo vivendo e come si possa essere arrivati a questa crisi generale del sistema bancario, che progressivamente sta diventando sempre di più “crisi dell’economia reale”. Domina ancora, tra gli esperti e le persone comuni, una certa incredulità, il pensiero inconscio – facilmente tramutato in illusoria speranza – che quella che stiamo vivendo non sia altro che una fase, un momento di inciampo prima dell’agognata ripresa. Le radici profonde (e rimosse) della crisi In realtà gli osservatori più accorti già da tempo si stanno interrogando sulle radici profonde e lontane della crisi. Proviamo a farlo anche noi, partendo dalla data citata all’inizio – l’autunno del 2008 – e andando a ritroso, per analizzare tutto il periodo che la precede. Un periodo che inizia con la caduta del muro di Berlino; un ventennio (quello 1989–2008) che viene preparato da quanto accaduto negli anni ottanta del Novecento, segnati dall’avvento dei governi neoliberisti in Europa e negli Stati Uniti sorti come risposta alla crisi dello statalismo evidenziata durante gli anni settanta. Così, il periodo che va dal 1989 al 2008 ha rappresentato una stagione storica con una sua unitarietà, che ha conosciuto una potente fase economica espansiva, sviluppata dai paesi anglosassoni sul piano internazionale attraverso una politica di deregulation. Un ciclo di espansione non solo economica, ma anche finanziaria, tecnologica e geografica. E in un certo senso anche di espansione della soggettività: nell’occidente avanzato si è affermata l’idea che ciascun individuo ha diritto di vivere molte più occasioni, opportunità ed esperienze rispetto a quanto accadeva in passato. Come ogni stagione, però, anche questa ha avuto un inizio e una fine. Ecco, il 2008 ha rappresentato la fine della “prima globalizzazione”, un’espansione che si è pensata e si è praticata come illimitata e i cui effetti collaterali devono essere gestiti ora che è iniziata una seconda fase. Il sociologo ed economista Mauro Magatti, docente di Processi storici, economici e sociali del capitalismo all’Università Cattolica di Milano, ha coniato in un suo saggio l’acuta definizione di “capitalismo tecno-nichilista”1 per indicare questa fase di espansione. Quella di un capitalismo senza limiti, nell’arric-

chimento assicurato dalla finanza, nella sua diffusione in ogni angolo del mondo, nel suo appoggiarsi alle nuove tecnologie nel campo delle telecomunicazioni e dei trasporti, sviluppate in maniera frenetica nell’ultimo ventennio del XX secolo, nella sua esaltazione della soggettività più sfrenata. Un sistema organizzato, che da alcuni anni ha cominciato a svilupparsi su scala planetaria e globale. Per farsi un’idea di questo fenomeno si possono citare due fatti in un certo senso epocali. Nel 1986 vengono unificate telematicamente le borse di New York e Londra, iniziativa che ha consentito di fatto l’avvio di scambi oceanici in tempo reale. Il secondo è un dato: si è stimato che nel 2007, anno precedente a quello di scoppio della crisi, fossero circa 250 milioni i passeggeri trasportati ogni mese dal sistema aeronautico mondiale. Si tratta ovviamente di una cifra importante, che implica alla base migliaia di operazioni tecniche di cui si può facilmente comprendere la complessità. Questi due semplici esempi ci mostrano dunque come il sistema tecnico planetario sia stato l’infrastruttura centrale dell’espansione che ha contribuito alla costruzione di questo sistema mondiale globalizzato, incontrandosi con le istanze della conoscenza, della ricerca e dell’innovazione. Senza questa “tecnica” non ci potrebbe essere il capitalismo così come lo intendiamo oggi. La natura individualistica del capitalismo Ancora più interessante è però comprendere la natura individualista che gradatamente diventa nichilista del capitalismo. Chiediamo proprio a Mauro Magatti di spiegarci perché, a suo parere, il capitalismo degli ultimi vent’anni si è ammalato di nichilismo. Sul piano dell’esperienza soggettiva, utilizzo il concetto di nichilismo principalmente per due ragioni: intanto perché i fenomeni della planetarizzazione e della transculturalità – ovvero la vicinanza delle culture –, oltre al sorgere dei fondamentalismi reattivi, talvolta producono anche la spinta a una sorta di indifferenza valoriale. Non tanto una forma di relativismo, ma l’idea diffusa che le diverse posizioni finiscano tutte per equivalersi. Così, dopo la drammatica stagione del nichilismo nazista e leninista della prima metà del secolo scorso, si è diffuso quello che la sociologia americana definisce “nichilismo sorridente” o “nichilismo della vita quotidiana”, in cui la perdita di senso e valore è diventata in un certo modo parte della filosofia di vita delle persone. I due elementi del binomio tecnica-


La prima pagina del quotidiano inglese “The Times”: correva l’anno 2008… (immagine tratta da www.ilmegliodiinternet.it)

nichilismo stanno insieme dal momento che lo sviluppo tecnico e la perpetua trasformazione attraverso l’innovazione creano una sorta di movimento all’interno del quale la visione nichilistica trova spazio. Come il criceto che continua a correre dentro la ruota, abbiamo avuto la sensazione di un movimento, di un cambiamento incessante, pur restando sempre nello stesso punto. Professor Magatti, qual è la seconda ragione per cui è possibile utilizzare il concetto di nichilismo per leggere il capitalismo e la società dei nostri giorni? Max Weber ci ha insegnato che il capitalismo non si basa solo su un’infrastruttura tecnica che influenza il sistema di potere, ma anche su uno spirito. Questo periodo ha espresso una sua Weltanschauung, una visione del mondo, quella appunto dell’espansione dell’io, del cambiamento continuo dell’opinione e del cosiddetto “regime dell’equivalenza” di cui parlavamo in precedenza: una stagione quasi adolescenziale in cui si è scoperta la libertà di massa e in cui si è pensato che essere liberi significasse semplicemente fare ciascuno quel che desiderava. La crisi invece ci invita a riflettere in modo profondo sulla libertà, su quali sono contesti in cui l’abbiamo raggiunta dal punto di vista dell’accesso al benessere, del funzionamento dei regimi democratici, del pluralismo culturale. Una strada per il futuro? Oltre a rappresentare il momento in cui un sistema inizia a vacillare, la crisi si può trasformare in un’occasione per far emergere il nuovo, come indica il suo ultimo libro intitolato non a caso La grande contrazione. I fallimenti della libertà e le vie del suo riscatto (Feltrinelli, 2012)?

