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numero

L’appuntamento del venerdì

Corriere del Ticino

laRegioneTicino

Tessiner Zeitung

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con Teleradio dal 4 al 10 ottobre

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Reportage Lezioni di vite Agorà Naturalizzazione · Media Linguaggio (de)genere · Tendenze Thonet n° 14


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21.09.2009 15:43:23 Uhr


numero 41 2 ottobre 2009

Agorà Naturalizzazione. Con il passaporto “non si gioca” Media Linguaggio di genere (o degenere)?

Impressum Tiratura controllata 90’606 copie (73’723 dal 4.9.2009)

Chiusura redazionale Venerdì 25 settembre

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

Vitae Anna Romeo

DI

NICOLETTA BARAZZONI

Reportage Lezioni di vite

DI

DI

DI

GIANCARLO FORNASIER

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MARIELLA DAL FARRA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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GIULIO CARRETTI; FOTOGRAFIE DI ROBERTO BUZZINI

Tendenze Arredamento. La Thonet n° 14 compie 150 anni

DI

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GIORGIA RECLARI

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Astri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Direttore editoriale Peter Keller

Redattore responsabile Fabio Martini

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Amministrazione via San Gottardo 50 6900 Massagno tel. 091 922 38 00 fax 091 922 38 12

Direzione, redazione, composizione e stampa Società Editrice CdT SA via Industria CH - 6933 Muzzano tel. 091 960 31 31 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

Stampa

(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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In copertina

Al lavoro tra i filari (Tenimento dell’Ör, Arzo) Fotografia di Roberto Buzzini

Quel dubbio del venerdì... Gentili lettori, a seguito della rinuncia da parte della direzione del “Giornale del Popolo” di allegare all’uscita di venerdì Ticinosette, riceviamo regolarmente in Redazione comunicazioni scritte e telefoniche di lettori che richiedono il nostro settimanale o che vorrebbero acquistarlo separatamente in edicola. Al fine di dipanare qualsiasi dubbio, cogliamo l’occasione per chiarire quanto segue: Ticinosette è un allegato alle edizioni del venerdì dei quotidiani “laRegione Ticino” e “Corriere del Ticino”, mentre alcune centinaia di copie vengono allegate al giornale in lingua tedesca “Tessiner Zeitung” venduto nelle nostre edicole. Ticinosette non è dunque un prodotto editoriale che può essere acquistato separatamente (malgrado giungano segnalazioni di vendite “separate” da parte di alcuni rivenditori). Per questa ragione, chiunque fosse interessato al nostro settimanale – ai suoi contenuti editoriali e ai palinsesti televisivi che ospita – deve per forza di cose acquistare il venerdì uno dei giornali sopramenzionati al

costo di 3 franchi a copia. Gli stessi editori – proprio per accontentare questa parte di lettori –, oltre agli abbonamenti annuali, trimestrali, mensili e altri ancora (ce n’è veramente per tutti i gusti...) propongono un ulteriore abbonamento al loro quotidiano per la sola giornata di venerdì che include, naturalmente, Ticinosette. Chi desiderasse ulteriori informazioni non esisti a mettersi in contatto con il Servizio abbonamenti delle testate sopraindicate e riceverà tutte indicazioni del caso, costi inclusi.

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Certi di essere stati esaustivi, dedichiamo infine alcune parole al numero che state sfogliando. Questa settimana è la vite (e non poteva essere altrimenti) a fare da padrona. Il Reportage fotografico è dedicato proprio al lavoro tra i filari, un impegno iniziato molti mesi or sono ma che solo in queste settimane sta dando i frutti tanto sperati. L’annata sarà buona? Giudicheremo nei prossimi anni, quando il lieto nettare accompagnerà i nostri convivi. Cordialmente, la Redazione

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4

P

arafrasando Robert Pirsig ne Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, potremmo affermare che gli svizzeri si dividono in due distinte categorie: chi è “svizzerosvizzero” e chi invece il famigerato passaporto con la croce se l’è “comprato”. Comprare: un verbo più vicino allo shopping compulsivo che alla fede nella Patria. Ma, ahimé, lo stesso concetto di “acquisizione” fa parte del vocabolario minimo di chi si vuole naturalizzare. Sulla presenza degli stranieri in Svizzera e la naturalizzazione il dibattito è sempre acceso. Cavallo di battaglia per una parte politica quando la cronaca li vede coinvolti, iniziamo col ricordare alcune cifre. Gli stranieri che risiedono in Svizzera per almeno 12 mesi all’anno sono 1.655.000 circa, il 21,5% dei 7.685.000 abitanti permanenti (Ufficio di statistica, Berna, aprile 2009). Nel 2008 le naturalizzazioni sono state 45.000 circa: una cifra che, paragonata al numero di stranieri domiciliati (1.106.000 circa) rappresenta il 4% delle persone che potenzialmente – si noti bene – potrebbero richiedere la naturalizzazione (adozioni e matrimoni esclusi). Fra Naturalizzazione ordinaria, Agevolata e Acquisto della cittadinanza (svizzeri per discendenza o per adozione da genitore svizzero), forse non tutti sanno che esiste anche la Perdita della cittadinanza... malgrado sia “concepibile solo in casi estremamente gravi”, per esempio “in presenza di una condanna per crimini di guerra”.

