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17 | VII | 09

numero

L’appuntamento del venerdì

Corriere del Ticino

laRegioneTicino

Giornale del Popolo • Tessiner Zeitung

CHF. 2.90

con Teleradio dal 19 al 25 luglio

»

Reportage - Monza, città reale • AGORÀ Pedofilia e web • MEDIA Festival Letteraltura • PECCATI Gola


Âť illustrazione di Adriano Crivelli


numero 30 17 luglio 2009

Impressum Tiratura controllata 90’606 copie

Agorà Pedopornografia in rete. Una ragnatela vergognosa Media Festival Letteraltura. Lettere sulla montagna Peccati La gola

DI

FRANCESCA RIGOTTI

GIANCARLO FORNASIER

FRANCESCA RIGOTTI

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Chiusura redazionale

Vitae Mauro Arrigoni

Editore

Reportage Monza, città reale

Direttore editoriale

Tendenze Sole sì, ma con prudenza!

Redattore responsabile

Astri / Giochi

DI

DI

DI

GAIA GRIMANI

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Venerdì 10 luglio Teleradio 7 SA Muzzano

DI

R. ROVEDA; FOTO DI REZA KHATIR DI

PATRIZIA MEZZANZANICA

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Peter Keller

Fabio Martini

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4 6 7 8

33 38 39

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor Reza Khatir

Amministrazione via San Gottardo 50 6900 Massagno tel. 091 922 38 00 fax 091 922 38 12

Direzione, redazione, composizione e stampa Società Editrice CdT SA via Industria CH - 6933 Muzzano tel. 091 960 31 31 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

Stampa

(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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Libero pensiero Gentili redattori, vi scrivo per informarvi del mio disappunto per il consistente restringimento di cui è stato oggetto il settimanale da voi condotto. Devo ammettere che all’inizio del cambiamento di Ticinosette avevo manifestato qualche dubbio. Con il tempo però ho imparato ad apprezzare il giornale sia per gli argomenti, molto più “a fuoco” rispetto al passato, che per le fotografie che sono sempre particolarmente belle. Insomma, non è solo una questione di eleganza ma anche di sostanza, almeno a mio parere. Aver quindi visto scendere le pagine mi è dispiaciuto molto, soprattutto per quanto riguarda la prima parte della rivista che conteneva articoli sempre interessanti. Non conosco con precisione le ragioni che hanno portato a questa scelta anche se suppongo siano le stesse che hanno causato il “restringimento” del Corriere e di altri quotidiani e giornali ticinesi e non. Sono di quelli che credono ancora nel piacere della lettura che, diversamente dalla televisione, si adatta ai ritmi di ciascuno e consente di approfondire meglio gli argomenti, aspetti che il mezzo televisivo annulla per le sue stesse caratteristiche. Nella speranza che il futuro vi consenta di tornare sui vostri passi, vi faccio i complimenti e vi saluto. G.T., Mendrisio

In copertina

Monza. La facciata della chiesa di Santa Maria in Strada, eretta tra il 1348 e il 1368. Fotografia di Reza Khatir

Egregio lettore, la ringrazio innanzitutto per le sue parole di apprezzamento. Le ragioni del “restringimento” di Ticinosette sono state da me spiegate in diverse occasioni e, come lei giustamente sostiene, sono riconducibili alla contingente fase recessiva. Il calo delle inserzioni pubblicitarie conseguente alla crisi globale sta infatti colpendo quotidiani e periodici un po’ dovunque nel mondo, cantone compreso. Non si è trattato dunque di una scelta compiuta “alla leggera” né tanto meno di un’iniziativa mossa da motivi meramente economici. Ridurre Ticinosette di qualche pagina significa in questo momento assicurarne la continuità e la sopravvivenza. Credo inoltre, che pur nella sua versione ridotta, la redazione sia riuscita a mantenere integri lo spirito e il concetto che hanno ispirato la nuova veste del settimanale fin dal suo esordio. Le rubriche come Agorà, Vitae, Reportage e Tendenze, che sono un po’ i pilastri su cui poggia l’impianto editoriale del giornale, sono ancora lì, a conferma di quanto appena detto. Certo, la prima parte sta un po’ soffrendo in questo momento, ma giungeranno certamente tempi migliori e con essi la possibilità di un ampliamento adeguato alla auspicata crescita delle inserzioni pubblicitarie. Cordiali saluti Fabio Martini

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Agorà

L’

inchiesta denominata “Tornado”, inizialmente legata alla malavita bielorussa e al riciclaggio di denaro, si è conclusa alla fine di giugno. Risultato: nella sola Svizzera oltre 200 persone (tra i 20 e i 40 anni) passibili di condanna, di cui sette nel nostro Cantone. Contro di loro si profila una condanna con decreto d’accusa: reato di pornografia. Tra i protagonisti, l’onnipresente Internet: erano infatti 300 i siti a pagamento gestiti dall’organizzazione criminale. La facilità con la quale oggi è possibile diffondere e accedere a immagini e filmati attraverso la rete ha inevitabilmente “aiutato” chi nella pornografia è attore principale o consumatore finale. La grande quantità di materiale prodotto coinvolge spesso persone appartenenti alla stretta cerchia familiare o vicine alle vittime, senza dimenticare immagini catturate da chi pratica il turismo sessuale o dai clienti di fanciulli costretti a prostituirsi. Materiale poi scambiato e venduto attraverso siti commerciali, all’interno di gruppi chiusi o ancora attraverso sistemi peer-to-peer (una rete informatica dove i clienti sono anche prestatori di servizi). E l’inchiesta “Tornado” è solo una conferma di come dietro a tutto ciò si nascondano reti criminali, pronte ad arricchirsi sulle spalle di fanciulli… e sostenute dalla vasta cerchia di affezionati “clienti”.

