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LA TOSCANA e la sfida delle tre "i" I Editoriale

“LE INFRASTRUTTURE

DIGITALI HANNO UN RUOLO FONDAMENTALE PER UNA PAESE CHE VOGLIA DAVVERO ESSERE COMPETITIVO

bili ad affiancare la mano pubblica negli investimenti, produttivi o infrastrutturali che siano. Ci sono norme più restrittive sulla sicurezza dei cantieri? Questo non sarebbe certo un dato negativo (anzi!). Il tragico bilancio della costruzione dell'Autostrada del Sole riporta oltre settanta operai morti sul lavoro negli otto anni in cui sono stati attivi i cantieri. Ma possiamo anche rovesciare il discorso: nel 2018 ci sono state in Italia 1.133 morti sul lavoro (in crescita rispetto al 2017), e non mi pare proprio che sia stata realizzata un'opera neanche minimamente paragonabile all'Autostrada del Sole. E allora? Il centro studi di Confindustria Toscana e quello di ANCE Toscana, nella loro ricerca intitolata “Gli investimenti pubblici in Toscana e la dotazione infrastrutturale”, illustrano un indice di dotazione infrastrutturale delle regioni italiane in base al quale la Toscana si colloca al tredicesimo posto (su venti). La dotazione infrastrutturale della Toscana sarebbe uguale a quella della Calabria e dell'Abruzzo, inadeguata quindi rispetto alle ambizioni economiche e al ruolo che la regione svolge nel panorama nazionale. Cosa è venuto meno dunque a questo Paese rispetto a quando grande infrastrutture come l'Autostrade del Sole si realizzavano addirittura in anticipo sui termini previsti? Abbiamo visto passare molte “culture”, o presunte tali. Si sono consumate almeno un paio di generazioni di industriali e di manager. Sono scomparsi i partiti politici che affondavano le loro radici in filosofie e ideologie che fornivano una concezione dell'uomo, della società, delle istituzioni. Siamo stati testimoni di rivoluzioni tecnologiche, di mutamenti di costume, di profonde modificazioni dell'ordine internazionale, di nuovi fenomeni quali la globalizzazione soprattutto nella sua versione finanziaria. Sono emersi nuovi bisogni e nuove paure, che sono diventate i nostri compagni di viaggio. E davanti a tutto ciò, in Italia si è credu-

Il Presidente della Repubblica inaugura un tratto dell'Autostrada del Sole, a bordo della Lancia Flaminia 335 presidenziale, 1964

to di poter adeguatamente rispondere alle trasformazioni e alle sfide dell'epoca moderna semplicemente mandando in soffitta le concezioni dell'uomo e della società, e aprendosi esclusivamente al pragmatismo della società civile. Come se governare uno Stato fosse uguale a governare un'azienda. Paradossalmente, il potenziamento della dotazione infrastrutturale del Paese si è arenato sempre più. Il problema di fondo rimane il solito: che fine ha fatto la cultura di governo? Il nodo delle infrastrutture non è solo un problema di spesa: è un problema di modelli di sviluppo. E i modelli di sviluppo sono direttamente collegati alla concezione che il governo (e l'opposizione) ha del Paese, delle sue priorità, delle linee su cui co-

struire la dimensione economica e sociale dell'Italia. Le infrastrutture non sono innanzitutto un'operazione di ingegneria o di bilancio: sopra tutto sono un'idea politica del Paese. E questo è un problema di cultura di governo, che evidentemente non è considerata una grande preoccupazione.

“DALLA LOGISTICA

ALL’INNOVAZIONE, DAL MARKETING ALLA PRODUZIONE: SENZA INFRASTRUTTURE, LO SVILUPPO NON DECOLLA

Tratto Firenze-Roma nella Val di Chiana (Pufui PcPifpef CC BY-SA 4.0)

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Ies Industria e Sviluppo n.3 2019 - La Toscana e la sfida delle tre "i" (infrastrutture)  

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