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numero

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L’appuntamento del venerdì

R EPORTAGE La Rocca di Angera AGORÀ Strage di Ustica SCIENZA Inquinamento luminoso VITAE Bruna Ferrazzini

Corriere del Ticino

laRegioneTicino

Tessiner Zeitung

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numero 28 9 luglio 2010

Agorà Ustica e la guerra del Mediterraneo

Impressum

Scienza Inquinamento luminoso. Disorientati dalla luce

DI

FABIO MARTINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

DI

CHIARA PICCALUNGA . . . . . . . . . . . .

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Tiratura controllata 89’345 copie (72’303 dal 4.9.2009)

Chiusura redazionale

Vitae Bruna Ferrazzini

DI

NICOLETTA BARAZZONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Venerdì 2 luglio

Editore

Teleradio 7 SA, Muzzano

ROBERTO ROVEDA; FOTO DI REZA KHATIR . . . . . . . .

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Astri / Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Reportage Angera. La rocca del potere

DI

Direttore editoriale Peter Keller

Redattore responsabile Fabio Martini

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Direzione, redazione, composizione e stampa Società Editrice CdT SA via Industria CH - 6933 Muzzano tel. 091 960 31 31 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

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In copertina

Il Lago Maggiore visto dalla Rocca di Angera (VA) Fotografia di Reza Khatir

Di scienza, storia e complotti Cari lettori, la scienza, come i più accreditati divulgatori sostengono, non mira all’individuazione di “verità” ma a svelare ciò che “provvisoriamente non è falso”. E, in effetti, le scoperte scientifiche sono contrassegnate da una loro transitorietà in quanto soggette a possibili confutazioni o a ulteriori sviluppi. Verificare la validità dei vaccini, la pericolosità del fumo, la relazione fra il virus HIV e la sindrome da immunodeficienza acquisita o gli effetti del riscaldamento globale ecc. sono attività riservate agli scienziati e ai ricercatori. Senza dimenticare che, a quanto pare, non tutti gli scienziati lavorano in modo corretto e non tutte le riviste scientifiche (anche le più rinomate) pubblicano articoli attendibili. Solo agli artisti è dato di produrre oggetti compiuti in sé e a loro modo “definitivi” visto che, come sosteneva Ernst Gombrich, l’arte non appare necessariamente legata al concetto di “progresso”. La faccenda muta quando a essere posti sotto la lente d’ingrandimento non sono i fenomeni naturali ma i comportamenti criminali. In questo caso l’obiettivo non è quello di individuare “ciò che provvisoriamente non è falso” ma di giungere alla conoscenza della verità. Parola grossa, anche perché è proprio la componente umana a rendere ardua e complessa la sua ricerca. Questa non può essere intesa alla stregua di una “conoscenza provvisoria” ma come dato incontrovertibile a cui si aspira – forse, ingenuamente, per i più cinici – anche in virtù di una tensione di natura etica e della indispensabile rifusione morale nei confronti

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delle vittime innocenti e dei loro familiari. Per tale scopo disponiamo di una serie di strumenti: la ricerca storico-giornalistica, che si basa sull’individuazione e l’analisi delle fonti, e la giurisprudenza. Tragedie come l’Olocausto, l’11 settembre, l’assassinio di J.F. Kennedy, la strage di Ustica (a cui Ticinosette dedica in questo numero un articolo) non sono fenomeni osservabili, descrivibili e riproducibili ma eventi unici e irripetibili alla cui attuazione omicida hanno partecipato, con ruoli e responsabilità diverse, svariate persone. Si impone pertanto una distinzione fondamentale fra i due ambiti, quello della scienza e quello dei comportamenti criminali messi in atto dagli Stati e dalle organizzazioni terroristiche. In questo ambito la questione non può dunque limitarsi a una mera discussione semantica sul significato di parole come negazionismo o complottismo. Il caso di Ustica (ma la stessa considerazione vale per l’intera stagione dello stragismo in Italia) è in tal senso paradigmatico. Se da un lato le inchieste non hanno potuto accertare una verità definitiva ma solo una rete di collegamenti e relazioni, dall’altro è indubbio come sia stato messo in atto un sistema di depistaggi e di intimidazioni violente che attestano della natura bellica e complottistica dell’evento. Perché di cospirazioni il mondo e la storia passata e presente sono pieni, e non è necessario passare al fronte dei “complottisti” per rendersene conto. Anche in questo caso, a valere sono il senso di giustizia e l’aspirazione a una verità storica il più fondata possibile. Cordialmente, la Redazione

