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IL PASSATO SOTTO SCACCO

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Ticinosette n° 7 18 febbraio 2011

Visioni Il destino di Séraphine

Impressum

GIANCARLO FORNASIER . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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FABIO MARTINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Agorà Beni culturali. Il parco della memoria

Vitae Willi Inauen

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GAIA GRIMANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Reportage Volando via…

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RAFFAELLA CAROBBIO; FOTOGRAFIE DI ALESSANDRA MENICONZI . . .

Tiratura controllata 72’011 copie

Chiusura redazionale Venerdì 11 febbraio

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

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MARISA GORZA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Astri / Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Sondaggio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Tendenze Laser. Il raggio e la bellezza

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Direttore editoriale Peter Keller

Redattore responsabile Fabio Martini

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Direzione, redazione, composizione e stampa Centro Stampa Ticino SA via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

Stampa

(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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In copertina

La città “si alza”... (Lugano, via Ferruccio Pelli) Fotografia di Vincenzo Cammarata

Il passato per la memoria Cari lettori, il termine memoria è ormai ricorrente nel nostro vocabolario, anche in virtù degli sviluppi tecnologici che negli ultimi decenni hanno portato all’informatizzazione dei processi produttivi in ogni settore di attività. Il bisogno di immagazzinare crescenti quantità di dati e informazioni è attestato dalla costante messa in commercio di dispositivi sempre più potenti sotto il profilo della loro capacità mnemonica: dagli I-pod ai cellulari, dai computer alle chiavette portatili, le memorie indubbiamente “crescono” a velocità impressionante. In un’intervista di qualche anno fa, il filosofo italiano Remo Bodei (“L’Espresso”, 19 aprile 2004) poneva una distinzione importante fra memoria come esercizio puramente archivistico e memoria come ricerca, come opportunità di conoscenza. Il ricordo di un’esperienza vissuta nel passato – o anche solo di un particolare di essa – può infatti riaffiorare in noi come vera e propria illuminazione, in grado di aggiungere una conoscenza concreta e tangibile al nostro vivere. L’esperienza del ricordo riportata all’interno del sitting psicoanalitico – o nella stessa terapia analitica, il collegamento delle esperienze fra le varie sedute – è in tal senso paradigmatica del potere conoscitivo e, si conceda, “rivoluzionario” della memoria. Che riguarda quindi non solo ciò che siamo stati, ma soprattutto il nostro presente. Nell’affermare queste parole non ci discostiamo affatto da quanto dichiara la professoressa Chiara Lumia, a lungo intervistata dalla nostra Redazione (“Agorà”, p. 4 e seguenti) sul tema della comprensione e della salvaguardia del patrimonio artistico, con alcuni riferimenti anche alla situazione nel nostro Cantone. “L’età è un valore, non un danno” afferma la nostra interlocutrice. “È ricchezza di segni, di stratificazioni, di dati scientifici, di possibilità interpretative, di esperienze contemplative e

tanto altro ancora. Solo la conservazione della materia autentica ci consente di identificare e comprendere questi valori, e di porli in relazione a noi”. Una relazione che ovviamente muta nel tempo, offrendo nuove possibilità di conoscenza rispetto a ciò che siamo, siamo stati e diverremo, e a cui non possiamo in alcun modo rinunciare. Ha dunque ragione Bodei quando afferma che: “Non è vero che la registrazione è autentica e l’elaborazione falsa”. Certamente la memoria è un concetto complesso, estremamente articolato, di cui anche la registrazione è parte. Inoltre essa, nel suo significato più ampio, rappresenta un terreno di scontro feroce, indipendentemente che la si studi dal punto di vista delle neuroscienze, della psicologia, degli studi storici e artistici, dell’informatica: disfunzioni neuronali, rimozioni, revisionismi, abbattimenti simbolici e fisici, incursioni hackeristiche… beh, sono fattori sempre in agguato. Verrebbe dunque da pensare che la memoria sia per sua natura ingannevole e a rafforzare questa idea potrebbero essere le stesse parole di Sigmund Freud che nella sua celebre Psicopatologia della vita quotidiana (1901) ci mette in guardia dal “carattere tendenzioso della nostra memoria a proposito di cose che non l’avrebbero fatto sospettare”. In realtà, come sostiene Bodei “la fedeltà alla memoria è etica, è impegno” verso se stessi e verso la società di cui siamo parte. Un aspetto essenziale e indispensabile per “combattere la manipolazione, il revisionismo, la trappola dell’attualità. (…) Ma, ripeto, dobbiamo fedeltà alla comprensione non alla registrazione”. Sia che si tratti della propria vita, della storia umana o delle testimonianze storico artistiche che ci circondano, “memorie” sempre più minacciate da interessi strettamente economici e finanziari. Cordialmente, Fabio Martini


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ra gli ultimi dibattiti nei quali il termine “conservazione” ha fatto la sua comparsa, quello che coinvolge i muri di contenimento del fiume Cassarate a Lugano – e più in generale il “risanamento” e la “rinaturalizzazione” della Foce dello stesso corso d’acqua – è certamente il più sorprendente. Liberare le rive da quelle “brutte e grigie” pareti di conci lapidei? No, sono elementi architettonici-ingegneristici da preservare, sostiene qualcuno, parte integrante della storia e delle vicissitudini dell’intero Parco Ciani (o meglio, di ciò che oggi ne resta). Intervenire, “abbellire” e consegnare alla popolazione un tratto di riva lacustre balneabile, sono invece le intenzioni del progetto. Un’idea approvata anche dal Consiglio comunale cittadino e sulla quale ora pende la mannaia del probabile referendum. Meno convincente è stato il coro mediatico sull’imminente abbattimento di un modesto edificio che sorge in via Ferruccio Pelli, sempre a Lugano, dove da settant’anni trova posto un noto ritrovo pubblico cittadino, il Bar Cento. “La costruzione è degli anni Venti” ci conferma l’attuale gerente del locale, Ivan Talleri, “ma ad aprile chiuderemo in attesa del nuovo edificio...”. Due piani più un sottotetto; quattro grandi finestre di forma rettangolare rivolte verso il posteggio sottostante, sovrastate da altre finestrature, più piccole, la cui parte superiore è elegantemente arcuata. Al piano terreno altrettante aperture vetrate. Un breve articolo apparso lo scorso luglio sul “Corriere del Ticino” – il quale riprende quanto scritto nel sito Internet del locale – indica il Bar Cento come il “ritrovo della gente comune e non”, e ricorda come esso sia “un bar storico di Lugano, che è riuscito nonostante gli anni a rimanere sostanzialmente inalterato”. Che cosa sorgerà al suo posto, a meno di sorprendenti retromarce? Uno stabile di sette piani, alto una ventina di metri, destinato a ospitare “locali commerciali, uffici e unità abitative”. Pochi metri più a destra, verso il centro, già fa bella mostra di sé un “elegante” e imponente autosilo; tra i due edifici una piccola cappella a ricordare che quel fazzoletto di terra avrebbe avuto forse la possibilità di raccontarci ben altro. Ma non preoccupiamoci: nel nuovo progetto la cappella verrà “salvaguardata”, parole dei progettisti. Salvata, certo, per diventare l’ennesimo segno di un tessuto urbano già incomprensibile ai più. A costruzione ultimata ci ritroveremo di fronte a un perfetto esempio di “vecchio e nuovo che dialogano”, nel pieno rispetto della “stratificazione storica”? Probabilmente non sarà questo il caso. L’ennesimo.

