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american dream

il sogno sta per diventare realtà

Americà facce tarzan In ricordo di Fabrizio Carroccia, er Mortadella

Vincenzo Montella alla guida della Roma

Amarcord, Rudi Voeller, il tedesco volante

Parola di ex, Fabrio Petruzzi

racconta il momento giallorosso

Forza Magica

Anno 5° - n.° 38 - Mensile d’informazione gratuito


EDITORIALE

di Federica Afflitto

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asciare andare qualcuno che si ama è la parte più difficile di una storia d’amore, l’addio di Fabrizio è stato lungo, intenso, interminabile, poiché nessuno voleva lasciarlo andare. L’amore dei suoi cari, dei suoi amici più stretti, delle persone con le quali nel corso del suo terreno cammino è entrato in contatto hanno imparato a volergli bene con facilità e naturalezza ed alla sua figura si sono legati al punto da crearne il mito senza che neppure lui se ne accorgesse. Il male dentro di lui cresceva prepotente ed infame ogni minuto, eppure lui combatteva e lottava, anche quando non c’era più nulla da fare, fino alle ultime ore di coscienza, lui si è battuto, non solo per se stesso, ma per gli altri. I suoi amici lo guardavano sdraiato su quel letto bianco e aspettavano, incoscienti, che da un momento all’altro, lui si tirasse in piedi e pronunciasse una delle sue battute. Non scherzava questa volta, non era una delle sue tante goliardate, ma fino all’ultimo è stato lui, il solito Fabrizio, con i suoi amici accanto, in quella stanza d’ospedale trasformata per qualche giorno in uno spaccato della curva sud o della Tribuna Tevere, dove ultimamente lui preferiva andare con la Vecchia Guardia. Non voleva restare solo, con la coda dell’occhio seguiva tutti i movimenti, chi andava e chi veniva, chi si assenta-

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va troppo a lungo e chi ritardava. Avrà notato delle assenze, ma non se ne è lamentato, per poi emozionarsi quando a salutarlo, in quella stanza di ospedale, giungevano coloro ai quali lui ha sempre donato se stesso e la sua semplice ma preziosa amicizia. Tutto quell’amore lo teneva bloccato in questa vita, ma soffriva, tantissimo, troppo perché un essere umano potesse sopportare, e allora lentamente, prendendo coscienza della realtà, ad uno ad uno, prima gli amici e poi i famigliari, con le lacrime agli occhi e con il cuore trafitto, hanno cominciato a mollare la presa, non era giusto lasciarlo soffrire ancora, lui non avrebbe voluto essere compatito in quel modo. Fabrizio Carroccia se ne vuole andare a testa alta, con coraggio, lui che di Roma è diventato il Re senza mai chiedere una corona o uno scettro, lui che il suo regno, nato per gioco e cresciuto nel nome dell’amore per una squadra di calcio, lo ha osservato crescere negli anni, senza comprenderne la grandezza, perché lui non aveva secondi fini, voleva solo trascorrere il suo tempo con i suoi amici ed ogni occasione era utile per il fine unico di averli con sé, al suo fianco, per godere della loro presenza. La sua telefonata quotidiana, la sua inconfondibile risata, la sua camminata, ogni aspetto di lui ne caratterizzava il personaggio. Me lo immagino così, lui che non ne voleva saperne di crescere e di invecchiare alla fine è volato via, verso l’Isola che non c’è dove potrà vestire per sempre i panni di Peter Pan. Ciao Fabri, fai il bravo.

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FORZA MAGICA Anno 5° - n.° 38 Mensile d’informazione gratuito EDITORE Esse Editore DIRETTORE RESPONSABILE Federica Afflitto direttore@forzamagica.com REDAZIONE via Rodengo, 31 00124 Roma Tel. 06.89.52.76.97 Reg. Tribunale di Roma in data 08-10-2007 n°465/07 GRAFICA | EDITING | LAYOUT Alessandra Cutugno COLLABORATORI Daniele Cecchetti | Serena De Iaco | Andrea Di Carlo | Max Leggeri | Fulvio Stinchelli | Federico Vespa FOTOGRAFO Claudio Crescenzi STAMPA SOGRAF SRL FORZA MAGICA Tutti i diritti di riproduzione riservati, salvo accordi scritti o contratti di cessione copyright, la collaborazione a questo mensile è da considerarsi del tutto gratuita e non retribuita. La responsabilità dei contenuti dei testi è esclusivamente degli autori. e-mail: info@forzamagica.com Si ringraziano gli inserzionisti pubblicitari per il loro contributo che consente la pubblicazione e la diffusione di questo periodico. Questo numero di Forza Magica è stato licenziato per la stampa il 15 Gennaio 2011

Dove trovare la rivista Bar Celani Via San Giacomo, 40 Nettuno-Bar dei Belli Via del Trullo-Bar Lupa Via Marcantonio Bragadin, 55 Prati-Bar La Bombonera Via Stoppa Malafede Caltagirone-Bar Gran Caffè Iacopucci Via Oslo, 7 Torrino-Bar Gran Caffè Via Cesare Ricotti Casal Bertone-Bar Piper Via Paolo Orlando Ostia-Bar Kristal Via P.S. Leicht Torraccia-Bar Pasticceria Gli Angoli Via Wolf Ferrari Infernetto-Bar Davidoff Via G. Zerbi Ostia-Bar dello Sport P.za G. Ronca Ostia-Bar Pasticceria F.lli Evangelista Via Aldobrandini Ostia-Bar Domino Via di Macchia Saponara Acilia-Bar delle mimose via Menippo, 12 Casal Palocco-Bar Caffè Pascià Via W. Ferrari Infernetto-Bar Non solo Caffè P.zza Morelli Colli Portuensi-Bar Station Caffè Via Copparo Vitinia-Bar Betting 2000 Via di Acilia Acilia-Bar Leonardo da vinci Via Leonardo da Vinci, 245 Ostiense-Bar calcio d’angolo P.zza S. M. Ausiliatrice, 50 Appio Tuscolano-Bar Evandro Via Egna, 3 Infernetto-Bar Antinori Via F. Acton, 46 Ostia-Edicola Celletti Via Nomentana Nuova, 45/a Monte Sacro-Edicola Via U. Lilloni Madonetta-Edicola Fronte C.C. Eschilo Axa-Edicola Via Bosio Mostacciano-Edicola Via Isole del Capoverde Ostia-Edicola Via Amsterdam Torrino-Edicola Via di Macchia Saponara Madonetta-Edicola Ferm. Metro Maria del Soccorso Tiburtina-Edicola C.C. Le Terrazze Casal Palocco-Edicola C.C. Le Torri Tor Bella Monaca-Edicola Via di Casal Palocco Casal Palocco-Edicola Via W. Ferrari Infernetto-Edicola C.C. Quadrifoglio AciliaEdicola Via D. Cucchiari Casal Bertone-Edicola Via di Torrenova Tor Vergata-Edicola Via Portuense (fronte oviesse)-Edicola Via G. Genocchi (Regione Lazio)-Pizzeria Ristorante Le Streghe Via Tuscolana- Duecì Grafica Via G. Levato Ciampino-Fotottica Crescenzi Via di Casal Bertone-Brico Ok Via dei Romagnoli Ostia-Ottica Dieci Decimi Via W. Ferrari Infernetto- Ferramenta 2000 Via Eschilo Axa-Stazione di servizio Shell Via del Trullo-Mid Sport Via D. Cambellotti Tor bella Monaca-Bingo Cola di Rienzo P.zza Cola Di Rienzo Roma-Centro-Ifo-Regina Elena Via Bosio Mostacciano-Supermercato SMA Via Pindaro Casal Palocco-5 contro 5 Via Tiburtina Antica San Lorenzo – Via S. Curione Tuscolana- Armagame Via U. Giordano Infernetto-Porrini 1945 Via Manuel de Falla Infernetto-Club Lanciani Via di Pietralata, 135 Tiburtina-Roma Club XIII Giallorosso Casal Bertone-Roma Club Garbatella

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EDITORIALE

di Federica Afflitto

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Tott di Andrea Di Carlo

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In se Di DANIELE CECCHETTI

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Il po

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L’Or

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Gos

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I gra di GIANLUCA GUARNIERI

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Reg DI SERENA DE IACO

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1927...la storia continua di DANIELE CECCHETTI

