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L’appuntamento del venerdì

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numero 40 1. ottobre 2010

Agorà Centri commerciali: luci e ombre Arti Musica. Il senso dell’orchestra

Impressum Tiratura controllata 72’011 copie (dal 1. ottobre 2010) Chiusura redazionale Venerdì 24 settembre Editore Teleradio 7 SA, Muzzano Direttore editoriale Peter Keller Redattore responsabile Fabio Martini Coredattore Giancarlo Fornasier

DI

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GAIA GRIMANI

ORESTE BOSSINI

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DI IVO

SILVESTRO . . . . . . . . . . . . . .

KERI GONZATO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Reportage Frati Cappuccini. La forma del tempo

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F. MARTINI; FOTO DI I. PONTI. . . . . . .

Tendenze Porsche 911 GT2 RS. Il piede destro del Diavolo

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GIANCARLO FORNASIER . .

Astri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Photo editor Reza Khatir

Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55 Direzione, redazione, composizione e stampa Centro Stampa Ticino SA via Industria CH - 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch Stampa (carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona Pubblicità Publicitas Publimag AG Mürtschenstrasse 39 Postfach 8010 Zürich Tel. +41 44 250 31 31 Fax +41 44 250 31 32 service.zh@publimag.ch www.publimag.ch Annunci locali Publicitas Lugano tel. 091 910 35 65 fax 091 910 35 49 lugano@publicitas.ch Publicitas Bellinzona tel. 091 821 42 00 fax 091 821 42 01 bellinzona@publicitas.ch Publicitas Chiasso tel. 091 695 11 00 fax 091 695 11 04 chiasso@publicitas.ch Publicitas Locarno tel. 091 759 67 00 fax 091 759 67 06 locarno@publicitas.ch

La favola dello zingaro col mitra Un amico cinquantenne, Giacomo, ci ha raccontato che l’altra sera un suo fraterno amico gli ha confidato che un collega della moglie gli avrebbe detto che, mentre erano in pizzeria, dei vicini di tavolo stavano animatamente discutendo del più e del meno... All’improvviso è partita la suoneria di un cellulare: è così iniziata una conversazione tra uno dei commensali e, a quanto pare, suo zio che secondo alcuni sarebbe un noto dentista. Insomma, dalla telefonata emergeva che un problema irrisolto può essere molto più vantaggioso di uno facilmente risolvibile... La solita solfa, direte voi. Certo, rianimata da quanto con forza lo scrittore Antonio Tabucchi ha dichiarato in suo articolo dedicato alle politiche anti-Rom del governo francese e pubblicato su “Le Monde Magazine” il 4 settembre scorso (per chi non conosce il francese la traduzione è disponibile sul numero 863 del settimanale “Internazionale” datato 10 settembre 2010). Da quanto sta accadendo

in Francia, in Italia, in Svezia, in Olanda pare proprio che “uno spettro si aggiri per l’Europa”; uno spettro che si riaggira, verrebbe da dire. È il fantasma della demagogia, a uso e consumo di chi si è fatto convincere che la causa di tutti problemi, crisi economica in testa, risieda nell’ “inquinamento” sociale prodotto dalle “genti irregolari”, zingari, rom, immigrati, non conformi, diversi ecc. ecc. Ciò che abbiamo scritto nello scorso editoriale lo abbiamo trovato meravigliosamente sintetizzato nelle parole di Tabucchi: “Gli zingari costituiscono evidentemente un problema. La Francia, l’Italia, l’Europa hanno i mezzi e le capacità per affrontare in maniera seria e decente un problema reale. Che lo affrontino e che lo risolvano”. Il resto sono (pericolose) panzane atte solo a ingrassare i seggi elettorali degli avventurieri della politica, una categoria che sembra riscuotere un crescente apprezzamento nella vecchia e smemorata Europa. Buona lettura, la Redazione

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Centri commerciali: luci e ombre

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er la zona che si estende dal Centro Breggia di Balerna al Serfontana di Morbio Inferiore i due Comuni interessati hanno previsto recentemente un blocco di cinque anni per ogni nuovo insediamento che possa configurarsi come ulteriore generatore di traffico. Dopo qualche settimana l’Associazione Traffico e Ambiente ha inoltrato la propria opposizione al prospettato ampliamento del Centro Migros di Agno e ritiene che anche le altre domande di costruzione per analoghe superfici di vendita nella zona non possano essere autorizzate per vari motivi. Tuttavia nei prossimi mesi sarà aperto a Chiasso un centro di 10.000 metri quadrati e a Castione si progetta un complesso di 60.000 metri quadrati che dovrebbe diventare il numero uno in Svizzera. Da noi interpellato, il sindaco di Morbio Inferiore Claudio Ceppi ci ha fatto notare che questi centri giganteschi, di cui è facile sparlare, si presentano però come una realtà con due volti, spesso opposti: da un lato generatori di traffico, come vengono definiti, dall’altro aggregatori sociali; da un lato nefasti, forse, per i piccoli esercizi, dall’altro positivi per l’economia locale e per il consumatore che può risparmiare tempo e denaro. Nel giudicarli e, soprattutto, nel prendere decisioni a riguardo, bisogna dunque essere estremamente cauti, tenendo presente la complessità dei differenti aspetti.