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Ustica e la guerra del Mediterraneo

Agorà

Dopo decenni di inchieste e depistaggi, oggi si ammette che ad abbattere il DC-9 dell’Itavia il 27 giugno del 1980 fu un missile lanciato da un caccia, anche se le reali responsabilità restano ignote. Ma se si cerca di approfondire la cornice geopolitica all’interno della quale si svolse la strage emerge una situazione di “guerra aperta” fra paesi solo a parole alleati…

F

acciamo un bel salto nel passato. È l’estate del 1969 e siamo in un albergo di Abano Terme, in provincia di Padova. Nel corso di una riunione congiunta di alti ufficiali e funzionari italiani e libici, viene organizzato il colpo di Stato che il 26 agosto porterà alla caduta della monarchia di re Idris, alleato degli USA e della Francia, e all’instaurazione di un regime dittatoriale militare guidato da Mu’ammar Gheddafi, un brillante capitano dell’esercito libico che fin da subito si autonominerà colonnello. Ex colonia italiana, la Libia trovava nell’antico colonizzatore un solido alleato e un partner economico privilegiato. Per l’Italia – e certamente per la componente politicoeconomica più vicina al mondo arabo che aveva in Aldo Moro il suo uomo di punta – la Libia rappresentava un ghiotto boccone: un’area enorme, ricca di giacimenti petroliferi ancora da esplorare e mettere in produzione. Ma non solo. Dal punto di vista italiano, la presa di potere di Gheddafi, con la conseguente e definitiva estromissione degli inglesi dal Mediterraneo (la presenza inglese a Malta e Cipro si interromperà intorno alla metà degli anni Settanta), oltre a ristabilire un certo equilibrio strategico, restituiva all’Italia un ruolo di primo piano nell’area, contribuendo ad attenuare la frustrazione legata alla sconfitta nella Seconda guerra mondiale e alla conseguente perdita dell’agognato “posto al sole”. La risposta britannica non si fece attendere. Nel 1971 gli inglesi avviarono un tentativo di abbattere il regime di Gheddafi mettendo in atto la cosiddetta “Operazione Hilton” con l’aiuto di esuli libici. Ma i servizi italiani, giunti a conoscenza del piano – era stata bloccata nel porto di Trieste una nave che trasportava armi ed esplosivi da utilizzare per l’assalto alla prigione di Tripoli –, avvertirono Gheddafi, e il tentativo fallì. Anche la stessa strage di Piazza Fontana a Milano, avvenuta il 12 dicembre del 1969, secondo alcuni analisti, sarebbe stata una risposta inglese all’appoggio italiano a Gheddafi (Giuseppe Saragat, allora presidente della Repubblica, sollevò dei sospetti nei confronti dell’intelligence inglese, accusata di aver saldato contatti privilegiati con gli ambienti dell’estrema destra italiana, responsabili materiali della strage).

La posizione ambigua dell’Italia

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Ma nel corso della primavera del 1980, momento in cui maturano le condizioni che porteranno alla battaglia aerea del 27 giugno e all’abbattimento del nostro aereo civile, lo scenario – descritto dettagliatamente nel recentissimo libro intervista di Giovanni Fasanella al giudice Rosario Priore (Intrigo internazionale, G. Fasa-

nella e R. Priore, Chiarelettere, 2010; da cui sono tratti i brani in corsivo) – è in parte mutato. Sono passati oltre dieci anni dall’avvento di Gheddafi e, nonostante alcune piccole crisi italo-libiche, il ménage con l’Italia sembra funzionare alla perfezione. A tal punto che i libici, per far fronte alla crisi in Ciad, in cui è esplosa la guerra civile fra filofrancesi e filolibici a seguito dello sconfinamento delle truppe di Gheddafi nella striscia di Aouzou – territorio ricco di uranio –, chiedono appoggio all’Italia. Una società fornitrice di servizi aerei, l’Aereo Leasing Italiana fornirà infatti piloti istruttori e specialisti attraverso un’agenzia di reclutamento di Roma gestita da ex ufficiali dell’Aeronautica Militare Italiana. Inoltre, ai caccia libici l’Italia offre l’assistenza tecnica nelle officine di Venezia Tessera, dove non era inusuale, come racconta lo stesso Priore, vedere velivoli militari libici “accanto agli aerei ufficiali del Presidente americano o di quello francese”. Per raggiungere Venezia o Banja Luka (nell’allora Jugoslavia, dove era attivo un altro punto di appoggio tecnico), i piloti libici utilizzavano i “buchi” nella rete radar della Nato, corridoi e varchi comunicati in via confidenziale da ufficiali o agenti italiani compiacenti. Un altro sistema utilizzato dagli aerei libici era quello di mettersi in coda agli aerei civili che percorrevano le rotte sul Tirreno e il Mediterraneo. Accorgimenti che consentivano agli ufficiali libici di non essere “battuti” dai radar Nato, e quindi intercettati. In questo scenario di guerra fra Francia e Libia, l’Italia si trova dunque in una posizione ambigua che ha un suo riflesso nelle opposte posizioni interne agli apparati politici e di intelligence italiani, divisi in filolibici e filofrancesi, un elemento di contrasto che contribuirà a rendere ancora più intricata e ardua la ricerca della verità su Ustica.