Il SCOCI e la Legge Come nel resto del mondo, anche in Svizzera esiste un Servizio nazionale di coordinazione per la lotta contra la criminalità su Internet (SCOCI) che dipende dall’Ufficio federale di Giustizia e polizia. Fra i suoi ambiti di indagine rientrano sia la pornografia definita dura (come atti sessuali con bambini e animali), ma anche rappresentazioni di scene violente, estremismo, razzismo e, tra gli altri, l’accesso illecito a sistemi informatici e il commercio illegale di armi. È l’articolo 197 del Codice penale (CP) dedicato alla pornografia a indicare quali forme e usi sono vietati. Dopo un primo esame dei dati a disposizione il Servizio trasmette le informazioni alle autorità competenti per il perseguimento penale in Svizzera e all’estero. Un ruolo importante lo ricoprono i privati cittadini che attraverso un formulario (“Meldeformular”; disponibile sul sito www.scoci.ch, dove è possibile scaricare anche il Rapporto d’attività 2008) possono comunicare e segnalare siti sospetti. Ma è necessario fare molta attenzione: la ricerca di prove è infatti compito esclusivo della Polizia e il possesso di materiale pedopornografico è perseguibile penalmente. Meglio dunque non scaricare e stampare

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Una ragnatela vergognosa

Pedofilia: violenza psicologica e fisica, un cocktail devastante. Dal 2001 è attivo il Servizio nazionale di coordinazione per la lotta contro la criminalità su Internet (SCOCI). Perché nel web oggi la criminalità realizza grandi profitti... sulle spalle di innocenti materiale di qualsiasi tipo contenente pornografia dura, anche se spinti solo dal desiderio di completare la denuncia presentando delle prove. Nel 2008 questa collaborazione ha permesso l’identificazione in Svizzera di oltre 120 consumatori di pedofilia (fonti SCOCI). Una cifra che, grazie anche a nuovi strumenti tecnici sviluppati in collaborazione con altre organizzazioni – come l’Associazione Action Innocence – nel 2009 è destinato ad aumentare. La cronaca conferma come il Ticino non sia immune al fenomeno: solo per questioni puramente numeriche e demografiche cantoni maggiormente popolati registrano il maggior numero di casi... La testimonianza Per meglio capire come funziona e quali problematiche pone l’attività di ricerca e indagine, abbiamo incontrato Christian Ambrosini, 36 anni, attivo presso il SCOCI dal 2005: “Il nostro Servizio, nella sua struttura attuale, è stato creato nel 2003 e conta 9 collaboratori: 5 impegnati al Monitoring (uno dei settori che formano il Servizio; gli altri sono il Clearing e l’Analisi, ndr.), tre giuristi e un analista – ci dice Ambrosini –. Tra i nostri impiegati tutti si occupano giornalmente dei reati legati alla pornografia infantile in Internet. Fra le sue funzioni, il nostro Ufficio annovera pure quella di «sportello virtuale»: attraverso un apposto formulario chiunque ha la possibilità di comunicarci infrazioni o contenuti sospetti rilevati in rete. Tali segnalazioni spaziano dagli spam (messaggi pubblicitari indesiderati spediti in massa, ndr.) alla pornografia, dalle truffe al commercio di armi, dagli episodi di estremismo alla pedofilia. Il nostro compito è quindi quello di analizzare ogni singola comunicazione e procedere a un’analisi tecnica e legale dei contenuti segnalati, prima di eventualmente trasmettere il caso alle competenti autorità di perseguimento penale. Circa il 16/18% di tali annunci riguardano la pornografia infantile, un valore pressoché costante negli anni. In netta crescita invece truffe e criminalità economica. Parallelamente, il Monitoring esegue quelle che si definiscono «ricerche attive», e ciò esclusivamente nell’ambito della lotta alla pedofilia, con una presenza mirata in settori quali chat, forum, social network, reti di peer-to-peer”. In particolare, il monitoraggio legato ai reati riferibili alla pedopornografia costringe il personale a confrontarsi con immagini di violenze e soprusi. Rispetto a questo gli operatori hanno una formazione generica, anche se sono degli “specialisti con alle spalle percorsi formativi e professionali differenti. Alcuni sono poliziotti, altri giuristi, ingegneri informatici, specialisti di rete, giornalisti, docenti – prosegue Ambrosini – : è però vero che vi


la pedofilia online. Il Servizio può inoltre contare sul prezioso contributo di varie Ong, come la ticinese Sos Infanzia e la siciliana Telefono Arcobaleno (per quel che concerne le più attive in lingua italiana) che hanno superato quota 5.000 segnalazioni e tutte inerenti la pornografia infantile. “I nostri operatori, nell’ambito delle ricerche attive, non si concentrano tanto sui siti ma sugli individui, cercando cioè di stanare chi scambia, offre o produce materiale illegale e chi cerca di adescare potenziali vittime” ci dice Ambrosini, confermando come per tutti i reati effettuati sul web, il problema maggiore è la tracciabilità, non solo delle persone ma anche del paese dove il sito è stato attivato. In percentuale, quante di queste segnalazioni sono perseguibili in Svizzera e quante vengono segnalate a polizie di altri Paesi? “Per quel che concerne le ricerche attive, il tasso si avvicina al 100%. Lo scorso anno, sono

stati oltre 120 i dossier di sospetto consegnati alle varie polizie cantonali. Più complesso il discorso riguardante i siti dato che, come dicevamo, questi sono essenzialmente ospitati all’estero. Da qui l’importanza di una puntuale collaborazione internazionale, anche se non va negata la presenza di alcuni paesi «problematici». Tutti i casi di pedofilia vengono comunque trasmessi alle autorità competenti e all’Interpol”. Un’infamia senza confini Difficile dunque stilare una classifica dei paesi maggiormente coinvolti “perché i criminali sono molto ben organizzati e reattivi – precisa il nostro interlocutore –. Recenti studi effettuati da organizzazioni non governative, e in particolare da Telefono Arcobaleno, hanno comunque evidenziato che i maggiori consumatori sono concentrati