Tra illetterati e imprenditori La notizia è di poche settimane fa: a un ventenne di origine balcanica residente in Ticino è stata sospesa la richiesta di naturalizzazione. Dovrà attendere 2 anni prima poterne fare ancora richiesta, una decisione presa dalla Commissione delle petizioni e dei ricorsi del Gran Consiglio (Bellinzona). Il motivo: un precedente per rissa, un “reato contro l’integrità personale” che denota “disprezzo nei confronti del prossimo e mancanza di rispetto delle più basilari norme di convivenza civile”. Naturalmente, delle circa 2370 naturalizzazioni avvenute nel solo 2008 in Ticino – e dietro alle quali si nascondono ben poche malefatte – sono pochi a parlare. Men che meno si cerca di capire chi siano e che cosa fanno questi cittadini. Che siano tutti delinquenti e provvisti di un “basso profilo morale e culturale” questi neo-confederati? Adulti “svogliati” alla ricerca di facili rendite? Negli stessi giorni (l’8 settembre scorso) la trasmissione radiofonica Modem della RSI

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Agorà

Con il passaporto “non si gioca”

La naturalizzazione: una faccenda sulla quale si specula parecchio. I politici lo sanno bene e appena la cronaca lo permette... dedicava la sua puntata all’illetteratismo, quel fenomeno che qualche anno fa si identificava come “analfabetismo di ritorno”. E noto che l’illetteratismo coinvolge vaste aree della popolazione, con percentuali che si possono avvicinare anche al 20% nei paesi industrializzati: gravi lacune nella lettura e nella scrittura, sono mancanze che si trasformano in esclusione sociale, ma anche economica – per la difficoltà di trovare un impiego dignitoso e appagante –, oltre che culturale. In questo senso ha fatto scalpore l’outing di Mister Svizzera (il ventiduenne glaronese André Reithebuch) meritevole di aver reso di pubblico dominio le sue difficoltà. Il fatto ha naturalmente aperto l’ennesimo dibattito sulla capacità da parte dell’insegnamento obbligatorio di formare studenti in grado di comprendere il contenuto di un articolo di giornale. D’altra parte i freddi dati ci dicono che oggi in Svizzera vi sono almeno 800.000 illetterati (tra il 13 e il 19% degli adulti), di cui 35.000 risiedono al sud delle Alpi. A questi fatti legati alla “cronaca” aggiungiamo due ulteriori osservazioni. Gli studi di Etienne Piguet* – professore all’Università di Neuchâtel – mostrano come lo straniero che arriva in Svizzera tenda ad avere una spiccata capacità imprenditoriale: nel Censimento Federale del 2000 risultava, per esempio, che il 10,5% degli stranieri hanno avviato attività in proprio, contro il 13,7% degli svizzeri. Un contributo alla ricchezza collettiva da non sottovalutare. Economica, sociale e culturale. Come è pure corretto ricordare che dei quasi 2560 naturalizzati nel corso del 2007, ben 2100 avevano un’età inferiore ai 45 anni (più dell’80%). Non proprio pensionati, dunque: le case AVS e AI ringraziano, lo stesso fa l’età media di un paese che inesorabilmente invecchia.

Analfabeta a chi…? Il fardello del “popolo ignorante” non va però scaricato sulla comunità straniera; l’esempio di Mister Svizzera ne è la più incredibile delle prove: come può il confederato più “rappresentativo” – anche all’estero – e il “modello” di una generazione che è il futuro del sistema paese, ritrovarsi senza la reale capacità di leggere e scrivere? Se questo è quello che avviene a uno “svizzero-svizzero”, coloro che si naturalizzano quale preparazione scolastica hanno e in che ambiti della società operano? Ce ne siamo fatti un’idea incontrando in una città sul Lemano Hadi Barkat, un ingegnere – e ora imprenditore – di origine algerina.