Dati e vantaggi

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Agorà

In nome del profitto gli uomini hanno commesso degli errori madornali pagati a caro prezzo in termini di peggioramento della qualità della vita. L’eccessiva concentrazione dei centri commerciali rientra in quest’ambito; ma la realtà, analizzata con attenzione, presenta aspetti di notevole complessità, di cui bisogna tener conto prima di esprimere giudizi avventati

Nel 2007 l’IRE, Istituto per le Ricerche Economiche, ha realizzato uno studio sul “Comportamento dei consumatori in materia di mobilità nei principali centri commerciali del Cantone” che riporta alcuni dati assai interessanti, purtroppo oggi non aggiornati, ma ancora validi, seppure approssimati per difetto. Si esaminano sei centri: Serfontana,

FoxTown, Parco commerciale Grancia, Centro Lugano Sud, Sant’Antonino e Tenero, visitati allora – sono dati di tre anni fa – ogni giorno da 31.000 consumatori con punte di 51.000 il sabato. Essi occupano una superficie di 220.000 mq (dei quali 150.000 di superficie di vendita) e danno lavoro a 2.100 collaboratori (circa il 60% dei quali svizzeri o residenti in Ticino). Con una cifra d’affari di 740 milioni di franchi all’anno generano il 5% del valore aggiunto cantonale. Il cliente “tipo”, di solito donna, abita in un raggio di 10 chilometri dal centro commerciale. Per fare gli acquisti si sposta una volta la settimana, soprattutto in auto. Eppure, il traffico provocato da tali strutture commerciali rappresenterebbe “solo” il 3,3% (da un minimo del 2,2 a un massimo del 4,5%) di quello individuale motorizzato annuale in Ticino. I sostenitori dei centri commerciali, fra cui ovviamente la DISTI, Associazione dei grandi distributori ticinesi, promotori della ricerca citata, affermano che essi permettono un uso razionale del territorio, degli spostamenti e del tempo: chi vi arriva, infatti, posteggia e visita diversi negozi senza doversi trasferire continuamente con l’auto dall’uno all’altro; i consumatori possono confrontare facilmente offerte e prezzi tra i vari negozi e quindi tali strutture migliorano la trasparenza del mercato, generando importanti effetti positivi per l’economia locale e cantonale; creano, infine, posti di lavoro, sia direttamente (grandi strutture, piccole realtà locali e piccoli imprenditori spesso in franchising), sia indirettamente (settore edile, paraedile, pubblicitario, fiduciario, bancario, logistico, amministrativo ecc.).

Problemi e disagi Con tutto ciò non si possono negare le grosse difficoltà che tali grandi concentrazioni hanno creato e creano a innumerevoli piccoli


prospettare una possibile crisi anche per i centri commerciali già esistenti, con conseguenti chiusure e licenziamenti; vi sarebbe il rischio di mettere fuori mercato produttori e fornitori ticinesi per l’eccessiva pressione sui prezzi e di ricavare contributi fiscali limitati da parte dei gruppi stranieri; si genererebbero costi infrastrutturali a carico della collettività per le necessità delle superfici di vendita e non sarebbe remota l’eventualità che i nuovi grandi magazzini si traducano in un fallimento (senza dimenticare che un regime di concorrenza esasperato e la corsa al raggiungimento dei profitti si riflette sulla politica dei prezzi e rischia di riverberare anche sulla qualità del prodotto offerto). D’altra parte la concentrazione del commercio al dettaglio in grandi superfici è una tendenza in atto da anni a livello internazionale, e il Ticino, territorio di frontiera a contatto con l’offerta concorrenziale dei centri commerciali italiani, certo non sfugge al fenomeno.

Regolamentazione e qualità della vita L’arrivo nel nostro Cantone di grandi società straniere rientra in questo fenomeno di apertura e integrazione dei mercati.

In tale contesto, però, compete allo Stato non solo definire e far rispettare le norme legislative federali e cantonali entro cui si svolge l’attività commerciale, ma anche salvaguardare la qualità della vita di tutte le fasce della popolazione. Spetterebbe invece agli operatori del settore (produttori, fornitori, dettaglianti) saper dare le risposte aziendali più adeguate e approntare le strategie commerciali più opportune per far fronte alle nuove condizioni di mercato con un’accresciuta concorrenza. Cosa per niente facile, né scontata, a meno che non si prendano misure puntuali per il miglioramento delle condizioni quadro (nell’ambito degli orari d’apertura, di una pressione fiscale competitiva per le aziende e dell’attrattiva turistica) e provvedimenti tesi a salvaguardare e incentivare il potere d’acquisto delle economie domestiche, per sostenere la domanda locale e creare di conseguenza nuovi impieghi e quindi nuovi redditi. Bisognerebbe infine non dimenticare che l’economia fa parte delle scienze umane e sociali e non può basarsi unicamente su cifre e tornaconti, ma deve tenere in considerazione anche la qualità dell’ambiente, dei rapporti sociali e della vita, quando essi vengano minacciati.