Certamente. Come sempre avviene nella storia, nel chiudersi di una stagione affiorano le possibilità affinché si apra un nuovo orizzonte, credo migliore del precedente. Affinché questo avvenga bisogna però attuare una profonda trasformazione interiore, ma che ha implicazioni anche molto pratiche e concrete. Passa fondamentalmente per due aspetti. Il primo va oltre il superamento del nichilismo, è una vera e propria metamorfosi culturale: occorre rendersi conto che quanto è avvenuto nella finanza non è altro che la proiezione su scala macroscopica di quell’idea di libertà iperindividualistica adolescenziale descritta in precedenza. Bisogna mettere in discussione questo concetto, non per ridurre e deprimere la libertà, ma per fare in modo che essa possa compiere un passo in avanti. Dobbiamo raggiungere la consapevolezza che non esistiamo solo noi al mondo e iniziare a guardare all’altro non come un peso, ma come un interlocutore, l’elemento in grado di darci il senso della realtà. Allo stesso modo, l’ambiente non deve essere considerato come qualcosa che costringe la nostra libertà: rispettare la natura aiuta a non farci cadere nell’errore secondo cui esistiamo solo noi come individui, con i nostri desideri tendenzialmente infiniti. La seconda trasformazione ci deve poi portare ad abbandonare la convinzione errata che l’espansione sia illimitata, non per sposare posizioni vicine al concetto di decrescita – che personalmente non condivido – ma per tornare a comprendere che la crescita sta in piedi solo se si misura con dei limiti.

note 1 Mauro Magatti, Libertà immaginaria. Le illusioni del capitalismo tecnonichilista, Feltrinelli, 2009.

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Parzialmente altrove Lo smartphone si è trasformato nell’arco di pochi anni in una sorta di protesi del nostro cervello, fonte non solo di informazioni di ogni genere ma anche estensione della nostra personalità, una piattaforma dalla quale gestiamo la nostra vita affettiva e relazionale di Duccio Canestrini

“We never look up”, non guardiamo mai in su. È questo il

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Connessi e disgiunti. Questo nuovo modo di vivere regala titolo di una serie di foto scattate e messe in rete da un giovane – meglio, vende – enormi e sorprendenti vantaggi. Avere finlandese, che desidera rimanere anonimo. Forse perché di informazioni è adorabile. In alcune circostanze, non tutte, è quegli sguardi bassi è in parte responsabile: lavora infatti per anche necessario. Il rovescio della medaglia sono gli svantaggi un’azienda che produce telefoni cellulari. annessi, vale a dire ciò che perdiamo. Perché, sì, qualcosa Guardiamo giù perché sempre più disinvoltamente vivia- perdiamo quando concentriamo la nostra attenzione sul picmo a testa bassa. Scrutando colo monitor luminoso, un po’ un piccolo schermo che ci dà ossessionati da questi responsi informazioni. Consultando il in tempo reale. nostro enciclopedino. Il noPerdiamo, per esempio, la vistro oracoletto personale. Lo sione d’insieme. Dettagli lafacciamo mentre lavoriamo, terali e marginali. Avvisi di mentre mangiamo, mentre parpericoli imminenti. Panorami liamo con gli amici. Lo guarfuggevoli. Effetti del vento. diamo mentre camminiamo, Sguardi penetranti. Senso della buffamente miopi o presbiti, realtà. Non a caso circolano tenendolo vicino agli occhi, in rete filmatini dove un tizio oppure a braccio teso, un po’ o una tizia che camminano lontano. Avidi di aggiornamenguardando il cellulare vanno ti. La disponibilità di queste a sbattere contro un palo. informazioni, 24 ore su 24, non ha cambiato soltanto il Occhio al tombino modo di socializzare, ma anMa a risentirne sono sopratche di percepire la realtà che ci tutto l’intuito e la memoria, circonda, di esistere insomma. poiché le informazioni sono A testa china interroghiamo i preziose ma non sono tutto. nostri magici telefonini (gli alL’intuito è capacità di percepiImmagine trattada www. facebookeeping.com tri negozi chiudono, quelli che re, quel senso che ci permette vendono smartphone aprono), di captare segnali, linguaggi queste sfere di cristallo tecnologiche che ci dicono che tempo del corpo, misteri della natura, pericoli, sentimenti, anomali farà domani, dove si trova il distributore di benzina più vicino, movimenti di folla. L’intuito, così come la nostra memoria, il credito rimasto, quanto ci vuole ancora bene una persona anch’essa divenuta poco utile e pressoché svaporata con la cara. Non ci sono più curiosità inappagate, né domande che tecnologia portatile, hanno bisogno di essere ammaestrati, restano sospese. È una meraviglia continua. praticati, esercitati. Iperconnessione mobile e intuito, a volte, possono coesistere. Piccole protesi Dipende dalla consapevolezza con la quale ciascuno gestisce le L’anonimo finlandese non vuole esprimere giudizi. Non nuove protesi. Ma il fatto di negare gli svantaggi della presensostiene che è sbagliato. Semplicemente documenta un com- za virtuale, della progressiva atrofia dell’intuito, del completo portamento con occhio da antropologo: perché ormai questi trasferimento della nostra memoria dentro strumentini a device, queste piccole protesi, sono estensioni del corpo umano, batteria, è emblematico. Chi non ne vede anche i limiti è sulla sono antropologia. via di una mutazione: minimizza, non ne se accorge o non se È nato un nuovo modo di essere: condividiamo la nostra pre- ne cura. Ma non è detto che di conseguenza vada a sbattere. senza tra gli astanti e i distanti, tra il tatto reale e il contatto L’ultima trovata è una telecamerina integrata nello smartphovirtuale, siamo parzialmente presenti, un po’ con chi ci sta ne, puntata in basso, sul marciapiede. Mentre camminando accanto e un po’ con il mondo intero. Parzialmente attenti. guardiamo il piccolo schermo, il telefonino ci avverte, in Parzialmente altrove. tempo reale, anche della presenza di un tombino.