Scenario di guerra Il notevole attivismo libico in quegli anni aveva contribuito a destabilizzare sia l’area dell’Africa subsahariana sia gli equilibri con alcuni paesi nordafricani – Egitto e Tunisia – e con Francia e Stati Uniti. Alexandre De Marenches, direttore dei Servizi segreti francesi al tempo dei fatti, in un colloquio avuto con lo stesso giudice Priore, pur ammettendo che dai Servizi francesi nulla sarebbe emerso riguardo a Ustica, non mostrò difficoltà ad ammettere che “il leader libico doveva essere messo nella condizione di non nuocere più, e farlo era il dovere di più governi”. Si arriva dunque alla fatidica giornata. L’operazione venne concepita intorno al probabile obiettivo di abbattere l’aereo su cui volava Gheddafi, di cui era stato segnalato uno spostamento verso una capitale


Una tranquilla sera d’estate…

due aerei militari italiani che, notato qualcosa di molto allarmante, avevano inoltrato per ben tre volte il segnale di “emergenza generale” con la sola risposta di rientrare alla base. Ignoravano anche che una coppia di caccia, forse francesi o americani, gli affiancava su una rotta parallela a ovest. Così come ignoravano che sotto di loro si nascondevano due caccia “ostili”, presumibilmente libici, con una certa veridicità i veri obiettivi della battaglia proprio perché destinati a formare la scorta all’aereo di Gheddafi che, nel frattempo, avvertito dei rischi, aveva fatto marcia indietro verso Tripoli. Tutto avvenne in pochi attimi. Il missile lanciato da uno degli aerei a ovest iniziò la sua micidiale traiettoria. I caccia libici, in grado di “sentire” il pericolo, avviarono la manovra di disimpegno: uno virò a est, mentre l’altro “sorpassò” il DC-9, dirigendosi a sud. Ai passeggeri del volo Itavia rimase solo per qualche secondo, il tempo di iniziare una barzelletta di cui nessuno rise...

Ignari di tutto ciò, quella sera d’estate i passeggeri e l’equipaggio del volo Itavia IH870, viaggiavano tranquilli sul Tirreno. Non sapevano che all’altezza della Toscana erano stati avvistati da

Il seguito è più o meno noto. Si sa dei depistaggi reiterati per anni da alti ufficiali dell’Aeronautica italiana. Si sa

L’inutile strage

del recupero del velivolo, attuato in due diverse fasi, nel 1987 e nel 1991, da una società francese, la Ifremer, legata a doppio filo ai Servizi segreti francesi (sarebbe curioso sapere quali furono, per esempio, i criteri nella gara d’appalto, se gara ci fu…). Si sa dell’interminabile iter giudiziario al cui termine le famiglie delle vittime, riunitesi in associazione, non hanno potuto ottenere alcuna risposta precisa. Meno, molto meno si sa della scia di sangue seguita alla strage: due omicidi (maresciallo Antonio Muzio e generale Roberto Boemio); tre impiccagioni sospette (maresciallo Mario Alberto Dettori, maresciallo Franco Parisi; maggiore medico Gian Paolo Totano); quattro incidenti stradali e due incidenti aerei (colonnello Pierangelo Tedoldi, il sindaco di Grosseto Giovan Battista Finetti, colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli, tenente colonnello Sandro Marcucci, maresciallo Antonio Pagliara). Tutti testimoni di una vicenda oscura, di un “intrigo internazionale” che sfociò, come conclude la sentenza-ordinanza Priore, in un “atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti”.