» di Gaia Grimani

esercizi spesso costretti alla chiusura, non potendo reggere la concorrenza, sia sul piano dell’assortimento sia dei prezzi. Il consumatore, infatti, con sempre meno tempo a disposizione, tende a minimizzare i costi dello shopping, concentrando gli acquisti nel fine settimana, là dove la scelta è molto grande e si trova più facilmente posteggio che non in un negozio nel centro della città. Il cliente tipo, naturalmente, utilizza l’automobile, e questo esclude molti anziani per i quali è impossibile spostarsi con i mezzi pubblici trascinando grosse borse della spesa. Inoltre, da un punto di vista sociale, l’acquisto nel centro commerciale è sicuramente più impersonale, assai diverso da quello effettuato nel negozietto di paese il cui gestore si conosceva da anni e con cui era possibile scambiare due chiacchiere. Ma le relazioni umane e la qualità della vita, specie delle fasce più deboli, interessano poco l’economia. Vi sono però delle preoccupazioni economiche, che impediscono di accettare tranquillamente una crescita smisurata nel nostro Cantone di tali impianti. Oltre a quelle già esposte, sicuramente il peggioramento delle condizioni di lavoro nel settore: con nuovi insediamenti si potrebbe

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Arti

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Progresso è un termine controverso. La parola designa una forma di pensiero positiva in tanti ambiti della vita, ma contiene un vizio connaturato. Chi ama il progresso reputa in cuor suo che un fenomeno nuovo sia senz’altro da preferire ai precedenti. In passato solo una sparuta minoranza di scrittori e filosofi tentava di contraddire questa opinione dominante, mentre oggi la situazione appare sotto un’altra luce. Un numero crescente di persone comincia infatti a riflettere sul senso di una visione del mondo che attribuisce un valore alle cose in virtù del loro grado di novità. Tra il desiderio di trovare un linguaggio in grado di parlare al proprio tempo e il dominio assoluto della tecnica si è formata una linea di demarcazione non sempre facile da percepire. Gli artisti hanno avvertito forse in misura maggiore il pericolo di un mondo svuotato di ogni elemento umano e affidato in maniera integrale alle leggi dei numeri, ma le profezie apocalittiche annunciate nelle loro opere si sono avverate solo in parte. La musica ha assistito nel giro di pochi decenni a trasformazioni epocali, che però non sono sempre avvenute nel segno del cosiddetto progresso.

Fuga verso il sole. gli ultimi decenni, non solo nell’ambito della musica commerciale, ma anche come forma di espressione artistica e di

Qual è oggi il senso e la funzione dell’orchestra? Una domanda lecita in un’età contrassegnata da una tecnologia musicale sempre più aggiornata. Ma l’orchestra non è un concetto astratto, è una macchina intelligente dotata di una propria memoria storica e di caratteristiche peculiari ricerca indipendente dal mercato. Il suono elettrico tuttavia non ha affatto soppiantato le fonti sonore tradizionali. Per esempio, mentre la tecnologia progrediva in maniera tumultuosa, l’impressionante fiori-

L’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia

tura di ensemble dediti alla musica antica manifestava l’esistenza di tendenze di segno opposto. In questi anni, inoltre, il numero di giovani desiderosi d’imparare a suonare uno strumento nel complesso è cresciuto, malgrado la scarsa quantità di strutture adeguate in paesi sviluppati come quelli europei. Una sfida da accettare Le orchestre da parte loro hanno dovuto affrontare queste trasformazioni, cercando di rispondere alle sfide della nostra epoca. Malgrado i momenti difficili e le acrobazie per tenere i bilanci in regola, la maggior parte di esse ha resistito e continua l’attività. Anzi, grazie al sostegno di un pubblico che non è diminuito, si è provveduto a compiere delle indispensabili ristrutturazioni, svecchiando l’organico e alzando la qualità media delle prestazioni. I barbari ipertecnologici in definitiva non hanno distrutto il tempio della musica, come temevano i commentatori più apocalittici, ma sono stati costretti addirittura ad arretrare, visto che anche nel mondo commerciale si è tornati in una certa misura al suono dei vecchi, cari strumenti acustici. Un fenomeno del genere, del resto, era comprensibile. Ci sono aspetti della natura umana che non potranno mai essere affidati del tutto alle

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Prendiamo, per esempio, un tema particolarmente caro alle tendenze moderne della musica del Novecento e oltre: quello del suono. Gli attuali computer sono in grado di generare il suono in forme im-

Il senso dell’orchestra

Banchi di nebbia.

pensabili fino a poco tempo fa. Un giovane dotato di un software adatto e di una minima abilità informatica riesce infatti a comporre musica nella sua stanza, senza saper scrivere una singola nota sulla carta. In teoria, le macchine odierne renderebbero inutile studiare per anni in Conservatorio, dal momento che con i programmi di scrittura musicale si potrebbero ottenere gli stessi risultati con molto meno sforzo e in tempi molto più rapidi. L’attuale tecnologia musicale è oggi in grado di produrre suoni analoghi a quelli di un’orchestra tradizionale, a un costo di gran lunga inferiore e soprattutto liberando le istituzioni musicali dalle turbolente vertenze sindacali che rendono a volte così incerta l’attività. Nella musica pop e in quella per il cinema, per esempio, i suoni campionati hanno rimpiazzato da tempo i musicisti in sala di registrazione, a cominciare dai suonatori si strumenti ad arco come violini, violoncelli e contrabbassi. L’elettronica insomma ha avuto un grande sviluppo ne-


macchine. Chi preferirebbe essere baciato da un androide, anziché da un uomo o da una donna in carne e ossa? Le orchestre, tuttavia, sono anch’esse degli organismi creati dall’uomo, allo stesso modo dei computer e dei cellulari. Sono formate da un certo numero di macchine più piccole, ma altrettanto complicate, i singoli strumenti. La differenza principale consiste nel carburante che alimenta il suo apparato. L’energia dell’orchestra