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La teorica dell’azione Hannah Arendt non amava sentirsi definire “filosofa”. Preferiva considerarsi una teorica politica, concentrata sull’azione più che sul pensiero, su “ciò che facciamo” piuttosto che su “ciò che pensiamo” di Francesca Rigotti

A quasi quarant’anni dalla morte di Hannah Arendt, avvenuta

dell’azione. In Vita activa, un’opera del 1958, il senso dell’agire a New York il 4 dicembre 1975, non possiamo che chiamarla trova il suo presupposto nella radicale pluralità del mondo in filosofa e, fra l’altro, una delle più grandi: una persona “i cui cui l’uomo abita e nella condizione umana: “Non l’Uomo, ma gli pensieri cambiarono il mondo”. Così recita il titolo di un libro uomini abitano questo pianeta. La pluralità è la legge della terra”. appena uscito in lingua tedesca a lei dedicato e al lungome­ Gli uomini non esistono nemmeno in teoria come Uomo al traggio su di lei uscito il 10 gennaio 2013 nelle sale tedesche, singolare, e neppure come entità fra loro slegate, bensì come girato dalla regista Margarethe von Trotta, un film magnifico, esistenti unici costitutivamente in relazione l’uno con l’altro, duro e tenero, spietato e avvincente. La sempre e unicamente al plurale. storia si concentra principalmente su una fase della vita di Hannah Arendt, L’unicità dell’uomo nei primi anni sessanta, allorché ella si Pluralità degli uomini, unicità di ogni reca a Gerusalemme, per incarico del uomo. Unicità, forse la maggior intui­ New Yorker, col compito di scrivere per zione di Arendt, quella che porterà la il giornale il resoconto del processo filosofia a uscire dalla gabbia della ta­ al criminale nazista Adolf Eichmann. natologia, cioè l’“essere­per­la­morte”, Arendt accetta l’incarico, da lei stessa che è sempre stato il dogma della sollecitato, e parte. Al processo si stupi­ filosofia occidentale a partire dalle sue sce di trovarsi di fronte, nella gabbia di origini, e ancor più fu il tema portante vetro dove stava l’imputato, un ometto dell’amato maestro di Marburg, Martin grigio e insignificante, non il mostro o Heidegger. Non per morire nasciamo, il demonio che aveva immaginato. affermerà invece Hannah Arendt, ma Nessuna eccezionalità nel male dunque, per nascere, per incominciare. solo la sua banalità: e infatti il titolo del Arendt insomma, che madre non fu, libro che nasce da quella esperienza: propose alla riflessione filosofica la Eichmann a Gerusalemme. La banalità condizione di essere bambini. I bambi­ del male, riflette proprio tale percezio­ ni, i neonati, sono infatti l’inizio, sono Hannah Arendt in un ritratto di H.M. Kull ne, filosoficamente elaborata. Il male è all’inizio: ognuno di loro ripete con la (www.hmkullblog.wordpress.com) banale, chiunque lo può compiere se la propria unica nascita il miracolo del gente non se ne difende, lascia correre, tace, non pensa. A causa venire non semplicemente alla vita ma del venire al mondo, di questa posizione, che apparve a molti antisemita, Arendt del cominciare (a respirare, a parlare, a camminare). Il nuovo subisce una forte censura da parte dei suoi stessi compagni e nato di Arendt dà avvio a qualcosa di nuovo, di imprevedibil­ amici, nonché forti critiche da parte dall’opinione pubblica. mente nuovo; il bambino entra in scena irrompendo col suo Tutto questo racconta von Trotta, fedelmente, talvolta cruda­ gioco nel gioco del mondo, entrando in relazione con gli altri mente. Ma non è questa tutta la filosofia di Hannah Arendt. per agire insieme a loro. La pluralità, legge della terra Giovanissima, Hannah Arendt scrisse la tesi di dottorato sul concetto di amore in Agostino, per lo scandalo sì dei teologi cristiani (non si occupava di questioni di teologia) ed ebrei (una giovane ebrea che studia un pensatore cristiano…), ma per la felicità intellettuale dei filosofi e degli appassionati di filosofia. Per la tesi di libera docenza ricostruì invece la biogra­ fia intellettuale di una scrittrice ebrea tedesca dell’ottocento, Rahel Varnhagen; Arendt continuò instancabilmente le sue analisi e le sue ricerche, estendendole alla teoria politica e passando a scrivere di totalitarismo, di rivoluzione, di teoria

La categoria filosofica della nascita Con Arendt insomma la categoria filosofica della nascita ha accesso alla scena filosofica, mentre il peso si sposta dal con­ cetto di fine o morte a quello di inizio o nascita, confermando il fatto che con ognuno di noi “viene al mondo un inizio”. Sono parole di Hannah Arendt la quale, ella stessa non­madre, affer­ ma con le seguenti parole la centralità del nuovo concetto di natalità: “Con la nascita di ogni uomo si riafferma quell’originario inizio, in quanto ogni nascita introduce qualcosa di nuovo in un mondo preesistente… E proprio in quanto è un inizio, l’uomo può dare inizio a cose nuove”.

Pensieri

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La piccola libraia

Era l’ultimo giorno di gennaio: faceva molto

Fiabe

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freddo e cominciava a nevicare. Una giovane libraia spense la luce e chiuse la porta della sua libreria ormai vuota: sulla vetrina pendeva tristemente il cartello “affittasi”. Indossava una lunga mantella e teneva i lembi inferiori tra le mani in modo da potervi contenere i libri che non era riuscita a vendere. Le piccole librerie come la sua erano sempre meno frequentate e costrette a chiudere i battenti. Per la libraia era stata una brutta giornata e le sue tasche erano vuote, come del resto gli scaffali della libreria. Aveva tanto freddo e molta fame. Sui suoi capelli biondi si posavano i fiocchi di neve. S’incamminò triste per la strada su cui si affacciavano le finestre delle case, illuminate dai bagliori degli schermi di televisori, computer e tablet. Poi, si sedette su una panchina di un giardinetto fra due palazzi. Il gelo l’assalì. Non aveva più

di Alba Minadeo illustrazione di Rachele Masetti

nemmeno un posto dove dormire perché da tempo viveva nel retrobottega della sua libreria. Per riscaldare le dita congelate, prese un fiammifero dalla scatola che aveva in tasca e crac! Lo strofinò contro il muro. Strappò una pagina dal primo libro che teneva in grembo, L’idiota di Dostoevskij, e l’accese. Mentre la fiamma cominciava a divorare le parole, la piccola libraia riuscì a leggere alcune righe del testo e a vedere la scena. “E alla fine Nastasja butta i centomila rubli nel camino e dice a Gavrila: ecco questi sono centomila rubli. Ecco, io li ho buttati nel fuoco… Prendili! Se li salvi sono tuoi”. La libraia allungò le mani come per scaldarsi e cercare di afferrare i soldi, ma la pagina si spense. Allora ne staccò un’altra da un libro di racconti di Karen Blixen e avvicinò il fiammifero all’angolo, che prese fuoco. Si accese una fiamma calda e brillante, così intensa che la piccola