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a A.S.Roma è ufficialmente in vendita, come da accordo raggiunto il 26 luglio dello scorso anno, quando Unicredit, a fronte del debito maturato da Italpetroli, la holding della Famiglia Sensi, divenne proprietaria, oltre che del 100% della stessa holding, anche del club giallorosso. Nessun fax o lettere improvvise, frenate o dietrofront dell’ultimo momento, Unicredit sta gestendo in prima persona, insieme all’advisor Rotschild la vendita del club. Da quel pomeriggio assolato di luglio, si sono rincorse voci, rumors, nell’etere e sui quotidiani sono stati fatti diversi nomi nella corsa all’acquisizione della società: per la verità, anche Unicredit stessa probabilmente si attendeva un’evolversi diverso della vicenda, magari anche una tempistica ed un iter più breve, ma lo slittamento dei termini prefissati si è reso necessario visto la complessità e le difficoltà che la trattativa ha riservato. Angelucci, cordata USA e Aabar: questi i soggetti più gettonati nei mesi, ma ora che la questione sta per dirimersi definitivamente, ripercorriamo le tappe fondamentali di questo lungo percorso che per mesi ha appassionato i tifosi giallorossi. Un’altalena di emozioni per quella che potrebbe essere una svolta epocale per la squadra e per la città, con un solo obiettivo nella testa e nel cuore: vedere la Roma poter competere per la vittoria in Italia e in Europa. LE TAPPE DELLA VICENDA ROMA: 21 GENNAIO 2010 - Viene nominato il collegio arbitrale che dovrà dirimere il contenzioso tra la famiglia Sensi e Unicredit. 23 GIUGNO 2010 - Dopo diverse ore di

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In attesa dell’arrivo dei nuovi proprietari targati Usa, la Roma dice addio a Claudio Ranieri, dimessosi dopo l’incredibile sconfitta di Genova ed accoglie una vecchia conoscenza, Vincenzo Montella. Per lui un grande salto dalla guida dei giovanissimi della Roma, alla prima squadra e tutto in una notte, fatta di emozioni, di timori, di speranze e di certezze. E’ suo il compito di guidare l’attuale rosa verso il primo incontro con i nuovi proprietari. di Daniele Cecchetti

Un’altalena di emozioni per quella che potrebbe essere una svolta epocale per la squadra e per la città udienza nello studio del professor Ruperto, vengono avanzate diverse ipotesi di conciliazione. Le parti decidono però di aggiornarsi al 5 luglio. 5 LUGLIO 2010 - Nello studio del professor Cesare Ruperto si incontrano i rappresentanti di Italpetroli e Unicredit. Le parti si danno appuntamento all’8 luglio per raggiungere un accordo. 8 LUGLIO 2010 - Nello studio del professor Cesare Ruperto i rappresentanti di Italpetroli e Unicredit firmano la lettera d’intenti per la ristrutturazione del debito della Compagnia Italpetroli. L’As Roma è ufficialmente in vendita.

26 LUGLIO 2010 - L’accordo viene finalmente ratificato. Si stabilisce che Unicredit entrerà in possesso del 100% di Italpetroli, mentre le azioni di Roma 2000, che controlla l’As Roma, passeranno ad una nuova società, la Newco Roma che sarà di proprietà dei Sensi (51%) e di Unicredit (49%). Le parti si vedranno nuovamente l’ 11 ottobre, per la conclusione dell’arbitrato. 11 OTTOBRE 2010 - Slitta la costituzione di Newco, Unicredit chiede un nuovo rinvio. Cesare Ruperto fissa l’udienza conclusiva per il 24 gennaio 2011. 5 NOVEMBRE 2010 - Un comunicato di Italpetroli rende noto che «sono pervenute alcune offerte non vincolanti, attualmente oggetto di una prima valutazione da parte della società e dei suoi advisor». 10 NOVEMBRE 2010 - Con un altro comunicato, Italpetroli sottolinea come le offerte non vincolanti siano «oggetto di valutazione da parte della società, con l’assistenza dei propri consulenti». Il passaggio successivo prevede la formazione di una “short list”. Da fonti Unicredit filtra l’indiscrezione secondo cui la deadline per le offerte vincolanti sarà dicembre, probabilmente prima di Natale. 14 DICEMBRE 2010 - Si rincorrono voci di un possibile slittamento al 31 gennaio per la presentazione delle offerte vincolanti. Sarebbero quattro i soggetti ancora in corsa: Angelucci, una cordata americana, il fondo Aabar e - sembra - l’ex patron di Ancona e Ternana, Edoardo Longarini. 25 GENNAIO 2011 - Il chief operating

officer di UniCredit Paolo Fiorentino e Piergiorgio Peluso, responsabile corporate e investment banking Italia della banca, volano a New York per incontrare la cordata americana. 26 GENNAIO 2011 – Esce per la prima volta il nome di Thomas Richard DiBenedetto. È lui il leader della cordata statunitense. 31 GENNAIO 2011 - Scade il termine per proporre le offerte vincolanti. I soggetti in corsa sono la cordata americana e la famiglia Angelucci. A sorpresa, figurano anche il fondo Aabar più altri due soggetti non identificati: uno francese, l’altro riconducibile ad un fondo di investimento misto arabo-americano. In totale, dunque, le proposte sono cinque. 2 FEBBRAIO 2011 - Arriva la doccia gelate per i tifosi giallorossi: Aabar smentisce la presentazione di un’oferta vincolante: «Non vogliamo l’As Roma, non abbiamo mai avuto l’intenzione di acquistarla». Il titolo perde in Borsa oltre il 3%. La Consob accende un faro sulla situazione. 3 FEBBRAIO 2011 - In mattinata, un comunicato congiunto di Italpetroli e Unicredit conferma: «Aabar non ha preso parte al processo di vendita, né ha formulato alcuna offerta». Nel pomeriggio, nella sede sociale di Unicredit a Roma, i membri del Cda di Italpetroli, ovvero Rosella Sensi, il presidente Attilio Zimatore e il rappresentante della banca Antonio Muto, esaminano in videoconferenza le cinque offerte vincolanti con il numero di Rothschild Italia, Alessandro Daffinà e con gli uomini di Unicredit preposti al dossier, Paolo Fiorentino e Piergiorgio Peluso. Il progetto americano viene ritenuto, come spiega una nota di Italpetroli, «il più competitivo». Affinché si vada a trattativa esclusiva, però, vengono richieste delle integrazioni alla DiBenedetto As Roma Llc, il veicolo finanziario creato per l’operazione. 15 FEBBRAIO 2011 - Le integrazioni sono complete, l’offerta americana si conferma la più competitiva. Viene concessa la trattativa in esclusiva per 30 giorni. «Andiamo avanti nel processo negoziando in esclusiva con il

Quattro gli imprenditori che compongono la cordata: Thomas DiBenedetto, colui che potrebbe diventare il nuovo presidente della A.S.Roma, Michael A. Ruane, Richard d’ Damore e James J. Pallotta. gruppo americano che fa capo a Di Benedetto», ha proseguito il banchiere di Piazza Cordusio. «La loro offerta ci ha convinto non solo perchè finanziariamente più solida ma anche per gli investimenti e per la valorizzazione della squadra che il progetto prevede. Una valorizzazione che era tra i nostri obiettivi e che la squadra, il team ed i tifosi romani si aspettano e meritano» Ma chi sono questi imprenditori stelle strisce che compongono la cordata destinata a diventare proprietaria del club giallorosso? All’inizio, intorno ai loro nomi c’è stato il massimo riserbo, cosi come prevedeva l’accordo di riservatezza (scusate il gioco di parole) stipulato con Unicredit, che coinvolgeva tutti i partecipanti all’asta. Poi tuttto è diventato più chiaro ed che oggi, siamo in grado di stilare e fornire un quadro preciso e dettagliato su coloro che dovrebbero essere, a meno di clamorosi colpi di scena, i nuovi proprietari della A.S. Roma. Quattro gli imprenditori che compongono la cordata: Thomas DiBenedetto, colui che potrebbe diventare il nuovo presidente della A.S.Roma, Michael A. Ruane, Richard d’ Damore e James J. Pallotta. Da segnalare però che potrebbe entrare a far parte di questa joint venture di imprenditori anche Julian Movsesian, nonostante non abbia ancora fornito le ulteriori specifiche e garanzie richieste