Il pieno di energia. infatti, a differenza del computer, scaturisce dal lavoro umano, non da una microscopica batteria al litio. Questo rende la macchina antica dell’orchestra un fenomeno in realtà sempre contemporaneo. Gli autori e la storia forgiano il suono di ogni singola compagine, come le storie di alcune di loro raccontano in maniera eloquente. La Filarmonica della Scala, per esempio, nasce dal teatro. Lo statuto, ricalcato su quello dei Wiener Philharmoniker, prevede che i musicisti svolgano l’attività

sia come dipendenti della Scala, sia come professionisti autonomi. L’opera e la musica sinfonica sono l’alimento quotidiano del loro lavoro. La Filarmonica in effetti manifesta un temperamento teatrale. È un’orchestra nervosa, molto reattiva, agile e potente, capace di squarci lirici e momenti di grande intensità espressiva. Le prime parti sono solisti di razza, che si esaltano quando hanno la possibilità di emergere in primo piano. I direttori preferiti sono quelli capaci di non annoiare l’orchestra, che ama essere sorpresa e pungolata da idee nuove. L’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, al contrario, affonda le radici nella musica strumentale pura. Le opere suonate nel corso della sua lunghissima storia, che prosegue senza interruzioni dal 1743, si contano sulle dita di una mano, mentre il repertorio sinfonico è sterminato e comprende ogni periodo della musica tedesca, dal Barocco fino ai giorni nostri. La tradizione del Gewandhaus è fondata su un’impressionante galleria di collaboratori. Mozart suonò con il Gewandhaus nel corso di uno dei suoi viaggi. Carl Maria von Weber, direttore dell’Opera di Corte della vicina Dresda, era di casa anche a Lipsia. Mendelssohn ha portato all’apice la qualità dell’Orchestra, nella quale suonavano musicisti di

prima classe provenienti da tutta Europa. L’Orchestra di Göteborg (o Gothenburg, secondo la grafia inglese), fondata oltre un secolo fa, nel 1905, ha costruito il proprio suono denso e luminoso sulla musica degli autori tardo-romantici dell’area baltica e scandinava, primi tra tutti Jean Sibelius ed Edvard Grieg. L’Orchestre National de France invece è nata nel 1934, nel quadro dell’istituzione della radio pubblica francese. L’origine radiofonica ha conferito all’orchestra un’impronta colta, che la naturale propensione parigina alla vivacità delle manifestazioni artistiche ha accentuato in maniera marcata. Le vicende dell’Orchestre National, affidata dal 2008 alla direzione di Daniele Gatti, s’intrecciano in pratica con la storia musicale del Novecento. Toscanini, Stravinskij, Charles Munch, Maazel, Celibidache, Kurt Masur figurano tra i maestri che sono saliti sul podio dell’Orchestra, che ha tenuto a battesimo lavori dei principali autori francesi contemporanei, da Messiaen a Varèse, Boulez, Xenakis, Dutilleux e tanti altri. L’orchestra rappresenta dunque una forma d’intelligenza artificiale antica, basata su principi tecnologici diversi da quelli attuali. Antico però non significa antiquato o elementare. Una veduta di Venezia del Canaletto risulta magari imprecisa rispetto a un’immagine digitale, ma non per questo la pittura del Settecento diventa primitiva in confronto alla fotografia. Le orchestre sono in effetti macchine, pensate per far vivere partiture di un determinato periodo storico. La musica infatti non esiste, finché rimane rinchiusa nella prigione della scrittura. Prende vita nel momento in cui un testo s’incarna nel fenomeno sonoro.

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Arti

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Giuseppe Sermonti Il tao della biologia. Saggio sulla comparsa dell’uomo Lindau, 2007 Il più noto antievoluzionista italiano ci racconta una interessante favola, nella quale la scimmia deriva dall’uomo. Consigliato agli amanti del fantasy.

Film

...E l’uomo creò Satana di Stanley Kramer USA, 1960 La storia (autentica) del processo a un coraggioso professore di provincia che, nel 1925, prova a insegnare le teorie darwiniane. Con Spencer Tracy e Gene Kelly. Esiste anche un remake del 1988 con Kirk Douglas.

esempio della sfrontatezza delle manipolazioni, non si può non citare un video di Richard Dawkins, incapace di citare un solo caso di mutazione favorevole: l’etologo britannico stava semplicemente pensando a quale risposta fornire, ed è bastato mostrare unicamente la sua breve pausa di riflessione per concludere che tutto l’evoluzionismo è una ideologia falsificata dalla vera scienza. Impossibile, nel breve spazio qui a disposizione, elencare tutti gli errori e le manipolazioni presentate con serietà dal relatore. Mi accontento di notare come in nessun testo di biologia si affermi che l’uomo si è evoluto dalla scimmia, dal momento che entrambi derivano da un antenato comune, come tutti gli esseri viventi, del resto. Possono simili discorsi fare davvero presa sul pubblico ticinese? Difficile crederlo, e le reazioni del pubblico in sala sembrano confermare questa sensazione. Tuttavia, il ritmo incalzante potrebbe insinuare qualche dubbio. È la tecnica delle Darwin colpevole di tutti i mali del mondo. A televendite: stordire questo punto, conviene approfittarne e uti- con una mole enorme di parole; alla fine lizzare il naturalista inglese come alibi per non credi certo che i propri errori: con un po’ di faccia tosta, mezz’ora al giorno di massaggiatore elettropotreste anche farcela... nico ti faccia diventare sottoscritto non è riuscito uno dei California Dream Men, ma almeno a mantenere, lasciandosi qualche etto lo si perderà per forza. scappare una risata quando Un noto aforisma di Oscar Wilde recitava si è paragonata l’evoluzioche “la letteratura non viene letta, il giornane dell’uomo al rospo che, lismo è illeggibile”. Potremmo parafrasarlo baciato dalla principessa, si così: “la seria divulgazione scientifica non trasforma in principe. Come viene letta, la pseudoscienza è illeggibile”.