» di Fabio Martini

dell’Europa dell’Est, eliminando innanzitutto il supporto militare aereo libico destinato a scortare il colonnello e il suo seguito. Se l’obiettivo fosse stato raggiunto sarebbe scattato “un vero e proprio piano di invasione della Libia dal confine egiziano e dal mare. Le truppe di Sadat sarebbero state aiutate anche dagli americani, che avevano elaborato con il Cairo un attacco militare congiunto contro la Libia. Esattamente in quei giorni, dopo il completamento di una grande base aerea a ovest del Cairo, dagli USA, dall’Inghilterra e da altri paesi europei occidentali erano stati trasferiti decine e decine di aerei da caccia, da trasporto e bombardieri”. Inoltre l’operazione contava sull’appoggio del comando militare libico della Cirenaica, ostile alla politica del colonnello (poco più di un mese dopo, il 6 agosto, la ribellione all’interno dell’esercito libico scoppiò comunque, ma fu domata anche grazie all’arrivo di truppe dalla Germania dell’Est).

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www.ti.ch/troppaluce La sezione della protezione dell’aria dell’acqua e del suolo del Cantone Ticino dedica ampio spazio alle conseguenze provocate dall’inquinamento luminoso, quali lo spreco energetico, l’alterazione dell’ecosistema, la privazione del cielo stellato e molto altro.

diti dalle luci notturne. Nel Mediterraneo le tartarughine marine appena nate, per istinto si spostano verso la luce; la Luna e le stelle riflettendosi sulla superficie del mare le aiutano a raggiungere il loro ambiente marino. Da quando sono state edificate case e ristoranti lungo le coste, le piccole tartarughe vanno verso le case e non verso il mare e al sorgere del sole la loro fine è certa. Altresì gli insetti sono attratti dalle luci notturne: tutti abbiamo avuto l’occasione di osservare una falena, entrata dalla finestra lasciata aperta, svolazzare intorno alla lampada che illumina il locale per poi cadere a terra esausta. Ora, non è difficile pensare all’impatto esercitato dalle migliaia di lampioni, insegne luminose ecc. sulle popolazioni di lepidotteri notturni. Ma come rimediare? Dovremmo forse spegnere tutte le luci di notte? Ovviamente no; le luci servono, in molti casi la loro Un eccesso di luce artificiale viene quotidia- utilità è indiscussa ma namente irradiato verso l’alto, contribuendo solo se usate corretall’inquinamento luminoso e allo spreco tamente. La maggior parte degli impianti energetico. Ma non è tutto: gli effetti ricadono di illuminazione delle anche sulla vita della flora e della fauna di strade, per esempio, non è ottimizzata, molte regioni del nostro pianeta... perché la luce viene sulle difese immunitare che diffusa in tutte le direzioni, anche dove non si indeboliscono. Anche i peserve. Se va illuminato un viale, che scopo sci possono venire influenc’è di proiettare il 30% e oltre di luce verso zati; i salmoni, per esempio, il cielo? Senza ignorare che questa percenquando risalgono i fiumi, tuale, quasi un terzo della fonte luminosa non riconoscono più la loro totale, si traduce in uno spreco enorme. Di strada e si perdono, infastienergia e di denaro...

» di Chiara Piccaluga

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Tra le “vittime” vi sono però anche molti animali; pesci, insetti, rettili, anfibi, mammiferi, uccelli ecc. E proprio questi ultimi sembrano essere i più colpiti. È noto che molte specie di migratori notturni, generalmente passeriformi che superano a stento i 20 grammi di peso, utilizzano la Luna e le stelle fisse come riferimento per mantenere la rotta durante i loro voli. Quando queste sono superate in intensità dalle fonti luminose artificiali il volo di migrazione può essere radicalmente deviato. Altri uccellini, come pettirossi e gli usignoli, non cantano nelle ore giuste, perché distratti dalle luci artificiali della notte; il loro ritmo risulta così modificato con conseguenze sul metabolismo e

Mario Di Sora Inquinamento luminoso Gremese Editore, 2009 Un libro che tratta in maniera oggettiva la tematica dell’inquinamento luminoso. Scritto da Mario Di Sora, considerato un pioniere dell’argomento, con la prefazione di Margherita Hack.