Nel 2007, durante il suo processo di naturalizzazione, Hadi si confronta con l’indispensabile “studio della materia” (civica, geografia, storia, cultura ecc.) che sta alla base del colloquio con le commissioni comunali incaricate di valutare i futuri candidati. Di fronte ai ben poco scontati quesiti, il giovane “si illumina”, convincendosi che tutto ciò poteva diventare un gioco capace di agevolare lo studio di chi si confronta con la naturalizzazione. Nasce così “Helvetiq” (www.helvetiq.ch), gioco di società per stranieri... ma (forse) non solo. Signor Barkat, ci parli un po’ di lei... “Sono nato in Algeria nel 1977 e ho visto per la prima volta la Svizzera a 14 anni. Visitando il Politecnico di Losanna con i miei genitori mi è venuta l’idea di studiare lì, cosa avvenuta nel ‘95. Nel 2001 mi sono diplomato in Informatica e durante i miei studi ho imparato a sciare e ho conosciuto il territorio, Ticino e Grigioni compresi. Dopo il diploma avrei potuto lavorare in ambito bancario, ma ho deciso di conseguire un Master. Oggi vivo tra la Svizzera e Boston, dove la mia compagna svizzera e che ho sposato nel 2007, sta conseguendo un post dottorato ad Harvard”. Come è nata la convinzione della naturalizzazione? “Ho trascorso più tempo della mia vita in Svizzera che in Algeria. Vivevo come gli svizzeri senza esserlo: lavoravo, pagavo le imposte, leggevo i giornali, seguivo i dibattiti politici senza poter dire in qualche modo la mia. Così ho deciso per la naturalizzazione. Ho iniziato la procedura nel 2005 e sono diventato svizzero nel 2008. Nel conseguimento della cittadinanza non ho incontrato particolari problemi, ma la procedura è veramente lunga… Col tempo mi sono abituato ai costi da sostenere e in seguito sono giunti gli incontri con la polizia e con un municipale del mio comune. Il primo è stato un’ulteriore dose di domande che toccavano la mia sfera personale. Per esempio volevano sapere se avrei sposato la mia compagna: ho risposto che forse era il caso che l’avessi prima chiesto a lei… L’incontro con il municipale verteva sulla conoscenza della Svizzera”. Ha trovato lo studio delle materie difficoltoso? “Vieni informato sin dall’inizio che le domande non saranno necessariamente troppo precise. Ma questo dipende dal municipale che hai di fronte. Le domande possono riguardare la Confederazione, i cantoni e i comuni, e questo moltiplica la materia da conoscere: storia, politica, geografia, le “faccende” legate al locale... Chi di voi sa quanti sono i giudici federali o l’altezza esatta del Pointe Dufour…? Altre vertevano sulla Repubblica lemanica e altre ancora di taglio molto locale. Devo dire che mi sentivo molto preparato, come fosse stato un esame al Politecnico. In generale, ho avuto l’impressione che lo scopo non fosse quello di non commettere alcun errore... ma è anche vero che chi non è ben preparato avrà delle difficoltà a superare l’ostacolo del colloquio comunale”. Che cosa significa per lei oggi essere svizzero? “È un arricchimento. Sono svizzero e algerino, e vivo contemporaneamente negli Stati Uniti. Sto cercando anche di apprendere il tedesco e il danese. Quando scrivo lo faccio in francese… Ho in me tutte queste diverse dimensioni che cerco di far progredire, sviluppare. Nella vita quotidiana partecipo alle votazioni, una cosa che ritengo essenziale. Per il resto con il passaporto svizzero non ho nessuna difficoltà a passare la dogana algerina… anche se, in fondo, sono la stessa identica persona di prima...”. Chissà se Hadi Barkat rappresenta un caso più unico che raro oppure è lui – questa volta per davvero – il “modello” del nuovo svizzero. Una “matassa” che cercheremo di dipanare in uno dei prossimi numeri di Ticinosette. Etienne Piguet e Roger Besson, “L’emploi indépendant des personnes issues de la migration en Suisse en 2000”, pp. 111–147, in Migrants et marché du travail en Suisse. Compétences et insertion professionnelle des personnes d’origine étrangère, Neuchâtel, Ufficio federale di statistica, 2005 *

» di Giancarlo Fornasier

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Linguaggio di genere (o degenere)?