» di Ivo Silvestro; immagine tratta da www.onestamente.it

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Lugano. La presentazione del dottor Oktar Babuna – (Yahya si è limitato a un collegamento video) – ha coperto un po’ tutti i miti e falsità degli anti-evoluzionisti, sfiorando in più occasioni il ridicolo. Un esempio: Darwin, punto di riferimento di Marx, Lenin, Stalin, Hitler e Mussolini, sarebbe la causa diretta delle prime due guerre mondiali e il responsabile di almeno 350 milioni di morti. A questo punto, conviene approfittarne e utilizzare Darwin come alibi per i propri errori e dimenticanze: non avete terminato in tempo la relazione, vi siete dimenticati del compleanno della persona amata e avete litigato con l’amico? Tutta colpa del naturalista britannico e delle sue falsità. Se riuscite a mantenere il serio cipiglio del dottor Babuna, potreste anche farcela. Cipiglio serio che il

Darwin, le colpe e la pseudoscienza

Scienza

una qualche relazione tra fede religiosa e accettazione dell’evoluzionismo? Nonostante il celebre paleontologo e convinto evoluzionista Sthephen J. Gould sostenesse che religione e scienza, occupandosi di cose diverse, non si possono contraddire (è la tesi dei non overlapping magisteria, magisteri non sovrapposti), una relazione c’è. Diverse ricerche mostrano una forte correlazione tra religione e accettazione dell’evoluzionismo. Se, negli Stati Uniti, l’80% di induisti e buddisti accetta l’evoluzionismo – cosa che avviene soltanto per l’8% dei Testimoni di Geova – non si può negare che un nesso tra i due magisteri esiste (i cattolici sono al 58%). Bizzarrie americane che da noi non attecchiranno mai? Probabilmente sì, anche se qualche dubbio rimane. Secondo alcuni sondaggi (commissionati da anti-evoluzionisti, quindi poco affidabili), il 30% degli svizzeri respingerebbe l’evoluzionismo, mentre addirittura l’80% vorrebbe che, durante le lezioni di biologia, trovasse spazio anche il creazionismo. È forse basandosi su questi dati che Harun Yahya, creazionista islamico, ha deciso di portare il suo verbo in Canton Ticino, con diversi manifesti e una conferenza al Palazzo dei congressi di

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» testimonianza raccolta da Keri Gonzato; fotografia di Igor Ponti

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Guido è stato come un maestro per me, da lui ho assimilato istintivamente le nozioni artistiche fondamentali. In seguito, avrei poi sviluppato una sensibilità mia, molto lontana dalle tendenze affermate a quel tempo. Mio padre avrebbe preferito scegliessi un’attività più redditizia ma il mio cammino era già deciso. Arrivò anche il giorno che mio padre morì e, a 15 anni, uscito dal collegio per ragionieri iniziai una scuola d’arte. Incominciai a girare l’Italia per studiare i maggiori capolavori, dai mosaici siciliani alle opere toscane di Piero della Francesca. Per seguire le nuove tendenze ogni Una lunga vita dedicata all’arte, alla anno andavo alla Biennale di ricerca interiore e all’osservazione del Venezia. Sebbene ebbi una mondo. Con spirito libero e aperto. E il formazione classica la mia ricerca verteva verso le forme segreto della longevità… geometriche degli anni Trenta. Partendo da linee astratte spirito ancora più aperto. andavo alla ricerca dello spirito. Studiavo Mi piace stare in giardino e con interesse le innovazioni architettoniche perdermi nel sentimento dei del tempo. Ne traevo ispirazione e traslavo semi che crescendo danno le strutture geometriche nei miei schizzi. In vita a foglie, fiori e frutta. quegli anni mi venne spontaneo sviluppare Da piccolo ero un vero birun disegno grafico che in seguito chiamai bante. Gina, mia sorella, “futurista-metal”. Nell’astratto tornavo alla mi portava in chiesa dove gioia di quando, bambino, componevo i scompigliavo gli zoccoli delle pezzi del meccano. La ricerca della bellezza donne in orazione. In chiesa formale non era sufficiente e con i miei studi ero affascinato dal sacrestaricercavo quel sentimento completo, totale no che, mentre accendeva le e ultraterreno che avevo primitivamente candele intonava i canti… Io percepito nel fenomeno dell’eclissi. allora mi facevo cullare dalla L’arte, se da un lato mi ha sempre permesvoce baritonale e dominante so, non senza difficoltà, di portare il pane di mio padre. Nel sangue alla tavola di mia moglie Pina e dei miei dei Gonzato, a braccetto con cinque figli, dall’altro è stata la mia chiave la passione per l’arte, balla d’entrata nel mondo del sentire. Un sentire quella per il canto. Mia malegato al subconscio, situato al di la della dre, che mi ha lasciato quancomprensione razionale. Se da un lato mi do avevo appena 10 anni, sono dedicato a opere di mosaico e affremi diceva: “Canta, Aurelio, schi sacri su commissione, dall’altro ho canta!”. E da lì non ho mai sviluppato una ricerca intima che passa dalle smesso: amo cantare vecchie forme metafisiche. L’interesse per lo spirito è canzoni, riportarle in vita sempre stato accompagnato da una grande con la mia voce. fede, che ho nutrito grazie all’amicizia ecLa mia vita per l’arte si è cezionale con Padre Pio. Nel 1945 conobbi sviluppata con la vicinanza a Pina e ci sposammo. Avremmo poi avuto mio fratello Guido, che aveva cinque figli. Oggi io e Pina, che ora ha 102 lasciato l’Accademia d’arte anni, viviamo ancora assieme nella nostra per tornare a Chiasso e aiutacasa di Massagno, una piccola oasi verde. re la famiglia. Ricordo quella Come si fa a vivere longevi e felici...? Mah, volta che rimasi incantato tanta passione per la vita, una fede intatta, per ore a osservare Guido che l’inesauribile voglia di creare, un paio di eseguiva uno studio dal vero. bicchieri di vino rosso al giorno e quegli Le mie visite nei suoi atelier si affetti e quei sentimenti semplici e totali susseguirono per tutta la vita. che sono il succo di tutto.