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Beni culturali. Il parco della memoria

Agorà

Il nostro cantone sta subendo profondi cambiamenti. Abbattimenti, ristrutturazioni, saturazione del territorio. Ma ciò che stiamo sacrificando non sono solo “vecchi edifici” e prati incolti. Vi è dell’altro... Con questo nuovo contributo diamo seguito agli approfondimenti che “Ticinosette” ha già dedicato ai Beni culturali e all’importanza della loro salvaguardia “Conservazione”: una storia centenaria L’ipotetico scontro tra Bar Cento e Foce del Cassarate – quest’ultima al centro di un’impressionante e isterica diatriba mediatica che si protrae da settimane – non avrebbe un vincitore, e quasi certamente fra pochi mesi nessuno si chinerà più su di loro. Così come oggi pochi ricordano come si presentava il centro di Lugano solo qualche decennio fa. I due esempi citati ci permettono però di riflettere sulla valenza storica di un “banale” muro di contenimento o di un centenario edificio di due piani. Un esercizio, va detto, per nulla semplice: per questa ragione il giudizio sull’importanza culturale e la necessità della tutela dei manufatti è delegato alle istituzioni, ai suoi uffici competenti e agli strumenti legislativi e di gestione, di pianificazione e di sviluppo del territorio di cui lo Stato si è dotato. In Ticino la prima Legge cantonale e la conseguente stesura di una lista di quelli che allora erano identificati come “monumenti storici” ha compiuto da poco un secolo (1909). L’ultima e vigente Legge sulla protezione dei beni culturali è invece del 1997 e a lei si deve il lodevole lavoro di catalogazione e messa online dei beni di interesse operato nell’ultimo decennio dall’Ufficio dei beni culturali, noto con l’acronimo SIBC1. Contestualmente a una pubblicazione apparsa nel centenario della prima Legge, lo stesso direttore del Dipartimento del territorio, Marco Borradori, scrive: “La catalogazione (…) risponde, quindi, alla nuova visione di politica integrata del paesaggio promossa dal Governo con lo scopo di rendere il territorio più accessibile e comprensibile. Le tracce della nostra storia, lungi dall’essere reperti inutili, possiedono una ricchezza definibile secondo tre parametri: identità, potenzialità economica e qualità di vita. Spogliato dei suoi beni culturali, il paesaggio del Ticino apparirebbe impoverito e banalizzato. L’immagine di bellezza del nostro Cantone, infatti, non è legata solo alla natura eccezionale e variata, ma sempre di più e a volte in modo esclusivo anche ai monumenti, la cui presenza valorizza sia le componenti naturali sia quelle costruite nel nostro territorio”.2 “Identità” e “qualità di vita”: termini impegnativi. Ma nel frattempo il tessuto urbano – così allargatosi da formare un’impressionante periferia che da Biasca scende sino a Chiasso – “evolve”. Si costruisce, nel migliore dei casi si cambiano le destinazioni d’uso, ma soprattutto si abbatte e si riempiono quegli spazi rimasti negli ultimi decenni miracolosamente vuoti. Un’edificazione diffusa nella quale qui e lì, a macchia di leopardo, affiorano oggetti dal “sapore antico”.


