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L’appuntamento del venerdì

R EPORTAGE - C ARSCHENNA I cerchi nella roccia AGORÀ Depressione post-partum K RONOS Zurigo: Kreis 5 VITAE Rino Zampedri

Corriere del Ticino

laRegioneTicino

Tessiner Zeitung

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numero 34 20 agosto 2010

Kronos Kreis 5. Nel cuore aperto di Zurigo

Impressum Tiratura controllata 89’345 copie (72’303 dal 4.9.2009)

Chiusura redazionale Venerdì 13 agosto

ROBERTO ROVEDA . . . . . . . . . . .

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KERI GONZATO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Agorà Depressione post-partum. Il lato oscuro della madre

Vitae Rino Zampedri

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DEMIS QUADRI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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R. CAROBBIO; FOTO DI A. MENICONZI . . . .

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Astri / Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Reportage Carschenna. I cerchi nella roccia

Editore

DI

Teleradio 7 SA Muzzano

Direttore editoriale Peter Keller

Così guidan (quasi) tutti…

Redattore responsabile Fabio Martini

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Direzione, redazione, composizione e stampa Società Editrice CdT SA via Industria CH - 6933 Muzzano tel. 091 960 31 31 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

Stampa

(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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In copertina

Antiche incisioni nella pietra a Carschenna (Canton Grigioni) Fotografia di Alessandra Meniconzi

I quotidiani ticinesi di giovedì 12 agosto informavano di una “gara automobilistica” svoltasi sulle pendici del Monte Ceneri. Protagonisti dell’evento due “piloti” – fortunatamente questa volta il paragone col noto Michael Schumacher non è stato richiamato, forse alla luce del suo rientro in Formula 1 poco lusinghiero... –, due giovani conducenti che in un caldo pomeriggio si sono sfidati nella “Rivera-Cadenazzo”, ottava prova irridata del Campionato velocità su strada, appuntamento imperdibile dell’estate ticinese. Ricordiamo che solo poche settimane or sono sempre un’auto della Polizia si era vista superare a velocità sostenuta da tre talentuosi conducenti, a loro volta impegnati in un’altra classicissima, la ben nota gara di accelerazione “Agno-Manno”. Purtroppo, i risultati dell’importante competizione valida per l’assegnazione del titolo Pistone veloce 2010 non sono, ad oggi, ancora giunti in Redazione. I molti appassionati del Campionato velocità di punta si dovranno invece mettere il cuore in pace, almeno per quest’anno. Il campione ha finalmente un volto: è un 37enne svedese – ma non erano i latini i più indisciplinati...? – che sull’autostrada A12 lo scorso 10 agosto ha raggiunto la bellezza di 290 km/h, il sedere comodamente poggiato su quanto di meglio la tecnologia automobilistica tedesca oggi propone. Ricordiamo a questo proposito che, sempre all’interno di questa “categoria”, poche settimane prima un suo collega aveva distrutto una Scuderia (nota supercar costruita a Maranello) incappando in uno “sfortunatissimo” aquaplaning sulle strade leventinesi. Sull’effettiva velocità raggiunta prima dell’impatto, ahimé, non sono mai stati diffusi dati ufficiali... Bene; se tutto ciò non avesse risvolti spesso drammatici, l’improvvisato Campionato nazionale per apprendisti piloti potrebbe continuare a lungo, anche se identificare come tali persone dal piede pesante alla guida di potenti auto appare quantomeno fuori luogo. Il problema, infatti, sta altrove. La strada cantonale del Monte Ceneri è disseminata di croci e la sua