dalla banca. In futuro, ma questo solo dopo la chiusura ufficiale della trattativa, la ricerca di ulteriori soci da poter coinvolgere nell’affare. Tramite quale elemento giuridico DiBenedetto e co. hanno presentato la loro offerta per l’acquisizione del pacchetto di maggoranza di A.S. Roma? L’imprenditore italo-americano, insieme ai suoi soci, avrebbe costituito una LLC, Limited liability company, ad hoc per l’operazione. La LLC, Limited liability company, corrispettivo della nostra Società a Responsabilità Limitata (SRL), è nata proprio negli Usa ai fini di limitare le severe regolamentazioni delle imprese tradizionali e la responsabilità dei soci, per far sì che debiti e obbligazioni siano intestati alla LLC e non ai singoli individui che la costituiscono. Pur essendo stata creata recentemente (è stata utilizzata per la prima volta nel panorama aziendale statunitense negli anni Settanta) è oggi una delle tipologie di società più diffuse oggi negli Stati Uniti ed è divenuta col tempo l’opzione legale preferita dalle piccole e medie imprese proprio per i vantaggi di gestione per la combinazione vantaggiosa tra società e attività di collaborazione che rappresenta. Detto questo, sono diverse le indiscrezioni che filtrano su quelle che dovrebbero essere le modalità di acquisto del pacchetto di maggioranza da parte della cordata guidata da DiBenedetto. Il gruppo statunitense entrerà in possesso del 60%, mentre ad Unicredit resterebbe il 40%, da suddividire poi con un imprenditore italiano (Parnasi?) al 20%. Questi i termini della proposta d’acquisto che comprende, però, anche il marchio e Trigoria, valutati e da pagare a parte: circa 15 milioni per entrambi gli asset. Oltre a quest’accordo, ne verrà poi messo a punto un altro, quello di co-investitori, fra i quali il patto di governance per la gestione ordinaria del club. Accordi questi, subordinati ad alcune condizioni sospensive, quali ad esempio l’autorizzazione dell’Antitrust. Ma non è tutto: successivamente dovrà essere lanciata l’Opa (offerta pubblica di

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acquisto) sul fluttuante 33% nel mercato, il tutto per una cifra che dovrebbe aggirarsi sui 35-40 milioni di euro. Solo allora tutti gli iter burocratici saranno stati evasi, e la Roma avrà ufficialmente una nuova proprietà, che dovrà poi impegnarsi nella ricapitalizzazione del club, operazione da effettuare in un due momenti diversi, per un esborso totale di 80 milioni. Nei piani di DiBenedetto & co c’ è la valorizzazione, sviluppo e divulgazione del brand Roma in tutto il mondo, un po’ quello che avviene già negli States con le compagini di basket, hockey, football e baseball. In questo caso ovviamente, il nome della città eterna giocherà il suo ulteriore fascino, e su questo si punterà forte. Il fatturato, nei prossimi anni, dovrebbe crescere fino a raggiungere i 180 milioni, attraverso quattro punti cardine: sfruttare a pieno la capienza dello stadio (a proposito, per la costruzione di un nuovo impianto siamo ancora in alto mare, visto l’ennesimo stop subito dalla Legge Crimi), potenziare sponsorizzazioni ed eventi, rivoluzionare il vivaio, e appunto migliorare il merchandising, settore nel quale la gestione attuale della Roma ricava molto meno rispetto a quelli che potrebbero essere gli introiti potenziali visto il bacino di tifosi in tutto il mondo. Ovviamente il tutto non può prescindere dalla costruzione di una squadra in grado di competere su tutti i fronti e con i club più forti d’Europa. Sotto questo punto di vista, i recenti

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risultati hanno riportato alla luce problematiche presenti ormai da qualche stagione, soltanto mascherate dalla rincorsa miracolosa dello scorso anno: rosa con un’eta media abbastanza alta, e calciatori che a Roma sembrano davvero aver esaurito il proprio ciclo qui nella capitale. Senza considerare poi le questioni contrattuali di alcune pedine fondamentali di questa squadra, Mexes su tutti che è attualmente libero di accordarsi con altri club, cosi come Perrotta e Cassetti, ma anche De Rossi e Menez in scadenza giugno 2012, e il rinnovo di Vucinic. Ma non solo: calcia-

Nei piani di DiBenedetto & co c’ è la valorizzazione, sviluppo e divulgazione del brand Roma in tutto il mondo, un po’ quello che avviene già negli States con le compagini di basket, hockey, football e baseball

tori come Doni e Adriano, dall’ingaggio “pesante”, del quale è difficile sgravarsi, o come Cicinho che presumibilmente a giugno tornerà a Trigoria. Insomma, il futuro è adesso: operare ora nel migliore dei modi per garantirsi un futuro più roseo di quello che può apparirci oggi. Le prime ed uniche finora, dichiarazioni rilasciate dall’inizio della trattativa da DiBenedetto però lasciano spazio ad un cauto ottimismo: «I miei partner in questa iniziativa rappresentano il più alto livello di professionalità ed entusiasmo e siamo rappresentati da investitori con grande esperienza sia nel mondo dello sport che della finanza. Continueremo a lavorare per concludere con successo le negoziazioni il più presto possibile. Siamo onorati che la nostra offerta sia stata scelta come la migliore. Quanto prima intendiamo avviare il nostro progetto di crescita che mira a valorizzare la società e la squadra non perdendo di vista il fatto che agiremo come custodi di questa grande squadra nel nome dei cittadini di Roma e di tutti i tifosi della As Roma». Se a questo si aggiunge che i piani tecnici per il futuro dovrebbere prevedere l’arrivo di un top name sulla panchina giallorossa, si parla con insistenza di Ancelotti, con qualcuno che azzarda addirittura le candidature di Capello e Guardiola, e un rimpasto quasi totale anche a livello di dirigenza (Baldini e Sabatini i nomi fatti), ecco che l’euforia comincia a prendere piede tra il tifo giallorosso.


L’UOMO che non RI(I)SE Più

in maniera pesante la stagione di John Arhne Riise. Tutto ciò gli ha fatto perdere sicurezza e autostima nelle sue capacità: ormai fa fatica a proporsi e si rifugia sempre nel retropassaggio ogniqualvolta è in possesso di palla, ed è in grande difficoltà quando viene puntato, indietreggiando pericolosamente e non tentando mai l’intervento. Qualora non si dovesse riprendere del tutto, siamo convinti che la Roma dovrà per forza operare sul mercato alla ricerca di un suo sostituto e forse lì il futuro di Riise sarà lontano dal-

La crisi della Roma passa anche attraverso l’involuzione tattica di un giocatore che in poco tempo era diventato l’idolo della curva ma che in questa stagione non riesce più ad incidere, per John Arne Riise si prof ila ora anche l’ipotesi della panchina. Di Andrea Di Carlo

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a storia del pallone è fatta di corsi e ricorsi storici che si intrecciano e si rincorrono nel tempo senza fine. Gli amanti delle statistiche sono sempre allerta per trovare il dato schiacciante od il paragone chiarificatore. Noi, tra il disilluso e l’oggettivo,vi riportiamo indietro con la mente a circa tre anni fa: era il 22 Aprile 2008. Luogo del crimine era l’area di rigore sotto la Kop di Liverpool. Si giocava la semifinale di Champion’s League tra Liverpool e Chelsea. Partita che i Reds conducevano per 1 a 0 grazie alla rete di Kuyt; quando oramai mancavano pochi secondi alla fine del match ecco il cross di Kalou dalla sinistra e John Arhne Riise che per spazzare l’area al 94’st mette di testa il pallone alle spalle di Reina. Disperazione e incredulità da parte del norvegese che si rifugiava sotto la maglia per pochi secondi. Il mondo per un attimo gli crolla addosso e il ragazzo dai capelli rossi sembra non aver la forza per rialzarsi. Ha raccontato lui stesso di aver passato un bruttissimo periodo dopo quell’autorete tanto poi da spingerlo a cambiare aria perché era stato un errore che aveva segnato la sua nomea lì, in quel di Liverpool. E la vita, in maniera atroce e cinica,gli ha fatto rivivere nuovamente da protagonista un film molto simile a quella notte di Anfield. Stavolta in palio non c’è la finale di Mosca ma è la sera dell’ottavo di andata di Champion’s League contro lo Shakhtar. La Roma è già sotto 2 a 1 e la palla è tra i piedi di John Arhe Riise, defilato sulla sua fascia sinistra. L’intenzione è quella di rinviare lungo per Vucinic ma la mente probabilmente tentenna, come le sue gambe, e finisce così per cadere goffamente, regalando palla a Douglas Costa che serve Luiz Adriano e per la punta brasiliana portare lo Shakhtar sul 3 a 1 è un gioco da ragazzi. Per la seconda volta nella sua carriera il norvegese

