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I PROFITTI E LA VITA

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Ticinosette n° 23 10 giugno 2011

Agorà Aids e Africa. In nome del profitto

DI

Levante Nawal el-Saadawi. La forza delle idee

DI

Impressum

Letture I diritti dell’ateo

Tiratura controllata

Arti Benjamin Britten. In musica e in poesia

Chiusura redazionale

Società Philip Roth. L’essere vulnerabile

Editore

Letture Il coraggio di Sturzo

Direttore editoriale

Vitae Enzo Fuchs

Redattore responsabile

Reportage Fondi fotografici. L’eredità dei Büchi

Coredattore

Lessico Sobrietà

72’011 copie

Venerdì 3 giugno

Teleradio 7 SA, Muzzano Peter Keller

Fabio Martini

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Sfide Vini e solfiti

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MARCO ALLONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

MARCO ALLONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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ORESTE BOSSINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

NICOLETTA BARAZZONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

DEMIS QUADRI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

DEMIS QUADRI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . A CURA DI

GIANCARLO FORNASIER . . . . . . . .

FRANCESCA RIGOTTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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GIULIO CARRETTI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Tendenze Editoria e tecnologia. Nella selva degli “e-book” Visioni Il Pontificato secondo Moretti

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CARLO GALBIATI . . . . . . . . .

ROBERTO ROVEDA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Astri / Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Direzione, redazione, composizione e stampa Centro Stampa Ticino SA via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

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In copertina

L’Africa e la sua tomba Illustrazione di Antoine Déprez

4 8 9 10 12 13 14 39 46 47 48 50 51

ROBERTO ROVEDA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

“Altroché un mondo nuovo...” Immaginiamo che qualcuno fra voi lettori si sia dedicato in passato alla lettura di un classico della letteratura fanta-sociale del Novecento: parliamo de Il mondo nuovo (1932) di Aldous Huxley, autore britannico scomparso nel 1963, in grado di anticipare in modo assai sorprendente temi come il valore della vita e la sua riproduzione, ma anche l’eugenetica e il controllo mentale come strumenti per la gestione delle società. Basata sui principi della produzione in serie – la novità del modello industriale creato da Henry Ford era la grande rivoluzione di quegli anni; si veda Ticinosette n. 22/2011 –, la società dipinta da Huxley si moltiplica e cresce in modo pianificato grazie all’uso di embrioni che si sviluppano in apposite “fabbriche”. Seguendo il motto “Comunità, Identità, Stabilità”, l’intero pianeta è stato riunito in un unico Stato governato da dieci “Coordinatori Mondiali”, gli unici (naturalmente) a sapere come e perché si sia giunti a quel modello di società, e come si vivesse in precedenza. Fra i molti aspetti interessanti espressi in Il mondo nuovo – non è un caso se questo romanzo è considerato un classico della letteratura, seppur pubblicato fra molte critiche –, il concetto di condizionamento sostituisce quello di educazione, e l’infelicità viene combattuta con la somministrazione di un medicinale (il “soma”), una sorta di antidepressivo in grado di dare all’autorità un mag-

giore controllo sull’emotività dell’individuo e dell’intera collettività. In questo modo tutti sono liberi da preoccupazioni, le malattie molto rare, non vi è né povertà né guerre. Un mondo felice… con qualche piccolo prezzo da pagare: fra questi l’assenza di “padri e madri” (termini usati in modo dispregiativo), ma anche di una sfera amorosa e l’assenza di diversità culturali con le quali confrontarsi. Il passato storico non esiste e i libri sono portatori di “decondizionamento” (insomma, sono diseducativi), un tema che diventerà centrale nel noto Fahrenheit 451 (1951) di Ray Bradbury. Fra marcato consumismo, culto del corpo, diffusa libertà sessuale e una irrefrenabile vita social-mondana, ciò che questo mondo non ammette è la solitudine (e come poteva essere altrimenti), la monogamia, le opinioni critiche nei confronti della società e in generale le diverse posizioni altrui. Come sempre lasciamo alla curiosità di chi questo romanzo non lo ha mai letto scoprire chi è John e perché la sua vita è segnata da un “peccato” assai originale. A tutti l’opportunità di riflettere (senza obbligo alcuno, ci mancherebbe altro...) su quanto sia necessario diffidare dei modelli che promettono “tranquillità, sicurezza e felicità per tutti”. Perché le utopie aiutano certo a vivere, le menzogne invece ingrassano solo il potere (di pochissimi). Buona lettura, la Redazione

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Aids e Africa. In nome del profitto

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Agorà

Sui media occidentali le tragedie che colpiscono l’Africa vengono raccontate spesso alla stregua di castighi biblici. Ma la divinità a cui si sacrificano i destini del continente africano è molto, molto “terrena”. Si chiama denaro o, come va di moda dire oggi, “profitto”. La vicenda del dilagare dell’Aids in Africa e degli interessi che alimentano questa catastrofe sono in tal senso paradigmatici

L’

Africa è il continente più martoriato della Terra. Ha subito per secoli la tratta degli schiavi e a seguire le forme peggiori di colonialismo. Buona parte delle sue immense risorse naturali viene ancora oggi depredata dalle grandi multinazionali occidentali e dall’Asia, quella ricca (Giappone) e quella che lo sta diventando (Cina). È il continente in cui si combattono più guerre, dove la corruzione tocca i livelli massimi, dove si muore sistematicamente di fame, sete e malattie. I numeri di una catastrofe umanitaria Una tragedia esemplare è rappresentata dal dilagare del virus Hiv e dell’Aids nei paesi dell’Africa nera e meridionale, un fenomeno che non ha riscontro in nessuna altra area del pianeta. Secondo i dati forniti dall’Unaids (l’agenzia delle Nazioni Unite per la lotta all’Aids; www.unaids.org) nel suo Global Report 20101 e in quello relativo al 2009, nel mondo vivono 33,3 milioni di sieropositivi; i nuovi casi di infezione durante il 2009 sono stati 2,6 milioni e sono morte per patologie correlate all’Aids 1,8 milioni di persone. In questa conta da incubo l’Africa al di sotto del Sahara domina con 22,5 milioni di sieropositivi, 1,8 milioni di nuovi casi e quasi un milione e mezzo di morti l’anno. Un esempio: nel regno dello Swaziland, un piccolo stato tra Sudafrica e Mozambico, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il 26% degli adulti è affetto da questa malattia. Altre fonti come l’agenzia Misna (Missionary International Service News Agency; www.misna.org) riportano che Aids e tubercolosi hanno dimezzato l’aspettativa di vita nel Paese, passata dai 60 anni del 1990 ai 31 del 2007. La maggior parte di questi sieropositivi sono giovani che con la loro altissima mortalità sottraggono le risorse migliori a quelle regioni. Spesso si tratta di bambini che hanno ereditato il virus dalle madri. Secondo dati dell’Unicef, soltanto il 10% dei bambini sieropositivi in Africa riceve cure adeguate, con conseguenze letali entro il primo anno in un terzo dei casi. Per gli altri le speranze sono comunque esigue... Prevenzione e terapia Giustamente, sui media europei e occidentali in genere, si è posto l’accento sulla necessità di fare prevenzione contro il


Governi ricchi e multinazionali del farmaco Se però sei sieropositivo in un paese sottosviluppato semplicemente muori, non prima di aver diffuso ancora di più il virus. E questo avviene perché queste cure implicano una spesa di migliaia di franchi ogni anno, un costo che i servizi sanitari degli stati più avanzati riescono a sostenere, ma che diventano proibitivi per i paesi più poveri del mondo, quelli dell’Africa sub-sahariana. E qui entrano in gioco i soldi, il profitto, l’atteggiamento delle multinazionali del farmaco e quello dei governi dei paesi più ricchi, questi ultimi capaci di avallare politiche tali da far pensare che si voglia deliberatamente impedire lo sviluppo di queste aree dell’Africa, tenerle sotto il tallone, ostaggio della loro stessa fragilità per poterle sfruttare fino all’osso. Nel 2001, l’allora segretario della Nazioni Unite Kofi Hannan lanciò il Fondo globale per la lotta contro Aids, tubercolosi e

malaria (Fondo che ha sede nel nostro paese, a Ginevra) e fece presente che sarebbero stati necessari circa 10-15 miliardi di dollari ogni anno per contrastare l’Hiv. Ebbene a tutto il 2008 erano stati raccolti in totale 13 miliardi di dollari. A far da contraltare al cinico menefreghismo dei paesi ricchi, l’interesse delle grandi aziende farmaceutiche che sulla produzione di farmaci per combattere Hiv/Aids e sui relativi brevetti hanno costruito enormi fortune a cui non intendono rinunciare. I farmaci costano troppo e non sono accessibili? Ebbene le case farmaceutiche fanno quadrato contro i tentativi di produrli a basso costo. Si trincerano dietro la difesa di brevetti e diritti. Una battaglia che dura da quando sono stati approntati i primi farmaci antiretrovirali e che vede contrapposti da un lato Ong, associazioni di volontariato e stati del Secondo e Terzo mondo, dall’altro le grandi multinazionali del farmaco, sostenute spesso dai loro governi. Situazioni denunciate da anni da Medici senza Frontiere (www.msf.ch3) e che hanno costellato l’ultimo decennio. Il Sudafrica, per esempio, conta circa 4 milioni di sieropositivi. Il governo di questo paese, tra il 1998 e il 1999, aveva chiesto alla compagnie farmaceutiche statunitensi, che godevano dell’appoggio del Dipartimento per il commercio estero degli Stati Uniti e dell’allora vice vicepresidente americano Al Gore – che aveva ricevuto da queste aziende finanziamenti per le sue campagne elettorali – di fornire farmaci anti-Aids a prezzi ridotti, inferiori a quelli applicati in regime di monopolio. Dopo il rifiuto delle aziende farmaceutiche il Sudafrica ha decretato il Medical Act, un provvedimento voluto dal presidente Mandela nel 1997 e che prevede la possibilità di produrre in proprio i farmaci di cui si ha bisogno per combattere l’Hiv. In risposta 39 case farmaceutiche hanno intentato un processo contro il Sudafrica4. La causa è stata poi ritirata per le pressioni internazionali, ma non è stata l’unica occasione in cui le multinazionali si sono opposte alla distribuzione di farmaci viceversa indispensabili in molti paesi dell’Africa e non solo. Nel 2008 la casa farmaceutica statunitense Gilead Sciences ha presentato richiesta all’ufficio brevetti brasiliano per il farmaco Tenofivir Disoproxil Fumurate (Tdf), considerato un prodotto chiave dall’Oms contro Hiv/Aids. La richiesta è stata respinta, nonostante le pressioni americane e questa decisione ha permesso la produzione del farmaco a basso costo