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Media

più infantile – sia nel caso in cui colluda che in quello in cui... collida – proprio per sintonizzarsi sul canale comunicativo che gli/le abbiamo proposto. Se invece utilizziamo un tono autoritario, favoriremo una risposta che, a seconda dei casi, potrà essere di contrapposizione (posizione simmetrica), o di evitamento, ma qualche volta anche di soggiacimento (posizione asimmetrica). La quota di consapevolezza che caratterizzerà l’interlocutore in ciascuno di questi casi sarà variabile ma spesso, soprattutto nella fase iniziale dell’interazione, abbastanza poco significativa: in genere, prima reagiamo e poi diveniamo consci della nostra reazione. Ora, se usciamo dall’ambito della sperimentazione ludica, fine a se stessa, per entrare in quello altamente (spasmodicamente?) finalizzato del marketing, la pragmatica della comunicazione umana acquista risvolti un poco più seri. Soffermiamo l’attenzione sul tipo di linguaggio attualmente usato negli spot pubblicitari rivolti al cosiddetto target femminile, confrontandolo con quello indirizzato agli uomini, nel contesto della medesima tipologia di prodotto: quella relativa all’igiene personale. Come sotto“Ogni donna merita attenzioni speciali e un ombretto che «lasci il segno»“. linea Enrico Borrello1, “La pubblicità degli Violenz è la nuova provocatoria parodia di Pubblicità Regresso, la campagna anni Ottanta, quando è diventato possibile di comunicazione sociale delle Acli (www.acli.it) parlare di igiene intima, ha cominciato ad C omunicare è, in termini le sue componenti verbali e aderire a uno stereotipo diffuso: la donna è assoluti, uno degli atti più ef- non) è facilmente riscontrabipiù «sporca» rispetto all’uomo. [...] L’igiene ficaci nell’ambito dell’intera- le, osservando come l’utilizzo intima maschile viene invece costruita su zione umana. Immersi come di certi “toni” nell’ambito di modelli di freschezza, fascino, rilassamensiamo in un flusso informati- una normale conversazione to, virilità. Questa adesione a stereotipi ha vo pressoché costante, costi- tenda a stimolare nel nostro rinforzato il pregiudizio”. E sebbene l’autore tuito dall’enorme quantità di interlocutore, in forma più prosegua, affermando che “questa fase ha messaggi, semplici e comples- o meno esplicita, degli atfinito per mettere in discussione lo steresi, che quotidianamente ci teggiamenti corrispondenti. otipo stesso”, generando il nuovo valore vengono rivolti, è facile che Se, per esempio, nel fornire della “cura di sé”, a chi scrive sembra che, l’incidenza di alcune comuvent’anni dopo, una nicazioni passi inosservata. Una riflessione sul linguaggio usato negli parte consistente degli Tuttavia, i significati veicospot pubblicitari rivolti al cosiddetto target spot relativi all’igielati, soprattutto se reiterati, ne personale utilizfemminile nel contesto dei prodotti relativi zi nel rivolgersi alle come nel caso della comunicazione pubblicitaria, ten- all’igiene personale, e non solo... donne un linguaggio dono a sedimentarsi in noi, piuttosto aggressivo, sollecitando risposte compor- una spiegazione, adottiamo svalutante, e a tratti velatamente intimidatamentali che, proprio per- uno stile condiscendente e torio, con particolare riferimento a quelle ché collocate al di sotto della comprensivo, di sapore vapubblicità in cui una ragazza si ritrova in soglia di coscienza, sfuggono gamente “paternalista”, la situazioni di mortificante imbarazzo sociale in parte al vaglio critico. Il persona con cui parliamo a causa del deodorante sbagliato2. potenziale “condizionante” tenderà inconsciamente ad Questo tipo di comunicazione parte da del linguaggio (inteso nel- assumere un atteggiamento un implicito negativo: quello di sapere


sbiadiscono fino a dissolversi nell’indistinto. L’aspetto più rilevante rimane comunque la diversità dei toni utilizzati nel rivolgersi ai due generi e, a tale proposito, suggerisco un semplice esercizio di igiene, questa volta mentale... Immaginiamo di sostituire le protagoniste femminili degli spot afferenti alla categoria “cura della persona” con un interprete maschile, e vediamo che effetto fa. È possibile che tale operazione consenta di apprezzare in maniera più oggettiva il tipo di comunicazione che ci viene rivolta, mettendone in evidenza i presupposti.

Internet

www.ilcorpodelledonne.net Consultando il sito è possibile visionare il documentario “Il corpo delle donne”, illuminante per comprendere in che modo il modello femminile viene abusato e utilizzato dalla comunicazione pubblicitaria.

» di Mariella Dal Farra

qualcosa di sgradevole sul proprio target; la fase successiva consiste nel far capire che il prodotto pubblicizzato può aiutare a risolvere il “problema”. Il medesimo schema lo ritroviamo in molte pubblicità di alimenti a base di fibre, dove un’interprete donna ci informa con tono complice che mangiando quella cosa tutti i giorni ha ritrovato la propria “regolarità”. In altri termini, sembra che la stitichezza sia una caratteristica costitutiva del genere femminile, così come altre disfunzioni, quali per esempio l’incontinenza precoce e la conseguente necessità di ricorrere a presidi specifici “anche prima dei trent’anni”. Il capitolo “invecchiamento cutaneo” ci conduce a un gradino più alto nell’escalation: in questo caso, alcune delle immagini evocate acquistano una connotazione esplicitamente terroristica, come nei rendering di volti che si crepano ed esplodono, o che

“Pubblicità e piacere: la comunicazione seduttiva” in: Immagini del Piacere, a cura di Maurizio Regosa, ALINEA Editrice, 1999 1

Uno spot trasmesso di recente ha come protagonista una sposa, e recita pressapoco: “Ci vuole poco a rovinare una situazione così speciale...” 2

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Che cosa scelgo questa sera?

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C

on l’arrivo della stagione autunnale le giornate si accorciano, la temperatura scende e la voglia di stare a casa prende il sopravvento. Il nostro comodo divano è pronto ad accoglierci, mentre sul tavolino della sala ci aspetta una buona tazza di tè e i nostri biscotti preferiti da sgranocchiare... Tutto è pronto. Ora dobbiamo solo scegliere che cosa guardare alla televisione: per esempio, un grande evento sportivo in diretta o un classico film d’amore. Oppure la nostra soap opera preferita, un documentario dedicato a un paese lontano o al regno animale. E se invece volessimo rilassarci con le novità del panorama musicale o passare la sera in compagnia dei nostri bambini

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» testimonianza raccolta da Nicoletta Barazzoni; fotografia di Igor Ponti