Aurelio Gonzato

Vitae

i chiamo Aurelio Gonzato e quest’anno compirò 96 anni. Nel 1913, l’anno che precede la mia nascita, una catastrofe segnò il percorso della mia famiglia che da Verona si spostò a Chiasso. All’epoca c’erano soltanto i cavalli, che mio padre sapeva addestrare e dominare nelle corse sfrenate. Animali nutriti con il fieno che quella notte, bruciando, distrusse l’hotel di famiglia e con esso tutto quello che possedevamo. Non restò che caricare le poche cose rimaste su un carretto e partire per iniziare da zero in Svizzera. Le basi della ricostruzione furono un piccolo appartamento vicino alla frontiera e un chiostro di frutta e verdura che ci permetteva di campare. Di quegli anni porto con me il ricordo molto intenso di un avvenimento particolare: mentre mi trovavo in cortile e giocavo con le biglie colorate, mia sorella Emma mi invitò a rientrare perché si aspettava un eclisse. Quella parola a me sconosciuta accese nel mio animo un fascino per l’immateriale che avrei coltivato per il resto della mia esistenza. A scuola ricordo il quaderno riempito di disegni al posto del dettato e la corona d’asino posta sulla mia testa mentre stavo seduto a un banco in disparte. In quei primi anni di vita ero animato da sentimenti primitivi e avevo pochi amici. Passavo la maggior parte del tempo a viaggiare con la fantasia. La televisione non esisteva ancora, e il cinema era muto, per cui l’utilizzo dell’immaginazione aveva molto più spazio. Oggi viviamo in un mondo fatto di immagini imposte, di interpretazioni univoche che soffocano le visioni individuali. Io, invece, sono cresciuto con la libertà di rielaborare l’esperienza del mondo in visioni intime e sconfinate. Un atteggiamento che con il tempo si è rinforzato: oggi mi ritrovo a osservare la realtà con uno

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I FRATI CAPPUCCINI

LA FORMA DEL TEMPO Sottrarsi al mondo senza rinunciarvi. Ad alcuni può apparire una contraddizione in termini, anche se è forse questa la chiave per comprendere il senso della vita dei Frati Minori Cappuccini. Un ordine nato da un atto di insubordinazione proprio alle soglie della Controriforma tridentina e che ha centrato il suo percorso sul modello spirituale del Cristo. Una vita rivolta al prossimo, all’insegna dell’obbedienza, della preghiera e di un’estrema semplicità esistenziale

testo di Fabio Martini; fotografie di Igor Ponti


sopra: uno scorcio del convento di Faido. Il complesso è stato fondato nel 1589 in concomitanza alla creazione della Provincia Elvetica dei Cappuccini in apertura: un momento della preghiera del mattino nel convento della Santissima Trinità di Lugano, struttura edificata a partire dal 1646


sotto: convento di Faido, ore 5:40. La sveglia segna l'inizio della giornata, che si articolerà fra momenti di preghiera e varie attività lavorative. Ai frati del convento è affidata la cura pastorale delle parrocchie della Media Valle Leventina

a destra: la preghiera della sera nel convento della Santissima Trinità di Lugano. La struttura è il luogo della formazione iniziale dei Cappuccini della Svizzera italiana