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Scienza

Los Angeles: un terremoto colpisce la città e la lascia nella totale oscurità. Immediatamente una miriade di telefonate intasa i centralini degli istituti scientifici della California per sapere che cosa è successo in cielo. Non è fantasia, ma la cronaca di ciò che è accaduto a causa della momentanea sospensione di energia elettrica e del buio totale che avevano reso visibile ai cittadini quel cielo stellato che i più non avevano mai notato. È questa la realtà di oggi, vedere le stelle è un’impresa quasi impossibile. Quando nel 1880 Edison mise a punto la sua prima lampada a incandescenza, e quando l’illuminazione pubblica a gas lasciò il posto a quella elettrica, per molte specie iniziò un rapido declino. L’impatto della luce artificiale nell’ecologia della notte è largamente documentato. Viene infatti modificato il livello di crescita di molti vegetali con conseguenti effetti negativi sulla loro resistenza alle infestazioni e alle malattie. Inoltre, data l’abbondanza di luce notturna, il metabolismo accelera creando così gravi scompensi nella fotosintesi, con conseguente aumento dell’emissioni di carbonio.

Disorientati dalla luce

Un’immagine “notturna” dell’Europa ripresa dal satellite (www.mtsn.tn.it)

Libri


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» testimonianza raccolta da Nicoletta Barazzoni; fotografia di Igor Ponti

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attraverso un’immagine. Era un mio modo per avere degli appunti chiari, leggibili al primo sguardo. Solo in un secondo tempo mi sono resa conto che il mio modo di disegnare suscitava curiosità nelle persone che mi sedevano accanto, che erano sorprese dal mio “discorso in immagini”. Un giorno insieme a Bob Mandel è nata l’idea di realizzare un libro, partendo dall’autostima che è stata il punto di partenza del mio progetto. Il tema dell’autostima mi ha da subito interessata, incuriosita come sono dagli altri e da come le persone costruiscono la loro Dopo aver vissuto diverse esperienze vita, secondo quali regole, e professionali ha deciso di spiccare il volo dal modo con cui prendono per realizzare il suo sogno. Insieme a le loro decisioni. Questo mio osservare mi ha resa coscienBiriki, un uccellino innocente, sorpreso e te che la vita è allo stesso attento che osserva mille mondi colorati tempo per tutti diversa e al contempo uguale. Durante un progetto incentrato sui i seminari, in cui le persone spesso si racDiritti dell’uomo. In questo contano, emerge la loro verità interiore più mio circuito professionale mi profonda. Diventava sempre più chiaro per sentivo spesso sospesa perché me che siamo tutti accumunati da esperiennon riuscivo a capire dove mi ze felici e dolorose. Siamo quello che siamo stesse portando la sequenza anche per il nostro vissuto che ci modifica di tutte queste scelte. Infatti e ci può anche portare alla chiusura in noi seguivo la traiettoria senza stessi, a volte con atteggiamenti incomsapere ciò che avrei potuto prensibili. Così facendo ci rinchiudiamo realizzare. Mi rendevo conto nel sotterraneo della nostra anima, in che non era facile “etichetuna solitudine che raramente abbiamo il tarmi”. Pensavo che forse eticoraggio di raccontare e raccontarci. Biriki chettandomi avrei finito per si fida della vita perché vorrebbe restituiperdere il mio essere Bruna. re, con semplicità, la perfezione di quello Sono rimasta in questa zona che siamo, ridando luce alla bellezza che fluttuante, a volte anche con alberga in ognuno di noi, spesso oscurata fatica, perché cercavo una dalle nostre paure. Le difficoltà esistono e “mia” verità personale. la differenza sta nel come le si affrontano. La direzione della mia vita I problemi cerco di viverli come se fossero è diventata più chiara quanuna ricchezza. Anche nei momenti difficili do ho deciso di ascoltare e mi piace pensare che ci sia comunque un seguire i sogni che facevo percorso da seguire per arrivare a una magda bambina. Ho dato vita a giore consapevolezza, con la possibilità di questi desideri, cominciando riemergere. Dietro a ogni ostacolo spesso si a disegnare e tenendo i miei nasconde una verità bellissima, adombrata diari, percorsi dal personagdall’apparenza. gio di Biriki, che ha iniziato a Nella mia vita sono stata il più Bruna possiraccontarmi e a raccontare la bile, cercando di essere il più vera possibile. mia vita. Un successivo passo Biriki sta volando in direzioni diverse, divenimportante è stato l’incontando gioiello, mobile, animazione, corsi di tro con Bob Mandel e i suoi disegno e quant’altro. Sono felice del risconcorsi di autostima che mi tro e delle risposte che ho ricevuto fino a hanno portata in America. ora. Continuo a essere incuriosita da quello Prendevo appunti corredati che mi aspetta e dalle persone attorno a me: da disegni perché mi piacegrazie a loro riesco ad apprezzare la vita e a va sintetizzare un concetto riconoscere il mio autentico valore.

