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EDITORIALE I LA TOSCANA E LA SFIDA DELLE TRE "I"

INFRASTRUTTURE e CULTURA di GOVERNO di FRANCESCO BUTINI

LE INFRASTRUTTURE NON SONO UN'OPERAZIONE DI INGEGNERIA O DI BILANCIO: SONO UN'IDEA POLITICA DEL PAESE. IL CAMBIAMENTO CHE OCCORRE VA BEN OLTRE LE QUESTIONI MATERIALI

I

l 4 ottobre 1964, ovvero 55 anni fa, il presidente del Consiglio Aldo Moro inaugurò l'Autostrada del Sole. Fu terminata con tre mesi d'anticipo. Ripeto: in anticipo. La posa della prima pietra era avvenuta il 19 maggio 1956, sotto il primo governo guidato da Antonio Segni. Dunque, in otto anni fu realizzata la più lunga infrastruttura autostradale italiana, con tanto di attraversamento della catena degli Appennini: 756,5 chilometri da Milano a Napoli. Fu una delle più grandi opere europee del tempo. Il 24 febbraio 1977 venne inaugurato il primo tratto della direttissima ferroviaria tra Roma e Firenze, quello che collegava Roma Termini a Città della Pieve. Era stato avviato sette anni prima. Fu il primo tratto ferroviario ad alta velocità operativo in Europa. Il completamento fino a Firenze si sarebbe concluso il 26 maggio 1992. Siamo stati all'avanguardia in Europa. Ad un certo punto ci siamo smarriti. È aumentata la retorica giaculatoria, ed è diminuita la capacità realizzativa. Guardando a qualche esempio circa le infrastrutture della nostra regione, il raddop-

8 IES // Ottobre Dicembre 2019-Marzo 2020 8 // IES 2019-Gennaio 2020

pio della strada “dei due mari” GrossetoFano si trascina da decenni. La cosiddetta “Autopalio” tra Firenze e Siena è piena di progetti ancora fermi per l'ampliamento e la messa in sicurezza, e di cantieri che non finiscono mai. Il completamento del cosiddetto “corridoio tirrenico” si impantana sempre, anche a causa di un governo delle concessioni autostradali che ci ha esposto a sanzioni europee. La terza corsia della “Firenze-Mare” tra Firenze e Pistoia è di là da venire. Ci sono aree della regione nelle quali, nonostante le sollecitazioni confindustriali, la stessa viabilità locale stenta il proprio adeguamento, come nel pistoiese o nella lucchesia. E passando dalle infrastrutture stradali a quelle ferroviarie o aeroportuali, il sottoattraversamento della TAV e la nuova stazione ferroviaria hanno trasformato Firenze in un cantiere perenne, con un grosso buco nel mezzo alla città in cerca di rimedio. E sempre a Firenze, il potenziamento dell'aeroporto è un antico refrain con varie stonature nelle voci e ritardi nelle cadenze. Ma c'è anche un altro capitolo infrastrutturale, accanto a quello materiale. Se la

mobilità delle persone e delle merci si sviluppa sulle infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali, lo sviluppo industriale è sempre più legate alle infrastrutture digitali, con o senza filo. Cosa è successo dunque a questo Paese? La narrazione nella quale siamo immersi ci racconta che la classe politica ritiene di essere migliore di quella di vari decenni fa, e che il sistema industriale è pieno di “eccellenze”. E allora perché è tutto così lento, così farraginoso, così privo di futuro? Se siamo così eccellenti, perché siamo passati dall'avanguardia in Europa alle retrovie? Mancano i soldi? La capacità di spesa pubblica è indubbiamente sempre più ridotta a causa dell'entità del debito pubblico. A conferma che non esiste un grande spazio di sviluppo a prescindere dalla riduzione del debito pubblico. Eppure i soldi per alcuni discutibilissimi provvedimenti di spesa si sono trovati, alla vigilia di importanti appuntamento elettorali. Eppure i patrimoni privati sono ben forniti, come sanno bene i gestori finanziari e patrimoniali italiani, ma non sembrano molto disponi-

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Ies Industria e Sviluppo n.3 2019 - La Toscana e la sfida delle tre "i" (infrastrutture)  

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