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numero

» Reportage Transumanza

Corriere del Ticino

laRegioneTicino

Agorà Safari cinese

Tessiner Zeitung

L’appuntamento del venerdì

Scienza Colori ed emozioni

CHF 3.–

Vitae Theo Mossi

con Teleradio dal 31 gennaio al 6 febbraio


Nella vita c’è molto di più di una Volvo. C’è il festival del film a Locarno. La notte di karaoke a casa di amici. Il festival di Menuhin a Gstaad. La jam-session in cucina. Il musical Mamma Mia a Basilea. E c’è un sistema audio di serie che ti offre, con ogni viaggio in macchina, emozioni da concerto dal vivo. Ecco perché ne guidi una.

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numero 5 29 gennaio 2010

Scienza Vedo rosso. La metafora del colore

Impressum Tiratura controllata 89’345 copie (72’303 dal 4.9.2009)

Chiusura redazionale Venerdì 22 gennaio

Editore

FABIO MARTINI . . . . . . . . . . . . . .

4

MARIELLA DAL FARRA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Agorà Africa (parte prima). La Cina e il nuovo colonialismo

Vitae Theo Mossi

DI

GIANCARLO LOCATELLI

DI

DI

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MARZIO PESCIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Astri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Reportage Transumanza. Il gregge e il pastore

DI

Teleradio 7 SA Muzzano

Direttore editoriale Peter Keller

Redattore responsabile Fabio Martini

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Direzione, redazione, composizione e stampa Società Editrice CdT SA via Industria CH - 6933 Muzzano tel. 091 960 31 31 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

Stampa

(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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Publicitas Publimag AG Mürtschenstrasse 39 Postfach 8010 Zürich Tel. +41 44 250 31 31 Fax +41 44 250 31 32 service.zh@publimag.ch www.publimag.ch

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In copertina

Transumanza invernale sui grandi spazi aperti dell’Altopiano Fotografia di Marzio Pescia

Libero pensiero alla ricerca di editori Egregio direttore, Mi riferisco all’articolo di Gaia Grimani sull’editoria ticinese, interessante sin dall’inizio che qui trascrivo: “Se qualcuno desiderasse avere notizie riguardo all’editoria ticinese, può mettersi in contatto con la SESI, la Società degli editori della svizzera italiana. Purtroppo scoprirà che l’Associazione praticamente non esiste più, non ha indirizzo, non ha più recapito telefonico”. Notizia che mi preoccupa in quanto avevo intenzione di rivolgermi proprio alla SESI per trovare un editore che mi pubblicasse un libro con le mie poesie (o tentativi poetici) di un cinquantennio. (...) Circa l’articolo devo precisare (senza purtroppo essere... preciso) che in Ticino c’è un’altra società di editori di cui purtroppo non ricordo il nome, ma penso che leggendo il vostro articolo i responsabili della stessa si siano già fatti vivi. Circa la presenza ticinese al Salone del Libro di Torino, ho notato la regolare presenza dell’editore Casagrande di Bellinzona. Non vorrei inimicarmi gli editori in quanto il mio libro lo vorrei pubblicare ancora da vivo, però visto che vi siete imbarcati sull’argomento “editoria” dovreste anche chiedere agli interessati di precisare in quale caso uno è un vero editore e in quale è un semplice quanto apprezzato stampatore. Non credo si possa parlare di editori quando all’autore si chiede non dico una piccola partecipazione alle spese organizzative, ma quando gli si chiede di coprire le spese di stampa, di lancio e amministrative, versando decine di biglietti da mille (inteso per un libri elegante e costoso che può essere sicuramente un vanto della... tipografia). C’è poi un altro argomento che tocca da vicino l’editoria ticinese ed è quello di alcuni editori ticinesi che fanno stampare le loro pubblicazioni – siano esse riviste o libri – in Italia (magari anche ottenendo sussidi cantonali o federali) oltretutto senza indicare il nome della tipografia. Mi complimento per la vostra rivista sulla quale mi soffermerò in un prossimo scritto. Con i migliori saluti, G. M. F. (Viganello)