Bruna Ferrazzini

Vitae

ivere a Mendrisio mi ha da sempre incuriosita, perché è una zona di confine tra due culture e due visioni diverse sul mondo. Negli anni mi sono lasciata guidare dal destino che, unito alle mie intuizioni, mi ha portata al punto in cui sono. Ho frequentato il liceo, una scuola di fotografia a Milano e successivamente la scuola di pedagogia curativa a Friborgo. Queste strade le ho percorse seguendo il mio intuito, sullo sfondo di quello che era il mio vero sogno: disegnare. Queste scelte sono state apparentemente incomprensibili, a volte contraddittorie (nate da incontri con persone), motivate da una serie di decisioni che sembravano non avessero un legame tra loro. Ho vissuto sempre nella non comprensione di tutta questa mia vita non troppo lineare, nella quale, comunque, riconosco un fil rouge che, inizialmente, non potevo ancora leggere e interpretare. Ho lavorato anche come educatrice con un ragazzo autistico. In questa mia esperienza, durata quattro anni, ho potuto capire che gli autistici si esprimono attraverso il linguaggio simbolico, vivendo la parola come una fonte di pericolo. Nella vicinanza con lui ho imparato a concentrarmi con grande attenzione sui dettagli, sempre pronta a cogliere le sfumature e le regole del suo mondo interiore e della sua comunicazione, per trovare con lui un’espressione condivisa. Ho cercato il più possibile di conoscere e guardare il mondo attraverso i suoi occhi. Dopo l’esperienza in ambito educativo ho lavorato per 12 anni come camerawomen alla RSI per poi decidere, a 44 anni, di prendere un anno sabbatico dalla televisione, dedicandomi interamente al mio progetto Biriki. In questi mesi, per esempio, Biriki è stato promotore, con il Centro Didattico Cantonale e Amnesty International, del concorso “In-segnami un diritto”;

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L- +($$- %&' )(,&+& testo di Roberto Roveda; fotografie di Reza Khatir

La Rocca Borromea di Angera, con la sua architettura risalente al XIII-XIV secolo pressoché intatta, è considerata fra i dieci castelli più belli d*Italia. Visitarla non è solo un*esperienza affascinante e coinvolgente, ma un modo per comprendere le dinamiche di potere e di controllo del territorio nel periodo medievale


sopra: un tratto del recinto delle fortificazioni esterne con le caratteristiche merlature a coda di rondine in apertura: la Rocca, eretta su uno sperone roccioso, domina sia il lago sia l’entroterra

Il castello come simbolo di potenza Per comprendere un’epoca lontana si possono leggere molti libri e visitare decine di musei. Ma per il Medioevo può essere sufficiente trascorrere del tempo in una delle tante pievi di campagna che si trovano sull’arco alpino; oppure passare una giornata in una cattedrale gotica, in una chiesa romanica, nel chiostro di un monastero. Ci si accorgerà immediatamente come la commistione tra realtà e religiosità in età medievale fosse pressoché totale. La prima peculiarità di quell’epoca è colta, ma non basta; per fare un passo ulteriore e altrettanto fondamentale è sufficiente visitare un castello che abbia conservato il più possibile intatte le strutture originarie. La Rocca Borromea di Angera, sulla sponda varesina del Lago Maggiore, è uno di questi luoghi privilegiati, uno dei pochi siti fortificati ad aver mantenuto nel corso dei secoli pressoché intatta la sua chiara unitarietà stilistica e architettonica legata ai secoli XIII–XIV. Così, una volta entrati all’interno delle sue fortificazioni subito ci sono chiare altre peculiarità dell’età medievale: l’imponenza delle mura e dei bastioni ci dicono che l’Età di Mezzo non fu solo religiosità e chiese, ma fu un’epoca segnata dall’affermazione di potenza, il più delle volte alimentata dalla sopraffazione, dalla violenza e dalla paura. Solo fattori di questo tipo ci possono spiegare la presenza di edifici come la moltitudine di fortezze, torri, castelli, manieri che spuntarono in tutta Europa, architetture che emanano allo stesso tempo potere e

