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Ranieri? Il momento giallorosso visto ai raggi x

Parola di ex: Gigi Di Biagio ci racconta la crisi giallorossa

Jeremy Menez, Metamorfosi di un campione

Il poster di Marco borriello


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EDITORIALE

di Federica Afflitto

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on c’erano segnali, neppure un’avvisaglia, neanche una nube all’orizzonte avrebbe potuto lasciar presagire un tale inizio di campionato, una serie di prestazioni completamente al di sotto delle aspettative e delle qualità della squadra. Una partenza alla quale i tifosi avevano già preso la mano, in quanto quest’anno sembra di rivivere l’ultima stagione di Luciano Spalletti alla guida tecnica. Penultima in classifica, la Roma era in piena crisi ed in zona retrocessione, poi l’avvicendamento sulla panchina, proprio con l’arrivo di Claudio Ranieri significò la straordinaria storia dell’ultimo campionato conclusosi da appena quattro mesi. Crisi di nervi e difficoltà psicologiche sembrano essere le spiegazioni più valide in un gruppo in cui si necessita sempre un forte scossone emotivo per ritrovare stimoli importanti. Quest’anno la situazione è ampiamente diversa, in questa stagione sarà difficoltoso met-

INDICE

editoriale@forzamagica.com

tere in atto ribaltoni tali da comportare anche spese eccessive, la situazione societaria grava, e molto, sulle eventuali decisioni da individuare per il bene della squadra. Pagare due allenatori non è semplice quando l’esborso deve essere effettuato da un istituto di credito, il quale si rende in pratica protagonista come garante. Inoltre individuare un allenatore valido per Roma e la Roma non è mai stato uno sport facile da praticare. Si verifica poi, nell’attuale condizione societaria, uno strano accadimento, qualcuno avanza anche dubbi sui gusti dei nuovi compratori, ai quali scelte a lungo termine sulla guida tecnica non sarebbero gradite. Il tutto ai danni di una società calcistica sospesa tra il mondo a cui è appartenuta, l’attuale presente incerto ed altalenante, ed un futuro ignoto, di cui al momento non si riesce a conoscere nulla. Come si può affermare che i giocatori, da professionisti quali sono, non devono lasciarsi influenzare da questo universo di incertezze da cui sono circondati? Io non me la sento ed anzi spero in un cambiamento celere e vigoroso, se qualcuno c’è batta un colpo e lo faccia in fretta.

forza magica ottobre 2010

FORZA MAGICA Anno 4° - n.° 9 Mensile d’informazione gratuito EDITORE Esse DIRETTORE RESPONSABILE Federica Afflitto direttore@forzamagica.com GRAFICA | EDITING | LAYOUT Alessandra Cutugno COLLABORATORI Serena de Iaco | Andrea Di Carlo Max Leggeri | Massimo Palombelli | Stefano Petrucci | Fulvio Stinchelli | Federico Vespa FOTOGRAFO Claudio Crescenzi STAMPA SOGRAF SRL FORZA MAGICA Tutti i diritti di riproduzione riservati, salvo accordi scritti o contratti di cessione copyright, la collaborazione a questo mensile è da considerarsi del tutto gratuita e non retribuita. La responsabilità dei contenuti dei testi è esclusivamente degli autori. e-mail: info@forzamagica.com Si ringraziano gli inserzionisti pubblicitari per il loro contributo che consente la pubblicazione e la diffusione di questo periodico.

Editoriale

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A.A.A. Cercasi Roma disperatamente Di Daniele Cecchetti

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Gigi Di Biagio ci racconta la crisi giallorossa DI SERENA BASCIANI

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Prepariamoci Di Daniele Cecchetti

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Jeremy Menez, metamorfosi di un campione Di ANDREA DI CARLO

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Al vertice della tensione Di Serena Basciani

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La Linea Maginot Testaccina Di Andrea di Carlo

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News Di serena de Iaco

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La posta di Max Leggeri

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piccoli giornalisti crescono Julio Sergio Piccolo grande eroe

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I tabellini si settembre Poster di Marco Borriello

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Questo numero di Forza Magica è stato licenziato per la stampa il 30 settembre 2010

Dove trovare la rivista Bar Celani Via San Giacomo, 40 Nettuno-Bar dei Belli Via del Trullo-Bar Lupa Via Marcantonio Bragadin, 55 Prati-Bar La Bombonera Via Stoppa Malafede Caltagirone-Bar Gran Caffè Iacopucci Via Oslo, 7 Torrino-Bar Gran Caffè Via Cesare Ricotti Casal Bertone-Bar Piper Via Paolo Orlando Ostia-Bar Kristal Via P.S. Leicht Torraccia-Bar Pasticceria Gli Angoli Via Wolf Ferrari Infernetto-Bar Davidoff Via G. Zerbi Ostia-Bar dello Sport P.za G. Ronca Ostia-Bar Pasticceria F.lli Evangelista Via Aldobrandini Ostia-Bar Domino Via di Macchia Saponara Acilia-Bar delle mimose via Menippo, 12 Casal Palocco-Bar Caffè Pascià Via W. Ferrari Infernetto-Bar Non solo Caffè P.zza Morelli Colli Portuensi-Bar Station Caffè Via Copparo Vitinia-Bar Betting 2000 Via di Acilia Acilia-Bar Leonardo da vinci Via Leonardo da Vinci, 245 Ostiense-Bar calcio d’angolo P.zza S. M. Ausiliatrice, 50 Appio Tuscolano-Bar Evandro Via Egna, 3 Infernetto-Bar Antinori Via F. Acton, 46 Ostia-Edicola Celletti Via Nomentana Nuova, 45/a Monte Sacro-Edicola Via U. Lilloni Madonetta-Edicola Fronte C.C. Eschilo Axa-Edicola Via Bosio Mostacciano-Edicola Via Isole del Capoverde Ostia-Edicola Via Amsterdam Torrino-Edicola Via di Macchia Saponara Madonetta-Edicola Ferm. Metro Maria del Soccorso Tiburtina-Edicola C.C. Le Terrazze Casal Palocco-Edicola C.C. Le Torri Tor Bella Monaca-Edicola Via di Casal Palocco Casal Palocco-Edicola Via W. Ferrari Infernetto-Edicola C.C. Quadrifoglio AciliaEdicola Via D. Cucchiari Casal Bertone-Edicola Via di Torrenova Tor Vergata-Edicola Via Portuense (fronte oviesse)-Edicola Via G. Genocchi (Regione Lazio)-Pizzeria Ristorante Le Streghe Via Tuscolana- Duecì Grafica Via G. Levato Ciampino-Fotottica Crescenzi Via di Casal Bertone-Brico Ok Via dei Romagnoli Ostia-Ottica Dieci Decimi Via W. Ferrari Infernetto- Ferramenta 2000 Via Eschilo Axa-Stazione di servizio Shell Via del Trullo-Mid Sport Via D. Cambellotti Tor bella Monaca-Bingo Cola di Rienzo P.zza Cola Di Rienzo Roma-Centro-Ifo-Regina Elena Via Bosio Mostacciano-Supermercato SMA Via Pindaro Casal Palocco-5 contro 5 Via Tiburtina Antica San Lorenzo – Via S. Curione Tuscolana- Armagame Via U. Giordano Infernetto-Porrini 1945 Via Manuel de Falla Infernetto-Club Lanciani Via di Pietralata, 135 Tiburtina-Roma Club XIII Giallorosso Casal Bertone-Roma Club Garbatella

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Dai proclami di agosto, ai processi di settembre il passo è stato breve, anzi brevissimo. Vediamo come si è arrivato a tutto questo di Daniele Cecchetti

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nquietudine, incredulità, preoccupazione e (per certi versi) rassegnazione. Con questi sentimenti il tifoso romanista sta vivendo questo inizio di stagione a dir poco travagliato, che neanche il più pessimista dei supporters avrebbe immaginato. Dai proclami di agosto, ai processi di settembre il passo è stato breve, anzi brevissimo. Ma come si è arrivato a tutto ciò? Eppure il mercato aveva regalato (nonostante le note difficoltà economiche) a Ranieri una rosa indubbiamente più competitiva rispetto alla stagione precedente. La tanto agnognata conferma di Burdisso, l’arrivo di un ottimo parametro zero quale Fabio Simplicio, la scommessa Adriano e il colpo finale (inaspettato e per questo capace di infiammare la piazza) rappresentato da Marco Borriello avevano messo le ali ad un ambiente che fa dell’entusiasmo (e della depressione, sportiva s’intende) il proprio carburante naturale. A completare il mercato, l’arrivo di Castellini come vice Riise e il ritorno alla base di Alenadro Rosi: unico neo, non essere riusciti a piazzare quei calciatori in esubero i quali ingaggi pesano come un macigno sulle casse di Trigoria. Domande tante, risposte poche. Ma andiamo con ordine. DIFESA: sembra essere il reparto più in difficoltà in questo avvio di stagione, anche se fatalmente, risente del rendimento non brillante di tutta la