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diffondersi del virus, anche in aperta critica con le posizioni miopi del Vaticano e della Chiesa cattolica in materia. Solo recentemente hanno cominciato a dare risultati concreti le campagne per l’uso del preservativo e per una maggiore attenzione nei rapporti sessuali occasionali promosse da Unaids e attivate nell’ultimo decennio, con molto ritardo. Nel 20082009, per la prima volta da quando l’Hiv è stato individuato, i casi di Aids fra i giovani compresi tra i 15 e i 24 anni, la fascia più colpita nel continente africano, sono scesi del 25%, in dodici dei Paesi in cui il virus è molto diffuso. Il grave problema è che la prevenzione non basta, non è sufficiente come spiega con molta chiarezza il volumetto Curare l’Aids in Africa edito dalla Comunità di Sant’Egidio (www. santegidio.org), organizzazione presente in 26 Paesi del continente africano con oltre ventimila membri2. Giustamente nel libro si fa presente come paia normale accettare come un dato di fatto questa situazione africana di impossibilità di assistenza ai sieropositivi e ai malati, quando invece le cure ci sono e sono disponibili da un quindicennio in Europa e in tutto l’Occidente. Dalla metà degli anni Novanta, infatti, sono disponibili gli Haart (Highly Active Anti-Retroviral Therapy), farmaci antiretrovirali in grado di tenere sotto controllo il virus, consentendo alle persone sieropositive un’esistenza pressoché normale.

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Agorà

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Europa contro India Oggi le attenzioni sono centrate sull’India, uno dei paesi chiave per la produzione di farmaci anti-Aids a costi contenuti. In questi mesi si stanno portando avanti i negoziati per gli accordi di libero scambio tra Unione Europea e India. In questo contesto l’UE sta facendo grosse pressioni perché venga di fatto impedito alle aziende indiane di produrre farmaci a prezzi concorrenziali, così da proteggere gli interessi delle multinazionali europee. Per capire quello che c’è in gioco, l’India oggi produce l’80% dei farmaci antiretrovirali che vengono acquistati dal Fondo globale e grazie ai quali i costi di alcuni prodotti si sono abbassati del 99% negli ultimi dieci anni. La disponibilità dei prodotti indiani consente a Medici senza Frontiere, per esempio, di curare 160.000 malati ogni anno. Difficile dire come andrà a finire, però ci sentiamo di fare nostre le considerazione espresse nel già citato volume della Comunità di Sant’Egidio: “Combattere l’Aids vuol dire in Africa, non solo salvare tante vite, di adulti, di donne, di giovani, di bambini, ma anche salvaguardare il futuro di un intero continente, contrastando l’impoverimento delle sue risorse umane, scongiurando la riduzione dell’attesa di vita. Si stima che il virus abbia già sottratto all’incirca dieci anni di vita alle popolazioni

africane, invertendo la precedente tendenza alla diminuzione del tasso di mortalità. Già nel 2010 il virus avrà rubato in media un terzo alla vita di ogni africano. Ridurre quella terribile disparità tra poveri e ricchi che porta a un’esistenza dimezzata negli anni o una vita che finisce presto, è un imperativo morale per tutta l’umanità”. Nessuno escluso. Note 1 Disponibile all’indirizzo www.unaids.org/globalreport. 2 Comunità di Sant’Egidio, Curare l’Aids in Africa. Un modello di lotta all’HIV/ AIDS e alla malnutrizione nei paesi a risorse limitate, Leonardo International, 2009. 3 Il sito svizzero è in lingua tedesca e francese. Gli stessi materiali in italiano sono disponibili sul sito di MSF Italia, all’indirizzo www.medicisenzafrontiere.it. 4 Le 39 case farmaceutiche che hanno intentato un processo contro il governo del Sudafrica sono: Pharmaceutical Manufacturers’ Association of South Africa (PMA), rappresentante di tutte le altre; Alcon Laboratories (S.A.) Limited; Bayer AG; Bayer Limited; Boehringer-Ingelheim International GmbH; Boehringer-Ingelheim KG; Bristol-Myers Squibb Company; BristolMyers Squibb Limited; Byk Gulden Lomberg Chemische Fabrik GmbH; Byk Madaus Limited; Dr. Karl Thomae GmbH; Eli Lilly and Company; Eli Lilly (South Africa) Limited; F. Hoffman-La Roche AG; Glaxo Wellcome (South Africa) Limited; Hoechst Marion Roussel Limited; Ingelheim Pharmaceuticals Limited; Janssen-Cilag Pharmaceutica Limited; Knoll Pharmaceuticals South Africa Limited; Lundbeck South Africa Limited; Merck & Co., Inc.; Merck KGaA; Merck Limited; MSD Limited; Novartis South Africa Limited; Novo Nordisk Limited; Pharmacia & Upjohn Limited; Rhone-Poulenc Rorer S.A.; Rhone-Poulenc Rorer South Africa Limited; Roche Products Limited; Schering Limited; Schering-Plough Limited; Scientific Pharmaceuticals S.A. Limited; SmithKline Beecham; SmithKline Beecham Pharmaceuticals Limited; Universal Pharmaceuticals Limited; Wyeth Limited; Xixia Pharmaceuticals Limited; Zeneca South Africa Limited.

» di Roberto Roveda; illustrazione di Antoine Déprez

in Brasile. Per dare l’idea delle differenze il Tdf prodotto dalla Gilead costa a un paziente, per un anno di trattamento, 1.387 dollari, mentre l’equivalente, approvato dall’Oms, prodotto a basso costo e non in regime di monopolio, solo 158 dollari all’anno!


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La forza delle idee Una zazzera di capelli argentati cinge il suo volto di vecchia combattente. Sono sessant’anni che Nawal el-Saadawi porta alto il vessillo del femminismo arabo e oggi, superati gli ottanta, sembra approdata a un’età senza tempo

È un’aziana donna inquietante. A suo modo persino bella. In Occidente la si conosce poco. Ma chi segue le vicende del mondo arabo sa che il suo percorso è diventato ormai paradigmatico della resistenza femminile agli oscurantismi della cultura machista orientale. Dal Pakistan al Marocco per passare dall’Egitto che le diede i natali nel 1931 e da Europa e America dove seminò proseliti, Nawal el-Saadawi ha abbracciato con le sue battaglie un intero pianeta. Del resto, in un XXI secolo ancora ampiamente dominato dal pregiudizio sessista e dal vecchio adagio “chi dice donna dice danno”, non si può certo fingere che la questione femminile sia stata risolta.

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La tragica ironia mediorinetale Ci soffermiamo in questa occasione sul più recente e appassionante L’amore ai tempi del petrolio (Il Sirente, 2009). Quest’ultimo riprende nel titolo il classico L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez, ma lo propone ironicamente in chiave mediorientale. Si tratta della storia di un’archeologa che nell’immaginario maschile del L’incontro mondo dei petroldollari sauditi L’ho conosciuta anni fa nella si presenta come una pazza sua casa di periferia al Cairo, visionaria dedita ad astruse un vecchio appartamento cocollezioni di oggetti, mentre stellato di libri dove un maè in realtà nient’altro che una rito discreto si aggirava tra i donna moderna ed emancipavani con la ritrosia di chi fa ta. Si legge a un certo punto da deutoragonista alla storia. quando la protagonista si rivolGià allora Nawal rammentava ge incollerita al marito: con dolore le sue persecuzioni, “Non ti importa altro che di sedendo su un’ampia poltrona farmi rimanere incinta? A me, rattoppata e ripercorrendo a che cosa interessa? Io sono una ritroso le tappe del suo ininricercatrice. Ricercatrice di cose terrotto calvario. La ascoltavo che tu nemmeno conosci. Namu, rapito, sicuro di avere di fronte la prima dea delle Acque. Enana, un esempio vivente di quello la dea Madre. E Sekhmet”. che chiamerei il “coraggio del“Sekhmaat?”. le idée”. “No, Sekhmet. Lo vedi? Non è Le sue opere sono innumereindizio della tua ignoranza? È Immagine tratta da www.africanwritersabroad.org.uk voli e ancora di recente sono meglio se ti allontani e porti il state soggette a censura e attaccate dall’establishment religioso barile all’azienda. Le donne rimarranno nella loro condizione fino egiziano di Al-Azhar che continua a collocarle fra la lista nera al Giorno del Giudizio. Non c’è nessuno che si oppone al petrolio? dei libri immorali. Campeggia su tutte Firdaus, pubblicato da Non hai mai pensato alla solidarietà? Pensaci. Non biasimerai Giunti nel 1986, la storia di una donna conosciuta personal- altro che te stesso, quando sarai sotterrato in questo lago. Il petrolio mente dalla Saadawi in galera che ebbe come suprema colpa dominerà ogni cosa, scavando il suo cammino in tutte le direzioni. quella di essersi opposta alle angherie del marito, fino al punto Che cosa succede? Perché non parli?”. di respingerne le violenze con l’assassinio. Venne mandata a Questa scena racchiude tutta intera la storia di Nawal elmorte, secondo protocollo, dai giustizieri del regime di polizia Saadawi, che di sé ebbe a dichiarare: “Il pericolo ha fatto parte egiziano. della mia vita fin da quando ho impugnato una penna e ho scritto: Ma il contributo di Nawal el-Saadawi alla causa dell’emancipa- niente è più pericoloso della verità in un mondo che mente”. Non zione femminile non si riduce a questo o a quel libro. La sua è dimentichiamo che nella recente rivoluzione egiziana del 25 stata una presenza incessante in qualsiasi dibattito ruotasse in- gennaio Nawal el-Saadawi ha pubblicamente espresso il protorno alla prepotenza del patriarcato e alle violazioni dei diritti prio sostegno alla sollevazione affermando: “Chiunque voglia umani. Ne sono testimonianza i molti processi intentategli e prendere il potere, da qui in avanti dovrà essere designato da questi la resistenza con cui vi ha fatto fronte senza mai abdicare alle giovani che hanno invaso pacificamente la piazza”. proprie idee. Ma ne sono espressione soprattutto romanzi e Ce ne fossero di anziane signore così giovani e giovanili!