libraia poté immaginare Il pranzo di Babette: brodo di tartaruga, Blinis Dermidoff, cailles en sarcophage, savarin, caffè con tartufi al rum e friandises. La libraia tese le mani... ma la visione scomparve quando la pagina finì di bruciare e una sottile ragnatela grigia volò verso l’alto. Giunse così la notte. Sempre più infreddolita, sconfortata e senza speranza, le venne in mente una frase di George Sand: “Non possiamo strappare via una sola pagina della nostra vita, ma possiamo gettare il libro intero nel fuoco”. A quel punto, decise di bruciare tutti i volumi che aveva e di buttarsi tra le fiamme, così le sue ceneri sarebbero state per sempre unite a quelle dei suoi amati libri. Avrebbe fatto come l’anziana signora nel film Fahreneit 451, che si lasciò bruciare insieme ai suoi libri “proibiti” piuttosto che separarsene. Uno alla volta iniziò a dar fuoco ai romanzi più belli, mentre alcune lacrime cadevano nel falò, come a volerlo spegnere. Appena la fiamma iniziò a illuminare e a scaldare la piccola libraia, intorno si fece un gran buio: tutte le luci delle case e della via si erano spente all’improvviso. Era andata via la corrente. Le persone che fino a quel momento erano sedute davanti alla TV oppure leggevano al computer o su un

tablet, si sentirono perse nella notte: non sapevano più cosa fare e capirono che senza collegamento elettrico non si poteva fare più nulla, neanche leggere un libro. Un ragazzo accese una candela e andò verso la finestra per vedere se anche la strada era al buio, così vide la piccola libraia illuminata da una luce più intensa di quella del giorno. Corse da lei e smorzò il fuoco per salvare i volumi che già ardevano, mentre altre persone si avvicinavano alla giovane donna, facendo a gara per comprare i libri rimasti. Avevano capito che basta una candela per leggere un libro di carta, ma non si può leggere un libro elettronico, se manca l’energia. Quando l’ultimo libro sarà stato venduto, l’ultima libreria chiusa, l’ultima biblioteca digitalizzata, solo allora l’uomo capirà che tutto il suo sapere rischia davvero di andare in fumo.

Fiabe

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Frontiere. Oltre il confine di Keri Gonzato; fotografie di Igor Ponti

Luoghi

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Nella mia immaginazione i confini sono aree lunghe e strette tra due distinte realtà… Sono insenature di territorio che separano il di qua dal di là, luoghi limbo, lembi di terra, zone franche, alte mura fisiche o mentali attraversate dai cunicoli che l’uomo ha scavato per poterle attraversare. Le frontiere internazionali che determinano la superficie della Svizzera rispetto agli stati vicini sono cinque e si stendono per un totale di 1852 km. Sono confini cutanei che delimitano il corpo del paese. Capita che, per via di quella striscia chiamata confine, piccole città molto simili vengano considerate fondamentalmente diverse. È il caso di Chiasso e Ponte-Chiasso, città eterozigote, divise dal confine tra Svizzera e Italia. Quel confine, è personificato dalla statua che ti accoglie al centro della stazione ferroviaria internazionale di Chiasso. L’opera si chiama “Italia e Svizzera” e rappresenta due donne, con il seno scoperto, sedute fianco a fianco con i confini dei corpi che combaciano emanando un senso di grande intimità. Si somigliano moltissimo queste due fiorenti signore, a rappresentare le similitudini tra i due paesi in un messaggio di tolleranza. Nel 1913 i miei bisnonni valicavano quel confine a piedi, alla ricerca di un nuovo futuro… Quello vecchio se l’era portato via un rogo che aveva bruciato l’hotel di famiglia a Verona. Come per molti altri italiani, varcare quel sottile confine rappresentava allora un passo enorme da una vita a un’altra. Spinti dalla sindrome della “terra promessa”, diffusa tra i migranti di allora, si partiva alla ricerca della fortuna. Le altre barriere: “Dichiara...?” È il doganiere a detenere il potere di respingere il migrante o di permettergli di procedere. Nelle sue mani ha le chiavi che possono aprire o dischiudere un destino con un semplice gesto.

I doganieri furono clementi con i miei bisnonni ed ebbe così inizio la loro esistenza svizzera proprio a Chiasso, a due passi dal passato italiano, vendendo frutta e verdura. Le frontiere danno quindi origine a una dicotomia: permettono il passaggio da un lato, mentre dall’altro sono delle alte barriere invalicabili che separano. Sono delle membrane selettive, permeabili o impermeabili a seconda di chi le intende attraversare. Talvolta permettono il flusso e l’incontro mentre altre volte bloccano provocando uno scontro. Oggi, i complessi movimenti migratori che interessano il mondo intero sono originati, spesso e volentieri, dalla necessità di sfuggire a situazioni insostenibili nel proprio paese d’origine. Guerre, carestie, ingiustizie, repressioni, violenze e via dicendo dilagano tra le pieghe del pianeta spingendo larghe fette di popolazione a lasciare la vita alla quale erano abituati e a mettersi in viaggio, nel tentativo di sopravvivere. In quel percorso, spesso e volentieri, il miraggio lontano è costituito dalla frontiera che li porterà verso un territorio sicuro dove poter tornare a respirare. Spesso succede che, arrivati “dall’altra parte”, si scopre che tutt’intorno si erge un’enorme quantità di altre frontiere, invisibili rispetto a quelle fisiche. Sono i confini che delimitano chi sono io da chi sei tu, qual è il mio posto di diritto e qual è il tuo, cosa posso fare io e cosa puoi invece fare tu. Spesso queste barriere, originate dal concetto antropologico di ciò che è considerato “altro”, sono nutrite da pregiudizi, paure, meccanismi di difesa e possono diventare così forti da impedire al migrante di superarle. Orticaria da paura Il contesto globalizzato in cui viviamo è una realtà caotica… A un livello, come accadde a Berlino nell’89, crollano i muri e la passione per l’incontro tra culture diverse si manifesta nella fusion che invade sfere della vita che vanno dall’arredamento d’interni alla gastronomia. Su un altro piano, non appena questa sensazione di contaminazione sembra andare fuori controllo, sulla pelle dei benpensanti si sviluppa una strana forma di orticaria che spinge a votare leggi altamente intolleranti e vagamente razziste nei confronti dei migranti. Confini che crollano e altri che si ergono, le regioni mentali e i luoghi geografici che corrono sulla linea dei tempi storici definendo i rapporti tra le popolazioni sono in costante mutazione... I contesti cambiano assai rapidamente, basti pensare che fino a poco tempo fa soltanto chi aveva una parvenza esotica rischiava il controllo documenti mentre oggi, alla dogana tra la Svizzera e l’Italia, attirano l’attenzione in primis i potenziali trafficanti di valuta, al volante di Audi e Mercedes. Il solo luogo che non ha confini è il regno dell’impalpabile, all’interno del quale ogni viaggiatore è sempre il benvenuto, come disse Eraclito: “Per quanto tu cammini, e anche percorrendo ogni strada, non potrai mai raggiungere i confini dell’anima; tanto profonda è la sua vera essenza”.