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Per la seconda volta nella sua carriera il norvegese ha l’impressione che un suo errore tagli fuori dalla competizione continentale più importante la sua squadra.

ha l’impressione che un suo errore tagli fuori dalla competizione continentale più importante la sua squadra. Il flashback si completa quando il numero 17 si prende la maglia e si copre il volto,restando per molto più tempo a riflettere e maledire quell’errore. Quando si toglie la maglia dalla faccia, c’era un altro risultato compromesso, altre facce incredule dei suoi compagni e una Curva Sud imbe-

stialita e ferita come la Kop quella sera. All’intervallo mister Ranieri è costretto a sostituirlo e i corridoi degli spogliatoi della Roma raccontano di un Riise disperato ed in lacrime. È un infortunio grave per il terzino che arriva al culmine di una serie di prestazioni imbarazzanti, condite anche lì da evidenti responsabilità su alcuni dei gol subiti (su tutti Eder con il Brescia ed Eto’o contro l’Inter). Un giocatore che l’anno scorso da titolare inamovibile aveva dato il suo contributo alla causa giallorossa con una continuità mostruosa, offrendo garanzie in fase difensiva come in quella di proposizione là davanti; uno stakanovista, il più utilizzato da mister Ranieri e il più continuo proprio per rendimento. Poi forse qualcosa

si rompe il 6 Settembre 2010: John è in ritiro con la Nazionale norvegese e si sta allenando regolarmente con i suoi compagni per preparare la partita contro il Portogallo. Ad un tratto, in una normale fase di gioco, un duello di corsa tra lui ed Espen Ruud termina in maniera troppo fisica, con la spalla dell’esterno destro dell’Odense che impatta violentemente contro la testa del terzino e Riise cade

a terra privo di sensi con una fortissima commozione cerebrale. Costretto a riprendersi perdendo molto tempo, soprattutto al livello fisico, un giocatore con le sue caratteristiche ne risente e tanto, proprio lui che fa della corsa la sua arma migliore. Il fastidio a giocare con un casco protettivo con cui devi convivere e la paura di impattare il pallone con la testa, sono tutti fattori che hanno condizionato

Il fastidio a giocare con un casco protettivo con cui devi convivere e la paura di impattare il pallone con la testa, sono tutti fattori che hanno condizionato in maniera pesante la stagione. la Capitale. Altrimenti, se tornerà ad esser il giocatore che tutti noi conosciamo, siamo sicuri che la fascia sinistra della Roma sarà difesa ancora con forza e con ardore dal vichingo norvegese.

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Sclerosi Laterale Amiotrofica

(o Morbo di Gehrig) È

il male oscuro del mondo del calcio professionistico e non, il maledetto morbo che sorge sempre più frequentemente tra ex calciatori. Un male tuttora incurabile che non lascia scampo e riduce la persona in uno stato quasi vegetativo, uno stato inaccettabile per ch i ha fatto dello sport e del calcio il suo stile e ragione di vita. Nel mondo del calcio ha colpito 51 giocatori portandone alla morte 39 su 30mila casi accertati. Parliamo della SLA, ovvero la sclerosi laterale amiotrofica, definita anche morbo di Lou Gehrig, proprio dal nome del giocatore statunitense di baseball che fu la prima vittima accertata di questa patologia. È una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che colpisce selettivamente i cosiddetti neuroni di moto (motoneuroni), si arriva così alla distruzione dei motoneuroni presenti nella corteccia motoria e nelle corna anteriori del midollo spinale; queste cellule nervose trasmettono i comandi per il movimento dal cervello ai muscoli e quando, per il progredire della malattia, non sono più in grado di inviare i propri comandi, i muscoli volontari vanno incontro ad una progressiva atrofia e paralisi. Il calcio rappresenta, per molti studiosi, una disciplina sportiva a rischio di insorgenza di SLA per i continui traumatismi ai quali il sistema nervoso centrale è sottoposto mediante il colpo di testa. I giocatori di calcio infatti, diversamente rispetto ad altri sport, colpiscono la palla di testa senza avere nessuna protezione. La forza con cui il pallone impatta sul cranio è piuttosto rilevante, tuttavia essa si distribuisce prontamente anche sul collo e sul tronco. Gli studiosi non lo ritengono ancora un fattore scatenante quanto quello genetico.

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ECCO PERCHè CI SI AMMALA DI SLA (intervista al Prof. Nicola Vanacore dell’Istituto Superiore di sanità) La sclerosi laterale amiotrofica, chiamata SLA, o anche morbo di Lou Gehrig, (dal nome del giocatore statunitense di baseball che fu la prima vittima accertata di questa patologia), malattia di Charcot o malattia dei motoneuroni, è una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che colpisce selettivamente i neuroni, i più colpiti sono i calciatori, ma la ricerca sta dimostrando altre verità.

Di Manuela Rosa Professore Vanacore ci parli dei suoi studi condotti sulla Sla. “Il nostro studio è stato condotto su un campione di 24.000 calciatori di serie A;B;C, e abbiamo scoperto che i casi di mortalità sono 12 volte superiori rispetto alla popolazione generale, mentre, per fare un esempio un iperteso ha solo 1, massimo 1,5%, di probabilità di ammalarsi di Ictus. Fino ad oggi in Italia abbiamo avuto 5.000 ammalati di Sla, di questi solo cinque calciatori professionisti, i restanti 4.995 calciatori non professionisti, ma della Lega Dilettanti. L’ultimo dato Ansa riporta che in Italia nel 2009 abbiamo avuto 50 decessi, mentre viventi sono 8 tra cui il famoso calciatore Stefano Borgonovo. Professore Vanacore ci può spiegare il perchè insorge la malattia? “Fattori ambientali e fattori ereditari. Con fattori ambientali si intendono: i batteri presenti nel campo di calcio, l’intensità degli allenamenti, il tipo di dieta. Mentre per i fattori ereditari e’ importan-

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te sapere se ci sono stati casi analoghi in famiglia.” Ci sono degli esami preventivi che si possono fare? Analisti del tipo di pesticidi dei campi in cui il giovane si allena, verifica di trauma cranici, delle articolazioni e dei muscoli mediante elettromiografia e Tac. Ci sono dei farmaci al momento sul mercato? L’unico farmaco che abbiamo è il Rinozolo. E’ un ritardante della ventilazione

continuare i nostri studi sui calciatori professionisti, sia per quella dell’equipe del Professor Adriano Chiò sui calciatori non professionisti. L’Azienda Farmaceutiche non finanzia una ricerca, si parla di una malattia grave ma rara. L’Istituto Superiore di Sanità, è l’Ente di Ricerca che una volta ottenuti i finanziamenti, può concludere la ricerca, inviare così i risultati alla casa farmaceutica produttrice che provvederà a trovare la molecola, e quindi il brevetto per immetterlo su mercato. La seconda ragione, che riguarda però l’aspetto legale, è che è in corso un indagine della Procura di Torino sul calcio. Questa inchiesta calcistica rallenta le procedure. Ci sono dei calciatori che devono effettuare controlli più severi? Sicuramente i centrocampisti, perchè corrono di più, l’eccessiva stimolazione neuronale dovuta all’attività motoria, può indurre ad un sovraccarico di lavoro per la corteccia cerebrale, con conseguente perdita di cellule neuronali. E’ consigliabile per questo che i mediani non siano sottoposti ad allenamenti troppo eccessivi. Ci sono dei farmaci invece che sconsiglierebbe? E da sconsigliare un eccessivo suo di antinfiammatori, e un abuso di aminoacidi a catena ramificata. Ci sono delle strutture ospedaliere indicate? Mi sentirei di citare Il reparto di Neurofisiopatolgia dell’ospedale Santa Maria di Terni, in particolare il lavoro del Professor Giuseppe Stipa.