Disneyland o l’oggetto impossibile

Conservazione della SUPSI e del Laboratorio di conservazione In Relitti riletti3 l’archeologo tedesco Paul Zanker scrive: dell’edilizia storica presso il Politecnico di Milano. “L’immagine delle rovine nel centro storico di Roma rimane ancora determinata dagli interventi degli anni Venti e Trenta. Ma il quadro Professoressa Lumia, dov’è finita la nostra capacità di è in realtà completamente mutato a causa del traffico cittadino”. comprendere il passato storico-artistico? Siamo veramente Zanker nel suo intervento prende in esame il Colosseo, dive- diventati schiavi di immagini, visioni e proiezioni dettate nuto nel tempo una sorta di rotonda di smistamento con, al da una cultura definitivamente cine-televisiva? centro, il monumento, il “bene protetto”, e dunque tenuto a “Ciò che Paul Zanker scrive non è certo una novità. Già Marc Audebita distanza. E come il Colosseo tanti altri, al punto che “al gé4 ricordava come Montmartre sia un quartiere parigino sul quale passeggero dell’automobile si offre una serie di panorami di rovine si è intervenuti nei decenni in modo da farlo assomigliare sempre percepibili per un solo attimo, che si susseguono però in serie, finen- più all’idea e all’archetipo che il pubblico aveva di quella parte di do così per acquisire un fascino estetico di tipo cinematografico”. città. Immagini idealizzate che provengono proprio dal cinema. Ma L’oggetto storico in sé e la percezione che oggi ne abbiamo in in una riflessione più generale sulla relazione esistente tra noi e i seguito ai processi di urbanizzazione e di smembramento del luoghi storici, perché non chiederci che cosa ci spinge a posizionare tessuto stratificato, rappresentano un tema affascinate ma, al sul territorio, ai lati delle vie di comunicazione, grandi cartelli che tempo stesso, assai inquietante. Non a caso Zanker introduce riportano il nome di regioni o di edifici di interesse storico. Qual è il concetto di “visione cinematografica”: lo spettatore (noi) il loro reale significato? Questi elementi comunicativi non indicano siamo diventati osservatori di uno una strada o un percorso; bensì ci spazio che pare non appartenerci ricordano che lì c’è «qualcosa»… C’è, più. Ma così non dovrebbe esseper esempio, il «Malcantone» oppure re: “Naturalmente ci sono anche la «Chiesa di San Biagio». Purtroppo, isole libere dal traffico” prosegue segnalazioni di questo tipo sono fatte l’autore, “o almeno meglio protetper chi in realtà non visiterà quel te, in cui il passante può sostare e luogo specifico: lo vedrà, semmai, godersi superbe immagini di rovine solo passandoci accanto. Il nodo (…) Certo si tratta di vedute che, della questione sta in verità altrove: pur nella loro bellezza, a causa del sono convinta che il problema della contesto che le circonda hanno un percezione del passato sia da ricercare che di irreale”. La realtà e la sua all’interno della nostra società e dei proiezione, la conservazione, la nostri modelli di sviluppo”. salvaguardia dell’elemento storico (spesso completamente deconteCi faccia capire meglio: è un prostualizzato) e il suo isolamento blema di convivenza tra quello entrano in un disorientante vorche la società è oggi e ciò che è tice miscelatore: che cosa sono stata in passato...? diventati dunque, nei fatti, quella “Certamente sì. Ed è uno degli aspetpiccola cappella alla nostra destra, ti più rilevanti della nostra vita, oggi. quella villa ottocentesca di fronte Noi siamo stati educati e abituati a a noi, quella chiesetta a due passi visioni fugaci. Ma l’architettura del dalla stazione, quel piccolo lavapassato è fatta di dettagli: vi sono toio in fondo alla strada, edifici particolari, codici e linguaggi che per il più delle volte sapientemente molti di noi oggi sono incomprensiLugano, via Pretorio. Cortile interno (foto di V. Cammarata) illuminati…? “Monumenti partibili, a meno di studi specifici che colarmente ricchi d’effetto emergono solo una minoranza molto ristretta splendenti dall’oscurità grazie a raffinati artisti dell’illuminazione” compie. Pensate a un portale romanico: faccine, creature fantaprosegue Zanker. “Il risultato è che appaiono come immagini stiche intrecciate a fantasie vegetali, ecc. Tutti elementi che nei isolate dal contesto urbano, come nelle vedute artistiche. E separati secoli passati avevano un senso preciso per chiunque. Un senso dallo sfondo cittadino acquistano una leggerezza tutta particolare, che ora va per lo più perduto. Per la verità, i codici linguistici e diventano visioni di sogno. Ciò che accomuna lo sguardo dall’auto interpretativi nell’arte sono sempre cambiati e in questo senso nel e la visione notturna è la perdita della tangibilità fisico-psichica”. nostro tempo non succede nulla di nuovo: le cose diventano obsoQuegli oggetti, insomma, non sono più nostri. lete rispetto al gusto corrente, e cambia il modo con il quale noi ci rapportiamo con queste. È un fenomeno che ha radici profonde. Le rovine: il passato come “problema” Ma oggi è il rapporto che noi abbiamo con i secoli precedenti che è Credere che quanto descritto nel precedente paragrafo sia profondamente cambiato. Dal 1850 circa infatti, con la nascita del un’esperienza lontana dalla nostra realtà è purtroppo un moderno concetto di restauro e di conservazione, la nostra società errore. È sufficiente percorrere la grande rotonda di Piazza ha istituito un particolare legame con il passato, formalizzando Castello a Locarno, il lungolago di Lugano o buona parte un’esigenza di conservazione. Abbiamo manifestato la volontà di dell’autostrada A2 in direzione nord – dai Castelli di Bellinzona “mantenere nel tempo” quelli che oggi chiamiamo beni culturali per al complesso romanico di Giornico – per rendersi conto di trattenerli (per quanto possibile) accanto a noi e fare sì che grazie quale sia la nostra percezione oggi degli oggetti o dei luoghi alla loro presenza fisica possa continuare a sussistere un dialogo di interesse storico-artistico. E la lettura che la nostra società con le generazioni passate e con le radici della nostra identità. Il ne ha fatto. Ma come possiamo interpretare tutto ciò? Ne ab- riconoscimento della valenza pubblica dei “monumenti” ha portato biamo parlato con l’architetto Chiara Lumia, docente di Storia poi alla creazione di strumenti di tutela e di leggi che anche oggi del restauro e Storia delle tecniche presso il Corso di laurea in consentono di regolare questo rapporto così importante”.

Agorà

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Abbattere un edificio, radere al suolo un intero quartiere o distruggere un umile manufatto: tutte azioni che portano all’eliminazione di elementi che hanno segnato la vita di molte persone, le quali in quei luoghi hanno vissuto e lavorato per decenni. La casa, la strada, il quartiere, il territorio: siamo certi siano semplici “spazi” contrassegnati da oggetti che si possono eliminare e sostituire con altri? “Questa è una società che guarda alla scienza attribuendole un potere quasi soprannaturale. Il corpo è troppo spesso visto come una somma di organi, riprendendo il parallelismo introdotto in precedenza. Oggi il nostro corpo viene manipolato, cambiato e trasformato abbattendo limiti e confini? Lo stesso si realizza sugli oggetti e sugli edifici definiti come «inanimati». In effetti, sul concetto di «inanimato» dovremmo credo riflettere. Gli oggetti si trasformano e degradano, e per questo potremmo forse affermare che in qualche modo «vivono». Ma, aspetto molto più rilevante, le cose degli uomini parlano agli uomini, hanno l’anima degli uomini dentro. John Ruskin, uno dei grandi padri della cultura della conservazione, nel suo Le sette lampade dell’architettura (1849) già affermava che il valore degli edifici risiede nella loro età e dunque nei segni che il tempo e gli uomini vi hanno impresso: fasi costruttive, cambiamenti d’uso, stratificazioni di intonaci, apparati decorativi rinnovati, ecc. Ma oltre a ciò vi è dell’altro: Ruskin diceva pure che una casa non acquisirà valore fin quando i flutti