» di Marco Alloni

Levante

saggi che hanno fatto epoca, più di denuncia che compiaciuti sul piano estetico o letterario. Come Dio muore sulle rive del Nilo, edito nel 1989 (Eurostudio) o Una figlia di Iside (Nutrimenti, 2002), oppure ancora Dissidenza e scrittura (Spirali, 2008).


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I diritti dell’ateo

S e c’è una parola che connota meglio di ogni altra la figu-

» di Marco Alloni

o magari nelle loro abitazioni private, se lo ritengono opportuno, ra di Giulio Giorello, questa è certamente “libertino”. Più gli esponenti di qualsiasi chiesa, sinagoga, madrassa, eccetera, e ancora della parola “liberale”, che sconta la sua accezione li lascino pure parlare dei beni ineffabili della loro religione; ma politica; “libertino” è infatti un termine in che poi a quei signori non venga risparmiato cui è esplicitamente rivendicato il diritto l’attacco critico più spietato, senza alcuna di irridere e contestare, anche sarcasticaremora all’esercizio dell’analisi scientifica o mente, quello che per alcuni rappresenta magari della satira più perversa. Se i suddetti il bene supremo: Dio. signori si sentono per questo inquieti, ben Nel suo ultimo saggio Giorello pone infatti venga la loro inquietudine: senza una perpetua la personale rivendicazione libertaria in irrequietezza non vive una società libera. Ma aperto contrasto con le posizioni espresse se decidono di dare sfogo a tale sentimento con dai devoti. E nel farlo mira a spiegarci non minacce alla libertà di espressione altrui, non già come si possa trovare una qualche diresta che ricorrere a quella difesa dei propri mostrazione dell’inesistenza di Dio bensì beni e della propria vita che è diritto di ogni come sia possibile vivere entro gli orizzonti cittadino esercitare contro gli intolleranti di di un’esistenza sprovvista di Dio e della qualunque estrazione”. “verità” assunta per definitiva. E godere, In queste poche righe si sintetizza il senso di in questo modo, dei frutti della ricerca, tutto il saggio del filosofo milanese. Giulio del dubbio e della perpetua costruzione Giorello rivendica il diritto ad attaccare i Giulio Giorello Gi llo Senza Dio. del senso umano della vita. credenti e ci ricorda, con buona pace di ogni Del buon uso dell’ateismo Il libertino non deve temere quindi di prechiesa e di ogni confessione, che “senza Longanesi, 2010 sentare i conti alla fede nei modi espliciti Dio” è solo uno dei possibili modi di vivere del rifiuto e della critica. Di ciò offre piena dimostrazione il e come tale va accolto e tollerato incondizionatamente. passaggio seguente, in cui Giulio Giorello scrive: “La mia è “Qualsiasi esponente di un qualunque credo dev’essere libero di un’esortazione a che gli atei siano davvero «libertini» nella loro dire quello che vuole” chiosa l’autore. “Ma nessun Reverendo irriverenza: che cioè accolgano nelle sedi pubbliche più diverse, merita reverenza”.

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In musica e in poesia La musica del Novecento ha intessuto fecondi rapporti con la poesia e la letteratura, sebbene in forme differenti e certo più articolate rispetto a quanto accaduto nel passato. Fra i compositori del secolo scorso più sensibili alla voce dei poeti spicca la figura di Benjamin Britten

Arti

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Il musicista inglese Benjamin Britten (1913–1976) non è stato solo il maggior drammaturgo musicale del secondo Novecento, ma ha rappresentato anche uno dei più fini autori di musica vocale. L’orecchio di Britten per il suono della parola venne riconosciuto per primo da un poeta poco disposto a fare concessioni alla musica come Wystan Hugh Auden (1907-1973). I due artisti si conobbero negli anni Trenta e iniziarono a collaborare grazie a un progetto cinematografico finanziato dalle Poste inglesi, il “GPO Film Unit”. Il collettivo comprendeva giovani e brillanti registi come il brasiliano Alberto Cavalcanti, Humphrey Jennins e Norman McLaren, che producevano documentari sui vari aspetti dell’attività della Posta. Auden scriveva testi per i film e Britten collaborava alla colonna sonora. In Night Mail (1935), un film sul treno postale che collegava Londra alla Scozia, Britten musicò il testo di una poesia di Auden con gli strumenti a percussione, fondendo il ritmo delle parole con quello della macchina a vapore che sfreccia sullo schermo nella campagna scozzese. Dalla loro amicizia nacquero lavori di vario genere, come il ciclo di canzoni On this Island (1938), musiche di scena per la radio e il teatro, il ciclo sinfonico Our Hunting Fathers (1936), l’operetta Paul Bunyan (1941). In seguito le loro strade si separarono e Britten si rivolse a testi più classici. L’amore per la poesia La Serenade op. 31 per tenore, corno e piccola orchestra d’archi, scritta su richiesta del famoso cornista Dennis Brain, risale al 1943. Britten, all’età di trent’anni, aveva alle spalle alcuni lavori importanti come la serie dei Sonetti di Michelangelo (1940) e il ciclo su testi di Rimbaud Les Illuminations (1939), oltre alle collaborazioni con Auden. Il compositore era tornato in Inghilterra dagli Stati Uniti nel 1942 per stare vicino alla sua gente negli anni bui della guerra, ma dichiarandosi obiettore di coscienza. Il rifiuto d’indossare la divisa significava naturalmente delle pesanti conseguenze sul piano giuridico e umano, che Britten affrontò con grande forza d’animo. Questo lavoro struggente e incantato esprime il profondo legame del musicista con la sua terra, in un momento di estremo bisogno materiale e spirituale. La Serenade

rappresenta una sintetica antologia della poesia inglese, con testi di autori di varie epoche, dall’età elisabettiana di Ben Johnson a quella vittoriana di Alfred Tennyson. Le sei liriche sono incorniciate da un “Prologo” e un “Epilogo”, affidati non alla voce umana, bensì a quella evocativa e romantica di un corno. Gli armonici naturali del corno conferiscono ai due episodi un particolare sapore arcaico e un suono remoto. Il titolo allude chiaramente al tema della notte, comune alle sei poesie musicate da Britten. L’argomento del ciclo rappresenta una metafora eloquente dei sentimenti dell’autore, oppresso dai lutti e dalle distruzioni della guerra, ma allo stesso tempo capace di trovare nella parola dei poeti più fedeli alla lingua inglese il conforto e la speranza di una vita migliore. Il cuore della raccolta è un’antica canzone popolare del XV secolo, “Dirge”, che veniva cantata nello Yorkshire, secondo Walter Scott, “durante la veglia di un morto, prima della sepoltura”. I sentimenti in musica Le scelte poetiche di Britten hanno sempre dimostrato una grande sensibilità d’animo e un’attenzione particolare per il mistero religioso. Il suo maggior capolavoro corale, War Requiem, scritto nel 1962 per festeggiare la ricostruzione della Cattedrale di Coventry, prende spunto dalle toccanti e disperate poesie del giovane scrittore inglese Wilfred Owen, morto in Francia nella Prima guerra mondiale. Ma il contributo più cospicuo della musica di Britten alla poesia inglese consiste nella serie di cinque Canticles, scritti tra il 1948 e il 1974. Il termine indica un’antica forma di musica sacra, ma Britten ha conferito a questa parola un significato nuovo. I Canticles di Britten sono delle cantate in miniatura, articolate in vari movimenti e musicate con organici diversi. All’inizio Britten scelse questa parola come titolo della sua versione musicale di una poesia di Francis Quarles, un poeta del Seicento. Nel corso del tempo questa formula diventò una specie di diario sentimentale privato per Britten, che nei Canticles esprimeva i lati più riservati del rapporto con il compagno d’arte e di vita Peter Pears, interprete ideale dei personaggi delle sue opere e grande ispiratore della sua musica vocale. A


Arti

11 Una fotografia con dedica di Benjamin Britten indirizzata al professor Oskar Morawetz (1917–2007), fra i maggiori compositori canadesi di musica contemporanea (immagine tratta da www.oskarmorawetz.com)

La Bellezza desiderata Nella nota poesia Il Viaggio dei Magi (The Journey of the Magi) Britten trova la metafora del suo desiderio per la Bellezza,

oscuramente minacciata dalle potenti pulsioni dei sensi e della passione. La lotta tra Apollo e Dioniso, combattuta ormai senza quartiere nel proprio animo, diventerà in quei primi anni Settanta il tema della sua ultima opera, Death in Venice. Ma per l’ultimo Canticle, scritto nell’estate del 1974 ormai prigioniero della malattia che l’avrebbe portato via due anni dopo, il musicista scova in mezzo ai lavori giovanili di Eliot una strana poesia, The Death of Saint Narcissus. Il testo mescola liberamente la figura di San Sebastiano e il mito pagano di Narciso, con una serie di riferimenti abbastanza espliciti di tipo erotico e masochistico. Britten non era più in grado di suonare il pianoforte, come aveva fatto per la prima esecuzione di tutti i precedenti Canticles, quindi strumenta il lavoro per voce e arpa, che diventa una sorta di alter ego del compositore. Questa decisione lascia pochi dubbi sulla vera identità del Narciso morente, che dice addio alla vita con una delle espressioni più dolci ed eleganti della musica del XX secolo. Tutte comunque sono ispirate dalla voce del tenore Peter Pears

» di Oreste Bossini

parte il Canticle II, che racconta la storia di Abramo e di suo nipote Lot, le altre cantate attingono dalla poesia dei suoi contemporanei. Il Canticle III risale al 1954, quando Britten lavorava all’opera The Turn of the Screw tratta dall’omonimo racconto di Henry James (“Giro di vite”). Il testo è una poesia di Edith Sitwell intitolata Still Falls the Rain. La versione musicale, dedicata alla memoria di un giovane pianista australiano amico di Britten, morto suicida per amore ingerendo acido prussico, piacque moltissimo alla scrittrice, che si prestò anche a leggere in pubblico sue poesie mescolate a songs di Britten nel Festival di Aldeburgh. Gli ultimi due Canticles, scritti negli ultimi anni di vita, aprono l’ultima fase del rapporto del musicista con la grande poesia inglese del Novecento, rappresentata in questo caso dal suo esponente più illustre e metafisico, Thomas Stearns Eliot (1888–1965).