Lo stato attuale della ricerca sulla SLA

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la sta per Sclerosi Laterale Amiotrofica. La parola sclerosi significa indurimento dei tessuti, mentre laterale indica la morte neuronale inizialmente da un lato del midollo spinale, amiotrofia è un termine che deriva dal greco e significa: mancanza di nutrimento del muscolo. E’ una malattia rara oggi che colpisce in elevata frequenza i calciatori ma in termini assoluti soprattutto gente comune. Cercare di capire il nesso che corre tra la diffusione di questa malattia in ambito calcistico e non solo potrebbe essere la chiave risolutiva per conoscere finalmente la causa. Allo stato attuale la ricerca sui calciatori professionisti viene condotta dall’Istituto Superiore di Sanita’ , un ente tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale posto sotto la vigilanza del Ministero della Salute. A gestire le indagini e la ricerca sulla SLA è il Prof. Nicola Vanacore e la sua equipe del I.S.S. Il Prof. Vanacore fino ad oggi ha avuto modo di studiare 24.000 calciatori professionisti ed ha scoperto che le probabilità di decesso per SLA in questa categoria è circa 12 volte superiore rispetto a quello che si osserva nella popolazione generale..

“le faccio un esempio rappresentativo, un iperteso ha probabilità’ di decesso per ictus solo due volte superiore rispetto alla media. La differenza pone l’attenzione sulla gravità’ di questa malattia. Sono circa 5000 i soggetti ammalati attualmente per SLA in Italia, ma solo l’1% sono stati calciatori professionisti, soprattutto centrocampisti e i restanti circa 4990 no, è importante capire ora il perché di questo fenomeno. Stiamo studiando anche l’effetto degli amino acidi ramificati sulle cavie, per verificare o scartare l’ipotesi che ci sia un nesso fra l’abuso di questo tipo di integratori e l’insorgere della malattia. Ma le ripeto, questa è solo una delle ipotesi. Il Prof. Giuseppe Stipa attraverso i suoi studi epidemiologici ha ipotizzato che la SLA possa insorgere dall’esposizione ai cianobatteri presenti nel terreno. Un’altra ipotesi da verificare è quella degli eccessivi trauma cranici o dell’abuso di anti infiammatori.” “quali sono i sintomi dell’insorgere della malattia?” “Un deficit di forza, crampi e contrazioni spontanee delle fibre muscolari. Al momento l’unico farmaco che abbiamo è il riluzolo che aumenta la speranza di vita di qualche mese in piu’. Se avessimo la possibilità’ di studiare la malattia con le cellule staminali la ricerca potrebbe arrivare a grandi risultati. La SLA è forse la malattia piu’ grave per l’essere umano, ed è quindi fondamentale che il Ministero della Salute stanzi dei fondi per poter continuare la ricerca sulle possibili cause.”

assistita e neuro protettore. Questo farmaco attenzione, non debella la malattia ma sicuramente incrementa la sopravvivenza del paziente già affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica. In futuro avremo un farmaco per la cura della Sla? I nostri studi sono stati pubblicati già dal 2005, ma ci sono due ragioni del perchè la nostra equipe non può ottenere il risultato, aspettiamo i finanziamenti da parte del Ministero della Sanità sia per

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aje arzate che è ‘no scherzo, nun giocà, è si Amico mio abbiamo tutti creduto sino alla fine che fosse un’altra mortadellata , non ti sei spento, hai solo chiuso gli occhi, mentre qualcuno invisibile solo a noi mortali ti tendeva la mano per salire sul muretto in Curva Paradiso, si ho detto noi mortali perché se è vero che ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità (quanto te piaceva sta frase) è gia iniziata la leggenda “ der Mortadella”. A Fa’ mentre sto scrivendo anche i tuoi amici del Real Madrid ti hanno tributato il loro saluto, immagino, ne sono certo, del tuo commento accanto agli amici di sempre “ mmh se poteva fa de mejo”. Una cosa però te

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la rimprovero amabilmente, ci hai lasciato troppo presto con un vuoto incolmabile “ e mò che famo, chi fomentamo “,guardo il telefono nella vana speranza che un giorno torni a squillare, ma ‘n gestore amico ultraterreno,che so sio, “teleparadiso italia mobile”. Hanno scritto, è salito in cielo il sorriso di Roma, immagino la prima cosa detta a S . Pietro “ a Maè quanno c’è er derby”. Ciao, o meglio, arrivederci Re de Roma, senza scettro e senza trono sei stato ,in maniera incontrastata, il sovrano assoluto di un regno senza confini fondato sull’allegria e l’amicizia. Dì la verità ti sei divertito sino alla fine, traffico impazzito,

corteo in festa, clacson che suonano, una città paralizzata, che succede? “Sta a passà e Re de Roma”, quanto te piace ! Dott. Carroccia la prego vivamente, dopo aver abbracciato Luca di salutarci tutti i Ragazzi, una raccomandazione è d’uopo: se organizzate qualcosa d’importante avvisateci in tempo, voi lassù noi quaggiù tutti insieme come sempre, come sempre. Fabrì, quanto mi manchi, inutile far finta di niente, nulla sarà più come prima , è inutile che ti arrabbi, questo scherzo non lo manderemo mai giù, stavolta “ te sei allargato”, sei partito per l’ultima trasferta senza avvisare chi ti voleva bene. Ma toglimi una curiosità, che dicono Ago, Dino, Antonio, Fabio, Paolo, sono contenti che li hai

riabbracciati, immagino mentre li stai tormentando per organizzare la prossima coreografia, sai che lavoro tingere il cielo di giallo e di rosso. Ma che gli hai detto a S.Paolo, che S.Pietro” ce l’ha a morte con lui”che te possino stai a fa “ lo schifo”, e mica è giusto che lassù li stai facendo ridere tutti e quaggiù ti stiamo tutti piangendo. L’ultima cosa Fabrì , perché sei stanco e ti lascio riposare, ma è vero che hai giocato anche con Lui, giunge voce dalla Curva Paradiso che quando hai incontrato Albertone te lo sei preso sotto braccio, ti sei incamminato verso questa luce immensa e quando hai incontrato “ er Principale “ gli hai detto …..Americà facce tarza’ !

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Scheda Calciatori morti per Morbo di Gehrig (SLA)

Otello Milan, ex portiere del Vicenza. Morto nel 2003 a 68 anni

Oltre a Jimmy Johnstone, ex del Celtic, morto nel 2006 a 62 anni, ecco di seguito un elenco dei calciatori vittime della SLA che siano stati calciatori in Italia (a livello professionistico, dilettantistico o giovanile). (fonte Wikipedia)

Lauro Minghelli, ex calciatore delle giovanili del Torino ed ex capitano dell’Arezzo degli anni ‘90. Morto nel 2004 a 31 anni

Armando Segato, primo calciatore a cui fu diagnosticata la SLA nel 1968. Morto nel 1973 a 42 anni

Adriano Lombardi, ex capitano dell’Avellino ed ex calciatore del Como anni ‘80. Morto nel 2007 a 62 anni Franco Tafuni, ex del Matera. Morto nel 2009 a 55 anni. [7]

Ernst Ocwirk, ex Sampdoria. Morto nel 1980 a 53 anni

Marcello Neri, ex del Venezia. Morto nel 2009 a 71 anni [8]

Fulvio Bernardini, ex calciatore e allenatore azzurro morto nel 1984 a 79 anni

Nicola Cevasco, ex calciatore dilettante.Morto nel 2010 a 42 anni.

Giorgio Rognoni, ex Milan, Pistoiese, Foggia, Cesena anni ‘70/80. Morto nel 1986 a 40 anni

Stefano Marangone, ex calciatore dilettante. Nato nel 1966. Affetto da SLA dal 2002.

Narciso Soldan, ex portiere del Milan, Inter, Torino, Triestina, Catania e Treviso degli anni ‘50-’60. Morto nel 1987 a 59 anni

Maurizio Gabbana, ex del Como.Nato nel 1957.