del dolore, le onde della vita, dei suoi disastri e della gioia non si saranno scontrati contro quelle pareti. L’autore parla proprio di una sorta di «stratificazione immateriale», una stratificazione data dalla memoria e dall’eco di chi vi ha vissuto dentro. Una sorta di vita segreta delle «cose» (le piccole e semplici come le importanti) che costituisce un motivo in più per conservarle”. Stratificazione materiale e immateriale, stratificazione culturale e temporale, stratificazione di intere esistenze umane dunque. È la summa della nostra storia quella di cui stiamo forse parlando? “Il passato e il presente convivono. Non dovremmo mai dimenticarlo. Qualche tempo fa lo spot pubblicitario di una nota casa di produzione di pasta e dolci mostrava un contadino del 1877 che vede attraversare il campo di grano che sta falciando da eserciti contrapposti appartenenti a epoche diverse, mentre nel cielo sfreccia un aereo a reazione. Anche questo messaggio pubblicitario sembra rammentarci come gli oggetti, in quel caso i luoghi, contengano in sé la storia passata e perfino futura degli uomini che li attraversano e li modificano. E come essa si manifesti ai nostri occhi solo a condizione di prestare ascolto e attenzione ai luoghi stessi. Proviamo a chiederci perché ci fa piacere sederci su una panchina rococò, su cui si sono già seduti in tanti, e sfiorarne la pietra scolpita? Perché conserviamo quella vecchia poltrona di famiglia? Perché ci dispiace vedere raso al suolo quel vecchio porticato o quel ritrovo pubblico? Oggi affermare che i muri hanno un’anima diventa facile bersaglio di derisione e strumentalizzazione: «Ma che anima, quella è pietra!» sono affermazioni sin troppo scontate. «Gli uomini hanno un’anima, non le cose…»: certo, ma che cos’è il muro di una casa secolare se non il frutto del lavoro dell’uomo, la sua opera. Un’opera la cui fruizione permette di congiungere generazioni lontane; sperimentare, seppure un’eco, di mondi diversi dal nostro; un’opera che ci parla in qualche modo anche di noi stessi. È qualcosa che abbiamo dentro. Espresso in altri termini, chiediamoci perché a volte ci succede di vedere qualcosa come una parete scrostata o una statua e di sentire, profondo, il desiderio di sfiorarla, di toccarla? Per quale ragione nei musei è necessario esporre cartelli che recitano «NON TOCCARE»? Perché? Forse per la semplice ragione che cerchiamo un contatto fisico tra noi e gli oggetti del passato: riconosciamo in quell’oggetto – per esempio, in una statua quale concentrato di conoscenze e capacità creativa, ma anche in manufatti più modesti – il lavoro, la dignità e il mondo di qualcuno che è venuto prima di noi. Anche in questo senso è essenziale che gli edifici del passato possano sopravvivere il più a lungo possibile e, come accennavo prima, per essere da noi vissuti pienamente devono essere utilizzati, adottando usi sostenibili, ossia compatibili con la conservazione della materia antica”. Se ciò che perseguiamo è la conservazione di una solida identità – vocabolo utilizzato volentieri quale strumento di propaganda politica –, la difesa del territorio e la sua stratificazione storica devono rappresentare delle assolute priorità. Gli abbattimenti scriteriati e l’incuria non salvaguardano nessuno. Certamente non la nostra storia, nei fatti bistrattata e strumentalizzata. Un argomento certamente complesso e di scottante attualità, sul quale torneremo a chinarci nelle prossime settimane.

» di Giancarlo Fornasier

Agorà

Malgrado questa coscienza il tema del passato e il nostro rapporto con ciò che è stato prima di noi appare, almeno dal punto di vista del costruito, un “problema”. A volte ingombrante, spinoso, irrisolvibile. Perché in architettura è così difficile far dialogare passato e presente? “Gli antichi greci, che per la verità non sono stati certo un modello nella conservazione dei monumenti, attribuivano un valore alla vecchiaia che noi proprio non abbiamo. Nelle nostre società gli anziani sono chiusi negli ospizi; gli antichi greci li ascoltavano, perché per loro «vecchio» era sinonimo di «saggio» e non di «deteriore» come troppo spesso è per noi: vecchio, ingombrante, fastidioso, inutile, con conseguente tendenza all’allontanamento. Perché la malattia e la morte non piacciono a nessuno. Credo che non sia una forzatura istituire un parallelismo tra la lettura di un vecchio edificio e la visione che la nostra società ha dell’invecchiamento: la risposta attuale più comune è il lifting e il miglioramento estetico, il pulito e l’ordinato. Ciò è sotto gli occhi di tutti noi. Abbiamo un problema con il tempo che trascorre? Sì, credo che non possiamo proprio negarlo… Per questo quando gli oggetti antichi diventano vecchi, sporchi, a volte abbandonati fino a farli diventare dei ruderi, non riusciamo a percepirne che la decadenza. Così molti ne vogliono la demolizione: per far posto al nuovo, al pulito, alle forme definite, nette, facilmente comprensibili, non perturbanti. Al contrario, credo che sia necessario sensibilizzare, insegnare a cogliere positivamente la percezione e il senso del divenire delle cose e della vecchiezza. L’età è un valore, non un danno. È ricchezza di segni, di stratificazioni, di dati scientifici, di possibilità interpretative, di esperienze contemplative e tanto altro ancora. Solo la conservazione della materia autentica ci consente di identificare e comprendere questi valori, e di porli in relazione a noi. Dobbiamo dunque fare lo sforzo di conservare i beni culturali, il più possibile. E, per quanto riguarda gli edifici, riutilizzarli ma nel rispetto della loro natura, della loro struttura, della loro residua capacità di sopportare nuove destinazioni d’uso senza esserne stravolti. Il tutto nella considerazione delle leggi in materia di abitabilità e sicurezza, questo credo sia chiaro. Dunque non è costitutivamente difficile il dialogo tra architettura del passato e architettura del presente; per impostarlo in modo a mio avviso corretto, è però necessario ripensare ai presupposti fondamentali che devono regolarlo”.

Note 1 Sistema informatico dei beni culturali del Cantone Ticino, www. ti.ch/ibc. 2 “Introduzione” in L’inventario dei beni culturali del Canton Ticino. Territorio e monumenti 1909/2009, Ufficio beni culturali, 2009. 3 “Parco archeologico o Disneyland?” in Relitti riletti. Metamorfosi delle rovine e identità culturale, a cura di Marcello Barbanera, Bollati Boringhieri, 2009. Atti di un convegno dedicato all’archeologia tenutosi a Roma nel 2007. 4 Marc Augé, Rovine e macerie. Il senso del tempo, Bollati Boringhieri, 2004.