“pericolosità” sin troppo nota. Purtroppo, il comportamento dei ragazzi citati in apertura non rappresenta l’eccezione, anzi, è una solida regola: nell’arco dell’intera giornata su quel tratto stradale la maggior parte dei veicoli si sorpassa a velocità superiori agli 80 km/h consentiti, invadendo regolarmente la corsia di marcia opposta e oltrepassando la doppia linea continua che le separa (tralasciamo in questa sede di soffermarci sulla pista ciclabile presente e i rischi che ci si assume frequentandola). Vuoi vedere che coloro che percorrono questo storico tratto di strada cantonale sono esclusivamente “giovani scavezzacollo”? Se è vero che i conducenti alle prime armi (evidentemente) non hanno né le capacità né la maturità per valutare e assumersi i rischi di una guida “spensierata” – maturità che i guidatori più anziani dovrebbero invece avere acquisito negli anni –, con l’introduzione della patente in prova e le rigide modalità per il suo conseguimento, come pure l’abbassamento del limite alcolemico e l’inasprimento delle sanzioni, le autorità mostrando una evidente severità rispetto a chi guida un veicolo, peraltro giustificata quando la problematica coinvolge la sicurezza degli altri utenti. Purtroppo, la repressione non porta sempre ai risultati sperati. Per questa ragione la sensibilizzazione e la prevenzione sono strumenti certamente da preferire e che mirano al nocciolo del problema: l’educazione stradale. In un recente contributo apparso sulle pagine del “Corriere del Ticino”, un’acuta lettrice contabilizzava a suo modo gli utenti della strada che utilizzano in modo corretto “la freccia” (non molti, lo sappiamo) nel percorrere le rotatorie. Stiamo parlando insomma dell’ABC della guida: come dire, se non sei in grado di segnalare correttamente dove desideri svoltare... Se è vero che sono le piccole cose a fare la differenza, temo che la strada verso il rispetto degli altri, in auto come nella vita, sia “un tantino” troppo impegnativa per molti di noi. Buona lettura, Giancarlo Fornasier


Il lato oscuro della madre

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Agorà

La nascita di un figlio è l’esperienza più straordinaria per una donna. In alcuni casi, però, subito dopo il parto nella neo-mamma cresce il disagio: non si sente in grado di affrontare emotivamente il suo ruolo e la relazione con il figlio si incrina. Un senso di fallimento che può impadronirsi della madre e manifestarsi sottoforma di depressione post-partum…

U

n noto psicoanalista francese, André Green, ha descritto la condizione della donne che soffrono di depressione post-partum con una sintesi efficacissima: “sono presenti fisicamente, ma assenti psichicamente”. La donna con questo tipo di depressione, infatti, avverte un profondo malessere, un disagio psichico continuo che, in genere, la porta a compiere degli atti corretti a livello pratico, a svolgere le cure materne in modo ineccepibile; il tutto, però, con un atteggiamento emotivamente “lontano” dal bimbo. Una lontananza e un disagio della madre che a mediolungo termine vengono percepiti dal bambino e causargli spesso sofferenza. Si tratta, quindi, di una problematica non di poco conto anche pensando che, secondo le statistiche, la depressione post-partum riguarda – nelle sue varie forme, da quelle più leggere a quelle più gravi – il 18% delle donne che hanno partorito. Quasi una nuova mamma su cinque. Una frequenza di casi così alta fa di questa problematica una fra le più diffuse complicazioni dopo la gravidanza e rende questo particolare tipo di depressione un vero e proprio problema di salute pubblica. Per approfondire il tema ed evitare di scrivere di depressione post-partum solo e unicamente legandola a quei casi estremi in cui la madre giunge a compiere azioni violente nei confronti del neonato e di se stessa – aspetti di cui la cronaca si occupa sin troppo bene –, abbiamo incontrato la dottoressa Marie-Pascale Favre Zona, specialista in Psichiatria per adulti e per bambini che opera a Lugano. Dottoressa Favre, quali sono i “segna-

li” più significativi della depressione post-partum? “Spesso la mamma che soffre di questo disturbo avverte una grande tristezza, una profonda solitudine, non ha più interessi, nemmeno per il bambino. Si rende conto di non riuscire a far fronte a tutto quello che le cure materne comportano e di non essere compresa dalle persone che le stanno accanto in questa sua difficoltà. Ha perso il piacere di stare con il suo bambino e può anche sentirsi infastidita dal bimbo e temere di fargli del male. Questo però non vuole assolutamente dire che veramente gli stia facendo o che gli farà del male”. Quando si manifesta con più frequenza questo disturbo e come può evolvere? “Alcune donne hanno già dei sintomi depressivi nell’ultima fase della gravidanza, ma la nascita del bimbo fa da toccasana: la madre viene coinvolta nel suo ruolo di protettrice del nuovo nato, si innamora del figlio e il problema non si evolve in depressione post-partum. Il periodo più sensibile, comunque, è quello tra la fine della gravidanza e il primo anno dopo il parto. In circa il 50% dei casi si osserva una risoluzione spontanea della sintomatologia nell’arco di qualche mese. Questo vuol dire che nell’altra metà dei casi questo regresso spontaneo non avviene, una cifra comunque molto alta. Teniamo infatti conto che, secondo le statistiche, una donna su cinque manifesta una depressione post-partum dopo la nascita del figlio e quindi in circa una su dieci – se il problema non viene trattato adeguatamente –, il disagio può diventare una depressività cronica che restituisce alla mamma la sensazione di non riuscire