Gentili lettori, Viste le osservazioni riportate nella lettera pubblicata, è necessario precisare quanto segue. Nel sito dell’Associazione editori della svizzera italiana – aggiornato al “20.06.02” – sono indicati sia un recapito telefonico sia un indirizzo “fisico”: il primo però è inutile comporlo – nessuno dall’altra parte solleva la fantomatica cornetta –, recandosi al secondo (Viale Portone 4, Bellinzona) ci si trova davanti allo stabile dove ha sede, fra gli altri, la Società svizzera impresari costruttori (SSIC). Sino a pochi anni fa nello stesso edificio era presente la sezione ticinese della VISCOM (Associazione svizzera per la comunicazione visiva), la quale faceva da “casella postale” alla SESI. Funzione oggi svolta dalle Edizioni Casagrande (Bellinzona). Attenzione al “tranello”: nulla ha a che fare con gli editori di casa nostra il Centro del Bel Libro (Ascona), scuola privata che sempre in viale Portone 4 ha una sua sede distaccata. Sull’esistenza di una possibile Società degli editori “parallela” alla SESI non abbiamo notizia alcuna, così come nessuna delle persone citate nel nostro articolo ne fa menzione. Esistono, invece, un’Associazione degli scrittori (ASSI), un’Associazione editori di giornali (già ATEG, oggi Stampa Svizzera; presso LaRegione Ticino, Bellinzona) e un’Associazione dei librai (ALSI). Sull’annosa distinzione tra “editori e stampatori” e, in particolare, sull’utilizzo di tipografie d’oltre confine per la stampa di pubblicazioni sovvenzionate con denaro pubblico, il dibattito rimane quanto mai aperto e su questo Ticinosette certamente ritornerà. Da questo numero accogliamo nell’inserto dedicato ai palinsesti una pagina mensile curata dalla CORSI (Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana). L’obiettivo è quello di stabilire un dialogo più stretto con il pubblico e i soci della CORSI, in modo da migliorare la comunicazione sulle attività informative, culturali ed editoriali del servizio radiotelevisivo pubblico. Buona lettura, Giancarlo Fornasier


J

acques Diouf, direttore generale della FAO, è stato chiaro: a livello globale, nel 2009 il numero delle persone malnutrite ha superato il miliardo contro i 915 milioni del 2008. Per sconfiggere la fame, ha aggiunto, sarebbero sufficienti 44 miliardi di dollari all’anno, molto meno rispetto a quanto si è speso per tenere a galla le banche d’affari americane. Dal 2006 i prezzi dei cereali e di molti prodotti alimentari sono andati poi crescendo, determinando un generale aggravamento del problema: sono scoppiate rivolte in molti paesi e gli stati con eccedenze alimentari hanno ridotto le esportazioni per meglio rispondere alla richiesta interna. Il continente africano è certamente l’area in cui il fenomeno della malnutrizione assume dimensioni di maggior gravità ed estensione.

Crescita economica Ma proviamo a osservare il continente africano da un ottica differente (con i suoi 53 stati rappresenta il maggior raggruppamento di nazioni al mondo). L’economia africana, la cui crescita è avvenuta a un ritmo superiore al 5% negli ultimi cinque anni, si sta muovendo in controtendenza rispetto alla recessione mondiale. Nonostante le profonde differenze fra paese e paese, qualcosa sta cambiando: Ruanda, Botswana, Mozambico, Angola, Ghana, Sud Africa, stati contrassegnati da una buona stabilità politica, hanno visto una crescita notevole in termini di Pil. Per quello che può valere un dato del genere, il continente vede oggi la più alta crescita di abbonati ai cellulari (circa il 40% degli africani ne possiede uno). In paesi come la Nigeria, il Congo e il Mozambico si sta formando una borghesia che guarda all’Occidente come modello di riferimento e manda regolarmente i figli a studiare nelle capitali europee e in India. Questa maggiore stabilità politica la si deve a ragioni diverse: fra queste, la fine della guerra fredda che aveva destabilizzato l’Africa, trasformandola in un territorio di scontro fra Russia e Occidente; la minor capacità di penetrazione economica dei paesi occidentali, ostacolati da monete divenute “pesanti” e da una sfiducia degli africani verso gli antichi colonizzatori, scalzati da nuovi paesi come Cina, Corea del sud, India e Arabia Saudita; le diverse modalità utilizzate da questi nuovi soggetti nell’instaurare rapporti economici e di scambio.

Fra i nuovi soggetti quello che vanta la maggior capacità di penetrazione in Africa è proprio la Cina. In realtà, si tratta di un rapporto coltivato a lungo, con pazienza tutta orientale, fin dai tempi di Mao Tze Tung. Ma è nell’ultimo decennio che il “safari” cinese sul continente africano ha dato i maggiori frutti: il valore dell’interscambio fra Cina e continente africano ha toccato nel 2008 i 107 miliardi di dollari, un valore dieci volte maggiore rispetto a quanto accadeva solo otto anni prima. Sempre nel 2008 la Cina ha importato dall’Africa beni per un valore complessivo di 56 miliardi di dollari, con un incremento

»

(prima parte)