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Il destino di Séraphine

» di Fabio Martini

Uscito nel 2008, il film di Martin Provost – regista e sceneg- dei cosiddetti “primitivisti”, Uhde resta folgorato da una delle giatore francese, classe 1957, una non cospicua produzione piccole tavole di Séraphine, che egli conosce solo come umile cinematografica alle spalle – ha colto di sorpresa sia la critica domestica, nonostante il disprezzo e l’ottusità espresse dalla sia il pubblico, anche in virtù dei sette premi César ottenuti, fra padrona di casa e dai suoi amici. Incoraggiata a proseguire, cui quelli di Miglior sceneggiatura e Migliore attrice (la belga Séraphine, inizialmente diffidente nei confronti di quel colto e Yolande Moreau, che ritroviamo accanto a raffinato signore di città, comprende di essere Depardieu nel più recente Mammuth). davvero apprezzata e decide di metterne a Il tema, più volte toccato da registi e scrittori, frutto i consigli. L’inizio della guerra e l’arrivo è quello del mistero legato alla vocazione dell’esercito tedesco sembrano interrompere artistica, soprattutto quand’essa emerge in definitivamente questa particolare e delicata modo virulento e del tutto indipendente amicizia. Tredici anni più tardi, incuriosito da possibili influenze o da processi di fordall’annuncio di una mostra di pittori diletmazione e acculturamento. L’arte, quindi, tanti a Senlis, Uhde decide di farvi ritorno. come enigma e destino, come necessità imDi fronte ai nuovi quadri di Séraphine – ora prescindibile in grado di scardinare legami di grandi dimensioni e rivelatori di una piena e convenzioni, senza alcuna possibilità di maturità pittorica –, egli si rende conto di mediazione. Una visione forse romantica trovarsi di fronte a un’autentica artista. Ma la ma certo non priva di fondamento e autenStoria rema contro. Il progetto di una grande ticità se si considera il percorso esistenziale mostra a Parigi dell’opera della pittrice va in di Séraphine Louis de Senlis (1864–1942), fumo in seguito alla grave crisi economica del donna di origini umilissime e destinata a una 1929. Séraphine, incapace di comprendere le Séraphine di Martin Provost vita di servaggio e di fatiche come domestica, ragioni di Uhde, si abbandona ai suoi deliri Francia, 2008 nonché personaggio centrale della vicenda fino al ricovero nel reparto psichiatrico dell’ narrata da Provost e dal co-sceneggiatore Marc Abdelnour. Co- ospedale di Clermont de l’Oise, dove morirà nel 1942. Uhde stretta a una vita solitaria, anche a causa della diffidenza delle se ne andrà di li a poco, nel 1947. persone che la percepiscono come scontrosa e un po’ strana, Narrato con calcolata lentezza e senza cadute retoriche e sentiella conserva in sé una profonda sensibilità per la natura e mentalismi, il film scorre pacatamente lasciando gli attori, enuna forte religiosità, elementi che alimentano la sua capacità trambi bravissimi, liberi di muoversi in un contesto ricostruito visionaria e la sua passione per la pittura. Séraphine dipinge di con cura e ripreso da una fotografia sobria ed essenziale. Più di notte, l’unico momento libero della giornata, su piccole tavole un’analogia la si può ritrovare con L’enigma di Kaspar Hauser di di legno, alla luce di una lanterna, nel segreto di una misera Werner Herzog, capolavoro del 1974: anche allora una persona stanza d’affitto. A imprimere una svolta alla sua vita, l’incontro, costretta ai limiti del mondo si faceva interprete spontanea di voci peraltro del tutto casuale, con il critico e collezionista d’arte e di un sentire “altro” che solo a pochi è consentito cogliere. tedesco Wilhelm Uhde, che proprio a Senlis decide di affittare Della vera Séraphine resta la fotografia scattata dalla sorella di una casa in cui poter scrivere nei mesi che precedono l’inizio Uhde, che la ritrae in piedi, accanto a un suo quadro, lo sguardo della Prima guerra mondiale. Scopritore di Henri Rosseau e rivolto verso l’alto, “perché è da lì che viene la mia ispirazione”.

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» testimonianza raccolta da Gaia Grimani; fotografia di Igor Ponti

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Realizza una serie di gioielli e, con un’iniziativa totalmente controcorrente, incarica una nota ditta sangallese di ricami di creare, ispirandosi ai gioielli che li accompagnano, gli abiti nuziali degli sposi e dei sette nani. Al Museo d’Arte di Mendrisio si organizza un concerto in onore dei Fratelli Grimm e un grande corteo fiabesco si snoda per le vie della città con la partecipazione di molti bambini ticinesi. Biancaneve e il suo principe siedono con i Sette nani in carrozze d’oro, trainate dagli asini bianchi del castello di Doragno. La manifestazione ha uno straordinario successo di pubblico e il suo ideatore L’orafo di Mendrisio racconta la sua vita e autore è invitato a esporre come una fiaba: dall’arrivo in Ticino alle al Palais Bellevue di Kassel i gioielli realizzati per l’occanozze di Biancaneve, alla grande Croce sione. Qualche anno dopo un del Monte Generoso, ai sogni affidati ai altro oggetto fiabesco prende suoi gioielli e al volume “Ul zücchin”… vita dalle fantasie e dalle abili mani dell’orafo: la grande passione di orafo. Un giorcroce del Monte Generoso, definita dal suo no un signore molto ricco autore la croce della vita. Essa simboleggia il e celebre gli fa realizzare un ciclo dei dodici mesi dell’anno, è realizzata gioiello importante e, di fatto, in argento e oro fino e si compone di dodici sancisce il suo ritorno totale cubi, undici dei quali comprendono quattro alla professione d’un tempo. figure con pietre preziose levigate, mentre Willi si stabilisce a Mendrisio, il cubo centrale si compone di due figure. dopo essersene innamorato a Successivamente, partendo dalla tradizione prima vista e lì, nel novembre narrativa del Canton Ticino, Willi crea gli 1980, apre la sua bottega in gnomi d’oro del Monte Generoso e li ingloba un punto fatato della città, nella composizione della Croce. Venticinque in una corte antica, arricchita anni di lavoro, di riflessioni e di ricerche sui di opere d’arte. La bottega materiali nobili da utilizzare, provenienti da diviene una fucina di idee e di tutto il mondo, sono incastonati, assieme creazioni poetiche e, intanto, alle pietre preziose, in quest’opera d’arte, che come in tutte le fiabe che si è soprattutto un racconto. Ecco perché il suo rispettano, il giovane orafo va ideatore, dopo averla esposta in molti luoghi ad abitare in un vero castello prestigiosi, fra cui la Biblioteca Cantonale di a Rovio, sulle pendici di un Lugano, la sogna collocata permanentemenmonte che si chiama Generote in quella che sarà la nuova Biblioteca della so e che lo è davvero. Il castelcittà di Mendrisio, un luogo di libri e quindi lo è immerso in un paesaggio di racconti. L’attività continua, anche se gli d’una bellezza sconcertante, anni sono passati, trascinando con sé molte abitato da animali selvatici cose liete e meno liete. Questa è la vita, che come cervi, caprioli, tassi, però non si arresta mai e va riempita di gioia ghiri, volpi e uccelli d’ogni e d’amore. La fiaba non è finita. genere e da animali domestici Il prossimo progetto? Un nuovo libro, intitoquali asini, pavoni, galline, lato scherzosamente Ul zücchin, un racconto cani e gatti. dell’orafo-spazzacamino giramondo rivolto Negli anni 1985 e ’86, in occaal popolo ticinese verso il quale nutre un afsione dei festeggiamenti per il fetto profondo e una grande considerazione, bicentenario della nascita dei con un messaggio attuale per il mondo d’ograccoglitori di fiabe di Kassel, gi: non esistono problemi di integrazione se, Willi ha un’idea: organizzare quando ci si trasferisce in un posto diverso finalmente le nozze di Biandal proprio, se ne rispettano le tradizioni e la caneve e del suo principe. gente. Ancora un messaggio d’amore.