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malattia ha messo in evidenza dei tratti del mio carattere che ignoravo del tutto. Non mi sono mai sentita superficiale anche se senza rendermene conto restavo in superficie. Oggi vivo sola, una vera single ma la solitudine non mi pesa. Si può essere molto soli anche stando in una coppia. Ho acquisito una maggiore consapevolezza. Così come difendo il mio desiderio di autonomia. Me la cavo bene. Un tempo cercavo la mia felicità attraverso la presenza di un compagno, anche se ho sempre avuto un rapporto conflittuale con gli uomini, cosa che mi rendeva irrequieta e instabile. Cercavo di riAutonomia e felicità sono le conquiste solvere con un uomo quello che la contraddistinguono dopo l’inter- che non ero mai riuscita a vento chirurgico all’occhio sinistro. Da risolvere con mio padre. Trovare l’uomo della mia vita per anni è ipovedente. Una condizione che essere felice? Il buddismo mi l’ha portata a guardare in profondità ha aiutata a capire che la vera felicità è dentro di me e che la molti aspetti della vita devo risvegliare. Per assurdo ci teriali della vita. Quelle che vedo molto meglio oggi di ieri. Ciò che non vediamo spesso sono felicità vedo visivamente lo percepisco, lo intuisco, illusorie. Sono serena perché lo ascolto attraverso i movimenti, i rumori ho imparato a vedere oltre o i contorni. Un gioiello, per esempio, non le apparenze. Una volta mi lo vedo ma sento che è particolare. E questo sentivo malinconica, triste, mi capita anche con le persone. Riesco a ripiegata su me stessa. percepire il loro cuore. Vengo da una famiglia cattoliMi piace mantenermi giovane. Ho 58 anni, ca. Ho avuto un rapporto conuna figlia di nome Laura e la giovinezza flittuale con mio padre che ho nel cuore. Posso essere criticata perché il amato tantissimo. Ho vissuto mio modo di vestire è giovanile. Sogno e male la mia femminilità per non rinuncio al mio sogno. Vorrei trovare cui non ho mai potuto essere un amore grande? So che non potrei essere veramente me stessa. Volecompleta ma non ho paura di viverlo. Mi vano che rispondessi al loro sento spesso dire che sono allegra, luminosa modello. Certo la disgrazia e positiva. Lo sguardo degli altri lo vivo attrache ho subito mi ha cambiata verso l’incontro di persone che mi vogliono profondamente. Avevo degli bene. Chi non mi conosce mi giudica frivola? occhi bellissimi e uno sguarNonostante viva la mia vita con spirito libero do espressivo. Mi sono vista ho una parte molto seria di me. Oggi, assapobruttissima. Mi sono sentita rare la libertà significa sentirmi appagata. Lo persa. Vedendo solo da un specchio non mi fa paura, anzi mi avvicino occhio il mio punto di vista a lui con passo amichevole, davanti a lui è cambiato. Ho cercato un mi vedo bella. Per ritrovarsi bisogna prima nuovo modo di vedere l’altra perdersi? Non dico che si deve perdere a tutti metà di me stessa. Dovevo i costi, però nel mio caso avevo bisogno di continuare a vivere e mi souna prova forte per ritrovarmi. Un punteggio no trovata a fare una scelta: da uno a dieci? Direi un otto. Numero in piangermi addosso e comlettere palindromo e simbolo dell’infinito? È patirmi o reagire malgrado vero caspita! Non è un caso! Ecco di nuovo tutto, cercando dentro di me il buddismo. La morte mi fa ancora un po’ la forza per rinascere. Con il paura perché non la conosco. Ma forse è inumio problema, il rischio era di tile temerla perché noi siamo eterni. Bisogna sprofondare nella depressione piuttosto cercare di vivere rettamente perché e nell’isolamento. Invece la si muore come si è vissuto.

Anna Romeo

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uando ho perso la vista dall’occhio sinistro mi è crollato il mondo addosso. La sofferenza è stata immensa. È successo a 37 anni in seguito a un distacco della retina. Ho subito un intervento chirurgico al quale ha fatto seguito un’emorragia. Dopo alcuni anni, si è ammalato anche l’altro occhio con una degenerazione della macula. Da allora sono ipovedente. Le distorsioni dell’immagine si sono acutizzate con gli anni. Oggi vedo sfuocato, non scorgo le persone e non riesco a leggere e a scrivere. Non colgo i dettagli anche se riconosco le persone dalla sagoma, dal loro modo di camminare. Mandare e ricevere un sms richiede parecchi sforzi. Con le nuove tecnologie ho potuto comunque mantenere le mie abitudini, per esempio per leggere ricorro a un macrolettore con telecamera, mentre per scrivere al computer utilizzo la sintesi vocale. Ho perso una parte di me: la vita si è complicata nelle cose più piccole, ma da un altro punto di vista mi sono arricchita. Ho sempre avuto uno spirito combattivo anche se prima di perdere la vista non me ne rendevo conto. Dopo la malattia ho avuto la fortuna di incontrare il buddismo verso il quale ho avvertito amore a prima vista. Ho ritrovato me stessa. Il buddismo rispecchia il mio modo di essere. Sono otto anni che pratico, ripetendo una frase (nam myo ho renge kyo) che è la legge universale dell’insegnamento buddista. Ringrazio la mia malattia per avermi avvicinata a questa filosofia di vita perché prima ero distratta da avvenimenti e da cose superficiali. Seguo il buddismo per rifugiarmi e per non sentire la solitudine e la rabbia? Non è un rifugiarsi. È il desiderio di cercare altro, perché molte cose non le possiamo vedere con gli occhi. Rispetto al passato mi sento in armonia e molto più felice. Ho capito che la gioia non dipende dal vedere o dal non vedere tutte le cose ma-