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squadra. Tra i pali, le carte si sono mescolate parecchio. Julio Sergio è stato bersagliato dagli infortuni, che lo hanno costretto a saltare l’impegno di Supercoppa contro l’Inter e lo stanno tenendo ancora (e per diverse altre settimane) fermo ai box. Il suo posto è stato preso dal romeno Bogdan Lobont che nelle gerarchie ranieriane ha scavalcato Doni. Da brividi però la prestazione offerta nell’esordio di San Siro: da lì in poi alti e bassi, con la sensazione però che il guaio sia sempre dietro l’angolo, in agguato. A detto del mister, il romeno è il secondo di Julio Sergio e come tale prende il suo posto: Doni quindi resta la terza scelta, anche se qualcosa, nella considerazione del tecnico, sembra essere cambiato. Qualche metro più avanti, la situazione non è certo migliore. Burdisso non ha certo vissuto un inizio di stagione particolarmente positivo, pagando qualche svarione di troppo e l’entrata killer su Daniele Conti, costatagli 2 turni di squalifica e viatico della clamorosa sconfitta 5-1 in terra sarda. Juan non ha praticamente svolto la preparazione, così come gli altri reduci dal Mondiale sudafricano. Il brasiliano comunque è sembrato essere il meno peggio in quest’inizio di stagione. Discorso diverso per Mexes. Il transalpino, dal ritiro della propria nazionale, ha lanciato un ultimatum

all’allenatore e all’ambiente, paventando la possibilità di un divorzio addiritura a gennaio in caso di scarso impiego. Poi, complice la squalifica di Burdisso, la promozione a titolare, con risultati però deficitari: in difficoltà con il Bologna ed espulso contro il Brescia, con conseguente squalifica di 3 turni, ridotta poi a 2. Insomma, un quadro non certo entusiasmante. Discorso a parte merita Guillermo Burdisso. Inserito a partita in corso nel naufragio di Cagliari, ha dimostrato di non essere ancora all’altezza del palcoscenico della Serie A. Non per Ranieri però, che 7 giorni dopo, lo schiera (anche qui a partita in corso) sulla fascia sinistra, prefendolo a Cicinho: non esattamente il massimo della vita per un calciatore alto 1,90 cm per 86 kg, e i risultatio si sono visti. Sugli esterni, la situazione è (in parte) migliore. Riise e Cassetti garantiscono qualità e quantità, ma dietro di loro, il vuoto. Sulla destra Rosi e Cicinho peccano, e non poco, in fase difensiva (il brasiliano poi è ancora alla ricerca della miglior forma): a sinistra Castellini non ha impressionato (eufemismo) nel suo esordio a Cagliari, ko per infortunio dopo 13’, lasciando aperta una voragine sulla fascia per il contemporaneo stop di Riise, ai box causa commozione cerebrale rimediata in Nazionale. Un pò meglio col Cluij, ma non auguriamo a Riise neanche un raffreddore..

CENTROCAMPO: difficoltà evidenti anche nel reparto nevralgico del campo. Pizarro non ha praticamente svolto preparazione atletica, afflitto da una condrite ormai cronica che si porta dietro da quasi un anno, e che lo ha costretto a svolgere allenamento differenziato per praticamente tutte l’esate. Essendo il cileno il metronomo e la mente di questa squadra, facile capirne l’influenza sul rendimento in campo. Anche De Rossi ha iniziato col freno a mano tirato. Reduce dalla disastrosa (non per lui) esperienza azzurra, ha faticato a trovare la forma, ma le ultime uscite sono state indubbiamente più che convincenti: Danielino corre, contasta ed imposta, siamo sulla buona strada. Chi ancora non abbiamo mai visto in campo, è Rodrigo Taddei. Il calciatore chiamato “equilibrio e senso tattico” è fermo ai box ormai da un mese, per via di un problema al polpaccio che gli impedisce di forzare in allenamento. Considerando che il brasiliano è l’unico esterno di ruolo a disposizione del mister nel reparto di centrocampo, la sua assenza assume contorni ancora più gravi. Brighi rimane il solito jolly da impiegare in tutte le posizioni della mediana, anche se la sensazione è che il centrocampista emiliano da la sensazione di poter dare il meglio di sè nel ruolo di incursore. E a proposito di incursori, il migliore in questo inizio di stagione orribile, è stato senza dubbio Simone Perrotta. Sempre presente (ad eccezione della gara di Napoli, saltata per squalifica), sembra essere tornato ai tempi del Chievo: più centrocampista recupera palloni che incursore, grande lavoro di tamponamento anche sulle fasce (vedi Roma-Inter e la marcatura su Maicon): centro, destra o sinistra, SuperSimo c’è sempre e 7 | Forza magica


merita soltanto applausi. Ogni reparto però ha un Mister X: a centrocampo il prescelto è Fabio Simplicio. Arrivato parametro zero, accompagnato da un coro unanime di consensi, il brasiliano ha accusato qualche piccolo problema fisico in fase di preparazione, e non lo abbiamo praticamente mai visto in campo (eccezion fatta per la mezz’ora finale col Bologna) e neanche in panchina. Allenatore, compagni di squadra e tifosi lo aspettano, convinti (come noi) dell’utilità e della bravura del calciatore. ATTACCO: “Abbiamo un attacco stellare”. Parole e musica del Presidente Rosella Sensi, come darle torto. Totti, Vucinic, Menez, Borriello, Adriano, Baptista e Okaka. Tanta roba, da stropicciarsi gli occhi, ma i fatti dicono altro. E raccontano di una squadra che fa incredibilmente fatica a segnare, e che nel nuovo acquisto Borriello ha trovato il suo vero totem, capace da solo di reggere l’intero peso dell’attacco giallorosso. Tre gol realizzati, tutti di ottima fattura, anzi quello realizzato in Champion’s col Cluij davvero fantastico, ma un lavoro fondamentale per la squadra e la sensazione di giocare nella Roma da anni. Bomber di razza, fiuto del gol e predisposizione alla grande giocata, ne fanno il vero insostituibile dell’attacco gial8 | Forza magica

lorosso. Intorno a lui, poco o nulla. Il Capitano deve ancora trovare la via della rete, ma qui il discorso è molto più ampio e non basterebbe l’intere rivista per affrontarlo. Francesco sta bene fisicamente, ma sembra risentire oltremodo della diversa posizione assunta sul terreno di gioco. Le polemiche sul suo impiego sono diventata ormai inevitabili: deve giocare o no? La presenza di una prima punta di ruolo in campo lo penalizza? Ai posteri l’ardua sentenza. In attesa di sbloccarsi, Francesco è tornato in campo a vestire i panni a lui tanto cari ad inizio carriera e che l’hanno consacrato come fuoriclasse assoluto, e cioè quelli da

rifinitore, del vero, unico e inimitabile numero 10. Della serie, COME TE NESSUNO MAI. Vucinic rimane, come ormai da diverse stagioni, croce e delizia del popolo giallorosso. Un gol, magnifico e decisivo contro l’Inter, in mezzo a qualche prestazione indolente e diversi acciacchi fisici. Stesso discorso per Menez. Il talento francese, con potenzialità e numeri da fuoriclasse, ma l’impressione è che gli manchi sempre qualcosa per affermarsi definitivamente. Schierato sempre tra i titolari (eccezion fatta per la trasferta di Monaco), ma sempre sostituito, spesso in maniera inaspettata e ispiegabile. Magari facendolgi giocare una partita intera potremmo vedere qualcosa in più. Su Adriano ci asteniamo dal giudizio, lo faremo fra qualche mese, quando sarà possibile avere un quadro più realistico e veritiero sul rendimento dell’Imperatore. Paradossale la situazione di Julio Baptista. Cominciata la stagione da separato in casa (neanche convocato per le prime tre uscite), la Bestia è stata poi chiamata in causa in quel di Brescia, e la risposta è stata senza dubbio positiva. Certo, di spazio ne troverà ben poco, ma può comunque essere considerato un’ulteriore freccia nella faretra del mister. E Okaka? Non ci siamo certo dimenticati di lui. Fermo per quasi un mese causa infortunio,