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a vita monastica non è affatto un’esperienza univoca, dato che essa abbraccia modalità diversificate sia a seconda della confessione sia nei suoi scopi e obiettivi. Ma se si considera le forme di monachesimo – che lo sguardo sia rivolto a Occidente o a Oriente ci è in questo contesto quasi indifferente –, a colpire è l’apparente sottrazione dal mondo che si concretizza nella rinuncia a vivere secondo ritmi e modalità a cui tutti noi, bene o male, accettiamo di sottostare. Nella decisione di vivere in semplicità, in adesione ai principi di una “regola”, votati alla meditazione e all’aiuto del prossimo non è difficile riconoscere un tratto “rivoluzionario”, quasi di ribellione alle logiche mondane. Innanzitutto il diventare monaci implica sempre una scelta, un atto radicale e risoluto nei confronti di se stessi, un movimento dell’anima sconosciuto ai più, nella maggior parte dei casi trascinati passivamente dalle nostre stesse durate e dal succedersi degli eventi. L’esempio di Gesù, come del resto quello di Buddha o dello stesso Francesco d’Assisi, per rimanere strettamente in tema, spingono al cambiamento radicale, a un gesto decisivo. E fu proprio questa l’urgenza che fra Matteo da Bascio avvertì con vigore nel lontano 1525, stanco e deluso da un Ordine, quello dei Minori Osservanti, al cui interno si era perso lo spirito ascetico ed evangelico che aveva contrassegnato la vita e l’azione di Francesco. Era indispensabile tornare alla semplicità delle origini, era necessario fare tabula rasa sottraendosi alle incrostazioni che le complicità politiche, mondane e sociali avevano prodotto fra i Francescani nel corso di tre secoli. E non solo per ragioni strettamente spirituali: la rivoluzione protestante aveva fatto della critica alla mondanità della Chiesa di Roma una delle leve di maggiore influenza nella sua recente diffusione in Europa. Nella sua autobiografia (Ricordi, sogni, riflessioni, Rizzoli BUR, 1998), Carl Gustav Jung affrontava il tema del semplice fare, dell’esigenza, avvertita con sempre maggiore impellenza nel corso della sua vita, di dedicarsi a occupazioni manuali essenziali, apparentemente lontane dall’attività di elaborazione filosofica e psicologica che fu al centro dei suoi interessi. La sua attività preferita fu l’intaglio del legno, praticato sin dall’infanzia (è nota la realizzazione dell’effige di legno della “Personalità 2”, riferita alla madre). Questa idea del fare, senza un fine ma come moto perpetuo ed espressione contemplativa del proprio esistere, è oltre modo affascinante e rientra a pieno nella sfera della realtà monastica. Silenziosi e presenti, i monaci fanno, e nell’operare concretamente e semplicemente per sé o per gli altri (che i destinatari siano i propri confratelli o persone estranee alla comunità non ha importanza), danno al tempo un significato del tutto diverso rispetto a quello che noi gli attribuiamo nel mondo economico. Il loro è tempo dotato di una forma precisa, è un tempo scelto in cui rientrano la meditazione e la preghiera. A noi il tempo manca sempre e non perché non se ne disponga – “una vita può essere estremamente lunga”, recita il personaggio di Earl Partridge, vecchio magnate del mondo dello spettacolo ormai in fin di vita, interpretato nel film Magnolia di Thomas Anderson (1999) da Jason Robards –, ma perché il nostro tempo ha un costo economico, ha un prezzo, è un tempo produttivo. Non conosce scelte e, in fin dei conti, appare paradossalmente come il prodotto di quel “destino” da noi stessi stabilito e a cui accettiamo ineluttabilmente di sottostare.

sotto: il quadro delle chiavi del convento di Lugano. Nella biblioteca, progettata da Mario Botta, sono conservati oltre 110.000 volumi Un momento della preghiera prima del pranzo nel convento di Faido Uno dei frati intento a eseguire un brano della liturgia


Il piede destro del Diavolo Tendenze p. 40 | di Giancarlo Fornasier

Sul significato dell’aggettivo sportiva le case automobilistiche hanno da sempre avuto letture alquanto soggettive. Spesso abusando di un termine che dovrebbe contraddistinguere solo vetture dall’indole e dalle caratteristiche radicali, motoristiche e telaistiche. Se è vero che agli albori delle competizioni le macchine che si sfidavano erano veicoli di produzione – messi alla frusta da impavidi personaggi che si confrontavano su strade aperte alla normale circolazione di carri e buoi –, a partire dai primi decenni del Novecento fanno la loro comparsa auto espressamente progettate e costruite per gareggiare. Su tutte ricordiamo la Bugatti Type 35, pluripremiata vettura francese sviluppata a partire dal 1924; per l’epoca un vero esempio di innovazioni tecnologiche, leggerezza, rigidità, ma anche di potenza e affidabilità. Oggi le caratteristiche richieste a una vera sportiva sono rimaste le stesse di novant’anni or sono. E i marchi più votati alla prestazionalità ne sono coscienti, tanto che la distinzione “vettura stradale/vettura da competizione” a volte viene diabolicamente cancellata. È avvenuto in passato con la McLaren F1, una tre posti con guida centrale da oltre 620 cavalli progettata da Gordon Murray nella metà degli anni Novanta. Si ripresenta oggi: la Porsche 911 GT2 RS ne è un esempio.