Il safari cinese

del 54% rispetto al 2007. Il 30% del greggio importato in Cina giunge dall’Africa così come grandi quantità di uranio, rame, coltan, oro, argento e legname. Il gigante orientale ha poi concesso prestiti agevolati ad alcuni stati africani per 10 miliardi di dollari per i prossimi tre anni. Come scrive Stefano Gardelli nel suo recente saggio intitolato L’Africa cinese (Edizioni Bocconi, 2009): “Per la leadership cinese, che dalla scuola maoista ha ereditato l’ideologia dell’autosufficienza, la sfida di doversi assicurare delle riserve sicure e stabili di energia è diventato un fattore essenziale nei suoi calcoli di politica estera per la sicurezza del paese. […] Le risorse energetiche africane sono relativamente poco sfruttate e la Cina ha individuato dei territori e degli stati dove la concorrenza occidentale è più debole soprattutto per motivi di carattere politico come in Sudan e nello Zimbabwe”.

Nuovo approccio… Dietro il successo cinese in Africa si nascondono un approccio e modalità differenti rispetto a quanto avvenuto con i paesi europei durante l’epoca colonialista e neocolonialista. Innanzitutto la retorica della win win cooperation: i cinesi affrontano gli africani su una base di parità riconducibile al concetto del “siamo stati entrambi vittime del colonialismo e condividiamo una storia di soprusi”. A ciò si aggiunge quella che Gardelli definisce la regola aurea cinese: all’opposto di noi occidentali, sempre desiderosi di imporre vincoli politici per meglio controllare il flusso e l’esito delle iniziative commerciali, i cinesi non interferiscono mai negli affari interni dei paesi con cui hanno rapporti commerciali. E in effetti, la regola cinese della non interferenza viene molto criticata in Occidente, perché giudicata “cinica” o forse perché, semplicemente, vincente. I cinesi, in cambio di concessioni di ogni tipo e genere, hanno poi avviato iniziative in grado di lubrificare al meglio i rapporti con i diversi paesi: la costruzione di infrastrutture, che restano sul territorio contribuendo alla sviluppo locale e i prestiti agevolati sono in cima alla lista di queste iniziative.

… stessa solfa L’altra faccia della medaglia è data dal fatto che in fondo i cinesi, al di là del loro diverso approccio formale, riproducono il vecchio schema coloniale. L’esempio dello Zambia, la cui fragile industria tessile è stata letteralmente travolta dall’ingresso di prodotti cinesi a basso costo, è un esempio significativo. Un altro aspetto, di cui tratteremo prossimamente, riguarda il land grubbing – l’acquisto di blocchi enormi di territorio africano da parte di stati, fondi sovrani, fondi di investimento –, un fenomeno che ha portato negli ultimi tre anni all’acquisto di terre africane per complessivi 20 milioni di ettari corrispondenti a un valore di 100 miliardi di dollari. Una corsa alla terra che, come si può immaginare, ha fra i suoi principali concorrenti proprio la Cina. Ma su questo tema torneremo a breve…

» di Fabio Martini

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Africa. La Cina e il nuovo colonialismo

Agorà

La “conquista” cinese del continente africano procede a passi rapidi grazie a modalità di approccio innovative che nella sostanza sembrano però delineare una nuova forma di colonialismo


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metafora del colore o, meglio, dell’assenza di colore, è spesso utilizzata dalle persone depresse per descrivere il proprio stato d’animo. Ecco alcuni esempi: “Era estate, correvo per prati verdi e pieni di fiori ma io li vedevo deserti, aridi e brulli, senza colori per me”1; o, anche, “Ha presente un automa che cam-

del mondo”3. Anche nel linguaggio comune, la melanconia viene rappresentata come un “vedere tutto nero” e, nei paesi anglosassoni, essere tristi si dice “to feel oppure to be blue”. La prossimità fra emozione e colore è tale che un gruppo di ricercatori4 ha proposto un modello che descrive lo

La prossimità fra emozione e colore è tale che un gruppo di ricercatori ha proposto un modello che descrive lo spazio emotivo come analogo a quello cromatico, anche sul piano funzionale spazio emotivo come isomorfo a quello cromatico, anche sul piano funzionale. Così, i tre parametri che qualificano il colore, ovvero la tonalità (lunghezza d’onda dominante, per esempio rosso, verde,

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mina sulla luna, con quella luce? Quello sono io, non esistono nemmeno i colori”2; e ancora “[...] una profonda disforia (Vertimmung), un aumento dei toni grigioscuri, una perdita della varietà dei colori