nell’area del G8, i produttori principalmente in quella dell’Europa orientale. È comunque un fenomeno planetario”. E fra gli imputati non potevano non mancare le community online… “In effetti assistiamo a un incremento dei casi riguardanti i social network, ma le possibilità sono molteplici e assicurare una presenza costante è semplicemente impossibile. Per questo noi intendiamo mettere l’accento sulla prevenzione. Internet non va demonizzato, è uno strumento con infinite risorse, ma contiene dei pericoli e gli utenti vanno educati – tiene a precisare Ambrosini –. Il web è divenuto un vettore per certe forme di criminalità e ha contribuito alla comparsa di nuove. Come detto, un monitoraggio assoluto è semplicemente utopico, vuoi per la vastità del territorio virtuale, vuoi per determinati limiti tecnici e legali. È comunque vero che certi strumenti legati allo sviluppo delle nuove tecnologie, per esempio le borse di scambio peer-to-peer, se da un

lato hanno favorito il traffico di materiale pedopornografico, dall’altro consentono alle forze di polizia di identificare un gran numero di consumatori di tale materiale. La problematica è sempre esistita, ma Internet ha indubbiamente accelerato il fenomeno. Basti pensare alla facilità di entrare in contatto con possibili bersagli o con persone intenzionate a scambiarsi esperienze o materiale illegale. Internet è un terreno fertile, ma di certo non va abbassata la guardia nella vita per così dire «reale»...”. Prevenzione ed educazione, due concetti fondamentali… “Certo: il «non accettare una caramella da uno sconosciuto» deve essere adattato anche al mondo virtuale”. Il mostro in casa Qual è, se esiste, la tipologia tipica del pedofilo in rete, chiediamo. “Non esiste, almeno per quel che concerne le esperienze accumulate sulla base dei nostri casi, un ritratto del pedofilo tipo e a dire il vero questo aspetto non è per noi determinante – ci risponde Christian Ambrosini –. Molto più importante è capire il loro modo di pensare, di agire, così da risultare più efficaci nel nostro lavoro. Le nostre ricerche hanno evidenziato persone di ogni età, appartenenti alle più disparate sfere sociali. Nella nostra rete sono finiti anche medici, docenti e poliziotti...”. È noto che spesso l’ambiente familiare è il luogo privilegiato nel quale il pedofilo si muove. Quanti dei reati da voi segnalati alle autorità penali in Svizzera hanno quali vittime membri della stessa famiglia dell’autore? “Noi non siamo a conoscenza dei dati personali. Forniamo invece alle polizie cantonali le informazioni necessarie all’identificazione del sospettato. Alle autorità penali e giudiziarie chiediamo poi un resoconto per fini statistici, ma non tutti i Cantoni ci forniscono quanto richiesto, per cui azzardare un dato sarebbe scorretto. È comunque risaputo che la maggior parte di simili reati avviene nell’ambito familiare…”. E come per la pornografia più in generale, vi sono persone che utilizzano immagini e filmati, altre che le producono. Sono ruoli che coincidono? “Non tutti i consumatori sono produttori – precisa Ambrosini –, anche se va detto che chi crea la domanda è responsabile di alimentare il mercato e quindi anche la produzione. Succede però, purtroppo non di rado, che durante una perquisizione fra le varie immagini scaricate dalla rete si scoprano anche fotografie e video prodotti dallo stesso sospetto. Ma ogni situazione è un caso a sé… Ovvio comunque che, se l’oggetto di un’inchiesta è un padre di famiglia, si procederà a un’analisi approfondita del contesto poiché in una simile situazione i figli potrebbero essere in pericolo”. E che pericolo…

Agorà

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» di Giancarlo Fornasier; illustrazione di Danila Cannizzaro

è chi manifesta il desiderio di approfondire le proprie conoscenze seguendo specifiche formazioni, siano esse a carattere tecnico, giuridico o inerenti gli aspetti psicologici del fenomeno”. Ci si potrebbe chiedere se non risentiate psicologicamente di quello che vedete… “Siamo sorretti da un servizio psicologico – puntualizza il nostro interlocutore –, che è a nostra disposizione in caso di bisogno. Dei colloqui sono inoltre pianificati a scadenze regolari. La partenza di colleghi è rara e comunque mai motivata dal materiale con il quale siamo confrontati. Anzi, una volta presa coscienza dell’importanza del nostro lavoro, la motivazione non fa che crescere compensando una comprensibile dose di stress”. Solo lo scorso anno dal pubblico sono giunte in totale oltre 6.500 comunicazioni: quasi un quinto di queste riguardava