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Philip Roth nel suo ultimo romanzo “La controvita” ci offre una visione critica ma aperta e propositiva sul rinnovamento e sulla causa ebraica. Con tutte le sue contraddizioni

Sin dall’inizio della narrazione, Philip Roth (1933) in La alla sua immigrazione in terra d’Israele. Le sue opinioni sul controvita descrive la rapida dissoluzione di Henry, che muore sionismo, ma anche il suo imparziale rimprovero nei confronti per un intervento chirurgico. Il protagonista è un dentista dell’ebreo che “si comporta da nazista con gli arabi”, sono correquarantenne, cardiopatico con moglie e figli che vive a New date da innumerevoli terminologie ebraiche, evidenziate nel York. Dovendo ricorrere ai betabloccanti – medicinali che in racconto. Roth passa dalla circoncisione alla Diaspora, dalla alcuni soggetti hanno come effetto collaterale l’impotenza ses- coalizione di Begin al fanatismo religioso “che mette l’egoismo suale – si vede costretto ad abbandonare le sue amanti, in un davanti al sionismo”, di coloro che pregano e “se ne stanno a epilogo mortale che pone fine alla sua superficialità. Il tema baciare il culo a Dio”. Nelle sue rimembranze storiche Nathan focale del libro si “concenrievoca l’infanzia, lasciando tra“ nelle prime pagine (non irrisolto l’enigma del fratello a caso scritte in corsivo), Henry e il suo rapporto con come se lo scrittore avesse la città di Abramo, Hebron: voluto distanziarle, forse per terra in cui “gli ebrei hanno il vuoto morale di Henry dal avuto inizio”. corpo del vero problema: la sua appartenenza al popolo Il senso dell’impotenza ebraico. Roth evidenzia fin Oltre agli incredibili affreda subito il carattere del proschi delle società americatagonista, distinguendolo na e americano-ebraica che dal fratello scrittore Nathan Roth riesce a tratteggiare, il Zuckerman, a cui affida la vero motore è questa univoce centrale e dominante versale (perché è dramma del libro. Che cosa può fasingolo e universale) evire l’uomo colpito nella sua denza di vulnerabilità. E parte più vitale e fertile? Un come questa impatta nelle uomo ossessionato dalla sua azioni minime, nella vita prestazione sessuale, che conormale, come instilla la struisce intorno a essa la sua coscienza (che ognuno tenPhilip Roth (immagine tratta da www.apieceofmonologue.com) impalcatura, sull’insegna lude a rimuovere) della morte minosa dell’istinto sessuale? prossima. Siamo tutti conQuali saranno i giorni che lo separano dai sui ricordi e da vinti di essere “uomini e per sempre” (citando Pagliarani) ma quelli delle donne che lo hanno amato? La forza dell’erezione in agguato è il grande “ribaltone”: una malattia, i medicinali, sessuale che esibiva come un trofeo non ha più senso fra le il cambiamento delle abitudini, un rallentamento del proprio sue donne, annientata dal destino. ritmo, l’annullamento della mascolinità. Un tema non solo attuale ma niente affatto scontato. L’invincibilità (ognuno è Il tema della “privazione” un Achille) minata proprio da noi stessi (la nostra caducità è il In questo romanzo, così com’è avvenuto in precedenti opere nostro tallone), dal nostro disfacimento nel percorso genetico, di Roth, lo scrittore americano fa i conti con la vecchiaia e con cosa normale, certo, ma alla quale nessuno si rassegna e che la privazione indotta dal decadimento: la nuova dimensione anzi ognuno combatte: minimizzando, ignorando, dimentidi vulnerabilità, questa impossibilità fisica, non supportata da cando coscientemente per non perdere l’infinita possibilità quella morale (spesso, anzi in contrasto), creano quella spacca- del futuro, quella serie di possibilità e azioni che ancora non tura che diviene il pretesto, ben giocato, per rievocare l’intera abbiamo scritto. E non importa quanto abbiamo alle spalle, vita del personaggio. L’ambiente di Nathan non è il deserto del quanto fatto (nel bene, nel male o nell’errore): ci sentiamo Negev o le colline della Galilea ma è l’America industriale degli defraudati e impotenti. Un tema che Roth affronta in modo immigrati. Egli infatti non è l’ebreo sopravissuto di un campo di singolare: la perdita della potenza sessuale – cioè la perdita sterminio nazista in cerca di un rifugio sicuro e accogliente ma il di controllo e potere dell’uomo sulla donna, o del forte sul nipote, nato in America, di semplici mercanti galiziani. Philip debole – indotta da una malattia cardiaca che spesso impatta Roth esprime con schiettezza e durezza implacabile le sue con- le persone anziane. Anche se nel libro Roth infligge la “puvinzioni sulla causa ebraica, sentenziando la sua visione po- nizione e la condanna definitiva” a un quarantenne frustrato litica in una particolareggiata digressione storica, nella quale che ha in testa una cosa soltanto, alla quale non potrà mai riemergono le vicissitudini del popolo ebraico, con riferimenti più anelare.

» di Nicoletta Barazzoni

Società

L’essere vulnerabile


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Il coraggio di Sturzo

Letture

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» di Demis Quadri

Come ha mostrato, per esempio, il rapporto della Com- che egli stesso è riuscito a spiegare con estrema chiarezza: “È missione Bergier, incaricata tra la seconda metà degli anni superfluo dire perché non ci siamo chiamati Partito cattolico: i due Novanta e l’inizio del nuovo millennio “di svolgere indagini di termini sono antitetici; il cattolicesimo è religione, è universalità; carattere storico e giuridico sulla sorte degli averi giunti in Svizzera il partito è politica, è divisione”. durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale” (brano tratto L’intreccio tra la storia del Canton Ticino e la biografia di da www.uek.ch/it/index.htm), nelle sue relazioni con paesi Luigi Sturzo trova il suo fulcro nel giornalismo (come risulta nazisti o fascisti la Confederazione elvetica non sempre si è evidente anche dall’ottimo studio di Lorenzo Planzi, che offre caratterizzata per un comportamento etico tra l’altro una raccolta di tutti gli scritti del cristallino e irreprensibile. Ci sono però sacerdote siciliano apparsi su testate ticinestate anche molte situazioni in cui essa ha si): per alcuni anni sono stati infatti il quoavuto modo di farsi portavoce di idee e vatidiano “Popolo e libertà” e il settimanale lori che sfidavano le posizioni delle grandi “Il Lavoro” gli unici nell’intera Europa ad dittature che hanno dominato l’Europa avere avuto il coraggio e l’indipendenza nenella prima metà del secolo scorso. cessari a lasciare spazio alle parole di questo Un caso particolare è quello affrontato dal grande nemico del fascismo. Negli oltre 120 giovane storico ticinese Lorenzo Planzi nel articoli scritti per i giornali ticinesi, Luigi suo recente saggio Luigi Sturzo e il Cantone Sturzo ebbe modo di mettere a fuoco “un Ticino. Nel volume vengono illustrati i pensiero che era anche il frutto di una vicenda proficui rapporti tra il sacerdote e uomo politica eccezionale. Il sacerdote di Caltagirone politico siciliano Luigi Sturzo (Caltagirone, aveva infatti fondato e condotto un partito po1871 – Roma, 1959) e la Svizzera italiana, litico di massa, aveva vissuto in prima persona rapporti che hanno portato a un vicendela crisi delle democrazie parlamentari, aveva vole arricchimento. Negli oscuri anni del maturato le sue idee a contatto con gli ambienfascismo, don Sturzo si oppose con grande ti europei di ispirazione democratica cristiana Lorenzo Planzi Lor Luigi Sturzo fermezza al totalitarismo dell’era mussolie le aveva approfondite con letture filosofiche e e il Cantone Ticino niana, individuandone precocemente le sociologiche, nonché con la vasta pubblicistica Armando Dadò, 2011 peculiarità fortemente negative. Come andi quegli anni”, come scrive Fabrizio Panzera nota Francis Python – professore ordinario di Storia contem- nella Prefazione al saggio di Planzi. poranea all’Università di Friburgo e autore della presentazione Le tematiche affrontate da Sturzo in questi articoli furono svaal libro di Planzi –, in passato le caratteristiche del fascismo riate: dalle crisi politiche europee che avevano prodotto l’onda sono state per parecchio tempo sottovalutate, e persino una dei totalitarismi alla politica della Società delle Nazioni, dalle grande filosofa come Hannah Arendt – autrice di un’analisi analisi della società inglese all’elogio del direttore d’orchestra politica ormai classica con The Origins of Totalitarianism (1951) italiano Arturo Toscanini il quale, da autentico antifascista, – lo considerava “un autoritarismo più o meno frequentabile”. Il rifiutò di esibirsi nei paesi totalitari affinché la sua arte non sacerdote siciliano, che avrebbe pagato le sue posizioni con fosse macchiata dalla cieca violenza nazi-fascista. l’esilio prima in Inghilterra e in seguito negli Stati Uniti, era Uomo dotato di lucido spirito d’osservazione, mosso da un spinto nelle proprie riflessioni, nel proprio agire e nelle pro- forte impegno politico e civile, Sturzo fu fermamente consaprie battaglie da ideali democratici e cristiani, ma allo stesso pevole del pericolo sempre in agguato di abbassare la guardia tempo era convinto dell’importanza di un’indipendenza tra di fronte alle minacce ai diritti degli esseri umani. Come ebbe la dimensione politica e la Chiesa Cattolica. La matrice reli- occasione di sottolineare in un articolo del 1938, scritto a giosa non era quindi attestata nel nome del Partito popolare Londra ma apparso proprio su “Popolo e libertà”: “La libertà italiano, fondato proprio da don Sturzo nel 1919, per motivi è come l’aria, si sente solo quando manca”.