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Lezioni di vite

di Giorgio Carretti; fotografie di Roberto Buzzini

Amo sulla tavola, / quando si conversa, / la luce di una bottiglia / di intelligente vino. Lo bevano; / ricordino in ogni / goccia d’oro / o coppa di topazio / o cucchiaio di porpora / che l’ autunno lavorò / fino a riempire di vino le anfore, / e impari l’uomo oscuro, / nel cerimoniale del suo lavoro, / a ricordare la terra e i suoi doveri, / a diffondere il cantico del frutto (Pablo Neruda, “Ode al vino”)


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empo fa, in una notte di fine estate, tiepida e senza luna, ho percorso le strette viuzze che corrono fra le vigne del Mendrisiotto. Fruscii e rumori di piccoli animali, forse un riccio o un gatto, anticipavano di continuo il mio cammino. Al di là dei muretti antichi che tracciano il percorso, e che tanto fanno assomigliare il Ticino a una piccola Toscana, dai filari carichi di grappoli giungeva il profumo intenso e un po’ cruento dell’uva matura. “Ci siamo”, ho pensato fra me, “l’autunno è alle porte, si vendemmia”. È in questo passaggio stagionale che, da quando gli uomini coltivano la vite, si celebra l’iniziazione alla vita, l’atteso sacrificio che segna il volgere dall’estate, stagione votata all’ozio e alla pienezza, alla malinconia dell’autunno. La vendemmia, con lo spoglio dei filari, agisce del resto profondamente anche sul paesaggio che da un giorno all’altro ritroviamo nudo e impoverito. Meditando, andavo così ad aggiungere un ultimo tassello alla lunga teoria di fatti, più o meno importanti, che hanno segnato l’anno, il cinquantunesimo di un’esistenza, la mia, che sempre più spesso mi appare come un’inesorabile emorragia di tempo. E a ben vedere, il tempo, il sangue e il vino sono sempre stati in qualche modo connessi. Perché è certo che la vendemmia, nel suo inamovibile ricorrere, concentra in sé molteplici simboli e significati. Perché se metaforiziamo la terra a corpo, a sostanza originaria, allora il vino si fa sangue, linfa psicotropa e vitale, capace di elevare e guarire ma anche di ferire e sconvolgere. In antichità e nel corso del Medioevo, il vino era sì fonte di ebbrezza e strumento indispensabile per sopportare la fatica di un’esistenza sottoposta a costanti rischi ma, al contempo, era una bevanda “sicura”, “vitale” dal punto di vista alimentare perché igienizzata rispetto all’acqua, che il più delle volte risultava infetta e fonte di malattie mortali. L’EDUCAZIONE DELLA VITE Ma per giungere pronti all’appuntamento autunnale la vigna richiede nei mesi precedenti un costante lavorio: deve essere educata e con delicata decisione ricondotta alla sua vocazione. A partire dalla sgemmatura (che nei trattati medievali scritti da Piero de’


La vigna si popola. Con l’approssimarsi dell’estate e in vista della vendemmia si moltiplicano gli interventi di “correzione” e sistemazione dei grappoli (detti anche “operazioni al verde”). Gli strani sgabelli a triciclo che si vedono nell’immagine consentono agli operatori di muoversi più comodamente lungo i filari evitando posizioni scomode. (Cantina Kopp von der Crone Visini, Barbengo)


Crescenzi e Paganino Bonafede veniva detta anche scacchiatura o mondatura) e dalla sistemazione dei tralci nei loro sostegni, attività indispensabili che necessitano dell’intervento diretto e manuale dell’uomo e che si effettuano solitamente a maggio. Senza queste operazioni verrebbe a mancare la corretta

ripartizione delle gemme e, di conseguenza, l’ottimale distribuzione dei grappoli che invece amano l’aria, il sole ma hanno come nemiche giurate le muffe. I mesi di giugno e luglio li si dedica invece alla cimatura delle estremità e, successivamente, alla sfogliatura e all’eliminazione dei grappoli in eccesso.