Vedo rosso. La metafora del colore

Scienza

giallo), la luminosità (grado di intensità della luce contenuta nel colore, che può essere cupo come il viola oppure brillante come il giallo) e la saturazione (grado di concentrazione della tinta rispetto al contenuto di bianco, per esempio rosso versus rosa) corrisponderebbero rispettivamente al tono emotivo (per esempio, paura, rabbia, gioia), all’intensità dell’emozione e alla sua “purezza” o saturazione (emozione univoca oppure composita/contraddittoria). Contemporaneamente, il ricercatore Marcel R. Zentner, dell’Università di Ginevra5, ha dimostrato come bambini di tre anni di età individuino relazioni stabili fra colori ed espressioni facciali di emozioni: due categorie di stimoli che non condividono alcuna caratteristica fisica né sono accomunate da contiguità ambientale. L’ipotesi è che le relazioni fra colore ed emozione si basino su una qualche dimensione analogica che prescinde dal dato materiale, e che costituirebbe il “precursore” della capacità di comprendere e costruire metafore. Così, in questa ricerca, i colori luminosi, con particolare riferimento al giallo, sono associati alle espressioni “felici” (e, secondariamente, a quelle “arrabbiate”), mentre quelli scuri, soprattutto il blu, sono posti in relazione alle espressioni “tristi”. Questi risultati sono consistenti con il dato secondo il quale, presso la popolazione adulta, l’area verde-giallo dello spettro cromatico è correlata a risposte psico-emotive di attivazione e dominanza, mentre l’area viola-blu è correlata a un abbassamento dell’arousal6. Le origini di tali associazioni risalgono verosimilmente a tempi lontani nella storia dell’umanità, quando l’esistenza era condizionata dall’alternanza fra notte/ oscurità, caratterizzata da un ritmo metabolico ridotto, e giorno/luce, contraddistinto dall’espletamento delle attività di caccia e di ricerca del cibo. Analogamente, nel corso dell’evoluzione, gli atti aggressivi sono stati associati al rosso, e la difesa al grigio. Così, un individuo che si trovi per un certo tempo in presenza di tonalità rosse tende a mostrare un aumento della pressione sanguigna e un’accelerazione dei ritmi cardiaco e respiratorio, mentre in presenza dell’azzurro scuro si verifica l’effetto opposto. Tornando alla relazione fra percezione cromatica e stati affettivi, una ricerca sul disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) ha recentemente postulato che i meccanismi della visione dei colori, soprattutto le vie a lunghezza d’onda corta (blugiallo), siano altamente sensibili in diverse


Note 1 G. B. Cassano, S. Zoli, E liberaci dal male oscuro, Longanesi, 1993, p. 48 2 ibidem, p. 43 3 C. Maggini, R. Dalle Luche, “Acedia: da vizio capitale a disturbo dell’affettività”, Archivio di Psicologia, Neurologia e Psichiatria, 1989, vol. 2, p. 268 4 E. N. Sokolov, W. Boucsein, “A Psychophysiological Model of Emotion Space”, Integrative Physiological and Behavioral Science, 2000, vol. 35, n. 2, pp. 81–119 5 M. R. Zentner, “Preferences for colours and colour-emotion combinations in early childwood”, Developmental Science, 2001, vol. 4:4, pp. 389–398 6 P. Valdez, A. Mehrabian, “Effects of colour on emotions”, Journal of Experimental Psychology: General, 1994, 123, pp. 394–409 7 R. Tannock, T. Banaschewski, D. Gold, “Disturbi nell’identificazione cromatica e sindrome da deficit dell’attenzione ed iperattività: un’ipotesi dopaminergica retinica”, Behavioral and Brain Functions, 2006, vol. 2:4

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Libri

Wolfgang J. Goethe La teoria dei colori Il Saggiatore Tascabili, 2008 Pubblicato per la prima volta a Tubinga nel 1810, Goethe lavorò a questo saggio fin dal 1790. La decisione di occuparsi del fenomeno del colore pare gli venne in Italia quando, in stretto contatto con artisti e pittori, sentì la necessità di avere idee e concetti chiari che lo aiutassero nella realizzazione dei suoi acquerelli. Nell’immagine Joan Miró, Alba profumata da una pioggia d’oro (1954, tecnica mista); Museum of Modern Art, San Francisco

» di Mariella Dal Farra

patologie che alterano la neurotrasmissione della dopamina7. I soggetti dello studio mostrano, infatti, una peculiare difficoltà nelle prove che richiedono l’elaborazione rapida di risposte a stimoli colorati, difficoltà che “potrebbe riflettere una sottile menomazione nello stadio di decodificazione della percezione degli stimoli cromatici, che deriva dal funzionamento dopaminergico”. Tali dati sono confortati da studi compiuti sulla SAD (Seasonal Affective Disorder), una sindrome caratterizzata da depressione stagionale in corrispondenza della diminuzione di luce ambientale. Tale disturbo, diffuso soprattutto nei paesi nordici, viene curato con l’esposizione a fasci di luce artificiale, bianchi o colorati, in grado di modificare la trasmissione biochimica delle catecolamine, in particolare della dopamina. Nel caso in cui l’insieme di questi dati fosse confermato, dovremmo prendere atto di come le metafore, che di solito consideriamo appartenenti a un piano puramente simbolico, sottendano spesso realtà molto concrete e oggettive.