Stefanone riuscirà (ne siamo convinti) anche quest’anno a ritagliarsi il suo spazio e dimostrare gli enormi progressi fatti negli ultimi mesi. Le partite, ce lo auguriamo, saranno tante, e ci sarà spazio per tutti. RANIERI: momento delicato per il mister. Gli auspici di inizio stagione erano ben diversi, e i risultati negativi hanno senza dubbio contribuito ad animare ancora di più gli animi dell’ambiente. Nove gare ufficiali, cinque sconfitte, due pareggi e due sole vittorie: 17 gol presi, 8 fatti. La squadra non riesce ad esprimersi sui propri livelli abituali, qualche scelta (tattica e di gestione del gruppo) ha lasciato quantomeno interdetti e dubbiosi, la conferenza stampa pre-Bologna ha

inasprito ancor di più i rapporti con la carta stampata: qualcosa sembra essere cambiata. Soprattutto però, inutile girarci intorno, fonte maggiore di discussioni nell’ambiente romano, è la gestione di Totti. Le dichiarazioni del numero 10 dopo la trasferta di Monaco (“Abbiamo fatto catenaccio, non si può giocare così”), hanno portato ad

un faccia a faccia tra i due, risolto con chiarimento e stretta di mano. E non è stato l’unico in questa stagione. Il mister, in più di un’occasione, non ha mancato di ribadire la stima nei confronti del Capitano, definendolo (come giusto che sia) bandiera e portacolori di questa squadra. “Prima viene Totti, poi tutto il resto”, per sua stessa ammissione. Frase forte, ma che ben chiarisce le idee di Ranieri. Il nostro auspicio è che tutte le componenti ROMA, continuino a remare (come sempre fatto) nella stessa direzione, per poter tornare ai livelli che ci competono. E’ vero, siamo solo agli inizi, ma i passi falsi sono stati già parecchi. E la speranza quest’anno, è di non perdere quel treno passato per l’ultima volta la sera del 25 aprile scorso.

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Di Serena Basciani

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LUIGI DI BIAGIO

er approfondire il difficile momento della Roma abbiamo scelto di incotrare Luigi di Biagio. Perno del centrocampo giallorosso dal 1995 al 1999 Di Biagio è stato ex anche di Brescia e Inter, croce e delizia delle ultime giornate di campionato per la società di Rosella Sensi. Oggi commentatore Sky, Luigi Di Biagio si è trovato a commentare proprio la partita più discussa di questo avvio di stagione, e proprio da lì abbiamo voluto iniziare la nostra chiacchierata. Volevo iniziare parlando proprio della strana Domenica di Brescia. La Roma ha lamentato dei torti arbitrali plateali e anche i media hanno dato risonanza agli errori della terna guidata da Russo. Lei ha vissuto da commentatore su Sky la partita, crede che siano state giuste le proteste giallorosse? Sono successe delle cose poco simpatiche che si aggiungono ad altri torti subiti negli anni dalla società della famiglia Sensi. Credo che per un caso singolo la società ed i tifosi non si sarebbero risentiti in questo modo così preponderante. Nel corso delle stagioni passate la Roma ha subito tanti torti e la disfatta di Brescia è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il suo commento in diretta del rigore fischiato contro Mexes e la conseguente espulsione del difensore francese ha suscitato un forte eco nelle radio romane, lei è stato accusato di aver parlato, a cal-

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do, di rigore netto. Ma lei ha sentito tutta la telecronaca o solo le battute estrapolate dalla radio e poi trasmesse in diretta? Io ho sentito tutta la telecronaca ma volevo un suo commento specifico riguardo le polemiche sollevate dalle radio. Le ho chiesto se aveva ascoltato tutta la telecronaca perché durante la telecronaca ho parlato di rigore solo in diretta. Mi piace dare commenti a caldo, seppur correndo il rischio di sbilnaciarmi, in questo modo riesco anche ad interpretare la situazione in cui agisce l’arbitro, in pochi istanti senza la possibilità di vedere la moviola. Nella specifica occasione di Brescia Roma avevo parlato di rigore dopo aver visto l’azione a velocità normale, dopo la seconda moviola ho detto che sembrava la palla prendesse un’altra direzione e dopo la terza ho palesato la mia opinione come avversa a quella di Russo. E’ chiaro che se vengono estrapolati trenta secondi da una telecronaca di 90 minuti, senza menzionare i commenti di fine partita, e poi vengono trasmessi in radio si può essere fraintesi. Nei miei confronti poi c’è sempre stata prevenzione. I pregiudizi di cui parla sono, secondo lei, legati al suo trascorso nelle giovanili dell’altra squadra di Roma? Io a Roma ho passato 4 anni belli ma difficili ed ho cercato di dare il massimo. I pregiudizi che hanno caratterizzato la mia esperienza giallorossa sono sicuramente da rintracciare neglil otto anni che ho trascorso nelle giova-

ho cercato di dare sempre il massimo arrivando poi a giocare un mondiale come unico convocato della Roma e per me è stata una grande soddisfazione.

nili della squadra biancoceleste da bambino. Ma, ripeto, ho cercato di dare sempre il massimo arrivando poi a giocare un mondiale come unico convocato della Roma e per me è stata una grande soddisfazione. La crisi che sta vivendo la Roma di Ranieri ha dei punti di contatto con la Roma nella quale ha militato lei? Le crisi ci sono sempre per mancanza di risultati C’è la possibilità di riscatto dopo la sosta secondo lei? E’ una crisi reversibile? Credo che ci siano margini di riscatto e che la Roma possa tranquillamente arrivare a giocarsela tra le prime quattro della serie A. In fin dei conti anche lo scorso anno si era partiti da un’avvio difficile e poi si è giunti a sfiorare il titolo. Io credo

che la Roma possa ritrovare la strada giusta, lo dico sinceramente, perché ci credo, non per dire una frase di circostanza Avendo vissuto l’As Roma da romano, come giudica la situazione difficile che stanno vivendo Totti e Ranieri? Quello che leggo e sento al riguardo di Totti in questi giorni è scandaloso. Mettere in discussione un professionista ed un simbolo come Francesco Totti. Si riferisce alla stampa o ai tifosi? Mi riferisco ai tifosi. Pensare che Totti possa essere un peso per la Roma è quanto di più assurdo si possa pensare Per quanto riguarda Ranieri? A cosa si riferisce? All’ombra di Lippi di cui ha parlato per esempio Io credo che per aver detto quelle cose ha avuto i suoi buoni motivi E per quello che riguarda i cambi discussi soprattutto della gara al San Paolo contro il Napoli? Qualcuno lo accusa di non aver voluto sacrificare Totti per una sorta di sudditanza nei suoi confronti Credo che un allenatore non potrebbe mai agire in questo modo, mai lascerebbe in campo un giocatore che vede in un momento non buono a sfavore di un altro in uno stato di forma migliore. Credo che Ranieri abbia la giusta esperienza nel calcio, quell’esperienza che non lo porterebbe mai ad essere condizionato dalle reazioni di un giocatore nella scelta di chi mandare in campo. E poi credo che abbia sostituito Totti più volte in questo inizio e quindi non avrebbe avuto problemi a farlo ancora. Ma lei crede che Francesco Totti potrebbe essere il tipo di giocatore che pretende il posto anche a discapito della sua squadra?

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Quando leggo certe illazioni rimango allibito. Credo che dalla bocca di Totti una frase del tipo “io devo giocare” non sia mai uscita e mai uscirà. E questo perché è un grande professionista. Io credo che tutte queste polemiche sono dovute, come dicevo prima, ad una crisi di risultati che inevitabilmente porta la stampa e gli addetti ai lavori a ricercare le cause di questa crisi in più direzioni senza poi trovare il vero bandolo della matassa. Inoltre credo che anche le tante partite ravvicinate siano la cause del non altissimo rendimento di tutti i giocatori. In chiusura. Come vede l’andatura di questo campionato? Crede che i nerazzurri di Benitez siano lanciati alla vittoria anche quest’anno? 12 | Forza magica

Non solo credo che saranno superiore agli altri anche per i prossimi tre anni. L’Inter è ancora un gradino sopra le altre, a seguire il Milan e la Roma. Lei non vede quindi determinante il rafforzamento del Milan nella corsa scudetto? Credo che il Milan sia stato in corsa per lo scudetto anche lo scorso anno fino al momento dell’infortunio di Nesta e Pato. Ma l’inter anche quest’anno ha qualcosa in più secondo me. L’ultima domanda la volevo riservare al suo futuro, la vedremo sulla panchina di qualche palcoscenico importante? No. Ho avuto delle offerte da diverse squadre della serie C ma ho rifiutato, al momento oltre ai miei impegni come commentatore Sky preferisco dare spazio alla mia famiglia. 13 | Forza magica


Prepariamoci..