occhi dei familiari, tutti presi solo dalla bellezza di quell’evento straordinario che è la nascita. Non riescono minimamente a capire che una madre possa essere in difficoltà e stare male. Per loro si deve essere per forza felici. Così le madri non interpretano il loro disagio in termini di depressione che necessita un aiuto specifico. Hanno vergogna dei loro pensieri, non osano parlarne, rimangono nel silenzio e dunque troppo spesso la depressione rimane nascosta. In questi casi, insisto, un ruolo fondamentale lo ha il partner della donna, non solo come sostegno ma come possibilità di cogliere il prima possibile i sintomi che possono ricondurre a una depressione. La cosa migliore è incoraggiare la madre nel chiedere aiuto; nella maggior parte dei casi, se si agisce con tempestività, l’intervento è semplice e si risolve in alcuni colloqui con uno specialista. Anche se a volte può essere necessario l’uso di farmaci”.

E le conseguenze per il bimbo? “Se questa modalità relazionale diventa duratura spesso ha delle ripercussioni su tutto l’ambiente familiare della donna e principalmente sul bambino, che può ritirarsi in se stesso, non avere più curiosità per l’ambiente intorno a lui, dormire e alimentarsi male, sviluppare della paure. A lungo andare può presentare un certo rallentamento del suo sviluppo psico-fisico. Attenzione però, bisogna valutare caso per caso, perché non tutte le situazioni sono uguali e portano per forza a conseguenze irreversibili...”. Ci sono delle categorie di donne maggiormente a rischio? “Penso che più che in termini di fattori di rischio sia più utile parlare di fattori di protezione. Il migliore fattore di protezione

è quello dell’ambiente familiare, che aiuta la donna neo-mamma o crea il rischio che la depressione diventi manifesta. E in questo senso l’intimità affettiva con il proprio compagno, l’ambiente emotivo della famiglia hanno un ruolo fondamentale per la donna in un periodo cosi sensibile di sua vita”. Chi sta accanto alla donna ha quindi un ruolo fondamentale... “Il compagno, la famiglia, tutta le rete di amici della donna, il suo «entourage» hanno un ruolo fondamentale nell’essere vicino e sostenere la madre in difficoltà. A volte, però, non è sufficiente e la depressione si manifesta comunque. La cosa più complicata è che in molti casi la depressione post-partum non viene diagnosticata. Desidero sottolineare come l’aspetto più complesso è che le madri che soffrono e vivono un disagio con il loro bambino si sentono delle «cattive madri», e hanno così timore di apparire in questo modo agli

» di Roberto Roveda; fotografia di Reza Khatir (1985)

a fare la mamma, di fallire nel suo ruolo, mettendola in difficoltà nella relazione con il suo bambino”.

Qual è la situazione nella Confederazione e nel nostro Cantone? E, secondo lei, si fa abbastanza rispetto a questo tipo di problematica? “Il nostro Paese è allineato con le altre nazioni occidentali per quanto riguarda le caratteristiche e la diffusione della depressione post-partum. Per quanto riguarda l’informazione sul tema, la stampa ha un ruolo fondamentale, poiché permette di rendere noti al pubblico l’esistenza di questi disturbi e la loro portata sociale. Un altro aspetto importante è la sensibilizzazione di tutte le figure professionali che lavorano con le donne in gravidanza, e che sono a stretto contatto con loro e il loro bambino prima e dopo il parto: medici di base, ginecologi, ostetriche, pediatri, infermiere specializzate in pediatria. Il loro ruolo è vitale nella prevenzione e nella diagnosi del disturbo. E sono anche loro che possono, se necessario, indirizzare le madri alle strutture in grado di prendersi a carico queste donne e il loro problema”. Dottoressa, un’ultima domanda che è quasi una curiosità: esiste una depressione post-partum anche per i neo-padri...? “Essere genitori implica sentire, desiderare di volere allevare dei figli, avere raggiunto una maturità psichica che permette alla coppia di avere dei figli, cioè di passare della relazione di coppia alla relazione con i propri figli. In qualche caso, l’essere genitori al livello biologico non coincide con l’esserlo come capacità psichica di volere crescere i figli. E in questo senso anche i papà possono essere deficitari, essere cioè in difficoltà nello sviluppo della loro genitorialità...”.