Nato a Barcellona nel 1893, Mirò è stato un pittore, scultore e ceramista spagnolo esponente del Surrealismo. Nella sua arte riuscì a creare con un universo fiabesco composto da elementi erotici e grotteschi, in piena sintonia con il movimento artistico al quale apparteneva. Nella sua pittura la memoria e il desiderio s’incontrano, il tutto governato dall’irrazionale, dal magico, dall’istintivo e dall’aspirazione alla libertà assoluta e dalla necessità di raggiungerla. È scomparso nel 1983.


» testimonianza raccolta da Giancarlo Locatelli; fotografia di Igor Ponti

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medico, l’altro geografo e l’altro bibliotecario, siamo prima di tutto degli esseri umani. Così un po’ ingenuamente la sfida che mi pongo sempre è di poter raggiungere coloro che non verrebbero ad ascoltarci. Spesso ci si incontra fra persone che già si capiscono, e questa è una delle mie sofferenze. È difficile parlare a quelle persone che hanno altri approcci, altre aperture ma soprattutto, secondo me, altre chiusure. Alle volte è un po’ frustrante e allora mi piace andare nei boschi a camminare o a correre, anche perché così, essendo stato operato al cuore, posso continuare a fumare e mangiare quello che La curiosità verso il mondo, l’attività voglio. Negli ultimi anni ho di animatore culturale, la scoperta dei cercato di mettere in atto delle attività manuali mie, che mi boschi, il bisogno di manualità… Forse il permettessero di andare fino destino, se ne abbiamo uno, è racchiuso in fondo a un progetto non nel cognome che portiamo condizionato dall’altro, dagli altri. Utilizzando la corteccia cuoca e solamente quello. A dei ciliegi faccio lavori che potrei definire vent’anni, poiché qui non delle tele. È un lavoro tra il macellaio e il trovavo lavoro, ho deciso di tiratore di tele. Non faccio altro che togliere partire e di fare un lungo al ciliegio, già tagliato ovviamente, la sua viaggio in America Latina. Ho pelle. La corteccia ha una struttura di trama trascorso là un anno e mezzo e ordito – e se pensiamo ai termini trama e il mondo mi si è aperto. Ci e ordito “ce n’è per i beati” – sulla quale sono dei romanzi di formazioposso lavorare per diminuzione; togliendo ne che possono cambiarti la delle parti per far vedere che c’è sempre un vita, i miei romanzi di formasotto, anche della pelle. Di solito la pelle non zione sono stati i viaggi. Prima interessa a nessuno, nella scultura in legno l’America Latina poi per puro è la prima parte che se ne va, mentre a me caso l’India del Nord, l’Himaè quello che interessa. Forse anche per lo laya, dove ritorno abbastanza stretto legame con l’apparire. regolarmente, diciamo ogni Ho comunque l’impressione che queste attidue anni. Nello scorso mese vità - il viaggio, il lavoro manuale, l’animadi maggio sono stato in Iran, zione culturale e il camminare nei boschi alla prima delle votazioni. E mi ricerca delle cortecce –, siano importanti per rendo conto quanto sia miseequilibrare la mia vita. Io sono un iperattivo, ramente ristretto quello che non riesco a non fare ieri quello che potrei ci passa il convento in fatto di fare dopodomani, e questo mi condiziona, informazione. Ovviamente un non è sempre facile. Ma messo assieme, il mese non basta a capire tutto, tutto fa si che io conduca una vita piacevole, ma ti dà quel sentimento per bella, ogni tanto anche sofferta. Si, perché intuire che le cose sono verasono uno che se la prende. Faccio molta famente molto più articolate. tica ad accettare che le persone se ne stiano C’è un legame continuo tra rintanate nelle loro nicchie. Sono abbastanza questo interesse a capire e la convinto che i comportamenti etici e morali voglia di condividere. Io sono degli esseri umani siano spesso influenzati un generalista, non ho mai dalla legge di gravità. Noi umani abbiamo la approfondito le materie, mi tendenza lasciarci andare, a rannicchiarci, a interessano i legami e i pasevitare di essere disturbati. Però abbiamo desaggi fra le discipline. Spesso gli strumenti che ci permettono di “stare su”, non si tratta nemmeno di dicome l’etica o la religione, e per qualcuno scipline, ma solo di vita. Non il bene pubblico. Non siamo naturalmente è che uno è antropologo, uno buoni, ma lo possiamo diventare.