Un’operatrice durante la fase di sgemmatura. Lavoro delicato e di grande pazienza, in alcune regioni italiane era in passato tradizionalmente affidata a personale femminile. (Cantina Kopp von der Crone Visini, Barbengo)


Il fine è analogo: arieggiare, ottimizzare il numero dei grappoli e allontanare il rischio rappresentato dai funghi. Ma non solo: l’esposizione al sole dei grappoli favorisce la concentrazione degli zuccheri riducendo la componente acida. Il merlot, in particolare, di cui il Ticino è prodigo, richiede un’attenta operazione di sfogliatura che, essendo eseguita a mano (esistono anche macchine appositamente inventate ma la precisione lascia un po’ a desiderare), richiede tempo e una buona dose di pazienza, virtù che sarà poi ampiamente ripagata a settembre con un raccolto qualitativamente interessante. Tutto qui…? No di certo. L’arte di coltivare la vite nasconde un’infinità tale di sottigliezze che solo il lungo mestiere e l’esperienza possono rivelare pienamente. Ecco allora che la sfogliatura, attuata in modo diverso sui due versanti dei filari a seconda della loro esposizione, mira a regolare con precisione quasi matematica i rapporti fra soleggiamento, arieggiamento e ombra. Con l’arrivo della primavera si rende poi necessario anche il taglio dell’erba che spontanea cresce tra i filari e che deve essere eseguito ripetutamente fino al tempo della vendemmia. Restano gli imprevisti, davvero misteriosi, legati al clima e alle

sue bizzarrie capaci di mutare una stagione promettente in un disastro e viceversa. Ma qui l’uomo c’entra poco. Meglio accettare le conseguenze e le sorprese che la natura ancora può riservare a un’attività che, nelle migliori delle ipotesi, ha mantenuto una sua integrità e la capacità ultima di affidarsi al corso degli eventi %

Le rose fra i filari fungono da “spie” in grado di segnalare l’ingresso di parassiti. Secondo altri, il loro profumo si trasmetterebbe al bouquet del vino. Certamente, con la loro presenza ingentiliscono l’aspetto estetico del vigneto. (Tenimento dell’Ör, Arzo)

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MICHAEL T HONET (Boppard,  luglio  – Vienna,  marzo ) Ebanista austro-ungarico, è stato uno dei protagonisti del design della Victorian Age. La n°  è il prodotto che diede a Thonet e alla sua società grande fama e prestigio.

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    

Prego, sedetevi pure, pensate che dopo tutti questi anni non vi regga più? Vi sbagliate, è solida, funzionale e non dimostra i suoi  anni. Prima di voi vi si sono accomodati in tanti: Brahms, per suonare il piano e Lenin, per scrivere i suoi trattati politici; i generali alleati e tedeschi, per firmare l’Armistizio nel , Marylin Monroe, nei film di Billy Wilder e milioni e milioni di altre persone nei caff è di tutto il mondo. L’avete riconosciuta? È la sedia Thonet n° , che quest’anno festeggia un secolo e mezzo di gloriosa vita | T P.  |  GIORGIA R ECLARI |

VIENNA | Era il  quando l’ebanista tedesco Michael Thonet – dopo vent’anni di infruttuosi tentativi – inventò nel suo laboratorio a Vienna un innovativo sistema di curvare il legno con il vapore e creò una sedia semplice e geniale, sobria e leggera, la numero  del suo catalogo. “Nessuna è più elegante di lei” avrebbe detto anni dopo Le Corbusier. Composta di soli sei pezzi e dieci viti, era venduta smontata e veniva assemblata in poche mosse sul posto. Vi suona famigliare? Esatto, Thonet ci arrivò oltre un secolo prima dei soliti svedesi. In effetti, tutto il processo di produzione era geniale e innovativo e rappresenta il primo esempio di design industriale e di produzione di massa. Nella fabbrica fondata in Cecoslovacchia, Thonet impiegava i contadini della zona e ognuno si occupava di una singola fase del processo. Famigliare anche questo?

Ford l’avrebbe introdotto su vasta scala cinquant’anni dopo… Le sedie smontate erano spedite in scatole da un metro cubo, ognuna conteneva  sedie, che venivano assemblate e verniciate nelle succursali Thonet in tutto il mondo. Il successo della n°  superò in pochi anni qualunque previsione, assumendo ben presto una dimensione globale e rendendola la sedia da bistrot più diffusa. Si calcola che ne siano state vendute  milioni solo tra il  e il . Un record mai più raggiunto da un oggetto di design e che si può spiegare in parte con il prezzo estremamente concorrenziale: costava  Schillings, l’equivalente di  uova. La sua linea elegante e essenziale rispondeva inoltre al nuovo gusto che andava diffondendosi in Europa alla fine dell’Ottocento, lo Jugendstil, simbolo della modernità in contrapposizione con la cultura ottocentesca.

Naturalmente il successo di Thonet non passò inosservato e ben presto – in particolare dal , anno in cui Michael e i cinque figli rinunciarono al brevetto – sorsero un po’ ovunque altre industrie che producevano copie dei suoi mobili. Dopo la Seconda guerra mondiale, nessuna azienda Thonet presenta più in catalogo la n°  e la sua sopravvivenza in quegli anni è garantita proprio dagli imitatori. In seguito, dopo che l’azienda si è frammentata in varie società nazionali, la celebre sedia è stata reintrodotta nei cataloghi di Thonet Germania, dove è ancora presente con il nome . Quindi, sedetevi pure, vedete bene che non è invecchiata; anzi, in occasione del suo ° compleanno sono state create anche delle edizioni speciali. Solo che, se volete portarvela a casa, oggi non bastano più  uova ma più di  dollari… il prezzo della celebrità.