» testimonianza raccolta da Nicoletta Barazzoni; fotografia di Flavia Leuenberger

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Laura Coda Cantù

Vitae

atro Danz’Abile sono entrata in contatto con la meraviglia della vita. Ho conosciuto persone che mi hanno scaldato il cuore. Se prima avevo una maschera, che era una difesa, adesso chi mi conosce sa che sono certamente una donna forte ma con un grado di sensibilità a nervo scoperto. Oggi ho un livello di empatia addirittura esagerato. Se penso alla mia relazione con il ragazzo tossicodipendente, penso a quanto mi estraniassi dal mio corpo. Era come se mi staccassi da lui e lo facevo per non impazzire. Adesso il mio corpo si immedesima sia dentro che fuori, è in sintonia con le sensazioMilanese d’origine, si è trasferita a Lu- ni. Come lo scafandro e la gano dopo aver sposato un ticinese. La farfalla. Ho dovuto rinascere malattia degenerativa di cui soffre l’ha specialmente quando mi sono separata. La mia granmessa in contatto con se stessa e con de forza è stata mia figlia. un mondo migliore Ho sempre temuto la solitudine e dunque la paura di non non fosse successo a me non farcela da sola. La malattia muscolare alle sarei la persona che sono. gambe mi ha voluto dire: adesso ti fermi, te Non mi sto autoconvincendo. la devi cavare con le tue gambe, non quelle Restando sull’orientaleggiante fisiche ma quelle della vita, senza chiedere andante certe persone vengoaiuto a nessuno. Avevo 33 anni e una bambino toccate come nel mio caso na di due anni quando mi sono ritrovata con perché è una strada che devouna malattia rarissima che ancora oggi non no percorrere. Certo mi sono ha una diagnosi certa, una miopatia invalichiesta cosa ho fatto di male dante che mi ha portata gradualmente sulla per avere tutto questo. Ma le sedia a rotelle. Durante la produzione dello persone sono quello che sono spettacolo Saggio selvaggio ho dovuto creare per il loro vissuto, e se c’è una un assolo di danza con la mia carrozzina ed crescita si evolve nel tempo è stata una tragedia. Perché ho dovuto sviattraverso i passaggi a cui si è scerarmi, tirare fuori tutto quello che avevo sottoposti. Spesso le persone dentro, spogliarmi delle maschere e lasciarmi devono subire determinate andare. Certo, ho a che fare con gli sguardi batoste per raggiungere un di chi mi fissa perché sono disabile, come se certo tipo di visione. Se penavessi la lebbra e attaccassi l’epidemia. so a come ero superficiale: La separazione è stata una fase durissima la bella macchina, la bella della mia vita perché è partita da una mia casa, i bei vestiti. Adesso mi decisione presa dopo sette anni di matrimointeressa solo che la macchina nio ma maturata in due anni di riflessione. Le mi porti dove desidero e che responsabilità e le preoccupazioni ci hanno soprattutto non mi lasci a allontanati, l’attenzione era rivolta agli aspetpiedi. Mi compero i vestiti al ti materiali e non a quelli esistenziali. A lungo mercato perché devo arrivare andare mi sono sentita ancora più sola di alla fine del mese, ho una quanto lo sia adesso che sono disabile. Avrei situazione finanziaria precavoluto tornare indietro a quando vivevamo a ria, ma malgrado queste gravi Balerna in due locali ma eravamo felici. difficoltà continuo a credere A prescindere dalle mie angosce finanziarie nei valori. ho acquisito una serenità autentica. È vero Non dimentico mai i famosi che la sedia a rotelle è un deterrente ma è invisibili, quelli che stanno anche una protezione. Se una persona si ancora peggio di me. Da quanavvicina a me vuol dire che vede al di là do ho ripreso a fare teatro e della mia carrozzina e sa andare oltre a quel danza con la compagnia Teche vede.

»

L

asciare una grande città come Milano dalla quale attingevo parecchi stimoli, per stabilirmi in Ticino, è stato un passo sofferto. Lavoravo come grafica nell’azienda di mio marito. Provengo da una famiglia piuttosto “mescolata”: le mie due nonne sono spagnole, con un bisnonno tenore che cantava alla corte del re. Il papà di mia mamma era un barone palermitano. Mia nonna suonava il pianoforte e insegnava spagnolo. I miei genitori non hanno beneficiato dell’agiatezza dei nonni poiché dopo la guerra le cose sono cambiate. Erano gli anni settanta e a prescindere dagli anni di piombo che si vivevano a Milano, non ho mai avuto un tocco felice nelle mie relazioni sentimentali. Dai 16 ai 20 anni ho avuto una relazione con un ragazzo che faceva uso di droghe pesanti. Per fortuna sono rimasta fuori da quel mondo opprimente e violento, beccandomi però due epatiti. Questa relazione me la spiego con la mia propensione a cercare l’approvazione e l’attenzione degli altri. Mi bastavano due parole gentili per cascarci. Questa ricerca d’affetto l’ho poi perpetuata negli anni, non dico per far piacere agli altri ma per essere sempre benvoluta. Non avevo un carattere ben definito. Oggi posso dire invece che la mia personalità è ben definita. Se non avessi vissuto un certo tipo di esperienza non sarei del resto la donna che sono adesso. Sono diventata più introspettiva e vado aldilà delle cose e delle apparenze. Quando sei costretta su una sedia a rotelle la scala delle priorità cambia. Il discorso vale in particolare per la mia malattia… sembra assurdo dirlo, ma la ringrazio. Certo all’inizio ho provato una rabbia enorme perché ho sempre fatto danza, ed ero costantemente in movimento, e dunque la fatidica domanda “perché è capitato a me?”, me la sono posta almeno un centinaio di volte. Oggi ho la risposta: se


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LA MODA DELLE RAGAzzE di Keri Gonzato; fotografie di Reza Khatir

NEI GIORNI DELLE sfILATE DELLA MANIfEsTAzIONE “MILANO MODA DONNA” (20–26 fEBBRAIO), INCONTRIAMO ALCUNE GIOvANI sTILIsTE TICINEsI. LE AspETTATIvE, GLI INTEREssI E GLI OBIETTIvI DI sEI GIOvANI DONNE DECIsE AD AffERMARsI IN UN sETTORE COMpLEssO E NON fACILE CHE, NONOsTANTE LA RECENTE CRIsI, CONTINUA A EsERCITARE UN fORTE fAsCINO sULLE NUOvE GENERAzIONI

MICHELA QUADRI Età: 27 anni Attività: fashion designer indipendente Brand: www.lamiration.ch ARTE Il termine moda vuol dire tutto e niente. A me interessa l’arte dell’abbigliamento, creare un oggetto che sia bello, unico e che racconti una storia. IMMAGINE La nostra immagine è la prima forma di contatto con gli altri e racconta quello che siamo, come viviamo la vita e spesso anche come ci rapportiamo al nostro corpo. Le persone che più mi affascinano sono quelle che, per il loro abbigliamento, creano in me un sentimento di curiosità… METODO Di solito si inizia da un’idea ma non è tanto il punto di partenza a essere importante quanto piuttosto il lavoro di approfondimento che sta dietro: la ricerca d’immagini che possano aiutare a creare un mood, lo studio dei tessuti e dei materiali, la ricerca di bottoni, cerniere e nastri…