Theo Mossi

Vitae

ono un personaggio poco pubblico ma faccio un lavoro che ritengo molto importante per la convivenza sociale. Sono animatore culturale in una biblioteca, quella cantonale di Bellinzona. È un mestiere che è diventato tale facendolo… ero un maestro di scuola elementare. Quello che mi interessa di più è dare voce alla gente che può esprimersi. Noi offriamo spazi, pubblicità e diffusione ad associazioni, persone singole o giovani artisti che possono raccontare di come si vive assieme in questo paese, o meglio di come si potrebbe vivere assieme in questo paese. Una biblioteca è una piazza democratica, un luogo dove deve esserci spazio per tutte le voci. Soprattutto attraverso le rassegne tematiche cerchiamo di trattare argomenti da più punti di vista. Sono convinto che il mondo sia diventato sempre più articolato ma noi spesso lo affrontiamo con strumenti che sono troppo semplici. Unendo conferenze, esposizioni, contributi audiovisivi e altro abbiamo affrontato temi quali l’invisibilità, il deserto, il camminare, l’ozio e da ultimo l’automobile. Siamo andati nei garage, abbiamo organizzato incontri coi piloti, abbiamo fatto giocare bambini e adulti con le macchinine e ovviamente abbiamo fatto anche critica sociale. I problemi sono estremamente complicati da capire, e ancora di più da risolvere. Sono anni che si danno risposte triviali a situazioni complesse, risposte di difesa del proprio spazio. E quando si difende il proprio spazio si sta veramente poco attenti allo spazio degli altri. Questa voglia di fare animazione culturale è nata fondamentalmente dai viaggi. Sin da bambino io avevo bisogno di andar via, di essere sempre altrove. La casa pur essendo grande con tanti fratelli era uno spazio troppo stretto, e anche un po’ confuso. Da piccolo mi piaceva andare in colonia, dove le cose erano chiare, la cuoca faceva la

»

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I( &+%&&% % '( *$"#)+% Testo e fotografie di Marzio Pescia

Durante il rigido inverno svizzero, ancora oggi una trentina di pastori transumanti guidano i loro greggi di ovini attraverso l’Altopiano alla ricerca di pascoli sfruttabili. Un lavoro duro e uno stile di vita quasi ancestrale scelti anche da un ticinese: Rudy Canonica da Corticiasca. Lo abbiamo incontrato...


Rudy ha 41 anni e basta uno sguardo per capire che è uno che il freddo non lo patisce più. Lo incontriamo nella campagna di Belp, nei pressi dell’aeroporto di Berna. Sono le 8 del mattino di un giorno di dicembre e la temperatura si aggira attorno ai 10 gradi sottozero. Lui, in camicia quadrettata e abiti di panno, sta preparando se stesso e i circa 800 animali che lo accompagnano per l’ennesima giornata invernale da passare all’addiaccio

“Ormai mi sono abituato: il freddo non è più un problema”, dice mentre, ripiegando le maniche della camicia, inizia a caricare uno dei suoi tre asini. Le sue mani tozze e forti arrossiscono a contatto con corde, teli e utensili ghiacciati ma lui non sembra accorgersene. “Sono ormai 24 anni che trascorro i mesi freddi facendo il pastore itinerante in Svizzera”. Come da 17 anni a questa parte, anche quest’anno Rudy Canonica condurrà il suo gregge attraverso i pascoli del canton Berna, dalla zona, appunto, di Belp fin nei dintorni di Bienne, nel Seeland. La transumanza di quest’anno, iniziata il 18 novembre, terminerà il 15 marzo

prossimo. Date e percorsi sono definiti in anticipo in accordo con i veterinari cantonali, come previsto dall’ordinanza federale sulle epizoozie. “Da un lato ciò è importante per ottenere gli accordi dei contadini sui terreni dei quali passeremo, dall’altro per evitare di incrociare altri greggi itineranti”, spiega Rudy. Le pecore del suo gregge provengono da circa 15 diversi proprietari sparsi per tutta la Svizzera e sono tutti capi da ingrasso. Durante l’inverno, i capi che raggiungono il peso di macellazione vengono dunque restituiti ai proprietari che, eventualmente, li sostituiscono affidando alle cure di Rudy nuovi animali.