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Il passaggio della Luna nell’amico segno dei Gemelli provocherà un incremento delle relazioni sociali assieme a un rinnovato interesse verso alcune questioni culturali. Momenti di creatività.

Fase ideale per realizzare un progetto con la collaborazione di un amico. Evitate di mostrarvi eccessivamente aggressivi. Se sarete in grado di “moderarvi” riuscirete a essere molto più convincenti.

Tra il 7 e il 9 ottobre la Luna sarà di transito nel vostro segno e così potrete godere di una serie di occasioni professionali. Ricordatevi che per assaporare il nuovo, spesso occorre gettare il vecchio.

Periodo fecondo e foriero di incontri inaspettati che produrranno stimoli e crescita personale. Se non siete soddisfatti questo è il momento buono per rompere psicologicamente con la consuetudine.

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Marte transita nella vostra dodicesima casa solare. Se non riuscite a canalizzarvi verso un obiettivo determinato durante questo passaggio potreste andare incontro a un periodo di frustrazioni.

Vi sentirete stimolati a rompere con gli schemi di una vita troppo soffocante. Con Saturno e Urano in opposizione, i nati nella terza decade corrono il rischio di andare incontro a situazioni di forte stress.

Evitate l’impulsività, potreste crearvi dei nemici e alienarvi la simpatia di qualche superiore. Cercate di canalizzare le vostre energie verso un obiettivo preciso. Giove comunque è sempre con voi.

Eventi e occasioni inaspettate provenienti da un luogo esterno. Durante questa prima fase di ottobre i nativi nella terza decade riusciranno a mostrare aspetti della loro personalità sconosciuti agli altri.

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Luna storta tra il 7 e il 9 ottobre. Problemi di comunicazione con il partner. State attenti alle persone superficiali, specialmente se si tratta di vostri colleghi di lavoro. Cercate di rilassarvi con qualcosa di leggero.

Forte calo energetico getico causato to dal da transito di Marte. Anche se sentite l’esigenza di farvi valere, fatelo in modo di non urtare gli altri. Impegnatevi nelle attività professionali più consone alla vostra personalità.

Luna favorevole tra il 7 e il 9 ottobre. Grazie a questo passaggio potrete spassarvela con il vostro partner. Avanzamenti professionali per i più creativi. Non trascurate la lettura e l’approfondimento.

Dal 4 ottobre in poi, grazie agli influssi di Marte e Urano, troverete il coraggio di liberarvi delle inibizioni abbattendo ogni barriera. Di conseguenza, potrete compiere azioni davvero straordinarie

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» a cura di Elisabetta

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Âť illustrazione di Adriano Crivelli


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Orizzontali 1. Irritarsi, stizzirsi • 10. La nota Cassini • 11. Cittadina vodese (Y=I) • 12. Pari in sgarbi • 13. La linea del musicista • 15. Il nome di Bennato • 16. Nel centro di Pisa • 17. Precede Vegas • 18. Sbagliati • 20. C’è quel del vero • 22. Attraversa Berna • 23. Particella nobiliare • 24. Il nome di Fleming • 25. Oriente • 27. Essa • 28. Molte • 29. Le iniz. di un Luttazzi • 30. Pron. personale • 32. Fiume francese • 33. Metallo alcalino leggerissimo • 36. Cons. in liuto • 37. Le iniz. della Muti • 38. Gare per cow-boy • 40. Fu ucciso nel bagno • 43. Cifra da definire • 44. Le parcelle dei professionisti • 46. Il Ticino sulle targhe • 48. Romania e Thailandia • 49. Epoche • 50. Armadio centrale • 51. Tante erano le Grazie • 53. Nota musicale • 54. Andate in poesia • 55. Le Lipari • 56. Squadra... inglese.

19. Anfiteatro • 21. Far riprendere i sensi • 26. Pugnalata • 31. Due nullità • 34. Segno zodiacale • 35. Conosciuti • 39. La prima nota • 41. Caverna oscura • 42. Si nutrono di lana • 45. Colpevoli • 47. Come sopra... • 50. Né tue, né sue • 52. Art. spagnolo.

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Verticali 1. Così era chiamato Josef Mengele • 2. Collega l’Egeo e il Marmara • 3. Detestabile • 4. Malta e Italia • 5. Listelli di cioccolata • 6. Un gatto dal pelo lungo • 7. Cattivo • 8. I confini di Sonvico • 9. Irreali • 14. Li usano i pompieri • 16. Istituto Tecnico •

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ERRATA CORRIGE Causa errore tecnico sul numero 40 è stato riportato lo stesso cruciverba apparso sul numero 39. Ci scusiamo con i lettori per l’inconveniente.

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Ticino7  

Numero 41 - Settimanale della Svizzera italiana

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