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» testimonianza raccolta da Demis Quadri; fotografia di Igor Ponti

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scio mi ha fatto da interprete e da collaboratore. In questo modo ho potuto parlare con le persone, con i vecchietti e con delle figure sciamaniche. Queste fanno da tramite fra esseri visibili e invisibili, sono un po’ gli specialisti del mondo degli spiriti della foresta e degli antenati. Così sono riuscito a ricostruire la concezione malgascia del mondo – che comporta appunto una dimensione invisibile dell’esistenza e un’idea diversa della vita – usando come chiave d’accesso il camaleonte, come altri in precedenza lo avevano fatto partendo per esempio dal lemure o dallo zebù. Dietro la “superstizione” del contadino Grazie a un’avventurosa ricerca sul ter- malgascio di fronte al camalereno che lo ha portato nel nord-est del onte si cela invece un rispetto Madagascar, ha potuto approfondire lo per ogni forma di vita e una visione del mondo complessa studio della relazione tra uomo e natura e coerente. I paradigmi delle culture trache li protegge. È mai possibile dizionali sono interessanti perché hanno un che gli abitanti del Madagaapproccio sistemico della realtà, prendono scar temano queste creature cioè in considerazione la totalità delle cose innocue? secondo una prospettiva che è comune a Parlando con le persone del una scienza recente come l’ecologia. Nel posto, ho scoperto che per campo dell’educazione ambientale si può loro gli animali selvatici non usare la saggezza popolare di quelle culture, esistono. Se gli uomini, per miti e proverbi, per presentare agli allievi esempio, allevano le galline, concetti che fanno parte delle nuove conogli spiriti della foresta allevascenze dell’ecologia. E in effetti attualmente no gli animali della foresta. sto sviluppando delle attività didattiche, E allo stesso modo gli antenati destinate alle scuole elementari e medie, sul allevano i loro discendenti, tema albero. Per ora il progetto è destinato proteggendoli e facendo da inalle scuole private italiane, ma la Fondazione termediari tra i viventi e Dio. Svizzera Madagascar, per la quale collaboro Attraverso il camaleonte ho con Mascia Cantoni, conta di sviluppare quescoperto come il rispetto per sta proposta per portarla nelle sedi ticinesi. un animaletto innocuo derivi È utile cercare di dare valore alle conoscenze dalla consapevolezza che ogni delle diverse culture, anche per risolvere i essere vivente è interconnesso gravi problemi legati allo sfruttamento delle con gli altri, e che ogni aziorisorse naturali, alla pirateria ecologica e alle ne o pensiero si ripercuote nuove forme di colonialismo. Per esempio, gli sull’universo intero con delinteressi delle aziende farmaceutiche, attratte le conseguenze. Un concetto dalla biodiversità dell’isola, e certe pratiche filosofico malgascio: a ogni agricole della popolazione locale mettono in azione corrisponde una reapericolo in Madagascar una fauna e una flora zione, per cui facendo il bene che sono uniche al mondo. Ma non si può ottieni il bene, mentre facenarrivare lì proponendo soluzioni già pronte, do il male ti ritorna il male. perché queste non funzionano con chi ha un Dopo il primo soggiorno in modo differente di vedere le cose. Bisogna Madagascar sono tornato una trovare degli accordi per avanzare insieme. seconda volta, in maniera da Per questo mi piacerebbe poter fare da interpoter approfondire lo studio, mediario tra le Ong che proteggono la natura che ora è stato pubblicato con e la popolazione malgascia che vive delle il titolo Le caméléon et la sarisorse del paese. Perché certe incomprensioni gesse malgache. Sull’isola uno derivano dal fatto che la nozione di natura è studente universitario malgadiversa da una cultura all’altra.

Enzo Fuchs

Vitae

ià da piccolo avevo un rapporto molto stretto con gli animali e con le piante. Crescendo me ne sono un po’ allontanato ma poi, grazie ai miei studi in antropologia e biologia, mi sono riavvicinato alla natura, cercando di promuovere delle visioni del mondo che ci permettano di rispettarla. Sono sempre stato appassionato di animaletti: i miei preferiti sono i rettili. Da bambino costruivo trappole per acchiappare lucertole, e già a quell’epoca ero affascinato dalle culture lontane, in particolare quelle del continente africano. Terminato il Liceo scientifico a Locarno, ho avuto l’occasione di fare uno studio ibrido all’Università di Neuchâtel. Se all’inizio non sapevo se studiare biologia o etnologia, lì ho avuto l’occasione di fare entrambe le cose. Ciò mi ha permesso di rompere lo schema che divide le scienze umane da quelle “dure” per avvicinarmi a un approccio più sistemico, più interdisciplinare. L’occasione di partire per il Madagascar è arrivata perché il mio professore di botanica, Philippe Küpfer, ha organizzato uno stage di sei settimane in quel paese, dove ognuno avrebbe potuto fare la sua piccola ricerca personale. Quando ho saputo che sarei andato in quella grande isola sono corso a leggermi i libri sui camaleonti. “Superstizione”: ho trovato questa parola tra le righe. Non mi aspettavo di trovare tale termine in un libro di zoologia. Che cosa si cela dietro la “superstizione” del popolo malgascio verso il camaleonte? Questo è stato il punto di partenza della mia ricerca. In Madagascar ci sono i camaleonti più piccoli del mondo: lunghi un centimetro e mezzo, ti stanno sulla punta delle dita. Sono un po’ particolari perché primitivi: non cambiano colore, hanno la coda poco prensile e la loro unica difesa è di fingersi morti. È come se si affidassero alla volontà di un essere superiore

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G


L’eredità dei Büchi

Nell’ambito del Progetto di numerizzazione e di valorizzazione del patrimonio fotografico dell’Archivio di Stato, ancora per poche settimane a Bellinzona è visitabile un’esposizione di immagini realizzate da Ernesto e Max Büchi, fotografi attivi sul Lago Maggiore tra il 1890 e il 1941. Un’occasione che permette sia di scoprire questo importante e ricco fondo fotografico e archivistico sia di apprezzare i molteplici temi che attraversano la loro produzione, tra documentarismo e ricerca formale a cura di Giancarlo Fronasier; immagini ©Archivio di Stato, Bellinzona


F

ra i fotografi attivi in Ticino tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, l’attività svolta dai fratelli Ernesto e Max Büchi si contraddistingue per una produzione molto vasta. Il materiale esistente e oggi di proprietà dell’Archivio di Stato di Bellinzona (ASTi) può essere suddiviso in tre parti: la prima comprende oltre 2.000 lastre accompagnate dalle stampe a contatto, definite dai Büchi “Negative di commercio” e realizzate in vista della stampa di cartoline oppure per lo smercio nel loro negozio di Locarno. La seconda è composta di circa 4.000 lastre, dove sono presenti ritratti eseguiti nell’Atelier für Portraits annesso al loro punto di vendita. Qui sono comprese fototessere e ritratti in studio. Infine, altre 500 lastre

circa realizzate su commissione. Questi negativi ritraggono in modo eterogeneo, per esempio, edifici, ambienti di lavoro, prodotti artigianali o industriali. Il Ticino: “così come tu mi vuoi...” Molti degli scatti dei Büchi erano destinati, sottoforma di cartoline o di stampe vendute nel loro negozio, al turista in prevalenza germanico che nel Ticino cercava gli aspetti pittoreschi di un cantone rurale e di carattere italiano. L’improbabile ricostruzione in studio di un costume verzaschese presente in apertura al presente reportage – si noti il “bizzarro” accostamento di gerla e ombrello con sfondo bucolico –, conferma come la ricerca del pittoresco portasse a inevi-


tabili forzature che non corrispondevano affatto alla realtà. Malgrado la catalogazione del fondo sia tuttora in corso, il materiale fotografico mostra delle linee di produzione abbastanza precise. I Büchi, infatti, avevano una predilezione per le vedute che riguardano per lo più il Locarnese e la Valle Maggia – in misura minore altre località del Sopraceneri e alcune della Mesolcina –, sottolineandone la connotazione rurale e folcloristica, spiegabile alla luce del contesto commerciale in cui i due fratelli operavano. Degno di nota è però il loro modo di procedere, caratterizzato da un approccio “documentario”. Abituati a compiere frequenti escursioni nelle campagne e nelle valli della regione, i Büchi ne ripresero le varie sfaccettature ma con una loro personale sistematicità. Per meglio comprendere l’importanza del fondo dei fratelli Ernesto e Max Büchi nel contesto più ampio del lavoro svolto dall’Archivio di Stato, ci siamo intrattenuti con i curatori dell’esposizione. Che cosa ha spinto l’Archivio di Stato a valorizzare il fondo dei fratelli Büchi attraverso una mostra? “L’Archivio di Stato possiede numerosi fondi fotografici o collezioni di fotografie, per non parlare dei numerosissimi documenti fotografici sparsi negli archivi amministrativi, privati, ecc.” ci risponde Gianmarco Talamona, storico e responsabile del gruppo di lavoro che si dedica ai Fondi fotografici. “Da alcuni anni a questa parte, ci occupiamo, oltre che di applicare le misure volte ad assicurarne la conservazione, di promuovere la conoscenza di questi materiali attraverso la digitalizzazione e la catalogazione in una banca dati consultabile sul web (www.ti.ch/archiviofoto). Vista l’importante massa di documenti, e l’impossibilità di trattarla integralmente, abbiamo definito delle priorità e tra queste abbiamo incluso il fondo dei fratelli Büchi, che per le sue caratteristiche riveste un’importanza notevole. La loro produzione denota infatti molteplici punti d’interesse. Soprattutto, merita una menzione la certosina cura con cui i Büchi conservarono e inventariarono i propri materiali. Il fondo è stato trattato nel corso del 2009 con il concorso del Laboratorio di cultura visiva della SUPSI, e da allora è consultabile online dal pubblico: per sottolinearne l’importanza e mettere in evidenza il nostro lavoro, abbiamo poi deciso di allestire una piccola esposizione fotografica. Composta di trenta stampe digitali formato 13x18 cm (realizzate da Stefano Spinelli di Ponte Tresa) e da una decina di stampe originali, la mostra si propone, anche con l’ausilio di strumenti informatici, di introdurre il visitatore alla ricchezza di questo archivio fotografico”.

sopra: “Passo del Campolungo innevato”, Prato Leventina, 1903-1908, negativo su vetro (13x18 cm), gelatina ai sali d’argento (8.14) “I Büchi effettuavano sovente escursioni in montagna e ne ritrassero i vari aspetti. Dal registro che documenta meticolosamente la loro produzione, li si può seguire durante le loro gite, che durante l’estate duravano anche parecchi giorni”. Nel fondo dei fratelli Ernesto e Max Büchi sono presenti immagini che testimoniano, oltre che della loro passione per la montagna, “di un approccio estetico un poco démodé, riconducibile all’Ottocento e al Romanticismo”. Il “Passo del Campolungo innevato” con la rappresentazione della conquista della vetta, ne è un esempio (Note alla mostra, Archivio di Stato, Bellinzona) in apertura: “Costume della Val Verzasca”, Locarno, 1895-1903, negativo su vetro (13x18 cm), gelatina ai sali d’argento (4.13)