a sinistra: sulla piana di Belp (Berna), un uomo solo al comando... foto piccole: il 41enne Rudy Canonica mentre controlla la qualità ell'erba per pianificare al meglio la giornata e i pasti delle sue pecore. Montare e smontare il recinto temporaneo per il gregge: un esercizio che il pastore compie almeno due volte al giorno nella pagina precedente: Rudy è ormai giunto alla sua 24esima stagione invernale da pastore itinerante. Dopo una notte trascorsa sulla neve (in basso), le pecore attendono con impazienza l'erba del primo pascolo

Sette giorni su sette Durante i circa 100 giorni di durata del pascolo invernale, Rudy, accompagnato dai suoi tre cani Tilo, Pepo e Sirio (“sarebbe letteralmente impossibile fare questo mestiere senza il loro aiuto”, rileva) e da altrettanti asini, dedica la quasi totalità del suo tempo alle pecore. Non ci sono weekend, né giorni festivi e neppure serate libere. L’impegno è totale. Mica ci si può allontanare da un gregge di 800 pecore troppo a lungo. Addirittura, in certe zone un po’ discoste, anche le commissioni quotidiane diventano un problema. “In questi casi, chiedo ai contadini che incontro di comperarmi

alcune provviste quando fanno la loro spesa”, spiega Rudy. Dopo la notte passata nella “stanzetta” mansardata costruita sul vano da carico di un vecchio camion militare che gli funge da casa semovente, la sua giornata inizia il mattino presto. Cercando di calmare l’entusiasmo dei tre cani, impazienti di recarsi al lavoro, il pastore comincia con il preparare il carico dei suoi asini (materiale da lavoro, provviste, thermos di tè caldo e… una bottiglia di vino per il pranzo). Poi libera le pecore dal recinto costruito per la notte e via, verso il primo pascolo della giornata. “Generalmente le pecore mangiano du-

rante tutto il mattino, per poi ruminare e riposare nel primo pomeriggio, quando vanno di nuovo radunate e recintate”, spiega. Poi la giostra ricomincia: nuovo spostamento, nuova erba, nuovo pascolo fin a ben dopo il tramonto, quando finalmente tutti possono riposare. Un camino e un po’ di tempo libero Rudy Canonica è sposato ed è padre di una bimba di 10 anni. La sua famiglia vive in Val Colla. Durante l’inverno le occasioni per stare con moglie e figlia sono dunque poche. “Ma direi che ci siamo abituati a questo ritmo: ogni tanto, come per esempio durante le vacanze


di Natale, vengono comunque a farmi visita”. Nonostante la forzata lontananza dalla famiglia, Rudy è convinto di una cosa: “Questo lavoro mi piace, sia perché mi permette di vivere a stretto contatto con la natura sia per la libertà e il pizzico di spirito d’avventura che presuppone”, spiega. Durante gli ultimi 24 inverni, il pastore luganese ha dunque costantemente vissuto perlomeno ai margini della cosiddetta civiltà. Per molte stagioni ha oltretutto dormito semplicemente in una tenda. Da 8 anni a questa parte si è invece concesso i “lussi” garantiti dalla camera costruita grazie all’aiuto di un amico sul retro del suo furgone: un locale riscaldato dalla stufa, che gli permette anche di cucinare, un letto rialzato, un tavolo, qualche sedia, alcune cartoline appese qua e là, una radio per tenersi informato e molti libri con i quali passare le serate sognando altre terre o avventure. Niente televisione. Niente Internet. Nell’era della connessione globale non è scontato. Eppure a Rudy queste rinunce non pesano. “Guarda, in realtà le uniche cose che ogni tanto mi mancano durante la stagione invernale sono un bel camino acceso davanti al quale sonnecchiare e, forse, un po’ di tempo libero”, conclude ■

sopra: Un camion militare nel bosco. Come il pastore, anche la sua casa invernale è itinerante a destra: Attorno alle 21.30 giunge finalmente anche l'ora di cena, l'unico pasto caldo della giornata


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on www.PMQUANTUM.CH


» illustrazione di Adriano Crivelli

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La soluzione verrà pubblicata sul numero 7