SHERYLIN BIRTH

ANGELA SAÈZ

Età: 22 anni Attività: studia a Basilea alla FHNW, nel dipartimento Doing Fashion Brand: in laboratorio

Età: 27 anni Attività: varie attività tra cui la direzione del Partio Pirata ticinese e la creazione del gruppo Ticino FashionArtDesign, che trovate in Facebook Brand: www.angelasaez.com

SPERIMENTAZIONE Per ora, dato che sto ancora studiando, il mio approccio alla moda è molto sperimentale. Si manifesta in una ricerca continua volta a elaborare nuove forme, a cercare di capire cosa voglio comunicare attraverso un mio linguaggio come futura stilista. MODA Seguire solamente i trend del momento non è nient’altro che accettare tutto ciò che la moda offre, senza un criterio di scelta, e manifesta una mancanza di personalità. Una persona che ha stile prende dalla moda solo ciò che gli corrisponde e lo fa suo. CORAGGIO Il coraggio di lavorare e di spingersi oltre i propri limiti è la cosa più importante, seguito da tecnica e talento. Si può avere il più grande talento del mondo, ma se non ci si dedica al 200%, e se non si sperimenta costantemente, non si arriva da nessuna parte.

MASCHERE L’abito può anche essere usato come una maschera e le maschere, come le bugie, hanno le gambe corte. PROFONDITÀ Mi piace capire il carattere di una persona per portare all’esterno ciò che ha dentro. Sono felice se chi sceglie i miei abiti sente di indossare la propria anima, per questo è bello potersi conoscere personalmente condividendo passioni ed esperienze. ISPIRAZIONE Il mio legame con la moda è nato grazie all’interesse per la musica e le sottoculture. La vera ispirazione è arrivata quando Versace ha vestito con i suoi abiti da sera una Courtney Love ribelle e romantica. Lì ho capito che la moda era molto più che pura estetica. Mi ispiro alla cultura underground e agli hippy moderni: creo abiti per persone che cercano un equilibrio tra le comodità offerte dalle tecnologie moderne e l’armonia con la natura.


PRISCA BROWN Età: 25 anni Attività: laureata all’Istituto Europeo di Design di Milano in Urbanwear Design (nel campo dell’abbigliamento sportivo/streetwear), è alla ricerca della sua strada Brand: Lavori in corso… UMILTÀ Non mi interessa sfondare e diventare famosa, quella che può essere l’ambizione di molti in questo campo. La mia aspirazione è di poter avere un giorno il mio piccolo shop-atelier dove creare e vendere i miei lavori. CURIOSITÀ Le mie ricerche sono influenzate dalla voglia di scoprire quel che mi sta attorno, dal nuovo al vecchio, spaziando a 360°. Per creare non deve mai mancare il desiderio di imparare. Quello che si incontra sul percorso, assieme alla forza e alla determinazione, si trasforma poi in un progetto nuovo… SEMPLICITÀ Non sono del parere che un abito possa trasformare una persona, sono più dell’idea che un abito possa semplicemente far star bene una persona.


Età: 35 anni Attività: atelier indipendente Hand woven creations Brand: www.gladraglabel.ch SPAZIO L’abito è uno spazio che identifica e comunica ciò che il soggetto decide di mostrare. È uno spazio indossabile che il corpo abita, un luogo confortevole o disagevole in cui ritrovarsi. CONFORTO Alla base del mio lavoro c’è il desiderio di proporre capi personalizzabili e capaci di creare un senso di benessere. Mi piace pensare che la persona si senta a proprio agio con ciò che indossa, che percepisca la materia, il colore e la forma in armonia con la propria personalità. ARTIGIANALITÀ Grazie all’esperienza acquisita in diversi campi dell’arte applicata, sono riuscita a unire la mia passione per la grafica con quella della creazione tessile. Oggi, nel mio atelier, realizzo progetti che integrano il mestiere antico della tessitura a mano. La sfida più grande è quella di riportare questa concezione artigianale nel mercato del lavoro attuale.

SARA FORZANO


LISA LUBRINI Età: 27 anni Attività: Concept and Research, compagnia freelance che lavora su progetto Brand: a fianco del lavoro continua a promuovere le sue collezioni www.lisalubrini.com QUALITÀ Creatività, precisione, dinamismo e un interesse per il business sono qualità importanti per lavorare nel mondo della moda di oggi. SFIDA Nel 2009 ho deciso di creare un piccolo brand. Sono così riuscita a produrre la mia prima collezione e a immetterla sul mercato australiano. La buona accoglienza mi ha spinto a sviluppare una seconda collezione: un bel sogno di breve durata poiché mi sono resa conto che la mia linea non avrebbe mai potuto crescere con un capitale limitato. Sicuramente non è un campo dove è semplice sfondare, ma d’altronde in questo periodo la certezza è cosa rara. Oggi lavoro per una compagnia internazionale e il futuro è tutto da scoprire. CLASSE Avere classe è qualcosa che va al di là di quello che si indossa. L’abito giusto al momento giusto può servire a sedurre, a dar confidenza, a scioccare e a colpire ma è sempre e solo la singola persona che contribuisce a rendere un abito nobile.


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FRA GOCCIA E GOCCIA

Gocce di vita indispensabili alla natura. Gocce che, tuttavia, possono risultare impertinenti quando ci colgono inaspettatamente in un contesto urbano. E anche se un antico adagio rassicura “pioggia di primavera non è cattivo tempo”, meglio non trovarsi impreparati, in particolar modo quando ci si muove su due ruote, bicicletta o motorino che siano Tendenze p. 56 – 57 | di Marisa Gorza

A risolvere il problema ci ha pensato la maison Pirelli. Come? Termonastrature, tagli laser, unioni con ultrasuoni, zip spalmate… la Pirelli non si risparmia e sfodera tutto il suo prezioso DNA per mettere a punto “Rain Sottosella”, una speciale capsule d’abbigliamento da moto, studiata per i giorni più umidi. Che piova, che piova pure! Tanto ci sono l’impermeabile, la giacca e i pantaloni di questa flash collection, così funzionali, leggeri e totalmente compattabili in una comoda custodia con cintura. Perfetta da tenere a portata di mano sotto la sella o nel bauletto dello scooter. Fin dagli anni sessanta Pirelli realizza abiti e accessori per la pioggia – sono entrati nella leggenda i colorati stivaloni pesta pozzanghere per grandi e piccini – e oggi, forte anche dell’esperienza maturata nel mondo del motorsport, vuole rendere omaggio a tutti coloro, uomini e donne, che si spostano ogni giorno sulle due ruote, abbinando al proprio comfort antipioggia uno stile grintoso, accattivante e allegro.