Il titolo della mostra, “Due fotografi intorno al lago”, lascia intendere che il Verbano ha rappresentato una parte importante nella produzione di Ernesto e Max Büchi… “Nell’archivio dei due fotografi locarnesi si individuano molteplici filoni, suscettibili di essere esaminati e interpretati in base a diversi approcci” annota ancora Talamona. “Dovendo sceglierne uno, abbiamo creduto che il lago, il Verbano, fosse particolarmente rappresentativo del loro percorso professionale e della loro produzione. Prima di giungere nel Locarnese, i Büchi furono infatti attivi a Stresa (1890), dove Ernesto collaborò con Carlo Bacmeister, e soltanto nel 1894 aprirono una succursale a Muralto. Nel 1899 lasciarono il Piemonte e trasferirono l’atelier fotografico a Locarno; poi nel 1924 i due fratelli fecero definitivamente ritorno a Muralto, in Piazza della Stazione. Se il Lago Maggiore fu il filo conduttore della loro attività, esso fu altresì il soggetto privilegiato dei loro

(…)


sopra: “Donna lungo la riva del Verbano”, Locarno, 1916-1917, negativo su vetro (13x18 cm), gelatina ai sali d’argento (50.5) sotto: “Barcone a vela presso Pallanza”, Verbania, 1903-1907, stampa a contatto (13x18 cm), gelatina ai sali d’argento (1.86)


sopra: “Spiaggia sul Lago Maggiore presso il Lido”, Locarno, 1903-1907, negativo su vetro (13x18 cm), gelatina ai sali d’argento (5.9) sotto: “Pescatori a Rivapiana”, Minusio, 1903-1907, negativo su vetro (13x18 cm), gelatina ai sali d’argento (5.12)


scatti. Di fatto, i Büchi fecero del Verbano lo sfondo o il corredo di numerosissime fotografie destinate al turismo e ne documentarono ampiamente la vita: le esondazioni, la natura, la navigazione, la pesca, ecc. Nulla di più naturale se riflettiamo sul ruolo del fotografo a cavallo tra Ottocento e Novecento in un cantone come il nostro, che destava l’interesse dei visitatori per i suoi paesaggi e per il suo carattere pittoresco. I Büchi vivevano sì di ritrattistica e di committenze, ma anche di fotografie in grande formato vendute nel loro negozio oppure riprodotte su cartolina”. Da un punto di vista conservativo, come si affronta il trattamento di un fondo fotografico così cospicuo? “Le lastre trattate finora sono circa 2.000” ci risponde Lorenza Mossi, conservatrice presso l’Archivio di Stato. “Il lavoro di pulizia è piuttosto semplice ma necessita di parecchia pazienza e minuzia: il lato senza l’emulsione viene pulito con un panno e dell’etanolo, facendo attenzione a non cancellare gli eventuali ritocchi fatti dai fotografi, mentre la parte con l’emulsione viene invece semplicemente spolverata. L’apparente monotonia del lavoro è stata finora addolcita dalla bellezza delle fotografie, che mi hanno fatto compiere un viaggio spazio-temporale nel Ticino, con immagini di ieri di luoghi frequentati oggi. Le lastre sono quasi tutte in buono stato; fra queste ce n’erano però circa una quarantina rotte che hanno richiesto un intervento più approfondito che una semplice pulizia. Si è trattato di ricomporre le lastre per poi fissarle tra due vetri, in modo da non perdere la trasparenza. Spesso i pezzi erano molto piccoli e numerosi, ed è stato un piacere far rinascere quelle immagini. Una volta pulite e riparate le lastre vengono riposte in buste di carta non acida e in apposite scatole”. Il fondo dei fratelli Büchi è composto di circa 6.500 supporti fotografici. Un archivio importante ma dalla storia assai travagliata, immaginiamo... “La produzione fotografica dei Büchi è probabilmente rimasta nello studio vicino alla stazione di Locarno oltre la cessazione dell’attività da parte della sorella e della vedova di Max, dopo la tragica scomparsa del secondo fratello, morto nel 1941 a seguito di una caduta nel fiume a Bignasco” annota Felice Pinana, bibliotecario documentarista. “In seguito l’edificio fu occupato da altre attività commerciali dello stesso genere. È verosimile che nei decenni successivi una parte dei materiali sia andata dispersa o distrutta. Si salvarono comunque un numero ragguardevole di lastre e di stampe. Dopo varie vicissitudini, nel 1980 vennero acquistati dalla Biblioteca Salita dei frati di Lugano che iniziò il lavoro di riordino e li conservò fino al 1996, anno in cui l’Archivio di Stato ne divenne proprietario. Ho partecipato personalmente al trasloco: ricordo che prendemmo tutte le precauzioni possibili per non causare ulteriori perdite irreparabili a un patrimonio unico. L’importanza del fondo Büchi è data dal fatto che copre un periodo di tempo ampio; dall’inizio del Novecento al 1940 circa: è l’unico che documenta in modo quasi sistematico l’evoluzione di un territorio in un’epoca già abbastanza lontana. Privilegia però il Sopraceneri e in particolare il Locarnese. Le vedute del Sottoceneri si riducono infatti a una cinquantina di scatti”. La società che i fratelli Büchi hanno dipinto non esiste più, e la loro opera ha il merito di riconsegnarci uno spaccato di storia dall’immenso valore, materiale ed emozionale. Quali sentimenti sono nati nell’operare quotidianamente e a stretto contatto con questi supporti fotografici? “Mi sento certamente partecipe dell’attività dei fotografi e grato

in queste pagine: “Cerimonia religiosa all’Alpe di Cardada”, Minusio, 1906-1916, negativo su vetro (13x18 cm), gelatina ai sali d’argento (14.4) la mostra: “Due fotografi intorno al lago: Ernesto e Max Büchi” Archivio di Stato, Viale Stefano Franscini 30a, 6500 Bellinzona. L’esposizione rimarrà aperta fino al 30 giugno. Orari di visita: lunedì–venerdì 9.00–19.00, sabato 9.00–13.00. Le fotografie in bianco e nero esposte sono consultabili anche attraverso il catalogo fotografico online dell’istituto: www.ti.ch/archivio-foto Per ulteriori informazioni sulle attività dell’Archivio di Stato di Bellinzona nel campo della fotografia storica, si veda anche: “Archivio di Stato. Storie di luminose proiezioni” pubblicato in Ticinosette n. 44/2010 del 29 ottobre


per quello che ci hanno lasciato” ci dice ancora il signor Pinana. “Per il suo carattere documentario il materiale visionato permette una lettura del territorio, a volte anche molto dettagliata. Quasi sempre abbiamo delle indicazioni sulle località ritratte, ma non sempre siamo in grado di stabilire esattamente il luogo, anche a causa dei cambiamenti intervenuti. In generale, l’esperienza che suscita le maggiori emozioni è quella di scoprire posti ben noti nei quali ci si può identificare e rendersi conto che non li avevamo mai visti così. Le persone sono quasi assenti dalle vedute proposte e quando ci sono è ben difficile identificarle. Per ammirare la gente possiamo però inoltrarci – e questo è un capitolo non ancora aperto – nella cospicua sezione dei ritratti nei quali, anche grazie all’indicazione dei cognomi, facciamo la conoscenza delle attrici e

degli attori di un’epoca. Di particolare interesse è pure l’approccio alle immagini per la datazione. L’attività degli anni 1922-1934 è segnalata con grande precisione nel registro allestito dai fotografi stessi. Per le foto precedenti e successive ci si affida a indizi esterni o all’analisi topografica (quella casa costruita nell’anno tale non c’è, quindi la foto è di prima). La datazione precisa di una foto costituisce sempre un elemento fondamentale per situare il resto della collezione. Un’ultima osservazione riguarda ancora la rarità di fotografie di avvenimenti di cronaca (politica o altro). Fanno eccezione le immagini relative a qualche incidente, per esempio la diligenza precipitata in un burrone a Cerentino il 26 luglio 1921. Oppure gli eventi naturali come frane e inondazioni, per esempio il disastroso nubifragio di Someo del 24 settembre 1924”.


Lessico

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Sobrietà Spesso associata alla moderazione nell’assunzione di alcolici, la sobrietà, nelle sue valenze meno manifeste, svela la capacità di contenersi sia sul piano personale sia in ambito sociale, politico ed economico

Uno sguardo alla nascita e all’evoluzione delle parole e dei concetti che esse denotano ha molto da insegnare. È il caso del termine sobrietà che, se usato in maniera superficiale, sembra presentare un tipo di significato; se invece “manomesso” nel modo proposto da Gianrico Carofiglio – l’ideatore delle storie dell’avvocato Guerrieri – nel suo ultimo libro (La manomissione delle parole, Milano 2010), cioè smontato e rimontato per raccontare altre storie, mostra un significato un po’ diverso. Prima dell’operazione di smontaggio potremmo pensare che sobrietà sia il contrario di ebbrezza. Ebbro è chi ha bevuto un goccio di troppo, sobrio chi non si lascia tentare e di alcol ne beve poco: in senso traslato, chi è semplice e essenziale, moderato nei gusti e nei comportamenti: uno spirito sobrio. Se però sulla scia di Carofiglio ripariamo questa come altre parole come si riparano meccanismi complessi e ingegnosi; se le smontiamo capendo quel che non va per poi rimontarle con cura, come farebbe uno scrupoloso orologiaio svizzero, potremo usarle di nuovo e in modo nuovo, come congegni delicati, precisi e potenti in grado di cambiare il mondo. Scopriremo allora che la parola deriva dall’aggettivo greco sóphron, sano di mente, e dal sostantivo sophrosýne, che sta per prudenza e moderazione, ovvero le capacità della persona assennata, di buon senso. La sophrosýne degli antichi greci, una delle quattro virtù pagane del filosofo greco Platone, fu tradotta nel latino temperantia, temperanza in italiano, per entrare poi con questa denominazione nella schiera delle sette virtù cristiane. Ancora un cenno etimologico prima di dedicarci alla restituzione di senso, consistenza, calore, suono, odore (sempre secondo le indicazioni di Carofiglio) alle nostre parole. Temperanza viene dal greco témno, che significa dividere, nel senso che prevede una divisione, una sezione, e ogni sezione presuppone una limitazione. Nel compiere il montaggio finale abbiamo così la nuova sobrietà che racconta una storia non tanto di scarso consumo di alcolici quanto di saggezza, assennatezza, mente lucida, giudizio ragionevole, come pure di limitazione e moderazione. Di eliminazione di ciò che è superfluo, lussuoso ed esagerato, come di ricorso al semplice e all’essenziale, a ciò che si oppone all’eccesso e all’arroganza, alla moderazione degli impulsi e degli appetiti.