Willi Inauen

Vitae

pesso mi chiedono perché indosso sempre la stessa camicia: non è così, ne ho una grande serie, tutte uguali, o nere a pois bianchi o bianche a pois neri. Me le sono fatte fare per segnalare la mia grande passione per i cani di razza Dalmata e tutti gli animali che hanno un manto simile. Si dirà che sono un estroso perché artista, ma io non mi reputo un artista: sono un artigiano che lavora con le proprie mani e la cui vita è, come quella di tutti, una grande fiaba. La mia è stata raccontata in un libro, patrocinato dalla città di Kassel e pubblicato nel 2008 da me e dall’Associazione internazionale dei Fratelli Grimm. In questo libro si racconta come un ragazzo originario dell’Appenzello sia stato in un certo senso adottato dalla città di San Gallo che ne ha favorito la preparazione professionale come orafo, successivamente arricchita dalla formazione nella rinomata gioielleria Meister di Zurigo. A vent’anni questo zücchin, come si chiamano qui i nativi delle mie parti, approda al sole del Canton Ticino e si innamora dei luoghi e di una bella ragazza con i lunghi capelli neri che diventerà due anni dopo la sua sposa e gli darà due figli, restando al suo fianco anche nella ricca carriera professionale. Il matrimonio, la necessità di guadagnare per sostenere la famiglia fa sì che il giovane orafo decida di intraprendere una nuova attività e lasciare quella originaria: apprende quindi, presso suo suocero, il mestiere dello spazzacamino. Ha 25 anni e questo significa intraprendere un nuovo apprendistato che si conclude positivamente, anche se con molte difficoltà e incomprensioni da superare. Fino ai quarant’anni Willi fa lo spazzacamino, diviene un’autorità nel campo della protezione ambientale e conosce il Ticino e la sua gente, girando per valli e case, senza però tradire la sua originaria

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Volando via… “L’ancora volava argentea nel cielo appesa a una lunga fune, e seguendo obliqua la corsa del pallone ora passava sopra la piazza, ed era pressappoco all’altezza della cima del noce, tanto che temevamo colpisse Cosimo. Ma non potevamo supporre quello che un attimo dopo avrebbero visto i nostri occhi. L’agonizzante Cosimo, nel momento in cui la fune dell’ancora gli passò vicino, spiccò un balzo di quelli che gli erano consueti nella sua gioventù, s’aggrappò alla corda, con i piedi sull’ancora e il corpo raggomitolato, e così lo vedemmo volar via, trascinato nel vento, frenando appena la corsa del pallone, e sparire verso il mare...” Italo Calvino, Il barone rampante testo di Raffaella Carobbio; fotografie di Alessandra Meniconzi


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ille colori che si librano nell’aria. Un arcobaleno? No, sono le mongolfiere che da più di trent’anni – trentatré, per la precisione – si danno appuntamento a Chateau d’Oex per il Festival International des Ballons. La manifestazione s’è svolta durante gli ultimi nove giorni del mese di gennaio (dal 22 al 30) e ha visto la partecipazione di un centinaio di aerostati provenienti da tutte le parti del globo. Cento equipaggi che si sono sfidati prendendo parte a diverse gare: “volo di precisione”, “caccia alla volpe”, “andata-ritorno”, “trofeo Don Quichiotte” sono solo alcune delle curiose prove cui si sottopongono! Una miriade di mongolfiere, alcune dalle forme fantastiche e bizzarre, hanno preso il volo dal piccolo comune vodese e, volteggiando sopra alle Alpi, hanno dato luogo a uno spettacolo affascinante sia per chi le osservava da terra sia per coloro che hanno deciso di regalarsi – meteo permettendo! – una gita in pallone e, soprattutto, la possibilità di ammirare da un punto di vista decisamente insolito il Cervino, l’Eiger, il Monte Bianco, il lago Lemano. Ogni anno la kermesse offre anche altre possibilità: per esempio un intero pomeriggio dedicato ai più piccoli o, ancora, il Night Glow che si svolge – di regola – il venerdì sera, ormai da quindici anni (l’evento di quest’anno di quest’anno s’intitolava “Do, re, mi, fa, sol, la Suisse s’envole”). Organizzato grazie all’impegno di una ventina di equipaggi, più di trecento figuranti e di numerosi volontari e lo snowboarder Team di Chateau d’Oex, lo spettacolo fonde la magia delle mongolfiere, della musica e dei fuochi d’artificio in un gioco di luci e suoni magico e, allo stesso tempo, effimero. Una storia tra tecnica e poesia Un lungo viaggio, quello della mongolfiera, che ebbe origine in Oriente dove, 2000 anni fa, venne ideata la lanterna volante: una lanterna di carta al cui interno viene posizionata della cera che bruciando sprigiona calore. Nella Cina del III secolo d.C. Zhuge Liang, grande stratega e cancelliere dell’imperatore Shu, utilizzava quelle piccole mongolfiere di carta per le segnalazioni militari. Ancora oggi queste lanterne volanti, spesso usate durante le feste, vengono indicate come lanterne di Kongming, il nome cerimoniale di Zhuge Liang.


in queste pagine: a Chateau d’Oex è possibile compiere voli passeggeri non solo durante il periodo della manifestazione ma anche, meteo permettendo, il resto dell’anno nelle pagine precedenti: la mongolfiera a forma di suonatore di cornamusa dello scozzese Muir Moffat misura ben 40 metri di altezza ed è una vera star dei festival di volo aerostatico in apertura: macchie di colore nel cielo sopra Chateau d’Oex siti Internet: Chateau d’Oex e il Pays d’Enhaut: www.chateau-doex.ch Festival des Ballons: www.ballonchateaudoex.ch

Alessandra Meniconzi Fotografa, fotoreporter ed esploratrice ticinese, classe 1963, si dedica soprattutto alla ricerca in campo naturalistico ed etnografico. È autrice di alcuni volumi fotografici, fra i quali ricordiamo Hidden China (2008), Mystisches Island (2007) e The Silk Road (2003)