Giochi

Orizzontali 1. Svenimento • 10. Giaggiolo • 11. Volo acrobatico • 12. Concorso Internazionale • 13. I richiami del cavallo • 15. Il riparo dell’aereo • 17. Capo etiope • 18. Ginnastica indiana (Y=I) • 19. Ohio, Norvegia e Svezia • 20. Latitudine in breve • 22. Sezione delle Alpi Centrali • 24. Stato asiatico • 26. La sigla della nostra radio • 27. Sbagliati • 30. Epoche • 31. Propaggini vegetali • 34. Dittongo in sguardo • 36. Interviene spesso a sirene spiegate • 38. Nessuna Notizia • 39. Elettrodi positivi • 40. La massima divinità dell’Olimpo greco • 41. I re della foresta • 43. Le iniz. di Montanelli • 44. La nota più lunga • 46. Negazione bifronte • 47. I confini di Kyoto • 48. Strani, irregolari • 50. Non oltre • 52. Cuor di gatto • 53. La getta il pescatore • 54. Noto film di fantascienza. Verticali 1. L’ex moglie di Ramazzotti • 2. Motivetto • 3. Nord-Est • 4. Fiume africano • 5. Un ottimo formaggio • 6. In mezzo alla serra • 7. La capitale del Kenya • 8. I figli di Urano e Gea • 9. Susseguirsi di peripezie • 14. Tirare... le conclusioni • 16. Lucentezza • 21. Attraversa Berna • 23. Sposa Iside • 25. È vietato farlo in curva • 28. Gas luminoso • 29. Uncini da pesca • 32. Messi in funzione • 33. Trasparenti come il vetro • 35. Quello di mare è l’attinia • 37. La Lollobrigida... in breve • 42. Nick, noto attore • 45. La Yoko di Lennon • 49. Se è comune è mezzo gaudio • 51. Le iniziali di Tasso.

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La soluzione a Epigoni è: L'anno crudele di James Barlow (Gabriele Capelli Editore, 2009). Nessun lettore ha correttamente risposto al concorso del numero 3.


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Astri a cura di Elisabetta

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Continua il passaggio di Venere, il pianeta dell’amore, nel segno dell’Acquario. Considerate che tra il 3 e il 4 in poi sarete turbati dall’opposizione di Luna e Saturno, di transito nella vostra settima casa solare. Siate meno intransigenti. Novità sentimentali.

Tra il 1° e il 2 febbraio la Luna entrerà nell’amico segno della Vergine. Questo transito avrà l’effetto di amplificare le vostre sensibilità. Considerate sempre che da diverso tempo siete sotto l’aspetto angolare di Marte. Controllate la possessività.

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Amore alla grande. Grazie ai transiti di Venere, Marte e Saturno vi sono tutti i presupposti per iniziare una lunga storia d’amore. Ottima la Luna tra il 3 e il 4 febbraio. Sfruttatela per passare ore indimenticabili. Ritorni di fiamma.

Cercate di calibrare bene le vostre parole e di parlare sempre con il cuore se volete essere compresi dal partner. Realizzazione di progetti importanti grazie all’aiuto di un amico autorevole. Traslochi per i nati in giugno.

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vergine

Il mese di febbraio inizia i maniera movimentata soprattutto per quanto riguarda le questioni d’amore. Con Marte e Venere in opposizione le passioni tendono a prendere il sopravvento. Controllate la dieta, limitando i cibi grassi.

Tra il 1° e il 2 febbraio il transito lunare favorisce un incremento della vita sociale. Probabili incontri con persone più giovani. Abbandono delle vostre usuali regole favorito dall’opposizione con Giove. Possibilità di fare buoni affari.

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Venere e Marte, le stelle dell’amore e del desiderio sono di transito nei segni amici dell’Acquario e del Leone. State comunque attenti a mantenere il giusto riserbo. Con Mercurio in quadratura vi è il rischio di un qualche “glamour” di troppo.

Sbalzi umorali tra il 5 e il 6 febbraio causati dalla Luna in congiunzione. Cercate di mantenere la calma con le persone che incontrate. Trend positivo per gli affari. Sempre sotto l’influsso di Marte i nati nella prima decade.

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Grazie ai transiti planetari state gettando le basi per un importante futuro. Incontri e risvegli erotici per i nati in novembre favoriti dal trigono con Marte retrogrado. Tra il 3 e il 4 febbraio calde atmosfere in compagnia del partner.

L’ingresso di Giove nella vostra ter terza casa solare è attualmente accompagnato dal transito di Mercurio. Grazie a Plutone presto potrete effettuare degli importanti investimenti. Vita sociale in fermento. Nuovi incontri.

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Inizio febbraio movimentato per i nati nella prima decade sollecitati nelle loro frenesie dal transito di Marte. Prima di partire stabilite la meta. Amore alla grande per i nati in febbraio. Le vostre potenzialità seduttive tendono a esaltarsi.

Tra il 1° e il 2 febbraio la Luna si troverà in opposizione. Questo transito tenderà ad amplificare irragionevolmente ogni vostro umore. Ormai siete protetti dal benefico Giove. Se crederete di più in voi stessi non ve ne pentirete.

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