Anche il termine moderazione, smontato e rimontato, racconta una storia di freni e di paletti, da modus, misura, confine, contenimento entro “giusti limiti”, allontanamento dagli eccessi. Sappiamo infatti che in politica i moderati si presentano come sobri, contenuti, estranei agli estremismi. La virtù morale Tutto questo smontaggio e rimontaggio ci ha portati a inquadrare una virtù morale, la sobrietà o temperanza, che è, così la definisce Dante, “regola e freno de la nostra gulositade”. Gulositade, cioè gola, ghiottoneria, che però va intesa qui come ingordigia e avidità in genere, non soltanto di cibo ma anche di beni, di merci, di denaro, di potere. Oggi si parla per esempio – lo scrissi già in questa rubrica a proposito del vizio della Gola – del peccato di eco-gluttony, considerato come il contrario della sobrietà. Una delle sue forme è il consumo eccessivo e sfrenato che porta sia alla distorsione dei valori umani sia soprattutto all’impoverimento delle risorse e dell’habitat, allo sfruttamento e all’inquinamento. Sobrietà è una delle parole chiave di Serge Latouche, teorico francese della decrescita. Per uscire dalla società della crescita in cui l’unica meta cui tendere è l’aumento del PIL bisognerebbe, rileva Latouche, cambiare i paradigmi vigenti introducendo una nuova spartizione della ricchezza in una società di sobrietà condivisa. A sottolineare l’urgenza di un cambiamento in questa direzione si aggiungono le parole della Commissione per la misura della Performance economica e il Progresso Sociale (istituita dal governo francese nel 2008 proprio allo scopo di identificare i limiti del PIL come indicatore di risultati economici e di avanzata sociale, e cercare di produrre indicatori più significativi di progresso quali la qualità del traffico o dell’inquinamento atmosferico): membri di punta della Commissione, Joseph E. Stiglitz, Jean-Paul Fitoussi e Amartya Sen, quest’ultimo un po’ economista un po’ filosofo. Immagino che soprattutto a lui piacerebbe uno smontaggio e rimontaggio della sobrietà e della temperanza di questo genere: che dia luogo a un clima temperato, si potrebbe dire, o persino un clavicembalo ben temperato, capace di produrre accordi armoniosi grazie alla correzione dei suoni della scala.

» di Francesca Rigotti; illustrazione di Mimmo Mendicino

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Vini e solfiti La faccenda è annosa: vent’anni fa l’Europa si dotava di una normativa per la produzione agricola biologica. Ciò nonostante la questione del vino biologico resta in alto mare e la causa principale riguarda proprio l’utilizzo dei solfiti…

Nel 2010 la proposta della Commissione europea per una re-

Sfide

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» di Giulio Carretti

riamo alle sue espressioni più estreme e radicali, di derivazione steineriana, i cui sostenitori sono spesso in aperto contrasto con i più generici “biologisti” – sia da molti visto con sospetto e le ragioni, spesso fondate, sono numerose. Valutare la bontà e la qualità di un vino solo in base alla presenza sull’etichetta della magica parolina “biologico” può davvero ingannare. Per esempio, come definire tale un vino prodotto su appezzamenti di terra coltivati si biologicamente, ma accerchiati da ettari di terra concimata con ogni genere di sostanze e irrigata con acqua proveniente da corsi d’acqua utilizzati per lo scarico dei concimi? Una domanda più che lecita! Inoltre, non di rado le etichette dei vini biologici o biodinamici non offrono informazioni chiare e dettagliate, una nebbia informativa che apre a dubbi e sospetti, anche perché produrre vino biologico non è afNord contro Sud far semplice. Latitano, Su un versante, francesi cioè, indicazioni pree nord europei hanno cise circa le modalità e levato gli scudi sostele tecniche di coltura e nendo che con limiti affinamento utilizzate, del genere la loro proelementi indispensabili Vigneti in Monferrato. Immagine tratta da www.piemonterent.com duzione ne risentireba guidare il consumabe pesantemente. Le tore verso una scelta ragioni? Terre freddine e carenti di sole, contrassegnate da consapevole e corretta. Inoltre, la qualità di questi vini risulta produzioni limitate che vorrebbero far fronte alla notevole a oggi piuttosto disomogenea: si possono trovare certamente richiesta da parte dei consumatori di vini bio con ridotte o del prodotti eccellenti ma anche vini scadenti. tutto assenti quantità di solfiti. Ma proprio per le caratteristiche climatiche di queste aree l’aggiunta di anidride solforosa (per Bio: fra promesse e incognite dare stabilità al vino) e di zuccheri (per innalzarne la gradazione La produzione bio, pur con le sue “brutalità”, ha dato una sferalcolica in modo da renderla sufficientemente alta) appaiono zata sia a un certo “stilismo” internazionale (oggi parecchio di quasi inevitabili. Sul fronte opposto, chi invece di sole ne ha moda) sia alle produzioni incentrate sulle quantità, stimolando in abbondanza: i paesi del Sud, Italia in testa – sostenuti da un i produttori a cimentarsi in creazioni di nicchia. Resta il fatto clima favorevole e in cui la componente di produzione biolo- che a condurre la scelta dell’appassionato non dovrebbero esgica risulta nettamente in crescita –, non hanno problemi ad sere convinzioni aprioristiche, piuttosto il reale valore di ogni accettare questi livelli (in queste aree sono in costante aumento singolo prodotto, indipendentemente dall’etichettatura e dal le aziende che immettono sul mercato vini del tutto privi di marketing che lo accompagna. Con ogni probabilità il mercato solfiti). Risultato: l’Unione Europea ha decretato una proroga del biologico (e in misura inferiore, del biodinamico), continueal 31 luglio 2012 del cosiddetto “regime transitorio” in base al rà a rappresentare una quota marginale all’interno della vasta quale è possibile continuare a etichettare utilizzando la dicitura produzione globale e questo a causa della difficoltà, se non “vini da uve biologiche” o, in alternativa, “vini prodotti con uve dell’impossibilità, di immettere sui mercati milioni di bottiglie biologiche”. Insomma, lo stallo prosegue. mantenendo uno standard qualitativo elevato. Saranno poi Detto questo vale la pena far notare come il concetto di “vino tutte da valutare le evoluzioni nella richiesta dei vini biologici biologico” o “biodinamico” – con quest’ultimo termine ci rife- anche in relazione al generale sviluppo del settore.

golamentazione nella produzione dei cosiddetti vini biologici è andata incontro a una sonora bocciatura. L’obiettvo di renderla attuativa fin dalla vendemmia dell’anno scorso è pertanto svanito nel nulla. Ora la Commissione ci sta riprovando. In sostanza si tratta di fornire delle indicazioni normative in grado di fornire degli indicatori precisi e differenziati rispetto a quelli relativi la produzione standard dei vini. Il nocciolo della questione resta sempre lo stesso: la soglia di solfiti. Secondo il commissario europeo all’agricoltura, Dacian Ciolos, le soglie per il vino biologico dovrebbero essere fissate a un massimo di solfiti pari a 100 mg/L per i vini rossi e di 150 mg/L per i vini bianchi e rosati. Questi valori, di 50 mg inferiori rispetto alla produzione standard, hanno diviso i viticultori europei.


NELLA SELVA DEGLI

E-BOOK

Recentemente le vendite di e-book sullo store on-line Amazon hanno superato quelle dei libri cartacei, questo nonostante il portale venda libri in formato elettronico solo da quattro anni. Il segno di un cambio di tendenza? Probabilmente sì. Ma come districarsi nella selva di formati e modelli diversi? Tendenze p. 48–49 | di Carlo Galbiati

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n e-book è un libro in formato elettronico facilmente distribuibile via internet grazie al peso ridotto del file che lo contiene: un libro di 400 pagine pesa poco meno di un megabyte. Precisiamo che parlare di “pagine” nel caso di un e-book non è molto corretto: i veri e-book, infatti, permettono di modificare le dimensioni dei caratteri per facilitare la lettura, “reimpaginandosi” automaticamente cosicché lo stesso libro potrà contare 200 pagine se si usa un carattere piccolo o 400 se si preferisce un carattere più grande. L’e-book può esser letto da diversi dispositivi: PC, Tablet, Smartphone ma in specifico dagli e-book reader. Questi ultimi hanno uno schermo di 5 o 6 pollici e utilizzano la tecnologia e-ink che non prevede la retroilluminazione del display rendendoli adatti alla lettura in presenza di una fonte di luce; quando invece la luce ambientale è scarsa è sufficiente accendere una lampadina. Quasi tutti i modelli di e-book reader riproducono solo immagini in bianco e nero. Sono appena giunti sul mercato modelli che offrono immagini a colori, che non sono però paragonabili a quelle di un monitor per computer o di un tablet. Purtroppo gli e-book vengono prodotti in diversi formati e non esiste un e-book reader universale in grado di leggere i libri in formato digitale presenti sia su Amazon sia sugli altri store. Due sono i motivi: Amazon usa un formato di e-book proprietario (AZW) che può essere letto solo dal suo lettore Kindle con protezione anticopia. L’altro formato che va imponendosi per il libro digitale è l’ePub, disponibile con o senza protezione anticopia.

Cooler ebook reader


Qualche consiglio Il PDF, pur non essendo un formato ideato per gli e-book, è in effetti abbastanza utilizzato e nei libri digitali è usato in versione “libera” o protetta. Semplificando il discorso, possiamo dire che Kindle 2 legge i file AZW (con protezione copia) e i file MOBI e PDF senza protezione copia. A parte Kindle la maggior parte degli e-book reader legge i file ePub, anche se non tutti i lettori recepiscono questo formato con la protezione copia. La conoscenza del formato dei libri digitali che volete acquistare è pertanto essenziale nella scelta del vostro lettore elettronico: il Bookeen Cybook Gen 3, per esempio, legge gli e-book in formato MOBI con protezione copia ma non quelli in formato ePub. La protezione DRM Adobe presente nei file ePub e PDF permette di autorizzare fino a sei dispositivi (PC, e-book reader, Tablet e Smartphone) alla lettura di un determinato e-book. Per prima cosa è necessario (e consigliabile) installare sul proprio computer il software Adobe Digital Editions, registrarsi sul sito Adobe.com e inserire il proprio ID Adobe nel computer che si autorizza alla lettura del file DRM. In seguito scarichiamo nel PC l’e-book che abbiamo acquistato. Copiamo il libro sull’e-book reader autorizzando anche questa volta il dispositivo portatile alla lettura del file DRM.