A differenza delle acque che

per dar luogo a interesse e uniscono (mare nostrum), ammirazione nei confronti le montagne innalzano un della bellezza delle vette, delsommo bene: l’alto è il luogo della verità, confine che respinge e am- le piante e degli animali di della giustizia e della virtù, mentre al basso monisce l’uomo nella sua montagna – aquile, lupi, orsi competono menzogna, ingiustizia, peccato, piccolezza creando opposi- – e della vita dei suoi abitanti male. Tutto questo, ancora, è molto naturale, zioni che dividono: aldiqua/ umani, contadini e pastori. in quanto, come fa dire Umberto Eco a un aldilà (transalpino e cisalpi- Chi va in montagna lotta suo personaggio, Lisa, ne Il pendolo di Founo), sopra/sotto, tutto (mas- con la fatica e riconosce la cault “alto è meglio che basso, perché se stai siccio) e parte (monte), fuoco propria impotenza, ma ambia testa in giù ti viene il sangue alla testa, pere ghiaccio, luce e ombra, alto sce soprattutto a prospettive ché i piedi puzzano e i capelli meno, perché e profondo. più ampie: l’ascesa al monè meglio salire su un albero a coglier frutti Nella sua altezza e irraggiun- te è anche ascesi filosofica, che finire sottoterra a ingrassare i vermi, gibilità la montagna è meta- purificazione spirituale. Gioperché raramente ti fai male toccando in alto fora del sacro: impone timore, vanni Climaco, un monaco (devi essere proprio in solaio) e di solito ti fai chiede rispetto e venerazio- medievale, descrisse nella male cascando verso il basso, ed ecco perché ne all’osservatore che guarda sua Scala del Paradiso la salita l’alto è angelico e il basso diabolico”. verso l’alto il monte che lo al monte Athos come avviaPersino un’altezza elevata è sublime tanto trascende. In una sinergia tra mento all’esercizio mistico quanto una grande profondità – per sfiorare lo spirito delle montagne e lo della purificazione dell’anima un tema che è stato toccato da Remo Bodei spirito del sacro di dèi e pro- nella sua ascesa alla vetta. nel corso dell’edizione 2009 del Festival Lafeti, dominano, sulle cime dei Bizzarro è anche il caso che go Maggiore Letteraltura che si conclude il monti, scenari sullo sfondo 19 luglio – ma mentre dei quali vengono recitati i Nella loro monumentalità le montagne ap- questa si accompagna miti fondativi delle religioni: paiono al nostro universo concettuale quali a una sensazione di per l’Antica Grecia e i suoi brivido e sgomendei pagani, l’Olimpo, sede potenti pareti divisorie che separano più che to, quella si unisce a del consesso plenario delle unire, erigendo poderosi confini. Proprio ai un senso di stupore: divinità immortali, il Parnaso confini si è ispirato uno dei percorsi tema- la profondità incute e l’Elicona, regni di Apollo tici di Letteraltura, manifestazione che si paura, l’altezza genera e delle Muse. Per l’ambito ammirazione. sta solgendo in queste settimane tra il Lago Nobile e sublime nella giudaico-cristiano, il Monte Sinai con le Tavole della Leg- Maggiore e le montagne circostanti sua altezza, là sta la ge, il Monte Tabor, il Monte montagna con le sue Calvario, il Monte Carmelo. i monti, così come le scale, vette e le sue valli, con le gole, i ghiacciai, Le montagne incutevano ti- sembrino fatti per salire: dello le cascate, le bestie che la popolano – l’orso, more e orrore, sulle monta- scendere c’è poca traccia sia per esempio, animale tematico del Festival gne vivevano gli spiriti, si nell’universo concettuale sia –, non costruita artificialmente come le piraaddensavano nubi e tempeste, in quello linguistico. midi, erette là dove servivano, bensì offerta e fu soltanto agli inizi del Tutto questo non è un caso, naturalmente, pronta per essere nominata e Settecento che la paura dei giacché all’alto viene attriscoperta nelle sue funzioni, reale e virtuale, monti cominciò a scemare buito il bene, tutto il bene, il letterale e letteraria.

» di Francesca Rigotti

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www.letteraltura.it Nel sito del Festival (nato nel 2007) è possibile trovare tutte le informazioni sulla manifestazione e il programma detagliato. Il Festival “non prevede la presentazione di singoli libri o di novità editoriali, ma vuole offrire ai lettori e agli autori la possibilità di incontrarsi e confrontarsi in un ambiente confortevole e informale attraverso il dialogo con un giornalista esperto”. Il 18 e 19 luglio la manifestazione si concluderà in Val Bognanco nel Verbano Cusio Ossola. Tra gli appuntamenti ricordiamo l’incontro con campioni del pedale quali Imerio Massignan, Benito Mazzi e il nostro Hugo Koblet. Oppure salire in compagnia al Passo del Monscera e incontrare il gruppo Stockalper, 40 alpinisti svizzeri e italiani con i quali condividere l’amore per la montagna.

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Media

Lettere sulla montagna

Un momento dell’edizione 2009 del “Festival Letteraltura”

Internet


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La gola Siamo giunti all’ultimo dei sette appuntamenti con la filosofa Francesca Rigotti e i vizi capitali. La gola, un peccato capace subdolamente di incarnarsi in una fra le abitudini più amate, appaganti e costose: lo shopping

chiamava vizio della gola, corrisponde al binge buying, l’impulso irrefrenabile di correre in negozi, boutiques e centri commerciali per comprare, non per “far la spesa”. I pazienti di queste sindromi, l’abbuffone e il consumatore scatenato, che sono in entrambi i casi, secondo le statistiche, più uomini che donne, soffrono di una sindrome da dipendenza. Pare che ogni stato di depressione, frustrazione o altro, provochi in queste persone la percezione di un senso di vuoto, del ventre o dell’armadio, che le spinge in maniera irrefrenabile a mangiare o a comprare qualcosa. Del resto lo sapeva bene anche Platone che il piacere corrisponde a un processo di riempimento del vuoto: Platone pensava al corpo e allo spirito, ma non si vede perché non estendere questa sensazione ai cassetti, anche se non sono propriamente parte di noi (o che lo siano diventati?). E finalmente, nel gran finale, la riscossa della gola e dello shopping, nell’interpretazione positiva: né vizi né patologie bensì... virtù. Le ragioni della buona cucina, del cibo lento per preparazione e degustazione (slow food), della gastronomia e dell’alimentazione equilibrata, si sono venute affermando sempre di più fino a mettere in dubbio l’equivalenza morale tra il buongustaio e il ghiottone, tra il raffinato gourmet e l’ingordo goloso. Le ragioni della riscossa dello shopping, a loro volta, passano piuttosto attraverso calcoli economici: il consumo fa girare l’industria, rigenera l’economia, produce posti di lavoro, fa prosperare le nazioni e rende tutti più ricchi, più felici e persino – a quanto sostengono alcuni – cittadini migliori. Non fu l’esortazione “acquistate, consumate!” lo slogan lanciato da G.W. Bush ai suoi concittadini all’indomani dell’attentato alle Torri (peraltro ripreso poche settimane fa da Berlusconi)? Insomma, mangiare e consumare a piacere senza essere sopraffatti da sensi di colpa, pare essere la morale dei nostri giorni. Ma siamo sicuri che chi mangia e consuma tanto è felice? Oppure non è forse vero il contrario, che chi è veramente felice non mangia e non consuma così tanto?