timore. E proprio il castello era il luogo che rappresentava al meglio la potenza del casato e la sua funzione di controllo del territorio, per la sua capacità di impedire il transito a chiunque non avesse il permesso di passare. Era, però, anche l’estremo rifugio in cui ripararsi in caso di aggressione. L’importanza di Angera Angera è tutto questo, un “rapace” appollaiato su uno sperone di roccia a dominare il basso bacino del Lago Maggiore e, contemporaneamente, una sentinella vigile a guardia delle Alpi, così da scongiurare invasioni improvvise da Nord. Assieme alla Rocca di Arona, sull’altra sponda del lago, rappresentava il “lucchetto” che chiudeva il transito sul lago e permetteva il controllo di ogni barca che solcasse quelle acque diretta al Ticino e poi, lungo il Naviglio Grande, a Milano. Questa rilevanza strategica della rocca è testimoniata anche dal fatto che a controllarla fu sempre chi deteneva il potere in Lombardia. Per primi i vescovi di Milano che trasformarono l’originaria torre d’avvistamento sorta prima dell’anno Mille in un vero e proprio fortilizio. All’episcopato milanese si sostituirono poi i Visconti, signori della Milano, che detennero la fortezza dalla seconda metà del XIII secolo fino al 1449. In quell’anno subentrano i ricchissimi e potentissimi Borromeo – la famiglia di San Carlo, per intenderci – che hanno mantenuto il possesso del castello fino ai giorni nostri.


sopra: la “Sala di Giustizia� con i suoi archi acuti e il ciclo di affreschi risalente alla fine del Duecento


in questa pagina: sono oltre mille le bambole esposte nel “Museo della Bambola e del Giocattolo”

Per informazioni: Rocca Borromeo di Angera; 21021 Angera (VA) Apertura: 20 marzo–17 ottobre 2010 Orari di visita: 9.00–17.30 (tutti i giorni) Tel.: (+39) 0331 931 300; www.borromeoturismo.it

Per saperne di più: M. Natale (a cura) Le isole Borromeo e la rocca di Angera. Guida storico-artistica Silvana Editore, 2000

La Torre e le “Ali” della rocca A queste famiglie si aggiunsero anche i Della Scala, signori di Verona, dato che un membro di questa casata, Regina, andò in sposa a Bernabò Visconti e fece erigere la cosiddetta “Ala scaligera”, il corpo più settentrionale del complesso fortificato. Insomma, il gotha della nobiltà medievale ha lasciato il proprio segno ad Angera aggiungendo nuove costruzioni alla “Castellana”, l’alta e poderosa torre antica dal profilo atipico e inclinato, risalente al XIII secolo. Alla torre Ottone Visconti, intorno al 1280 fu annesso un grande palazzo merlato, poi denominato “Ala viscontea”. Al suo interno (al primo piano) possiamo ammirare quello che è il tesoro artistico più prezioso della rocca, la “Sala di Giustizia”, un salone ad archi acuti sulle cui pareti è dipinto un ciclo di affreschi di argomento profano pressoché unici nel loro genere per l’arte lombarda dell’epoca. Invece degli Angeli e dei Santi tipici dell’arte medievale, infatti, vi sono rappresentate le gesta di Ottone Visconti durate la guerra contro la casata rivale dei Torriani. Proseguendo nella nostra ricognizione, ad angolo retto con l’ “Ala viscontea” troviamo l’Ala scaligera, di cui abbiamo già detto, mentre dirimpetto a questa si erge l’edificio residenziale che i Borromeo ricostruirono totalmente nel Seicento creando l’“Ala borromea”. Le tre ali e la “Castellana” si riuniscono attorno a un grande cortile e a questo nucleo centrale s’innesta una lunga muraglia merlata rafforzata da torrette angolari intermedie, muraglia che costituisce la difesa esterna. Certo, la rocca oggi ci appare “svuotata” delle sue funzioni pratiche e la sua veste arcigna è stata ingentilita dalla presenza al suo interno del “Museo della Bambola e del Giocattolo” e di un “Giardino medievale”. Basta, però, un piccolo sforzo di fantasia per ritrovarlo pieno di attività, con le stalle con i cavalli, gli stallieri e i fabbri al lavoro e così i servi. Gli armigeri intenti in allenamenti o alla guardia e il signore di ritorno da una caccia. Oppure ancora intento a riscuotere pedaggi o ad amministrare la giustizia, davanti a file di contadini giunti apposta per implorare una grazia e per versare come tributo il frutto del loro lavoro. Oggi, per quanto un guscio svuotato, Angera continua a parlare di un Medioevo fatto di sopraffazione ed egemonie. Mostrando ancora tutto il suo linguaggio legato all’esercizio del potere.