Squadra che non sta in piedi, preparazione atletica sbagliata, giocatori logori, ecco i segreti e le verità della preparazione giallorossa. di Daniele Cecchetti

Questione annosa, quella della preparazione: le gambe girano grazie ad una condizione psicologica, o viceversa? Difficile dare una risposta, almeno in questo avvio di stagione. Iniziamo innanzitutto col dire che la Roma si affida ad uno dei massimi esperti del settore, cioè Riccardo Capanna. Il professore, dall’esperienza di Parma al fianco di Ranieri, è riconosciuto da sempre come un esempio da seguire e dal quale carpirne segreti e metodi

di lavoro. Vincitore lo scorso maggio del Cronometro d´Oro, il riconoscimento che viene assegnato in occasione del Congresso Nazionale dei preparatori atletici, ad inizio stagione ha spiegato così i suoi metodi: «Il calcio sta cambiando, è in continua evoluzione e la preparazione deve essere in linea con il cambiamento. Quindi seguiamo una preparazione con variazioni di ritmo continue e assai meno fondo rispetto al passato. Le variazioni di ritmo danno la pos-

sibilità di seguire il potenziamento atletico e muscolare di ogni singolo calciatore, senza che lo stesso subi sca stress. Per questo abbiamo utilizzato il pallone sin dal primo giorno. Il giocatore durante la preparazione deve anche divertirsi». In realtà, già dall’avvento (a stagione iniziata) a Trigoria di Ranieri e del suo staff, è apparso subito evidente un netto cambio di rotta, una strambata decisa e repentina rispetto a quelli che erano i metodi preceden-

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e ne sono dette di tutti i colori: ciclo ormai giunto al suo fisiologico termine, per un gruppo che lotta e combatte da diverse stagioni, squadra che non sta in piedi, preparazione atletica completamente sbagliata, giocatori logori. Per la prima volta nella storia recente dei ritiri giallorossi il fondo e la resistenza hanno lasciato subito spazio a lavoro anaerobico e pallone. Certo, nessuna pretendeva di veder riproposti i massacranti metodi di lavoro zemaniani (interminabili corse nei boschi, ripetute e gradoni a Trigoria) Nelle intenzioni dello staff tecnico c’era l’idea (visto anche l’impegno in Supercoppa Italiana) di una partenza lanciata, per poi magari poter effettuare il solito “richiamo” atletico durante la sosta natalizia. Invece questo piano sembra essere andato a farsi benedire già in avvio di stagione. Le prime uscite infatti hanno subito messo in evidenza una forma fisica non brillante (eufemismo), che ha impedito alla Roma di esprimersi ai suoi livelli abituali. Contro l’Inter, in Supercoppa, primo tempo da incorniciare, squadra corta, compatta e aggressiva, che ben poco aveva concesso all’undici di Benitez: poi nella ripresa il crollo. E cosi come nelle prime giornate di Campionato. 14 | Forza magica

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temente utilizzati da Spalletti e dai suoi collaboratori. Lunghe ed intense sedute di palestra, hanno lasciato invece spazio a molto più lavoro sul campo, col pallone diventato protagonista assoluto delle mattinate di allenamento. Niente miracolo o bacchetta magica, semplicemente calciatori che, per abitudine o struttura fisica, hanno subito risposto in maniera più positiva e volitiva a questa nuova metodologia di lavoro proposta dal prof. Capanna. Importante sottolineare come nello staff di Ranieri, sia rimasto, reduce dell’era spallettiana, Paolo Bertelli, che continua a ricoprire il ruolo di addetto al recupero degli infortunati. Quest’anno, come appunto ammesso dal preparatore atletico Capanna, si è cercato di continuare sulla stessa falsa riga di quanto intrapreso fin dall’inizio. Chiunque abbia avuto la fortuna di visitare il ritiro di Riscone di Brunico ha sicuramente notato sin dai primisimi giorni la presenza del pallone, tesa a “far divertire gli atleti”. Altro elemento da non trascurare, quest’anno si è giocato molto di più in pre Campionato rispetto agli anni precedenti. ben 9 le amichevoli disputate, delle quali le ultime 3 nell’arco di una sola settimana. L’inizio col freno a mano tirato (2 sole vittorie in 9 gare ufficiali tra Campionato e Coppe, ha subito alimentato qul vespaio di dubbi e poleiche che (pur se a bassa voce) avevano accompagnato il lavoro giallorosso in Trentino. La squadra, come accennato in precedenza, faticava a tenere il ritmo partita per tutti i 90’ , anzi spesso c’era la netta sensazione che per più di un tempo, i calciatori non riuscissero proprio ad esprimersi. E poi era evidente quella mancanza di brillantezza, il saper e poter cambiare passo durante la partita stessa. Della serie, possiamo anche correre per tutta la gara ma poi ad un certo punto bisogna anche scattare e variare la velocità di corsa in campo.Inizio di stagione dove la confusione ha regnato sovrana: in16 | Forza magica

somma è vero tutto ed il contrario di tutto. Dopo le prestazione impalpabili offerte contro Cesena, Cagliari e Bologna in Campionato e Bayern Monaco in Champion’s, è arrivata la trasferta di Brescia, dove la squadra, nonostante la sconfitta e l’ inferiorità numerica, ha offerto un’otima prova, provando fino all’ulimo a raddrizzare il match. Ma ancora di più, solo 4 giorni dopo è giunto il primo (e unico) successo stagionale, proprio contro l’Inter del Triplete, ma cosa più importante ai fini della nostra analisi, arrivato in zona Cesarini grazie ad un capolavoro di Vucinic. Tutto risolto? No, troppo facile. Come su un’altalena, dalla quale i tifosi romanisti scenderebbero volentieri, una settimana dopo a Napoli ecco la Roma che non t’aspetti: molle, insicura, impaurita, imprecisa, incapace di creare una vera e propria palla gol, ma sopratttutto incapace di fornire una prestazione degna di questo nome. Risultato: ennesima sconfitta e polemiche giù a non finire. Tutti dentro al calderone: mister, calciatori e staff dirigenziale. La questione però è una, e una soltanto: le gambe girano grazie ad una condizione psicologica adeguata, o viceversa? Ai posteri l’ardua sentenza. Noi ci permettiamo soltanto di dire (cosi come ribadito da Ranieri in diverse circostanze, che, anche nel caso si sia sbagliato qualcosa in fase di preparazione, i risultati (in maniera negativa) non si sarebbero certo visti cosi presto, bensì fra qualche mese. Quindi è necessario attendere ancora qualche settimana per poter fornire dei giudizi perlomeno più esaustivi. Nel frattempo, la speranza è che gli infortunati di lungo corso (Taddei), e quei calciatori che devono ancora trovare la forma migliore (lista troppo lunga) possano sfruttare al meglio questi giorni di lavoro, per potersi presentare alla ripresa ed essre d’aiuto ad un gruppo che, per uscire da questo momento di crisi, ha assolutamente bisogno di tutti i suoi effettivi. 17 | Forza magica


I tabellini di settembre 5 GIORNATA 26 SETTEMBRE 2010 ROMA – INTER 1-0 ROMA (4-4-2): Lobont; Cassetti, N. Burdisso, Juan, Riise; Menez (Brighi dal 43’ s.t.), De Rossi, Pizarro, Perrotta; Borriello (Baptista dal 43’ s.t.), Totti (Vucinic dal 31’ s.t.) (Doni, Cicinho, G. Burdisso, Adriano). All. Ranieri. INTERNAZIONALE (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Cordoba, Chivu; Stankovic, Cambiasso; Pandev (Coutinho dal 29’ s.t.), Sneijder, Eto’o; Milito (Muntari dal 22’ s.t.) (Castellazzi, Santon, Obi Joel, Mariga, Biabiany). All. Benitez. MARCATORE: Vucinic al 47° s.t. ARBITRO: Moranti di Ascoli Piceno (Calcagno, Rossomando). NOTE: spettatori circa 40 mila, comunicati solo i paganti: 20.109 per 724.234 euro. Ammoniti: Chivu, Stankovic, Cordoba, Cassetti, Perrotta, Pandev, N. Burdisso, Menez. Angoli: 4-6. Recuperi 2’, 4’.