Peccati

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» di Francesca Rigotti; illustrazione di Micha Dalcol

Per questo vizio, l’ultimo della nostra serie, ci permetteremo una divagazione: invece di parlare della gola in sé, istituiremo un parallelo tra la ghiottoneria e una pratica molto seguita ai nostri giorni. Mantenendo la promessa fatta quando scrivemmo di lussuria, sottolineeremo sì gli aspetti comuni tra gola e lussuria, ma in maniera indiretta, passando per un’altra lussazione del nostro modo di vivere: il fare shopping. Se fosse esistito durante il Medio Evo, lo shopping estremo sarebbe stato condannato dalla Chiesa come un vizio (la voglia di fare shopping), anzi come un peccato (il fare acquisti in eccesso). Con il vizio della gola, lo shopping presenta interessanti analogie: entrambi possono essere considerati, a seconda della prospettiva adottata, vizi o malattie nella visione negativa, virtù in quella positiva. L’interpretazione dello shopping come vizio deriva da una mentalità sia moralista sia, oggi, ecologista: per i moralisti, lo shopping è inclinazione alla vanità e impiego futile di denaro e di tempo; per gli ambientalisti, collide con i nuovi ideali che condannano l’accaparramento forsennato di beni materiali. L’eccesso di consumo (overconsumption) che definisce lo shopping è considerato moralmente deprecabile oltre che economicamente sconsiderato per l’impatto deleterio che esercita sull’ambiente. L’eco-gluttony (termine intraducibile che sta a significare qualcosa come l’avidità che divora l’ambiente), cioè l’acquisto sfrenato di beni di consumo, è indesiderabile e insostenibile perché causa impoverimento delle risorse, sfruttamento e spoliazione dell’ambiente nonché inquinamento. Accumulare cinquanta paia di scarpe – ma Orietta Berti dice di averne duemila, in concorrenza con Imelda Marcos, chissà dove le tiene – e cento camicie è grave tanto quanto abbuffarsi, tanto più se di cibo-spazzatura o junk-food. La seconda interpretazione negativa è quella dello shopping come malattia. Anch’essa è costruita in analogia all’avidità alimentare: il binge eating, la crisi ricorrente di ingordigia incontrollabile con cui si definnisce oggi quello che ieri si


» testimonianza raccolta da Gaia Grimani; fotografia di Igor Ponti

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colleghi destinati all’osservazione delle elezioni vere e proprie. L’esperienza che mi ha lasciato la traccia più profonda è stata quella nella Striscia di Gaza nel 2005. Lì sono rimasto sei settimane assieme ad altri 7 colleghi. Noi avevamo praticamente lo status di diplomatici, ma anche per noi c’erano difficoltà nel passare i check point e abbiamo visto come sia dura la realtà per i palestinesi. Lì ho avuto modo di fare degli incontri speciali: per esempio con alcuni pescatori. Uno di loro mi ha detto: “Noi sappiamo bene che siamo come in prigione qui a Gaza, però sappiamo cos’è la libertà perché abbiamo il mare davanti.” Ho Da due anni direttore del Liceo di Men- qualche rimpianto per questo drisio, è membro del pool di esperti per tipo di vita, ma a svolgere sola promozione della pace del DFAE ed lo quest’attività, c’è il grande è stato osservatore internazionale in pericolo che alla lunga, per molti paesi del mondo, dove ha imparato proteggere la propria parte emotiva, si cada nel cinismo. quanto sia più importante ascoltare che Se si diventa cinici, non si fa essere ascoltato certo un buon lavoro. Allora è stato positivo che le missioni Serbia, Azerbaigian, Striscia di abbiano rappresentato delle parentesi e poi Gaza, Repubblica Democrasia rientrato, carico di entusiasmo, a svolgere tica del Congo, Ruanda. Le il mio lavoro di docente di matematica. prime missioni erano brevi: Forse anche in seguito alle esperienze che due settimane, poi dopo il ho appena raccontato, nella mia attività ho Kosovo, le altre sono state dato sempre più spazio all’aspetto delle reprolungate fino a oltre due lazioni. Per insegnare bene una materia, ma mesi. Io non avevo un comsoprattutto la mia, bisogna prima di tutto pito di osservazione delle proessere in grado di stabilire una relazione con cedure di voto, ma della fase gli allievi. Grazie alle mie missioni all’estero pre-elettorale nel suo insieme: ho imparato di più ad ascoltare che a essere si arrivava in un paese e si ascoltato e questo è molto importante anche era destinati a una regione nella scuola. D’altra parte il discorso che sto insieme a un altro osservatore portando avanti come direttore del Liceo di di un’altra nazione. È necesMendrisio nasconde il sogno di una scuola sario conoscere il più a fondo dove si presti più attenzione a questi aspetti possibile le caratteristiche del ed è ciò che ci chiedono i giovani in mille luogo dal punto di vista polimodi: un docente che non cura la relazione tico, sociale, della sicurezza, con gli allievi non fa un buon lavoro. Ognudel rispetto dei diritti umani no vive la sua professione a modo proprio, ecc. La prima settimana era però è molto riduttivo concepire il lavoro necessaria per costruire una dell’insegnante come un’attività limitata alle rete di relazioni attraverso proprie ore di lezione. Perciò vorrei tanto incontri con giornalisti, poliche i docenti partecipassero di più alla vita tici, giudici, docenti univerdell’Istituto e s’identificassero maggiormente sitari e gente comune, grazie con esso. Ritengo che il nostro sia un lavoro alla quale era poi possibile bellissimo, ma, se si perde l’entusiasmo, svolgere bene il lavoro di ospuò diventare anche il più frustrante. Se servazione. Settimanalmente si trasmette agli studenti la passione per lo si redigevano rapporti, inforstudio, o in generale per quel che si fa, si racmando su come procedeva coglieranno buoni frutti, altrimenti il rischio la campagna elettorale e poi è di sprecare l’enorme potenziale umano e si preparava un dossier per i sociale affidato alle nostre mani.

