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Lei ha citato il caso dell’UBS. Il sistema bancario, un po’ il fiore all’occhiello del Paese, ritiene sia uscito appannato dallo scandalo che ha coinvolto la maggiore banca della Confederazione? “Sicuramente queste situazioni non hanno giovato all’immagine della finanza e del sistema bancario elvetico. Però mi sembrano casi limitati e molto meno gravi di quello che è accaduto in tutti gli altri Paesi occidentali. Il sistema bancario occidentale, in generale, sta uscendo malissimo, come immagine, dalla crisi in atto e la Svizzera mi pare messa molto meglio di altri. Un

investitore occidentale, in questo periodo di paura e di incertezza, non va certo a investire a Dubai o a Singapore. Va nella Confederazione. Quindi permane questo primato del sistema finanziario-bancario svizzero all’interno dei paesi occidentali”. Vista la solidità di una divisa nazionale come il franco svizzero, ritiene che qualche Paese dell’area euro si possa sganciare dalla moneta unica? Penso, per esempio, al ritorno al marco da parte della Germania… “Mi pare un’ipotesi remotissima che la Germania – o uno dei Paesi del Benelux, per fare un altro esempio – abbandoni l’euro. In generale nessuno Stato che ha l’euro lo vuole abbandonare e alla Germania la moneta unica fa comodo perché semplifica le esportazioni, uno dei punti di forza del Paese. Può, però, accadere che uno Stato sia costretto ad abbandonare la moneta unica, come potrebbe succedere alla Grecia in caso di bancarotta. Tecnicamente, in casi come quello greco, l’euro diventa un po’ una camicia di forza, perché se uno Stato fa bancarotta l’unico modo per ripartire è la svalutazione della moneta. Con l’euro la svalutazione non è possibile. Proviamo a pensare cosa sarebbe successo in Argentina dopo la bancarotta del 2001 se avesse avuto

una moneta come l’euro che le impediva quella svalutazione selvaggia che è poi ha fatto da volano alla ripresa...”. Un ultima domanda, quella che si fanno tutti: la crisi economica si sta risolvendo? “No. La crisi economica non si sta risolvendo, assolutamente. Anzi, penso che siamo di fronte a una nuova fase di caduta. Esattamente come nella crisi del ’29, quando l’apice è stato toccato nel ’33, si tratta di un fenomeno di lunghissima durata. Con molte incognite su quelle che saranno le sue evoluzioni future. Non siamo di fronte a una recessione oppure a un rallentamento della produttività: questa è una crisi sistemica, nel senso che non funzionano più questo tipo di Europa unita e il primato monetario del dollaro. Ecco perché monete tipo il franco svizzero si apprezzano; perché vengono percepite come gli unici punti fermi, gli unici beni rifugio. Lo stesso vale per l’oro: in questi giorni il prezioso metallo ha superato i 1200 dollari all’oncia, una cosa mai successa. In due anni è salito da 800 a 1200 dollari, cioè si è apprezzato del 40%... È chiaro che questi sono indicatori che ci dicono che è il sistema in generale a non funzionare e che l’attuale non è una crisi congiunturale. Questa è una crisi sistemica”.

» di Roberto Roveda

rivalutazione del franco, di cui le ho detto, ne è un esempio. Voglio, però, essere chiara: la Svizzera ha meno problemi di altri Paesi perché non si può parlare di recessione nella Confederazione. Al contrario, è uno dei pochissimi paesi che è uscito da questa crisi molto velocemente. Certo nel 2009 l’economia ha avuto una flessione, UBS e Credit Suisse hanno avuto dei problemi e la crisi del credito si è fatta sentire anche in Svizzera, però i problemi sono stati risolti velocemente. Questo perché la Confederazione è un Paese con una economia solida, cosa che non si può dire, per esempio, della Spagna e della Grecia”.

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Numero 39 - Settimanale della Svizzera italiana

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