IL MATERIALE

L’abbigliamento completo “Rain Sottosella” è realizzato con una leggera microfibra dall’aspetto setoso e composto da una trama a tre strati con lamina Delfy Toray che le conferisce un’impermeabilità di grande rilievo (fino a 10mila mm di colonne d’acqua, resistente perfino a nevicate e nubifragi prolungati). Allo stesso tempo garantisce un alto livello di traspirabilità a grande vantaggio del benessere di chi indossa questi capi.

ASSEMBLAGGIO

La lavorazione senza l’utilizzo delle cuciture tradizionali consente di assemblare ogni parte di ciascun capo tramite tecniche altamente innovative come le termonastrature, il taglio laser, le unioni con ultrasuoni e speciali colle antitossiche. Sta di fatto che ogni outfit risulta leggerissimo, ergonomico, sicuro e piacevole da indossare, oltre che molto, molto trendy...

COLORI E DETTAGLI

Decise cromie anni ottanta vibrano dal rosso acceso all’azzurro intenso per lei e dal navy blue al verde militare per lui. Grande attenzione è riservata ai dettagli quali le zip spalmate e waterproof, i tirazip personalizzati, la coulisse interna delle giacche e i lunghi polsini in lycra con il divertente foro per il pollice. Da notare ancora i transfer rifrangenti in tinta antracite posizionati sulla schiena e sul retro delle maniche. Metodo adottato anche per il logo “Pirelli” posto sul petto e dietro al collo, quest’ultimo reso confortevole anche da una morbida ricopertura. Come dire attitudine ready-to-wear e vestibilità urban style, ispirata al mondo del motociclismo. Dinamico e veloce sì, ma sempre al riparo da pioggia e volubili intemperie.


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Il segreto dell’aggettivo L’aggettivo è per definizione la parte variabile del discorso che si aggiunge al nome per indicarne una qualità o per determinarlo meglio. Ma la sua posizione può influire enormemente sul senso di ciò che diciamo di Gaia Grimani

Parole

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Come spesso accade, quando si affronta una questione della frase; l’aggettivo che precede il nome, invece, ha valore grammaticale, subito dopo l’enunciazione di una definizione descrittivo e fornisce un’informazione espressiva, affettiva o di una regola, ci si presenta la relativa eccezione: eccola, (specie in un testo di carattere stilisticamente elevato), ma immediatamente, a proposito dell’aggettivo e riguarda la sua non indispensabile. variabilità: infatti, anch’esso può essere invariabile come i Per esempio: Il fruttivendolo gli mostrò tre qualità di insalate: alla nomi, per esempio, quando indica un fine Enrico decise di comprare l’insalata colore: si dice occhi viola, guanti rosa, rossa. Chiara era una sognatrice e spesso non occhi violi o guanti rosi. Perché? Persi perdeva nelle ammalianti fantasie della ché non sono veri aggettivi, ma nomi sua immaginazione. che indicano oggetti di un particolare Nel primo caso, l’aggettivo rossa, pocolore, usati per definire appunto quel sposto, ha una funzione distintiva (dicolore. Infatti alcuni possono essere stingue infatti un’insalata da un’altra preceduti dall’indicazione color: pullover di colore diverso); se lo eliminassimo, color sabbia, fazzoletto color zafferano. la frase non avrebbe senso. La seconda Gli aggettivi che si comportano in queproposizione, invece, sarebbe accetsta maniera sono arancio, lilla, indaco, tabile, anche se saltassimo l’aggettivo porpora, cobalto, cremisi, ciclamino, ocra, ammalianti che non ha altra funzione, sabbia, seppia, zafferano e altri. se non quella di arricchire l’immagine, Quelli che indicano colore, normalma non in una maniera indispensabile mente declinabili, diventano invariaalla comprensione del significato. Gli bili quando sono accompagnati da aggettivi possessivi, come mio, tuo, suo; i un nome o da un altro aggettivo che dimostrativi, come questo e quello, gli inli precisa: si dice così camicie azzurro definiti, come molto, troppo; i numerali, pallido, stoviglie giallo limone, riflessi per esempio gli ordinali primo, secondo, rosso rubino. L’altra particolarità che terzo e così via, di norma, precedono il hanno entrambe queste categorie di nome a cui si riferiscono (“il tuo quaImmagine tratta da www.domusweb.it aggettivi è che si usano sempre e solo derno a righe”, “la seconda svolta a dedopo il nome a cui si riferiscono: non stra”). Solo alcuni di essi (per esempio, è possibile dire un rosa cappello o una verde scuro tovaglia, ma i possessivi) ammettono anche la collocazione dopo il nome, solo un cappello rosa e una tovaglia verde scuro. per enfatizzare un concetto: “Lui è figlio mio, non tuo”. Il posto giusto Approfondiamo la ragione di questo comportamento. In italiano, la collocazione degli aggettivi è molto libera, ma spesso inserirli prima o dopo il nome cambia radicalmente il significato della frase; esistono in verità alcune regole (più o meno tassative) che ne determinano la posizione. Per esempio, tutti gli aggettivi che derivano da un nome, come stradale, ferroviario, finanziario e molti altri si comportano come quelli che indicano un colore ovvero seguono il nome. Si dice solo orario ferroviario, indagine economica, banchetto nuziale, (mai ferroviario orario, economica indagine, nuziale banchetto). La regola generale sulla posizione dell’aggettivo qualificativo stabilisce, infatti, che, in italiano, abitualmente, quello che segue il nome trasmette un’informazione necessaria, che non può essere eliminata senza pregiudicare il significato

Prima e dopo Tornando ai qualificativi, è necessario prestare attenzione al fatto che vi sono aggettivi che anteposti al nome hanno un significato e posposti un altro. Per esempio, se io dico: ho ricevuto una lettera anonima piena di minacce è ben diverso che se io dicessi: mi ha ringraziato con un’anonima lettera, nel senso di sbiadita, impersonale, priva di caratteristiche salienti. In questo caso la collocazione sbagliata dell’aggettivo non sarebbe un’improprietà di stile, ma un errore di lingua da cui può dipendere il significato dell’intera espressione. Le notizie certe, per esempio, sono “sicure”, mentre lo stesso aggettivo, anteposto, certe notizie, diventa indefinito e significa “alcune” (“certe notizie mi mettono di malumore”). Il pover’uomo non è di necessità un uomo povero, né la buona donna, ahimé, una donna buona.