4 GIORNATA 22 SETTEMBRE 2010 BRESCIA – ROMA 2-1 BRESCIA (4-3-1-2): Sereni; Berardi, Bega, Martinez, Dallamano; Hetemaj, Cordova, Baiocco; Diamanti (24° s.t. Kone); Caracciolo (29° s.t. Possanzini), Eder (42° s.t. De Maio). (Arcari, Daprelà, Filippini, Zambelli). All.: Iachini. ROMA (4-2-3-1): Julio Sergio; Rosi (31°p.t. Cicinho), Mexes, Juan, Cassetti; Pizarro, Brighi; Menez (1° s.t. Adriano), Perrotta, Vucinic (16’s.t . Julio Baptista); Borriello. (Lobont, Greco, G. Burdisso, Simplicio). All.: Ranieri. MARCATORI: Hetemaj (B) al 13° p.t.; Caracciolo (B) su rigore al 20° s.t.; Borriello (R) al 38° s.t. ARBITRO: Russo.

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NOTE: serata mite, terreno in buone condizioni, spettatori 10.000 circa. Ammoniti Cassetti, Mexes, Rosi, Eder, Julio Sergio. Espulso al 19° s.t. Mexes per doppia ammonizione. Recupero: 2° p.t., 8° s.t.

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I poster di 20 | Forza magica

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I tabellini di settembre 3 GIORNATA 19 SETTEMBRE 2010

I tabellini di settembre 2 GIORNATA 11 SETTEMBRE 2010

ROMA - BOLOGNA 2-2

CAGLIARI – ROMA 5-1

ROMA (4-2-3-1): Lobont; Julio Sergio; Rosi, Mexes, Juan, Cassetti (32° pt G. Burdisso); Pizarro, De Rossi (8° st Brighi); Perrotta, Menez (23° st Simplicio), Borriello; Totti. (Lobont, Cicinho, Adriano, Vucinic). All.: Ranieri.

CAGLIARI (4-3-1-2): Agazzi; Pisano, Canini, Astori, Agostini; Biondini, Conti (24° pt Lazzari), Nainggolan; Cossu; Matri (29° st Nenè), Acquafresca (22° st Pinardi). (25 Pelizzoli, 3 Ariaudo, 24 Perico, 30 Ragatzu). All.: Bisoli.

BOLOGNA (4-1-4-1): Viviano; Garics, Portanova, Britos, Rubin; Radovanovic (16° st Casarini); Siligardi (31° st Meggiorini), Perez, Mudingayi, Paponi (45° pt Gimenez); Di Vaio. (Lupatelli, Della Rocca, Esposito, Moras. All.: Malesani.

ROMA (4-3-1-2): Julio Sergio; Cassetti, N. Burdisso, Juan, Castellini (14° pt Rosi); De Rossi, Pizarro, Perrotta; Menez (19° st Baptista); Totti (24° pt G. Burdisso), Borriello. (1 Lobont, 23 Greco, 33 Brighi, 30 Simplicio). All.: Ranieri.

MARCATORI: nel pt 7° Borriello (R); nel st 14° Rubin (B, autogol), 32° e 45° Di Vaio (B).

MARCATORI: nel pt 8° Conti, 18° De Rossi, 23° Matri (rig.), 38° Acquafresca; nel st 1° Matri, 43° Lazzari

ARBITRO: Peruzzo di Schio.

ARBITRO: Celi di Campobasso.

NOTE: spettatori: 30.000. Ammoniti: Rubin, Mudingayi, Perez e Perrotta per gioco falloso. Angoli: 10-6 per la Roma. Recupero: 3° e 3°.

NOTE: angoli: 8-4 per la Roma. Recupero: 5° e 2°. Ammoniti: Agostini, Lazzari, Perrotta, Cossu, Rosi per gioco scorretto. Espulso: N. Burdisso (22° pt) per fallo su Conti. Spettatori: 15 mila circa.

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Jeremy “Houdini” Menez,

cercasi incantesimo di 90 minuti…. Di Andrea Di Carlo

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rmai è cosa risaputa da quando esiste il calcio che i giocatori non vogliono mai essere sostituiti, vorrebbero giocare tutti i 90 minuti e risultare decisivi ai fini del risultato,molte volte in maniera orgogliosa e non obiettiva sulla reale prestazione che hanno offerto. Questi stessi pensieri attraversano la mente di Jeremy Menez che sentendosi un numero 10 a pelle, non vorrebbe mai abbandonare il campo per un doccia preventiva se non al triplice fischio dell’arbitro,volendo fino alla fine partire palla al piede ed ubriacare di finte il primo avversario che gli venisse incontro. Ma forse con il ragazzo di Longjumeau si sta davvero esagerando, almeno così la pensano molti degli addetti ai lavori e la stragrande maggioranza del popolo giallorosso. Il talento francese,cresciuto in un mondo difficile come quello delle Banlieues francesi e in particolare la 94, una delle più crude dove il tenore di vita si avvicina moltissimo a quello di un vero e proprio ghetto americano, tra droghe e rapine, è attualmente il giocatore della Roma, ma soprattutto dell’intero campionato di Serie A, più sostituito: non servono grandi calcoli o tabelle,infatti tutte le volte che mister Ranieri gli ha dato fiducia dal primo minuto, Jeremy non ha mai terminato l’incontro. È successo nella finale di Supercoppa dove ha lasciato spazio a Stefano Okaka in un

partita che aveva già detto tutto così come ha guadagnato prima la via degli spogliatoi nello 0 a 0 interno con il Cesena. Nella trasferta di Cagliari era stato uno dei più positivi nella prima frazione di gioco eppure mister Ranieri volle dare più fisicità alla squadra e fece subentrare al francese Julio Baptista; buona la sua prestazione con il Bologna ma soprattutto con l’Inter, dove mise in serissima 25 | Forza magica


difficoltà Chivu che si lamentò in maniera plateale con Benitez per esser lasciato sistematicamente solo nell’uno contro uno con il francese, ma tutto questo gli valse altre due sostituzioni nella parte finale dei match. In Champions League,dopo essere subentrato a Monaco, contro il Cluj si riprese il posto da titolare giocando un buon primo tempo da esterno destro,creando scompiglio alla retroguardia rumena da quella parte del campo ma il cambio per Adriano lo tolse dalla partita. Infine arriviamo a Napoli dove non offrendo una prestazione indimenticabile, era a detta anche del centrocampista del Napoli, lo slovacco Marek Hamsik, il giocatore che più li aveva messi in difficoltà per la sua posizione in campo, e Ranieri quindi pensò bene di fargli fare solo 45 minuti per far entrare Matteo Brighi, alla ricerca di quella profondità che il francese non aveva dato. Sembrerebbe un paradosso conoscendo le qualità più da intenditore che da centometrista del centrocampista riminese ma questa è stata la giustificazione che Ranieri diede a fine partita. Psicologicamente per un ragazzo di 23 anni comincia ad essere un peso che a lungo andare potrebbe inibire e condizionare fortemente il suo rendimento in campo,perché con l’idea di avere a disposizione ogni volta poco più di 60 minuti,una vera e propria spada di Damocle, con la paura di non dover perdere palloni e compiere sempre giocate utili alla squadra, ingabbiando così il talento che il ragazzo possiede, si potrebbe smarrire la sua identità di giocatore. In Francia la stampa è molto dura non regala nulla e se come giocatore non vali, di certo non ti concedono titoli e proclami: insieme a Benzema (Real Madrid), Ben Arfa (Newcastle) e Nasri (Arsenal), Menez è considerato in patria un astro nascente, uno degli eredi di Zinedine Zidane, un giocatore di sicuro avvenire per il suo talento 26 | Forza magica