Malati lungodegenti

Piergiorgio Corno, ex calciatore del Como anni ‘60. Nato nel 1943. Affetto da SLA dal 1994 [9] Maurizio Vasino ex di Milan e Novara. Nato nel 1973 Stefano Borgonovo ex di Como, Milan e Fiorentina. Nato nel 1964 Agatino Russo ex della Ternana. Nato nel 1950 Moreno Solfrini, ex centrocampista di Sambenedettese, Rimini, Barletta e Teramo. Nato nel 1959 [10] Stefano Turchi ex di Prato, Ancona, Chieti. Nato nel 1969 [11] Geovani ex Bologna, affetto da polineuropatia (una malattia simile alla SLA, ma reversibile). Nato nel 1964

Enzo Matteucci, ex portiere di Inter, SPAL e Sampdoria. Morto nel 1992 a 59 anni [1] Fabrizio Falco, ex Salernitana, Novara e Taranto. Morto nel 1996 a 35 anni Guido Vincenzi, ex Inter e Sampdoria. Morto nel 1997 a 64 anni Albano Canazza, ex calciatore del Como anni ‘80. Morto nel 2000 a 38 anni Sauro Fracassa, ex di Lecco, Messina e Genoa. Morto nel 2000 a 57 anni. [2] Celestino Meroni, ex Como, fratello di Gigi Meroni. Morto nel 2001 [3] Gianluca Signorini, ex capitano del Genoa. Morto nel 2002 a 42 anni Fabrizio Di Pietropaolo, ex primavera dalla Roma anni ‘80 e giocatore di Parma, Lucchese, Rimini. Morto nel 2002 a 39 anni [4] Attilio Tassi, ex della Cremonese. Morto nel 2002 a 61 anni [5] Ubaldo Nanni, ex calciatore del Pisa. Morto il 30 marzo 2003 a 44 anni [6]

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Fabio Petruzzi sogna una panchina: “Allenare è il mio obiettivo, prima o poi sarò mister” Di Serena De Iaco Prima o poi lo chiameremo “Mister Petruzzi”. Non perché andrà a vivere in Inghilterra, ma perché uno dei sogni della sua vita è sedersi su una panchina di una grande squadra, magari di queste parti. Un altro sogno lo ha già realizzato: esordire all’Olimpico - da protagonista - con la maglia della squadra del cuore. Fabio Petruzzi, 41 anni a ottobre, in arte “Blu Ice”, ha dedicato quasi tutta la sua carriera alla Roma, poi per un Capello è stato costretto ad andare a cercare fortuna altrove: Brescia e Bologna. Ma partiamo dalla fine. E dal sogno che non è ancora realtà.

a fare l’allenatore. Ha carisma per fare bene. Sono rimasto sorpreso da diversi compagni. Non pensavo che alcuni di loro potessero diventare buoni tecnici. Alcuni avevano davvero un carattere particolare, ma si sono dimostrati all’altezza, raggiungendo ottimi risultati”.

Perché tra tanti ruoli, hai deciso di fare l’allenatore? “Ho allenato gli Allievi della Roma e per me quella è stata un’esperienza interessante. Ed è per questo che vorrei continuare su questa squadra. Fare l’allenatore non è una cosa semplice, devi saperti relazionare con un gruppo di calciatori. Loro ti devono ascoltare e ti devono seguire. È una cosa che mi stimola e spero di mettermi all’opera il prima possibile”. A chi ti ispiri come tecnico? “A Mazzone, un mio secondo padre, e a Zeman, tecnicamente è tra i migliori”. Bisogna essere “cattivi” per gestire una rosa. Non a caso Totti ha dichiarato: “Quando smetterò, non diventerò un tecnico perché sono troppo buono”. Condividi? “Essere un grande giocatore non vuol dire diventare grandi allenatori. A mio avviso, quando finirà di giocare proverà

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E Montella? “Auguro a Vincenzino una grande carriera, resta di fatto che il momento della Roma è molto difficile e la sua è una scelta azzardata. A questa squadra serve una guida di grande personalità L’ho già detto: essere stati grandi giocatori non significa diventare poi maghi della panchina. Ammetto che se la Sensi fosse venuta da me a chiedermi di allenare la Roma, sarei stato lusingato, ma dubbioso sull’accettare. Come fai dire no ad un’opportunità del genere? È la squadra del tuo cuore, quella con cui sei nato e cresciuto, faresti di tutto per rimetterla in sesto”.

non è questo il vero problema”. Alcuni vedono in Francesco Totti il vero problema. La tua opinione? “Chi non lo conosce, dice queste cose. Siamo cresciuti insieme, ci frequentiamo da quando abbiamo quattordici anni. È un ragazzo d’oro, lui non fa pesare la sua presenza. Non crea malumori, si è sempre messo a disposizione del gruppo”. È un ragazzo d’oro, ma non è un santo: è ancora vivo il ricordo del famoso sketch su “Scherzi a parte”: il capitano sedotto da una sexy cameriera e te e Di Biagio complici. “Noi eravamo al corrente di tutto, ma dopo tanti anni vi svelo che anche Francesco sapeva”.

Beh, nonostante questo non ha fatto nulla per limitarsi.

cumulato è rassicurante e farà la differenza alla fine”.

“Era giovane e poteva permetterselo, ora, però, è diventato un padre affettuoso”

Il tuo primo ricordo legato alla Roma? “Sono romanista da sempre. Ricordo la prima volta allo stadio con mio zio, a cinque anni: che colori la curva Sud e che emozioni quel giorno. Soprattutto, la canzone di Lando Fiorini, “Forza Roma, forza lupi, questa è l’ora de dimostra’ quanto valemo”. Ci sono cresciuto”.

Quali sono le tue previsioni per il futuro? “Le basi ci sono, le potenzialità pure, a Ranieri si può recriminare tutto, ma di certo non gli si può dire nulla sul bagaglio d’esperienza. Non so dire cosa accadrà, spero arrivino buoni risultati”. Dunque? Scudetto, Champions, quarto posto, Coppa Italia? “All’inizio dell’anno ho ripetuto più e più volte che lo scudetto era a portata di mano, le potenzialità della squadra erano enormi, ma oggi ho paura che puntare al quarto posto sia troppo”. Chi vince il campionato, allora? “Il Milan è il favorito, l’unica vera rivale è l’Inter, ma il margine di vantaggio ac-

E quando ti sei ritrovato in campo, in mezzo al tuo sogno? “Hai detto bene, era il mio sogno. Mi guardavo intorno e vedevo tutta quelle gente con lo sguardo rivolto verso il campo. E mi rivedevo in loro. Mamma mia...”. Poi, però, ad un certo punto, il tuo sogno è finito. “Quando andai via dalla Roma, rimasi malissimo. Pensavo di concludere la carriera con quella maglia e invece non mi è stata data la possibilità”.

Colpa di Capello? “Ti racconto solo un episodio: ero infortunato e mi stavo allenando in palestra. Psicologicamente ero già molto giù. Ad un certo punto entra un uomo del suo staff e mi dice: “Esci, il mister deve parlare con la squadra”. Cavolo, ma io ero parte della squadra...”. Ti sarai arrabbiato parecchio. “No, ci sono rimasto male. E come sempre ho abbassato la testa e ho accettato la situazione. Io ho sempre ascoltato critiche e rimproveri, a differenza di altri che rispondevano a brutto muso, ma poi rimanevano in campo. Tra me e Capello non c’è mai stato rapporto. Non mi ha insegnato nulla”. Capello, però, ha vinto tanto. “Lui vince perché ha sempre allenato grandi formazioni. Chissà che risultati otterrebbe se non avesse a disposizione dei campioni”.

Giochiamo: cosa avresti fatto se avessero scelto te? “Avrei lavorato sulla testa, ridato fiducia ai ragazzi, che forse l’hanno dispersa con le sconfitte e le delusioni di quest’anno. Se poi ci metti tutte le sfortune e gli infortuni, il quadro è completo”. Forse i troppi infortuni sono arrivati per una preparazione atletica approssimativa? “Non penso che sia stato sbagliato il lavoro di quest’estate a Brunico, ma forse qualche errore c’è stato. Di sicuro, però,

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Vola tedesco Vola

Indimenticabile attaccante degli anni ’80, Rudi Voeller costruisce un feeling importante con la tifoseria romanista, a lui la Curva Sud dedica uno dei cori più belli del suo repertorio, e lui ricambiò l’affetto della gente giallorossa a suon di gol.

Di Gianluca Guarnirei

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a palla sembrava sospesa in aria. Come paralizzata. Immobile. Giuseppe Giannini, capitano di lungo corso e di gran cuore romanista, aveva crossato nell’area di rigore sotto la curva Sud dello stadio Flaminio in quel pomeriggio del 18 marzo, anno del Signore 1990, data del Derby Lazio-Roma, con il piccolo Stadio teatro della disfida più attesa nella Capitale. Quel pallone scese finalmente, in quell’area intasata come via del Corso, in un sabato pomeriggio di primavera, e trovò una testa bionda e riccioluta con la maglia numero 9 che lo mandò ad adagiarsi nella rete, per la gioia incontenibile Rudy “Sigfrido”, Rudy dei tifosi romanisti appol“Cuor di Leone” insieme laiati nella tribuna, in infea Ruggiero Rizzitelli e a riorità numerica (solo per Peppe Giannini, gli uomini l’occasione...) ma sempre di maggiore grinta e impagabili per passione personalità in quella ed entusiasmo. Fu il “Point Roma “de core” Break” di quella partita e sicuramente quel numero 9 biondo sarebbe piaciuto molto anche a “Nostra signora degli Oscar” Kathryn Bigelow, per via delle sue capacità atletiche ed agonistiche , degne dei suoi “surfisti” adrenalinici. il numero 9 era il “Tedesco che vola”, ovvero Rudy Voeller.