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Nel cuore aperto di Zurigo Con la crisi del consumismo sfrenato e del modello del libero mercato, anche il centro chic di Zurigo perde forse “allure”? Cambiamo direzione e apriamoci, tra sogno e realtà, verso il lato più underground e rilassato della città: il Kreis 5…

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mi risponde svelandomi un tesoro: il racconto della storia di questa brulicante Geroldstrasse dove lui, carpentiere e meccanico abita e lavora da 10 anni. Kenan, questo il suo nome, del luogo conosce ogni segreto. Davanti a un caffè, nel cucinino della sua incredibile casa hand-made, mi racconta di come l’area sia cambiata. Negli anni Novanta era una zona di squats e party trasgressivi: artigiani e artisti si spostarono qui attratti dai bassi affitti. Ma negli ultimi anni il Kreis 5 sta assumendo un volto più stiloso e commerciale; i vecchi edifici vengono sostituiti o trasformati, e nuovi luoghi di svago si moltiplicano nella notte perché qui, mi racconta ancora Kenan, si può “fare rumore fino a tardi”. Per la verità lo spazio per le piccole pozzanghere rigogliose di creatività – come il mondo fatto di legno e macchine d’epoca del nostro amico – si riduce a vista d’occhio, inghiottito dagli affitti troppo alti delle nuove mecche del cool. Kenan per ora sta bene nella sua casetta, che pare una di quelle appollaiate sugli alberi che si costruivano da ragazzi... Immagino l’ombra di malinconia che entra nei suoi occhi quando mi dice che lui “continua la sua strada, producendo mobili con amore e vendendoli grazie al passaparola”. E se dovrà costruire una scala in legno per trovare luoghi più propizi al suo stile di vita allora voilà... Ma la crisi non doveva lasciare spazio proprio agli arcobaleni e alle pozzanghere della creatività individuale? Beh, come il nostro Kenan e il suo Kreis 5, dovremo attendere il succedersi degli eventi. Intanto io, con i miei stivali rossi, continuo il cammino, immaginandomi ora qua e ora là, sempre alla ricerca di nuovi e meravigliosi piccoli specchi d’acqua felici... Per saperne di più: www.bogen33.ch: un tempio dei mobili vintage e che di tanto in tanto si diverte a organizzare feste “fuori dai canoni”. www.restaurant-rosso.ch: simpatico ristorante industrial-chic che propone cucina italiana. www.hiveclub.ch: club multiforme che nottetempo attrae la Zurigo più cool e alternativa.

» di Keri Gonzato; nell’immagine il Kreis 5 (elaborazione grafica Tecnica T7)

Kronos

Quando i valori tradizionali e le sicurezze traballano i sensori capaci di scovare “strade alternative” si attivano. Seguendo quest’ispirazione, ho immaginato di andarmene un venerdì zurighesemente grigio – come se ne vedranno, purtroppo, appena l’estate sarà definitivamente tramontata... – in avanscoperta alla ricerca dell’anima colorata della città. Armata di stivali rossi, mi immagino così sulla Geroldstrasse, nell’area di Zurigo nota come Kreis 5, alla ricerca di “pozze e arcobaleni”. Punto di partenza: Bahnohof Hardbrücke, a una fermata da Zürich Hauptbahnhof. Al numero 33 di Geroldstrasse, annunciato da una navicella spaziale sfuggita dalla sua giostra e da un paio di vecchie Vespe blu, scopro un tempio del mobile vintage. Affascinante e trendy il “Bogen 33” mi accoglie con un marasma di mobilio colorato. Due ragazzi sorridendo mi lasciano curiosare nonostante il negozio non sia ancora aperto. Mi raccontano che ogni giorno rinnovano lo showroom. Il vecchio e grigio edificio industriale ospita anche designer e pubblicitari. Al pianterreno un’officina che vende biciclette e il “Ristorante Rosso” completano il quadro. Qui si respira creatività! Dal 33, retrocedendo, mi immagino ora al numero 17, dimora della “Freitag”. Per celebrare il loro brand devoto al riciclo – sono note nel mondo intero le borse costruite con teloni protettivi e cinture di sicurezza – gli architetti hanno giocato con i cubetti della Lego, sostituiti però da grossi container. Dal tetto il panorama sull’area industriale è mozzafiato; fra gru ed edifici mutanti, sembra una costruzione del Meccano in piena evoluzione. Il vicino del noto marchio zurighese è “Supermarket”, sui suoi scaffali dj-set internazionali e birre notturne... Ma, essendo mattina, i miei stivali mi conducono verso un altro grande e rugoso edificio nel quale sono stati ricavati dei negozi, un’officina meccanica e il “Club Hive”, meta cool della Zurigo alternativa. Un tipino con occhi color verde bottiglia mi chiede che cosa cerco... Immagino di raccontargli della mia “caccia” e lui che