Mauro Arrigoni

Vitae

ono nato a Balerna nella stessa casa dove abito ancora oggi. Della mia gioventù ricordo la maestra della scuola elementare che è stata anche la maestra di mio padre: lei, che era molto severa, ma corretta, mi ha trasmesso, insieme alla mia famiglia, il senso della giustizia, da perseguire sempre, anche a costo di apparire impopolare. Da ragazzo ho trascorso moltissime ore a leggere. Mi piaceva divertirmi con gli altri, ma anche stare in solitudine. Oltre la lettura, amo moltissimo viaggiare e sicuramente il luogo che mi ha dato di più è l’America latina, in particolare il Messico dove ho vissuto due anni. In tutti i miei viaggi, al di là della curiosità e del piacere della scoperta di nuovi luoghi, ho sempre cercato di relazionarmi con le persone e con i luoghi. Quando nel partire da un paese sento che sto portando qualcosa con me e al contempo che lascio qualcosa di mio, allora capisco che ne è valsa la pena. Dai miei viaggi e dal mio interesse per la politica internazionale è nata la scelta a un certo punto di affiancare alla vita professionale d’insegnante quella di osservatore internazionale. A questa attività sono arrivato nel ’96, un po’ per caso, un po’ grazie a mia moglie e un po’ grazie al Consigliere federale Cotti che voleva introdurre dei ticinesi nel Contingente Svizzero per le azioni di pace. Nel ‘97 c’è stata la prima missione che subito mi ha entusiasmato. Si trattava di andare per le elezioni in Bosnia, dove ero occupato come supervisore internazionale in un seggio elettorale. Abbiamo lavorato insieme alle persone del luogo per oltre 30 ore filate ed è stata un’esperienza coinvolgente, come del resto tutte le altre. In seguito sono stato in molti altri luoghi: in Moldavia, Ucraina, Montenegro, due anni in Kosovo nel corso del processo di democratizzazione, poi ancora in Albania,

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S


Monza, città reale di Roberto Roveda; fotografie di Reza Khatir

Pur gravitando nell’area metropolitana di Milano, Monza ha saputo mantenere una spiccata individualità, sottolineata da una memoria storica ricca e affascinante e da una vitalità che la rende il centro propulsore della parte più vivace della Brianza. Perché i monzesi non sono disposti a considerare la loro città come una semplice appendice della grande Milano!


Il campanile e la splendida facciata del Duomo, realizzata in marmo bianco e verde proveniente dalla Val d’Ossola Nella pagina precedente: la Villa Reale di Monza, per molti anni residenza dei Savoia e in basso una veduta del grande parco di 700 ettari

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ercorsa in lungo e in largo rimane l’impressione del primo momento: Monza è attraversata da un’atmosfera di signorilità, pare avere veramente qualcosa di nobile nel suo DNA e qualche goccia di sangue blu scorre tra le sue strade e i suoi palazzi, conferendole un’aura di capitale in miniatura, difficilmente immaginabile per una cittadina situata

a pochi chilometri di distanza dalla grande Milano. Saranno le dritte vie del centro storico, saranno i palazzi antichi che si affacciano sulle strade, sarà il suo passato regale, residenza della regina longobarda Teodolinda nel VI secolo e luogo in cui i sovrani delle dinastia Savoia venivano a passare i loro momenti di svago o forse le chiese che richiamano i fasti dei


La zona pedonale del centro di Monza con sullo sfondo l’Arengario, il palazzo dove nel Medioevo avevano sede le autorità comunali

tempi che furono, ma nell’aria si respira la voglia dei suoi abitanti di sentirsi un po’ speciali, unici. Da sempre, i monzesi resistono a ogni tentativo di omologazione e di assimilazione da parte della metropoli milanese, tanto che qui, anche se siamo nella Diocesi di Milano, le funzioni religiose non vengono celebrate nel rito ambrosiano

caratteristico del capoluogo lombardo. La meneghinità insomma si ferma alla via Milano, l’arteria che da sud conduce al centro maggiore della Brianza, ancora di più da quando Monza è diventata capoluogo di una provincia tutta sua, staccandosi anche in questo dalla vicina e un po’ ingombrante metropoli meneghina.