cristallino. Cresciuto nel Sochaux dove detiene ancora un record incredibile ( a diciassette anni e otto mesi segna in sette minuti una tripletta ai danni del Bordeaux, divenendo il giocatore più giovane della Ligue 1 a segnare una tripletta) e consacratosi nel principato di Monaco, tutti si aspettavano il salto di qualità e la definitiva consacrazione a Roma; Spalletti non lo vedeva tanto e nelle volte in cui gli dava fiducia il francesino sembrava un oggetto misterioso, triste ed abulico. Con Ranieri qualcosa è cambiato, soprattutto in questa stagione dove lo considera una pedina comunque importante nello scacchiere giallorosso. Da quando la ragazza Camilla l’ha raggiunto nella capitale, insieme alla musica dei 113, il suo gruppo preferito hip-hop di Vitry-sur-seine, sente i suoi affetti e le sue origini più vicine e sembra essere così tornato il sereno sul volto di Jeremy Menez soprattutto fuori dal campo di gioco. È il momento di uscire da quest’equivoco di voler puntar forte su di lui ma sostituirlo ogni volta che mette piede in campo;

i giocatori come lui possono risolverti la partita con una giocata in qualsiasi momento, anche nella giocata più nera; preoccupati per il dopo Totti, Jeremy Menez può realmente essere l’alternativa che la Roma giallorossa stava cercando per rimpiazzare il più lontano possibile,dopo aver visto andar via il talento di Bari Vecchia Antonio Cassano, quel fantastico numero 10,ormai consacrato nella storia del calcio mondiale con il Golden Foot. Magari Jeremy non arriverà mai a mettere l’impronta dei suoi piedi sulla Champion’s Promenade di Montecarlo che conosce benissimo, ma si accontenterebbe di vivere da protagonista e prendere metà dei consensi che il Capitano ha a Roma, magari guidando la Roma del futuro a vittorie in ambito europeo,proprio a Montecarlo,in quello che è stato il suo stadio, dove si può al cielo monegasco la Supercoppa Europea, e questo accadrà solo se Jeremy avrà inciso il suo cognome in maniera importante nella storia della Roma. Noi siamo dalla sua parte.


E’ crisi per l’A.s. Roma: la sconfitta di Napoli non ha confermato la resurrezione del gruppo di Ranieri. Di Serena Basciani

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opo sei giornate la squadra della capitale è penultima in classifica insieme a Fiorentina e Parma ad una sola lunghezza dall’ultima. Forse provvidenziale sarà, a questo punto, la sosta di due settimane per le qualificazioni agli Europei 2012. Sosta che permetterà allo staff tecnico, ai giocatori ed ai tifosi di riprendere fiato e provare l’ultimo probabile rilancio in campionato. Ma se da una parte si possono passare in rassegna i tanti problemi della squadra, della gestione del reparto offensivo e dell’ambiente sempre notoriamente troppo caldo, dall’altra parte non si possono non fare due conti con la classifica alla mano. Partiamo dal principio: Roma – Cesena, dunque alla luce dei risultati ottenuti nelle prime giornate dalla neopromossa un pareggio non sembrerebbe più poi così disastroso. La seconda di campionato è stata la vera débâcle, senza possibilità di appello né di giustificazioni, del team capitolino. Quella gara, dopo il pareggio di Daniele De Rossi, fu notoriamente compromessa da Nicolas Burdisso con l’intervento su Conti in area che decretò l’ulteriore svantaggio dei giallorossi e la devastante inferiorità numerica. Quella gara vedeva l’esordio in maglia giallorosa di Castellini (infortunato quasi subito) e G. Burdisso, l’assenza di Riise e di Mexes; Fu quindi inevitabile il tracollo dopo l’uscita di scena del centrale argentino. Dopo Cagliari la Roma ospitò il Bologna, e qui iniziano le prime perplessità. La squadra di Ranieri mostra un evidente calo sul finale e viene raggiunta allo scadere dal gol di Di Vaio, ma è vero anche che in quell’occasione venne annullato un gol regolare a Juan. Sarebbero due punti in più ed un pareggio casalingo in meno da smaltire a livello psicologico. Dopo Bologna arriva la Domenica infernale di Brescia. La Roma non entra subito in partita ma dopo il gol subito prende in mano le redini della gara ed inizia quella che sarebbe dovuta essere una vera e propria rimonta. Sappiamo tutti come sono andate le cose e come la terna arbitrale abbia compromesso quella sfida. Ed ora sarebbero, tre + due, cinque i punti in più. In classifica, anche con la sconfitta del San Paolo, la Roma sarebbe a dieci punti,

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Al vertice della tensione terza in con il Chievo (che certo non lotta per lo scudetto né per la Champions League), ad un punto dalle milanesi, dirette avversarie per il titolo, e a tre dalla vetta (vetta al momento occupata da una società che l’anno scorso ha colto la salvezza alla penultima giornata e che quindi non rappresenterebbe un ostacolo per nessuno degli obiettivi della squadra di capitan Totti). In un campionato con una classifica così corta come questa dunque, una o due giornate no della classe arbitrale posso compromettere molto di più di quel che pensiamo. Se ricordiamo poi come lo scorso anno sia stato un solo punto a decretare l’Inter regina della serie A, allora la nostra tesi potrebbe prendere ancora più consistenza. Ma chi avrebbe interesse a vedere una Roma in crisi, penultima in classifica piuttosto che terza? La Roma è in fase di cessione del suo pacchetto di controllo. Personaggi in vista della politica nazionale e dell’amministrazione comunale hanno espresso pubblicamente il desiderio di vedere il passaggio di testimone dalla famiglia Sensi ad un gruppo romano, o comunque italiano. L’advisor Rothschild ha palesato il suo interesse ed, insieme ad altri gruppi stranieri, sarebbe forse disposto a fare un’offerta. I gruppi italiani che si sono fatti avanti, al contrario, non potrebbero arrivare a coprire la richiesta di una Roma lanciata in Italia ed in Europa. Certo, sicuramente l’arrivo di Borriello, fortemente voluto dal Rosella Sensi, ha scombinato i piani di chi aveva pensato ad una partenza in salita della Roma visto anche l’infortunio di un Adriano che rimane comunque una scommessa della società. Sul mercato la Roma era stata ostacolata già con il tardo arrivo di Nicolas Burdisso, per intromissione nella trattativa della Juventus. Battuta una prima volta, la vecchia signora ha dovuto incassare la sconfitta anche nella trattativa legata al bomber napoletano Marco Borriello. Allora le quotazioni dell’As Roma sono salite. E allora quale alternativa sarebbe rimasta a quei compratori romani tanto anelati e spalleggiati dalla classe politica se non una crisi di risultati e di gestione? Dopo la gara di Brescia il titolo della Roma in borsa era sceso al - 2,50% alla luce della sconfitta con il Napoli è al – 2,79 % . Ai posteri l’ardua sentenza…

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La Linea Maginot Testaccina

Difficile credere e far fede alla sua carta d’identità che recita: Philippe Mexes nato a Tolosa il 30 Marzo 1982. di Andrea Di Carlo

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ramai alla settima stagione sotto l’ombra del Colosseo, Rugantino, come è stato simpaticamente soprannominato dalla tifoseria, indossa quella maglia giallorossa come una seconda epidermide. Non si sente un giocatore,un professionista che svolge il suo lavoro ma piuttosto un tifoso con il privilegio di difendere i colori che ama. Tutto questo attaccamento viscerale nasce sicuramente dalla sua indole e dalle sue origini,da quella zona francese solare e schietta in cui è nato, ma soprattutto esplode dentro di lui dopo quell’inizio burrascoso di questa storia d’amore con il club di Trigoria, un inizio da incubo del quale pochi avrebbero potuto reggere l’onda d’urto. Ma riavvolgiamo il nastro: nell’agosto del 2004 viene prevelato dall’Auxerre come uno tra i più promettenti centrali difensivi d’Europa, erede dichiarato in patria di Laurent Blanc; il club transalpino però accusa Mexes di aver fir-

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mato per la Roma mentre era ancora sotto contratto con loro e si scatena così un dannoso e lungo contenzioso tra le due società: inizialmente la FIFA infligge al difensore francese sei turni di squalifica che vengono suc-

cessivamente sospesi dal Tribunale Arbitrale Sportivo (TAS) che permette così a Mexes di tornare in campo nel Settembre del 2004. Ma un anno dopo torna ad esprimersi la FIFA e lo fa in maniera drammatica per la società capitolina: fissa ad 8 milioni l’ammontare dell’indennizzo che la Roma dovrà corrispondere all’Auxerre e blocca le finestre di mercato dell’estate 2005 e Gennaio 2006. Per la Roma è un danno enorme e le responsabilità sulle spalle del giovane di Tolosa si moltiplicano. Sente su di lui tante aspettative che non devono esser deluse, da lui ci si aspetta che valga il danno che indirettamente ha causato, che sistemi tutti i problemi difensivi della Roma rendendola invalicabile là dietro, che dimostri il suo valore e convinca tutti che la Roma abbia acquistato un campione assoluto. Giocare così non è facile ma lui ci mette tutto l’impegno del mondo, sfogando tutta la sua rabbia in quel