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» testimonianza raccolta da Demis Quadri; fotografia di Igor Ponti

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riore un’officina meccanica piena di sostanze infiammabili e bombole di gas… e sopra gente che dormiva. L’equipaggiamento a disposizione era ottimo, in quanto prodotto dalla Rosenbauer, la RollsRoyce dei mezzi per pompieri. Il problema è che da quelle parti ti forniscono il meglio di tutto, ma poi non riescono a mantenerne l’efficienza; per un pezzo di ricambio puoi aspettare mesi. E così hai sì un bellissimo veicolo, che però non funziona e nemmeno è riparabile. Quando ho avuto la possibilità di andare ad Abu Dhabi, sono entrato nella Civil Defence. Durante il turno facevo l’istruzione, A differenza del draghetto Grisù, è ri- e nei casi d’intervento ero il uscito a concretizzare la sua passione consigliere del capo. Ad Abu per la figura del pompiere. E dopo avere Dhabi non mi sono esposto troppo, perché se qualcuno operato sulle rive del Golfo Persico, ora si faceva male ne avevo io la è alla ricerca di nuove sfide… responsabilità. Se ad Al Ain vi erano in particolare grandi tato l’annuncio di una ditta incendi industriali, nella capitale la casistica tedesca che cercava istruttori riguardava soprattutto i palazzi. Siccome la per gli Emirati Arabi: ho parcittà è tutta costruita in altezza, e magari in tecipato al concorso e sono una stanzetta dormono sette-otto persone, partito... atterrando ad Al Ain, quando scoppiava un incendio al pianterreuna città di circa 500.000 abino avevi fino a 2.000 persone da evacuare ed tanti, in mezzo al deserto, con era ogni volta il finimondo... Oltretutto non temperature fuori di testa. ci si doveva arrabbiare se, stabilito l’orario di Gli occidentali lì si possono istruzione dalle 9 alle 11, questa avveniva contare sulle dita; io vivevo solo dalle 9:20 alle 10:15. Come straniero con i collaboratori tedeschi non hai nessun potere decisionale: sei condella ditta per cui lavoravo, siderato solo un consigliere. I pompieri del come in una grande famiglia. luogo poi non si rendevano conto della loro A ognuno veniva affidata una responsabilità e delle conseguenze della poca sezione di pompieri arabi e istruzione. Magari in un salvataggio usavano turchi. In teoria dovevi conun turbante al posto della maschera antigas, sigliare l’ufficiale durante gli o arrivavano per l’intervento dimenticando interventi, in pratica nell’80% in macchina il casco e i guanti... dei casi non c’era nessun uffiAvrei dovuto rimanere negli Emirati due ciale. Per cui il capo lo facevi anni, ma poi ho prolungato il soggiorno; ho tu. La comunicazione era un conosciuto una ragazza keniota impiegata problema serio: ci si doveva in una compagnia aerea. A un certo punto spiegare in inglese, ma pochi però le hanno sospettato la tubercolosi: lì, lo capivano. Così era necesin questi casi ti mettono in isolamento per sario “prendere in mano” la due settimane, ti fanno prendere delle pillole situazione e svolgere tutto finché non esiste più il rischio di contagio. E insieme. Durante l’intervenalla fine vieni espulso a vita da tutti i paesi to dovevi essere ovunque, del Golfo. Così, lei è stata licenziata e ha doper controllare che i lavori vuto ritornare a casa. Dopo questo incidente, di spegnimento procedessero poiché non c’era una formazione continua senza incidenti. Molti degli nei pompieri e soprattutto “l’ancora” che mi incendi erano industriali e, tratteneva se n’era andata, sono tornato in vista la completa mancanTicino. Ora lavoro come cameriere nell’alberza di sicurezza, il lavoro era go di un amico, ma presto la mia compagna “tosto”: avveniva che in un mi raggiungerà. E se tutto va bene continueedificio trovavi al piano inferò a fare il pompiere innamorato...