Amazon Kindle

La diffusione in Europa L’e-book reader è per molti versi simile a un libro: si può inserire un segnalibro digitale, si possono prendere appunti e sottolineare le parole. Il bordo pagina è sostituito da un completo blocco note digitale (.txt) in cui si può scrivere usando la tastiera QWERTY; altri modelli dotati di schermo touchscreen permettono di scrivere le note con un pennino. Non vanno dimenticate le funzioni text-to-speech per trasformare le parole scritte in audio e la possibilità di riprodurre audiolibri (tutti gli eBook reader riproducono file MP3). La memoria integrata permette di portare con sé moltissimi libri: 2 GB di memoria possono contenere circa 1200 libri! Alcuni modelli, come il Kindle di Amazon, hanno una connessione alla rete cellulare 3G integrata per permettere il download del libro dall’e-book store senza collegarsi al computer. Quali potrebbero essere i limiti alla diffusione degli e-book in Europa? Sostanzialmente due: la protezione copia e la mancanza di un e-book reader universale. La presenza o meno della protezione dipende dall’editore che stabilisce anche il numero di dispositivi su cui può essere copiato un determinato titolo in formato digitale. Potrebbe sembrare un controsenso ma sul sito Adobe troverete degli e-book con protezione Adobe DRM disponibili per il download gratuito: La Certosa di Parma di Stendhal e Ventimila leghe sotto i mari di Verne sono due dei 31 titoli attualmente disponibili. Va ricordato che la protezione DRM Adobe è stata violata dagli hacker e sono diverse le persone che scaricano illegalmente da internet e-book appena usciti sul mercato: nulla di nuovo, in passato è successo con la musica, ora accade con i film e in futuro la stessa sorte potrebbe toccare agli e-book. Kindle Store, il nome che Amazon ha dato al suo negozio on-line di libri in formato digitale, offre pochissimi titoli in italiano ma presto dovrebbe aprire un portale di vendita per l’Italia dopo che ad aprile ha aperto lo store in Germania ■


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Crisi papale

Si è parlato molto, ancora prima del suo arrivo nelle sale, di

» di Roberto Roveda

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» illustrazione di Adriano Crivelli

Visioni

chiara in tutte le lingue una sola implorazione: fa che non sia Habemus Papam, il nuovo film di Nanni Moretti. La materia io, fa che non sia io… Per aiutare il pontefice nella sua disperatrattata, un papa eletto ma in preda ai dubbi, è di quelle fatte ap- zione viene chiamato il migliore psicanalista sulla piazza (Nanni posta per richiamare le polemiche e gli spettatori. Detto questo Moretti). Ma si sa, l’inconscio e l’anima non vanno d’accordo, e e lasciate da parte per ora le discussioni avviate da alcuni settori inoltre un prete, e tanto meno un papa, non può parlare di sé del mondo cattolico – per lo più pretestuose o delle sue fantasie. Lo psicanalista dà forfait, e in buona parte frutto di un pregiudizio sul ma rimane prigioniero del Vaticano: come regista –, Moretti ci regala un film dalla storia gli altri non potrà uscire finché la delicata originale, drammatico e brillante nei toni, ma situazione non sarà risolta. A fuggire sarà il anche – e questa è un po’ una novità per il neoeletto pontefice che troverà fuori dalle regista – da godere con gli occhi. La cinepresa, mura del Vaticano la sua strada. infatti, ci mostra immagini ricche di pathos, Nel complesso la pellicola è a tratti poetica, con candide colonne che incorniciano il socapace di indagare le profondità dello spirito glio pontificio vuoto, animato solo dal rosso e i limiti dell’uomo con uno sguardo lieve, di un’enorme tenda gonfiata dal vento, il quasi affettuoso, per certi versi si direbbe ampapa, tutto bianco, che si aggira tra gli impomirato nei confronti di chi, ancora ai nostri nenti spazi scuri del palazzo, sullo sfondo del giorni, è in grado di interrogarsi sul senso di “Giudizio universale”, o nelle verdi simmetrie quello che fa e sui suoi limiti. dei giardini vaticani. E, soprattutto, ci mostra Tornando, per concludere, alle polemiche che le espressioni intense, lo sguardo disperato e hanno accompagnato il film. C’è ironia, non la depressione di un papa che non vuol essere può mancare in un film di Nanni Moretti, ma Hab P Habemus Papam regia di Nanni Moretti papa, interpretato dal grande Michel Piccoli. riguarda i limiti umani di alcuni personaggi Italia, 2011 Il pontefice viene ripreso come un uomo stereotipati – il giornalista, lo psicoanalista, che non se la sente di accollarsi il peso di una responsabilità alcuni cardinali (non sono persone anche i cardinali?) –, non enorme e di una solitudine definitiva. Non ne vuole sapere di certo la Chiesa come istituzione o il ruolo del papa che anzi considerare conclusa la sua vita terrena, perché questo significa risulta, per l’appunto sovrumano, al di là delle forze di una perdiventare successore di Pietro. Non a caso, durante lo spoglio sona comune. E questo potrebbe essere un interessante spunto delle schede, tra i cardinali del Conclave risuona muta, ma ben di riflessione proprio per i cattolici.


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Astri gemelli

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Il trigono di Giove e Plutone favorisce i cambiamenti. Potrete accrescere le vostre finanze e migliorare la vostra immagine. Puntate sul carisma.. Aiuti da parte di personalità di notevole interesse.

Incontri sentimentali in tutto il periodo compreso tra il 12 e il 17 giugno. Miglioramento del proprio aspetto fisico. Nascita di relazioni d’affari per i nati nella terza decade. Proficuo il livello degli studi.

Tra il 12 e il 18 giugno Venere transiterà nella vostra seconda casa solare. Momento fantastico per dedicarvi allo shopping. Aiuti da parte di amici. Scelte di vita in ordine agli aspetti con Saturno e Plutone.

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Aiuti dal parte del partner nelle vostre attività professionali. Nuove relazioni sentimentali. Vita sociale effervescente. Opportunità per i nati in luglio. Seguite gli obiettivi del cuore. Bene il 15 e il 16.

Forte risveglio del desiderio sessuale spinto da Marte e Plutone. Capacità seduttive in costante aumento. Maggior potere nel settore professionale. Opportunità per i nati nella prima decade. Successo e guadagno.

Lingua a freno: cercate di stare più accorti soprattutto per quanto riguarda le attività professionali. Scelte importanti per i nati fra la prima e la seconda decade. Non fatevi influenzare da circostanze esterne.

Cercate di cogliere le opportunità mantenendo chiari i vostri obiettivi principali senza farvi prendere dalle paure. Più umiltà e meno orgoglio. Confrontatevi con il vostro prossimo, ponendo un freno al vostro ego.

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Grazie all’ingresso di Venere nella vostra settima casa solare potrete dedicarvi di più alla realizzazione degli obiettivi del vostro cuore. Matrimoni inaspettati, colpi di fulmine e figli in arrivo.

Opportunità provenienti da un paese estero da sfruttare con un po’ di astuzia. Imparate a lavorare per i vostri interessi identificandoli con quelli della società in cui vivete. Salto evolutivo per gli eletti.

Con Giove nella vostra quarta casa solare si fa sempre più vivo il desiderio di raggiungere una maggiore sicurezza. Ingrandimenti e migliorie all’interno dei vostri spazi vitali. Novità sentimentali.

Periodo segnato da discordie in seguito alle sollecitazioni dovute ai forti aspetti angolari con Marte e Mercurio. Evitate di polemizzare su qualunque cosa con il vostro partner. Siate più collaborativi.

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Cuor di leale • 19. È ai piedi del Gottardo • 21. Il noto Ventura • 23. Questo • 25. Misura di lunghezza • 27. Pretendere, esigere • 32. Dittongo in poeta • 34. Andato in poesia • 37. Brilla in cielo • 39. È funesta quella di Achille • 40. La cura l’otorino • 41. Il nome di King Cole • 44. Nome di donna • 45. Lamento nel cuore • 46. Uno a Londra • 47. Il regno dell’oltretomba • 49. Pedina coronata.

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Orizzontali 1. Canta ciò che compone • 10. Li consulta chi parte • 11. Oppure a Zurigo • 12. Scontroso, asociale • 14. Un simpatico bassotto della TSI • 15. Epoca • 16. La fine della Turandot • 17. Filosofo latino • 20. Fu presidente USA • 22. In coppia con Gian • 24. È piccolo e nero! • 26. Verbo ausiliare (tr.) • 28. Dubitativa • 29. Nodo centrale • 30. I confini di Mendrisio • 31. Osterie • 33. Profeta d’Israele • 35. Giaggiolo • 36. Lo è la vittoria incontrastata • 38. L’indimenticato Massimo di “Ricomincio da tre” • 40. La Yoko di Lennon • 42. Dittongo in pietra • 43. È ottima anche quella salmonata • 45. Eticità, correttezza • 48. Lo perde il ritardatario • 50. Gran Turismo • 51. Belve striate • 52. Villaggio. Verticali 1. Gli psicologi studiosi delle reazioni agli stimoli ambientali • 2. Segno zodiacale • 3. L’ha buono chi ha fiuto • 4. Preposizione semplice • 5. Fiume francese • 6. Un pezzo degli scacchi • 7. Re barbarico • 8. Romania, Spagna e Portogallo • 9. Paladini • 13. Lo sono Federer e Sampras • 17. Scortesi • 18.

» a cura di Elisabetta

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La soluzione verrà pubblicata sul numero 25

ariete Tra il 12 e il 13, il sestile di Urano e Venere darà il via, durante lo svolgimento di un evento pubblico, a un colpo di fulmine. Scelte importanti per i nati intorno al 1. aprile concernenti la famiglia.

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Numero 23 - Settimanale della Svizzera italiana

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