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Âť illustrazione di Adriano Crivelli


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Astri gemelli

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La seconda settimana di luglio si presenta favorevole. Grazie a Marte e Venere amore a vele spiegate. I nati nella prima decade dovranno comunque stare attenti a tenere di più a bada il proprio orgoglio.

A partire dall’11 luglio, Mercurio, il vostro astro guida, entrerà nel segno amico del Leone. Sarà possibile un incremento delle occasioni d’affari, ancor meglio se legate all’informatica o alla comunicazione.

Dall’11 luglio la vostra vita sentimentale tenderà a tingersi di proibito: sarete attratti dalle relazioni che avranno qualcosa di misterioso. Grazie a Marte e Venere vi sarà un accavallarsi di occasioni mondane.

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I nati nella prima decade a partire dall’11 luglio potranno cimentarsi con successo in qualunque tipo di affare. Occasioni inaspettate favorite da amicizie potenti. Maggiore controllo sull’alimentazione.

Dall’11 luglio in poi si accenderà definitivamente la vostra vita sentimentale. Grazie a Marte e Venere di transito nel vostro segno non potrete fare a meno di abbandonare la vostra proverbiale razionalità.

A partire dall’11 luglio momento favorevole per i viaggi. Grazie all’ingresso di Mercurio nella vostra nona casa saranno favoriti i rapporti con le persone più giovani. Incremento delle relazioni sociali.

Momenti di seduzione favoriti dai transiti di Marte e Venere. Collaborazioni e competizioni in continuo incremento. I nati nella prima decade potranno ricevere un importante aiuto da parte del partner.

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capricorno orno

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pesci

A partire dall’11 luglio grandi novità in arrivo. Improvvisi sviluppi delle vostre attività professionali. Progetti azzardati coronati da improvviso successo. Cambiamenti in corso per i nati nella terza decade.

Grazie agli ottimi transiti di Marte e Venere vi sentirete particolarmente stimolati verso il sesso opposto. Pieni di “effervescente verve” sarete capaci di andare incontro a qualunque tipo di occasione mondana.

Mercurio in opposizione di transito nella settima casa solare. Possibile nascita di problemi di comunicazione con il partner. Marte e Venere potrebbero favorire l’avvio di una relazione amorosa.

Esasperazione di situazioni passionali per i nati nella seconda decade sollecitati dal transito marziano. Giorni decisivi per i nati nella terza decade. Con Saturno in gioco, i cambiamenti divengono radicali.

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Orizzontali 1. Ogni ristorante propone la propria • 10. Possono essere madornali • 11. Il numero perfetto • 12. Fornisce un legno pregiato • 13. Dittongo in beato • 14. Fu cacciata dall’Olimpo • 15. Bruciati • 17. Sei romani • 19. Pallottoliere • 20. Il mitico aviatore • 23. Radice piccante • 24. Il filosofo di Mileto • 26. La fondò E. Mattei • 27. Motivetto • 28. Mezza riga • 29. Dopo Cristo • 30. Nord-Est • 31. Cifra imprecisata • 33. Abitavano l’Olimpo • 34. Roulotte • 36. Pronome personale • 38. Maestrie • 39. Torna sempre indietro • 40. Italia e Spagna • 42. Vocali in stecca • 43. Voce senza pari • 44. Istituzioni • 46. Art. plurale • 48. Diana nel cuore • 50. Università • 52. Tra Mao e Tung • 53. Si infuriano se vedono rosso • 54. Grossa arteria • 55. Personaggio dell’Otello.

• 7. Ripetere • 8. Spirituale, metafisico • 9. I limiti dell’arte • 15. I rudimenti dello scibile • 16. I capitelli con le volute • 18. Ideata, realizzata • 21. Arti pennuti • 22. La fine della Turandot • 25. Ripida • 32. Comandata • 33. Consegnare, porgere • 34. Questa cosa • 35. I confini di Vezia • 37. Il tramonto del Carducci • 41. Parte di chilo • 45. Precede oggi • 47. Il dio dei venti • 49. Azoto ed Erbio • 51. Pari in antica.

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Verticali 1. Noto romanzo di Antonio Debenedetti • 2. Esercitare, professare • 3. Il monogramma di Robespierre • 4. Prep. articolata • 5. Il maschio della capra • 6. Cortili agresti

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Grazie a Mercurio, vita sociale e situazioni di seduzione in forte aumento. Incontri con persone più giovani per i nati nella prima decade. Relazioni sentimentali all’interno del proprio ambiente professionale.

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