Rino Zampedri

Vitae

ono nato nel 1982 e cresciuto a Locarno Monti. Dopo un apprendistato di falegname un po’ rocambolesco sono stato quattro mesi in Australia ad apprendere l’inglese. Tornato in Ticino, ho frequentato la Scuola sottufficiali e quella ufficiali dell’esercito, lavorando per un anno presso l’Aiuto svizzero in caso di catastrofe come capo sezione. Ho anche avuto la possibilità di partecipare a un intervento per un’alluvione nel Canton Svitto e poi, nel corso del 2007, sono partito alla volta degli Emirati Arabi. Lì ho fatto il supervisore prima in una caserma di pompieri ad Al Ain, in seguito in un’altra ad Abu Dhabi, la capitale del paese. I pompieri sono la mia passione, da sempre. Mia madre racconta che ne parlavo già quando avevo 7 anni. Si dice che ognuno ha i suoi super-eroi: i miei sono i pompieri. Da ragazzo li vedevo come persone sportive, leali, cordiali, pronte ad aiutare il prossimo; dei modelli pieni di valori e sani principi. A 14 anni col motorino ho iniziato a girare nelle vicinanze degli incendi di bosco e una volta, un paio d’anni dopo, sono arrivato per primo nel luogo dove ne era scoppiato uno... e sono stato sospettato di piromania. Per fortuna il colpevole è stato scovato e ogni dubbio sulla mia innocenza è svanito. Quando ho avuto l’età legale per farlo, sono entrato nei pompieri volontari di Locarno, per i quali sono ancora attivo. Tra le nostre funzioni non ci sono unicamente gli incendi: in Ticino la casistica è legata anche a interventi chimici, al servizio inquinamento, al soccorso stradale, alla disinfestazione, all’unità di soccorso tecnico eccetera. Ho svolto dei periodi di pratica presso i professionisti di Lugano e Losanna, e ho partecipato ad alcune manovre presso i volontari di Soletta. Infine, quando ero capo sezione nell’esercito a Wangen an der Aare, ho no-

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S


Carschenna - Canton Grigioni

I cerchi nella roccia

Cerchi concentrici, ipnotici, aprono il nostro sguardo su un tempo remoto del quale ancora non conosciamo tutti i segreti. Un tempo in cui l’uomo attribuiva un significato magico-sacrale agli astri e alla natura, i cui cicli e le cui forme incideva nella roccia. Di questo passato enigmatico e affascinante, Carschenna, nelle Alpi retiche, è un’importante testimonianza

testo di Raffella Carobbio; fotografie di Alessandra Meniconzi


sopra: in alcuni massi, assieme alle incisioni concentriche e zoomorfe, sono stati scavati veri e propri canali che consentivano lo scorrimento dell’acqua in apertura: luogo di culto oppure osservatorio astronomico? Nella radura di Carschenna, sopra Sils im Domleschg (in lingua romancia Seglias; nei pressi di Thusis, nel Canton Grigioni), sorge uno dei maggiori siti di incisioni rupestri della Svizzera...


sopra: i petroglifi raffiguranti animali si alternano ai cerchi incisi e alle scene di caccia. Questo potrebbe rappresentare una bestia da soma


sopra: incisione che rappresenta un cavallo e una figura umana, analoga a quelle scoperte in Valcamonica, risalenti alla prima età del ferro (XII secolo a.C.)

Paesaggi-simboli da decifrare Nella nostra cultura, ma non solo, esistono luoghi densi di significati a prima vista poco accessibili e difficili da decifrare, in particolare, se si fa riferimento alle nostre abituali categorie interpretative. Sono luoghi e paesaggi che, a prima vista, non riconosciamo e perciò tendono a sfuggire al nostro sguardo. Certo, li vediamo come ambiente e come porzione di territorio composta di rocce e alberi, bosco e radura, collina e prato. Quello che non riusciamo inizialmente a cogliere è altro: è quel senso profondamente inscritto in quegli spazi da uomini vissuti in tempi molto remoti, lontanissimi; uomini che con quei luoghi intessero un rapporto molto stretto, caricandoli di valenze che oltrepassavano il soddisfacimento delle necessità primarie. Sono paesaggi intrisi di valori simbolici oggi difficili da riconoscere; perché il tempo ne ha cancellato, modificato o nascosto i tratti più evidenti, ma anche perché quelle comunità arcaiche attribuivano valenze simbolico-sacrali anche ai più diversi elementi naturali (rocce, radure, acque, alberi, animali ecc.). Oggi, noi possiamo certamente osservare e apprezzare estasiati un paesaggio incantevole o le evocative rovine di un sito archeologico. Ma difficilmente riusciamo a coglierne la