“un leader incontrastato, un giocatore rude e grintoso che da l’anima per la squadra, che incarna perfettamente il credo calcistico del tecnico di San Saba” gol vittoria contro l’Ascoli nell’Ottobre del 2005. Da lì in poi è un crescere continuo, un titolare inamovibile che, insieme a Christian Chivu forma una difesa impenetrabile e si toglie parecchie soddisfazioni con la casacca giallorossa: vince due Coppa Italia, una Supercoppa Italiana,raggiunge i quarti di finale di Champions League e sfiora il sogno tricolore,sfumato in un pomeriggio tremendo a Catania dopo un’annata dai contorni velenosi per i molti arbitraggi discutibili che l’Inter ebbe durante il corso di quella stagione. Lui è uno dei simboli del ciclo Spalletti: un giocatore vero che non disdegna mai il disimpegno di classe, il passaggio mai banale e così il gioco della Roma, così spettacolare e a volte fin troppo narcisista. Quando si conclude l’avventura del tecnico di Certaldo nella capitale, al suo posto arriva il testaccino Claudio Ranieri che spiega subito la via per risollevare le sorti della squadra ovvero pragmatismo e grinta,insomma poco spettacolo e tanta sostanza. In concomitanza al cambio tecnico, sbarca a Roma anche l’argentino Nicolas Burdisso in arrivo dall’Inter come valida alternativa per il reparto difensivo. Nel giocatore sudamericano Ranieri vede un leader incontrastato, un giocatore rude e grintoso che da l’anima per la squadra, che incarna perfettamente il credo calcistico del tecnico di San Saba. Vicino a lui viene perennemente preferito il brasiliano Juan, tra i difensori più forti in circolazione e questo relega dopo anni da protagonista, Philippe Mexes in panchina, a guardare la sua Roma da bordo campo. Per il francese non è un momento facile ma si rivela un professionista


“un ringraziamento per l’attaccamento infinito che ha dimostrato per questi colori e per questa città che lo adora e lo porterà per molto tempo tra i suoi beniamini”. esemplare,accettando le decisioni del mister e non creando problemi; quando viene chiamato in causa fa il suo ma sembra un Mexes diverso,meno concentrato, meno parte del progetto Roma, svagato e superficiale a volte, perde quella sicurezza che era una delle sue qualità, quasi quella sbruffonaggine tipica dei transalpini. Non è più lui e il popolo giallorosso se ne accorge e non smette mai di sostenerlo. Passa così gran parte della cavalcata che porterà la Roma a sfiorare il quarto scudetto della sua storia in panchina ma non per questo sente meno sua quel trionfo e le lacrime che gli rigano il volto in quella maledetta sera del 25 Aprile 2010, dopo la sconfitta contro la Sampdoria che complicava il so32 | Forza magica

gno scudetto, resteranno per sempre nella storia di questo club. Burdisso a fine stagione rientra alla base e nel ritiro di Brunico di quest’estate Mexes,nonostante le dichiarazioni di Ranieri che mette come unica priorità di mercato l’acquisto a titolo definitivo di Burdisso, vive un periodo di alti e bassi: non si sente ancora considerato nuovamente un titolare ma l’assenza dell’argentino lo fa rinascere mentalmente e sfodera delle grandi prestazioni nel triangolare in Francia con Psg e Bordeaux. Burdisso,insieme al fratellino Guillermo, rientra a Trigoria nelle ultime giornate di mercato come un giocatore a tutti gli effetti della Roma e questo fa ripiombare Mexes nella situazione dell’anno

scorso. Non gioca e teme di perdere finalmente la possibilità di giocarsi un posto di primo piano nella nuova nazionale francese di Laurent Blanc che gli affida anche la fascia di capitano; per il francese è un’occasione incredibile e in un’intervista rilasciata a France Football esprime tutta la volontà di giocarsi l’Europeo del 2012 e il Mondiale del 2014 e per farlo sa di dover giocare con continuità e capisce che probabilmente questo non potrà farlo a Roma. Questo scuote l’ambiente giallorosso ma non fa cambiar nulla nelle gerarchie difensive di mister Ranieri: non sperimenta mai una difesa a 3 per mettere al francese di giocare e l’affiatamento tra Burdisso e Juan lasciano ben poche occasioni per Mexes che comunque riesce a sfruttare come la bella prestazione condita dal gol del vantaggio contro il Cluj in Champions League,riscattando la brutta serata di Brescia dove procura un rigore inesistente venendo espulso e perdendo la calma con una reazione isterica. Questa cronostoria e l’analisi della situazione attuale, ci porta a pensare che dopo sette anni l’avventura romana di Philippe Mexes sembrerebbe agli sgoccioli; in scadenza di contratto e con una clausola di rescissione di 16 milioni di euro, se non si arrivasse presto ad un accordo,difficile visti i punti di vista di un ragazzo di 28 anni che vuole andare a giocare con continuità, cosa che la società giallorossa non gli può più garantire, allora Mexes potrebbe essere ceduto già nella finestra di mercato del prossimo Gennaio. Non ci sarebbero rancori e veleni. Solo un ringraziamento per l’attaccamento infinito che ha dimostrato per questi colori e per questa città che lo adora e lo porterà per molto tempo tra i suoi beniamini. Per lui di certo non si direbbe “Adieu”, ma più semplicemente “Au Revoir Philippe..”. 33 | Forza magica


News

Di Serena De Iaco

Quest’anno sul palco dell’Ariston non salirà solo Gianni Morandi, al suo fianco dovrebbero presenziare (e presentare) anche Belen Rodriguez(salvo clamorosi sviluppi) e la signora Clooney, Elisabetta Canalis , e, per una sorta di par condicio tra valletti, ci saranno anche due “disturbatori” come le Iene Luca e Paolo. Un parterre d’eccezione per quello che si presenta già come un Festival di Sanremo sorprendente.

«Un paio di anni fa» racconta Ferro a Vanity Fair «ho iniziato un percorso di analisi. Da tempo non stavo bene, e avevo capito di dover riprendere in mano una serie di cose: dal forzato esilio lontano da amici e famiglia alla relazione col mio lavoro, al rapporto contrastato con l’omosessualità . Così, dopo due anni di duro lavoro su me stesso, sono arrivato a una conclusione: volevo vivere meglio». “Che cosa succederà dopo?”, chiede Tiziano Ferro. Si risponde da solo: «Niente sarà più come prima». L’intervista non è che l’anticipazione dell’autobiografia (Trent’anni e una chiacchierata con papà) che sarà in libreria tra un paio di settimane e che contiene i diari scritti dal 1995 al 2010. Una sorta di regalo a chi gli vuole bene.

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Come se improvvisamente durante un ballo, qualcuno avesse imposto il cambio di coppia, Carolina Marconi e Aida Yespica si sono scambiati i rispettivi partner. Nel luglio scorso il settimanale “Diva e Donna” aveva pizzicato la Yespica in compagnia di Salvatore De Lorenzis , imprenditore, ex marito dell’inquilina della casa del Grande Fratello. Ora Carolina sembra rendere alla ex di Teo Mammuccari pan per focaccia. La Marconi avrebbe infatti iniziato una nuova relazione con il calciatore del Piacenza Alessandro Tulli, ex flirt di Aida. Ma ora il passato è passato. Tutto grazie all’attaccante di Serie B, classe ‘82, più giovane di 4 anni e molto aitante.

Non è proprio un periodo fortunato per Lele Mora: gli “uomini della sua vita” gli si stanno tutti rivoltando contro. Prima Corona , che gli ha negato un prestito e non ne ha esattamente tessuto le lodi a mezzo stampa e tv; ora anche Costantino. L’ex tronista ha infatti rilasciato un’intervista al settimanale Oggi nella quale non è affatto tenero verso il suo ex datore di lavoro, descritto come un vero dittatore in agenzia: «Non è mai stata una grande famiglia. Lele era il padre padrone e gli artisti dovevano ubbidirgli. Altrimenti succedeva il finimondo». Costantino, infine, lancia una velata minaccia a Mora e soci: «Per anni ho girato con una telecamera in mano. Volevo documentare quel che mi accadeva. Ho 60 ore di girato. Farò vedere chi ero e come sono diventato. Ci sarà tutto il mio mondo (nel film-documentario Narciso, ndr): Lele Mora, quelli dell’agenzia, i personaggi che ho conosciuto. Erano tutti consapevoli che avevo una telecamera e si divertivano a essere ripresi. Chi non autorizzerà la messa in onda verrà oscurato in viso. Ma la gente capirà lo stesso chi è. Si vedranno cose che nessuno ha mai mostrato. L’epoca dell’ipocrisia è finita».