Due scorci del fiume Lambro, che costeggia il centro della cittadina della Brianza

A spasso per le vie del centro La nostra passeggiata comincia lungo le rive del fiume Lambro, dove, prima dell’inquinamento industriale, si dice si pescassero i migliori gamberi di fiume della Lombardia. Oggi i poveri gamberi sono passati a miglior vita, ma resistono le carpe e altri pesci, segno che in territorio monzese il fiume è ancora vivo, non ancora violentato del tutto dall’azione dell’uomo. Il centro storico, quasi completamente chiuso al traffico, consente di respirare l’atmosfera della cittadina brianzola, tra i tanti caffè e le osterie che a tratti si mescolano con i profumi dei take-away turchi e egiziani. Queste presenze “aliene”, però, si perdono non appena ci si inoltra nelle vie centrali, tra gli edifici storici abitati dalla ricca borghesia brianzola. Si respira un senso di agiatezza che si esprime nella ricercatezza dei negozi e in un certo lusso diffuso, non troppo ostentato ma neppure tenuto nascosto. Le vie del centro sono animate in questa nostra mattinata feriale, e non solo da impiegati e professionisti che prendono un caffè frettoloso prima di iniziare il lavoro. Ai tavoli le signore chiacchierano amabilmente e altrettanto amabilmente sembra trascorrere il tempo. Da qui e in pochi passi, ci portiamo ai monumenti più belli della cittadina: l’Arengario, l’edificio simbolo dell’antico comune medievale, eretto nel XIV secolo e oggi fulcro della città, proprio al centro della piazza Roma. In questo punto arrivano e ripartono tutte le arterie principali del capoluogo brianzolo, via Italia, via Carlo Alberto, via Vittorio Emanuele. Poco distante, percorsa la stretta via Napoleone, ci imbattiamo nel Duomo, il monumento simbolo della città, assieme alla

Uno dei caffè che si affacciano sulla centralissima piazza Roma, punto di incontro delle strade del centro storico di Monza


Villa Reale e al gran premio di Formula Uno. È un mischiare un poco il sacro dell’architettura e dell’arte con il profano dei motori, ma come negare che anche l’autodromo ha contribuito in modo determinante alla fama di Monza nel mondo...

Monza longobarda e reale Il Duomo, dalla facciata in marmo bianco e verde, conserva al suo interno la “corona ferrea” con la quale sono stati incoronati i re d’Italia dal Medioevo a Napoleone. Fuori e dentro al Duomo si rincorrono, per esempio, le testimonianze di quando la città era sede della corte di Teodolinda, regina dei Longobardi nel Medioevo più lontano: la cappella con gli affreschi che rappresentano le storie della regina all’interno della cattedrale e il chiostrino antichissimo che ospita il museo del Duomo, proprio al fianco destro della chiesa, e alcuni dei più begli esempi al mondo di oreficeria longobarda. Presi da questo gusto per il passato della città ci spingiamo allora poco lontano dal centro, al complesso della Villa Reale di Monza, costruita nel Settecento su disegno dell’architetto Piermarini – lo stesso della Scala – per ospitare gli arciduchi della casa imperiale d’Austria, all’epoca signori della Lombardia, e poi divenuta residenza vacanziera dei reali italiani. Intorno alla villa dilagano i giardini e poi il grande parco che nell’Ottocento rappresentava la riserva di caccia dei Savoia. Più di sette milioni di metri quadri di verde al centro di un territorio tra i più costruiti e abitati del mondo non sono pochi. Un polmone verde che Milano si sogna e che fa sentire ancora più unici Monza e i suoi abitanti.

Il tempietto ionico nei giardini della Villa Reale


Sole sì, ma con prudenza! Tendenze

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“A-abbronzantissima, sotto i raggi del sole”, recitava una nota canzone degli anni Seassanta a testimonianza che, già da tempo, il piacere della tintarella rappresenta uno dei momenti centrali nella pausa estiva

Oggi nelle nostre città non c’è quar-

tiere che non abbia almeno un centro abbronzatura, e sulle spiagge affollate è tutto un gran spalmarsi di creme e oli più o meno abbronzanti. Cresce però anche il numero dei melanomi e dei tumori alla pelle causati da una scellerata esposizione ai raggi solari (secondo l’International Agency for Research on Cancer circa 62.000 casi l’anno solo in Europa). Per cercare di contenere il fenomeno la Commissione Europea ha deciso di lanciare una grande campagna di sensibilizzazione e informazione. Per prima cosa maggiore trasparenza nelle etichette, informazioni chiare e precise in modo da permettere al consumatore di scegliere con maggior discernimento. E poi una serie di consigli da adottare per non incorrere in danni da sole. A leggerli vien da pensare che chiunque dotato di buon senso possa farne a meno, ma siccome c’è tutta una schiera di fanatici assertori del metodo fast & furious meglio qualche precauzione in più. “Un atteggiamento dovuto in parte al bombardamento mediatico per cui esiste un binomio abbronzatura-benessere” spiega il dott. Vito Abrusci specialista in der-

matologia. “La pelle scura è attraente, sensuale e chi non può permettersi di andare in vacanza è decisamente out. Per questo sono soprattutto i giovanissimi, così attenti al look, le vittime di un uso non appropriato o insufficiente di protezioni solari. Purtroppo la loro freschezza è destinata a durare meno di quella di altri coetanei che invece si tutelano, perché rughe e macchie appariranno sulla loro pelle precocemente, generalmente a partire da trent’anni”. Fra i fattori di rischio di un’esposizione solare indiscriminata c’è anche il calore, che riscalda eccessivamente la pelle e dilata i capillari, diminuisce la quantità di elastina e collagene nelle cellule e può causare irritazioni ed eritemi. Ma il sole non costituisce solo una minaccia per il nostro organismo. Al contrario, se preso con misura può offrire vantaggi. È un efficace antidepressivo perché stimola la produzione di serotonina e di vitamina D, fondamentale per la calcificazione ossea. Inoltre è consigliato contro alcuni problemi cutanei come l’acne, la psoriasi e l’eczema. E senza dubbio essere abbronzati aiuta a sentirsi in forma, più magri e più giovani. Il