profonda sacralità e il valore simbolico che, più di 4000 anni or sono, i nostri progenitori attribuivano a spazi che oggi, a prima vista, ci appaiono “solo” naturali. Negli ultimi decenni molto è stato compiuto per cercare di comprendere questi luoghi, in modo da riconoscere gli elementi che li costituiscono, facendone riemergere la valenza sacrale, la stretta compenetrazione tra terra, uomo e cosmo. Accadde, poi, che il valore simbolico di un luogo “naturale” venisse arricchito di manufatti (come petroglifi, pitture o incisioni rupestri) la cui interpretazione resta tuttora piuttosto incerta. Certo è invece che quei paesaggi un tempo possedevano per chi li frequentava un significato davvero “speciale”... La prima scoperta delle Alpi La fine della glaciazione di Würm (10.000 a.C.) provocò un riscaldamento climatico tale per cui la selvaggina iniziò a migrare verso regioni temperate, a nord. L’uomo si adattò alla trasformazione e seppe volgerla a proprio vantaggio andando a colonizzare anche ecosistemi apparentemente inospitali: la prima scoperta delle Alpi – la loro colonizzazione da parte di popolazioni nomadi (cacciatori), poi semi-nomadi (pastori) e


sopra: simili a incisioni scoperte in altre aree dell’Europa, i cerchi di Carschenna sono ancora, anche per gli studiosi, un affascinante enigma

stanziali (comunità dedite all’agricoltura) – avvenne grossomodo tra il 4000 e il 3500 a.C. e culminò tra la metà del terzo millennio e la fine del secondo (a questo periodo appartiene, per esempio, Oetzi, la mummia del Similaun). L’organizzazione sociale delle comunità divenne sempre più complessa e, di pari passo, anche il rapporto dell’uomo con l’ambiente circostante si fece più variegato assumendo le valenze simbolico-spirituali alle quali abbiamo accennato. Le incisioni rupestri di Carschenna (nelle Alpi retiche, Canton Grigioni) sono riconducibili probabilmente proprio a questo momento dell’evoluzione del modo di abitare questi luoghi da parte dell'uomo. E le rocce portano incisa la sua particolare visione del mondo. I segni di un mistero che permane... I cerchi nella roccia di Carschenna sono una delle più importanti testimonianze di arte rupestre presente sul territorio svizzero. Risalgono, verosimilmente, a più di 3500 anni fa e furono scoperti per la prima volta nel 1958: durante i lavori di costruzione della strada tra Campì e Crap Carschenna, venne distrutto un masso che recava delle incisioni a cerchi concentrici. Ma la scoperta ufficiale avvenne nel 1965, quan-

do una guardia forestale scoprì le lastre di roccia incise, nella radura di Carschenna, a 1100 m sopra Sils im Domleschg. Si tratta del più antico reperto archeologico della regione della Viamala, costituito da una decina di massi riccamente decorati e distribuiti su un promontorio, in un’area di circa 400 metri circondata da un bosco di abeti. I cerchi di Carschenna sono particolarmente (e curiosamente) simili a quelli di Pontevedra (Spagna) e ad altri ritrovati in Scozia e in Irlanda. Ma le incisioni rupestri sono presenti lungo tutto l’arco alpino (famose quelle della Valcamonica come, per esempio, i cerchi concentrici di Sonico). Sui massi di Carschenna, colpo dopo colpo, incisori di epoche diverse hanno fissato figure zoomorfe (come cavalli e impronte di uccelli), il cerchio solare raggiato e le stelle, e gli allineamenti di coppelle, dalle quali spesso si sviluppa tutta una serie di canali. Essi hanno scavato nella pietra spirali e cerchi concentrici (fino a 9): pare che queste siano le incisioni più antiche, mentre le coppelle risulterebbero essere più recenti. Segni riconoscibili ma che continuano a essere difficili da decifrare: i ricercatori, infatti, non sono ancora giunti a un’interpretazione condivisa e il significato criptico di queste incisioni resta ancora avvolto nel mistero.


Âť illustrazione di Adriano Crivelli


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Astri gemelli

cancro

A partire dalla sera del 24 agosto riuscirete a vivere le vostre vacanze in maniera più serena. Grazie a un evento improvviso indotto dal transito di Mercurio riscoprirete una vecchia amicizia. Svolte professionali.

Amore ok per i nati nella seconda decade. Esaltatevi con una buona dose di edonismo. Non rinunciate a nulla. Incontri con persone originali tra il 22 e il 23 agosto. Attenzione alla posta e agli sms di troppo!

Rapporti conflittuali con la famiglia di origine. Gelosie e rivalità con fratelli. Se avete un partner cercate di tenerlo lontano dalle beghe familiari. Svolte inaspettate sul piano lavorativo per i nati nell’ultimissima decade.

