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UNA SECONDA POSSIBILITÀ

Sydney Banks


Sydney Banks

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Esattamente due mesi fa arrivai per la prima volta

all’aeroporto di Maui. Come molti altri, stavo cercando un po’ di riposo, del sole e del tempo per valutare ciò che era rimasto della mia vita, che a quel punto sembrava distrutta. Mia moglie era morta di recente in un incidente d’auto dopo due soli anni di matrimodo per lo shock della sua morte, mi fu detto dai miei medici che avevo un tumore maligno inoperabile alla base della mia spina dorsale. I miei nervi erano comesaurimento nervoso. Il mio set da viaggio era pieno di pillole. Avevo pillole per il dolore, pillole per la tensione nervosa, pillole per dormire e pillole per aiutarmi a dimenticare gli orrori della mia vita, dette antidepressivi. Le pillole alleviavano temporaneamente il dolore, ma niente poteva fermare il panico cieco e niente poteva impedirmi di chiedermi: Perché? Perché a me? Mi era stato consigliato di provare una terapia di gruppo e nonostante avessi letto tutto sulle varie terapie, quelle che avevo provato non mi avevano aiutato. Provai la Gestalt ma il panico continuava. C’è una risposta migliore, disse qualcuno. Prova la medita9


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provare, eppure io non riuscii a trovare nessuna risposta ai miei problemi. Forse non c’era una risposta per

Entrati nel piccolo terminal, siamo stati accolti da un gruppo di giovani Hawaiane e Hawaiani che ci saAloha, benvenuti alle Hawaii. Fuori, l’aeroporto ero circondato da siepi di bouganville rosa. Maestose palme ondeggiavano gentil-

di Maui e mi diressi verso la navetta dell’hotel. Un tel dove ancora una volta fui accolto da una calda ospitalità. – Prenditela comoda – disse un grosso portiecomoda e lascia i problemi dietro di te. – Come sarebbe bello – pensai – se fosse davvero così semplice. stile Hawaiano. Dietro di me c’era il campo da golf e davanti si estendeva un vasto prato molto ben tenuto e pieno di palme. La vista dell’acqua turchese avrebbe 10


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dovuto completare il quadro paradisiaco, ma la vista delle coppie che si divertivano in piscina all’improvviso

nella mia testa. – Perché io? –. Mi irrigidii e automaticamente raggiunsi le mie pillole una lunga doccia calda presi un cuscino, mi arrampicai sul letto e subito mi addormentai. delusione. Le Hawaii non erano ciò che speravo sa-

i miei problemi; mi sentivo ancora come se fossi stato a casa. Mi chiesi se fosse esistito per me qualcosa tipo un posto di riposo e quiete in questo mondo.

po’, guardando la gente divertirsi, poi passeggiai esplorequieto e annoiato. Mi era stato detto che Lahaina era una cittadina unica che valeva la pena vedere. Così Il tragitto in auto a Lahaina mostrava un fantastico panorama, ma la mia mente era così sovraccarica che 11


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sione per le Hawaii mi travolse. Girai l’angolo e trovai un cartello davanti a me che mi avesse colpito, tutto il mio corpo all’improvviso si

succedendo qualcosa che non avevo mai sperimentato prima. Era eccitante e allo stesso tempo spaventoso mente più forte. co albero di baniano che sembrava aver resistito alle intemperie per moltissimi anni. Dall’altra parte della che, mi avevano detto, aveva una gran storia. Mentre davanti a me, mi sentii pervaso di un senso di pace. Mi

sul porto attrasse il mio sguardo e decisi di andare a investigare. Il nido del corvo aveva un’atmosfera tropicale caratteristica, arroccato sul mare, aperto su tre lati, con piccoli uccelli che lo attraversavano in volo e si ferma12


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vano qua e là per beccare le briciole. Una bellissima

fosse cresciuta da piccolo centro a porto rinomato per

Paradiso. Finii la mia bevanda rinfrescante e decisi di con-

un momento e ancora una volta mi sentii spinto nella mio intero corpo vibrava. I capelli sulla mia testa erano

reale quanto il marciapiede su cui mi trovavo. Arrivai al Pioneer Inn e notai un vecchio muro di pietra di fronte al prato verde della biblioteca. Alcune persone stavano sul muro a meditare, altre erano sedute sotto gli alberi di palma e altri ancora guardavano verso il tramonto. Davanti a me si stendeva una vista meravigliosa di tramontava. Una strada dorata tagliava l’acqua blu, il13


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a casa con le onde in arrivo. Un senso di immobilità dominava tutto. Dal nulla, il gentile sospiro dei venti

che camminava lento lungo il muro. Lo studiai per un attimo mentre si sedeva. Era alto circa un metro e

suo volto non aveva rughe e il suo corpo era giovane e agile. Mi sentii inspiegabilmente attratto da questa persona, per cui andai a sedermi accanto a lui. voltò verso di me, i suoi sorridenti occhi blu incrociarono i miei per un momento, poi il suo sguardo tornò verso il tramonto. Mi girai verso il gentiluomo accanto a me, sentendo, parlare. Improvvisamente le parole sgorgarono da i problemi che avevo, quello che avevo provato e ora questa incredibile tranquillità che non sperimentavo da quando ero bambino. Egli era seduto ad ascoltare 14


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e che ora mi era appena stato diagnosticato un tumore inoperabile alla base della spina dorsale. Avevo la sensidente di una società produttrice di mobili con sede una casa di proprietà, continuavo a sentirmi un fallimento. Guardando in profondità nei miei occhi, lo sconosciuto cominciò a parlare.

esiste una cosa come il fallimento. Di sicuro il fallimento è solo negli occhi di chi lo guarda e maggiore è la pensiero è il seme, il fallimento è la forma to. aveva detto. Mi sentii pervadere da un senso di sollievo quando lo sconosciuto parlò di nuovo.

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risposta a quasi ogni problema.

– Tu dici che c’è una risposta alla maggior parte dei caso. Io sono seduto qui ora con un tumore inoperabile e maligno alla base della mia colonna vertebrale. Ho provato tre diversi specialisti e la prognosi è che ho da sei mesi a due anni di vita. Man mano che le mie con-

Come può esserci una risposta a questo? Mi guardò con totale compassione in volto e rispose: – Il problema è che vedi questo mondo come l’unica realtà esistente. Ti sei intrappolato a un livello di covita e vedere che ci sono più realtà di quanto sembri.

di risposta che mi sarei aspettato né avevo mai sentito una frase tanto incredibile. Rimasi completamente – Quello che hai appena detto non ha alcun senso a 16


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I suoi occhi scintillarono.

diretta che mi ritrovai a sorridere. Rimanemmo seduti – Qual è la tua idea di successo? Guardò il mare come se stesse meditando. to?

mente la spalla con una mano e disse: Detto ciò si voltò e se ne andò. Restai seduto a guardare l’ultimo colore del tramonguidavo verso l’hotel mi resi conto che non sapevo nemmeno il nome dello sconosciuto, né gli avevo detto il mio. Mi chiedevo se lo avrei davvero rivisto. 17


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Le sue parole mi avevano agitato e nella mia testa continuavo a sentire più e più volte: C’è una risposta a tutto.

sentimento di gioia mi attraversò e le lacrime scesero lo sconosciuto esisteva.

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