@

La posta di Max Leggeri

Julio Sergio

piccolo grande eroe

postadimax@forzamagica.com

Di Alessia Campoli

N

Ciao carissimo Max prima di tutto vorrei complimentarmi per il lavoro che stai portando avanti da tantissimi anni!!!Complimenti davvero...ti seguo sempre! E’ un momento transitorio dove si capisce poco o nulla. La nostra Presidentessa per il semplice fatto di aver detto cose vere e giuste sugli arbitri è stata deferita da un Collegio che dimostra poca attendibilità. La squalifica di Mexes è stata ridotta a due giornate,quindi dimostra il fatto che l’espulsione non era giusta, altrimenti le giornate sarebbero rimaste tre. C’è una confusione totale!!!Zamparini ha accusato l’Inter di essere la nuova Juve e non è stato deferito.Due pesi e due misure. Per quanto riguarda la partita con il Napoli, è stata una brutta sconfitta, l’ennesima. Un’occasione persa per poter guadagnare punti in classifica. Io continuo a vedere il bicchiere mezzo pieno, però l’impresa si fa più difficile. Mi dispiace perchè Totti sembra diventato il male della Roma. HA REGALATO 20 ANNI DI AMORE!!! Un abbraccione a tutti voi dalla caldissima MALTA!!! Ray Sant del Roma Club Malta! Grazie per i complimenti e per la stima. Hai ragione è un momento particolarmente delicato ma anche io sono convinto come te che potremo uscirne presto, tutto dipenderà dalla volontà di ogni singolo giocatore. Ciao Max volevo conoscere il tuo parere sul mister. Io ti ascolto sempre e quindi ho capito che tu nutri stima nei

confronti di Ranieri, ma in questo momento mi sembra davvero difficile non riconoscere in lui alcuni errori davvero grossolani. Senza considerare, poi, alcune uscite del tutto fuori luogo. Walter Stimare un uomo non vuol dire difenderlo anche quando sbaglia. Sono stato il primo a sottolineare qualche uscita mediatica fuori luogo ed anche alcune scelte tecniche da me considerate poco corrette. Umanamente ritengo Claudio Ranieri un uomo per bene ma se commette degli errori è giusto sottolinearlo perché io voglio il bene della Roma, a prescindere da chi siede sulla panchina giallorossa. Caro Max io non riesco ancora a credere al campionato della Roma. Neppure nel mio peggiore incubo avrei mai immaginato un inizio di stagione come questo, con i cugini in testa alla classifica, poi. Puoi immaginare che ho dovuto addirittura cambiare esercizi commerciali, in alcuni bar non ci si può più entrare, ma ti rendi conto? Quando finirà questo incubo? Milena Cara amica giallorossa, vorremmo saperlo tutti. Sono sincero pensavo che la Roma fosse rientrata in sé prima della trasferta di Napoli e invece sappiamo benissimo come è andata a finire quella partita. La speranza è che questa sosta possa davvero essere stata salutare per tutti.

Lettere ed e-mail giunte in redazione fino al 31 Settembre 2010 36 | Forza magica

el mondo del calcio di oggi, dove circolano sempre più soldi e dove i giocatori “mercenari” sono davvero tanti, a discapito delle tanto decantate e leggendarie bandiere, dove si vedono sempre di meno il sacrificio e la correttezza, scene come quelle di Brescia stupiscono un po’ tutti e provocano reazioni diverse, più o meno intense. Se qualcuno non lo avesse ancora capito, mi sto riferendo al pianto di Julio Sergio Bertagnoli, il nostro sfortunato portiere, che dopo la partita di mercoledì ha ribadito il suo posticino – destinato a diventare sempre più grande – nel cuore dei tifosi giallorossi. Il brasiliano aveva già fatto innamorare noi romanisti grazie alla sua storia da Cenerentola e alle sue parate epiche durante alcune delle partite più importanti e cruciali della stagione scorsa: se non vi ricordate, chiedete pure ai cugini laziali Mauri e Floccari, che ne sanno sicuramente qualcosa. Mercoledì la Roma non ha vinto e Julio ha incassato due gol, di cui uno su rigore, ma oggi vogliamo parlare di un’altra storia, di un episodio avvenuto all’interno di quella partita maledetta. Al 90’ la squadra – rimasta in campo con dieci uomini, complice l’arbitraggio vergognoso della terna arbitrale – sta cercando di attaccare in ogni modo per pareggiare, recuperare la partita e cercare di non sprofondare nel baratro della crisi proprio prima della partita contro l’Inter. Purtroppo, ogni tentativo è vano, la Roma non riesce a segnare, ma la serataccia non accenna a finire: durante il recupero, Julio Sergio fa un’uscita disperata, una di quelle “o prendi la palla o prendi la gamba”, fuori dalla sua area e si scontra con l’attaccante avversario, piede contro piede.

Viene ammonito per l’intervento in ritardo e, come se non bastasse, riporta una microfrattura del malleolo con interesse dei legamenti che lo lascia a terra in preda ad un dolore terribile. Ma la sfortuna è dura a morire e continua ad infierire, perché la Roma ha finito i cambi e non può far uscire il portiere senza rimanere in nove, rischiando non solo di non vedere più la porta avversaria, ma anche di prendere il terzo gol, quello che spingerebbe la squadra nel tunnel della crisi più nera. Cassetti si propone di sostituire Julio Sergio, ma il brasiliano decide, stoicamente e coraggiosamente, di rimanere in porta; però il dolore è troppo forte, il portiere non riesce nemmeno a camminare e, allora, scoppia in un pianto incontenibile e straziante tra i pali. Le immagini fanno il giro delle televisioni di tutta Italia, fanno il giro persino del mondo rubando la scena al ritorno al gol del “Principe” campione d’Europa Milito contro il Bari e al volo dell’aquila della Lazio all’Olimpico. In Spagna scrivono “El arquero che llora conmueve al mundo del fùtbol” (Il portiere che piange commuove il mondo del calcio), in Francia, invece, accusano lo staff medico, reo di aver lasciato in campo il povero giocatore che riusciva a malapena a posare un piede per terra – e che a fine partita è dovuto uscire,

tralaltro, senza neanche l’ausilio di una barella, ma sostenuto a forza dallo staff. Lasciando le polemiche da una parte, nessun tifoso di qualsiasi squadra può essere rimasto indifferente alle urla di dolore e di rabbia di Bertagnoli e alle sue lacrime, che non sono quelle di un frignone, ma quelle di un giocatore attaccato alla maglia, di un grande campione nel suo piccolo. Julio Sergio non guadagna quanto Lionel Messi o Cristiano Ronaldo, se è per questo non guadagna nemmeno quanto Julio Baptista, ma da quando un giocatore diventa un campione solo se pagato a peso d’oro? A dimostrazione e conferma di ciò, stanno piovendo auguri di pronta guarigione e note di ammirazione da tutto il mondo del calcio, persino dai tanti odiati e acerrimi rivali – calcisticamente parlando – interisti, juventini e laziali. Nella serata di mercoledì, il mondo si è fermato a guardare alla televisione le scene di un piccolo, grande portiere che piangeva, tra i pali della sua porta, un po’ per il dolore, un po’ per la delusione, un po’ per la rabbia dovuta alla sfortuna che sembra non essersi ancora stancata di perseguitare la nostra Roma. Non si è trattato di un pianto di rinuncia, ma di un segno di rifiuto, di reazione, di opposizione al destino spietato che si è scagliato nuovamente contro il brasiliano e contro tutta la squadra. Nell’Odissea che sta attraversando la Roma, Julio Sergio si è prestato al ruolo dell’eroe omerico, orgoglio della sua gente, che per una notte non è stato interpretato da Francesco Totti od a Daniele De Rossi – entrambi assenti – ma dall’ex terzo portiere migliore del mondo che, finalmente, è diventato indiscutibilmente il primo portiere titolare non solo della rosa della squadra, ma anche del cuore dei tifosi più innamorati, belli ed esigenti di tutto il mondo. 37 | Forza magica


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Tutto ma proprio tutto sulla squadra giallorossa

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