Se la sigla “GT” risulta più familiare sulla coda della sorellina 911 GT3 RS – 450 cavalli e un telaio perfetto; probabilmente l’auto pensata per la pista più gratificante anche nell’uso quotidiano oggi sul mercato –, con la GT2 RS la casa di Stoccarda è entrata diritta all’Inferno. Derivata dalla già stellare GT2 apparsa nel 2007 (motore turbo da 530 cv e 680 Nm di coppia; una sorta di 911 Turbo S ma con la sola trazione posteriore), nella versione RS gli ingegneri tedeschi hanno alzato la potenza del flat-six da 3,6 litri bi-turbo di ulteriori 90 cavalli (ora sono 620!) e abbassato il peso di 70 kg (a soli 1.370). Come tutte le RS, la GT2 è dotata di una gabbia di protezione dell’abitacolo (roll-bar); i sedili sono a guscio, a bordo manca quasi tutto (radio compresa), il carbonio è presente un po’ ovunque, l’impianto frenante con dischi carboceramici ha pochi rivali, il telaio è fra i più rigidi e sensibili in circolazione... e il cambio è meccanico. Ora, che cosa significhi tutto ciò è difficile da comprendere: vi basti sapere che è la Porsche da strada “più veloce e più potente mai prodotta”, che brucia lo 0-100 km/h in 3.5 secondi, raggiunge i 330 km/h e ha percorso i quasi 21 km dell’Inferno verde (la Nordschleife del vecchio Nürburgring) in 7 minuti e 18 secondi. Il suo prezzo? A “cifre rosse”... e la produzione limitata a 500 esemplari.


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Astri toro

gemelli

cancro

Problemi di comunicazione con il partner a causa del transito di Mercurio. Fermenti erotici promossi dai transiti di Marte e Venere nella casa ottava. Attenti a quello che dite nella giornata del 7 ottobre.

Con Marte e Venere in opposizione non possono esserci mezze misure. O è amore o è guerra. Fase professionalmente felice grazie alla retrogradazione di Giove e Urano. Possibili turbolenze sentimentali.

Momento intenso favorito dal trigono con Mercurio e Saturno. Favorite le progettazioni e i rapporti di lunga data. Cambiamenti radicali per i nati nella terza decade. Scelte all’insegna dell’imprevedibilità.

Aprite le porte all’imprevedibile. Incontri e situazioni inaspettate. Momento critico per i nati nella prima decade costretti ad affrontare un periodo di scelte. Possibili colpi di fortuna.

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Slatentizzazione di antiche gelosie con un familiare. Liberatevi di un vecchio mobile, ne gioverà lo spirito. Proposte professionali per i nati nella prima decade. Sbalzi umorali per i nati nella seconda decade.

Grazie agli ottimi transiti di Marte e Venere la vostra vita sociale tende a colorarsi di rosa. Scelte drastiche e svolte improvvise per i nati nella terza decade promosse dall’opposizione del Sole con Giove e Urano.

Grazie ai transiti di Marte e Venere il vostro settore finanziario entra in una fase caratterizzata da un crescente shopping compulsivo. Forti stimoli erotici. Ritorno di un vecchio amico per i nati nella prima decade.

Attrazioni improvvise. Momento professionalmente imprevedibile, caratterizzato da fortune inaspettate. Incontri con persone originali. Periodo alquanto movimentato. Scaricatevi praticando uno sport.

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Sfruttate i transiti di Saturno e Mercurio per costruirvi una nuova rete di conoscenze. Momenti di confusione provocati dalla quadratura con Giove in retrogradazione. Vertenze legali con un familiare.

Momenti di tensione e di calo intellettuale provocati dai transiti di Mercurio e Saturno nella vostra decima casa solare. State attenti a non compiere un errore di valutazione con il vostro “capo”.

Marte e Venere sono ormai stabilmente di transito nella vostra decima casa solare. Ambizioni e voglia di trasgressione in forte aumento. Fase più tranquilla, quasi razionale per in nati nella prima decade.

Risveglio energetico favorito dalla congiunzione di Giove e Urano nella vostra prima casa solare. Aprite le porte all’imprevedibile. Non mettete limiti alla vostra creatività. Se volete risultati dovete rischiare.

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» a cura di Elisabetta

ariete

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» illustrazione di Adriano Crivelli 2

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La soluzione verrà pubblicata sul numero 42

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Orizzontali 1. Balocchi • 10. Abbindolare, imbrogliare • 11. Ardire, azzardare • 12. Ente Turistico • 13. Lavorare ai fornelli • 16. Sta per “orecchio” • 17. Celestiale • 19. Son negati al diabetico • 21. Son dodici in un anno • 22. I confini di Osogna • 23. Un asso del basket • 24. Consonanti in palio • 26. Né mie, né tue • 28. Gigaro • 29. Rosso detto a Londra • 31. Lo allestisce l’espositore • 33. Scansate • 35. Dittongo in pietra • 37. Curate • 38. Fra due fattori • 39. Le iniziali di Tasso • 40. Quartiere luganese • 42. Leggera imbarcazione • 44. Pesci prelibati • 45. Li lasciano le macchie • 46. Fiume engadinese • 48. Lo formano gli attori • 50. Si rende al merito • 51. Cantori epici.

Testamento • 15. La capitale armena • 18. Principianti, debuttanti • 20. Il club dello scalatore • 23. È indiscreta e maldicente • 25. Tolto • 27. Utilizzati • 30. Son simili agli ASA • 32. Dittongo in paese • 34. Si affianca spesso al quale • 36. Paladino • 38. Alberi o arbusti • 41. Località grigionese • 43. Il noto Banfi • 45. Il noto Ventura • 47. Così firma l’anonimo • 49. La nota degli sposi.

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Verticali 1. Ha sempre un trucco... ma non si vede • 2. Ispido • 3. Il responso della Vestale • 4. Grosse candele • 5. Son frequentati dai goliardi • 6. Il Ticino sulle targhe • 7. Antiche navi da guerra • 8. Ovest-Est • 9. Incasso, entrata • 14. Antico

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Numero 40 - Settimanale della Svizzera italiana

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