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Opportunità professionali grazie a Giove e Urano. La configurazione avvia un ciclo importante della vostra vita. Momenti di rottura per i nati nella seconda decade. Amore a gonfie vele per le terze decadi.

Tra il 26 e il 27 febbraio la Luna vi sarà favorevole. Maggior empatia con il partner. Nuova energia per i nati nella seconda decade indotta dal transito di Marte. È il momento buono per affrontare Saturno.

Tra il 24 e il 25 la Luna attraverserà la vostra terza casa solare. Il transito aumenterà le vostre capacità comunicative. Apprezzamenti a livello professionale. Molta prudenza per i nati nella seconda decade.

Bene tra il 26 e il 27. Impegni culturali e spostamenti in località estere. Pur di difendere un’idea ritenuta giusta siete disposti a tutto. Costruttivi e determinati i nati nella seconda decade sostenuti da Saturno.

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Intorno al 24 febbraio Luna e Venere in opposizione. Momento ideale per una trasgressione. Interesse verso l’occulto stimolato dai transiti nella vostra ottava casa solare. Opportunità professionali per i nati in luglio.

Fine mese caratterizzata da sbalzi umorali soprattutto per quanto riguarda i nati nella prime due decadi. Tenete a freno l’orgoglio e l’irascibilità. Cautela tra il 26 e il 27. Momento buono per riposarsi.

Grazie alla Luna nel segno del Leone intorno al 24 febbraio potrete vivere la quotidianità con relativa effervescenza. Amor a gonfie vele per i nati nella terza decade. Opportunità e imprevisti per i nati nella prima.

Grazie a Mercurio e a Marte favorevoli si apre un nuovo periodo ricco di opportunità. Evitate però atteggiamenti arroganti e da prime donne. Ottimo periodo per i nati nella prima decade a partire dal 26 febbraio.

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Atmosfere sensuali. Sentitevi leggeri e sperimentate le gioie dell’effimero. Attenti a non parlar troppo all’interno del vostro ambiente professionale e/o di lavoro. Venere favorevole per i nati nella terza decade.

Nuove energie per i nati nella seconda decade aiutati da Mercurio e Marte. Realizzazione di un progetto. Anche negli ultimi giorni di febbraio saranno i nati nella prima decade a essere al centro di ogni evento.

Bipolari, ma fortemente seduttivi tra il 24 e il 25 a causa della forte stimolazione lunare. Avanzamenti professionali e situazioni inaspettate. Siate rivoluzionari. Decisionismo per i nati nella seconda decade.

Cautela tra il 26 e il 27 febbraio. Mercurio e Marte si scontrano con l’opposizione lunare. Evitate di farvi prendere da una Luna un po’ storta. Novità sentimentali per i nati nella prima decade dal 26 febbraio.

» a cura di Elisabetta

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Gioca e vinci con Ticinosette

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La soluzione verrà pubblicata sul numero 10

Risolvete il cruciverba e trovate la parola chiave. Per vincere il premio in palio, chiamate lo 0901 59 15 80 (CHF 0.90/chiamata, dalla rete fissa) entro giovedì 28 febbraio e seguite le indicazioni lasciando la vostra soluzione e i vostri dati. Oppure inviate una cartolina postale con la vostra soluzione entro martedì 26 feb. a: Twister Interactive AG, “Ticinosette”, Altsagenstrasse 1, 6048 Horw. Buona fortuna!

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Orizzontali 1. Disprezzabile, indegno • 10. Si affiancano spesso ai tali • 11. Fiore lilla • 12. Il lamento del lupo • 14. Le iniziali di Tofano • 15. La lettera muta • 16. Bimba fiabesca • 18. Divinità femminili • 19. Un abile Moschettiere • 20. Antica spada • 22. Vestiti • 24. Lo dice chi rimanda • 26. La casa dell’ape • 27. Oriente • 28. Salvò la fauna • 29. Il Ticino per lo zurighese • 32. Consonanti in tuono • 33. Estesi, ampi • 34. Trafila burocratica • 36. Scoprì il vaccino contro la poliomielite • 38. Arnoldo, indimenticato attore • 40. Cerimonia • 41. Uruguay e Lussemburgo • 42. Nome di donna • 44. Un vino né rosso, né bianco • 45. Raganella arborea • 47. La getta il pescatore • 48. Articolo maschile • 49. Starnazza • 50. Mezza rata • 51. Gatto inglese. Verticali 1. Noto film del ’76 di Bruno Corbucci con Tomas Milian • 2. Quella d’acqua è detta dafnia • 3. Fa dolere la gola • 4. Essa • 5. Appunto! • 6. Un colore e uno strumento • 7. In mezzo al coro • 8. Lo sono i capelli stirati • 9. Ampia, vasta • 13. Si defalca dal lordo • 17. Inattuabili • 19. Quasi ricca • 21. Pari in mastri • 23. Uno dei Sette nani • 24. Picchiare, malmenare • 25. Andati in poesia • 30. Nel mezzo della ressa • 31. Fra l’ottavo e il decimo • 33. Consonanti in avorio • 35. Dittongo in beato • 37. La vicina penisola • 39. L’antagonista del Milan • 42. Attraversa Berna • 43. Guancia • 46. Stop!

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La soluzione del Concorso apparso l’8 febbraio è: OSSIGENO Tra coloro che hanno comunicato la parola chiave corretta sono state sorteggiate: Alma Gaggetta 6633 Lavertezzo Teresa Guglielmini 6690 Cavergno Alle vincitrici facciamo i nostri complimenti!

Premio in palio: tre carte giornaliere “Arcobaleno”

Più vicino a voi. Nuova Tariffa Integrata Arcobaleno www.arcobaleno.ch

Arcobaleno mette in palio una carta giornaliera di 2a classe (per tutte le zone) a tre lettori di Ticinosette che comunicheranno correttamente la soluzione. Il valore complessivo dei premi è di CHF 156.–

I biglietti Arcobaleno sono la grande novità della nuova Tariffa Integrata. Con la carta giornaliera si viaggia tutto il giorno all'interno delle zone prescelte, interrompendo e riprendendo il viaggio quante volte si desidera, fino alla chiusura dell'esercizio. La carta giornaliera offre 6 viaggi al prezzo di 5. Maggiori informazioni su www.arcobaleno.ch


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Promettiamo a Manon di investire entro il 2020 un miliardo di franchi in tempo libero, istruzione e cultura. Con il nostro Percento culturale della Migros e le attività di sponsorizzazione ricompensiamo con un importante contributo la società svizzera, nel pieno spirito del nostro fondatore Gottlieb Duttweiler. Con questa e altre numerose promesse concrete ci impegniamo per la generazione di domani.

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