Nella storia dell’A.S. Roma raramente un calciatore trovò il Feeling giusto in maniera cosi netta come Rudy da Hanau, uomo di grinta e leader nato, autentica arma in più, per quei 5 anni che segnarono in maniera indelebile la vita di chi aveva la maglia giallorossa nel cuore. Il suo arrivo entusiasmò , nell’estate 1987, il popolo roma-

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nista, visti i trascorsi a dir poco brillanti nel Werder Brema e con la nazionale tedesca, ma per via di un infortunio nella parte iniziale di quel campionato Voeller sembrò una pallida controfigura rispetto al furente centravanti ammirato in quegli anni e poco ci mancò che fosse rimandato indietro come uno sgradito pacco postale. Non fu così, fortunatamente e nel 1988/89 Rudy tornò se stesso, pronto a lanciarsi verso la porta avversaria, portandosi sulle spalle il peso dell’attacco dei “lupi”. I tempi della squadra stellare dei Falcao, Di Bartolomei, Pruzzo, Cerezo erano purtroppo finiti, ma quella squadra, ricca di agonismo, fierezza e dignità trovò la dimensione ideale e la sua “tana” nel piccolo impianto di Viale Flaminio, con il “Tedesco che vola” come condottiero osannato dalla Sud, innamorata senza ritrosie. Nemmeno l’infausto campionato 2004-05 con le dimissioni dal ruolo di allenatore, cambiò il suo “feeling” con la Capitale Il rapporto fu fantastico e Rudy diede tante soddisfazioni ai suoi tifosi; goals nei derby con tanto di “cucchiaio” (Totti si ispirò a lui...), al Milan e alla Juve, nelle Coppe con una galoppata straordinaria fino alla finale di Uefa 1991 e alla vittoria in Coppa Italia dello stesso anno, con triplette straordinarie vedi Bordeaux e Anderlecht, rincorse nei confronti di difensori allibiti e goals in tuffo di testa incurante di scarpini protesi verso la propria faccia. Più che teutonico, Rudy sembrava un testaccino, un romanista nel Dna,

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un vero leone con tutta la sua fedele tribù al seguito. Quanto era forte il rapporto tra il “Tedesco” e i suoi tifosi se ne accorse Frank Rijkard, reo dell’orribile sputo ai danni del numero 9 ai Mondiali di Italia 1990: la sua Curva Sud non dimenticò l’affronto e fischiò l’olandese ogni volta che venne a giocare all’Olimpico, per una affilata e sublime vendetta sonora. Rudy “Sigfrido”, Rudy “Cuor di Leone” insieme a Ruggiero Rizzitelli e a Peppe Giannini, gli uomini di maggiore grinta e personalità in quella Roma “de core”, in un calcio ben diverso da quello attuale, più a misura d’uomo e lontano da essere quel detonatore mediatico che conosciamo bene. Voeller seppe rendere onore a quella maglia, lottando sempre fino all’ultima goccia di sudore, fino all’ultimo minuto, da quel Campione, un Campione del Mondo, che non dimenticò la sua Roma anche da lontano, anche a Marsiglia quando si tolse il lusso di sconfiggere il Milan stellare di Capello, in Finale di Champions League. Cuore di campione e di gentiluomo. Cuore di romanista autentico, anche se non nato sui 7 Colli. Nemmeno l’infausto campionato 2004-05 con le dimissioni dal ruolo di allenatore, cambiò il suo “feeling” con la Capitale e poco tempo dopo come dirigente del Bayer Leverkusen, pilotò il passaggio in giallorosso di Juan Silvera dos Santos, suo difensore di fiducia, e futuro pilastro del “team” prima di Spalletti e poi di Ranieri. Il tempo passa, ma la memoria non si cancella... Grazie Rudy e “Vola Tedesco, vola”, per sempre!

“Buongiorno calcio” Condotto da

Federica Afflitto Tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 14:00 Informazioni, commenti ed interviste su tutti i protagonisti della seria A: Roma, Napoli, Lazio, Juventus, Milan, Inter, Fiorentina, Parma e tutte le altre squadre. Ma non solo calcio anche Rugby e Formula uno, per gli amanti delle altre discipline sportive. Ed anche le opinioni e le informazioni sugli eventi della grande attualità, “Buongiorno calcio” da voce a chi non ce la, al fianco delle categorie più deboli e vulnerabili, le grandi battaglie contro la pedofilia, al fianco delle donne e per sostenere la ricerca medica. La squadra di “Buongiorno calcio” gioca all’attacco con opinionisti di punta Aldo Agroppi, Marco Cherubini (Mediaset), Angelo Di Livio, Stefano De Grandis (Sky), Fulvio Stinchelli, Michele Giammarioli, Roberto Rambaudi, Fabio Petruzzi, Tiziano Carmellini (Il Tempo), Alberto Abbate (La Repubblica), Giovanni Bertini, Stefano Di Chiara, Andrea Paventi (Sky).

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Volare..

Sulle ali dell’Aeroplanino. Per ricominciare a volare, per ridare entusiasmo ad un ambiente sportivamente depresso e sull’orlo di una crisi di nervi. di Daniele Cecchetti

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e dimissioni di Ranieri, pratica che ormai non va più di moda in Italia, e per questo facciamo i complimenti al mister testaccino, come presa di posizione unica e necessaria per provare a dare la scossa ad un gruppo che sembrava ormai non seguire più le direttive del tecnico, incapace di reagire e che alla prima difficoltà crollava sotto i colpi di chissà quale problematica psicologica. Peccato soltanto dover prendere atto, fino a poche ore prima, di uno spogliatoio giallorosso sano, unito senza alcun problema tra le due componeti. Sincerità please, ma tanto alla fine della fiera a rimetterci sono solo ed esclusivamente i tifosi. E quale miglior soluzione se non una figura carismatica, che conosce alla perfezione l’ambiente e la città, lavora già all’interno di Trigoria, ma che sia soprattutto ben accetta dai calciatori? Si, proprio lui, quel numero 9 che di domenica in domenica colorava di tricolore il sogno giallorosso. Sembra passata una vita ma i suoi decolli con la maglia oro e porpora sono ancora impressi nella mente dei tifosi, capaci ancora oggi di esaltarci per le sue gesta sul terreno di gioco. Ma oggi Vincenzo Montella si rimette in gioco in panchina, proprio quella panchina dove è stato costretto a sedersi tante, forse troppe volte, durante la sua avventura giallorossa. Ora però, il salto dall’altra parte della barricata, che poi barricata non è, visto l’ottimo rapporto che Montella ha con i calciatori. Con la maglia della Roma 194 presenze impreziosite da 83 reti, una media gol strepitosa: dalla guida dei Giovanissimi Nazionali, portati in finale lo scorso anno, alla prima squadra: un salto nel vuoto, una nuova sfida accettata senza esitazioni, con grinta ed entusiasmo, ma anche con la consapevolezza che tra gloria e fallimento il passo è breve. L’impatto mediatico con l’ambiente, nella conferenza stampa di presentazione, è sembrato molto positivo. Convinto, sicuro di se e della proprie scelte, emozionato il giusto ma subito in grado di tracciare le linee guida principali della sua filosofia calcistica: in sostanza “sono pronto ad ascoltare le opinioni di tutti ma le decisioni le prendo io”, il che non fa una piega. Traghettatore o meno, dipenderà dai risultati che matureranno in questi mesi, ma una cosa è certa: se tre indizi fanno una prova, allora le cose potrebbero davvero prendere una piega positiva in questo finale di stagione. Ci sbilanciamo in questa considerazione, ma qualche dettaglio osservato in questi primi giorni di lavoro a Trigoria ci fa ben sperare. Anzitutto, una metodologia di lavoro completamente diversa da mister Ranieri. Si è tornato a parlare ma soprattutto a lavorare sulla tattica con più insistenza rispetto al recente passato: sono ricomparse le sponde in partitella tipiche del lavoro tecnico impostato da Spalletti, e, cosa più importante, Montella più di una volta si è intrattenuto a parlare con i singoli calciatori, sintomo che c’è da entrambe le parti la voglia di confrontarsi, capire ed analizzare i motivi per i quali le cose non stanno andando come dovrebbero e trovare insieme i rimedi giusti. Insomma, sguardo al futuro, con un occhio al passato, per ritrovare la vera Roma.