Però, il primo tentativo di volo in mongolfiera con un equipaggio avvenne solo nel settembre del 1782 quando i fratelli Mongolfier (convinti che scaldando l’aria dentro il pallone fosse possibile produrre un gas – il gas mongolfier – molto più leggero dell’aria che avrebbe permesso loro di librarsi nel cielo) riuscirono a far sollevare il loro aerostato e a volare per circa tre chilometri. Solo l’anno successivo, Jean François Pilàtre de Rozier – considerato il pioniere dell’aeronautica francese – e il marchese François d’Arlandes, riuscirono a compiere, nei dintorni di Parigi, il primo vero e proprio volo in mongolfiera. Chateau d’Oex: la capitale alpina del volo aerostatico Chateau d’Oex è uno dei tre comuni del Pays d’Enhaut, una valle a circa 1000 msm situata nelle Prealpi vodesi. Un villaggio circondato da un incantevole paesaggio – pascoli e foreste – ancora oggi fortemente ancorato alle sue tradizioni rurali e artigianali (non a caso dal 1922 ospita il Musée du

vieu Pays d’Enhaut, una tra le più importanti raccolte di arte popolare svizzera). L’incontro tra questo piccolo comune e le mongolfiere è stato particolarmente felice e ha trovato la sua piena realizzazione in un evento straordinario: nel 1999 Bertrand Piccard e Brian Jones compirono il primo volo attorno al mondo con un pallone aerostatico (il Breitling Orbiter) proprio decollando da questa bucolica località. Non è, dunque, un caso se a Chateau d’Oex si trova l’Espace Ballon, un centro espositivo che ospita la capsula del Breitling Orbiter. All’Espace Ballon è possibile trovare tutte le informazioni e le conoscenze sviluppate attorno al volo in mongolfiera: la sua storia, gli aspetti tecnici e scientifici, ma anche gli aneddoti e le imprese più incredibili (come, per esempio, il primo volo nella stratosfera compiuto da Auguste Piccard nel 1931). Terminata l’edizione 2011, il villaggio vodese inizierà a pensare alla prossima che si svolgerà – come tradizione – nel 2012, dal 20 al 29 gennaio.


Tendenze p. 38 | di Marisa Gorza

Figuratevi la meraviglia degli antichi abitanti del Nord d’Europa di fronte allo spettacolo di un’aurora boreale, prima che la scienza moderna fornisse la spiegazione del fenomeno! E come non provare stupore nell’osservare, nelle notti d’estate, il luminoso volo delle lucciole? Se guardiamo alla natura, questi non sono gli unici casi in cui la luce gioca un ruolo fondamentale (anche se differenziato) ed è sempre stata ambizione dell’uomo riprodurne il fascino, la magia, l’energia… Il raggio laser (acronimo inglese che sta per Light Amplification by Stimulating Emission of Radiation), pura invenzione umana, è dotato di una energia straordinaria, ben più elevata di quella consentita dalle fonti tradizionali. Ed ha, tra le altre, la capacità di irradiarsi in un’unica direzione poiché i fotoni ( quantità minime e indivisibili di luce) viaggiano compatti e paralleli come un plotone di velocissimi soldatini in parata. Ne risulta una forte luce monocromatica dovuta ai quanti (o fotoni), tutti rigorosamente con la stessa lunghezza d’onda. Opss! Sto rischiando di impelagarmi nell’arduo campo della scienza quantistica, non esattamente di mia competenza! Meno male che mi viene in soccorso il dottor Federico Barbieri, fisico esperto del settore, per riassumermi che proprio coerenza, mono cromaticità ed alta brillanza sono le caratteristiche alla base del vasto ventaglio d’uso di questa grande concentrazione luminosa. Così entrata nel quotidiano tanto che il nostro sistema di vita non ne può più prescindere: dalla fisica all’astronomia, dall’elettronica alla metallurgica, dall’edilizia alle applicazioni militari e, non ultimo, al campo medico con le sue varie branche. Oggetto di ricerca da parte di diversi scienziati tra cui lo stesso Einstein, ciò che è importante sottolineare in questo contesto è che il nostro raggio, nato probabilmente per scopi bellici, ora è usato per salvare vite umane ma anche per esaltare la bellezza. “La bellezza salverà il mondo” affermava il principe Miskin ne L’idiota di Dostoevskij e “La bellezza è vita e benessere” chiosa il dottor Bernardo Daidone, medico estetico all’avanguardia e che da oltre quindici anni si avvale delle terapie laser. “I settori della medicina estetica e della chirurgia plastica sono stati pionieri nell’applicazione dei laser. Il raggio è selettivo, ovvero va a colpire un bersaglio preciso all’interno dei tessuti, detto cromoforo, affine alla sostanza di rilascio. Perciò esiste una sorgente laser per ogni patologia o difetto cutaneo”.

Dottor Daidone, quali tipi di apparecchiature usa più frequentemente e in piena sicurezza? “Uso il laser Q Switched, che ha come cromoforo la melanina e i pigmenti ed è l’ideale per la sicura rimozione di tutte le macchie cutanee e dei tatuaggi. Mentre il Neodymium Yag è attratto dall’emoglobina ed elimina capillari, angiomi, acni rosacee, teleangectasie…”. Si tratta di quelle antipatiche venuzze ramificate? Sono un bersaglio difficoltoso? “È indispensabile una certa abilità manuale oltre alle competenze mediche e tecniche riguardo all’apparato”. E per quanto riguarda la depilazione permanente? “Ci si avvale in genere dei laser ai diodi e all’alessandrite che emettono una luce assorbita dalla melanina presente nel bulbo pilifero, causando l’eliminazione dei peli superflui”. Si tratta di trattamenti dolorosi? Rimangono tracce? “Sono tollerabili quasi tutti. Per alcuni si effettua una anestesia locale, specialmente se vanno eliminati rilievi cutanei. Inoltre la guarigione è ottima e i tempi di recupero rapidi”. Oltre alla sostanza di rilascio, che cosa fa variare una fonte laser da un’altra? “La lunghezza d’onda e il tempo di emissione, per esempio il CO2 (anidride carbonica) è caratterizzato da una emissione nell’infrarosso estremo a 10.600 nanometri, picco di massimo assorbimento dell’acqua. Avendo affinità con l’elemento, contenuto in tutti i tessuti umani, distrugge per vaporizzazione quanto si vuole rimuovere. Elimina verruche, cisti, esiti di cicatrici, cheratosi, macchie, xantelasmi… Questi ultimi sono dei piccoli rilievi con depositi di colesterolo e a tal proposito cito il caso di una ragazza che ne aveva il viso inondato. Ciò le creava disagio e problemi di socializzazione. Una sola seduta è stata sufficiente per asportarli senza lasciare alcuna traccia e regalarle sicurezza e gioia di vivere”. Già, una ritrovata bellezza ha questo potere. Ma quale è l’ultimissima frontiera del laser, del raggio-promessa (mantenuta) di perfezionamento estetico? “Certamente il laser CO2 frazionato. Tratta micro aree con tanti punti alternati (frazionati, appunto) in un tempo di rilascio infinitesimale e con una riparazione dei tessuti rapidissima. Vengono stimolati i fibroblasti con impulsi di luce che incrementano il collagene. Il suo utilizzo è finalizzato al ringiovanimento e al modellamento del volto, ottenuto levigando rughe, cedimenti, imperfezioni…”. Molto allettante davvero ed è un vero peccato che non ci sia anche un laser che rivitalizza l’armonia interiore!