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Momenti di tensione tra il 23 e il 24 agosto provocati dalla Luna in opposizione. A partire dal 28 i nati nella prima decade saranno beneficiati dal lunare nella nona casa solare. Favoriti gli incontri con le nuove culture.

Opportunità che sembravano dimenticate tendono a ritornare a galla. Possibili ritorni di fiamma. A partire dal 22 agosto i nati nella seconda decade si troveranno a essere stimolati dal moto di Mercurio.

Grazie alla potenza delle forze in gioco vi saranno cambiamenti radicali per chi avrà il coraggio di mettersi in gioco. Dal 22 e il 28 agosto momenti intensi caratterizzati da un continuo sovrapporsi di situazioni.

Tra il 22 e il 23 di agosto la Luna si troverà di traverso nel segno dell’Acquario. Irritabilità, instabilità e nervosismo. Se non riuscite a controllare le vostre inquietudini dovete smetterla di voler fare sempre tutto insieme.

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Accensione improvvisa di una irrefrenabile passione per un compagno di viaggio o di lavoro. Determinanti gli stimoli estetici. Eros alle stelle. Svolte professionali in arrivo per i nati nella prima decade.

Discussioni con il partner provocate da meccanismi competitivi interni. Cambiamenti nel settore finanziario e immobiliare. Ricomparsa di vecchie amicizie e conclusione di affari per i nati nella seconda decade.

Tra il 22 e il 23 la Luna transita in Acquario. Questo aspetto suggerisce una forte sollecitazione da parte di una donna sul vostro amor proprio. Fase emotivamente intensa per i nati nella seconda decade.

Con Marte e Venere di transito nella sesta casa solare sarà bene dare inizio a un nuovo regime alimentare, più equilibrato e con meno eccessi. Problemi di comunicazione con il partner per i nati nella seconda decade.

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Orizzontali 1. Così era detto il Merisi • 10. Il sigaro cubano • 11. Il giorno trascorso • 12. Priva di malanni • 13. Il filosofo francese de’ “Le illusioni del progresso” • 14. Palo della luce • 16. Dittongo in reità • 17. Consonanti in fieno • 18. Tutela i consumatori (sigla) • 20. Una nota e un articolo • 21. Ama Garibaldi • 23. Le prime dell’alfabeto • 24. È anche a legna, a carbone o a gas • 26. Nota università americana (Y=I) • 28. Non li ha chi è al verde • 29. Foce • 30. Cons. in liutaio • 31. Frulla in testa • 32. Dittongo in beone • 34. Rosso detto a Zurigo • 35. Le iniz. della Milo • 36. Capo etiope • 38. Ricami sulla pelle • 41. Lo stato con Rio de Janeiro • 43. Le iniz. di Montanelli • 44. Il Big londinese • 45. Nome d’uomo • 46. Cuor di sciatto • 47. Fu cacciata dall’Olimpo • 48. Cono centrale • 49. Il rischio del giocatore • 50. Grossa arteria.

Olio inglese • 13. Salvo Complicazioni • 15. Fiume engadinese • 19. Profeta ebreo • 22. Nel cuore della rissa • 23. Accattivante • 25. Francia e Germania • 27. Cantore epico • 32. Copiata, imitata • 33. Nota linea di fortificazione francese • 35. Rispetto • 36. Pari in Briga • 37. La nota Ventura • 39. Associazione Sportiva • 40. Atterra e decolla • 42. Squadra madrilena.

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Verticali 1. Noto romanzo di Baricco • 2. Guasto navale • 3. Gracida • 4. Non sa leggere, né scrivere • 5. Mezzo vaso • 6. Balocco • 7. L’artista de’ “La zattera della Medusa” • 8. Giaggiolo • 9.

Soluzione n. 32 2

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» a cura di Elisabetta

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La giornate tra il 27 e il 28 saranno segnate da malumori passeggeri provocati dal transito lunare. Marte e Venere movimentano la vita sentimentale dei nati nella seconda decade. Cambiamenti professionali.

La soluzione verrà pubblicata sul numero 36

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Il clima cambia molto più in fretta di quanto si riteneva. Nell’Antartide si sono staccate masse di ghiaccio con una superficie grande quasi come il Belgio. Questo sviluppo è letale per le specie animali che popolano il Polo sud: un riscaldamento di soli 2 °C causa la morte di un pinguino imperatore su due. Dobbiamo impedirlo! Sosteneteci: www.greenpeace.ch

I ghiacci dell’Antartide si sciolgono prima del previsto.


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