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Gossippando Di Serena De Iaco

Martina Colombari, in un’intervista a Vanity Fair, ha rivissuto le sue prime volte, a partire dalla prima in assoluto con Tomba: “Eravamo all’hotel Washington di Milano. Venne a trovarmi una sera, era già famoso e ovviamente ottenne la stanza di fianco alla mia. Mia madre mi diede il permesso di andare da lui dopo cena, ma si raccomandò: Non restarci tanto. Tremavo. Avevo capito che cosa sarebbe successo. Ci catapultammo sul letto, e... Non so dire se mi piacque, scoprii in quel momento che cosa era fare l’amore. Fu più interessante provare e riprovare dopo”. L’ex Miss Italia ha raccontato pure il diverso approccio di Costacurta: “L’uomo che è diventato poi mio marito, da persona super educata qual è, prima di saltarmi addosso, mi invitò per la terza sera di fila a cena sotto casa sua, pensai: ‘E che cavolo, ma dobbiamo perdere dell’altro tempo a mangiare?”. Non c’è stata invece nessuna prima volta con Jovanotti: “Avevo vent’anni, ero pazza di lui, mi sono fatta chissà quanti chilometri per andare ai suoi concerti, ma mi ha tirato scema: ci siamo frequentati per un periodo, tutte le sere mi riaccompagnava a casa, ma non ci provava mai”.

Il Sunderland sta vivendo un’ottima stagione, è settimo alle spalle delle big di Premier e ad appena due punti da una grande come il Liverpool. Dietro il successo dei “Black Cats” c’è uno splendido portafortuna: Natalie Suliman. La bellissima modella è la fidanzata di Kieran Richardson e, da quando il suo fidanzato è approdato sulla costa ovest del Paese, è diventata una tifosa accanita del Sunderland. Natalie, scoperta da un talent scout mentre faceva il bagno in una piscina di Islington, è diventata famosa per aver pubblicizzato i magazzini Marks&Spencer girando per Londra vestita solo della propria lingerie.

Quello che da anni è un rito questa volta non è riuscito: ormai era consuetudine che fosse David Letterman a svelare durante il suo celebre show la copertina di Sports Illustrated, ma stavolta c’è stato un imprevisto. La sorpresa è saltata per colpa di un impiegato distratto che ha fatto apparire lo scatto su un cartellone pubblicitario di Broadway. L’immagine è stata visibile per pochissimo, ma quel tanto che è bastato per far saltare l’esclusiva del intrattenitore della tv statunitense. E chi è la ragazza copertina dell’ambitissima “Swimsuit Edition 2011”? Irina Shayk, la fidanzata di Cristiano Ronaldo, immortalata su una spiaggia di Maui alle Hawaii. La modella russa, famosa per qualche campagna pubblicitaria, ha visto aumentare a dismisura la sua popolarità da quando fa coppia fissa con il campione portoghese, probabilmente geloso degli scatti sexy di cui si è resa protagonista la sua compagna

Larissa Riquelme ha fatto innamorare mezzo mondo durante Sudafrica 2010 e tra chi ha perso la testa per la sensualissima modella c’è anche Diego Armando Maradona. Il “Pibe de Oro”, secondo la stampa argentina, è pazzo per la paraguaiana, tanto da averle voluto fare un regalo speciale: un posto tra i concorrenti dell’edizione argentina di “Ballando con le stelle”, reality condotto dal suo amico Marcelo Tinelli. L’ex del Napoli ha affidato la bella Larissa alle cure di un suo fido collaboratore, ha mosso mari e monti, ha puntato sulla sua influenza in un Paese che lo considera un dio e... il gioco è stato fatto. “Si dà il caso che l’agente della Riquelme è Gabriel ‘la Morza’ Buono, amico e assistente di Maradona”, ha rivelato il sito eldia.com.ar.

1927....la storia continua un programma ideato e condotto da

Max Leggeri

tutti i giorni dalle ore 16:00 su teleradiostereo (fm 92,7 e sul digitale terrestre Teleroma 56 e T9) 28 | Forza magica

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1927....la storia continua Pendolino dell’Est di Daniele Cecchetti

Doveva essere il sostituto del partente Candela, il grande colpo del mercato estivo giallorosso inieme a Vincenzo Montella. Giunto a Roma sotto l’egida, anzi col benestare decisivo e autoritario di Fabio Capello, uno che se c’è da scegliere un calciatore sul mercato, difficilmente sbaglia, Sergei Gurenko non ha certo lasciato il segno nella storia recente della Roma. Nato a Trodno il 30 settembre del 1972, capitano della propria nazionale, fu il primo calciatore bielorusso ad approdare nel nostro Campionato dalla nascita dello stesso, muovendo i primi passi da professionista tra le fila del Chemik, la squadra della sua città. Qui, grazie agli insegnamenti del suo mentore calcistico, Yura Fiodoroff, guadagnò la fiducia del club, venendo promosso ben presto in prima squadra. Dopo un periodo di apprendistato, conquistò il posto da titolare, portando a casa anche la Coppa di Bielorussia nel 1993. Nel 1995, la svolta, rappresentata dall’offerta alla quale proprio non si può rinunciare: quella della Lokomotiv Mosca. Col club moscovita disputò 4 stagioni ad altissimo livello, aggiudicandosi 2 coppe nazionali. Altro momento cruciale per la carriera di Gurenko, il 3 marzo 1999. Ad Ancona si affrontarono Italia e Bielorussia, in un incontro valido per le qualificazioni agli Europei del 2000. Gli azzuri vennero bloccati sull’1-1 ma ciò che rimase più impresso negli occhi e nella mente di quella gara fu quell’agire incessante e continuo sulla fascia destra, di un terzino non molto dotato fisicamente, ma con cuore, grinta e polmoni da vendere. E indovinate chi commentò la gara quella sera per la televisione pubblica? Proprio Fabio Capello, particolare questo non da poco, che anzi, risulterà decisivo di lì a pochi mesi. Fu proprio il tecnico di Pieris infatti, il successore scelto da Franco Sensi in persona di Zdenek Zeman, col dichiarato obiettivo di puntare al

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titolo. E appena insediato a Trigoria, Capello si trovò subito ad affrontare “la grana Candela”. Il francese si era già promesso all’Inter, raggiungendo l’accordo per il trasferimento, ed il tecnico friulano non ebbe esitazioni nel fare il nome del possibile sostituto: Sergei Gurenko. Il resto è cosa nota, con Candela che decise di rimanere a Trigoria, condizionando (e non poco) l’avventura del bielorusso nella capitale. Nella stagione 1999-2000, nonostante la sua duttilità tattica (poteva essere impiegato su entrambe le fasce e anche in posizione più avanzata) collezionò appena 5 presenze. In quella successiva, che culminerà con la vittoria del tricolore, la situazione se possibile fu addirittura peggiore, al punto tale da indurre il calciatore, di comune accordo con la società, a trasferirsi in Spagna, al Saragozza. L’avventura iberica però, al pari di quella romana, non fu molto fortunata, e nel giugno del 2001, con la città imbandita a feste e nel pieno dell’euforia post-scudetto, Gurenko tornò a Roma. Solamente però di passaggio, dato che la sua avventura nella capitale si concluse ufficialmente quell’estate, col passaggio al Parma, nell’ambito di un maxi scambio di mercato che vide approdare a Trigoria Fuser, Lassisi e Longo, in cambio di Mangone, Poggi e dello stesso bielorusso. In Emilia collezionò soltanto 3 presenze per poi spostarsi di pochi chilometri e vestire la maglia del Piacenza, dove riuscì ad affermarsi con 25 presenze ed una rete, l’unica realizzata nella sua avventura italiana, contro il Milan: purtroppo però il club, al termine della stagione retrocesse in B. Di lì, il ritorno alla Lokomotiv Mosca, dove nel 2004, si aggiudicò il titolo di Campione di Russia. Chiuderà poi la carriera nella Dinamo Minsk, tornando a casa e tagliando il traguardo delle 100 presense nella Vyssaje Liga. A Roma, sedotto ed abbandonato: peccato, ma forse per potersi affermare a certi livelli ed in determinate piazze, e Roma non fa eccezione), bisogna essere molto più che un buon giocatore.

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