Pe un’a Per ’abbro bronza nzatur tura nat atura rale… e… Chimico o naturale? Per molti è una scelta di vita. Per altri una questione di allergie. Fatto sta che l’organic trend è in grande sviluppo, anche per quanto riguarda i solari. E nonostante il prodotto naturale abbia una vita più breve di quello sintetico e, se non steso con doviziosa cura, non garantisca quell’abbronzatura perfetta e luminosa che i più esigenti pretendono, entra nel cuore dei suoi sostenitori consolante e tranquillizzante come il nome delle cose note. Olio di sesamo, di cocco, di jojoba, burro di karitè, estratti, vitamine, distillati di piante, sono tutti elementi usati nella fabbricazione delle

solo gesto di applicare la crema è un piccolo rituale di cura non solo di sé, ma anche dell’altro: se rivolto al proprio compagno (o compagna) è un segno d’intimità, non di rado con valenza seduttiva. Profumazioni e consistenza non sono sempre sinonimo di efficacia ma solo una questione di gusto. A differenza del passato infatti, oggi esistono gel, spray e latti che offrono buoni risultati senza essere particolarmente densi. Inoltre i filtri solari non vengono assorbiti dalla pelle ma hanno funzione riflettente. L’importante, per ottenere effetti duraturi è esporsi al sole gradualmente, iniziando da 15/30 minuti, anche con protezioni basse, e poi prolungare aumentando il fattore di protezione. In questo modo, al contrario di ciò che credono in molti, ci si abbronza più velocemente. Anche bere è importante. Stando all’ombra un litro in più rispetto ai due che dovremmo assumere giornalmente. Al sole almeno due, per un totale di quattro litri al giorno. Cosa acquistare? Il mercato offre un’infinità di prodotti che recano note praticamente identiche, profumazioni simili e tutte gradevoli, confezioni affini e accattivanti. Solo i prezzi sono diversi. “Tengo a precisare – spiega Abrusci – che i solari più costosi non sono necessariamente i migliori. Consiglierei comunque di acquistare prodotti noti, presenti sul mercato da decenni”.

creme protettive naturali. Anche i filtri, che riflettono i raggi UV, sono naturali, nonostante i nomi meno familiari come biossido di titanio e ossido di zinco. Gli esperti del settore consigliano oli di mandorla, calendula e lavanda per i bambini e oli più ricchi e pregiati come avocado, rosa mosqueta, argan e gocce vitaminiche antiossidanti per pelli più mature. E poi ancora tinture, macerati e acque di fiordaliso, camomilla, lavanda, calendula per lenire la pelle dopo l’esposizione al sole. Attenti alla data di scadenza che, specie in un prodotto naturale deve sempre essere controllata e a proteggere i prodotti dalla luce e dal caldo.


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Orizzontali 1. Perentorio, tassativo • 10. Porto francese • 11. Il noto Ramazzotti • 12. Pure, semplici • 13. Prep. semplice • 14. Avv. di luogo • 15. Misura di superficie • 17. Ritrovo pubblico • 18. Abitavano l’Olimpo • 19. Immobili, inattivi • 21. Il nome della Papas • 23. Stato africano • 24. Una cipria dell’attore • 26. Strampalate, originali • 29. Pubblica Sicurezza • 31. Scovare • 33. Diede inizio all’era musulmana • 35. Ciascuno • 36. La capitale del Marocco • 37. Pronome personale • 38. Inzuppati • 40. Alcoolisti Anonimi • 42. Fiume russo • 43. Attraversa Berna • 45. Allunga le ciglia • 48. Producono miele • 50. Le mamme delle consorti • 52. Filosofo greco.

tadino • 3. Teme i rigori • 4. Il figlio di Anchise • 5. Pedina corona14 ta • 6. Una rosa pallida • 7. Tiro centrale • 8. Lo sprint del ciclista • 9. Sposa Iside • 13. Il fiume dei Cosacchi • 16. 28 Tornati a casa • 17. È vicino ad 32 Ascona • 20. Le iniz. di Cerusico • 22. L’autore delle “Centurie astrolo40 41 giche” • 25. Ama Leandro • 27. Una funivia con 49 piccole cabine • 28. Si contiene con il cinto • 30. Vittorio, critico e giornalista • 32. Dittongo in reità • 34. Pari in Bibbia • 39. Ressa • 41. Dei nordici • 44. Quasi unico • 46. Dispari in massa • 47. La dea greca dell’aurora • 49. Fra due fattori • 51. Le iniz. di Greggio. 8

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Grazie al passaggio di Luna e Mercurio possibile crescita della vostra popolarità. Incontri con donne importanti. Svolte spirituali per i nati nella terza decade. leone Grazie alla congiunzione con il Nodo Sud potranno riemergere situazioni da un lontano passato. Incontri segnati da un forte impatto emotivo. Possibili flirt. vergine Verso la fine di luglio Venere entrerà in quadratura con Saturno. Possibile relazione extraconiugale per bilanciare le vostre insoddisfazioni di coppia. bilancia Periodo ideale per innamorarsi e vivere nuove situazioni di piacere. Il momento potrebbe riguardare anche le coppie sposate, che ritroveranno la serenità. scorpione Vecchie e nuove situazioni tendono a sovrapporsi freneticamente in un continuo gioco di luci e ombre. Possibili problemi di comunicazione. sagittario Cercate di stimolare la vostra affettiva o di coppia con qualcosa particolarmente creativo, che vi faccia soprattutto ridere. Capacità intellettuali in crescita.

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Momento ideale per una dieta disintossicante. Potrete affrontare con grinta ogni tipo di situazione. Fase decisiva per i nati dell’ultimo giorno. Sogni premonitori.

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Cercate di comprendere le lezioni del passato prima di fare un qualunque tipo di scelta. Seguite il vostro cuore senza farvi offuscare dalle paure. Svolte professionali.

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Numero 30 - Settimanale della Svizzera italiana