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Astri gemelli

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Grazie a Venere nella vostra nona casa solare la vostra vita sentimentale si arricchisce di nuovi emozioni. Disponibilità verso altre culture. Turbamenti e mancanza di idee per i nati nella terza decade.

Fantasie erotiche e romantiche favorite dal trigono con Marte e Nettuno. Maggiore coscienza di fronte ai bisogni altrui. Fase ottimistica per i nati nella prima decade, ricca di iniziative professionali.

Mente lucida a partire dal 22. Grazie ai trigoni del Sole con Mercurio e Marte nell'amico segno dei Pesci si aprono una serie di ottime possibilità professionali e di studio per i nati nella prima decade.

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A fine mese Marte in opposizione tenderà a sollecitare la vostra irascibilità, specialmente intorno al 23 quando la Luna entrerà nello Scorpione. Fortunatissimi, sotto ogni aspetto i nati nel mese di luglio.

Magnifico transito di Venere nella vostra quinta casa solare, quella dell’Eros e dei divertimenti. Particolarmente fortunati i nati tra la seconda e la terza decade. Incontri sentimentali con persone più grandi.

Grazie a Marte e Nettuno i nati nella terza decade avvertiranno la necessità di esprimersi attraverso azioni altruistiche. Fase molto positiva per i più creativi. Sbalzi umorali per i nati in settembre.

Ribellione per i nati nella terza decade provocata dalla quadratura del Sole con Mercurio, Marte e Nettuno. Attenti a quello che dite: le vostre parole potrebbero innescare la nascita di uno scandalo.

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Grazie alla fortunata posizione di Giove per i nati in novembre si apre una fase positiva. Amplificazione delle capacità creative. Guadagni e avanzamenti professionali. Credete di più in voi stessi.

Giorni da dedicare alla creatività e all’amore. Grazie al fortunato transito di Venere i nati in gennaio sentiranno il desiderio di riscaldarsi tra le braccia del partner. Decisioni e cambiamenti in vista.

Marte e Nettuno in congiunzione per i nati nella terza decade. Sviluppo di capacità paranormali. Stati di irritabilità legati a strane sensazioni. Fate attenzione a coloro che fanno appello ai vostri ideali.

A partire dal 22 di febbraio Mercurio e Marte faranno il loro ingresso nel segno dei Pesci portando una serie di novità positive. Possibili viaggi di lavoro per i nati in febbraio. Bene tra il 23 e il 24.

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Orizzontali 1. Una bella Isabella del cinema • 10. Giaggiolo • 11. La lettera muta • 12. Ama Isotta • 14. I confini di Rovio • 15. Carrucola • 17. Segno zodiacale • 19. Fu tra i fondatori del dadaismo • 20. Compare davanti al giudice • 22. Est-Ovest • 23. La fine della Turandot • 24. Gioca il derby con l’Inter • 26. Margine, bordo • 28. La cura l’otorino • 29. Una varietà di silice • 30. Il monogramma di Mozart • 31. Solcare il terreno • 33. Liete senza pari • 34. Il nome della Girardot • 35. Città francese • 37. Segnale d’arresto • 39. Telefono in breve • 40. Pari in culla • 41. Piccoli cervidi • 43. Offesi, feriti • 45. Consonanti in ruota • 46. Attenta, prudente • 48. Uno detto a Zurigo • 49. Dittongo in Coira • 50. La dea greca dell’aurora.

Norvegia e Cuba • 9. Il Frate da Todi • 13. Altari pagani • 16. Lo è Dio • 18. Quarantene • 21. Motivetto orecchiabile • 24. Ha scritto “La storia” • 25. Avverbio di luogo • 27. Le ricerca il poeta • 32. Austria e Islanda • 34. Più che vecchio • 36. Altrimenti chiamato... • 38. Formano il perimetro • 40. Bruciato • 42. Il Sodio del chimico • 44. Epoche • 47. Concorso Internazionale.

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Verticali 1. Un’opera del pittore Achille Funi • 2. Raccapriccio • 3. Mezza dozzina • 4. Lo sono le donne gelose • 5. La stagione del solleone • 6. Si carda • 7. L’immagine sacra del Pope • 8.

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» a cura di Elisabetta

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Opportunità professionali per i nati nella prima decade. Grazie al ritorno di Giove nell’Ariete ha inizio un ciclo importante della vostra vita. Determinati i nati nella terza decade. Bene tra il 25 e il 26.

La soluzione verrà pubblicata sul numero 9

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Questionario Ticinosette

Cari lettori, allo scopo di valutare il gradimento del nostro settimanale e di migliorare il servizio offerto, vi chiediamo gentilmente di compilare il questionario rispondendo in forma anonima alle seguenti domande. Nello spazio in calce pote-

te fornire inoltre un commento più esteso o eventuali suggerimenti. Per chi ha accesso a Internet è possibile compilare il questionario sul sito www.ticino7.ch. Grazie per la collaborazione, la Redazione

» In che località abitate? _________________________________________________________________________________ » Che tipo di professione svolgete? _______________________________________________________________________ » Da quante persone è composto il vostro nucleo familiare? ______________________________________________ fascia di età appartenete? » A quale meno di 25 anni ❏ da 26 a 45 anni ❏ da 46 a 65 anni ❏ più di 65 anni ❏ quale frequenza consultate Ticinosette? » Conquasi giornalmente ❏ da tre a cinque volte alla settimana ❏ meno di due volte alla settimana ❏ luogo consultate Ticinosette? » In che a casa ❏ ❏ al lavoro ❏ in un ritrovo pubblico (biblioteca, bar ecc.) ❏ sul Web ❏ altro » Siete più interessati: ❏ ai programmi radiotelevisivi ❏ alle rubriche ❏ a entrambi » Quali rubriche apprezzate maggiormente? ______________________________________________________________ » Quali invece vi interessano meno o per niente? _________________________________________________________ » Quali argomenti o rubriche, attualmente non presenti, vorreste vedere trattati in Ticinosette? _____________________________________________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________________________________________ Inviare in busta chiusa a: Ticinosette c/o Centro Stampa Ticino SA, Via Industria, CH - 6933 Muzzano. Oppure via fax al seguente numero: +41 (0) 91 960 32 51.

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Leggere il foglietto illustrativo.


Ticino7  

Numero 7 - Settimanale della Svizzera italiana

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